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Monitoraggio del diritto-dovere all’istruzione Appunti scolastici Premium

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Sistema formativo italiano, tenute dalla Prof.ssa Valeria Scalmato nell'anno accademico 2010 e tratta il rapporto di monitoraggio del diritto-dovere relativo all'anno 2008, con particolare attenzione alla normativa, al ruolo dei Centri per l'impiego e all'orientamento.

Esame di Sistema formativo italiano docente Prof. V. Scalmato

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_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

fronte ad un quadro chiaro ed esaustivo delle alternative (e dei relativi iter curricolari) che il sistema

educativo offre.

Se infatti è comprensibile che una ristretta percentuale di ragazzi veda evolvere nel tempo le proprie

preferenze o decida di modificare l’iter formativo in corso d’opera, appare opportuno limitare il più

possibile il numero di scelte sbagliate riconducendo il fenomeno a dimensioni fisiologiche rispetto al

numero degli iscritti.

Per poter comprendere quale sia la dimensione del fenomeno della dispersione nel nostro Paese è

opportuno esplorare innanzi tutto l’altra faccia della medaglia, ovvero la dimensione della

partecipazione al sistema di istruzione e formazione professionale nel corso dell’anno 2008.

Tab. 2.1 Stato formativo dei giovani 14-17enni in valori assoluti e percentuali (a.s.f. 2008-09)

V.A. %

Iscritti nei licei 735.683 31,6

Iscritti negli Istituti Tecnici 645.466 27,8

Iscritti negli Istituti Professionali 382.069 16,4

Iscritti nell’Istruzione magistrale (a) 169.920 7,3

Iscritti nell’Istruzione Artistica (b) 71.713 3,1

Iscritti alla secondaria di I grado 93.129 4,0

Iscritti alle agenzie formative 100.594 4,3

10.295

In formazione in apprendistato 0,5

Fuori di percorsi 117.429 5,0

Totale popolazione 14-17enne 2.326.298 100,0

(a) Licei ed Istituti psicopedagogici e dei servizi rivolti alla persona

(b) Istituti d'arte e licei artistici

Fonte: elaborazioni Isfol su dati MIUR, MLSPS, regionali, Istat

L’analisi del presente monitoraggio si concentra sulla fascia d’età compresa tra 14 e 17 anni,

caratterizzata dagli obblighi di legge del diritto-dovere fino a 18 anni e (all’interno di esso in una sorta

di cerchi concentrici) dell’obbligo di istruzione fino al sedicesimo anno d’età, quest’ultimo connotato, in

particolare, dalla presenza di un primo biennio volto ad assicurare, in qualsiasi i percorsi di studio,

l’acquisizione di uno zoccolo di competenze di base uguale per tutti gli allievi. Tale fascia d’età, come si

diceva, risulta quella maggiormente colpita dal fenomeno dell’abbandono.

La tabella 2.1 descrive il percorso formativo nel quale i 14-17enni risultano inseriti e presenta la

disaggregazione nei diversi percorsi in cui si articola l’offerta di istruzione e formazione professionale

per l’annualità 2008-09, compresi i percorsi triennali di qualifica. Completano il quadro gli apprendisti

minori che svolgono attività formative ed infine coloro che risultano al di fuori dei percorsi formativi.

Una prima annotazione sulla partecipazione ai percorsi di IFP: per comprenderne il peso reale, va detto

che agli oltre 100 mila allievi iscritti ai Centri di formazione professionale, vanno sommati anche i

52.291 allievi iscritti a scuola che frequentano percorsi integrati a titolarità degli Istituti scolastici

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(prevalentemente Istituti Professionali), i quali allievi sono inseriti, nella tabella, tra gli iscritti a scuola.

Di conseguenza, il numero complessivo degli iscritti ai percorsi triennali di istruzione e

formazione professionale raggiunge 152.885 unità, ovvero una percentuale pari al 6,6%

del totale della popolazione tra 14 e 17 anni d’età.

Tale valore porta gli iscritti ai percorsi di IFP a costituire (nell’annualità 2008-09) una quota pari a circa

il 40% degli iscritti ai Professionali e si avvicina al totale degli iscritti agli ex istituti/scuole magistrali.

Questo sviluppo delle iscrizioni marca dunque anche numericamente l’anno in cui tale filiera ha fatto il

suo ingresso nel novero dell’offerta ordinamentale di istruzione.

I percorsi di istruzione e formazione professionale ) una più attenta analisi del

Rimandando al capitolo 8 (

fenomeno, si può dire che il dato sembra indicare una crescente capacità di tali percorsi di intercettare

le esigenze dei giovani destinatari, e ciò, occorre tenere presente, nonostante la scarsa conoscenza di

2

questa filiera formativa presso i giovani e le famiglie .

L’esame della disaggregazione territoriale dei partecipanti ai percorsi di IFP iscritti presso le agenzie

formative evidenzia come (tab. 2.2) la percentuale di allievi differisca notevolmente tra le diverse

circoscrizioni territoriali, registrando valori significativi al nord-ovest ed al nord-est (rispettivamente 8,3

e 8,7% della popolazione di riferimento), assai minori al Centro, al Sud e nelle Isole (rispettivamente

1,9%, 0,7% e 2,8%). Quest’ultimo dato si spiega non tanto in termini di scarsa partecipazione ai

percorsi triennali di IFP quanto piuttosto in relazione alle strategie regionali adottate dalle diverse

Amministrazioni.

Infatti, mentre tra le Regioni del Centro, del Sud e delle Isole, le due opzioni previste (iscrizione ai CFP

ed iscrizione a scuola) registrano un certo equilibrio (nel totale delle tre circoscrizioni, 57% degli allievi

dei triennali sono iscritti ai CFP e 43% sono iscritti presso un Istituto scolastico), nel caso del Nord

(considerando insieme Nord-ovest e Nord-est) il 76,7% degli allievi dei triennali è iscritto presso una

agenzia formativa mentre solo il 23,3% è iscritto presso una scuola.

2 La domanda di istruzione e formazione degli allievi in diritto-dovere all’istruzione e formazione, Isfol 2008

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Tab. 2.2 - Stato formativo dei giovani 14-17enni per ripartizione territoriale (a.s.f. 2008-09) %

Tipo di istituto nord ovest nord est centro sud isole Totale

Iscritti nei licei 28,0 28,0 37,2 32,7 32,7 31,6

Iscritti negli Istituti Tecnici 28,5 30,0 26,9 27,5 25,1 27,8

Iscritti negli Istituti Professionali 15,5 16,5 16,1 17,5 15,9 16,4

Iscritti nell’Istruzione magistrale (a) 6,6 6,4 6,2 8,4 8,7 7,3

Iscritti nell’Istruzione artistica (b) 3,3 3,1 3,4 2,7 3,2 3,1

Iscritti alla secondaria di I grado 4,5 4,3 4,2 2,8 5,1 4,0

Iscritti alle agenzie formative 8,3 8,7 1,9 0,7 2,8 4,3

Apprendisti in formazione esterna 0,8 1,2 0,3 0,0 0,0 0,4

Fuori di percorsi formativi 4,5 1,7 3,7 7,7 6,5 5,1

Totale popolazione 14-17enne 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0

(a) Licei ed Istituti psicopedagogici e dei servizi rivolti alla persona

(b) Istituti d'arte e licei artistici

Fonte: elaborazioni Isfol su dati MIUR, MLPS, regionali, Istat

Passando ad esaminare gli apprendisti in formazione, è noto come essi costituiscano una quota

estremamente residuale del totale degli apprendisti minori di 18 anni, questi ultimi per il 2008 peraltro

ridotti alle sole classi d’età dei sedici e diciassettenni, in relazione all’innalzamento dell’età lavorativa a

16 anni valida per l’annualità oggetto del presente monitoraggio (legge 296/2006, legge finanziaria

2007). Il valore di 10.295 apprendisti in formazione non sembra discostarsi dal dato degli anni

precedenti, evidenziando ancora una volta come solo una piccola percentuale di apprendisti occupati

minori di 18 anni svolga attività di formazione esterna all’impresa.

Sul fronte della dispersione, si registra ancora una volta, a livello nazionale, un consistente

numero di ragazzi fuori dai percorsi formativi, pari ad oltre 117 mila unità, equivalenti al

5% del totale dei 14-17enni. Va detto che tale valore comprende anche il numero di quei ragazzi

occupati con un contratto di apprendistato che non hanno svolto alcuna attività formativa esterna

all’azienda, sui quali peraltro non si hanno informazioni rispetto alla realizzazione di attività formativa

interna all’azienda.

L’esame della disaggregazione territoriale dei dispersi (tab. 2.2 e 2.3) evidenzia come ancora una volta

la percentuale più elevata si collochi al Sud e nelle isole, (rispettivamente il 7,7 ed il 6,5% della

popolazione di riferimento nelle rispettive circoscrizioni). Considerando i valori assoluti, oltre 71 mila dei

117 mila e seicento ragazzi non inseriti in percorsi formativi risulta appartenere a tali circoscrizioni,

nell’ambito delle quali si trova quindi, in altri termini, oltre un disperso su due. Questo invita a riflettere

sulle possibili piste di lavoro finalizzate alla riduzione della dispersione formativa, le quali dovrebbero, se

si vuole impattare su un numero significativo di giovani, verosimilmente concentrarsi verso le regioni

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meridionali, dove i sistemi informativi sono meno efficienti, lo strumento dell’apprendistato quasi

inutilizzato ed il tessuto produttivo meno in grado di assorbire lavoratori priva di qualifica.

Con riferimento alle altre circoscrizioni, il Nord-ovest accusa l’assenza di circa 24 mila giovani (pari a

4,5% della popolazione di riferimento), il Centro circa 15.700 ragazzi (3,7%), mentre il Nord-est risulta,

anche per l’a.s. 2008-09, l’area meno penalizzata, anche considerando che una quota rilevante dei

6.690 non inseriti nei percorsi formativi riguarda comunque gli occupati con contratto di apprendistato.

Tab. 2.3 – Distribuzione dei 14-17enni al di fuori dei percorsi formativi per circoscrizione territoriale in valori

assoluti e percentuali (a.s.f. 2008-09)

Circoscrizione territoriale VA %

Nord ovest 24.192 20,6

Nord est 6.690 5,7

Centro 15.689 13,4

Sud 51.011 43,4

Isole 19.847 16,9

Totale 117.429 100,0

Fonte: elaborazioni Isfol su dati MIUR, MLPS, regionali, Istat

Per approfondire un quadro che presenta numerose sfumature, sarebbe importante incrociare tali dati

con informazioni qualitative sulle caratteristiche dei dispersi, quali ad esempio la nazionalità e l’età dei

target di

giovani. Queste variabili consentirebbero infatti di prevedere strategie più mirate rispetto ai

riferimento. È infatti facile ipotizzare che una quota significativa di coloro che abbandonano possa

essere costituita da Rom e da ragazzi di nazionalità diversa dall’italiana. I sistemi informativi non

dispongono tuttavia di informazioni complete e dettagliate su tali variabili, che potranno essere

acquisite solo con il progredire delle anagrafi territoriali, fino al raggiungimento della tracciabilità

iter

dell’ formativo dei singoli allievi. 11

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3. IL CONTESTO NORMATIVO

Tra le novità legislative di questo ultimo anno, le più rilevanti riguardano l'istruzione secondaria

superiore. Il 15 marzo 2010 si è completato l’iter legislativo sul riordino dei licei e dell'istruzione tecnica

e professionale attraverso l’approvazione dei relativi Regolamenti che operano una revisione dell’assetto

ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico. Il loro impatto sul sistema educativo è

da considerarsi con attenzione anche in relazione al futuro dei percorsi di istruzione e formazione.

I percorsi triennali, come è noto, rappresentano uno dei due canali di assolvimento dell’obbligo di

istruzione (ex lege n.296/2006 e L. n.133/2008). Assumono tipologie diverse a seconda delle scelte

territoriali operate dalle Regioni e sono ormai corredati da un insieme di misure e strumenti che li

caratterizzano sempre più come sistema aperto alle integrazioni/interazioni con la scuola. Grazie al

decreto n.139/2007 sono state infatti definite le competenze chiave del cittadino da far raggiungere ai

giovani, alla fine dell’obbligo di istruzione, a prescindere dal canale di assolvimento prescelto, ovvero a

scuola o nei percorsi triennali realizzati dalle Agenzie formative, per i quali sono stati peraltro definiti gli

standard di servizio per l’erogazione di tali percorsi. I passaggi da un canale all’altro sono stati favoriti

dai dispositivi dell’Accordo Stato-regioni dell’ottobre 2004 con la diffusione delle certificazioni nazionali

finali e intermedie e il riconoscimento dei crediti maturati nei percorsi formativi; il decreto n. 86 dello

stesso anno ha poi approvato i modelli di certificazione per il riconoscimento crediti, per il passaggio

dalla FP e dall’apprendistato al sistema dell’istruzione. L’Ordinanza Ministeriale n. 87 ha inoltre abolito

l’esame, sostituito con il lavoro delle Commissioni, per il passaggio dalla FP e l’apprendistato alla scuola.

Particolarmente rilevante, per i percorsi triennali, la definizione, e in seguito l’ampliamento, del

ventaglio di standard formativi minimi relativi alle competenze tecnico professionali di 19 figure

(Accordo Stato-Regioni del febbraio 2009), successivamente ridefiniti in 21 figure professionali

dall’Accordo Stato-Regioni del 29 aprile 2010, riguardante il primo anno di attuazione (2010-11) dei

percorsi di IFP, a norma dell’art. 27 del Decreto 226/2005.

Tale Accordo, che segna la fine della fase sperimentale e l’avvio della messa a regime dei percorsi di

qualifica e di diploma professionale (che rientrano nell’esclusiva competenza delle Regioni), costituisce

un passo importante nell’attuazione ordinamentale dell’Istruzione e Formazione Professionale, sulla

base di specifiche discipline regionali e nel rispetto dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) definiti al

Capo III del Decreto legislativo 226/2005, sui quali, in particolare, si concentrerà il lavoro

interistituzionale dei prossimi mesi.”

Come è noto, anche la misura dell’apprendistato per i minorenni è attualmente in fase di revisione

normativa al fine di renderlo, insieme ai percorsi scolastici e triennali, un ulteriore canale in cui

assolvere l’obbligo di istruzione a partire dai 15 anni (anziché dai 16, come dettato dalle norme attuali),

previe singole intese tra i Ministeri e le Regioni. Resta da valutare come tale evoluzione normativa

possa conciliarsi con l’obbligo di istruzione e la prevista acquisizione delle competenze di cittadinanza

entro il sedicesimo anno d’età. 12

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Sempre in relazione all’Obbligo di istruzione, è di recente emanazione il modello di certificato delle

competenze di base acquisite nel primo biennio, allegato al Decreto 9 del 27 gennaio 2010, in

applicazione al Regolamento dell’Obbligo di istruzione. Il certificato è valido sia per il sistema scolastico

sia per i percorsi di IFP; decorre dall’a.s.f. 2009-10 ed è rilasciato su richiesta dell’interessato.

Sul versante della Istruzione secondaria superiore, i modi e i tempi di attuazione della Riforma

decorrono dall’a.s. 2010-11, scadenza che ha portato le scuole a doversi velocemente confrontare con

nuovi modelli organizzativi, revisione dei curricula e la riorganizzazione delle attività di orientamento

degli allievi e delle famiglie.

In quanto a strutturazione, per i licei e gli istituti tecnici sono previsti due bienni più il V anno con

l'esame di Stato, mentre gli istituti professionali vengono quinquennalizzati, perdono la qualifica al terzo

3 e si strutturano in due bienni (di cui il secondo formato da 1 anno più 1) e il V anno. La necessità

anno

di strutturare il secondo biennio in due annualità risponde al fine di facilitare i passaggi con i percorsi

triennali di istruzione e formazione.

L'articolazione dei percorsi liceali prevede 2 licei monopercorso (classico e linguistico), 4 opzioni tra

scientifico e scienze umane (scientifico-tecnologico e scienze umane settore economico sociale), 2

sezioni del musicale e coreutico (che verranno attivate in numero ristretto sul territorio e che

rappresentano in Italia un'assoluta novità), 3 indirizzi nell'artistico. L'articolazione degli istituti tecnici e

professionali non prevede opzioni, bensì settori e indirizzi che sono stati peraltro ridotti rispetto al

passato nell'intento di superare la loro polverizzazione.

Vengono inoltre introdotti, per le 3 tipologie di scuola, nuovi modelli organizzativi (Dipartimenti,

Comitati tecnico scientifici e Uffici tecnici) finalizzati a supportare l'autonomia scolastica e l'aumentata

quota di flessibilità a disposizione delle singole scuole.

Queste rappresentano le principali indicazioni che emergono dai Regolamenti. Esse si dovranno

confrontare con altri provvedimenti in discussione, interni all'istruzione secondaria, quali ad esempio il

reclutamento e la formazione iniziale dei docenti, lo stato giuridico del personale e gli organi collegiali,

questioni che dovranno essere considerate con attenzione nell'ambito del disegno di riordino scolastico.

Il mosaico, inoltre, dovrà prevedere anche l'inserimento dei tasselli, sopra descritti, relativi ai percorsi

triennali, al fine di garantire una reciproca complementarità, piuttosto che una eventuale

sovrapposizione o concorrenza, soprattutto tra i percorsi degli istituti professionali e quelli triennali che,

tra l'altro, in alcune Regioni si prolungano nei quarti anni. I dati sui giovani 14-17enni rilevati da diverse

indagini nazionali rimandano alla necessità che i due tipi di percorsi coesistano, almeno al momento, in

quanto rispondenti a bisogni differenziati dell’utenza giovanile, anche alla luce del fatto che il biennio

degli istituti professionali presenta una quota rilevante di dispersione scolastica e che ai percorsi

3 Tuttavia, la Circolare n. 17/2010 del MIUR “Iscrizione alle scuole di istruzione secondaria di secondo grado relative all’a.s. 2010-

11” prevede la possibilità, per chi si iscrive al primo anno, di chiedere di poter conseguire ancora una qualifica professionale al

terzo anno. Tuttavia tali richieste sono accolte con riserva, in quanto sarà necessario acquisire il parere regionale.

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_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

triennali si iscrivono almeno per i due terzi allievi che hanno frequentato con insuccesso uno o due anni

presso gli istituti professionali.

Ci si chiede, tra l’altro, quale sarà l’impatto, sui percorsi di IFP, dalla quinquennalizzazione degli istituti

professionali. La questione è se i numeri di iscritti ai percorsi triennali aumenterà, in considerazione del

possibile scoraggiamento al proseguimento degli studi nei percorsi professionali quinquennalizzati e

mancanti della qualifica al III anno, o diminuirà per le oggettive difficoltà organizzative ed economiche

che annualmente devono affrontare le Regioni nell’erogazione dell'offerta dei percorsi triennali. E'

comunque lecito ipotizzare, almeno come scenario a breve termine, un possibile aumento di iscrizioni ai

percorsi triennali realizzati dalle agenzie formative accreditate. D'altro canto, eventuali insufficienti

risorse finanziarie potrebbero, alla lunga, non consentire alle Regioni di programmare e organizzare una

offerta formativa di percorsi triennali quantitativamente e qualitativamente adeguata alla nuova

domanda.

Dovrà quindi essere ricercato un equilibrio tra l’esperienza dei percorsi triennali ed eventuali nuovi

modelli di integrazione tra istruzione e formazione professionale, valorizzando risorse, esperienze e

saperi accumulati in questi anni dalle scuole ma anche da quegli enti storici che hanno lavorato con

“l'obiettivo della qualità”. 14

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4. IL GOVERNO LOCALE

4.1 La normativa regionale

Come nel precedente monitoraggio, per analizzare le modalità e gli effetti delle attività di governo si è

scelto di appuntare l’attenzione su due principali indicatori: da un lato la produzione di normative che

definiscano il sistema di education, e dall’altro la realizzazione di attività di monitoraggio e di

valutazione delle azioni svolte sul proprio territorio.

Per ciò che concerne lo stato di avanzamento dell’iter normativo presso le singole Amministrazioni,

vanno distinte le Amministrazioni che hanno concluso il percorso normativo e realtà presso le quali l’iter

è ancora in corso.

Per quanto riguarda il primo gruppo, non troviamo particolari novità rispetto al 2007. Nel corso del

2008 la Toscana ha approvato la delibera GRT 979 del 24/11/2008 “Linee guida per l'attuazione

dell'obbligo di istruzione” confermando il consolidamento della scelta regionale di far coincidere

l'obbligo di istruzione con l'obbligo scolastico. In Emilia Romagna è stato siglato un Protocollo d’intesa

Per la

tra il Ministero della Pubblica Istruzione e la Regione Emilia-Romagna (24/01/2008), “

realizzazione negli anni scolastici 2007/2008 e 2008/2009 di percorsi e progetti sperimentali per il

successo formativo dei giovani nell’assolvimento dell’obbligo di istruzione

”.

In Lombardia, con DGR n. 6563 del 13 febbraio 2008, in attuazione dell’art. 22 comma 4 della L.R. n.

19/07, sono state approvate le indicazioni regionali per l’offerta formativa in materia di istruzione e

formazione professionale, in cui vengono specificate l’articolazione e le caratteristiche del sistema

unitario di IFP lombardo, gli standard minimi dell’offerta, la certificazione delle competenze ed il

riconoscimento dei crediti. E’ stata inoltre introdotta la “dote formazione”. Tale novità favorisce il

passaggio da un sistema di offerta formativa accentrato sul territorio ad uno flessibile basato sulla

domanda degli allievi e sulle priorità provinciali. La dote formazione consiste in un insieme di risorse

destinate alla persona per favorirne l’occupabilità e garantire la possibilità di rafforzare le proprie

conoscenze e competenze per rimanere competitivi nel mercato del lavoro.

Tra le Regioni in cui l’iter di una legge di riordino del sistema di istruzione e formazione è ancora in

corso troviamo ancora Friuli Venezia Giulia, Marche, Molise, Liguria e Veneto, alle quali si affianca la

Sicilia.

Infine, altri atti riguardano Linee guida e diversi tasselli importanti per la messa a sistema dei percorsi

triennali quali la valutazione degli apprendimenti, le modalità di esame finale, le anagrafi (Veneto,

Umbria), l’istituzione di un Gruppo di Monitoraggio (Valle d’Aosta), l’approvazione di un modello

dell’Offerta Formativa Triennale per l’attuazione dell’obbligo di istruzione e del diritto-dovere (Umbria),

lo stanziamento economico (Lazio). 15

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4.2 Il monitoraggio delle azioni

Il secondo indicatore della capacità di governance delle Amministrazioni Regionali riguarda la

realizzazione di attività di monitoraggio e di valutazione delle azioni svolte sul territorio di competenza.

L’analisi è suddivisa, come l’anno precedente, in due sezioni: la prima riguardante i dati quantitativi

forniti dalle Regioni tramite la compilazione della scheda di rilevazione; la seconda contenente le

informazioni qualitative sulle azioni descritte dalle Amministrazioni.

A livello Regionale, 15 Amministrazioni su 16 rispondenti dichiarano di effettuare attività di

monitoraggio e/o valutazione, mentre a livello provinciale 48 Province, delle 55 che hanno fornito le

informazioni svolgono osservazioni costanti delle proprie attività.

Tab. 4.1 – Amministrazioni regionali e provinciali che realizzano attività di monitoraggio e valutazione (V.A. e %)

A livello regionale A livello provinciale

v.a. % v.a. %

Si 15 71,5 48 44,4

No 1 4,8 7 6,5

Non risponde 5 23,8 53 49,1

Totale* 21 100,0 108 100,0

*A livello regionale sono comprese anche le P.A. di Trento e Bolzano.

A livello provinciale è incluso il Circondario Empolese Val d’Elsa

Fonti: elaborazioni Isfol su dati regionali e P.A.

A livello provinciale, 48 delle 52 Amministrazioni rispondenti, dichiarano di controllare periodicamente la

messa in opera delle azioni finalizzate al successo formativo. Dato che 38 delle 53 Province non

rispondenti appartengono alle circoscrizioni meridionali, risulta assai ridotta la rappresentazione delle

aree territoriali di Sud ed Isole.

Tab. 4.2 - Tipologia d’indagine

In Itinere Finale

Regioni 14 15

Province 48 48

Fonti: elaborazioni Isfol su dati regionali e P.A.

Entrando nello specifico delle informazioni fornite a livello quantitativo si nota come, per il 2008, le due

tipologie d’indagine (in itinere e finale) siano state utilizzate in misura pressoché uguale. Emerge

dunque la necessità, da parte delle Amministrazioni, di seguire costantemente le attività svolte per

verificare, migliorare e riprogettare le azioni ed i percorsi attivati senza però trascurare (come era

invece emerso nel precedente monitoraggio) la valutazione finale, intesa quale strumento di verifica

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dello stato di attuazione degli interventi. Per quel che concerne gli oggetti che le Amministrazioni

indagano emerge, anche quest’anno, una diversificazione nelle scelte fatte.

regionale la maggior parte dei rispondenti ha privilegiato l’analisi dei Percorsi Formativi (12 in

A livello

itinere, 13 finale), in secondo luogo delle Anagrafi (8 in itinere, 7 finale); successivamente gli Interventi

di Orientamento (6 in itinere, 5 finale). Confrontando i valori con il passato si nota un cambiamento

positivo relativo all’incremento di ben 6 punti del dato relativo agli Esiti Occupazionali.

provinciale

Anche a livello l’oggetto scelto dalla quasi totalità dei rispondenti coincide con i percorsi

formativi. Appare invece molto diversificata la scelta degli altri oggetti, quasi tutti con una percentuale

tra il 52 ed il 66%, sia per i monitoraggi in itinere che per la valutazione finale.

Le principali finalità delle analisi sembrano legate alla valutazione delle attività formative come

strumento in grado di riorientare o perfezionare le successive programmazioni, con particolare

attenzione all’efficacia degli interventi. Oltre quindi al miglioramento delle attività realizzate, alcune

Amministrazioni descrivono come finalità il miglioramento dell’integrazione fra i sistemi (Valle d’Aosta,

Molise), la condivisione dei risultati (Molise), la valutazione regionale di sistemi e degli apprendimenti

(Lombardia), il grado di soddisfazione degli utenti (Emilia-Romagna, le Province di Arezzo e Genova).

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5. LE ANAGRAFI

5.1 Lo stato d’avanzamento

La disponibilità da parte delle Amministrazioni locali di informazioni sullo stato scolastico-formativo dei

14-17enni continua a rappresentare uno dei principali strumenti a garanzia della permanenza

giovani

dei giovani nei diversi percorsi per l’assolvimento del Diritto-dovere all’istruzione e alla formazione,

nonché base di riferimento obbligato per la costruzione dell’Anagrafe nazionale degli studenti gestita dal

MIUR, come previsto dal Decreto 76/2005. Ricordiamo che il Decreto, divenuto operativo lo scorso

anno, prevede la creazione di un sistema complesso d‘interscambio con i sistemi anagrafici locali, alfine

tracciabilità”

di consentire la “ dei percorsi scolastici e formativi di tutti gli studenti a partire dal primo

anno della scuola primaria.

Il presidio del territorio interessa a tutt’oggi oltre la metà delle amministrazioni regionali:

ammontano, infatti, a 14 le regioni che dispongono di un proprio sistema informativo,

quattro in più (Valle d’Aosta, Marche, Umbria, Campania) rispetto all’ultima rilevazione.

Quattro risultano inoltre essere quelle in fase, più o meno avanzata, di attivazione (Lazio, Abruzzo,

Basilicata e Sicilia). 18

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Ma ecco il quadro di insieme, descrittivo della copertura delle informazioni a livello regionale e

provinciale.

Tab. 5.1 Presenza delle anagrafi regionali e provinciali sul territorio nazionale

Regioni Esistenza Esistenza anagrafe provinciale Province con

dell’anagrafe anagrafe /

regionale Province

totali

Piemonte Si Asti, Cuneo, Novara, Vercelli 4 / 8

Valle d’Aosta Si Aosta 1 / 1

Lombardia In fase di attivazione Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Milano, 8 / 11

Pavia, Varese

Liguria Si Genova, Imperia, La Spezia, Savona 4 / 4

Bolzano Si Bolzano 1 / 1

Trento Si Trento 1 / 1

Veneto Si Belluno, Padova, Rovigo, Venezia, Verona, Vicenza 6 / 7

Friuli Venezia Giulia Si - 0 / 4

Emilia-Romagna Si Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Parma, Piacenza, 8 / 9

Ravenna, Reggio - Emilia, Rimini

Toscana Si Arezzo, Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa- 11 / 12

Carrara, Pisa, Pistoia, Prato, Siena, Circ. Empolese

Umbria Si Perugia, Terni 2 / 2

Marche Si Ancona, Macerata, Pesaro Urbino 3 / 4

Lazio In fase di attivazione Rieti, Roma, Viterbo 3/ 5

Abruzzo In fase di attivazione L'Aquila, Pescara, Teramo 3 / 4

Molise Si Campobasso, Isernia 2 / 2

Campania Si Benevento 1 / 5

Puglia Si - 0 / 5

Basilicata In fase di attivazione Potenza 1 / 2

-

Calabria Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria, Vibo Valentia 4 / 5

Sicilia In fase di attivazione Catania, Messina, Palermo 3 / 9

Sardegna - Sassari 1 / 8

Fonte: Elaborazione Isfol su dati regionali e provinciali

provinciale

la dimensione si osserva che circa il 63% delle Amministrazioni (pari a 68

Analizzando Empoli-Valdelsa

province compreso il circondario ) dichiara di disporre di un proprio

sistema informativo. Comparando i dati con quelli registrati nel 2006, si nota che, mentre il numero

di sistemi regionali segna una crescita progressiva, il numero delle anagrafi provinciali registra una

leggera contrazione. 19

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

Graf. 5.1 Andamento delle anagrafi regionali e provinciali nell’ultimo biennio (Anno 2006 e Anno 2008) (v.a.)

80 71 68

70

60

50 2006

40 2008

30

20 13

8

10

0 Anagrafi Regionali Anagrafi provinciali

Fonte: Elaborazione Isfol su dati regionali e provinciali Sud

L’esame delle diverse ripartizioni territoriali mostra ancora un divario molto netto tra le regioni del

e il resto del territorio nazionale; in quest’area infatti la carenza informativa interessa circa il 65% del

territorio (contro il 30% delle regioni del Nord e circa il 40% di quelle del Centro).

Per avere tuttavia contezza dei risultati del lavoro realizzato in questi anni dalle amministrazioni

territoriali per mettere a sistema un impianto efficiente di flussi informativi, occorre fare riferimento ad

alcuni importanti indicatori. Il più significativo attiene senz’altro alle capacità delle amministrazioni

provinciali di quantificare la dimensione del fenomeno dell’abbandono scolastico e formativo o meglio

di censire i nominativi dei giovani che risultano fuori da qualunque percorso formativo, incrociando le

comunicazioni pervenute dalle istituzioni scolastiche o formative e dalla banche dati apprendistato con

quelle della leva anagrafica del territorio di riferimento.

A livello nazionale la disponibilità di tali informazioni riguarda circa il 75% delle province. Naturalmente

tale capacità informativa non può considerarsi ancora né esaustiva, né uniforme a livello territoriale. Le

Centro-Nord,

province del ad esempio, sembrano aver raggiunto un buon grado di efficienza del

sistema: in quest’area, infatti, il maggior consolidamento sul territorio delle anagrafi provinciali

consente di individuare i nominativi dei dispersi almeno in misura pari all’80% dei casi, mentre il Sud

continua a presentare valori molto al disotto della media nazionale.

20

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

Tab. 5.2 – Capacità delle Province di individuare i nominativi dei ragazzi fuori dai percorsi per ripartizione

territoriale

Area geografica Si Parzialmente No Totale

v.a. % v.a. % v.a. % v.a. %

Nord-Ovest 4 17,4 16 69,6 3 13,0 23 100,0

Nord-Est 13 59,1 5 22,7 4 18,2 22 100,0

Centro 12 57,1 8 38,1 1 4,8 21 100,0

Sud e Isole 8 22,9 9 25,7 18 51,4 35 100,0

Totale 37 36,6 38 37,6 26 25,8 101 100,0

Fonte : Elaborazione Isfol su dati regionali e provinciali

L’osservazione dei dati sopra riportati mette, dunque, in evidenza come il principale nodo critico dei

sistemi informativi sia legato ancora alla difficoltà di alcune realtà di stimare e di censire in maniera

esaustiva e sistematica il numero dei giovani fuori dai sistemi o a rischio di abbandono. E’ evidente che

tale debolezza del sistema abbia come contraccolpo il limitato potere di intervento dei Servizi per

l’impiego sia nel realizzare interventi preventivi, sia nell’attivare azioni di sostegno, di recupero e di

reinserimento, tramite attività d’informazione, orientamento o tutoraggio, soprattutto in quelle aree,

come il Mezzogiorno, dove si registra la maggior concentrazione di casi di disagio.

5.2. I dati di sintesi

La capacità dei territori di censire i giovani in diritto-dovere e, in particolare, di censire coloro che si

trovano al di fuori dei sistemi formativi, è illustrata dalla tabella di sintesi, che mostra anche, per

confronto, il numero di 14-17enni che sfuggono alle anagrafi territoriali.

Tab. 5.3 Numero dei 14-17enni censiti e di quelli che sfuggono alle anagrafi territoriali per circoscrizione territoriale

– anno 2008 censiti dalle di cui censiti Popolazione Scarto tra Scarto tra

anagrafi come residente censiti e censiti e

dispersi (al 1.1.2009) residenti residenti

(V.A.) (%)

Nord-Ovest 205.117 1.358 540.946 -335.829 -62,1

Nord-Est 370.121 3.828 395.443 -25.322 -6,4

Centro 193.133 9.137 419.753 -226.620 -54,0

Sud 514.584 16.859 575.290* -60.706 -10,6

Isole 0 0 0* 0 -

Italia 1.282.955 31.182 1.931.432* -648.477 -33,6

Fonte: elaborazioni Isfol su dati Istat, Regionali e della P.A.

* nei valori non sono riportati, per omogeneità, i dati relativi alle 3 Amministrazioni non rispondenti (Calabria, Sicilia e Sardegna)

21

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

Dalla tabella si evincono le seguenti informazioni:

• il numero complessivo di coloro che possiamo chiamare “dispersi informativi” è pari

a 648 mila ragazzi, ovvero il 33% dei giovani in diritto-dovere. In altri termini,

(escludendo i valori relativi alle 3 Regioni non rispondenti), si può dire che un giovane su 3 non

è presente nei sistemi anagrafici del territorio regionale (siano essi regionali o provinciali). Il

dato è negativo e difficilmente potrebbe migliorare se disponessimo dei valori presenti presso i

database delle 3 Regioni che non hanno fornito la loro risposta. Anzi, l’assenza dei dati di tre

regioni del Sud e Isole, che, insieme, includono oltre 380 mila giovani in diritto-dovere, non

appare confortante.

• Un valore così allarmante va tuttavia ridimensionato: infatti molte delle assenze sono

imputabili a mancata acquisizione dei dati relativi agli iscritti a scuola (Lombardia, Lazio, solo

per citare i più numerosi). Ciò significa che tali assenze dai sistemi anagrafici si riferiscono a

ragazzi comunque presenti negli istituti scolastici. Tuttavia resta il problema che tale assenza

rende impossibile una puntuale comparazione tra i nomi dei ragazzi rintracciati nei percorsi e

coloro che non sono stati individuati.

• Il dato relativo al numero dei giovani dispersi censiti non appare troppo incoraggiante

(solo 31.182 su un totale da noi stimato pari ad oltre 125 mila), tuttavia, se raffrontato al

numero dei dispersi censiti per l’anno precedente (27.706) esso risulta cresciuto di 3.476

unità.

A livello di circoscrizione territoriale, l’unica area del nostro Paese che sembra avere censito in buona

misura la popolazione residente è il Nord-est, i cui sistemi anagrafici mancano del 6,4 della

popolazione residente. Va detto che le assenze del Centro e del Nord-ovest sono in gran parte

attribuibili alla mancata trasmissione ai data base dei dati sugli iscritti a scuola di Lazio e Lombardia.

In chiusura, l’immagine sotto riportata offre un quadro visivo chiaro dello stato di avanzamento dei

sistemi informativi locali: le regioni rappresentate in un verde acceso sono quelle che registrano uno

scarto limitato tra giovani censiti e popolazione di riferimento (sotto il 5%) (Valle d’Aosta, Bolzano,

Veneto, FVG, Emilia-Romagna, Toscana, Puglia e Basilicata); si tratta, in altri termini, di coloro che

conoscono molto bene la propria popolazione e possiedono pertanto le basi per una puntuale

individuazione dei dispersi. I territori in verde chiaro descrivono le aree con una quota di giovani censiti

che potremmo definire sufficiente (manca 11/12% della popolazione) (Piemonte e Campania). Le

regioni arancioni presentano assenze collocate tra il 28 ed il 35% (Liguria, Marche, Abruzzo) mentre le

zone rosse mancano di oltre 80% della popolazione dei 14-17enni (Lombardia, Trento, Umbria, Lazio,

Molise). Infine le 3 Regioni n grigio corrispondono alle mancate risposte (Calabria, Sicilia e Sardegna).

22

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

Fig. 5.1 Scarto tra quota di giovani censiti e la popolazione di riferimento (%)

Legenda

Verde acceso - 5%

Verde chiaro -11/12%

Arancione -28/35%

Rosso -80%

Grigio Mancata risposta

Una ultima annotazione va fatta, se si ragiona a livello di capacità del sistema nazionale di individuare i

dispersi. Lo scarto tra dati Istat sulla popolazione residente ed il numero (ed i nominativi) dei dispersi

appare un modo pratico e facile per arrivare ad una prima individuazione di coloro che non risultano

inseriti nei percorsi. Tuttavia bisogna sempre tener presente il problema generato dal “pendolarismo

formativo” ovvero da quel fenomeno che vede una quota non piccola di giovani travalicare i confini

della propria Provincia (e talvolta della propria Regione) per andare a studiare presso Province e

Regioni limitrofe. E’ questa una delle principali ragioni che richiedono la costruzione di sistemi anagrafici

regionali e di un sistema nazionale. Se infatti si limitasse la registrazione al livello provinciale, un

numero elevato di ragazzi pendolari “cadrebbe” tra le maglie della rete costituita dai diversi sistemi

informativi, risultando, di fatto, irrintracciabile.

Questo ci porta a sottolineare come sia importante che i sistemi informativi regionali possano compiere

una accurata analisi e ripulitura dei dati anagrafici sui residenti. In altri termini, è necessario che

ciascuna anagrafe sia in grado di sapere chi si sposta per esigenze formative per “cancellare”

virtualmente il record del ragazzo che va a studiare fuori regione (o fuori provincia) e, viceversa,

trasmetterlo al sistema anagrafico della regione (o Provincia) presso la quale egli si reca. Allo stato

attuale solo le Regioni Toscana e Marche appaiono in grado di operare questa pulitura dei

dati anagrafici sui residenti. Tale pulitura riveste un’importanza fondamentale

nell’economia della costruzione di un sistema informativo efficiente.

23

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

4

6. LE AZIONI DI SUPPORTO DEI CENTRI PER L’IMPIEGO

In linea con l’anno precedente, la fetta più consistente delle attività svolte dai Centri per

l’impiego continua ad essere rappresentata in tutte le circoscrizioni geografiche,

dall’informazione (90,6%) e dai connessi servizi di accoglienza ed acquisizione dati, incrementati

nell’ultimo anno di circa 6 punti percentuali.

Tra le attività classificate di livello medio, si osserva anche una crescita dell’ offerta dei servizi di

orientamento, soprattutto nel Nord Est e nel Centro. Maggiori difficoltà, invece, sembrano

persistere per l’erogazione di servizi più specialistici quali il monitoraggio e il tutorato: tale

offerta, infatti, nonostante l’incremento rilevato in ciascuna delle ripartizioni geografiche, continua ad

essere in alcuni territori ancora fortemente deficitaria.

Tab. 6.1 - Attività realizzate dai CPI nell’anno 2008 per area geografica e variazione percentuale con il 2007

Totale

Nord-Ovest Nord-Est Centro Sud Variazione

%

rispetto

al 2007

Acquisizione dati 91,5 94,1 92,8 74,4 85,3 +5,4

Accoglienza 89,7 97,0 96,4 78,3 87,7 +5,5

Informazione 92,5 98,0 96,4 83,2 90,6 +5,9

Orientamento 86,0 97,0 95,1 76,1 85,8 +5,9

Tutorato 69,8 93,1 78,0 47,4 67,2 +5,2

Monitoraggio 83,2 94,1 87,8 62,0 77,8 +5,8

Fonte: Isfol, Monitoraggio CPI 2008

L’analisi dei dati che descrivono le attività e le azioni antidispersione messe in campo dai Centri per

l’impiego non mostra significative variazioni rispetto all’anno precedente, sia per quel che concerne il

volume dei colloqui realizzati, sia rispetto al numero dei giovani reinseriti nei vari percorsi.

Rispetto alle azioni di reinserimento, il dato più significativo a livello nazionale continua ad

essere rappresentato dal numero di giovani avviati in apprendistato, ovvero la filiera che

sembra costituire ormai da alcuni anni il percorso d’elezione tra le varie forme di reinserimento previste

per i minori.

Di particolare interesse, a livello territoriale, il volume di attività realizzato delle regioni del Sud relativi

in particolare agli inserimenti in apprendistato e in percorsi di formazione professionale; si tratta di

informazioni per le quali, data la forte disomogeneità con il resto del territorio nazionale, si rende

opportuno prevedere ulteriori approfondimenti.

Il monitoraggio sull’attività dei Centri per l’impiego per quel che riguarda le attività per i minori viene realizzata dall’Area

4 Politiche ed Offerte sulla Formazione Iniziale e permanente nel quadro della più ampia attività di monitoraggio sull’attività dei

CPI realizzata dall’isfol, Area Ricerche sui Sistemi del lavoro. 24

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

Tab. 6.2 Numero di 14-17enni avviati dai Centri per l’impiego a percorsi di IFP, in attività di apprendistato e

reinseriti a scuola nell’anno 2008 e variazione % con il 2007

Nord- Nord- Centro Sud Totale Variaz

Ovest Est %

rispetto

al 2007

Giovani inseriti in percorsi di IFP 2.773 800 2.351 16.607 22.531 + 0.02

Giovani inseriti in apprendistato 2.853 2.819 9.100 17.562 32.334 + 0.03

Giovani reinseriti in percorsi di 382 685 1.208 912 3.187 + 0.08

istruzione

Fonte: Isfol, Monitoraggio CPI 2008

Tra le attività di accompagnamento realizzate dai Centri per l’impiego, la quota più

consistente continua ad essere rappresentata dalle azioni di informazione e da quelle di

orientamento, anche se con variazioni significative a livello territoriale (cfr Tabella seguente).

Tab. 6.3 - Numero di colloqui di informazione e di orientamento e di giovani tutorati presso i CPI nell’anno 2008 e

variazione % con il 2007 Nord- Nord-Est Centro Sud Totale Variaz %

Ovest rispetto

al 2007

Numero di colloqui 9.260 5.999 12.185 87.344 114.788 + 0.1

individuali di informazione

Numero di colloqui 5.666 6.569 13.800 45.606 71.641 + 0.8

individuali di orientamento

N. giovani coinvolti in 2.881 3.237 4.643 4.687 15.448 + 0.1

attività di tutoraggio

Fonte: Isfol, Monitoraggio CPI 2008

La residualità di tali azioni, in termini di volume di attività realizzate, è in gran parte riconducibile

all’attuale carenza delle strutture di figure professionali ad hoc, in special modo di figure tutoriali.

Accanto a tali problemi di carattere organizzativo-gestionale, la difficoltà di supportare il fenomeno del

disagio giovanile con efficaci misure di accompagnamento è da imputare anche alla situazione di forte

deficit informativo delle strutture territoriali rispetto al bacino potenziale di minori presenti sul territorio,

ma soprattutto dell’entità del numero dei giovani a rischio di dispersione o dei giovani che già si

collocano al di fuori dei circuiti formativi.

In relazione al primo aspetto, il fenomeno della dispersione informativa sembra riguardare tra i

rispondenti il 60% delle strutture, quota che raggiunge il 73%, se si considera unitariamente il numero

di CPI che dichiarano di non possedere informazioni e quello delle strutture che non forniscono risposta.

25

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

Tab. 6.4 - Numero dei CPI che dispongono del dato relativo al numero dei giovani in Diritto-Dovere – Anno 2008

Nord-Ovest Nord-Est Centro Sud Totale

Disponibile 43 34 41 64 182

Non disponibile 60 55 41 134 290

Non risponde 8 26 9 22 65

TOTALE 111 115 91 220 537

Fonte: Isfol, Monitoraggio CPI 2008

Analogamente, per i giovani fuori dai percorsi tale carenza riguarda circa il 73% delle strutture con

punte di quasi l’80% nelle regioni meridionali, proprio dove sembra concentrarsi la quota più

consistente di dispersi.

Tab. 6.5 - Numero dei CPI che dispongono del dato relativo al numero dei giovani fuori dai percorsi – Anno 2008

Nord-Est Centro Sud Totale

Nord-Ovest

Disponibile 38 28 34 45 38

Non disponibile 64 62 48 150 324

Non risponde 9 25 9 25 68

TOTALE 111 115 91 220 537

Fonte: Isfol, Monitoraggio CPI 2008

Il quadro sopra delineato sulle capacità di intervento dei Centri è in parte legato alla disponibilità di

personale da impiegare nelle azioni a supporto del successo formativo. Non incoraggianti sembrano in

organizzativo-gestionale relativamente alla capacità delle

tal senso i dati che emergono sul fronte

strutture territoriali di disporre di risorse professionali destinate stabilmente alla realizzazione di misure

di accompagnamento per i minori.

La scarsa mobilità che sembra cogliersi nel sistema fa sì che non soltanto risulti ancora

estremamente inadeguato il numero di risorse disponibili, rispetto alla gamma e alla

complessità dei servizi offerti, ma soprattutto ancora troppo consistente la percentuale di

strutture territoriali prive del tutto di personale dedicato (14,5%), anche a fronte di una

quota rilevante di CPI (19,2%) che non fornisce alcuna risposta. La lettura congiunta di questi dati,

infatti, mostra che tali carenze organizzative rischiano di interessare ancora il 33,7% dei casi, vale a

dire circa un terzo delle strutture presenti a livello nazionale.

In termini assoluti, tale valore esprime un lieve ridimensionamento del fenomeno se messo a confronto

con quello dell’ultima rilevazione (35%), ridimensionamento che tuttavia, a ben guardare, rimane

territorialmente circoscritto alle regioni del Centro ed in misura solo residuale a quelle del Nord-Ovest,

come mostra il grafico seguente. 26

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

Graf. 6.1 - Distribuzione dei CPI che non dispongono di personale dedicato per ripartizione territoriale (anni 2005,

2007, 2008) (Val %)

Fonte: Isfol, Monitoraggio CPI 2008

Per completare il quadro relativo alle risorse professionali che operano all’interno delle strutture

territoriali, si fornisce una stima del numero di tutor presenti a livello nazionale.

In questi anni il reperimento di figure tutoriali ha sempre rappresentato uno dei nodi più critici

dell’intero sistema di accompagnamento per i minori e il dato disponibile per il 2008 mostra un’ulteriore

involuzione del processo: il numero dei tutor presenti nelle strutture territoriali passa, infatti,

dalle 432 unità presenti del 2007 alle 376 del 2008, con un decremento che si aggira

attorno al 15% circa.

Graf. 6.2 - Numero di tutor per ripartizione territoriale e tipologia contrattuale (risorse interne od esterne al CPI)

Anno 2008 (%) 400

350

300

250 Pers onale es terno

200 Pers onale interno

150

100

50

0 Nord- Nord- Centro Sud Italia

Oves t Es t

47 26 53 24 150

Pers onale

es terno 51 57 42 76 226

Pers onale

interno

Fonte: Isfol, Monitoraggio CPI 2008

Va tuttavia sottolineato che delle 376 figure di tutor rimane costante la quota rappresentata da

consulenti interni alle strutture e che dunque la riduzione di personale è da attribuirsi ad un

27

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

esternalizzazione

ridimensionamento del processo di del servizio e ad una conseguente riduzione del

conferimento di incarichi esterni. 28

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

7. L’ORIENTAMENTO

L‘orientamento nei percorsi di istruzione e Formazione Professionale trova la sua collocazione nella fase

di transizione tra il percorso della scuola secondaria di primo grado ed i percorsi di istruzione superiore.

Esso assume una rilevanza significativa in quanto rappresenta all’interno dei percorsi educativi un reale

processo di accompagnamento e di sostegno educativo ai soggetti perché siano in grado di gestire la

transizione e di inserirsi positivamente nel mondo del lavoro. 5

, in questi

A seguito dell’approvazione dei recenti documenti legislativi e successivi decreti attuativi

ultimi anni, nell’ambito dello sviluppo delle politiche di orientamento, sono stati emanati nel nostro

Paese, soprattutto nel Centro Nord, decreti regionali che istituiscono azioni stabili di orientamento

nell’ambito dei sistemi di istruzione e formazione, soprattutto integrate in azioni di sistema e di sviluppo

del territorio. I decreti sottolineano l’importanza di attivare misure di orientamento volte a promuovere

il successo formativo, quali dispositivi di contrasto alla dispersione scolastica e formativa.

La principale novità del presente monitoraggio è costituita da una più attenta tipologizzazione delle

azioni di orientamento, realizzata attraverso una articolazione che cerca di dar ragione delle molteplici

iniziative realizzate a livello locale dai diversi attori del sistema. Le azioni descritte dai rapporti regionali

sono dunque state suddivise nelle seguenti categorie:

1) Azioni di sistema (reti, formazione operatori, monitoraggio e valutazione)

2) Campagne di informazione, pubblicazioni ed allestimenti siti web

3) Azioni specifiche di orientamento nelle scuole di I grado, II grado e agenzie formative

4) Azioni specifiche per la lotta alla dispersione scolastica e formativa

5) Azioni di orientamento per specifici target di utenti (immigrati, disabili, ristretti minori)

6) Azioni di sostegno alla genitorialità

7) Produzione di strumenti per l’orientamento

8) Progetti di orientamento in alternanza scuola lavoro

1. Azioni di sistema

Parlando delle azioni di sistema, prima di esaminare gli interventi realizzati da parte delle

amministrazioni regionali e provinciali, occorre menzionare l’emanazione, ad opera dell’ANSAS per

incarico del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, del bando di concorso

5 Decreto Legislativo 15 aprile 2005 n. 76 con il quale sono state definite le norme generali sul diritto-dovere all'istruzione ed

alla formazione; il Decreto Legislativo 15 aprile 2005 n. 77 concernente la definizione delle norme generali relative all'alternanza

scuola-lavoro; Legge 27 dicembre 2006, n. 296, legge finanziaria dello Stato per l’anno 2007 e, in particolare, i commi 605, 622

e 627 che prevedono l’adozione di interventi finalizzati alla prevenzione e al contrasto degli insuccessi scolastici attraverso la

flessibilità e l’individualizzazione della didattica; Decreti Legislativi attuativi della L. n. 1/2007, D.Lgs. 14 gennaio 2008 n. 21 per l’

Orientamento all’università e D. Lgs. 14 gennaio 2008 n. 22 per l’Orientamento al lavoro, D.Lgs. n. 262 del 29/12/2007 per la

valorizzazione delle eccellenze;C.M. 15 aprile 2009, n. 43, concernente le “Linee guida in materia di orientamento lungo tutto

l’arco della vita: indicazioni nazionali 29

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

“Innovadidattica”, per selezionare e finanziare progetti finalizzati a promuovere e attuare piani di

innovazione organizzativa e didattica, a sostegno dell’obbligo di istruzione, gestiti dalle scuole

interessate nella loro autonomia. Le finalità indicate dal bando per i progetti erano:

• promuovere la progettazione e la sperimentazione dei percorsi formativi per competenze;

• favorire la collegialità didattica e valutativa centrata su un approccio per competenze;

• diffondere la pratica della valutazione, con particolare riferimento alle competenze considerate

anche nell'impostazione delle prove relative all’indagine OCSE –PISA;

• sostenere la continuità tra le scuole del primo e del secondo ciclo;

• valutare la sostenibilità delle proposte didattiche da parte dello studente;

• sostenere la circolazione di strumenti e materiali didattici prodotti dalle scuole, che siano utili

anche in altri contesti scolastici.

Il bando era rivolto alle scuole secondarie superiori interessate alla costituzione di reti con scuole del

primo ciclo ed aperte alla partecipazione delle strutture formative accreditate dalle Regioni e dei

soggetti accreditati e qualificati che offrono formazione al personale scolastico. Il bando ha riscosso un

notevole successo in termini di interesse, tanto che hanno presentato progetti oltre 630 reti. Tali

progetti sono stati valutati da un'apposita Commissione, costituita dall'Agenzia Nazionale per lo

Sviluppo dell’Autonomia Scolastica e nella quale erano presenti esperti designati dal Ministero

dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, dell’ INVALSI e dell’ISFOL.

La procedura di selezione ha dato il via al finanziamento di 45 progetti, 2-3 progetti per ogni regione. I

progetti sono oggetto di costante monitoraggio e di rapporto conclusivo, che sarà utilizzato per la piena

messa a regime dell’obbligo di istruzione, dopo la fase sperimentale. Il testo del bando, i progetti

selezionati e, a conclusione delle attività, gli esiti ed i materiali prodotti sono reperibili su:

http://www.indire.it/obbligoistruzione.

Il sito, oltre a contenere i riferimenti alla normativa e alla documentazione nazionale e comunitaria,

presenta una sezione, in via di implementazione anche attraverso la collaborazione con le

amministrazioni regionali, dedicata al Sistema di formazione professionale regionale. A regime, un

apposito motore di ricerca permetterà a famiglie ed operatori di prendere visione dei piani formativi

regionali e di effettuare, attraverso diverse chiavi (per provincia, sede, organismo, tipologia di qualifica)

ricerche sui corsi di IFP per l'assolvimento dell'obbligo di istruzione realizzati dalle strutture formative

accreditate dalle Regioni.

Passando al livello regionale, diverse amministrazioni hanno avviato azioni di sistema integrate con

scuole, agenzie formative e Centri per l’Impiego, proponendo modelli di azioni congiunte, commissioni

di coordinamento e monitoraggio a livello provinciale, momenti di confronto dei vari gruppi di lavoro

inter-istituzionali. Particolare attenzione è stata posta in fase di valutazione (ex ante) e di realizzazione

affinché le attività dei progetti si integrassero senza sovrapporsi con le azioni svolte dalle Province con i

(Veneto).

giovani dispersi o a rischio di abbandono

Tra le azioni di sistema possono essere distinte tre tipologie di interventi:

30

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

• Sistema di reti

Le scuole e le agenzie formative sono state sollecitate e supportate affinché proponessero azioni

integrate sul territorio, progettando e partecipando ad azioni di rete, in sinergia con tutti gli attori

Piemonte, Valle d’Aosta, Provincia Autonoma di

sociali che sul territorio si occupano di orientamento (

Bolzano e di Trento, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria,

Abruzzo, Basilicata).

• Percorsi di formazione ed aggiornamento per docenti, formatori ed operatori dei CPI

L’avvio di azioni di sistema volte a sviluppare una politica di orientamento integrata sul territorio ha

comportato, inoltre, la realizzazione di iniziative di aggiornamento e di formazione del personale

docente, dei formatori e degli operatori dei CPI. Ciò al fine di confrontare le esperienze e progettare

nuovi interventi in un’ottica di maggiore sistematicità e di collaborazione tra il mondo della scuola, della

formazione professionale e del lavoro (Valle D’Aosta, P.A. Bolzano, P.A. Trento, Emilia Romagna-

Rimini, Toscana- Grosseto, Massa Carrara, Prato, Umbria – Perugia- Marche – Pesaro-Urbino,

Basilicata).

• Attività di monitoraggio e valutazione

Attività di valutazione e monitoraggio delle azioni di orientamento sono state realizzate presso diverse

regioni e province. Esse riguardano il controllo in itinere delle attività e la valutazione dei processi e

(Toscana – Grosseto, Lucca, Massa Carrara,

degli esiti delle diverse azioni di orientamento realizzate

Siena, Marche – Pesaro-Urbino, Teramo, Lazio, Basilicata).

2. Campagne di informazione, pubblicazioni ed allestimenti siti web

Molteplici sono le iniziative attivate dalle Regioni del Centro Nord con riferimento alla dimensione della

comunicazione. Si ampliano, in particolare, le iniziative orientative ad ampio spettro rivolte al territorio

riguardanti la Riforma del sistema scolastico e formativo, con il coinvolgimento di una pluralità di attori

(scuola, famiglie, servizi per l’impiego). In particolare si registra, a livello locale, una partecipazione

crescente ed interessata alle diverse iniziative di divulgazione quali i “saloni dell’orientamento”.

A queste iniziative pubbliche, che hanno visto la partecipazione di numerosi partecipanti (allievi,

docenti, formatori, famiglie, operatori, etc.) si aggiunge una vasta produzione cartacea ed informatica

realizzata per la diffusione di informazioni volte a supportare le scelte nelle fasi di transizione. La

peculiarità emersa dal monitoraggio 2008 è rappresentata dalla produzione di pubblicazioni in lingua

per diffondere informazioni sull’offerta formativa del territorio e la normativa scolastico-formativa

italiana segnalata da diverse province (Reggio Emilia, Bologna, Ferrara).

31

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

3. Azioni specifiche di orientamento nelle scuole di I grado, II grado e agenzie formative

Numerose sono le regioni e le province che hanno programmato e realizzato azioni di orientamento

presso le istituzioni educative coinvolgendo docenti, studenti e genitori. Scopo di tali iniziative è stato

favorire i processi di scelta e di accompagnamento nella transizione nelle diverse filiere formative

mediante azioni di informazione dei docenti, incontri rivolti agli studenti e alle loro famiglie, in sinergia

con altre iniziative presenti all’interno delle singole realtà scolastiche e con i servizi presenti sul

territorio.

• Orientamento nelle scuole secondarie di I grado

Tali azioni hanno previsto, all’interno delle attività didattiche, moduli di didattica orientativa, seminari di

(Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia,

informazione e consulenza orientativa

Provincia Autonoma di Bolzano, Veneto, Liguria – Savona, Genova, Emilia Romagna – Forlì Cesena,

Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Toscana – Arezzo, Firenze Circondario Empolese,

Grosseto, Livorno, Lucca, Pistoia, Prato, Siena, Umbria- Perugia, Terni, Marche – Ascoli Piceno, Abruzzo

– Pescara, Chieti, Lazio, Molise, Basilicata, Sardegna).

• Orientamento nelle scuole secondarie di II grado

I rapporti regionali descrivono numerosi interventi nelle scuole secondarie di secondo grado del centro-

nord, non solo nei confronti degli allievi, ma anche di insegnanti, educatori e genitori (ad esempio in

Piemonte). Gli obiettivi delle azioni di orientamento descritte dai rapporti regionali si caratterizzano per:

lo sviluppo delle capacità cognitive relativamente alla professionalità da acquisire;

- il rinforzo delle motivazioni individuali;

- lo sviluppo delle competenze affettivo-relazionali;

- il sostegno allo sviluppo personale, formativo, professionale e progettuale;

- l’educazione al cambiamento ed alle transizioni nei percorsi formativi e lavorativi;

- la promozione dell’interesse per l’autoformazione e l’aggiornamento professionale;

- lo sviluppo dei processi di autoimprenditorialità e creatività professionale.

- Orientamento nei percorsi di IFP

-

L’orientamento realizzato nell’ambito dei percorsi di IeFP si snoda pertanto attraverso moduli di

intervento interni al percorso formativo e di moduli esterni, da esso formalmente indipendenti. In

particolare, risultano esterni quei moduli che hanno la finalità di raccordare la IeFP agli altri percorsi

l’orientamento previo

precedenti o paralleli all’obbligo formativo. Si tratta dei moduli relativi a: che si

crediti formativi eventuali

realizza prima dell’avvio o dell’accesso al corso; la gestione e la gestione di

cambi di indirizzo dal sistema dei Licei e degli IFTS e/o Istituti tecnici e professionali e viceversa, che si

in itinere.

attivano nel caso di ingressi o uscite 32

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

In questa prospettiva, tali moduli risultano facoltativi, nel senso che la loro realizzazione è legata alle

accoglienza orientamento iniziale in itinere

esigenze particolari dei percorsi individuali. I moduli di , , ed

accompagnamento inserimento

/ sono invece progettati all’interno del percorso formativo e fanno parte

integrante del curricolo formativo; conservano tuttavia caratteristiche di flessibilità, venendo realizzati in

momenti differenti dell’iter formativo.

4. Azioni specifiche per la lotta alla dispersione scolastica e formativa

Particolarmente numerosi i progetti di orientamento attuati dalle istituzioni educative, spesso anche in

collaborazione con gli Enti locali. Essi rispondono principalmente alla necessità inderogabile di adeguare

l’azione educativa e formativa della scuola alle nuove caratteristiche dell’utenza, tenendo conto dei

cambiamenti sociali, economici, culturali e tecnologici di questi ultimi decenni.

Le esperienze progettuali segnalate dalle regioni e province confermano l’acquisita consapevolezza che

per combattere efficacemente il fenomeno della dispersione occorre intervenire in maniera sinergica e

Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto,

sistematica con tutti gli attori sociali del territorio (

Emilia Romagna – Ferrara, Forlì-Cesena,Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Toscana –

Firenze, Grosseto, Livorno, Pisa, Siena, Umbria, Marche – Ascoli Piceno, Abruzzo, Campania, Basilicata

).

5. Azioni di orientamento per specifici target di utenti (immigrati, disabili, ristretti minori)

Diversificate ed innovative sono le iniziative proposte da alcune Province (Circondario Empolese, Prato,

Ascoli Piceno, Arezzo) che hanno promosso interventi specifici a sostegno dell’integrazione e del

successo formativo degli studenti figli di immigrati, in particolare mediante l’attivazione di laboratori

extracurriculari di lingua italiana. Per questi giovani sono state inoltre avviate azioni di supporto che

mirano a coinvolgerli nel processo di apprendimento e di rimotivazione attraverso consulenze

Provincia Autonoma di Trento eneto, Liguria, Emilia Romagna – Forlì Cesena, Reggio

, V

individualizzate (

Emilia, Toscana Lucca, Prato

), nonché attività di supporto all’integrazione sociale attraverso azioni di

alfabetizzazione e di orientamento alla scelte.

Per gli allievi diversamente abili sono state previste azioni per il potenziamento delle abilità cognitive

volte a sviluppare le capacità residue.

6. Azioni di sostegno alla genitorialità

Cresce il coinvolgimento delle famiglie all’interno dei percorsi di orientamento, come si evince

dall’aumento del numero dei percorsi informativi e dei seminari di sensibilizzazione e finalizzati a

sviluppare negli adulti capacità di operare scelte consapevoli ed autonome, non solo nella fase della

(Piemonte, Veneto, Liguria,

scelta formativa ma in tutti i momenti di transizione della vita dei loro figli

Emilia Romagna, Forlì- Cesena, Parma Piacenza, Ravenna, Rimini, Toscana Arezzo, Firenze Livorno,

Massa Carrara, Prato e Siena, Umbria, Marche – Pesaro Urbino, Ascoli Piceno, Abruzzo – Teramo ,

Puglia, Basilicata). 33

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

Gli incontri formativi mirano a dotare i genitori delle conoscenze e degli strumenti utili ad

accompagnare i figli nel processo di auto-orientamento, con particolare attenzione agli snodi cruciali

dello sviluppo adolescenziale.

7. Produzione di strumenti per l’orientamento

I rapporti di monitoraggio regionali descrivono la produzione di numerosi strumenti di orientamento da

utilizzare all’interno dei percorsi formativi per facilitare i processi decisionali degli allievi, volti a farne

emergere capacità, interessi e attitudini nonché finalizzati ad esaminare profili e ed aree professionali.

8. Progetti di orientamento in alternanza scuola lavoro

Infine, una significativa novità nei rapporti di monitoraggio relativi all’annualità 2008 è rappresentata

dai numerosi progetti di alternanza scuola-lavoro segnalati dalle Amministrazioni regionali e provinciali

(Parma, Reggio Emilia, Marche). Tali progetti intendono sviluppare una dimensione orientativa che

consenta al giovane di verificare concretamente i suoi interessi e le sue attitudini nel mondo del lavoro,

promuovendo in tal modo la sua maturità personale e professionale attraverso l’esperienza lavorativa e

formativa.

Alcune riflessioni

Il processo di riforma che ha investito il sistema di istruzione e formazione professionale da un lato, e le

recenti disposizioni comunitarie dall’altro, hanno contribuito a maturare la convinzione comune che

l’orientamento costituisca uno strumento privilegiato per la lotta alla dispersione e per l’inclusione

sociale di target a rischio di esclusione. In linea con queste indicazioni, molte regioni, soprattutto del

Centro Nord, hanno progressivamente potenziato le azioni di orientamento nell’ambito delle politiche

educative territoriali.

Allo stato attuale, permane, in tale ottica, una duplice necessità: da un lato mantenere un

sistema integrato di orientamento scolastico e professionale, dall’altro distinguere le

target,

specificità degli interventi, sia in riferimento ai bisogni dei diversi sia alle caratteristiche dei

diversi contesti di erogazione. In altre parole, pur accogliendo i suggerimenti europei sull’unitarietà del

processo, si rende necessario distinguere tra “buone prassi” maggiormente in grado di sostenere le

scelte scolastico-professionali dei giovani ed altre capaci di accompagnare le transizione sul lavoro, due

tipologie di intervento che, avendo a che fare con il processo di auto-orientamento della persona,

orientative . All’interno di tale unitarietà, lo sforzo sarà quello di

devono essere identificate come

declinare le tre tipologie di azioni (informazione, accompagnamento, consulenza) rispetto alla specificità

dei diversi sistemi e ai bisogni dei diversi target. 34

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

8. I PERCORSI TRIENNALI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE

8.1 I numeri e le tipologie

Molte Regioni sono costantemente sollecitate a sviluppare un’adeguata offerta formativa anche per la

domanda, da parte delle imprese, di personale con qualifica professionale. Un bisogno rilevabile anche

6

Rapporto Excelsior

nell’ultimo , dove si evince che le potenziali assunzioni sono individuate, in una

livello formazione professionale regionale ”.

quota crescente, proprio al “

I dati dei Rapporti di monitoraggio ISFOL sul diritto/dovere evidenziano un incremento costante dei

percorsi triennali, indicando un radicamento delle sperimentazioni sul territorio in quasi tutte le realtà

regionali: dai 1.329 percorsi dell’a.s.f. 2003/04 si passa ai 7.729 dell’a.s.f. 2008/09, mentre

il numero degli allievi cresce di circa 6 volte in appena sei anni (Grafico 8.1). Ma,

probabilmente la domanda di tali percorsi aumenterebbe se la scarsità di risorse economiche non

impedisse ad alcune Regioni di soddisfare la propria domanda interna e si potesse realizzare nel

territorio un capillare servizio di consulenza orientativa.

Grafico 8.1 – Iscritti ai percorsi ex Accordo 19 giugno 2003 per annualità formativa.

180.000

160.000

140.000

120.000

100.000

80.000

60.000

40.000

20.000

0 2003/4 2004/5 2005/6 2006/7 2007/8 2008/9

Fonte: elaborazioni Isfol su dati delle Amministrazioni regionali e P.A.

6 Rapporto Excelsior 2009, Volume secondo, Tavola 17. 35

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

Sul versante dell’offerta, il fenomeno del costante incremento nel numero dei percorsi triennali

potrebbe essere ricondotto, in primo luogo, ad una decisione istituzionale che cerca di interpretare

l’orientamento della crescente domanda nel territorio sia da parte delle aziende che dei ragazzi; in

secondo luogo, può riferirsi alle difficoltà che attraversano gli Istituti professionali nella transitoria e

delicata fase di riordino verso la riforma. direttore-docente

Sul piano organizzativo, l’impostazione tradizionale del vecchio Cfp (con una struttura

esclusivamente assata sull’erogazione della formazione) ha ceduto il posto alla multifunzionalità delle

attuali Agenzie, che alla formazione uniscono analisi dei fabbisogni, progettazione, orientamento,

monitoraggio e valutazione. Pertanto, l’organigramma dei Centri continua ad evolversi specializzandosi,

anche per impulso dei criteri dettati dall’accreditamento delle strutture. In tale rinnovato contesto,

7

operano sempre più figure di tutor, di progettisti, di analisti dei fabbisogni, di orientatori e di valutatori .

Un’impostazione che permette una maggiore penetrazione nel territorio con attività orientate a

rispondere alla domanda dei giovani, delle famiglie e del contesto economico e socio-culturale (ne è

8

).

prova anche il gradimento delle giovani generazioni di immigrati

La crescita degli iscritti, tuttavia, non si presenta costante in tutto il Paese nel corso degli anni.

Nell’ultimo anno rilevabile due allievi su tre frequentano al Nord; il 17,2% si trova al Centro e solo il

15,4 nel Sud e nelle Isole. Quattro anni prima il numero degli allievi del Nord era lievemente inferiore

all’attuale (-2,4 punti percentuali) ma ugualmente preponderante rispetto al resto della nazione. Tra il

2004/5 e il 2008/9 varia, invece, il rapporto tra gli alunni del Centro e del Sud: la crescita è stata del 5

% nelle Regioni del Centro, mentre al Sud si è verificato un indebolimento di questo strumento

formativo espresso dalla flessione dell’8,4% degli iscritti (vedi Grafico 8.2). Nella fase attuale, questa

“perdita di fiducia” va letta più come carenza di adeguati strumenti e dispositivi a sostegno della qualità

dell’offerta che di mancata domanda da parte delle famiglie.

7 I formatori della formazione professionale Come (e perché) cambia una professione.

ISFOL, . 2005, p. 70.

8 La domanda di istruzione e formazione degli allievi in diritto-dovere all’istruzione e formazione

ISFOL, , pp. 117-118.

36

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

Grafico 8.2 – Iscritti per ripartizione geografica negli anni in % sul totale nazionale.

Nord Ce ntro Sud e Isole

80 Ripartizioni a.s.f. a.s.f. a.s.f.

geografiche 2004/5 2006/7 2008/9

70 Nord 64,0 71,5 67,4

60 Centro 12,2 14,5 17,2

Sud e Isole 23,8 14,0 15.4

50 Totali 100 100 100

40

30

20

10

0

asf. 2004/5 asf. 2006/7 asf. 2008/9

Fonte: elaborazioni Isfol su dati delle Amministrazioni regionali e P.A.

Rimane l’incertezza, se le performance dei modelli sperimentati siano omogenee in tutte le aree del

9

Paese: un timore che trova conferme in PISA 2006 . La disparità riscontrata non elide i risultati

raggiunti in molte Regioni ma richiama per tutto il territorio una maggiore omogeneità nella qualità dei

processi e un sereno ripensamento dei criteri di accreditamento.

Un approfondimento, in questo senso, di un ampio dibattito culturale, oltre che politico, con il

coinvolgimento di tutti gli attori interessati, non potrebbe che giovare alla soluzione del problema: un

nodo che, diversamente, rischierebbe di compromettere il pieno decollo del modello sperimentato dal

2003, aggiungendo alla crisi lo stallo che impedisce l’uso di uno degli strumenti a disposizione per

fronteggiarla. Per altro verso si sta organizzando l’impegno di molti enti a lavorare secondo un’intesa

comune al fine di tenere alta la qualità del proprio servizio, elaborando e sperimentando forme di

garanzia dell’applicazione di metodi e strumenti adeguati alla domanda dell’utenza e del territorio.

La “continuità” immediata ai percorsi triennali è espressa dall’esperienza dei quarti anni sperimentali.

Previsti nell’impianto della Legge 53/03, oggi si estendono ad alcune Regioni e Province autonome quali

la Lombardia, la Provincia di Bolzano, la Provincia di Trento e, dall’a.s.f. 2009/10, anche la Liguria. Il

quarto anno dei percorsi di istruzione e formazione si è realizzato finora come un prolungamento dei

percorsi di formazione professionale e, dunque, non come percorsi integrati con la scuola. Ha dato i

migliori risultati nelle realtà locali che presentano un radicamento nel tessuto produttivo del territorio.

Anche per il 4° anno il numero complessivo di percorsi e di studenti è in crescita. Dai 43 percorsi dell’

9 Risultati Pisa 2006. Un primo sguardo d’insieme.

Invalsi, Dicembre 2008, tabelle 23, 26, 29, 32, 36, 39.

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AUTORE

Atreyu

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione e della formazione
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sistema formativo italiano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scalmato Valeria.

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