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Mercati: forme e oggetti Appunti scolastici Premium

Materiale didattico di microeconomia per il corso di Economia Politica della Prof.ssa Simona Pergolesi. Al suo interno sono affrontati i seguenti argomenti: struttura dei mercati; concorrenza perfetta, concorrenza imperfetta, oligopolio e monopolio;... Vedi di più

Esame di Economia politica docente Prof. S. Pergolesi

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5

Parte II - Lezione I - pag

.

La concentrazione dell’offerta, specie se accompagnata dalla disomogeneità

dell’oggetto scambiato, consente ai venditori di determinare il prezzo ancor più

liberamente che in regime di concorrenza monopolistica, ferma restando la libertà dei

compratori di reagire acquistando le quantità desiderate.

In verità, l’oligopolio è una forma di mercato molto ‘ampia’ che si articola in

una moltitudine di tipi. Questo spiega la vastità della letteratura che lo

riguarda. Spiega anche perché ad esso sono normalmente dedicati, nei

corsi di laurea a carattere economico, appositi insegnamenti di

economia industriale.

All’origine del copioso filone di ricerca che ha riguardato

l’oligopolio, si collocano i contributi degli studiosi francesi Antoine A.

Cournot (1801-1877), economista e matematico7, e Joseph L.F.

J. Bertrand Bertrand (1822-1900), matematico8, oltre che dell’economista tedesco

Heinrich F. von Stackelberg (1905-1946)9.

I.2.4. Il monopolio

Infine, il monopolio viola la condizione di atomizzazione al punto che il

10 . Il monopolista è completamente libero di decidere il

venditore è unico

prezzo. Per quanto alto sia, il prezzo deciso dal monopolista non potrà

mai dirottare i compratori verso altri (inesistenti) venditori.

Naturalmente, resta ferma la libertà dei compratori di reagire acquistando

la quantità che meglio credono.

La ragione per cui un monopolista non ha concorrenti è che

barriere di qualche tipo (economiche, naturali o legali) impediscono ad A. Cournot

altre imprese di ‘entrare nel mercato’.

La prima analisi del monopolio risale al già menzionato economista e

11

matematico francese, Antoine Cournot .

I.3. I mercati in base all’oggetto

Nella sezione I.2 i mercati sono stati unicamente classificati in base alla ‘forma’,

senza alcun riguardo all’oggetto scambiato. Faremo ora il contrario. Preliminarmente, è

però necessario acquisire qualche nozione e formulare qualche definizione.

I.3.1. I fattori produttivi

Dalla Lezione 3 della Parte I sappiamo che, per bene o merce, deve intendersi

12

l’output di qualsivoglia processo produttivo . Sappiamo altresì che, per produrre beni,

7 A.A. Cournot, Recherches sur les principes mathmatiques de la thorie des richesses , 1838.

8 Bertrand, J. (1883) "Recensione del libro Recherches sur les principi Mathematiques de la

théorie des richesses", Journal de Savants, vol. 67, pp. 499-508.

9 H. F. von Stackelberg, Marktform und Gleichgewicht, Berlino, 1934.

10 Si parla di monopsonio quando esiste un solo compratore anziché un solo venditore. Si parla,

inoltre, di monopolio bilaterale quando un solo compratore fronteggia un solo venditore.

11 A.A.Cournot, Op. cit..

12 In verità, l’uso corrente distingue fra ‘beni’ e ‘servizi’. I primi sono output ‘materiali’, i

secondo sono, output ‘immateriali’. Ad esempio, sono beni gli abiti, il pane, la cioccolata, la farina, il

grano e i trattori. Sono servizi il trasporto (di persone o cose), i tagli di capelli, gli spettacoli

cinematografici e le visite mediche. In queste Lezioni si parlerà di bene anche quando la convenzione

vorrebbe che si parlasse di servizio. 6

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.

ne occorrono altri chiamati mezzi di produzione. Questi ultimi sono distinti in durevoli

e non durevoli. I mezzi non durevoli, interamente distrutti dal ciclo produttivo, sono i

beni intermedi. I mezzi durevoli, distrutti per la sola parte misurata dall’ammortamento,

sono le macchine intese nel senso ampio che al temine è stato riservato.

o fattori della produzione,

La microeconomia usa chiamare fattori produttivi,

tutti i mezzi di produzione e perciò sia i beni intermedi sia le macchine.

I beni intermedi e le macchine sono accomunati dalla caratteristica della

‘producibilità’, cioè dall’essere output di processi produttivi precedenti. In aggiunta a

tali fattori producibili, la produzione ha bisogno dei fattori primari, così detti per

esistere in natura (essere gifts from nature). Essi sono il lavoro e la terra.

In società non schiavistiche, il lavoro è ‘auto-posseduto’, cioè i lavoratori non

hanno padroni e perciò sono proprietari di sé stessi.

Nelle economie capitalistiche la terra (un tempo posseduta ‘di diritto’ dagli

aristocratici) può essere liberamente posseduta da chiunque.

Nei paesi sviluppati (dove la maggioranza dei beni è

prodotta dal settore industriale e, soprattutto, da quello

cosiddetto dei servizi) la terra ha cessato di essere un fattore

produttivo importante. Ciò giustifica il fatto che di essa non s’è

fatta alcuna menzione nella Lezione III della Parte I, dove le

imprese ivi esemplificate non ne fanno uso.

Tuttora, la terra resta un fattore produttivo importante nelle economie

sottosviluppate, dove la grande maggioranza dei beni è prodotta dal settore agricolo.

I.3.2. Beni di consumo e beni-fattore

Alla luce delle definizioni testè acquisite, distingueremo i beni in

che servono a soddisfare i bisogni umani;

beni di consumo

• beni-fattore che servono, invece, a produrre altri beni.

Ad esempio, sono beni di consumo i capi di abbigliamento, il pane e la cioccolata. Sono

beni-fattore il grano che serve a produrre farina, la farina che serve a produrre pane, i

trattori che servono a produrre grano.

I.3.3. Quali mercati

Siamo ora pronti per distinguere i mercati in base all’oggetto. Riassumendo le

sezioni I.3.1 e I.3.2, il Quadro I.1 individua cinque tipi di oggetti e perciò altrettante tipi

di mercato. Essi sono: 1. Beni di consumo

BENI (macchine )

2. Durevoli

Fattori producibili (beni )

3. Non-durevoli intermedi

4. Lavoro

FATTORI PRIMARI 5. Terra

Quadro I.1 7

Parte II - Lezione I - pag

.

1) i mercati dei beni di consumo,

2) i mercati dei fattori producibili durevoli,

3) i mercati dei fattori producibili non durevoli,

4) il mercato del lavoro,

5) il mercato della terra.

Per ciascuno dei cinque tipi di mercato, il Quadro I.2 individua i ‘protagonisti’,

cioè i venditori, da un lato, e i compratori dall’altro. Il quadro spiega che:

sui mercati dei beni di consumo, si fronteggiano le imprese produttrici e le

• famiglie consumatrici;

sui mercati dei beni/fattore (beni intermedi e macchine) le imprese

• produttrici fronteggiano quelle utilizzatrici;

sui mercati dei fattori primari (lavoro e terra) le famiglie (lavoratori e

• proprietari terrieri) che li posseggono fronteggiano le imprese che li usano.

gli oggetti i venditori i compratori

beni di consumo imprese produttrici famiglie consumatrici

beni intermedi imprese produttrici imprese utilizzatrici

macchine imprese produttrici imprese utilizzatrici

lavoro famiglie (proprietari terrieri) imprese utilizzatrici

terra famiglie (lavoratori) imprese utilizzatrici

Quadro I.2

I.3.3.1. Una distinzione importante

Occorre distinguere i fattori primari dai loro ‘servizi’. I primi sono il lavoro (i

lavoratori ‘in carne o ossa’) e la terra. I secondi altro non sono che l’uso dei primi.

Come misurare il servizio (uso) di un fattore primario? Un modo corretto è

quello di fare riferimento sia alla quantità usata sia al tempo d’uso. Se scegliamo:

l’uomo quale unità di misura del lavoro,

• l’ettaro quale unità di misura della terra,

• l’anno quale unità di misura del tempo,

l’anno/uomo, cioè l’uso di un uomo per un anno, è la risultante unità di misura del

servizio del lavoro, mentre l’anno/ettaro, cioè l’uso di un ettaro per un anno, è la

risultante unità di misura del servizio della terra.

Già sappiamo, dalla Lezione III della Parte I, che si chiama salario il prezzo del

il prezzo del

servizio del lavoro (il prezzo di un uomo per un anno). Si chiama rendita

servizio della terra (il prezzo di un ettaro per un anno).

La distinzione fra un fattore primario e il suo servizio porta con sé quella fra i

rispettivi mercati. Per indicare il mercato del servizio del lavoro (dove si forma il

salario) l’espressione ‘mercato del lavoro’ è, a rigore,

inappropriata. Essendo la schiavitù un reato, la denominazione

impropria non può tuttavia generare ambiguità. Così non era

alla fine del XVIII secolo, quando, in nord-America, uno

schiavo ‘giovane di sesso maschile’ veniva legittimamente

acquistato (sul mercato del fattore) per quaranta sterline e 8

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.

affittato (sul mercato del servizio) per cinque sterline all’anno. Uno schiavo ‘giovane di

13

sesso femminile’ aveva un prezzo e un canone dimezzati . Allora come ora, il canone

di affitto (prezzo del servizio) spetta alla proprietà del fattore. Allora spettava al padrone

dello schiavo, mentre oggi, col nome di salario, spetta al lavoratore in quanto ‘padrone

di sé stesso’.

Maggiore precauzione dev’essere usata per distinguere il mercato della terra dal

mercato del servizio della medesima, visto che esistono entrambi. Per brevità è

consentito usarla per indicare impropriamente il mercato del servizio, ma sol quando il

contesto escluda ogni possibile frainteso.

Il mercato della terra contemplato nel Quadro I.2 è quello del servizio, dove si

forma la rendita. Queste Lezioni trascureranno il mercato della terra propriamente inteso

come mercato del fattore, dove si incontrano famiglie (proprietari terrieri) venditrici con

14

altre compratrici .

Dal quadro resta escluso anche il mercato delle macchine usate dove si

incontrano imprese con altre. Sappiamo che, ogni anno, il mercato ‘deprezza’ le

macchine di una data generazione (assegna loro prezzi più bassi). Sappiamo altresì che

il deprezzamento è, per le imprese, un importante voce di costo chiamata

‘ammortamento’.

I.3.3.2. Beni e mercati promiscui

Il Quadro I.1 distingue i beni destinabili al soddisfacimento dei bisogni umani

(beni di consumo) da quelli destinabili alla produzione di altri beni (fattori producibili).

Tale distinzione, in verità scolastica, non trova sempre riscontro nella realtà, dove molti

beni sono ‘promiscui’, cioè suscettibili di entrambe le destinazioni.

Alcuni esempi aiuteranno a comprendere di che si parla. La farina serve a

produrre il pane e la pasta, perciò configurandosi come fattore producibile non durevole.

Tuttavia, serve anche a cucinare molte pietanze, perciò configurandosi come bene di

consumo. Analogamente, il carburante per auto-trazione serve a produrre il servizio di

autotrasporto (di persone o cose) ma anche ad alimentare le auto private.

E ancora: i computer servono a tenere la contabilità delle imprese, perciò

configurandosi come fattori durevoli, ma anche alle famiglie per ‘navigare’ o scrivere

messaggi agli amici, perciò configurandosi come beni di consumo. Analogamente, le

automobili, se utilizzate come ‘auto-blu’ per l’alta dirigenza delle imprese, si

configurano come fattori durevoli, ma al contempo si configurano come beni di

consumo se destinate all’uso privato delle famiglie.

Gli effetti della promiscuità sono molteplici, avendo essa conseguenze anche

sulla definizione degli aggregati macroeconomici che sarà oggetto della Parte III. Per il

momento, si prenda nota che la promiscuità dei beni genera mercati altrettanto

promiscui la cui analisi è complicata dal fatto che i compratori sono soggetti di natura

diversa e ispirati da finalità e criteri comportamentali non uniformi. Al fine

13 Solo nel 1926 la società delle nazioni deliberò la fine dello schiavismo nel mondo. Ciò

nonostante, persistono tuttora rigurgiti. Anche in paesi considerati civili, a donne e uomini capita ancor

oggi di avere un ‘padrone’.

14 Anche alle imprese è consentito di comprare la terra e perciò possederla anziché affittarla. In

tal caso, il profitto normale (la cui natura si ricorderà dalla Lezione 3 della Parte I) comprende non solo il

salario che l’imprenditore otterrebbe accettando di lavorare alle dipendenze e l’interesse che otterrebbe

concedendo in prestito (ad altre imprese) il capitale proprio, ma anche la rendita che otterrebbe

concedendo in affitto la terra posseduta.


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AUTORE

Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico di microeconomia per il corso di Economia Politica della Prof.ssa Simona Pergolesi. Al suo interno sono affrontati i seguenti argomenti: struttura dei mercati; concorrenza perfetta, concorrenza imperfetta, oligopolio e monopolio; i fattori produttivi, i beni di consumo, beni e mercati promiscui.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Pergolesi Simona.

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