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Machina e Machinato in età barocca Appunti scolastici Premium

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Storia del pensiero scientifico, tenute dal Prof. Nunzio Allocca nell'anno accademico 2011 e in un estratto del testo "Lessico Intellettuale Europeo" sull'argomento Machina e Machinato in età barocca, cioè la storia delle macchine... Vedi di più

Esame di Storia del pensiero scientifico docente Prof. N. Allocca

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!

326 Gio~iOStabile

troverà ingannato, quanto più varie e moltiplicate invenzioni anderà imagi-

nandosi».5

Immaginare moltiplicate invenzioni: è il processo di accumulo tipico di

gran parte dei teatri di macchine del Cinquecento e del Seicento. Lo docu-

di Hein-

menta ottimamente la raccolta in sette tomi dei Theatri Machinarum

Una fantasia inventiva che

rich Zeising e collaboratori (Lipsia 1612-1618).

si muove in direzione opposta al processo di scomposizione analitica, di

semplificazione, iniziato quanto meno a partire dai di

Mechanicorum liber

Guidubaldo Del Monte. Analisi che la nuova scienza compie sottraendo al-

le macchine sempre più gli elementi accessori e il contenuto materico, per

astrarne i profili geometrici e, grazie ad essi, procedere al calcolo delle pro-

porzioni e delle ragioni moventi per accedere, con astrazione ultima, ai

principi primi. La matericità della macchina svanisce in età moderna dap-

prima nella geometria e poi nel calcolo algebrico.

La negazione di ciò è la rappresentazione manierista e poi barocca delle

macchine eroiche e artificiose. L'eroico è ottenuto moltiplicando a dismisu-

ra la forza, esagerando la dimensione dei manufatti e l'entità di attriti e resi-

stenze, accentuando qualità e varietà delle materie, moltiplicando babelica-

mente gli attori, sottolineando l'artificioso, ma depurandolo dall'elemento

della dell'astuzia e dell'intrigo sleale. Al riguardo, passata alla storia è

mètis,

l'eroica realizzata da Domenico Fontana nel per

machinatione trattoria 1586

Sisto V, cioè la grandiosa organizzazione per il traino dell'obelisco vaticano

nella piazza di san Pietro, al centro di quella che poi sarà quasi un secolo

dopo un'altra il colonnato del Bernini. Traino in cui si tro-

machina heroica,

vano esaltati i caratteri della macchinazione lignea e del genere trattorio vi-

truviano, ma in cui l'afflusso della manodopera umana aggiunge alla gran-

dezza dell'impresa la potenza della massa e l'intelligenza dei compiti. Dice-

vo moltiplicazione babelica degli attori, ma si tratta pur sempre di un'im-

presa recata a termine. E la ragione è racchiusa nell'immagine-simbolo della

apposta in cima alla tavola che riporta in pianta la dislocazione

Concordia

degli argani. In quanto impresa, essa cela un discorso in cifra che bisogna

decifrare. La Concordia ha in mano un fascio di verghe vincolate stretta-

mente all'esterno da due bande. Un simbolo della massa degli uomini sotto-

posti all'obbligo della sequenza unisona dei gesti; unità della macchina

umana che è stata costantemente specchio, a sua volta, della unità della

e viceversa. A proposito della

macchina del mondo, della machina mundi,

quale ultima, Bartoli preoccupato dirà:

!vi, p. 157.

5

Machina machinatio 327

e in età barocca

al che niente meno indifferenti si credono da quegli che dd mondo discorrono co-

me d'un fascio di nature sfasciato, in quanto ne disciolgono e spartono il più e il

meglio, che sono i cicli, a' quali non danno intrinseca facoltà, e perciò neanche

unione ed ordine naturale onde concorrano a comporre e far questo universo un

tutto concatenato e cospirante a un fine nelle operazioni d'ogni sua parte.6

E la Concordia sembra dire che affinché la macchina degli uomini non

sia un «fascio di nature sfasciato» deve essere anch' essa «un tutto concate-

nato e cospirante a un fine nelle operazioni d'ogni sua parte». Nella tavola

di Fontana c'è, sotto la rappresentazione di una grande opera di cantiere,

l'idea che per una impresa eroica non può che aversi una società organica e

coordinato dalla spontanea

chiusa in corporazione, un consensus gentium ad

macchina della necessità ad affluire insieme in un punto (convenientia),

allacciarsi l'un l'altro come anelli di una catena, aderendo reciprocamente

e a cospirare a un medesimo fine in ragione del

(concatenatio) cohaerentia),

sentire tutti lo stesso sentimento E viene a proposi-

(conspiratio) consentio).

to ricordare come il barocco sia la civiltà dei grandi organi, dei fasci di can-

ne coordinati dalla spontanea macchina della confluenza d'aria dei mantici,

e cospiranti armonia per effetto di un solo meccanico-organista, o addirittu-

ra di un albero a camme, che apre e chiude automaticamente le valvole.

Al riguardo c'è un'espressione, che non so se, da chi e quanto diffusa,

che mi ha colpito nel leggere la lettera dedicatoria di Giovanni Branca a

mons. Tiberio Cenci vescovo di lesi, in apertura del suo trattato su Le ma-

del 1628:

chine} volume nuovo et di molto artificio da fare effetti meravigliosi,

li dare alle stampe questa poca fatica dd presente volume di machine non do-

veva esser fatto da me sotto altra tutda, che quella di V.S. illustrissima rispetto alla

machina de gl'oblighi che ho con lei, che oltre al dominio che ha sopra l'opera et

persona mia L..] si è degnata anco di fabbricare ad ogni occasione nuove machine

di gratie, e favori verso l'ossequentissima et obbligatissima servitù che le devo.

Espressioni come machina degli obbligh~ fabbricare machine di gratie e

tolgono con inconsapevole crudezza alla libera disponibilità del vole-

favori

re, consegnandoli alla impersonale necessità meccanica, l'antico rapporto di

liberalità della grazia e del favore, come pure il sentimento del debito e

l'obbligo alla riconoscenza. Obblighi, grazie, favori, ossequi si vincolano e

corrispondono automaticamente come ingranaggi di ruote prive della di-

sponibilità a sottrarsi. Dietro la metafora di un meccanico di professione,

traspare il mutamento seicentesco della comunità, del corpo politico da or-

D. BARTOLI,

La ricreazione del savio in discorso con la natura e con Dio. Libri due del P.

6 I,

Daniello Bartoli .'" Roma, Lazzeri, 1659, Lib. cap. 9.

328 Giorgio Stabile

ganismo vivente in corporeità meccanica, priva - come temeva il Bartoli -

di intrinseca facoltà e governata da un sinistro, inesorabile, burocratico stato

di necessità.

Ma oltre che macchine di grazie e di favori la mente del potere ancora

È

racchiude in sé macchine eroiche se non di vanagloria. il caso della siste-

mazione di Piazza san Pietro da parte di papa Alessandro VII commissiona-

ta al Bernini nel 1665-66. Una relazione coeva conservata in un codice della

famiglia Chigi ricorda che:

Frà la fertilissima miniera di machine heroiche che Alessandro racchiudeva nella

mente, la Pietà e la Magnificenza quasi che irresolute non sapevano sceglieme la più

grande, al fine giudicarono che fare il Portico alla Chiesa di S. Pietro fosse un'opera

conveniente alla Pietà di Pontefice, et propria alla grandezza di un Alessandro/

Ancora una volta alla novità di «una machina così grande», come ap-

parve allo stesso Bernini, fa riscontro la messa in questione, per la pianta e

il porticato della piazza, dei due grandi canoni classici del quadrato e del

cerchio. La scelta cadde sulla manieristica torsione del cerchio nella forma

ovata o, semmai i condizionamenti delle preesistenze non impedissero di

pensarlo, nell' elisse barocca, ellisse già splendidamente sperimentata nella

chiesa di S. Andrea al Quirinale. La sistemazione della piazza non era infatti

soddisfatta da nessuna delle due soluzioni. Cerchio e quadrato lasciavano al

di là dei loro confini, al di là della loro simmetrica perfezione, un' amorfa

eccedenza di spazio o, come dice la relazione, «un sito morto». Stesso pro-

blema incontrato più di un secolo prima da Michelangelo nel progetto di si-

stemazione della piazza del Campidoglio, e già allora risolto forzando con

geniale anomalia il cerchio in una ovale tangenza con i tre palazzi circostan-

ti, anteponendo l'unità scenografica e il colpo d'occhio prospettico al ri-

spetto dell' equidistanza dal centro.

Questa volta, consultato il Bernini, fu lo stesso Pontefice a decidere co-

niugando nell' eccentricità bipartita dell' ovale, come aggiungeva la relazione,

la bellezza della circolarità ribadita dal colonnato, l'appropriata materna ac-

coglienza a braccia aperte dei fedeli, l'aver corrisposto alle necessità supe-

rando le difficoltà contingenti:

Antivide subito gl'inconvenienti che s'incontrano in fare il portico in forma

L..] L..]

quadrata lasciando fra il palazzo e il portico un sito morto con giudizio più

che humano risolse di farlo in forma ovata. Certo chi non sapesse l'inconvenienti

sopraddetti penserebbe che a questa forma ovata si fosse sua Santità solamente ap-

La relazione, di grande interesse, si trova nella Biblioteca Apostolica Vaticana, Codice

7 f.

H II 22, 107v.

Chigi

Machina machinatio

e in età barocca 329

presa in risguardo del bello, essendo questa la meraviglia, che seppe unire il bello,

il proprio et il necessario.8

Certo, l'elemento effimero e vanaglorioso da cui il barocco romano è

pur sempre sfiorato fu, come lamentava un cardinale, di fare pompa e orna-

to in «tempo di tanta calamità e strettezze» e di spendere gran denaro «per

mero ornato et fabrica non necessaria».

Mero ornato e fabbrica non necessaria, parole che ci ricordano il punto

da cui eravamo partiti a proposito di Galilei: il costoso ma improduttivo ag-

girarsi nella bizzarria della macchina barocca. Macchine o, ancor meglio,

strumenti di ambigua divagazione tecnica come quelli oggetto di innumere-

voli illustrazioni, gli Iconismi, nelle opere del gesuita Kaspar Schott, aiutan-

te e assistente di altro e ancor più famoso produttore di meraviglie o, il che

è lo stesso, di macchinazioni barocche: Athanasius Kircher.

Già, perché nel Seicento la macchina passa dal cantiere al laboratorio

per farsi strumento, o nel museo o nella camere delle meraviglie per farsi

marchingegno oggetto di curiosità dispendiosa. TI requisito della potenza,

della forza agonistica, non è più il parametro guida. Se nelle macchine eroi-

che, di guerra o di cantiere, la forza sovrabbonda sul discorso, ormai ci si è

incamminati sulla strada opposta: il discorso abbonda sempre più sulla for-

za. la è destinata sempre più a prevalere sulla anche

L'ars, techne, potentia,

all' dal

perché la macchina si miniaturizza e raffina: dalla jabrica horologium,

legno al metallo. TImetallo, infatti, consente ed esige ad un tempo lavora-

ed

zioni a dimensioni più ridotte ma più delicate, o esquisite, equisitezza

vuoI dire sensibilità alle minime alterazioni, con tolleranze sempre minori

(celebre la ruota d'orologio come simbolo di un vincolo inesorabile), ma a

vantaggio di una crescente precisione. Del resto, come ben si sa, dalla meta-

fora del Dio architetto si passa a quella del Dio orologiaio.

La riduzione della macchina a oggetto o strumento portatile richiede una

sempre più sofisticata modulazione della forza necessaria a realizzarla; una ri-

chiesta che comporta a sua volta un mutato coinvolgimento, antropologico e

fisico, delle membra e delle corrispettive abilità dedicate alla loro fattura e

manipolazione: dal corpo tutto alle braccia, poi alle mani (già celebrate da

Aristotele e Galeno come impareggiabili strumenti manovratori di strumen-

ti), poi alle dita, poi ai polpastrelli, poi alla punta delle unghie, poi agli specil-

li, poi al millimetrico movimento di una spirale graduata di microscopio. E

muta anche il coinvolgimento dei grandi apparati: da quello dei muscoli ai

tendini, ai nervi, il che vuoI dire dal cuore al cervello, il che vuoI dire a sua

volta dal coraggio e dalla prestanza fisica all'ingegno, allo spirito, all'

agudeza.

1

ff.

I vi, 09r-v.

8

21 330 Giorgio Stabile

Di questo grande mutamento le macchine barocche non sono protagoni-

ste ma testimoni passive ed usufruttuarie. Usufruttuarie di principi meccanici

che non studiano ma che sfruttano, e che sfruttano non per lo ma per il

usus,

o cioè il gioco, se non addirittura la e la Ma gioco,

lusus ludus, illusio deceptio.

in termini di macchina, significa non solo il minimo intervallo nell' accoppiare

due elementi per consentime il reciproco movimento, ma anche l'allenta-

mento o l'interruzione del vincolo per logoramento di uno o di ambedue gli

elementi. TIgioco è dunque la libertà che un elemento di macchina si prende

di non svolgere il suo compito, cioè di non produrre lavoro utile.

Di tutto quanto appena detto un esempio eccezionale, e il solo che in

questa sede mi è consentito offrirvi, a mio avviso è una macchina di Kircher

descritta da Giorgio De Si tratta di una macchina dedicata al

Sepi.9 lusus

al gioco delle biglie, una sorta di otto volante in cui scorrono e ri-

globorum,

salgono ciclicamente biglie metalliche, simulando il moto perpetuo ma in

realtà alimentato dalla pressione idraulica. Di qui l'enigmatico titolo (l'enig-

ma in cifra dei titoli è elemento che riempie di sé la vacua meraviglia delle

macchinazioni barocche) Sphaeristerium cochleorides hydraulicum Archime-

Sul cartiglio sovrastante sta scritto Semper mota suis i"equieta Cyclis

daeum.

e sull'inferiore Ascendendo ruunt iterumque elapsa resurgunt / sic grave li!

Ambedue sfrontate bugie: che le biglie siano ani-

levius, sic leve lit gravius.

mate da un moto ciclico perenne, che precipitano e risalgono perché caden-

do il leggero si fa più grave e risalendo il grave si fa più leggero. Bugie che

si attendono un visitatore o ignaro o disponibile ad essere illuso, ingannato,

diceva un detto libertino sulla

deceptus. Mundus vult decip~ decipiatur inde

credulità religiosa del popolo, non diverso è in questo caso l'atteggiamento

del gesuita Kircher di fronte alla credulità magica del volgo.

Quanto al suo contenuto tecnico, la macchina appare una bizzarra tor-

sione, se non un involontario sberleffo, del piano inclinato di Galilei di cui

sfrutta illusoriamente il principio. La retta della inclinata diventa una pro-

lungata, ridondante curva, che si gonfia a vela e che scende come una am-

pia ansa di fiume per risalire frettolosamente lungo i gradini forti e soavi

della coclea. Si badi bene, i termini che ho usato non sono un velleitario

plagio gaddiano, ma un breve sunto di prelievi dalla terminologia latina e

volgare del gesuitismo scientifico che surrogano altrettante citazioni.

Della spiegazione che De Sepi avanza a p. 57 non do commento, ma

pongo solo in risalto la terminologia che si rifà al culto barocco per le curve

e le circonvoluzioni ecèedenti il cerchio, in particolare la coclea o vite senza

Romani Collegii Musaeum celeberrimum cuius magnae antiquariae re~ statuarum, imagi-

9

num, picturarumque partem ex Legato Alphonsi Donin~ S.P.Q.R. A secretis, munifico liberalitate re-

lictum P. Athanasius Kircherus Soc. Jesu, novis et rans inventis locupletatum ..., Amsterdam, 1678,

Parte II, cap. V, p. 58.

Machina machinatio

e in età barocca 331

fine di Archimede (ma anche l'ellissi, la spirale, la scala a chiocciola, il torti-

glione, il serpente, e così via), come pure il culto per la liquidità o la dina-

mica dei fluidi, o dei flussi d'acqua e di aria cadenti e ascendenti:

secundo loco occurrit qua relicto loco ejius

cochlaea Archimedea elemento fluido,

quot in totius coch1eae altitu-

substituti sunt tot metallini globi, convolutionis spirae

dine sunt; huius ope continuo unus globulorum per extrinseca circum cochleam

semitam donec in coch1eae

convolutam vagus labitur praecipitato fluxu tentaculum

impingendo eam denuo exoneret et per integram qua

circulationem convolvat; con-

peracta denuo novus excurrit, prior vero se in coch1eae

volutione globulus spiram

infimam recepit, unde per novas atque sic con-

convolutiones descendendo ascendit,

tinua alteratione novi globuli jucundum visu praebent spectaculum, ve-

excu"endo

rum huius machinae operatio nisi in praxi videatur, difficulter inte11igitur.

Questo della meccanica dei fluidi è un altro aspetto parassitario delle

macchine barocche, che deriva da un altro ben più serio mutamento che il

concetto di macchina subisce nel Seicento. TIripetuto interesse per !'idro-

pneumatica del macchinario giocoso (in particolare gli automi e i giochi

d'acqua) è la ricaduta di un radicale mutamento subito dal concetto vitru-

viano di macchina come come apparato di elementi soli-

continuata materia,

di, congiunti l'un l'altro senza soluzione di continuità. Del resto per millen-

ni il trasporto di energia (soprattutto acqua e vento) dalla fonte (corso d'ac-

qua o zone ventose) al punto d'impiego soprattutto, ma

(macine-machine

anche seghe, martelli, alberi a camme ecc.) è avvenuto attraverso una se-

quenza continua di elementi solidi ingranati l'uno all'altro, con una paratas-

si tecnica del tipo: ruota a pale, albero motore, ruota dentata, rocchetto, al-

tra ruota dentata innestata su un altro albero motore che termina con una

ruota dentata che ingrana su un altro rocchetto, e così via fino al punto di

applicazione della forza. L'azione a distanza era garantita dal trasferimento

di energia attraverso una serie continua e solidale di elementi di macchina

vincolati tra loro. La vera azione a distanza era considerata effetto di magia.

Questo ftnché Descartes non avrà enunciato il principio che la materia non

si identmca con la solidità ma con qualsiasi stato di aggregazione assumano

le minuscole particelle di cui è colma la totalità dello spazio. Da ciò discen-

de che per azione meccanica deve intendersi qualsiasi anche minimo, per

De-

nulla enorme o potente, urto tra particelle. Con la teoria dei tourbillons

scartes aveva insegnato che .la la è una

machina mundi, machine du monde

totalità coerente non perché garantita dalla perenne aderenza reciproca di

parti visibili, dalla solidità dei congegni e dalla cornice o cassa che li vinco-

la, deftnisce e abbellisce. TImondo è una macchina di materia sottile e flui-

da senza confini certi, sfuggente come sabbia finissima, come un pulviscolo

di particelle (e di spiriti nella che si aggrega e disgrega,

machine du corps)

consente e dissente a seconda degli urti reciproci e degli accordi momenta-


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AUTORE

Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Storia del pensiero scientifico, tenute dal Prof. Nunzio Allocca nell'anno accademico 2011 e in un estratto del testo "Lessico Intellettuale Europeo" sull'argomento Machina e Machinato in età barocca, cioè la storia delle macchine scientifiche nell'epoca di Galileo Galilei.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero scientifico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Allocca Nunzio.

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