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Lezione III. Le principali risposte

al problema della conoscenza

storica

1. La risposta del positivismo

­

Ipotesi A (positivista): stretta identità tra racconto e

passato

la storia è, o meglio deve essere, un fatto logico,

analitico, scientifico (la scienza esatta delle cose dello

spirito), oggettivo, spassionato e disinteressato

è l'immagine che il senso comune ha della storia: la

storia consiste in un complesso di fatti accertati.

“Lo storico trova i fatti nei documenti, nelle iscrizioni e così via, come i pesci sul banco

del pescivendolo. Lo storico li raccoglie, li porta a casa, li cucina e li serve nel modo

che preferisce” Edward H. Carr, Sei lezioni sulla storia (1961)

la storia è un corpo di informazioni imparziali e definitive

 allo storico compete solo svelarla una volta per tutte (1824,

Leopold von Ranke: «mostrare come le cose sono realmente

andate»)

«il duro nocciolo rappresentato dai fatti » e (purtroppo, secondo il

positivista) la «polpa circostante costituita dalle interpretazioni

soggette a discussione»

lo storico un puro registratore, meno influisce e meglio è

(interferenza)

nessun giudizio: l’ideale un’antologia di documenti

­ L’ipotesi A non convince del tutto:

la struttura stessa dell'informazione che lo storico ha di fronte

 è profondamente diversa da quella dello scienziato

1. la lacunosità delle fonti

• A differenza delle scienze sociali che analizzano il mondo di oggi,

la storia, anche quando sarebbe necessario, non può creare nuovi

fonti

• Il fatto non esiste per la storia se non c’è il documento: la storico

dipende dai documenti

– Mancanza di documentazione scritta

– I casi (incendio di un archivio)

• Dunque, possono esistere (e anzi esistono necessariamente)

avvenimenti di importanza capitale dei quali pur non

sapremmo mai assolutamente niente per mancanza di

documenti che ce li provino

• Allora, il passato vero è solo quello realmente vissuto, quello

reale di uomini di carne e sangue, e non quello che è

semplicemente scritto su di un libro di storia.

• Allo stesso tempo, è evidente che le molte domande che

possiamo rivolgere al passato rimarrebbero senza risposta se

non avessimo una qualche documentazione.

• Conseguenza: Come ha scritto uno storico francese, Paul

Veyne (Come si scrive la storia), la storia è sempre

“conoscenza mutilata”: “uno storico ci dice non già ciò che

sono stati l'Impero Romano o la Resistenza francese nel 1944,

ma ciò che è ancora possibile saperne”.

2. i fatti non sono obiettivi:

Facciamo un esempio classico (sempre da Carr):

 La battaglia di Hastings combattuta nel 1066

 Cosa vi è di assolutamente oggettivo? A) Che sia avvenuta nel 1066

 e non nel 1065 o 1067 B) Che sia avvenuta effettivamente ad

Hastings e non a Brighton o Eastbourne

Ma questa è solo accuratezza di informazione; non il lavoro dello

 storico. I “fatti” oggettivi sono dunque, semmai, i dati di partenza

sulla base dei quali lo storico poi lavora

In realtà i “fatti” vanno scelti, disposti in un ordine, in un contesto,

 fatti parlare: non parlano da soli

La battaglia di Hastings si studia perché pensiamo che sia

 effettivamente importante in relazione ad altri fatti

I “fatti” allora sono il frutto di una scelta.

• Allora, come scegliere nella marea di dati storici?

• Se anche volessimo ridurre il racconto storico alla sola

cronologia, al "semplice" succedersi dei fatti nel tempo, ci

troveremmo a dover scegliere:

– è più importante la data di una battaglia, quella di pubblicazione

di una grande opera del pensiero, il momento in cui scoppia

un'epidemia, quando mutano le forme della coscienza religiosa,

l'apparire di una nuova tecnica, lo scoppio di una rivoluzione

politica, l'emanazione di nuove leggi?

• E la scelta non è un problema di quantità: se pure

avessimo a disposizione uno spazio infinito il problema

non sarebbe risolvibile:

– un puro elenco è impossibile, i fatti si accavallano e si addensano.

In quale ordine mettere allora due o più avvenimenti

contemporanei?

– trovare un taglio del raccontare storicamente vuol dire in qualche

modo scegliere e interpretare, selezionare arbitrariamente

– al contrario, narrare tutto ­ fosse mai possibile ­ non

significherebbe alla fine non raccontare nulla?

Un altro esempio classico (sempre Carr): perché di tanti passaggi

 del Rubicone ce ne interessa solo uno?

Direte: la loro importanza storica, cioè le conseguenze sulla

 società. E’ per questo che la nostra definizione parlava di “fatti

memorabili”. Ma anche questa soluzione non è semplice.

Quali sono i fatti memorabili?

 Vediamo tre “fatti”, attraverso tre documenti:

– A. Il Diario di Giuseppe Bottai alla data del 30 novembre 1938:

“Il Gran Consiglio s’è adunato per discutere la legge di Balbo sulla cittadinanza

agli arabi della Libia. Prima di affrontare l’argomento, Mussolini, richiamando

gli astanti al più assoluto riserbo, dichiara: ‘Voglio dirvi quali sono le linee

direttive del dinamismo fascista negli anni a venire. Non ci prefiggiamo delle

date. Lo sviluppo della nostra azione sarà più o meno rapido nel tempo, a

seconda delle circostanze. Abbiamo vendicato Adua, con la conquista

dell’Etiopia. Vendicheremo Valona, con l’annessione dell’Albania. L’Albania ci

è necessaria per gravitare nella regione balcanica. Contrapporremo alla linea di

penetrazione tedesca, lungo il Danubio, la linea Durazzo­Istanbul. Vengo al

Mediterraneo. La nostra posizione in questo mare chiuso è pesantissima. Bisogna

migliorarla. Ci è necessaria la Tunisia; e la Corsica. Poi, c’è un’altra questione

con la Francia: Gibuti. Infine terremo di mira la Svizzera. La Svizzera sta

crollando. I giovani svizzeri non sentono la Svizzera. Noi porteremo il nostro

confine al Gottardo’.”

­ Non credo difficile convenire che questa riunione è un “fatto memorabile”.

Ma vediamo un altro caso

– B. La pubblicazione di un Manuale di buone maniere francese del

1627:

“E’ veramente indecente prendere con le mani un cibo grasso, una salsa

o uno sciroppo; questo ci costringe a compiere, a prescindere da tutto il

resto, altre due o tre operazioni indecenti; ci costringe ad esempio a

pulirci di frequente le mani nel tovagliolo insudiciandolo fino a ridurlo

come uno strofinaccio da cucina, cosicché quelli che le vedono portare

poi alla bocca ne traggono una sensazione sgradevole. Diversamente,

bisogna pulirsi le mani con il pane, e anche questo è un atto assai poco

corretto. Resta infine la possibilità di pulirsi le dita leccandole, e questo è

il colmo dell’impropreté.

– Anche la pubblicazione di questo manuale è un “fatto

memorabile”?

– C. Una giovane sposa sempre del Seicento scrive al marito

lontano:

– “Cuore mio carissimo, mi è molto gradito avere questa occasione per

rinnovarvi, questo giorno di capodanno, il voto che ho fatto d’amarvi

tutta la vita e di non amare al mondo altri che voi. Vi prego, mio caro

amico, di ricordarvi di me, ché, tutte le volte che penserete a me,

troverete il mio pensiero rivolto a voi, di modo che, anche se i nostri corpi

sono separati, i nostri spiriti siano sempre insieme”

– Anche la scrittura di questa lettera è un “fatto memorabile”?

La risposta è che, in realtà, non è possibile dirlo, perché

3. “il fatto storico­elementare, l'avvenimento­atomo non

esiste” (Paul Veyne, Come si scrive la storia)

• Il motivo è che tutti gli avvenimenti storici hanno senso solo

all'interno di una serie

• Vediamo un esempio proposto da un grande storico e sociologo

tedesco di questo secolo, Max Weber:

• Tra Federico Guglielmo IV di Prussia che prende una importante

decisione politica e il modo in cui decide di andare vestito la

mattina (tra il re ed il suo sarto) c'è differenza dal punto di vista

storico?

• Sembrerebbe ovvio di sì; e invece le cose sono assai più complesse:

• la serie della politica

• la serie dell’abbigliamento del potere

• E, allora per tornare agli esempi precedenti, anche la storia del

processo di civilizzazione o quella della storia privata

4. Guai al feticismo dei documenti: i fatti storici non ci

giungono mai in forma "pura" e “oggettiva”attraverso i

documenti, essi ci giungono sempre riflessi nella mente

di chi li registra:

• Ogni evento ci arriva attraverso testimonianze o tracce in cui

l’autore ci dice in realtà cosa

• pensava fosse accaduto

• o avrebbe dovuto accadere

• o forse solo voleva che altri pensassero che egli pensasse

• o pensava di pensare

• Immaginiamo di essere un contemporaneo, testimone di

Waterloo, addirittura il protagonista principale, Napoleone;

potrei lasciare solo una testimonianza parziale, il mio punto di

vista, diversa da quella del comandante dell’artigleria,

dell’ultimo fante, di Wellington, di un ufficiale inglese ecc.

(l’esempio di Rashomon)

• Dunque, anche per questo motivo occorre una rielaborazione

4. A differenza della scienza, la storia non può lavorare su dati oggettivi,

senza concetti; ma i concetti non sono oggettivi

• un divertente esempio escogitato da un altro storico, Irenée Marrou (La

conoscenza storica), per dimostrare l’impossibilità di ogni tentativo di

descrivere un episodio del passato risalendo alle cose in se stesse, al puro fatto

senza concetti.

• Vediamo se qualcuno tra voi è in grado di identificare questo importantissimo

evento storico da una descrizione fatta in termini di assoluta naturalità:

“In un momento del divenire universale (momento che potrebbe essere individuato

con riferimento alla precessione degli equinozi e ai movimenti apparenti della luna e

del sole), in un punto della superficie terrestre definito dalle coordinate x° di Lat. N. e

y° di Long. E Greenwich, in uno spazio chiuso, a forma di parallelepipedo rettangolo,

in cui erano riuniti circa trecento individui maschi della specie homo sapiens, penetrò

un altro individuo della stessa specie descrivendo una traiettoria rettilinea.

Nell’istante t + n, mentre gli altri presento oscillavano leggermente in posizione di

equilibrio, dodici di loro si mossero percorrendo a velocità sostenuta delle traiettorie

convergenti che al punto m si incontrarono con quella dell’ultimo arrivato.

Nell’estremità prensile dell’arto superiore destro ciascuno dei dodici stringeva un

acciaio affilato a forma di piramide che, spinto d aviva forza, penetrò nel copro del

suddetto individuo producendogli traumi tali da cagionarne la morte.”

Concludiamo:

 natura selettiva del lavoro dello storico (elemento soggettivo)

 l’intervento diretto dello storico è perciò assai più probabile e

 forse necessario

2. La risposta dello storicismo

­

Ipotesi B (storicista): distinzione profonda, differenza

assoluta tra fatti e ricostruzione

la storia consiste essenzialmente in interpretazioni

soggettive dei fatti

Hegel (1830) scrive: «Anche lo storico comune e

mediocre, il quale crede e pretende di non comportarsi che

ricettivamente, solo abbandonandosi al dato, non è passivo

col suo pensiero, egli porta con sé le sue categorie e

attraverso esse vede l'oggetto»

la storia non può che essere letta partendo da un

punto di vista (lo Spirito, la lotta di classe, la

libertà, l’emancipazione femminile, ecc.)

la storia è quindi una memoria partecipante,

creativa, soggettiva, talvolta militante

sono i valori che ci permettono di individuare

ciò che è rilevante e ciò che non lo è

abbiamo rovesciato la formula precedente: il

«duro nocciolo rappresentato dalle

interpretazioni» e la «polpa circostante dei fatti»

­ Anche l’ipotesi B non convince del tutto:

 se c’è una differenza profonda tra passato e racconto che ne fa lo storico

quale criterio di verità e di oggettività lega la ricostruzione al fatto?

la storia non rischia così

  o di essere ridotta a semplice applicazione preconcetta di visioni del mondo

(dallo storico “antiquario” allo storico “militante”)

o di essere ridotta a una forma di piacevole intrattenimento, bello come un

romanzo e forse migliore perché con una base (remota) di verità oggettiva

già gli antichi, del resto, si erano posti il dilemma:

 la storia aveva un valore pratico oppure no?

 essa era magistra vitae (maestra di vita, con tutto quello che ciò poteva significare) o era

essenzialmente fabula, aveva cioè essenzialmente un valore letterario dilettevole?

era ricostruzione puramente razionale a scopo costruttivo, oppure aveva il significato di una

continua molla della curiosità e andava collocata all'interno di quella forma letteraria che gli

antichi chiamavano retorica?

Lezione IV. La “rivoluzione” delle

“Annales”: né storia dei fatti né storia

dei valori

­ Anche la storia ha il suo Einstein: Marc Bloch

­ il più grande cambiamento della

conoscenza storica

• ­ il luogo: la Francia

• ­ la data il 1929, anno della fondazione di

una rivista, le "Annales d'Histoire

economique et Sociale" di Marc Bloch e

Lucien Febvre.

­ la definizione di Bloch:

­ la storia come «scienza degli uomini nel tempo»

­ esaminiamo:

scienza: metodo critico, ma insostituibilità

dell’intuizione soggettiva (il fresatore e il liutaio)

uomini: al plurale

 tempo: l’unica scienza sociale che tiene conto del dato

temporale, più che semplicemente del passato

­ Perché una “rivoluzione”?

­

A) una nuova immagine di ciò che è storico:

la polemica con la histoire évenementielle:

l'avvenimento (una battaglia, un trattato, uno scisma

religioso) unico, eccezionale e irripetibile; le strutture

(demografia, ambiente, produzione, consumo,

alimentazione, sistema di potere, mentalità) che invece

permangono

una “storia più umana e più ampia”, meno interessata agli

aspetti narrativi e più a quelli “strutturali”

dall'irripetibile al ripetuto; la ricerca è degli elementi

comuni a tutti gli individui, a cominciare da quelli quotidiani

(alimentarsi, vestirsi, lavorare): la storia "al plurale", la storia

dei molti, della gente comune contro la storia dei pochi

individui eminenti

­ B) una rivoluzione documentaria:

il ventaglio degli "oggetti" di ricerca si allarga e con loro si

allargano le fonti al di là di quelle scritte: il documento base,

l'unità di informazione non è il fatto, ma il dato, il corpus di

dati, al limite suscettibile di elaborazione in serie (elementi

quantitativi, tracce)

­ C) una rivoluzione metodologica:

approccio storico globale: uso contemporaneo di molti

strumenti di analisi provenienti da discipline diverse e

importanza del “lavoro di gruppo"

D) Una rivoluzione nel modo di impostare il

problema del “giudizio” storico

lo storico e il giudice: apparentemente, lo stesso

lavoro (accertamento fatti, vaglio testimonianze)

ma la sentenza? quale è la legge che si deve

applicare?

giudizio, sì; ma giudizio storico (analisi storica), non

politico o morale:

mai dire cosa si sarebbe dovuto fare, dire solo cosa si è

fatto, cosa non si è fatto e spiegare

Capire, comprendere: “Robespierristi, antirobespierristi,

diteci per favore, chi fu Robespierre”

Lezione V. Qualche conclusione: Esiste un

paradigma scientifico?

• c’è una inevitabile distanza tra fatto e racconto;

la nostra conoscenza è relativa e limitata

• la storia dunque “è ciò che del passato lo storico

riesce a possedere”

• dunque, l’oggettività non esiste: la storia è

inseparabile dalla storico: non può essere la

fredda registrazione proposta dal positivista

• ma sottolineare il ruolo attivo dello storico nonn

deve necessariamente condurre all’arbitraria

costruzione della realtà attraverso il pensiero

proposta dallo storicista

la storia è una forma di conoscenza scientifica (del resto, ogni verità

 scientifica è ormai intesa oggi come limitata e probabilistica)

E’ storia solo una ricerca basata su prove, sullo studio di documenti

 Forse, la storia non è esattamente una scienza, nel senso che diamo

 normalmente alle “scienze esatte”

o scienze nomotetiche e scienze idiografiche

ma è certamente una forma di conoscenza fornita di un suo preciso

 paradigma scientifico:

o le ricerche storiche si distinguono per la presenza di “marchi di

scientificità”

• citazioni dei documenti (virgolette)

• note

• appendici documentarie

E’ questo che distingue dalla finzione, dal romanzo, dal

 pamphlet polemico, dal giornalismo

– ciò che non è documentabile con precisione in una

fonte, ciò che è solo possibile ma non è dato dallo

storico come tale (una congettura cioè su indizi e non

una realtà) non è storia, può fare “colore”, può

appassionare il lettore ma è puro arbitrio:

– Talvolta cadono nella trappola gli storici stessi, per

farsi leggere di più (Vidotto, p. 34)

tuttavia, un momento soggettivo è ineliminabile

 come si può cercare di capire il passato senza porsi domande? E le domande

 significano soggettività

Un ruolo soggettivo della storico è necessario nell’individuare i problemi (es. il

 fascismo italiano si impose solo con la violenza o ottenne anche consenso? E se

sì come e perché?) e nell’individuare la documentazione adatta a risolverli

Il necessario elemento soggettivo non è dunque quello pregiudiziale, quello di

 leggere le cose necessariamente da un punto di vista (le visioni del mondo, i

nostri valori, ma quello di partenza: elaborazione del questionario e delle

ipotesi connesse che vanno verificate (ed eventualmente fatte cadere) sulla base

dei dati disponibili nella documentazione

ci può essere, insomma, una verità della ricerca storica, anche se

 essa non può essere oggettiva

Per questo, la storia non si può fare non

 solo senza prove, ma anche senza problemi

intellettuali:

ciò che è solo curiosità erudita, gusto per la

cronaca, amore per il retroscena in sé, gusto del

paradosso, non è storia, può fare “colore”, può

appassionare il lettore ma è puro arbitrio:

Il caso dei giornalisti e di molte trasmissioni

televisive, anche se non tutti, naturalmente (il caso

di Indro Montanelli)

• Cercheremo dunque, in questo corso, di mettere in pratica

la concezione di storia che abbiamo delineato e di

praticare una storia:

– basata sul metodo critico, su prove indiscutibili

– animata da problemi

– “al plurale” e non esclusivamente “evenemenziale”

– che cerca di comprendere e non di giudicare moralisticamente il

passato senza pregiudizi

• E' questa una prima caratteristica della riflessione storica

che chiunque seguirà le mie lezioni si troverà

continuamente di fronte e ­ spero ­ imparerà ad

apprezzare:

– non so se la storia insegni qualcosa, ma certo è un meccanismo

"infernale" di continua revisione e messa in dubbio

• delle certezze assolute,

• delle teorie e delle astrattezze

• dei quadri "tutti di una tinta"

• della linea retta che ci si illude possa dividere la ragione dal torto

• di ogni semplificazione e semplicismo

– la storia è una continua creatrice di problemi, non di soluzioni

– la storia forse non è magistra vitae nel senso che gli davano gli

antichi, ma insegna a pensare senza miti e ad analizzare il mondo

senza pregiudizi

Lezione VI: Di che si occupa la

storia contemporanea?


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche per il governo e l'amministrazione
SSD:
Docente: Moro Renato
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Moro Renato.

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