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Su identità, mimicry e mimetismo sociale

Guida alla lettura

Di Cirus Rinaldi

L’analisi gambettiana può essere collocata a confine con la teoria dei giochi, la sociologia

analitica e la teoria dell’informazione, e l’analisi più prettamente semiotica, nella piena espressione di

un’impostazione teorica interdisciplinare.

I nuclei concettuali attorno ai quali sviluppa la trattazione di Gambetta possono essere

esplicitati nell’attenzione prestata ai temi del controllo (Goffman, trad. it. 2003b) e alla gestione

dell’informazione relativamente all’identità, alle strategie di mimetismo sociale o mimicry e al tema

1

della fiducia (Gambetta, trad. it. 1989). È interessante notare intanto l’importanza che assume in

Gambetta la partecipazione di più individui, il contesto dell’interazione e la sua durata.

La sua prospettiva, pur essendo riconosciuta come interdisciplinare, si fonda sugli assiomi

fondanti la riflessione sociologica (e la sociologia analitica in particolare), individuando nella

relazione e nelle sue componenti simboliche ed interpretative elementi di preziosa utilità nella

comprensione dei comportamenti simulativi e nella determinazione di un framework con valenze di

tipo predittivo.

Gambetta focalizza le proprie riflessioni sulla costruzione ingannevole e simulativa

dell’identità: il quadro teorico che produce è facilmente associabile ai precedenti lavori sul tema della

2 ed identità valorizza le componenti

fiducia (Gambetta, trad. it. 1989). La ricerca su mimicry

simboliche e culturali caratterizzanti l’azione umana.

Secondo Gambetta (e Bacharach) infatti se la maggior parte degli insetti e dei virus utilizza le

strategie di mimicry a fini aggressivi o difensivi secondo disposizioni di tipo genetico-evolutivo, gli

3

esseri umani sono caratterizzati da un uso strategico ed intenzionale della simulazione e dell’inganno

(Mitchell, Thompson, 1986).

Nel caso degli esseri umani le strategie di mimicry corrispondono a precise rappresentazioni

della loro identità sociale esplicitabili in pratiche manipolative tendenti alla costruzione di

1 Sotto il profilo teorico, questi studi coinvolgono e interessano un ampio ventaglio di discipline come la teoria dei giochi,

la biologia e le scienze semiotiche, per tentare di cogliere ed esplicitare le condizioni che rendono i segni credibili. Sul

piano empirico, invece, forniscono un quadro classificatorio dei tipi di simulazione e mimetismo attivabili e l’analisi di

alcuni casi di “guerriglia semiotica” tra “imitatori” (mimics) e loro “vittime” (dupes); vd. infra.

2 Caillois utilizza il temine mimicry, adoperato correntemente nelle scienze naturali ed in particolare in entomologia, per

definire la categoria di giochi in cui prevale il carattere mimetico o simulativi e quali manifestazioni complementari la

mimica ed il travestimento (Caillois, trad. it. 2000: 38). “Ogni gioco presuppone l’accettazione temporanea, se non di

un’illusione (per quanto quest’ultima parola non significhi altro che entrata in gioco: in-lusio), almeno di un universo

chiuso, convenzionale e, sotto certi aspetti, fittizio. Il gioco può consistere non già nello sviluppare un’attività o nel subire

un destino in un contesto immaginario, ma nel diventare noi stessi un personaggio illusorio e comportarci in conseguenza.

Ci troviamo allora di fronte a tutta una serie di manifestazioni che hanno come caratteristica comune quella di basarsi sul

fatto che il soggetto gioca a credere, a farsi credere o a far credere agli altri di essere un altro. Egli nega, altera, abbandona

temporaneamente la propria personalità per fingerne un’altra” (Caillois, ibid.: 36). “Ad eccezione di una, la mimicry

presenta tutte le caratteristiche del gioco: libertà, convenzione, sospensione del reale, spazio e tempo delimitati. Non vi si

trova, tuttavia, l’assoggettamento continuo a regole imperative e precise: lo sostituiscono, come abbiamo visto, la

dissimulazione della realtà, la simulazione di un’altra realtà. La mimicry è invenzione continua. La regola del gioco è

unica: consiste, per l’attore, nell’affascinare lo spettatore, evitando che un eventuale errore porti quest’ultimo a rifiutare

l’illusione; e consiste, per lo spettatore, nel prestarsi all’illusione senza ricusare di primo acchito lo scenario, la maschera,

l’artificio cui viene invitato a prestare fede, per un determinato periodo di tempo, come ad un reale più reale del reale”

(Caillois, ibid.: 40).

3 Su una tipologia dell’uso sociale fraudolento di identità e biografia personale resta tuttora valido il lavoro di ricerca e la

tipologia di Gary T. Marx (1990). 4

“affidabilità” e “credibilità”, queste ultime osservabili in quanto segni e segnali piegati di volta in

volta dal gioco degli attori che ne fingono il possesso giocando sul doppio livello invisibile/manifesto

(krypta/manifesta). Ne deriva pertanto che al centro dell’indagine sulla fiducia si situa il capitale

informativo in dotazione degli attori sociali che di volta in volta si ritrovano a valutare, nelle

differenti interazioni, se fidarsi o meno di un altro attore sociale.

I componenti essenziali impegnati nei giochi simulativo-ingannevoli sono gli “imitatori”

(mimics) e le loro “vittime” (o “gonzi”) (dupes), talvolta impegnati in veri e propri momenti di

“guerriglia semiotica” in cui gli uni impiegano risorse simboliche e materiali per mantenere o

simulare un’identità, gli altri sono tesi a discernere proprietà ed accordare o meno fiducia.

Per tali ragioni bisogna considerare l’uso strategico che dell’informazione e delle informazioni

su identità e reputazione sociali viene considerato in tale paradigma.

Gli strumenti analitici utilizzati da Gambetta sono informati, come ricordato, alle definizioni e

prospettive tratte dalla teoria dei giochi: la fiducia (trust) e l’affidabilità (trustworthiness) pertanto

sono indagate dal versante di colui che ripone la fiducia (truster) e colui in cui la fiducia è accordata,

il fiduciario (trustee). Il modello considera la posizione epistemica (epistemic position) del truster,

che si trova nella contingenza di dover valutare le qualità non direttamente osservabili del trustee

potenziale: la domanda principale che bisogna porsi è, pertanto, come è possibile mantenere attivi

processi comunicativi nonostante la minaccia costante di essere ingannati.

Il focus principale si basa sul problema legato alle modalità di “lettura” e di interpretazione

delle caratteristiche osservabili del trustee, intese come potenziali segni di affidabilità

(trustwothiness), dal momento che il trustee può usare e “mostrare” (display) tali segni solo al fine di

simulare (to mimic) affidabilità. Proprio considerando le relazioni intercorrenti tra truster (R) e

trustee (E) Gambetta (e Bacharach) individuano una dimensione primaria, un cosiddetto gioco di base

della fiducia (basic trust game), gioco non-cooperativo e strategico che vede coinvolti i due attori e

che si stabilisce secondo la struttura di payoffs che governa la scelta del trustee (E): l’equilibrio inteso

come condizione di fiducia ed affidabilità si attesterà sulle condizioni che permettono che “R si fidi di

E se ritiene che E sceglierà un’opzione X tale che lo stesso R tragga un vantaggio Y relativo ad

un’opzione Y”. Riconosciamo all’interno della relazione strategica un “trusting act” o atto di/della

fiducia e un “trusted-in act”, ossia l’azione su cui la fiducia è accordata: E sarà inoltre affidabile (trust

worthy) se E considera che R si fidi, e sceglie pertanto X”. Emerge la questione, a questo punto della

nostra trattazione, relativa alle proprietà che rendono il trustee affidabile, riconducibili a valori

(onestà, etc.), norme morali, norme interazionali, paura di sanzioni semplicemente il fatto stesso che

il truster si fidi è un buon motivo perché il trustee rispetti l’investimento fiduciario: quale che sia la

proprietà possiamo definirla trust-warranting se garantendo affidabilità, rende conseguentemente un

trustee affidabile. Affinché il truster si fidi del trustee è necessario che conosca le proprietà non

direttamente osservabili di quest’ultimo che lo rendono affidabile: è tuttavia assai raro il caso in cui il

truster conosca direttamente da semplice osservazione le proprietà del trustee, esse più

frequentemente sono mediate da segni e segnali. Gambetta definisce krypta le proprietà non

osservabili di un individuo, mentre chiama manifesta le caratteristiche osservabili (aspetto, parti del

corpo, comportamenti, etc.).

Il rapporto tra krypta e manifesta riassume ciò che viene definito fiducia secondaria

(secondary trust), introducendo altresì distinzioni e peculiarità ulteriori: all’interno della categoria

krypta bisogna distinguere infatti le proprietà cosiddette t-krypta ossia quelle che rendono il trustee

affidabile; relativamente alle caratteristiche dette manifesta non bisogna trascurare il fatto che esse

dipendano assai direttamente dal medium dell’interazione, pertanto a seconda del medium utilizzato

una caratteristica può divenire un manifestum o rimanere celata (al telefono o, a maggior ragione in

chat, l’aspetto o il sesso di una persona non sono direttamente apprezzabili; mentre l’indice di

manifestazione è massimo negli incontri faccia a faccia). Il problema secondario della fiducia

4 “[…] il segnale rientra nella categoria più generale degli indici: la sua specificità allora è quella di un prodotto che serve

da indice (e non per caso) in modo che colui al quale l’indicazione è destinata possa riconoscerla come tale” (Greimas e

Courtés, trad. it. 1986: 299).

inserisce una nuova preoccupazione per gli attori, infatti alla preoccupazione “posso fidarmi di E

affinché faccia X” (problema primario della fiducia) si aggiunge “il manifestum m del t-krypton k è o

non è un segno attendibile del possesso della proprietà k?”: la dimensione della fiducia secondaria si

attesta proprio sulla valutazione di attendibilità di segni che “stanno per”, “passano per”

caratteristiche e proprietà.

Non a caso Gambetta aggiunge anche la figura dell’opportunista (opportunist) che è giocatore

inaffidabile e manipolativo: si tratta di un tipo di interagente (interactant) in un gioco di fiducia

primario e non necessariamente di un tipo di persona. È possibile che una persona sia affidabile in un

caso ed opportunista in un successivo proprio perché alcune caratteristiche cambiano con il passare

del tempo ed inoltre alcune proprietà trust warranting posseggono caratteriste contestuali e

localizzate e non generali e globali: quindi, affermano Bacharach e Gambetta, può accadere che sia

abbia a che fare con un soggetto che è padre affidabile ma collega di lavoro opportunista. È possibili

che alcuni krypton siano spendibili specificatamente in interazioni determinate: l’amore per i bambini

indica affidabilità in relazioni specifiche, mentre l’onesta è proprietà che si riferisce ad una più vasta

serie di incontri (Bacharach e Gambetta, 2001: 11). L’esibizione deliberata di un manifestum m può

connotarsi quale strategia per convincere qualcuno di possedere una proprietà krypton k: mostare m è

una modalità di segnalazione che si è in possesso di k. Gli esempi possono essere svariati, i due autori

pensano ai ricchi che talvolta indossano abiti costosi per mostrare di essere ricchi, ma anche la gente

povera si potrebbe ritrovare nella condizione di indossare abiti costosi per “apparire” ricca (ibid.).

Allora possiamo concludere che sia gli attori che posseggono k sia coloro che non posseggono

k abbiano interesse a mostrare che sono in possesso di k; l’uso di strategie ingannevoli o mimicry

pone in essere segnalamenti deliberati di m da parte di attori che non posseggono k al fine di passare

per detentori di k. Viene definito mimic-beset trust game il gioco in cui a) vi è un’alta probabilità che

il trustee sia un opportunista e b) il truster osserva un manifestum o manifesta del trustee: in questo

caso, più precisamente, occorrono episodi osservativi nei quali il trustee può mostrare un determinato

manifestum ed il truster ne osserva l’azione (si immagini il caso in cui il truster è approcciato da un

estraneo che chiede del denaro raccontando le proprie sventure, l’estraneo – il trustee – ha la

possibilità di guardarlo negli occhi o di guardare per terra: in questo caso il t-krypton è rappresentato

dall’onestà ed il suo manifestum dal guardare negli occhi) .

5 (theory of signalling), così come teorizzata da Gambetta, si occupa

La teoria dei segnali

pertanto di trattare il problema della fiducia anche al fine di valutare l’incidenza della simulazione e

dell’inganno all’interno delle relazioni sociali, e più in particolare di considerare la costruzione

ingannevole dell’identità centrata sulla simulazione dei “segni”, attraverso l’interpretazione di ruoli e

personalità fittizie.

Lo studio delle performance che, con successo, hanno rivelato e simulato “affidabilità” e

“credibilità” può essere un utile strumento per lo studio delle subculture cosiddette devianti e

6

criminali e dei comportamenti criminali .

Se le prime, escludendo le subculture criminali, possono utilizzare una mimicry che si

definisce difensiva (defensive mimicry: si pensi ai nazisti che, alla fine della guerra, si fingevano

ebrei; o i neri che si fingono bianchi, etc. per evitare la discriminazione o la persecuzione; o gli

omosessuali che si fingono eterosessuali per evitare discriminazioni a lavoro, etc.); i secondi sono

soliti utilizzare simulazione predatoria (nel senso attribuito al termine dalla zoologia).

Ai temi trattati da Gambetta è associabile una particolare definizione di identità, che tenga

conto delle componenti relazionali e di scambio alla base della sua formazione. La riflessione si

concentra pertanto sulla costruzione ingannevole dell’identità centrata sulla simulazione/mimetismo

dei “segni”, attraverso, si diceva, l’interpretazione di ruoli e personalità fittizie, e appunto il

segnalamento di “informazioni fuorvianti”.

5 Anche se la traduzione dovrebbe esprimere maggiormente l’azione del segnalare, del mostrare, del segnalamento, della

segnal-azione.

6 “Sono solo la spia e il fuggiasco a mascherarsi per ingannare realmente; loro, infatti, non giocano” (Caillois, trad. it.

2000: 39).

L’obiettivo finale sta nell’esplorazione e nel “disvelamento” delle modalità e delle strategie

con le quali la rappresentazione dell’identità attraverso i segni si converte in una performance di

successo nella costruzione di “affidabilità” e “credibilità” centrate su qualità e proprietà osservabili,

come precedentemente accennato, solo sul piano fenomenologico e, pertanto, percepibili come

autentiche pur essendo imitate e simulate da parte di attori che ne fingono il possesso giocando sul

7

doppio livello manifesto/invisibile (krypta/manifesta) .

Si tratta di indagare sulle modalità e strategie comunicative, efficaci o fallimentari, degli attori

“devianti”. I temi analizzati dai due studiosi, e sviluppati in seguito da Gambetta e Hamill (2005),

riguardano alcuni comportamenti-chiave: i processi di identificazione così come le forme di azione

violenta, i rituali di degradazione, l’autolesionismo, le strategie di simulazione e imitazione, etc.

La produzione scientifica su questi temi è decisamente esigua e limitata. Gli economisti, che

probabilmente dispongono degli strumenti teorici migliori per trattare e affrontare questi fenomeni,

non mostrano la capacità di mettere in relazione i fatti e i processi dei mondi sociali conformi alle

norme con quelli devianti. Gli etnografi, d’altra parte, concentrano esclusivamente l’analisi sulla

varietà dei rituali, degli stili e dei linguaggi caratterizzanti la comunicazione criminale. Mentre i

criminologi sono più interessati alle azioni manifeste e non percepiscono il valore informativo e

simbolico che certe azioni assumono nel mondo criminale.

La prospettiva di Gambetta è quella di tentare di conciliare e integrare i diversi approcci,

applicando a questo inusuale oggetto di indagine modelli teorici interdisciplinari.

Il primo di questi modelli è la teoria dei segni che analizza le condizioni in cui i segni possono

essere razionalmente creduti come autentici e affidabili e con quali forme e codici la comunicazione

ingannevole contribuisce a costruire queste condizioni.

Il secondo modello, è un’estensione della teoria dei segni ai casi in cui le qualità

“rappresentate” e “manifestate” appartengono ad un’identità individuale o gruppale.

Il terzo modello descrive la natura dei segni convenzionali, come questi si combinano con

segni “rischiosi” e come si diffondono e mutano in un mondo condizionati da vincoli e regole sulla

circolazione dell’informazione. I casi empirici discussi si riferiscono prevalentemente a gruppi

criminali organizzati di aree geografiche diverse ma per sostenere l’evidenza empirica delle teorie

elaborate sul comportamento criminale deviante si è fatto anche ricorso alla letteratura esistente

sull’argomento ed anche ai prodotti culturali (letteratura poliziesca; fiction; cinema; etc.).

Lo studio delle strategie adottate ed elaborate dai criminali per riuscire, a diversi livelli di

successo ed efficacia, a risolvere problemi comunicativi, non è solo interessante in sé ma, trattandosi

questa di una modalità comunicativa che amplifica ed estremizza percorsi e forme comunicative

legati alla comune esperienza quotidiana, rappresenta uno studio e un’analisi che ci aiuta a

comprendere in profondità e in chiave comparativa le diverse sfaccettature del nostro multiversum

comunicativo, ben oltre i confini dei fenomeni devianti. L’attenzione verso la modificabilità e la

variabilità delle componenti identitarie in relazione al riconoscimento operato dagli altri, e al calcolo

costi-benefici (culturali, materiali e simbolici) per stringere alleanze sta al centro del paradigma

gambettiano che, riferendosi come precedentemente ricordato alla teoria dell’informazione nella sua

declinazione economica, esprime più chiaramente le “asimmetrie di informazione” che certi “segnali”

di identità possono determinare.

Appare chiaramente, rispetto a quanto detto finora, come la prospettiva teorica utilizzata da

Gambetta sia derivata in parte dai suoi studi precedenti della mafia siciliana e della cooperazione in

contesti di sfiducia generalizzata (Gambetta trad. it. 1989, 1992, 1994).

Il punto principale negli studi sulla mafia è relativo all’interesse che il mafioso ha

nell’accertarsi che nessuno si spacci per amico (o per nemico) quando non lo è veramente:

consideriamo quanto le condizioni di fiducia necessitino, da parte della ricerca e dell’analisi, di

modelli analitici più rigorosi e, pertanto, più affidabili.

Le riflessioni di Gambetta tuttavia vanno ben aldilà della mera considerazione della

condizione di fiducia tradita a causa di un attore opportunista: l’attore in questione, infatti, è più

7 Cfr. D. Gambetta and M. Bacharach (2000), Trust in Signs, in Karen Cook (a cura di), Social Structure and Trust,

Russell Sage Foundation, New York, NY.


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Sociologia della Devianza, tenute dal Prof. Cirus Rinaldi, nell'anno accademico 2011.
Il documento spiega l'analisi di Diego Gambetta, detta mimicry.
Parole chiave: mimetismo sociale, gonzo, mimic, modello, teoria dei giochi, smascheramento, semiotica.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della Devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Rinaldi Cirus.

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