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Modello Corte di Cassazione italiana Appunti scolastici Premium

La dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta un articolo che mette a confronto la Corte di Cassazione italiana con le Corti Superiori di altri Stati. Si sofferma in particolare su: storia, massime, obiter dicta,... Vedi di più

Esame di Diritto Processuale Civile I docente Prof. G. Costantino

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L’ACCESSO  ALLE  CORTI  DI  LEGITTIMITÀ:  LA  PROSPETTIVA  DEGLI  AVVOCATI  

I C

L MODELLO DELLA ORTE DI CASSAZIONE ITALIANA

garanzia costituzionale.

La riforma del 2006 ha determinato, contraddittoriamente, una inversione di

tendenza: sono diventate appellabili le sentenze sulle opposizioni alle sanzioni

9

amministrative ; è stato escluso il ricorso contro le sentenze non definitive su

questioni. Contemporaneamente, però, è stata esclusa l’appellabilità di una serie di

provvedimenti in materia fallimentare, nonché delle sentenze sulla opposizione alla

esecuzione. Queste ultime sono tornate ad essere appellabili nel 2009.

Ogni discorso sul ruolo della Corte di cassazione, oggi, in Italia, non sembra

possa prescindere dal contesto complessivo, dal quadro delle impugnazioni, nonché

dalla effettiva organizzazione della Corte.

Basti pensare che i ricorsi in materia tributaria coprono quasi un terzo del

contenzioso attribuito alle sezioni civili; la Corte ha dovuto occuparsi per un

lunghissimo periodo di tutte le sanzioni amministrative e deve ancora smaltire

l’arretrato, ignorato dall’ultima riforma; è il giudice della disciplina dei magistrati,

degli avvocati, dei notai, dei medici, dei dottori commercialisti, degli agronomi e dei

giornalisti; è l’organo di controllo dei tribunali fallimentari, dei centosessantasei

tribunali fallimentari. Si occupa della materia elettorale e dei referendum.

Un cambiamento di ampio respiro non può riguardare esclusivamente la Corte. E

non può prescindere dalla analisi di tutte quelle funzioni estranee vuoi ai compiti

assegnati dall’art. 111, co. 7°, Cost., vuoi a quelli previsti dall’art. 65 o.g.

Oltre ad una serie di compiti obiettivamente estranei ad una qualunque Corte

suprema, occorre anche ricordare che le decisioni di accoglimento superano di gran

lunga un terzo del totale. Il che indica un profondo divario di valutazioni tra i giudici

di merito e quelli di legittimità.

Induce a ritenere fondato il sospetto che la Corte non sia in grado di assicurare

«l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge», ai sensi dell’art. 65

o.g. ovvero che i giudici di merito disattendono i suoi insegnamenti.

L’elevata percentuale di sentenze cassate sposta l’attenzione sulle corti di

10

appello, primo interlocutore della Corte e reale «filtro» per l’accesso ad essa .

Le ventisei corti di appello hanno subìto un primo colpo con la istituzione del

giudice unico, nel 1998, perché, se i tribunali hanno ricevuto il contenzioso già

pretorile unitamente ai magistrati addetti alle preture, le corti territoriali hanno

dovuto occuparsi delle impugnazioni contro i provvedimenti già di competenza del

pretore senza ricevere corrispondenti ed adeguati aumenti di organico. Un secondo

vulnus al funzionamento di questi uffici è stato determinato dalla l. 24 marzo 2001,

n.89, sull’«equa riparazione»; in molte corti, le controversie per il risarcimento da

9 Non anche le ordinanze dichiarative della inammissibilità del ricorso per tardività: cfr. Cass. 19

giugno 2009, n. 14520, in Foro it., 2010, I, 114.

10 Nel senso della «configurazione dell’appello come “filtro” al ricorso per cassazione», v., in

motivazione, Corte cost. 11 aprile 2008, n. 98, in Giur. it., 2008, 2150, in Giust. civ., 2008, I,

1098, e in Giur. costit., 2008, 1165 4 prof. avv. Giorgio Costantino

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I C

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durata irragionevole del processo superano la metà del totale. La reclamabilità in

corte di appello dei provvedimenti presidenziali nei processi di separazione e di

divorzio è stata stabilita dall’art. 708 c.p.c., novellato dalla l. 8 febbraio 2006, n. 54.

Il definitivo collasso delle corti territoriali potrà, a breve, essere determinato dalla

attuazione della delega per la unificazione dei procedimenti a cognizione sommaria:

la sostituzione dei procedimenti che attualmente prevedono una fase di opposizione

o di reclamo innanzi allo stesso organo giudiziario con il nuovo procedimento

sommario di cui agli artt. 702 bis ss. c.p.c., infatti, significa che il provvedimento

sommario sarà appellabile e quindi che le corti di appello saranno oberate da un

nuovo flusso di controversie.

Nessun cambiamento di ampio respiro può prescindere da questo contesto

normativo e ordinamentale. Rischia di tradursi in una fuga in avanti, inidonea ad

incidere su una realtà devastata, con la quale, peraltro, ogni operatore giuridico è

tenuto a misurarsi.

Sembra, quindi, opportuno limitarsi a questi sintetici cenni ed orientare

11

l’attenzione sul ruolo della giurisprudenza .

4. La giurisprudenza.

Di fronte alla frenesia legislativa, alla mutevolezza ed all’opacità dei testi

normativi, le indicazioni della giurisprudenza sembrano offrire un porto sicuro.

I disorientamenti e le lacune tecniche del legislatore rivalutano la funzione di

nomifilachia della Corte di cassazione, che, ai sensi dell’art. 65 r.d. 30 gennaio

1941, n. 12, «quale organo supremo della giustizia, assicura l’esatta osservanza e

l’uniforme interpretazione della legge, l’unità del diritto oggettivo nazionale».

La nomofilachia, infatti, «risponde all’esigenza diffusa … di razionalizzare lo

strumento del processo e di rafforzarne la configurazione di servizio per la tutela dei

diritti, nella quale rientra la stabilità degli orientamenti giurisprudenziali, che

assicura, da un lato, l’uguaglianza delle decisioni nei casi simili e concorre,

12

dall’altro, alla tempestiva definizione della controversia» . «E’ d’altra parte

acquisito, che la giurisprudenza operi nell’ordinamento come sostanziale fonte di

diritto e per questo è essenziale non solo che ci sia una corte di legittimità, ma che

13

possa operare in modo corrispondente alla sua funzione» . «Oggi nessun giurista

munito di un minimo di sensibilità storica e di elementare buon senso negherebbe

11 Anche per indicazioni sulla evoluzione della disciplina del procedimento innanzi alla Corte e sui

2

profili ai quali si fa cenno nel testo, v. AA. VV., Il nuovo giudizio di cassazione , a cura di G.

I e U. M , Milano, 2010, nonché la prima edizione dell’opera, Milano,

ANNURUBERTO ORCAVALLO

2007.

12 Così U. M , Sistema di principi e tutela dei diritti, in G. I e U.

ORCAVALLO ANNURUBERTO

2

M (a cura di), Il nuovo giudizio di cassazione , cit., 6.

ORCAVALLO

13 Così P. V , Il filtro per l’accesso al giudizio di legittimità, in G. I e U.

ITTORIA ANNURUBERTO

2

M (a cura di), Il nuovo giudizio di cassazione , cit., 139.

ORCAVALLO 5 prof. avv. Giorgio Costantino

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I C

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alla dottrina e alla giurisprudenza pratica un ruolo protagonistico nella evoluzione

14

del diritto continentale europeo e, quindi, un ruolo produttivo di regole giuridiche» .

15

Alla contrapposizione tra «norma» e «testo», risalente ad Ascarelli , è subentrato

16

il riferimento al «diritto vivente» .

Sennonché, si è anche ricordato che «nel quadro degli equilibri istituzionali del

nostro ordinamento, il giudice, anche al livello (funzionalmente) superiore della

17

nomofilachia non sia abilitato a creare il diritto» . 18

L’ampio e approfondito dibattito sul ruolo della giurisprudenza , infatti, non può

prescindere dall’art. 101, co. 2°, Cost. per il quale «i giudici sono soggetti soltanto

alla legge».

14 Così G. V , Le nullità processuali e il giusto processo, in G. I e U.

IDIRI ANNURUBERTO

2

M (a cura di), Il nuovo giudizio di cassazione , cit., 315.

ORCAVALLO

15 T. A , Giurisprudenza costituzionale e teoria dell’interpretazione, in Riv. dir. proc., 1957,

SCARELLI

I, 351, e ora in Problemi giuridici, Milano, 1959, I, 140.

16 Anche per indicazioni, v., da ultimo, M.R. M , L’enunciazione del principio di diritto, in G.

ORELLI 2

I e U. M (a cura di), Il nuovo giudizio di cassazione , cit., 508.

ANNURUBERTO ORCAVALLO

17 Così, M.R. M , L’enunciazione del principio di diritto, cit., 511.

ORELLI

18 La nomofilachia e il ruolo della giurisprudenza nel sistema delle fonti, costituiscono il filo

2

conduttore di tutti i contributi raccolti in Il nuovo giudizio di cassazione , a cura di G.

I e U. M , cit., nonché di quelli raccolti nella prima edizione, Milano,

ANNURUBERTO ORCAVALLO

2007. V. anche la Relazione dell’Ufficio del Massimario - gennaio 2010, Riflessioni su continuità

ed innovazione per l’applicazione dell’art. 360 bis c.p.c., in www.cortedicassazione.it. Sul tema,

un riferimento imprescindibile nella cultura non solo italiana sono le ricerche di G. G , del

ORLA

quale v. la voce Precedente giudiziale, in Enc. giur. Treccani, Roma, 1990, XXIII, nella quale

sono indicati tutti gli scritti dell’A. sull’argomento. V., inoltre, senza pretesa di completezza, R.

C , La giurisprudenza come fonte del diritto comune moderno?, in Contratto e impr. -

ALVO

Europa, 2009, 1; M. T , Precedente e giurisprudenza, in Riv. trim. dir. e proc. civ., 2007,

ARUFFO

709; G. V , La nuova nomofilachia: diritti più certi e processi più rapidi, in G.

IDIRI 1

I e U. M (a cura di), Il nuovo giudizio di cassazione , cit., 21; R.

ANNURUBERTO ORCAVALLO

R , Stare decisis: osservazioni sul valore del precedente giudiziario nell’ordinamento

ORDORF

italiano, in Foro it., 2006, V, 279; S. E e G. C , Corte di cassazione e diritto

VANGELISTA ANZIO

vivente, id., 2005, V, 82 ss.; F. G , Stare decisis e no nella giurisprudenza italiana, in

ALGANO

Contratto e impr., 2004, 1; L.P. C e V. C , Il ruolo della giurisprudenza e i

OMOGLIO ARNEVALE

metodi di uniformazione del diritto in Italia, in Riv. dir. proc., 2004, 1037 ss.; S. M ,

AZZAMUTO

Certezze e prevedibilità: nuove frontiere della nomofilachia e tentativi di «enforcement» del

precedente, in Politica del diritto, 2003, 157; V. M , voce Precedente giudiziario, in Enc.

ARINELLI

dir., Aggiornamento VI, Milano, 2002, 881; S. C , Ruolo della giurisprudenza e attività

HIARLONI

creative di nuovo diritto, in Riv. trim. dir. e proc. civ., 2002, 1; G. S , Interpretazione e

ALMÈ

nomofilachia, in Questione giustizia, 2001, 937; AA. VV. Diritto giurisprudenziale a cura di M.

B Torino, 1996, e, in particolare, i contributi di R. G , Giurisdizione e

ESSONE UASTINI

interpretazione, 1, di G. B , La Corte di cassazione oggi, 160; M. R. M , Il «diritto

ORRÈ ORELLI

vivente» nella giurisprudenza della Corte costituzionale, in Giust. civ., 1995, II, 169; M.

T , Precedente ed esempio nella decisione giudiziaria, in Riv. trim. dir. e proc. civ., 1994,

ARUFFO

19; M. P , Quale Cassazione. Quale nomofilachia, id., 1991, 836; M. T , La Corte di

IVETTI ARUFFO

cassazione e la legge, in Riv. dir. proc., 1990, 349; M. B , Funzione uniformatrice della

IN

6 prof. avv. Giorgio Costantino

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Sebbene non sia ragionevole disconoscere che la «norma» effettiva sia quella che

emerge dalla interpretazione giurisprudenziale dei testi normativi, occorre anche

prendere atto che la sua efficacia vincolante si fonda sulla forza di persuasione e,

quindi, sono legittimi ed ammissibili, anche ai sensi dell’art. 360 bis, n. 1, c.p.c. i

tentativi diretti alla formulazione di una «norma» diversa, comunque fondata sui

medesimi testi di legge.

Le interpretazioni innovative della giurisprudenza hanno per oggetto le

disposizioni legali, dalle quali soltanto proviene la forza cogente; queste ultime

possono essere contestate solo se ed in quanto siano incompatibili con i principii ed i

valori deducibili dalla Costituzione o dalla «Carta dei diritti fondamentali

dell’Unione europea» (richiamata dall’art. 6 del Trattato sull’Unione Europea, quale

modificato dal Trattato di Lisbona, ratificato con l. 2 agosto 2008, n. 130), o dalla

«Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea » (CEDU), ratificata con l. 4

19

agosto 1955, n. 848 . Altrimenti debbono essere osservate.

Le decisioni della Cassazione, ai sensi dell’art. 384, co. 2°, c.p.c., sono vincolanti

per il giudice di rinvio, «il quale deve uniformarsi al principio di diritto e comunque

20

a quanto statuito dalla Corte», ma si tratta di una questione interna al processo .

Cassazione e valore del precedente giudiziario, in Contratto e impr., 1988, 545 ss.; S. S ,

ENESE

Funzioni di legittimità e ruolo di nomofilachia, in Foro it., 1987, V, 256; N. P , Appunti sul

ICARDI

precedente giudiziale, in Riv. trim. dir. e proc. civ., 1985, 201.

19 Sui rapporti tra tali garanzie e tra le corti, v. Corte cost., 24 ottobre 2007, n. 349, in Foro it., 2008,

I, 39, con note di R. R , A. T , C e G ; in Corriere giur., 2008, 193, con

OMBOLI RAVI APPUCCIO HERA

note di L e C , in Giur. it., 2008, 309, con nota di R e 2008, 565, con note di

UCIANI ONTI EPETTO

C e C . Cfr., anche per ulteriori indicazioni, le relazioni di C. C e di R.

ONFORTI ALVANO ONSOLO

C , al XVII Convegno nazionale dell’Associazione tra gli studiosi del processo civile,

APONI

Verona, 25-26 settembre 2009, in Atti (in corso di pubblicazione).

20 La vicenda relativa alla c.d. pregiudizialità amministrativa che ha preceduto il codice del processo

amministrativo di cui al d.leg. 2 luglio 2010, n. 104 (nel quale la questione è stata definita all’art.

30, con la previsione di un termine per l’esercizio dell’azione risarcitoria), è, in questa

prospettiva, esemplare: dopo la sentenza 22 luglio 1999, n. 500 (in Foro it., 1999, I, 2487), e dopo

le pronunce della Corte costituzionale che hanno fatto giustizia del riparto di giurisdizione per

blocchi di materie (Corte cost. 5 luglio 2004, n. 204, e 28 luglio 2004, n. 281, id., 2004, I, 2594;

11 maggio 2006, n. 191, id. 2006, I, 1625), si era posto il problema della tutela risarcitoria,

qualora questa non fosse stata chiesta congiuntamente all’azione di annullamento dell’atto o del

silenzio della p.a. Se, infatti, non dubitava della sussistenza della giurisdizione amministrativa,

qualora l’azione tendesse all’annullamento dell’atto (o del silenzio) e al risarcimento del danno, è

apparso problematico il caso in cui il risarcimento fosse stato chiesto separatamente

dall’annullamento dell’atto o indipendentemente da questo. La Cassazione ha affermato la

sussistenza della giurisdizione amministrativa: Cass. 13 giugno 2006, n. 13659 (id., 2007, I,

3181). Di fronte al rifiuto del giudice amministrativo di adeguarsi al «precedente», la Corte ha

ribadito tale criterio di riparto di giurisdizione ed ha affermato che il rifiuto del giudice

amministrativo di riconoscere il diritto al risarcimento indipendentemente dall’annullamento

dell’atto (o del silenzio) equivale alla negazione della propria giurisdizione, cosicché i relativi

provvedimenti vincolano il giudice di rinvio e possono essere impugnati per cassazione, ai sensi

dell’art. 362 c.p.c.: Cass. 23 dicembre 2008, n. 30254, id., 2009, I, 731 ss.

7 prof. avv. Giorgio Costantino

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Quelle delle sezioni unite, ai sensi dell’art. 374, co. 3°, c.p.c., sono vincolanti per

le sezioni semplici, ma l’eventuale violazione di questa disposizione è priva di

conseguenze: se una sezione semplice disattende le indicazioni delle sezioni unite, il

provvedimento non è impugnabile, né sono previste sanzioni nei confronti dei

21

magistrati .

In realtà, il «precedente», in base all’art. 101, co. 2°, Cost., e alle risalenti e

approfondite ricerche sul ruolo della giurisprudenza, è tale perché persuade; indica,

tra le diverse interpretazioni possibili, quella che l’organo giudicante ha applicato ed

applicherà in futuro.

Se l’«organo supremo della giustizia» ha deciso una controversia in un

determinato modo, è ragionevole prevedere che definirà nello stesso modo

controversie simili, cosicché, ai sensi dell’art. 360 bis, n. 1, c.p.c., il ricorso è

«manifestamente infondato», «quando il provvedimento impugnato ha deciso le

questioni di diritto in modo conforme alla giurisprudenza della Corte e l’esame dei

22

motivi non offre elementi da confermare o mutare l’orientamento della stessa» .

In questa prospettiva, come ha insegnato Gino Gorla e come ritiene l’assoluta

maggioranza degli studiosi dell’argomento, l’obiter dictum non costituisce

«precedente»; questo è limitato, invece, alla ratio decidendi, in riferimento alla

concreta fattispecie oggetto del giudizio. L’individuazione della ratio decidendi,

infatti, è una delle questioni che maggiormente appassiona i giuristi di common

23

law .

Nella medesima prospettiva, le «massime», sovente frutto della estrapolazione di

un brano della motivazione, talvolta estraneo all’effettivo decisum, costituiscono

spesso una falsa rappresentazione della realtà. Da tempo, infatti, è stata segnalata

l’opportunità di numerare le righe delle motivazioni, secondo la prassi accolta dalla

Corte CE e dalla CEDU, affinché sia possibile richiamare ed invocare direttamente i

brani significativi, senza verificare la corrispondenza della «massima» all’effettiva

decisione. Il che consentirebbe anche di liberare le energie attualmente impegnate in

un lavoro che la disponibilità, anche grazie alla rete, dei testi integrali delle decisioni

21 La violazione del diritto europeo e delle indicazioni della Corte del Lussemburgo, invece, è fonte

di sanzioni per lo Stato: cfr. sopra la nota 4.

22 Nel senso, appunto che, in tal caso, il ricorso sia «manifestamente infondato», non

«inammissibile», come prevede la lettera dell’art. 360, n. 1, c.p.c., v. Cass. 6 settembre 2010, n.

19051, in Foro it., 2010, I, con osservazioni di G. C e nota di G. S , e in

OSTANTINO CARSELLI

Corriere giur., 2010, 11, con nota di C. C , Dal filtro in Cassazione ad un temperato

ONSOLO

“stare decisis”: la prima ordinanza sull’art. 360-bis c.p.c.

23 V., anche per indicazioni, U. M , voce Precedente giudiziario e stare decisis, in Digesto civ.,

ATTEI

Torino, 1996, XIV, 148. 8 prof. avv. Giorgio Costantino

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rende sempre meno utile, ma presuppone un adeguamento delle tecniche di

24

redazione dei provvedimenti .

Gli obiter dicta e i principii enunciati «nell’interesse della legge», ai sensi

25

dell’art. 363 c.p.c. , peraltro, possono rivelarsi un prezioso strumento in relazione

all’overruling: se la Corte intende mutare il proprio indirizzo, gli obiter dicta e i

principii enunciati «nell’interesse della legge» consentono, per un verso, di evitare le

conseguenze dannose per coloro che avevano confidato nell’orientamento

improvvisamente disatteso, e, per altro verso, di adeguarsi al nuovo indirizzo

annunciato dalla Corte.

La stessa Corte, infatti, ha avvertito gli effetti devastanti degli improvvisi

revirement: «visto dalla parte di chi ha già fatto ricorso al giudice di cassazione,

l’overruling si risolve in un cambiamento delle regole del gioco a partita già iniziata

e in una somministrazione all’arbitro del potere-dovere di giudicare dell’atto

introduttivo in base a forme e termini il cui rispetto non era richiesto al momento

26

della proposizione dell’atto di impugnazione» .

In ogni caso, nell’ordinamento positivo vigente, il «precedente» in senso tecnico,

l’obiter dictum ed il principio enunciato «nell’interesse della legge», ai sensi

dell’art. 363 c.p.c., possono contribuire a determinare le regole che governano il

27

processo soltanto se sono persuasivi .

Il primo ha una qualche efficacia, perché, come si è già osservato, se un caso è

stato già deciso, appare ragionevole ritenere che casi simili saranno decisi nello

stesso modo e se la decisione proviene dall’«organo supremo della giustizia», i

provvedimenti difformi dei giudici di merito potranno essere annullati.

Gli altri sono mere opinioni, autorevoli o autorevolissime, ma la forza persuasiva

deriva dagli argomenti che le sorreggono; se questi non sono persuasivi, può

dubitarsi che la stessa Corte, chiamata a decidere una specifica controversia, si

24 Il tema è da tempo oggetto di attenzione e di dibattito anche all’interno della Corte: v., da ultimo,

anche per indicazioni, L. M , Tecniche di redazione dei provvedimenti di legittimità, in G.

ACIOCE 2

I e U. M (a cura di), Il nuovo giudizio di cassazione , cit., 473.

ANNURUBERTO ORCAVALLO

25 Sui quali, v., da ultimo, per una utile e ragionata rassegna dell’applicazione della disposizione, A.

C , Il principio di diritto nell’interesse della legge, in G. I e U.

RISCUOLO ANNURUBERTO

2

M (a cura di), Il nuovo giudizio di cassazione , cit., 57.

ORCAVALLO

26 Così, in motivazione, Cass. 2 luglio 2010, n. 15811, e Cass. 17 giugno 2010, n. 14627, in Foro it.,

2010, I, 3050.

27 Nella prospettiva indicata nel testo, si manifesta incompatibile con il vigente sistema la proposta di

applicare ai mutamenti di giurisprudenza i principii operanti per lo ius superveniens: in questo

senso, v. R. C , Il mutamento di giurisprudenza costante della Corte di cassazione in

APONI

materia di interpretazione di norme processuali come ius superveniens irretroattivo, in Foro it.,

2010, V, 311. Nell’ordinamento positivo vigente unitariamente considerato, la giurisprudenza non

è una fonte del diritto. Una risposta agli effetti, a volte devastanti, degli improvvisi e ripetuti

mutamenti di giurisprudenza, va ricercata altrove, soprattutto evitando che si ripetano. La strada

percorribile non appare quella di legittimarli. 9 prof. avv. Giorgio Costantino

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adegui alla estemporanea affermazione contenuta in un obiter dictum o al principio

di diritto enunciato in astratto.

Alcuni esempi possono offrire un’ulteriore conferma.

5. Le massime.

In un contesto normativo affatto diverso dall’attuale, la Corte affermò che le

nuove eccezioni, allora ammissibili in appello, dovevano essere proposte con l’atto

introduttivo e che, se proposte dall’appellato, implicavano la proposizione di appello

incidentale; la soluzione fu fondata sulla equiparazione tra nuove eccezioni e motivi

di appello e su un presunto contrasto di giurisprudenza su tale equivalenza. Tale

contrasto, però, risultava soltanto dalle massime: l’orientamento era nel senso che,

quando le nuove eccezioni si traducono, in concreto, in motivi di appello, ossia in

censure della decisione di primo grado, dovevano essere proposte con l’atto di

impugnazione; questa precisazione, in un primo momento presente, era poi

scomparsa dalle massime, cosicché ve ne erano alcune che equiparavano le nuove

eccezioni ai motivi d’appello ed altre che lo negavano; il contrasto, però, non era

28

reale; era stato fittiziamente creato dalle massime .

Più tardi, le Sezioni Unite affermarono di aver composto un contrasto sulla

possibilità di chiedere per la prima volta in appello gli interessi; la sentenza rilevava

che alcune decisioni ammettevano la nuova domanda ed altre la ritenevano

inammissibile. Anche in quel caso, il contrasto era fittizio e generato dalle massime:

per i crediti di valore non anche per quelli di valuta, la domanda era ritenuta

ammissibile, perché l’azione di condanna relativa ai primi comprende anche gli

accessori, ma la distinzione era scomparsa dalle massime. In quella ipotesi, poi, la

questione era estranea alla materia del contendere, perché si discuteva del prezzo di

un contratto preliminare, al quale, pacificamente, l’art. 1499 cod. civ. non è

29

applicabile .

La facilità con la quale, oggi, sono reperibili i testi integrali delle sentenze limita i

casi di travisamento delle decisioni ad opera delle massime, ma l’onda lunga della

30

falsa rappresentazione della realtà manifesta talvolta ancora i suoi effetti .

6. Gli obiter dicta. 31

L’obiter dictum contenuto in una recente sentenza delle sezioni unite ha

32

realizzato effetti devastanti. Sulla scia di una risalente decisione , nonostante le

28 V. Cass. 27 gennaio 1978, n. 386, e Cass. 23 settembre 1977, n. 4058, con nota di G. C ,

OSTANTINO

Le nuove eccezioni nel giudizio di secondo grado, in Foro it., 1978, I, 1472.

29 V. Cass. 11 marzo 1996, n. 1935, con nota di G. C , Limiti alla applicabilità dell’art.

OSTANTINO

345 co. 1° c.p.c., in Corriere giur., 1996, 909.

30 V. Cass. 5 aprile 2007, n. 8521, con nota di R. P , Sul potere del giudice d’appello di

OLI

determinare gli accessori dei crediti pecuniari, in Foro it., 2009, I, 3478.

10 prof. avv. Giorgio Costantino

tel.: 06-57334082 - E-mail: gcostantino@uniroma3.it

via Argiro, 90 - 70121 - via Cassiodoro, 1/a – 00193 R

BARI OMA

tel.: 080-5211297 - 5212113 - : 080-5246465 – 06-3224248 – : 06- 3225495

FAX FAX

E-mail: giorgio.costantino@giorgiocostantinoeassociati.it


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta un articolo che mette a confronto la Corte di Cassazione italiana con le Corti Superiori di altri Stati. Si sofferma in particolare su: storia, massime, obiter dicta, emissione di principi di diritto nell'interesse della legge, le funzioni dell'Osservatorio della giurisprudenza.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

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