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La dispensa fa riferimento alle lezioni di Sociologia della Devianza, tenute dal Prof. Cirus Rinaldi, nell'anno accademico 2011.
Il documento affronta il tema della memoria pubblica come performance culturale a partire dalla commemorazione della strage di Portella.... Vedi di più

Esame di Sociologia della Devianza docente Prof. C. Rinaldi

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La costruzione della memoria pubblica come “performance culturale”: riflessioni a partire

dalla commemorazione della strage di Portella

Cirus Rinaldi “ ”

La memoria è storia in atto

(Bauman, trad. it. 1987: 3)

Commemorare, ovvero il ricordare e celebrare in forma pubblica, implica l’evocazione – da parte

di attori specifici – di retoriche anche in forma solenne, di fronte ad un pubblico, o più

verosimilmente a pubblici diversi: il ricordare medesimo ha il significato, tutto sociale, di

1

riattualizzare la memoria del gruppo sociale di appartenenza, spesso ritualizzandola .

Un’analisi sociologica che non si limiti, “[…] a indagare le condizioni istituzionali ed esteriori,

ambientali, della produzione culturale, ma che si introduca, passando dalla porta principale, nello

stesso oggetto o prodotto culturale, per rivelarne la struttura anche semiotica e narrativa, a

decifrarne il codice” (Santoro, 2006: 9), può contribuire ad esplicitare le retoriche, in quanto

strutture culturali, sovente inconsce, le pluralità di strutture, la complessità di codici che regolano ed

organizzano la vita sociale, e che vengono trasmessi, riprodotti ed alterati – perché anche i ricordi

mutano, divenendo contradditori – nel corso del mutamento socioculturale attraverso le pratiche

della vita quotidiana. 2

Al centro di questa trattazione la commemorazione della strage di Portella della Ginestra , la

ricostruzione della struttura dei percorsi narrativi che ne legittimano le diverse rappresentazioni

nell’immaginario sociale: l’analisi di questi aspetti sarà ricondotta alla comprensione delle diverse

performance culturali e sociali attraverso le quali gli attori sociali, individualmente o

collettivamente, mostrano agli altri il significato della propria situazione sociale (Alexander, 2006b:

32).

Il presente contributo si prefigge di presentare una lettura parziale del fenomeno ancora in fase di

analisi, con la finalità principale non di riassumere una ricostruzione puntuale degli eventi e nella

definizione dell’accaduto, tema rispetto al quale rinviamo alla letteratura scientifica specializzata e

agli altri contributi del presente numero, quanto piuttosto di presentare, attraverso la

problematizzazione e l’esame di frammenti etnografici, uno tra i possibili approcci teorici nello

studio dei traumi collettivi e delle performance culturali, da applicare alla riflessione sul genere

specifico della commemorazione (Tota, 2003) e della trasmissione della memoria sociale

(Halbwachs, trad. it. 1997).

Si prospetterà una scomposizione in unità minime di analisi senza alcuna pretesa di esaustività, ma

con tutti i limiti che presenta un progetto di ricerca in fieri con dati instabili e puramente esplorativi.

Le riflessioni seguenti si basano su una prima serie di interviste etnografiche, documenti video-

filmati in occasione della festa del primo maggio presso Portella della Ginestra (1 Maggio 2006; 1

Maggio 2007), nonché su note etnografiche raccolte da chi scrive a seguito dell’osservazione dei

preparativi all’evento, dalla commemorazione delle vittime presso la cappella cimiteriale sita in

Piana degli Albanesi sino all’organizzazione del corteo e dei discorsi pronunciati presso il sito

commemorativo.

1 Si rinvia a Rinaldi (2007) per una presentazione teorica delle dimensioni commemorative tra ritualizzazione e

riattualizzazione.

2 Il presente contributo riflette sull’impostazione teorica, di pertinenza sociologica, del tema della commemorazione

della strage di Portella della Ginestra, così come pianificato all’interno di un gruppo di ricerca interdisciplinare sulla

ricostruzione degli eventi di Portella attraverso una raccolta di storie di vita. Il progetto è coordinato dai proff. Salvatore

Lupo (Università di Palermo) e Rosario Mangiameli (Università di Catania) e composto, oltre da chi scrive, dai dott.

Francesca Barbano, Nino Blando, Giuseppe Boscarello, Francesco Di Bartolo, Jones Mannino, Nicola Pizzolato,

Antonello Savoca e Vito Scalia.

La definizione dei frames di analisi e le implicazioni metodologiche

Non possiamo pensare a gruppi che monoliticamente sono possessori e pertanto esprimono

memorie univoche quanto piuttosto a diversi gruppi, diversi imprenditori morali, e pertanto

differenti culture della commemorazione. Questi gruppi si pensano e si autorappresentano nello

stesso momento in cui sostengono la propria retorica e visione del mondo e, immaginando un

destinatario ideale (non importa se inseguito lo intercettino o meno), forniscono una narrazione di

sé, della propria identità, definendo performance (e naturalmente contro-performance) e messe in

scena. I gruppi coinvolti diventano allora poli dialogici di una simbolica della performance,

costruita proprio a partire dalla costruzione di “politiche della commemorazione” che rappresentano

visioni alternative, contrapposte e spesso conflittuali, valori che offrono sempre nuove relazioni

morali, estetiche e sociali. Contribuiscono anche a fornire nella trasmissione della memoria

collettiva e sociale – e nella strutturazione dei suoi “quadri” – interpretazioni che indicano una

propria ricostruzione “autentica” degli eventi. Ciò significa che i diversi gruppi legittimano la

propria versione attraverso narrazioni performative che attribuiscono autenticità, originalità ed

originarietà a fatti specifici, tramutandoli in eventi.

La memoria collettiva, del resto, non può che essere concepita come processo di ricomposizione

continua: i soggetti in realtà non rivivono il proprio passato se non ricomponendolo attraverso i

“quadri” che sono forniti dai diversi gruppi e dalla società in generale. Ed è proprio in questo

rapporto che ogni “memoria” e ogni sua performance commemorativa devono essere comprese, e

mai ridotte – al fine di una loro comprensione interattiva – in una dimensione esclusivamente

individuale. Sarebbe inoltre assai banalizzante quel processo che porta gli studiosi a pensare alla

memoria come “memoria di allora”, come riproduzione fedele degli avvenimenti, trascurando di

fatto come invece la memoria sia “memoria di oggi”. Per tali caratteristiche la memoria collettiva,

in quanto costruzione sociale, è da considerarsi quale altamente selettiva: essa trattiene ciò che ne

sconvolge la ripetitività quotidiana, trasformandolo in evento eccezionale, oppure, al contrario,

occultandolo, per tentare di sedarne gli effetti disgregativi. Ciò che è importante sottolineare è che –

secondo la presente trattazione – non si è interessati all’atto, al puro accadimento, quanto piuttosto

all’organizzazione sociale dei motivi che portano ad usare la strage di Portella e la sua memoria

come strategie immaginarie rielaborate anche rispetto a contraddizioni reali.

Relativamente a questo ultimo aspetto, appare significativo incrociare l’analisi sociologica con le

interpretazione storiografiche, ed in particolare con l’apparato metodologico della storia orale, per

comprendere come la vicenda di Portella, chiudendo un lungo dopoguerra in Sicilia, diventi

momento storico assai significativo per l’intera storia dell’Italia Repubblicana, dalla nascita ai suoi

sviluppi successivi. La ricostruzione storiografica e l’analisi sociologica, arricchite dallo e

nell’approccio biografico, possono tenere conto di una serie di elementi in grado di restituire il

degno spessore ad una microstoria del conflitto sociale che in Sicilia, a partire da Piana degli

Albanesi, sembra essere stata più sofisticata di quanto ci si aspetti o sia stato scritto.

È chiaro che tali assunti assumano, in questa sede, la portata dell’ipotesi teorica che necessita di

essere validata, o al contrario, confutata: ciò che appare tuttavia evidente è che attraverso la ricerca

di fonti orali (la testimonianze dei familiari delle vittime, dei testimoni, dei sopravvissuti, di altri

testimoni privilegiati) si rintraccia nello studio della comunità albanese, nelle diverse memorie che

essa conserva silenziosamente, dolorosamente o palesemente, una storia di continue restituzioni ai

diversi “presenti” della comunità nel corso del volgere del tempo.

I testimoni pertanto nell’interazione con i ricercatori restituiscono il loro posizionamento all’interno

della struttura narrativa del ricordo, della ricostruzione individuale di ogni singola storia, attraverso

la ri-partitura della memoria comune, della capacità del soggetto di ricostruire la propria biografia

all’interno di una storia più vasta e pubblica, comune.

L’azione di ricerca, aldilà dei suoi obiettivi conoscitivi, interviene nella memoria collettiva,

agitandola, ricostruendola, intervenendo nella sua ricostruzione: come ricorda Tzvetan Todorov per

essere compreso il mondo ha bisogno di essere affiancato da un doppio immaginario, deve essere

narrato, descritto, ricostruito.

Il tal senso, il ricercatore ha il compito di svelare i processi di strutturazione della memoria sociale,

ed in un certo qual modo rappresenta con il gruppo sociale, l’altro soggetto che contribuisce a co-

costruire la “narrazione” scientifica. Egli infatti dovrà tenere conto del fatto che all’origine ipotetica

della memoria, al fatto scatenante (la strage da cui si fa decorrere il ricordo), sono da aggiungersi

altri elementi che il dispiegarsi sociale del ricordare ha metabolizzato, e continua ad assorbire,

anche – come si ricordava prima – in termini contradditori.

Il caso di Portella, da questo punto di vista, è assai emblematico a partire dagli artefatti

commemorativi, dal luogo stesso della strage in cui ritroviamo oggetti culturali che ampliano l’aura

semantica dei luoghi (la “pietra” di Barbato), alla cappella cimiteriale che vede tumulate non solo le

vittime della strage ma anche altri. Cosa può significare in termini sociologici?

Quali processi sociali hanno permesso o permettono che le vittime delle stragi diventino

“patrimonio collettivo”? Si è pervenuti a conciliare le modalità del lutto pubblico con il ricordo

individuale, familiare? Se no, come ipotizzare questa contraddizione, questo scarto tra lutto privato

e lutto pubblico? Che valore ha per la gente del luogo tornare “lì” e per i possibili avventori? Le

modalità, le diverse commemorazioni di Portella della Ginestra creano altrettanti spazi pubblici?

E rispetto alle arene pubbliche di rappresentazione che forma istituzionale hanno assunto ricordo ed

oblio? Quali attori hanno prodotto e riprodotto ricordo, commemorazione, oblio? E perché, secondo

quali modalità? Quali “forme pubbliche” di memoria sono state prodotte, quale forma di passato?

Ed ancora, dal momento che la sistematizzazione del passato produce contemporaneamente etica

pubblica, quali definizioni di idea di stato, società civile, rapporti tra stato e cittadini si configurano?

Il presente contributo non potrà rispondere a tutti i suddetti interrogativi ma cercherà di

problematizzarne la portata attraverso il riferimento alle principali elaborazioni teoriche relative alla

memoria e alle commemorazioni pubbliche.

Costruire la performance

Già a partire da questi interrogativi, lo scienziato sociale che si accosti allo studio della costruzione

culturale degli eventi (e della loro trasmissione culturale) è consapevole che esistono differenti strati

di realtà all’interno di ogni oggetto, fenomeno, rappresentazione o prodotto culturale e pertanto

sono varie le forme di autenticità o le situazioni nelle quali l’autenticità di un evento sono poste

all’attenzione di diversi pubblici.

Riferendosi esplicitamente al tema della produzione di “oggetti culturali” (la memoria e la

3 in

commemorazione sono “oggetti culturali”, vd. Griswold, trad. it. 1997) possiamo distinguere

termini analitici: a) la dimensione dell’autenticità relativa all’originalità “materiale” dell’oggetto o

dell’evento (autenticità materiale); b) la dimensione che si riferisce ai produttori di un oggetto o ai

performer di un evento (autenticità concettuale); c) l’ambiente o il background dell’oggetto o

evento (autenticità contestuale); d) la funzione o l’obiettivo di oggetto e evento (autenticità

funzionale). Individuando il processo di costruzione, spettacolarizzazione ed eventizzazione della

strage di Portella, possiamo “isolare” i setting materiali e simbolici di produzione del ricordo,

intercettando le diverse dialettiche che tentano di sviluppare la loro versione “autentificata” di

memoria. All’interno di questa relazione il pubblico, l’audience della commemorazione e della

trasmissione della memoria, possiede aspettative specifiche relative al tipo di performance,

performer e script (copione): la performance e i performer dovranno infatti incarnare i valori e

l’ethos del mondo che voglio prefigurare perché il pubblico possa prendere tutto “sul serio”.

Seguendo questo ragionamento, il ricercatore dovrà concentrarsi non solo su artefatti o oggetti

3 È utile ricordare che la ripartizione viene illustrata per motivi puramente di comodità analitica, infatti le diverse

dimensioni possono rinforzarsi l’un l’altra ma possono altresì contraddirsi reciprocamente.

materiali, ma anche sui possibili riti e rituali, individuando i significanti e i significati (attribuiti)

4

che rendono fluido (o difficoltoso), autentico (o posticcio) il ricordare (o il dimenticare ): in tal

senso, slogans, vestiario, riti di commemorazione divisi per rappresentanze politiche e familiari

delle vittime, la fruizione dei siti commemorativi, la richiesta di riconoscimento del sito di Portella

come bene artistico e patrimonio culturale, persino la sagra del cannolo che precede il primo

maggio diventano “eventi” ricchi di spunti per riflettere sulla cultura non come “cosa” ma come

“dimensione”, “come trama che organizza ogni forma sociale concepibile” (Alexander, 2006: 24).

Guardando a Portella della ginestra come commemorazione bisogna pensare a tutte le attività che

devono essere compiute perché possa essere avvertita così come è avvertita e possa apparire così

com’è: la commemorazione come “serie di attività” ci porta a riflettere pertanto sul processo di

costruzione dell’evento e sulla “divisione del lavoro” tra un numero considerevole di attori sociali.

Un primo interessante punto di partenza è l’osservazione del sito dove prende corpo il memoriale di

Portella della Ginestra, situato a tre chilometri circa dal centro abitato di Piana degli Albanesi in

direzione di S. Giuseppe Jato: il memoriale progettato e realizzato (1979-1980) dallo scultore Ettore

de Conciliis (con la collaborazione del Pittore Rocco Falciano e dall’architetto Giorgio Stockel) si

inserisce nel contesto naturale ed ambientale prossimo alla riversa naturale orientata delle “Serre

della Pizzuta”. La sistemazione rupestre ed architettonica (vd. Foto 1), un esempio di land art, i

muri a secco e la riproduzione delle tipiche “trazzere” siciliane, amplificano e materializzano le

traiettorie degli spari, mentre nell’area in cui vi furono i caduti del 1 maggio 1947 s’innalzano

grandi sassi, tra questi quello di Nicola Barbato, quello in cui sono incisi i nomi delle vittime e la

poesia del poeta siciliano Ignazio Buttitta.

Foto 1. Memoriale di Portella della Ginestra – veduta sul piccolo anfiteatro, gennaio 2006

Foto Cirus Rinaldi

Osserviamo come il sito del “memoriale” oltre a possedere una sua “storia” relativa all’originalità

dell’evento (il luogo dell’eccidio) si arricchisce “concettualmente” degli interventi dei produttori

dell’oggetto culturale: di per sé il memoriale è già una costruzione culturale dell’evento nell’azione

dell’artista che lo ha concepito, degli eventuali committenti, delle rappresentazioni che hanno

5

influito sulla sua sistemazione “materiale” .

4 Anche l'oblio si struttura in circostanze, processi sociali e forme culturali.

5 istruzioni per visitare il parco: è stato particolarmente difficile intuirne un percorso, alcuni visitatori (fotografo

castelbuono) si lamentavano di questo che il sito non fosse particolarmente valorizzato, che non venisse raccomandata

Il sito commemorativo fa riferimento ad una storia, la mette in scena, ha pertanto una sua storia e

continua attraverso modalità latenti a perpetrarne versioni inedite: bisogna interrogarsi non solo

relativamente a quali aspetti fa riferimento durante il primo maggio, che colori assume, ma anche

6

negli altri periodi dell’anno . Portella è un luogo in cui permane una tensione, che se durante l’anno

è apparentemente latente, durante il periodo di maggio manifesta tutti i paradossi e le

contraddizioni. Persino la sagra del cannolo, voluta dal centro-destra negli ultimi giorni di aprile,

sembra verosimilmente colorarsi di contro-performance proiettata in anticipo rispetti ai tempi della

performance principale, orientata a rappresentare il senso di comunità (“il cannolo di Piana”), ma

rischiandone più che la museificazione, la mercificazione e la folklorizzazione dell’evento. Con ciò

non si vuole sostenere che ogni rappresentazione sia statica o, più correttamente, se imperniata su

valori tali valori non siano soggetti a mutamento e persino ad un loro scemare sino a diventare

folklore: un po’ tutte le commemorazioni sono negoziate e rinegoziate rispetto al loro significato

originario. La questione interessante è rappresentata dalla identificazione, e dunque dalla presenza,

di due comunità – facilmente distinguibili – ed arene commemorative che, al medesimo tempo,

sono l’una una contro-performance dell’altra, se non nella consistenza sostanziale nelle

autorappresentazioni degli attori sociali.

Ritornando al sito è con irruenza che il primo maggio ne altera il paesaggio e l’ambiente nonché il

tipo di fruizione: esso diventa il luogo in cui si inscena la performance (il primo maggio quale festa

dei lavoratori e la commemorazione del 1 maggio 1947 di Portella) che sovente non si identifica

con l’oggetto o il prodotto sotto processo di autenticazione, ma si esplicita attraverso l’uso di

dispositivi di autenticazioni e autenticatori, segni utilizzati per apparire più autentici o per attribuire

carattere di autenticità: le bandiere o i segni di appartenenza politica; gli slogan gridati dai

manifestanti; il repertorio utilizzando dalla banda del paese; etc.

Assistiamo a processi di trasformazione semantica del sito e del suo “consumo”, ci imbattiamo in

trasformazioni materiali ad opera dei diversi attori, trasformazioni fisiche e culturali apportate

all’ambiente per opera dell’attività di commemorazione. Si pensi ad esempio alla creazione di

infrastrutture di base (il percorso e i suoi tempi così come concepito all’interno del contesto urbano,

etc.), permanenti o temporanee, più o meno specifiche per la fruizione della memoria, etc..

Anche i “pubblici” modificano materialmente l’ambiente, attraverso pratiche specifiche di

“consumo” della commemorazione: la disposizione spaziale dello spazio commemorativo nella

piana di Portella, la serie di ambulanti improvvisati che attraverso la vendita di cannoli, vestiti per

bambini (vd. Foto 2 e 3), giocattoli, cibo per gli avventori affamati, costellano lo spazio della

una chiave di lettura, un percorso, così come assai ambigua e caotica è al rappresentazione nella memoria collettiva

dell’evento medesimo.

6 Si pensi alle diverse manifestazioni per la legalità che hanno luogo nella prossimità del sito del memoriale. Per tutte,

recentemente, la manifestazione “48 ore no stop per lo sviluppo e la legalità” organizzata dal “Consorzio sviluppo e

legalità” e da “Libera” tra il 15 e il 17 luglio 2006. Particolarmente interessante per il ricercatore analizzare i processi di

creazione dei siti e quelli di fruizione: all’interno di questi esistono meccanismi istituzionali e non che combinano

processi di sacralizzazione del sight con atteggiamenti rituali da parte degli avventori. All’interno del processo di

sacralizzazione del sight è possibile infatti individuare diversi stadi: il primo è relativo alla segnalazione di un sight

specifico come meritevole di attenzione o conservazione (il luogo dell’eccidio); è il momento della “fase di nomina”

(naming), del “setting up”, del perché esiste quel dato setting; il secondo stadio è relativo al processo di inquadramento

ed elevazione (framing ed elevation): esso è relativo alle procedure di arranging, a tutti i motivi culturali così come

inseriti all’interno di un stage arrangement più vasto. Il terzo stadio è relativo a procedure di contextualizing (o de-

contextualizing), ovvero al posizionamento della scena “inscenata” nell’immediato contesto o decontestualizzandola

(enshrinement: il termine si riferisce al rinchiudere qualcosa in un reliquiario, a conservare come cosa sacra); gli ultimi

stadi sono relativi alla riproduzione meccanica dell’oggetto sacro (attraverso creazione di cartoline, stampe, modelli,

etc. con l’obiettivo di guidare l’attore avventore alla ricerca del “vero oggetto” e alla riproduzione sociale del sight,

ossia “quando gruppi, città e regioni iniziano a nominarsi come la famosa attrazione” (ibid.). Scopriamo come l’aura

della fruizione spaziale del sito di Portella si sostanzi anche in momenti diversi dalla commemorazione ufficiale e in

azione diverse: la visita del memoriale per passeggiare lungo “i sentieri della legalità”, l’incontro con gli anziani e

pertanto lo scambio intergenerazionale, “il raccolto della legalità: la trebbiatura sulla terre confiscate alla mafia in

contrada Ginestra”.

commemorazione creando una zona liminale che, invero, sfida e mette a dura prova i significati

medesimi della commemorazione.

Foto 2 Le bancarelle (foto di Cirus Rinaldi) Foto 3 Passeggiare per le bancarelle (foto di Cirus Rinaldi)

Foto 4. Il sito durante la commemorazione del 1 maggio 2007 ( Foto di Cristoforo Spinella)


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Sociologia della Devianza, tenute dal Prof. Cirus Rinaldi, nell'anno accademico 2011.
Il documento affronta il tema della memoria pubblica come performance culturale a partire dalla commemorazione della strage di Portella.
Parole chiave: frames, performance, arene commemorative, manifestazioni di ricordo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della Devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Rinaldi Cirus.

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