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La dispensa fa riferimento alle lezioni di Sociologia della Devianza, tenute dal Prof. Cirus Rinaldi, nell'anno accademico 2011.
Il documento affronta il tema della memoria pubblica come performance culturale a partire dalla commemorazione della strage di Portella.... Vedi di più

Esame di Sociologia della Devianza docente Prof. C. Rinaldi

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9

persona, all’interno di una performance : nel nostro caso, appare emblematico che a Rita

Borsellino, in competizione allora, il 2006, per la presidenza regionale, fosse stato permesso di

parlare al pubblico di Portella, visto che, a dire di alcuni testimoni privilegiati, non fosse prassi

comune quella di invitare a parlare esponenti politici, ma che sin ad allora ci si fosse limitati ad

10 :

esponenti sindacali

“questa terra che ha bisogno di tanto e di cambiare governo. Abbiamo una candidata presidente che

incarna con il suo volto gentile tutte le nostre speranze, tutta la nostra determinazione, e tutto il

nostro coraggio” (Cantafia - sito del memoriale 1 maggio 2006)

“Grazie di questo abbraccio a affettuoso e in un luogo come questo diventa ancora più caldo e più

bello perché parte dalla memoria, di un dolore di una sofferenza di un sopruso comuni” (Rita

Borsellino - sito del memoriale 1 maggio 2006)

I siti commemorativi e i dispositivi di commemorazioni non sono investiti pertanto di significati

passati e semplicemente evocati, quanto piuttosto da significati contingenti che vengono agiti,

all’interno dei diversi gruppi, affinché acquistino significatività: ciò esplicita il carattere plurale

della memoria, il cui esito non è mai acquisito definitivamente quanto piuttosto rinegoziato

all’interno della sfera pubblica, “l’arena in cui gruppi diversi competono per l’egemonia sui discorsi

plausibili e rilevanti all’interno della società nel suo insieme” (Jedlowski, 2000: 33).

Sta allo studio del ricercatore dipanare le matasse e fare emergere le strutture, le mappe di

complessi codici simbolici, le rappresentazioni che uniscono le narrazioni e le biografie dei soggetti

coinvolti: è bene sottolineare, infatti, che ogni strategia rappresentativa e performativa perché abbia

successo deve essere supportata cooperativamente da altri attori (gli appartenenti al gruppo, gli

astanti, l’audience, i giovani, i veterani, le associazioni delle vittime, la stampa, i partiti, i sindacati,

etc.), riscoprendo un humus culturale propenso al suo svolgersi tale da “convincere” ogni possibile

destinatario (processo non affatto indifferente). La performance è resa possibile non solo dalle

qualità (osservabili) di attori, oggetti e servizi ma anche dalla tipologia dei destinatari e pertanto

dalle loro aspettative, immagini pregresse, processi di identificazione.

Arene commemorative e gruppi performativi: il conflitto

Scopriamo che sono diversi i “luoghi” e i “non-luoghi” della commemorazione: dal sito della strage

di Portella si dipanano idealmente topografie simboliche del ricordo che si cristallizzano in lapidi o

iscrizioni in memoria delle vittime; o preferiscono una narrazione istituzionale nella sezione del

museo comunale; nei luoghi e nelle strade della città di Piana intestate alle vittime o all’episodio;

piuttosto che nel rapporto complessivo tra artefatti della commemorazione e diversi luoghi di

interpretazione. Qui forse l’interrogativo principale si confronta con la dimensione della

11 , e sulla necessaria analisi di interpretazioni e

trasmissione della memoria alle nuove generazioni

9 E’ lecito allora ipotizzare la presenza non solo di pubblici, ma anche di attori e registi che ispirano e organizzano

l’azione collettiva.

10 Informazione derivata da colloqui con testimoni privilegiati. Resta tuttavia da essere verificata.

11 In realtà l’analisi della trasmissione generazionale della memoria e lo studio dei giovani di Piana necessita di analisi

particolareggiate. Nelle mie osservazioni, non validate da una raccolta sistematica di informazioni che mi prefiggo di

portare a termine con lo studio della commemorazione del 2008, i giovani di Piana svolgono una funzione assai

rilevante di apertura della comunità all’altro, di intermediazione con il nuovo che invade il loro paese. Le

manifestazioni di ospitalità al monastero della Sklizza che hanno previsto negli anni concerti rock di band emergenti,

momenti di ristoro, divertimento e varie forme di intrattenimento possono essere isolate per studiare l’incontro tra

comunità ospitanti e comunità ospiti, soprattutto riferendoci alla classe di età degli avventori. Ancora più interessante,

comprendere la percezione dell’evento tra i gruppi dei coetanei della comunità performativa antagonista.

negoziazioni che si configurano, inevitabilmente, secondo modalità inedite, presentando istanze

specifiche.

Nel caso di Portella assistiamo alla (ri)produzione di discorsi conflittuali che vedono proporre

nuclei diversificati: ci sono l’identità collettiva di albanesi, di minoranza, ed insieme la memoria

della strage e le reazioni emotive collettive di soggetti svariati, la trasmissione del trauma. Si

presentano diversi elementi che rendono plausibile interpretare la rappresentazione della strage

come un evento che rende ambigue le forme e le espressioni di resistenza di una minoranza (quella

albanese) e del proprio passato: quindi, paradossalmente, si può assistere a forme di resistenza che,

pur esprimendo tensioni e conflittualità politico-ideologiche (all’interno della stessa comunità

albanese), proiettano al loro esterno l’immagine coesa di una comunità che vive una

frammentazione intestina, perché gruppo offeso dall’interno, frammentato. Questa comunità trova

nella sua frammentarietà un momento di coesione. Ci sono i martiri siciliani dei fasci, ma Piana ha i

suoi martiri, sacrificatisi anche per interessi ed ideali generali che vanno ben aldilà dei confini

simbolici e materiali della comunità albanese.

L’evento pone la possibilità di riconoscersi in quanto fazioni contrapposte, soprattutto in tempi più

recenti, ma offre anche l’opportunità di auto-definirsi. In un periodo di contrazione della memoria

o, più esattamente, di esaurimento delle “memorie” come forme di organizzazione del legame

sociale, la riproposizione di un evento eccezionale, ancorché doloroso, contribuisce a rinsaldare,

con tutte le tensioni e contraddizioni interne, l’immagine di un gruppo al suo esterno. E

contemporaneamente a creare nuove fratture.

Foto 5 “ Manifesto della contromanifestazione Voci contro il silenzio, voluta dal governo cittadino

(Foto di Cirus Rinaldi)

La commemorazione è contesa tra due raggruppamenti, che per comodità espositiva chiamiamo

“immaginario di destra” e “immaginario di sinistra”, due gruppi performativi, che forniscono

interpretazioni e contro-interpretazioni polarizzate intorno a codici e narrazioni dicotomiche, e

sovente anche sovrapposte: le vittime sono abitanti di Piana e pertanto ad essere offesa è l’identità

albanese, la sua sicurezza, l’incolumità; le vittime sono lavoratori, colpiti in un momento di festa

politica? Si tratta di una commemorazione religiosa o laica, o di entrambe? O di una commistione

tra le due, una forma di ibridazione culturale, così come l’arazzo cucito dalle donne della sezione

femminile del circolo comunista di Piana, conservato presso la Casa del popolo, che vede falce e

martello iscritti in un cuore che tanto fa pensare al culto cattolico?

La costituzione dei gruppi performativi si definisce con il ricorso a quella che chiamo retorica

dell’ambivalenza: è quanto possiamo leggere in quella che definisco comunità e arene

controperformative, riferendomi in particolar modo alla posizione di contrapposizione semantica

rivestita dal governo cittadino incarnato dalla figura del suo sindaco, dott. Gaetano Caramanno,

esponente di Alleanza Nazionale, rieletto per la seconda volta alle comunali. Nei due anni relativi

all’analisi sul campo, il governo cittadino ha sponsorizzato iniziative che si pongono in

contrapposizione semantica con la ricorrenza del 1 maggio: se nel primo caso (mi riferisco alla

sagra del cannolo del 2006 con testimonial Eva Henger che ha avuto luogo l’ultimo giorno di

aprile), la contro-performance non faceva direttamente riferimento all’evento scatenante le reazioni

(la mobilitazione delle forze di sinistra il giorno successivo), nel secondo caso (manifestazione

“Voci contro il silenzio”, vd. Foto 5) assistiamo a partire dal titolo della manifestazione (“Voci

contro il silenzio”) e nonostante le intenzioni che tra breve avrete modo di verificare direttamente

dalle parole del sindaco – ad un caso di contro-performance legittimata da riti specifici (il raduno

nella cattedrale di San Demetrio e la commemorazione “religiosa” delle vittime attraverso il

“Trisaghion”, il saluto alla cittadinanza da parte del sindaco, la lettura di passi scelti da letteratura

varia ad opera del commediografo e critico Aurelio Pes, il concerto musicale di Maurizio Vandelli)

e pertanto istituzionalizzata.

“Noi su Portella in cinque anni di amministrazione abbiamo avuto grandi problemi, dati dal fatto che

continuano ad interpretarlo come un evento che ha colpito lavoratori, non lavoratori in quanto lavoratori, ma

lavoratori in quanto appartenenti a forze di sinistra. Questa operazione, questa equazione siffatta purtroppo

gode dell’acquiescenza, dell’acquiescenza di molti ambienti non solo di sinistra. Come se il primo maggio è

conveniente per la comunità, arriva il primo maggio. Ogni anno si apre questa frattura, questa ferita, non si

chiude mai. Noi il tentativo di andare oltre questa fase di distacco… Quando parlammo di conciliazione, ci

dissero “ma come volete conciliare i martiri?”, “ma come carnefici e vittime!”, ma non si è mai trattato di

questo…la strumentalizzazione di questa strage come di altri eventi…l’uccisione di molti sindacalisti …è

piegata solo ad esigenze di natura partitica, questa è una cosa che noi non possiamo digerire, e faremo di

tutto perché questa cosa venga [scongelata] …allora piuttosto che fare delle cose contro, facciamo delle cose

diverse per ricordare questa giornata. E questo anno abbiamo potuto diversamente dagli altri anni

organizzare qualcosa di diverso: concerto, c’è Aurelio Pes e questo momento che è più particolare, che è la

commemorazione dei defunti (Trisaghion). […] Attenzione, questa manifestazione è una manifestazione

sindacale, il 1 maggio, organizzata sempre dalle stesse sigle e sono gelose, i rapporti divengono difficili da

gestire quando… un tempo la manifestazione aveva un valore diverso fino a quando c'è stata

l’amministrazione in cui il sindaco parlava. Questo anno invece, da cinque anni, hanno inaugurato una fase

in cui debbono parlare solo esponenti sindacali, […] tanto è vero che anche la venuta di Bertinotti, di

personaggi di spicco viene sempre vissuta dalla logica “No!lì ci sono i sindacati”. Noi però questo anno

senza polemica, non abbiamo mai voluto polemizzare, la polemica è sempre stata cavalcata da questi

ambienti (nda di Sinistra) perché ne traggono alimento di consolidamento interno, a fini di ricompattazione,

…del resto Piana non ha un rapporto con il 1 maggio partecipativo, viene raccolto prevalentemente da gruppi

di Palermo, non è che ci sia questa grande partecipazione, non ci si riconosce. A Portella non esiste questa

partecipazione, proprio perché esiste questo… che infastidisce molto… noi dobbiamo [ridare] una dignità a

questa giornata soprattutto facendo cose alternative, diversificando, sperando che la comunità possa sentire

meglio la giornata, non con spirito di conflittualità, di riconoscere la strage come un momento costitutivo

dell’identità nazionale, non come la prima delle stragi di Stato, perché l visione è che se uno parla di ipotesi

di prima strage di Stato uno cosa fa? non fa altro che aprire nuove tensioni […], nuove interpretazioni. Se noi

diciamo che la strage è servita, il sacrificio di queste persone è servito a dare forza per la costituzione, il

consolidamento […] diciamo una cosa positiva, è questa la differenza di fondo [tra noi e loro, NdA]. Sono

servite queste vite amare, sacrificate a qualcosa? Si o no? La giornata del ricordo deve servire non a

riconoscerli come caratteri di una causa, ma persone che con il loro destino tragico hanno consentito all’Italia

(intervista al Sindaco

di basarsi sul lavoro e di creare una condizione di benessere e di prosperità […]”

Piana degli Albanesi, 1/05/2007 h. 19,00)

Vediamo emergere anche attraverso le narrazioni dei soggetti quei nuclei valoriali attorno ai quali si

innestano dei gruppi e delle comunità performativi che patrimonializzano quegli stessi valori

producendo forme retoriche: appena espressa quella dell’immaginario contro-performativo che

chiameremo dell’esclusione o del monopolio della commemorazione che vede le forze di destra

escluse a torto dalla commemorazione delle vittime di Portella.

Lo stesso dott. Caramanno, sindaco di Piana degli Albanesi, affermava l’anno prima della raccolta

della precedente intervista (1 maggio 2006), nella prossimità della casa del Popolo e con banda

musicale ed avventori che intonano “Oh bella ciao” che:

“…viene vissuta ancora come una discriminazione la partecipazione su Portella questo evidentemente

imbarazza più gli organizzatori che non noi. Noi, i nostri caduti… i nostri caduti li onoriamo sia andando

presso la cappella al cimitero sia portando una corona, quando è possibile insieme al corteo, quando non è

possibile perchè evidentemente non vogliamo essere ospiti sgraditi ci andiamo da soli. Ma credo che l’evento

sia un evento che…deve iniziare a creare concordia e non continuare ad essere motivo di divisione., questo

credo che sia interamente attribuibile alla sinistra non certo a me. Cosa rimane Portella anche per un sindaco

di destra? Per me una ferita, una ferita tragica del senso…del senso dello stato, del senso delle istituzioni,

della repubblica nascente una ferita che sono convinto possa essere definitivamente chiusa laddove perda

questo carattere di esclusività, essere une evento di sinistra. Portella è per me un luogo di dolore universale,

per quanto tale, come tanti altri posti dove sono stati effettuati eccidi tragici è un luogo che appartiene a tutti

intervista al Sindaco

e non ci stancheremo mai di dirlo che serva ad unire piuttosto che creare divisioni (

Piana degli Albanesi, 1 maggio 2006, h. 9,30)

Di contro la comunità performativa antagonista (l’immaginario di sinistra) riproduce le retoriche

della insensibilità e del tradimento:

“Questa amministrazione non c’è l’ha la sensibilità. Non verrà il sindaco a dare il saluto? No no non ci verrà

mai. Noi l’abbiamo invitato diverse volte per partecipare e collaborare, non ha collaborato […]. Questi non si

avvicinano, non si avvicinano mai..il 25 aprile abbiamo fatto due manifestazioni: una noi e una lui che ha

portato la corona dei fiori ai caduti…”

(intervista anziano avventore della manifestazione, Piana degli Albanesi, 1 maggio 2006)

E se il sindaco vede nel monopolio della commemorazione una riserva di speculazione ideologica

dei partiti di sinistra e dei sindacati, i gruppi antagonisti vedono nella sua condotta un tradimento

nei confronti di un’antica appartenenza

“Ho saputo che il partito è sempre stato forte? come mai sono saliti i fascisti? Sempre forte forte e sempre

forte è… La gente 50 anni addietro…la giunta è in maggioranza di sinistra al comune ma il sindaco è salito

per 50 voti, per 50 voti! Ma ha il consiglio comunale contro, è durato 5 anni. Ma come ha fatto? Ma il paese

è contento? A me non mi sembra che il paese è contento. Suo padre era nel partito nostro, suo padre… è il

figlio di un compagno…se il nonno di lui era vivo, il nonno di lui era comunista, lo ammazzava”

(conversazione tra un avventore del corteo e un anziano di Piana degli Albanesi, 1/05/2007)

Conclusioni

Ogni atto performativo si inscrive in sistemi di rappresentazioni collettive e si manifesta attraverso

scripts, copioni, che invece visibilmente assurgono al ruolo di referenti immediati per l’azione: in

quanto costrutti dell’immaginazione performativa, entrambi, rappresentazioni collettivi e scripts,

sono strutturati in codici e narrazioni che insieme condensano, elaborano ed utilizzano un’ampia

serie di strumenti retorici, dalle metafore alla sineddoche, al fine di configurare la vita sociale ed

emotiva in modalità coerenti (Alexander, 2006b: 33).

Nella costruzione dei repertori interpretativi della strage e della commemorazione, i processi a cui

assistiamo non sono soltanto, per esempio, di mera appropriazione (o invenzione) (Hobsbawm,

1983) di storie o miti del passato, ma piuttosto si configurano come co-costruzione e negoziazione

di testi che investono diversi attori, con ruoli differenti attraverso pratiche sovente incarnate (si

pensi al ruolo svolto da chi “era lì e si è salvato”, dei superstiti, dei testimoni, dei “discendenti” a

cui è stato trasmetto il “trauma” del ricordo). I testi culturali vengono rappresentati, performati,

affinché possano esserne mostrati i significati ad altri: ogni strategia rappresentativa è supportata

culturalmente dal gruppo, e come abbiamo prima ricordato, le diverse performance presuppongono

non solo delle abilità ma anche un pubblico appropriato, e sono connotate pertanto dal loro carattere

cooperativo, rese possibili ed esplicitabili dalla comune adesione a sistemi valoriali o ordini morali

all’interno del gruppo, di una subcultura o perché inserite (inseribili) nelle aspettative culturali di

più ampio raggio. Di conseguenza, certi segni avranno un significato per un gruppo e tutt’altro

significato per gruppi diversi; il loro significato potrebbe mutare all’interno del medesimo gruppo

nel tempo (ribaltandosi, perché no, anche semanticamente); certi altri segni maturano all’interno di

un gruppo e vengono attribuiti socialmente all’attore che si trovi in compresenza dei membri di quel

gruppo specifico. Non bisogna trascurare che i repertori utilizzati e messi in atto per gestire e

manipolare strategicamente l’identità, ancora prima del riferimento al grado della loro visibilità,

necessitano della capacità degli astanti o dei destinatari di leggere e decodificare il codice che

esprimono. Che si tratti di costruirsi un’identità, di rappresentare una storia o di presentare una

sequenza di ricordi, ciascuna rappresentazione necessita di essere riconosciuta e accertata

cognitivamente all’interno del gruppo, nonché di poter essere inquadrata in termini categoriali nella

cultura più vasta. Ciò implica tuttavia che il pubblico medesimo è consapevole che le performance

siano “accomodate” (contrived) (Cohen, 1995) e sono alla ricerca di indizi di autenticità. Il pubblico

si aspetta esibizioni che presentano un certo grado di posticcio così come caratteristiche che

presuppongono autenticità: una performance non “accomodata” sarebbe non realistica così come

quella interamente autentica apparirebbe – paradossalmente – falsa.

All’interno di tale processo i significanti di autenticità, le memorie e i ricordi varieranno da

situazione in situazione, da gruppo in gruppo, soprattutto perché il concetto medesimo di autenticità

e di memoria univoca è definito in situazioni e contingenze specifiche che devono tenere in

considerazione non solo della selettività del ricordo ma anche dell’oblio: non esiste una memoria

“autentica” in termini ontologici, quanto piuttosto varie memorie, antagoniste, conflittuali,

paradossali, a seconda dei vari stakeholders che ne negoziano il senso.

Insieme alle rappresentazioni collettive, ai copioni messi in atto dai diversi attori, questi ultimi

necessitano di mezzi di produzione simbolica, di oggetti da utilizzarsi come rappresentazioni

iconiche che coadiuvino i progetti di drammatizzazione e le istanze morali che provano a

rappresentare (Alexander, 2006b: 35): questi possono consistere in oggetti materiali, vestiti,

decorazioni, espressioni verbali (“i nostri martiri”), etc. Una volta che gli attori dispongono di testi e

mezzi di trasmissione e di destinatari, essi possono concentrarsi sulla “messa in scena”,

imbattendosi nella costruzione di un dramma sociale (Turner, trad. it. 1993: 93 ss.), ovvero di

un’azione sociale drammatica (dramatic social action) (Alexander, ibid.: 36): questa processo terrà

conto di gesti, parole, tempi, ruoli, riti e coreografie spaziali.

Nel nostro lavoro abbiamo voluto concentrarci sull’analisi parziale di dati raccolti tra la

commemorazione del primo maggio del 2006 e quella del 2007 e nello specifico ci siamo soffermati

sulla definizione dei contesti spaziali e culturali che contribuiscono a costruire l’evento. Siamo

consapevoli tuttavia della complessità medesima della ricostruzione delle diverse dimensioni che

contribuiscono a distinguere il fatto dall’evento: la ricerca sulla memoria e sulla commemorazione è

una ricerca autonoma rispetto alla ricerca sulla strage, ricercare sulla memoria e sulla

commemorazione della strage ci può offrire informazioni sulle tensioni e il conflitto sociale che

fanno di Piana quello che è oggi. Questa analisi non può esimersi dal comprendere come è stato

12

trasmesso e trasformato il passato .

12 Durante un convegno di presentazione dei dati parziali dell’attività di ricerca (La storia e la memoria a 60 anni dalla

strage di Portella della Ginestra, 26 aprile 2007, CGIL – Palermo, Sklizza- Istituto San salvatore, Piana degli Albanesi),

sono stato colpito dall’intervento da parte dell’uditorio di un signore che nel narrare le dinamiche della strage disse “Mi

L’analisi della commemorazione e dell’uso pubblico della memoria sociale dei fatti di Portella,

proprio per la fitta trama di rappresentazioni e retoriche che presenta, e per la forte

interdisciplinarità del tema, sembra poter essere utilizzata anche per riconsiderare la memoria

nazionale, evidenziando quanto sia complesso non solo il periodo storico, facilmente liquidato in

semplici contrapposizioni, ma anche quanto sia d’arricchimento compiere una siffatta analisi anche

per le indagini in tema di stragi, offrendo possibilità di comparazioni e verifiche. Un tema assai

interessante, come si è tentato di indicare, per lo storico e il sociologo, ma anche per l’antropologo e

lo psicologo, perché ci pone da vicino l’interrogativo relativo al valore che alcuni fenomeni

assumono all’interno dell’immaginario collettivo a prescindere dalla loro riconoscibilità di “fatti”.

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ricordo una storia, ho visto un film…”. Nulla che possa provare più incisivamente quanto la memoria venga modificata,

trasformata anche da parte delle tecnologie della memoria.


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Sociologia della Devianza, tenute dal Prof. Cirus Rinaldi, nell'anno accademico 2011.
Il documento affronta il tema della memoria pubblica come performance culturale a partire dalla commemorazione della strage di Portella.
Parole chiave: frames, performance, arene commemorative, manifestazioni di ricordo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della Devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Rinaldi Cirus.

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