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Machina e Machinato in età barocca Appunti scolastici Premium

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Storia del pensiero scientifico, tenute dal Prof. Nunzio Allocca nell'anno accademico 2011 e in un estratto del testo "Lessico Intellettuale Europeo" sull'argomento Machina e Machinato in età barocca, cioè la storia delle macchine... Vedi di più

Esame di Storia del pensiero scientifico docente Prof. N. Allocca

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Maehina e maehinatio in età barocca 323

della macchinazione barocca. E qui per barocco o età barocca non intendo

o il e tanto meno il Seicento delle grandi intrapre-

l'age classique siglo de oro

se scientifiche, ma quella zona della intellettualità europea, italiana anzitut-

Forma menta-

to, disegnata dalle isobare di questa particolare lorma mentis.

le destinata a incorporarsi in stile, o in semplice moda di scrittura (e per

scrittura intendo qualsiasi suo equivalente espressivo, dai grafemi visivi, alle

rappresentazioni in voce e suono, ai manufatti artistici o tecnici quali le

macchine), in ragione diretta della pressione esercitata da quella persecuzio-

ne, o anche dal potere dello stato Leviatano, o anche solo dal potere nel suo

più generale manifestarsi come regola imposta e, perché no, autoimposta

ma non condivisa. Da una regola imposta e non condivisa consapevolmente

o meno si desidera sfuggire. E lo sfuggire alla regola attraverso il bizzarro o

l'anomalo è carattere intrinseco al barocco, un carattere che sembra rispec-

chiarsi in modo eccellente proprio nel suo probabile etimo, cioè il termine

portoghese che stava a indicare una perla

barroco/barrica, ba"ueco/berrueco

irregolare (in italiano «scaramazza»). Ma irregolare è vago, occorre chieder-

si rispetto a cosa e rispetto a quale regola: e la risposta è rispetto alla perla

rotonda e alla regola del perfettamente sferico.

Arnobio Cleandro nel cap. 55 del suo

Delle Perle} et Algiolar Tesoro

(Padova 1630) spiega infatti come esse: «Nascono grosse e bian-

delle gioie

chissime nel mare di Persia I Portoghesi le chiamano Algiofar [un

L..],

adattamento dall'arabo] La perla è però la rotonda, et l'Algiofar è

L..].

quella di dozena» e ricorda come la selezione delle perle al setaccio si suc-

poi le ma tonde, poi le

ceda in quattro fasi: prima le ritonde, minori men

e infme le più triste e minute.

tonde,

Le perle sono irregolari perché appunto cioè eccen-

algiolar men tonde,

triche, in quanto derogano dalla economica regola dell'equidistanza dal

centro di ogni punto della circonferenza. Questo scarto e confronto tra nor-

malità e anomalia nel gioiello diviene così frammento in cui simbolicamente

si riflette lo scarto e il confronto tra due epoche. La regola dell'equidistanza

del centro, propria del cerchio e della sfera, è infatti norma principe nella

concezione del mondo classica e rinascimentale. Regola mirabile perché il

centro geometrico è anche centro di simmetria bilaterale; ogni retta e piano

passante per esso divide infatti cerchio e sfera in due metà speculari perfet-

tamente identiche. Regola ancor più mirabile perché nel caso di cerchio o

sfera materiali, il centro geometrico e di simmetria è anche centro fisico di

gravità. Qualsiasi posizione cerchio o sfera assumano ruotando attorno al

loro centro, la linea di gravità intercetterà sempre due metà specularmente

identiche non solo in figura ma anche in volume e in peso, rimanendo per-

ciò immote e in perfetto equilibrio. Dunque la regola della rotondità è sem-

plice e ferrea: ogni alterazione di situazione non è trasformazione ma transi-

324 ~oStabile

to attraverso l'identità conclusa, una ripetizione geometrica e fisica dell'uni-

forme. Viceversa ogni alterazione del cerchio, ogni tumescenza della sfera si

traduce nella rottura della irripetibile coincidenza tra equidistanza, simme-

tria ed equilibrio.

Non per nulla questo nostro regresso nell'etimo linguistico e mentale

del barocco. Esso ci dice che la tante volte celebrata rottura del cerchio e il

passaggio all'ellisse o alla spirale non è metafora o forma esteriore del tran-

sito dal classicismo al barocco ma il concreto esito di una trasformata, pri-

ma che geometrica, mentale. Ma prima che questa trasformata giunga all'e-

sito, la regola del cerchio, laddove è subita ma non condivisa, è soggetta a

torsione, alla torsione manierista se, come credo, manierismo è torsione in

tutte le maniere della regola e non il suo superamento per trasformazione.

A me pare che l'esorbitare manierista e, in taluni casi, barocco dal cerchio

classico della cosmologia platonica e copernicana all'ovato e all'ellisse è sen-

di Apollonio e

tito, in mancanza della assimilazione teorica delle Coniche

della fiducia metafisica di Keplero, come risposta a un bisogno di esorbitare

nell'eccedenza, nell' anomalo, se non addirittura nella deviazione tangenziale

di Fetonte verso il disastro.

Per questo il classicissimo Galilei per il quale, con immagine tratta dalla

cantieristica rinascimentale, «il moto retto servir a condur le materie per

«ma fabbricata ch'ell'è, o restare

fabbricar l'opera» cioè la machina mundi,

immobile, o, se mobile, muoversi solo circolarmente»,3 non accetterà mai

l'ellisse di Keplero e la rottura della coincidenza dei tre centri.

È in questa prospettiva del primato dell' sull'oggetto

outillage mentale

macchina che è opportuno collocare la macchina e la macchinazione baroc-

ca. Occorre infatti rilevare che i termini e oltre che de-

machina machinatio,

notare i prodotti dell'operare, denotano la forma del pensare che mette ca-

mentale e

po a tali prodotti, vale a dire un astuto e ingegnoso bricolage (l'ars

la un calcolo che mira a vincere un ostacolo o realizzare una presta-

techne),

zione surrogando o integrando o sostituendo la forza corporea con un ma-

nufatto che appare moltiplicarne enormemente la potenza. Un'illusione

quest'ultima, che Galilei aveva tentato di sottrarre alla meraviglia dei mec-

canici, spiegando loro che la macchina semmai demoltiplica, suddividendo-

la nel tempo, la resistenza. La macchina è anzitutto un mentale

discursus

che anticipa nei materiali bruti il manufatto e che solo dopo averlo genial-

mente inventato, fabbricandolo, o semplice-

(ingenium, ingenia, ingegnere)

Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo [1632]. Giornata Prima, in Le Opere di Ga-

3

li/eo Galilei. Edizione nazionale ..., a cura di Antonio Favaro. Nuova ristampa, Firenze, 1968, voL

p.

VIT, 44.

e in età barocca

Machina machinatio 325

mente trovato, carpendolo alla natura, vi si incorpora. La machina è astuzia,

è skill o abilità incorporata come frutto della machinatio. Non per nulla

argumentum denota sia lo strumento mentale del retore che il congegno

meccanico dell'ingegnere, e ingenia i congegni prodotti dall'ingenium. E

proprio perché incorporazione della ratiocinatio, del discursus mentale, la

macchina come manufatto può essere letta anche come un congegno o uno

stile mentale. Galilei ricorda nelle Mecaniche come la forza inanimata di

vento e acqua o la forza animata degli animali, pur superando assai quella

della possanza umana, non potrà mai essere utilmente applicata perché sola-

mente abbonda di forza ma manca di discorso. E il discorso, l'ingegno, la ma-

chinati o del meccanico sta tutta nel come tradurre la forza bruta del motore

in giudiziosa e ben organizzata forza affinché il lavoro compiuto sia lavoro

utile. La macchina non è altro che l'intermediaria tra causa ed effetto, tra

forza e prodotto:

perciò - dice Galilei - è necessario che il mecanico supplisca coi suoi ordigni a! na-

tura! difetto di quel motore, somministrandogli artificii ed invenzioni tali, che, con

la sola applicazione della forza sua, possa eseguire l'effetto desiderato.4

Somministrare artifici alla forza vuoI dire, per Galilei, che la macchina

non è altro che un ordigno che adatta la propria struttura alle diverse con-

dizioni di fatto, affinché il principio semplice e generale della meccanica,

quello della bilancia e della leva, possa venir applicato alla fattispecie sfrut-

tando utilmente la forza. Quanto più questo ordigno è semplice tanto meno

energia trattiene e dissipa dentro di sé, traducendo la rimanente in lavoro

utile, in comodo. è il principio fondamentale che ispira gli inizi della mecca-

Questo, che

nica moderna (i primi trattati sono appunto dedicati alle cosiddette macchi-

ne semplici) è esattamente l'inverso del principio che regola la macchinazio-

ne manierista e barocca. Un esempio celeberrimo è il trattato di Agostino

Ramelli, Delle diverse et artificiose macchine del 1589, un teatro di macchine

in cui, sollecitata da machinatio e arti/icium mentale, la macchina ridonda

erculea, esagerata in dimensione e in congegni, mostrando più gravezza di

peso che intelligenza di discorso. Anzi la sua fitta sintassi di tubi, ruote den-

tate, alberi e rocchetti rappresenta icasticamente il preoccupato monito di

Galilei: «e qualunque credesse di poter con machine di qual si voglia sorte

cavare, con l'istessa forza, nel medesimo tempo, maggior quantità d'acqua,

costui è in grandissimo errore; e tanto più spesso e tanto maggiormente si

Le Mecaniche, in Le Opere di Galileo Galilei. Edizione nazionale ..., a cura di Antonio Fa-

4

varo. Nuova ristampa, Firenze, 1968, voI. II, p. 158. !

326 Gio~iOStabile

troverà ingannato, quanto più varie e moltiplicate invenzioni anderà imagi-

nandosi».5

Immaginare moltiplicate invenzioni: è il processo di accumulo tipico di

gran parte dei teatri di macchine del Cinquecento e del Seicento. Lo docu-

di Hein-

menta ottimamente la raccolta in sette tomi dei Theatri Machinarum

Una fantasia inventiva che

rich Zeising e collaboratori (Lipsia 1612-1618).

si muove in direzione opposta al processo di scomposizione analitica, di

semplificazione, iniziato quanto meno a partire dai di

Mechanicorum liber

Guidubaldo Del Monte. Analisi che la nuova scienza compie sottraendo al-

le macchine sempre più gli elementi accessori e il contenuto materico, per

astrarne i profili geometrici e, grazie ad essi, procedere al calcolo delle pro-

porzioni e delle ragioni moventi per accedere, con astrazione ultima, ai

principi primi. La matericità della macchina svanisce in età moderna dap-

prima nella geometria e poi nel calcolo algebrico.

La negazione di ciò è la rappresentazione manierista e poi barocca delle

macchine eroiche e artificiose. L'eroico è ottenuto moltiplicando a dismisu-

ra la forza, esagerando la dimensione dei manufatti e l'entità di attriti e resi-

stenze, accentuando qualità e varietà delle materie, moltiplicando babelica-

mente gli attori, sottolineando l'artificioso, ma depurandolo dall'elemento

della dell'astuzia e dell'intrigo sleale. Al riguardo, passata alla storia è

mètis,

l'eroica realizzata da Domenico Fontana nel per

machinatione trattoria 1586

Sisto V, cioè la grandiosa organizzazione per il traino dell'obelisco vaticano

nella piazza di san Pietro, al centro di quella che poi sarà quasi un secolo

dopo un'altra il colonnato del Bernini. Traino in cui si tro-

machina heroica,

vano esaltati i caratteri della macchinazione lignea e del genere trattorio vi-

truviano, ma in cui l'afflusso della manodopera umana aggiunge alla gran-

dezza dell'impresa la potenza della massa e l'intelligenza dei compiti. Dice-

vo moltiplicazione babelica degli attori, ma si tratta pur sempre di un'im-

presa recata a termine. E la ragione è racchiusa nell'immagine-simbolo della

apposta in cima alla tavola che riporta in pianta la dislocazione

Concordia

degli argani. In quanto impresa, essa cela un discorso in cifra che bisogna

decifrare. La Concordia ha in mano un fascio di verghe vincolate stretta-

mente all'esterno da due bande. Un simbolo della massa degli uomini sotto-

posti all'obbligo della sequenza unisona dei gesti; unità della macchina

umana che è stata costantemente specchio, a sua volta, della unità della

e viceversa. A proposito della

macchina del mondo, della machina mundi,

quale ultima, Bartoli preoccupato dirà:

!vi, p. 157.

5

Machina machinatio 327

e in età barocca

al che niente meno indifferenti si credono da quegli che dd mondo discorrono co-

me d'un fascio di nature sfasciato, in quanto ne disciolgono e spartono il più e il

meglio, che sono i cicli, a' quali non danno intrinseca facoltà, e perciò neanche

unione ed ordine naturale onde concorrano a comporre e far questo universo un

tutto concatenato e cospirante a un fine nelle operazioni d'ogni sua parte.6

E la Concordia sembra dire che affinché la macchina degli uomini non

sia un «fascio di nature sfasciato» deve essere anch' essa «un tutto concate-

nato e cospirante a un fine nelle operazioni d'ogni sua parte». Nella tavola

di Fontana c'è, sotto la rappresentazione di una grande opera di cantiere,

l'idea che per una impresa eroica non può che aversi una società organica e

coordinato dalla spontanea

chiusa in corporazione, un consensus gentium ad

macchina della necessità ad affluire insieme in un punto (convenientia),

allacciarsi l'un l'altro come anelli di una catena, aderendo reciprocamente

e a cospirare a un medesimo fine in ragione del

(concatenatio) cohaerentia),

sentire tutti lo stesso sentimento E viene a proposi-

(conspiratio) consentio).

to ricordare come il barocco sia la civiltà dei grandi organi, dei fasci di can-

ne coordinati dalla spontanea macchina della confluenza d'aria dei mantici,

e cospiranti armonia per effetto di un solo meccanico-organista, o addirittu-

ra di un albero a camme, che apre e chiude automaticamente le valvole.

Al riguardo c'è un'espressione, che non so se, da chi e quanto diffusa,

che mi ha colpito nel leggere la lettera dedicatoria di Giovanni Branca a

mons. Tiberio Cenci vescovo di lesi, in apertura del suo trattato su Le ma-

del 1628:

chine} volume nuovo et di molto artificio da fare effetti meravigliosi,

li dare alle stampe questa poca fatica dd presente volume di machine non do-

veva esser fatto da me sotto altra tutda, che quella di V.S. illustrissima rispetto alla

machina de gl'oblighi che ho con lei, che oltre al dominio che ha sopra l'opera et

persona mia L..] si è degnata anco di fabbricare ad ogni occasione nuove machine

di gratie, e favori verso l'ossequentissima et obbligatissima servitù che le devo.

Espressioni come machina degli obbligh~ fabbricare machine di gratie e

tolgono con inconsapevole crudezza alla libera disponibilità del vole-

favori

re, consegnandoli alla impersonale necessità meccanica, l'antico rapporto di

liberalità della grazia e del favore, come pure il sentimento del debito e

l'obbligo alla riconoscenza. Obblighi, grazie, favori, ossequi si vincolano e

corrispondono automaticamente come ingranaggi di ruote prive della di-

sponibilità a sottrarsi. Dietro la metafora di un meccanico di professione,

traspare il mutamento seicentesco della comunità, del corpo politico da or-

D. BARTOLI,

La ricreazione del savio in discorso con la natura e con Dio. Libri due del P.

6 I,

Daniello Bartoli .'" Roma, Lazzeri, 1659, Lib. cap. 9.

328 Giorgio Stabile

ganismo vivente in corporeità meccanica, priva - come temeva il Bartoli -

di intrinseca facoltà e governata da un sinistro, inesorabile, burocratico stato

di necessità.

Ma oltre che macchine di grazie e di favori la mente del potere ancora

È

racchiude in sé macchine eroiche se non di vanagloria. il caso della siste-

mazione di Piazza san Pietro da parte di papa Alessandro VII commissiona-

ta al Bernini nel 1665-66. Una relazione coeva conservata in un codice della

famiglia Chigi ricorda che:

Frà la fertilissima miniera di machine heroiche che Alessandro racchiudeva nella

mente, la Pietà e la Magnificenza quasi che irresolute non sapevano sceglieme la più

grande, al fine giudicarono che fare il Portico alla Chiesa di S. Pietro fosse un'opera

conveniente alla Pietà di Pontefice, et propria alla grandezza di un Alessandro/

Ancora una volta alla novità di «una machina così grande», come ap-

parve allo stesso Bernini, fa riscontro la messa in questione, per la pianta e

il porticato della piazza, dei due grandi canoni classici del quadrato e del

cerchio. La scelta cadde sulla manieristica torsione del cerchio nella forma

ovata o, semmai i condizionamenti delle preesistenze non impedissero di

pensarlo, nell' elisse barocca, ellisse già splendidamente sperimentata nella

chiesa di S. Andrea al Quirinale. La sistemazione della piazza non era infatti

soddisfatta da nessuna delle due soluzioni. Cerchio e quadrato lasciavano al

di là dei loro confini, al di là della loro simmetrica perfezione, un' amorfa

eccedenza di spazio o, come dice la relazione, «un sito morto». Stesso pro-

blema incontrato più di un secolo prima da Michelangelo nel progetto di si-

stemazione della piazza del Campidoglio, e già allora risolto forzando con

geniale anomalia il cerchio in una ovale tangenza con i tre palazzi circostan-

ti, anteponendo l'unità scenografica e il colpo d'occhio prospettico al ri-

spetto dell' equidistanza dal centro.

Questa volta, consultato il Bernini, fu lo stesso Pontefice a decidere co-

niugando nell' eccentricità bipartita dell' ovale, come aggiungeva la relazione,

la bellezza della circolarità ribadita dal colonnato, l'appropriata materna ac-

coglienza a braccia aperte dei fedeli, l'aver corrisposto alle necessità supe-

rando le difficoltà contingenti:

Antivide subito gl'inconvenienti che s'incontrano in fare il portico in forma

L..] L..]

quadrata lasciando fra il palazzo e il portico un sito morto con giudizio più

che humano risolse di farlo in forma ovata. Certo chi non sapesse l'inconvenienti

sopraddetti penserebbe che a questa forma ovata si fosse sua Santità solamente ap-

La relazione, di grande interesse, si trova nella Biblioteca Apostolica Vaticana, Codice

7 f.

H II 22, 107v.

Chigi


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Storia del pensiero scientifico, tenute dal Prof. Nunzio Allocca nell'anno accademico 2011 e in un estratto del testo "Lessico Intellettuale Europeo" sull'argomento Machina e Machinato in età barocca, cioè la storia delle macchine scientifiche nell'epoca di Galileo Galilei.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero scientifico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Allocca Nunzio.

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