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In fasi intermedie e transitorie della costruzione è consentito superare nel conglomerato il limite a

trazione innanzi stabilito purché le fasi successive provochino l'annullamento dello stato di trazione.

In tali condizioni dovrà considerarsi la parzializzazione della sezione durante la predetta fase

transitoria e le armature, disposte come precisato al punto 4.3.4.5., dovranno verificarsi in conformità

alle norme e prescrizioni valide per le sezioni pressoinflesse di conglomerato cementizio armato

normale. La resistenza a trazione del conglomerato nelle zone virtualmente fessurate non potrà

tenersi in conto nelle verifiche a taglio e nella eventuale verifica a fessurazione.

Nella zona di ancoraggio delle armature si possono tollerare compressioni locali prodotte dagli

apparecchi di ancoraggio pari a: f ckj

1,1

Quando la testata della trave sia prefabbricata in conglomerato, fckj rappresenta la resistenza

caratteristica a compressione del conglomerato della testata medesima. In tal caso si controllerà

inoltre che la pressione di contatto sotto la testata prefabbricata, valutata nell'ipotesi di distribuzione

uniforme con diffusione a 45° attraverso la testata, rispetti la limitazione precedente.

Qualora gli apparecchi di ancoraggio non siano applicati sulla superficie del conglomerato, ma

incassati nel corpo della trave, nella valutazione della pressione trasmessa si può tener conto anche

della diffusione della forza per attrito laterale lungo le superfici dell'apparecchio: tale contributo, tanto

maggiore quanto maggiore è l'aderenza assicurata dalla scabrosità delle superfici laterali

dell'apparecchio, non dovrà, sotto le migliori condizioni, superare il limite massimo del 50% dello

sforzo totale.

Qualora le zone di influenza di apparecchi vicini si sovrappongano, le pressioni vanno sommate.

Verifiche locali dovranno eseguirsi per gli ancoraggi fissi annegati.

4.3.4.7. Travi a conci

Nelle travi a conci con giunti lisci riempiti con malta cementizia il rapporto fra lo sforzo di taglio e lo

sforzo normale non deve superare in esercizio per le combinazioni rare, in corrispondenza dei giunti,

il valore 0,35. Qualora tale rapporto risulti maggiore di 0,35 le superfici dei conci contigui debbono

essere munite di apposite dentellature o rese solidali con l'impiego di adesivi adeguatamente

sperimentati e controllati.

4.3.4.8. Deformazioni lente

a) Ritiro

Per il calcolo delle cadute di tensione, salvo più precise valutazioni (vedi punto 2.1.6.) si possono

adottare i seguenti valori:

 0,0003 se la struttura viene precompressa prima di 14 giorni di stagionatura;

 0,00025 se la struttura viene precompressa dopo 14 giorni di stagionatura.

Per strutture particolarmente sottili ed ambiente particolarmente secco dovranno adottarsi valori

superiori.

b) Viscosità

La deformazione lenta sotto carico, depurata del ritiro, può, salvo più precise valutazioni (vedi

punto 2.1.7.), essere assunta pari ad almeno 2 volte la deformazione elastica in esercizio per le

combinazioni quasi permanenti, sempre che la struttura venga sollecitata non prima di 14 giorni di

stagionatura.

Se la struttura viene invece sollecitata entro un tempo minore, la deformazione lenta sotto carico

si assumerà non inferiore a 2,3 volte la deformazione elastica in esercizio per le combinazioni quasi

permanenti. Se la maturazione del conglomerato avviene con procedimenti particolari, è ammessa

l'adozione di un minor valore della deformazione lenta purché sperimentalmente giustificato.

Il calcolo della caduta di tensione per viscosità dovrà essere effettuato, con riferimento alla

tensione che, nella sezione considerata, agisce sulla fibra di conglomerato posta al livello della

armatura.

Nelle travi ad armatura pretesa, nella esecuzione delle quali intercorre sempre un intervallo di

tempo tra la tesatura e l'applicazione dello sforzo di precompressione al conglomerato, il calcolo della

deformazione elastica del calcestruzzo, necessario per la successiva valutazione di quella differita nel

tempo, dovrà basarsi sul valore assunto dalla tensione nell'acciaio al momento della applicazione

dello stato di coazione al conglomerato desunto dalla curva sperimentale di rilassamento determinata

in condizioni simili a quelle presenti in fase esecutiva, ponendo particolare attenzione all'influenza sul

rilassamento dell'acciaio dell'eventuale riscaldamento utilizzato per accelerare l'indurimento del

conglomerato.

4.3.4.9. Tensioni limite per gli acciai da precompresso

Le tensioni devono essere limitate ai seguenti valori riferiti a quelli caratteristici garantiti dal

produttore:

 strutture ad armatura post-tesa:

σ ≤ 0

,

85

f ( )

spi p 0,2 k

fili o trecce σ ≤ 0

,

60 f

sp ptk

σ ≤ 0

,

85

f ( )

spi p 1 k

trefoli σ ≤ 0

,

60 f

sp ptk

σ ≤ 0

,

85

f

spi pyk

barre σ ≤ 0

,

60 f

sp ptk

Nelle barre sono ammesse sovratensioni ai lembi del 10%, indotte dalla curvatura. Volendo

conseguire raggi minori di quelli consentiti dai limiti suddetti si dovranno preformare le barre mediante

piegatura a freddo.

 strutture ad armatura pretesa:

σ ≤ 0

,

90 f ( )

spi p 0,2 k

fili o trecce σ ≤ 0

,

60 f

sp ptk

σ ≤ 0

,

90 f ( )

spi p 1 k

trefoli σ ≤ 0

,

60 f

sp ptk

σsp

Il limite indicato per è il massimo di cui è consentita la presa in conto per valutare gli effetti

σspi

favorevoli della precompressione in esercizio; indica la tensione nell'acciaio all'atto della

precompressione.

A causa dell'attrito, le tensioni possono tuttavia superare localmente tale limite; di ciò si dovrà

tenere conto là dove gli effetti della precompressione possano indurre condizioni di lavoro più severo.

σspi.

Comunque non può superarsi il valore limite della tensione iniziale

4.3.4.10. Tensioni nell'acciaio preteso dovute ai sovraccarichi

Negli acciai di pre-tensione possono ammettersi, per effetto dei sovraccarichi, incrementi dei limiti

massimi di tensione di cui al punto 4.3.4.9. non superiori a 0,06 fptk.

Nel caso della precompressione parziale gli incrementi di tensione determinati in corrispondenza

dello strato di armatura presollecitata più lontano dall'asse neutro devono rispettare le limitazioni che

derivano dalla verifica dell'ampiezza delle fessure e dalla verifica a fatica.

Sotto l'effetto di quei sovraccarichi che possono dar luogo ad effetti di fatica per il grande numero

di ripetizioni probabili, deve sempre sussistere un rapporto di sicurezza 2, fra l'intervallo di tensione

cui l'acciaio è capace di resistere a fatica e l'intervallo fra la massima e la minima tensione cui è

soggetto l'acciaio nella struttura (ivi compresi gli eventuali effetti di curvatura). Il confronto va riferito ai

risultati di prove effettuate assumendo come tensione media la semisomma di questi ultimi valori.

Nel caso della precompressione parziale la verifica a fatica è obbligatoria.

4.4. Verifiche mediante prove su strutture campione e su modelli

4.4.1. Prove su strutture o elementi campione

Nel caso che la verifica sia riferita ad esperienze dirette su struttura campione da effettuare sotto il

controllo di un Laboratorio Ufficiale, su un adeguato numero di elementi, tale da consentire una

convincente elaborazione statistica dei risultati, e nei quali siano fedelmente riprodotte le condizioni di

carico e di vincolo, il minimo valore del coefficiente di sicurezza rispetto alla resistenza sperimentale

a rottura non deve essere inferiore a 2 per carichi di breve durata mentre il valore medio del

coefficiente di sicurezza non deve essere inferiore a 2,3, sempre per carichi di breve durata. Detti

coefficienti devono essere opportunamente incrementati nel caso di azioni ripetute o protratte nel

tempo, a meno che l'effettiva storia di carico non venga riprodotta nelle prove. Ove siano da temere

fenomeni di instabilità globale e locale ovvero rotture senza preavviso, i coefficienti di sicurezza

devono essere opportunamente maggiorati.

Le esperienze devono accertare che, sotto le combinazioni delle azioni di esercizio, siano

rispettate le esigenze di cui al punto 3, e che le deformazioni siano conformi a quanto indicato in

4.3.3.; corrispondentemente l'apertura massima delle lesioni non dovrà superare l'80% delle

ampiezze limite ammesse in 4.3.1.

Per la produzione di serie in stabilimento i controlli debbono avere carattere periodico.

4.4.2. Prove su modelli

Per strutture di particolare complessità le ipotesi a base del calcolo potranno essere guidate dai

risultati di prove su modelli.

5. REGOLE PRATICHE DI PROGETTAZIONE

5.1. Peso proprio del conglomerato

Il peso proprio del conglomerato armato, quando il valore effettivo non risulti da determinazione

diretta, deve essere assunto pari a 25 kN/m³.

5.2. Valori massimi e minimi di Rck

5.2.1. Strutture in cemento armato normale

Per strutture armate non è ammesso l'impiego di conglomerati con:

2

R < 15 N / mm

ck

Nei calcoli statici non potrà essere presa in conto una resistenza caratteristica superiore a 55

N/mm². Per Rck 40 N/mm² si richiedono controlli statistici sia preliminari che in corso d'impiego, e

calcolazioni accurate delle strutture.

5.2.2. Strutture in cemento armato precompresso

Non possono essere utilizzati conglomerati con: 2

R < 30 N / mm

ck ≥

Nei calcoli statici non può essere considerata una Rck > 55 N/mm². Per Rck 40 N/mm² si

richiedono controlli statistici sia preliminari che in corso di impiego e calcolazioni accurate delle

strutture.

5.3. Regole specifiche per strutture in cemento armato normale

5.3.1. Armatura longitudinale

Nelle strutture inflesse in elevazione la percentuale di armatura longitudinale, nella zona tesa,

riferita all'area totale della sezione di conglomerato, non deve scendere sotto lo 0,15 per barre ad

aderenza migliorata e sotto lo 0,25 per barre lisce. Tale armatura deve essere convenientemente

diffusa.

In presenza di torsione si dovrà disporre almeno una barra longitudinale per spigolo e comunque

l'interasse fra le barre medesime non dovrà superare 35 cm.

Alle estremità delle travi deve essere disposta una armatura inferiore, convenientemente

ancorata, in grado di assorbire, allo stato limite ultimo, uno sforzo di trazione uguale al taglio.

5.3.2. Staffe

Nelle travi si devono prevedere staffe aventi sezione complessiva non inferiore a Ast = 0,10

(1+0,15 d/b) b cm²/m essendo d l'altezza utile della sezione e b lo spessore minimo dell'anima in cm,

con un minimo di tre staffe al metro e comunque passo non superiore a 0,8 volte l'altezza utile della

sezione.

In prossimità di carichi concentrati o delle zone d'appoggio, per una lunghezza pari all'altezza utile

della sezione da ciascuna parte del carico concentrato, il passo delle staffe non dovrà superare il

∅1 ∅1

valore 12 essendo il diametro minimo dell'armatura longitudinale.

In presenza di torsione dovranno disporsi nelle travi staffe aventi sezione complessiva, per metro

lineare, non inferiore a 0,15 b cm² per staffe ad aderenza migliorata e 0,25 b cm² per staffe lisce,

essendo b lo spessore minimo dell'anima misurata in centimetri. Inoltre il passo delle staffe non dovrà

superare 1/8 della lunghezza della linea media della sezione anulare resistente e comunque 20 cm.

Le staffe devono essere collegate da apposite armature longitudinali.

5.3.3. Ancoraggio delle barre

Le barre tese devono essere prolungate oltre la sezione nella quale esse sono soggette alla

massima tensione in misura sufficiente a garantirne l'ancoraggio nell'ipotesi di ripartizione uniforme

delle tensioni tangenziali di aderenza. Con le stesse modalità si dovrà inoltre verificare che

l'ancoraggio sia garantito al di là della sezione a partire dalla quale esse non vengono più prese in

conto, con riferimento alla tensione effettiva ivi agente.

I valori della tensione tangenziale ultima di aderenza fbd applicabili a barre ancorate in zona di

conglomerato compatto utilmente compressa ai fini dell'ancoraggio (barre ancorate nella metà

inferiore della trave o a non meno di 30 cm dalla superficie superiore del getto o da una ripresa ed

allontanate dal lembo teso, oppure barre inclinate non meno di 45° sulle traiettorie di compressione),

sono dati dalle seguenti espressioni:

 per barre lisce: 0

, 32

=

f R

γ

bd ck

c (N/mm²)

 per barre ad aderenza migliorata: f

= ctk

f 2 , 25 γ

bd c

Nel caso di barre ancorate in condizioni diverse da quelle sopraindicate, si dovranno considerare

congrue riduzioni (fino al 50% dei valori indicati).

Le barre tonde lisce devono essere ancorate con uncini salvo che per barre sicuramente

compresse. Gli uncini devono essere semicircolari con diametro interno non inferiore a 5 diametri e

prolungati oltre il semicerchio di non meno di 3 diametri.

Agli effetti dell'aderenza gli uncini così eseguiti possono essere assunti come equivalenti a 20

diametri.

Nelle barre ad aderenza migliorata è ammessa la omissione degli uncini, ma l'ancoraggio deve

essere in ogni caso pari a 20 diametri con un minimo di 15 cm. Comunque, se presenti, gli uncini

dovranno avere raggio interno pari ad almeno a 6 diametri e, ai fini dell'aderenza, essi possono

essere computati nella effettiva misura del loro sviluppo in asse alla barra.

Particolari cautele devono essere adottate ove si possono prevedere fenomeni di fatica e di

sollecitazioni ripetute.

5.3.4. Pilastri

Nei pilastri soggetti a compressione centrata od eccentrica deve essere disposta un'armatura

N sd

0

,

15 f yd

longitudinale di sezione non minore dello dove Nsd è la forza normale di

calcolo in

esercizio per combinazione di carico rara ed fyd è la resistenza di calcolo, e compresa fra lo 0,3%

e il 6% della sezione effettiva. Quest'ultima limitazione sale al 10% della sezione effettiva nei tratti di

giunzione per ricoprimento. In ogni caso il numero minimo di barre longitudinali è quattro per i pilastri

a sezione rettangolare o quadrata e sei per quelli a sezione circolare.

Il diametro delle barre longitudinali non deve essere minore di 12 mm.

Deve essere sempre prevista una staffatura posta ad interasse non maggiore di 15 volte il

diametro minimo delle barre impiegate per larmatura longitudinale, con un massimo di 25 cm.

Le staffe devono essere chiuse e conformate in modo da contrastare efficacemente, lavorando a

trazione, gli spostamenti delle barre longitudinali verso l'esterno.

Il diametro delle staffe non deve essere minore di 6 mm e di 1/4 del diametro massimo delle barre

longitudinali.

Per pilastri prefabbricati in stabilimento i diametri minimi delle barre longitudinali e delle staffe

sono rispettivamente ridotti a 10 ed a 5 mm.

Per strutture in c.a. intese come setti e pareti, di importanza corrente, sottoposte prevalentemente

a sforzo assiale, quando la compressione media, in combinazione rara, risulti non superiore al limite

seguente: [ ]

( )

σ ≤ − −

0

,

27 1 0

,

03 25 s f

cd ( media ) cd

essendo s lo spessore della parete espresso in cm, si potranno adottare per le armature, da

disporre presso entrambe le facce, le seguenti limitazioni dimensionali in deroga alle precedenti:

a) diametro minimo delle barre longitudinali = 8 mm

interasse massimo 30 cm;

<

b) diametro minimo delle barre trasversali = 5 mm

20 longitudinale

interasse massimo 30 cm

c) elementi di collegamento tra le due armature disposte su facce parallele: 6 per ogni m² di

parete.

5.3.5. Armature di ripartizione delle solette

Nelle solette non calcolate come piastre, oltre all'armatura principale deve essere adottata

un'armatura secondaria di ripartizione disposta ortogonalmente.

In ogni caso l'armatura di ripartizione non deve essere inferiore al 20% e di quella principale

necessaria.

5.4. Regole specifiche per strutture in cemento armato precompresso

5.4.1. Armatura longitudinale ordinaria

Nelle travi ad armatura post-tesa, anche in assenza di tensioni di trazione in combinazioni rare, la

percentuale di armatura sussidiaria longitudinale non dovrà essere inferiore allo 0,1% dell'area

complessiva dell'anima e dell'eventuale ringrosso dal lato dei cavi.

In presenza di torsione vale la prescrizione di cui al penultimo comma del punto 5.3.1.

Nel caso della precompressione parziale, le barre longitudinali di armatura ordinaria, del tipo ad

aderenza migliorata devono essere disposte nella zona della sezione che risulta parzializzata in modo

da risultare più distanti dall'asse neutro e quindi più esterne, rispetto alle armature ad alto limite

elastico, utilizzate per imprimere lo stato di coazione artificiale.

5.4.2. Staffe

Dovranno disporsi nelle travi staffe aventi sezione complessiva, per metro lineare, non inferiore a

0,15 b cm² per staffe ad aderenza migliorata e 0,25 b cm² per staffe lisce, essendo b lo spessore

minimo dell'anima misurata in centimetri, con un minimo di tre staffe al metro e comunque passo non

superiore a 0,8 volte l'altezza utile della sezione. In prossimità di carichi concentrati o delle zone

d'appoggio vale la prescrizione di cui al secondo comma del punto 5.3.2.

In presenza di torsione vale la prescrizione di cui al terzo comma del punto 5.3.2.

Le staffe debbono essere collegate da armature longitudinali.

5.5. Nervature con soletta collaborante

Nel calcolo di nervature solidali con solette, salvo più accurata determinazione, si può ammettere,

nell'ipotesi di conservazione delle sezioni piane, come collaborante con la nervatura, da ciascun lato,

una striscia di soletta di larghezza pari alla maggiore fra le dimensioni seguenti:

 un decimo della luce della nervatura;

 cinque volte lo spessore della soletta più una volta la lunghezza dell'eventuale raccordo della

soletta.

In nessun caso la larghezza di soletta collaborante da ciascun lato può superare la distanza fra la

sezione in esame e quella in cui ha termine la soletta, né la metà della luce fra le nervature.

Per luci di qualche importanza o comunque superiori a 5 m, o in presenza di rilevanti carichi

concentrati, sono da prevedere adeguati dispositivi di ripartizione.

6. NORME DI ESECUZIONE

6.1. Cemento armato normale

6.1.1. Impasti

Gli impasti devono essere preparati e trasportati in modo da escludere pericoli di segregazione dei

componenti o di prematuro inizio della presa al momento del getto. Il getto deve essere

convenientemente compattato; la superficie dei getti deve essere mantenuta umida per almeno tre

giorni.

Non si deve mettere in opera il conglomerato a temperature minori di 0 °C, salvo il ricorso ad

opportune cautele.

6.1.2. Giunzioni

Le giunzioni delle barre in zona tesa, quando non siano evitabili, si devono realizzare

possibilmente nelle regioni di minor sollecitazione, in ogni caso devono essere opportunamente

sfalsate.

Le giunzioni di cui sopra possono effettuarsi mediante:

 saldature eseguite in conformità alle norme in vigore sulle saldature. Devono essere accertate

la saldabilità degli acciai da impiegare come indicato al punto 2.2.6. nonché la compatibilità fra

metallo e metallo di apporto nelle posizioni o condizioni operative previste nel progetto esecutivo;

 manicotto filettato;

 sovrapposizione calcolata in modo da assicurare l'ancoraggio di ciascuna barra. In ogni caso la

lunghezza di sovrapposizione in retto deve essere non minore di 20 volte il diametro e la

prosecuzione di ciascuna barra deve essere deviata verso la zona compressa. La distanza mutua

(interferro) nella sovrapposizione non deve superare 6 volte il diametro.

_ consentito l'impiego di manicotti di tipo speciale, purché il tipo stesso sia stato preventivamente

approvato dal Consiglio superiore dei lavori pubblici.

6.1.3. Barre piegate

Le barre piegate devono presentare, nelle piegature, un raccordo circolare di raggio non minore di

6 volte il diametro. Gli ancoraggi devono rispondere a quanto prescritto al punto 5.3.3. Per barre di

acciaio incrudito a freddo le piegature non possono essere effettuate a caldo.

6.1.4. Copriferro ed interferro

La superficie dell'armatura resistente, comprese le staffe, deve distare dalle facce esterne del

conglomerato di almeno 0,8 cm nel caso di solette, setti e pareti, e di almeno 2 cm nel caso di travi e

pilastri. Tali misure devono essere aumentate, e rispettivamente portate a 2 cm per le solette e a 4

cm per le travi ed i pilastri, in presenza di salsedine marina, di emanazioni nocive, od in ambiente

comunque aggressivo. Copriferri maggiori possono essere utilizzati in casi specifici (ad es. opere

idrauliche).

Le superfici delle barre devono essere mutuamente distanziate in ogni direzione di almeno una

volta il diametro delle barre medesime e, in ogni caso, non meno di 2 cm. Si potrà derogare a quanto

sopra raggruppando le barre a coppie ed aumentando la mutua distanza minima tra le coppie ad

almeno 4 cm.

Per le barre di sezione non circolare si deve considerare il diametro del cerchio circoscritto.

6.1.5. Disarmo

Il disarmo deve avvenire per gradi ed in modo da evitare azioni dinamiche adottando opportuni

provvedimenti.

Il disarmo non deve avvenire prima che la resistenza del conglomerato abbia raggiunto il valore

necessario in relazione all'impiego della struttura all'atto del disarmo, tenendo anche conto delle altre

esigenze progettuali e costruttive; la decisione è lasciata al giudizio del direttore dei lavori.

6.2. Cemento armato precompresso

6.2.1. Compattazione dei getti

Il getto deve essere costipato per mezzo di pervibratori ad ago od a lamina, ovvero con vibratori

esterni, facendo particolare attenzione a non deteriorare le guaine dei cavi.

6.2.2. Spessore di ricoprimento delle armature di precompressione

Le superfici esterne dei cavi post-tesi devono distare dalla superficie del conglomerato non meno

di 25 mm nei casi normali, e non meno di 35 mm in caso di strutture site allesterno o in ambiente

aggressivo. Il ricoprimento delle armature pre-tese non deve essere inferiore a 15 mm o al diametro

massimo dell'inerte impiegato, e non meno di 25 mm in caso di strutture site all'esterno o in ambiente

aggressivo.

6.2.3. Testate di ancoraggio dell'armatura di precompressione

Dietro gli apparecchi di ancoraggio deve disporsi una armatura tridirezionale atta ad assorbire,

con largo margine, gli sforzi di trazione e di taglio derivanti dalla diffusione delle forze concentrate, ivi

comprese le eventuali reazioni vincolari.

6.2.4. Posa delle barre, dei cavi e loro messa in opera

Nel corso dell'operazione di posa si deve evitare, con particolare cura, di danneggiare l'acciaio con

intaglio, pieghe, ecc.

Si deve altresì prendere ogni precauzione per evitare che i fili subiscano danni di corrosione sia

nei depositi di approvvigionamento sia in opera, fino alla ultimazione della struttura. All'atto della

messa in tiro si debbono misurare contemporaneamente lo sforzo applicato e l'allungamento

conseguito; i due dati debbono essere confrontati tenendo presente la forma del diagramma sforzi

allungamenti a scopo di controllo delle perdite per attrito.

Il posizionamento delle barre e dei cavi dovrà essere accuratamente controllato prima del getto.

6.2.4.1. Operazioni di tiro

Qualora all'atto del tiro si riscontrino perdite per attrito superiori a quelle previste in progetto,

un'aliquota di queste, fino ad un massimo del 7% della tensione iniziale, potrà essere compensata da

una maggiore tensione di carattere temporaneo.

I risultati conseguiti nelle operazioni di tiro, ossia le letture ai manometri e gli allungamenti

misurati, verranno registrati in apposite tabelle sulle quali saranno preventivamente indicate le

tensioni iniziali delle armature e gli allungamenti teorici.

Il dispositivo di misura dello sforzo deve essere possibilmente indipendente dalle apparecchiature

per indurre la pre-tensione.

I manometri debbono essere frequentemente tarati.

Si deve inoltre effettuare preventivamente una misura degli attriti che si sviluppano all'interno del

martinetto.

All'atto del tiro si confronteranno gli allungamenti rilevati con quelli previsti dal calcolo.

Un'insufficienza di allungamento, rilevando un attrito superiore a quello supposto, richiede la

messa in atto di appositi accorgimenti innalzando la tensione iniziale fino al massimo consentito e,

all'occorrenza, l'attuazione di procedimenti particolari, quale lubrificazione che però non deve alterare

la successiva aderenza tra armatura e malta delle iniezioni.

Un'eccedenza di allungamento, quando non sia dovuta al cedimento dell'ancoraggio opposto o

all'assestamento iniziale del cavo, ciò che si deve accertare con particolare attenzione, indica un

attrito inferiore a quello previsto; in tal caso si deve ridurre la tensione per evitare che la tensione

finale lungo il cavo sia superiore a quella ammessa.

6.2.4.2. Protezione dei cavi ed iniezioni

Le guaine dei cavi devono essere assolutamente stagne e le giunzioni devono essere

efficacemente protette.

Alla buona esecuzione delle iniezioni è affidata la conservazione nel tempo delle strutture in c.a.p.

a cavi e, pertanto, di seguito vengono fornite apposite indicazioni.

L'iniezione dei cavi scorrevoli ha due scopi principali:

a) prevenire la corrosione dell'acciaio di precompressione;

b) fornire un'efficace aderenza fra l'acciaio ed il conglomerato.

6.2.4.2.1. Caratteristiche della malta

La malta deve essere fluida e stabile con minimo ritiro ed adeguata resistenza e non deve

contenere agenti aggressivi.

Deve essere composta da cemento, acqua ed eventuali additivi. Elementi inerti (ad esempio farina

di sabbia) possono impiegarsi solo per guaine di dimensioni superiori a 12 cm nel rapporto in peso

inerti/cemento < 25%.

Gli additivi non debbono contenere ioni aggressivi (cloruri, solfati, nitrati, ecc.) e comunque non

produrre un aumento di ritiro.

Possono impiegarsi resine sintetiche o bitume o altro materiale solo dopo averne dimostrato la

validità mediante idonea documentazione sperimentale.

La malta deve essere sufficientemente fluida perché la si possa correttamente iniettare nei canali.

Si consiglia di controllare la fluidità della malta accertando che il tempo misurato al cono di Marsh sia

compreso fra 13 e 25 secondi.

La resistenza a trazione per flessione a 8 giorni deve essere maggiore od eguale a 4 N/mm². Il

tempo d'inizio della presa a 30 °C deve essere superiore a tre ore. Il rapporto acqua/cemento, da

determinare sperimentalmente per ogni tipo di cemento, deve essere il minore possibile

compatibilmente con la fluidità richiesta e comunque non deve superare 0,40 e 0,38 se con additivi, e

inoltre deve essere tale che la quantità d'acqua di essudamento alla superficie della pasta, in

condizioni di riposo sia inferiore al 2%.

Il ritiro a 28 giorni non deve superare 2,8 mm/m.

6.2.4.2.2. Operazioni di iniezione

a) Dopo l'impasto la malta deve essere mantenuta in movimento continuo. E' essenziale che

l'impasto sia esente da grumi;

b) immediatamente prima dell'iniezione di malta, i cavi vanno puliti;

c) l'iniezione deve avvenire con continuità e senza interruzioni. La pompa deve avere capacità

sufficiente perché in cavi di diametro inferiore a 10 cm la velocità della malta sia compresa fra 6 e 12

m al minuto, senza che la pressione superi le 1000 kPa [10 atm];

d) la pompa deve avere un'efficace dispositivo per evitare le sovrappressioni;

e) non è ammessa l'iniezione con aria compressa;

f) quando possibile l'iniezione si deve effettuare dal più basso ancoraggio o dal più basso foro del

condotto;

g) per condotti di grande diametro può essere necessario ripetere l'iniezione dopo circa due ore;

h) la malta che esce dagli sfiati deve essere analoga a quella alla bocca di immissione e non

contenere bolle d'aria; una volta chiusi gli sfiati si manterrà una pressione di 500 kPa [5 atm] fin tanto

che la pressione permane senza pompare per almeno 1 minuto;

i) la connessione fra l'ugello del tubo di iniezione ed il condotto deve essere realizzata con

dispositivo meccanico e tale che non possa aversi entrata d'aria;

l) appena terminata l'iniezione, bisogna avere cura di evitare perdite di malta dal cavo. I tubi di

iniezione devono essere di conseguenza colmati di malta, se necessario.

6.2.4.2.3. Condotti

a) I punti di fissaggio dei condotti debbono essere frequenti ed evitare un andamento serpeggiante;

b) ad evitare sacche d'aria devono essere disposti sfiati nei punti più alti del cavo;

c) i condotti debbono avere forma regolare, preferibilmente circolare. La loro sezione deve

risultare maggiore di:

=

i n

= 2

A a

0 i

= (per cavi a fili, trecce o trefoli)

i 1

=

A 1

,

5

a (per sistemi a barra isolata)

0

dove ai è l'area del singolo filo, treccia o trefolo, n il numero di fili, trecce o trefoli costituenti il cavo

ed a l'area della barra isolata. In ogni caso l'area libera del condotto dovrà risultare non minore di 4

cm²;

d) si devono evitare per quanto possibile brusche deviazioni o cambiamenti di sezione.

6.2.4.2.4. Iniezioni

a) Fino al momento dell'iniezione dei cavi occorre proteggere l'armatura dall'ossidazione. Le

iniezioni dovranno essere eseguite entro 15 giorni a partire dalla messa in tensione, salvo casi

eccezionali di ritaratura nei quali debbono essere adottati accorgimenti speciali al fine di evitare che

possano iniziare fenomeni di corrosione;

b) in tempo di gelo, è bene rinviare le iniezioni, a meno che non siano prese precauzioni speciali;

c) se si è sicuri che la temperatura della struttura non scenderà al di sotto di 5 °C nelle 48 ore

seguenti alla iniezione, si può continuare l'iniezione stessa con una malta antigelo di cui sia accertata

la non aggressività, contenente il 6 ± 10% di aria occlusa;

d) se può aversi gelo nelle 48 ore seguenti all'iniezione, bisogna riscaldare la struttura e

mantenerla calda almeno per 48 ore, in modo che la temperatura della malta iniettata non scenda al

di sotto di 5 °C;

e) dopo il periodo di gelo bisogna assicurarsi che i condotti siano completamente liberi da ghiaccio

o brina. E' vietato il lavaggio a vapore.

7. NORME COMPLEMENTARI RELATIVE AI SOLAI

7.0. Generalità e classificazione solai

a) Generalità

Nel presente capitolo sono trattati i solai realizzati esclusivamente in c.a. o c.a.p. o misti in c.a. e

c.a.p. e blocchi in laterizio od in altri materiali. Vengono considerati sia i solai eseguiti in opera che

quelli formati dall'associazione di elementi prefabbricati.

Per tutti i solai valgono le prescrizioni già date nei capitoli precedenti per le opere in c.a. e c.a.p.

con particolare riguardo alle prescrizioni relative agli elementi inflessi.

In particolare si dovrà disporre agli appoggi dei solai un'armatura inferiore incorporata o

aggiuntiva, convenientemente ancorata, in grado di assorbire uno sforzo di trazione pari al taglio.

Ad esse devono aggiungersi od integrarsi le norme complementari indicate nel seguito.

b) Classificazione

I) Solai in getto pieno: in c.a. od in c.a.p.

II) Solai misti in c.a., c.a.p., e blocchi interposti di alleggerimento collaboranti e non, in laterizio

(vedi 7.1.) od altro materiale (vedi 7.2.).

III) Solai realizzati dall'associazione di elementi in c.a. e c.a.p. prefabbricati con unioni e/o getti di

completamento.

Per i solai del tipo I) valgono integralmente le prescrizioni dei precedenti capitoli e non occorrono

norme aggiuntive.

I solai del tipo II) sono soggetti anche alle norme complementari riportate nei successivi paragrafi

7.1. e 7.2.

I solai del tipo III) sono soggetti anche alle norme complementari riportate in 7.1. e 7.2., in quanto

applicabili, ed a quelle riportate in 7.3.

7.1. Norme complementari relative ai solai misti di c.a. e c.a.p. e blocchi forati in

laterizio

7.1.1. Classificazione

I solai misti in cemento armato normale e precompresso e blocchi forati in laterizio si distinguono

nelle seguenti categorie:

a) solai con blocchi aventi funzione principale di alleggerimento;

b) solai con blocchi aventi funzione statica in collaborazione con il conglomerato.

7.1.2. Prescrizioni generali

I blocchi di cui al punto 7.1.1.b) devono essere conformati in modo che nel solaio in opera sia

assicurata con continuità la trasmissione degli sforzi dall'uno all'altro elemento.

Nel caso si richieda al laterizio il concorso alla resistenza agli sforzi tangenziali, si devono usare

elementi monoblocco disposti in modo che nelle file adiacenti, comprendenti una nervatura di

conglomerato, i giunti risultino sfalsati tra loro. In ogni caso, ove sia prevista una soletta di

conglomerato staticamente integrativa di altra in laterizio, quest'ultima deve avere forma e finitura tali

da assicurare la solidarietà ai fini della trasmissione degli sforzi tangenziali.

Per entrambe le categorie il profilo dei blocchi delimitanti la nervatura di conglomerato da gettarsi

in opera non deve presentare risvolti che ostacolino il deflusso di calcestruzzo e restringano la

sezione delle nervature stesse sotto i limiti stabiliti in 7.1.4.5.

7.1.3. Requisiti di accettazione prove e controlli

7.1.3.1. Spessore delle pareti e dei setti

Lo spessore delle pareti orizzontali compresse non deve essere minore di 8 mm, quello delle

pareti perimetrali non minore di 8 mm, quello dei setti non minore di 7 mm.

Tutte le intersezioni dovranno essere raccordate con raggio di curvatura, al netto delle tolleranze,

maggiore di 3 mm.

Si devono adottare forme semplici, caratterizzate da setti rettilinei ed allineati, particolarmente in

direzione orizzontale, con setti con rapporto spessore/lunghezza il più possibile uniforme.

Il rapporto fra l'area complessiva dei fori e l'area lorda delimitata dal perimetro della sezione del

blocco non deve risultare superiore a 0,6 + 0,625 h, ove h è l'altezza del blocco in metri, con un

massimo del 75%.

7.1.3.2. Caratteristiche fisico-meccaniche

La resistenza caratteristica a compressione, determinata secondo le prescrizioni dell'Allegato 7,

riferita alla sezione netta delle pareti e delle costolature deve risultare non minore di:

 30 N/mm² nella direzione dei fori;

 15 N/mm² nella direzione trasversale ai fori, nel piano del solaio, per i blocchi di cui al 7.1.1.b);

e di:

 15 N/mm² nella direzione dei fori;

 5 N/mm² nella direzione trasversale ai fori, nel piano del solaio, per i blocchi di cui al 7.1.1.a).

La resistenza caratteristica a trazione per flessione determinata secondo l'Allegato 7, deve essere

non minore di:

 10 N/mm² per i blocchi di tipo b),

e di:

 7 N/mm² per i blocchi tipo a).

In assenza di cassero continuo inferiore durante la fase di armatura e getto tutti i blocchi devono

resistere ad un carico concentrato, applicato nel centro della faccia superiore (su un'area di 5 x 5

cm²) non inferiore a 1,5 kN. La prova va effettuata secondo le modalità indicate nell'Allegato 7.

Il modulo elastico del laterizio non deve essere superiore a: 25 kN/mm².

Il coefficiente di dilatazione termica lineare del laterizio deve essere:

α ≥ -6 o -1

6 10 C

Il valore di dilatazione per umidità misurato secondo quanto stabilito nell'Allegato 7 deve essere

minore di 4 10-4.

7.1.3.3. Integrità dei blocchi

Speciale cura deve essere rivolta al controllo dell'integrità dei blocchi con particolare riferimento

alla eventuale presenza di fessurazioni.

7.1.3.4. Controlli di qualità dei blocchi in laterizio

La produzione degli elementi laterizi deve essere controllata mediante prove su blocchi di

produzione corrente certificate da Laboratori Ufficiali, con frequenza almeno annuale.

7.1.4. Progettazione

7.1.4.1. Verifiche

Le tensioni limite in esercizio per combinazioni rare nel conglomerato e nelle armature metalliche

sono quelle prescritte al precedente punto 4.3.2.

Per il laterizio, nei solai di cui al punto 7.1.1.b), la compressione in esercizio per combinazioni rare

non deve superare 6,5 N/mm² per gli sforzi agenti nella direzione dei fori, e 4 N/mm² per sforzi in

direzione normale ad essi, sempre che, in questo secondo caso, il tipo costruttivo lo giustifichi.

Sono anche ammesse verifiche agli stati limite fondati su prove di strutture o di elementi campioni

di serie secondo quanto indicato al punto 4.4.1.

7.1.4.2. Spessore minimo dei solai

Lo spessore dei solai a portata unidirezionale che non siano di semplice copertura non deve

essere minore di 1/25 della luce di calcolo ed in nessun caso minore di 12 cm.

Per i solai costituiti da travetti precompressi e blocchi interposti il predetto limite può scendere ad

1/30.

Le deformazioni devono risultare compatibili con le condizioni di esercizio del solaio e degli

elementi costruttivi ed impiantistici ad esso collegati.

7.1.4.3. Modulo elastico di calcolo

Nel calcolo delle reazioni iperstatiche il modulo di elasticità del laterizio, in mancanza di

determinazioni dirette, può assumersi pari a 20 kN/mm².

7.1.4.4. Spessore minimo della soletta

Nei solai di cui al punto 7.1.1.a) lo spessore minimo del calcestruzzo della soletta di conglomerato

non deve essere minore di 4 cm.

Nei solai di cui ai punto 7.1.1.b), può essere omessa la soletta di calcestruzzo e la zona rinforzata

di laterizio, per altro sempre rasata con calcestruzzo, può essere considerata collaborante e deve

soddisfare i seguenti requisiti:

 possedere spessore non minore di 1/5 dell'altezza, per solai con altezza fino a 25 cm, non

minore di 5 cm per solai con altezza maggiore;

 avere area effettiva dei setti e delle pareti, misurata in qualunque sezione normale alla

direzione dello sforzo di compressione, non minore del 50% della superficie lorda.

7.1.4.5. Larghezza ed interasse delle nervature

La larghezza minima delle nervature in calcestruzzo per solai con nervature gettate o completate

in opera non deve essere minore di 1/8 dell'interasse e comunque non inferiore a 8 cm.

Nel caso di produzione di serie in stabilimento di pannelli di solaio completi controllati come

previsto al punto 7.1.4.1. il limite minimo predetto potrà scendere a 5 cm.

L'interasse delle nervature non deve in ogni caso essere maggiore di 15 volte lo spessore medio

della soletta. Il blocco interposto deve avere dimensione massima inferiore a 52 cm.

Per i solai di categoria b) possono considerarsi appartenenti alle nervature ai fini del calcolo le

pareti di laterizio formanti cassero, sempre che sia assicurata l'aderenza fra i due materiali. La

larghezza collaborante va determinata in conformità al punto 5.5; per produzioni di serie in

stabilimento di pannelli solaio completi, la larghezza collaborante potrà essere determinata con la

sperimentazione di cui al punto 4.4.

7.1.4.6. Armatura trasversale

Per i solai con nervatura gettata o completata in opera e di luce superiore a 4,50 m o quando sia

sensibile il comportamento a piastra o quando agiscano carichi concentrati che incidano in misura

considerevole sulle sollecitazioni di calcolo, si deve prevedere all'estradosso una soletta gettata in

opera di spessore non inferiore a 4 cm munita di adeguata armatura delle solette o nelle eventuali

nervature pari almeno a 3 6 al metro o al 20% di quella longitudinale nell'intradosso del solaio.

Particolare attenzione deve essere dedicata alla sicurezza al distacco di parti laterizie,

specialmente in dipendenza di sforzi trasversali anche di carattere secondario.

In assenza di soletta in calcestruzzo (solaio rasato) è necessaria l'adozione di almeno una

nervatura trasversale per luci superiori a 4,5 m. Nel caso di produzione di serie in stabilimento di

pannelli solaio completi, la capacità di ripartizione trasversale potrà essere garantita anche a mezzo

di altri dispositivi la cui efficacia è da dimostrarsi con idonee prove sperimentali.

7.1.4.7. Armatura longitudinale

L'armatura longitudinale deve essere superiore a:

≥ 2

A 0

, 07 h cm al metro

s min

ove h è l'altezza del solaio espressa in cm.

7.1.4.8. Armatura per il taglio

Nelle condizioni previste in 4.2.2.2. può non disporsi armatura per il taglio.

Quando invece occorre far ricorso ad una armatura per il taglio, non è ammesso tener conto della

τ

collaborazione delle pareti laterali di laterizio ai fini della valutazione della sollecitazione tangenziale

cl.

7.1.5. Esecuzione

7.1.5.1. Protezione delle armature

Nei solai, la cui armatura è collocata entro scanalature, qualunque superficie metallica deve

risultare contornata in ogni direzione da uno spessore minimo di 5 mm di malta cementizia.

Per armatura collocata entro nervatura, le dimensioni di questa devono essere tali da consentire il

rispetto dei seguenti limiti:

 ≥

distanza netta tra armatura e blocco 8 mm;

 ≥

distanza netta tra armatura ed armatura 10 mm.

7.1.5.2. Bagnatura degli elementi

Prima di procedere ai getti i laterizi devono essere convenientemente bagnati.

7.1.5.3. Caratteristiche degli impasti per elementi prefabbricati

Devono impiegarsi malte cementizie con dosature di legante non minori a 450 kg/m³ di cemento e

conglomerati con Rck 25 N/mm².

7.1.5.4. Blocchi

Gli elementi con rilevanti difetti di origine o danneggiati durante la movimentazione dovranno

essere eliminati.

7.1.5.5. Allineamenti e forzature

Si dovrà curare il corretto allineamento dei blocchi evitando la forzatura dei blocchi interposti tra i

travetti prefabbricati.

7.1.5.6. Conglomerati per i getti in opera

Si dovrà studiare la composizione del getto in modo da evitare rischi di segregazione o la

formazione di nidi di ghiaia e per ridurre l'entità delle deformazioni differite.

Il diametro massimo degli inerti impiegati non dovrà superare 1/5 dello spessore minimo delle

nervature né la distanza netta minima tra le armature.

Il getto deve essere costipato in modo da garantire l'avvolgimento delle armature e l'aderenza sia

con i blocchi sia con eventuali altri elementi prefabbricati.

7.1.5.7. Modalità di getto

Per rendere efficace quanto indicato ai punti precedenti occorre con opportuni provvedimenti

eliminare il rischio di arresto del getto al livello delle armature.

7.1.5.8. Solidarizzazione tra intonaci e superfici di intradosso

Qualora si impieghino materiali d'intonaco cementizi aventi resistenza caratteristica a trazione

superiore ad 1 N/mm² dovranno adottarsi spessori inferiori ad 1 cm o predisporre armature di

sostegno e diffusione opportunamente ancorate nelle nervature.

7.1.6. Disposizioni aggiuntive per i travetti di solaio precompressi prefabbricati per la realizzazione di solai con

blocchi in laterizio

7.1.6.1. Elementi con armatura pre-tesa

Per elementi con armatura pre-tesa è ammessa la deroga all'obbligo di disporre la staffatura

minima prevista al punto 5.4.2.

7.1.6.2. Criteri di calcolo

Per la sezione in campata, oltre alle verifiche agli stati limite fondate sul calcolo sono anche

ammesse verifiche fondate su prove di elementi prefabbricati di serie secondo quanto indicato al

punto 4.4.

Per le strutture parzialmente gettate in opera può omettersi la staffatura di collegamento quando

la tensione tangenziale media in esercizio per combinazioni rare tra l'elemento prefabbricato e il

conglomerato gettato in opera risulti inferiore a 0,3 N/mm² per le superfici di contatto lisce e 0,45

N/mm² per superfici scabre.

In corrispondenza al lembo superiore dei travetti sono consentite in esercizio trazioni pari a fctm

definite al punto 2.1.2.

7.1.6.3. Getti in opera

I travetti privi di armature a taglio devono essere integrati sugli appoggi da getti in opera armati

secondo quanto previsto al punto 7.0. a), ultimo capoverso, salvo che per gli elementi di solai di

copertura poggianti su travi e dotati di adeguata lunghezza di appoggio.

Tali collegamenti, se destinati ad assicurare continuità strutturale agli appoggi, dovranno essere

verificati secondo le disposizioni relative al conglomerato cementizio armato normale, verificando

altresì le condizioni di aderenza fra getti in opera e travetti, secondo i criteri indicati in 7.1.6.2.

7.2. Norme complementari relative ai solai misti di c.a. e c.a.p. e blocchi diversi dal

laterizio

7.2.1. Classificazione e prescrizioni generali

I blocchi con funzione principale di alleggerimento, possono essere realizzati anche con materiali

diversi dal laterizio (calcestruzzo leggero di argilla espansa, calcestruzzo normale sagomato, materie

plastiche, elementi organici mineralizzati ecc.).

Il materiale dei blocchi deve essere stabile dimensionalmente.

Ai fini statici si distinguono due categorie di blocchi per solaio:

a) blocchi collaboranti;

b) blocchi non collaboranti.

Salvo contraria indicazione nel seguito valgono le prescrizioni generali e le prescrizioni di

progettazione e di esecuzione riportate in 7.1.

7.2.2. Blocchi collaboranti

Devono avere modulo elastico superiore a 8 kN/mm² ed inferiore a 25 kN/mm².

Devono essere totalmente compatibili con il conglomerato con cui collaborano sulla base di dati e

caratteristiche dichiarate dal produttore e verificate dalla Direzione dei lavori. Devono soddisfare a

tutte le caratteristiche fissate nel paragrafo 7.1. per i blocchi in laterizio di cui al punto 7.1.1.b).

7.2.3. Blocchi non collaboranti

Devono avere modulo elastico inferiore ad 8 kN/mm² e svolgere funzioni di solo alleggerimento.

Solai con blocchi non collaboranti richiedono necessariamente una soletta di ripartizione dello

spessore minimo di 4 cm, armata opportunamente e dimensionata per la flessione trasversale. Il

profilo e le dimensioni dei blocchi devono essere tali da soddisfare le prescrizioni dimensionali

imposte nel paragrafo 7.1. per i blocchi in laterizio non collaboranti.

7.2.4. Resistenza al funzionamento

In assenza di cassero continuo inferiore durante la fase di armatura e getto i blocchi di qualunque

tipo devono resistere ad un carico concentrato, applicato al centro della faccia superiore (su un'area

di 5 x 5 cm²), non inferiore a 1,5 kN.

La prova va effettuata secondo le modalità indicate nell'Allegato 7.

7.2.5. Verifiche di rispondenza

Le caratteristiche dei blocchi devono essere controllate mediante prove certificate da Laboratori

Ufficiali secondo le norme dell'Allegato 7, con frequenza almeno annuale.

7.2.6. Spessori minimi

Per tutti i solai, così come per i componenti collaboranti, lo spessore delle singole parti di

calcestruzzo contenenti armature di acciaio non potrà essere inferiore a 4 cm.

7.3. Norme complementari relative ai solai realizzati con l'associazione di elementi in

c.a. e c.a.p. prefabbricati con unioni e/o getti di completamento

Oltre a quanto indicato nei precedenti capitoli (vedi paragrafi precedenti 7.0., 7.1. e 7.2. in quanto

applicabili ed in particolare 7.1.6. per elementi precompressi) devono essere tenute presenti le

seguenti norme complementari.

7.3.1. Solidarizzazioni tra gli elementi di solaio

Ove si debba garantire il comportamento del solaio a piastra o a diaframma, è prescritto un

collegamento trasversale discreto o continuo tra strisce di solaio accostate.

7.3.2. Altezza minima di solaio

L'altezza minima del solaio va determinata con riferimento alle dimensioni finali di esercizio e non

riguarda le dimensioni degli elementi componenti nelle fasi di costruzione.

L'altezza minima non può essere inferiore ad 8 cm.

Nel caso di solaio vincolato in semplice appoggio monodirezionale, il rapporto tra luce di calcolo

del solaio e spessore del solaio stesso non deve essere superiore a 25.

Per solai costituiti da pannelli piani, pieni od alleggeriti, prefabbricati precompressi (tipo III), senza

soletta integrativa, in deroga alla precedente limitazione, il rapporto sopra indicato può essere portato

a 35.

Per i solai continui, in relazione al grado d'incastro o di continuità realizzato agli estremi, tali

rapporti possono essere incrementati fino ad un massimo del 20%.

E' ammessa deroga alle prescrizioni di cui sopra qualora i calcoli condotti con riferimento al reale

comportamento della struttura (messa in conto dei comportamenti non lineari, fessurazione, affidabili

modelli di previsione viscosa, ecc.) anche eventualmente integrati da idonee sperimentazioni su

prototipi, documentino che l'entità delle frecce istantanee e a lungo termine non superino i limiti

seguenti:

a) freccia istantanea dovuta alle azioni permanenti Gk e a tutte quelle variabili Qik

l

f ist 1000

b) freccia a tempo infinito dovuto alle azioni permanenti Gk e ad 1/3 di tutte quelle variabili Qik

l

f ∞ 500

Le deformazioni devono risultare in ogni caso compatibili con le condizioni di esercizio del solaio e

degli elementi costruttivi ed impiantistici ad esso collegati.

7.3.3. Solai alveolari

Per solai alveolari, per elementi privi d'armatura passiva d'appoggio, il getto integrativo deve

estendersi all'interno degli alveoli interessati dall'armatura aggiuntiva per un tratto almeno pari alla

lunghezza di trasferimento della precompressione. Vale anche quanto indicato al 7.1.6.

7.3.4. Solai con getto di completamento

La soletta gettata in opera deve avere uno spessore non inferiore a 4 cm ed essere dotata di una

armatura di ripartizione a maglia incrociata.

Sezione III - EUROCODICE 2 - UNI ENV 1992-1-1: criteri e prescrizioni

8. PRESCRIZIONI SPECIFICI SU SINGOLI PUNTI DELLA NORMA UNI ENV

1992-1-1

L'uso della norma UNI ENV 1992-1-1 Eurocodice 2 Progettazione delle strutture di calcestruzzo

Parte 1-1: Regole generali e regole per gli edifici, è ammesso purché vengano seguite le prescrizioni

sostitutive, integrative e soppressive riportate in questa Sezione, oltre a quanto riportato nella

Sezione I e nella Parte Generale. Le appendici della norma UNI ENV 1992-1-1 non hanno valore

prescrittivo.

Per facilità di riferimento è stata adottata qui di seguito la stessa numerazione dei paragrafi

dell'UNI ENV 1992-1-1. Sono riportati quei punti nei quali sono state introdotte prescrizioni sostitutive,

integrative o soppressive. Per le norme complementari relative ai solai vale quanto riportato nella

Sezione II.

2.3.3.1. Fattori di sicurezza parziali per le azioni su strutture di edifici

Al paragrafo (8) la formula [2.8(b)] è sostituita dalla seguente:

∑ ∑

γ + 1

,

4 Q

G , j k , j

2.3.3.2. Fattori di sicurezza parziali per i materiali

Il Prospetto 2.3 è sostituito dal seguente:

PROSPETTO 2.3.

Fattori di sicurezza parziali per le proprietà dei materiali

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

--- Combinazioni Calcestruzzo Acciaio per c.a.

o per precompressione

γ γ

c s

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

---

Fondamentale 1,5 per c.a.p. 1,15

1,6 per c.a. e c.a. con

precompressione parziale

Eccezionale 1,3 1,0

(eccetto sisma)

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

--- 2.5.1.3. Imperfezioni 

 1/400 è sostituito con il valore: 1/200.

Al paragrafo (4) il primo valore incasellato

2.5.2.1. Modelli strutturali per l'analisi globale

Il paragrafo (5) si riferisce ai solai a blocchi per i quali ammette una soletta di soli 40 mm come il

punto 7 Parte I ed all'Allegato 7 del presente decreto ai quali si rimanda.

2.5.3.7.2. Mensole  

Al paragrafo (4) il valore incasellato 0,2 F è sostituito con 0,1 F .

v v

3.1. Calcestruzzo

L' intero punto è sostituito dal punto 2.1. Parte I con i relativi Allegati 1 e 2 del presente decreto.

3.2. Acciai per armature

L'intero punto 3.2. è sostituito dal punto 2.2. Parte I con i relativi Allegati 4, 5, e 6 del presente

decreto. A tale punto ed a tali allegati si farà riferimento per qualsiasi richiamo dell'UNI ENV 1992-1-1

a proprietà degli acciai da armatura.

Si precisa che gli acciai Feb22K - 32k - 38k - 44k sono classificabili come acciai

convenzionalmente definiti dall'UNI ENV 1992-1-1 di "alta duttilita'"(H), mentre i fili trafilati, le reti ed i

tralicci sono classificabili come acciai di "duttilita' normale" (N).

3.3. Acciai per precompressione

L'intero punto è sostituito dal punto 2.3. Parte I con il relativo Allegato 3 del presente decreto.

3.4. Dispositivi di precompressione

Il contenuto di questo punto è indicativo. Operativamente si rinvia alla Sezione II, punto 4.3.4.1.

4.1.3.3. Copriferro  

Al paragrafo (9) il primo valore incasellato 75 mm è sostituito con il valore: 60 mm.

Il Prospetto 4.2. è sostituito dal seguente:

PROSPETTO 4.2.

Ricoprimenti minimi delle armature richiesti per calcestruzzi di massa volumica normale (1)

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

---

Classe di esposizione definita nel Prospetto 4.1.

1 2a 2b 3 4a 4b 5a 5b(3) 5c(4)

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

---

copriferro barre di 15 20 25 35 35 35 25 30 40

minimo armatura

(mm) acciaio 20 30 35 40 40 40 35 35 45

(2) da prec.

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

---

Si rammenta di tener presenti le note (1), (2), (3), (4) riportate nel Prospetto 4.2. e richiamate nel

Prospetto sopra riportato.

Si ricorda inoltre che il punto 4.1.3.3.P (4) prescrive che "il copriferro deve essere aumentato, per

tener conto della tolleranza, di una quantita' h che dipende dal tipo e dalla dimensione dell'elemento

strutturale, dal tipo di costruzione, dal livello di preparazione professionale in cantiere e di controllo di

qualità, e dalla disposizione delle armature.

Il risultato ottenuto rappresenta il copriferro nominale richiesto che deve essere specificato sui

disegni".

4.2.3.5.6. Zone di ancoraggio di elementi pre-tesi

Il Prospetto 4.7 è sostituito dal seguente:

PROSPETTO 4.7.

β

Fattore da considerare per la lunghezza di trasmissione di trefoli e fili [lisci (*) o improntati] in relazione

b

alla resistenza del calcestruzzo al momento del trasferimento

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

--- Resistenza reale del calcestruzzo 25 30 35 40 45 50

al trasferimento (N/mm )

2

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

---

β Trefoli e fili lisci (*) o improntati 75 70 65 60 55 50

b ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

---

Fili nervati 75 70 65 60 55 50

(*) I fili lisci nelle strutture precompresse ad armature pretese sono esclusi.

4.3.2.3. Elementi che non richiedono armature a taglio (Vsd VRdl)

τRd γc

Il prospetto 4.8. è completato con i valori di corrispondenti a = 1,6 con l'aggiunta di una

seconda riga di valori: PROSPETTO 4.8.

τ γ

Valori di (N/mm²) con = 1,5 e 1,6 e per diverse resistenze del calcestruzzo

c

Rd

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

---

f 12 16 20 25 30 35 40 45 50

ck

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

---

γ 0,18 0,22 0,26 0,30 0,34 0,37 0,41 0,44 0,48

= 1,50

c

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

---

γ 0,17 0,21 0,24 0,28 0,32 0,35 0,38 0,41 0,45

= 1,60

c

4.3.2.4.4. Metodo dell'inclinazione variabile del traliccio

θ

Al paragrafo (1) la prima limitazione per è sostituita dalla seguente:

≤ θ ≤

1,0 cot 2,0

e la seconda, dalla seguente:

≤ θ ≤

1,0 cot 2,0

4.3.3.1. Torsione pura θ

Al paragrafo (6) la limitazione [4.42] per è sostituita dalla seguente:

≤ θ ≤

1,0 cot 2,0

4.3.2.1. Area caricata  

Al paragrafo (1), capoverso a), terzo rigo, il valore incasellato 11d è sostituito con il valore: 10d.

4.3.5. Stati limite ultimi indotti da deformazione della struttura (instabilità)

Si segnala che l'estensione delle trattazione dei problemi del secondo ordine a un gran numero di

casi particolari comporta alcune incompletezze nella definizione dei limiti di validità di taluni metodi

semplificati mentre quindi il testo è da considerarsi valido per quanto attiene ai principi generali e alle

applicazioni correnti, si raccomanda cautela particolare nell'applicazione dei punti. 4.3.5.3.3. (3) -

4.3.5.5.3. (2) [formula (4.62)] - 4.3.5.5.3 (4) (6) - 4.3.5.6.4 nonché nell 'uso delle formule (4.69) con

snellezze minori di 35.

4.4.1.1. Considerazioni di base

L'intero punto è sostituito dal seguente testo:

P(1) Tensioni di compressione elevate nel calcestruzzo in presenza di carichi di esercizio possono

favorire la formazione di fessure longitudinali e determinare o microfessurazioni nel calcestruzzo o

livelli di viscosità maggiori di quelli previsti. Elevate tensioni nell'acciaio possono condurre a fessure

ampie e permanentemente aperte. Tali fenomeni possono ridurre la durabilità delle opere.

I valori delle tensioni del calcestruzzo e dell'acciaio, da confrontare con i corrispondenti valori

limite, debbono tener conto, se del caso, degli stati coattivi.

(2) Limiti imposti alle tensioni normali di compressione nelle strutture in c.a.

a) Per le strutture o parti di strutture esposte ad ambiente di cui alle classi 3 e 4 del Prospetto 4.1.

devono essere rispettati i seguenti limiti per le tensioni di compressione nel calcestruzzo:

 combinazione di carico rara 0,50 fck;

 combinazione di carico quasi permanente 0,40 fck.

Particolare attenzione nella limitazione delle tensioni in esercizio va rivolta quando si riconosca

l'esistenza di una particolare incertezza del modello strutturale adottato, e/o quando sussista una

significativa alternanza delle sollecitazioni in esercizio nella stessa sezione, anche se le strutture sono

riferite alle classi 1 o 2 del Prospetto 4.1.

Del pari particolare attenzione si deve porre nella limitazione delle tensioni in esercizio per

sollecitazione a pressoflessione con prevalenza di sforzo normale per la conseguente limitata duttilità.

b) Per le strutture o parti di strutture esposte ad ambiente di cui alle classi 1 e 2 del Prospetto 4.1.

devono essere rispettati i seguenti limiti per le tensioni di compressione nel calcestruzzo:

tensioni di compressione

 combinazione di carico rara 0,60 fck;

 combinazione di carico quasi permanente 0,45 fck.

(3) Limiti imposti alle tensioni normali di compressione nelle strutture in c.a.p.

Per le strutture in c.a.p. debbono essere rispettati i seguenti limiti per le tensioni di compressione

nel calcestruzzo:

 all'atto della precompressione 0,60 fckj, dove fckj è il valore caratteristico della resistenza a

compressione cilindrica del calcestruzzo all'atto della precompressione;

 In servizio:

a) per le strutture o parti di strutture esposte ad ambiente di cui alle classi 3 e 4 del Prospetto 4.1.:

 per combinazione di carico rara: 0,50 fck;

 per combinazione di carico quasi permanente: 0,40 fck;

b) per le strutture o parti di strutture esposte ad ambiente di cui alle classi 1 e 2 del Prospetto 4.1.:

 per combinazione di carico rara: 0,60 fck;

 per combinazione di carico quasi permanente: 0,45 fck.

Valgono inoltre gli stessi avvertimenti contenuti nel precedente punto (2).

(4) Limiti per le tensioni di trazione nell'acciaio:

a) per le armature ordinarie la massima tensione di trazione sotto la combinazione di carichi rara

non deve superare 0,70 fyk;

b) per le armature di precompressione, (tenendo conto, ove occorra, degli stati coattivi), non si

devono superare i seguenti limiti:

 all'atto della precompressione valgono i limiti di cui al punto 4.3.4.9. della Parte I del presente

decreto;

 a perdite avvenute, per combinazioni rare, 0,60 fpk (tenendo conto anche dell'incremento di

tensione dovuto ai carichi).

4.4.1.2. Metodi per la verifica delle tensioni

L'intero punto è sostituito dal seguente testo:

P(1) Nella verifica delle tensioni è necessario considerare, se del caso, oltre agli effetti dei carichi

anche quelli delle variazioni termiche, della viscosità, del ritiro, e delle deformazioni imposte aventi

altre origini.

(2) Le tensioni debbono essere verificate adottando le proprietà geometriche della sezione

corrispondente alla condizione non fessurata oppure a quella completamente fessurata, a seconda

dei casi.

(3) In generale deve, di regola, essere assunto lo stato fessurato se la massima tensione di

trazione nel calcestruzzo calcolata in sezione non fessurata sotto la combinazione di carico rara

supera fctm (vedere Prospetto 3.1.).

(4) Quando si adotta una sezione non fessurata, si considera attiva l'intera sezione di

calcestruzzo, e si considerano in campo elastico sia a trazione che a compressione il calcestruzzo e

l'acciaio.

(5) Quando si adotta la sezione fessurata, il calcestruzzo può essere considerato elastico in

compressione, ma incapace di sostenere alcuna trazione (nel calcolo delle tensioni secondo le

presenti regole non va di norma tenuto conto - nelle verifiche locali - dell'effetto irrigidente del

calcestruzzo teso dopo fessurazione).

(6) In via semplificativa si può assumere il comportamento elastico-lineare e per le armature il

coefficiente di omogeneizzazione con il valore convenzionale n = 15.

4.4.2.2. Aree minime di armatura σs,  

Al paragrafo (3), nella definizione di di cui alla formula [4.78], il valore incasellato 100% è

sostituito con il valore 90%.

5.2.2.2. Tensione ultima di aderenza

Il Prospetto 5.3. è sostituito dal seguente:

PROSPETTO 5.3.

Valori di calcolo di f (N/mm²) per condizioni di buona aderenza (questi valori tengono conto di un fattore

bd

γ pari a 1,6)

c

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

---

f 12 16 20 25 30 35 40 45 50

ck

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

---

Barre lisce 0,8 0,9 1,0 1,1 1,2 1,3 1,4 1,5 1,6

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

---

Barre ad. migl.

∅ ≤ 32

con mm

reti elettrosaldate 1,5 1,8 2,1 2,5 2,8 3,1 3,5 3,8 4,0

di fili nervati

5.4.2.1.1. Massima e minima percentuale di armatura

 

Al paragrafo (2) il valore incasellato 0,04 Ac è sostituito con il valore: 0,03 Ac.

5.4.3.2.1. Generalità ≤ ≤

 1,5 h 350 mm è sostituito con il valore: 2,0 h 350

Al paragrafo (4) il primo valore incasellato

≤ ≤

 

mm ed il secondo valore incasellato 2,5 h 400 mm è sostituito con il valore: 3,0 h 400 mm.

6.2.2. Tolleranze riguardanti la sicurezza strutturale

La formula [6.2] e sostituita dalla seguente:

∆l

per l = 600 mm; = ± 15 mm

7.6.6. Controlli di conformità

Per quanto concerne i requisiti dei materiali costituenti il calcestruzzo e i controlli sul conglomerato

valgono gli Allegati 1 e 2 del presente decreto.

Parte II - ACCIAIO

SIMBOLOGIA

A - Simboli

A area

E modulo di elasticità longitudinale

F azioni in generale

G azioni permanenti; modulo di elasticità tangenziale

I momento di inerzia

L limite di fatica

M momento flettente

N forza normale;

Q azioni variabili

S effetto delle azioni (sollecitazione agente)

T momento torcente; temperatura

V forza di taglio

W modulo di resistenza

a distanza, dimensione geometrica, larghezza della sezione di gola dei cordoni di saldatura

d diametro

e eccentricità

f resistenza di un materiale

h altezza

i raggio di inerzia

l lunghezza di un elemento

p passo; interasse dei chiodi e dei bulloni

r raggio;

s scarto quadratico medio

t spessore

v spostamento verticale

α coefficiente di dilatazione lineare termica

β coefficiente caratteristico di vincolo

γ coefficiente di sicurezza nel metodo degli stati limite ultimi (gm per i materiali, per le azioni);

gf

peso specifico

δ coefficiente di variazione

ε dilatazione

µ coefficiente di attrito

ν coefficiente di Poisson

λ snellezza

σ tensione normale

τ tensione tangenziale

ϖ coefficiente di amplificazione dei carichi nel carico di punta;

Σ sommatoria

B - Indici

b bullone; chiodo

c compressione

d valore di calcolo

f attrito

g carico permanente

k valore caratteristico

l longitudinale; lineare

m valore medio; materiale; momento flettente

n sforzo normale

p puntuale

q carico variabile

t trazione; torsione; rottura

u ultimo (stato limite)

ε deformazione

w anima

y snervamento

C - Simboli speciali

id ideale

red ridotto

res resistente

rif rifollamento

⊥ ortogonale

|| parallelo

D - Simboli ricorrenti

σ1, σ2, σ3 componenti di tensione nel riferimento principale

σx, σy, σz, τxy,

τxz componenti di tensione nel riferimento generico

σb, τb tensione normale e tangenziale nei chiodi e nei bulloni

σid tensione ideale

σc tensione massima sopportabile da aste compresse in campo elasto-plastico

σrif tensione di rifollamento

σ⊥, σ||, τ⊥, τ|| componenti di tensione nel riferimento convenzionale riferito al giunto saldato

εt allungamento percentuale a rottura

fd resistenza di calcolo

fy tensione di snervamento

ft tensione di rottura

Ares area resistente

Ff forza trasmissibile per attrito

Ff,rid forza trasmissibile per attrito ridotta

Nb forza normale di trazione nel gambo delle viti

Sezione I

PRESCRIZIONI GENERALI E COMUNI

1. OGGETTO

Formano oggetto delle presenti norme le costruzioni di acciaio relative ad opere di ingegneria

civile, eccettuate quelle per le quali vige una regolamentazione apposita a carattere particolare.

I dati sulle azioni da considerare nei calcoli sono quelli di cui alle norme tecniche "Criteri generali

per la verifica di sicurezza delle costruzioni e dei carichi e sovraccarichi", emanate in applicazione

dell'art. 1 della legge 2 febbraio 1974, n. 64.

Nell'ambito di una stessa struttura non è consentito adottare regole progettuali ed esecutive

provenienti parte dalla sez. II e parte dalla sez. III ovvero in parte derivante dall'uso del metodo delle

tensioni ammissibili.

Nella progettazione si possono adottare metodi di verifica e regole di dimensionamento diversi da

quelli contenuti nelle presenti norme tecniche (Sez. II o Sez. III) purché fondati su ipotesi teoriche e

risultati sperimentali scientificamente comprovati e purché venga conseguita una sicurezza non

inferiore a quella qui prescritta.

Nella progettazione si possono adottare i metodi di calcolo indicati nella CNR 10011-86

Costruzioni di acciaio - Istruzioni per il calcolo, l'esecuzione, il collaudo e la manutenzione (Bollettino

Ufficiale CNR - XXVI - n. 164 - 1992).

2. MATERIALI E PRODOTTI

2.0. Generalità

Le presenti norme prevedono l'impiego degli acciai denominati Fe 360, Fe 430, Fe 510 dei quali,

ai punti successivi, vengono precisate le caratteristiche.

E' consentito l'impiego di tipi di acciaio diversi da quelli previsti purché venga garantita alla

costruzione, con adeguata documentazione teorica e sperimentale, una sicurezza non minore di

quella prevista dalle presenti norme.

Per l'accertamento delle caratteristiche meccaniche indicate nel seguito, il prelievo dei saggi, la

posizione nel pezzo da cui essi devono essere prelevati, la preparazione delle provette e le modalità

di prova saranno rispondenti alle prescrizioni delle norme UNI EU 18 (dicembre 1980), UNI 552

(ottobre 1986), UNI EN 10002/1ª (gennaio 1992), UNI EN 10025 (febbraio 1992).

Le presenti norme non riguardano gli elementi di lamiera grecata ed i profilati formati a freddo, ivi

compresi i profilati cavi saldati non sottoposti a successive deformazioni o trattamenti termici;

valgono, tuttavia, per essi, i criteri e le modalità di controllo riportati nell'Allegato 8, relativamente alle

lamiere o nastri d'origine. Per essi si possono adottare i metodi di calcolo indicati nella norma CNR

10022-84 Profilati d'acciaio formati a freddo - Istruzioni per l'impiego nelle costruzioni (Bollettino

Ufficiale C.N.R. - XXII - n. 126 - 1988) oppure altri metodi fondati su ipotesi teoriche e risultati

sperimentali chiaramente comprovati. Potranno inoltre essere impiegati materiali e prodotti conformi

ad una norma armonizzata o ad un benestare tecnico europeo così come definiti nella Direttiva

89/106/CEE, ovvero conformi a specifiche nazionali dei Paesi della Comunità europea, qualora dette

specifiche garantiscano un livello di sicurezza equivalente e tale da soddisfare i requisiti essenziali

della Direttiva 89/106/CEE. Tale equivalenza sarà accertata dal Ministero dei lavori pubblici, Servizio

tecnico centrale, sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici.

2.1. Acciaio laminato

Gli acciai di uso generale laminati a caldo, in profilati, barre, larghi piatti, lamiere e profilati cavi

(anche tubi saldati provenienti da nastro laminato a caldo), dovranno appartenere a uno dei seguenti

tipi: Fe 360

Fe 430

Fe 510

aventi le caratteristiche meccaniche indicate al punto 2.1.1.

Gli acciai destinati alle strutture saldate dovranno anche corrispondere alle prescrizioni del punto

2.3.

2.1.1. Caratteristiche meccaniche

I valori di ft e fy indicati nei prospetti 1-II e 2-II sono da intendersi come valori caratteristici, con

frattile di ordine 0,05 (vedasi Allegato 8).

2.1.1.1. Profilati, barre, larghi piatti, lamiere

PROSPETTO 1-II

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

---

Simbolo Simbolo Caratteristica o parametro Fe 360 Fe 430 Fe 510

adottato UNI (1) (1) (1)

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

---

f R tensione (carico unitario) (2) (3) (4)

t m ≥ ≥ ≥

340 410 490

di rottura a trazione [N/mm²] ≤ ≤ ≤

470 560 630

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

--- f R tensione (carico unitario) (5) (6) (7)

y e ≥ ≥ ≥

235 275 355

di snervamento [N/mm²]

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

--- ≥ ≥ ≥

27 27 27

B +20°C ≥ ≥ ≥

27 27 27

KV KV Resilienza KV [J] C 0°C ≥ ≥ ≥

20°C 27 27 27

(8) D 20°C   ≥

DD 40

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

--- A )

Allungamento % a rottura (L =5,65· o

0 ≥ ≥ ≥

24 20 20

ε 

A per lamiere

t min (9) (9) (9)

per barre, laminati mercantili, profilati, larghi 22

22

26

piatti (10)

(10)

(10)

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

--

(1) Rientrano in questi tipi di acciai, oltre agli acciai Fe 360, Fe 430 ed Fe 510 nei gradi B, C, D e DD

della UNI EN 10025 (febbraio 1992), anche altri tipi di acciai purché rispondenti alle caratteristiche

indicate in questo prospetto.

(2) Per spessori maggiori di 3 mm fino a 100 mm.

(3) Per spessore maggiori di 3 mm fino a 100 mm.

(4) Per spessori maggiori di 3 mm fino a 100 mm.

(5) Per spessori fino a 16 mm;

per spessori maggiori di 16 mm fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm ;

2

per spessori maggiori di 40 mm fino a 100 è ammessa la riduzione di 20 N/mm .

2

(6) Per spessori fino a 16 mm;

per spessori maggiori di 16 mm fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm²;

per spessori maggiori di 40 mm fino a 63 mm è ammessa la riduzione di 20 N/mm²;

per spessori maggiori di 63 mm fino a 80 mm è ammessa la riduzione di 30 N/mm²;

per spessori maggiori di 80 mm fino a 100 mm è ammessa la riduzione di 40/Nmm².

(7) Per spessori fino a 16mm;

per spessori maggiori di 16 mm fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm²;

per spessori maggiori di 40 mm fino a 63 mm è ammessa la riduzione di 20 N/mm²;

per spessori maggiori di 63 mm fino a 80 mm è ammessa la riduzione di 30 N/mm²;

per spessori maggiori di 80 mm fino a 100 mm è ammessa la riduzione di 40/Nmm².

(8) Per spessori maggiori di 10 mm fino a 100 mm 600 mm;

(9) Da provette trasversali per lamiere, nastri e larghi piatti con larghezza >

per spessori maggiori di 3 mm fino a 40 mm;

per spessori maggiori di 16 mm fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm²;

per spessori maggiori di 40 mm fino a 63 mm è ammessa la riduzione di 20 N/mm²;

per spessori maggiori di 63 mm fino a 80 mm è ammessa la riduzione di 30 N/mm²;

per spessori maggiori di 80 mm fino a 100 mm è ammessa la riduzione di 40/Nmm².

(8) Per spessori maggiori di 10 mm fino a 100 mm 600 mm;

(9) Da provette trasversali per lamiere, nastri e larghi piatti con larghezza >

per spessori maggiori di 3 mm fino a 40 mm;

2.1.1.2. Profilati cavi PROSPETTO 2-II

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

---

Simbolo Simbolo Caratteristica o parametro Fe 360 Fe 430 Fe 510

adottato UNI (1) (1) (1)

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

--- ≥ ≥ ≥

360 430 510

f R Tensione (carico unitario) di rottura a

m

t trazione [N/mm²]

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

--- (2) (3)

f R Tensione (carico unitario) di (2)

y e ≥ ≥ ≥

235 275 355

snervamento [N/mm²]

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

--- ≥ ≥ ≥

27 27 27

B +20°C ≥ ≥ ≥

27 27 27

KV KV Resilienza KV [J] C 0°C ≥ ≥ ≥

20°C 27 27 27

D

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

---

ε A Allungamento % a rottura

t ≥ ≥ ≥

24 21 20

min · A ) %

(L0=5,65 = o

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

---

(1) Rientrano in questi tipi di acciai, oltre agli acciaio Fe 360, Fe 430 ed Fe 510 nei gradi B, C, e D della

UNI 7806 (dicembre 1979) e UNI 7810 (dicembre 1979), anche altri tipi di acciai purchè rispondenti alle

caratteristiche indicate in questo prospetto.

(2) Per spessori fino a 16 mm;

per spessori maggiori di 16 mm fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm².

(3) Per spessori fino a 16 mm;

per spessori oltre 16 mm fino a 35 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm ;

2

per spessori maggiori di 35 mm e fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 20 N/mm².

2.1.2. Controlli sui prodotti laminati

I controlli sui laminati verranno eseguiti secondo le prescrizioni di cui all'Allegato 8.

2.2. Acciaio per getti

Per l'esecuzione di parti in getti delle opere di cui alle presenti istruzioni si devono impiegare getti

di acciaio Fe G 400, Fe G 450, Fe G 520 UNI 3158 (dicembre 1977) o equivalenti .

Quando tali acciai debbano essere saldati, devono sottostare alle stesse limitazioni di

composizione chimica previste per gli acciai laminati di resistenza similare (vedi punto 2.3.1.).

2.3. Acciaio per strutture saldate

2.3.1. Composizione chimica e grado di disossidazione degli acciai Acciaio tipo Fe 360 ed Fe 430.

Gli acciai da saldare con elettrodi rivestiti, oltre a soddisfare le condizioni indicate al punto 2.1.,

devono avere composizione chimica contenuta entro i limiti raccomandati dalla UNI 5132 (ottobre

1974) per le varie classi di qualità degli elettrodi impiegati.

Nel caso di saldature di testa o d'angolo sul taglio di un laminato, gli acciai, oltre che a soddisfare i

limiti di analisi sopraindicati, devono essere di tipo semicalmato o calmato, salvo che vengano

impiegati elettrodi rivestiti corrispondenti alla classe di qualità 4 della UNI 5132 (ottobre 1974).

Gli acciai destinati ad essere saldati con procedimenti che comportano una forte penetrazione

della zona fusa nel metallo base devono essere di tipo semicalmato o calmato e debbono avere

composizione chimica, riferita al prodotto finito (e non alla colata), rispondente alle seguenti

limitazioni: ≤ ≤ ≤

grado B: C 0,24% P 0,055% S 0,055%

≤ ≤ ≤

grado C: C 0,22% P 0,050% S 0,050%

≤ ≤ ≤

grado D: C 0,22% P 0,045% S 0,045%

Acciai tipo Fe 510.

Gli acciai dovranno essere di tipo calmato o semicalmato; è vietato l'impiego di acciaio

effervescente. L'analisi effettuata sul prodotto finito deve risultare:

grado B: C≤0,26% Mn≤1,6% Si≤0,60% P≤0,050% S≤0,050%

grado C: C≤0,24% Mn≤1,6% Si≤0,60% P≤0,050% S≤0,050%

grado D: C≤0,22% Mn≤1,6% Si≤0,60% P≤0,045% S≤0,045%

Qualora il tenore di C risulti inferiore o uguale, per i tre gradi B, C, D, rispettivamente a 0,24%,

0,22% e 0,20% potranno accettarsi tenori di Mn superiori a 1,6% ma comunque non superiori a 1,7%.

2.3.2. Fragilità alle basse temperature

La temperatura minima alla quale l'acciaio di una struttura saldata può essere utilizzato senza

pericolo di rottura fragile, in assenza di dati più precisi, deve essere stimata sulla base della

temperatura T alla quale per detto acciaio può essere garantita una resilienza KV, secondo EN

10045/1ª (gennaio 1992), di 27 J.

La temperatura T deve risultare minore o uguale a quella minima di servizio per elementi

importanti di strutture saldate soggetti a trazione con tensione prossima a quella limite aventi spessori

maggiori di 25 mm e forme tali da produrre sensibili concentrazioni locali di sforzi, saldature di testa o

d'angolo non soggette a controllo, od accentuate deformazioni plastiche di formatura. A parità di altre

condizioni, via via che diminuisce lo spessore, la temperatura T potrà innalzarsi a giudizio del

progettista fino ad una temperatura di circa 30 °C maggiore di quella minima di servizio per spessori

dell'ordine di 10 millimetri.

Un aumento può aver luogo anche per spessori fino a 25 mm via via che l'importanza

dell'elemento strutturale decresce o che le altre condizioni si attenuano.

Il progettista, stimata la temperatura T alla quale la resistenza di 27 J deve essere assicurata,

sceglierà nella unificazione e nei cataloghi dei produttori l'acciaio soddisfacente questa condizione.

2.4. Saldature

2.4.1. Procedimenti di saldature

Possono essere impiegati i seguenti procedimenti:

 saldatura manuale ad arco con elettrodi rivestiti;

 saldatura automatica ad arco sommerso;

 saldatura automatica o semiautomatica sotto gas protettore (CO2 o sue miscele);

 altro procedimento di saldatura la cui attitudine a garantire una saldatura pienamente efficiente

deve essere previamente verificata mediante le prove indicate al successivo punto 2.4.2.

Per la saldatura manuale ad arco devono essere impiegati elettrodi omologati secondo UNI 5132

(ottobre 1974) adatti al materiale base:

 per gli acciai Fe 360 ed Fe 430 devono essere impiegati elettrodi del tipo E 44 di classi di

qualità 2, 3 o 4; per spessori maggiori di 30 mm o temperatura di esercizio minore di 0°C saranno

ammessi solo elettrodi di classe 4 B;

 per l'acciaio Fe 510 devono essere impiegati elettrodi del tipo E 52 di classi di qualità 3 B o 4 B;

per spessori maggiori di 20 mm o temperature di esercizio minori di 0°C saranno ammessi solo

elettrodi di classe 4 B.

Per gli altri procedimenti di saldatura si dovranno impiegare i fili, i flussi (o i gas) e la tecnica

esecutiva usati per le prove preliminari (di qualifica) di cui al punto seguente.

2.4.2. Prove preliminari di qualifica dei procedimenti di saldatura

L'impiego di elettrodi omologati secondo UNI 5132 (ottobre 1974) esime da ogni prova di qualifica

del procedimento. Per l'impiego degli altri procedimenti di saldatura occorre eseguire prove

preliminari di qualifica intese ad accertare:

 L'attitudine ad eseguire i principali tipi di giunto previsti nella struttura ottenendo giunti corretti

sia per aspetto esterno che per assenza di sensibili difetti interni, da accertare con prove non

distruttive o con prove di rottura sul giunto;

 la resistenza a trazione su giunti testa a testa, mediante provette trasversali al giunto,

resistenza che deve risultare non inferiore a quella del materiale base;

 la capacità di deformazione del giunto, mediante provette di piegamento che dovranno potersi

piegare a 180° su mandrino con diametro pari a 3 volte lo spessore per l'acciaio Fe 360 ed Fe 430 e

a 4 volte lo spessore per l'acciaio Fe 510;

 la resilienza su provette intagliate a V secondo EN 10045/1ª (gennaio 1992) ricavate

trasversalmente al giunto saldato, resilienza che verrà verificata a +20°C se la struttura deve essere

impiegata a temperatura maggiore o uguale a 0°C, o a 0°C nel caso di temperature minori; nel caso

di saldatura ad elettrogas o elettroscoria tale verifica verrà eseguita anche nella zona del materiale

base adiacente alla zona fusa dove maggiore è l'alterazione metallurgica per l'alto apporto termico.

I provini per le prove di trazione, di piegamento, di resilienza ed eventualmente per altre prove

meccaniche, se ritenute necessarie, verranno ricavati da saggi testa a testa saldati; saranno scelti

allo scopo gli spessori più significativi della struttura.

2.4.3. Classi delle saldature

Per giunti testa a testa, od a croce od a T, a completa penetrazione, si distinguono due classi di

giunti.

Prima classe. Comprende i giunti effettuati con elettrodi di qualità 3 o 4 secondo UNI 5132 (ottobre

1974) o con gli altri procedimenti qualificati di saldatura indicati al punto 2.4.1. e realizzati con

accurata eliminazione di ogni difetto al vertice prima di effettuare la ripresa o la seconda saldatura.

Tali giunti debbono inoltre soddisfare ovunque l'esame radiografico con i risultati richiesti per il

raggruppamento B della UNI 7278 (luglio 1974).

L'aspetto della saldatura dovrà essere ragionevolmente regolare e non presentare bruschi

disavviamenti col metallo base specie nei casi di sollecitazione a fatica.

Seconda classe. Comprende i giunti effettuati con elettrodi di qualità 2, 3 o 4 secondo UNI 5132

(ottobre 1974) o con gli altri procedimenti qualificati di saldatura indicati al punto 2.4.1. e realizzati

egualmente con eliminazione dei difetti al vertice prima di effettuare la ripresa o la seconda saldatura.

Tali giunti devono inoltre soddisfare l'esame radiografico con i risultati richiesti per il

raggruppamento F della UNI 7278 (luglio 1974).

L'aspetto della saldatura dovrà essere ragionevolmente regolare e non presentare bruschi

disavviamenti col materiale base.

Per entrambe le classi l'estensione dei controlli radiografici o eventualmente ultrasonori deve

essere stabilita dal direttore dei lavori, sentito eventualmente il progettista, in relazione alla

importanza delle giunzioni e alle precauzioni prese dalla ditta esecutrice, alla posizione di esecuzione

delle saldature e secondo che siano state eseguite in officina o al montaggio.

Per i giunti a croce o a T, a completa penetrazione nel caso di spessori t > 30 mm, l'esame

radiografico o con ultrasuoni atto ad accertare gli eventuali difetti interni verrà integrato con opportuno

esame magnetoscopico sui lembi esterni delle saldature al fine di rilevare la presenza o meno di

cricche da strappo.

Nel caso di giunto a croce sollecitato normalmente alla lamiera compresa fra le due saldature,

dovrà essere previamente accertato, mediante ultrasuoni, che detta lamiera nella zona interessata

dal giunto sia esente da sfogliature o segregazioni accentuate.

I giunti con cordoni d'angolo, effettuati con elettrodi aventi caratteristiche di qualità 2, 3 o 4 UNI

5132 (ottobre 1974) o con gli altri procedimenti indicati al punto 2.4.1., devono essere considerati

come appartenenti ad una unica classe caratterizzata da una ragionevole assenza di difetti interni e

da assenza di incrinature interne o di cricche da strappo sui lembi dei cordoni.

Il loro controllo verrà di regola effettuato mediante sistemi magnetici; la sua estensione verrà

stabilita dal direttore dei lavori, sentito eventualmente il progettista e in base ai fattori esecutivi già

precisati per gli altri giunti.

2.5. Bulloni

I bulloni normali [conformi per le caratteristiche dimensionali alle UNI 5727 (novembre 1988), UNI

5592 (dicembre 1968) e UNI 5591 (maggio 1965)] e quelli ad alta resistenza (conformi alle

caratteristiche di cui al prospetto 4-II) devono appartenere alle sottoindicate classi delle UNI 3740,

associate nel modo indicato nel prospetto 3-II.

Prospetto 3-II

normali ad alta resistenza

Vite 4.6 5.6 6.8 8.8 10.9

Dado 4 5 6 8 10

2.6. Bulloni per giunzioni ad attrito

I bulloni per giunzioni ad attrito devono essere conformi alle prescrizioni del prospetto 4-II. Viti e

dadi devono essere associati come indicato nel prospetto 3-II.

PROSPETTO 4-II

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

---

Elemento Materiale Riferimento

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

---

Viti 8.8 - 10.9 secondo UNI EN 20898/1

(dic. '91) UNI 5712 (giu. '75)

a (ott. '85) UNI 5713 (giu. '75)

Dadi 8 - 10 secondo UNI 3740/4

Rosette Acciaio C 50 UNI 7845 (nov. '78) temprato

÷

e rinvenuto HRC 32 40 UNI 5714 (giu. '75)

Piastrine Acciaio C 50 UNI 7845 (nov. '78) temprato UNI 5715 (giu. '75)

÷ 40 UNI 5716 (giu. '75)

e rinvenuto HRC 32

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

---

2.7. Chiodi

Per i chiodi da ribadire a caldo si devono impiegare gli acciai previsti dalla UNI 7356 (dicembre

1974). 3. COLLAUDO STATICO

3.1. Prescrizioni generali

Valgono, per quanto applicabili, le prescrizioni di cui al punto 3.1., Parte I, Sez. I.

3.2. Prove di carico

Le prove di carico, ove ritenute necessarie dal collaudatore, rispetteranno le modalità sottoindicate.

Il programma delle prove deve essere sottoposto al direttore dei lavori ed al progettista e reso

noto al costruttore.

Le prove di carico si devono svolgere con le modalità indicate dal collaudatore che se ne assume

la piena responsabilità, mentre, per quanto riguarda la loro materiale attuazione e in particolare per le

eventuali puntellazioni precauzionali, è responsabile il direttore dei lavori.

I carichi di prova devono essere, di regola, tali da indurre le sollecitazioni massime di esercizio per

combinazioni rare. In relazione al tipo della struttura ed alla natura dei carichi le prove devono essere

convenientemente protratte nel tempo.

L'esito della prova potrà essere valutato sulla base dei seguenti elementi:

 le deformazioni si accrescano all'incirca proporzionalmente ai carichi;

 nel corso della prova non si siano prodotte lesioni, deformazioni o dissesti che compromettano

la sicurezza o la conservazione dell'opera;

 la deformazione residua dopo la prima applicazione del carico massimo non superi una quota

parte di quella totale commisurata ai prevedibili assestamenti iniziali di tipo anelastico della struttura

oggetto della prova. Nel caso invece che tale limite venga superato, prove di carico successive

accertino che la struttura tenda ad un comportamento elastico;

 la deformazione elastica risulti non maggiore di quella calcolata.

Quando le opere siano ultimate prima della nomina del collaudatore, le prove di carico possono

essere eseguite dal direttore dei lavori, che ne redige verbale sottoscrivendolo assieme al costruttore.

_ facoltà del collaudatore controllare, far ripetere ed integrare le prove precedentemente eseguite.

Sezione II - CALCOLO ED ESECUZIONE

4. NORME DI CALCOLO: VERIFICA DI RESISTENZA

4.0. Generalità

Le strutture di acciaio realizzate con i materiali previsti al precedente punto 3, devono essere

progettate per i carichi definiti dalle norme in vigore, secondo i metodi della scienza delle costruzioni

e seguendo il metodo degli stati limite specificato nelle norme tecniche "Criteri generali per la verifica

della sicurezza delle costruzioni e dei carichi e sovraccarichi", emanate in applicazione dell'art. 1 della

legge 2 febbraio 1974, n. 64 

Il metodo degli stati limite viene applicato considerando le azioni di calcolo e le resistenze di

calcolo previste ai punti 4.0.1. e 4.0.2. con riferimento o "allo stato limite elastico della sezione"

(punto 4.0.3.1.), oppure, in alternativa, allo "stato limite di collasso plastico della struttura" (punto

4.0.3.2.); sono inoltre obbligatorie le verifiche agli stati limite di esercizio (punto 4.0.4.).

4.0.1 Azioni di calcolo

Si adotteranno le azioni di calcolo e relative combinazioni, indicate al punto 7 delle premesse.

4.0.2. Resistenza di calcolo

La resistenza di calcolo fd, è definita mediante l'espressione:

f

= y

f γ

d m

dove:

fy è il valore dello snervamento quale risultante dai prospetti 1-II e 2-II e tenendo conto dello

spessore del laminato;

γm è specificato ai successivi punti 4.0.3.1. e 4.0.3.2.

4.0.3. Stati limite ultimi

4.0.3.1. Stato limite elastico della sezione

Si assume che gli effetti delle azioni di calcolo definite in 4.0.1., prescindendo dai fenomeni di

instabilità (ma comprese le maggiorazioni per effetti dinamici), non comportino in alcun punto di ogni

sezione il superamento della deformazione unitaria corrispondente al limite elastico del materiale. Si

γm

assumerà = 1,0.

In tal caso è ammesso il calcolo elastico degli effetti delle azioni di calcolo. Qualora si tenga conto

di effetti dovuti a stati di presollecitazione è obbligatoria anche la verifica di cui al punto 4.0.3.2. con

γq γq

coefficiente = 0,90 per effetti favorevoli e = 1,2 per quelli sfavorevoli.

Salvo più accurate valutazioni la verifica delle unioni potrà essere condotta convenzionalmente nel

modo seguente: per la resistenza di calcolo delle unioni bullonate si potranno adottare i valori indicati

nel prospetto 7-II; per altre unioni potranno applicarsi le formule ed i procedimenti indicati in 4.3., 4.4.,

4.5., 4.6. e 4.7.

Si dovrà anche verificare che siano soddisfatte le verifiche nei confronti dei fenomeni di instabilità

della struttura, degli elementi strutturali che la compongono e di parti di essi. La resistenza

caratteristica di membrature soggette a fenomeni di instabilità potrà essere determinata con i metodi

indicati al punto 5.

4.0.3.2. Stato limite di collasso plastico della struttura

Si assume come stato limite ultimo il collasso per trasformazione della struttura o di una sua parte

in un meccanismo ammettendo la completa plasticizzazione delle sezioni coinvolte nella formazione

γm

del meccanismo. Si assumerà nei calcoli = 1,12 e si verificherà che in corrispondenza delle azioni

di calcolo definite in 4.0.1. non si raggiunga lo stato limite in esame.

Si dovrà garantire che il meccanismo risultante dai calcoli possa venir raggiunto sia verificando

che nelle zone plasticizzate le giunzioni abbiano una duttilità sufficiente, sia premunendosi contro i

fenomeni di instabilità della struttura, degli elementi strutturali che la compongono e di parti di essi.

Il procedimento qui indicato non è consentito qualora i fenomeni di fatica divengano determinanti

ai fini del calcolo della struttura.

4.0.4. Stati limiti di esercizio

Per gli stati limite di esercizio si prenderanno in esame le combinazioni rare, frequenti e quasi

γg γq

permanenti con = = 1,0, e applicando ai valori caratteristici delle azioni variabili adeguati

ψ0, ψ1, ψ2

coefficienti riduttivi indicati al punto 7 della Parte Generale.

4.1. Materiale base

4.1.1. Stati monoassiali

4.1.1.1. Resistenza di calcolo fd a trazione o compressione per acciaio laminato

Per le verifiche agli stati limite ultimi di cui al punto 4.0.3. si assumono, per gli acciai aventi le

caratteristiche meccaniche indicate al punto 2.1.1., i valori della resistenza di calcolo fd riportati nel

prospetto 5-II. Prospetto 5-II

Materiale fd [N/mm²] fd [N/mm²]

t 40 t > 40

Fe 360 235 210

Fe 430 275 250

Fe 510 355 315

t = spessore [in mm]

4.1.1.2. Resistenza di calcolo f(d) a trazione e compressione per pezzi di acciaio fuso UNI 3158

(dicembre 1977) Prospetto 6-II

Materiale fd [N/mm²]

t 40

Fe G 400 180

Fe G 450 225

Fe G 520 255

t = spessore [in mm]

4.1.2. Stati pluriassali σ

Per gli stati piani, i soli per i quali si possono dare valide indicazioni, si deve verificare che risulti

id fd essendo nel riferimento generico:

σ = ± σ + σ − σ σ + τ 2

2 2 3

id x y x y xy

e nel riferimento principale: σ = ± σ + σ − σ σ

12 2

id 2 1 2

σid

in particolare per = 0 (per esempio nella sollecitazione di flessione accompagnata da taglio):

σ = ± σ + τ 2

2 3

id x xy

e nel caso di tensione tangenziale pura: σ = ±

τ 3

id

4.1.3. Costanti elastiche

Per tutti gli acciai considerati si assumono i seguenti valori delle costanti elastiche:

 modulo di elasticità normale E = 206000 N/mm²

 modulo di elasticità tangenziale G = 78400 N/mm².

4.2. Unioni con bulloni σb τb

Le resistenze di calcolo dei bulloni sono riportate nel prospetto 7-II. e rappresentano i valori

medi delle tensioni nella sezione.

La tensione di trazione per i bulloni deve essere valutata mettendo in conto anche gli effetti leva e

le eventuali flessioni parassite. Ove non si proceda alle valutazioni dell'effetto leva e di eventuali

σb

flessioni parassite, le tensioni di trazione devono essere incrementate del 25%.

PROSPETTO 7-II

Stato di tensione

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

--- Classe f f f f f

t y k,N d,N d,V

vite [N/mm²] [N/mm²] [N/mm2] [N/mm²] [N/mm²]

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

--- 4,6 400 240 240 240 170

5,6 500 300 300 300 212

6,8 600 480 360 360 255

8,8 800 640 560 560 396

10,9 1000 900 700 700 495

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

---

f = è assunto pari al minore dei due valori f = 0,7f (f = 0,6 f per viti di classe 6.8)

k,N k,N t k,N t

f = f essendo f ed f le tensioni di rottura e di snervamentó secondo UNI 3740

k,N y t y

f = f =resistenza di calcolo a trazione

d,N k,N

f = f / =√2 = resistenza di calcolo a taglio

d,V k,N

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

--- σb τb

Ai fini del calcolo della la sezione resistente è quella della vite; ai fini del calcolo della la

sezione resistente è quella della vite o quella totale del gambo a seconda che il piano di taglio

interessi o non interessi la parte filettata. Nel caso di presenza contemporanea di sforzi normali e di

taglio deve risultare: 2 2

   

τ σ

+ ≤

   

b b 1

f f

   

d ,

V d , N

σrif,

La pressione sul contorno del foro alla proiezione diametrale della superficie cilindrica del

chiodo e del bullone, deve risultare: σ ≤ α f

rif d

essendo:

α = a/d e comunque da assumersi non superiore a 2,5;

fd la resistenza di calcolo del materiale costituente gli elementi del giunto (vedi 4.1.1.1);

a e d definiti limitati al punto 7.2.4.

I bulloni di ogni classe devono essere convenientemente serrati.

4.3. Unioni a taglio con chiodi

Per i chiodi di cui al punto 2.7., si possono assumere per le resistenze di calcolo i valori riportati

nel prospetto 8-II. Prospetto 8-II

[ ] [ ]

2 2

f N / mm f N / mm

d, V d, N

180 75

Di regola i chiodi non devono essere sollecitati a sforzi di trazione.

Nel caso di combinazione di taglio e trazione, si dovrà verificare che risulti:

2 2

   

τ σ

+ ≤

   

b b 1

f f

   

d ,

V d , N

Per la pressione di rifollamento vale quanto indicato per i bulloni.

4.4. Unioni ad attrito con bulloni

La forza Ff trasmissibile per attrito da ciascun bullone per ogni piano di contatto tra gli elementi da

collegare, è espressa dalla relazione: 1

= µ

F N

f b

v f

in cui è da porre:

vf coefficiente di sicurezza contro lo slittamento, da assumersi pari a: 1,25 per le verifiche in

corrispondenza degli stati limite di esercizio (sempre obbligatorie); 1,00 per le verifiche in

corrispondenza degli stati limite ultimi (quando questo tipo di verifica è esplicitamente richiesto nelle

prescrizioni di progetto);

µ coefficiente di attrito da assumersi pari a:

0,45 per superfici trattate come indicato al punto 7.10.2.;

0,30 per superfici non particolarmente trattate, e comunque nelle giunzioni effettuate in opera;

Nb forza di trazione nel gambo della vite.

La pressione convenzionale sulle pareti dei fori non deve superare il valore di 2,5 fd.

In un giunto per attrito i bulloni ad alta resistenza possono trasmettere anche una forza assiale di

trazione N. In questo caso, sempreché non concorrano flessioni parassite apprezzabili nel bullone, il

valore della forza ancora trasmissibile dal bullone per attrito si riduce a:

 N

= −

 

F F 1

 

f , red f N b

La forza N nel bullone non può in nessun caso superare il valore 0,8 Nb.

I bulloni di ciascuna classe debbono in ogni caso essere serrati con coppia tale da provocare una

forza di trazione Nb nel gambo della vite pari a: =

N 0 ,

8 f A

b y res

essendo Ares l'area della sezione resistente della vite e fd,N la resistenza di calcolo a trazione, su

vite (prospetto 7-II), valutate secondo UNI EN 20898/1 (dicembre 1991).

4.5. Unioni saldate

4.5.1. Giunti testa a testa od a T a completa penetrazione

Per il calcolo delle tensioni derivanti da trazioni o compressioni normali all'asse della saldatura o

da azioni di taglio, deve essere considerata come sezione resistente la sezione longitudinale della

saldatura stessa; agli effetti del calcolo essa avrà lunghezza pari a quella intera della saldatura e

larghezza pari al minore dei due spessori collegati, misurato in vicinanza della saldatura per i giunti di

testa e allo spessore dell'elemento completamente penetrato nel caso di giunti a T (vedere figura 1-II).

Per il calcolo delle tensioni derivanti da trazioni o compressioni parallele all'asse della saldatura,

deve essere considerata come sezione resistente quella del pezzo saldato ricavata normalmente

all'asse predetto (cioè quella del materiale base più il materiale d'apporto).

Per trazioni o compressioni normali all'asse del cordone la tensione nella saldatura non deve

superare 0,85 fd per giunti testa a testa di II classe ed fd per gli altri giunti.

Per sollecitazioni composte deve risultare: {

σ = σ + σ − σ σ + τ ≤

2 f ( I classe)

2 2

3 d

⊥ ⊥

id || || 0 , 85 f ( II classe)

d

dove:

σ⊥ è la tensione di trazione o compressione normale alla sezione longitudinale della saldatura

σ|| è la tensione di trazione o compressione parallela all'asse della saldatura;

τ è la tensione tangenziale nella sezione longitudinale della saldatura.

4.5.2. Giunti a cordoni d'angolo

Si assume come sezione resistente la sezione di gola del cordone, cui si attribuisce larghezza pari

all'altezza "a" del triangolo isoscele iscritto nella sezione trasversale del cordone e l'intera lunghezza

"l" del cordone stesso, a meno che questo non abbia estremità difettose (fig. 2-II).

Della tensione totale agente sulla sezione di gola, ribaltata su uno dei piani d'attacco, si

σ⊥ τ⊥ τ||

considerano le componenti: normale (trasversale) o tangenziale (trasversale) e (parallela).

Per la verifica, i valori assoluti delle predette componenti dovranno soddisfare le limitazioni:

{

τ + σ + τ ≤

2 0 , 85 f ( Per acciaio fe 360)

2 d

⊥ ⊥ || 0 , 70 f ( P eracciaiofe 430 ed fe 510)

d

{

τ + σ ≤ 0 , 85 f ( Per acciaio fe 360)

|| | | | d

⊥ ⊥ 0 , 70 f ( P eracciaiofe 430 ed fe 510)

d

con ovvie semplificazioni quando due soltanto o una sola delle componenti siano diverse da zero.

σ||

Si ritengono non influenti sul dimensionamento eventuali tensioni normali sulla sezione

trasversale del cordone (fig. 2-II).

4.6. Unioni per contatto

E' ammesso l'impiego di unioni per contatto nel caso di membrature semplicemente compresse,

purché, con adeguata lavorazione meccanica, venga assicurato il combaciamento delle superfici del

giunto.

La tensione di compressione deve risultare minore o uguale a fd.

In corrispondenza dei giunti ai piani intermedi o delle piastre di base, le colonne degli edifici

possono essere collegate per contatto. In ogni caso debbono essere sempre previsti collegamenti

chiodati, bullonati o saldati in grado di assicurare una corretta posizione mutua tra le parti da

collegare. Le unioni per contatto non debbono distare dagli orizzontamenti di piano più di 1/5

dell'interpiano.

Per le altre membrature compresse, i collegamenti debbono non solo assicurare una corretta

posizione delle parti da collegare, ma essere anche dimensionati in modo da poter sopportare il 50%

delle azioni di calcolo.

In ogni caso i collegamenti di cui sopra devono essere proporzionati in modo da sopportare ogni

eventuale azione di trazione che si determini sovrapponendo agli effetti delle azioni laterali sulla

struttura il 75% degli sforzi di compressione dovuti ai soli carichi permanenti.

4.7. Apparecchi di appoggio fissi o scorrevoli

Tutti gli elementi degli apparecchi di appoggio, in particolare le piastre, devono essere

proporzionati per gli sforzi, normali, di flessione e taglio, cui sono sottoposti.

Se l'apparecchio di appoggio deve consentire le dilatazioni termiche, nel relativo calcolo si

assumerà il coefficiente di dilatazione lineare

α -6 o -1

= 12 • 10 C

Le parti degli apparecchi di appoggio che trasmettono pressioni localizzate per contatto saranno

eseguite con acciaio fuso tipo Fe G 520 UNI 3158 (dicembre 1977) o fucinato, oppure mediante

saldatura di elementi laminati di acciaio.

Le pressioni di contatto, calcolate a mezzo delle formule di Hertz, devono risultare:

σl ≤

- per contatto lineare: 4 fd

σp ≤

- per contatto puntuale: 5,5 fd

Nel caso in cui la localizzazione della reazione d'appoggio venga ottenuta mediante piastre piane

la pressione media di contatto superficiale deve risultare:

σ ≤ 1

,

35 f

s d

4.8. Indebolimento delle sezioni

4.8.1. Unioni a taglio con chiodi o con bulloni

Per le verifiche di resistenza il calcolo delle tensioni di trazione si effettua con riferimento all'area

netta, detratta cioè l'area dei fori. L'area netta è quella minima corrispondente o alla sezione retta o al

profilo spezzato.

La verifica a flessione delle travi sarà effettuata in generale tenendo conto del momento d'inerzia

della sezione con la detrazione degli eventuali fori. Il calcolo di norma sarà eseguito deducendo dal

momento di inerzia della sezione lorda il momento d'inerzia delle aree dei fori rispetto all'asse

baricentrico della stessa sezione lorda.

Per le verifiche di stabilità di cui al successivo punto 5 e per la determinazione di qualunque

parametro dipendente dalla deformabilità, si devono considerare, invece, le sezioni lorde, senza

alcuna detrazione dei fori per i collegamenti.

4.8.2. Unioni ad attrito

La detrazione dei fori dalla sezione deve essere effettuata solo se il giunto è sollecitato a trazione.

La verifica della sezione indebolita si effettua per un carico pari al 60% di quello trasmesso per attrito

dai bulloni che hanno l'asse nella sezione stessa, oltre al carico totale trasmesso dai bulloni che

precedono.

4.8.3. Verifica dei profilati particolari

I profilati ad L o a T collegati su un'ala o a U collegati sull'anima, potranno essere verificati

tenendo conto dell'effetto di ridistribuzione plastica delle tensioni dovute alla eventuale eccentricità

del collegamento. Ciò può essere fatto assumendo come sezione resistente a trazione una adeguata

aliquota della sezione trasversale netta.

4.9. Norme particolari per elementi inflessi

Le frecce degli elementi delle strutture edilizie devono essere contenute quanto è necessario

perché non derivino danni alle opere complementari in genere ed in particolare alle murature di

tamponamento e ai relativi intonaci.

Ai fini del calcolo si assumono le combinazioni rare per gli stati limite di servizio; in tali

combinazioni i valori delle azioni della neve e delle pressioni del vento possono essere ridotti al 70%.

Indicativamente la freccia y, in rapporto alla luce l, deve rispettare almeno i limiti seguenti:

 ≤

per le travi di solai, per il solo sovraccarico, y/l 1/400;

 per le travi caricate direttamente da muri o da pilastri o anche, in assenza di provvedimenti

cautelativi particolari, da tramezzi, per il carico permanente ed il sovraccarico, y/l 1/500;

 per gli arcarecci o gli elementi inflessi dell'orditura minuta delle coperture, per il carico

permanente ed il sovraccarico, y/l 1/200.

Per gli sbalzi i limiti precedenti possono essere riferiti a una lunghezza l pari a due volte la

lunghezza dello sbalzo stesso.

Ove l'entità delle deformazioni lo richieda, dovranno essere previste controfrecce adeguate. Le

frecce teoriche orizzontali degli edifici multipiani alti, dovute all'azione statica del vento, non devono

essere maggiori di 1/500 dell'altezza totale dell'edificio.

Le travi a sostegno di murature di tamponamento in strutture intelaiate possono calcolarsi

ammettendo che il muro, comportandosi ad arco, si scarichi in parte direttamente sugli appoggi.

Le travi suddette sono così soggette a flessione, per effetto del carico della parte di muro

sottostante all'intradosso dell'arco, ed a trazione, per effetto della spinta dell'arco stesso.

In via di approssimazione si può ritenere che l'arco abbia freccia pari a 1/2 della luce.

4.10. Fenomeni di fatica

Si deve tener conto dei fenomeni di fatica per le strutture o gli elementi che si prevedono soggetti

nel corso della loro vita ad un numero di cicli di sollecitazione maggiore di 104.

In tale caso la verifica di resistenza deve essere effettuata negli stati limite di esercizio, adottando

ammissibile adeguato; a tale riguardo si possono adottare le prescrizioni indicate dalle CNR

Ds

10011/86 "Costruzioni di acciaio. Istruzioni per il calcolo, l'esecuzione, il collaudo e la manutenzione",

oppure altri criteri fondati su risultati sperimentali di sicura validità.

5. NORME DI CALCOLO: VERIFICA DI STABILITA.

5.0. Generalità

Oltre alle verifiche di resistenza previste dal precedente punto 4, che in nessun caso potranno

essere omesse, devono essere eseguite le verifiche necessarie ad accertare la sicurezza della

costruzione, o delle singole membrature, nei confronti di possibili fenomeni di instabilità.

Le verifiche verranno condotte tenendo conto degli eventuali effetti dinamici, ma senza

considerare le riduzioni delle tensioni ammissibili ai fenomeni di fatica.

La determinazione delle tensioni in corrispondenza delle quali possono insorgere eventuali

fenomeni di instabilità, sarà condotta o adottando i metodi di calcolo indicati dalle norme CNR

10011/86, oppure altri metodi fondati su ipotesi teoriche e risultati sperimentali chiaramente

comprovati.

5.1. Aste compresse βl

Si definisce lunghezza d'inflessione la lunghezza l0 = da sostituire nel calcolo alla lunghezza l

β

dell'asta quale risulta nello schema strutturale. Il coefficiente deve essere valutato tenendo conto

delle effettive condizioni di vincolo dell'asta nel piano di flessione considerato.

5.1.1. Coefficiente di vincolo

Nelle condizioni di vincolo elementari, per la flessione nel piano considerato, si assumono i valori

seguenti:

β = 1,0 se i vincoli dell'asta possono assimilarsi a cerniere;

β = 0,7 se i vincoli possono assimilarsi ad incastri;

β = 0,8 se un vincolo è assimilabile all'incastro ed uno alla cerniera;

β = 2,0 se l'asta è vincolata ad un solo estremo con incastro perfetto; in tal caso l è la distanza tra

la sezione incastrata e quella di applicazione del carico.

5.1.2. Aste di strutture particolari

Per le aste facenti parti di strutture reticolari si adottano i seguenti criteri:

 aste di corrente di travi reticolari piane. Per valutare la lunghezza d'inflessione nel piano della

β

travatura si pone, = 1, per la lunghezza d'inflessione nel piano normale a quello della travatura, si

β

assume ancora = 1 se esistono alle estremità dell'asta ritegni trasversali adeguatamente rigidi; per

ritegni elasticamente cedevoli, si dovrà effettuare una verifica apposita;

 aste di parete. Per la lunghezza d'inflessione nel piano della parete, si assumerà:

l

β = red

l

comunque non minore di 0,8, essendo lred la distanza tra i baricentri delle bullonature, delle

chiodature o delle saldature di attacco alle estremità.

Se, all'incrocio tra un'asta compressa e una tesa, l'attacco tra le due aste ha una resistenza non

minore di 1/5 di quella dell'attacco di estremità dell'asta compressa, il punto di incrocio potrà

considerarsi impedito di spostarsi nel piano della parete; in ogni caso però la lunghezza da

considerare non dovrà essere minore di l0 = 0,5 l. Per l'inflessione nel piano normale a quello della

parete i coefficienti vanno determinati mediante metodi di calcolo che tengono conto delle azioni

b

presenti nella coppia di aste. In favore di sicurezza si possono assumere quelli indicati al punto 5.1.1.

5.1.3. Colonne

Per le colonne dei fabbricati, provviste di ritegni trasversali rigidi in corrispondenza dei piani, tali

β

cioè da impedire gli spostamenti orizzontali dei nodi, si assume = 1.

Per il tronco più basso la lunghezza l deve essere valutata a partire dalla piastra di appoggio.

L'eventuale presenza di pannelli a tutt'altezza sufficientemente rigidi e robusti potrà essere

considerata nella determinazione della lunghezza d'inflessione delle colonne di fabbricati civili ed

industriali, qualora si provveda a rendere solidali tra loro i pannelli e le colonne.

5.1.4. Snellezza λ

Si definisce snellezza di un'asta prismatica in un suo piano principale di inerzia, il rapporto = l0/i

dove:

l0 è la lunghezza di inflessione nel piano principale considerato, dipendente, come specificato

nel punto 5.1., dalle modalità di vincolo alle estremità dell'asta;

i è il raggio d'inerzia della sezione trasversale, giacente nello stesso piano principale in cui si

valuta l0.

La snellezza non deve superare il valore 200 per le membrature principali e 250 per quelle

secondarie; in presenza di azioni dinamiche rilevanti i suddetti valori vengono limitati rispettivamente

a 150 e a 200.

5.1.5. Verifica

La verifica di sicurezza di un'asta si effettuerà nell'ipotesi che la sezione trasversale sia

uniformemente compressa.

Dovrà essere: σ ≤ σ c

dove: N

σ = c

c A

è la tensione critica corrispondente alla forza Nc, che provoca il collasso elastoplastico per

inflessione dell'asta nel piano che si considera;

N

σ = A

è la tensione assiale di compressione media nella sezione della membratura corrispondente al

carico assiale N di calcolo;

5.1.6. Coefficiente di maggiorazione della forza assiale

In conformità a quanto disposto al punto 5.1.5., la verifica di sicurezza di un'asta compressa potrà

effettuarsi nella ipotesi che la sezione trasversale sia compressa da una forza N maggiorata del

ϖ

coefficiente = fy/σc.

Dovrà cioè essere: ωN ≤ f d

A

ϖ,

I coefficienti dipendenti dal tipo di sezione oltreché dal tipo di acciaio dell'asta, si desumono da

appositi diagrammi o tabellazioni; si possono adottare a tale riguardo le indicazioni della norma CNR

10011/86, oppure altre prescrizioni, fondate su ipotesi teoriche e risultati sperimentali chiaramente

comprovati.

5.1.7. Rapporti di larghezza-spessore degli elementi di parete sottile delle aste compresse

Per evitare fenomeni locali d'imbozzamento, dovranno essere opportunamente limitati i rapporti

larghezza-spessore degli elementi in parete sottile di aste compresse, in funzione della forma chiusa

o aperta della sezione trasversale, della presenza o meno di irrigidimenti lungo i bordi delle pareti e

del tipo di acciaio impiegato.

Per le sezioni aperte dotate di pareti sottili con bordi egualmente o diversamente irrigiditi, dovrà

essere inoltre controllata l'efficacia degli irrigidimenti in relazione ai rapporti larghezza-spessore

adottati.

5.2. Travi inflesse a parete piena

5.2.1. Stabilità all'imbozzamento delle parti compresse di travi inflesse

Quando non si proceda ad un preciso calcolo specifico, le dimensioni delle parti sottili

uniformemente compresse devono soddisfare le limitazioni valide per analoghe parti di aste

compresse, come indicato al punto 5.1.7.

5.2.2. Stabilità laterale delle travi inflesse (sicurezza allo svergolamento)

Per la verifica di una trave inflessa deve risultare:

σ ≤ σ c

essendo:

σ la massima tensione al lembo compresso, M

σ = c

c W

con Mc momento massimo calcolato per la condizione critica di carico, tenuto conto del

comportamento elastoplastico della sezione e W modulo di resistenza relativo al lembo compresso.

5.3. Aste pressoinflesse

Nel caso di aste soggette ad azioni assiali di compressione N e a momento flettente M, bisognerà

tener conto della induzione della capacità portante dell'asta a compressione a causa degli effetti

flettenti. Tale valutazione sarà fatta mediante formule di interazione basate su metodi di calcolo o

sperimentali comprovati. Se il momento flettente varia lungo l'asta, la verifica potrà effettuarsi

introducendo nella formula il momento flettente, costante lungo l'asta, equivalente ai fini della verifica

di stabilità.

5.4. Archi

Le strutture ad arco devono essere progettate con appropriati metodi analitici; la stabilità globale

deve essere garantita con un rapporto tra i carichi corrispondenti alle predette instabilità ed i carichi

corrispondenti alla condizione di calcolo per le verifiche agli stati limite ultimi non minore di 1,6.

5.5. Telai

Nelle strutture intelaiate la stabilità delle singole membrature deve essere verificata in conformità

a quanto indicato nei punti 5.1., 5.2. e 5.3., tenendo ben presenti le condizioni di vincolo e di

sollecitazione.

5.5.1. Telai a nodi fissi

Nei telai in cui la stabilità laterale è assicurata dal contrasto di controventamenti adeguati, la

lunghezza di inflessione dei piedritti, in mancanza di un'analisi rigorosa, sarà assunta pari alla loro

altezza.

5.5.2. Telai a nodi spostabili

a) Telai monopiano.

Se la stabilità laterale è affidata unicamente alla rigidezza flessionale dei piedritti e dei traversi,

rigidamente connessi fra loro, la lunghezza di inflessione delle membrature va determinata mediante

apposito esame. La lunghezza di inflessione dei ritti sarà assunta comunque non minore della loro

altezza qualora siano incastrati al piede, e al doppio della loro altezza se incernierati alla base.

b) Telai multipiano.

La stabilità globale deve essere garantita con un rapporto tra i carichi corrispondenti alla predetta

instabilità ed i carichi corrispondenti alla condizione di calcolo per le verifiche agli stati limite ultimi non

minore di 1,6.

La stabilità globale può essere saggiata indirettamente controllando che la struttura sia capace di

sopportare l'azione delle forze orizzontali pari a 1/80 dei carichi permanenti e sovraccarichi supposte

agenti contemporaneamente ai massimi carichi di progetto, per le verifiche agli stati limite ultimi,

vento escluso.

La freccia orizzontale corrispondente deve essere minore di 1/330 della altezza totale del telaio.

5.6. Stabilità dell'anima di elementi strutturali a parete piena

5.6.1. Verifica all'imbozzamento

I pannelli d'anima di elementi strutturali a parete piena devono essere verificati all'imbozzamento

e, localmente, in corrispondenza di eventuali carichi concentrati applicati fra gli irrigidimenti.

In particolare, nelle verifiche all'imbozzamento, dovrà essere:

σ ≤ σ

id c

dove:

σc è la tensione normale critica di confronto corrispondente alla condizione di carico assegnata;

σid è la tensione normale ideale equivalente valutata con riferimento alla massima tensione

normale di compressione e ad una tensione tangenziale media.

Laddove esistano adeguate riserve di resistenza in fase post-critica, si potrà tenerne conto

σc.

aumentando giustificatamente il valore della tensione normale di confronto

5.6.2. Controllo degli irrigidimenti

La verifica di cui al punto 5.6.1. deve essere integrata da un controllo degli irrigidimenti trasversali

e longitudinali dell'anima al fine di garantire l'efficienza statica dell'insieme.

Gli irrigidimenti verticali in corrispondenza degli appoggi e dei carichi concentrati in genere devono

essere verificati al carico di punta per l'intera azione localizzata.

6. VERIFICHE MEDIANTE PROVE SU STRUTTURE CAMPIONE E SU

MODELLI

6.1. Prove su strutture o elementi campione

Nel caso che la verifica sia riferita ad esperienze dirette su struttura campione da effettuare sotto il

controllo di un Laboratorio Ufficiale, su un adeguato numero di elementi, tale da consentire una

convincente elaborazione statistica dei risultati, e nei quali siano fedelmente riprodotte le condizioni di

carico e di vincolo, il minimo valore del coefficiente di sicurezza delle azioni di progetto agli stati limite

ultimi rispetto alla resistenza sperimentale a rottura non deve essere inferiore a 1,33, mentre il valore

medio del coefficiente di sicurezza non deve essere inferiore a 1,53. Detti coefficienti devono essere

opportunamente incrementati nel caso di azioni ripetute, a meno che l'effettiva storia di carico non

venga riprodotta nelle prove. Ove siano da temere fenomeni di instabilità globale e locale, ovvero

rotture senza preavviso, i coefficienti di sicurezza devono essere opportunamente maggiorati.

6.2. Prove su modelli

Per strutture di particolare complessità, le ipotesi a base del calcolo potranno essere guidate dai

risultati di prove su modelli.

7. REGOLE PRATICHE DI PROGETTAZIONE ED ESECUZIONE

7.1. Composizione degli elementi strutturali

7.1.1. Spessori limite

E' vietato l'uso di profilati con spessore t < 4 mm. Una deroga a tale norma, fino ad uno spessore t

= 3 mm, è consentita per opere sicuramente protette contro la corrosione, quali per esempio tubi

chiusi alle estremità e profilati zincati, od opere non esposte agli agenti atmosferici.

Le limitazioni di cui sopra non riguardano ovviamente elementi di lamiera grecata e profili

sagomati a freddo in genere per i quali occorre fare riferimento ad altre prescrizioni costruttive e di

calcolo.

7.1.2. Impiego di ferri piatti

L'impiego di piatti o larghi piatti, in luogo di lamiere, per anime e relativi coprigiunti delle travi a

parete piena, e in genere per gli elementi in lastra soggetti a stati di tensione biassiali appartenenti a

membrature aventi funzione statica non secondaria, è ammesso solo se i requisiti di accettazione

prescritti per il materiale (in particolare quelli relativi alle prove di piegamento a freddo e resilienza)

siano verificati anche nella direzione normale a quella di laminazione.

7.1.3. Variazione di sezione

Le eventuali variazioni di sezione di una stessa membratura devono essere il più possibile

graduali, soprattutto in presenza di fenomeni di fatica. Di regola sono da evitarsi le pieghe brusche.

In ogni caso si dovrà tener conto degli effetti dell'eccentricità.

Nelle lamiere o piatti appartenenti a membrature principali e nelle piastre di attacco le

concentrazioni di sforzo in corrispondenza di angoli vivi rientranti debbono essere evitate mediante

raccordi i cui raggi saranno indicati nei disegni di progetto.

7.1.4. Giunti di tipo misto

In uno stesso giunto è vietato l'impiego di differenti metodi di collegamento di forza (ad esempio

saldatura e bullonatura o chiodatura), a meno che uno solo di essi sia in grado di sopportare l'intero

sforzo.

7.2. Unioni chiodate

7.2.1. Chiodi e fori normali

I chiodi da impiegarsi si suddividono nelle categorie appresso elencate, ciascuna con l'indicazione

della UNI cui devono corrispondere:

 chiodi a testa tonda stretta, secondo UNI 136 (marzo 1931);

 chiodi a testa svasata piana, secondo UNI 139 (marzo 1931);

 chiodi a testa svasata con calotta, secondo UNI 140 (marzo 1931).

I fori devono corrispondere alla UNI 141 (marzo 1931).

7.2.2. Diamanti normali

Di regola si devono impiegare chiodi dei seguenti diametri nominali:

=

d 10, 13, 16, 19, 22, 25 mm

e, ordinatamente, fori dei diametri:

d = 10,5, 14, 17, 20, 23, 26 mm.

1

Nei disegni si devono contraddistinguere con opportune convenzioni i chiodi dei vari diametri. Nei

calcoli si assume il diametro d1 tanto per verifica di resistenza della chiodatura, quanto per valutare

l'indebolimento degli elementi chiodati.

7.2.3. Scelta dei chiodi in relazione agli spessori da unire

In relazione allo spessore complessivo t da chiodare si impiegano:

 ≤

chiodi a testa tonda ed a testa svasata piana, per t/d 4,5;

 ≤

chiodi a testa svasata con calotta, per 4,5 < t/d 6,5.

7.2.4. Interasse dei chiodi e distanza dai margini

In rapporto al diametro d dei chiodi, ovvero al più piccolo t1 tra gli spessori collegati dai chiodi,

devono essere soddisfatte le limitazioni seguenti:

 per le file prossime ai bordi: ≥ ≥

10 p / d 3

≥ ≥

3 a / d 1,5

≥ ≥

3 a / d 1,5

1 15 per gli elementi compressi

p / t 1 25 per gli elementi tesi

a / t 1 ≤ 6 (≤ 9 se il margine è irrigidito)

a / t

1 1

dove:

p è la distanza tra centro e centro di chiodi contigui;

a è la distanza dal centro di un chiodo al margine degli elementi da collegare ad esso più vicino

nella direzione dello sforzo;

a1 è la distanza come la precedente a, ma ortogonale alla direzione dello sforzo;

t1 è il minore degli spessori degli elementi collegati.

Quando si tratti di opere non esposte alle intemperie, le ultime due limitazioni possono essere

sostituite dalle seguenti: a / t 1 ≤ 12

a / t

1 1

Deroghe eventuali alle prescrizioni di cui al presente punto 7.2.4. debbono essere comprovate da

adeguate giustificazioni teoriche e sperimentali.

7.3. Unioni con bulloni normali

7.3.1. Bulloni

La lunghezza del tratto non filettato del gambo del bullone deve essere in generale maggiore di

quella della parti da serrare e si deve sempre far uso di rosette. E' tollerato tuttavia che non più di

mezza spira del filetto rimanga compresa nel foro. Qualora resti compreso nel foro un tratto filettato

se ne dovrà tenere adeguato conto nelle verifiche di resistenza.

In presenza di vibrazioni o inversioni di sforzo, si devono impiegare controdadi oppure rosette

elastiche, tali da impedire l'allentamento del dado. Per bulloni con viti 8.8 e 10.9 è sufficiente

l'adeguato serraggio.

7.3.2. Diametri normali

Di regola si devono impiegare bulloni dei seguenti diametri:

d = 12, 14, 16, 18, 20, 22, 24, 27 mm.

I fori devono avere diametro uguale a quello del bullone maggiorato di 1 mm fino al diametro 20

mm e di 1,5 mm oltre il diametro 20 mm, quando è ammissibile un assestamento sotto carico del

giunto.

Quando tale assestamento non è ammesso, il giuoco complessivo tra diametro del bullone e

diametro del foro non dovrà superare 0,3 mm, ivi comprese le tolleranze.

Nei disegni si devono contraddistinguere con opportune convenzioni i bulloni dei vari diametri e

devono essere precisati i giuochi foro bullone.

7.3.3. Interesse dei bulloni e distanza dai margini

Vale quanto specificato al punto 7.2.4.

7.4. Unioni ad attrito

7.4.1. Bulloni

Nelle unioni ad attrito si impiegano bulloni ad alta resistenza di cui al punto 2.6.

Il gambo può essere filettato per tutta la lunghezza.

Le rosette, disposte una sotto il dado e una sotto la testa, devono avere uno smusso a 45° in un

orlo interno ed identico smusso sul corrispondente orlo esterno. Nel montaggio lo smusso deve

essere rivolto verso la testa della vite o verso il dado. I bulloni, i dadi e le rosette devono portare, in

rilievo impresso, il marchio di fabbrica e la classificazione secondo la citata UNI 3740.

7.4.2. Diametri normali

Di regola si devono impiegare bulloni dei seguenti diametri:

d = 12, 14, 16, 18, 20, 22, 24, 27 mm e fori di diametro pari a quello del bullone maggiorato di 1,5

mm fino al diametro 24 mm e di 2 mm per il diametro 27 mm. Nei disegni devono essere distinti con

opportune convenzioni i bulloni dei vari diametri.

7.4.3. Interasse dei bulloni e distanza dai margini

Vale quanto specificato al punto 7.2.4.

7.5. Unioni saldate

A tutti gli elementi strutturali saldati devono essere applicate le prescrizioni di cui al punto 7.1.3.

Per gli attacchi d'estremità di aste sollecitate da forza normale, realizzati soltanto con cordoni

d'angolo paralleli all'asse di sollecitazione, la lunghezza minima dei cordoni stessi deve essere pari a

15 volte lo spessore.

L'impiego di saldature entro fori o intagli deve essere considerato eccezionale: qualora detti fori o

intagli debbano essere usati, il loro contorno non dovrà presentare punti angolosi, né raggi di

curvatura minori di metà della dimensione minima dell'intaglio.

I giunti testa a testa di maggior importanza appartenenti a membrature tese esposte a

temperature minori di 0 °C devono essere previsti con saldatura di I classe (punto 2.4.3.).

La saldatura a tratti non è ammessa che per cordoni d'angolo.

Nei giunti a croce o a T a completa penetrazione dovrà essere previsto un graduale allargamento

della saldatura (vedere figura 3-II), la cui larghezza dovrà essere almeno pari a 1,3 volte lo spessore t

in corrispondenza della lamiera su cui viene a intestarsi.

7.6. Travi a parete piena e reticolari

7.6.1. Travi chiodate

Nel proporzionamento delle chiodature che uniscono all'anima i cantonali del corrente caricato, si

deve tener conto del contributo di sollecitazione di eventuali carichi direttamente applicati al corrente

stesso. Se tali carichi sono concentrati ed il corrente è sprovvisto di piattabande, si provvederà a

diffonderli con piastra di ripartizione.

Le interruzioni degli elementi costituenti le travi devono essere convenientemente distanziate e

singolarmente provviste di coprigiunto. La coincidenza trasversale di più interruzioni non è ammessa

neanche per coprigiunto adeguato alla sezione interrotta, eccettuato il caso di giunti di montaggio. I

coprigiunti destinati a ricostituire l'intera sezione dell'anima devono estendersi all'intera altezza di

essa.

Nelle travi con pacchetti di piattabande distribuite con il criterio di ottenere l'uniforme resistenza a

flessione, ciascuna piattabanda deve essere attaccata al pacchetto esternamente alla zona dove ne

è necessario il contributo; il prolungamento di ogni piattabanda oltre la sezione in cui il momento

flettente massimo eguaglia quello resistente, deve essere sufficiente per consentire la disposizione di

almeno due file di chiodi, la prima delle quali può essere disposta in corrispondenza della sezione

suddetta.

7.6.2. Travi saldate

Quando le piattabande sono più di una per ciascun corrente si potranno unire tra loro con cordoni

d'angolo laterali lungo i bordi, purché abbiano larghezza non maggiore di 30 volte lo spessore.

L'interruzione di ciascuna piattabanda deve avvenire esternamente alla zona dove ne è

necessario il contributo, prolungandosi per un tratto pari almeno alla metà della propria larghezza. In

corrispondenza della sezione terminale di ogni singolo tronco di piattabanda si deve eseguire un

cordone d'angolo di chiusura che abbia altezza di gola pari almeno alla metà dello spessore della

piattabanda stessa e sezione dissimmetrica col lato più lungo nella direzione della piattabanda.

Inoltre, in presenza di fenomeni di fatica, la piattabanda deve essere raccordata al cordone con

opportuna rastremazione.

7.6.3. Nervature dell'anima

Le nervature di irrigidimento dell'anima in corrispondenza degli appoggi della trave o delle sezioni

in cui sono applicati carichi concentrati devono essere, di regola, disposte simmetricamente rispetto

all'anima e verificate a carico di punta per l'intera azione localizzata. Potrà a tali effetti considerarsi

collaborante con l'irrigidimento una porzione d'anima di larghezza non superiore a 12 volte lo

spessore dell'anima, da entrambe le parti adiacenti alle nervature stesse.

Per la lunghezza d'inflessione dovrà assumersi un valore commisurato alle effettive condizioni di

vincolo dell'irrigidimento ed in ogni caso non inferiore ai 3/4 dell'altezza dell'anima.

I rapporti larghezza-spessore delle nervature di irrigidimento dell'anima devono soddisfare le

limitazioni previste al punto 5.1.7.

Le nervature di irrigidimento di travi composte saldate devono essere collegate alI'anima mediante

cordoni di saldatura sottili e, di regola, continui.

Nel caso si adottino cordoni discontinui, la lunghezza dei tratti non saldati dovrà essere inferiore a

12 volte lo spessore dell'anima, e, in ogni caso, a 25 cm; inoltre nelle travi soggette a fatica si

verificherà che la tensione longitudinale nell'anima non superi quella ammissibile a fatica per le

disposizioni corrispondenti.

7.6.4. Travi reticolari

Gli assi baricentrici delle aste devono di regola coincidere con gli assi dello schema reticolare; tale

avvertenza è particolarmente importante per le strutture sollecitate a fatica. La coincidenza predetta

per le aste di strutture chiodate o bullonate costituite da cantonali può essere osservata per gli assi di

chiodatura e bullonatura anziché per gli assi baricentrici.

Il baricentro della sezione resistente del collegamento ai nodi deve cadere, di regola, sull'asse

geometrico dell'asta. Ove tale condizione non sia conseguibile, dovrà essere considerato, nel calcolo

del collegamento, il momento dovuto all'eccentricità tra baricentro del collegamento e asse

baricentrico dell'asta.

Nei correnti a sezione variabile gli elementi, che via via si richiedono in aumento della sezione

resistente, devono avere lunghezza tale da essere pienamente efficienti là ove ne è necessario il

contributo.

7.7. Piastre od apparecchi di appoggio

7.7.1. Basi di colonne

Le piastre di appoggio e le relative eventuali costolature devono essere proporzionate in modo da

assicurare una ripartizione approssimativamente lineare della pressione sul cuscinetto sottostante.

I bulloni di ancoraggio devono essere collocati a conveniente distanza dalle superfici che limitano

lateralmente la fondazione. La lunghezza degli ancoraggi è quella prescritta al punto 5.3.3. della

Parte 1ª, quando non si faccia ricorso a traverse d'ancoraggio o dispositivi analoghi.

7.7.2. Appoggi metallici (fissi e scorrevoli)

Di regola, per gli appoggi scorrevoli, non sono da impiegare più di due rulli o segmenti di rullo; se i

rulli sono due occorrerà sovrapporre ad essi un bilanciere che assicuri l'equipartizione del carico. Il

movimento di traslazione dei rulli deve essere guidato in modo opportuno, dispositivi di arresto

devono essere previsti dove il caso lo richieda. Le parti degli apparecchi che trasmettono pressioni

per contatto possono essere di acciaio fuso, oppure ottenute per saldatura di laminati di acciaio. Le

superfici di contatto devono essere lavorate con macchina utensile.

7.7.3. Appoggi di gomma

Per questo tipo di appoggi valgono le istruzioni di cui alla norma CNR 10018/87 (Bollettino

Ufficiale C.N.R. - XXVI - n. 161 - 1992).

7.8. Marchiatura dei materiali

I materiali debbono essere identificabili mediante apposito contrassegno o marchiatura, specie per

quanto riguarda il tipo di acciaio impiegato.

7.9. Lavorazioni

Nelle lavorazioni debbono essere osservate tutte le prescrizioni indicate nel progetto.

7.10. Modalità esecutive per le unioni

7.10.1. Unioni chiodate

Le teste ottenute con la ribaditura devono risultare ben centrate sul fusto, ben nutrite alle loro basi,

prive di screpolature e ben combacianti con la superficie dei pezzi. Dovranno poi essere liberate dalle

bavature mediante scalpello curvo, senza intaccare i ferri chiodati.

Le teste di materiale diverso dall'acciaio Fe 360 ed Fe 430 UNI 7356 (dicembre 1974) porteranno

in rilievo in sommità, sopra una zona piana, un marchio caratterizzante la qualità del materiale.

Il controstampo dovrà essere piazzato in modo da lasciare sussistere detto marchio dopo la

ribaditura.

7.10.2. Unioni ad attrito

Le superfici di contatto al montaggio si devono presentare pulite, prive cioè di olio, vernice, scaglie

di laminazione, macchie di grasso.

La pulitura deve, di norma, essere eseguita con sabbiatura al metallo bianco; è ammessa la

semplice pulizia meccanica delle superfici a contatto per giunzioni montate in opera, purché vengano

completamente eliminati tutti i prodotti della corrosione e tutte le impurità della superficie metallica. Le

µ

giunzioni calcolate con = 0,45 debbono comunque essere sabbiate al metallo bianco.

I bulloni, i dadi e le rosette dovranno corrispondere a quanto prescritto al punto 7.4.1.

Nei giunti flangiati dovranno essere particolarmente curati la planarità ed il parallelismo delle

superfici di contatto.

Per il serraggio dei bulloni si devono usare chiavi dinamometriche a mano, con o senza

meccanismo limitatore della coppia applicata, o chiavi pneumatiche con limitatore della coppia

applicata; tutte peraltro devono essere tali da garantire una precisione non minore di ± 5%.

Il valore della coppia di serraggio, da applicare sul dado o sulla testa del bullone deve essere

quella indicata nel punto 4.4.

Per verificare l'efficienza dei giunti serrati, il controllo della coppia torcente applicata può essere

effettuato in uno dei seguenti modi:

a) si misura con chiave dinamometrica la coppia richiesta per far ruotare ulteriormente di 10° il

dado;

b) dopo aver marcato dado e bullone per identificare la loro posizione relativa, il dado deve essere

prima allentato con una rotazione almeno pari a 60° e poi riserrato, controllando se l'applicazione

della coppia prescritta riporta il dado nella posizione originale.

Se in un giunto anche un solo bullone non risponde alle prescrizioni circa il serraggio, tutti i bulloni

del giunto devono essere controllati.

7.10.3. Unioni saldate

Sia in officina sia in cantiere, le saldature da effettuare con elettrodi rivestiti devono essere

eseguite da saldatori che abbiano superato, per la relativa qualifica, le prove richieste dalla UNI 4634

(dicembre 1960).

Per le costruzioni tubolari si farà riferimento alla UNI 4633 (dicembre 1960) per i giunti di testa.

Le saldature da effettuare con altri procedimenti devono essere eseguite da operai

sufficientemente addestrati all'uso delle apparecchiature relative ed al rispetto delle condizioni

operative stabilite in sede di qualifica del procedimento.

I lembi, al momento della saldatura, devono essere regolari, lisci ed esenti da incrostazioni,

ruggine, scaglie, grassi, vernici, irregolarità locali ed umidità.

Il disallineamento dei lembi deve essere non maggiore di 1/8 dello spessore con un massimo di

1,5 mm; nel caso di saldatura manuale ripresa al vertice, si potrà tollerare un disallineamento di entità

doppia.

Nei giunti di testa ed in quelli a T a completa penetrazione effettuati con saldatura manuale, il

vertice della saldatura deve essere sempre asportato, per la profondità richiesta per raggiungere il

metallo perfettamente sano, a mezzo di scalpellatura, smerigliatura, od altro adeguato sistema, prima

di effettuare la seconda saldatura (nel caso di saldature effettuate dai due lati) o la ripresa.

Qualora ciò non sia assolutamente possibile, si deve fare ricorso alla preparazione a V con piatto

di sostegno che è, peraltro, sconsigliata nel caso di strutture sollecitate a fatica od alla saldatura

effettuata da saldatori speciali secondo la citata UNI 4634 o, nel caso di strutture tubolari, di classe

TT secondo la citata UNI 4633.

7.10.4. Unioni per contatto

Le superfici di contatto devono essere convenientemente piane ed ortogonali all'asse delle

membrature collegate.

Le membrature senza flange di estremità devono avere le superfici di contatto segate o, se

occorre, lavorate con la piallatrice, la fresatrice o la molatrice.

Per le membrature munite di flange di estremità si dovranno distinguere i seguenti casi:

a) per flange di spessore inferiore o uguale a 50 mm è sufficiente la spianatura alla pressa o con

sistema equivalente;

b) per flange di spessore compreso tra i 50 ed i 100 mm, quando non sia possibile una accurata

spianatura alla pressa, è necessario procedere alla piallatura o alla fresatura delle superfici di

appoggio;

c) per flange di spessore maggiore di 100 mm le superfici di contatto devono sempre essere

lavorate alla pialla o alla fresa.

Nel caso particolare delle piastre di base delle colonne si distingueranno i due casi seguenti:

a) per basi senza livellamento con malta occorre, sia per la piastra della colonna che per

l'eventuale contropiastra di fondazione, un accurato spianamento alla pressa e preferibilmente la

piallatura o la fresatura;

b) per basi livellate con malta non occorre lavorazione particolare delle piastre di base.

7.10.5. Prescrizioni particolari

Quando le superfici comprendenti lo spessore da bullonare per una giunzione di forza non

abbiano giacitura ortogonale agli assi dei fori, i bulloni devono essere piazzati con interposte rosette

cuneiformi, tali da garantire un assetto corretto della testa e del dado e da consentire un serraggio

normale.

7.11. Verniciatura e zincatura

Gli elementi delle strutture in acciaio, a meno che siano di comprovata resistenza alla corrosione,

dovranno essere idoneamente protetti tenendo conto del tipo di acciaio, della sua posizione nella

struttura e dell'ambiente nel quale è collocato. Devono essere particolarmente protetti gli elementi dei

giunti ad attrito, in modo da impedire qualsiasi infiltrazione all'interno del giunto. Il progettista

prescriverà il tipo e le modalità di applicazione della protezione, che potrà essere di pitturazione o di

zincatura a caldo. Gli elementi destinati ad essere incorporati in getti di conglomerato cementizio non

dovranno essere pitturati: potranno essere invece zincati a caldo.

7.12. Appoggio delle piastre di base

E' necessario curare che la piastra di base degli apparecchi di appoggio delle colonne appoggi per

tutta la sua superficie sulla sottostruttura attraverso un letto di malta.

Sezione III - EUROCODICE 3: ENV-1993-1-1: CRITERI E

PRESCRIZIONI

8. PRESCRIZIONI SPECIFICHE SU SINGOLI PUNTI DELLA NORMA UNI ENV

1993-1-1

L'uso della Norma UNI ENV 1993-1-1: Eurocodice 3 Progettazione delle strutture di acciaio Parte

1-1 Regole generali e regole per gli edifici, è ammesso purché vengano seguite le prescrizioni

sostitutive, integrative o soppressive riportate in questa Sezione.

Per facilità di riferimento è stata adottata qui di seguito la stessa numerazione della norma ENV

1993-1-1. Sono riportati quei punti nei quali sono state introdotte prescrizioni sostitutive, integrative o

soppressive.

Le appendici della norma UNI EN 1993-1-1 non hanno valore prescrittivo. I valori dei coefficienti

incasellati da adottare per le applicazioni di UNI ENV 1993-1-1 sono indicati nel Prospetto 8-1.

PROSPETTO 8-I VALORI

INCASELLATI

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

ψ

2.3.3.1. Fattore riduttivo 0,70

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

γ

5.1.1. Coeff. parziale di Sezioni di classe 1-2-3 1,05

M0

γ

sicurezza per il materiale Sezioni di classe 4 1,05

M1

γ Fenomeni di instabilità 1,05

M1

γ Resistenza sezioni nette 1,20

M2

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

γ

6.1.1. Coefficiente parziale sicu- Bulloni 1,35

Mb

γ

rezza per i collegamenti Chiodi 1,35

Mr

γ Perni 1,35

Mp

γ Saldature d'angolo 1,35

Mw Saldature 1ª classe 1,05

Saldature 2ª classe 1,20

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

γ

6.5.8.1. Coefficiente parziale di Stato limite ultimo 1,25

Ms.ult

γ

sicurezza per scorrimento Stato limite di servizio 1,25

Ms.ser

γ

unioni ad attrito Stato limite ultimo con

Ms.ult fori maggiorati o asolati 1,50

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

γ

9.3.2. Coefficiente parziale di Carico a fatica 1,00

Mf

sicurezza per i carichi

di fatica

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

γ

9.3.4. Coefficiente parziale di Resistenza a fatica 1,00

Ff

sicurezza per la resistenza

a fatica

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

γ

C2.5. Coefficiente parziale per Non saldate 1,00

C1

γ

fragilità Come saldate 1,50

C2

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

γ

K1 Coefficiente parziale di 1,10

Mj

sicurezza per resistenza

dei collegamenti

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Per le applicazioni della norma UNI ENV 1993-1-1 (indicata nel seguito con la sigla EC 3) i valori

delle azioni da considerare nel calcolo e le loro combinazioni devono essere conformi alle prescrizioni

dei punti 2. e 7. della Parte Generale del presente decreto.

Nel seguito si forniscono le integrazioni e le sostituzioni ai punti di EC 3, che vengono riportate con

la medesima numerazione adottata in EC 3.

2. PRINCIPI DI PROGETTAZIONE

2.4. Durabilità

Dopo il comma (2) di EC 3 si inserisce il seguente comma (3).

(3) Devono essere prese accurate precauzioni per evitare gli effetti della corrosione. In assenza di

specifiche misure si applicano le cautele di cui al punto 7.1.1. (Spessori limite) della Parte Seconda

del presente decreto ministeriale.

Si richiama l'attenzione degli utilizzatori di EC 3 sugli spessori minimi (4 mm) per le strutture

saldate [punto 6.6.1. comma (2) capoverso 3 di EC 3].

3. MATERIALI

3.2. Acciaio strutturale

3.2.1. Scopo

3.2.2. Proprietà dei materiali per acciai laminati a caldo

Al punto 3.2.1. comma (1) ed al punto 3.2.2.1. di EC 3 si sostituisce tutto quanto contenuto nei

paragrafi:

 2.0. Generalità;

 2.1. Acciaio laminato;

 2.2. Acciaio per getti;

 2.3. Acciaio per strutture saldate, della Parte Seconda del presente decreto.

3.2.2.3. Tenacità

La tabella 3.2. di EC 3 si riferisce agli spessori massimi impiegabili quando il controllo della

tenacità è effettuato mediante le prove di resilienza Charpy V specificate nelle note a margine della

tabella stessa. Si possono impiegare spessori maggiori soltanto ricorrendo alle verifiche di tenacità

prescritte al punto 3.2.2.3.

La tabella 3.2. di EC 3 è ricavata per particolari strutturali mediamente impegnati ed importanti

(condizioni S1, S2, R1 e C2); per altri casi si deve fare riferimento all'Annesso C. Ad esempio per

particolari strutturali impegnati severamente (per stati di sforzo pluriassiali o deformazioni plastiche

importanti) si deve fare riferimento alle condizioni di servizio S3.

Comunque, in relazione al disposto del punto 2.3.2. della Parte Seconda del presente decreto,

l'impiego degli acciai di grado B in condizioni di servizio S2 (tabella 3.2. di EC 3) è escluso per

temperature di servizio inferiori a -10 °C.

In relazione al disposto del punto 2.3.2. della Parte Seconda del presente decreto per tutti i gradi

di acciaio, nelle condizioni di servizio S2, con temperatura di servizio inferiore di oltre 30 °C rispetto a

quella per cui è garantita la resilienza di 27J [-10 °C per grado B, -30 °C per grado C e -50 °C per

grado D], non è consentito l'impiego di spessori superiori a 10 mm.

4. STATI LIMITE DI SERVIZIO

4.2. Controllo degli spostamenti

4.2.1. Requisiti

Dopo il comma (5) di EC 3 si inserisce il seguente comma (6).

(6) Qualora non vengano assunte particolari precauzioni progettuali e costruttive, la snellezza non

deve superare i valori di cui al punto 5.1.4. della Parte Seconda del presente decreto.

5. STATO LIMITE ULTIMO

5.2. Calcolo delle forze interne e dei momenti

5.2.4. Considerazioni delle imperfezioni

5.2.4.2. Metodo di applicazione

Si sostituisce il comma (4) del punto 5.2.4.2. di EC 3 con il testo seguente.

(4) Gli effetti delle imperfezioni delle membrature (vedere punto 5.2.4.5.) possono essere

trascurati durante lo svolgimento della analisi globale qualora si utilizzino le imperfezioni geometriche

equivalenti del telaio definite al successivo punto 5.2.4.3.; nei casi in cui si adottano nell'analisi le

imperfezioni geometriche massime ammesse per il telaio (di cui al punto 7.7. di EC 3) devono essere

messe in conto anche le imperfezioni equivalenti delle membrature (definite nella fig. 5.5.1. di EC 3).

5.2.6. Stabilità dei telai

5.2.6.2. Analisi elastica dei telai a nodi spostabili

Si sostituisce il comma (4) del punto 5.2.6.2. di EC 3 con il testo seguente.

(4) Nei casi in cui il rapporto Vsd/Vcr risulta maggiore di 0.25 gli effetti del secondo ordine

dovranno essere inclusi direttamente nell'analisi globale e non è consentito l'uso dei metodi indiretti di

cui al precedente comma (1). Si sostituisce il comma (8) dello stesso punto 5.2.6.2. di EC 3 con il

testo seguente.

(8) Qualora per il calcolo delle colonne si usi l'analisi elastica del primo ordine con lunghezze di

libera inflessione nel piano calcolate tenendo conto degli spostamenti laterali, i momenti prodotti dagli

spostamenti laterali nelle travi, nelle colonne e nei collegamenti trave-colonna devono essere

amplificati almeno di 1,2 salvo che sia dimostrata l'idoneità di un valore inferiore attraverso una

adeguata analisi.

6. COLLEGAMENTI SOGGETTI A CARICHI STATICI

6.6. Collegamenti saldati

6.6.1. Generalità

Al punto 6.6.1. comma (1) di EC 3 si deve intendere aggiunto tutto quanto contenuto nel paragrafo

2.4. (Saldature) della Parte Seconda del presente decreto.

Ulteriori indicazioni per quanto riguarda la scelta dei materiali di apporto e le precauzioni per

evitare l'insorgere di cricche a freddo in zona termicamente alterata o in saldatura si possono reperire

ai punti 2.5.1. e 9.9.4. della CNR 10011/86 (Bollettino Ufficiale C.N.R. - XXVI - n. 164 - 1992).

Ulteriori indicazioni per quanto riguarda le prove di qualifica dei procedimenti di saldatura si

possono reperire al punto 2.5.2. della CNR 10011/86.

Ulteriori indicazioni per la definizione delle classi delle saldature, per quanto riguarda l'estensione

dei controlli non distruttivi ed i criteri di accettabilità dei difetti si possono reperire al punto 2.5.3. della

CNR 10011/86.

Si modifica nel modo seguente il punto 6.6.1. di EC 3 comma (2), titolo secondo, procedimento

136:

136 - saldatura ad arco con filo animato (con gas di protezione inerte o attivo).

6.6.2. Geometria e dimensioni

6.6.2.2. Saldature a cordoni d'angolo

Il comma (4) del punto 6.6.2.2 di EC 3 deve intendersi prescrittivo con saldature fortemente tese

e/o soggette a sensibili fenomeni di fatica o a corrosione atmosferica o di altro tipo (non "regola

applicativa" dunque, ma "principio").

6.6.2.5. Saldature entro fori od intagli

Questo tipo di saldatura non è ammesso per giunti fortemente sollecitati a trazione e/o soggetti a

fenomeni di fatica.

6.6.2.6. Saldature entro scanalature.

Questo tipo di saldatura non è ammesso per giunti fortemente sollecitati a trazione e/o soggetti a

fenomeni di fatica.

6.6.5. Resistenza di progetto di saldature a cordoni d'angolo

6.6.5.1. Lunghezza efficace

Il comma (1) del punto 6.6.5.1. di EC 3 deve essere integrato nel modo seguente.

La lunghezza efficace sarà assunta pari a quella reale del cordone, purché questo non abbia

estremità palesemente mancanti o difettose.

Il comma (5) del punto 6.6.5.1. di EC 3 si applica ai giunti lunghi a sovrapposizione.

6.6.5.2. Altezza di gola

Si sostituisce il comma (4) del punto 6.6.5.2. di EC 3 con il testo seguente.

(4) La altezza effettiva di gola è quella teorica incrementata del 50% della penetrazione minima

rilevata su non meno di tre macrografie, ricavate da saggi di certificazione del procedimento o da

specifici giunti di prova (almeno un giunto avente lunghezza > 500 mm; tre macrografie ricavate una

in mezzeria, due a 50 mm dalle estremità).

6.6.6. Resistenza di progetto di saldature di testa

6.6.6.1. Saldature di testa a piena penetrazione

Si introducono i seguenti commi (2) e (3) del punto 6.6.6.1. di EC 3.

γmw γmw

(2) Si deve adottare = 1,05 per i giunti di I classe e = 1,20 per i giunti di II classe.

(3) Tra le eventuali azioni correttive, che devono essere concordate con il progettista e con il

direttore dei lavori, a seguito di mancanza di penetrazione rilevata con i controlli, è ammesso anche il

declassamento a parziale penetrazione di giunti indicati dal progettista a piena penetrazione.

In ogni caso i controlli devono escludere la presenza di difetti, eccedenti i limiti di difettosità relativi

alla II classe, diversi dalla mancanza di penetrazione.

La valutazione dell'altezza di gola dei cordoni conseguente al declassamento può effettuarsi sulla

base sia di controlli non distruttivi (ultrasuoni), sia di controlli semidistruttivi (macrografie di estremità

o sondaggi di mola), sia della preparazione dei lembi.

6.6.6.2. Saldature di testa a parziale penetrazione

La fig. 6.6.8. di EC 3 (relativa alle altezze di gola da considerare) è soppressa.

Si sostituisce il comma (4) del punto 6.6.6.2. di EC 3 con il testo seguente.

(4) Adottando le preparazioni dei lembi per parziale penetrazione indicate nella UNI 11001

(gennaio 1962) l'altezza di gola può essere considerata pari alla profondità della preparazione. In

caso di preparazioni diverse, e comunque quando si voglia tener conto della penetrazione, verrà

adottato il criterio di cui al comma (4) del punto 6.6.5.2.

6.6.6.3. Giunti di testa a T

Al comma (1) del punto 6.6.6.3. di EC 3 si aggiungono le seguenti prescrizioni.

L'entità della mancanza di penetrazione viene così stabilita:

 pari alla spalla usando le preparazioni per parziale penetrazione di cui alla UNI 11001 (punto

9.2.5.);

 pari alla spalla diminuita del 50% della penetrazione, quando si ritenga tener conto di

quest'ultima e comunque nel caso di uso di preparazioni diverse da quelle della UNI 11001 [i criteri

per la valutazione della penetrazione sono quelli di cui al comma (4) del punto 6.6.5.2. di EC 3

modificato in questo decreto].

I giunti saranno sottoposti a controllo ultrasonoro con i criteri per i giunti di II classe; è ammessa

una mancanza di penetrazione continua dell'ordine di 3 mm; non sono ammesse mancanze di

fusione al vertice. γmw

Per le verifiche di resistenza si adotta = 1,20 come per i giunti testa-testa a piena

penetrazione di II classe.

Si sostituisce il comma (2) del punto 6.6.6.3. di EC 3 con il testo seguente.

(2) La resistenza di un giunto di testa a T che non soddisfa i requisiti di cui al precedente comma

(1) dovrà essere determinata come per una saldatura a cordoni d'angolo.

L'altezza di gola dei cordoni verrà considerata pari a:

 quella teorica, usando le preparazioni per parziale penetrazione di cui alla UNI 11001 (punto

9.2.5.);

 quella rilevata nelle sezioni macrografiche, con i criteri di cui al comma 4 del punto 6.6.5.2. (nel

caso di preparazioni diverse da quelle previste dalla UNI 11001 e comunque quando si voglia tener

conto della penetrazione).

Anche i giunti a T a parziale penetrazione con preparazione da un solo lato si verificano come i

cordoni d'angolo, indipendentemente dalla entità della mancanza di penetrazione.

La figura 6.6.9. di EC 3 viene modificata come in allegato.

+ ≥

a a t

nom.1 nom.2

≤ ≤

c t / 5 oppure c 3

mm

nom nom

Giunto a T di testa a parziale penetrazione calcolabile come un giunto testa-testa a piena

penetrazione [la mancanza di penetrazione nominale cnom è indicata a titolo di esempio, dovendosi

applicare per la sua determinazione quanto specificato al comma (1) del punto 6.6.6.3].

Si sostituisce il comma (3) del punto 6.6.6.3. di EC 3 con il testo seguente.

(3) I giunti a T a piena penetrazione si verificano con criteri identici a quelli indicati per i giunti

testa-testa a piena penetrazione (punto 6.6.6.1.).

7. FABBRICAZIONE E MONTAGGIO

7.0

E' da intendersi che il disposto del Cap. 3 "Collaudo Statico" della Parte Seconda del presente

decreto non è sostitutiva del punto 7.8. Controlli e Prove.

7.5. Collegamenti bullonati

7.5.1. Fori

Al comma (1) del punto 7.5.1. di EC 3 si deve aggiungere la seguente prescrizione.

E' sempre escluso l'impiego della fiamma nella lavorazione dei fori.

7.5.6. Serraggio dei bulloni

Si introduce il seguente comma (4) del punto 7.5.6. di EC 3.

(4) Per il controllo del serraggio dei bulloni precaricati si applica il punto 7.10.2. Parte Seconda del

presente decreto.

7.5.7. Superfici di contatto resistenti allo scorrimento

Si applicano, ad integrazione del comma (1), le indicazioni del punto 7.10.2 Parte Seconda del

presente decreto circa le modalità di preparazione delle superfici di contatto.

7.6. Collegamenti saldati

Questo paragrafo deve essere integrato con le indicazioni di cui ai punti 7.5. e 7.10.3. Parte

Seconda del presente decreto.

Ulteriori precisazioni sono riportate al punto 9.2 della CNR 10011/86 (che riguarda le regole

pratiche di progettazione ed esecuzione delle unioni saldate) ed al punto 9.3.2 della CNR 10011 /86.

Parte III - MANUFATTI PREFABBRICATI PRODOTTI IN SERIE

(in conglomerato normale e precompresso, misti in laterizio e cemento armato e

metallici)

La documentazione da depositarsi ai sensi dei punti a), b), c), d) dell'art. 9 della legge 5 novembre

1971, n. 1086[Vedi] dovrà dimostrare la completa corrispondenza dei manufatti prefabbricati alle

prescrizioni di cui alle presenti norme.

La relazione dovrà essere firmata da un tecnico a ciò abilitato, il quale assume con ciò le

responsabilità stabilite dalla legge per il progettista.

I manufatti prefabbricati dovranno essere costruiti sotto la direzione di un tecnico a ciò abilitato,

che per essi assume le responsabilità stabilite dalla legge per il direttore dei lavori. A cura di detto

tecnico dovranno essere eseguiti i prelievi di materiali, le prove ed i controlli di produzione sui

manufatti finiti con le modalità e la periodicità previste dalle presenti Norme. I certificati delle prove

saranno conservati dal produttore.

Ai sensi dell'art. 9 della legge 5 novembre 1971, n. 1086, ogni fornitura di manufatti prefabbricati

dovrà essere accompagnata da apposite istruzioni nelle quali vengono esposte le modalità di

trasporto e montaggio, nonché le caratteristiche ed i limiti di impiego dei manufatti stessi.

Ogni fornitura di manufatti prefabbricati dovrà inoltre essere accompagnata, anche da un

certificato di origine firmato dal produttore, il quale con ciò assume per i manufatti stessi le

responsabilità che la legge attribuisce al costruttore, e dal tecnico responsabile della produzione

previsto al terzo comma. Il certificato dovrà garantire la rispondenza del manufatto alle caratteristiche

di cui alla documentazione depositata al Ministero dei LL.PP., e portare l'indicazione del tecnico che

ne risulta, come sopra detto, progettista.

In presenza delle condizioni sopra elencate, i manufatti prefabbricati potranno essere accettati

senza ulteriori esami o controlli.

Copia del certificato d'origine dovrà essere allegato alla relazione del direttore dei lavori di cui

all'art. 6 della legge 5 novembre 1971, n. 1086.

Il deposito ha validità triennale.


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in ingegneria civile
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecnica delle costruzioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Mediterranea - Unirc o del prof D'assisi Ricciardelli Francesco.

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