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successivi, come vedremo, Nietzsche diventerà un inflessibile castigatore

dello spirito tedesco. Ora scrive:

Ma c'è nel libro qualcosa di peggio, di cui mi rammarico oggi ancor più che di aver

oscurato e guastato con formule schopenhaueriane intuizioni dionisiache: il fatto

cioè di essermi guastato in genere, col mescolarvi le cose più moderne, il grandioso

problema greco che mi si era rivelato! Di aver riposto speranze là dove non c'era

nulla da sperare, dove tutto indicava troppo chiaramente una fine! Di aver

cominciato, in base all’ultima musica tedesca, a favoleggiare della «natura tedesca»,

come se essa fosse proprio sul punto di scoprire e di ritrovare se stessa - e questo in

un tempo in cui lo spirito tedesco, che non molto tempo prima aveva avuto ancora la

volontà di dominare l'Europa, la forza di guidare l'Europa, abdicava appunto per

ultima volontà e definitivamente e, sotto il pomposo pretesto della fondazione di un

impero, si rivolgeva alla mediocrità, alla democrazia e alle «idee moderne»! In

realtà imparai frattanto a pensare senza speranze e spietatamente di questa «natura

tedesca», e ugualmente della musica tedesca odierna, che è in tutto e per tutto

romantica e la meno greca di tutte le forme d'arte possibili; e inoltre una corruttrice

di nervi di prim'ordine - doppiamente pericolosa in un popolo che ama il bere e

onora l'oscurità come virtù - vale a dire nella sua doppia qualità di narcotico

inebriante e insieme annebbiante. - Prescindendo comunque da tutte le speranze

precipitose e le applicazioni erronee a quanto è più attuale, con cui guastai allora il

mio primo libro, il grande interrogativo dionisiaco, come in esso è posto, continua

sempre a sussistere anche riguardo alla musica: come dovrebbe, essere fatta una

musica che non fosse più di origine romantica, come la tedesca, - bensì dionisiaca?

(ivi, pp. 12-13)

Nel 1888, Nietzsche torna per almeno due volte sul significato del suo

libro giovanile. La prima volta in uno scritto, Quel che devo agli antichi,

che si legge nel Crepuscolo degli idoli. La seconda volta in quella singolare

autobiografia che s’intitola Ecce homo. È un Nietzsche autocritico, a volte

spietato, quello che torna a leggere le sue prime prove filosofiche; ma è

anche un Nietzsche che sente, verso quel primo libro, un forte debito, quasi

una tenera gratitudine: «la Nascita della tragedia – conclude in Quel che

devo agli antichi – è stata la mia prima trasvalutazione di tutti i valori»:

Il dire sì alla vita persino nei suoi problemi più oscuri e più gravi, la volontà di

vivere che, nel sacrificio dei suoi tipi più elevati, si allieta della propria inesauribilità

- questo io chiamai dionisiaco, questo io divinai come il ponte verso la psicologia

del poeta tragico. Non per affrancarsi dal terrore e dalla compassione, non per

purificarsi da una pericolosa passione mediante un veemente scaricarsi della

medesima - come pensava Aristotele-: bensì per essere noi stessi, al di là del terrore

e della compassione, l’eterno piacere del divenire - quel piacere che comprende in sé

anche il piacere dell' annientamento. E così io torno a toccare il punto da cui una

volta presi le mosse – la Nascita della tragedia è stata la mia prima trasvalutazione

di tutti i valori: così io torno a collocarmi ancora una volta sul terreno da ccui cresce

il mio volere, il mio potere – io, l’ultimo discepolo del filosofo Dioniso – io, il

maestro dell’eterno ritorno … (CI, pp. 137-138)

In Ecce homo, Nietzsche aggiunge qualcosa alla sua valutazione

retrospettiva della Nascita della tragedia. Si tratta – spiega – di «essere

giusti» con quella vecchia opera, anche al prezzo di «dimenticare alcune

cose» (EH, p. 67). Ancora una volta, l’importanza del libro è riconosciuta

nella scoperta del dionisiaco («avevo capito per primo il meraviglioso

fenomeno del dionisiaco»: ivi, p. 69), che portava in sé, implicito, il

superamento del nichilismo, della décadence, del cristianesimo e, in

generale, della morale: nel dionisiaco – spiega – era già iscritto il senso

della volontà di potenza, del «dire sì senza riserve» alla vita:


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Filosofia dell'interpretazione, tenute dal Prof. Marcello Mustè nell'anno accademico 2011 e tratta la filosofia di Nietzsche concentrandosi sull'epoca tragica dei Greci (1870-1872), in particolare, l'argomento trattato è il tentativo di autocritica.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia dell'interpretazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Mustè Marcello.

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