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L’EFFICACIA DELLA PE NEL LUNGO PERIODO

L’efficacia della politica economica nel lungo periodo dipende non solo

dalla sua influenza sulle variabili correnti ma, soprattutto, da come essa

incide sulle aspettative per il futuro

Un ruolo importante in quest’ambito è rivestito dal problema

dell’incoerenza temporale della politica economica, che ha contribuito

ad abbandonare i modelli di controllo ottimo utilizzati dalla PE

tradizionale Dr. Silvia Nenci

IL PROBLEMA DELL’INCOERENZA TEMPORALE DELLA POLITICA OTTIMALE

Il problema dell’incoerenza temporale fu messo in luce per la prima volta da Kyndland e Prescott

(1977) e ripreso ed ampliato da Barro e Gordon (1983): la PE ritenuta ottimale al tempo t non è

più ritenuta tale al tempo t+1 (intervento di PE diverso da annuncio)

Esso dipende strettamente dall’introduzione dell’ipotesi di aspettative razionali che tende a rendere

“poco credibili” le politiche annunciate dalle autorità di politica economica

Il problema può essere così riassunto (in riferimento alla politica monetaria, ma applicabile

indifferentemente anche alla politica fiscale):

a. I policymaker annunciano politiche monetarie restrittive affinché il pubblico formuli

aspettative coerenti con bassi livelli di inflazione;

b. tuttavia, una volta che le aspettative si sono formate, le autorità hanno convenienza a

rinnegare l’annuncio, adottando politiche monetarie espansive al fine di accrescere la

produzione e ridurre la disoccupazione (sfruttando il trade off della Curva di Phillips);

c. grazie all’ipotesi di aspettative razionali, gli operatori sono in grado di comprendere

l’incentivo delle autorità a rinnegare l’annuncio e, quindi, tendono a considerare la politica

annunciata poco credibile;

d. tale schema logico giunge alla sorprendente conclusione che le autorità, per poter

raggiungere gli obiettivi dichiarati, devono, di fatto, rinunciare al loro potere discrezionale.

Dr. Silvia Nenci

IL PROBLEMA DELL’INCOERENZA TEMPORALE DELLA POLITICA

OTTIMALE (2)

Barro e Gordon (1983) “Rule, Discretion and Reputation in a Model of Monetary Policy” , in

Journal of Political Economy

Per analizzare il problema in termini più analitici, partiamo dal trade off fra inflazione e

disoccupazione ricavato dalla curva di Phillips:

π = π – ß(u-u )

e n

Supponiamo che la BC annunci una politica monetaria compatibile con un inflation targeting

pari a zero e che il pubblico giudichi credibile l’annuncio. Il trade-off diventa:

π = – ß(u-u )

n

quindi, una volta che il pubblico crede nell’annuncio, la BC può sfruttare in maniera migliore il

trade off, facendo scendere la disoccupazione oltre il proprio tasso naturale, semplicemente

accettando livelli minimi di inflazione. La BC conserva, cioè, un incentivo a deviare

dall’annuncio e ad adottare una politica monetaria espansiva.

Ciò evidenzia, appunto, l’esistenza di un’“incoerenza temporale” fra la politica ritenuta ottimale

dalle autorità al tempo t e la politica concretamente realizzata nel tempo t+1. Dr. Silvia Nenci

IL PROBLEMA DELL’INCOERENZA TEMPORALE DELLA POLITICA

OTTIMALE (3)

Il pubblico, tuttavia, grazie all’ipotesi di aspettative razionali, percepisce correttamente

l’incentivo della BC a deviare dalla politica annunciata e, conoscendo la dimensione di

tale incoerenza, considera poco credibile l’annuncio, incorporando aspettative

inflazionistiche (ad esempio, in sede di contrattazione salariale).

Ciò rende impossibile la realizzazione dell’inflation targeting annunciato pari a zero,

nonché inefficace l’eventuale politica monetaria espansiva da parte della BC, in quanto

correttamente attesa

Barro e Gordon (1983) hanno esaminato la possibilità di fornire una soluzione al

problema dell’incoerenza temporale, sostituendo ad una regola formalmente espressa un

criterio di comportamento delle autorità monetarie, basato sulla loro “reputazione”:

- solo impegnandosi “credibilmente” a non compiere azioni che in un secondo

momento risulterebbero più convenienti, la BC può ottenere l’esito migliore di

un’inflazione pari a zero ed un tasso di disoccupazione pari al suo tasso naturale.

. Dr. Silvia Nenci

IL MODELLO DI BARRO-GORDON

Per comprendere appieno le ragioni ed i costi legati ad una possibile deviazione delle autorità dagli impegni

annunciati, introduciamo una versione semplice del modello Barro-Gordon.

Il Modello esemplifica un chiaro problema di politica economica in cui ha rilevanza l’interazione strategica

tra i diversi giocatori (autorità di PE e operatori).

Si tratta di impostare un problema di ottimizzazione vincolata in cui i policymaker devono minimizzare i costi

derivanti dallo scostamento delle variabili dai propri livelli ottimali, dato il vincolo.

Nell’esempio in questione, iIl problema può essere formalizzato nel modo seguente. Ipotizziamo che la

banca centrale si proponga di minimizzare:

le fluttuazioni dell’inflazione intorno ad un valore ottimale pari a π*=0;

― le fluttuazioni della produzione intorno ad un valore ottimale pari a k volte il suo valore naturale, Y .

― n

Tali preferenze della banca centrale possono essere esemplificate nella seguente funzione obiettivo:

ove L misura la perdita sociale complessiva, direttamente proporzionale alla somma dei quadrati delle

fluttuazioni della produzione Y intorno al suo valore ottimale pari a kY e delle fluttuazioni dell’inflazione

n

intorno al suo valore ottimale π* , ponderate per il parametro α (tanto maggiore è α tanto più la BC si

preoccupa della stabilizzazione dell’inflazione rispetto alla stabilizzazione della produzione).

Dr. Silvia Nenci

IL MODELLO BARRO-GORDON (2)

La BC deve quindi scegliere la combinazione migliore (ottimale) di inflazione e livello di produzione che

minimizza la sua funzione obiettivo (che è una funzione di perdita, poiché l’ottimalità si realizza quando si

riesce a minimizzare il valore della forma quadratica, all’opposto di quanto avviene normalmente con le

funzioni di utilità).

Nel minimizzare la funzione di perdita, la BC deve tuttavia tenere conto del vincolo derivante dal trade

off della curva di Phillips, espresso dalla funzione di offerta aggregata:

Y=Y + - π )

e

ß(π

n

Il problema di ottimizzazione diventa, quindi:

Per tener conto del vincolo sostituiamo, quindi, l’equazione di trade off al valore della produzione

effettiva, Y, nella funzione di perdita della BC, ottenendo la seguente “funzione di perdita vincolata”:

Ipotizziamo che quindi:

π*=0, Dr. Silvia Nenci


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AUTORE

Atreyu

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Triulzi Umberto.

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