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alla restituzione dell'opera ("Olivestone") e al risarcimento del danno, nonché la convalida del

sequestro.

Costituitosi in giudizio, il Comitato contestava il fondamento della domanda, precisando di non aver

proceduto alla restituzione dell'opera, in quanto gli eredi dell'autore gli avevano comunicato di esserne i

proprietari.

Interveniva volontariamente in giudizio la vedova Eva Beuys rivendicando la proprietà dell'opera.

Veniva, a sua richiesta, autorizzato altro sequestro giudiziario.

Il Tribunale, con sentenza 3 ottobre 1987, condannava il Castello di Rivoli a restituire l'opera alla De

Domizio, nonché a risarcirle i danni, e convalidava il primo sequestro. Peraltro, pronunciando non

definitivamente con la stessa sentenza, convalidava anche il secondo sequestro, disponendo in ordine al

prosieguo del processo nei rapporti tra la Beuys e la De Domizio.

Con sentenza definitiva 11 maggio 1988 il Tribunale rigettava la domanda svolta in intervento dalla

Beuys, dichiarava l'inefficacia del secondo sequestro, rigettava anche la domanda riconvenzionale di

risarcimento dei danni e condannava la Beuys a rimborsare alla controparte le spese del giudizio.

Contro tale sentenza interponeva appello la Beuys nei confronti della De Domizio.

Costei resisteva al gravame, chiedendone il rigetto.

Con sentenza 9 maggio - 30 giugno 1989 la Corte di appello dell'Aquila rigettava l'appello, confermando

la sentenza impugnata.

Condannava l'appellante a rimborsare all'appellata le spese del grado.

La Beuys ha proposto ricorso per cassazione sulla base di sei motivi, successivamente illustrati con

memoria.

Ha resistito con controricorso la De Domizio Durini.

DIRITTO

Motivi della decisione

Con il primo motivo, denunciando "violazione e falsa applicazione di norme di legge; omessa

motivazione su un punto decisivo della controversia in ordine alla rivendica dell'opera d'arte", la

ricorrente deduce che la Corte di appello non ha tenuto minimamente conto del fondamentale elemento,

costituito dal fatto che l'opera denominata "Olivestone" era stata ideata e realizzata dal prof. Beuys e

che, pertanto, egli ne divenne proprietario con la sua creazione.

La Corte si è, infatti, limitata ad affermare che il corpus mechanicum (cioè le vasche, prima di essere

"trattate" dal Beuys) era nel possesso della De Domizio, senza conferire rilievo alcuno al corpus

mysticum, frutto dell'originale inventiva del Maestro, mercè la quale le vasche di pietra erano state

trasformate dopo opportuni adattamenti in un capolavoro dell'arte contemporanea.

Nei riguardi di questo motivo va anzitutto osservato che non sussiste l'inammissibilità, per omessa

indicazione delle norme di diritto su cui esso di fonda, sostenuta nel controricorso, essendo evidente

che la ricorrente ha inteso sostanzialmente denunciare, più che la violazione o falsa applicazione di

norme di diritto, un difetto di motivazione della sentenza d'appello.

Trattasi, però, di censura infondata.

La Corte di merito non ha limitato il suo esame al c.d. corpus mechanicum (le vasche) dell'opera in

questione, trascurando il c.d. corpus mysticum.

Infatti nella sentenza impugnata si parla di "Olivestone" come frutto di elaborazione artistica e l'esame

si incentra sul possesso e sulla proprietà della composizione senza che sia posto in dubbio l'intervento

del Beuys per consentirne l'esposizione al Castello di Rivoli.

Con il secondo motivo, denunciando "falsa applicazione di norme di diritto ed insufficiente e

contraddittoria motivazione nel punto in cui la corte di merito non ha ritenuto applicare l'istituto della

specificazione con riferimento alla fattispecie controversa (art. 940 c.c.)", la ricorrente deduce che non

è concepibile che nel caso di specie non sia stato ritenuto operante il disposto dell'art. 940 c.c.

Pur ritenendo, infatti, di proprietà della De Domizio la materia prima (cioè le vasche), tali vasche,

attraverso l'opera creativa del Beuys, erano state trasformate in un aliquid novum, avente una propria

individualità economico-sociale completamente diversa rispetto alla materia trasformata.

La ricorrente lamenta, inoltre, che al corte abbia asserito assiomaticamente che la materia prima con

cui l'opera è stata realizzata è stata certamente fornita dalla De Domizio e che, comunque, costei,

anche ammettendosi l'acquisto della proprietà dell'opera in capo al Beuys per effetto della

specificazione, l'avrebbe, poi, acquistata dal Beuys dopo la specificazione.

A tal riguardo deduce che l'ipotetico acquisto da parte della De Domizio di "Olivestone" non solo non è

avvenuto, ma se così fosse stato, sarebbe stato nullo per violazione della normativa valutaria.

La ricorrente deduce, infine, che in assenza di un valido negozio causale, idoneo a realizzare il

trasferimento della proprietà, la dichiarazione notarile rilasciata dal Beuys il 13 dicembre 1984 non ha e

non può produrre effetti di sorta.

Neppure questo motivo può essere accolto.

Con giudizio di fatto, non sindacabile in sede di legittimità perché congruamente motivato, la Corte di

appello ha ritenuto non fondato il contrario assunto della Beuys circa il possesso e la proprietà delle

vasche utilizzate per comporre l'opera anzidetta, condividendo il convincimento del Tribunale, che le

aveva riconosciute di proprietà della De Domizio già prima che l'artista iniziasse il suo lavoro.


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Civile, tenute dal Prof. Giovanni Furgiuele nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 13399 emessa dalla Corte di Cassazione nel 1991 in tema di modi di acquisto della proprietà con particolare riferimento all'istituto della specificazione (art. 940 c.c.).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Furgiuele Giovanni.

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