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Nomine cariche ospedaliere - C. Cost. n. 233/06

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto degli Enti Locali, tenute dalla Prof. ssa Luisa Torchia nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sent. n. 233 del 2006 della Corte Costituzionale in tema di nomina di dirigenti... Vedi di più

Esame di Diritto degli Enti Locali docente Prof. L. Torchia

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delle agenzie, degli ambiti territoriali ottimali, delle fondazioni e di ogni altro soggetto

od organismo, comunque denominato, individuale o collegiale, di diritto pubblico o

privato, appartenente o meno alla struttura amministrativa della Regione ed a qualsiasi

livello, nonché dei componenti di comitati, commissioni, gruppi di lavoro ed organismi

regionali od interregionali, conferite, rinnovate o comunque rese operative, anche di

intesa o di concerto con altre autorità o previa selezione, o comunque resi operativi degli

organi di indirizzo politico regionale, nonché dal capo di gabinetto del Presidente della

Giunta regionale e dai dirigenti dei dipartimenti, nei nove mesi antecedenti la data delle

elezioni per il rinnovo degli organi di indirizzo politico della Regione e successivamente

rispetto a tale data, fino all'insediamento di questi ultimi, decadono alla data di

proclamazione del Presidente della Giunta regionale ed i conseguenti rapporti di natura

patrimoniale sono risolti di diritto>> (comma 1); <<Entro sessanta giorni dalla data di

proclamazione del Presidente della Giunta regionale, le autorità competenti procedono,

in applicazione delle relative norme di settore, al conferimento delle nomine di cui al

precedente comma, in favore dei soggetti che ne abbiano titolo. Sino ad allora, trova

applicazione il disposto dell'art. 6 della legge regionale 4 agosto 1995, n. 39 ed il termine

di proroga di cui al primo comma è aumentato sino a sessanta giorni. Gli atti compiuti in

violazione ed alla scadenza del termine sono nulli e comunque non opponibili alla

Regione ed ai terzi interessati>> (comma 2); <<Le disposizioni di cui ai precedenti

commi si applicano anche alle nomine conferite dal Presidente e dall'Ufficio di

Presidenza del Consiglio, dal Presidente del Consiglio nell'esercizio di poteri sostitutivi

dell'Assemblea nonché dai Dirigenti dei Dipartimenti consiliari, spostando il termine

recato nelle stesse disposizioni alla data di proclamazione del nuovo Presidente del

Consiglio regionale. [...">> (comma 3); <<È fatto obbligo, con personale

responsabilità in caso di omissione, al legale rappresentante ed al dirigente o funzionario

più elevato in grado, appartenenti alla struttura organizzativa di cui fanno parte uno o più

persone che versano nella situazione prevista dal precedente comma, di comunicare il

nominativo e la carica rivestita da queste ultime al Presidente della Giunta regionale ed

al Presidente del Consiglio regionale, entro trenta giorni dalla data di pubblicazione della

presente legge sul Bollettino Ufficiale della Regione>> (comma 5). Nei termini in cui

sono prospettate, le censure all'esame, in realtà, riguardano i commi 1, 2 e 3, recanti la

disciplina a regime delle nomine in esame: infatti il comma 5 - che, unitamente al

comma 4, contiene invece la disciplina transitoria - è solo menzionato, senza che nei

suoi confronti sia proposta alcuna specifica censura, onde la questione di legittimità

costituzionale che lo concerne è manifestamente inammissibile. 2.2. - Secondo il

ricorrente, i citati commi 1, 2 e 3 - nella parte riguardante nomine di rappresentanti della

Regione in seno allo Stato o ad enti pubblici nazionali, o effettuate d'intesa o di concerto

con autorità statali - violano l'art. 117, secondo comma, lettera g), Cost., che attribuisce

alla potestà legislativa esclusiva dello Stato "l'ordinamento e l'organizzazione

amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali", e gli artt. 3 e 97 Cost., che

enunciano

rispettivamente il criterio fondamentale di ragionevolezza e quelli di buon andamento ed

imparzialità dell'amministrazione. 2.3. - La questione relativa alla violazione dell'art.

117, secondo comma, lettera g), Cost., non è fondata.

La censura, infatti, poggia su un erroneo presupposto interpretativo, in quanto le norme

impugnate - alla stregua della loro chiara formulazione letterale - devono essere intese

nel senso che esse non si riferiscono (anche) alle nomine di rappresentanti regionali in

organi statali o di enti pubblici nazionali, ne' ad intese o concerti con autorità statali, ma

operano esclusivamente all'interno dell'ordinamento regionale. 2.4. - La lesione degli

artt. 3 e 97 Cost. - come risulta correlando le censure alla premessa introduttiva del

ricorso (retro: n. 2) - può invece ritenersi dedotta non sotto il profilo dell'applicabilità dei

commi impugnati alle nomine di rappresentanti regionali in seno allo Stato o ad enti

pubblici nazionali, ma sotto quello dell'irragionevole mancato collegamento della

cessazione di tali nomine ad un meccanismo di previa valutazione della professionalità

degli interessati. Nemmeno questa censura è fondata.

Le nomine previste dai commi in esame riguardano gli organi di vertice degli enti

regionali ed i rappresentanti regionali nei consigli di amministrazione degli enti

dell'ordinamento regionale, effettuate dagli organi rappresentativi della Regione; esse

sono tutte caratterizzate dall'intuitus personae, nel senso che si fondano su valutazioni

personali coerenti all'indirizzo politico regionale. I commi impugnati, specie il comma 1,

vietano che le nomine in esame, se effettuate nei nove mesi prima delle elezioni, si

protraggano nella legislatura successiva, e pertanto ne dispongono la decadenza all'atto

della proclamazione del nuovo Presidente della Giunta. Essi quindi, in realtà, si limitano

ad anticipare il termine finale di durata degli incarichi conferiti con le nomine.

Siffatta regola (come si desume dalla lettera delle norme impugnate) opera per il futuro;

e quindi, dopo la sua entrata in vigore, chi fosse nominato negli ultimi nove mesi di una

legislatura non potrebbe vantare alcun ragionevole affidamento sulla continuazione

dell'incarico dopo la proclamazione del nuovo Presidente.

Inoltre - trattandosi di nomine conferite intuitu personae dagli organi politici della

Regione, in virtù di una scelta legislativa dal ricorrente non specificamente contestata -

la regola per cui esse cessano all'atto dell'insediamento di nuovi organi politici mira a

consentire a questi ultimi la possibilità di rinnovarle, scegliendo (ancora su base

eminentemente personale) soggetti idonei a garantire proprio l'efficienza e il buon

andamento dell'azione della nuova Giunta, per evitare che essa risulti condizionata dalle

nomine effettuate nella parte finale della legislatura precedente.

Quindi, la previsione di un meccanismo di valutazione tecnica della professionalità e

competenza dei nominati, prospettata dal ricorso come necessaria a tutelare l'imparzialità

e il buon andamento dell'amministrazione, non si configura, nella specie, come misura

costituzionalmente vincolata; e del resto nemmeno si addice alla natura personale del

rapporto sotteso alla nomina. 3. - Il ricorso impugna poi - per violazione degli artt. 3 e 97

Cost. - tanto la disciplina "a regime" del comma 3, che estende la decadenza automatica

alle nomine conferite dal Presidente e dall'Ufficio di presidenza del Consiglio, e dai

dirigenti dei dipartimenti consiliari, quanto la disciplina transitoria del comma 4, che

estende tale decadenza a tutte le nomine (di cui ai commi da 1 a 3) conferite durante la

precedente legislatura nei nove mesi prima del 3 aprile 2005.

3.1. - La questione relativa al comma 3 non è fondata.

Il ricorrente impugna la norma per la diversità del suo contenuto rispetto alle previsioni

della legge statale n. 145 del 2002, che limita lo spoils system alle sole nomine correlate

all'azione di governo, ossia a quelle conferite dal Governo e dai ministri.

Orbene, la soluzione accolta dal comma impugnato si ricollega evidentemente alla

natura personale del rapporto sotteso al conferimento delle nomine in esame (retro: 2.4.).

E il ricorso non contesta la compatibilità, in via di principio, di tale criterio di nomina

con i pur evocati artt. 3 e 97 Cost., ma si limita a denunciare la mera difformità rispetto

alla disciplina statale,che non è rilevante per l'esercizio della potestà legislativa regionale

in materia residuale, ai sensi dell'art. 117, quarto comma, Cost.

3.2. - Secondo il ricorso, la violazione degli artt. 3 e 97 Cost., dedotta per il comma 3,

vale anche per la disciplina transitoria di cui al comma 4, che <<estende surrettiziamente

la decadenza automatica alle nomine conferite durante la precedente legislatura a

decorrere dai nove mesi precedenti il 3 aprile 2005>>.

La Regione giustifica la norma invocando la gravità della situazione (riscontrata anche

dalla Corte dei conti), ed in particolare la palese illegittimità delle nomine effettuate

nell'ultimo periodo della precedente legislatura. A suo avviso, in un contesto così

degenerato, proprio il principio di buon andamento dell'amministrazione ha imposto il

totale azzeramento delle nomine, perché gli organi regionali potessero poi rimediare

all'inefficienza del sistema adottato e alla diffusa violazione delle norme in materia.

Indipendentemente da tali argomentazioni difensive, che si muovono su un piano

eminentemente fattuale, la censura relativa al comma 4 è inammissibile, per la sua

estrema genericità. Essa infatti - pur concernendo una disciplina transitoria - si esaurisce

nel mero richiamo alle argomentazioni svolte a sostegno dell'impugnazione della

(diversa) disciplina "a regime" di cui al comma 3 e nella parafrasi del testo del comma 4,

con la sola aggiunta dell'avverbio "surrettiziamente", di non facile interpretazione, posto

che la formulazione letterale del comma rivela pianamente l'intento della legge di

incidere proprio sulle nomine conferite in un periodo, anteriore alla sua entrata in vigore,

considerato "sospetto".

E questa Corte ha, anche di recente, affermato che il ricorso in via principale non solo

<<deve identificare esattamente la questione nei suoi termini normativi>>, indicando

<<le norme costituzionali e ordinarie, la definizione del cui rapporto di compatibilità o

incompatibilità costituisce l'oggetto della questione di costituzionalita>>, ma deve anche

<<contenere una seppur sintetica argomentazione di merito, a sostegno della richiesta

declaratoria d'incostituzionalità della legge>>, ponendosi l'esigenza di un'adeguata (e

non meramente assertiva) motivazione a sostegno dell'impugnativa <<in termini perfino

più pregnanti nei giudizi diretti che non in quelli incidentali>> (sentenza n. 139 del

2006).

4. - Il ricorrente impugna poi i commi 6, 7 e 8 dell'art. 1. Il comma 6 sancisce che, <<in

attuazione dell'art. 50, comma 6, dello Statuto regionale, tutti gli incarichi dirigenziali

delle strutture amministrative della Regione Calabria decadono di diritto alla data di

proclamazione del Presidente della Giunta medesima ed i relativi contratti a tempo

determinato cessano di avere efficacia>>. Il comma 7, a sua volta, prevede che <<i

nuovi incarichi sono formalmente conferiti nei sessanta giorni decorrenti dalla data di

scadenza dei precedenti [...">>. Il comma 8 pone infine la disciplina transitoria,

disponendo che <<la previsione di cui al sesto comma opera anche riguardo agli

incarichi dirigenziali in essere alla data di proclamazione del Presidente della Giunta

attualmente in carica>>.

Secondo il ricorrente, tali norme - in quanto estendono la decadenza anche ai dirigenti

con funzioni meramente gestionali od esecutive, quindi non caratterizzati da particolare

contiguità con gli organi politici - hanno un contenuto profondamente diverso rispetto

alla legislazione statale, che invece limita lo spoils system agli incarichi apicali (capi

dipartimento e segretari generali) e appresta una più intensa tutela per gli incarichi dei

dirigenti di livello non generale (art. 3, comma 7, della legge n. 145 del 2002). I commi

impugnati violerebbero quindi i principi di ragionevolezza (art. 3 Cost.) e di imparzialità

e buon andamento dell'amministrazione (art. 97 Cost.); nonché la riserva in via esclusiva

alla competenza legislativa dello Stato della materia "ordinamento civile" (art. 117,

secondo comma, lettera l, Cost.). 4.1. - Occorre esaminare separatamente i commi 6 e 7

(che recano la disciplina a regime) e il comma 8 (che pone la disciplina transitoria).

La questione di legittimità costituzionale concernente i commi 6 e 7, in riferimento agli

artt. 3 e 97 Cost., è sollevata sotto il profilo della sottoposizione degli incarichi

dirigenziali di livello non generale alla medesima disciplina prevista per gli incarichi

dirigenziali generali in tema di decadenza automatica alla data di proclamazione del

presidente della Giunta. Infatti la normativa statale che limita lo spoils system agli

incarichi dirigenziali apicali è evocata dal ricorrente non per denunciare la violazione di

principi fondamentali vincolanti per le Regioni (il ricorso, come già rilevato, non

richiama alcun titolo di competenza concorrente), ma per denunciare come i commi

impugnati lederebbero i parametri evocati ove la decadenza automatica da essi prevista

fosse riferita alla totalità degli incarichi dirigenziali, anche di livello non generale, con

un'estensione dello spoils system tanto rilevante da comportare lesione di quei parametri.

La questione non è fondata, nei sensi di seguito precisati. I commi 6 e 7 si inseriscono

nel quadro normativo delineato dalla legge regionale calabrese 7 agosto 2002, n. 31, che

all'art. 10 ha distinto gli incarichi dirigenziali di livello generale da quelli di livello non

generale.

I primi sono conferiti dal Presidente della Giunta regionale, per una durata massima di

tre anni, e sono revocati di diritto entro sessanta giorni dall'insediamento dei nuovi

organi regionali. Essi possono essere conferiti, per il 10% della dotazione organica, a

soggetti estranei all'amministrazione aventi particolari requisiti e comprovata

qualificazione professionale (scelta di fondo in linea con la legislazione statale: art. 3,

lettera g, della legge n. 145 del 2002; e, per gli incarichi dirigenziali negli enti locali, art.

109 del testo unico approvato con d.P.R. 18 agosto 2000, n. 267).

I secondi sono invece conferiti dai dirigenti di livello generale, per una durata massima

di cinque anni, ai dirigenti assegnati alle strutture di propria competenza dalla Giunta

regionale (ossia a personale regionale).

Tutti gli incarichi dirigenziali sono regolati dai contratti nazionali di lavoro del comparto

della dirigenza e da contratti individuali concernenti il trattamento economico. Inoltre

l'art. 11 della stessa legge regionale n. 31 del 2002 ha disposto - in via transitoria - la

cessazione di tutti i dirigenti, generali e non generali, decorsi rispettivamente sessanta e

novanta giorni dall'entrata in vigore della legge.

Successivamente, lo statuto della Regione Calabria, approvato con legge regionale 19

ottobre 2004, n. 25 (fonte sovraordinata rispetto alla legge regionale "ordinaria":

sentenza n. 119 del 2006), ha affermato, all'art. 50, comma 2, che l'organizzazione

amministrativa regionale è regolata dalla legge e dai regolamenti di organizzazione

<<nel rispetto del principio di distinzione tra funzioni di indirizzo e controllo e funzioni

di gestione amministrativa, finanziaria e tecnica>>. Ed ha stabilito, all'art. 50, comma 6,

che <<tutti gli incarichi dirigenziali devono essere formalmente conferiti entro 60 giorni

dall'insediamento dei nuovi organi regionali>>. Tale comma non è stato censurato

quando il Governo ha impugnato la delibera statutaria regionale della Calabria, ai sensi

dell'art. 123, secondo comma, Cost. (v. sentenza n. 2 del 2004).

Gli impugnati commi 6 e 7 devono, dunque, essere coordinati con l'art. 10 della legge

regionale n. 31 del 2002 (che la citata regola statutaria evidentemente assume a

presupposto) e interpretati nel senso che essi si riferiscono ai soli incarichi dirigenziali di

livello generale ("apicali") e non anche a quelli di livello non generale ("intermedi").

Invero, l'art. 10 appena ricordato attribuisce all'organo politico della Regione il potere di

conferire gli incarichi dirigenziali cosiddetti "apicali" a soggetti individuati intuitu

personae, scelti anche (entro determinati limiti percentuali) al di fuori dell'apparato

amministrativo regionale. Questa modalità di conferimento - nei cui confronti il

ricorrente non propone censure - mira palesemente a rafforzare la coesione tra l'organo

politico regionale (che indica le linee generali dell'azione amministrativa e conferisce gli

incarichi in esame) e gli organi di vertice dell'apparato burocratico (ai quali tali incarichi

sono conferiti ed ai quali compete di attuare il programma indicato), per consentire il

buon andamento dell'attività di direzione dell'ente (art. 97 Cost.).

A tale schema rimangono, invece, estranei gli incarichi dirigenziali di livello "non

generale", non conferiti direttamente dal vertice politico e quindi non legati ad esso dallo

stesso grado di contiguità che connota gli incarichi apicali. L'interpretazione sistematica

dei commi in esame porta, quindi, ad escludere che essi si riferiscano anche agli

incarichi dirigenziali di livello non generale e che in essi si possa perciò ravvisare

un'estensione dello spoils system, tanto rilevante da risolversi in lesione dei principi di

ragionevolezza e di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione

garantiti dagli artt. 3 e 97 Cost.

4.2. - I commi 6 e 7 sono impugnati anche in riferimento all'art. 117, secondo comma,

lettera l), Cost., sotto il profilo della lesione della competenza esclusiva statale in tema di

"ordinamento civile", per la ricaduta della decadenza dall'incarico dirigenziale sul

sottostante rapporto di lavoro di diritto privato.

La questione non è fondata.

La scadenza del termine di durata dell'incarico dirigenziale comporta la cessazione

dell'operatività del provvedimento che lo ha conferito. Discende poi dai principi generali

che la caducazione di tale provvedimento produca effetti diversi secondo che

destinatario dell'incarico sia un soggetto esterno o interno all'amministrazione regionale:

nel primo caso, cessa fra le parti ogni rapporto, e quindi anche la regolamentazione

contrattuale dell'incarico dirigenziale e della relativa retribuzione; nel secondo, invece, il

rapporto contrattuale concernente incarico e retribuzione viene meno, ma il soggetto

resta nell'amministrazione regionale, nel cui ambito era inquadrato.

Con i commi in esame, la Regione non ha, quindi, legiferato in materia di "ordinamento

civile", essendosi limitata - nel porre norme in materia di competenza residuale (art. 117,

quarto comma, Cost.) - a rinviare al principio per cui gli effetti di un contratto cessano

quando ne venga meno la causa.

4.3. - Il comma 8 è, a sua volta, censurato in riferimento agli stessi parametri (artt. 3, 97

e 117, secondo comma, lettera l, Cost.) evocati a proposito dei commi 6 e 7.

La questione - nei termini in cui è proposta - è

inammissibile per la sua assoluta genericità. Il ricorso, infatti, non formula

esplicitamente nei confronti della norma transitoria del comma 8 alcun rilievo specifico,

ulteriore rispetto a quelli esposti per la disciplina a regime dettata dai commi 6 e 7.

Resta così assorbita l'ulteriore eccezione di

inammissibilità, proposta dalla Regione sotto il profilo che la norma impugnata non

avrebbe prodotto alcun effetto, essendo stata la decadenza da tutti gli incarichi

dirigenziali già pronunciata dalla Giunta regionale con provvedimento amministrativo

del 2 maggio 2005.

5. - <<Per le medesime motivazioni>>, concernenti l'art. 117, secondo comma, lettera l),

Cost., il ricorrente ritiene infine illegittimo il comma 1, nella parte in cui ricomprende fra

le nomine soggette a decadenza automatica (in quanto effettuate nei nove mesi

precedenti l'elezione dei nuovi organi rappresentativi della Regione) quelle degli organi

di vertice delle aziende sanitarie, ospedaliere ed assimilabili. Per questa parte la norma

inciderebbe sui contratti di natura privata già stipulati e ancora efficaci, determinandone

la risoluzione senza meccanismi di garanzia, con conseguente violazione della

competenza legislativa esclusiva dello Stato a disciplinare i rapporti di lavoro,

nell'ambito dell'"ordinamento civile".

La questione non è fondata.

La norma, in quanto diretta esclusivamente a disciplinare l'organizzazione

amministrativa delle aziende in questione, non incide sulla materia dell'"ordinamento

civile" (nè su quella della "tutela della salute", su cui cfr. sentenza n. 181 del 2006).

6. - Con il secondo ricorso (n. 84 del 2005), il Presidente del Consiglio dei ministri

impugna gli artt. 1 e 2 della legge della Regione Abruzzo 12 agosto 2005, n. 27 (Nuove

norme sulle nomine di competenza degli organi di direzione politica della Regione

Abruzzo).

6.1. - L'art. 1 è impugnato limitatamente al comma 1, in base al quale <<Al fine di

realizzare compiutamente il riallineamento temporale, le nomine degli organi di vertice,

individuali e collegiali, di amministrazione e di controllo degli enti dipendenti dalla

Regione, economici e non, dei consorzi, delle agenzie, compresi i componenti di

comitati, di commissioni e di organismi regionali o interregionali nonché delle società

controllate e partecipate dalla Regione, in osservanza degli artt. 2449 e 2450 del codice

civile, conferite dagli organi di direzione politica hanno una durata effettiva pari a quella

della legislatura regionale e decadono all'atto di insediamento del nuovo Consiglio

regionale, salvo conferma nei successivi quarantacinque giorni>>.

Dal riportato contenuto del ricorso e dalla proposta del Ministro per gli affari regionali

(allegata alla deliberazione del Consiglio dei ministri di impugnare la legge), emerge che

il riferimento al comma 1 è, all'evidenza, frutto di mero errore materiale e che la censura

deve ritenersi riferita al comma 2, e come tale esaminata.

Secondo il ricorrente, la decadenza automatica di tutte le nomine degli organi di vertice

di enti regionali in qualunque momento conferite dagli organi politici della Regione, per

effetto dell'insediamento del nuovo Consiglio regionale, e senza alcuna valutazione

tecnica di professionalità e competenza dei nominati, viola i principi di buon andamento

e imparzialità della pubblica amministrazione (art. 97 Cost.).

La questione non è fondata.

Poiché la norma in esame si riferisce a nomine effettuate dagli organi di direzione

politica della Regione, evidentemente in base a valutazioni personali coerenti con le

correlative scelte di fondo, l'infondatezza discende dalle considerazioni svolte in ordine

all'analogo problema posto dall'art. 1 della legge regionale calabrese n. 12 del 2005

(retro: 2.4.).

7. - Lo stesso art. 1, comma 2, è poi impugnato nella parte in cui ricomprende fra le

nomine conferite dagli organi di direzione politica della Regione, destinate a decadere

automaticamente all'insediamento del nuovo Consiglio regionale, quelle relative alle

società controllate e partecipate dalla Regione.

Secondo il ricorrente, tale previsione contrasta con l'art. 2383, secondo comma, del

codice civile, che determina invece in tre anni la durata massima della carica di

amministratore e di componente del consiglio sindacale delle società per azioni, e quindi

invade la materia dell'"ordinamento civile" riservata allo Stato dall'art. 117, secondo

comma, lettera l), Cost. La questione è formulata sulla premessa che la durata

dell'incarico e la cessazione dei componenti degli organi di società controllate o

partecipate dalla Regione sia soggetta alla disciplina generale prevista dall'art. 2383,

secondo comma, cod. civ., onde la norma impugnata, incidendo sulla regolamentazione

codicistica, avrebbe inciso sulla materia dell'ordinamento civile, devoluta dal parametro

evocato alla competenza statale esclusiva. Ma questo presupposto è erroneo, in quanto la

stessa norma impugnata prevede che le nomine relative a società avvengano <<in

osservanza degli artt. 2449 e 2450 cod. civ.>>. E tali articoli - nel testo modificato dal d.

lgs. 17 gennaio 2003 n. 6, in vigore dal 1 gennaio 2004 - dispongono che gli

amministratori e i sindaci o i componenti del consiglio di sorveglianza nominati, per

legge o per statuto, dallo Stato o da enti pubblici, possono essere revocati solo dagli enti

che li hanno nominati.

Pertanto la censura - così come formulata - è infondata, in quanto il ricorrente invoca a

sostegno di essa l'art. 2383, secondo comma, cod. civ., che non si applica alle nomine

considerate dalla norma impugnata ne' è da essa menzionato; ed invece omette di

argomentare in ordine agli artt. 2449 e 2450 cod. civ., che dalla norma sono richiamati

come disposizioni da osservare e che attribuiscono alla Regione il potere di far cessare

dalla carica gli amministratori dalla medesima Regione nominati.

8. - L'art. 2, comma 1, sancisce retroattivamente la decadenza automatica (salvo

conferma) delle nomine già effettuate, a decorrere dal momento dell'entrata in vigore

della legge. Per il ricorrente la norma - in quanto determina la

risoluzione di rapporti instaurati in un diverso regime di conferimento delle cariche -

viola il principio di affidamento e il diritto all'ufficio (artt. 2 e 51 Cost.) e quelli di

imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97 Cost.).

La questione non è fondata.

Premesso che le nomine in esame sono <<conferite dagli organi di indirizzo politico

regionale>> (art. 1, comma 2), in base alla valutazione della personale coerenza del

nominato con tale indirizzo (retro: 6.1.), è evidente l'intento del legislatore regionale di

rendere immediatamente operativa la nuova disciplina, per evitare - in sintonia, e non in

contrasto, con l'evocato art. 97 Cost. - che le nomine effettuate nella precedente

legislatura, specie nella sua fase finale, pregiudichino il buon andamento

dell'amministrazione.

9. - Il ricorrente afferma inoltre che le norme impugnate ledono i parametri prima

indicati, in quanto non prevedono alcun termine a partire dal quale operi la decadenza

dalle cariche. La questione non è fondata, per l'erroneità del presupposto interpretativo.

L'art. 1, comma 2, prevede espressamente che la decadenza opera all'atto

dell'insediamento del nuovo Consiglio regionale, mentre l'art. 2, comma 1, sancisce in

via transitoria l'operatività della decadenza al momento dell'entrata in vigore della legge.

10. - L'ultima censura concerne le differenze fra lo spoils system disciplinato dalla legge

regionale in esame e quello della legge statale n. 145 del 2002.

La questione non è fondata.

Valgono integralmente le considerazioni già svolte (retro: 2.) in ordine alla non

evocabilità della (seppure omologa) normativa statale, che non rileva per le Regioni,

nella materia - di competenza residuale (art. 117, quarto comma, Cost.) -

dell'organizzazione amministrativa regionale.

11. - Con il terzo ricorso ( n. 86 del 2005), il Presidente del Consiglio dei ministri

impugna, tra gli altri, gli artt. 14, comma 3, e 24 della legge della Regione Calabria 17

agosto 2005, n. 13 (Provvedimento generale, recante norme di tipo ordinamentale e

finanziario - Collegato alla manovra di assestamento di bilancio per l'anno 2005 ai sensi

dell'art. 3, comma 4, della legge regionale 4 febbraio 2002, n. 8).

11.1. - L'art. 14, comma 3, prevede che <<In concomitanza con la nomina dei Direttori

Generali delle Aziende ospedaliere e delle Aziende Sanitarie locali, decadono tutte le

nomine fiduciarie ed in particolare i direttori amministrativi e sanitari delle stesse

Aziende. La decadenza è estesa ai responsabili dei dipartimenti sanitari e amministrativi

e ai responsabili dei distretti sanitari territoriali. Entro trenta giorni dalla nomina, i

Direttori Generali devono provvedere al conferimento dei suddetti incarichi>>.

Secondo il ricorrente, tale previsione viola i principi di imparzialità e buon andamento

dell'amministrazione (art. 97 Cost.) e di affidamento del cittadino nella libera

esplicazione dell'autonomia negoziale (artt. 2 e 41 Cost.), nonché la competenza

esclusiva statale in materia di "ordinamento civile" (art. 117, secondo comma, lettera l,

Cost.).

11.2. - La questione è fondata, nei limiti di seguito

indicati.

L'art. 14, comma 3, della legge regionale calabrese 19 marzo 2004, n. 11, recante il

<<Piano regionale per la salute>>, prevede che i direttori generali delle aziende

ospedaliere o delle aziende sanitarie locali sono nominati dalla Giunta regionale tra

soggetti laureati con esperienza almeno quinquennale di direzione tecnica o

amministrativa in enti pubblici o privati, che abbiano svolto funzioni dirigenziali con

autonomia gestionale nei dieci anni precedenti la riforma (peraltro, possono essere

nominati tanto soggetti estranei all'amministrazione regionale, quanto dipendenti

pubblici, anche della medesima azienda nella quale l'incarico è conferito: art. 14, comma

4).

Invece, i direttori amministrativi e sanitari delle aziende ospedaliere o delle aziende

sanitarie locali (in conformità a quanto previsto dall'art. 3, comma 1-quinquies, del

decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502) sono nominati dal direttore generale (art.

14, comma 1, ultima parte, della citata legge calabrese n. 11 del 2004) e collaborano con

lui alla direzione dell'azienda (art. 14, comma 2). Tali incarichi hanno natura

esclusivamente fiduciaria e terminano in caso di cessazione per qualunque causa del

direttore generale, con risoluzione di diritto dei relativi contratti di lavoro (art. 15,

comma 5).

Anche i responsabili dei dipartimenti sanitari e

amministrativi e i responsabili dei distretti sanitari territoriali sono nominati dal direttore

generale (art. 14, comma 1, ultima parte).

11.3. - Per quanto riguarda gli effetti della nomina di un nuovo direttore generale delle

aziende ospedaliere o sanitarie locali sugli incarichi di direttore sanitario e

amministrativo, l'impugnato art. 14, comma 3, non riguarda un'ipotesi di spoils system in

senso tecnico. Esso, infatti, non regola un rapporto fondato sull'intuitus personae tra

l'organo politico che conferisce un incarico ed il soggetto che lo riceve ed è responsabile

verso il primo dell'efficienza dell'amministrazione; ma concerne l'organizzazione della

struttura amministrativa regionale in materia sanitaria e mira a garantire, all'interno di

essa, la consonanza di impostazione gestionale fra il direttore generale e i direttori

amministrativi e sanitari delle stesse aziende da lui nominati. In questa prospettiva, la

norma impugnata tende ad assicurare il buon andamento dell'amministrazione, e quindi

non viola l'art. 97 Cost.

A diversa conclusione si deve, invece, pervenire relativamente a quella parte della norma

secondo cui la nomina di un nuovo direttore generale determina la decadenza anche delle

nomine dei responsabili dei dipartimenti sanitari e amministrativi e dei responsabili dei

distretti sanitari territoriali. Così disponendo, la norma comporta l'azzeramento

automatico dell'intera dirigenza in carica, pregiudicando il buon andamento

dell'amministrazione e violando l'art. 97 Cost.

Il comma impugnato deve quindi essere dichiarato

costituzionalmente illegittimo, limitatamente al suo secondo periodo, ossia alle parole:

<<La decadenza è estesa ai responsabili dei dipartimenti sanitari e amministrativi e ai

responsabili dei distretti sanitari territoriali>>. Gli altri profili di censura restano

assorbiti.

12. - L'ultima censura riguarda l'art. 24 della legge, in tema di nomine per le quali

occorra il concerto o l'intesa con altre autorità o amministrazioni.

La norma impugnata così dispone: <<Il Presidente della Giunta regionale o, se la nomina

è di competenza consiliare, il Presidente del Consiglio regionale, comunicano,

all'autorità od alla amministrazione preposte ad esitare l'intesa o il concerto, una terna di

soggetti in possesso dei requisiti per l'assunzione dell'incarico>> (comma 2);

<<L'autorità o l'amministrazione destinatarie della comunicazione, nel termine di 20

giorni dalla stessa, fanno pervenire, al Presidente della Giunta od al Presidente del

Consiglio, il gradimento su almeno uno dei nominativi proposti. Decorso

infruttuosamente il detto termine, l'autorità regionale competente provvede alla nomina,

nell'ambito dei soggetti inseriti nella terna>> (comma 3); <<Il gradimento perfeziona

l'intesa o il concerto e costituisce titolo per la successiva nomina dell'interessato>>

(comma 4); <<Il gradimento può essere ricusato se uno o tutti i nominativi proposti sono

privi dei necessari requisiti di professionalità e competenza. In tal caso, il Presidente

della Giunta, ovvero il Presidente del Consiglio regionale, procedono a comunicare una

nuova terna, che non può includere soggetti per i quali il gradimento è stato

precedentemente ricusato>> (comma 5); <<Se il rifiuto non è adeguatamente motivato ai

sensi del precedente comma, l'autorità regionale competente effettua egualmente la


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto degli Enti Locali, tenute dalla Prof. ssa Luisa Torchia nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sent. n. 233 del 2006 della Corte Costituzionale in tema di nomina di dirigenti ospedalieri nella Regione Calabria da parte di autorità politiche regionali.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto degli Enti Locali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Torchia Luisa.

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