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Non frazionabilità domanda di adempimento - C. Cass. n. 23726/07

Questa dispensa fa riferimento al corso di Diritto Processuale Civile I, tenuto dal prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 23726 del 2008 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.... Vedi di più

Esame di Diritto Processuale Civile I docente Prof. G. Costantino

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in Foro it., 2008, I, 1514

in Guida al dir., 2007, fasc. 47, 28, con nota di FINOCCHIARO

ricchezza di contenuti, inglobanti anche obblighi di protezione della persona e delle cose della

controparte, funzionalizzando così il rapporto obbligatorio alla tutela anche dell'interesse del partner

negoziale (cfr., sull'emersione di questa linea di indirizzo, Cass. sez. 1^ n. 3775/94; Id. n. 10511/99;

Sez. un. 18128/2005). Se, infatti, si è pervenuti, in questa prospettiva, ad affermare che il criterio

della buona fede costituisce strumento, per il giudice, atto a controllare, anche in senso modificativo

o integrativo, lo statuto negoziale, in funzione di garanzia del giusto equilibrio degli opposti

interessi (cfr., in particolare, nn. 3775/94 e 10511/99 citt.), a maggior ragione deve ora riconoscersi

che un siffatto originario equilibrio del rapporto obbligatorio, in coerenza a quel principio, debba

essere mantenuto fermo in ogni successiva fase, anche giudiziale, dello stesso (cfr. Sez. 3^ n.

13345/06) e non possa quindi essere alterato, ad iniziativa del creditore, in danno del debitore.

Il che, però, è quanto, appunto, accadrebbe in caso di consentita parcellizzazione giudiziale

dell'adempimento del credito. Della quale non può escludersi la incidenza, in senso pregiudizievole,

o comunque peggiorativo, sulla posizione del debitore: sia per il profilo del prolungamento del

vincolo coattivo cui egli dovrebbe sottostare per liberarsi della obbligazione nella sua interezza, ove

il credito sia nei suoi confronti azionato inizialmente solo pro quota con riserva di azione per il

residuo come propriamente nel caso esaminato dalla citata Sez. un. n. 108/00 cit., in cui la richiesta

di pagamento per frazione era finalizzata ad adire un giudice inferiore rispetto a quello che sarebbe

stato competente a conoscere dell'intero credito, sia per il profilo dell'aggravio di spese e dell'onere

di molteplici opposizioni (per evitare la formazione di un giudicato pregiudizievole) cui il debitore

dovrebbe sottostare, a fronte della moltiplicazione di (contestuali) iniziative giudiziarie, come nel

caso dei processi a quibus.

Non rilevando in contrario che il frazionamento del credito, come in precedenza affermato, possa

rispondere ad un interesse non necessariamente emulativo del creditore (come quello appunto di

adire un giudice inferiore, più celere nella soluzione delle controversie, confidando

nell'adempimento spontaneo da parte del debitore del residuo debito), poiché - a parte la pertinenza

di tale considerazione alla sola ipotesi (di cui alla sentenza 108/00) del frazionamento non

contestuale - è decisivo il rilievo che resterebbe comunque lesiva del principio di buona fede, nel

senso sopra precisato, la scissione del contenuto della obbligazione operata dal creditore, per

esclusiva propria utilità con unilaterale modificazione aggravativa della posizione del suo debitore.

Ad evitare la quale neppure è persuasiva, infine, la considerazione che "il debitore potrebbe

ricorrere alla messa in mora del creditore, offrendo l'intera somma", non essendo tale soluzione

praticabile ove, come possibile, il debitore non ritenga di essere tale.

5/2. Oltre a violare, per quanto sin qui detto, il generale dovere di correttezza e buona fede, la

disarticolazione, da parte del creditore, dell'unità sostanziale del rapporto (sia pur nella fase

patologica della coazione all'adempimento), in quanto attuata nel processo e tramite il processo, si

risolve automaticamente anche in abuso dello stesso.

Risultando già per ciò solo la parcellizzazione giudiziale del credito non in linea con il precetto

inderogabile (cui l'interpretazione della normativa processuale deve viceversa uniformarsi) del

processo giusto. Ulteriore vulnus al quale deriverebbe, all'evidenza, dalla formazione di giudicati

(praticamente) contraddittori cui potrebbe dar luogo la pluralità di iniziative giudiziarie collegate

allo stesso rapporto.

Mentre l'effetto inflattivo riconducebile ad una siffatta (ove consentita) moltiplicazione di giudizi ne

evoca ancora altro aspetto di non adeguatezza rispetto all'obiettivo, costituzionalizzato nello stesso

art. 111 Cost., della "ragionevole durata del processo", per l'evidente antinomia che esiste tra la

moltiplicazione dei processi e la possibilità di contenimento della correlativa durata.

3 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

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5/3. L'esaminato primo motivo del ricorso va quindi respinto, enunciandosi, in ordine alla questione

di massima ad esso sotteso, il principio (con il quale risulta in linea la sentenza impugnata) per cui è

contraria alla regola generale di correttezza e buona fede, in relazione al dovere inderogabile di

solidarietà di cui all'art. 2 Cost., e si risolve in abuso del processo (ostativo all'esame della

domanda), il frazionamento giudiziale (contestuale o sequenziale) di un credito unitario.

6. A sua volta inammissibile, per difetto di autosufficienza, è il residuo secondo mezzo del ricorso,

nel quale nessuna indicazione è fornita in ordine alle fonti pretesamente "distinte" dei crediti che si

assumono azionati con i decreti di che trattasi.

7. Il ricorso va integralmente pertanto respinto. 8. L'esistenza di un difforme orientamento

giurisprudenziale in ordine alla questione principale dibattuta nel presente giudizio, giustifica la

compensazione delle spese correlative tra le parti.

P.Q.M.

La Corte respinge il ricorso e compensa le spese.

Così deciso in Roma, il 23 ottobre 2007.

Depositato in Cancelleria il 15 novembre 2007

(1) I. - Con la pronuncia in epigrafe le sezioni unite (sollecitate ad intervenire dalla terza sezione, con ord. 21 maggio

2007, n. 11794, a quanto consta inedita) correggono il tiro rispetto a quanto dalle medesime statuito con sent. 10 aprile

2000, n. 108/SU, Foro it., Rep. 2000, voce Obbligazioni in genere, n. 16 (annotata da R. MARENGO, Parcellizzazione

della domanda e nullità dell’atto, in Giust. civ., 2000, I, 2268; A. CARRATTA, Ammissibilità della domanda giudiziale

«frazionata» in più processi?, in Giur. it., 2001, 1143; V. ANSANELLI, Rilievi minimi in tema di abuso del processo,

in Nuova giur. civ., 2001, I, 506; E. SENA, Richiesta di adempimento parziale e riserva di azione per il residuo:

l’orientamento delle sezioni unite della Cassazione, in Dir. e giur., 2002, 443), secondo cui doveva riconoscersi al

creditore di una determinata somma, dovuta in forza di un unico rapporto obbligatorio, la facoltà di chiedere

giudizialmente, anche in via monitoria, un adempimento parziale, con riserva di azione per il residuo. Veniva in tal

modo assegnata la prevalenza all’indirizzo seguìto da Cass. 9 novembre 1998, n. 11265, e 5 novembre 1998, n. 11114,

Foro it., Rep. 1998, voce cit., nn. 27 e 26; 19 ottobre 1998, n. 10326, id., Rep. 1999, voce cit., n. 29; 15 aprile 1998, n.

3814, id., Rep. 1998, voce cit., n. 29. Al principio enunciato dalla sent. 108/SU/00 si era successivamente attenuta Cass.

4 maggio 2005, 9224, id., Rep. 2006, voce Contratto in genere, n. 493 (annotata da A. MELONI CABRAS, La

frazionabilità della pretesa creditoria e la normalità del prezzo di vendita, in Obbligazioni e contratti, 2006, 526);

nonché Cass. 28 luglio 2005, n. 15807, Foro it., Rep. 2005, voce Obbligazioni in genere, n. 32, dove si puntualizzava

che la domanda di condanna al pagamento degli interessi può essere proposta anche separatamente rispetto a quella di

pagamento del capitale, tanto se si tratta di interessi moratori, e quindi complementari al credito pecuniario, quanto se si

tratta di interessi convenzionali o compensativi, aventi struttura autonoma.

Con l’odierna pronuncia torna in auge l’orientamento — cui avevano aderito, in epoca anteriore al primo intervento

delle sezioni unite, Cass. 14 novembre 1997, n. 11271, id., Rep. 1998, voce cit., n. 30 (e Corriere giur., 1998, 540, con

nota di O. FITTIPALDI, Clausola generale di buona fede e infrazionabilità della pretesa creditizia rimasta inadempiuta;

8 agosto 1997, n. 7400, Foro it., Rep. 1997, voce cit., n. 21, e 23 luglio 1997, n. 6900, id., 1998, I, 1582 (le ultime due

sono annotate da A. RONCO, Azione e frazione: scindibilità in più processi del «petitum» di condanna fondato su

un’unica «causa petendi» o su «causae petendi» dal nucleo comune, ammissibilità delle domande successive alla prima

e riflessi oggettivi della cosa giudicata, in Giur. it., 1998, 890) — che aveva ritenuto illegittimo il comportamento del

creditore il quale, potendo chiedere l’adempimento coattivo dell’intera obbligazione, frazioni, senza alcuna ragione

evidente, la richiesta di adempimento in una pluralità di giudizi di cognizione davanti a giudici competenti per le

singole parti.

II. - Per quanto riguarda i giudizi volti ad ottenere il risarcimento del danno, in essi opera il principio della ordinaria

infrazionabilità del procedimento di liquidazione: cfr. Cass. 30 ottobre 2006, n. 23342, Foro it., Rep. 2006, voce Danni

civili, n. 386; 28 luglio 2005, n. 15823, id., Rep. 2005, voce cit., n. 284; 7 dicembre 2004, n. 22987, ibid., n. 285; Trib.

Massa 26 febbraio 2005, id., 2005, I, 2207.

III. - Nel senso che, in caso di inadempimento di un debito pecuniario, la pretesa ad ottenere il pagamento degli

interessi legali e il risarcimento del «maggior danno», in quanto si riferisce ad una situazione giuridica soggettiva

unitaria, non è, di regola, frazionabile processualmente, v. Cass. 2 marzo 1994, n. 2059, id., Rep. 1994, voce

4 prof. Giorgio Costantino

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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa fa riferimento al corso di Diritto Processuale Civile I, tenuto dal prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 23726 del 2008 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. In questa sentenza si stabilisce che la domanda di adempimento giudiziale, non può essere suddivisa in più azioni in quanto contrasterebbe con il dovere di correttezza e buona fede nei confronti del debitore. Tale domanda frazionata è considerata lite temeraria ai sensi dell'art. 96 cpc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

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