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• Ma, se la ricerca delle ipotesi è guidata razionalmente, da che cosa è

guidata?

• Essa non può essere guidata dalla deduzione, perché la deduzione non è

ampliativa, cioè non permette di ottenere nulla che non fosse contenuto già

implicitamente nelle premesse.

• Mediante la deduzione, dai dati dell’osservazione non si può ottenere nulla

che non fosse già contenuto implicitamente in quei dati.

• Invece le ipotesi o teorie scientifiche devono andare al di là dei dati

dell’osservazione. 24

• Se non si va al di là dei dati dell’osservazione, li si può al massimo

classificare. Dunque si possono solo ottenere tassonomie.

• Certo, quasi qualsiasi tipo di oggetti può essere classificato secondo

qualche schema tassonomico.

• Ma le tassonomie non vanno al di là dell’osservazione, sono soltanto un

modo di organizzare gerarchicamente le osservazioni.

• Un conto sono le tassonomie, e un altro conto sono le ipotesi o teorie

scientifiche, che vanno al di là dell’osservazione perché si suppone che il

loro campo di applicazione non sia limitato agli oggetti di cui si è già avuta

esperienza ma si estenda anche agli oggetti di cui non si è ancora avuto

esperienza. 25

• Perciò la ricerca delle ipotesi non può essere guidata dalla deduzione.

• Essa può essere guidata solo da inferenze non deduttive, ivi compresa

l’induzione.

• Solo tali inferenze, infatti, permettono, partendo dai dati dell’osservazione,

di trovare ipotesi ovvero teorie scientifiche che vanno oltre quei dati. 26

• Di conseguenza, è giusto affermare, come fa Popper, che la nostra

conoscenza a priori non è mai stata a posteriori, ha un carattere ipotetico,

consta di ipotesi che non sono derivate dall’esperienza.

• Ma, contrariamente a quanto afferma Popper, la ricerca delle ipotesi non

avviene col metodo dei tentativi ed errori, cioè a tentoni, dunque alla cieca.

Al contrario, è guidata.

• Essa è guidata da inferenze non deduttive, a cominciare dall’induzione.

• Popper fraintende la funzione dell’induzione, perché non la considera un

mezzo di scoperta, bensì un mezzo di giustificazione.

• Certo, l’induzione non giustifica nulla, ma da questo Popper trae l’indebita

conclusione che l’induzione non svolge alcun ruolo nella conoscenza, anzi

l’induzione non esiste affatto.

• Al contrario, come riconosceva persino Hume, l’induzione esiste e svolge

un ruolo essenziale nella conoscenza, non come mezzo di giustificazione

bensì di scoperta. È uno dei principali mezzi con cui si trovano le ipotesi. 27

• Proprio perché le ipotesi si trovano mediante l’induzione, e in generale

mediante inferenze non deduttive, esse sono a priori.

• A priori non nel senso che sono assolutamente indipendenti da ogni

esperienza, ma nel senso che non derivano dall’esperienza.

• Infatti, anche quando le premesse di un’inferenza non deduttiva derivano

dall’esperienza, la conclusione, in quanto non è contenuta nelle premesse,

non deriva dall’esperienza. Essa va oltre l’esperienza.

• Non derivando dall’esperienza, le ipotesi sono a priori.

• Ciò che è a posteriori è il controllo della loro plausibilità, che avviene

necessariamente attraverso un confronto con l’esperienza. 28

Cambiamenti rispetto alla concezione kantiana dell’a

priori

• Se le cose stanno così, questo comporta essenziali cambiamenti rispetto

alla concezione kantiana dell’a priori.

• 1) Non esistono conoscenze dotate di quel carattere di assoluta

indipendenza da ogni esperienza che Kant attribuisce alle conoscenze a

priori, quando dice che le conoscenze a priori si costituiscono

“indipendentemente da ogni esperienza.”

• Tutte le conoscenze, per quanto riguarda il controllo della loro plausibilità,

sono essenzialmente legate all’esperienza. 29

• 2) Non esistono conoscenze dotate di quel carattere di rigorosa

universalità che Kant attribuisce alle conoscenze a priori, quando dice

che queste hanno una “rigorosa universalità,” tale “da non tollerare

eccezioni di alcun genere.”

• Non vi sono verità che non tollerino eccezioni di alcun genere.

• Tutte le proposizioni sul mondo sono al massimo plausibili, dunque sono

sempre suscettibili di eccezioni. 30

• 3) Non esistono conoscenze dotate di quel carattere di necessità che

Kant attribuisce alle conoscenze a priori, quando dice che esse hanno “il

carattere di necessità intrinseca.”

• La nostra nozione di razionalità non è scritta, come riteneva Kant, in una

presunta nostra natura trascendentale, non è fissata da un immutabile

libro di regole. Perciò essa non è necessaria.

• Non vi è alcuna conoscenza non suscettibile di revisioni, perciò ci si deve

attendere che anche la conoscenza a priori possa sempre essere riveduta. 31

• 4) Non esistono conoscenze dotate di quel carattere di certezza che Kant

attribuisce alle conoscenze a priori, quando dice che esse sono “certe per

se stesse.”

• Non vi sono verità infallibili , in primo luogo perché le ipotesi si ottengono

mediante inferenze non deduttive che, essendo ampliative, sono fallibili.

• In secondo luogo, anche quando le ipotesi si rivelano plausibili, ossia

compatibili con l’esperienza esistente, questo non ne assicura la certezza.

• Infatti ,esse sono sempre esposte al rischio di controesempi, mano a mano

che l’esperienza si estende e si raccolgono nuovi dati. 32

• 5) Non esiste nulla che sia dotato di quella validità a priori che Kant

attribuisce alle categorie, quando parla di “validità a priori delle

categorie nei confronti di tutti gli oggetti dei nostri sensi.”

• Nessuna ipotesi ha validità a priori rispetto a tutti gli oggetti dei nostri

sensi.

• La sua validità, nel senso debole della plausibilità, è sempre relativa ai

dati, e può risultare solo da un confronto con gli oggetti dell’esperienza. 33

Terzo difetto della posizione di Popper

• Un terzo difetto della posizione di Popper è che la sua affermazione

che il 99.9 per cento della nostra conoscenza è innata, non ha

fondamento.

• Popper sostiene che la conoscenza innata è incorporata nella nostra

costituzione biochimica, dunque è un prodotto dell’evoluzione

biologica.

• Ma l’evoluzione biologica è molto lenta, perciò la conoscenza innata è

necessariamente limitata.

• Di conseguenza, l’affermazione di Popper che il 99.9 per cento della

nostra conoscenza è innata non ha fondamento. 34

• Al contrario di quanto afferma Popper, il grosso della nostra conoscenza

non è un prodotto dell’evoluzione biologica bensì dell’evoluzione culturale.

• Rispetto all’evoluzione biologica, l’evoluzione culturale è molto rapida.

• La sua rapidità, a confronto della lentezza dell’evoluzione biologica, spiega

perché dire che il 99.9 per cento della nostra conoscenza è innata, non ha

fondamento.

• Dirlo vuol dire dimenticare che l’evoluzione biologica è molto lenta rispetto

all’evoluzione culturale. 35

Quarto difetto della posizione di Popper

• Un quarto difetto della posizione di Popper è che egli non si limita ad

affermare che il 99.9 per cento della nostra conoscenza è innata.

• Afferma che il 99.9 per cento della nostra conoscenza è innata e a priori.

• Ma così Popper confonde l’a priori con l’innato.

• Si tratta di una confusione, perché l’ambito dell’a priori, che consta di

ipotesi, è un prodotto dell’evoluzione culturale e, data la rapidità di

quest’ultima, è molto ampio.

• Invece l’ambito dell’innato è un prodotto dell’evoluzione biologica, e, data

la lentezza di quest’ultima, è molto ristretto.

• Perciò non si può identificare, come fa Popper, l’a priori con l’innato. 36

Quinto difetto della posizione di Popper

• Un quinto difetto della posizione di Popper è che egli confonde l’a priori con la

conoscenza a priori.

• Infatti, egli dichiara: “Userò il termine ‘a priori’ per caratterizzare quel tipo di

conoscenza – di conoscenza fallibile e congetturale – che un organismo ha

prima dell’esperienza dei sensi; grosso modo, è conoscenza innata.”

• Si tratta di una confusione, perché le ipotesi sono sì, a priori, ma non sono

conoscenza, sono soltanto ipotesi.

• Esse diventano conoscenza solo quando sono sottoposte al confronto con

l’esperienza, e lo superano. Soltanto allora esse possono considerarsi plausibili

e diventare conoscenza.

• Ma esse non diventano conoscenza a priori perché, nel confronto con

l’esperienza, l’esperienza svolge un ruolo essenziale.

• Perciò non si deve confondere l’a priori con la conoscenza a priori. 37

Sesto difetto della posizione di Popper

• Un sesto difetto dell’approccio di Popper è che egli applica i principi

dell’evoluzione darwiniana alle stesse ipotesi o teorie scientifiche.

• Infatti, afferma che “la crescita della nostra conoscenza è il risultato di un

processo strettamente somigliante a ciò che Darwin chiama ‘selezione naturale’;

cioè, la selezione naturale delle ipotesi.“

• Da ciò appare chiaro che il metodo con cui, secondo Popper, si trovano le

ipotesi o teorie scientifiche, cioè il metodo per tentativi ed errori, non è altro

che il processo della selezione naturale.

• Ma allora, poiché la selezione naturale è molto lenta, non si spiega la rapidità dello

sviluppo della scienza negli ultimi quattro secoli, che ha visto un’enorme

proliferazione di ipotesi e teorie scientifiche.

• Perciò, contrariamente a quanto afferma Popper, la crescita della nostra

conoscenza non può essere il risultato di un processo strettamente somigliante

alla selezione naturale.

• E si conferma che la ricerca delle ipotesi o teorie scientifiche non può procedere a

tentoni, col metodo per tentativi ed errori, ma deve essere un processo guidato

38

razionalmente.

Settimo difetto della posizione di Popper

• Un settimo difetto della posizione di Popper è che egli afferma che la sua

è “un’epistemologia senza un soggetto conoscente.”

• Popper giustifica questa affermazione dicendo che, oltre al Mondo 1, cioè

il mondo fisico, e al Mondo 2, cioè il mondo dei processi mentali

consapevoli, vi è un Mondo 3, che Popper definisce come “il mondo

delle creazioni oggettive della mente umana.”

• Per valutare l’affermazione di Popper che la sua è un’epistemologia senza

un soggetto conoscente, ci si deve chiedere: Che cos’è per Popper la

mente umana, le cui creazioni popolano il Mondo 3? 39

• Per Popper la mente è, come per Cartesio, un’entità separata dal corpo.

• Infatti, Popper afferma che “l’io attivo, l’io psicofisico è il programmatore

attivo del cervello (che è il computer), è l’attore il cui strumento è il cervello.

La mente è, come dice Platone, il pilota.” Il cervello è impotente senza l’io,

come “il computer è impotente senza il programmatore.”

• “Il cervello è posseduto dall’io, non vale l’inverso.”

• Così la posizione di Popper è simile a quella di Cartesio. Il corpo, e

specificamente il cervello, è una macchina. La mente, l’io, è il programmatore

che crea il software che governa la macchina.

• In effetti Popper dichiara: “Posso perciò descrivere me stesso come un

dualista cartesiano.” Mentre Ryle respinge la concezione di Cartesio della

mente come un fantasma nella macchina, “io credo nel fantasma nella

macchina.” 40

• Dunque, per Popper, il Mondo 3 è popolato dalle creazioni oggettive della

mente umana, intesa come un’entità separata dal corpo.

• Ma, per lui, il 99.9 per cento della conoscenza di tutti gli organismi è

conoscenza innata e incorporata nella nostra costituzione biochimica,

dunque incorporata nel nostro corpo.

• Perciò la sua affermazione che il Mondo 3 è popolato dalle creazioni

oggettive della mente umana implica che il Mondo 3 è pressoché vuoto.

• Infatti, se il 99.9 per cento della nostra conoscenza è incorporata nel nostro

corpo, la nostra conoscenza è conoscenza del corpo, non della mente,

essendo la mente un’entità separata dal corpo.

• In effetti, l’assunzione di Popper che il 99.9 per cento della nostra

conoscenza è incorporata nel corpo implica che la nostra conoscenza è

pressoché totalmente conoscenza del corpo. 41

• Ovviamente, che la nostra conoscenza sia pressoché totalmente conoscenza

del corpo, è una conclusione non desiderata da Popper. Eppure è una logica

conseguenza delle sue assunzioni.

• Si può arrivare alla stessa conclusione – che la nostra conoscenza è

conoscenza del corpo – senza partire dalle implausibili assunzioni di Popper.

• Basta applicare il criterio metodologico che in un’argomentazione non è

lecito appellarsi ad assunzioni di cui non si ha alcuna prova.

• Non vi è alcuna prova che Dio esista, dunque in un’argomentazione non è

lecito appellarsi all’assunzione che Dio esista.

• Non vi è alcuna prova che la mente esista, dunque in un’argomentazione non

è lecito appellarsi all’assunzione che la mente esista.

• In particolare, non è lecito appellarsi all’assunzione che la mente esista nel

dare una spiegazione della conoscenza. 42

• Invece, abbiamo numerose prove che il corpo esiste. Perciò, nel dare una

spiegazione della conoscenza, è lecito appellarsi all’ipotesi che il corpo

esista.

• Ma allora è lecito supporre che la conoscenza sia conoscenza del corpo.

• Infatti gli esseri umani hanno conoscenza, hanno un corpo, e non vi è

alcuna prova che abbiano altro che un corpo.

• Perciò, se la conoscenza non fosse conoscenza del corpo, di che cos’altro

potrebbe essere conoscenza? 43

• L’affermazione che la conoscenza è conoscenza del corpo è in effetti la

posizione del più acuto filosofo della mente dell’ultimo secolo.

• Mi riferisco a Palomar, il personaggio dell’omonimo racconto di Italo

Calvino, il quale afferma:

• “Di solito si pensa che l’io sia uno che sta affacciato ai propri occhi come al

davanzale d’una finestra e guarda il mondo che si estende in tutta la sua

vastità davanti a lui.”

• “Di là c’è il mondo, e di qua? Sempre il mondo: cos’altro volete che ci sia.”

• L’io “non è anche lui un pezzo di mondo che sta guardando un altro pezzo

di mondo?” 44

• Proprio così. Come dice Palomar, l’io è soltanto un pezzo di mondo che

guarda un altro pezzo di mondo.

• La conoscenza dell’io è soltanto la conoscenza di questo pezzo di mondo,

cioè del corpo.

• L’io, la mente, è un pezzo di mondo perché consiste semplicemente in certe

capacità del corpo, a partire dalle capacità sensoriali e motorie.

• Parlare di ‘mente’ è solo una metafora e un modo abbreviato per indicare

certe capacità del corpo.

• E poiché tra queste sono comprese anche le capacità sensoriali e motorie,

la mente non risiede nella testa ma nell’intero corpo.

• Infatti, la mente è un insieme di funzioni del corpo. 45

• Questo implica che il soggetto conoscente e l’oggetto conosciuto hanno lo

stesso grado e tipo di realtà: sono due pezzi di mondo.

• E implica che si deve adottare una visione naturalistica dell’intero processo

della conoscenza, sia dei processi cognitivi interni al soggetto conoscente

sia di quelli esterni al soggetto conoscente, che hanno luogo nel mondo

esterno.

• Infatti, che la mente sia un pezzo di mondo implica che i processi interni al

soggetto della conoscenza e quelli che hanno luogo nel mondo esterno non

possono essere separati, devono essere analizzati contemporaneamente.

46

• La conoscenza va analizzata alla stessa stregua di altre capacità degli

organismi viventi sviluppatesi nel corso dell’evoluzione, la cui funzione è

quella di assicurare la sopravvivenza.

• Essa va analizzata, quindi, come una funzione di un sistema reale,

formatosi in seguito a un processo naturale, che si trova in un rapporto

interattivo con un altrettanto reale mondo circostante.

• E questo perché gli organismi sono esseri i cui caratteri e le cui capacità,

compresa la capacità conoscitiva, sono un prodotto dell’evoluzione

biologica, quindi sono il risultato di un adattamento. 47

• Non soltanto la conoscenza è una funzione di un organismo che è il risultato

di un adattamento, ma l’adattamento stesso, da cui gli organismi traggono

origine, è un processo conoscitivo.

• Infatti, ogni adattamento indica che l’organismo ha acquisito una certa

quantità di conoscenza sull’ambiente.

• Per un organismo, essere vivente è uno stato biologico ottimale rispetto

all’ambiente, che dipende dalla conoscenza che l’organismo acquisisce

sull’ambiente.

• Quando lo stato biologico ottimale viene perduto, gli organismi cercano di

ripristinarlo sulla base della nuova conoscenza che riescono ad acquisire

sull’ambiente.

• Quando l’alterazione e lo sconvolgimento superano certi limiti, gli organismi

non riescono a sopravvivere. 48

• Lo stato biologico ottimale dipende strettamente dalla condizioni

dell’ambiente a cui l’organismo si adatta. Per raggiungere tale stato, il

genoma ha bisogno di avere precise conoscenze sull’ambiente.

• Solo dati sull’ambiente codificati nel genoma, quali la forza gravitazionale,

la temperatura media, la pressione, la composizione chimica, ecc.,

consentono l’evoluzione di organismi perfettamente adattati a un

particolare ambiente.

• Inoltre, come il singolo organismo usa processi conoscitivi nel suo

sviluppo, così anche l’intera specie usa processi protoconoscitivi nel suo

sviluppo.

• La specie percepisce l’ambiente, individua i dati rilevanti e li valuta per

aumentare l’adattamento e raggiungere lo stato biologico ottimale. 49

• La specie raggiunge lo stato ottimale attraverso il processo della

riproduzione differenziale.

• Differenze tra gli organismi individuali sono presenti in ogni popolazione di

organismi. Molte di queste differenze, per esempio il colore degli occhi, non

hanno effetto sulla sopravvivenza, ma alcune differenze possono

aumentare le chance di sopravvivenza di un organismo individuale.

• Per esempio, un coniglio che corre più veloce degli altri ha più probabilità di

sfuggire ai predatori.

• E gli organismi individuali che hanno migliori capacità di sopravvivenza

hanno anche migliori chance di riprodursi. 50

• Se i caratteri che danno a certi organismi individuali un vantaggio

riproduttivo sono ereditabili, cioè possono essere trasmesse dai genitori ai

figli, allora, nella generazione successiva, vi sarà una proporzione un po’ più

alta di organismi individuali dotati di quei caratteri.

• Anche se il vantaggio riproduttivo nella riproduzione differenziale è molto

piccolo, dopo molte generazioni ogni vantaggio ereditabile diverrà

dominante nella popolazione, poiché il processo dà luogo a una crescita

esponenziale.

• In questo modo l’ambiente di un organismo seleziona i tratti che

conferiscono un vantaggio riproduttivo agli organismi, producendo

cambiamenti graduali, cioè evoluzione. 51

• Tale selezione si basa sulla conoscenza dell’ambiente.

• Ogni organismo è un sistema conoscitivo. La sua conoscenza

dell’ambiente si basa, in parte, sulla conoscenza incorporata nel suo

genoma, e, in parte, sui dati che l’organismo riesce ad acquisire

sull’ambiente.

• La situazione è simile a quella dei nostri organi di senso che, nel

ricevere dati, già incorporano nella loro struttura molta conoscenza.

• Per esempio, la struttura dell’occhio incorpora molta conoscenza sulla

natura della luce.

• Infatti la forma sferica dell’occhio, la struttura radiale dell’iride, e le

funzioni del cristallino e della retina, corrispondono alle leggi a cui

obbediscono i raggi luminosi. 52


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Teorie del ragionamento, tenute dal Prof. Emiliano Ippoliti nell'anno accademico 2011 e tratta, nell'ambito più vasto delle Teorie della conoscenza, il tema della naturalizzazione dell'epistemologia, secondo il pensiero di Quine, Maddy e Wittgenstein.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie del ragionamento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Ippoliti Emiliano.

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