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1. La lezione all’università

­ L’università come invenzione del medioevo: ricerca e

insegnamento

­ Il sapere critico: oggi si parla di “falsificabilità” (Karl

Popper)

­ Il salto di qualità: dalle nozioni a una educazione a

pensare, ragionare, verificare e provare

­ La tradizione della lezione come conferenza e il suo valore:

­ entrare dall'interno in una disciplina,

­ lavoro culturale autonomo e personale, non assistito e protetto

­ I suoi limiti: mancanza di verifica.

­ Cosa faremo:

­ a) gradualità del salto di qualità;

­ b) domande e interventi

2. L’importanza della frequenza

­ studio per la prima volta di "monografie“

­ testi complessi

­ non siate convinti di conoscere la storia contemporanea:

­ nomi, date

­ solo la base: ora, il livello critico, appunto: problemi e metodi

­ l'esame universitario:

• organizzazione del discorso (cercare di essere ordinati e analitici,

ma, allo stesso tempo, sintetici perché non si può dire tutto in una

risposta di pochi minuti)

• linguaggio scientifico (una delle cose più difficili per gli studenti:

anche per la storia)

3. La storia contemporanea nelle facoltà di

Scienze Politiche

­ Obiettivo formativo dei corsi di Scienze Politiche: approccio

interdisciplinare ai problemi della polis

­ La storia contemporanea come vera e propria introduzione al

mondo attuale (economia, istituzioni, società, vita internazionale)

4. Il programma

Articolazione del corso

• Il corso è articolato in due parti: la prima a carattere istituzionale

dedicata a un’introduzione storica al mondo contemporaneo, la

seconda a carattere specialistico.

•I PARTE (4 CFU)

– Introduzione alla storia del mondo contemporaneo

•II PARTE (4 CFU)

– Razzismo e antisemitismo nella storia del mondo

contemporaneo I PARTE

Programma (4 CFU)

• Il modulo introduce

– alla conoscenza della storia del XIX e del XX secolo,

– ai suoi problemi di metodo (la periodizzazione, l’uso politico della storia,

il rapporto con la memoria, le fonti),

– ai suoi grandi fenomeni e ai loro problemi interpretativi (le rivoluzioni e

le ideologie politiche, il rapporto tra modernità e sviluppo industriale, la

società di massa),

– alle principali letture storiche della realtà contemporanea.

II PARTE(4

Programma CFU)

• L’età delle rivoluzioni politiche è stata anche l’età

dell’intolleranza razziale: fino alla tragedia della Shoah, alla

questione dei neri nordamericani, alla vicenda dell’apartheid in

Sudafrica, ai recenti conflitti etnici.

• Il modulo si propone di analizzare la storia della costruzione di

una concezione razzista del mondo e dei movimenti politici razzisti e

antisemiti, precisandone i caratteri, le fasi, gli snodi fondamentali.

• In particolare, analizzaremo

– lo sterminio degli ebrei

– e il problema, altrettanto complesso e drammatico, della reazione della

coscienza civile, dei governi e, in particolare, della Chiesa cattolica.

Prerequisiti

• requisito indispensabile

E’ un per la fruizione del corso una

buona conoscenza delle principali vicende della storia

contemporanea dal 1815 ai giorni nostri, come fornito da un

manuale di scuola superiore. Per accedere all’esame occorrerà

mostrare di possedere queste conoscenze di base.

• Una prova scritta (obbligatoria; 30 domande a risposta

multipla) che si terrà all’inizio di ogni sessione di esami

accerterà le conoscenze pregresse fornendo l’idoneità (senza

voto) per accedere all’esame orale.

consigliati

Testi

I parte

V. VIDOTTO, Guida allo studio della storia contemporanea, 4. ed,

Roma­Bari, Laterza, 2008, pp. 202 Euro 16,00

II parte

G.L. MOSSE, Il razzismo in Europa dalle origini all'Olocausto, 4.

ed., Roma-Bari, Laterza, 2008, pp. 302 Euro 9,50

W. BENZ, L’Olocausto, Torino, Bollati Boringhieri, 2006, pp. 128

Euro 13,00

R. MORO, La Chiesa e lo sterminio degli ebrei, Bologna, Il

Mulino, 2009, pp. 216 Euro 12,00

Quali obiettivi?

1. Il corso mira a fornire una preparazione di base sulla

formazione del mondo contemporaneo, sui principali processi

di trasformazione culturale, economica, istituzionale, politica,

sociale, sui momenti essenziali di svolta.

2. Attraverso le categorie concettuali dell’analisi basata sul

metodo storico, esso intende fornire una consapevolezza critica

della complessità e della profondità temporale dei principali

problemi del mondo di oggi per permettere agli studenti della

Facoltà di Scienze Politiche di orientarsi adeguatamente nella

sua complessa realtà.

3. Il corso intende in particolare fornire gli strumenti per la

comprensione della società multinazionale e multi-culturale

contemporanea

4. Il corso invitare gli studenti a far uso sistematico della

ragione critica, mostrando come l’analisi storica sveli

l’inconsistenza di molti dei miti contemporanei.

5. Esami, esercitazioni, seminari

• L’esame è orale.

• Faremo un test di orientamento nei prossimi giorni.

• Un corso integrativo sulla storia generale sarà tenuto a

margine dell’insegnamento

– Lunedì, 14,30­16.00 (Aula Magna)

– Martedì, 16,15­17,45 (Aula Magna)

– Mercoledì, 16,15­17­45 (Aula Magna)

• Il Seminario del Laboratorio di ricerca e documentazione

storica iconografica del Dipartimento di Studi

Internazionali:

– Cinema e Shoah

• Il Laboratorio (II piano):

http://host.uniroma3.it/laboratori/storicoaudiovideo/

Lezione II:

Introduzione ­ La storia è una

scienza?

Perché una introduzione metodologica?

1.

­ riflettere sui fondamenti metodologici di una disciplina è il primo

passo del sapere critico

­ servirà ad aprire la mente a molti problemi successivi

­ li troveremo subito e verificheremo il “salto di qualità”;

­ la seconda parte del corso sarà anche una lezione di metodo

2. Racconto soggettivo o scienza esatta?

• partiamo dal senso comune: che cos’è la storia?

• concetto familiare, apparentemente pacifico:

– è come raccontare "la storia" dell'ultimo film che avete visto?

– prendiamo due affermazioni:

 stamattina ho preso la metropolitana perché avevo fretta e avrei fatto a

piedi;

Mussolini entrò in guerra il 10 giugno 1940 perché temeva di essere

escluso dai benefici della prossima vittoria della Germania sulla Francia

– allora, c’è una differenza? quale? perché dovrebbe essere diverso o più

complicato fare la stessa cosa con la storia degli uomini?

• allora, proviamo una definizione

­ la definizione di un vocabolario italiano (Zingarelli):

storia = la narrazione sistematica dei fatti memorabili

della collettività umana

­ Una definizione senza problemi? Riflettiamo

• I problemi:

cosa vuol dire quel sistematica accostato alla narrazione?

 cosa si deve intendere per fatti?

 i fatti del passato sono pressoché infiniti: cosa ci permetterà di

distinguere quelli memorabili dagli altri?

la narrazione dello storico “fotografa” (registra semplicemente)

i fatti o li giudica (li interpreta e ne dà una valutazione)? e se

“giudica”, su quale metro?

• Uno dei più famosi libri sulla conoscenza storica, quello di Marc

Bloch (un nome sul quale torneremo), Apologia della storia, si

apre con queste parole:

“Papà, spiegami a che serve la storia”. Così, pochi anni or sono, un ragazzo che mi è molto

vicino, interrogava suo padre uno storico. Vorrei dire che questo libro rappresenta la mia

risposta, perché non credo ci sia lode migliore, per uno scrittore, che di saper parlare, con il

medesimo tono, ai dotti e agli scolari. Ma una semplicità tanto elevata è il privilegio di alcuni

rari eletti. Tuttavia la domanda di quel fanciullo, di cui sul momento non riuscii gran che bene

a soddisfare la sete di sapere, la conserverei volentieri qui, come epigrafe. Senza dubbio,

alcuni ne giudicheranno ingenua la formulazione; a me pare, invece, del tutto pertinente. Il

problema ch’essa pone, con la sconcertante dirittura di quell’età inesorabile, è, né più né

meno, quello della legittimità della storia.

• Dunque, se c'è bisogno di legittimarlo, il concetto di storia

non è pacifico, nemmeno tra gli storici.

• Come ha notato ancora Marc Bloch, forse i chimici e i

fisici sono più saggi degli storici: “ch'io sappia ­ ha scritto

­ nessuno ha mai disputato sui diritti rispettivi della fisica,

della chimica, della chimica fisica o della fisiochimica”.

­ Vediamo meglio: nel concetto di storia ci sono, in

realtà, due elementi sovrapposti:

l'avvenimento e il racconto

 le res gestae e l'historia rerum gestarum (Hegel)

 la storia che si fa e la storia che si narra

 il mondo dei fatti e quello delle loro analisi e

ricostruzioni

insomma, la storia e la storiografia

­ Quali le relazioni tra questi due elementi?

­ Due grandi soluzioni si sono a lungo confrontate:

positivista

 storicista

 Lezione III. Le principali risposte

al problema della conoscenza

storica

1. La risposta del positivismo

­

Ipotesi A (positivista): stretta identità tra racconto e

passato

la storia è, o meglio deve essere, un fatto logico,

analitico, scientifico (la scienza esatta delle cose dello

spirito), oggettivo, spassionato e disinteressato

è l'immagine che il senso comune ha della storia: la

storia consiste in un complesso di fatti accertati.

“Lo storico trova i fatti nei documenti, nelle iscrizioni e così via, come i pesci sul banco

del pescivendolo. Lo storico li raccoglie, li porta a casa, li cucina e li serve nel modo

che preferisce” Edward H. Carr, Sei lezioni sulla storia (1961)

la storia è un corpo di informazioni imparziali e definitive

 allo storico compete solo svelarla una volta per tutte (1824,

Leopold von Ranke: «mostrare come le cose sono realmente

andate»)

«il duro nocciolo rappresentato dai fatti » e (purtroppo, secondo il

positivista) la «polpa circostante costituita dalle interpretazioni

soggette a discussione»

lo storico un puro registratore, meno influisce e meglio è

(interferenza)

nessun giudizio: l’ideale un’antologia di documenti

­ L’ipotesi A non convince del tutto:

la struttura stessa dell'informazione che lo storico ha di fronte

 è profondamente diversa da quella dello scienziato

1. la lacunosità delle fonti

• A differenza delle scienze sociali che analizzano il mondo di oggi,

la storia, anche quando sarebbe necessario, non può creare nuovi

fonti

• Il fatto non esiste per la storia se non c’è il documento: la storico

dipende dai documenti

– Mancanza di documentazione scritta

– I casi (incendio di un archivio)

• Dunque, possono esistere (e anzi esistono necessariamente)

avvenimenti di importanza capitale dei quali pur non

sapremmo mai assolutamente niente per mancanza di

documenti che ce li provino

• Allora, il passato vero è solo quello realmente vissuto, quello

reale di uomini di carne e sangue, e non quello che è

semplicemente scritto su di un libro di storia.

• Allo stesso tempo, è evidente che le molte domande che

possiamo rivolgere al passato rimarrebbero senza risposta se

non avessimo una qualche documentazione.

• Conseguenza: Come ha scritto uno storico francese, Paul

Veyne (Come si scrive la storia), la storia è sempre

“conoscenza mutilata”: “uno storico ci dice non già ciò che

sono stati l'Impero Romano o la Resistenza francese nel 1944,

ma ciò che è ancora possibile saperne”.

2. i fatti non sono obiettivi:

Facciamo un esempio classico (sempre da Carr):

 La battaglia di Hastings combattuta nel 1066

 Cosa vi è di assolutamente oggettivo? A) Che sia avvenuta nel 1066

 e non nel 1065 o 1067 B) Che sia avvenuta effettivamente ad

Hastings e non a Brighton o Eastbourne

Ma questa è solo accuratezza di informazione; non il lavoro dello

 storico. I “fatti” oggettivi sono dunque, semmai, i dati di partenza

sulla base dei quali lo storico poi lavora

In realtà i “fatti” vanno scelti, disposti in un ordine, in un contesto,

 fatti parlare: non parlano da soli

La battaglia di Hastings si studia perché pensiamo che sia

 effettivamente importante in relazione ad altri fatti

I “fatti” allora sono il frutto di una scelta.

• Allora, come scegliere nella marea di dati storici?

• Se anche volessimo ridurre il racconto storico alla sola

cronologia, al "semplice" succedersi dei fatti nel tempo, ci

troveremmo a dover scegliere:

– è più importante la data di una battaglia, quella di pubblicazione

di una grande opera del pensiero, il momento in cui scoppia

un'epidemia, quando mutano le forme della coscienza religiosa,

l'apparire di una nuova tecnica, lo scoppio di una rivoluzione

politica, l'emanazione di nuove leggi?

• E la scelta non è un problema di quantità: se pure

avessimo a disposizione uno spazio infinito il problema

non sarebbe risolvibile:

– un puro elenco è impossibile, i fatti si accavallano e si addensano.

In quale ordine mettere allora due o più avvenimenti

contemporanei?

– trovare un taglio del raccontare storicamente vuol dire in qualche

modo scegliere e interpretare, selezionare arbitrariamente

– al contrario, narrare tutto ­ fosse mai possibile ­ non

significherebbe alla fine non raccontare nulla?

Un altro esempio classico (sempre Carr): perché di tanti passaggi

 del Rubicone ce ne interessa solo uno?

Direte: la loro importanza storica, cioè le conseguenze sulla

 società. E’ per questo che la nostra definizione parlava di “fatti

memorabili”. Ma anche questa soluzione non è semplice.

Quali sono i fatti memorabili?

 Vediamo tre “fatti”, attraverso tre documenti:

– A. Il Diario di Giuseppe Bottai alla data del 30 novembre 1938:

“Il Gran Consiglio s’è adunato per discutere la legge di Balbo sulla cittadinanza

agli arabi della Libia. Prima di affrontare l’argomento, Mussolini, richiamando

gli astanti al più assoluto riserbo, dichiara: ‘Voglio dirvi quali sono le linee

direttive del dinamismo fascista negli anni a venire. Non ci prefiggiamo delle

date. Lo sviluppo della nostra azione sarà più o meno rapido nel tempo, a

seconda delle circostanze. Abbiamo vendicato Adua, con la conquista

dell’Etiopia. Vendicheremo Valona, con l’annessione dell’Albania. L’Albania ci

è necessaria per gravitare nella regione balcanica. Contrapporremo alla linea di

penetrazione tedesca, lungo il Danubio, la linea Durazzo­Istanbul. Vengo al

Mediterraneo. La nostra posizione in questo mare chiuso è pesantissima. Bisogna

migliorarla. Ci è necessaria la Tunisia; e la Corsica. Poi, c’è un’altra questione

con la Francia: Gibuti. Infine terremo di mira la Svizzera. La Svizzera sta

crollando. I giovani svizzeri non sentono la Svizzera. Noi porteremo il nostro

confine al Gottardo’.”

­ Non credo difficile convenire che questa riunione è un “fatto memorabile”.

Ma vediamo un altro caso


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche per il governo e l'amministrazione
SSD:
Docente: Moro Renato
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Moro Renato.

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