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Posto, dunque, che le vasche utilizzate per comporre "Olivestone" furono procurate dalla De Domizio, si

tratta di stabilire se sia applicabile o non al caso di specie la norma sulla specificazione, come modo di

acquisto a titolo originario della species nova regolato dall'art. 940 c.c.

La specificazione, secondo il concetto comunemente accolto, è un modo d'acquisto della proprietà

consistente nella trasformazione di una materia in un oggetto avente una propria individualità

economico-sociale.

Essa sarebbe riscontrabile - secondo la ricorrente - nel caso in esame, poiché il Beuys avrebbe operato

materialmente sulle vasche, di per sè prive di valore artistico-commerciale, trasformandole in un'opera

di notevole valore artistico.

La Corte di appello ha, invece, escluso la sussistenza dei presupposti dell'acquisto per specificazione,

giacché nell'opera non poteva ravvisarsi la species o nova res, tenuto conto sia dello scarso pregio delle

antiche vasche (approntate da contadini) sia del fatto che, in definitiva, si era trattato di una semplice

combinazione di cose procurate dalla De Domizio.

L'individualità della cosa nuova viene, in concreto, esclusa dalle stesse deduzioni della ricorrente, la

quale evidenzia il solo mutamento funzionale delle vasche che, disposte in un certo modo nello spazio,

all'interno di una delle sale del Castello di Rivoli, appositamente scelta dallo stesso Beuys, e colmate

d'olio secondo l'intenzione dell'autore, in modo da far apparire il contrasto tra le ricche decorazioni del

castello, riflettentisi nello specchio d'olio, e le stesse umili vasche, utilizzate dai contadini abruzzesi per

la decantazione dell'olio d'oliva, darebbe a queste appunto la diversa individualità.

Osservava il Collegio che la particolare collocazione delle vasche nel museo per evidenziarne la

destinazione naturale (e giustificare evidentemente il titolo dell'opera) non può far pensare alla

creazione di una nuova specie, secondo la previsione dell'art. 940 c.c., che richiede, invero, la

formazione, mediante elaborazione, di una res nova e, quindi, la trasformazione della materia.

Nel caso di "Olivestone" la materia non è stata trasformata, ma solo disposta in un modo particolare,

per raggiungere un certo effetto, il che è ben diverso dall'acquisizione nel mondo fisico di una nuova

cosa, nel senso inteso dalla predetta norma.

Le altre deduzioni svolte con il secondo motivo concernono argomenti che formano oggetto anche dei

successivi motivi.

Vanno, perciò, esaminate unitamente ad essi.

Con il terzo motivo, denunciando "violazione e falsa applicazione di norme di diritto (art. 2 legge 786-

1956) laddove la sentenza ritiene che la De Domizio avrebbe acquistato validamente dal prof.

Beuys l'opera "Olivestone", la ricorrente deduce che, anche ammesso che la De Domizio abbia

effettivamente acquistato l'opera, tale acquisto sarebbe radicalmente nullo in quanto posto in essere in

violazione della disciplina di cui al decreto legge 6 giugno 1956 n. 476, convertito in legge 25 luglio

1956 n. 786 (c.d. legge valutaria), che all'art. 2 stabilisce che ai residenti è fatto divieto di compiere

qualsiasi atto idoneo a produrre obbligazioni fra essi e non residenti (qual era il prof. Beuys) se non in

base ad autorizzazione ministeriale.

Anche questo motivo va disatteso perché la sentenza impugnata è già validamente motivata sul punto

per quanto sopra riportato, avendo la Corte di appello condiviso la statuizione della sentenza di primo

grado in ordine alla insussistenza delle condizioni richieste per la specificazione di materiali forniti dalla

De Domizio, ragion per cui, non sussistendo trapasso di proprietà fra il prof. Beuys e la De Domizio, non

è a parlare di nullità alcuna.

Le ulteriori considerazioni - che il Beuys sia divenuto proprietario della "Olivestone" e che la De Domizio

l'abbia, a sua volta, acquistata dopo la specificazione - sono svolte dalla Corte, per l'appunto, in via

meramente ipotetica, per completezza, e nulla tolgono agli argomenti che costituiscono la vera "ratio"

della pronuncia di appello.

Ne consegue che il motivo in esame si risolve in una prospettazione che non può considerarsi rilevanti

ai fini della decisione.

Con il quarto motivo, denunciando omessa motivazione e violazione di legge in ordine al riconoscimento

del possesso dell'opera in capo alla De Domizio, la ricorrente deduce che gli elementi di giudizio in base

ai quali la Corte di merito ha riconosciuto questo possesso si rivelano inidonei, posto che, se è vero che

la De Domizio era presente al momento della creazione dell'opera, è altrettanto vero ed incontrastato

che il creatore dell'opera era egli stesso presente in quanto, per l'appunto, la stava creando; non era

provato che la De Domizio avesse procurato le vasche; il contratto di comodato con cui l'opera era stata

consegnata al Castello di Rivoli disponeva espressamente che la durata del prestito doveva essere

concordata non con la De Domizio, ma esclusivamente con il prof. Beuys, dal che si evince che la De

Domizio non aveva la piena disponibilità dell'opera, corrispondente all'esercizio di un diritto reale, ma la

deteneva precariamente per conto del Beuys, effettivo proprietario.

Si sostiene, inoltre, che la motivazione adottata dalla Corte di appello per attribuire il possesso alla De

Domizio è insufficiente anche perché non tiene alcun conto della corrispondente situazione di fatto che

caratterizza la pretesa possessoria della Beuys.

Osserva il Collegio che neanche nei riguardi di questo motivo può ritenersi fondata, per la stessa

considerazione fatta esaminando il primo, l'eccezione di inammissibilità sollevata nel controricorso sul

rilievo della omessa indicazione delle norme di legge.


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Civile, tenute dal Prof. Giovanni Furgiuele nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 13399 emessa dalla Corte di Cassazione nel 1991 in tema di modi di acquisto della proprietà con particolare riferimento all'istituto della specificazione (art. 940 c.c.).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Furgiuele Giovanni.

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