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Media - Tra crisi e metamorfosi Appunti scolastici Premium

Questo documento si riferisce al corso di Teoria e tecniche della comunicazione pubblica tenuto dalla prof.ssa Faccioli. Il presente Rapporto sulla comunicazione che prosegue il monitoraggio dell’evoluzione dei consumi mediatici in Italia, si focalizza anche su tre questioni di grande rilevanza e attualità. La prima è la moltiplicazione degli usi... Vedi di più

Esame di TEORIA E TECNICHE DELLA COMUNICAZIONE PUBBLICA docente Prof. F. Faccioli

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Se si pensa che in questa quota sono compresi anche i quotidiani sportivi, si

può capire quanto la crisi abbia reso ancora più marginale il ruolo della carta

stampata nel processo di formazione dell’opinione pubblica nel nostro

paese. Tra l’altro, questa flessione non è neanche compensata dall’aumento

della diffusione della free press, che rimane pressoché stabile (l’utenza

passa dal 34,7% al 35,7%), anche se l’incremento registrato tra i lettori

abituali più istruiti (dal 17,6% al 21,1%) sembra indicare che ci sia stata una

qualche emigrazione dai quotidiani a pagamento a quelli gratuiti proprio tra

coloro che, per tradizione, sono sempre stati i lettori più affezionati.

Per quanto riguarda i quotidiani on line, la spiegazione della flessione

dell’utenza (dal 21,1% al 17,7%) non è certo di natura economica, ma va

rintracciata nell’evoluzione degli impieghi della rete. Si può pensare ad altri

tipi di portali non necessariamente informativi, che però riportano anche

notizie di cronaca e di costume, ma anche a link e finestre aperte a vario

titolo nei blog e nei social network abitualmente frequentati, oltre che ai

motori di ricerca e ai programmi aggregatori che rintracciano

automaticamente in rete le notizie richieste dall’utente.

La crisi non ha certo aiutato la stampa periodica a riprendersi dal declino

che ha caratterizzato tutto il decennio. La lettura, anche occasionale, dei

settimanali coinvolge nel 2009 il 26,1% degli italiani (-14,2%) e quella dei

mensili il 18,6% (-8,1%), con un calo vistoso rispetto al biennio precedente.

In leggera flessione anche la lettura dei libri, che era cresciuta per tutto il

decennio, raggiungendo il 59,4% nel 2007, per ripiegare poi al 56,5% nel

2009. La flessione si presenta tra uomini e donne, soggetti più istruiti e

meno scolarizzati, per cui è difficile non considerarla collegata alla

congiuntura economica (del resto, anche tra i lettori diminuisce leggermente

il numero medio dei libri letti nell’anno: altro sintomo della ricerca di

risparmiare). Però non manca uno spiraglio di ottimismo, perché tra i

giovani il numero dei lettori aumenta, anche se di poco, passando dal 74,1%

al 75,4%.

La panoramica sull’uso dei media al tempo della crisi non può che

concludersi con Internet. Si sarebbe potuto pensare che, nonostante le

difficoltà economiche, negli ultimi due anni fosse notevolmente aumentato

l’impiego di Internet tra gli italiani. Invece la variazione è minima: dal

45,3% del 2007 si è passati al 47% del 2009. In realtà, la diffusione di

Internet è strettamente collegata a fattori generazionali e ai livelli di

istruzione. Sono i giovani e gli istruiti ad avere familiarità con la rete. Di

conseguenza, nel momento in cui Internet è diventata familiare a più

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FONDAZIONE CENSIS

dell’80% dei giovani e a quasi il 70% dei soggetti più istruiti, si va verso

una dimensione di saturazione, e il dato complessivo potrà aumentare solo

con estrema lentezza.

Il primo divario nell’utenza di Internet si basa sul fatto che gli uomini

utilizzano il web molto più delle donne: gli utenti abituali (con una

frequenza di almeno tre volte la settimana) tra i maschi sono il 45,7%

mentre le femmine appaiono molto distanti, con un’utenza abituale inferiore

di 12,5 punti percentuali. Il secondo divario è di natura anagrafica: com’era

prevedibile, in relazione all’utilizzo di Internet vi è una netta spaccatura tra

giovani (l’80,7% si connette al web), da una parte, e adulti (nella classe

d’età 30-64 anni si connette il 46%) e anziani (soltanto 1 su 10 si connette),

dall’altra. Il terzo solco che divide la società italiana nel rapporto con

Internet attiene ai livelli di istruzione: tra i soggetti più istruiti il 67,2%

afferma di connettersi a Internet, tra i meno scolarizzati appena il 28,6%.

I pacchetti a pagamento nell’era delle Tv digitali

Nel panorama mediatico italiano il mezzo di comunicazione con il quale si

ha maggiore familiarità è la televisione. Occorre però declinare meglio tale

affermazione, poiché ormai il termine televisione indica una gamma

composita di modalità di fruizione. Ci si riferisce a quella tradizionale, alla

televisione satellitare o piuttosto alla Tv digitale terrestre, con la quale gli

abitanti di alcune zone d’Italia hanno già preso confidenza? E la lista non

finisce qui, perché le modalità per fruire dei programmi televisivi

contemplano anche la Tv via web, ricevibile sul computer attraverso la

connessione telefonica, o la possibilità di guardarli direttamente sul telefono

cellulare. Il proliferare delle piattaforme (digitale terrestre, satellite, banda

larga, mobile) ha determinato un progressivo abbattimento delle barriere

all’ingresso del mercato televisivo. Il numero di operatori che offrono

contenuti è in costante espansione, con offerte promozionali sempre più

seducenti e schemi tariffari più articolati.

Tra gli italiani che guardano la televisione digitale satellitare o terrestre la

percentuale di coloro che hanno sottoscritto un abbonamento è

complessivamente superiore al 60%, con una contrazione significativa tra le

persone tra 65 e 80 anni, per le quali il dato scende al 43,3% (tab. 15). 5

FONDAZIONE CENSIS

Tab. 15 - Motivazioni principali della sottoscrizione di un abbonamento per accedere ai diversi

pacchetti della Tv digitale satellitare e/o terrestre a pagamento, per sesso, età e titolo di studio

(val. %) Sesso Età Titolo di studio

Totale Maschio Femmina 14-29 30-64 65-80 Meno Più

popolazione anni anni anni istruiti istruiti

(1) (2)

Abbonati 60,7 64,7 55,6 53,4 66,9 43,3 56,5 64,9

Per le partite di

calcio e gli eventi 31,2 39,0 21,1 27,6 34,5 20,8 32,8 29,6

sportivi in esclusiva

Per i film in prima 24,8 24,9 24,7 23,5 27,3 14,6 22,4 27,2

visione

Per i cartoni

animati per 13,0 11,4 15,0 8,6 16,3 4,2 11,4 14,6

bambini

Per i canali

specializzati (es. 11,9 11,1 12,9 6,4 15,0 6,8 8,4 15,3

viaggi, storia,

cucina, scienze)

Per le fiction in

anteprima (serial 7,2 6,1 8,5 9,1 7,2 3,0 5,3 9,0

tv)

Per i reality show 3,2 2,0 4,8 4,4 2,5 4,1 2,1 4,2

Non hanno

sottoscritto nessun 39,3 35,3 44,4 46,6 33,1 56,7 43,5 35,1

abbonamento

(1) Licenza elementare e media

(2) Diploma e laurea

Il totale non è uguale a 100 perché erano possibili più risposte.

Fonte: indagine Censis, 2009

I livelli più elevati si raggiungono in corrispondenza dei maschi (64,7%),

della fascia d’età compresa tra i 30 e i 64 anni (66,9%) e tra le persone più

istruite (64,9%). È rilevante la differenza che si riscontra tra femmine e

maschi: il 55,6% delle donne che fruiscono della televisione satellitare o

digitale terrestre ha sottoscritto un abbonamento a pagamento, dieci punti

percentuali in meno degli uomini. Analogamente, è significativo anche lo

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FONDAZIONE CENSIS

scarto che si osserva classificando i sottoscrittori in base al livello di

istruzione: tra i più istruiti, ogni cento persone che guardano la televisione

satellitare o digitale terrestre quasi 65 hanno un abbonamento a pagamento;

al contrario, se si considerano le persone con un grado di istruzione inferiore

il numero è di poco superiore a 56. Altrettanto ragguardevole, in negativo, è

il dato relativo alle persone anziane, le quali sembrano accontentarsi di

guardare ciò che offre la Tv digitale senza alcun pacchetto aggiuntivo a

pagamento (il 56,7% non ha nessun abbonamento).

Tra le ragioni principali che hanno indotto il pubblico della televisione

digitale satellitare o terrestre a sottoscrivere un abbonamento per accedere ai

pacchetti a pagamento, vi è da un lato la possibilità di guardare le partite di

calcio e, in generale, gli eventi sportivi in esclusiva (31,2%), dall’altro i film

in prima visione (24,8%).

Tra gli uomini la percentuale riferita alle partite di calcio sale al 39%. Le

donne, invece, preferiscono abbonarsi a pacchetti per guardare i film in

anteprima, anche se la seconda risposta per frequenza è legata allo sport e

non è tanto distaccata dalla principale (il 24,7% rispetto al 21,1%).

Molto distanti sono le quote percentuali riferite a tutte le altre motivazioni

che convincono gli utenti della Tv digitale a sottoscrivere gli abbonamenti: i

canali specializzati (ad esempio, i canali di storia, scienze, viaggi, cucina) e

i cartoni animati per i bambini, che in graduatoria si alternano sempre tra il

terzo e il quarto posto.

Ovviamente, un’accresciuta disponibilità di mezzi per guardare la Tv

significa ampliare il ventaglio delle scelte a disposizione dell’utente, e

proprio questa sembra essere la carta vincente: ben il 43,6% degli italiani

sottolinea proprio questa come una delle caratteristiche positive della

trasformazione, oltre al fatto di poter seguire i programmi televisivi con

molti meno vincoli rispetto al passato (l’8,4%) (tab. 58).

Riguardo a quest’ultima osservazione, si pensi alla possibilità non solo di

scegliere il medium preferito, ma anche di decidere in quale momento della

giornata dedicarsi a tale attività: insomma, non è più l’utente a inseguire i

programmi televisivi, sono questi ultimi che sono a disposizione del

pubblico. 7

FONDAZIONE CENSIS

Tab. 58 - Come valuta l’aumento dei mezzi per guardare i programmi televisivi (Tv digitale terrestre,

Tv satellitare, Internet, telefonino), per sesso, età e titolo di studio (val. %)

Sesso Età Titolo di studio

Totale Maschio Femmina 14-29 30-64 65-80 Meno Più

popolazione anni anni anni istruiti istruiti

(1) (2)

È aumentata la 43,6 48,8 38,7 51,8 46,3 27,5 38,0 50,5

possibilità di scelta

Non mi interessa,

guardo solo la Tv 24,4 17,9 30,6 21,0 22,4 33,9 28,2 19,9

tradizionale

È solo un modo per

farci pagare quello 21,9 24,1 19,8 17,1 23,4 22,4 22,0 21,7

che prima

guardavamo gratis

È troppo complicato,

mi passa la voglia di 10,2 9,7 10,6 4,9 9,8 16,8 11,3 8,8

guardare la Tv

Posso seguire i miei

programmi preferiti 8,4 9,6 7,3 15,2 7,3 4,6 8,3 8,5

quando e dove voglio

io

Ci sono troppi

congegni elettronici 7,9 8,1 7,8 4,8 8,4 9,7 6,9 9,2

da installare

Posso essere io a

crearmi il mio 3,4 4,3 2,5 2,9 4,3 1,2 1,9 5,2

palinsesto personale

(1) Licenza elementare e media

(2) Diploma e laurea

Il totale non è uguale a 100 perché erano possibili più risposte.

Fonte: indagine Censis, 2009

I più entusiasti della situazione che si va consolidando sono i giovani, che in

misura del 51,8% hanno indicato proprio nell’aumentata possibilità di scelta

offerta dai nuovi mezzi uno dei fattori più positivi. Anche gli adulti

sottolineano l’aumento delle opzioni disponibili (46,3%), anche se tra di essi

vi è un’apprezzabile quota di utenti che non lesinano critiche. 8

FONDAZIONE CENSIS

In generale, tra le critiche più rilevanti vi è il rimpianto per la semplicità di

utilizzo della Tv tradizionale (10,2%) o la lamentela per le difficoltà legate

alla gestione dei congegni elettronici da installare (7,9%). Inoltre, il 21,9%

ritiene che le nuove modalità per seguire i programmi televisivi siano

soltanto un modo per far pagare all’utente ciò che prima si poteva guardare

gratuitamente.

Nasce il press divide

Negli ultimi anni le “diete mediatiche” degli italiani hanno subito notevoli

trasformazioni. Come evidenziato nella tabella 69, tra il 2006 e il 2009 il

numero delle persone che hanno un rapporto esclusivo con i media

audiovisivi (radio e Tv) rimane praticamente stabile (si passa dal 28,2% al

26,4%), mentre diminuiscono quanti hanno una dieta basata al tempo stesso

su media audiovisivi e mezzi a stampa (dal 42,8% al 24,9%). La somma di

questi due gruppi rappresenta il totale di quanti non hanno ancora colmato il

digital divide, la cui soglia si collocava nel 2006 al 71% e scende nel 2009

al 51,3%.

L’altro dato a cui prestare attenzione è quello che indica quanti sono i

fruitori di media che usano Internet, insieme a radio e Tv, ma non i mezzi a

stampa. Si può definire press divide questo nuovo divario tra quanti

contemplano nelle proprie diete i media a stampa e quanti non li hanno

ancora o non li hanno più. Se il digital divide si sta attenuando, dalla tabella

73 emerge che il press divide invece aumenta, visto che nel 2006 era il

33,9% degli italiani a non avere contatti con i mezzi a stampa, mentre nel

2009 si è arrivati al 39,3% (+5,4%).

Dalla tabella 77, inoltre, emerge che ad aumentare negli ultimi anni

l’estraneità all’uso dei mezzi a stampa, peraltro in misura rilevante, sono

stati i giovani (+10,0%), gli uomini (+9,9%) e i soggetti più istruiti (+8,2%),

quelli cioè da sempre ritenuti il traino della modernizzazione del paese. 9

FONDAZIONE CENSIS

Tab. 69 - L’evoluzione del digital divide tra gli italiani: confronto 2006-2009 (val. %)

2006 2009

Persone con diete solo audiovisive 28,2 26,4

Persone con diete basate anche sui mezzi a stampa 42,8 24,9

Totale persone estranee a Internet 71,0 51,3

digital

divide

Totale persone con accesso a Internet 29,0 48,7

Persone con diete aperte a Internet 23,3 35,8

Persone con diete aperte a Internet ma prive dei 5,7 12,9

mezzi a stampa

Fonte: indagini Censis, 2006 e 2009

Tab. 73 - L’evoluzione del press divide tra gli italiani: confronto 2006-2009 (val. %)

2006 2009

Persone con diete solo audiovisive 28,2 26,4

Persone con diete aperte a Internet ma prive dei 5,7 12,9

mezzi a stampa

Totale persone estranee ai mezzi a stampa 33,9 39,3

press

divide

Totale persone con accesso ai mezzi a stampa 66,1 60,7

Persone con diete basate su audiovisivi e mezzi a 42,8 24,9

stampa

Persone con diete aperte a Internet 23,3 35,8

Fonte: indagini Censis, 2006 e 2009 10

FONDAZIONE CENSIS

Tab. 77 - Gli italiani estranei all’uso dei mezzi a stampa: confronto 2006-2009 (val. %)

2006 2009 Diff. %

Persone estranee ai mezzi a stampa 33,9 39,3 5,4

Uomini 27,1 37,0 9,9

Donne 40,4 41,5 1,1

Giovani (14-29 anni) 25,8 35,8 10,0

Adulti (30-64 anni) 33,5 38,9 5,4

Anziani (65 anni e oltre) 44,4 44,1 -0,3

Meno istruiti (1) 46,2 50,7 4,5

Più istruiti (2) 17,8 26,0 8,2

(1) Licenza elementare e media

(2) Diploma e laurea

Fonte: indagine Censis, 2009

Lo sviluppo esponenziale dei social network

Il web 2.0 si è sviluppato quando le persone hanno cominciato a usare la

rete per interagire tra loro e non solo per trovare dati e informazioni: perché

hanno capito che Internet era lo strumento attraverso il quale si poteva

costruire insieme agli altri una conoscenza diffusa (come Wikipedia),

trovare opportunità di lavoro e di carriera (LinkedIn), scambiarsi merci

(eBay), ma anche informazioni, confidenze o pettegolezzi (Messenger,

Facebook e Twitter), oppure video (YouTube) e ogni altro prodotto

audiovisivo, quand’anche protetto dal diritto d’autore (eMule).

Sono cinque i social network più popolari in Italia: Facebook, noto al 61,6%

degli italiani, YouTube (60,9%), Messenger (50,5%), Skype (37,6%) e

MySpace (31,8%) (tab. 100).

Se si considerano soltanto le risposte fornite dal campione dei giovani, le già

elevate percentuali raggiungono valori ancora più alti e si può affermare,

dunque, che quella dei social network è una comunità frequentata

soprattutto dai giovani. 11

FONDAZIONE CENSIS


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Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questo documento si riferisce al corso di Teoria e tecniche della comunicazione pubblica tenuto dalla prof.ssa Faccioli. Il presente Rapporto sulla comunicazione che prosegue il monitoraggio dell’evoluzione dei consumi mediatici in Italia, si focalizza anche su tre questioni di grande rilevanza e attualità. La prima è la moltiplicazione degli usi della televisione: un mezzo che rimane saldamente dominante nel panorama mediatico degli italiani e che le innovazioni tecnologiche stanno spingendo al centro di nuovi scenari di offerta. Il secondo approfondimento tocca il tema cardine dell’informazione e della fiducia riposta dal pubblico nei media. Il terzo focus riguarda l’affermazione di un nuovo paradigma nell’uso dei media, rispecchiato dalla crescita esponenziale degli utenti di Facebook e degli altri social network.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione pubblica e d'impresa
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di TEORIA E TECNICHE DELLA COMUNICAZIONE PUBBLICA e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Faccioli Franca.

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