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Media - Perché studiarli

La presente lezione fa riferimento al corso di Processi culturali e comunicativi tenuto dalla Prof.ssa Andò. Raccoglie uno studio di Silverstone sulla la centralità dei mezzi di comunicazione moderni nel formare l'esperienza del reale, nel cementare il legame sociale, nel veicolare le strutture del potere e nel produrre... Vedi di più

Esame di PROCESSI CULTURALI E COMUNICATIVI docente Prof. R. Andò

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Rappresentazione sociale

• “Una rappresentazione sociale è “una forma di conoscenza,

socialmente elaborata e condivisa, avente un fine pratico e

concorrente alla costruzione di una realtà comune a un

insieme sociale” (Jodelet 1992)

• Le rappresentazioni sociali sono costrutti “con i quali la realtà

sociale è non solamente riprodotta, ma anche costruita”.

(ibidem)

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Le due facce della rappresentazione

• Le rappresentazioni si collocano tra i concetti “che hanno lo

scopo di astrarre i significati del mondo, ordinandolo” e le

immagini, che invece riproducono la realtà in modo

immediatamente comprensibile e facilmente memorizzabile

(Palmonari 1989)

• Le rappresentazioni sociali sono strutture socio-cognitive che

consentono agli individui e ai gruppi da cui sono state

elaborate di far corrispondere un concetto a un’immagine e

viceversa.

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I ruoli delle rappresentazioni

• Le rappresentazioni “convenzionalizzano gli oggetti, le

persone, gli eventi che incontriamo nel nostro percorso,

fornendo loro una forma precisa, assegnandoli ad una data

categoria e definendoli in maniera graduale quale modello di

certo tipo, distinto e condiviso da un gruppo di persone. Tutti i

nuovi elementi aderiscono a questo modello e si integrano

con esso”.

• “le rappresentazioni sono prescrittive, cioè si impongono a noi

con forza irresistibile, forza che è la combinazione di una

struttura che è presente addirittura prima che noi cominciamo

a pensare e di una tradizione che stabilisce cosa dobbiamo

pensare” (Moscovici, 2005, pp.12-15).

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Le rappresentazioni

• “Mentre queste rappresentazioni, condivise da

molti, entrano nella mente di ciascuno di noi e la

influenzano, non sono pensate da noi ma piuttosto,

per essere più precisi, sono ri-pensate, ri-citate e ri-

presentate” (Moscovici, 2005, pp.12-15).

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Cicatrizzare la ferita

• Lo scopo delle rappresentazioni è quello di rendere

qualcosa di inconsueto, o l’ignoto stesso, familiare.

• Le rappresentazioni che noi fabbrichiamo sono

sempre il risultato di uno sforzo costante di rendere

consueto e reale qualcosa che è inconsueto o che

ci da un senso di estraneità.

• “è come se ogni volta che si verifica una frattura o

una scissione in ciò che è abitualmente percepito

come normale, le nostre menti cicatrizzassero la

ferita e rimodellassero dall’interno ciò che era al di

fuori”

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Le rappresentazioni come immagini concrete

• Le immagini delle rappresentazioni sono o

ricostruzioni percettive di frammenti di realtà,

oppure il frutto di un processo di figurativizzazione

di concetti astratti attraverso cui frammenti di

conoscenza eterogenea vengono resi concreti.

• Quest’attività viene attivata attraverso il processo di

oggettivazione e ancoraggio.

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L’oggettivazione

• Oggettivare vuol dire trasformare contenuti astratti in qualcosa

di “quasi concreto”, traducendo “ciò che è nella mente, in

qualcosa che esiste nel mondo fisico” (Moscovici 1989).

• Trasformando l’astratto in concreto, il mentale in fisico, le

parole in immagini, l’immateriale in materico, è possibile

ridurre la complessità del reale sintetizzandolo in nozioni più

semplici e manipolabili come sono, appunto, le immagini e i

concetti concreti.

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L’oggettivazione: le fasi

1. Individuazione delle qualità figurative di

un certo universo concettuale o astratto: il

nucleo figurativo 4. Lo schema verrà

2. Il grappolo di immagini così ottenuto considerato “la vera

viene utilizzato come schema figurativo, realtà” dello stesso.

che condensa i tratti salienti dell’oggetto.

3. I processi di comunicazione relativi a tale

oggetto cominceranno a riferirsi allo schema

figurativo, piuttosto che all’oggetto

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L’oggettivazione come pratica sociale

• I processi di oggettivazione sono il risultato di

pratiche di natura relazionale e sociale, messe in

atto attraverso la comunicazione interpersonale e

mediale.

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L’ancoraggio

• Ancorare un frammento di conoscenza relativa ad un aspetto

inconsueto della realtà significa ricondurlo all’interno di un

sistema simbolico cognitivo e valutativo preesistente.

• Significa portare ciò che è lontano da noi o insolito all’interno

del sistema categoriale che ci è più familiare e noto,

inglobandolo nella porzione di conoscenza più simile ad esso.

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L’ancoraggio

• Il processo di ancoraggio è il meccanismo che consente di

comprendere come le rappresentazioni possano integrarsi

all’interno dei precedenti sistemi di pensiero cui vengono a

confrontarsi man mano che si diffondono nella società.

• Scopo dell’ancoraggio è assicurare continuità al gruppo

attraverso categorie concettuali che classifichino il “nuovo”

purificandolo dalle sue valenze minacciose e riconducendolo

all’interno della “matrice di identità” della cultura condivisa.

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La struttura delle rappresentazioni sociali

Il nucleo centrale: L’area periferica:

svolge un ruolo organizzatore e è l’area intorno al nucleo in cui si

strutturante, assicurando coagulano aree di significati

compattezza alle condivisi all’interno dei singoli

rappresentazioni sociali. è il gruppi o contesti socio-culturali

tema intorno al quale la in cui i contenuti si collocano. È

rappresentazione si organizza e l’interfaccia tra la realtà esterna

si mantiene, sedimentando il e il nucleo centrale, flessibile e

consenso sociale. mutevole.

Se il nucleo centrale contiene i significati maggiormente

condivisi all’interno della società e assicura la stabilità della

rappresentazione sociale, il sistema periferico è ciò che le

garantisce flessibilità e dinamismo.

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L’inserzione sociale

• Si fa riferimento alla specifica collocazione relazionale e

sociale all’interno della quale gli individui sono inseriti.

• Collocazione che ne influenza inevitabilmente la percezione e

la conoscenza del mondo.

• La collocazione dell’individuo è naturalmente di natura sociale

e mediale allo stesso tempo.

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La cultura come ambiente della mente

• I sistemi simbolici di cui gli esseri umani si servono per

elaborare e scambiare con altri conoscenze e significati sul

mondo sono, di fatto, già disponibili nell’ambiente sociale e

radicati nella cultura condivisa e nel linguaggio.

• Non è possibile immaginare una mente senza cultura: la

cultura, in quanto sistema complesso di simboli e significati,

modella la mente dei singoli che, a loro volta, la utilizzano e

rielaborano per dare significato alla realtà che li circonda.

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La cultura, la vita, la mente

• “Le culture […] mettono in moto “meccanismi pròtesi” che ci

rendono possibile trascendere i “puri e semplici” limiti biologici.

• [… è …] la cultura, e non la biologia, a plasmare la vita e la mente

dell’uomo, a dare significato all’azione inserendo gli stati

intenzionali profondi in un sistema interpretativo”

• “La cultura può farlo imponendo i modelli che fanno parte dei suoi

sistemi simbolici: il linguaggio e le modalità del discorso, la forma

della spiegazione logica e di quella narrativa, e i modelli, infine,

della vita sociale, con i relativi aspetti di reciproca interdipendenza”.

(Bruner 1992:47)

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Il senso comune

• La fitta e complessa trama delle conoscenze condivise e

largamente interiorizzate a livello sociale costituisce il senso

comune.

• Il senso comune può essere considerato come l’insieme delle

certezze tacite e indubitabili che ciascun componente di un

gruppo condivide con i suoi simili.

• I contenuti e le assunzioni sulle quali si basa sono ritenute

auto-evidenti; le domande che lo mettono in discussione sono

“prive di senso”; le persone che se ne discostano sono

“dissennate”.

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Il senso comune

• Il senso comune è “quell’insieme di conoscenze che la vita

quotidiana mette a disposizione di ognuno: tipizzazioni

preinterpretate intersoggettivamente nelle quali si riproduce la

costruzione sociale della realtà” (Schutz).

• Il senso comune emerge da “tutte quelle pratiche,

rappresentazioni, simbolizzazioni per mezzo delle quali il

soggetto si organizza e contratta incessantemente il suo

rapporto con la società, con la cultura, con gli

eventi”(Jedlowski)

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Senso comune e media

• I media mettono in scena il senso comune, lo costruiscono e

lo riproducono, in quanto “potenti costruttori di

rappresentazioni socio-narrative convenzionalizzate e

stereotipiche”.

• “Nel diventare parte del senso comune, le storie, i personaggi

e le rappresentazioni socio-narrative mediali si offrono come

risorse interpretative e riferimenti simbolici con i quali non si

può evitare di confrontarsi, anche solo per rifiutarli. (Di Fraia,

2004)

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Le “nostre” storie mediali

• “le rappresentazioni socio-narrative prodotte nel tempo

diventano le nostre stesse rappresentazioni o, se non altro,

quelle con cui dobbiamo confrontarci e da cui dobbiamo

partire per costruirne di più autonome e personali.

• Le storie mediali diventano le nostre storie, così come le

nostre storie diventano sempre più spesso racconti mediali”

(Di Fraia 2004)

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Senso comune, verità e dubbio

• Ciò che conta nelle vite degli individui e delle società non è la

verità, ma ciò che collettivamente e convenzionalmente si

ritiene tale.

• Le convenzioni e gli stereotipi facilitano la vita degli individui:

“uccidono la percezione, ma ci consentono di vivere” (Longo

1990)

• Il senso comune è una strategia cognitiva capace di

semplificare la realtà e rendercela comprensibile in modo

cognitivamente poco dispensioso: il senso comune sospende

il dubbio.

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Partecipare alla vita quotidiana

• Studiare i media significa presumere che “la vita sociale non

dipenda solo dal gioco di circostanze oggettive, dalle

condizioni e dai condizionamenti strutturali e storici, ma che

richieda anche, in modi complessi e sottili, la nostra attiva

partecipazione.

• Presume anche che la società non possa essere prodotta

senza il nostro apporto e che la costruzione e la continua

riproduzione dell’ambiente sociale siano rese possibili

attraverso interazioni minute che si compiono in ogni

momento;

• queste interazioni ci consentono di riconoscere e affermare

una certa normalità, ordinarietà, sicurezza e identità per noi

stessi e i nostri simili, giorno dopo giorno”. (Silverstone,

2002:114)

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Una rete di significati da condividere nelle e con le

rappresentazioni

• La società è una rete di significati sostenibile “finché quei

significati sono mantenuti in comune, finché sono ripetuti,

condivisi, comunicati e, naturalmente, imposti.

• L’esperienza si costruisce attraverso queste reti di significati,

testi e discorsi quotidiani, e l’esperienza a sua volta dipende

dalla nostra partecipazione, forzata o meno, alla

rappresentazione” (Silverstone, 2002: 117).

• I media non fanno che enfatizzare questa possibilità fornendo

ai soggetti gli strumenti espressivi e la piattaforma condivisa

per la gestione delle forme culturali.

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La vita sociale come gestione delle impressioni

• “il nostro è un mondo di apparenza visibile: viviamo in una

cultura della presentazione, in cui l’apparenza è realtà.

• Gli individui e i gruppi presentano al mondo i loro volti in

ambienti in cui gestiscono le proprie rappresentazioni con più

o meno sicurezza” (Silverstone 2002: 115)

• Palcoscenici in cui definiamo e manteniamo la nostra identità,

che dipendono da retroscena in cui prepariamo la nostra

rappresentazione.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 117

Scena e retroscena

• Erving Goffman “descrive la vita sociale come una

sorta di recita teatrale su molti palcoscenici, in cui

ognuno di noi interpreta ruoli diversi in differenti

arene sociali a seconda del tipo di situazione, del

nostro ruolo particolare in essa e della

composizione del pubblico” (J. Meyrowitz, Oltre il

senso del luogo).

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 118

Scena e retroscena

• Egli distingue tra comportamenti comunicativi di scena e di

retroscena.

• In una situazione comunicativa esplicita, cioè, il soggetto

tende a presentare agli interlocutori una specifica immagine di

sé e del suo ruolo.

• Questo comportamento comunicativo viene abbandonato

quando “il pubblico” non vede ciò che avviene sulla scena:

quando cioè il soggetto si trova in una posizione di retroscena.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 119

Scena e retroscena

• “La rappresentazione individuale sulla scena dipende

dall’esistenza di un retroscena isolato dal pubblico”.

• La fusione degli spazi di scena e di retroscena, prodotta dai

nuovi ambienti sociali costruiti dai media elettronici, porta alla

definizione di un nuovo “spazio intermedio” o “da palcoscenico

laterale”.

• I pubblici, cioè, vedono parti sia della scena che del retroscena

e gli attori devono riadattare i propri ruoli, rendendoli coerenti

con le nuove informazioni a disposizione del pubblico.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 120

Oltre il senso del luogo

• “l’evoluzione dei media secondo me ha cambiato la logica

dell’ordine sociale, ristrutturando il rapporto tra luogo fisico e

luogo sociale e modificando i modi in cui trasmettiamo e

riceviamo le informazioni sociali”

• Questo mutamento va messo in correlazione con “il potere

unico della televisione di abbattere le distinzioni tra qui è là,

diretto e mediato, personale e pubblico. Più di ogni altro

medium elettronico, essa ci coinvolge in temi che una volta

non credevamo fossero “affari nostri”, ci lancia a pochi

centimetri dai volti di assassini e presidenti, rende barriere e

passaggi fisici relativamente privi di significato in qualità di

modelli di accesso all’informazione sociale”. (Meyrowitz 1985)

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 121

Attraversare i confini

• “Anche se conosciamo i confini tra spazi pubblici e privati, e quelli

fra realtà mediate e realtà esperite, sappiamo che i confini

separano e allo stesso tempo connettono:

• Sono barriere, ma anche ponti”

• “il mondo viene quotidianamente rappresentato dai media e noi

spettatori recitiamo al loro fianco come attori e partecipanti,

imitando, appropriandoci e riflettendo sulle sue verità e falsità”.

(Silverstone 2002:118)

• Il confine tra attore e spettatore viene attraversato continuamente

con sempre maggiore facilità.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 122

Il successo della rappresentazione

• Il successo di una rappresentazione, nella vita quotidiana, o

sul palcoscenico, o sullo schermo, dipende dai giudizi del

pubblico e dalla sua accettazione di quella rappresentazione.

• La modernità ha portato con sé “il nascere di una vita privata

resa maggiormente pubblica”; i comportamenti di

rappresentazione “consentono all’attore non solo di

presentarsi all’altro, ma di presentarsi a se stesso, con un atto

essenzialmente riflessivo” (Silverstone 2002:116)

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 123

La performatività

• Per performatività si intendono, nelle parole di Judith Butler, quegli

atti e gesti, generalmente costruiti, che regolano i principi di

organizzazione dell’identità,

• nel senso che “l’essenza o identità che essi dichiarano di esprimere

sono fabbricazioni prodotte e mantenute attraverso segni corporei e

altri mezzi discorsivi”

• “la performatività non è un atto singolare, bensì una ripetizione e un

rituale che sortisce i suoi effetti mediante la naturalizzazione nel

contesto di un corpo” (Butler, 2004)

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 124

La performatività

• La performatività è «una serie di pratiche che

segnano i corpi, in accordo ad una griglia di

intelligibilità, in modo tale che il corpo stesso diventi

una fiction familiare» (McRobbie 2005)

• sono quindi le pratiche che segnano il sé in accordo

ad una griglia di intelligibilità sociale, in modo tale

che il sé diventi una fiction (rappresentazione)

familiare (cioè condivisa e condivisibile all’interno

dei legami sociali).

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 125

Superare i limiti

• Così come l’attore può, all’interno dei media e attraverso essi

“occupare” uno spazio trascendente, uscire dallo spazio dei media

per entrare nello spazio privato dei soggetti, mostrarsi più “umano”

di quanto uno schermo, o più in generale un palcoscenico,

consenta, …

• … così il soggetto partecipa alla rappresentazione, si proietta in

essa, appropriandosi del contenuto o dell’evento rappresentato,

superando la distanza tra spazio pubblico e spazio privato, fra

realtà esperita e realtà mediata.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 126

Rappresentare Lady Diana

• A proposito dei funerali di Lady Diana, Silverstone scrive che

non importa soffermarsi sul problema se i media si fossero

“appropriati dell’intera rappresentazione, che l’avessero

incoraggiata e sostenuta; la rappresentazione stessa è stata

un’appropriazione popolare in cui vennero condivisi dei

significati e vennero prodotte delle esperienze condivise che

si sarebbero ricordate. […]

• in questa rappresentazione, recitata per sé e per gli altri, i

partecipanti rivendicano il possesso di un evento che,

attraverso la rivendicazione, hanno recuperato dalla morsa

dei media” (Silverstone 2002: 122).

• Nella partecipazione di massa al funerale, l’identificazione, il

legame con Lady Diana di molti spettatori dei media “erano

agiti, erano rappresentati”. (Ibidem)

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 127

Le conseguenze dei media

• Il crescente ruolo dei media nel processo di

autoformazione presenta anche conseguenze

negative sotto diversi aspetti:

1. L’invasione mediata di messaggi ideologici

2. Il doppio senso della dipendenza dai media

3. L’effetto disorientante del sovraccarico simbolico

4. L’assorbimento del sé nelle quasi-interazioni

mediate

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 128

Comunità

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Media e comunità

• Il rapporto tra media e comunità è un rapporto

cruciale.

• È infatti proprio con l’avvento della stampa

nazionale che cambia l’equilibrio tra 2 tipi di

comunità:

1. “quelle costruite sulle relazioni dirette, il protrarsi di

una società statica e la condivisione di uno spazio

fisico e di una cultura materiali”,

2. “quelle costruite attraverso ciò che potremmo

chiamare l’immaginario” (Silverstone, 158)

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 130

La comunità immaginata di Anderson

• L’espressione ‘comunità immaginata’ fu coniata da Anderson

(1991), interessato alla studio della formazione e della natura

dello stato-nazione e dei modi in cui esso può essere definito

una comunità, anche se immaginata.

• L’idea della nazione è molto potente e può mobilitare l’energia

di una popolazione, così come la fiducia e la lealtà, in un

modo in cui solo poche istituzioni riescono.

• La nazione è anche una comunità, nel senso che c’è un forte

sentimento di appartenenza alla comunità e una condivisione

di sentimenti, scopi e storia.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 131

La comunità immaginata di Anderson

• Per quanto potente, il senso di comunità all’interno

della nazione non si fonda sulle relazioni personali

come una normale comunità.

• Non c’è necessità di conoscere tutte le persone che

vivono nella nazione e non ci deve essere neppure

la possibilità di questa conoscenza.

• Ogni membro della comunità-nazione deve essere

semplicemente in grado di immaginare ogni altro

membro.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 132

La comunità immaginata di Anderson

• Quando Anderson parla di comunità immaginata si

riferisce, quindi, alla nascita di uno spazio simbolico

condiviso, il risultato dell’attività simultanea di

milioni di persone che attraverso l’atto di lettura

della stampa quotidiana si allineano con una cultura

nazionale e vi partecipano.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 133

La dimensione simbolica della comunità

• La comunità viene definita da elementi simbolici e

materiali. Tanto dai dettagli delle interazioni

quotidiane quanto dall’effervescenza dell’azione

collettiva,

• “ma senza la dimensione simbolica non sono nulla,

• senza i significati che ricoprono, senza credenze,

senza identità e identificazione, non vi è nulla:

• Nulla da condividere, né da promuovere, nulla da

difendere” (Silverstone, 158).

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 134

La dimensione simbolica della comunità

• “il referente essenziale della comunità consiste nel

fatto che i suoi membri attribuiscono, o credono di

attribuire, alle cose un significato simile, sia in

generale, sia rispetto a interessi specifici e

significativi e inoltre che essi pensano che quel

significato differisca da un altro prodotto altrove.

• La realtà della comunità nell’esperienza della gente

è perciò propria del loro attaccamento o del loro

impegno verso un insieme comune di simboli”

(Cohen 1985,16)

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 135

I confini della comunità

• “la massima espressione della comunità sta nel

contenere questa varietà [di comportamenti e idee]

così che la sua intrinseca discordanza non sovverta

l’apparente coerenza che si esprime attraverso i

suoi confini” (Cohen, 1985,20)

• I confini definiscono, contengono e distinguono: al

loro interno i soggetti trovano i significati

condivisibili e i simboli che rappresentano la

comunità svolgono anche un ruolo importante nel

definirla.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 136

I rituali della comunità

• I rituali riguardano il comportamento simbolico:

legano i membri di una comunità tra di loro, con le

loro differenze, sotto lo stesso ombrello di idee e

immagini comuni, che favoriscono il riconoscersi

come comunità e il differenziarci dagli altri che non

appartengono alla comunità.

• “la consapevolezza dei confini simbolici della nostra

comunità e la loro resa drammatica nelle

rappresentazioni è una precondizione della

formazione e del mantenimento della comunità”.

(Silverstone, 160)

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 137

I media come espressione della comunità

• I media agiscono come risorse per la comunità

sotto tre aspetti: espressione, rifrazione e critica.

• I media si possono concepire come espressione

della comunità: forniscono materiale grezzo con il

quale la comunità può produrre un’identità

condivisa, spingere all’identificazione e alla

partecipazione.

• Anche quando l’ideologia viene sostituta dalla

propaganda, i media funzionano sempre come

collante sociale per la comunità.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 138

Comunità e inversione simbolica

• Per inversione simbolica si intendono i modi in cui

“la gente non solo segna un confine tra la propria

comunità e quella di altri, ma rovescia o inverte

anche le norme di comportamento e i valori che

“normalmente” contrassegnano i i suoi confini. In

questi riti di inversione, la gente si comporta

collettivamente in modo diverso, secondo modalità

che apparentemente detesta o sono generalmente

proibite” (Cohen, 58)

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 139

Media e rifrazione simbolica

• Nei contenuti popolari dei media la cultura può

sprofondare nel non detto e nell’indicibile della

cultura stessa e i confini vengono varcati ma allo

stesso tempo affermati, proprio attraverso la

trasgressione.

• “è proprio nell’aspettativa che il pubblico riuscirà a

capire la relazione fra ciò che vede e ciò in cui

crede che si afferma un certo senso di comunità”

(Silverstone, 164)

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 140

Media, critica e comunità

• Il terzo modo in cui i media “fanno” comunità è il

loro ruolo critico.

• Ci si riferisce, in questo caso, alla possibilità per i

media (per es. le radio comunitarie o internet) di

perseguire obiettivi critici o alternativi, partendo dai

margini o dalle aree meno visibili della società (voci

alternative).

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 141

Tutte le comunità sono comunità virtuali

• Tutte le comunità sono comunità virtuali.

• La definizione ed espressione simbolica della

comunità sono la condizione essenziale della

socialità.

• “Le comunità sono [sempre] immaginate e noi vi

partecipiamo con o senza relazioni faccia a faccia,

con o senza contatto” (Silverstone, 166)

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 142

La fiducia

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 143

La fiducia

• “fidarsi di qualcuno significa credere che,

quando gli viene offerta l’occasione, egli non si

comporterà in modo da danneggiarci, e la

fiducia sarà tipicamente pertinente, quando

almeno una parte è libera di deludere l’altra,

libera abbastanza da evitare una relazione

rischiosa e costretta abbastanza da considerare

la relazione come un’opzione avvincente. In

breve, la fiducia è implicata nella maggior parte

dell’esperienza umana, anche se naturalmente

in gradi molto diversi” (Gambetta: 1988, 219)

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 144

La fiducia

• “Senza fiducia non potremmo sopravvivere come soggetti

sociali, economici o politici: essa è fondamentale nella

gestione della vita quotidiana, per il nostro senso di sicurezza

personale in un mondo complesso, per la nostra capacità di

agire, di andare d’accordo l’uno con l’altro, di condividere, di

cooperare, di appartenere” (Silverstone, 187)

• Ma non possiamo essere costretti a fidarci: la fiducia non è un

atto di volontà. È una precondizione e una conseguenza delle

nostre azioni.

• È il nostro atteggiamento naturale nel mondo che diamo per

scontato che ci consente di mantenere equilibrio nella nostra

vita quotidiana.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 145

Come nasce la fiducia: la sicurezza ontologica

• Per sicurezza ontologica si intende quell’

“atteggiamento della maggior parte delle persone,

che confidano nella continuità della propria identità

e nella costanza dell’ambiente sociale e materiale in

cui agiscono” (Giddens 1994, 96).

• “La sicurezza ontologica ha a che fare con l’

“essere” o […] con l’”essere nel mondo” (ibidem).

• Le radici della sicurezza, quella che ci fa affrontare

la gravità quotidiana dei problemi esistenziali, si

trovano nella iniezione emotiva, di fiducia, che

otteniamo nella prima infanzia.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 146

Come nasce la fiducia: la sicurezza ontologica

• Un bambino, sostiene Winnicot, inizia a essere, a

capire che vale la pena vivere, che la vita è reale,

attraverso lo “spazio potenziale” tra esso e il

genitore.

• Lo spazio potenziale è è lo stato di separazione che

si crea tra bambino e genitore e deriva dalla fiducia

del bambino nell’affidabilità della figura parentale;

quella fiducia necessaria per affrontare la

lontananza nello spazio e nel tempo della persona

che si cura di lui, quando si allontana la prima volta

(la fiducia nel ritorno del genitore).

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 147

La fiducia nell’affidabilità degli altri

• “l’idea di affidabilità degli altri […] è fondamentale per il senso

di continuità dell’identità e si fonda sul riconoscimento che

l’assenza della madre non rappresenta una sottrazione

d’amore.

• La fiducia getta quindi un ponte sulla distanza nel tempo e

nello spazio e blocca così le ansie esistenziali che, se

riuscissero a concretizzarsi, potrebbero diventare fonte di

continui travagli emotivi e comportamentali per tutta la vita”

(Giddens, 1994, 100)

• La prevedibilità delle piccole routine quotidiane è, quindi,

profondamente legata ad un senso di sicurezza psicologica.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 148

La fiducia nella vita quotidiana

• “Routine, abitudini, rinforzi cognitivi ed emotivi,

continuamente riconfermati, le sicurezze spesso

altamente ritualizzate del nostro passaggio

attraverso il tempo e lo spazio, la continuità con la

quale le nostre interazioni con gli altri confermano le

nostre aspettative, tutti questi elementi insieme ci

offrono l’infrastruttura di un universo morale in cui

noi, in quanto cittadini di questo, possiamo condurre

la nostra esistenza quotidiana” (Silverstone, 189)

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 149

L’esercizio della fiducia

• “la routine è psicologicamente rilassante ma non è qualcosa

su cui ci si può mai rilassare.

• La continuità delle routine quotidiane viene conquistata solo

attraverso la costante vigilanza delle parti in causa, pur

realizzandosi quasi sempre a livello di coscienza pratica”

(Giddens,101).

• Nella formazione della fiducia “si impara anche a

padroneggiare una metodologia molto sofisticata di coscienza

pratica, che costituisce un durevole dispositivo di protezione

[…] nei confronti delle ansie che anche il più casuale incontro

con gli altri può potenzialmente provocare” (ibidem).

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 150

Media e fiducia

• “siamo arrivati a dipendere dai media per la

sicurezza, confidando nel fatto che siano sempre

presenti ed essendo presi dal panico quando

vengono a mancare.

• Ci affidiamo ai media per le informazioni sul mondo

a cui altrimenti non avremmo accesso e siamo

rassicurati dalla familiare ripetizione di notiziari e

soap opera” (Silverstone 2002, 190).

• La capacità dei media di generare fiducia è però a

doppio taglio, poiché invitano al rifiuto tanto quanto

incoraggiano l’impegno.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 151

Fidarsi dei sistemi astratti

• I media permettono di formare il nostro senso di

identità in modo riflessivo rispetto a quanto vediamo

e ascoltiamo di un mondo che esiste da qualche

parte al di là dello schermo, da qualche parte nel

cyberspazio.

• “i media sono sistemi astratti nei quali riponiamo

fiducia, che rafforzano la nostra volontà di fidarci di

altri sistemi astratti e che ci offrono una struttura per

fidarci l’uno dell’altro” (Silverstone, 191) .

• Ma non sono solo astrazioni. Funzionano solo

attraverso la nostra partecipazione.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 152

La memoria

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 153

La memoria come tecnica e come risorsa

• La memoria orale era

• una tecnica, in quanto fissava il ricordo per

persuadere e controllare (retorica? senso

comune?);

• una risorsa perché faceva crescere il ricordo nelle

generazioni attraverso riti pubblici e storie private.

• La storia e la psicanalisi utilizzano la memoria come

risorsa: la storia perché cancella la memoria a

favore della certezza di narrazioni fisse; la

psicanalisi perché la indaga, cercando il potere e i

disturbi.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 154

La memoria

• La memoria quindi non è un magazzino statico, un

contenitore passivo.

• È una forza dinamica, attiva, capace di plasmare

(ciò che si ricorda è importante tanto quanto ciò che

si dimentica).

• La memoria “è ciò che accade quando qualcosa è

richiamato alla mente […] attraverso una

testimonianza orale o un discorso condivisibile,

dove i fili privati del passato si intrecciano in un

tessuto pubblico e offrono una visione alternativa,

una realtà alternativa ai resoconti ufficiali

dell’accademia e degli archivi” (Silverstone, 198).

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 155

La memoria

• La memoria è fluida, e il fluire dei ricordi fa

emergere una realtà complessa, piuttosto che

uniforme, una realtà plurale.

• I ricordi si trasformano nella memoria e nell’atto di

raccontarli: diventano oggetto di discussione,

contestazione, confronto, anche se si auspica che

ci sia, al di fuori della memoria, una realtà (i fatti

storici) che eserciti la sua funzione di giudice se non

sulla verità, in termini di giudizio di valore.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 156

Memoria e media

• Se la memoria è lo strumento di cui disponiamo per

fissarci nello spazio e nel tempo, in pubblico e in

privato…

• …sono i media che oggi sempre più,

intenzionalmente o meno, sono gli strumenti per

esprimere la memoria, pubblica, popolare,

penetrante, irresistibile e costrittiva.

• Quale ruolo esercitano i media in funzione di

narratori, archivi, fornitori di ricordi?

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 157

Memoria e media

• Il passato, la nostalgia per un’altra epoca (vissuta) oggi è fatto

di immagini mediali, programmi o pubblicità che hanno

accompagnato l’infanzia.

• Questo materiale grezzo è condiviso con altri, è parte

dell’identità di classe e dell’identità culturale.

• Ma quando mancano altre fonti, i media finiscono con l’avere il

potere di definire il passato, di presentarlo e di rappresentarlo

(si pensi alle fiction e ai documentari).

• Attraverso le immagini viene costruita una realtà altrimenti

inaccessibile: la memoria produce effetti, merita attenzione,

richiede fede e dà inizio all’azione.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 158

Il tessuto della memoria si intreccia con il tessuto

dell’esperienza

• “non esiste distinzione inequivocabile tra la

rappresentazione storica e la rappresentazione

popolare del passato: sono fuse insieme e stanno in

competizione nello spazio pubblico, insieme

definiscono per noi testi e contesti, per l’identità, la

comunità e, cosa forse più importante che le

comprende entrambe, per la fede e l’azione.

• Studiare il rapporto dei media con la memoria non

significa negare l’autorità dell’evento che è il centro

del ricordo, ma significa sottolineare la capacità dei

media di costruire un passato pubblico e un passato

per il pubblico” (Silverstone, 201)

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 159

L’olocausto: memoria, contro-monumento e media

• L’Olocausto, dice Silverstone, oggi deve essere fissato. Non ci

sono più (o quasi) superstiti che possano raccontarlo. È ora

che si reclami il possesso di qualcosa che non si può più

conoscere ma si vuole ricordare.

• La memoria che si crea attraverso i media è socialmente e

storicamente situata: non può prescindere dalle condizioni di

produzione (né da quelle di ricezione).

• Il contro-monumento, invece, disperde il ricordo anche se

raduna in un unico luogo gli effetti del tempo.

• “un invito a quanti passano sopra di esso a ricercare un

monumento commemorativo nella loro mente. Perché solo lì

si può trovare un monumento in memoria” (Hoheisel in Young

1993, 46)

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 160

L’Olocausto: rappresentazione o parola?

• Nella rappresentazione filmica dell’Olocausto (Spielberg) c’è

poco spazio all’immaginazione: c’è tensione drammatica, c’è

racconto, ci sono immagini ricostruite della violenza.

• Nel documentario che riporta le testimonianze, invece, c’è la

parola e le immagini che la parola propone, ma non fissa.

Quello che è rappresentato è la memoria della violenza, non

la violenza. È un contro-monumento.

• “C’è più potenza e più onestà nel racconto di un testimone o

in quello di un narratore? Nel fatto o nella fiction?”

(Silverstone, 205)

• Entrambi sono mediazioni della memoria.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 161

Media, memoria, retorica

• Nella società dello spettacolo, le immagini forti sono

un bisogno dell’anima; rendono popolare l’idea di

un trauma determinante.

• Molti possono trovarsi costretti a cercare in se

stessi un’esperienza ugualmente decisiva, capace

di generare un legame, un marchio di identità

“sublime e terribile” (Hartmann 1997,73)

• Le immagini dei media, la ricostruzione del passato

come rappresentazione, funzionano come metafore

e modelli di cui appropriarci.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 162

Media e memoria

• I ricordi mediali esistono per essere colti e discussi

e nella retorica dei media viene offerta una visione

particolare del passato, che include tanto quanto

esclude.

• Sempre ci sarà qualcuno che rivendica un passato

differente e rifiuta i limiti di un’unica interpretazione.

• I media offrono le loro versioni del passato,

rendendo visibili quelle versioni del passato.

• La memoria è un prodotto dei media, non solo loro

precondizione: un invito ad identificarci con un

passato comune ma anche singolare.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 163

L’Altro

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 164

L’Altro

• L’Altro comprende gli altri.

• Io e l’Altro condividiamo un mondo, anche senza conoscerci e

questo vuol dire che siamo in relazione.

• La relazione con l’Altro “è una sfida attraverso la quale sono

costretto a riconoscere che non sono solo, che in qualche

modo devo prendere in considerazione l’Altro” (Silverstone,

209)

• Dovendo considerare l’Altro mi comporto come un essere

morale, consapevole del fatto che nei suoi confronti ho una

libertà autentica ed esso ne subirà gli effetti o ne beneficierà.

• Senza l’Altro sono perso.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 165

L’altro da noi, l’altro per noi

• Tutto ciò che facciamo e siamo nel mondo sociale

dipende dalle nostre relazioni con gli altri, dal modo

in cui li vediamo e conosciamo, da come ci

relazioniamo, ce ne prendiamo cura o li ignoriamo.

• Come si può rappresentare l’Altro senza da un lato

considerarlo estraneo e dall’altra senza riassorbirlo

nella percezione di me stesso?

• L’Altro funge poi da specchio: nel riconoscimento

della differenza costruiamo la nostra identità e la

nostra percezione di noi stessi e del mondo.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 166

La responsabilità verso l’altro

• Essere con gli altri implica responsabilità verso gli

altri, senza attenderci che gli altri si assumano

responsabilità nei nostri confronti.

• La responsabilità implica cura dell’altro.

• Ma posso prendermi cura dell’altro solo se mi è

vicino.

• Che succede allora in un mondo dove l’altro non è

vicino?

• Dove la globalizzazione crea un mondo unico, dove

non ci sono più altri?

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 167

Distanza

• La moralità, cioè la cura dell’altro, la responsabilità verso

l’altro, viene repressa se creo una distanza tra me e l’altro, se

trasformo persone come me in altri, quegli altri verso i quali

non avere più cura e responsabilità perché li tengo a distanza,

oltre l’alterità (tedeschi vs ebrei).

• I new media sembrano superare il problema della distanza

attraverso la capacità di connettere. Ma connettere di per sé

non avvicina.

• L’Altro può rimanere altro distante.

• D’altra parte la tecnologia può anche annullare la distanza

portando l’Altro troppo vicino a noi e, quindi troppo simile.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 168

L’amoralità dei media

• La portata globale dei media non ha in effetti favorito il nostro

confrontarci con il mondo nella sua Alterità, spingendoci a

prenderci cura dell’altro;

• molto più spesso i media sono strutture amorali (non

immorali):

• “la distanza che creano e mascherano come vicinanza, le

connessione che operano mentre ci tengono separati, la loro

vulnerabilità alla dissimulazione […] riducono la visibilità e la

vividezza dell’altro”. (Silverstone, 214)

• I “come se” del nostro mondo mediale sono allora amorali e

questa amoralità risiede ed è rafforzata nella natura effimera e

sostituibile dei media stessi.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 169

L’io morale

• Scrive Bauman che “l’io morale è la vittima più evidente e più

importante della tecnologia” (Bauman, 1996, 201).

• L’io frammentato descritto da Bauman, così come la

frammentazione dell’esperienza operata attraverso il

progressivo sequestro dell’esperienza da parte delle istituzioni

(Giddens), finiscono con il tornare sull’idea della fine del

soggetto morale.

• Il soggetto è rappresentato come una monade, slegata dal

contesto sociale e storico, onnipotente dal punto di vista

percettivo nella sua capacità di comprendere il mondo da solo

e narcisista.

• Oppure come un nomade, una soggettività plurale

rappresentata, giocata, autentica, che si muove attraverso il

mondo attraverso i media (il movimento è mediato, riflesso dai

media, rifratto dai media e definito dal nostro rapporto con i

media).

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 170

La lotta per la vita morale

• Di fronte a questo scenario dove posso ritrovare la moralità,

cioè il rapporto con l’Altro?

• Silverstone parla in proposito della “lotta per la vita morale” e

sostiene che essa vada rintracciata nel privato e nel pubblico.

• Quando entrano nelle case valori e immagini pubblici mediati

diventano soggetti dell’ “economia morale”: è nella casa che si

scontra il nostro desiderio di essere soggetti morali con

l’amoralità dei media. è lì che si compie la lotta per la vita

morale.

• Nel passaggio da pubblico a privato i significati sono soggetti

a riesame, rifiuto, trascendenza in accordo ai valori della

famiglia o del gruppo sociale che occupa lo spazio privato.

• È qui che i media essenzialmente amorali (tanto più in

relazione alla verità) arrivano alla resa dei conti con il

soggetto.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 171

Un’indagine etica del mondo e dei media

• Se il pensiero etico consiste nell’esame sistematico

dei rapporti fra esseri umani, delle loro concezioni,

ideali, interessi da cui derivano i comportamenti, e

dei valori su cui si fondano i fini assegnati alla vita,

• allora dobbiamo condurre un’analisi etica dei

soggetti e dei media.

• Perché le relazioni tra gli esseri umani dipendono

oggi dalla mediazione elettronica; perché interessi,

concezioni, ideali dipendono dal modo in cui i media

li trattano.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 172

Il consumo

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 173

Il consumo come mediazione

• Il consumo è una forma di mediazione, “dato che i valori e i

significati attribuiti a oggetti e servizi vengono tradotti e

trasformati in un linguaggio privato, personale e particolare”.

(Silverstone, 2002:129)

• Nella scontatezza quotidiana del consumo produciamo

significati che ci sono propri, negoziamo valori e, così

facendo, rendiamo il nostro mondo dotato di senso.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 174

I media e il consumo

• Se consideriamo i media come un processo di mediazione

dobbiamo considerare che i media vengono prodotti e che di

questo produrre noi siamo gli agenti e i destinatari.

• Se i media sono una dimensione dell’esperienza dobbiamo

studiare come queste nostre esperienze sono mobilitate al

servizio della nostra partecipazione alla vita economica: il

consumo.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 175

Il consumo come mediazione

• Consumo e mediazione sono fortemente

interdipendenti:

• consumiamo i media;

• consumiamo attraverso i media;

• impariamo come e cosa consumare attraverso i

media;

• i media ci persuadono a consumare;

• i media ci consumano.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 176

Il consumo come mediazione

• Il consumo è una forma di mediazione, “dato che i valori e i

significati attribuiti a oggetti e servizi vengono tradotti e

trasformati in un linguaggio privato, personale e particolare”.

(Silverstone, 2002:129)

• Nella scontatezza quotidiana del consumo produciamo

significati che ci sono propri, negoziamo valori e, così

facendo, rendiamo il nostro mondo dotato di senso.

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 177

Il consumo: un lavoro festivo

• “Il consumo opera fra lavoro e svago: è anzi lavoro e svago,

intrapreso negli spazi e nei tempi lasciati liberi dai ritmi tirannici

della società industriale, eppure perseguito con inesorabile e

accanito entusiasmo…” (Silverstone,2002: 128)

• Il consumo è un lavoro festivo: il lavoro della produzione, lavoro

intrapreso dai consumatori-cittadini globali mentre gli individui

costruiscono significati personali e rivendicano la propria

partecipazione a culture locali.

• “Il consumo è un modo per mediare e moderare gli orrori della

standardizzazione”

Perchè studiare i media? 12/04/12 Pagina 178


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La presente lezione fa riferimento al corso di Processi culturali e comunicativi tenuto dalla Prof.ssa Andò. Raccoglie uno studio di Silverstone sulla la centralità dei mezzi di comunicazione moderni nel formare l'esperienza del reale, nel cementare il legame sociale, nel veicolare le strutture del potere e nel produrre e trasformare i contenuti culturali delle comunità sociali. Secondo Silverstone, però, i media oltre ad essere centrali nell’esperire la realtà, sono ineludibili, in quanto la rappresentazione del mondo passa inevitabilmente attraverso la loro mediazione. Questi due aspetti conducono a quella che Silverstone chiama “la realtà mediata”.
Nell'ultima parte si sottolinea come i media abbiano ridefinito il tessuto dell’esperienza sia nelle sue strategie testuali (retorica, poetica ed erotismo); sia nelle sue dimensioni pratiche (gioco, rappresentazione e consumo); sia nei suoi spazi di azione (casa, comunità e globalità); sia, infine, nella costruzione stessa del significato attribuito a quel tessuto, ossia come lo rappresentiamo (memoria, fiducia e prossimità).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecnologie della comunicazione (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di PROCESSI CULTURALI E COMUNICATIVI e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Andò Romana.

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