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Naturalmente la valutazione di questi prodotti deve tener conto dell’equilibrio tra

chemio-tossicità sistemica, neuro-chemio-tosicità, osmolalità e viscosità. L’armonico

equilibrio fra questi fattori è più importante della presenza di un dato estremo per

uno di loro.

I mezzi di contrasto monomeri non-ionici sono quelli che presentano in generale il

miglior insieme di questi valori. I prodotti ionici sono meno viscosi, ma più tossici e

iperosmolari; mentre i dimeri –sia ionici che non-ionici- possono presentare livelli di

viscosità più importanti e anche livelli di tossicità più elevati rispetto ai monomeri.

Nel valutare gli effetti della neurotossicità è necessario analizzare le vie di

somministrazione dei farmaci, che hanno influenza diretta sul grado di espressione

della neurotossicità stessa.

Naturalmente è la via intratecale quella che rappresenta il massimo livello di rischio.

Gli esami neuroradiologici che prevedono l’iniezione intratecale del contrasto sono

la mielografia, la saccoradiculografia, la ventricolografia e la cisternografia. Si tratta

di esami che, a parte la mielografia, usano generalmente dosi limitate di contrasto.

Inoltre gli sviluppi tecnologici della risonanza magnetica ne hanno ridotto

enormemente l’impiego. Ciò non toglie però che questi esami rappresentino un

parametro estremamente importante. Si deve anche ricordare che la diffusione

routinaria della tomografia a risonanza magnetica è limitata alle aree più ricche ed

alla medicina più avanzata. Esistono poi casi nei quali è necessario ricorrere alla

mielografia anche in presenza della risonanza, come nel caso di pazienti portatori di

pace-maker, di protesi metalliche o con gravi problemi rianimatori ed

anestesiologici, etc. Il grado quindi di neurotossicità mantiene tutto il suo interesse:

la necessità di ricorrere a questo tipo di esami è meno rara di quanti si pensi.

La via endovascolare arteriosa rappresenta una delle vie di somministrazione più

ampiamente impiegate in neuroradiologia, specie nel caso delle procedure di

intervenzionistica, con dosi in quantità molto elevate, inoltre l’uso dei microcateteri

rende necessarie concentrazioni elevate e bassa viscosità. In condizioni normali, il

mezzo di contrasto iniettato nelle arterie cerebrali non viene immediatamente in

contatto con il tessuto nervoso, ma ciò può avvenire se le condizioni di osmolarità e

di viscosità determinano un’alterazione di barriera; inoltre in molte patologie del

sistema nervoso si assiste ad un’alterazione di barriera che permette la diffusione del

contrasto. E’ noto inoltre che il grado di tossicità chimica delle molecole può

determinare un danno di barriera che si aggiunge a quello provocato dalla semplice

osmolarità (bell, 25,26). Inoltre l’iniezione in carotide permetterebbe un’espressione

tossica sui recettori del seno carotideo e sui centri nervosi deputati al controllo

dell’attività cardiovascolare, con effetti indiretti di tossicità generale.

Anche in questo settore l’uso di prodotti non-ionici limita grandemente i rischi

osservati (bell 32).

Naturalmente l’iniezione diretta nelle arterie carotidi o vertebrali o nei loro rami

rappresenta il massimo livello di contatto locale a livello degli endoteli vascolari

cerebrali; ma anche gli esami angiografici di altri settori portano a questo contatto

anche se meno diretto. Infatti, l’iniezione in distretti arteriosi periferici rappresenta

un livello di rischio più simile a quello di un’iniezione endovenosa, per quanto

attiene all’effetto sul cervello. Sarà quindi più difficile un effetto legato

all’iperosmolarità, ma resta il rischio di tossicità chimica legato all’eventuale

coesistente alterazione di barriera. Ci riferiamo ancora all’esempio di un’indagine di

un distretto corporeo in un paziente portatore di una metastasi cerebrale

misconosciuta. In questo caso esiste un’alterazione di barriera ed il grado di

neurotossicità del contrasto sarà rilevante anche se l’indagine dovesse essere –ad

esempio- limitata al fegato.

L’iniezione endovenosa del mezzo di contrasto rappresenta la modalità di impiego

più ampiamente usata, in particolare per il suo uso in tomografia computerizzata. In

questo caso sia che l’esame TC sia diretto allo studio dell’encefalo che di altre parti

del corpo, si osserva un grado di emodiluizione del contrasto che limita gli eventuali

effetti dannosi legati ad iperosmolarità e viscosità. Resta in pieno però il rischio di

neurotossicità relativo a preesistenti alterazioni della barriera ematoencefalica.

Ricordiamo a questo proposito gli storici lavori di Pullicino e Kendall, che

dimostrarono un effetto prognostico negativo nei pazienti portatori di ischemia

cerebrale studiati con TC ed iniezione di contrasto. Si tratta comunque di

osservazioni effettuate su mezzi di contrasto ionici e non automaticamente trasferibili

ai contrasti non-ionici oggi di più comune impiego.

In conclusione, la neurotossicità di un mazzo di contrasto rappresenta un dato di

primario interesse nel valutare le qualità specifiche del prodotto. Ribadiamo che

mentre si osserva una notevole similitudine nei livelli di tossicità generale dei vari


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Neuroradiologia, tenute dal Prof. Leonardi nell'anno accademico 2012.
Il documento è dedicato alla neurotossicità.
Tra gli argomenti affrontati: tossicità osmotica, iniezione intracisternale, acido arachidonico, sistema nervoso centrale, DL50, contrasti ionici e non-ionici.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (ordinamento U.E. - a ciclo unico) (magistrale europea)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Neuroradiologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Leonardi Marco.

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