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Gli strumenti di politica fiscale in Italia

Questa dispensa fornisce una disamina dei principali strumenti istituzionali e normativi disponibili

in Italia per l’attuazione della politica fiscale.

Definizioni di operatore pubblico

La contabilità pubblica tradizionale distingue gli operatori principalmente con riferimento alla

natura giuridica dell’ente, dando luogo alla classificazione in Settore statale (Ministeri, organi

costituzionali, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Corte dei conti, TAR, Consiglio di Stato,

Agenzie fiscali) e Settore pubblico (comprende il Settore statale, l’ANAS, gli enti delle

Amministrazioni locali e gli enti previdenziali).

Attualmente, tuttavia, anche per effetto della necessità di confrontare i conti pubblici nazionali con

quelli degli altri paesi europei nell’ambito delle procedure previste dal Trattato di Maastricht, si

tende a classificare gli operatori pubblici in base ai principi espressi nel Manuale del Sistema

Europeo dei Conti (Sec95), che classifica gli enti pubblici in base alla natura dell’attività economica

svolta. In questo ambito, le Amministrazioni pubbliche vengono ripartite in tre sottosettori:

- Amministrazioni centrali, composto dagli organi amministrativi dello Stato e da altri enti

centrali: Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministeri, organi costituzionali, Agenzie

fiscali, altri enti. Coincidono sostanzialmente con il Settore statale della classificazione

tradizionale.

- Amministrazioni locali, che comprende le Regioni, gli enti locali (Province e Comuni), gli

enti produttori di servizi sanitari, le università, le comunità montane, le camere di

commercio, ecc.

- Enti di previdenza e assistenza sociale, che raggruppa l’INPS, l’INPDAP, l’INAIL e altri

enti previdenziali e assistenziali.

Tutte queste categorie di operatori pubblici partecipano a vario titolo alla definizione e

implementazione della politica fiscale nell’ambito del quadro di finanza pubblica predisposto

dal governo centrale, il quale a sua volta opera sottoposto a vincoli derivanti dall’appartenenza

dell’Italia all’Unione Europea.

Pertanto, sia in termini normativi che quantitativi, il principale artefice della politica fiscale è

l’amministrazione centrale. Concentreremo pertanto la nostra attenzione sugli strumenti a

disposizione dello Stato.

Il Bilancio dello Stato

Il Bilancio dello Stato è il documento contabile che riporta le entrate e le uscite derivanti dallo

svolgimento delle attività dello Stato. Esistono le seguenti versioni di Bilancio.

1) Annuale o pluriennale a seconda che si riferisca ad un solo esercizio finanziario oppure a

più di uno. In Italia il Bilancio pluriennale è riferito ad un orizzonte temporale di tre anni.

2) Di previsione o consuntivo, a seconda che indichi le entrate e le uscite che si intendono

realizzare nel corso del periodo di riferimento oppure quelle effettivamente realizzate.

3) A legislazione vigente oppure programmatico a seconda che riporti le entrate e le uscite

derivanti dalla normativa già in essere oppure anche quelle cui si intende dar luogo con

interventi legislativi o regolamentari programmati dal governo.

4) Di competenza oppure di cassa a seconda che si riferisca al momento in cui sono sorti gli

obblighi giuridici che sono alla base di entrate e uscite (rispettivamente, cioè, al momento

dell’accertamento delle entrate e dell’impegno delle spese) oppure si riferisca al momento in

cui si realizzano effettivamente i flussi di cassa relativi (rispettivamente, cioè, al momento

dell’incasso o del pagamento dei relativi importi).

Le entrate sono costituite da quattro categorie, o titoli:

1) le entrate tributarie che comprendono: a) le imposte e le tasse sui consumi, sui redditi, sulle

ricchezze e sugli affari; b) i proventi dei monopoli di Stato; c) i proventi di lotto, lotterie e

altri giochi;

2) le entrate extra-tributarie che comprendono: i proventi dei beni dello Stato, gli utili delle

imprese a partecipazione pubblica e di aziende autonome e i proventi di servizi pubblici;

3) le entrate derivanti dall’alienazione di beni patrimoniali e dalla riscossione di crediti;

4) le entrate derivanti dall’accensione di prestiti.

I titoli (1) e (2) costituiscono entrate correnti mentre (3) e (4) sono entrate in conto capitale. La

somma dei titoli (1), (2) e (3) indica le entrate finali, mentre otteniamo le entrate complessive se

alle entrate finali aggiungiamo il titolo (4). Il rapporto tra la somma dei titoli (1) e (2) e il PIL indica

l’incidenza fiscale, cioè il peso del prelievo fiscale nel complesso dell’economia.

Il simbolo generalmente utilizzato nei modelli macroeconomici indica le entrate dei titoli (1), (2)

T

e (3).

Le uscite sono classificate in tre titoli:

1) le spese correnti, le cui voci principali sono: a) personale; b) beni e servizi; c) trasferimenti

in conto corrente alle famiglie, alle imprese, all’Unione Europea, agli organismi

internazionali; d) interessi passivi sul debito pregresso;

2) le spese in conto capitale, che comprendono: a) gli investimenti fissi; b) l’acquisto di beni

immobili e fondiari; c) i trasferimenti in conto capitale alle famiglie e alle imprese;

3) le uscite per il rimborso di prestiti accesi in precedenza.

La somma delle spese correnti e di quelle in conto capitale indica le spese finali (titoli (1) e (2))

mentre aggiungendo a queste il titolo (3) otteniamo le spese complessive.

G

Il simbolo generalmente utilizzato nei modelli macroeconomici indica le uscite dei titoli (1) e

(2).

A seconda degli aggregati in entrata e in uscita che si considerano possono derivarne diversi saldi di

1

bilancio.

1) la differenza tra le entrate correnti (titoli (1) e (2) delle entrate) e le spese correnti (titolo (1)

delle uscite) rappresenta il risparmio pubblico, o saldo corrente. Se si escludono gli interessi

dal debito pubblico dalle spese correnti si ottiene il disavanzo/avanzo primario,

particolarmente importante per i paesi che, come l’Italia, presentano un elevato debito

pubblico e devono pertanto impegnarsi a mantenere un avanzo primario che compensi

almeno in parte le spese per interessi.

2) La differenza tra tutte le entrate e le spese, escluse le operazioni riguardanti le partecipazioni

azionarie e i conferimenti nonché la concessione e riscossione di crediti e l’accensione e il

rimborso di prestiti indica l’indebitamento o accrescimento netto.

3) La differenza tra le entrate finali (titoli (1), (2) e (3)) e le uscite finali (titoli (1) e (2)) indica

il saldo netto da finanziare. Nel caso in cui tale differenza sia negativa, come generalmente

avviene, essa indica le necessità di finanziamento delle spese dello Stato che può essere

effettuato stampando moneta oppure indebitandosi con i privati. Tale saldo corrisponde alla

T G

differenza dei modelli macroeconomici.

4) La differenza tra le entrate finali (titoli (1), (2) e (3) delle entrate) e le uscite complessive

(titoli (11), (2) e (3) delle uscite) indica il ricorso al mercato. Per coprire il saldo netto da

finanziare, lo Stato può ricorrere all’emissione di titoli del debito pubblico i quali, alla

scadenza, devono essere rimborsati. Pertanto sommando alle spese del saldo netto da

finanziare quelle necessarie a rimborsare la quota capitale dei titoli in scadenza (perché la

quota in interessi è già inserita nelle spese finali) otteniamo le spese complessive, le quali,

appunto, tolte alle entrate finali danno luogo al ricorso al mercato, cioè quanto abbisogna lo

Stato per far fronte a tutte le spese, ivi comprese quelle per il rimborso del debito.

1 I saldi di bilancio vengono riportati, sia in termini di competenza che di cassa, e con riferimento al triennio, nel

quadro generale riassuntivo, il quale costituisce parte integrante del disegno di legge del bilancio insieme agli stati di

previsione dell’entrata e delle spese.

Le entrate e le uscite costituiscono la manifestazione finanziaria delle attività dello Stato, il quale

persegue obbiettivi di natura microeconomica, redistributiva e macroeconomica che nel bilancio

2011 sono classificati in 34 missioni (Giustizia, Ordine pubblico, Difesa e sicurezza del territorio,

Istruzione scolastica, Istruzione universitaria, ecc.).

L’iter della politica fiscale in Italia

La definizione e l’approvazione del bilancio costituiscono il cuore dell’attività finanziaria pubblica

italiana, ma sono al contempo inserite in un processo lungo e complesso di programmazione che

costituisce nel suo insieme la politica fiscale. La esamineremo per sommi capi.

I principi fondamentali della finanza pubblica italiana sono contenuti nell’articolo 81 della

Costituzione il quale stabilisce che il bilancio preventivo dello Stato è predisposto dal Governo e

deve essere approvato dal Parlamento, che il bilancio non può non può stabilire nuovi tributi e

nuove spese, e che ogni nuova legge che comporti nuove spese deve prevederne la copertura.

Date queste poche indicazioni fornite dalla Costituzione, la programmazione e l’attuazione della

politica fiscale sono demandate alle leggi ordinarie in materia contabile, le quali si sono succedute

modificando le procedure in misura sostanziale soprattutto nel corso degli ultimi tre decenni.

Attualmente la materia è regolata dalla legge n. 196 del 2009 la quale basa la programmazione della

finanza pubblica su un sistema di documenti contabili con cui:

- il Governo programma il suo intervento nel sistema economico (Documento di economia e

finanza, manovra finanziaria, ecc.);

- il Parlamento, con la legge di bilancio, autorizza il Governo ad accertare e riscuotere le

entrate e ad impegnare e pagare le spese nei limiti del bilancio approvato;

- al termine dell’esercizio finanziario, il Governo presenta il rendiconto con cui riassume e

dimostra al Parlamento i risultati della gestione dell’anno finanziario.

Il processo di definizione e attuazione della politica fiscale prevede, pertanto, tre momenti

essenziali (programmazione, autorizzazione alla gestione, rendicontazione) che si esplicitano in una

serie complessa di documenti contabili, alcuni dei quali sono passati in rassegna di seguito.

Il Documento di economia e finanza

Il Documento di economia e finanza si compone di tre sezioni.

La prima sezione contiene gli obiettivi di politica economica ed il quadro tendenziale delle

previsioni economiche e di finanza pubblica, almeno per il triennio successivo; gli obiettivi

programmatici triennali per l’indebitamento netto, per il saldo di cassa, in rapporto al prodotto

interno lordo, al netto ed al lordo degli interessi e delle misure una tantum, e per il debito, articolati

per i sottosettori del conto economico delle amministrazioni pubbliche; l’indicazione


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Dispense al corso di Economia Politica del Prof. Stefano D'Addona. Al loro interno vengono affrontati i seguenti argomenti di macroeconomia: definizione di operatore pubblico, il bilancio dello Stato, l'iter della politica fiscale in Italia, il documento di economia e finanza, il bilancio di previsione, la legge di stabilità, il patto di stabilità e crescita, la governance dell'Unione Europea.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in consulente esperto per i processi di pace, cooperazione sviluppo
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof D'Addona Stefano.

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