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Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

motivazioni per le quali queste stesse soluzioni sono inefficaci nei confronti di un

certo tipo di clientela, formata dagli individui a basso reddito e con scarsa

disponibilità di beni, causandone l’esclusione dal mercato del credito.

Le metodologie tradizionalmente utilizzate dalle banche consistono sostanzialmente

nell’aggiramento delle asimmetrie piuttosto che nell’acquisizione di informazioni per

il loro superamento. “Aggirare” il problema invece che risolverlo significa che, non

potendo la banca acquisire in modo economico le informazioni necessarie alla

riduzione delle asimmetrie, agisce sui termini del contratto in modo da sfruttare

indirettamente le informazioni possedute dal cliente o da soggetti terzi.

1.3.1 Entità del capitale proprio investito

Per il superamento dei problemi di adverse selection, la strategia più comune consiste

nell’esigere che il cliente contribuisca con fondi propri al finanziamento del progetto.

L’entità del capitale proprio richiesto al cliente è estremamente variabile in funzione

dell’ammontare del finanziamento richiesto. Essa è abitualmente misurata in

percentuale sul totale del finanziamento: più è alta la percentuale di capitale proprio

investita nel progetto, maggiori sono le probabilità che la richiesta di finanziamento

venga accolta dalla banca.

Questo perché la banca suppone che, potendo il cliente disporre delle informazioni

relative alla rischiosità del progetto, non sarà disposto ad investire un importante

capitale in un progetto che ha alte probabilità di fallire. L’entità della partecipazione

del cliente al finanziamento del progetto con capitali propri è dunque considerata

dalla banca un buon indicatore della rischiosità del progetto stesso. Imponendo che

una quota del finanziamento necessario provenga dal cliente, la banca si affida alle

informazioni da questi possedute, limitandosi a fare in modo che esse vengano usate

anche a proprio vantaggio, utilizzando le condizioni contrattuali sulle quali, come

precedentemente stabilito, ha pieni poteri.

Una strategia di questo tipo, però, risolve il problema solo in parte. Con il metodo del

capitale proprio investito nel progetto, la banca riesce a selezionare tra gli individui

che possiedono i capitali necessari quelli che propongono i progetti meno rischiosi.

Nessun progresso è fatto invece nella valutazione dei progetti presentati dagli

individui che non dispongono dei capitali richiesti; al contrario, essi non sono

ammessi a partecipare alla selezione, indipendentemente dalla validità del progetto.

Risulta quindi evidente che il criterio di selezione basato sull’entità del capitale

proprio investito soddisfa in modo limitato gli interessi della banca, in quanto pur

costituendo un buon “filtro” per la rischiosità dei progetti, ha l’effetto secondario

indesiderato dell’esclusione dal mercato del credito di tutti gli individui che non

soddisfano la condizione richiesta per la selezione iniziale (la disponibilità di un certo

capitale di rischio). All’interno del mercato del credito si crea quindi una situazione

nella quale un certo numero di individui, pur presentando dei progetti a basso rischio

di fallimento che la banca avrebbe tutto l’interesse a finanziare, non ha accesso al

credito.

E’ questo un caso in cui i problemi di asimmetrie informative di tipo adverse selection

causano il razionamento del credito.

Quanto agli effetti del razionamento del credito sull’equilibrio di mercato nei vari

paesi, questi sono di gran lunga più deboli nei paesi industrializzati, nei quali il

reddito medio degli individui raggiunge livelli decine di volte superiori a quello dei 15

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

paesi in via di sviluppo. Nei paesi industrializzati, grazie al maggiore livello di

ricchezza degli individui, solo una minoranza della popolazione non possiede una

dotazione di capitale sufficiente ad ottenere un prestito. Il razionamento del credito

riguarda cioè una parte, se non minima, senz’altro secondaria della potenziale

clientela.

Nei paesi non industrializzati, dove le dotazioni di capitale pro-capite raggiungono

livelli minimi, il fenomeno del razionamento del credito in corrispondenza di criteri di

selezione basati sull’entità del capitale proprio investito riguarderebbe la stragrande

maggioranza della popolazione, con la conseguenza che solo una piccola parte della

clientela potenziale potrebbe usufruire di servizi finanziari. Ciò sarebbe

controproducente non solo per gli individui stessi, che verrebbero privati

dell’occasione di far crescere la propria attività e con essa la propria condizione

economica, ma anche per il sistema finanziario nel suo complesso, il cui sviluppo può

contribuire sensibilmente alla crescita economica di un paese, come vedremo nel

corso del lavoro.

Lo strumento del capitale proprio investito nel progetto, pur con i suoi forti limiti,

può dunque avere una certa validità nell’ambito delle strategie per la riduzione delle

asimmetrie informative di tipo adverse selection, ma solo se attuato all’interno di un

sistema economico sviluppato, caratterizzato da una buona dotazione di capitale pro-

capite, perché gli effetti di razionamento del credito che l’adozione di questo

strumento inevitabilmente comporta sarebbero non solo troppo elevati, ma addirittura

dannosi in un sistema economico in via di sviluppo.

1.3.2 Fideiussione

Un altro metodo utilizzato per la riduzione delle asimmetrie informative di tipo

adverse selection, basato ancora una volta non sulla raccolta di informazioni ma sulla

predisposizione di condizioni contrattuali che portino i soggetti possessori delle

informazioni rilevanti ad utilizzarle nell’interesse della banca, è quello della

fideiussione: il prestito viene concesso solamente se il richiedente riesce ad ottenere

la firma a suo favore di un terzo soggetto, che si impegna a rispondere alla banca delle

eventuali inadempienze del cliente. Naturalmente, il soggetto terzo (fideiussore) deve

essere sufficientemente facoltoso e solvibile da costituire per la banca un'

assoluta

garanzia.

In questo modo la banca non fa altro che trasferire il rischio per essa rappresentato dal

cliente ad un terzo soggetto, sul quale possiede informazioni sufficienti a considerarlo

affidabile. Il principio qui utilizzato è sostanzialmente lo stesso dell’esempio

precedente, solo ribaltato su una terza persona: non potendo la banca valutare

direttamente la rischiosità del cliente, si affida alla valutazione del fideiussore, che

non sarebbe disposto a garantire con capitali propri per un progetto con alte

probabilità di fallire.

Questo secondo metodo offre, rispetto al precedente, risultati migliori in termini di

razionamento del credito in quanto gli individui che sanno di avere un buon progetto,

se non dispongono di capitali propri, possono cercare di convincere un terzo soggetto

della validità del proprio progetto. In questo modo, se i due strumenti di selezione

operassero parallelamente, il razionamento del credito all’interno del sistema

finanziario risulterebbe ridotto della porzione di potenziali clienti che riescono ad

avere accesso al credito attraverso la fideiussione. 16

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Nei sistemi economici caratterizzati da povertà diffusa il principio della fideiussione

incontra però forti ostacoli nella sua attuazione, o meglio nella portata degli effetti

della sua attuazione: nei paesi in via di sviluppo, infatti, la percentuale di popolazione

con reddito e capitali tali da poter fungere da fideiussore è estremamente ridotta. Il

metodo della fideiussione dunque, pur essendo in linea di principio preferibile a

quello dell’entità del capitale proprio investito per la possibilità che offre ad alcuni

individui altrimenti esclusi di accedere al mercato del credito, è scarsamente efficace

se inserito nel contesto economico dei paesi più poveri.

1.3.3 Garanzie

Per quanto riguarda invece le soluzioni tradizionalmente adottate dalle banche per il

superamento delle asimmetrie informative di tipo moral hazard, la più utilizzata è

sicuramente quella della richiesta di una garanzia sul prestito. Normalmente la

garanzia è costituita da uno o più beni (mobili o, più spesso, immobili), che non

vengono investiti nel progetto, ma costituiscono una sorta di “pegno” per la banca: in

caso di fallimento del progetto e quindi di mancato rimborso del prestito concesso, la

banca ha diritto a rivalersi sui beni dati in garanzia, acquisendone la proprietà ed il

possesso o, più frequentemente, vendendoli per rientrare del capitale prestato.

Gli effetti della garanzia come strumento per la riduzione delle asimmetrie

informative di tipo adverse selection sono paragonabili a quelli della richiesta di

investimento di capitale proprio nel progetto: il rischio del progetto non viene

modificato, viene unicamente condiviso dalla banca con il cliente.

Ciò che viene modificato dall’introduzione della garanzia è invece il rischio di un

comportamento opportunistico da parte del cliente una volta ricevuto il prestito, con

effetti positivi nella riduzione dei problemi di moral hazard. Neanche in questo caso

la banca acquisisce direttamente nuove, rilevanti informazioni: ancora una volta essa

agisce sulle condizioni contrattuali imposte per far sì che sia nell’interesse del cliente

non adottare comportamenti che possano portare al fallimento del progetto.

La garanzia rappresenta il prezzo che il cliente dovrà pagare in caso di fallimento del

proprio progetto. Più è alto il valore per il cliente del bene dato in garanzia, più è alto

il prezzo che questi dovrà pagare in caso di insuccesso. Di conseguenza,

l’introduzione della garanzia fa sì che il cliente abbia tutto l’interesse a non fallire,

riducendo così il rischio di comportamenti opportunistici o di scarso impegno del

cliente. Senza la richiesta di garanzia, i costi del fallimento per il cliente sarebbero

nulli o quasi e, in caso di comportamento opportunistico (quando cioè il cliente ha i

mezzi per restituire il prestito, ma decide comunque di non restituirlo), saranno più

che compensati dall’utilità tratta dalla disponibilità del capitale ricevuto.

Inoltre, ciò che conta per la banca, proprio per la funzione di riduzione del rischio di

comportamenti opportunistici che essa è chiamata a svolgere, è il valore della garanzia

per il cliente, che può differire molto dal valore per la banca. Come esempio si

consideri il caso in cui il cliente offra in garanzia per un prestito l’unica abitazione

che possiede, nella quale vive insieme alla propria famiglia. Ora, è facile costatare

che, a prescindere dalla somma realizzabile dalla vendita dell’immobile (cioè dal suo

17

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

valore di mercato), il valore della garanzia per il cliente è di gran lunga maggiore del

valore per la banca, in quanto entrano nella valutazione elementi che non possono

essere espressi in termini economici, come la mancanza di una casa per la propria

famiglia in caso di fallimento.

Sarà dunque interesse della banca, al di là del valore che essa associa al bene offerto

in garanzia, che il costo della restituzione del prestito per il cliente rimanga sempre

inferiore al costo del fallimento, la cui componente preponderante è il valore della

garanzia per il debitore. Fino a quando questa condizione è vera, il cliente avrà

interesse a restituire il prestito, e di conseguenza ad assumere i comportamenti adatti,

il che rappresenta in definitiva l’obiettivo che la banca si pone richiedendo la

garanzia. Allo stesso tempo, la banca ha interesse alla restituzione del prestito da

parte del cliente solo fino a quando il valore della garanzia per la banca (che possiamo

identificare con la somma che la banca stima di ottenere dalla vendita del bene che

costituisce la garanzia) rimane minore del valore della restituzione, dato dalla somma

prestata più gli interessi. Il contemporaneo soddisfacimento di queste due condizioni

assicura il comportamento “diligente” da parte del cliente.

I limiti dell’applicabilità di questo strumento in un contesto economico non sviluppato

sono del tutto analoghi a quelli degli strumenti precedentemente presi in

considerazione: l’introduzione delle garanzie sui prestiti, dato il limitatissimo numero

di individui in grado di soddisfare le condizioni richieste (la disponibilità di beni di

un certo valore), comporterebbe un forte razionamento del credito, con effetti

negativi sulla crescita economica degli individui e del sistema finanziario del paese.

L’applicabilità della garanzia per la riduzione dei rischi di comportamenti

opportunistici nei paesi in via di sviluppo può però essere sensibilmente migliorata

cambiando leggermente i criteri di valutazione del suo valore per la banca e per il

cliente. Nei paesi industrializzati le banche valutano la “consistenza” di una garanzia

in base al valore di mercato del bene in questione. Ciò porta inevitabilmente

all’esclusione dal credito per gli individui che non dispongono di beni con un

sufficiente valore di mercato.

Spostando l’attenzione non più al valore di mercato del bene, ma al valore per il

cliente, che abbiamo visto essere di più difficile ed arbitraria quantificazione, e

facendogli assumere rilevanza prioritaria rispetto al valore di mercato nella decisione

sulla concessione del prestito, si conserva intatta la funzione della garanzia per la

banca (che abbiamo visto essere non tanto di riserva di liquidità in caso di fallimento

del cliente quanto di stimolo per il cliente ad un comportamento corretto), e si

eliminano al tempo stesso molti degli impedimenti da cui originano gli effetti di

razionamento del credito.

Si pensi ad esempio al caso di un piccolo artigiano, che produce mobili in legno.

L’artigiano richiede un piccolo finanziamento ad una banca per poter acquistare le

materie prime per la sua attività, ma il finanziamento gli viene negato per mancanza di

garanzie valide: gli unici beni di sua proprietà, gli utensili che egli adopera nel suo

lavoro, hanno un valore di mercato pressoché nullo.

Ragionando invece nell’ottica del valore per il cliente, gli utensili hanno per

l’artigiano un valore molto alto in quanto costituiscono la sua unica fonte di

sostentamento. Di conseguenza, la prospettiva della loro perdita è uno stimolo più che

sufficiente per l’artigiano a comportarsi in modo adeguato. 18

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

Uno dei punti di forza del microcredito è stata in effetti la creazione di nuove

metodologie, per lo più basate su di un’analisi dei valori rilevanti per gli individui a

basso reddito, spostando l’ottica da valutazioni puramente economico-quantitative a

valutazioni che comprendano elementi non necessariamente quantificabili (quindi

spesso non suscettibili di valutazione economica), ma non per questo meno validi ai

fini della predisposizione di termini contrattuali vantaggiosi per l’istituzione

finanziaria e per il cliente.

Il microcredito può quindi essere visto come un insieme di strumenti che riescono a

tener conto di variabili e caratteristiche relative agli individui, a cui i tradizionali

strumenti del credito non riescono a dare un valore, adoperandole nella definizione dei

contratti e rendendo in molti casi non indispensabile l’uso di criteri di selezione dei

clienti basati sulla disponibilità di beni e capitali.

1.4 Attitudine verso il rischio

Abbiamo finora discusso la relazione contrattuale banca -cliente sul mercato del

credito partendo dall’ipotesi di neutralità al rischio dei due soggetti. Nella realtà,

tanto gli individui che le banche mostrano una certa avversione al rischio, seppure in

misura diversa. Una breve discussione sull’importanza dell’attitudine verso il rischio

nella determinazione dei contratti di credito può essere di una certa utilità ai fini della

comprensione dei meccanismi alla base dei problemi di asimmetrie informative.

Essere avversi al rischio significa preferire un reddito certo ad un reddito incerto con

lo stesso valore atteso. In altri termini, per i soggetti avversi al rischio l’incertezza è

fonte di disutilità. La funzione di utilità dei soggetti avversi al rischio è concava, cioè

al crescere del reddito derivante da un’attività rischiosa, l’individuo presenta

incrementi sempre più contenuti nell’utilità: l’utilità marginale derivante da un

aumento del reddito è dunque decrescente. La concavità della funzione di utilità dei

soggetti avversi al rischio è intuitivamente spiegabile: più un progetto è rischioso,

infatti, maggiore sarà la differenza tra valore massimo e minimo che il reddito da esso

derivante può assumere. Al contrario, più un progetto è “sicuro”, minore sarà lo scarto

tra valore massimo e valore minimo del reddito.

La concavità della funzione riflette allora la preferenza del soggetto per i progetti

meno rischiosi, caratterizzati da redditi massimi inferiori a quelli dei progetti più

rischiosi.

Sebbene l’attitudine verso il rischio sia una caratteristica riferibile al singolo

individuo ed ai valori etici e sociali per esso rilevanti, è possibile, in relazione a

determinate categorie sociali ed economiche, formulare un giudizio di massima sulla

4

attitudine verso il rischio degli individui che a tali categorie appartengono .

4 Gli speculatori di borsa, che puntano ad ottenere guadagni ingenti nel breve periodo, possono ad

esempio essere considerati come categoria piuttosto propensa al rischio, mentre le famiglie che

investono i propri risparmi in Titoli di Stato a lunga scadenza sono con tutta probabilità soggetti

avversi al rischio. 19

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

Nel rapporto di credito, ai potenziali clienti può essere attribuita una certa avversione

al rischio: i progetti per i quali gli individui richiedono i finanziamenti sono supposti

essere di tipo “imprenditoriale”, cioè con l’obiettivo della massimizzazione dei

profitti di lungo termine. L’obiettivo di lungo termine dovrebbe, almeno ad un primo

livello di analisi, escludere intenti puramente speculativi e riflettere una inclinazione

alla prudenza nella gestione del progetto.

Per quanto riguarda le banche, si è visto come esse preferiscono finanziare progetti

caratterizzati da un basso coefficiente di rischio.

Anche le banche possono quindi essere identificate, in prima analisi, come soggetti

avversi al rischio. Tuttavia, le metodologie di diversificazione del rischio di

portafoglio, largamente impiegate dalle banche commerciali, agiscono nel senso della

neutralità al rischio, riducendo la dipendenza della banca dai singoli prestiti in

portafoglio.

Di conseguenza, pur non potendo parlare di assoluta neutralità al rischio delle banche,

anche in considerazione del fatto che l’elevata correlazione dei prestiti in portafoglio

tipica delle IMF riduce la portata degli effetti delle metodologie di diversificazione

dei rischi, è lecito ipotizzare una minore avversione al rischio delle banche rispetto ai

clienti.

Questa differenza nell’attitudine verso il rischio può portare, all’interno del quadro

teorico di riferimento della teoria principale-agente, a sostanziali cambiamenti nella

5

definizione del contratto ottimale .

Supponendo per comodità la neutralità al rischio per il principale (la banca) e

l’avversione al rischio per l’agente (il cliente), esiste la possibilità di un aumento del

benessere sociale in seguito alla negoziazione dei rischi. Il principale potrebbe offrire

all’agente la certezza di percepire un reddito corrispondente alla sua utilità di riserva,

e l’agente potrebbe in cambio rinunciare all’eventuale (ed incerto) reddito aggiuntivo

del progetto.

Questa situazione rappresenterebbe un aumento del benessere in senso paretiano, in

quanto l’incertezza costituisce una fonte di disutilità per l’agente, mentre il principale

è indifferente al rischio.

Il principale fornirebbe dunque piena assicurazione all’agente, assumendosi tutti i

rischi derivanti dall’incertezza sui risultati del progetto.

Tuttavia, in un contesto di informazione imperfetta nel quale le azioni dell’agente non

sono osservabili, per il principale potrebbe risultare non ottimale offrire piena

assicurazione all’agente: questi infatti, una volta sicuro di percepire un reddito pari

alla propria utilità di riserva, non avrà alcun incentivo ad esercitare un alto livello di

sforzo.

Si configura quindi un problema di trade-off tra assicurazione ed incentivi: un elevato

livello di assicurazione comporta la scomparsa degli incentivi per l’agente.

Il principale deve allora fornire un’assicurazione parziale all’agente, per mantenere

gli incentivi necessari a garantire elevati livelli di sforzo dell’agente nella gestione

del progetto.

In sintesi, in condizioni di neutralità al rischio del principale ed avversità al rischio

dell’agente, anche se il principale fosse disposto ad offrire assicurazione totale

5 Per un maggiore approfondimento sulla teoria principale agente si veda l’appendice a questo

capitolo. 20

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

all’agente, in un contesto di asimmetria informativa, l’assicurazione fornita sarà

limitata.

Vediamo ora come questa differenza nell’attitudine verso il rischio tra principale ed

agente modifica il contratto ottimale determinato in condizioni di neutralità al rischio

di entrambi i soggetti.

L’avversione al rischio dell’agente modifica quantitativamente (ma non

qualitativamente) il vincolo di partecipazione, in quanto il principale deve tener conto

della diversa funzione di utilità dell’agente.

L’utilità marginale decrescente caratteristica della funzione di utilità degli individui

avversi al rischio comporta un cambiamento nelle proporzioni tra l’utilità attesa del

progetto e l’utilità di riserva per l’agente: l’incertezza rappresenta per esso una fonte

di disutilità, il che significa che rispetto al contratto ottimale in caso di soggetti

neutrali al rischio, il principale dovrà offrire all’agente un valore atteso del progetto

maggiore, per uguagliare l’utilità di riserva.

In sostanza, per l’individuo avverso al rischio l’utilità corrispondente ad un reddito

certo è maggiore dell’utilità corrispondente ad un uguale reddito atteso. Maggiore è il

grado di avversione al rischio, maggiore è la differenza tra l’utilità corrispondente a

un reddito certo e quella corrispondente ad un reddito atteso. Ancora, tale differenza

tende ad aumentare con il crescere dell’ordine di grandezza del reddito del progetto.

Chiariti alcuni dei presupposti teorici fondamentali, si può ora procedere con l’analisi

degli strumenti del microcredito.

Verrà dapprima fornita una descrizione di questi strumenti, accompagnata da una

prima spiegazione intuitiva del loro funzionamento, per poi approfondire gli aspetti

maggiormente significativi mediante l’uso di modelli teorici.

1.5 Gli strumenti del microcredito e modelli teorici

In questo paragrafo vengono illustrati i principali strumenti tipici del microcredito e

viene svolta un’analisi degli effetti di tali strumenti sulle asimmetrie informative

presenti nei mercati finanziari. Obiettivo dell’analisi è in particolare quello di

confrontare le soluzioni tradizionali esaminate nei paragrafi precedenti e le

innovazioni apportate dal microcredito, con riferimento al contesto economico e

sociale dei paesi in via di sviluppo.

Le innovazioni di maggiore importanza apportate dal microcredito all’attività 6

tradizionale di intermediazione finanziaria possono essere sintetizzate in tre punti :

1.5.1 Introduzione del group lending (prestito di gruppo)

L’introduzione del prestito di gruppo è stata senza alcun dubbio la componente

predominante del successo del microcredito.

6 Un’analisi teorica degli argomenti qui accennati è svolta nel “Testo di Approfondimento sugli

aspetti teorici del microcredito” L. Paonessa, disponibile sul sito del corso di “Applicazioni di

Microcredito” 21

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

Il prestito di gruppo non è peraltro una metodologia nata con il microcredito, ma

piuttosto la rielaborazione di alcuni principi da tempo praticati all’interno delle

società rurali, principi che sono in parte alla base di istituzioni come le Cooperative di

7

Credito europee e le Rosca’s , tipiche di molti paesi in via di sviluppo. In sostanza,

questo strumento consiste nel formare dei gruppi di clienti ai quali viene concesso un

prestito su base individuale, senza richiesta di garanzie. Ogni componente del gruppo

è in parte responsabile anche per la restituzione del prestito da parte degli altri

componenti.

Esiste cioè una “responsabilità congiunta” (joint liability) dei membri del gruppo:

nessuno dei componenti il gruppo riceverà un nuovo prestito fino a quando tutti i

membri non avranno interamente ripagato il debito. Questa comunione di

responsabilità spinge i membri del gruppo a “monitorarsi” reciprocamente, creando

quindi le condizioni per il superamento delle asimmetrie informative di tipo moral

hazard.

1.5.1.1 Interpretazione estensiva del concetto di garanzia

Nel mercato del credito tradizionale la garanzia è costituita, come abbiamo visto, da

uno o più beni immobili o mobili, ed ha la funzione di diminuire il rischio di

comportamento opportunistico del cliente, che perde il bene dato in garanzia in caso

di fallimento. La garanzia può quindi essere interpretata come una sanzione che la

banca applica nei confronti del cliente in caso di fallimento di quest’ultimo.

Abbiamo inoltre visto che il valore della garanzia per il cliente può differire

sensibilmente dal valore per la banca, e questo perché nella determinazione del valore

della garanzia per il cliente intervengono considerazioni non esclusivamente

economiche.

Un’ulteriore considerazione sul valore della garanzia come strumento di sanzione

riguarda le caratteristiche del sistema legale del paese in cui l’istituzione finanziaria

opera: la garanzia svolge la propria funzione al meglio solo nei contesti in cui la

legislazione vigente è in grado di assicurare l’applicazione delle penalità che essa

comporta in caso di fallimento del cliente. In altri termini, è la certezza della

sanzione, e non la sua severità, a determinarne l’efficacia.

Nei paesi in via di sviluppo alla bassa dotazione di capitale pro capite che limita il

raggio d’azione, l’applicabilità della garanzia, si aggiunge la debolezza del sistema

legale, che limita l’efficacia della garanzia come strumento di sanzione.

Da qui l’esigenza di adottare strumenti alternativi alla garanzia, capaci di svolgere la

propria funzione prescindendo dalla disponibilità di capitali del cliente e dalla

affidabilità del sistema legislativo nell’ambito del quale le IMF operano.

Il microcredito ha utilizzato per la progettazione di strumenti innovativi, i vantaggi

derivanti dall’operare all’interno di comunità rurali caratterizzate da forti interazioni

ed interdipendenze tra i propri membri; l’innovazione si basa in questo caso sulla

7 Le Rosca’s ( Rotating Savings and Credit Associations) sono delle associazioni di tipo mutualistico

nelle quali gli individui formano dei gruppi, utilizzando i risparmi provenienti dalle attività di tutti

membri del gruppo per costituire un capitale che viene consegnato ad uno di essi. Il meccanismo

viene quindi ripetuto ed il gruppo non viene sciolto fino a quando tutti i suoi componenti non hanno

ricevuto il capitale pattuito. In genere questo sistema è utilizzato per permettere agli individui che

non hanno accesso al credito di acquistare dei beni indivisibili (una casa o delle attrezzature, per

esempio) 22

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capacità delle comunità di sanzionare i membri che agiscono contro il loro interesse.

In sostanza, si tratta di creare un contratto che riesca a sfruttare tale capacità di

sanzione allo scopo di ridurre il rischio di comportamenti opportunistici da parte dei

clienti.

1.5.1.2 Visione innovativa del rapporto con i clienti

Uno degli strumenti più efficaci nella riduzione dei problemi informativi che causano

il razionamento del credito nei paesi in via di sviluppo è stato quello della creazione

di rapporti di lungo periodo con i clienti, nei quali le condizioni contrattuali offerte

sono stabilite sulla base dei risultati conseguiti dai clienti nel corso del rapporto, con

lo scopo di creare un sistema di incentivi di tipo “dinamico”. Le IMF cioè, non

potendo acquisire informazioni sui clienti da altre fonti, si sono dedicate

all’osservazione diretta del loro comportamento, acquisendo dunque in modo graduale

le informazioni necessarie all’identificazione precisa della rischiosità dei propri

clienti. Le condizioni contrattuali (tasso di interesse e dimensione dei prestiti, ma

anche ammontare delle rate di restituzione e frequenza delle rate stesse) subiscono di

conseguenza sensibili variazioni nel corso del tempo, adattandosi alle caratteristiche

che il cliente dimostra di possedere. 23

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

1.6 Appendice: Applicazioni della teoria principale-agente alla

microfinanza

La teoria principale-agente è una struttura utilizzata per lo studio delle relazioni

contrattuali tra agenti economici contraddistinti da diverse funzioni obiettivo, nelle

quali una parte, il principale, delega ad un’altra parte, l’agente, alcune azioni

implicanti il controllo di risorse.

Essa offre quindi un modello teorico di riferimento per lo studio delle relazioni

contrattuali di tipo subordinato, che comportino al tempo stesso un certo grado di

discrezionalità per l’agente.

La teoria principale-agente studia i differenti modi in cui il principale può indurre

l’agente ad intraprendere azioni che apportino benefici al principale ma che

potrebbero essere non ottimali per l’agente se non fosse sottoposto ad alcun vincolo, i

modi cioè in cui il principale può spingere l’agente ad utilizzare la propria

discrezionalità nell’interesse del principale stesso.

Il principale induce l’agente a compiere le azioni desiderate variando gli incentivi

contenuti nel contratto al fine di rendere tali azioni desiderabili per l’agente. In altre

parole, il contratto impone all’agente dei vincoli che fanno si che le azioni da questi

intraprese siano ottimali dal punto di vista del principale ed ottimali, considerando i

vincoli imposti dal punto di vista dell’agente.

In questo schema vengono deliberatamente ignorati i problemi di potere contrattuale

tra le due parti: si assume che il potere contrattuale sia nelle mani del principale, che

offre all’agente un contratto con le condizioni già definite, senza possibilità di

negoziazione; l’agente può decidere se accettare il contratto o non accettarlo.

Le relazioni che si instaurano sul mercato del credito mostrano tutte le caratteristiche

di un tipico problema di agenzia: un agente (il cliente) agisce per conto di un

principale (la banca), i cui fondi devono essere ripagati. Nelle relazioni di agenzia le

asimmetrie informative appaiono perché una delle parti possiede informazioni private,

non osservabili dalla controparte. Nella relazione tra banca e cliente, il principale ha

forti difficoltà nell’osservare le azioni o il “tipo” di agente (con “tipo” si intende la

rischiosità associabile ad ogni agente). Di conseguenza, il principale deve investire

risorse per riconoscere il tipo di agente o per indurre gli agenti ad intraprendere azioni

che non siano nocive per i propri interessi. Problemi di moral hazard emergono

quando le azioni intraprese da una delle parti della transazione (l’agente) modificano

la valutazione che la seconda parte (il principale) fa della transazione. Ciò avviene

frequentemente nelle relazioni contrattuali che implicano lo svolgimento da parte

dell’agente di un’attività caratterizzata da incertezza sui risultati futuri, in cui il

principale è incapace di osservare perfettamente le azioni dell’agente. E’ questo il

caso in cui, ad esempio, il principale desidera che l’agente eserciti un alto livello di

sforzo nella gestione del suo progetto, mentre l’agente può intraprendere azioni che

comportano un basso livello di sforzo.

I rendimenti di un’attività produttiva sono di solito positivamente correlati al livello

dello sforzo esercitato nell’intraprendere l’attività stessa. Lo sforzo profuso nello

svolgimento dell’attività rappresenta per l’agente una fonte di disutilità; di

conseguenza è ragionevole dedurre che, senza i giusti incentivi, egli non eserciterà

spontaneamente il livello di sforzo desiderato dal principale. Questa evenienza è resa

24

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possibile dall’asimmetria informativa che impedisce al principale di osservare

perfettamente le azioni dell’agente e quindi di valutare l’intensità dello sforzo

profuso. Nel caso del rapporto di credito, come abbiamo visto, in conseguenza ad un

basso livello di sforzo l’output del progetto potrebbe essere insufficiente al rimborso

del prestito: il comportamento opportunistico dell’agente consiste dunque

nell’esercitare uno sforzo modesto nella gestione del progetto, sfruttando in seguito

l’incapacità di valutazione del principale per dichiarare che i rendimenti ottenuti sono

in realtà prodotto di un alto livello di sforzo.

Affinché un agente sia disponibile ad accettare un contratto che comporta un certo

grado di restrizioni alla sua libertà di scelta, è necessario che questi sia compensato

per le azioni che accetta di compiere, specificate nel contratto.

Definiamo utilità di riserva l’utilità generata per l’agente dalla migliore delle attività

che egli può decidere di intraprendere in alternativa a quella oggetto del contratto.

Ogni contratto offerto dal principale deve offrire all’agente la prospettiva di

conseguire un livello di utilità uguale o superiore alla sua utilità di riserva. Si parla in

questo caso di vincolo di partecipazione dell’agente.

Possiamo esprimere il vincolo di partecipazione dell’agente in forma analitica:

h h h l h

− − ≥

p u + ( 1 p ) u v u° (6)

h

Dove p è la probabilità di ottenere un output alto esercitando un alto livello di sforzo,

h

( 1 p ) è la probabilità di ottenere un output basso nonostante l’alto livello dello

h l

sforzo, u è l’utilità per il cliente associata all’output alto, u è l’utilità associata

h

all’output basso, v è la disutilità per il cliente derivante da un alto livello di sforzo,

u° è l’utilità di riserva per il cliente.

Il lato sinistro della disuguaglianza (6) rappresenta l’utilità attesa del progetto per il

cliente: se essa è superiore all’utilità di riserva, il cliente trova conveniente accettare

il contratto.

Inoltre, un agente che si comporti in modo razionale intraprende le azioni che

massimizzano i suoi rendimenti netti: il contratto deve allora offrire all’agente

motivazioni sufficienti a fargli scegliere le azioni ottimali per il principale. L’utilità

attesa del rendimento netto per l’agente in corrispondenza di output alto deve essere

maggiore dell’utilità attesa del rendimento netto in caso di output basso: si parla in

questo caso di vincolo di incentivo per l’agente.

In forma analitica:

h h h l h l l l l l

− − ≥ − −

p u + ( 1 p ) u v p u + ( 1 p ) u v

Questa formulazione del vincolo di incentivo può essere utilmente semplificata. Dopo

alcuni passaggi algebrici essa diventa: 25

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

h l h l h l

− − ≥ −

( p p ) ( u u ) v v (7)

La predisposizione del contratto ottimale per il principale consiste nel massimizzare il

proprio rendimento netto atteso, sotto i vincoli di partecipazione ed incentivo per

l’agente.

Il rendimento netto atteso per il principale è:

p h h h l

Π − − −

= p ( Y R° ) + ( 1 p ) ( Y R° ) (8)

h h

L’ espressione (8) è la funzione da massimizzare per il principale, sotto i vincoli dati

dalle espressioni (6) e (7) .

L’ insieme dei contratti possibili dati i vincoli posti è dato, nel grafico in figura 2.1, i

cui assi rappresentano l’utilità per l’agente in caso di output alto ed in caso di output

basso, dall’insieme dei punti a destra della retta P , che rappresenta il vincolo di

partecipazione, ed al di sopra della retta IC , che rappresenta il vincolo di incentivo.

Il contratto ottimo si trova in corrispondenza del punto S , intersezione tra le rette P e

IC e la curva di indifferenza del principale, I.

h

u h S

w

IC I

l l

w P u

Figura 0.1 - Equilibrio sul mercato del credito in presenza di asimmetrie informative.

In un contesto di informazione perfetta, invece, continuando a supporre la neutralità al

rischio di principale ed agente, il vincolo di incentivo non è più necessario, in quanto

il principale, potendo osservare perfettamente le azioni compiute dall’agente, può

predisporre il contratto in funzione delle azioni che l’agente deve intraprendere per

conseguire un alto livello di output.

Il principale può allora limitarsi ad offrire all’agente un rendimento che gli garantisca

la sua utilità di riserva, assicurandosi così la partecipazione dell’agente al contratto. Il

solo vincolo rilevante è quindi quello di partecipazione. 26

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

In caso di informazione perfetta, dunque, il principale può offrire un contratto che,

pur giacendo sulla retta P, gli permette di conseguire un’utilità maggiore. Il contratto

ottimo si trova infatti in corrispondenza del punto di tangenza tra il vincolo di

partecipazione e la curva di indifferenza I′, che rappresenta un livello di utilità

maggiore per il principale rispetto alla curva I.

L’equilibrio di mercato ed il contratto ottimo in caso di informazione perfetta sono

rappresentati nel grafico in figura 2.2.

h

u S I′ l

P u

Figura 0.2 - Equilibrio sul mercato del credito con informazione perfetta 27

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

CAPITOLO 2

L’OFFERTA DI SERVIZI FINANZIARI NEI PAESI IN VIA DI

SVILUPPO: LA FINANZA INFORMALE

(di Laura Foschi e Ilaria Urbinati)

Questo capitolo ha l’obiettivo di introdurre il lettore al tema dell’offerta informale di

servizi finanziari nei paesi in via di sviluppo. Nella maggioranza dei paesi in via di

sviluppo infatti troviamo un dualismo finanziario caratterizzato dalla presenza di un

settore finanziario formale regolamentato e controllato da un organismo centrale, e

una moltitudine di esperienze di finanza informale che molto spesso rappresentano la

principale forma di approvvigionamento del credito per gran parte della popolazione.

Come analizzato nel capitolo precedente, diversi autori evidenziano tuttavia un gap

esistente fra domanda ed offerta di credito dovuto per grande parte ad uno sviluppo

del sistema finanziario formale inadeguato ai paesi in via di sviluppo, basato su

analisi e metodologie tipiche dei paesi industrializzati, ma impossibili da riproporre in

molti contesti rurali o di forte povertà e vulnerabilità.

Il fallimento di molti programmi di governo, di banche di sviluppo e di grandi banche

internazionali che avevano lo scopo di incrementare l’offerta di servizi finanziari in

molti paesi in via di sviluppo ha portato a rivedere le modalità di intervento e

8

soprattutto a trarre alcune lezioni importanti dalle forme di finanza informale .

Analizziamo di seguito le caratteristiche della finanza informale esplicitando nella

tabella che segue la suaimportanza della per i progetti di microcredito.

8 Per un maggiore approfondimento del sistema delle banche di sviluppo e il ruolo da queste assunte nei PVS, si

veda il lavoro di L.Viganò (2000). 28

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

PER I PROGETTI DI MICROFINANZA…

La lettura del contesto finanziario locale sia formale che informale è indispensabile

per l’attuazione di iniziative e progetti di microcredito e microfinanza per diversi

motivi:

Microcredito e microfinanza si propongo come strumenti per favorire l’accesso

al credito alle categorie più escluse, ai poveri e a le attività imprenditoriali

informali o di micro e/o piccole dimensioni,.Queste categorie normalmente non

accedono al prestito tradizionale ma potrebbero avere ampio accesso alla finanza

informale. Conoscerne meccanismi, condizioni e modalità di funzionamento

aiuta ad individuare il mercato di riferimento per il progetto di microcredito.

La finanza informale scaturisce da un contesto culturale, sociale ed

antropologico che caratterizza un determinato territorio e permette di evidenziare

le attitudini al credito, all’associativismo, alla solidarietà della popolazione

locale: elementi utili per meglio tarare il tipo di approccio progettuale che si

vuole proporre.

La conoscenza della finanza formale locale è fondamentale per identificare il

grado di bancarizzazione della popolazione, la tipologia di prodotti offerti, la

presenza sul territorio, il contesto finanziario generale di riferimento, le

possibilità di creare partenariato.

2.1 La finanza informale nei paesi in via di sviluppo

Si può affermare che, fino all’inizio degli anni 90, fra gli studiosi dell’economia dello

sviluppo la considerazione per la finanza informale era molto bassa e

fondamentalmente legata alle attività svolte dai “prestatori professionali” (usurai che

sfruttano i piccoli commercianti in situazione di difficoltà) oppure legata ai prestiti di

piccolissimo importo offerti da parenti ed amici.

Negli anni successivi la percezione della finanza informale è molto migliorata

soprattutto a seguito di studi e analisi non solo sociologici o antropologici ma anche

economico e finanziari.

Adams e Fitchett (1994) ricordano a questo proposito come il termine finanza

informale derivi da un processo di approfondimento: solo qualche decennio fa il

termine prestatori veniva utilizzato per categorizzare tutte le forme di prestiti al di

fuori delle norme governative di un paese. Con l’approfondimento del tema si è

mostrato evidente come tale termine non potesse comprendere tutte le variegate forme

di finanza informale, si è allora passati ad utilizzare termini come finanza non

organizzata o finanza non istituzionale, ma anche queste terminologie risultavano

inadeguate rispetto ad esempio alle esperienze di associazioni di credito e risparmio.

E’ all’inizio degli anni 90 che prende sempre più spazio, sostituendosi ai termini

precedenti, l’uso del termine finanza informale.

Ma che cosa intendiamo esattamente per finanza informale?

Secondo Lelart (1990) la nozione di finanza informale si riferisce all’insieme di

meccanismi originali e non ufficiali che permettono di fare circolare la moneta in

contropartita di un accumulazione temporanea di crediti e debiti. La finanza informale

29

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

quindi raggruppa l’insieme delle transazioni finanziarie che non sono regolamentate

da una autorità monetaria centrale o da un mercato finanziario centrale. Con il termine

finanza formale si individuano le attività finanziarie regolamentate.

Le transazioni della finanza informale vengono effettuate a seguito di regole

prestabilite da parte degli intermediari stessi senza formalizzazione in termini di

regolamenti normativi o autorizzazioni, nella maggior parte dei casi questi

meccanismi non sono illegali in quanto tollerati dalle autorità pubbliche.

Anziché una semplice definizione dicotomica, è senza dubbio più utile immaginare le

attività della finanza non regolamentata come un continuum composto da transazioni

finanziarie che vanno da un semplice prestito concesso a parenti o amici, fino a

istituzioni strettamente controllate da una banca centrale, passando per prestiti

concessi da commercianti e negozianti, depositi e prestiti offerti da una varietà di

gruppi di risparmio e credito informali, o ancora prestiti su pegno offerti da

organizzazioni a volte riconosciute dal governo come società finanziarie ma non

regolamentate, o ancora servizi offerti da cooperative di risparmio e credito che sono

regolamentate in alcuni paesi e non in altri. In molti paesi il centro di questo

continuum è una zona grigia che non si presta a una categorizzazione dicotomica, e

che quindi definiamo come finanza semi-formale.

2.1.1 I diversi operatori del settore finanziario informale

La grande varietà dei bisogni finanziari espressi dalle comunità locali viene

soddisfatta da una moltitudine di meccanismi informali. A fianco dei prestatori

professionisti esistono numerosi altri sistemi che favoriscono le transazioni

finanziarie nei paesi in via di sviluppo. Alcuni di questi sistemi esistono da secoli

mentre altri, più recenti, sono la dimostrazione di come la finanza informale evolve in

misura e sulle necessità della società e dell’economia, evidenziando due delle sue

caratteristiche più importanti: flessibilità e creatività.

Fra gli operatori della finanza informale distinguiamo tre macrocategorie: gli

operatori individuali, i gruppi di persone organizzate su una base mutualistica e

solidale, le società organizzate (vedi finanza semi-formale).

2.1.1.1 Gli operatori individuali

Si tratta di persone che prestano occasionalmente o abitualmente le loro risorse e/o

che forniscono dei servizi di raccolta di risparmio o depositi. Fra questi ritroviamo:

Prestatori non professionisti. Per il prestatore i prestiti sono generalmente di

natura non commerciale, sono molto diffusi e profondamente radicati nella

società e nelle tradizioni locali. Si tratta di amici, parenti o vicini di casa, i

prestiti possono essere in natura o in danaro e generalmente vengono accordati

senza interesse, né garanzie, molto spesso si accordano facilitazioni nelle

modalità di rimborso. In alcuni paesi questi crediti rappresentano la metà o più

dei prestiti informali, con durata e valore molto vari. La principale caratteristica

di questi prestiti è la loro reciprocità: è sottointeso che colui che riceve ora il 30

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

prestito accetterà di fornirne uno al creditore in un qualsiasi momento futuro. La

reciprocità rappresenta un ottimo strumento per gestire il rischio e l’incertezza,

stabilendo e rinforzando dei legami interpersonali.

Prestatori professionisti: sono persone che abitualmente prestano danaro per

piccoli importiper una breve durata e a clienti solitamente conosciuti. Non

vengono richieste garanzie ed il tasso di interesse è generalmente più elevato di

quello di altri organismi di prestito, anche la disponibilità del prestito è

immediata e non vengono applicati costi di transazione aggiuntivi. La

caratteristica principale di questa forma di finanza informale è data dalla

prossimità del prestatore verso il cliente; è grazie a questo contatto quasi

quotidiano che il prestatore può accedere a tutte le informazioni necessarie per la

riduzione del rischio di credito.

in questo caso i prestatori esercitano normalmente

Commercianti e grossisti:

un’altra attività di tipo generalmente commerciale, ma dispongono di un capitale

che possono prestare a terzi. I prestiti sono generalmente legati alle attività di

acquisto o vendita delle derrate. Queste operazioni di credito informale di natura

commerciale possono essere a base di denaro, terra, o beni commerciali.

Normalmente non viene fissato un tasso esplicito su questi prestiti, anche se

molte volte il tasso implicito applicato risulta di molto superiore al tasso

applicato dai prestatori professionali. Come questi ultimi i commercianti

dispongono di informazioni a costo zero sulle caratteristiche di colui che riceve

il prestito. fra gli operatori individuali troviamo anche

I custodi di denaro o money-keeper:

soggetti che accettano dei depositi, offrendo un luogo sicuro dove lasciare in

giacenza fondi in eccesso, principalmente derivanti da una attività commerciale

giornaliera. Nella maggioranza dei casi i custodi di denaro non offrono un tasso

di interesse per remunerare il deposito, al contrario spesso vengono considerati

come soggetti che rendono un servizio al depositante. Il custode di denaro può

utilizzare i fondi depositati a suo piacimento e senza restrizione, l’ammontare

medio del deposito e il periodo di giacenza sono di solito molto ridotti.

rappresentano un altro tipo di finanza

Gli agenti specializzati in prestiti:

informale. Gli agenti di prestito facilitano l’incontro fra chi offre e chi chiede

prestiti, attraverso uno scambio di informazioni sui clienti potenziali (Adams e

Fitchett, 1994). Di solito si tratta di prestiti di importo abbastanza elevato e di

durata più lunga di quella di altri prestiti del settore della finanza informale.

Considerato che di solito chi si rivolge agli agenti di prestito non ha i requisiti

per accedere al credito offerto dalle banche tradizionali, il rischio è che il tasso

di interesse applicato sia molto alto. L’agente non è di solito uno dei partner

della transazione ma solo un facilitatore.

PER I PROGETTI DI MICROFINANZA…

E’ interessante osservare come in alcune zone rurali del Bangladesh questi agenti

ricevono dalle banche dei formulari per le domande di prestito, aiutano le persone 31

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

analfabete a compilarli e ottengono le garanzie necessarie, oltre a distribuire le

tangenti che servono per sormontare le barriere al prestito. L’agente è solitamente

ricompensato da una parte di tangente o da una parte del prestito e gioca un ruolo di

“tampone legale” fra la persona che paga e chi riceve la tangente (Maloney e Ahmed,

1988) è una delle forme di finanza informale più antica, che può

I prestatori su pegno:

essere svolta in maniera continuativa od occasionale e assumere anche alcune

forme più strutturate assimilabili a forme di finanza semiformale. Ad esempio in

Indonesia, Bangladesh, India e Sri Lanka gli sportelli dei prestatori su pegno

sono affiliati alle banche. La differenza principale con gli altri operatori

dell’economia informale è che il prestatore su pegno non necessita di

informazioni sulle attività del debitore in quanto garantito dal bene che viene

lasciato a garanzia.

2.1.1.2 I gruppi di persone organizzate su base mutualistica e solidale

Questi gruppi funzionano secondo delle regole stabilite di comune accordo fra i

membri ed hanno la stessa struttura di base: un gruppo di persone aventi un legame

comune (famiglia allargata, amicizia, vicinato, lavoro nella stessa impresa, etnia, ecc.)

si riuniscono per mettere in comune le loro risorse al fine di beneficiare di una

facilitazione nel risparmio e/o nel credito in vista di una spesa che non potrebbero

affrontare da soli o per assicurare mutualisticamente la famiglia in caso di emergenza.

In alcuni casi l’obiettivo del gruppo può essere anche quello di contribuire alla

realizzazione di un progetto comunitario.

In molte regioni dei paesi in via di sviluppo la partecipazione a questi gruppi è così

numerosa che supera di gran lunga il numero di clienti degli istituti finanziari formali.

Alcuni studiosi hanno rilevato negli anni 80 (Schrieder 1989) che il volume dei

depositi mobilizzato dai gruppi di risparmio e credito in Camerun è maggiore del

volume monetario detenuto dalle banche. Tali gruppi rappresentano una leva

finanziaria importante per la promozione dello sviluppo locale, in quanto mobilitano il

risparmio locale per investirlo in attività di supporto alle attività economico-

produttive.

Esistono essenzialmente due tipi di gruppi informali che esercitano l’attività di

intermediari finanziari: i gruppi a sola vocazione di risparmio ed i gruppi a vocazione

di risparmio e credito.

Gruppi a vocazione di risparmio: hanno l’obiettivo di offrire facilitazioni nel

risparmio ai loro membri a cui è negato l’accesso ai servizi di risparmio presso il

settore formale. Questo avviene perché le somme disponibili ai membri non sono

sufficientemente elevate per giustificare una operazione bancaria oppure perchè la

distanza dalle più vicine filiali è molto grande. I fondi accumulati sono solitamente

utilizzati per un uso specifico che può essere esplicitato o no all’inizio della raccolta.

La partecipazione al risparmio mutualistico risponde sostanzialmente a una forma 32

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

assicurativa in caso di malattia, decesso, incidente, furto, incendio, disoccupazione,

ecc.

Gruppi a vocazione di risparmio e credito: la contribuzione regolare di ogni membro

al processo di accumulazione del risparmio, gli fornisce il diritto di ricevere un

prestito da parte del gruppo stesso. Fra gli esempi di questo tipo di gruppo possiamo

citare le Mutuali di credito informale, le associazioni di risparmio e credito informali,

le associazioni rotative di risparmio e credito (ARRC).

A lato di questi dispositivi informali a vocazione finanziaria, possiamo citare anche le

organizzazioni di auto-assistenza in cui i servizi resi sono in natura: si tratta di

associazioni di operai giornalieri, di associazioni rotative di lavoro, assimilabili a

quello che oggi ritroviamo nei paesi industrializzati, come banche del tempo.

2.1.1.3 Le società organizzate

Queste si trovano nei paesi dove l’economia informale prende forme più complesse

ed evolute non solo da un punto di vista delle sue caratteristiche strutturali e operative

ma anche da un punto di vista del posto che essa occupa nell’attività finanziaria

globale. Si tratta di solito di organizzazioni sofisticate ma non regolamentate o

limitatamente regolamentate. La regolamentazione può essere circoscritta alla

richiesta di una licenza o ad un controllo molto superficiale.

Il caso dell’India è il più comune: a fianco delle attività di risparmio e di credito dei

prestatori individuali e dei piccoli gruppi, esiste una serie di “compagnie” o “società”

che, a scapito della loro consonanza formale, sono considerate come facenti parte del

settore finanziario informale (o meglio semi-formale) indiano.

2.1.2 Caratteristiche, vantaggi e limiti della finanza informale

Il settore informale ingloba quindi l’insieme delle transazioni finanziarie che si

effettuano fuori dai regolamenti imposti al sistema finanziario formale. Riprendiamo

qui di seguito l’analisi effettuata da Adams e Fitchett (1994) sulle principali

caratteristiche, vantaggi e limiti del sistema finanziario informale.

2.1.2.1 Caratteristiche della finanza informale

Assenza di condizioni prestabilite da uno standard normativo. Per esempio, per

essere prestatore professionale o per partecipare a un gruppo di credito e

risparmio non è necessario richiedere una autorizzazione o presentare documenti

o fornire garanzie, o modulistica da riempire o scadenze e attesa da rispettare.

Nei gruppi i partecipanti auto-definiscono regole e modalità di partecipazione,

che possono essere diverse anche all’interno dello stesso villaggio. 33

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

Assenza di spese di gestione. L’amministrazione dei fondi è ridotta al minimo,

non ci sono registri (al massimo un quaderno), non ci sono spese di affitto per

locali o stipendi da pagare a dipendenti.

Assenza di un inquadramento standardizzato. Alcune associazioni raggruppano

meno di dieci membri, altre più di 100, alcune durano qualche settimana, altre

degli anni.

Assenza di controllo. Visto che si basano tutte su relazioni interpersonali non

esiste controllo esterno o pubblico sulle attività svolte dagli operatori della

finanza informale, come non esistono modalità per tassare i proventi derivanti da

tali attività.

Presenza costante. La finanza informale è presente nella maggioranza dei nei

paesi a basso reddito. Si concentra più spesso nelle zone dove hanno luogo

transazioni commerciali, ma esiste anche in zone rurali e disperse e si sviluppa

qualunque sia lo stato di evoluzione del sistema finanziario formale.

Partecipazione di tutte le classi sociali. Ovviamente la finanza informale è uno

strumento che permette di accedere ai servizi finanziari alle categorie più povere

ed escluse della popolazione, ma la partecipazione alla finanza informale è

frequente anche all’interno di classi sociali medio alte e appartenenti ai più vari

contesti socio economici.

Adattamento. I mercati della finanza informale si adattano perfettamente

all’ambiente economico e sociale locale. Se alcuni strumenti di finanza

informale spariscono, altri si creano a seguito di un adattamento al contesto

locale sia nei paesi dove i mercati finanziari formali funzionano efficacemente

sia nei paesi dove i mercati finanziari sono del tutto assenti.

Diversità di servizi. La finanza informale non offre solo dei servizi di credito,

l’opportunità di mobilizzare il risparmio è una delle componenti più importanti

della finanza informale.

Si considera inoltre che la finanza informale migliori l’efficacia di allocazione

delle risorse. Essa permette a milioni di individui e di imprese che hanno un

surplus di fondi, di ripiegare su forme di prestito ad altri individui ed imprese

che hanno migliori opportunità economiche. Il risultato di un aumento del

rendimento e della formazione del capitale è superiore rispetto a quello che si

avrebbe se i mercati finanziari informali non funzionassero o non potessero

funzionare.

Sembra evidente che in molti casi la finanza informale e la finanza formale si

completino piuttosto che sostituiscano l’una all’altra. In effetti i depositi

informali arrivano spesso alle banche ed i fondi provenienti dai prestiti formali

circolano spesso via circuiti informali.

Generalmente non è richiesta nessuna garanzia: la garanzia di un credito è

assicurata dalla condotta passata del debitore in materia di rimborsi, dalla fiducia

personale, dalla pressione sociale per favorire i rimborsi, dalla flessibilità a 34

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

livello del tasso di interesse applicato che permette ai debitori di coprire il costo

opportunità dei fondi impegnati e il rischio di fallimento del pagamento.

2.1.2.2 Vantaggi della finanza informale

Varietà dei servizi resi. I tipi di servizi reso dalla finanza informale sono

estremamente vari; questo dimostra come anche le popolazioni dei paesi a basso

reddito abbiano una domanda molto differenziata di servizi finanziari. Questi servizi

sono generalmente molto diversi da quelli dei programmi tradizionali di credito,

infatti depositi e prestiti di piccolo ammontare e breve durata costituiscono la

maggioranza della transazioni finanziarie informali. Questi prodotti finanaziari sono

9

raramente offerti dai programmi formali di credito ai poveri e si può quindi dedurre

che un buon numero di questi programmi tradizionali di credito offrono dei servizi

finanziari adeguati.

Sistema basato sulla disciplina. La finanza informale richiede ai suoi partecipanti, sia

per i creditori che per i debitori, un comportamento fortemente disciplinato,. I

prestatori informali devono auto disciplinarsi per risparmiare i fondi necessari da

prestare e per raccogliere le informazioni sufficienti sui loro clienti/associati

potenziali per prestare questo danaro su una consistente base di solvibilità. Solo dopo

diversi anni i prestatori informali sono capaci di gestire questo talento necessario allo

sviluppo dei loro affari.

Dato che i prestatori informali investono delle risorse proprie considerano i prestiti

come un privilegio e non come un diritto, considerano il prestito come una transazione

seria e non un gioco dove si agisce facendo favori e privilegi. Dall’altro lato i debitori

devono dimostrare di avere un modo di agire corretto e responsabile, la possibilità di

prendere a prestito informale è un privilegio che solitamente è acquisito a seguito di

molteplici tappe come: risparmiare prima di prendere a prestito, rimborsare i piccoli

prestiti prima di riceverne di più importanti e sempre rimborsare tutti i debiti per

mantenere l’accesso alla finanza informale. Tale disciplina permette di solidificare le

relazioni professionali fra prestatori e debitori, relazioni che sono alla base di un

mercato finanziario stabile e durevole.

La maggior parte del sistema finanziario formale fallisce nella

Risparmio.

mobilitazione del risparmio locale; le banche rurali e le grosse cooperative spesso non

riescono o non possono mettere sul mercato dei prodotti soddisfacenti per attirare

l’attenzione dei potenziali risparmiatori. Il sistema finanziario formale è spesso

connotato sul territorio come un fornitore a buon mercato di fondi principalmente

provenienti dai governi o da donatori internazionali piuttosto che un mobilizzatore di

risparmio volontario.

Reciprocità. La maggior parte delle forme di finanza informale implicano un rapporto

di forte reciprocità che si instaura fra debitore e creditore sapendo che un giorno

questi ruoli potrebbero essere invertiti.

9 Vedi banche commerciali o banche di sviluppo 35

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

Le innovazioni finanziarie e adattabilità. La finanza informale comporta un certo

numero di innovazioni finanziarie che permettono di ridurre i costi di transazione sia

per i depositanti che per i debitori. È in effetti sbalorditivo constatare la rapidità con

cui la finanza informale possa si può rinnovare per adattarsi alle condizioni

rapidamente variabili come l’inflazione, le crisi ed i problemi economici.

Efficacia. La finanza informale permette di mantenere i costi di transazione poco

elevati per i debitori e risparmiatori fornendo servizi finanziari nei luoghi e nei

momenti più convenienti ai propri clienti. D’altro canto la finanza formale tende a

ridurre i costi di transazione dell’intermediario finanziario e si preoccupa poco delle

conseguenze sui clienti e sui debitori.

Possiamo inoltre notare che gli intermediari formali cercano prima di tutto di

instaurare buone relazioni con chi li rifornisce di risorse importanti di fondi, cioè con

gli agenti governativi, gli impiegati delle banche centrali e gli impiegati delle

organizzazioni donatrici. I debitori ed i risparmiatori di piccole somme, invece, sono

solitamente trattati con poca considerazione. In maniera inversa si comportano gli

intermediari informali che si preoccupano quasi unicamente di mantenere delle

relazioni di qualità con i loro debitori e depositanti.

2.1.2.3 I limiti della finanza informale Non è possibile comparare il settore

Assenza di una reale intermediazione finanziaria.

finanziario informale alle banche. Pare che le organizzazioni informali non siano in

grado di colmare nello stesso tempo le due funzioni che caratterizzano un

intermediario finanziario: raccogliere delle risorse a breve e trasformarle in impieghi

a lungo termine per soddisfare i bisogni di finanziamento. In effetti, se il settore

finanziario informale sembra poter acquisire delle informazioni sui debitori a minor

costo e mantenere la fiducia dei depositanti principalmente per le zone rurali, non

sembra poter sopportare i costi legati all’ eventuale fallimento dei debitori (malgrado

si verifichi raramente grazie alla pressione sociale esercitata dal gruppo). In questo

modo i prestiti accordati in seno alla finanza informale saranno soprattutto prestiti di

breve termine per finanziare il capitale di giro.

Difficoltà a finanziare capitali di investimento. La finanza informale finanzia molto

raramente l’acquisizione di beni di investimento, poichè offre prestiti a breve termine

e di ammontare limitato che impediscono operazioni a lungo termine. Malgrado ciò

nel caso asiatico ritroviamo esperienze di associazioni che incoraggiano il finanziario

di lungo termine dei loro membri.

Tasso di interesse applicato vicino a termini da usura. Il tasso di interesse elevato è

una delle maggiori critiche che vengono rivolte al settore della finanza informale e

che molto spesso conduce analisti superficiali ad una condanna senza risoluzione

degli operatori della finanza informale. Diversi sono i fattori di cui tenere conto

quando si affronta il tema del tasso di interesse nella finanza informale: costo

opportunità dei fondi disponibili, rischio elevato, importo molto ridotto e breve durata

del prestito, mobilità geografica dei debitori e creditori, ecc. I tassi di interesse elevati

sono un indicatore del fatto che nel mercato informale i fondi sono rari e il 36

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

rendimento delle attività economiche sviluppate grazie all’accesso al credito è molto

10

elevato .

A conclusione di questa analisi possiamo dire che è soprattutto la flessibilità che

caratterizza la finanza informale. I costi di transazione del settore informale, quando

applicati, sono generalmente più elevati e l’accesso ai finanziamenti informali è

relativamente facile rispetto al settore formale. La flessibilità delle condizioni e delle

operazioni di credito permettono di adattare i servizi finanziari ai bisogni specifici, la

rapidità di trattamento delle domande di prestito e soprattutto la volontà di trattare le

piccole somme che corrispondono ai bisogni e alla capacità della maggioranza della

popolazione fanno in modo che il meccanismo informale sia più adatto dei

meccanismi formali ai bisogni del settore urbano e rurale in cui operano. Ciò spiega in

parte che il credito informale è più diffuso che il credito formale malgrado il suo

costo più elevato.

10 Nel capitolo 5 il tema del tasso di interesse verrà ripreso e analizzato nel contesto dei progetti di microcredito 37

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

2.2 Appendice sul tema della finanza informale: Les Tontines

Il fenomeno delle Tontines è rimasto a lungo sconosciuto. Il progressivo fallimento

del sistema bancario e finanziario formale nei Paesi in via di sviluppo, ha messo in

evidenza il ruolo di alcuni circuiti finanziari informali dove le Tontines sono una

componente essenziale. Diversi autori negli ultimi 30 anni si sono dedicati allo studio

delle Tontines, riprendiamo in questa analisi il lavoro di Bouman (1977) e Gasse-

Hellio (1999).

La Tontine è un’associazione di persone unite da legami famigliari, d’amicizia,

professionali, di clan o regionali, che si ritrovano a periodi alterni variabili, al fine di

mettere in comune il risparmio per risolvere problemi particolari o collettivi. Secondo

Bouman (1977) “le Tontines sono associazioni che raggruppano i membri di un clan,

familiari, vicini, che decidono di mettere in comune beni e servizi per il beneficio di

tutti o uno, a turno.”

Sempre Bouman definisce le Tontines come “Associazioni circolari di risparmio e di

credito”ed è da questa definizione che derivano i nomi più conosciuti ed attribuiti alle

tontines: Associations Rotatives d’Epargne et Credit –AREC, in francese o Rotative

Saving and Credit Associations –ROSCA, in inglese.

Le Tontines esistono in tutti i paesi del mondo, ma sono maggiormente diffuse in

Africa ed in Asia. Anche se hanno diversi nomi da un paese all’altro, presentano

generalmente le stesse caratteristiche e nascono da relazioni molto strette tra i loro

membri.

La struttura più semplice di Tontines è una formula mista di risparmio e credito. Si

versa una quota fissa in un fondo comune (cassa) che è distribuito a turno a ciascuno

dei membri, designato spesso a sorte. Quando ciascuno dei membri ha ricevuto la

cassa, il circolo ricomincia.

Le Tontines esistono da prima dell’introduzione della moneta nell’economia.

Originariamente erano gruppi di lavoro che si mettevano insieme per accumulare e

distribuire servizi, per rispondere ai bisogni immediati come scavare delle tombe,

acquistare delle tegole od organizzare una festa.

L’origine è sicuramente asiatica, mentre in Africa il fenomeno è più diffuso e radicato

nei paesi dell’Africa orientale.

Per comprenderne meglio la natura e le varie sfaccettature è comunque importante

studiarne le variabili nazionali, regionale ed etniche. Vediamo di seguito alcune

caratteristiche delle Tontines in Africa e in Asia.

2.2.1 Le Tontines africane

Sono le più studiate ed hanno prevalentemente origine rurale. I membri si conoscono

bene e l’adesione è libera ma piuttosto selettiva. Il concetto di fiducia è garanzia di

sicurezza, la cauzione è la persona stessa, il suo capitale è la sua credibilità all’interno

38

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

del gruppo. Se qualcuno non rispettasse i propri impegni, perderebbe qualsiasi

prestigio nella comunità.

Le Tontines africane variano per grandezza, costituzione e posizione geografica.

Possono essere miste, ma generalmente si differenziano per sesso e fascia d’età, la

loro durata è variabile ed è decisa dai membri.

I momenti delle riunioni sono molto importanti perché sviluppano socialità, relazioni

interpersonali e perché sono il luogo ideale per la soluzione dei problemi degli

individui e della comunità. I giovani le considerano più come uno strumento

economico, mentre per i più anziani prevale l’elemento di socialità.

Per i membri di una Tontine la presenza è obbligatoria, esserci è un dovere morale,

esistono sanzioni (soprattutto morali) per chi viene meno agli impegni presi e

generalmente i versamenti sono accettati solo dai membri. Il momento finale della vita

della Tontines ha sempre una connotazione rituale, di festa.

La composizione delle Tontines è molto strutturata, al suo interno troviamo,

organizzati in maniera molto diversa da un paese all’altro: membri fondatori,

coordinatori della commissione di credito, presidente, vice-presidente, segretaria,

tesoriere, commissari (che verificano la contabilità), sindaci (che disciplinano).

La conformazione della Tontine dipende da fattori legati alla formazione socio-

professionale (funzionari, agricoltori, artigiani, commercianti, impresari) ed alla

provenienza geografica (di villaggio, di quartiere).

In Africa le Tontines non sono riconosciute legalmente in tutti i paesi ma,

rappresentano comunque una forma di sicurezza sociale ed economica.

2.2.1.1 Le Tontines in Gambia

Il termine juloo, corda, per un Mandiko ha più significati. Può essere usato per

riferirsi ad un piccolo commerciante, ad un credito o ad un debito. I commercianti

danno crediti e i loro crediti, benché utili, alla maniera di una scala di corda,

ingabbiano una persona che ha bisogno di un prestito, figurativamente è come avere

un cappio al collo! Quando gli abitanti dell’area del Gambia rurale fanno riferimento

al termine juloo si riferiscono alla schiavitù.

In Gambia, i meccanismi finanziari rurali promossi dalle banche di sviluppo e dai

programmi governati basati unicamente sul credito prestito, sono quelli che hanno

dato i peggiori risultati. Le maggiori agenzie di sviluppo hanno gestito i loro progetti

senza preoccuparsi troppo di mobilizzare i fondi a livello locale. Per questo la

percezione delle persone che abitano nelle zone rurali è che la maggior parte dei

programmi di credito appartengono ad altri: ai funzionari della capitale, del governo,

ai bianchi. Gli interventi internazionali verso l’agricoltura gambiana si sono basati

esclusivamente sul credito, ma lo studio del contesto locale ha evidenziato che è

necessario avere opportunità di risparmio migliori e più numerose e soprattutto che

riducano la dipendenza del debitore. 39

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

I meccanismi informali rurali in Gambia, così come nel resto dei paesi africani,

associano il prestito al deposito (il credito al risparmio); è una combinazione di

elementi di responsabilità individuale e collettiva con totale condivisone del rischio.

Infatti i sistemi finanziari informali che sembrano funzionare meglio, come gli osusus,

sono quelli che associano il deposito al prestito.

In questi contesti il risparmio viene concepito come la conservazione di un bene

mobile per un individuo o per un gruppo per una successivo utilizzo. In generale in

Gambia la parte maggiore del risparmio familiare è in forma non monetaria. Esistono

molte strategie individuali di risparmio in Gambia e si distinguono tra risparmi

d’investimento e di consumo. Generalmente il risparmio prende forma non monetaria.

Altre modalità di risparmio sin concretizzano attraverso i gruppi locali che offrono

servizi di risparmio e di credito e la cui composizione è molto variabile. Può

dipendere da legami etnici oppure può trattarsi, per esempio, di gruppi patrilineari, o

matrilineari che seguono alcune linee di affinità (alleanze, legami religiosi ecc.)

Ci sono dei controlli sociali al di sopra dei meccanismi di debito e credito di un

gruppo sociale o di una comunità.

Questi gruppi si chiamano kafo, in linguaggio mandika. L’adesione è volontaria e

racchiude tutte le persone eleggibili (per sesso ed età) del villaggio. Vanno da 10 a

300 persone. Nascono come mobilitazione della mano d’opera che può essere

utilizzata gratuitamente dai membri.

I kafo hanno una natura multifunzionale e sono presenti in zone sia rurali che urbane.

Sono prevalentemente femminili e funzionano su modello classico: versamento di

quote fisse a intervalli regolari che un membro ritira al momento dei versamenti. Nei

villaggi, i gruppi sono costituiti prevalentemente da donne di una fascia d’età

piuttosto uniforme.

Gli osusus gambiani sono molto importanti per le donne che lavorano nei mercati

delle città e in zone agricole. Una ricerca antropologica di Parker Shipton nel 1978 ha

rivelato che il 17% delle donne interrogate appartiene almeno a una di queste

associazioni contro l’1% degli uomini.

La partecipazione di ciascuno dei membri è assicurata dalla pressione degli altri

membri ed è assicurata da molteplici legami: abitanti di uno stesso quartiere, sesso e

età in comune, relazioni familiari o appartenenza da uno stesso gruppo etnico. Ogni

gruppo possiede un capo riconosciuto da tutti.

Alcune caratteristiche sugli osusus in Gambia:

I club di contribuzione monetaria sono il risultato di un’idea che si è sviluppata nelle

zone rurali del Gambia, derivate dai kafo, gruppi di uomini e donne che mobilitavano

prevalentemente mano d’opera.

Tutti i membri dell’osusus versano delle somme fisse a intervalli regolari, ad ogni

versamento un membro ritira i fondi. Ogni persona ritira i fondi a turno fino a

completare il ciclo che può allora ricominciare.

Per i membri che ricevono il fondo all’inizio del ciclo, il gruppo rappresenta un

meccanismo di credito, per coloro che si trovano alla fine del ciclo è un meccanismo

di risparmio.

I gruppi studiati in Gambia hanno una composizione media di 13 membri per gli

osusus di villaggio e di 24 membri per gli osusus di città. Il versamento medio del 40

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

91% dei gruppi è di meno di un dollaro a settimana. I fondi vengono utilizzati

prevalentemente per cerimonie, vestiario, acquisti di piccole attrezzature.

La durata è varia, si va da oltre i dieci anni a quattro-sei anni. Gli osusus gambiani

sono modelli tipici dei gruppi dell’Africa orientale.

L’ordine di rotazione può essere deciso prima dell’inizio del ciclo, secondo diversi

metodi, o si può seguire la sorte. Di fronte a bisogni urgenti di alcuni membri il

gruppo riesce sempre a trovare delle soluzioni che tengano conto del bisogno del

singolo e del gruppo.

Vantaggi:

L’osusus dà ai risparmiatori una scusa socialmente valida per rifiutare un

prestito ai non membri.

L’osusus offre dei servizi finanziari a delle persone che diversamente non

potrebbero beneficiare di servizi bancari per la mancanza di un deposito iniziale

o per altri motivi: generalmente non è richiesta nessuna cauzione.

L’osusus non è una struttura così intimidatoria come un organismo finanziario

formale e soprattutto non ci sono ostacoli linguistici per chi vi partecipa.

Non c’è bisogno di troppa burocrazia, complicati incartamenti da riempire e sono

ridotti al minimo i costi di transazione.

È l’occasione di momenti di riunione sociale. I gruppi che si riuniscono per fare i

propri versamenti possono beneficiare dell’occasione per momenti di

convivialità.

Il rischio di furto od imbroglio è ridotto a causa della pressione del gruppo.

Se il gruppo lo desidera, può sorvegliare le modalità con le quali i membri

spendono i loro fondi.

L’osusus può essere anche una forma di assicurazione.

Poiché è nata dall’iniziativa dei propri membri, l’osusus è sentito come una forte

impegno.

Il risparmio nel quadro di un osusus non è soggetto a nessun esame governativo, né ad

un controllo, né a nessuna imposta fiscale.

Gli inconvenienti:

Gli osusus che hanno durata annuale non sono ideali per le comunità che

dipendono da agricoltura perché è verosimile che i bisogni dei membri posso

arrivare tutti nello stesso momento a causa della stagionalità. Per la stessa

ragione, le osusus sono utilizzati raramente per finanziare bisogni legati

all’agricoltura e alle attività produttive.

Nonostante la maggior parte degli osusus abbiano un sistema di rotazione

flessibile, può capitare che i bisogni di un membro siano giudicati più urgenti di

altri, indipendentemente dalle sue capacità di rimborso.

Il gruppo dipende fortemente della partecipazione continua di tutti i suoi

membri.

Il gruppo non sempre si adatta facilmente al cambio dei suoi membri, sia che

entrino nuovi o che se ne vadano.

I depositi o prestiti ottenuti in un osusus non sono segreti a livello locale. 41

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

Poche sono le informazioni disponibili su queste associazioni di risparmio e di credito

rotativo. Sono inoltre molto variabili per tipologia, grandezza, organizzazione ecc.

Sembra che riescano meglio di quelle miste le associazioni rurali che comprendono

membri dello stesso sesso. Inoltre, data la stessa composizione sociale e

generazionale, risulta più facile che i membri di uno stesso osusus rurale abbiano

livelli di solvibilità e di capacità finanziarie simili.

I gruppi che riescono maggiormente a mobilitare finanza a livello locale sono quelli

che hanno già altri scopi (lavori agricoli, attività per i giovani, sports).

Un altro vantaggio dell’osusus e di altri club di contribuzione è che i loro membri non

si possono facilmente indebitare poiché i prestiti sono regolamentati e calibrati a

seconda di quello che possono depositare agricoltori in condizioni simili.

Inoltre questo sistema di credito e di risparmio tende a funzionare meglio di ogni

sistema individuale per i contadini poveri e per le donne.

2.2.2 Le Tontines in Asia

La Tontines in Asia sono più strutturate che in Africa. È molto frequente ritrovare

nelle Tontines asiatiche un regolamento molto dettagliato, che specifica tutte le norme

operative che possono esistere tra i partecipanti. In Asia le Tontines sono diventate

delle imprese vere e proprie, ed essere dirigente o responsabile di una Tontines è al

giorno d’oggi un mestiere come un altro.

In numerosi paesi asiatici le Tontines, o le società di Tontines, sono delle vere e

proprie istituzioni finanziarie.

A differenza dei paesi africani, dove le pratiche finanziarie informali sono orientate

alla mobilitazione del risparmio, in Asia lo sono verso la disponibilità di credito.

Inoltre anche se l’aspetto della convivialità è presente, non è così dominante. Le

Tontines di natura finanziaria sono le più importanti, e l’utilizzazione dei fondi è

orientata verso l’investimento piuttosto che verso il consumo.

Esistono nei paesi asiatici prevalentemente due forme di Tontines: quelle indirizzate

verso la mutua assistenza a livello familiare e quelle più orientate verso la finanza e

gli affari.

Le Tontines che si basano sull’aiuto reciproco a livello familiare hanno diverse forme.

Lo scopo principale è permettere ai membri di poter affrontare delle spese occasionali

per eventi importanti come, per esempio, le spese legate alla morte di un parente. Gli

apporti possono essere in natura o sottoforma di servizi. Esse assomigliano

maggiormente alle Tontines africane per la loro vocazione sociale.

Le Tontines di risparmio o di consumo sono costituite da un soggetto che dà inizio ad

un gruppo di persone: fattore determinante è che tutti abbiano fiducia in lui, regola

fondamentale per coloro che desiderano prendere in prestito del denaro. Egli dispone

dei primi versamenti e diventa debitore degli altri partecipanti, rimborsandoli

progressivamente per tutta la durata del ciclo. Gli altri turni sono determinati per

accordo reciproco, o sono tirati a sorte.

Nelle Tontines a vocazione finanziaria i fondi sono distribuiti a turno, ma vanno

prima a colui che ha dato il via all’iniziativa e poi a coloro che offrono la

remunerazione più alta. L’offerta può essere determinata da due fattori: dall’aumento

42

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

dei versamenti successivo ad ogni rotazione e dalla diminuzione dei versamenti che i

partecipanti devono effettuare successivamente al beneficio dell’interessato.

Il tasso d’interesse è presente quindi in queste forme di Tontines e cambia secondo i

partecipanti.

Il fatto che le Tontines si siano evolute in Società di Tontines ha accelerato la loro

legislazione. Il Giappone è stato il primo paese a regolare le Società di Tontines

(Mujin Business Act nel 1915); altre leggi sono state invece promulgate per limitare o

restringere le attività delle Tontines e per trasformarle progressivamente in società in

modo da avvicinarsi alle banche.

2.2.2.1 Le Tontines in Giappone

Le Tontines giapponesi sono chiamate kous e già alla metà del XX secolo costituivano

una forma d’intermediazione finanziaria popolare, soprattutto nelle regioni rurali.

Oggi sono pressoché scomparse ma nel passato hanno giocato un ruolo molto

importante nel paese, che oggi possiede un sistema finanziario moderno ed efficace.

Si può quindi studiare il caso del Giappone come esempio per seguire questo sviluppo.

Sembra che i kous siano apparsi tra il XII e il XIII secolo e che abbiano mantenuto

lungo i secoli la stessa struttura di base e le stesse regole. Sono stati presenti sia nelle

regioni urbane sia nelle regioni rurali e sono stati anche molto popolari all’interno

della società samurai. All’inizio del XX secolo la loro presenza era particolarmente

consistente. Si contavano 985 kous nella prefettura di Kyoto, 4.000 nella prefettura di

Fukushima e più di 22.300 in Hiroshima. I kous esistevano nel 75% dei villaggi e

delle piccole e grandi città.

Le Tontines avevano non solo un ruolo economico ma anche sociale e religioso ed

erano anche occasione di svago e aggregazione popolare.

Si ritiene che i kous fornissero fondi prevalentemente per obiettivi a lungo termine. Le

Tontines hanno cominciato a sparire soprattutto nelle regioni rurali verso il 1950.

Molto interessante è il ruolo che i kous hanno avuto in Giappone sulla creazione delle

istituzioni finanziarie moderne e soprattutto sulle associazioni di credito rurale e le

compagnie Muijin urbane. I kous erano popolari anche nella società samurai che li

utilizzava come strumenti fiscali per finanziare delle spese pubbliche.

Kou è il termine per definire un’associazione di risparmio e di prestito di gruppo in

Giappone. La provenienza della parola fa riferimento a due termini che richiamano

l’aiuto reciproco verso i più poveri e la finanza nel senso di guadagno monetario.

Il termine muijin, che si riferisce ad associazioni più urbane, nella letteratura buddista

assume il significato di “mondo assoluto, senza limiti ed inespugnabile”.

Si crede che i primi kous fossero presenti in Giappone sin dalla fine del XIII secolo.

La loro struttura non è cambiata nel corso dei secoli per cui si possono recuperare le

loro caratteristiche anche consultando un contratto del 1345:

I membri redigono un contratto alla prima riunione (inizialmente non è quasi mai

scritto) ed accettano di obbedire alle regole del kou;

I membri devono versare una somma di denaro ad ogni riunione salvo quando

devono tenere la cassa; 43

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

La rotazione della cassa è decisa a sorte;

I membri che hanno ricevuto la cassa, non possono ricevere fondi supplementari;

I membri si riuniscono due o tre volte per anno;

Quando tutti i membri hanno ricevuto la cassa una volta il kou può essere

sciolto.

Queste regole erano simili a quelle dei kous moderni, a parte il fatto che la rotazione è

stata regolata piuttosto che destinata al sorteggio.

Nei kou la quota del debito era relativamente bassa; il tasso d’interesse era più basso

di quello del settore formale ed era una struttura che generalmente rifiutava l’ipoteca.

La relazione di fiducia reciproca e le sanzioni informali (obbligo morale) assicuravano

il rimborso dei prestiti all’interno del kou.

Alcune innovazioni moderne sono state: la variabile tra la somma di accumulo in

cassa ed i versamenti, la possibilità di introdurre il trasferimento dei diritti nel kou,

per cui è possibile accettare o vendere la propria parte all’interno di un kou e

l’ipoteca. Queste innovazioni finanziarie sono la base delle formazione delle

compagnie-mujins che fecero il loro ingresso nelle zone urbane più tardi.

Anche se verso la fine del 1800, iniziarono a sorgere alcune istituzioni finanziarie

moderne, i prestiti informali continuavano ad essere l’essenziale dei servizi finanziari.

I kou sono stati più numerosi ed efficaci all’interno delle zone rurali dove ogni ciclo

aveva una durata consistente tanto che possono essere definiti degli strumenti

finanziari a lungo termine. Il fatto che il 90% dei kou fosse in denaro e non in natura,

dimostra che l’alto grado di monetarizzazione del Giappone anche nelle zone rurali. I

prestiti nei kou avevano obiettivi a lungo termine poiché, essendo realtà spesso

limitate ad una stessa area geografica, non potevano certo risolvere i bisogni a breve

termine di tutti i membri, che verosimilmente potevano coincidere date le condizioni

di vita molto simili. Dopo il 1950 i kou cominciarono a sparire dalle zone rurali e ne

rimansero esempi solo nelle isole minori o in qualche zona isolata di montagna come

Nagano, Yamanashi e Gifu.

Vediamo ora i punti di forza e di debolezza delle Tontine giapponesi:

Punti di forza

Tutti conoscono i kous perché sono molto popolari e sono esistiti per lungo

tempo;

Un kou era facile da organizzare;

L’accesso era consentito anche a semplici contadini;

Incoraggiavano il risparmio;

I tassi d’interesse dei kous erano più bassi di quelli dei creditori professionali,

Era possibile fare prestiti a lungo termine;

In generale i prestiti non avevano bisogno d’ipoteca;

Il Kou era mosso da uno spirito d’aiuto vicendevole e solidale;

Il kou incoraggiava anche lo spirito speculativo;

Tutti i partecipanti avevano la possibilità di beneficiare di un prestito

Punti di debolezza:

I tassi d’interesse variano molto, a seconda delle offerte; 44

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

I tassi d’interesse sono forzatamente elevati;

Un organizzatore (colui che aveva l’iniziativa di avviare un kou) poteva

imbrogliare a danno dei membri;

Nei kous più complessi, i membri sbagliavano nel calcolare i tassi d’interesse;

Dopo questa prima panoramica dei kou, è importante vedere se e come hanno

contribuito alla costituzione del sistema finanziario attuale del Giappone.

Essi hanno avuto in realtà due sviluppi diversi: nelle zone rurali hanno facilitato la

diffusione di cooperative agricole molto competitive, mentre nelle zone urbane hanno

favorito la formazione delle compagnie-mujins che sono diventate le istituzioni

finanziarie moderne.

I mujin

Nel processo di trasformazione dal sistema informale a quello formale era necessario

determinare la solvibilità dei membri ed un modo per misurare il livello di fiducia

all’interno del gruppo. I kou che si erano orientati verso la finanza avevano membri

molto rappresentativi, che generalmente ricevevano dei privilegi, come un

commerciante o un proprietario, cosa che faceva aumentare anche la credibilità

dell’associazione all’esterno della comunità.

La prima compagnia mujin è nata a Tokyo nel 1901 con un capitale di 10.000 yen.

Il successo di queste forme di finanza è stato dettato da alcune ragioni; la principale è

che erano una risorsa per i piccoli risparmiatori che non avevano accesso a sistemi più

complessi. A differenza che neii kou, nei Mujin, anche in caso di fallimento di uno dei

soci era possibile lo stesso ricevere un prestito. Il loro successo non è più basato sulla

fiducia del gruppo ma sulla reputazione della compagnia verso l’esterno.

I Mujin sono stati istituzionalizzati con il Mujin-Business Act del 1915.

I kou e le associazioni rurali di credito

I kou hanno favorito la nascita di associazioni rurali finanziarie. Verso il 1940 tre

erano le tipologie di istituzioni finanziarie nella regione rurale giapponese: le banche

private, le istituzioni finanziarie specializzate e le associazioni di credito.

Le istituzioni specializzate offrivano prestiti a medio e lungo termine su cauzione o

ipoteca. Ricevevano una sorta di privilegi governativi e sono state completamente

disciplinate.

Le associazioni rurali di credito funzionavano a partire dallo stesso spirito di aiuto

mutualistico tradizionale che si trovava nei kous.

L’abitudine ad una collaborazione nel lungo periodo aveva sicuramente favorito

l’attività di gruppo e di cooperazione, la comprensione dei benefici del risparmio e la

necessità di rimborsare i debiti. Grazie alla partecipazione nei kous, i contadini

giapponesi avevano appreso che la disciplina è un elemento fondamentale

nell’intermediazione finanziaria di successo e la struttura formale di cooperativa ha

dato l’occasione di esercitare questa disciplina all’interno di un quadro istituzionale

più ampio.

I risultati si sono visti dal 1905 al 1925: il numero di cooperative di credito

giapponesi è passato da 600 a più di 12.000; le cooperative agricole giapponesi, nate

dall’esperienza delle associazioni di credito, sono in grado di fornire servizi finanziari

agli agricoltori e di finanziare attività legate all’agricoltura; la banca Norichukin, 45

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

banca di cooperative agricole giapponesi è diventata una delle banche più grandi del

mondo.

La storia della finanza informale è stata lunga e molto ricca in Giappone. Anche se le

forme più tradizionali, ad esempio i kou, sono scomparse, possiamo dire che la loro

influenza è stata determinante per la nascita delle compagnie-mujin e per le

cooperative agricole, soprattutto per il concetto di disciplina necessaria per tutelare il

risparmio, per rimborsare i soldi presi in prestito e per accordare i prestiti in base alla

solvibilità.

Un elemento molto importante dell’esperienza dei kou è stata la capacità di

influenzare le strutture formali che ne sono derivate verso la fornitura di servizi al

grande pubblico.

In Giappone la finanza informale non è mai stata destituita ma incorporata in un

processo culturale molto lento, tanto che i Giapponesi sentono le nuove istituzioni

come un qualcosa di originale e non proveniente dall’esterno. 46

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

CAPITOLO 3

LA MICROIMPRESA E LE ATTIVITÀ GENERATRICI DI

REDDITO DELLE POPOLAZIONI PIÙ POVERE

(di Ilaria Urbinati)

Negli ultimi anni vi è stato un serio ripensamento delle politiche e delle strategie di

aiuto allo sviluppo dovuto perchè i programmi di aiuto intrapresi hanno spesso fallito

nel raggiungere i più poveri. Molti dei programmi di assistenza pubblica, infatti, sono

risultati inefficaci perché hanno offerto limitate possibilità di sviluppo di attività

auto-sostenibili, creando spesso situazioni di dipendenza: anziché focalizzare le

risorse e le energie sulla creazione di condizioni di impiego, e quindi stimolare

l’iniziativa privata, tali programmi forniscono strumenti di minima sussistenza

quotidiana.

Questo capitolo si basa su un’analisi dei soggetti a cui i programmi di microfinanza

rivolgono prevalentemente i propri servizi. Questi soggetti devono essere individuati

con particolare riferimento al contesto nel quale sono inseriti: si va dall’ampio

panorama dell’economia informale a piccole attività formali.

Si procede quindi ad un analisi dell’economia informale in prospettiva di un’analisi

del processo di consolidamento e dei diversi tentativi di formalizzazione delle attività

economiche.

Le peculiarità di queste attività, generalmente definite come microimprese, sono

analizzate ponendo particolare attenzione al livello di povertà che contraddistingue le

diverse componenti. Essendo questo un elemento molto difficile da definire, si sono

sviluppati diversi approcci che evidenziano tutta la complessità del tema e che, però,

aiutano ad inquadrare il focus dei programmi di microfinanza.

Importante, nel corso del capitolo è l’analisi dei fattori correlati al concetto di

povertà, esterni ed interni, che caratterizzano i soggetti della microimpresa e che

possono condizionare i risultati dei vari interventi.

Si conclude il capitolo cercando di verificare quali sono i veri destinatari del

microcredito e l’impatto dei vari programmi, tenendo come riferimento il livello di

benessere, non solo economico, dei beneficiari.

La peculiarità della microfinanza sta innanzitutto nei suoi beneficiari o clienti che in

11

molti casi sono i più poveri tra i poveri .

Yunus M. (1988) afferma che “anche il povero possiede, in modo istintivo, la capacità

di usare un prestito per organizzare un lavoro autonomo che gli consenta di migliorare

le proprie condizioni di vita, e arriva ad assegnare al credito la forza di un diritto,

11 Come vedremo in seguito, la Campagna del Microcreditsummit e le risoluzioni delle Nazioni Unite promuovono

l’obiettivo di raggiungere, con lo strumento del microcredito, i più poveri tra i poveri. Come è facilmente intuibile

tale obiettivo non solo non è perseguito da tutti gli operatori di microfinanza; anche fra coloro che lo individuano

nella loro mission, non tutti riescono a raggiungerlo. 47

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

ritenendo che la povertà e la mancanza di diritti sono, in qualche modo, situazioni che

12

si equivalgono, ovvero sono causa ed effetto una dell’altro” .

Questo evidenzia che l’enfasi sull’eliminazione della povertà e sulla crescita a favore

dei poveri è indirizzata all’esistenza di politiche per lo sviluppo a favore di piccole

attività economiche.

Infatti non è sufficiente proporre come obiettivo politico il soddisfacimento dei

bisogni primari per la parte più povera della popolazione: l’impegno, per una maggior

equità distributiva, deve consistere nella diffusione di nuove opportunità di vita a tutti

i gruppi e in ogni ambito territoriale, con maggior attenzione per quelli che ne sono

maggiormente carenti.

Alcuni autori pongono infatti l’accento sulle potenzialità che il settore informale e di

sussistenza possono avere all’interno dei processi di sviluppo (Hulme e Mosley 1996),

Questo settore costituisce però un panorama talmente vario e complesso, che necessita

di politiche ed obiettivi differenziati e specifici. Ad esempio, Frigero pone l’accento

sulla cattiva considerazione che di solito viene attribuita al settore informale. “Il

panorama economico di riferimento nei paesi in via di sviluppo ha spesso una

struttura dualistica: esempi di settore economico moderno si intersecano con forme di

produzione piuttosto arretrate. Il dualismo risulterebbe lacerante, con costi sociali

elevati, se il settore di sussistenza e quello delle microimprese si rivelasse unicamente

come manifestazione di arretratezza e non potesse generare alcuna attitudine

imprenditoriale. Gli interventi di cooperazione economica rivolta a questi ambiti e le

iniziative di microfinanza, dovrebbero invece avere lo scopo di ampliare un’area da

cui si possano generare i tentativi, necessariamente numerosi, di costituire imprese

nuove a partire dalle dimensioni minori” (P. Frigero).

Si è ormai convinti che il cosiddetto “effetto sgocciolamento” della ricchezza dalle

fasce alte al resto della società (trickle down effect) non sia stato così efficace, ed è

stata mostrata l’incapacità del mercato di garantire un’equa distribuzione della

ricchezza. A questo proposito è importante capire se il settore più informale

dell’economia non sia in realtà una parte strutturale di quelle società in cui è

maggiormente presente. Questa analisi é importante per distinguere i diversi modelli

produttivi che possono, in qualche modo, superare il loro carattere marginale e

scommettere su una vera crescita economica e sociale (Conato D., Navarro H.,

Morente P., 1996).

3.1 L’economia informale e il suo ruolo nei processi di sviluppo

Uno dei limiti delle politiche di intervento nei paesi in via di sviluppo (PVS) consiste

nel non aver considerato adeguatamente la natura particolare che caratterizza la quasi

totalità dei sistemi economici di queste zone, con la conseguenza che finanziano ed

incentivano le strutture meno propense al reale sviluppo di questi paesi. Non si è dato

giusto peso al fatto che le economie dei PVS si caratterizzano per la presenza di un

crescente settore informale. Esso comprende le attività economiche non ufficiali, che

ormai costituiscono una componente stabile e rilevante delle economie nazionali.

Il settore informale rappresenta tuttavia solo una parte di quel segmento di economia

detta “nascosta” o “non formale”.

12 Sul diritto di accesso alle risorse, fra cui anche le risorse finanziarie, e il loro legame con la situazione di povertà e

sottosviluppo, si veda anche A. Sen “Lo sviluppo è libertà”, Mondatori, Milano, 2000 48

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

Tutte le attività economiche che si svolgono al di fuori dei mercati formali e dei loro

sistemi regolamentati, possono essere classificati in tre generali categorie:

- attività illegali;

- economia sommersa;

- settore informale.

Le attività illegali sono quelle il cui esercizio è vietato dalla legge; sono tali anche

attività di fatto legali ma svolte da persone che, per qualche ragione, non sono

autorizzate. Si ha dunque un’attività illegale sia quando si produce, si vende, si

distribuisce o si possiedono beni o servizi vietati dalla legge, sia quando le persone

che svolgono attività legali non sono autorizzate a farlo.

L’economia sommersa riguarda invece forme di produzione legali, tenute

volontariamente nascoste allo stato per evasione fiscale, oppure non conformi ai

requisiti previsti dalla disciplina sul lavoro o non rispettose delle norme

amministrative.

Il settore informale è costituito dalle unità produttive caratterizzate da alcuni elementi

fondamentali quali: il basso livello di organizzazione; la scarsa o nulla divisione fra

lavoro e capitale; relazioni di lavoro non sancite da veri e propri contratti ma da

occupazione occasionale; vincoli di parentela o relazioni personali.

Naturalmente tra queste tre categorie è difficile individuare confini definiti,

soprattutto se si considera che all’interno delle stesse vi sono notevoli

sovrapposizioni.

Il ruolo del settore informale si è manifestato in quelle aree dove la struttura

economica esistente non consente la formazione di un consolidato settore economico

formale. Si tratta di una realtà che ha rappresentato, a partire dagli anni ’70, il

tentativo del Sud del mondo di arginare la crescita allarmante di povertà e

una risposta non sviluppata dai governi ma dai soggetti capaci di

disoccupazione:

convertire le attività di sopravvivenza in attività economiche.

Questo è conseguenza di una struttura politico-sociale gravemente carente: in molti

casi lo stato non riesce a svolgere il suo ruolo di protezione e promozione di diritti e

delle iniziative economiche. L’iniziativa informale è una reazione all’impossibilità di

creare attività economiche appartenenti al circuito formale. Alcuni ostacoli possono

essere costituiti dalla struttura economica o legislativa del paese ma anche da eventi

non previsti come, per esempio, eventi naturali (carestie, siccità, alluvioni, ecc.) o

squilibri sociali (cambiamenti demografici, conflitti). Il settore informale riesce ad

flessibilità;

affermarsi in queste situazioni grazie alla sua si tratta, infatti, di attività

economiche prive di una struttura rigida e come tali adattabili velocemente a

cambiamenti, anche improvvisi.

3.1.1 Le caratteristiche dell’impresa informale

L’impresa informale ha ridotte dimensioni economiche ed occupazionali, è

generalmente esclusa dai circuiti istituzionali di credito ed è un settore molto

flessibile con un elevata elasticità della produzione rispetto alla domanda; è, però,

anche caratterizzato da una diffusa illegalità e da una presenza di fasce della

popolazione molto deboli, prevalentemente donne.

Sebbene possa sembrare riduttivo, si è comunque cercato di dare una definizione delle

attività informali e delle piccole attività fomali. Si sono prediletti come categorie i 49

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

gradi di informalizzazione ed il livello di impiego e si sono evidenziati tre livelli che

aggregano le caratteristiche predominanti:

• Piccole attività formali

Si possono considerare in questa categoria le classiche piccole imprese della

letteratura dell’economie del Nord, ma che si trovano anche nel Sud. Queste imprese

hanno regolarizzato la maggior parte delle loro procedure, hanno una buona presenza

di capitale umano e sono integrate all’intero di strutture dell’economia formale. Non

sono spesso considerate nel dibattito del settore informale e della lotta alla povertà,

ma sono dei partner potenzialmente validi come risorsa di skills e come elementi di

influenza per le altre categorie.

• Piccole attività informali

Sono le attività economiche che vengono spesso definite come “di successo”,

“emergenti” , “sostenibili”, “imprenditoriali”. È la fascia che contiene tutte le attività

economiche che dal settore informale raggiungono i livelli inferiori del settore

formale. Anche se dal esterni rispetto al settore formale, i proprietari/operatori hanno

avuto una discreta vicinanza al settore dell’educazione, della formazione e

dell’impiego formale. Queste sono generalmente le attività che hanno un ruolo

centrale nel dibattito sulla crescita e lo sviluppo come importanti produttori di beni,

servizi e bacini di impiego. Non significa comunque che siano attività che fanno parte

di progetti di crescita economica e industriale dei loro paesi, spesso sono ancora in

fase di sviluppo.

• Attività di sopravvivenza

Sono le attività in cui l’equazione tra povertà ed economia informale è più evidente.

Sono prevalentemente indirizzate al commercio ma anche a forme di produzione di

base e di bassa qualità; per coloro che le gestiscono, economicamente collocati al

livello di sussistenza, il guadagno diventa una delle diverse risorse che, combinate tra

loro, consentono la sopravvivenza.

Questa categorizzazione tiene conto del fatto che le barriere di confine tra i tre gruppi

sono spesso molto labili e che tutti fanno parte di un continuum in movimento e

sviluppo.

La produttività dell’economia di piccola scala è strettamente legata a quella

dell’economia generale. È importante comprendere che le micro e piccole imprese

sono intimamente connesse alle imprese più sviluppate, sia positivamente attraverso

scambi e collaborazioni, sia negativamente attraverso l’esclusione e l’isolamento

dall’economia industriale, che determina le regole del mercato.

Le politiche di cooperazione allo sviluppo hanno un impatto diretto o indiretto sulle

piccole e medie imprese: nei paesi con politiche nazionali appropriate, c’è infatti un

maggior supporto da parte di fonti esterne, con più attenzione anche da parte dei

donatori stranieri.

Durante l’ultimo quarto di secolo il settore informale è stato maggiormente analizzato

e le piccole e medie imprese sono state il focus di vari studi sulla crescita e la

riduzione della povertà condotti sia a livello nazionale che da parte di donatori per.

Oltre che verso le microimprese di sussistenza o sopravvivenza, si è sviluppato un

grande interesse anche verso le imprese emergenti che non solo si sono scontrate con

50

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

un sistema dove la competizione è stimolo per cambiamenti, ma hanno anche

applicato l’elemento della flessibilità come fondamento per lo sviluppo.

Tra le attività economiche che caratterizzano il settore informale alcune sono più

tradizionali come la produzione di beni e servizi, la commercializzazione stagionale di

prodotti o la fornitura di servizi di manutenzione e riparazione, mentre altre sono

sicuramente più innovative per la realtà dei PVS, come il riciclaggio dei rifiuti o

l’esecuzione di piccoli trasporti.

3.2 I beneficiari dei progetti di microcredito

Come vedremo in seguito, i beneficiari dei programmi di microfinanza possono

appartenere a diversi livelli di povertà. In questa trattazione si è cercato di includere il

più ampio gruppo di potenziali beneficiari, proprio perché le esperienze di campo dei

progetti di microfinanza evidenziano questa forte varietà.

Il problema che rimane ancora insoluto è definire lo strumento per identificare il

livello di povertà del beneficiario; alcuni operatori hanno tentato di adottare alcuni

strumenti, vediamo qui di seguito alcuni di queste approcci.

3.2.1 La Microfinanza e la Poverty Alleviation

I poveri non sono un mercato omogeneo ma un eterogenea collezione di gruppi di

consumatori, produttori, risparmiatori, investitori. Remenyi (2000) ha teorizzato la

diversità dei poveri costruendo una piramide che si basa sul livello di povertà dei

nuclei familiari; ogni settore della piramide è analizzato anche nella prospettiva del

mercato per la microfinanza.

Alla base vi sono i più poveri tra i poveri ossia i vulnerable poor, così chiamati

poiché la loro sopravvivenza dipende dall’attività di altri. I servizi di microfinanza

per questa categoria mirano a potenziare la loro produttività economica e il loro

valore all’interno della famiglia o del villaggio, in modo che la loro vulnerabilità

possa diminuire .

Appena sopra ci sono i labouring poor, che hanno come risorsa economica la vendita

del proprio lavoro, sono per la maggior parte contadini. La micro finanza permette

alle famiglie povere di realizzare benefici grazie alla diversificazione economica e li

conduce verso opportunità più produttive nell’auto-impiego e nelle attività

imprenditoriali.

I poveri self-employed non sono legati ad attività di sussistenza ma alla produzione

per il mercato informale, spesso sono impegnati a tempo parziale; in molti casi hanno

un lavoro salariato parallelo, ma il loro guadagno continua a dipendere dal mercato.

Al vertice della piramide ci sono gli operatori della microimpresa che vengono

definiti enterpreneurial poor . Si distinguono perché sono in grado di dare lavoro ad

altri, soprattutto ai familiari a tempo ridotto. L’impossibilità di accedere a

finanziamenti per il capitale circolante è spesso una delle costrizioni che bloccano gli

imprenditori poveri all’espansione delle loro attività commerciali.

Sempre Remenyi (2000) ci ricorda che la povertà è multifaccia e non è solo privazione

economica. E’ importante valutare soprattutto la dimensione non economica della

povertà e procedere alla soluzione delle cause non economiche perchè i servizi offerti

51

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

dalla microfinanza possano avere un impatto considerevole. Bisogna, infine, capire le

cause della povertà e se soprattutto non è dovuta solo alla carenza di servizi

finanziari: questi ultimi potrebbero non essere la soluzione più efficace del problema.

Proprio per confermare i vari tentativi realizzati a livello internazionale verso

l’identificazione della povertà, si riportano i risultati di uno studio, compiuto dal

Finca International nel 1998 e che ha distinto 4 livelli di povertà, a conferma del fatto

che ci troviamo di fronte a degli elementi complessi e difficilmente identificabili se

non attraverso molte variabili.

La povertà può quindi essere determinata da diversi fattori legati a:

- problematiche di genere;

- abuso dei diritti umani;

- accesso alla giustizia;

- effetti collaterali di attività economiche che danneggiano la salute e la qualità

della vita;

- analfabetismo cronico;

- mancanza di luoghi per i poveri dove poter esprimere le loro esigenze davanti

alle autorità competenti.

3.2.2 Caratteristiche dei beneficiari dei progetti di microfinanza

Questo capitolo è strettamente legato al capitolo 5 sulla progettualità del

microcredito. Verranno infatti trattate di seguito alcune metodologie riprese da

manuali di progettazione che possono aiutare nell’identificare il target di un progetto

di microfinanza.

La più comune classificazione adottata nei progetti di microfinanza per descrivere le

dimensioni delle piccole attività economiche è la seguente:

1. Income Generating Activities (IGAs) – Attività generatrici di reddito

2. Microenterprises (MEs) – Microimprese

3. Small Enterprises (SEs) – Piccole Imprese

La distinzione tra i tre livelli di attività è rappresentata dalle azioni, dalle aspettative

e dalle aspirazioni di coloro che conducono l’attività stessa.

Per l’imprenditore di una IGA il guadagno dell’attività economica va ad incrementare

il reddito del proprio nucleo familiare.

In una IGA il lavoro è nella maggior parte dei casi part-time e spesso l’attività

economica è stagionale. Generalmente diversi membri del nucleo familiare sono

coinvolti in un’ampia e variabile serie di attività economiche e le fonti di reddito sono

diverse, per quanto il reddito complessivo rimanga basso.

Il microimprenditore reinveste parte del profitto nell’attività generando un incremento

della produttività ed un conseguente aumento del profitto stesso.

Una ME implica un’attività full-time ed è la principale fonte di reddito per il

proprietario e per la sua famiglia.

Sebbene l’attività di microimpresa sia intrinseca all’economia familiare, c’è una

tendenza ad iniziare a separare le finanze della famiglia da quelle dell’attività

economica. Il proprietario è il principale lavoratore ed è supportato da altri membri

della famiglia e a volte anche da lavoratori dipendenti. L’imprenditore della piccola 52

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

impresa può reinvestire nell’espansione della sua attività economica; il profitto

diviene il carburante per la crescita dell’impresa.

In una SE l’attività è la principale fonte di reddito chiaramente separata dall’economia

familiare.

Sebbene i membri della famiglia siano spesso coinvolti nell’attività d’impresa, le

piccole imprese usano un numero variabile di impiegati esterni.

Tabella 0.1 - Distinzione tra IGAs, MEs, Ses

IGAs MEs SEs

Il profitto è Consumi del nucleo Consumi del nucleo Reinvestimento

utilizzato per: familiare familiare e nell’impresa

reinvestimento

nell’impresa

Strategia: Diversificazione Specializzazione Specializzazione

della attività per dell’attività per dell’attività per

incrementare il incrementare il reddito incrementare il

reddito familiare e familiare profitto

per minimizzare il

rischio

Numero impiegati: 0 0 - 10 11 - 50

Patrimonio: Meno di 500 $ Meno di 10.000 $ Meno di 100.000 $

Fonte: CARE Savings and Credit Sourcebook, CARE 1996

Le persone che appartengono a fasce economicamente vulnerabili e che sono in grado

di percepire un reddito da self-employment (auto-impiego o lavoro autonomo)

appartengono spesso a nuclei familiari che hanno diverse attività economiche

produttive in differenti momenti nell’arco dell’anno. Generalmente queste imprese

hanno un livello di rischio gestionale basso e prudente ed un limitato ritorno nel breve

termine. La produzione è a livello di sussistenza ed è destinata nella maggior parte dei

casi al consumo interno anziché al mercato.

Le piccole attività economiche possono svilupparsi in diversi ambiti a seconda,

soprattutto, dell’ambiente geografico, economico e sociale del contesto di riferimento.

Una generale classificazione comprende:

- agricoltura/allevamento: corrispondono ad attività rurali che si svolgono

prevalentemente in pianura, se sono attività agricole ed in zone montagnose se

si tratta di allevamento;

- produzione: attività di qualunque tipo e dimensione rivolta ad un mercato al

dettaglio; 53

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

- artigianato: attività generalmente tipiche di un determinato paese, che nascono

e si sviluppano da una determinata tradizione culturale;

- commercio/servizi: attività caratterizzate da un circuito di vendita piuttosto

veloce.

3.2.3 La Microimpresa

Il modello organizzativo delle varie unità economiche ha assunto un po’ ovunque la

forma imprenditoriale, in cui prevale la struttura familiare (soprattutto in ambito

rurale) o la forma di associazione di fatto; non sono rari i casi di forme societarie più

evolute come strutture cooperative o forme autogestite, alcune delle quali sono poi in

grado di diventare imprese formali. A tali soggetti viene spesso collegata la

denominazione di “microimprese”.

Non vi è una definizione per la microimpresa, poichè essa assume forme e significati

che differiscono a seconda del contesto in cui si sviluppa (urbano o rurale, africano,

anziché dell’America Latina, …).

Ad esempio, USAID (U.S. Agency for International Development) definisce le

microimprese come “attività economiche informali organizzate per la produzione di

beni agricoli oltre che commerciali, artigianali, ecc. (molti lavorano nella

microimpresa come secondo lavoro e/o durante nella bassa stagione). Molte

microimprese coinvolgono soltanto una persona, lo stesso imprenditore della

microimpresa. Molte altre impiegano il lavoro dei propri familiari, mentre in altri casi

ancora impiegano lavoratori esterni”.

USAID attribuisce inoltre il termine Microimpresa ad “… imprese con meno di 10

impiegati, incluso il microimprenditore e i lavoratori della sua famiglia”.

Come sopra evidenziato, microimpresa è intesa di solito come quella gestita dal

proprietario e dai suoi famigliari, mentre la nozione di “piccola” fa riferimento ad una

attività con un certo numero di dipendenti che cambia secondo i contesti. Ciò che più

conta è però la definizione di impresa come consapevole progetto di investimento, che

si ritiene capace di evolvere anche attraverso le più semplici innovazioni.

3.2.3.1 L’ambiente generale e l’ambiente specifico

L’impresa svolge le sue attività in un ambiente con diverse caratteristiche ambientali

sono più rilevanti quando si tratta di imprese informali o quando le imprese sono

beneficiarie dei programmi di microfinanza.

generale

L’ambiente dell’impresa può essere definito come un insieme di condizioni

e di circostanze in cui l’impresa opera; costituisce il quadro di riferimento comune per

tutte le imprese che svolgono la loro attività nel medesimo territorio.

specifico

L’ambiente costituisce l’ambito più ristretto in cui l’impresa esplica la

propria attività nel medesimo territorio; è individuabile nel settore e nel mercato in

cui l’impresa direttamente opera.

L’ambiente generale

L’ambiente generale può essere inteso e analizzato come un sistema complesso

formato da diversi sottosistemi: 54

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

L’ambiente fisico-naturale è un sistema composto da fattori naturali (clima,

estensione e caratteristiche del territorio, sistema ecologico, ecc.). I principali

effetti di tale ambiente sul sistema aziendale riguardano in special modo la

collocazione geografica delle materie prime, la disponibilità di talune risorse

naturali ed i vincoli ecologici tendenti a tutelare l’equilibrio dell’ambiente

medesimo.

In ambiti rurali gli importi dei crediti richiesti sono generalmente bassi, le

infrastrutture sono poco sviluppate e le persone vivono in condizioni di relativo

isolamento e di difficili contatti e comunicazioni. Le attività economiche sono

legate all’agricoltura e a cicli economici stagionali. I contesti urbani sono invece

più favorevoli per le migliori condizioni delle infrastrutture e permettono di

ridurre i costi di transizione, grazie alla maggiore vicinanza tra clienti e

istituzioni.

L’ambiente culturale comprende sia le conoscenze proprie di una determinata

comunità, sia le ideologie ed i valori in essa presenti. La conoscenza di tali

elementi consente all’impresa una maggiore comprensione dei comportamenti delle

persone che operano al suo interno e dei soggetti con i quali essa entra in contatto.

L’ambiente tecnologico riguarda l’insieme delle conoscenze tecniche necessarie

per lo svolgimento dell’attività produttiva. Esso comprende, in pratica, tutte le

innovazioni industriali ed è caratterizzato in ogni paese dal livello e dal ritmo di

evoluzione delle innovazioni stesse.

L’ambiente sociale si riferisce al tipo e alla struttura della società in cui l’impresa

è inserita. Esso tende ad avere degli effetti sull’impresa soprattutto per effetto la

continua evoluzione delle condizioni di vita.

L’ambiente politico-legislativo può essere individuato facendo riferimento

principalmente al regime politico del paese in cui l’impresa opera, al suo

ordinamento giuridico ed alla legislazione vigente.

L’ambiente economico è rappresentato dal sistema economico che regola la vita

della collettività.

L’ambiente specifico

Ogni impresa oltre ad appartenere al descritto ambiente generale, trova collocazione

anche in un determinato ambiente specifico, individuabile con la particolare attività

da essa svolta, cioè con il settore d’impresa.

Il settore è costituito da imprese la cui attività risulta caratterizzata da uno o più

elementi comuni: processi economici di acquisizione dei fattori produttivi; processi

economici di produzione dei beni o servizi; processi economici di distribuzione dei

beni o servizi prodotti.

3.2.4 Il microimprenditore

Dopo aver trattato brevemente il contesto economico informale o semi informale in

cui agiscono i potenziali beneficiari dei programmi di microfinanza, andiamo ad

analizzare in questo paragrafo le caratteristiche del beneficiario stesso in qualità di

microimprenditore.

Come già accennato, anticipiamo gli elementi che saranno discussi nel paragrafo 5.1.

La definizione del target group è, infatti, il primo passo da compiere per la 55

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

progettazione di un programma di microfinanza, poiché l’obiettivo principale consiste

nel soddisfare i bisogni di questi soggetti.

Il target group deve essere identificato attraverso l’analisi delle caratteristiche delle

attività economiche, oltre a quelle demografiche e culturali, in quanto ogni suddetta

caratteristica influisce direttamente sulla pianificazione di un programma di

microfinanza appropriato sostenibile e rispondente ai bisogni effettivi dei beneficiari.

Le caratteristiche di un target group influenzeranno in maniera significativa la

tipologia di intervento, la scelta metodologica ed il livello di impatto che il

programma intende raggiungere.

Lo scopo di un progetto di microfinanza è quello di creare reddito ed occupazione nei

contesti di intervento attraverso lo sviluppo delle microimprese locali e, nel processo,

incrementare il benessere finanziario dei microimprenditori, delle loro famiglie e della

comunità di appartenenza. Vediamo nello specifico le principali caratteristiche:

3.2.4.1 Caratteristiche demografiche

Le caratteristiche demografiche del microimprenditore beneficiario del credito

includono: l’età, la cittadinanza, il genere e il livello scolastico e di alfabetizzazione.

Età

In un programma di microfinanza è importante determinare l’età dei beneficiari

perché, se da un lato in alcuni paesi non può essere concesso credito a persone sotto

un determinato livello di età (per vincoli legislativi), dall’altro lato, persone di età

avanzata in rapporto all’aspettativa di vita, possono creare rischi legati ad un target

che si colloca fuori della fascia attiva della popolazione.

Cittadinanza

Alcuni programmi richiedono che i beneficiari del credito siano o cittadini o residenti

del paese beneficiario del progetto per motivi di ordine legale e per avere una sorta di

certezza sul richiedente prestito. La stabilità residenziale del richiedente è un

elemento che fornisce la sicurezza del buon esito dell’impresa ed il conseguente

ripagamento regolare delle rate.

La cittadinanza e la stabilità residenziale hanno delle implicazioni importanti sul

programma di microfinanza; se il programma, ad esempio, intende favorire gruppi di

rifugiati e/o sfollati, vi è l’evidente rischio che queste persone non riescano a

costituire delle imprese solide perché spesso mancano di conoscenza e legami con il

territorio.

Genere

Se la finalità principale di un programma di microfinanza è la lotta alla povertà, il

target group di riferimento può in molti casi essere la donna: circa il 75% dei poveri

che vivono con un reddito inferiore ad un dollaro al giorno appartiene al genere

femminile (ISAE 2003).

Diversi studi hanno dimostrato che:

• le donne hanno maggior bisogno degli uomini di servizi finanziari;

• le donne fanno un uso più appropriato del reddito familiare rispetto agli uomini;

• le donne sono più fedeli nel ripagamento dei loro prestiti che gli uomini. 56

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

Si è inoltre evidenziato che le donne danno grande importanza alle relazioni sociali e

questo contribuisce a creare una cultura “corporativa” con un livello di conflitto

minimo tra i vari attori.

Le discriminazioni nel settore formale che informale combinate con le restrizioni

sociali, culturali e legali per il lavoro delle donne, spesso le da una partecipazione

attiva all’interno della comunità di appartenenza.

Le donne impegnate in piccole attività produttive, generalmente lavorano nella

trasformazione di prodotti agricoli, nel settore della manifattura tessile ed in quello

dell’abbigliamento, mantenendo il ruolo all’interno del nucleo familiare caratteristico

dalle loro culture.

Quando un programma intende offrire servizi di credito e risparmio anche alle donne è

importante che gli interventi e le metodologie siano appropriati alla dimensione ed al

settore di attività nel quale sono coinvolti. Se le donne di un programma sono

principalmente impiegate in IGAs o imprese commerciali, per esempio, dovrebbe

essere più appropriato usare la metodologia dei prestiti a gruppi (gruppi solidali o

Organizzazioni Comunitarie di Base), che forniscono prestiti piccoli e a breve

termine. Viceversa, se un programma si rivolge particolarmente alle donne, ma

prevede di allargare l’offerta con prestiti a lungo termine per imprese di produzione,

non riuscirà a raggiungere il suo target.

Livello Scolastico

Il livello scolastico influenza il processo di definizione di un programma di

microfinanza, specialmente in relazione alla componente di formazione ed al processo

applicativo. Per esempio, se il target group si colloca in un livello scolastico basso,

non è appropriato prevedere che i potenziali beneficiari del programma riescano a

compilare moduli di richiesta di prestito scritti.

3.2.4.2 Caratteristiche culturali

Coesione Culturale

Vi è una diretta correlazione tra la metodologia di prestito scelta e il grado di

coesione culturale del target group beneficiario del programma. Per esempio i gruppi

di solidarietà, in cui ogni membro garantisce il prestito degli altri membri del gruppo,

sono raccomandati per IGAs o MEs che generalmente operano in aree con relativa

densità di popolazione. Nel caso in cui i promotori del progetto

volesseroimplementare la metodologia dei gruppi di solidarietà ma l’impianto socio-

culturale del target group non favorisse un buon livello di cooperazione, la

metodologia dovrà essere adattata alla situazione e tra gli obiettivi dovrà essere

inclusa una conoscenza più approfondita del target group.

Percezione di Credito

E’ importante capire quale è la percezione del credito all’interno del contesto

culturale e geografico in cui si intende intervenire con un programma di microfinanza.

Se si è constatato che la percezione del credito da parte dei soggetti coinvolti nel

programma, è negativo, vi è un’alta probabilità che il tasso di rientro dei crediti sia

basso. I promotori del programma di microfinanza dovrebbero progettare degli

interventi per contrastare i potenziali effetti negativi di queste percezioni. 57

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

3.2.5 Scelta del beneficiario e determinazione di interventi e metodologie, del

programma di microfinanza

Il programma di microfinanza può prevedere l’erogazione di diversi servizi finanziari

e di supporto alle piccole attività economiche.

Nel capitolo 5 saranno specificati i servizi, per ora è importante sottolineare che le

modalità attraverso le quali vengono offerti devono rispondere ai bisogni del target

group, in particolare in base alla dimensione delle attività assistite.

Un caso studio relativo ad un programma di formazione ed educazione alla

microimpresa destinato ad una fascia di donne a basso reddito ha evidenziato che il

periodo di formazione ha contribuito a sviluppare fiducia e convinzione nelle donne

stesse. Non solo: ha permesso a molte di loro di avere più opportunità nell’accedere a

servizi microfinanziari e le ha aiutate a migliorare la capacità imprenditoriale e

(Colette

commerciale Dumas 2001). 58

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

Tabella 0.2 - Dimensioni dell’impresa ed interventi

IGA ME SE

Bisogno di:

Servizi di credito Alto Alto Alto

Servizi di risparmio Alto Medio Basso

Servizi per il

miglioramento Basso Medio Alto

gestionale

Servizi di marketing Alto Alto Alto

Servizi per il

miglioramento Medio Alto Alto

tecnologico

Caratteristiche dei

servizi di credito Capitale circolante,

Capitale circolante e immobilizzazioni

Uso del prestito Capitale circolante immobilizzazioni materiale e

materiali infrastrutture

Termini del prestito 1 settimana – 6 mesi 4 mesi – 2 anni 6 mesi – 5 anni

Importo del prestito $10 - $300 $200 - $3.000 $2.000 – $50.000

Garanzie disponibili Niente Basso Alto

Tasso di interesse 30% - 240% 15% – 30% 5% - 15%

reale effettivo

Caratteristiche dei

servizi di risparmio Variabile, dipende

Ammontare di $2 - $10 $25 - $100 dai bisogni personali

depositi e prelievi del proprietario

Variabile, dipende

Periodicità di Molto frequente, Frequente, spesso dai bisogni personali

depositi e prelievi spesso settimanale mensile o bimensile del proprietario

Fonte: CARE Savings and Credit Sourcebook, CARE 1996 59

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

Uno studio della Banca Mondiale rileva che le attività informali in Africa

costituiscono tra il 30% e il 50% del prodotto lordo totale e tra metà e tre quarti

dell’occupazione totale. Altri dati interessanti evidenziati da questo studio sono che

che in Kenya e in Malawi fino al 40% delle famiglie è impegnata in micro o piccole

imprese; che la maggioranza è impegnata in attività commerciali, mentre le attività

manifatturiere assumono importanza soprattutto in ambito rurale; che il 75% delle

imprese manifatturiere è situato in ambito urbano e addirittura il 90% nelle aree

rurali. In ogni caso la partecipazione delle donne alla gestione è rilevante.

Tra i settori delle attività economiche prevalgono il tessile e l’abbigliamento, i

prodotti alimentari e le bevande, la lavorazione del legno e i prodotti derivati. La

redditività delle imprese è modesta e l’efficienza è bassa, ma aumenta rapidamente

con la dimensione del valore aggiunto.

Questo è un esempio che serve ad evidenziare il fatto che ogni settore di attività è

caratterizzato da rischi e bisogni finanziari e formativi particolari i quali vanno ad

incidere sulla pianificazione del programma di microfinanza.

Tabella 0.3 - Settori d’ impresa e interventi

Agricoltura/ Commercio/

Produzione

Allevamento Servizi

Bisogno di:

Servizi di credito Alto Alto Alto

Servizi per il

miglioramento Basso Alto Medio

gestionale

Servizi di marketing Alto Alto Alto

Servizi per il Alto Alto Basso

miglioramento

tecnologico

Caratteristiche dei

servizi di credito Capitale circolante

Capitale circolante e Capitale circolante e

lavoro,

immobilizzazioni immobilizzazione immobilizzazioni

Uso del prestito materiali materiali

materiali e

infrastrutture

Termini del prestito Stagione crescente 6 mesi – 5 anni 4 mesi – 2 anni

Dipende dalla Dipende dalla Dipende dalla

Importo del prestito dimensione dimensione dimensione

Probabilmente sono Probabilmente sono

Garanzie disponibili Alte

basse basse

Tasso di interesse 5% - 15% 5% – 30% 20% - 240%

reale effettivo

Fonte: CARE Savings and Credit Sourcebook, CARE 1996 60

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3.2.5.1 Metodologia e impatto

Altro elemento molto importante in un programma di microfinanza è la scelta della

metodologia di erogazione dei servizi che deve tenere in considerazione le

caratteristiche peculiari del target group. In particolare per il servizio del credito, le

metodologie basate, per esempio, sul prestito di gruppo generalmente prevedono

piccoli ammontari di prestiti (50$-500$) con termini brevi (1-6 mesi). Questo

approccio è il più adeguato ad incontrare le esigenze delle IGA e di alcune ME.

Tabella 0.4 - Tipi di imprese e metodologie

IGA ME SE

Metodologia

Prestiti individuali

Prestiti a Solidarity

Group

Organizzazioni

Comunitarie di Base

Fonte: CARE Savings and Credit Sourcebook, CARE 1996

I programmi di sviluppo della microimpresa hanno un impatto diretto sul reddito del

nucleo familiare e secondariamente un impatto a livello di economia locale.

Si può tuttavia evidenziare come l’impatto cambi a seconda delle dimensioni delle

attività economiche: incremento del reddito del nucleo familiare e/o sicurezza

economica

nelle IGA; incremento del profitto dell’impresa e del reddito del nucleo

familiare

nelle ME; incremento del profitto per l’impresa nelle SE.

Le MEs e le SEs hanno un impatto a livello di economia locale sensibile, mentre

quello delle IGAs è minimo.

Da uno studio compiuto su 137 famiglie impegnate nella gestione di attività familiari,

è risultato che per 87 casi le modalità di gestione della microimpresa hanno modellato

anche la gestione della famiglia. Sembra quindi possibile affermare che è più facile

che si aggiustino le esigenze degli affari sulla famiglia piuttosto che il contrario.

3.2.6 Quando il progetto richiede una trasformazione dal settore informale alla

formalizzazione delle piccole attività economiche

Le istituzioni di microfinanza (IMF) si pongono come obiettivo principale la

riduzione della povertà, promuovendo lo sviluppo umano ed economico del contesto

in cui operano (ISAE 2003).

Per raggiungere tale obiettivo è necessario non solo offrire servizi finanziari, ma

anche promuovere le condizioni necessarie alla crescita e allo sviluppo delle

microimpresa ed incentivare una policy favorevole, un ambiente adatto, istituzioni

forti e sostenibili. 61

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

Esistono inoltre in alcuni contesti delle forti esigenze di trasformazione dal contesto

informale a quello formale, esigenze che crescono anche grazie all’auspicato

coinvolgimento dei policy maker sopraccitati in precedenza.

Le microimprese non sono infatti solo un veicolo importante per sfuggire alla povertà,

ma, contribuiscono all’aggregazione dell’occupazione, della produzione e del reddito

nazionale.

Considerando i bisogni della trasformazione da microimpresa a piccola impresa, il

supporto del programma di microfinanza dovrà anzitutto provvedere al credito sia per

il capitale operativo che per i bisogni di capitale fisso. I prestiti per capitale fisso

devono essere di un ammontare alto, sufficiente per l’acquisto di attrezzature, e la

durata del prestito deve essere legata al periodo di recupero delle attrezzature.

Dovranno inoltre essere favoriti alcuni cambiamenti nella gestione della microimpresa

come:

- Marketing: la trasformazione dell’azienda deve essere accompagnata da stabili

mercati per lo sbocco dell’incremento di produzione. Questo può comportare

un’espansione dei piccoli mercati locali informali e la vendita a business formali.

- Tecnologia: nuovi e più larghi mercati spesso richiedono un aumento del livello di

produttività e più alti standard di qualità, che possono essere raggiunti con

miglioramenti tecnologici.

- Offerta: si crea una forte necessità di riforniture sicure e di lungo periodo.

- Credito; l’aumento del processo di produzione richiede più alti investimenti, in

termini sia di credito per capitale circolante, che di credito per capitale fisso.

- Gestione monetaria; con l’incremento delle spese per le materie prime, della forza

lavoro e degli alti investimenti richiesti, la trasformazione comporta una

distinzione tra i fondi legati all’azienda e quelli relativi al nucleo familiare.

E’ inoltre necessario porre l’accento sul modello organizzativo promosso, che può

variare dall’impresa individuale alla forma cooperativa o associativa.

3.2.7 Chi è il vero beneficiario finale del Microcredito?Gli esperti del campo si

collocano in una posizione intermedia tra due approcci teorici che sono quelli del

poverty approach e del self sustainability approach. Il primo si prefigge di

raggiungere le fasce più povere della popolazione e utilizza come indicatore di base la

capacità di soddisfare i bisogni dei propri clienti nel breve periodo. Il secondo si

rivolge a clienti meno poveri, sebbene anch’essi esclusi dal sistema finanziario

formale.

La contrapposizione si ha tra chi valuta solo la sostenibilità finanziaria come bontà di

un progetto del microcredito e chi invece assegna un ruolo chiave alla sostenibilità

sociale, cioè all’utilità per i beneficiari. In realtà, allo stato dell’arte attuale, poiché i

programmi di microfinanza sono ancora lontani dallo sradicamento della povertà,

dovremmo piuttosto dire che, laddove hanno potuto svilupparsi, hanno ridotto la

vulnerabilità della popolazione ed i partecipanti presentano una minore variabilità

dell’offerta di lavoro e del consumo.

I programmi di microcredito possono avere il merito di offrire ai poveri forme di

tutela che riducono la loro vulnerabilità diversificandone le fonti di guadagno.

(Robichaud, McGraw, Roger 2001).

Nel capitolo 6 si cercherà infatti di presentare alcuni strumenti per determinare il

livello di impatto dei progetti di microfinanza.

L’aumento e la diffusione di programmi di supporto alla micro-impresa sono stati

notevoli negli ultimi anni e molto spesso hanno avuto tra gli obiettivi anche quello del

62

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

raggiungimento di uno sviluppo economico. Sebbene lo sviluppo della strategia sia

stato notevole, la sua dimensione in questo settore è ancora molto limitata. La

microimpresa può essere vista come parte di uno sviluppo economico ma che ha

ancora bisogno di essere affiancata da altri fattori. Le variabili non possono essere

solo quelle finanziarie, anche se la realtà estesa e varia della microimpresa non

facilita l’analisi. Un suggerimento che viene da recenti studi americani è il bisogno di

“educare” coloro che pianificano lo sviluppo economico e i policy makers, per

integrare lo sviluppo della microimpresa in un piano economico più vasto per le

regioni maggiormente interessate, utilizzando nuove strategie che vengono

direttamente dal settore. Altri studi hanno evidenziato l’esigenza di compiere analisi

nei paesi dove i programmi di supporto alle microimpresa vengono realizzati

maggiormente. Questi interventi sono considerati una nicchia nei programmi di

(Servon

prestito e dovrebbero avere un aumento dei destinatari nel prossimo futuro

and Dosh 2001). 63

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

CAPITOLO 4

LA RISPOSTA DELLA MICROFINANZA: ASPETTI

METODOLOGICI (di Chiara Benvegnù, Laura Foschi,

Chiara Meneghetti e Luca Paonessa)

Dopo aver presentato nei capitoli 2 e 3 il contesto di riferimento in cui si muovono gli

operatori della microfinanza, analizziamo ora gli aspetti metodologici ed organizzativi

delle strutture dedicate a questo settore. Verranno presentate le procedure utilizzate

dalle istituzioni e dai programmi di microfinanza per erogare i servizi ai beneficiari e

verrà analizzata la struttura di una istituzione di microfinanza (IMF) nei suoi elementi

organizzativi e gestionali, ma prima si cercherà brevemente di dare uno sguardo al

settore della microfinanza e alle sue prospettive evolutive. Il paragrafo di chiusura

sarà dedicato ad illustrare alcuni esempi significativi di reti di istituzioni di

microfinanza. servizi finanziari

“…definiamo la microfinanza l’erogazione di (credito e/o

attività produttiva non hanno accesso

risparmio) a persone che sviluppano una e che

profilo socio-economico

alle istituzioni finanziarie commerciali a causa del loro (si

tratta di poveri, senza reddito fisso, senza garanzia, ecc)

…L’aspetto più conosciuto della microfinanza è il microcredito.” M.Labie 1999

4.1 Panorama generale della microfinanza

Nel febbraio del 1997 ha avuto luogo a Washington DC il primo Microcredit Summit

che ha riunito 2900 fra delegati di organizzazioni ed esperti provenienti da 137 paesi

del mondo. L’obiettivo del Summit era quello di promuovere su scala internazionale

l’impegno che donatori, governi, pratictioners e ONG si stavano assumendo nel

considerare la microfinanza come una strategia vincente per la riduzione della povertà

nei programmi di sviluppo. I quattro temi prioritari del Summit sono stati:

i) raggiungere i più poveri;

ii) raggiungere e rinforzare il potere d’azione delle donne;

iii) sviluppare delle istituzioni finanziarie autonome;

iv) assicurare un impatto positivo misurabile sulla vita dei beneficiari e delle loro

famiglie.

Il Microcredit Summit del 1997, ha segnato, il momento di riconoscimento

internazionale per la microfinanza ed ha messo in risalto l’aspetto più positivo di

questo strumento di sviluppo: mettere al primo posto coloro che la società e i modelli

64

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

di sviluppo imperanti mettono all’ultimo, aiutando le persone a riprendere il controllo

della propria vita e del proprio destino.

L’importanza di questo evento è dovuta anche al fatto che la comunità internazionale,

forse per la prima volta, ha riconosciuto l’importanza di inserire progetti di

intermediazione finanziaria all’interno dei programmi di sviluppo internazionale. Il

messaggio lanciato dal Summit si può sintetizzare con il concetto che adottare

strategie di sviluppo basate su servizi finanziari non è più un tabù: i poveri sono degni

di fiducia.

Già a partire dalla metà degli anni 80 si era creata una forte tendenza da parte di

alcune organizzazioni non governative (ONG) a sviluppare progetti con una grande

componente di intermediazione finanziaria. Alcune di queste, infatti, si erano dedicate

esclusivamente alla microfinanza approvvigionandosi di fondi attraverso donazioni

provenienti da istituzioni dei paesi industrializzati e fornendo direttamente credito ai

microimprenditori dei paesi in via di sviluppo. Gli anni 90 hanno rappresentato il

boom per la microfinanza come strumento di cooperazione allo sviluppo per la

riduzione della povertà.

Le motivazioni di questo successo sono diverse e, come ricorda Labie (1999), possono

essere così sintetizzate:

diffusione di alcuni casi celebri, come BRAC o ancor di più la Grameen Bank,

che hanno attirato l’attenzione del grande pubblico e degli attori della

cooperazione internazionale;

in un’epoca di progressiva riduzione delle risorse destinate ai progetti di

cooperazione internazionale, le organizzazioni internazionali non possono che

essere sensibili a uno strumento che, almeno potenzialmente, permette un effetto

leva importante rispetto ai fondi disponibili da impiegare;

obiettivo di riduzione della povertà attraverso un meccanismo finanziario, forse

per la prima volta, vicino ed adatto alla modalità operativa delle ONG.

Ricordiamo che l’obiettivo di molte delle istituzioni di microfinanza è di

raggiungere i più poveri e quindi lavorare a stretto contatto con loro.

4.1.1 Evoluzione del settore

Il settore della microfinanza è fortemente cresciuto in questi anni sia in termini

quantitativi (numero di istituzioni, clienti raggiunti, volumi finanziari, ecc.) che in

termini di adesioni di nuovi attori a sostegno dei progetti di microcredito.

13

I dati pubblicati nell’ultimo Report del Microcredit summit sono relativi al dicembre

14

2002 quando 2.572 istituzioni di microcredito raggiungevano 67.606.080 clienti di

cui 41.594.778 appartenevano alla categoria dei più poveri ed erano sottoscrittori del

13 Il Report, pubblicato annualmente dal summit e disponibile sul sito www.microcreditsummit.org, è

il risultato dell’elaborazione dei dati forniti dalle istituzioni aderenti al summit attraverso il Piano

d’Azione. Il piano d’azione è un formulario di richiesta di informazioni sulle attività e le prospettive

delle istituzioni di microcredito.

14 Nel rapporto del microcredit summit con il termine “istituzioni di microcredito” si fa riferimento ai

programmi che offrono dei crediti per l’attività imprenditoriale ed altri servizi finanziari e

commerciali (compreso il risparmio e l’assistenza tecnica) alle persone molto povere. 65

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

loro primo prestito. Se si stima una media di 5 persone per famiglia, l’impatto

derivante dal credito erogato ai 41,6 milioni di poveri poteva essere esteso a una

massa di 208 milioni circa di persone fra le più povere.

Dobbiamo però considerare che i dati del microcredit summit rappresentano

l’espressione di una parte del mondo della microfinanza, quella cioè appartenente

dalla rete del summit e che fornisce i propri dati sulla base della compilazione di un

piano di azione annuale. Resta chiaro quindi che i dati e i risultati di seguito

analizzati sono solo parziali e sotto stimati. La Banca Mondiale ha stimato a circa

7000 il numero delle organizzazioni che forniscono servizi di microfinanza che

fornirebbero accesso al credito solo al 2% dei microimprenditori presenti

principalmente nei paesi in via di sviluppo.

Per raggiungere l’obiettivo che la Campagna si è posta, cioè raggiungere entro il 2005

100 milioni di famiglie fra le più povere e partendo dai dati del 97, è richiesto un

tasso di crescita annuale del 38%. Tale tasso è stato nel 2001 del 55%, garantendo una

media di poco più del 40% annuale. Osservando la crescita globale della campagna dal

97 al 2002, la crescita è stata del 447%!

La tabella seguente mostra l’evoluzione del numero di clienti raggiunti dalle

istituzioni di microfinanza che hanno presentato il loro Piano di Azione al summit.

Tabella 5 - Evoluzione dei beneficiari di programmi di microfinanza

Numero di Numero

istituzioni o Numero totale di dichiarato di

clienti serviti

Anno programmi che clienti serviti

hanno presentato il “fra i più

Piano d’Azione poveri”

31-dic-97 618 13.478.797 7.600.000

31-dic-98 925 20.938.899 12.221.918

31-dic-99 1.065 23.555.689 13.779.872

31-dic-00 1.567 30.681.107 19.327.451

31-dic-01 2.186 54.932.235 26.878.332

31-dic-02 2.572 67.606.080 41.594.778

Fonte: Microcredit Summit Report 2003

Il grafico seguente mostra l’evoluzione del settore rapportata soprattutto alle necessità

di crescita per raggiungere gli obiettivi del 2005. Appare evidente che gli sforzi da

effettuarsi restano importanti soprattutto per raggiungere le fasce più povere della

popolazione. Dai dati è comunque interessante notare che, malgrado ci sia una certa

resistenza a dirigere i servizi di microcredito alle fasce più povere, il rapporto fra

totale clienti e clienti più poveri è passato dal 56% nel 97 al 62%. 15

Sembra quindi che l’impegno costante del Summit nell’abbattere i tre miti che

costituiscono l’ostacolo principale alla diffusione del microcredito sia almeno in parte

riuscito.

15 Primo mito: le istituzioni non possono raggiungere i più poveri perché è troppo costoso;

secondo mito: se anche una istituzione serve i più poveri, non potrà mai essere finanziariamente

autonoma; 66

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

Figura 0.1 - Obiettivi microcredit summit 2005

Per raggiungere 100 milioni fra i più poveri fra i poveri per il 2005

120

100

poveri 80

più

i

fra 60

serviti 40

Clienti 20

0 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005

anno

Fonte: Microcredit Summit Report 2003

Le organizzazioni che appartengono al gruppo analizzato nel Rapporto del Summit

hanno strutture molto diverse. Come possiamo vedere dalla tabella seguente, le

dimensioni sono molto varie e mentre la numerosità maggiore si concentra nelle

istituzioni con meno di 2500 clienti, il 48% del totale dei più poveri raggiunto dal

microcredito è cliente delle 33 istituzioni più grandi. Questo conferma iel fatto che il

raggiungimento delle fasce più povere della popolazione può essere un obiettivo

perseguibile anche da grandi istituzioni che, come vedremo in seguito, vantano degli

ottimi indici di sostenibilità.

Tabella 6 - Dimensione istituzioni

terzo mito: una istituzione che per miracolo riuscisse a servire i più poveri ed essere finanziariamente

autonoma, non farà che mettere sulle spalle di queste povere persone il problema dell’indebitamento.

Molte delle esperienze nell’ambito del microcredito hanno di fatto sfatato i tre miti e dimostrato che

quando il microcredito è accompagnato da strategie di sviluppo integrato e partecipativo, è strumento

di successo per la riduzione della povertà. 67

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

Percentuale

Dimensione Numero di clienti

Numero di sul totale dei

dell’istituzione per serviti fra i più

istituzioni clienti più

clienti attivi poveri poveri

1.000.000 8 13.545.168 32,6

100.000 – 999.999 25 6.414.155 15,4

10.000 – 99.999 222 5.961.996 14,3

2.500 – 9.999 410 1.958.777 4,7

< 2500 1.904 1.003.372 2,4

16

Reti 3 12.711.310 30,6

Totale 2.572 41.594.778 100,0

Fonte: Microcredit Summit Report 2003

Da un punto di vista di diffusione regionale, la tabella che segue dà un’idea di questa

ripartizione.

Fra le 2.572 istituzioni che hanno inviato il Piano di Azione, 811 si trovano in Africa,

1377 in Asia, 246 in America Latina e Carabi, 47 in America del Nord, 68 in Europa e

nei Nuovi Stati Indipendenti (NSI) E 23 in Medio Oriente.

Tabella 7 - ripartizione beneficiari per area geografica Numero di

Numero di Numero di Numero di Numero di clienti attivi

istituzioni clienti clienti clienti attivi fra

Regione fra i più

e attivi anno attivi anno i più poveri poveri anno

2001 2002 anno 2001

programmi 2002

Africa 811 4.608.407 5.761.763 3.461.632 4.202.280

Asia 1377 47.891.977 59.632.098 22.340.073 36.304.269

AL&Carabi 246 1.973.352 1.942.055 927.830 976.396

Medio 23 67.770 83.047 36.293 37.600

Oriente

Totale PVS 2457 54.541.506 67.418.963 26.765.828 41.520.545

17

America del 47 263.395 47.017 31.517 22.469

Nord

Europa&NSI 68 127.334 140.100 80.987 51.764

Totale PI 115 390.729 187.117 112.504 74.233

Totale 2572 54.932.235 67.606.080 26.878.332 41.594.778

Fonte: Microcredit Summit Report 2003

Un altro dato significativo che emerge dal Rapporto e che riguarda ancora la

ripartizione geografica è l’accesso alla microfinanza.

16 Questo dato si riferisce alle 3 principali reti di organizzazioni di microcredito: Banca Nazionale

per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale dell’India, l’Associazione delle Confederazioni Asiatiche delle

Cooperative di Credito, il Bureau per lo Sviluppo Rurale del Bangladesh.

17 La diminuzione del numero di clienti attivi e dei clienti più poveri registrata in America del Nord

nel 2002 riflette l’eliminazione di diverse istituzioni legate in reti i cui clienti erano stati

erroneamente inclusi nel rapporto dell’anno 2001. 68

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

La figura che segue mostra infatti la relazione fra il numero di famiglie che vivono in

uno stato di povertà assoluta (cioè quelle che vivono con meno di un dollaro al

giorno) in ogni regione e il numero di famiglie fra le più povere che sono state

raggiunte da un programma di microfinanza al dicembre 2002.

Figura 0.2 - Ripartizione regionale dell’accesso alla microfinanza

180 157,8

160

140

povere 120

più copertura 23%

(milioni) 100

le n.famiglie

fra fra le più

famiglie 80 copertura 6,8% pvere

61,5

60 copertura 8,1%%

N. n.famiglie

36,3

40 beneficiarie

copertura 1,4% servizi

20 12,1 microfinanz

4,2 3,5 a

0,98 0,05

0 Asia Africa AL&Caraibi Europa&NSI

Fonte: Microcredit Summit Report 2003

Per quel che riguarda gli aspetti di genere, come più volte ricordato, molti programmi

di microcredito si rivolgono specificatamente alle donne. La crescita del numero di

donne fra le più povere è passata da 10,3 milioni nel 1999 a 32,7 milioni al 31

dicembre 2002, con un tasso di crescita complessivo del 217%.

Tabella 8 - Ripartizione geografica delle DONNE beneficiarie di progetti di microcredito

Regione Numero di Numero di Numero di Numero di 69

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

clienti attivi clienti attivi clienti attivi clienti attivi

fra i più fra i più DONNE fra i DONNE fra i

poveri anno poveri anno più poveri più poveri

2001 2002 anno 2001 anno 2002

Africa 3.461.632 4.202.280 2.362.172 2.611.650

Asia 22.340.073 36.304.269 18.098.695 29.423.010

AL&Carabi 927.830 976.396 643.547 589.405

Medio Oriente 36.293 37.600 17.324 12.282

Totale PVS 26.765.828 41.520.545 21.121.738 32.636.347

America del Nord 31.517 22.469 16.628 12.450

Europa&EE 80.987 51.764 31.388 28.283

Totale PI 112.504 74.233 48.016 40.733

Totale 26.878.332 41.594.778 21.169.754 32.677.080

Fonte: Microcredit Summit Report 2003

4.1.2 Le prospettive per il futuro

Il 15 dicembre 1998, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la

risoluzione 53/197 con cui dichiarava il 2005 Anno Internazionale del Microcredito.

La risoluzione ha designato l’anno 2005 come un’occasione speciale per dare un

impulso ai programmi di microcredito nel mondo ed ha invitato i governi, il sistema

Nazioni Unite, tutte le ONG coinvolte, gli attori della società civile, il settore privato

ed i media a dare più rilevanza al ruolo del microcredito nello sradicamento della

povertà.

L’anno 2005 è anche l’anno in cui la nuova legge americana ha richiesto, a tutte le

istituzioni che ricevono finanziamenti da USAID per il supporto alle microimprese, di

18

cominciare a utilizzare degli strumenti per misurare la povertà . Questo per

assicurarsi che almeno in 50% dei finanziamenti USAID per la microimpresa sia

rivolto a famiglie che quando entrano nel programma vivono con meno di 1 dollaro al

giorno. 600 parlamentari dei paesi industrializzati coinvolti nella campagna del

microcredit summit hanno inoltre richiesto a Banca Mondiale, Banca Inter-Americana

di Sviluppo e UNDP di adottare lo stesso dispositivo di USAID e di raddoppiare le

quote dei fondi per la microfinanza. Se così fosse, le risorse a favore della

microfinanza messe a disposizione dai donatori internazionali passerebbero da 550

milioni di dollari all’anno a più un miliardo di dollari l’anno la cui metà sarebbe

rivolta ai più poveri fra i poveri.

18 Si vedano i capitoli 5 e 6 per il dettaglio di tali strumenti 70

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

4.2 Dalle esperienze più significative alla identificazione di

metodologie ed istituzioni

L’esperienza maturata da diverse organizzazioni internazionali nell’ambito della

microfinanza e più in particolare del microcredito, ha portato alla definizione di

alcune metodologie nell’ambito di precisi contesti economico-sociali in cui la

componente cultuale è fondamentale per la sua caratterizzazione.

Proprio perché queste metodologie hanno trovato la loro origine in determinati paesi,

non solo è difficile esportarle in altri contesti, senza adattarle alle caratteristiche del

target group e dell’ambiente locale, ma è molto probabile un elevato rischio di

fallimento.

Le metodologie di erogazione del servizio del credito nei programmi di microfinanza

si possono distinguere in due grandi categorie: il prestito individuale e il prestito di

gruppo.

I prestiti individuali, pur coincidendo con le metodologie praticate dalle banche

commerciali, hanno nell’ambito della microfinanza degli elementi importanti che le

contraddistinguono:

I prestiti sono garantiti da garanzie reali, che sono solitamente pegno su beni

mobili, e/o da cogaranti.

I potenziali clienti sono selezionati sulla base dei loro progetti imprenditoriali e

delle caratteristiche settoriali, come già analizzato.

L’analisi dei prestiti è basata sulla totale solvibilità dell’azienda;

Lo staff di gestione del servizio di credito è in rapporto di relazione stretta con

il cliente/beneficiario.

Nei prestiti di gruppo, come già visto nel paragrafo 10 le funzioni gestite tipicamente

dallo staff di banca sono delegate al gruppo di beneficiari:

i membri del gruppo si scelgono autonomamente;

l’analisi del prestito è minima, perché dipende dalla situazione complessiva del

gruppo;

i prestiti sono garantiti da ogni membro del gruppo;

lo staff del programma gestisce un più largo numero di clienti perchè tiene relazioni

più distanti con i singoli membri.

Un’ altra distinzione all’interno della metodologia dei prestiti di gruppo riguarda

l’aspettativa di indipendenza del gruppo dal programma di microfinanza. La

principale distinzione è comunque rappresentata dalla tipologia di costituzione del

gruppo: può servire semplicemente come meccanismo di garanzia dei prestiti; il

gruppo può essere parte integrante dell’istituzione stessa; può essere una

combinazione tra le due componenti.

Di seguito riportiamo due schemi di classificazione di metodologie di erogazione dei

servizi di credito nei programmi di microfinanza: 71

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

Tabella 9 - Confronto tra le caratteristiche di diverse metodologie di erogazione del servizio del

credito Singoli

Caratteristiche Gruppi Solidali Cooperative Individui

Approccio seguito Approccio seguito

da Grameen da ACCION

Da piccoli gruppi Gruppi molto

di 4-8 persone, a Gruppi di 5-10 Singoli

Struttura estesi, da 50 a più

gruppi più estesi di persone Individui

di 200 persone

20-40 persone

Individui al di Individui molto

sotto della soglia eterogenei

di povertà con Diverse tipologie

Membri caratterizzati da Vari

caratteristiche di individui diversi livelli di

socio-economiche reddito

molto omogenee Il

Relazione tra Il funzionario è al Il funzionario è al funzionario

Il funzionario è al

beneficiario e servizio di colui servizio di colui è al servizio

servizio della

funzionario del che fornisce il che fornisce il di colui che

cooperativa

credito prestito prestito fornisce il

prestito

Livello di

complessità della Complessa Complessa Complessa Semplice

gestione Variabili, ma

Elevati. Gli

Costi di inferiori

incontri di

transazione all'

approccio di

aggiornamento

supportati da colui Grameen. Gli Moderati Bassi

sono settimanali e i

che prende a incontri, però,

gruppi sono

prestito sono meno

numerosi frequenti

Da basso a

Tasso di interesse Moderato Moderato Elevato

moderato Da basso a Da moderato

Risparmi Basso Elevato

moderato ad elevato

Responsabilità per Individuale e del Individuale e del Individuale e della Individuale

il rimborso gruppo gruppo Cooperativa

Pressione del Pressione del Pressione del

gruppo, perdita gruppo, perdita gruppo, perdita

Incentivi per il della possibilità di della possibilità di della possibilità di Altro

rimborso ottenere un prestito ottenere un prestito ottenere un prestito

in futuro in futuro in futuro

Fonte: Hulme e Molsey (1996) 72

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

Tabella 10 - Le diverse metodologie di erogazione del credito nei programmi di microfinanza

Metodologie di erogazione dei servizi finanziari

Prestito Individuale Prestito di Gruppo

Solidarity Group Community-Based

Organisation (CBO)

Latin American Grameen

Solidarity Group Solidarity Group Community-Managed

Loan Fund (CMLF) Savings and Loan

Association (SLA)

Village Banking Revolving Loan Funds (RLF)

Fonte: CARE Saving and Credit Sourcebook, CARE 1996 73

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

4.2.1 Modello di credito individuale

Il Credito Individuale è certamente la forma più antica di microprestiti ed è anche quella

più vicina alla metodologia adottata dalle banche commerciali.

Questa metodologia si adatta bene a programmi di microcredito rivolti al contesto

urbano, in cui il periodo di restituzione è spesso molto breve (in alcuni contesti si parla

addirittura di credito giornaliero). Anche in molti contesti rurali è tuttavia in uso e

soprattutto nella situazione in cui la coesione sociale non è così forte da garantire

reciprocamente i prestiti oppure in cui la concentrazione demografica è così bassa da non

permettere l’effettiva costituzione dei gruppi.

Il credito, in questi casi, si adatta alle specifiche esigenze del cliente, la cui richiesta

viene puntualmente analizzata dall’ufficiale del credito.

Beneficiari Microimprenditori individuali.

Relazione degli ufficiali del credito con i Relazione molto stretta in ogni fase del

beneficiari rapporto creditizio.

Approvazione del prestito Basata su un’attenta analisi del progetto

da finanziare.

Caratteristiche del prestito Prestiti “ritagliati” sulle caratteristiche

del cliente e della sua attività economica.

I tassi d’interesse sono generalmente più

alti rispetto a quelli applicati dal settore

formale.

Garanzie Garanzie reali e/o co-garanti.

Risparmio Non è un elemento fondamentale.

Caratteristiche del gruppo Nessuna.

4.2.2 Modello Latin American Solidarity Group

Il modello Latin American Solidarity Group utilizza la metodologia di gruppo

prevalentemente come meccanismo di garanzia, per la puntuale restituzione dei prestiti.

Questo modello, in cui i gruppi sono composti da 4 a 7 membri, si è sviluppato ed ha

trovato un buon successo in ambiente urbano, in particolare in aree in cui è presente un

mercato.

I clienti sono di solito donne che svolgono piccoli commerci, che ricevono prestiti molto

piccoli per finanziare capitale circolante.

Questa metodologia viene adottata generalmente con un “approccio minimalista”, anche

se alcuni programmi prevedono training di base sulla gestione d’impresa.

Beneficiari Microimprenditori individuali.

Relazione degli ufficiali del Relazione relativamente stretta che si concretizza

credito con i beneficiari sia prima dell’approvazione del prestit, che

durante il rimborso dello stesso.

Approvazione del prestito Basata su una minima analisi del progetto.

Caratteristiche del prestito Le condizione del credito sono limitanti: i nuovi 74

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

membri ricevono inizialmente piccole somme di

ammontare uguale; soltanto nei cicli successiv le

condizioni diventano più flessibili. I membri del

gruppo, ifatti, possono richiedere somme più

elevate via via che i cicli finanziari si chiudono

con successo.

I tassi d’interesse sono in alcuni casi 2-3 volte

superiori a quelli presenti nel mercato

finanziario.

Man mano che i clienti ripagano i prestiti e

l’organizzazione acquisisce fiducia negli stessi, la

velocità di erogazione dei prestiti successivi

aumenta.

Garanzie Garanzia solidale di tutti i prestiti; ogni membro

garantisce i prestiti degli altri membri del gruppo

e nessun può ottenere nuovi prestiti se prima tutti

i membri non hanno restituito la somma ricevuta.

Risparmio Ai clienti è spesso richiesto di versare una quota

di risparmio obbligatorio, solitamente trattenuta

alla fonte.

Caratteristiche del gruppo I gruppi si auto-selezionano, anche se i membri

non devono essere parenti e devono avere lo

stesso background socio-economico.

4.2.3 Modello Grameen Solidarity Group

Questo modello prevede la formazione di gruppi solidali di 5 membri, incorporati in

“Village Centers”, che sono composti da non più di 8 gruppi. I Village Centers sono, a

loro volta, riuniti in “Regional Branch Offices”. I membri a tutti i livelli assumono la

responsabilità di gran parte della gestione dei servizi finanziari.

La caratteristica peculiare del modello Grameen è l’incorporazione di forti elementi

sociali, quali ad esempio l’adesione ai principi promossi dall’organizzazione e la

creazione di “fondi di emergenza” gestiti dai “Village Centers” per far fronte ai bisogni

dei membri.

Nel contesto dove si è sviluppato questo modello, i clienti tradizionali sono donne che

gestiscono piccole attività economiche, solitamente a conduzione familiare, in ambito

agricolo o commerciale.

Beneficiari Microimprenditori individuali.

Relazione degli ufficiali del Relativamente scarsa.

credito con i beneficiari

Approvazione del prestito Il gruppo è coinvolto nella valutazione e

approvazione del prestito. I responsabili dei

“Regional Branch Offices” verificano

l’attendibilità delle domande di credito e visitano

i clienti per verificare le informazioni ricevute.

Caratteristiche del prestito Le condizioni del prestito sono piuttosto limitate.

I membri del gruppo possono richiedere somme

più elevate via via che i cicli finanziari si

chiudono con successo. I tassi d’interesse sono 75

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

bassi, ma sono previsti commissioni e risparmio

obbligatorio, che accrescono il costo reale del

prestito.

L’accesso al credito da parte dei membri di un

gruppo avviene a rotazione; l’ordine di accesso è

stabilito dal gruppo stesso (generalmente due

membri per il primo prestito, due per il

successivo e 1 per l’ultimo, di solito destinato al

leader del gruppo).

Questa metodologia prevede anche altri tipi di

prestito: i fondi raccolti attraverso le

commissioni ed il risparmio sono utilizzati per

altri investimenti o per provvedere al credito al

consumo familiare, con tassi d’interesse

agevolato.

Garanzie Garanzie solidali di tutti i membri del gruppo:

nessun membro del gruppo può ottenere nuovi

prestiti se prima tutti i membri non hanno

restituito la somma ricevuta.

Esist, inoltre un Fondo di emergenza, costituito

con una parte degli interessi raccolti, destinato

alla salute o a garanzia parziale dei mancati

pagamenti.

Risparmio Ai clienti è spesso richiesto di versare una quota

anticipata di risparmio obbligatorio

(generalmente il 5% dell’ammontare del prestito),

per un minimo di 8-10 settimane prima di poter

accedere al prestito.

Caratteristiche del gruppo I gruppi si auto-selezionano, anche se i membri

non devono essere parenti e devono avere lo

stesso background socio-economico.

E’ richiesta la presenza a meeting settimanali ed

è prevista la creazione di federazioni di gruppi.

4.2.4 Modello Village Banking

E’ una metodologia sviluppata dall’ONG statunitense FINCA grazie all’esperienza

maturata in America Centrale.

Una Village Bank è costituita da 20-25 membri, spesso donne che, attraverso la

mobilizzazione di fondi all’interno del gruppo e prestiti provenienti da istituzioni

finanziarie esterne (governi locali, ong internazionali, ecc.), concedono piccoli prestiti.

La Village Bank diviene gradualmente più indipendente da fonti di finanziamento

esterne con l’aumento del risparmio dei membri e con la capitalizzazione dell’interesse

accumulato.

Beneficiari Gruppo di microimprenditori.

Relazione degli ufficiali del Relazione molto limitata

credito con i beneficiari

Approvazione del prestito I prestiti di gruppo vengono valutati dal credit 76

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

officer.

I prestiti individuali sono analizzati dal gruppo

attraverso un apposito comitato eletto da tutti.

Caratteristiche del prestito Il prestito di gruppo è costituito dalla somma dei

prestiti individuali.

I prestiti sono erogati in cicli successivi (10-12

mesi).

Condizioni di prestito molto rigide.

Garanzie Pressioni esercitate dal gruppo. Se un membro

non restituisce quanto ricevuto, il debito ricade

su tutti gli altri membri (o sui risparmi

accumulati).

Nessuna garanzia a livello individuale.

Risparmio Parte essenziale della metodologia. I membri

devono iniziare a risparmiare molto tempo prima

di entrare nel gruppo. Il programma richiede

all’individuo di risparmiare il 20% di quanto

ricevuto a prestito in ogni ciclo.

Caratteristiche del gruppo Controllo democratico.

Amministrazione autosufficiente.

Indipendenza raggiunta solitamente nell’arco di

tre anni.

Autonomia nella selezione dei membri.

Riunioni regolari.

4.2.5 Modello Community-Managed Revolving Loan Funds

Le Community Managed Revolving Loan Funds (CMRLF) sono gruppi finanziari

informali composti da 30-100 membri, spesso donne. Possono essere paragonate a

piccole banche villaggio che mobilizzano i propri fondi e tendono a diventare nel tempo

istituzioni indipendenti.

Ai membri è richiesto di risparmiare anche se la fonte finanziaria principale proviene

dall’esterno come donazioni.

Beneficiari Gruppo di microimprenditori.

Relazione degli ufficiali del credito con i Relazione molto limitata.

beneficiari

Approvazione del prestito Il prestito al gruppo viene valutato

dall’ufficiale del credito; i singoli prestiti

individuali sono analizzati dal gruppo

stesso con un apposito comitato eletto

all’interno del gruppo.

Caratteristiche del prestito Il prestito al gruppo è basato sul capitale

iniziale raccolto, e ne è un multiplo (2/1

3/1).

Le condizioni di prestito sono piuttosto

flessibili, tanto che la scadenza può essere

fissata fino a 2 anni con la concessione di

un periodo di grazia. 77

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

4.2.6 Modello Saving and Loan Associations

Si tratta ancora di favorire la formazione di una organizzazione comunitaria di base che,

in questo caso, non riceve fondi dall’esterno per il suo funzionamento e si basa

esclusivamente sulla raccolta del risparmio locale.

Questa metodologia non implica quindi l’erogazione di un prestito ma il supporto alla

raccolta e la gestione del risparmio attraverso attività di assistenza tecnica e formazione.

Tabella 11 - Il confronto fra metodologie

Individual lending Peer Lending

Prestiti garantiti da garanzie reali o I prestiti sono mutuamente garantiti con gli altri beneficiari

co-garanti I potenziali clienti sono selezionati all’interno del gruppo

I potenziali clienti sono selezionati L’analisi dell’attività economica è limitata

L’ammontare e la scadenza del prestito .seguono strettamente una

sulla base della storia creditizia e

delle caratteristiche di riferimento predeterminata curva di crescita graduale

L’ammontare del prestito dipende Se i prestiti iniziano con ammontari e termini troppo elevati, gli

incentivi di ripagamento possono “crollare”

dall’analisi della solvibilità totale

L’ammontare e la scadenza del Lo staff ha una relazione distante con un gran numero di clienti

I gruppi di solidarietà vengono utilizzati per ridurre il carico di

prestito sono adattati ai bisogni del

cliente lavoro dello staff

Il prestito può raggiungere un

elevato ammontare e termini di

scadenza più ampi

Lo staff lavora in una relazione

stretta con il cliente

Ogni cliente è un investimento

significativo di staff ed energie Solidarity Group Community-Based Organisations

Il programma non sviluppa Il programma sviluppa capacità

una capacità auto- auto-gestionali finanziarie della

gestionale finanziaria del CBO

gruppo Il programma lavora per

I partecipanti sono raggiungere lo scopo

considerati clienti a lungo dell’indipendenza della CBO

termine del programma

Latin Grameen SG CMLF SLA

American SG

La Il gruppo fa CBO riceve e gestisce CBO genera

costituzione parte della fondi esterni (grant o tutti i fondi

del gruppo struttura prestito), oltre al con il

serve solo istituzionale risparmio dei membri risparmio

come interno o

meccanismo l’interesse

di garanzia reinvestito;

senza fondi

esterni

Village Revolving

Banking Loan

Fund

Condizio Condizioni

ni di di prestito

prestito flessibili

rigide

Fonte: CARE Saving and Credit Sourcebook Dicembre 1996 78

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

4.3 L’istituzione di microfinanza: aspetti organizzativi e di gestione

In questo paragrafo si focalizzerà l’attenzione sulle istituzioni di microfinanza viste

come insieme organico di attività diverse tra loro ma interdipendenti e si cercheranno di

evidenziare le connessioni esistenti tra queste attività. Se si trascurano queste

connessioni, i dirigenti di una Istituzione di Microfinanza (IMF) potrebbero prendere

decisioni errate, compromettendo il raggiungimento degli obiettivi dell’organizzazione.

Ci si propone, nel prossimo paragrafo, di fornire una descrizione sintetica della struttura

di un’istituzione di microfinanza e delle principali funzioni svolte da ognuno degli

elementi che la compongono.

Si passerà in seguito ad un’analisi approfondita della correlazione esistente tra i risultati

raggiunti e le singole attività e funzioni. Si dimostrerà in particolare come il

raggiungimento degli obiettivi può dipendere da diverse variabili, sulle quali è

necessario agire in modo coerente.

Le organizzazioni di microfinanza, come già analizzato nel paragrafo 1, hanno

dimensioni molto varie e assumono forme giuridiche ed organizzative diverse

(organizzazioni non governative, cooperative, banche dedicate, ecc.), che ovviamente ne

modificano la struttura e l’assetto organizzativo.In questo paragrafo verranno trattati

solo gli aspetti più generali di una istituzione, lasciando le specificità all’analisi dei

singoli casi studio.

4.3.1 Struttura organizzativa e funzioni di una IMF

19

La struttura minima di cui una IMF deve dotarsi per poter operare comprende la

Direzione e tre aree operative; l’Area Credito, l’Area Finanza e l’Area Informatica (vedi

figura nella pagina successiva).

Di seguito le principali funzioni svolte da ogni area:

4.3.1.1 Direzione

Alla Direzione spetta il ruolo di dare applicazione alle strategie elaborate dal Consiglio

di Amministrazione o dall’Assemblea dei Soci a seconda della struttura giuridica

dell’istituzione.

Tra i compiti operativi di solito assunti dalla Direzione troviamo la gestione delle

relazioni istituzionali (rapporti con organismi locali ed internazionali, relazioni con

donatori e finanziatori ecc.) ed il coordinamento di tutte le aree operative.

4.3.1.2 Area Credito

L’Area Credito si occupa della gestione delle attività relative al credito: selezione e

monitoraggio dei clienti, controllo del rischio di portafoglio, creazione e revisione dei

19 La struttura organizzativa proposta in questo esempio, in modo molto semplificato, non vuole essere

una possibile configurazione per una IMF. La sua funzione è unicamente quella di presentare in maniera

immediata le attività operative di base. In realtà la maggior parte delle IMF adotta strutture più

complesse, che comprendono un maggior numero di aree e dipartimenti (come le Risorse Umane, o il

Marketing). 79

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

prodotti di credito, ecc. Se l’istituzione dispone di succursali l’Area Credito ha un

Direttore che coordina le succursali e gli agenti di credito.

4.3.1.3 Area Finanza

A questa area spetta il compito di coordinare ed indirizzare tutti i flussi di denaro in

entrata ed in uscita. Il Direttore di questa area è responsabile della presentazione del

bilancio alla Direzione dell’istituzione e del monitoraggio dell’andamento economico

dell’istituzione. Da questa area possono dipendere l’Amministrazione, che si occupa

della gestione del personale (stipendi e contrattualistica), delle spese generali e della

gestione della liquidità e la Contabilità, che ha il compito di registrazione di entrate ed

uscite e di redige il bilancio dell’istituzione.

4.3.1.4 Area Informatica

L’Area Informatica gestisce il sistema informativo. Le funzioni di questa area sono

quelle di raccogliere tutte i dati provenienti dalle altre aree (informazioni sul

portafoglio e sui clienti, informazioni contabili ecc.) ed elaborarli per fornire ad ogni

utente le informazioni necessarie per il suo lavoro con il necessario livello di sintesi.

Figura 3 - Le aree di una IMF

Direzione

Area Credito Area Finanza Area Informatica

Succursale 1 Contabilità

Succursale 2 Amministrazione

4.3.2 Caratteristiche tipiche delle IMF

Spesso le istituzioni di microfinanza vengono paragonate dal punto di vista

dell’operatività, a delle vere e proprie istituzioni finanziarie. Quando si tratta di

analizzare un’istituzione di microfinanza, tuttavia, non si può prescindere dal fatto che le

peculiarità del lavoro svolto influiscono in modo sostanziale su molti aspetti

dell’organizzazione e sui risultati quantitativi e qualitativi da essa raggiunti.

Le IMF sono istituzioni che, a differenza delle “normali” istituzioni finanziarie, devono

adattare la propria struttura e le attività svolte all’ambiente in cui operano. Per questo i

risultati finanziari sono difficilmente interpretabili se non osservati alla luce dei dati

qualitativi dell’istituzione. Nelle figure in basso un’istituzione di microfinanza è

scomposta nei suoi elementi di base (qualitativi e quantitativi), che vengono 80

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

successivamente raggruppati in diverse categorie, rappresentanti le principali “aree” di

attività di una IMF.

La struttura logica proposta, composta da tre sezioni, è ripresa dalla metodologia

utilizzata da Etimos per la valutazione dei progetti da finanziare. Tale modo di procedere

permette di avere un quadro generale delle principali funzioni ed attività presenti

all’interno di una IMF, necessario per mantenere una visione d’insieme. In seguito

analizzeremo nel dettaglio alcuni di questi elementi ed i loro effetti sulla performance

dell’istituzione: Figura 4 - Le componenti di una IMF (1)

MFI Figura 5 - Le componenti di una IMF (2)

G overnance e strategie O perazioni A nalisi finan ziaria

4.3.3 Le principali aree di attività delle IMF

Come si può notare dalle figure sopra, il complesso delle attività svolte all’interno di

una IMF può essere racchiuso in tre principali “aree” : governance e strategie,

operazioni, area finanziaria. Analizziamo sinteticamente il contenuto delle tre aree. 81

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

4.3.3.1 Governance e strategie

Per “Governance” si intende il complesso di decisioni che vengono prese dalla direzione

di un’istituzione: il processo attraverso il quale si giunge alla decisione, gli attori

coinvolti ed il modo in cui le decisioni vengono trasmesse ed applicate all’interno della

struttura. Gli elementi che contribuiscono alla qualità della governance di una IMF sono

valori storia struttura legale,

i del management e del CdA, la dell’istituzione, la sua il

organi direttivi, struttura organizzativa

ruolo degli l’adeguatezza della al tipo di

strategie

attività svolto. Particolare attenzione va riservata all’identificazione delle

formulate dall’istituzione ed alla coerenza di queste con la mission e gli obiettivi che

l’istituzione si è posta. Deve inoltre esistere una buona coerenza tra le strategie ed i

documenti di pianificazione finanziaria (business plan e budget) predisposti.

4.3.3.2 Operazioni

Nella seconda area di attività inseriamo per lo più elementi relativi al funzionamento

interno dell’istituzione ed al complesso delle operazioni nei confronti dei clienti. I

metodologia di credito

principali elementi presi in esame sono quindi la adottata

prodotti

dall’istituzione e le caratteristiche dei offerti (prestito individuale o di gruppo,

ammontare dei prestiti e modalità di rimborso, rispondenza dei prodotti offerti alle

procedure operative

esigenze dei clienti…), le (selezione e monitoraggio dei clienti,

gestione del contante, procedure contabili ed audit interno), le caratteristiche del

sistema informativo utilizzato (affidabilità del sistema, disponibilità di dati e di

staff ed incentivi

rapporti sintetici, livelli di sintesi delle informazioni fornite); lo

(selezione e formazione dello staff, efficacia del sistema di incentivi), le caratteristiche

clientela

della (attività economica svolta, genere, concentrazione geografica…); la

qualità del portafoglio crediti. Si noti come, nonostante la qualità del portafoglio

crediti (cioè la percentuale di prestiti che presentano ritardi nel rimborso, divisi per

fasce di ritardo) sia innegabilmente un indicatore di performance, e possa quindi essere

inserita nell’area finanziaria, si è optato per il suo inserimento nella sezione

“operazioni”; questa scelta è stata fatta in base alla sua stretta dipendenza dalle attività

operative come si vedrà ra poco.

4.3.3.3 Area finanziaria

Quest’area racchiude i principali indicatori di performance dell’istituzione. L’analisi

degli indicatori ci offre una rappresentazione fedele dell’istituzione come organismo che

utilizza risorse per svolgere delle attività dalle quali deve trarre i mezzi per il proprio

sostentamento. In altre parole, mentre le aree precedenti ci hanno permesso di conoscere

valori, strategie ed attività svolte dall’istituzione, osservando l’IMF dal punto di vista

degli indicatori si possono trarre indicazioni utili sulle recenti evoluzioni dell’istituzione

e sulla sua capacità di “sopravvivere” nel tempo. passivo e patrimonio

Gli indicatori principali riguardano la composizione di (prestiti

ricevuti e costo dei fondi, azionisti ed evoluzione del patrimonio), l’attivo

efficienza, produttività

(composizione, gestione della liquidità), i livelli di e

redditività.

Di seguito una tabella riassuntiva delle principali aree di attività di una IMF e degli

elementi base che le compongono. 82

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

Tabella 12 - Aree di attività di una IMF

Governance e strategie Operazioni Analisi finanziaria

Storia Metodologie e prodotti Analisi del passvio

Mission e valori Procedure operative Analisi dell’attivo

Struttura organizzativa Sistema informatico Indicatori di efficienza e

produttività

Strategie Staff ed incentivi Indicatori di redditività

Analisi della clientela Potenziale di crescita futura

Analisi di portafoglio

4.3.4 Interazioni e connessioni tra le attività di una IMF ed i suoi risultati

Dopo aver dato un’idea del funzionamento di una IMF, delle attività svolte e di come

esse possano essere utilmente suddivise in diverse aree, passiamo ad una discussione più

approfondita delle relazioni esistenti tra elementi qualitativi e risultati finanziari di una

IMF.

A tal fine, verranno ora analizzate le principali determinanti dei tre indicatori più

importanti per una IMF: il rischio di portafoglio, l’efficienza operativa e la redditività.

Si vuole in questo modo mostrare che gli obiettivi della direzione di una IMF, spesso

espressi in termini di efficienza, redditività e rischio del portafoglio, non possono essere

conseguiti se non come risultato di strategie che tengano conto delle numerose

20

connessioni esistenti tra le attività .

4.3.4.1 Il rischio di portafoglio

L’indicatore universalmente utilizzato in microfinanza per misurare la qualità del

portafoglio di una IMF è il Portfolio At Risk (PAR)>30 giorni, definito come

l’ammontare complessivo dei prestiti attivi in un dato momento che presentano un

ritardo di almeno 30 giorni nel rimborso di una o più quote. L’importanza del rischio di

portafoglio per una istituzione di microfinanza è intuitiva se si considera che questo

indicatore dà una misura (ponderata dalla probabilità) della percentuale dei prestiti

concessi che non saranno restituiti. Con una certa approssimazione si può affermare che

questo indicatore aiuta la IMF a capire quali saranno le sue future perdite su crediti. Di

conseguenza un elevato rischio di portafoglio può compromettere seriamente il risultato

d’esercizio di un’istituzione.

20 Per semplicità espositiva, la nostra analisi sarà limitata alle IMF che svolgono unicamente servizi di

credito. Molte IMF affiancano al credito tradizionale, che rimane sempre l’attività principale, anche

servizi di risparmio, credito al consumo ed altri servizi finanziari e non finanziari. 83

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

Supponiamo ora che i responsabili di una IMF vogliano ridurre il rischio di portafoglio

della propria istituzione. Quali sono le variabili sulle quali intervenire?

selezione iniziale dei clienti

Sicuramente la è la determinante principale del rischio di

portafoglio. Se, infatti, l’istituzione riesce, grazie alla qualità delle sue procedure di

selezione, a ritenere solo clienti poco rischiosi, il rischio di portafoglio sarà

“fisiologicamente” basso. La qualità delle procedure di selezione dipende da alcuni

fattori, tra i quali la formazione degli agenti di credito e l’esperienza degli stessi, ma

anche la validità degli strumenti analitici a disposizione degli agenti (moduli, software

specializzato, informazioni storiche provenienti dal sistema informativo dell’istituzione

ecc.) ed il tempo che gli agenti dedicano alla valutazione di ogni cliente. Modificare uno

di questi fattori può comportare per l’istituzione investimenti una tantum di entità anche

cospicua (si pensi ad esempio alle procedure di formazione degli agenti di credito in una

IMF con centinaia di dipendenti), oppure l’aumento stabile dei costi per l’istituzione (si

pensi all’aumento dei costi del personale, in rapporto al volume di attività svolto, che

deriverebbe dall’aumento del tempo da destinare alla selezione dei clienti). Prima di

prendere una decisione, sarà opportuno confrontare i costi di eventuali modifiche alle

procedure ed agli strumenti per la selezione dei clienti con i maggiori ricavi previsti

grazie alla riduzione del rischio di portafoglio che ne dovrebbe derivare.

caratteristiche dei prodotti finanziari

Le sono spesso sottovalutate, ma possono avere

un effetto molto significativo sulla qualità del portafoglio. Il prodotto di credito offerto

ad ogni cliente deve presentare caratteristiche tali da rispondere il più possibile alle

esigenze ed al tipo di attività economica del cliente. L’ammontare del credito offerto e la

frequenza delle rate di restituzione, possono mettere anche un “buon” cliente nelle

condizioni di non essere capace di restituire il prestito, nonostante la sua attività

economica goda di buona salute. Se si offre ad un cliente un prestito di ammontare

superiore a quello che la dimensione della sua attività gli consente di gestire in

sicurezza, può capitare che egli accetti il prestito perché non in grado di percepire il

problema. In questa eventualità è estremamente probabile che l’ammontare delle rate da

pagare sia troppo elevato, mettendo in difficoltà il cliente e causando dei ritardi nella

restituzione. Anche la frequenza delle rate va determinata in funzione tipo di attività

21

svolta dal cliente: se il ciclo economico dell’attività è, ad esempio, di sei mesi, imporre

un prestito con rate mensili può essere rischioso in quanto il cliente potrebbe non avere

la disponibilità dei fondi necessari a pagare le rate ogni mese, fondi che invece otterrà

ogni sei mesi.

procedure di monitoraggio

Le dei clienti costituiscono un’altra delle variabili

fondamentali ai fini della riduzione del rischio di portafoglio. Con questo termine

intendiamo l’insieme delle azioni compiute dagli agenti di credito per controllare i

propri clienti, con l’obiettivo di limitare il più possibile il rischio di non restituzione.

Tra queste azioni rientrano le visite frequenti ai clienti e la raccolta di informazioni

presso la comunità di appartenenza degli stessi. Di particolare interesse sono le

procedure nei confronti dei clienti in ritardo: l’evidenza empirica mostra che la

tempestività dell’intervento degli agenti in caso di ritardo da parte di un cliente può, in

alcuni casi, essere determinante per la risoluzione del problema. Alcune IMF adottano

21 Il ciclo economico è il periodo di tempo necessario affinché l’input di un’attività si trasformi in

ouput. Per un artigiano il ciclo economico è il tempo necessario a produrre e vendere un’unità di

prodotto, mentre per un commerciante è il tempo medio di permanenza dei prodotti all’interno del

negozio (in questo caso si parla di rotazione del magazzino) 84

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

procedure che prevedono una visita dell’agente di credito già dopo due-tre ore di ritardo,

e visite quotidiane fino al pagamento della rata.

tipologia di clientela

La scelta può influire pesantemente sul rischio di portafoglio. Il

livello di povertà dei clienti può costituire di per sé un rischio: il microcredito ha

dimostrato dei limiti evidenti se applicato ad individui in stato di avanzata indigenza, a

causa delle difficoltà che questi individui, occupati nella lotta per la sopravvivenza,

incontrano nel gestire un’attività economica. Anche il tipo di attività svolta può

aggravare il rischio di portafoglio: l’agricoltura, i cui risultati dipendono da molte

variabili esterne, è l’attività più rischiosa da finanziare per una IMF, per questo motivo

molte IMF cercano di diversificare il più possibile il proprio portafoglio. Anche la

distanza geografica dei clienti può aggravare il rischio di portafoglio, aumentando i

tempi e le risorse necessarie agli agenti di credito per mantenere un contatto con i clienti

e ostacolando le procedure di monitoraggio.

sistema informativo

Il utilizzato dall’istituzione ha un ruolo non secondario nella

determinazione della qualità del portafoglio poichè è la principale fonte di informazioni

per gli agenti di credito. Un sistema informativo di buona qualità dovrebbe permettere

agli utenti di conoscere in tempo reale lo stato di ciascuno dei clienti dell’istituzione,

nonché una serie di elaborazioni sui dati aggregati. E’ quindi evidente che un sistema

informativo non affidabile che fornisce informazioni inesatte o incomplete, può

modificare sostanzialmente tanto l’efficacia del lavoro degli agenti di credito quanto i

processi decisionali della direzione dell’istituzione.

sistema di incentivi

La retribuzione ed il allo staff devono essere considerati come

variabili significative nella determinazione del rischio di portafoglio. In particolare il

sistema retributivo degli agenti di credito agisce direttamente sulla qualità del lavoro

svolto da questi. L’elevata discrezionalità che caratterizza il lavoro di un agente di

credito rende altamente raccomandabile l’adozione di un sistema di incentivi che

colleghi la retribuzione dell’agente al raggiungimento degli obiettivi fissati

dall’istituzione. In alcune IMF la struttura del sistema di incentivi può far sì che un buon

agente di credito arrivi a raddoppiare il suo salario base.

Naturalmente, perché il sistema sia efficace, è necessario che i parametri che lo

definiscono influiscano direttamente sulle variabili che determinano il raggiungimento

degli obiettivi della IMF. Nel caso del rischio di portafoglio, ad esempio, uno dei modi

per raggiungere l’obiettivo di ridurre tale rischio potrà essere quello di collegare la

retribuzione degli agenti di credito alla qualità del portafoglio da essi gestito. La qualità

del portafoglio non può essere tuttavia l’unico parametro di riferimento di un sistema di

incentivi: ad essa si affiancano generalmente altri parametri come il numero di nuovi

crediti concessi ogni mese e la dimensione totale del portafoglio gestito. Questi

parametri hanno la funzione di far rispettare all’agente gli obiettivi di crescita

dell’istituzione.

In alcuni casi è possibile che un sistema di incentivi perda efficacia perché esiste una

sorta di conflittualità tra i diversi parametri che definiscono l’incentivo mensile. Come

abbiamo visto, le caratteristiche dei prodotti di credito, come l’ammontare del credito,

possono influenzare la qualità del portafoglio. Un sistema di incentivi all’interno del

quale gli obiettivi di crescita siano più importanti della qualità del portafoglio, potrebbe

non avere gli effetti sperati in quanto gli agenti di credito, seppur sensibilizzati al

contenimento del rischio di credito, saranno incentivati ad aumentare il più possibile

l’ammontare dei prestiti concessi, aumentando così il proprio portafoglio e di

conseguenza la propria retribuzione. Ciò potrebbe avere anche l’effetto di peggiorare la

qualità del portafoglio. 85

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

La direzione di un’istituzione dovrà, prima di porre in essere tale sistema, tenere quindi

in debito conto tutti gli effetti possibili di un sistema di incentivi e confrontarli con gli

obiettivi che si vogliono raggiungere.

Abbiamo preso in esame alcune delle principali variabili che determinano il rischio di

portafoglio di un’istituzione di microfinanza. Queste variabili e le loro interazioni

dovranno essere tenute in seria considerazione al momento di stabilire le azioni concrete

che una IMF dovrà porre in atto per ridurre il proprio rischio di portafoglio. Alcune di

queste variabili possono essere modificate con costi ridotti per l’istituzione, mentre

altre invece comportano dei costi che, in alcuni casi, potrebbero essere tanto elevati da

pregiudicare il raggiungimento degli obiettivi di efficienza e di redditività della IMF. Ne

consegue l’esigenza di coordinare tra loro anche gli obiettivi generali e le risorse

impegnate per il raggiungimento di tali obiettivi.

4.3.4.2 L’efficienza operativa

Tutte le istituzioni di microfinanza impostano nei loro piani strategici una serie di azioni

e processi il cui obiettivo è l’aumento dell’efficienza operativa. Per efficienza operativa

si intende il rapporto tra i costi collegati alle operazioni svolte dall’organizzazione

nell’esercizio del credito ed i volumi di attività svolti. In sostanza, una IMF si considera

efficiente quando riesce a svolgere elevati volumi di attività con bassi costi. Il principale

indicatore del grado di efficienza operativa di una istituzione di microfinanza è l’indice

22

delle spese operative, dato dal rapporto costi operativi/portafoglio prestiti medio .

Questo indicatore fornisce un dato immediato ed affidabile sulla qualità del lavoro svolto

dall’istituzione. Per dare un’idea di massima, un valore di tale indice superiore al 20%

(il che significa che per ogni euro prestato l’istituzione spende più di 20 centesimi per

costi operativi) indica una situazione di bassa efficienza, mentre un valore inferiore al

10% indica un elevato livello di efficienza. In generale le IMF di dimensioni maggiori

presentano anche un buon livello di efficienza operativa perchè riescono a sfruttare i

benefici delle economie di scala, che per una IMF si concretizzano di solito nel minor

peso dei costi amministrativi in corrispondenza di elevati volumi di attività. La IMF è in

questo caso in grado di “spalmare” alcuni costi fissi (si pensi all’affitto dei locali, ai

computer, al sistema informativo, costi che dovrebbero essere sostenuti anche se la IMF

avesse un solo cliente), su un numero molto grande di clienti e di conseguenza su un

portafoglio maggiore.

Il raggiungimento di un buon livello di efficienza operativa è un obiettivo di primaria

importanza in quanto ha un impatto diretto sulla sostenibilità e sulla redditività di

un’istituzione di microfinanza. Come vedremo, la sostenibilità è la capacità di coprire i

costi con i ricavi derivanti dall’attività svolta. Per una IMF che svolge unicamente

attività di credito, il portafoglio crediti è l’unica fonte di ricavi che provengono

sostanzialmente dagli interessi applicati sui prestiti concessi. Ora, è intuitivo che, a

parità di tasso d’interesse, più è alto il costo che l’istituzione deve sostenere per ogni

euro prestato, minore sarà la redditività dell’istituzione stessa. Una IMF inefficiente

raramente riesce ad operare in condizioni di sostenibilità.

22 I costi operativi comprendono principalmente costi del personale e costi amministrativi. Non sono

considerati invece in quest’indice i costi finanziari (cioè l’interesse pagato dalla IMF sui fondi presi a

prestito) in quanto non dipendono direttamente dalla qualità del lavoro svolto dall’organizzazione. Il

portafoglio medio è la media mensile del valore del portafoglio prestiti durante l’anno. 86

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

Andremo ora ad esaminare le azioni che possono permettere ad una IMF di aumentare il

livello di efficienza delle sue operazioni e gli effetti che tali azioni possono avere sulla

IMF.

Come detto, il numeratore dell’indice delle spese operative è costituito dai costi

operativi, cioè costi del personale più costi amministrativi. Le IMF sono organizzazioni

ad alta intensità di lavoro umano, di conseguenza i costi del personale costituiscono

sempre una parte molto rilevante dei costi operativi. Una prima azione per aumentare

riduzione del rapporto costi del

l’efficienza operativa potrebbe quindi essere la

personale/portafoglio. Come raggiungere tale obiettivo? Aumentando la produttività del

personale, cioè riuscendo a far sì che lo stesso personale, pagato nello stesso modo,

riesca a gestire un portafoglio crediti maggiore. Ciò si può ottenere in due modi:

aumentando il numero di clienti gestiti da ogni agente o aumentando l’ammontare medio

dei crediti concessi, a parità di clienti. Le due soluzioni prospettate possono però avere,

per ragioni diverse, implicazioni alla nocive per la qualità del portafoglio della IMF.

Aumentare il numero di clienti per agente significa aumentare la mole di lavoro

dell’agente in generale: se l’agente di credito parte da una situazione iniziale di carico

elevato di lavoro, aumentarlo potrebbe costringere l’agente a dedicare minore attenzione

alla selezione e soprattutto al monitoraggio dei clienti, cosa che avrebbe un probabile

effetto negativo sulla qualità del portafoglio. L’aumento della produttività degli agenti

ottenuto attraverso il semplice aumento nel carico di lavoro può dunque essere una

soluzione attuabile solo a condizione che gli agenti possano gestire tale aumento senza

conseguenze rilevanti sul rischio di portafoglio.

D’altro canto, aumentando l’ammontare medio dei prestiti concessi non si aumenta il

carico di lavoro degli agenti, e si ottiene il risultato voluto: l’aumento del portafoglio

per agente. Oltre un certo ammontare del credito, però, si prospetta il rischio che

l’agente, obbligato a raggiungere un certo volume di portafoglio, offra crediti di

ammontare troppo elevato rispetto alle capacità reali dei clienti, con gli effetti che

abbiamo già visto. Inoltre, aumentare l’ammontare dei crediti concessi potrebbe causare

23

problemi di coerenza con la mission dell’istituzione .

Un modo per temperare gli eventuali effetti negativi sul rischio di portafoglio

dell’aumento della produttività degli agenti è quello di agire contemporaneamente anche

metodologia di credito caratteristiche dei prodotti

sulla e sulle offerti, in modo da

adattare le procedure all’aumento dei volumi. L’idea è ridurre ulteriormente le

asimmetrie informative esistenti tra agenti di credito e clienti, sfruttando il “capitale”

informativo accumulato. Come si è visto nel capitolo 1, alla base del microcredito c’è la

riduzione dei costi di transazione ottenuta attraverso l’utilizzo di un certo capitale

informativo in possesso di determinati soggetti. La metodologia di credito è

sostanzialmente lo strumento che permette all’istituzione di microfinanza di utilizzare

questo capitale informativo. Nel caso dell’aumento della produttività degli agenti, si può

agire in modo analogo, modificando le metodologie e le caratteristiche dei prodotti nei

casi in cui il capitale informativo sia aumentato nel tempo. Le modifiche a metodologie e

prodotti si concentreranno quindi principalmente sui clienti che hanno dimostrato,

restituendo senza ritardi significativi uno o più prestiti, di non costituire un rischio

elevato per l’istituzione. A questi “buoni” clienti si proporrà quindi un prodotto di

credito “preferenziale”, che consiste nella possibilità di ottenere un nuovo credito, una

volta completata senza ritardi la restituzione del credito precedente, (magari di

23 L’ammontare medio del prestito concesso è considerato un indicatore abbastanza attendibile del

livello di povertà dei clienti di un’istituzione: si assume infatti che maggiore è il livello di povertà del

cliente, minore è il credito che questi sarà in grado di gestire. Aumentare l’ammontare dei prestiti

potrebbe portare gli agenti, per evitare di accrescere il rischio di portafoglio, a selezionare clienti meno

poveri, in grado di gestire prestiti maggiori con minore rischio, riducendo così l’impatto sociale

dell’istituzione (possibilmente in conflitto con la mission che questa si è posta). 87

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

ammontare maggiore) in modo automatico, senza ulteriori analisi da parte dell’agente di

credito. In questo modo, il portafoglio di ogni agente di credito comprenderà un certo

numero di prestiti per i quali egli avrà svolto un lavoro minimo o nullo. L’agente potrà

così dedicarsi alla selezione di nuovi clienti aumentando il proprio portafoglio (cioè la

propria produttività) senza vedere crescere il carico di lavoro.

Naturalmente questo metodo può funzionare anche in modo inverso stabilendo, ad

esempio, la soglia di ritardi oltre la quale un cliente non ha più diritto a ricevere un

nuovo prestito dall’istituzione. L’obiettivo è, in questo caso, la riduzione delle risorse

destinate al monitoraggio dei clienti in ritardo, escludendo automaticamente i clienti con

un record negativo.

Ma tali modifiche alle metodologie di credito non potrebbero essere attuate senza una

modifica corrispondente nelle procedure del sistema informativo utilizzato: deve essere

predisposta una procedura che identifichi i “buoni” clienti ed i “cattivi” clienti,

permettendo ai primi di accedere automaticamente ad un nuovo prestito, e mettendo i

secondi in una “lista nera” che gli agenti possano consultare agevolmente in modo da

evitare errori.

La descrizione del processo di adattamento interno necessario perché una IMF raggiunga

un dato obiettivo potrebbe continuare, ma ciò che preme in questa sede è evidenziare la

dimensione “organica” di una IMF, nella quale il raggiungimento di un certo obiettivo

coinvolge, modificandole o adattandole, una serie di attività e procedure a loro volta

interdipendenti.

Andremo ora ad analizzare le principali determinanti di quello che può essere

considerato l’obiettivo strategico principale di molte delle IMF che hanno superato i

primi anni di vita.

4.3.4.3 Sostenibilità e redditività

La sostenibilità economica di una IMF è la capacità dell’istituzione di coprire, con i

ricavi, i costi derivanti dalle sue attività. Condizione necessaria e sufficiente perché si

possa parlare di sostenibilità è quindi che il risultato d’esercizio (ricavi meno costi) non

sia negativo. Si parla invece di redditività quando il risultato d’esercizio è positivo.

ricavi

I per un’istituzione di microfinanza provengono fondamentalmente da interessi e

commissioni applicati sui prestiti concessi. Ulteriori fonti di ricavi possono essere gli

utili derivanti da eventuali investimenti (depositi ecc.), e gli interessi spettanti

all’istituzione sul proprio conto corrente bancario. Una particolare categoria di ricavi

sono le donazioni, sulle quali ci soffermeremo tra breve.

costi

Esistono invece diverse tipologie di che una IMF deve sostenere. In sintesi, essi

possono essere ricondotti a quattro categorie:

Costi operativi

A questa categoria si è già accennato nel paragrafo precedente. Includono i costi del

personale (salari, contributi, assicurazioni ecc.) ed i costi amministrativi (locazioni,

forniture, ammortamenti, consulenze e spese legali ecc). 88

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

Costi finanziari

Sono essenzialmente le spese relative ai fondi presi a prestito dall’istituzione.

Includono gli interessi e commissioni pagate sui prestiti ricevuti, le spese bancarie

per trasferimenti e gestione dei conti correnti e, per le IMF che raccolgono i

depositi della clientela, gli interessi corrisposti ai clienti sui fondi depositati presso

l’istituzione.

Accantonamenti per perdite su crediti

Si tratta di spese virtuali. In sostanza, l’istituzione stima, sulla base del rischio di

portafoglio attuale, che in futuro dovrà subire delle perdite dovute a prestiti non

24

restituiti . A coperture di tali perdite presunte si crea una riserva per perdite su

crediti. Le spese di accantonamento sono l’ammontare che l’istituzione ha deciso di

aggiungere alla riserva durante l’anno in corso, per adeguare il livello delle riserve

al rischio attuale del portafoglio.

Spese straordinarie

Sono le spese che, per le loro caratteristiche, si manifestano in modo incostante ed

imprevedibile. Per le istituzioni di microfinanza si tratta di solito delle perdite

legate ad eventi climatici straordinari come alluvioni, siccità, uragani.

La sostenibilità economica è un obiettivo di primaria importanza per una istituzione di

microfinanza in quanto essa permette all’istituzione di poter operare in autonomia,

indipendentemente da interventi esterni, ed assicura un orizzonte temporale per le sue

attività.

E’ però opportuno fare alcune precisazioni sul ruolo delle donazioni e dei sussidi nella

determinazione della sostenibilità delle istituzioni di microfinanza.

donazione

Si parla di quando un’organizzazione riceve dei fondi (o dei beni, nel qual

caso si parla di donazione in natura) senza obbligo di restituzione. Ma che possono avere

vincoli sull’uso che l’istituzione dovrà fare della donazione.

sussidio

Un è invece la riduzione di un costo che l’istituzione dovrebbe pagare. Il

classico esempio di sussidio è costituito dai prestiti a tasso agevolato, cioè fondi per i

quali l’istituzione paga un tasso d’interesse inferiore al normale. Il sussidio è la

differenza tra il tasso che l’istituzione avrebbe dovuto pagare (detto tasso di mercato) ed

il tasso effettivamente pagato.

Nel bilancio di un’istituzione di microfinanza le donazioni sono spesso registrate come

ricavi d’esercizio, concorrono quindi alla determinazione del risultato d’esercizio. Se il

nostro fine è capire se una IMF è capace di operare in autonomia, coprendo i propri costi

con i ricavi delle attività svolte senza interventi esterni, la presenza di donazioni può

però risultare fuorviante. Per questo motivo ai fini della valutazione della sostenibilità i

ricavi da donazioni vengono sottratti dai ricavi totali dell’esercizio, ottenendo un

risultato d’esercizio al netto delle donazioni.

24 Il processo presenta una certa complessità: si suddivide il portafoglio che presenta ritardi in fasce di

ritardo (meno di 30 giorni, 30-60 giorni, 60-90 giorni ecc.) e si decide, per ogni fascia, qual è la

percentuale da accantonare. Naturalmente, ai crediti con ritardo maggiore, considerati più rischiosi,

corrisponderà un maggiore accantonamento. In molti paesi sono le istituzioni che regolano il settore

finanziario ad imporre le modalità di accantonamento alle istituzioni finanziarie. 89

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

Per i sussidi ricevuti sotto forma di prestiti a tasso agevolato, il discorso è abbastanza

complesso e di interpretazione non univoca: basti sapere che, ad un livello più

approfondito di analisi finanziaria, il risultato d’esercizio viene “aggiustato” per tener

conto di alcuni fattori tra i quali anche il costo di mercato dei fondi.

Quindi, sintetizzando, possiamo affermare che la sostenibilità (ed a maggior ragione la

redditività) è la condizione fondamentale perché un’istituzione possa continuare ad

operare nel tempo senza beneficiare di aiuti esterni.

Durante tutti gli anni ’90 si è assistito, tra gli “addetti ai lavori” della microfinanza, ad

un interessante dibattito riguardante proprio la sostenibilità e la redditività delle IMF. Al

centro di tale dibattito si trovava la concezione stessa delle istituzioni di microfinanza

che erano viste da alcuni come dei programmi di sviluppo economico, e quindi

assolutamente svincolati da obiettivi di sostenibilità e redditività, avendo come obiettivo

principale il massimo impatto possibile sulle condizioni di vita dei propri beneficiari.

L’altra posizione, portata avanti tra gli altri anche dalla Banca Mondiale, vedeva le IMF

come delle vere e proprie istituzioni finanziarie, caratterizzate da una clientela più

povera di quella normalmente servita dalle banche tradizionali e mirava alla creazione di

un nuovo settore finanziario, diffuso su scala mondiale, destinato alla clientela più

povera. In quest’ottica, che si è ormai affermata all’interno della comunità

internazionale dei donatori e dei finanziatori, sostenibilità e redditività sono viste come

condizioni necessarie per l’esistenza delle istituzioni e per l’ingresso degli investitori

privati nel settore che, attratti dai buoni rendimenti, apporterebbero i capitali necessari

alla crescita dell’intero settore.

Non è questa la sede per un approfondimento delle conseguenze che l’affermarsi di tale

visione ha avuto sulle strategie delle IMF e sulle condizioni di vita dei clienti. Ci

limiteremo a dire che la sostenibilità è diventata l’obiettivo principale per la grande

maggioranza delle IMF, nonché la condizione principale per poter ottenere fondi sotto

forma di prestiti.

Ma quali sono gli indicatori che ci aiutano a determinare se un’istituzione di

microfinanza è sostenibile?

In realtà ne esistono diversi. Ne segnaliamo due che hanno il pregio di essere altamente

affidabili e di facile comprensione: il rendimento dell’attivo (ROA, dall’inglese Return

On Assets) e l’autosufficienza operativa.

Rendimento dell’attivo

Il ROA è il rapporto tra il risultato d’esercizio (al netto delle donazioni) e la media

mensile dell’attivo di bilancio. In sostanza questo indicatore ci dice qual è il rendimento

medio degli investimenti effettuati dall’istituzione. Un ROA del 5%, ad esempio, ci dice

che ogni euro utilizzato dall’istituzione rende in media 5 centesimi. Si noti che al

denominatore di questo indice abbiamo l’attivo totale dell’istituzione, che comprende il

portafoglio prestiti (che ha un rendimento molto superiore al 5%), ma anche gli edifici

ed altri beni di proprietà dell’istituzione (che hanno rendimento minimo o nullo) nonché

gli eventuali investimenti effettuati. Perché l’istituzione sia sostenibile, il ROA deve

essere uguale o maggiore di zero. Perché l’istituzione possa essere considerata come un

buon investimento da parte dei potenziali investitori, il ROA deve assumere (ma il

livello varia enormemente tra le diverse zone geografiche) un valore pari almeno al 10-

15%. Un ROA negativo, naturalmente, significa che l’istituzione è in perdita. 90

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

Autosufficienza operativa

L’autosufficienza operativa è il rapporto tra i ricavi ottenuti dall’istituzione (tranne le

donazioni) e tutte le spese non straordinarie (cioè costi operativi, costi finanziari ed

accantonamenti). Questo indicatore misura la capacità dell’istituzione di coprire i costi

derivanti dalle operazioni svolte con i ricavi ad esse corrispondenti. La sostenibilità è

raggiunta quando l’autosufficienza operativa è pari al 100%. Un’autosufficienza

operativa inferiore a 100% indica una situazione di non completa sostenibilità e ad essa

corrisponde, tranne per i casi in cui esistono rilevanti ricavi straordinari, un risultato di

esercizio negativo.

Una volta definito il significato di sostenibilità e redditività ed individuati i principali

indicatori per la loro misurazione, esaminiamo le principali variabili che influiscono sul

grado di redditività di un’istituzione di microfinanza (la sostenibilità può essere

considerata come una situazione di redditività nulla, così come la non sostenibilità può

essere considerata una situazione di redditività negativa). A tal fine, ci porremo la solita

domanda: quali decisioni dovrà prendere, su quali variabili dovrà agire la direzione di

una IMF che abbia l’obiettivo di conseguire una redditività positiva?

Come abbiamo detto, la sostenibilità è una condizione di equilibrio tra i ricavi ed i costi

sostenuti dall’istituzione. I ricavi dipendono in massima parte dal tasso d’interesse

praticato sui prestiti, di cui discuteremo alla fine; passiamo quindi ad esaminare le

tipologie di costo e le strategie per poterli ridurre.

Costi operativi

Le determinanti dei costi operativi sono state discusse nel paragrafo dedicato

all’efficienza operativa. Abbiamo visto che un modo efficace per ridurre il rapporto costi

operativi/portafoglio crediti è quello di aumentare la produttività del personale,

aumentando il carico di lavoro assegnato ad ogni agente di credito o aumentando

l’ammontare medio dei prestiti concessi. Abbiamo visto anche che tali misure possono

comportare alcuni effetti negativi sulla qualità del portafoglio, effetti che possono essere

mitigati agendo contemporaneamente sulla metodologia di credito e sulle caratteristiche

dei prodotti di credito. L’aumento dell’efficienza operativa, riducendo il costo associato

ad ogni unità di moneta prestata, ha un effetto positivo diretto sulla redditività.

Parallelamente al ragionamento sull’aumento di produttività, l’istituzione deve anche

svolgere un’analisi approfondita della struttura dei costi operativi, in modo da

identificare le possibilità di riduzioni di tali costi. In particolare, si dovrà esaminare

l’efficacia ed il costo del sistema di retribuzione degli agenti di credito e la coerenza tra

struttura organizzativa esistente ed il volume e la complessità delle attività svolte

dall’istituzione, per individuare potenziali tagli ai costi amministrativi. Infine, come

abbiamo visto nei paragrafi precedenti le decisioni strategiche riguardanti il tipo di

clientela servita e le zone geografiche nelle quali operare possono influenzare fortemente

i costi operativi.

Accantonamenti per perdite su crediti

Le spese relative agli accantonamenti per perdite su crediti sono direttamente correlate al

grado di rischio del portafoglio crediti, come è facile osservare. Di conseguenza, la

riduzione di tali costi passa necessariamente attraverso il miglioramento della qualità del

portafoglio, che abbiamo visto dipendere da molteplici fattori.

La politica di accantonamento può variare notevolmente da istituzione ad istituzione. In

linea di massima, alle istituzioni sottoposte a regolamentazione viene imposta una 91

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

politica di accantonamento minima, che risponde ai criteri prudenziali adottati dagli

organismi deputati alla sorveglianza delle istituzioni finanziarie. Le IMF che non devono

rispettare nessuna politica di accantonamento a causa del loro status giuridico o per

mancanza di una regolamentazione specifica, , sono libere di adottarne una che risponda

ai propri criteri. In questi casi non è raro osservare con un’analisi approfondita dei dati

finanziari, che un risultato d’esercizio positivo è in realtà dovuto all’inadeguatezza delle

riserve costituite rispetto al rischio di portafoglio. In sostanza, l’istituzione non tiene

conto delle future perdite su crediti e non costituisce le corrispondenti riserve. Quando le

suddette perdite si verificheranno, però, le riserve non saranno sufficienti a coprirle, e la

IMF potrebbe far registrare risultati d’esercizio negativi. Lo scopo delle riserve è

appunto quello di controllare il rischio di portafoglio, “mettendo in conto” con largo

anticipo le perdite su crediti, presentando così un bilancio in cui il risultato d’esercizio

sia veritiero, e l’incertezza dovuta al rischio di credito sia ridotta al minimo.

Costi finanziari

I costi finanziari sono, come detto, i costi relativi ai fondi che la IMF ha preso in

prestito per i quali paga degli interessi. I fattori che determinano il costo dei fondi

prestati ad una IMF sono molteplici e dipendono solo in parte dall’istituzione. Tra i

fattori “esterni”, il più rilevante è la situazione macroeconomica del Paese in cui opera

la IMF, che determina il livello del tasso di sconto praticato dalla banca centrale. Il tasso

di sconto costituisce la “base” del tasso d’interesse praticato all’istituzione; al tasso di

sconto si aggiungono poi varie maggiorazioni, che dipendono dal numero e dal tipo di

soggetti intermediari. Il tasso di sconto (detto anche “costo del denaro”) può variare

molto da paese a paese: per avere un’idea, si immagini che in Europa e negli USA questo

tasso si è mantenuto nel periodo 2001-2003 al di sotto del 3%, mentre ad esempio in

Brasile il tasso di sconto è stato regolarmente superiore al 10%.

Un altro fattore importante, che entra in gioco quando il prestito è concesso in divisa

estera (dollaro americano o euro), è la svalutazione della moneta nazionale rispetto alla

moneta internazionale. Immaginiamo che un prestito venga emesso in dollari americani.

La IMF deve convertire i fondi ricevuti in moneta locale per poter emettere a sua volta

prestiti ai propri clienti. Allo scadere di ogni rata di restituzione, la IMF dovrà

riconvertire un certo ammontare di moneta locale in dollari, da inviare all’organismo

creditore. Ebbene, se nel frattempo la moneta locale si è svalutata rispetto al dollaro, la

IMF dovrà convertire un ammontare maggiore di quello previsto per ottenere la quantità

di dollari stabilita. Ciò fa si che in caso di svalutazione della moneta locale, il tasso di

svalutazione diventa un costo vero e proprio per la IMF, che si somma al tasso

d’interesse stabilito. In alcuni casi, la portata di questo fenomeno è tanto grave da

rendere impossibile la restituzione del prestito.

Ai fattori “esterni” si aggiunge la situazione economica dell’istituzione: le IMF che

presentano rischio minore (cioè quelle con una buona qualità del portafoglio e con un

certo livello di redditività) otterranno probabilmente migliori condizioni rispetto alle

IMF più rischiose.

I costi finanziari dipendono però anche dalla capacità dell’istituzione di stabilire

relazioni privilegiate con Organizzazioni locali ed internazionali, in grado di prestare

fondi a tasso ridotto o nullo.

In sintesi, quindi, le strategie a disposizione di una IMF per ridurre i costi finanziari

sono: aumentare il proprio potere contrattuale nei confronti del creditore, attraverso la

riduzione del rischio di portafoglio ed il conseguimento della sostenibilità economica;

stabilire relazioni istituzionali stabili, che diano accesso a fondi agevolati; cercare di

coprirsi rispetto ai rischi cambiari quando le condizioni macroeconomiche lo richiedano,

stipulando contratti che prevedano la condivisione di tale rischio tra le parti. 92

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

Tasso d’interesse

Il tasso d’interesse relativo ai prestiti emessi è la fonte principale di ricavi per ogni

istituzione di microfinanza.

In prima approssimazione, per conseguire la sostenibilità economica il tasso d’interesse

deve essere fissato ad un livello tale da permettere all’istituzione di coprire i costi

operativi, finanziari, e di accantonamento per perdite su crediti.

In linea di massima, per l’istituzione è più conveniente ragionare in termini di ricavi

totali da conseguire durante l’anno che saranno successivamente suddivisi tra ricavi da

interessi, ricavi da commissioni ed altre spese per i clienti, eventuali ricavi da

investimenti. Stabiliti i ricavi da interessi e commissioni, si potranno definire le

caratteristiche dei singoli prodotti finanziari offerti (tasso d’interesse, commissioni,

frequenza rate ecc.). Naturalmente, la determinazione dei ricavi totali da conseguire

durante l’anno si baserà sulle previsioni di spesa che dipenderanno dai volumi d’attività

previsti (numero di clienti, crescita del portafoglio, finanziamenti disponibili ecc.)

dall’istituzione. Da qui nasce l’esigenza di condurre un serio processo di analisi interno

all’istituzione, che dovrà coinvolgere il maggior numero di attori possibile e che avrà

come risultato la formulazione del budget (conto economico previsionale) d’esercizio.

La fissazione del tasso d’interesse sui prodotti di credito ha però una serie di

implicazioni indipendenti dalla copertura dei costi della IMF. Tali implicazioni, discusse

nel dettaglio nel capitolo 1 (paragrafo 0)riguardano la relazione esistente tra tasso

d’interesse e qualità del portafoglio di una IMF. E’ necessario determinare il più

precisamente possibile il rendimento delle varie tipologie di attività economiche svolte

dai clienti obiettivo dell’istituzione, in modo da assicurarsi che il livello del tasso

d’interesse scelto non renda troppo difficile o poco conveniente la restituzione del

prestito da parte dei clienti, cosa che avrebbe come effetto immediato il peggioramento

della qualità del portafoglio dell’istituzione.

Si vede quindi come la fissazione di un tasso d’interesse che assicuri la sostenibilità

all’istituzione possa richiedere, in alcuni casi, un cambiamento nel tipo di target. In

sostanza, bisognerà rivolgersi ad una clientela che svolga attività più redditizie. La

fissazione di un tasso d’interesse sostenibile è tra le cause che hanno portato le IMF a

ridurre considerevolmente i finanziamenti all’agricoltura, spostandosi verso settori più

redditizi come il commercio e l’artigianato.

In conclusione, possiamo affermare che gli aspetti gestionali sui quali una IMF può

intervenire per raggiungere i propri obiettivi sono molteplici e devono essere considerati

sia individualmente che nelle reciproche correlazioni. L’obiettivo della sostenibilità

economica, necessaria perché la IMF possa continuare ad operare nel tempo senza

dipendere da aiuti esterni, deve essere conseguito come risultato di un processo

complesso, di cui abbiamo analizzato due fasi importanti: il miglioramento della qualità

del portafoglio e l’aumento dell’efficienza operativa. Questo processo non si riduce però

alle due fasi analizzate ma deve comprendere tutte le attività che permettono ad una

IMF, organismo operante in ambienti mutevoli ed esposto a rischi considerevoli, di

gestire tali rischi e verificare continuamente le proprie capacità operative. 93

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

4.4 Le reti di istituzioni di microfinanza

Rete di Istituzioni di Microfinanza

Una è un organismo composto da un insieme di

Istituzioni di Microfinanza che opera allo scopo di fornire un supporto di tipo finanziario,

organizzativo e/o tecnico alle singole istituzioni che lo compongono, generalmente caratterizzate

da un team di lavoro limitato o da capacità tecniche non sufficientemente adeguate.

Le Reti di Istituzioni di Microfinanza svolgono un ruolo determinante nello sviluppo

delle Istituzioni socie e nella loro visibilità di fronte all’opinione pubblica, al potere

politico ed al sistema bancario tradizionale.

La creazione di Reti di Istituzioni di Microfinanza sono una risposta alla necessità di

trovare un punto di riferimento in cui le diverse realtà che operano nell’ambito della

microfinanza, possano confrontarsi e lavorare insieme per la creazione di strumenti

finanziari e di politiche adeguate che rispondano alle loro necessità. Rispetto alle singole

istituzioni membri, le reti cercano di fornire sostegno mettendo a disposizione fondi

finanziari, favorendo lo sviluppo di buone prassi, lo scambio di esperienze e di know-

how maturati nel corso degli anni tra i membri della rete stessa, fornendo assistenza

tecnica nelle diverse fasi di realizzazione dei progetti, migliorando la formazione degli

operatori e/o definendo le strategie operative.

Esistono diverse tipologie di Reti di Istituzioni di Microfinanza, ciascuna con le proprie

peculiarità e obiettivi da perseguire; troviamo, ad esempio: le Reti di Istituzioni di

Microfinanza a livello locale, che coinvolgono organismi locali, regionali o di livello

nazionale; le Reti di Istituzioni di Microfinanza a livello internazionale, a cui

partecipano organismi di più ampia dimensione, attivi a livello internazionale o

organismi nazionali di diverse paesi, che interagiscono insieme in un quadro di

cooperazione per la realizzazione di progetti di sviluppo; le, Reti di Istituzioni di

Microfinanza incentrate nella fornitura di servizi finanziari; le Reti di Istituzioni di

Microfinanza incentrate solamente in servizi non-finanziari ed altre ancora che

forniscono sia i servizi finanziari che non finanziari.

4.4.1 Obiettivi perseguiti da una Rete di Istituzioni di Microfinanza

Gli obiettivi che una Rete di Istituzioni di Microfinanza persegue dipendono dalla

mission delle singole istituzioni di microfinanza (IMF) che la compongono. Tuttavia,

alcuni obiettivi generali sono comuni alle diverse Reti:

1. diffondere l’accesso al sistema economico agli individui che ne sono esclusi:

minoranze etniche, poveri o svantaggiati ed emarginati sociali;

2. fornire ai propri membri gli strumenti necessari per lo svolgimento delle proprie

attività e il perseguimento degli specifici obiettivi;

3. aumentare il livello di conoscenza e professionalità dei propri membri;

4. aumentare la visibilità delle IMF;

5. aumentare il potere delle IMF all’interno del mercato finanziario tradizionale; 94

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

4.4.2 Servizi forniti

I servizi forniti dalle diverse Reti di Istituzioni di Microfinanza dipendono dagli obiettivi

e dalle caratteristiche delle istituzioni partecipanti. Alcuni tra i principali servizi offerti

sono:

1. Assistenza tecnica

2. Corsi di formazione per gli operatori delle istituzioni associate alla rete

3. Approvvigionamento di risorse finanziarie a basso costo e/o garanzie

4. Monitoraggio

5. Servizi di Benchmark

6. Servizi di valutazione

7. Interscambio di conoscenze e informazioni fra gli associati

8. Servizi di consulenza

4.4.3 Casi Studio: Reti Locali di Istituzioni di Microfinanza e Reti Internazionali di

Istituzioni di Microfinanza

All’inizio del paragrafo si è accennato all’esistenza di diverse tipologie di Reti di

Istituzioni di Microfinanza; la molteplicità delle tipologie dipende dal fatto che le

caratteristiche di una rete sono strettamente collegate alle tipologie delle istituzioni che

la compongono ed inoltre dal fatto che si possono classificare sulla base delle

caratteristiche che si prendono in considerazione.

Si possono, ad esempio, distinguere reti a seconda della loro influenza geografica, delle

attività svolte, della loro funzionalità, ecc.

La distinzione presa in esame in questo testo è la distinzione basata sull’influenza

territoriale della rete che implica, quindi, una distinzione tra rete locale e rete globale.

locale

Una Rete di Istituzioni di Microfinanza si definisce quando i membri che la

compongono appartengono tutti ad un territorio circostanziato e gli obiettivi dei membri

e della rete stessa sono focalizzati sul territorio in cui sono insediati.

globale

Una Rete di Istituzioni di Microfinanza si definisce quando i membri che la

compongono appartengono a diverse nazioni e diversi continenti e gli obiettivi perseguiti

si estendono a tutti i beneficiari delle attività delle istituzioni di microfinanza,

indipendentemente dal luogo in cui gli stessi sono insediati.

Réseau des Caisses Populaires du

La rete locale di cui seguirà il caso studio è la

26

Burkina (RCPB ), Women’s

la rete internazionale che si prenderà in esame è la rete

27

World Banking (WWB) .

26 Tutte le informazioni relative alla Réseau des Caisses Populaires du Burkina sono state tratte dal

‘Rapport d’évaluation technique annuelle (2002 – 2003) de la mise en oeuvre du Plan de redressement

de l’URCPSO’, a cura di Daniela Luppi e Filippo Vettorato, collaboratori del Consorzio Etimos.

27 La WWB è una banca che, in collaborazione con le proprie istituzioni socie, opera a favore delle donne svantaggiate

di tutto il mondo per poter loro offrire i servizi finanziari necessari ad avviare un’ attività economica capace di

contribuire al miglioramento della propria condizione di vita e quella dei propri familiari. 95

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

4.4.3.1 Rete Locale: Réseau des Caisses Populaires du Burkina

Réseau des Caisses Populaires du Burkina (RCPB)

La rete di istituzioni finanziarie è

una cooperativa costituita da diverse tipologie di istituzioni finanziarie, operante a

livello nazionale in Burkina Faso: la sua formalizzazione è stata il risultato di un lungo

processo iniziato nel 1992.

La rete è strutturata gerarchicamente in tre livelli differenti: le Caisses Populaires, le

Unions Régionales e la Fédération che lavorano con obiettivi e compiti diversi ma nel

rispetto della filosofia di cooperazione e mutualità che stanno alla base della rete.

Nel dettaglio, i membri che compongono la RCPB sono:

Caisses Populaires:

- le le casse popolari compongono la struttura di base della rete

di istituzioni finanziarie RCPB. Raccolgono i risparmi dei propri membri per

ridistribuirli sotto forma di crediti con lo scopo di incentivare lo sviluppo locale.

Le casse popolari hanno un raggio d’azione di circa km 15.

Unions Régionales:

- Le le Unioni Regionali sono composte dalle Caisses

Populaires che rientrano nel loro raggio di copertura territoriale, e a cui

forniscono assistenza tecnica, formazione e gestione del surplus della liquidità. Le

Unioni Regionali hanno il compito di promuovere e sviluppare nuove Casse

Popolari per uno sviluppo finanziario regionale.

L’Unione Regionale ha un raggio di azione di circa km 100.

Fédération:

- La la Federazione, l’unione di tutte le Unions Régionales, è la

rappresentazione nazionale della RCPB, incaricata della sorveglianza finanziaria,

dello sviluppo degli strumenti di gestione, delle procedure e delle politiche

operative, della definizione delle linee di orientamento e della promozione delle

casse popolari all’interno di zone inesplorate.

La Federazione si occupa del supporto a carattere nazionale.

La RCPB, al 31 dicembre 2001, era composta da:

4 90

- unioni regionali e casse popolari presenti in 38 delle 45 province del Burkina

Faso (tale caratteristica conferisce una capacità operativa a livello nazionale);

257.877 24%

- membri di cui il donne;

28

13,65

- miliardi di FCFA di depositi;

9,96

- miliardi di FCFA di crediti.

L’influenza e l’importanza a livello nazionale della RCPB si rilevano anche dai risultati

di uno studio condotto dal Ministero dell’Agricoltura, dell’Idraulica e delle Risorse

29

Alieutiche del Burkina Faso condotto nel primo semestre del 2002 sui sistemi

finanziari attivi nel paese. Tale studio ha messo in evidenza che la RCPB rappresenta più

del 60% del mercato coperto dalle istituzioni di microfinanza e che, pur essendoci due

31

reti di IMF di livello nazionale , la RCPB è comunque la più importante. Lo studio ha

32

anche rilevato che il 48% delle istituzioni di microfinanza del Burkina Faso è membro

della RCPB che, pur essendo capillarmente sviluppata in gran parte del territorio,

raccoglie gran parte del risparmio, circa il 40% totale, attraverso le Caisses presenti

nelle due principali città del Burkina Faso: Ouagadougou e Bobo-Dioulasso.

28 Il cambio Euro/FCFA è di 655,957.

29 Ministère de l’Agriculture, de l’Hydraulique et des Ressources Halieutiques – Plan d’Action pour le

Financement du Monde Rural – Cellule de Gestion, Resume actualise du Plan d’Action pour le

financement du monde rural, Giugno 2002.

31 L’altra rete di livello nazionale presente in Burkina Faso è il FAARF.

32 Dato aggiornato al 31/12 96

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

Obiettivi perseguiti dalla RCPB

Gli scopi della rete nazionale RCPB sono i seguenti:

- Promuovere e sviluppare le cooperative (caisses) di risparmio e credito in tutto il

territorio del Burkina Faso, in particolar modo in quelle aree in cui ancora

l’attività finanziaria non è presente;

- Mobilitare il risparmio locale per incentivare il finanziamento dello sviluppo

locale;

- Lottare contro la pratica dell’usura attraverso la costituzione di diverse strutture

finanziarie decentralizzate e accessibili a tutti;

- Sensibilizzare la popolazione verso tali strutture finanziarie;

- Sviluppare campagne di sensibilizzazione sanitaria a favore di donne e bambini;

- Incentivare le donne all’avvio di una propria attività economica.

Servizi Forniti dalla RCPB

La RCPB cerca di ottemperare agli impegni assunti nei confronti delle casse e delle

unioni, attivandosi per: i) la mobilitazione del risparmio locale; ii) lo sviluppo delle

cooperative di risparmio e di credito;iii) la promozione di servizi finanziari accessibili e

adatti agli individui che sono esclusi dal circuito bancario tradizionale. Fornisce

consulenza amministrativa ai propri membri, organizza corsi di specializzazione per lo

staff che opera all’interno delle istituzioni della rete, aiuta i membri nelle scelte

politiche di sviluppo e nella gestione della liquidità secondo dei principi di gestione

democratica basati su regole e principi di cooperazione e nel rispetto della persona.

Storia della Formazione della RCPB

Il Réseau des Caisses Populaires du Burkina è il risultato finale di un lungo processo

evolutivo iniziato nel 1972 con la formazione delle prime Caisses Populaires ispirate

dall’esempio delle Crédits Unions del Ghana e sotto la spinta e l’appoggio del

Développement International Desjardins del Canada (al tempo conosciuto con il nome di

CIDR-Canada) che era già presente nella regione Bougouriba.

La scelta di questa regione da parte dell’organizzazione canadese è probabilmente da

imputare all’interesse che i colonizzatori avevano da lungo tempo per la zona in

questione, molto fertile per la coltivazione dell’arachide e del cotone. D’altro canto

però, questa regione presentava diverse problematiche, sia dal punto di vista della

penetrazione del territorio a causa della presenza di poche vie accessibili praticabili, sia

dal punto di vista della composizione etnica. Malgrado lo scetticismo iniziale, e in

seguito all’invio dei primi cooperanti nella regione da parte del CIDR-Canada, le prime

Caisses Populaires hanno iniziato a formarsi.

Il termine Caisse Populaire è la denominazione sociale che è stata prescelta dai membri

per “battezzare” le loro Cooperative di Risparmio e di Credito.

Già nel 1976 ben 7 Caisses erano operative e nello stesso anno decisero di fondare una

struttura che le coordinasse e le rappresentasse: nacque così l’Union Régionale des

Caisses Populaires du Poni et de la Bougouriba (URCPB), che è divenuta, in seguito,

l’Union Régionale des Caisses Populaires du Sud-Ouest (URCPSO), di cui si

descriveranno i particolari in seguito.

L’URCPB sviluppò, soprattutto dopo il 1981, alcuni servizi di gestione finanziaria, di

assistenza tecnica e di formazione disponibile e accessibile a tutte le Caisses Populaires

membri.

Nel 1984 l’URCPB contava 11 Caisses Populaires per un totale di 10.000 membri e 190

milioni di FCFA in risparmi.

L’esperienza delle Caisses Populaires del Bougouriba, nonostante le difficoltà che

incontrarono nell’investimento di risparmi e nel recupero dei crediti, suscitò l’interesse

97

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

di numerosi gruppi che iniziarono a diffondere il sistema nei territori ancora privi del

servizio delle Caisses.

A partire dal 1982 il CIDR canadese, in collaborazione con altri organismi, cercò di

sviluppare nuovi studi e ricerche che permettessero lo sviluppo di nuove Caisses

Populaires; questo lavoro portò alla preparazione e al successivo riconoscimento di una

legge quadro (Legge Quadro n 083-21/CSP/PRESS del 13 maggio 1983) che riconobbe

alle Caisses il carattere specifico di Cooperative.

Questa atmosfera di fiducia e di collaborazione ha consolidato e sviluppato le capacità

della rete URCPB tanto da portare alla creazione di altre reti regionali nel 1991. Sin

dall’inizio queste unioni regionali si avvicinarono l’una all’altra per il consolidamento e

la creazione di una Federazione Nazionale più forte e solidale denominata “Réseau des

Caisses Populaires du Burkina” (1992).

La Filosofia Cooperativa della RCPB

La gestione delle Caisses Populaires, gli strumenti utilizzati ed i risultati ottenuti sono

stati concepiti in funzione di una filosofia cooperativa che ha caratterizzato il lavoro

della RCPB fin dal principio. Tale filosofia si caratterizza per essere:

1. fortemente ispirata alle Caisses Populaires Desjardins del Canada;

2. basata sui principi fondamentali del concetto di Cooperativa:

- libertà di adesione;

- apertura ad un numero illimitato di membri;

- validità del principio “una testa un voto”, per cui ogni membro ha lo stesso

peso decisionale indipendentemente dal numero di quote associative

detenute;

- obbligo della costituzione di riserve monetarie generali alla fine di ciascun

esercizio finanziario;

- educazione economica e sociale dei membri all’interno delle attività della

Cooperativa.

3. ampliamente aperta all’autopromozione;

4. basata sul principio fondamentale che non si può “sviluppare il sociale” se non si

“sviluppa l’economia”, principio che implica che la risoluzione dei problemi

sociali parte dall’accumulare adeguate risorse finanziarie;

5. focalizzata sul profitto finanziario delle Caisses Populaires e delle Unions

Régionales.

Perché siano rispettati i principi ed i valori alla base della filosofia di cooperazione

precedentemente descritta e le risorse acquisite e l’organizzazione del lavoro siano più

efficaci ed efficienti, la rete nazionale ha mantenuto i seguenti principi di azione:

- ripartizione delle responsabilità generali e di gestione della Rete Nazionale tra le

tre diverse categorie di istituzioni che la compongono: le Caisses Populaires, les

Unions Régionales e la Fédération;

- progressivo miglioramento negli anni degli strumenti di gestione, per garantire

uno standard minimo di professionalità negli interventi. A titolo d’esempio,

inizialmente le Caisses impiegavano dai 10 ai 15 anni per arrivare alla

sostenibilità, in seguito sono passati dai 10 ai 5 anni per le Caisses insediate in

zone rurali e dai 10 ai 3 anni per le Caisses ubicate in zone urbane;

- organizzazione di un servizio apposito per la formazione professionale degli

impiegati e dei dirigenti delle Caisses; 98

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

4.4.3.2 Union Régionale des Caisses Populaires du Sud-Ouest

Il caso studio prosegue più nel dettaglio con l’analisi di una singola Unione Regionale

per capirne la sua funzionalità rispetto ai suoi obiettivi. 33

L’Union Régionale des Caisses Populaires du Sud-Ouest (URCPSO) si presenta oggi

come l’unione di 19 Caisses Populaires.

L’URCPSO lavora nela zona a Sud Ovest del Paese dove il terreno è favorevole alla

produzione agricola di arachidi e cotone e per il fatto di essere una delle regioni più

sottosviluppate del Paese.

Date le peculiarità determinate dalla sua localizzazione geografica e dalle divergenze

nella organizzazione e nella gestione delle Caisses, l’URCPSO decise di continuare la

propria attività autonomamente, indipendentemente dalle altre Unioni del Burkina,

uscendo dalla RCPB.

La decisione di continuare il proprio cammino autonomamente non ha però portato i

frutti desiderati; l’URCPSO ha incontrato grosse difficoltà di sopravvivenza negli anni,

fino ad arrivare agli inizi del 2000 al fallimento totale.

Data l’importanza economica della zona Sud Ovest, il Ministero dell’Economia e delle

Finanze del Burkina Faso, in collaborazione con la FCPB e con l’appoggio finanziario

dell’Unione Europea, è intervenuto per tentare di recuperare e ripristinare la situazione

delle caisses in questa parte del Paese.

Il contratto di sovvenzione stipulato ha previsto la nomina della FCPB come

Amministratore Provvisorio dell’Union Régionale des Caisses Populaires du Sud-Ouest

(URCPSO) e delle Caisses Populaires affiliate, per una durata di tre anni, a partire dal

2002, con l’obiettivo di ristrutturare l’Unione e le sue casse e per ripristinare l’equilibrio

finanziario dell’Unione nel suo complesso.

Situazione Finanziaria dell’URCPSU e delle Caisses Populaires membri (Aprile 2003)

Di seguito verranno riportati alcuni dati finanziari che forniscono interessanti

informazioni sulla reale situazione dell’attività dell’Union e delle Caisses Populaires ad

essa affiliate, di come queste realtà operino e dell’interazione tra i due diversi livelli di

organismi.

Le Caisses Populaires raccolgono i risparmi direttamente dai propri membri e concedono

crediti per il sostegno delle loro attività economiche. L’Union invece non raccoglie il

denaro direttamente presso il pubblico, ma riceve quote dalle Caisses affiliate.

Le quote versate dalle Caisses all’Union rappresentano una percentuale molto variabile,

che oscilla tra il 3,34% e il 40,91% dei costi sostenuti dalle Caisses stesse. Questo

sistema di quote crea notevoli problemi alle Caisses perché non si tengono in

considerazione le loro reali capacità, aumentando gli oneri e le difficoltà che

quest’ultime già devono affrontare.

Tasso di Conversione

tasso di conversione

Il è dato dal rapporto tra il totale dei prestiti concessi e

l’ammontare dei risparmi raccolti ad una determinata data. Tale tasso esprime la

capacità di trasformare in prestiti le somme di denaro a disposizione.

33 Rilevazione dei dati ad agosto 2003. 99

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

I dati riportati sono quelli relativi ad un intero anno, esaminati con una scadenza

quadrimestrale, a partire dall’aprile 2002 fino all’aprile 2003.

Se si analizza, a titolo di esempio, il tasso di conversione dell’Union e delle Caisses alla

fine di aprile 2002, si nota come la capacità di trasformare i risparmi in crediti si aggira

attorno al 50%, cioè solamente il 50% delle loro capacità creditizie è utilizzata per la

concessione di prestiti.

Tabella 13: tassi di conversione Tasso di Tasso di

Risparmi Prestiti Risparmi Prestiti

Conversione Conversione

Al 30/04/2002 Al 31/08/2002

URCPSO 489.620.530 248.332.306 50,72% 480.419.842 80.263.570 16,71%

Totale Caisses 1.947.423.120 1.053.303.031 54,09% 1.951.873.750 1.012.112.087 51,85%

Populaires

Consolidato 2.437.043.650 1.301.635.337 53,41% 2.432.293.592 1.092.375.657 44,91%

Risparmi Prestiti Tasso di Risparmi Prestiti Tasso di

Conversione Conversione

Al 31/12/2002 Al 30/04/2003

URCPSO 476.079.661 271.551.445 57,04% 652.879.899 126.051.614 19,31%

Totale Caisses 1.715.477.755 1.029.693.098 60,02% 1.927.054.841 824.387.509 42,78%

Populaires

Consolidato 2.191.557.416 1.301.244.543 59,38% 2.579.934.740 950.439.123 36,84%

Il primo elemento che balza agli occhi, osservando le griglie superiori e spostandosi tra i

diversi periodi dell’anno, è la notevole variabilità nell’andamento del tasso di

conversione. Questa variabilità si riscontra sia confrontando l’andamento del tasso di

conversione dell’Union rispetto a quello delle Caisses, imputabile alla diversa attività

finanziaria dei due organi e all’azione del Piano di Ripristino, sia confrontando

l’andamento del tasso di conversione lungo l’arco temporale. Se infatti si osserva

l’andamento del tasso dell’Union, si nota che esso diminuisce notevolmente tra aprile e

agosto 2002, passando da un 51% ad un 17%, aumenta passando dal 17% al 57% nel

dicembre 2002 e ricade di nuovo al 19% nell’aprile 2003.

Un utile elemento da ricordare per poter meglio interpretare i dati è che la zona dove

l’Union risiede è prettamente agricola e rurale e, quindi, l’andamento della richiesta di

prestiti e l’ammontare dei risparmi raccolti è legata all’attività agricola e al relativo

ciclo di produzione. Le richieste da parte dei membri delle Caisses seguono il ciclo

agricolo: pervengono tutte nello stesso periodo per affrontare la nuova semina mentre

sono assenti in altri periodi dell’anno.

Tasso di Insolvenza

tasso di insolvenza

Il viene calcolato come percentuale dei crediti non rimborsati

in funzione del totale dei prestiti concessi. 100

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

Tabella 14: tasso di insolvenza

Tasso di insolvenza

30/06/2002 31/08/2002 31/12/2002 30/04/2003

30,04% 33,87% 0,28% 0,70%

URCPSO

Totale Caisses 7,53% 7,84% 7,26% 8,51%

Populaires

Consolidato 9,12% 9,75% 6,97% 7,47%

Anche in questo caso l’andamento dei tassi varia notevolmente a seconda che si

consideri l’Union o le Caisses e si evidenzia una brusca caduta del tasso di insolvenza

dell’Union dall’agosto 2002 all’aprile 2003.

L’andamento del tasso di insolvenza dell’Union è drasticamente caduto soprattutto in

conseguenza dell’applicazione del Piano di Ripristino dell’Unione che ha previsto la

cancellazione di tutti i crediti da lungo tempo rimasti insoluti e che ha determinato una

diminuzione dell’ammontare percentuale dei crediti inesigibili e del relativo tasso.

Il tasso delle Caisses, invece, varia tra il 7-8% e si presenta abbastanza costante nel

tempo esaminato. L’obiettivo del Piano di Ripristino sarebbe quello di diminuire il tasso

di insolvenza al di sotto del 5%, ma per ora il raggiungimento di tale risultato è ancora

difficile perché il servizio di recupero crediti presso le Caisses è debole e non è ancora

stata ben impostata una procedura standard da seguire. La situazione è inoltre aggravata

dal fatto che normalmente i direttori e gli agenti di credito delle singole Caisses,

preposti al recupero crediti, sono oberati di lavoro e non riescono a migliorare la qualità

dei crediti erogati. E’ stato pianificato un servizio di recupero crediti centralizzato

all’Union ma tale servizio non è ancora pienamente efficace. 101

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

Tasso di Crescita dei Crediti Regolari

crediti regolari

I sono quei crediti che nel loro percorso finanziario non hanno

registrato ritardi e sono stati rimborsati puntualmente.

tasso di crescita dei crediti regolari

Il è calcolato come variazione percentuale

dell’ammontare dei crediti regolari in un periodo di tempo. Nel caso da noi preso in

considerazione ci si basa sui quadrimestri e gli anni.

Tabella 15: tasso di crescita dei crediti regolari 2002

Tasso Annuale di crescita dei Crediti Regolari

Crediti Crediti Tasso di Crediti Regolari Tasso di

Regolari Regolari Crescita Crescita

30/04/2002 31/08/2002 04/02 - 08/02 31/12/2002 08/02 - 12/02

URCPSO -76,80% 410,14%

228.805.907 53.081.115,00 270.786.882,00

Totale CP -7,23% 2,38%

1.005.457.881 932.749.895,00 954.959.755,00

Consolidato -20,13% 24,34%

1.234.263.788 985.831.010,00 1.225.746.637,00

Tabella 16: tasso di crescita dei crediti regolari anno 2003

Tasso di crescita dei Crediti regolari

Crediti Tasso di Tasso di

Regolari Crescita Crescita

30/04/2003 12/02 - 04/03 04/02 - 04/03

URCPSO -53,76% -45,28%

125.212.951

Totale CP -21,02% -24,99%

754.219.749

Consolidato -28,25% -28,75%

879.432.700

Il tasso di crescita di questi crediti ha un andamento irregolare; il dato più interessante è

il tasso di crescita annuo, che esprime la crescita o la diminuzione dell’ammontare dei

crediti regolari emessi nell’arco di un anno che non risente, quindi, di alterazioni

stagionali relative in particolare all’attività agricola.

Come si vede nella tabella, il tasso annuo si presenta negativo sia per l’Union che per le

Caisses a causa dell’azione del Piano di Ripristino che ha sottoposto la pratica di

emissione di crediti a regole più ferree, diminuendo così il numero complessivo di

crediti erogati, cosa che determina anche una diminuzione del numero di crediti regolari

erogati.

Tasso di Crescita dei Crediti Totali

tasso di crescita dei crediti totali

Il concessi dall’Union o dalle Caisses è l’indice

che esprime la variazione percentuale dell’ammontare dei crediti totali, in riferimento

al periodo di riferimento. 102

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

Anche per quanto riguarda il tasso di crescita dei crediti totali i periodi presi in esame

sono il quadrimestre e l’anno.

Tabella 17: tasso di crescita dei crediti totali

Tasso Annuale di crescita dei Crediti Totali

Crediti Totali Crediti Totali Tasso di Tasso di

Crediti Totali

Crescita Crescita

30/04/2002 31/08/2002 04/02 - 08/02 31/12/2002 08/02 - 12/02

URCPSO 248.332.306 80.263.570 -67,68% 271.551.445 238,32%

Totale CP 1.053.303.031 1.012.112.087 -3,91% 1.029.693.098 1,74%

Consolidato 1.301.635.337 1.092.375.657 -16,08% 1.301.244.543 19,12%

Tabella 18: tasso di crescita dei crediti totali

Tasso di crescita dei Crediti Totali

Crediti Totali Tasso di Tasso di

Crescita Crescita

30/04/2003 12/02 - 04/03 04/02 - 04/03

URCPSO -53,58% -49,24%

126.051.614

Totale CP -19,94% -21,73%

824.387.509

Consolidato -26,96% -26,98%

950.439.123

La diminuzione dell’ammontare totale dei crediti è da imputare alla pulizia del

portafoglio delle Caisses e dell’Union e all’applicazione di condizioni più rigorose di

accesso al credito determinate dal Piano di Ripristino dell’URCPSO.

Tasso di Crescita dei Risparmi

tasso di crescita dei risparmi

Il esprime la variazione percentuale dell’ammontare

dei risparmi raccolti nel periodo di tempo considerato, il quadrimestre o l’anno.

Tabella 19: crescita dei risparmi Tasso Annuale di crescita dei risparmi

Risparmio Risparmio Tasso di Risparmio Tasso di

Crescita Crescita

30/04/2002 31/08/2002 04/02 - 08/02 31/12/2002 08/02 - 12/02

URCPSO -1,88% 476.079.661 -0,90%

480.419.842

489.620.530

Totale CP 1.947.423.12 0,23% 1.715.747.570 -12,10%

1.951.873.750

0 103

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

Tabella 20:crescita dei risparmi (2)

Risparmio Tasso di Tasso di

Crescita Crescita

30/04/2003 12/02 - 04/03 04/02 - 04/03

URCPSO 37,14% 33,34%

652.879.899

Totale CP 12,32% -1,05%

1.927.054.841

Il tasso di crescita dei risparmi dell’Union è aumentato notevolmente sia nell’ultimo

quadrimestre sia a livello annuale, probabilmente grazie ad un incremento della liquidità

delle Caisses, generata dalla diminuzione del volume dei crediti erogati.

A livello di Caisses si osserva un andamento parzialmente irregolare durante l’anno di

osservazione, con una lieve diminuzione annua risultato di un malessere riscontrato

presso i membri delle Caisses, che si sono lamentati dei lunghi tempi di attesa per

qualsiasi tipo di operazione allo sportello e per i lunghi tempi di attesa nel caso di

apertura di nuovi depositi.

Percentuale di donne

Un dato molto importante da rilevare è la capacità delle Caisses di concedere servizi di

risparmio e di credito alle donne. I crediti alle donne sono molto importanti perché legati

allo sviluppo dell’economia familiare e perchè emessi a favore di uno dei segmenti

socialmente più deboli delle comunità rurali. La fornitura di servizi finanziari è uno dei

mezzi con cui le Caisses possono contribuire allo sviluppo sociale della regione.

Si è visto anche come per la rete nazionale nel suo complesso, e di conseguenza per le

unioni e le casse che la formano, il credito alle donne sia promosso e incentivato.

Nella seguente tabella è riportata l’evoluzione del numero di donne membri delle caisses

in rapporto al totale dei membri delle casse.

Tabella 21:percentuale di donne

30/04/2002 31/08/2002 31/12/2002 30/04/2003

28,77% 28,33% 28,16% 27,97%

La tabella 21 mostra che la percentuale delle donne che sono socie delle Caisses è in

diminuzione graduale nel periodo considerato. Anche se i dati non si riferiscono alla

clientela attiva, si può affermare che la partecipazione delle donne alla vita delle Caisses

è ancora piuttosto esigua.

La Réseau des Caisses Populaires du Burkina e più in particolare il caso ristretto

dell’Union Régionale des Caisses Populaires du Sud-Ouest, sono state prese come casi

studio perché rappresentano anzitutto un ottimo esempio di formazione di rete locale di

istituzioni di microfinanza con una presenza capillare in tutto il territorio, formatasi a

partire dagli anni ’70 per incentivare la mobilitazione del risparmio locale e lo sviluppo

di cooperative di risparmio e credito in tutto il territorio nazionale. 104

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

Questi elementi sono fondamentali ed essenziali per lo sviluppo locale ed il

miglioramento delle condizioni di vita degli individui. L’esempio ha inoltre evidenziato

l’importanza che una rete locale di IMF assume anche sotto il profilo internazionale,

dato che le sorti di una delle Unions di questa rete ha incentivato il Ministero

dell’Economia e delle Finanze del Burkina Faso a sviluppare una cooperazione a livello

internazionale che coinvolge diversi organismi, tra cui l’Unione Europea.

Il piano di ripristino ha per ora ottenuto dei risultati sul tasso di insolvenza globale

dell’Union che è diminuito notevolmente, grazie alla decisione di eliminare tutti quei

crediti insoluti che rappresentavano solo un peso per l’Union e per le Caisses. Tale

azione ha influito anche sul livello degli altri indici finanziari: sul tasso di crescita dei

crediti regolari; sul tasso di crescita dei crediti totali e sul tasso di crescita dei risparmi.

Il Piano di Ripristino prevede anche delle migliorie dal punto di vista qualitativo che

influiscono sulla gestione dell’Union e delle sue Caisses: la formazione del personale,

l’ideazione di un manuale di procedure interne e di nuove metodologie standard per il

controllo e il miglioramento dei servizi offerti, un controllo periodico più rigoroso di

tutto l’operato svolto, un insieme di azioni per il recupero totale dell’Union e

l’inserimento di essa all’interno della Réseau des Caissses Populaires du Burkina.

4.4.3.3 Rete Globale: Women’s World Banking

Women’s World Banking (WWB)

La rete di istituzioni di microfinanza è una banca che

opera a livello globale con l’obiettivo di espandere le capacità finanziarie, la

partecipazione alla vita economica ed il potere decisionale delle donne imprenditrici che

vivono con un reddito ed un livello di formazione professionale bassi, fornendo loro la

possibilità di aver accesso alla finanza, all’informazione, alla conoscenza ed ai mercati

economici.

La cartina che segue (figura 6) dà un’idea della presenza degli organi appartenenti alla

rete WWB nel mondo. Figura6:la rete WWB 105

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

I punti indicati nella cartina sono di quattro colori diversi perché la rete globale di WWB

è composta da tre distinte categorie di membri (le filiali, indicate con colore rosso, gli

associati, indicati con colore blu e i membri appartenenti alla Global Network for

Banking Innovation in Microfinance, indicati con il marrone) e da un partner (indicato

con il colore verde).

In particolare le tre categorie di membri si distinguono in:

filiali:

- le filiali sono istituzioni di microfinanza che operano a livello locale in

maniera autonoma e che forniscono servizi finanziari a favore di centinaia di

migliaia di donne con un basso livello di reddito;

associati:

- i membri associati sono istituzioni di microfinanza che lavorano a

livello locale ed in maniera autonoma, non necessariamente gestiti da donne che

forniscono servizi finanziari ad una clientela prevalentemente femminile;

membri Global Network for Banking Innovation in Microfinance

- appartenenti al

(GNBI): la GNBI è una rete globale di IMF creata nel 2001 dalla WWB stessa i cui

membri sono regolari istituzioni di microfinanza, cooperative e banche

commerciali che vedono nella microfinanza una possibile opportunità di sviluppo

commerciale ed un possibile mezzo per cambiare il funzionamento del mondo.

Ed infine, il partner:

- Africa Microfinance Network (AFMIN): rete africana di istituzioni di

microfinanza comprendente 14 reti di IMF di livello locale sparse in 14 differenti

nazioni africane. Il partenariato tra la rete globale WWB e AFMIN si concretizza

nella fornitura da parte della prima di assistenza tecnica nei confronti della

seconda.

Tutti i membri e il partner condividono la stessa mission, gli stessi obiettivi, i valori ed i

principi della rete globale Women’s World Banking.

34

La WWB, al 31 dicembre 2002 , era così strutturata:

26 7 22 1

- filiali, associati e membri della GNBI ed partner;

35 36 37

582.234 2,3 8,6

- membri delle filiali, milioni di membri degli associati,

2,5

milioni di membri della GNBI e milioni di membri dalle istituzioni finanziarie

appartenenti ad AFMIN;

- in dettaglio, le aree in cui l’organizzazione ha delle filiali, degli associati o dei

partners, sono:

- Africa Sub-Sahariana: 10

- Medio Oriente e Nord Africa: 2

- Asia: 17

- America Latina: 18

- Nord America ed Europa dell’Ovest: 6

- Europa dell’Est ed Asia Centrale: 2

- Le organizzazioni che appartengono alla rete di WWB sono Fondazioni e

Organizzazioni non Governative (29), Cooperative (4), Istituzioni finanziarie non

bancarie (8), Banche focalizzate sul microcredito (4) e anche Banche tradizionali

(10);

- Generalmente le organizzazioni si uniscono alla rete in maniera autonoma e sono

tutte organizzazioni che si occupano di microfinanza;

34 I dati sono contenuti nel sito della rete WWB.

35 Dato rilevato al dicembre 2001.

36 Idem.

37 Idem. 106

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

- Il 70% dei fondi a disposizione della rete WWB proviene da sovvenzioni

pubbliche, il 20% da donazioni di privati ed il rimanente 10% da interessi di

capitali investiti.

Obiettivi perseguiti dalla Women’s World Banking

Per raggiungere gli obiettivi precedentemente accennati, la rete WWB si prefigge di:

- Incentivare la creazione di numerose filiali gestite da donne che forniscano servizi

finanziari alle donne che ne hanno bisogno;

- Aumentare la rete globale coinvolgendo le filiali, gli associati, i membri della

GNBI e dell’AFMIN per generare conoscenza ed innovazione, formare e

strutturare il settore della microfinanza ed espandere l’accesso all’economia ed ai

servizi finanziari delle donne con basso reddito;

- Ingaggiare tutti gli attori chiave per una trasformazione dei sistemi finanziari

attualmente vigenti, volta alla costruzione di un nuovo modo di vedere e vivere il

mondo finanziario.

In termini pratici questo consiste nel creare un ambiente in cui le donne con un basso

reddito siano in grado di sviluppare il proprio business, migliorare le proprie condizioni

di vita, riuscire a sostenere la propria famiglia, garantire una educazione ai figli ed

assicurargli un rilievo politico.

La rete WWB si prefigge come impegno quello di costruire dei servizi e delle istituzioni

finanziarie sostenibile a favore delle donne.

Servizi Forniti dalla Women’s World Banking

I servizi forniti dalla rete Women’s World Banking alle proprie filiali e a tutti i membri

in generale hanno l’obiettivo di aumentare la forza, l’efficienza, la sostenibilità e

l’impatto operativo dei singoli membri. I servizi di consulenza tecnica offerti sono:

sviluppo di nuovi prodotti, sviluppo professionale delle risorse umane, information

technology, e in minor parte anche analisi finanziarie, planning strategico e servizio

rating.

Gli altri servizi offerti dalla rete sono: servizi di consulenza strategica e decisionale;

servizi di conoscenze gestionali generali e conoscenze gestionali finanziarie, e servizi di

ricerca e sviluppo ed innovazione. 107

Dispensa del corso “Applicazioni di Microcredito” – AA 2006/2007

Risultati ottenuti dalla Women’s World Banking

Figura 7:

I risultati raggiunti dalle filiali alla fine del 2001, erano:

- 582.234 clienti, di cui intorno a 482.000 hanno ottenuto microcrediti e 460.000

hanno ricevuto servizi finanziari a favore dei propri risparmi;

- valore medio di un portafoglio di US$ 356;

- tasso di rimborso a 30 giorni del 95%.

I risultati raggiunti dagli associati, alla fine del 2001, erano:

- 2,6 milioni di clienti;

- valore medio dei prestiti concessi di US$ 308;

- tasso di rimborso a 30 giorni del 99%.

I risultati di AFMIN:

- rete composta da 365 istituzioni di microfinanza sparse in 14 paesi del continente;

- 2,5 milioni di individui che mettono a disposizione i propri risparmi;

- 3,5 milioni di risparmiatori poveri di cui la maggioranza sono donne.

I risultati della GNBI alla fine del 2001:

- istituito la Global Network for Banking Innovation in Microfinance (GNBI)

cheinclude 22 istituzioni di microfinanza di 15 differenti paesi.

- GNBI fornisce direttamente ai propri clienti prodotti di microcredito e si stima

abbiano concesso intorno a US$ 7 miliardi di prestiti a più di 8,6 milioni di

microimprenditori.

La rete globale di istituzioni di microfinanza Women’s World Banking è un ottimo

esempio di rete internazionale, non solo per gli ottimi risultati raggiunti ma anche per la

sua composizione.

La composizione di WWB è piuttosto complessa, soprattutto se paragonata con la

composizione della rete locale nazionale illustrata in precedenza. WWB, infatti, non è

solamente composta da singoli organismi che condividono gli stessi obiettivi e operano

108

Università degli Studi di Parma – Facoltà di Economia Consorzio Etimos scarl

seguendo gli stessi standards, ma è una rete composta da altri organismi esterni, partner

di WWB, che hanno una esistenza autonoma e propri obiettivi.

WWB, inoltre, ha istituito una nuova rete globale di istituzioni di microfinanza situate in

15 paesi di tutto il mondo impegnate nell’offrire servizi finanziari a quella fascia di

popolazione che ne sarebbe altrimenti esclusa: questo è un ottimo risultato per una rete

globale. 109


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213

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1.77 MB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

L'estesa dispensa riguardo il corso di microcredito analizza in particolar modo: accesso al credito dei meno abbienti, la finanza informale (offerta dei servizi finanziari nei paesi in via di sviluppo), la microimpresa e le attività generatrici di reddito, aspetti metodologici della microfinanza, la pianificazione di un progetto di microfinanza, la valutazione di impatto.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e management
SSD:
Università: Parma - Unipr
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Applicazioni di microcredito e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parma - Unipr o del prof Meneghettti Chiara.

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