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Monitoraggio del diritto-dovere all’istruzione Appunti scolastici Premium

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Sistema formativo italiano, tenute dalla Prof.ssa Valeria Scalmato nell'anno accademico 2010 e tratta il rapporto di monitoraggio del diritto-dovere relativo all'anno 2008, con particolare attenzione alla normativa, al ruolo dei Centri per l'impiego e all'orientamento.

Esame di Sistema formativo italiano docente Prof. V. Scalmato

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_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

Graf. 6.1 - Distribuzione dei CPI che non dispongono di personale dedicato per ripartizione territoriale (anni 2005,

2007, 2008) (Val %)

Fonte: Isfol, Monitoraggio CPI 2008

Per completare il quadro relativo alle risorse professionali che operano all’interno delle strutture

territoriali, si fornisce una stima del numero di tutor presenti a livello nazionale.

In questi anni il reperimento di figure tutoriali ha sempre rappresentato uno dei nodi più critici

dell’intero sistema di accompagnamento per i minori e il dato disponibile per il 2008 mostra un’ulteriore

involuzione del processo: il numero dei tutor presenti nelle strutture territoriali passa, infatti,

dalle 432 unità presenti del 2007 alle 376 del 2008, con un decremento che si aggira

attorno al 15% circa.

Graf. 6.2 - Numero di tutor per ripartizione territoriale e tipologia contrattuale (risorse interne od esterne al CPI)

Anno 2008 (%) 400

350

300

250 Pers onale es terno

200 Pers onale interno

150

100

50

0 Nord- Nord- Centro Sud Italia

Oves t Es t

47 26 53 24 150

Pers onale

es terno 51 57 42 76 226

Pers onale

interno

Fonte: Isfol, Monitoraggio CPI 2008

Va tuttavia sottolineato che delle 376 figure di tutor rimane costante la quota rappresentata da

consulenti interni alle strutture e che dunque la riduzione di personale è da attribuirsi ad un

27

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esternalizzazione

ridimensionamento del processo di del servizio e ad una conseguente riduzione del

conferimento di incarichi esterni. 28

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7. L’ORIENTAMENTO

L‘orientamento nei percorsi di istruzione e Formazione Professionale trova la sua collocazione nella fase

di transizione tra il percorso della scuola secondaria di primo grado ed i percorsi di istruzione superiore.

Esso assume una rilevanza significativa in quanto rappresenta all’interno dei percorsi educativi un reale

processo di accompagnamento e di sostegno educativo ai soggetti perché siano in grado di gestire la

transizione e di inserirsi positivamente nel mondo del lavoro. 5

, in questi

A seguito dell’approvazione dei recenti documenti legislativi e successivi decreti attuativi

ultimi anni, nell’ambito dello sviluppo delle politiche di orientamento, sono stati emanati nel nostro

Paese, soprattutto nel Centro Nord, decreti regionali che istituiscono azioni stabili di orientamento

nell’ambito dei sistemi di istruzione e formazione, soprattutto integrate in azioni di sistema e di sviluppo

del territorio. I decreti sottolineano l’importanza di attivare misure di orientamento volte a promuovere

il successo formativo, quali dispositivi di contrasto alla dispersione scolastica e formativa.

La principale novità del presente monitoraggio è costituita da una più attenta tipologizzazione delle

azioni di orientamento, realizzata attraverso una articolazione che cerca di dar ragione delle molteplici

iniziative realizzate a livello locale dai diversi attori del sistema. Le azioni descritte dai rapporti regionali

sono dunque state suddivise nelle seguenti categorie:

1) Azioni di sistema (reti, formazione operatori, monitoraggio e valutazione)

2) Campagne di informazione, pubblicazioni ed allestimenti siti web

3) Azioni specifiche di orientamento nelle scuole di I grado, II grado e agenzie formative

4) Azioni specifiche per la lotta alla dispersione scolastica e formativa

5) Azioni di orientamento per specifici target di utenti (immigrati, disabili, ristretti minori)

6) Azioni di sostegno alla genitorialità

7) Produzione di strumenti per l’orientamento

8) Progetti di orientamento in alternanza scuola lavoro

1. Azioni di sistema

Parlando delle azioni di sistema, prima di esaminare gli interventi realizzati da parte delle

amministrazioni regionali e provinciali, occorre menzionare l’emanazione, ad opera dell’ANSAS per

incarico del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, del bando di concorso

5 Decreto Legislativo 15 aprile 2005 n. 76 con il quale sono state definite le norme generali sul diritto-dovere all'istruzione ed

alla formazione; il Decreto Legislativo 15 aprile 2005 n. 77 concernente la definizione delle norme generali relative all'alternanza

scuola-lavoro; Legge 27 dicembre 2006, n. 296, legge finanziaria dello Stato per l’anno 2007 e, in particolare, i commi 605, 622

e 627 che prevedono l’adozione di interventi finalizzati alla prevenzione e al contrasto degli insuccessi scolastici attraverso la

flessibilità e l’individualizzazione della didattica; Decreti Legislativi attuativi della L. n. 1/2007, D.Lgs. 14 gennaio 2008 n. 21 per l’

Orientamento all’università e D. Lgs. 14 gennaio 2008 n. 22 per l’Orientamento al lavoro, D.Lgs. n. 262 del 29/12/2007 per la

valorizzazione delle eccellenze;C.M. 15 aprile 2009, n. 43, concernente le “Linee guida in materia di orientamento lungo tutto

l’arco della vita: indicazioni nazionali 29

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“Innovadidattica”, per selezionare e finanziare progetti finalizzati a promuovere e attuare piani di

innovazione organizzativa e didattica, a sostegno dell’obbligo di istruzione, gestiti dalle scuole

interessate nella loro autonomia. Le finalità indicate dal bando per i progetti erano:

• promuovere la progettazione e la sperimentazione dei percorsi formativi per competenze;

• favorire la collegialità didattica e valutativa centrata su un approccio per competenze;

• diffondere la pratica della valutazione, con particolare riferimento alle competenze considerate

anche nell'impostazione delle prove relative all’indagine OCSE –PISA;

• sostenere la continuità tra le scuole del primo e del secondo ciclo;

• valutare la sostenibilità delle proposte didattiche da parte dello studente;

• sostenere la circolazione di strumenti e materiali didattici prodotti dalle scuole, che siano utili

anche in altri contesti scolastici.

Il bando era rivolto alle scuole secondarie superiori interessate alla costituzione di reti con scuole del

primo ciclo ed aperte alla partecipazione delle strutture formative accreditate dalle Regioni e dei

soggetti accreditati e qualificati che offrono formazione al personale scolastico. Il bando ha riscosso un

notevole successo in termini di interesse, tanto che hanno presentato progetti oltre 630 reti. Tali

progetti sono stati valutati da un'apposita Commissione, costituita dall'Agenzia Nazionale per lo

Sviluppo dell’Autonomia Scolastica e nella quale erano presenti esperti designati dal Ministero

dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, dell’ INVALSI e dell’ISFOL.

La procedura di selezione ha dato il via al finanziamento di 45 progetti, 2-3 progetti per ogni regione. I

progetti sono oggetto di costante monitoraggio e di rapporto conclusivo, che sarà utilizzato per la piena

messa a regime dell’obbligo di istruzione, dopo la fase sperimentale. Il testo del bando, i progetti

selezionati e, a conclusione delle attività, gli esiti ed i materiali prodotti sono reperibili su:

http://www.indire.it/obbligoistruzione.

Il sito, oltre a contenere i riferimenti alla normativa e alla documentazione nazionale e comunitaria,

presenta una sezione, in via di implementazione anche attraverso la collaborazione con le

amministrazioni regionali, dedicata al Sistema di formazione professionale regionale. A regime, un

apposito motore di ricerca permetterà a famiglie ed operatori di prendere visione dei piani formativi

regionali e di effettuare, attraverso diverse chiavi (per provincia, sede, organismo, tipologia di qualifica)

ricerche sui corsi di IFP per l'assolvimento dell'obbligo di istruzione realizzati dalle strutture formative

accreditate dalle Regioni.

Passando al livello regionale, diverse amministrazioni hanno avviato azioni di sistema integrate con

scuole, agenzie formative e Centri per l’Impiego, proponendo modelli di azioni congiunte, commissioni

di coordinamento e monitoraggio a livello provinciale, momenti di confronto dei vari gruppi di lavoro

inter-istituzionali. Particolare attenzione è stata posta in fase di valutazione (ex ante) e di realizzazione

affinché le attività dei progetti si integrassero senza sovrapporsi con le azioni svolte dalle Province con i

(Veneto).

giovani dispersi o a rischio di abbandono

Tra le azioni di sistema possono essere distinte tre tipologie di interventi:

30

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• Sistema di reti

Le scuole e le agenzie formative sono state sollecitate e supportate affinché proponessero azioni

integrate sul territorio, progettando e partecipando ad azioni di rete, in sinergia con tutti gli attori

Piemonte, Valle d’Aosta, Provincia Autonoma di

sociali che sul territorio si occupano di orientamento (

Bolzano e di Trento, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria,

Abruzzo, Basilicata).

• Percorsi di formazione ed aggiornamento per docenti, formatori ed operatori dei CPI

L’avvio di azioni di sistema volte a sviluppare una politica di orientamento integrata sul territorio ha

comportato, inoltre, la realizzazione di iniziative di aggiornamento e di formazione del personale

docente, dei formatori e degli operatori dei CPI. Ciò al fine di confrontare le esperienze e progettare

nuovi interventi in un’ottica di maggiore sistematicità e di collaborazione tra il mondo della scuola, della

formazione professionale e del lavoro (Valle D’Aosta, P.A. Bolzano, P.A. Trento, Emilia Romagna-

Rimini, Toscana- Grosseto, Massa Carrara, Prato, Umbria – Perugia- Marche – Pesaro-Urbino,

Basilicata).

• Attività di monitoraggio e valutazione

Attività di valutazione e monitoraggio delle azioni di orientamento sono state realizzate presso diverse

regioni e province. Esse riguardano il controllo in itinere delle attività e la valutazione dei processi e

(Toscana – Grosseto, Lucca, Massa Carrara,

degli esiti delle diverse azioni di orientamento realizzate

Siena, Marche – Pesaro-Urbino, Teramo, Lazio, Basilicata).

2. Campagne di informazione, pubblicazioni ed allestimenti siti web

Molteplici sono le iniziative attivate dalle Regioni del Centro Nord con riferimento alla dimensione della

comunicazione. Si ampliano, in particolare, le iniziative orientative ad ampio spettro rivolte al territorio

riguardanti la Riforma del sistema scolastico e formativo, con il coinvolgimento di una pluralità di attori

(scuola, famiglie, servizi per l’impiego). In particolare si registra, a livello locale, una partecipazione

crescente ed interessata alle diverse iniziative di divulgazione quali i “saloni dell’orientamento”.

A queste iniziative pubbliche, che hanno visto la partecipazione di numerosi partecipanti (allievi,

docenti, formatori, famiglie, operatori, etc.) si aggiunge una vasta produzione cartacea ed informatica

realizzata per la diffusione di informazioni volte a supportare le scelte nelle fasi di transizione. La

peculiarità emersa dal monitoraggio 2008 è rappresentata dalla produzione di pubblicazioni in lingua

per diffondere informazioni sull’offerta formativa del territorio e la normativa scolastico-formativa

italiana segnalata da diverse province (Reggio Emilia, Bologna, Ferrara).

31

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3. Azioni specifiche di orientamento nelle scuole di I grado, II grado e agenzie formative

Numerose sono le regioni e le province che hanno programmato e realizzato azioni di orientamento

presso le istituzioni educative coinvolgendo docenti, studenti e genitori. Scopo di tali iniziative è stato

favorire i processi di scelta e di accompagnamento nella transizione nelle diverse filiere formative

mediante azioni di informazione dei docenti, incontri rivolti agli studenti e alle loro famiglie, in sinergia

con altre iniziative presenti all’interno delle singole realtà scolastiche e con i servizi presenti sul

territorio.

• Orientamento nelle scuole secondarie di I grado

Tali azioni hanno previsto, all’interno delle attività didattiche, moduli di didattica orientativa, seminari di

(Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia,

informazione e consulenza orientativa

Provincia Autonoma di Bolzano, Veneto, Liguria – Savona, Genova, Emilia Romagna – Forlì Cesena,

Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Toscana – Arezzo, Firenze Circondario Empolese,

Grosseto, Livorno, Lucca, Pistoia, Prato, Siena, Umbria- Perugia, Terni, Marche – Ascoli Piceno, Abruzzo

– Pescara, Chieti, Lazio, Molise, Basilicata, Sardegna).

• Orientamento nelle scuole secondarie di II grado

I rapporti regionali descrivono numerosi interventi nelle scuole secondarie di secondo grado del centro-

nord, non solo nei confronti degli allievi, ma anche di insegnanti, educatori e genitori (ad esempio in

Piemonte). Gli obiettivi delle azioni di orientamento descritte dai rapporti regionali si caratterizzano per:

lo sviluppo delle capacità cognitive relativamente alla professionalità da acquisire;

- il rinforzo delle motivazioni individuali;

- lo sviluppo delle competenze affettivo-relazionali;

- il sostegno allo sviluppo personale, formativo, professionale e progettuale;

- l’educazione al cambiamento ed alle transizioni nei percorsi formativi e lavorativi;

- la promozione dell’interesse per l’autoformazione e l’aggiornamento professionale;

- lo sviluppo dei processi di autoimprenditorialità e creatività professionale.

- Orientamento nei percorsi di IFP

-

L’orientamento realizzato nell’ambito dei percorsi di IeFP si snoda pertanto attraverso moduli di

intervento interni al percorso formativo e di moduli esterni, da esso formalmente indipendenti. In

particolare, risultano esterni quei moduli che hanno la finalità di raccordare la IeFP agli altri percorsi

l’orientamento previo

precedenti o paralleli all’obbligo formativo. Si tratta dei moduli relativi a: che si

crediti formativi eventuali

realizza prima dell’avvio o dell’accesso al corso; la gestione e la gestione di

cambi di indirizzo dal sistema dei Licei e degli IFTS e/o Istituti tecnici e professionali e viceversa, che si

in itinere.

attivano nel caso di ingressi o uscite 32

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In questa prospettiva, tali moduli risultano facoltativi, nel senso che la loro realizzazione è legata alle

accoglienza orientamento iniziale in itinere

esigenze particolari dei percorsi individuali. I moduli di , , ed

accompagnamento inserimento

/ sono invece progettati all’interno del percorso formativo e fanno parte

integrante del curricolo formativo; conservano tuttavia caratteristiche di flessibilità, venendo realizzati in

momenti differenti dell’iter formativo.

4. Azioni specifiche per la lotta alla dispersione scolastica e formativa

Particolarmente numerosi i progetti di orientamento attuati dalle istituzioni educative, spesso anche in

collaborazione con gli Enti locali. Essi rispondono principalmente alla necessità inderogabile di adeguare

l’azione educativa e formativa della scuola alle nuove caratteristiche dell’utenza, tenendo conto dei

cambiamenti sociali, economici, culturali e tecnologici di questi ultimi decenni.

Le esperienze progettuali segnalate dalle regioni e province confermano l’acquisita consapevolezza che

per combattere efficacemente il fenomeno della dispersione occorre intervenire in maniera sinergica e

Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto,

sistematica con tutti gli attori sociali del territorio (

Emilia Romagna – Ferrara, Forlì-Cesena,Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Toscana –

Firenze, Grosseto, Livorno, Pisa, Siena, Umbria, Marche – Ascoli Piceno, Abruzzo, Campania, Basilicata

).

5. Azioni di orientamento per specifici target di utenti (immigrati, disabili, ristretti minori)

Diversificate ed innovative sono le iniziative proposte da alcune Province (Circondario Empolese, Prato,

Ascoli Piceno, Arezzo) che hanno promosso interventi specifici a sostegno dell’integrazione e del

successo formativo degli studenti figli di immigrati, in particolare mediante l’attivazione di laboratori

extracurriculari di lingua italiana. Per questi giovani sono state inoltre avviate azioni di supporto che

mirano a coinvolgerli nel processo di apprendimento e di rimotivazione attraverso consulenze

Provincia Autonoma di Trento eneto, Liguria, Emilia Romagna – Forlì Cesena, Reggio

, V

individualizzate (

Emilia, Toscana Lucca, Prato

), nonché attività di supporto all’integrazione sociale attraverso azioni di

alfabetizzazione e di orientamento alla scelte.

Per gli allievi diversamente abili sono state previste azioni per il potenziamento delle abilità cognitive

volte a sviluppare le capacità residue.

6. Azioni di sostegno alla genitorialità

Cresce il coinvolgimento delle famiglie all’interno dei percorsi di orientamento, come si evince

dall’aumento del numero dei percorsi informativi e dei seminari di sensibilizzazione e finalizzati a

sviluppare negli adulti capacità di operare scelte consapevoli ed autonome, non solo nella fase della

(Piemonte, Veneto, Liguria,

scelta formativa ma in tutti i momenti di transizione della vita dei loro figli

Emilia Romagna, Forlì- Cesena, Parma Piacenza, Ravenna, Rimini, Toscana Arezzo, Firenze Livorno,

Massa Carrara, Prato e Siena, Umbria, Marche – Pesaro Urbino, Ascoli Piceno, Abruzzo – Teramo ,

Puglia, Basilicata). 33

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Gli incontri formativi mirano a dotare i genitori delle conoscenze e degli strumenti utili ad

accompagnare i figli nel processo di auto-orientamento, con particolare attenzione agli snodi cruciali

dello sviluppo adolescenziale.

7. Produzione di strumenti per l’orientamento

I rapporti di monitoraggio regionali descrivono la produzione di numerosi strumenti di orientamento da

utilizzare all’interno dei percorsi formativi per facilitare i processi decisionali degli allievi, volti a farne

emergere capacità, interessi e attitudini nonché finalizzati ad esaminare profili e ed aree professionali.

8. Progetti di orientamento in alternanza scuola lavoro

Infine, una significativa novità nei rapporti di monitoraggio relativi all’annualità 2008 è rappresentata

dai numerosi progetti di alternanza scuola-lavoro segnalati dalle Amministrazioni regionali e provinciali

(Parma, Reggio Emilia, Marche). Tali progetti intendono sviluppare una dimensione orientativa che

consenta al giovane di verificare concretamente i suoi interessi e le sue attitudini nel mondo del lavoro,

promuovendo in tal modo la sua maturità personale e professionale attraverso l’esperienza lavorativa e

formativa.

Alcune riflessioni

Il processo di riforma che ha investito il sistema di istruzione e formazione professionale da un lato, e le

recenti disposizioni comunitarie dall’altro, hanno contribuito a maturare la convinzione comune che

l’orientamento costituisca uno strumento privilegiato per la lotta alla dispersione e per l’inclusione

sociale di target a rischio di esclusione. In linea con queste indicazioni, molte regioni, soprattutto del

Centro Nord, hanno progressivamente potenziato le azioni di orientamento nell’ambito delle politiche

educative territoriali.

Allo stato attuale, permane, in tale ottica, una duplice necessità: da un lato mantenere un

sistema integrato di orientamento scolastico e professionale, dall’altro distinguere le

target,

specificità degli interventi, sia in riferimento ai bisogni dei diversi sia alle caratteristiche dei

diversi contesti di erogazione. In altre parole, pur accogliendo i suggerimenti europei sull’unitarietà del

processo, si rende necessario distinguere tra “buone prassi” maggiormente in grado di sostenere le

scelte scolastico-professionali dei giovani ed altre capaci di accompagnare le transizione sul lavoro, due

tipologie di intervento che, avendo a che fare con il processo di auto-orientamento della persona,

orientative . All’interno di tale unitarietà, lo sforzo sarà quello di

devono essere identificate come

declinare le tre tipologie di azioni (informazione, accompagnamento, consulenza) rispetto alla specificità

dei diversi sistemi e ai bisogni dei diversi target. 34

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8. I PERCORSI TRIENNALI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE

8.1 I numeri e le tipologie

Molte Regioni sono costantemente sollecitate a sviluppare un’adeguata offerta formativa anche per la

domanda, da parte delle imprese, di personale con qualifica professionale. Un bisogno rilevabile anche

6

Rapporto Excelsior

nell’ultimo , dove si evince che le potenziali assunzioni sono individuate, in una

livello formazione professionale regionale ”.

quota crescente, proprio al “

I dati dei Rapporti di monitoraggio ISFOL sul diritto/dovere evidenziano un incremento costante dei

percorsi triennali, indicando un radicamento delle sperimentazioni sul territorio in quasi tutte le realtà

regionali: dai 1.329 percorsi dell’a.s.f. 2003/04 si passa ai 7.729 dell’a.s.f. 2008/09, mentre

il numero degli allievi cresce di circa 6 volte in appena sei anni (Grafico 8.1). Ma,

probabilmente la domanda di tali percorsi aumenterebbe se la scarsità di risorse economiche non

impedisse ad alcune Regioni di soddisfare la propria domanda interna e si potesse realizzare nel

territorio un capillare servizio di consulenza orientativa.

Grafico 8.1 – Iscritti ai percorsi ex Accordo 19 giugno 2003 per annualità formativa.

180.000

160.000

140.000

120.000

100.000

80.000

60.000

40.000

20.000

0 2003/4 2004/5 2005/6 2006/7 2007/8 2008/9

Fonte: elaborazioni Isfol su dati delle Amministrazioni regionali e P.A.

6 Rapporto Excelsior 2009, Volume secondo, Tavola 17. 35

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Sul versante dell’offerta, il fenomeno del costante incremento nel numero dei percorsi triennali

potrebbe essere ricondotto, in primo luogo, ad una decisione istituzionale che cerca di interpretare

l’orientamento della crescente domanda nel territorio sia da parte delle aziende che dei ragazzi; in

secondo luogo, può riferirsi alle difficoltà che attraversano gli Istituti professionali nella transitoria e

delicata fase di riordino verso la riforma. direttore-docente

Sul piano organizzativo, l’impostazione tradizionale del vecchio Cfp (con una struttura

esclusivamente assata sull’erogazione della formazione) ha ceduto il posto alla multifunzionalità delle

attuali Agenzie, che alla formazione uniscono analisi dei fabbisogni, progettazione, orientamento,

monitoraggio e valutazione. Pertanto, l’organigramma dei Centri continua ad evolversi specializzandosi,

anche per impulso dei criteri dettati dall’accreditamento delle strutture. In tale rinnovato contesto,

7

operano sempre più figure di tutor, di progettisti, di analisti dei fabbisogni, di orientatori e di valutatori .

Un’impostazione che permette una maggiore penetrazione nel territorio con attività orientate a

rispondere alla domanda dei giovani, delle famiglie e del contesto economico e socio-culturale (ne è

8

).

prova anche il gradimento delle giovani generazioni di immigrati

La crescita degli iscritti, tuttavia, non si presenta costante in tutto il Paese nel corso degli anni.

Nell’ultimo anno rilevabile due allievi su tre frequentano al Nord; il 17,2% si trova al Centro e solo il

15,4 nel Sud e nelle Isole. Quattro anni prima il numero degli allievi del Nord era lievemente inferiore

all’attuale (-2,4 punti percentuali) ma ugualmente preponderante rispetto al resto della nazione. Tra il

2004/5 e il 2008/9 varia, invece, il rapporto tra gli alunni del Centro e del Sud: la crescita è stata del 5

% nelle Regioni del Centro, mentre al Sud si è verificato un indebolimento di questo strumento

formativo espresso dalla flessione dell’8,4% degli iscritti (vedi Grafico 8.2). Nella fase attuale, questa

“perdita di fiducia” va letta più come carenza di adeguati strumenti e dispositivi a sostegno della qualità

dell’offerta che di mancata domanda da parte delle famiglie.

7 I formatori della formazione professionale Come (e perché) cambia una professione.

ISFOL, . 2005, p. 70.

8 La domanda di istruzione e formazione degli allievi in diritto-dovere all’istruzione e formazione

ISFOL, , pp. 117-118.

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Grafico 8.2 – Iscritti per ripartizione geografica negli anni in % sul totale nazionale.

Nord Ce ntro Sud e Isole

80 Ripartizioni a.s.f. a.s.f. a.s.f.

geografiche 2004/5 2006/7 2008/9

70 Nord 64,0 71,5 67,4

60 Centro 12,2 14,5 17,2

Sud e Isole 23,8 14,0 15.4

50 Totali 100 100 100

40

30

20

10

0

asf. 2004/5 asf. 2006/7 asf. 2008/9

Fonte: elaborazioni Isfol su dati delle Amministrazioni regionali e P.A.

Rimane l’incertezza, se le performance dei modelli sperimentati siano omogenee in tutte le aree del

9

Paese: un timore che trova conferme in PISA 2006 . La disparità riscontrata non elide i risultati

raggiunti in molte Regioni ma richiama per tutto il territorio una maggiore omogeneità nella qualità dei

processi e un sereno ripensamento dei criteri di accreditamento.

Un approfondimento, in questo senso, di un ampio dibattito culturale, oltre che politico, con il

coinvolgimento di tutti gli attori interessati, non potrebbe che giovare alla soluzione del problema: un

nodo che, diversamente, rischierebbe di compromettere il pieno decollo del modello sperimentato dal

2003, aggiungendo alla crisi lo stallo che impedisce l’uso di uno degli strumenti a disposizione per

fronteggiarla. Per altro verso si sta organizzando l’impegno di molti enti a lavorare secondo un’intesa

comune al fine di tenere alta la qualità del proprio servizio, elaborando e sperimentando forme di

garanzia dell’applicazione di metodi e strumenti adeguati alla domanda dell’utenza e del territorio.

La “continuità” immediata ai percorsi triennali è espressa dall’esperienza dei quarti anni sperimentali.

Previsti nell’impianto della Legge 53/03, oggi si estendono ad alcune Regioni e Province autonome quali

la Lombardia, la Provincia di Bolzano, la Provincia di Trento e, dall’a.s.f. 2009/10, anche la Liguria. Il

quarto anno dei percorsi di istruzione e formazione si è realizzato finora come un prolungamento dei

percorsi di formazione professionale e, dunque, non come percorsi integrati con la scuola. Ha dato i

migliori risultati nelle realtà locali che presentano un radicamento nel tessuto produttivo del territorio.

Anche per il 4° anno il numero complessivo di percorsi e di studenti è in crescita. Dai 43 percorsi dell’

9 Risultati Pisa 2006. Un primo sguardo d’insieme.

Invalsi, Dicembre 2008, tabelle 23, 26, 29, 32, 36, 39.

37

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a.s.f. 2005/6 si passa ai 144 del 2008/9 mentre il numero degli studenti iscritti ai percorsi di quarto

anno di I.eFp. è cresciuto di quasi 4 volte negli anni considerati. I dati relativi ai diplomati di IV anno

10 del 70% in Lombardia e dell’83,8% in provincia di

dell’a.f. 2007/8 indicano un successo formativo

Trento. I dati che ci sono pervenuti da quest’ultima nell’a.f. 2008/9 ci confermano tale percentuale al

rialzo (86,7%).

Negli anni è stato progressivamente riconosciuto il valore educativo e didattico della FP nella

collaborazione con le imprese del territorio. La richiesta delle aziende emerge dalle rilevazioni

Unioncamere del sistema Excelsior. Rapporto Excelsior

Rispetto al 2008, il primo dato che emerge dal 2009 è la flessione di 213.000 posti

di lavoro che si ripercuote inevitabilmente su una contemporanea diminuzione delle richieste di

assunzione (circa 300.000 unità in meno in rapporto alle 828.000 del 2008). Pertanto non meraviglia

che, dal punto di vista dei livelli di istruzione/formazione graditi alle imprese, la flessione nelle

assunzioni previste non risparmi nessuna tipologia del nostro sistema educativo. Tuttavia, ad un esame

più attento, si avverte una rimodulazione delle opzioni aziendali che, pur incrementando le richieste di

lavoratori con formazione dal diploma quinquennale in su (da due anni oramai quest’area ha superato

la soglia del 50% di tutte le richieste) non penalizza quelle provenienti dai percorsi regionali di qualifica.

Anzi, negli ultimi anni si assiste ad un orientamento delle opzioni aziendali che ha visto costantemente

livello formazione professionale

salire la quota percentuale delle preferenze relative alle assunzioni a “

regionale livello istruzione professionale di stato

” (fino a 4 anni) e decrescere quella a “ ” (anch’essa fino

a 4 anni). Proprio nel 2009 si è realizzato un “sorpasso” da tempo annunciato delle prime sulle seconde

(vedi Grafico 8.3) che non può attribuirsi semplicemente al mancato sbocco al diploma triennale di

qualifica da parte degli Istituti professionali di Stato o, più precisamente, al passaggio al carattere ormai

11

sussidiario del loro esito triennale . Infatti, il decremento nelle preferenze delle aziende si comincia a

realizzare diversi anni prima del provvedimento in questione.

10 Qualificati su iscritti.

11 Gli Istituti professionali di Stato possono rilasciare attestati di qualifica solo nell’ambito degli “organici raccordi” previsti dall’art.

Documento

13 della legge 40/2007 e riferiti alle figure professionali stabilite dagli Accordi in Conferenza Stato Regioni (Cfr.

della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome in merito a: obbligo di Istruzione, Istruzione tecnica e istruzione

professionale, ITS e Poli tecnico-professionali

, 1 agosto 2007).

38

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

Grafico 8.3 - Preferenze aziendali per le assunzioni da FP e IP fino a 4 anni di studio/formazione, in % sul totale e

per annualità.

13,7 12,4 10,8 IP

FP

7,5 8,2

7,1

7

6,8 6,8

6,4

2005 2006 2007 2008 2009 2010

12

Fonte: elaborazione Isfol su dati Unioncamere

Questi dati richiamano da una parte il sostegno per un’offerta strutturata di istruzione e formazione,

considerando la mutata percezione dei percorsi di Fp e il loro peso effettivo dal punto di vista della

domanda espressa dalle aziende. D’altra parte, tuttavia, si presenta necessario proseguire in un

profondo cambiamento anche nel sistema di Istruzione professionale. Un mutamento che, al di là della

revisione degli ordinamenti, affonda le sue radici soprattutto nella trasformazione dell’organizzazione

scolastica: maggiore autonomia e flessibilità, reclutamento e carriera dei docenti, apertura a nuovi

attori della società civile e avvicinamento al territorio.

12 Tavole dei Rapporti Excelsior n. 32 del 2006, n. 29 del 2007, n. 18 del 2008 (Vol.II) e n. 17 del 2009 (Vol.II).

39

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

Relativamente alle macro-tipologie (Tabella 8.1), nell’ambito delle quali si attuano i percorsi di Istruzione e

Formazione professionale, non vi sono cambiamenti rispetto agli anni passati.

Tabella 8.1 - Principali caratteristiche delle macro-tipologie

A B C D E

Macro- Formazione Formazione Integrazione Integrazione Percorsi di IFP

(con fp tra il 50% (con fp entro il o scuola o fp

tipologie professionale professionale ( )

e il 20%) 20%)

integrale integrata

(fp pura) (con prevalenza

fp)

Criteri In prevalenza Agenzie formative

Agenzie formative

Titolarità agenzie formative Scuola Scuola accreditate o

13

accreditate accreditate scuola

Docenti In prevalenza In prevalenza Docenti della

Docenti della Docenti della

competenze di formatori della fp docenti della scuola o docenti

scuola scuola

base scuola della fp

Attestazioni e/o Prosecuzione

Attestato di Attestato di Attestato di Attestato di

prosecuzione automatica del

qualifica e crediti qualifica e crediti qualifica e crediti qualifica e crediti

(cfr. Accordo percorso scolastico

per il rientro alla per il rientro alla per il rientro alla per il rientro alla

28.10.04 e di stato e attestato

scuola scuola scuola scuola

DM.86/04) di qualifica.

Azioni di sistema Azioni di sistema

Azioni di sistema

Azioni di sistema Stessi impianto Stessi impianto

Azioni Moduli di fp

Azioni di sistema Progettazione progettuale progettuale

integrate Docenza/

Docenza metodologia e metodologia e

codocenza

figure professionali figure professionali

Fonte: Elaborazione su dati delle Amministrazioni regionali e della P.A.

La realizzazione delle sperimentazioni mette sempre a confronto i due principali modelli della formazione

integrale integrata

professionale e della formazione professionale . Il primo, con un percorso tendenzialmente

tutto strutturato all’interno della formazione professionale; il secondo, volto a potenziare la scuola con un

apporto più limitato della formazione professionale. Accanto a questi modelli di azione formativa se ne

collocano altri che prevedono un impiego più o meno esteso della formazione professionale. Tali modelli solo

in alcuni casi coincidono totalmente con il profilo regionale di sperimentazione. Talvolta, infatti, si combinano

tra loro per comporre “a strati” i segmenti del triennio oppure operano contemporaneamente nel modello

regionale, presentando un’offerta formativa differenziata al suo interno. tipologie

Le tipologie presenti in un percorso triennale possono ancora configurarsi secondo cinque macro- ,

distinte da caratteri peculiari: Formazione integrale

1. Percorsi di Formazione professionale ( )

2. Percorsi di Formazione professionale integrata, in interazione con la scuola per l’insegnamento delle

Formazione professionale con prevalenza docenti di fp

competenze di base ( )

con fp tra 20% e 50%

3. Percorsi di Istruzione integrati con prevalenza docenti di scuola ( )

con fp entro il 20%

4. Percorsi di Istruzione integrati con prevalenza docenti di scuola ( )

5. Percorsi di Istruzione e Formazione professionale ( ).

non integrati

13 In tale categoria vengono compresi anche gli istituti scolastici dipendenti dalle Province Autonome.

40

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

Riguardo al dettaglio delle tipologie (Tabella 8.2), che compongono le macrotipologie secondo l’Accordo del

19 giugno 2003 o ne sono complementari con percorsi più brevi e mirati, si nota il consolidamento e in

qualche caso la ripresa, di percorsi di arricchimento o di sostegno, specialmente al Nord. Si intende, così,

evidenziare il bisogno della presenza di un offerta brevissima e flessibile per recuperare o sostenere le frange

più difficili di ragazzi a rischio. E’ in atto, allo stesso tempo, un contenimento dei percorsi biennali

“tradizionali” di formazione professionale che non portano all’assolvimento dell’obbligo di istruzione e/o ad

una certificazione di II livello europeo. Tali percorsi biennali vengono sostituiti con quelli ex Accordo.

Sul fronte dei percorsi più strutturati che coprono l’obbligo di istruzione e conducono a qualifica, va notato in

Umbria e in Molise il mutamento del modello integrato in quello di formazione professionale integrale.

Diversamente, la Valle d’Aosta rafforza la progressiva presenza della scuola sostituendo l’originario modello

della formazione integrale, prima con quello della formazione mista nell’a.f. 2005/6 e poi con i percorsi di

istruzione integrati (tipologia “F” della Tabella 8.2) nell’a.f. 2007/8. L’Abruzzo segue la stessa strada,

passando dal modello di formazione integrale a quello di formazione integrata. Altre regioni non scelgono un

modello preferenziale ma imboccano la strada dell’ampliamento della varietà di offerta formativa. E’ il caso

della Liguria, che dà spazio anche ai percorsi integrati o del Piemonte, che si apre anche ai percorsi di

formazione professionale pura. La Toscana modifica radicalmente il suo modello spostando in alto, al terzo

anno del II ciclo, l’accesso alla formazione professionale e trasformando la tipologia di riferimento da mista

(con la partecipazione della scuola per le competenze di base) a integrale, svolta da agenzie formative o da

scuole accreditate (tipologia “E” della Tabella 8.2) in vista degli stessi obiettivi regionali di apprendimento.

41

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

Tabella 8.2. Modalità ricorrenti dei percorsi di istruzione e formazione professionale segnalati dalle Regioni: tabella di transizione.

A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S

e

ottenere professionale

certificato

diploma

secondaria

larsa) utenze

mista hoc destrutturati

integrati con cur. cur.

Fp (non

pura

20%) sup)

(es:

per per

integrati

Fpmista ad con

IFP alta

in in

media

orientamento

Fp Fp specializzazione

di

integrati integrati o

o

20%) 20%) competenze

finanziamento di

Arricchimento Arricchimento

o o

Fp FP

Personalizzati svantaggio

Fp secondaria professionale

anno esterni

in in in anno

del

Fp (tradizionali (tradizionali di

anni formazione

anni

estinzione) estinzione)

di di

anni anni anni anni anni handicap)

licenza

in in più fino fino anni anni

Percorsi Percorsi

Annuali

4° Quarto

(ultimi

anni anni anni anni (primi

Larsa

2 2 3 2 2 sup.)

(cfp o

(cfp (cfp 1-2 1-3

o o o o o 3° in

di di di

la

3 1 3 1 1 3 3 1 1

Piemonte B C D H x M N O P

F

Valle d’Aosta x x K P Q

Lombardia x E I x x x N O x Q R

F

Liguria x G x K x N O Q R

A

P. A. Bolzano A R S

P. A. Trento A J L x Q R

Veneto J x O

A

Friuli Venezia Giulia C G J x x N O P x

Emilia-Romagna B G H x x x

Toscana x E x I x M x

Umbria A x x

Marche G K L

Lazio A B x

F

Abruzzo x x

x

Molise A x x

x

Campania G H x x x x

Puglia C F K

Basilicata C x

Calabria A J

Sicilia A G M x

F

Sardegna x B J x

Percorsi Dall’a.s.f. Dall’a.s.f. Dall’a.s.f. Dall’a.s.f. Dall’a.s.f. x = tipologie estinte

ex Accordo 2005/6. 2006/7. 2007/8. 2008/9. 2009/10. (1° anno di estinzione)

Fonte: Elaborazione Isfol su dati delle Amministrazioni regionali 42

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

Relativamente alla dimensione regionale della partecipazione all’offerta di IeFP (Tabella 3) possiamo notare

quest’anno, rispetto all’anno scolastico 2007/8, una crescita sensibile degli iscritti in Toscana (+80,1%),

Abruzzo (+52,6%) e Valle d’Aosta (+38%). Contrariamente al trend nazionale che si attesta ad un +17,2%,

si verifica una contrazione negli iscritti in 5 Regioni/P.A. su 21. Specialmente al Sud, dove in Molise, Puglia e

Basilicata si registrano le più alte variazioni percentuali negative, tutte intorno al 12%. Ciò può essere

interpretato come un ulteriore sintomo di malessere, al Sud, collegato anche a più deboli legami con le

aziende e con il territorio.

Per quanto riguarda i dati dei qualificati, essi non permettono ancora inferenze certe con quelli dei

frequentanti i diversi anni di formazione, dal momento che non si è in grado di stabilire il flusso (uscite e

nuove entrate per anno) dei percorsi che si sviluppano nel triennio. Ciò premesso, il rapporto tra qualificati e

iscritti (Tabella 4), ricavato dai dati pervenuti da 16 Regioni/P.A. su 21 nel triennio 2005/6 - 2007/8,

presenta delle differenze indicative tra le principali aree geografiche. In particolare, al Nord è al 69,5%, al

Centro è al 61,6% e al Sud rimane al 57%, 12 punti percentuali al di sotto del Nord del Paese e 10 sotto la

media nazionale. Un altro dato “grezzo” che emerge dal rapporto qualificati/iscritti risulta dal fatto che nei

scuola

percorsi con iscrizione “ ” la percentuale dei qualificati è di 20 punti percentuali inferiore rispetto a

agenzie formative

quella dei percorsi con iscrizione “ ”: risulta infatti il 49,3% “a scuola” contro il 69,3% “nelle

agenzie”. 43

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

Tabella 8.3 - Partecipazione all’offerta di IFP ex ed extra Accordo 19.6.2003 per Regione: percorsi e studenti nell’a.s.f. 2008-2009

Var.%

Percorsi Percorsi Totale Allievi

Percorsi nei Totale Percorsi Iscritti ai Iscritti a Totale allievi Qualificati

Regioni a extra- iscritti extra-

CFP CFP scuola iscritti 07-08/

percorsi IV anno 2007/8

scuola Accordo IV anno Accordo

08-09

14 15 16 17 18

693 301 13251 6113

Piemonte 994 - n.d. 19364 3197 - n.d.

12,9

Valle d'Aosta 6 17 23 - n.d. 50 226 276 38 - n.d.

38,0 19

Lombardia 1468 451 1919 100 n.d. 29391 9008 38399 6458 1876 n.d.

9,8

Bolzano 170 - 170 17 - 4580 - 4580 869 215 -

10,9

Trento 210 - 210 27 n.d. 4099 - 4099 968 415 n.d.

6,6

Veneto 941 - 941 - n.d. 16203 - 16203 4082 n.d.

0,3

Friuli VG 207 94 301 - 311 3387 1678 5065 834 - 5200

18,0

Liguria 131 8 139 - n.d. 2154 128 2282 508 - n.d.

-8,4

Emilia Romagna 284 324 608 - - 6033 6792 12825 3504 - -

4,3

Toscana 11 758 769 - n.d. 137 16843 16980 538 - n.d.

80,1

Umbria 16 30 46 - - 254 404 658 93 - -

-6,8

Marche - 44 44 - n.d. - 888 888 98 - n.d.

19,0

Lazio 395 - 395 - - 7771 - 7771 1232 - -

18,4

Abruzzo 42 31 73 - - 621 507 1128 273 - -

52,6

Molise 4 8 12 - - 54 119 173 - - -

-24,8

Campania - 241 241 - - - 4173 4173 578 - -

12,1

Puglia 129 - 129 - n.d. 2334 - 2334 1088 - n.d.

-12,4

Basilicata 23 - 23 - - 526 - 526 32 - -

-12,5

Calabria 84 - 84 - - 1260 - 1260 - - -

31,3

20 21

364 244

Sicilia 608 - - 8489 5412 13901 1034 - -

23,7

Sardegna - - - - - - - - - - -

-

Totali 5.178 2.551 7.729 144 n.d. 100.594 52.291 152.885 17,2 25.424 2.506 n.d.

Fonte: elaborazioni Isfol su dati Amministrazioni regionali e delle P.A.

14 Stima.

15 Stima.

16 Stima.

17 Stima.

18 In Piemonte i percorsi che conducono a qualifica sono solo quelli delle Agenzie formative.

19 Soltanto diplomati delle Agenzie formative.

20 Stima.

21 Stima. 44

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

I dati pervenuti non ci permettono di comporre un quadro sufficientemente definito sul numero e sulla

consistenza dei percorsi extra-Accordo, i quali, tuttavia, rimangono ancora presenti per assicurare

un’estrema possibilità di formazione ai ragazzi con maggiori difficoltà.

Tabella 8.4 – Rapporto qualificati/iscritti nel triennio 2005/6 - 2007/8 per ripartizione territoriale in %

Qualificati/iscritti

Ripartizione

territoriale Iscrizione a Iscrizione in Totale

scuola agenzie di fp

Nord 39,8 73,2 69,5

Centro 46,9 64,8 61,6

Sud 90,5 52,2 57,0

Italia 49,3 69,3 67,0

Fonte: Elaborazione su dati delle Amministrazioni regionali

Si tratta soprattutto di percorsi annuali, destrutturati e per utenze in svantaggio, ma si annoverano

anche corsi tradizionali che non conducono ad un diploma di II livello europeo, percorsi di

specializzazione o di arricchimento curricolare. Circa la metà delle Regioni/P.A. (11 su 21) li

comprendono nella loro offerta, anche se tali azioni, nella maggior parte dei rapporti regionali, non

lasciano generalmente traccia in termini di numero di ragazzi coinvolti.

8.2 Le qualifiche

Un aspetto di particolare interesse nell’analisi dei percorsi di IFP riguarda il lavoro fatto in questi anni

per costruire un sistema nazionale di qualifiche che permettesse di ricondurre ad unitarietà un’offerta

formativa ormai ordinamentale. Si è scelto dunque di indagare, nel presente monitoraggio, la

rispondenza che le diverse figure professionali presentano rispetto ai fabbisogni formativi degli allievi, a

partire dagli esiti dei percorsi triennali relativi all’annualità 2007-08, disaggregando i dati per tipologia di

qualifica conseguita.

Il documento di riferimento è costituito dall’Accordo Stato-Regioni del 5 febbraio 2009 che conferma le

14 figure dell’Accordo Stato-Regioni del 5 ottobre 2006, aggiungendone cinque di nuova elaborazione.

Come è noto, nel frattempo, gli standard formativi minimi delle 19 figure professionali sono stati

revisionati: con l’Accordo Stato-Regioni del 29 aprile 2010, sono stati disciplinati i percorsi di qualifica e

di diploma professionale, e, a partire dal 2010-11, saranno 21 le figure professionali di durata triennale

45

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

e quadriennale per la messa a regime del sistema di Istruzione e Formazione Professionale. Gli aspetti

più evidenti del confronto tra le 19 e le 21 qualifiche risiedono nell’abolizione della figura “montatore

meccanico dei sistemi” e nell’introduzione di 3 nuove figure (“operatore delle calzature”, operatore

elettronico”, “operatore del montaggio e della manutenzione di imbarcazioni da diporto”). Ma va

sottolineato come non solo altre figure siano state revisionate, ma sia soprattutto stato rivisto l’impianto

e l’architettura degli standard formativi.

Tornando all’esame dei qualificati, si ricorda che l’annualità di riferimento del presente rapporto

(2007/08) è anteriore agli accordi citati, compreso quello relativo alle 19 figure. Tuttavia si è chiesto

alle Regioni di prendere quest’ultimo a riferimento, al fine di verificare quali siano i percorsi che hanno

riscosso maggiore interesse da parte degli allievi. In altre parole, l’intento è stato identificare, a

posteriori, i profili in uscita che hanno raccolto maggior consenso e rilevare quali fossero i bisogni

espressi dai destinatari (anche in rapporto ai fabbisogni occupazionali del territorio).

Si ricorda che le 14 figure dell’Accordo del 2006 per le quali sono stati elaborati gli standard formativi

minimi delle competenze tecnico professionali sono le seguenti:

Operatore alla promozione e accoglienza turistica;

1) Operatore della ristorazione – cuoco – cameriere;

2) Operatore del benessere;

3) Operatore amministrativo segretariale;

4) Operatore del punto vendita;

5) Operatore di magazzino merci;

6) Operatore grafico;

7) Operatore edile;

8) Operatore del legno e dell’arredamento;

9) Operatore dell’autoriparazione;

10) Installatore e manutentore impianti termo-idraulici

11) Installatore e manutentore impianti elettrici;

12) Operatore meccanico di sistemi;

13) Montatore meccanico di sistemi.

14)

Le 5 figure professionali successivamente introdotte sono le seguenti:

Operatore dell’abbigliamento;

15) Operatore agro-alimentare;

16) Operatore agricolo;

17) Operatore delle lavorazioni artistiche;

18) Operatore delle produzioni chimiche.

19)

Si è quindi chiesto alle Amministrazioni di suddividere il dato dei qualificati nell’a.s.f. 2007/08 per le 19

qualifiche, specificando dove esse risultassero esattamente corrispondenti a quelle definite a livello

Operatore

normativo e dove, invece, risultassero ad esse “riconducibili” (ad esempio, le qualifiche di

46

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

servizi ristorativi Cuoco Operatore della

e di sono state ricondotte alla qualifica ex Accordo 2009 di

ristorazione-cuoco-cameriere ).

Infine, si è chiesto di specificare le qualifiche rilasciate non previste dall’Accordo (ad esempio,

Operatore nautico, Operatore dello spettacolo, Operatore di consolle) indicando il numero dei

qualificati. E’ in tal senso di particolare interesse esaminare quali siano le qualifiche nate da fabbisogni

specifici espressi dai diversi territori che sono state rilasciate extra accordo.

Metodologicamente, va ricordato che non sono stati forniti i dati sui qualificati relativi alle seguenti

Regioni: per l’Area Nord Ovest non sono pervenuti i dati relativi alla Liguria; per l’Area meridionale,

quelli della Campania e della Calabria; per l’Area insulare non sono disponibili i dati della Sardegna. Tali

assenze rendono pertanto parziale l’analisi dell’annualità di riferimento, non consentendo una

descrizione esaustiva del quadro delle qualifiche rilasciate a livello nazionale.

Una ulteriore nota metodologica va espressa con riferimento ai dati della Provincia autonoma di

Bolzano, da cui sono stati sottratti i dati inerenti i giovani che hanno conseguito qualifiche nell’ambito di

un contratto di apprendistato (circa 130), inizialmente inclusi negli esiti dei percorsi triennali.

Bisogna ricordare infine che in Emilia Romagna il numero di allievi qualificati non è rilevabile per coloro

che hanno terminato il percorso presso gli istituti scolastici, in quanto il titolo di riferimento è quello

rilasciato dall’istituto stesso. I dati si riferiscono quindi ai soli percorsi svolti all’interno delle agenzie

formative.

Consideriamo, come primo livello di analisi, il totale delle qualifiche rilasciate a livello nazionale,

equiparando le figure da accordo a quelle, rilasciate dalle Regioni, ad esse riconducibili, al fine di

evidenziare quali figure professionali siano state maggiormente oggetto di professionalizzazione

all’interno dei percorsi triennali. Il numero totale dei qualificati, tenendo conto dei dati mancanti relativi

alle Regioni sopra riportate, ammonta a 24.300 circa, di cui 23.598 (97%) afferenti o riconducibili alle

qualifiche dell’Accordo e circa 700 “extra Accordo”.

Come si evince dal grafico sotto riportato, le figure professionali sulle quali si concentra il maggior

Operatore del benessere

numero di qualificati a livello nazionale sono le seguenti: (circa il 17% di

Installatore manutentore impianti l’Operatore della

qualificati), elettrici (circa il 15%); seguono poi

ristorazione l’Operatore amministrativo segretariale l’Operatore meccanico di

(14%), (circa il 13%) e

sistemi (circa il 12%). 47

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

Grafico. 8.4 – Numero di qualificati nell’a.s.f. 2007/2008 per figure professionali ex Accordo 5 febbraio 2009

Operatore del benessere 3.953

Installatore manutentore impianti elettrici 3.523

Operatore della ristorazione cuoco-cameriere 3.361

Operatore amministrativo segretariale 3.062

Operatore meccanico di sistemi 2.916

Operatore dell’autoriparazione 1.160

Operatore grafico 1.118

Operatore del punto vendita 953

Montatore meccanico di sistemi 844

Operatore alla promozione e accoglienza turistica 544

Operatore edile 533

Installatore manutentore di impianti termo idraulici 444

Operatore del legno e dell’arredamento 321

Operatore agricolo 286

Operatore dell’abbigliamento 196

194

Operatore agroalimentare

Operatore delle lavorazioni artistiche 154

Operatore di magazzino merci 36

Operatore delle produzioni chimiche 0

0 500 1000 1500 2000 2500 3000 3500 4000 4500

Fonte: Elaborazione Isfol su dati regionali e provinciali

Nelle ultime sei posizioni, per numerosità, troviamo i qualificati nelle cinque nuove figure professionali

dell’Accordo del 5 febbraio 2009 che, come si diceva, sono stati ascritti ad esse a posteriori.

Queste figure presentano numeri ridotti di qualificati (tra 154 e 286 in tutta Italia) fino alla completa

Operatore delle produzioni chimiche . Bisogna evidenziare tuttavia che, tra le

assenza di qualificati in Operatore magazzino merci

qualifiche meno presenti, vi è anche quella di (36 qualificati sull’intero

territorio nazionale presso le Regioni Emilia Romagna e Toscana), qualifica inserita nell’Accordo del

2006 e successivamente ridefinita nell’Accordo relativo alle 21 qualifiche come “operatore dei sistemi e

dei servizi logistici”.

Disaggregando le qualifiche rispetto alle aree territoriali, si nota come le cinque figure che presentano il

Operatore del benessere, installatore e manutentore impianti elettrici,

più alto numero di qualificati (

Operatore della ristorazione, Operatore amministrativo segretariale, Operatore meccanico di sistemi)

siano concentrate in maggioranza nell’Area Nord Ovest (di cui mancano, come detto, i dati relativi alla

Liguria), circoscrizione che, d’altra parte, presenta il più alto numero di qualificati per quasi la totalità

delle figure professionali (10.056 su 23.598 qualificati nelle 19 figure e il 42% inoltre sul totale delle

Operatore del

figure, sia quelle da Accordo sia ad esso riconducibili). Fa eccezione la qualifica di

benessere che è maggiormente concentrata nell’Area Nord Est (1.869 dei 3.953 qualificati sul territorio

nazionale). 48

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

Sul fronte delle qualifiche meno rappresentate, va segnalato come nell’Area Nord Ovest risultano

Operatore di magazzino merci Montatore meccanico di sistemi

assenti i qualificati in e (quest’ultima non

presente nel recente Accordo del 29 aprile 2010).

Nell’Area centrale le frequenze relative alla maggioranza delle qualifiche si presentano piuttosto

omogenee. Il dato più evidente è costituito dalla ridotta presenza di giovani che hanno conseguito le

Operatore magazzino merci Operatore del legno e dell’arredamento, Operatore

,

qualifiche in

dell’abbigliamento Operatore delle produzioni chimiche.

ed

Nella circoscrizione meridionale (di cui tuttavia mancano i dati di Calabria e Campania) si registra un

Operatore di magazzino merci

numero esiguo di qualificati, oltre che in (quasi assente in tutta la

Operatore del benessere

penisola), anche in , che, viceversa, risulta al primo posto a livello nazionale.

Per le isole, in Sicilia non risultano giovani qualificati nelle seguenti 9 figure previste dall’Accordo di

Montatore meccanico di sistemi; dell’Operatore dell’abbigliamento; Operatore

febbraio 2009:

agroalimentare; Operatore agricolo; Operatore delle lavorazioni artistiche; Operatore delle produzioni

chimiche, Operatore magazzino merci Operatore edile; Operatore del legno e dell’arredamento.

;

A livello regionale, una particolare attenzione va riservata all’esame delle qualifiche presso le Regioni

che tradizionalmente concentrano un più alto numero di percorsi formativi. In Piemonte le figure

Installatore manutentore di impianti elettrici (21% del totale

professionali maggiormente presenti sono: Operatore amministrativo segretariale

di 3.197 qualifiche rilasciate dalla Regione) e (20%). La

Lombardia si caratterizza per il primato assoluto del numero di qualificati per gran parte delle qualifiche

dell’Accordo. In particolare, la Regione detiene la copertura, su grandi numeri, delle seguenti qualifiche

Operatore del benessere Operatore meccanico di

in uscita: (19,5% sul totale di 6443 qualifiche),

sistemi Operatore della ristorazione Installatore manutentore impianti elettrici

(19%), (17,6%), (14%).

Operatore del

La provincia autonoma di Trento, oltre a presentare il numero più alto di qualificati in

benessere l’Operatore della ristorazione

(23,6% sul totale di 967 qualificati), registra, al secondo posto

(20%). Il Veneto presenta il maggior numero di qualificati nel settore Benessere (887 su 3.980

Manutentore impianti elettrici

qualificati nella Regione ovvero circa il 22%) e nella figura del (16%); al

l’Operatore della ristorazione

terzo posto per numerosità segue (il 9,8%). In Emilia Romagna, invece,

per quanto riguarda le sole qualifiche rilasciate dalle agenzie formative, il numero più alto di qualificati

l’Operatore meccanico di sistemi

riguarda (564 sul totale di 3.504 qualificati ex Accordo ovvero il 16%);

l’Operatore della ristorazione cuoco cameriere l’Operatore del benessere

a seguire (15,7%) e (13,3%).

Al centro, la Regione Lazio presenta il più alto numero di qualificati nei percorsi triennali (il 63% del

totale di qualificati dell’area centrale). Qui, a fronte dei 1.018 qualificati nelle figure da Accordo, si

registra anche il più alto numero di qualificati riferiti a figure professionali extra accordo (263). Rispetto

Operatore amministrativo segretariale

alle qualifiche da Accordo, quelle più “gettonate” riguardano l’ Installatore

(227 ovvero il 22,3% sul totale di qualifiche ex accordo rilasciate dalla Regione), l’

Operatore dell’autoriparazione

manutentore impianti elettrici (17,8%) ed (15,7%).

49

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

Dell’Area meridionale, la Puglia, che insieme al Lazio rilascia il numero più alto di qualifiche extra

accordo (198 su circa 700), presenta i numeri più cospicui di qualificati nelle figure professionali

Operatore amministrativo segretariale (260 sul totale di 956 qualificati ex accordo ovvero il 27%) e

dell’

dell’Operatore alla promozione e accoglienza turistica (23,8%). In Sicilia, la figura professionale con il

all’Installatore manutentore impianti elettrici

più alto numero di qualifiche è quella relativa (201 sul

dell’Operatore amministrativo segretariale

totale di 851 qualificati, ovvero il 23,6%) e (22,8%). Vi è

quindi un volume limitato, proprio in un territorio a forte vocazione turistica, di giovani qualificati nei

servizi turistici e in quelli ad essi collegati, come ad esempio la ristorazione o il benessere.

Per quanto riguarda le figure professionali regionali extra accordo, il numero dei qualificati, come già

anticipato, è pari a circa 700 unità. Il dato emergente consiste nel 40% circa di figure strettamente

legate al settore informatico, che evidentemente non trovano nell’Accordo un riferimento specifico. Non

Operatore informatico multimediale; Operatore informatico;

trovano infatti posto qualifiche quali

Informatico disegnatore CAD; Addetto alle procedure informatiche; Data administrator; Assistente

utenti prodotti informatici; Tecnico di applicazioni informatiche .

Sembrerebbe dunque che, sebbene la logica degli accordi abbia privilegiato la scelta di non dedicare

alle competenze informatiche una qualifica specifica, bensì di renderle trasversali alle diverse figure

professionali, alcune Regioni abbiano inteso rispondere ai bisogni formativi espressi dall’utenza e dal

territorio rilasciando al contrario qualifiche specifiche di professionalizzazione nei servizi informatici.

8.3 La certificazione dell’adempimento dell’obbligo di istruzione

Sotto il profilo della certificazione, il diritto-dovere non comporta, come noto, un certificato specifico in

quanto si “appoggia”, per così dire, al titolo e alla qualifica del sistema prescelto dal giovane; d’altro

canto, invece, l’assolvimento dell’obbligo di istruzione è obbligo di legge; non è terminale (in quanto

racchiude solo i primi 2 anni dei percorsi) e prevede una certificazione, ai sensi del Regolamento

sull’obbligo di istruzione (Decreto del Ministero della Pubblica istruzione n. 139/2007, art. 4), in cui si

la certificazione relativa all’adempimento dell’obbligo di istruzione di cui al presente

afferma che “

regolamento è rilasciata a domanda. Per coloro che hanno compiuto il 18esimo anno di età è rilasciata

d’ufficio

”.

Per questo motivo risulta interessante indagare se e in quale modo le Regioni abbiano certificato ai

giovani frequentanti i percorsi triennali di IFP l’assolvimento dell’obbligo di istruzione.

Come è noto, il 27 gennaio 2010, il Ministero dell’Istruzione ha emanato il Decreto n. 9, che presenta il

modello di certificato delle competenze chiave acquisite nell’assolvimento dell’Obbligo di istruzione. Tale

50

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

decreto, che riguarda sia i giovani della scuola che quelli dei percorsi di IFP, ha una validità che decorre

a partire dall’a.s.f 2009/10 ed è rilasciato su richiesta dell’interessato.

Tuttavia va ricordato che al momento della rilevazione il decreto non era ancora stato emanato. I dati

qui presentati riguardano quindi il periodo in cui le Regioni avevano come principale riferimento il

Regolamento dell’obbligo contenuto nel decreto n. 139/2007.

Tornando all’analisi, la domanda rivolta alle regioni in questo ambito di indagine chiedeva se le linee di

indirizzo regionali/provinciali prevedessero il rilascio di una certificazione di assolvimento dell'obbligo di

istruzione alla fine del II anno dei percorsi di IFP. La tabella sotto riportata evidenzia i risultati di tale

item descrivendo, a livello nazionale, un primo quadro del comportamento seguito dalle singole

Amministrazioni.

Come si vede, tra le 21 Regioni e Province autonome (tenendo conto delle mancate risposte di Liguria e

Sardegna), risultano 3 le Amministrazioni che hanno previsto, in modo automatico, il rilascio di una

certificazione di assolvimento dell’obbligo. Si tratta di Lombardia, che al momento della rilevazione era

in fase di definizione di format e modalità di rilascio, e delle Regioni Puglia e Campania. Di contro, la

metà delle Regioni e Province autonome (11 in tutto) affermano di non aver rilasciato alcuna

certificazione. Infine, le restanti 5, in linea con il Decreto sopra citato, prevedevano il rilascio della

certificazione su richiesta dell’interessato. 51

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

Tab. 8.5 – Rilascio,da parte di Regioni e P.A., di certificazioni sull’adempimento dell’Obbligo di istruzione

Regione Rilascio certificazione obbligo istruzione

Sì, ma su domanda

Si NO dell’interessato

Piemonte X

X

Valle D’Aosta (rilasciata dalla

Sovrintendenza agli studi)

Lombardia X (format in fase di definizione)

P.A Trento X

P.A Bolzano X

Veneto X

Friuli Venezia Giulia X

Liguria n.p. n.p. n.p.

Emilia Romagna X

Toscana X

Umbria X

Marche X

Lazio X

Abruzzo X

Molise X

Campania X (rilasciata da istituzione scolastica)

Puglia X (rilasciata da istituto scolastico partner e agenzie)

Basilicata X

Calabria X. X

Sicilia (rilasciata da scuole o enti

di formazione)

Sardegna n.p. n.p n.p

Totale 3 11 5

Fonte: elaborazione ISFOL su dati regionali e P.A.

Da questi dati si evince dunque un comportamento generale delle Amministrazioni piuttosto variegato e

non uniforme, che giustifica la successiva introduzione dei riferimenti nazionali. La diffusione di un

dispositivo nazionale per la certificazione dell’obbligo di istruzione e dell’acquisizione delle competenze

chiave, risulta infatti importante per monitorare e prevenire, in aggiunta ai servizi di supporto, alle

misure di accompagnamento, all’individualizzazione dei percorsi e all’utilizzo delle metodologie

didattiche innovative, la dispersione formativa e l’abbandono precoce dal sistema educativo da parte

dei giovani 14-17enni. 52

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

9. LA FORMAZIONE PER GLI APPRENDISTI IN DIRITTO-DOVERE

La tipologia di contratto di apprendistato destinata all’assolvimento del diritto-dovere all’istruzione e

formazione, prevista dall’art. 48 del decreto legislativo n. 276/03, ancora non risulta operativa in attesa

della definizione di una regolamentazione da parte delle Regioni e Province Autonome emanata d’intesa

con i Ministeri del Lavoro e dell’Istruzione. Alcune Regioni sono intervenute già da qualche anno su tale

istituto, dettando norme specifiche nel quadro di leggi più ampie, dedicate alla regolamentazione delle

varie tipologie di contratto di apprendistato, anche all’interno di provvedimenti generali in materia di

mercato del lavoro; tuttavia tali norme, per rendere operativo il contratto di apprendistato per il diritto-

dovere, devono essere perfezionate attraverso un’intesa con le istituzioni centrali individuate dal d.lgs.

276/03.

Pertanto, i minori continuano ad essere assunti con contratto di apprendistato sulla base della deroga

prevista dall’art. 47, c. 3, del d.lgs. 276/03, che fa salva la disciplina precedente in attesa che diventi

operativa quella sopraveniente.

Nel corso del 2009 il governo è più volte intervenuto nell’ambito di documenti programmatici, per

sottolineare la centralità dell’apprendistato e la rilevanza in particolare delle tipologie collegate al

sistema educativo e al conseguimento dei titoli, che siano titoli di qualifica, come nel caso

dell’apprendistato per l’espletamento del diritto-dovere, e/o titoli secondari o universitari, come nel caso

Libro Bianco sul futuro del modello sociale ha sottolineato il

dell’apprendistato cosiddetto “alto”. Prima il Piano di

valore del contratto per l’investimento in capitale umano e la produttività del lavoro; poi, il

azione per l’occupabilità dei giovani ha individuato tra le priorità il rilancio dell’apprendistato come

strumento per elevare il livello di qualificazione dei giovani e contrastare la dispersione scolastica. Tali

indicazioni sono state condivise da Regioni, Province Autonome e Parti sociali nel recente accordo sulle

Linee guida per la formazione nel 2010

.

All’attenzione registrata nei documenti programmatici si è recentemente aggiunta una disposizione

normativa che introduce la possibilità di assolvere l’obbligo di istruzione anche attraverso percorsi di

apprendistato per l’espletamento del diritto-dovere, riportando l’età di accesso allo strumento a 15 anni

nel quadro di intese fra i Ministeri del Lavoro e dell’Istruzione e le Regioni (tale disposizione è inserita

nel cosiddetto “Collegato al lavoro”, in via di approvazione presso le Camere).

Dall’intento comune di rilancio dell’istituto dovrebbero ora scaturire intese fra Stato e singole Regioni

per la sperimentazione di interventi formativi per l’apprendistato per il diritto-dovere.

Infatti, seppure i ragazzi di 16 e 17 anni possono sempre entrare nel mercato del lavoro attraverso un

contratto di apprendistato stipulato ai sensi della normativa precedente – ovvero l. 196/97 e DPR

257/00 – la formazione che tali ragazzi ricevono dalle Regioni, che pure sarebbe obbligatoria e

completamente esterna, risulta alquanto sottodimensionata.

In primo luogo solo dieci amministrazioni, fra Regioni e Province Autonome, hanno organizzato attività

specifiche per gli apprendisti minori o li hanno coinvolti in interventi rivolti ad un’utenza non

53

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

differenziata per età. Fra queste amministrazioni il Mezzogiorno è rappresentato solo dal Molise, che ha

coinvolto i minori in interventi non specifici; per il Centro sono presenti la metà dei territori.

Tab. 9.1 – Apprendisti minori partecipanti alle attività formative organizzate dalle Regioni e P.A. nel 2008

Percorso 120h Moduli aggiuntivi per Percorso unitario di

Regioni indifferenziato per le competenze di 240h

età base

Piemonte 810 - 835

Lombardia 1.423 154 1.245

P.A. Bolzano - - 1.751

P.A. Trento - 69 -

Veneto - - 400

Friuli Venezia Giulia 210 - -

Emilia Romagna 2.382 - -

Toscana 571 134 191

Marche 327 327 -

Molise 51 - -

ITALIA 5.774 684 4.422

Fonte

: Dati Amministrazioni regioni e P.A. – Rapporti di monitoraggio per l’apprendistato 2009

Inoltre, i dati rilevabili attraverso l’ultimo Rapporto di monitoraggio - sia per quanto riguarda

l’attuazione del diritto-dovere che dell’apprendistato - indicano che nel corso del 2008 il numero di

apprendisti minorenni che hanno partecipato ad una qualche attività formativa esterna è di poco

tout court i minori partecipanti alle varie

superiore alle 11.000 unità. Infatti non è possibile sommare

tipologie di attività formative per apprendisti dal momento che potrebbero esserci delle duplicazioni; in

particolare è il caso dei minori che partecipano ad interventi di 120 ore rientranti nella formazione

obbligatoria per tutti gli apprendisti, che potrebbero coincidere, almeno in parte, con quelli che poi si

iscrivono ai moduli aggiuntivi. Tuttavia è anche evidente dalla tab. 1 che una gran parte di quanti

partecipano agli interventi obbligatori per tutti gli apprendisti non riescono a completare il percorso con

la formazione specifica per l’acquisizione e lo sviluppo delle competenze di base.

Quale che sia il numero preciso dei minori partecipanti alle attività formative, si tratta di un numero che

risulta fortemente sottodimensionato rispetto al totale dei minori occupati con contratto di

apprendistato. Su questo fronte, gli ultimi dati di fonte regionale sembrerebbero indicare un netto calo

nel corso del 2008: dai 34.000 rilevati nel 2007 si passerebbe ad un totale di 22.400 minori occupati in

apprendistato nel 2008. Più volte in passato sono state sollevate perplessità sulla capacità delle banche

dati regionali di fornire dati “solidi” rispetto al numero di apprendisti occupati, in particolare con

riferimento ai minori. In ogni caso i dati esposti denunciano una riduzione consistente dello strumento,

almeno su questo segmento di utenza, che in parte può essere messo in correlazione alle criticità sul

mercato del lavoro in conseguenza della crisi ed in parte è da attribuirsi ad un trend costante di

riduzione dell’occupazione nella fascia dei minori che si rileva ormai da anni.

54

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

10. LE RISORSE FINANZIARIE

10.1 L’impegno e la spesa

L’esame delle risorse finanziarie per l’annualità 2008 ha inteso ricostruire una fotografia della quantità

di fondi impegnati ed erogati per le azioni finalizzate al successo formativo nell’ambito del diritto-

dovere. L’intento era porre sotto osservazione il sistema nel momento in cui l’evoluzione delle politiche

legate alla programmazione comunitaria delle risorse ha visto, ed in prospettiva vedrà sempre più,

ridursi significativamente la disponibilità finanziaria FSE per le attività formative dei giovani in diritto-

dovere. Ciò avviene proprio quando, viceversa, cresce notevolmente il numero di ragazzi iscritti ai

percorsi di IFP. La contemporaneità dei due fenomeni sta aumentando la forbice tra risorse disponibili e

domanda di formazione con il rischio di rendere il sistema educativo incapace di garantire una offerta

formativa (quella dei percorsi triennali) che è ormai ordinamentale.

Per l’annualità 2008, si è scelto di approfondire l’aspetto della gestione delle risorse all’interno delle

regioni, separando le somme gestite direttamente dalle Amministrazioni regionali rispetto a quelle

gestite dalle Province. In realtà anche le risorse amministrate dalle Province passano attraverso le

Regioni ma la gestione diretta, da parte di queste ultime, o tramite gli enti delegati appare indicativa di

scelte strategiche operate a livello regionale.

L’esame dei dati forniti (gli unici valori mancanti riguardano la P.A. di Bolzano) evidenzia come le

somme impegnate durante l’anno 2008 ammontino a oltre 619 milioni di Euro. A fronte di

tali impegni, nel corso dello stesso anno sono state erogati 516 milioni, ovvero una quota pari a

circa 78% dell’impegnato.

Va precisato che tale rapporto ha carattere puramente indicativo e costituisce, come si diceva, solo una

fotografia di quanto avvenuto nell’anno solare. Infatti le somme impegnate durante il 2008 potrebbero

essere spese nell’annualità successiva (soprattutto se l’impegno è avvenuto nel corso degli ultimi mesi

dell’anno) così come le somme erogate possono far riferimento ad impegni presi precedentemente.

Inoltre, impegni ed erogazioni sono strettamente legati alle tempistiche del trasferimento da parte delle

strutture che, a monte, affidano alle regioni le risorse (Unione Europea, ministeri ed autorità di gestione

del FSE). 55

_______________________Rapporto di monitoraggio del diritto-dovere – anno 2008______________________

Tab. 10.1 Distribuzione per regione e per circoscrizione territoriale delle risorse impegnate ed erogate per il diritto-

dovere – anno 2008 IMPEGNATE EROGATE

Totale Quota Quota Totale Quota Quota Rapporto tra

(V.A.) Regione Province (V.A.) Regione Province erogato ed

(%) (%) (%) (%) Impegnato

(%)

Piemonte 87.048.469 0,0 100,0 38.200.200 0,0 100,0 43,9

Valle D'Aosta 30.000 100,0 0,0 1.877.686 100,0 0,0 6259,0

Lombardia 109.793.399 22,3 77,7 152.186.335 32,9 67,1 138,6

Dato non fornito

P.A. Bolzano

P.A. Trento 30.558.509 0,0 100,0 28.631.573 0,0 100,0 93,7

Veneto 132.603.551 91,4 8,6 86.910.474 89,2 10,8 65,5

Friuli-Venezia Giulia 29.375.491 100,0 0,0 27.749.551 100,0 0,0 94,5

Liguria 18.587.468 89,5 10,5 12.263.847 89,3 10,7 66,0

Emilia-Romagna 51.264.090 1,5 98,5 46.714.513 1,6 98,4 91,1

Toscana 12.251.604 24,8 75,2 11.214.555 10,5 89,5 91,5

Umbria 10.512.485 56,8 43,2 10.436.331 59,2 40,8 99,3

Marche 2.486.465 14,0 86,0 1.982.532 23,1 76,9 79,7

Lazio 45.207.599,48 0,0 100,0 33.716.580 0,0 100,0 74,6

Abruzzo 2.547.980 100,0 0,0 4.146.481 100,0 0,0 162,7

Molise 1.053 100,0 0,0 215.875 100,0 0,0 2.0502,7

Campania 30.286.014 100,0 0,0 12.124.846 100,0 0,0 40,0

Puglia 20.484.982 100,0 0,0 9.201.371 100,0 0,0 44,9

Basilicata 0 0 - 270.000 0,0 100,0 -

Calabria 11.000.000 100,0 0,0 17.200.000 100,0 0,0 156,4

Sicilia 23.767.453 100,0 0,0 17.371.120 100,0 0,0 73,1

Sardegna 1.086.603 100,0 0,0 3.895.441 100,0 0,0 358,5

Nord Ovest 215.459.336 19,1 80,9 204.528.067 30,8 69,2 94,9

Nord Est 243.801.640 62,1 37,9 190.006.110 55,8 44,2 77,9

Centro 70.458.153 13,3 86,7 57.349.997 24,5 75,5 45,2

Sud 64.320.029 100,0 0,0 43.158.573 99,2 0,8 53,7

Isole 24.854.056 100,0 0,0 21.266.561 100,0 0,0 85,6

TOTALE 618.893.215 47,0 53,0 516.309.308 48,2 51,8 77,9

Fonte: Elaborazione Isfol su dati regionali e provinciali

Particolarmente interessante appare l’esame della gestione delegata. Infatti, il dato scorporato su

quanto erogato dalle Province, ci mostra la distribuzione delle Regioni che hanno maggiormente

delegato la gestione dei fondi. La figura sotto riportata raffigura un’Italia bicolore: l’arancione campisce

le Regioni nelle quali una quota superiore al 65% delle risorse è stata erogata da parte delle Province.

L’azzurro colora le Regioni nelle quali, viceversa, oltre il 65% delle somme è stata erogata direttamente

dalle Amministrazioni regionali. Ciò significa che Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna,

Toscana, Marche, Lazio e Basilicata hanno affidato la gestione di una parte molto

consistente delle proprie risorse agli enti delegati. Il confronto con le risorse impegnate

conferma questo quadro con la sola eccezione della Basilicata.

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Atreyu

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione e della formazione
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sistema formativo italiano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scalmato Valeria.

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