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significante: questi due ultimi termini hanno il vantaggio di rendere

evidente l’opposizione che li separa sia tra loro sia dal totale di cui fanno

parte. (Saussure 1922: 85)

… noi vogliamo dire che è immotivato, vale a dire arbitrario in rapporto al

significato, con il quale non ha nella realtà alcun aggancio naturale.

(Saussure 1922: 87)

Il significante, essendo di natura auditiva, si svolge soltanto nel tempo ed

ha caratteri che trae dal tempo: a) rappresenta una estensione, e b) tale

estensione è misurabile in una sola dimensione: è una linea. (Saussure

1922: 88)

Se, in rapporto all’idea che rappresenta, il significante appare scelto

liberamente, per contro, in rapporto alla comunità linguistica che

l’impiega, non è libero, ma imposto. La massa non viene affatto

consultata, ed il significante scelto dalla lingua non potrebbe essere

sostituito da un altro. (Saussure 1922: 89)

Il tempo altera ogni cosa e non v’è ragione per cui la lingua sfugga a

questa legge universale. (Saussure 1922: 95)

Il tempo, che assicura la continuità della lingua, ha un altro effetto in

apparenza contraddicente il primo: quello di alterare più o meno

rapidamente i segni linguistici e, in un certo senso, si può parlare insieme

dell’immutabilità e della mutabilità del segno. (Saussure 1922: 93)

In ultima analisi, i due fatti sono solidali: il segno è in condizione di

alterarsi in quanto si continua. Ciò che domina in ogni alterazione è la

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persistenza della materia antica; l’infedeltà al passato non è che relativa.

Ecco perché il principio di alterazione si fonda sul principio di continuità.

(Saussure 1922: 93)

Quali che siano i fattori di alterazione, agiscano essi isolatamente o

combinati, sfociano sempre in uno spostamento del rapporto tra il

significato e il significante. (Saussure 1922: 93)

Ben pochi linguisti sospettano che l’intervento del fattore tempo è tale da

creare alla linguistica difficoltà particolari e che esso pone la loro scienza

dinanzi a due vie del tutto divergenti. (Saussure 1922: 98)

Soprattutto al linguista questa distinzione si impone imperiosamente,

perché la lingua è un sistema di valori puri non da altro determinato che

dallo stesso stato momentaneo dei suoi termini. (Saussure 1922: 99)

… preferiamo parlare di linguistica sincronica e di linguistica diacronica.

E’ sincronico tutto ciò che si riferisce all’aspetto statico della nostra

scienza, è diacronico tutto ciò che ha rapporti con le evoluzioni.

Similmente, sincronia e diacronia designeranno rispettivamente uno stato

di lingua ed una fase di evoluzione. (Saussure 1922: 100)

La linguistica sincronica si occuperà dei rapporti logici e psicologici

colleganti termini coesistenti e formanti sistema, così come sono percepiti

dalla stessa coscienza collettiva. (Saussure 1922: 120)

La linguistica diacronica studierà invece i rapporti colleganti termini

successivi non percepiti da una medesima coscienza collettiva, e che si

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sostituiscono gli uni agli altri senza formare sistema tra loro. (Saussure

1922: 120)

L’opposizione tra i due punti di vista sincronico e diacronico è assoluta e

non ammette compromessi. (Saussure 1922: 102)

Un fatto diacronico è un evento che ha la sua ragion di essere in se stesso;

le conseguenze sincroniche particolari che possono derivarne gli sono

completamente estranee. (Saussure 1922: 104)

I fatti diacronici nemmeno tendono a modificare il sistema. Non si è voluto

passare da un sistema di rapporti ad un altro; la modificazione non

riguarda la organizzazione, ma gli elementi così sistemati. (Saussure 1922:

104)

Contrariamente all’idea falsa che noi volentieri ce ne facciamo, la lingua

non è un meccanismo creato e ordinato in vista dei concetti che deve

esprimere. Al contrario, vediamo che lo stato risultante dai cambiamenti

non era destinato a notare le significazioni di cui si carica. (Saussure 1922:

104)

La lingua è un sistema di cui tutte le parti possono e debbono essere

considerate nella loro solidarietà sincronica.

Le alterazioni non agendo mai sul blocco del sistema, ma sull’uno o

sull’altro dei suoi elementi, non possono essere studiate se non fuori di

questo. Senza dubbio ciascuna alterazione ha il suo contraccolpo sul

sistema; ma il fatto iniziale ha inciso soltanto su un punto; non vi è alcuna

relazione interna con le conseguenze che possono derivarne per l’insieme.

Questa differenza di natura tra termini successivi e termini coesistenti, tra

fatti parziali e fatti riguardanti il sistema, impedisce di fare degli uni e

degli altri la materia di un’unica scienza. (Saussure 1922: 106)

14 sincronia

{

lingua

{

linguaggio diacronia

parole

Perché è possibile ricostruire una strada da cima a fondo senza che essa

cessi di restare la stessa? Perché l’entità che essa costituisce non è

puramente materiale; tale entità è basata su certe condizioni alle quali la

sua materia occasionale è estranea, come, per esempio, la sua posizione in

rapporto alle altre; similmente, ciò che costituisce il treno è l’ora della sua

partenza, il suo itinerario e in genere tutte le circostanze che lo distinguono

da altri treni. Tutte le volte che si realizzano le stesse condizioni si

ottengono le stesse entità. E tuttavia queste non sono astratte, poiché una

strada o un treno non si concepiscono fuori di una realizzazione materiale.

(Saussure 1922: 132)

Preso in se stesso, il pensiero è come una nebulosa in cui niente è

necessariamente delimitato. Non vi sono idee prestabilite, e niente è

distinto prima dell’apparizione della lingua. ... Noi possiamo dunque

rappresentarci il fatto linguistico nel suo insieme, e cioè possiamo

rappresentarci la lingua, come una serie di suddivisioni contigue proiettate,

nel medesimo tempo, sia sul piano indefinito delle idee confuse … sia su

quello non meno indeterminato dei suoni …. (Saussure 1922: 136)

La linguistica lavora dunque sul terreno limitrofo in cui gli elementi dei

due ordini si combinano; questa combinazione produce una forma, non

una sostanza. (Saussure 1922: 137) 15

La collettività è necessaria per stabilire dei valori la cui unica ragione

d’essere è nell’uso e nel consenso generale; l’individuo da solo è incapace

di fissarne alcuno. (Saussure 1922: 138)

… è una grande illusione considerare un termine soltanto come l’unione di

un certo suono con un certo concetto. Definirlo così, sarebbe isolarlo dal

sistema di cui fa parte; sarebbe credere che si possa cominciare con i

termini e costruire il sistema facendone la somma, mentre, al contrario, è

la totalità solidale che occorre partire per ottenere, mercé l’analisi, gli

elementi che contiene. (Saussure 1922: 138)

… la lingua non comporta né delle idee né dei suoni, ma soltanto delle

differenze concettuali e delle differenze foniche uscite da questo sistema.

(Saussure 1922: 145)

Un sistema linguistico è una serie di differenze di suoni combinate con una

serie di differenze di idee; ma questo mettere di faccia un certo numero di

segni acustici con altrettante sezioni fatte nella massa del pensiero genera

un sistema di valori; ed è questo sistema che costituisce il legame effettivo

tra gli elementi fonici e psichici all’interno di ciascun segno. (Saussure

1922: 146)

… anche fuori della lingua, tutti i valori sembrano retti da questo principio

paradossale. Essi sono sempre costituiti:

I. da una cosa dissimile suscettibile d’essere scambiata con quella

di cui si deve determinare il valore;

II. da cose simili che si possono confrontare con quella di cui è in

causa il valore. (Saussure 1922: 140)

Da una parte, nel discorso, le parole contraggono tra loro, in virtù del loro

concatenarsi, dei rapporti fondati sul carattere lineare della lingua, che

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esclude la possibilità di pronunziare due elementi alla volta. … Queste

combinazioni che hanno per supporto l’estensione possono essere

chiamate sintagmi. Il sintagma si compone sempre di due o più unità

consecutive. (Saussure 1922: 149)

… queste coordinazioni sono d’una specie affatto diversa rispetto alle

prime. Esse non hanno per supporto l’estensione; la loro sede è nel

cervello; esse fanno parte di quel tesoro interiore che costituisce la lingua

di ciascun individuo. Noi le chiameremo rapporti associativi. (Saussure

1922: 150)

Ma bisogna riconoscere che nel dominio del sintagma non c’è limite netto

tra il fatto di lingua, contrassegno dell’uso collettivo, ed il fatto di parole,

che dipende dalla libertà individuale. In una massa di casi, è difficile

classificare una combinazione di unità, perché l’uno e l’altro fattore hanno

concorso a produrla, ed in proporzioni che è difficile determinare.

(Saussure 1922: 152)

Mentre un sintagma richiama immediatamente l’idea di un ordine di

successione e di un numero determinato di elementi, i termini di una

famiglia associativa non si presentano né in un numero definito né in un

ordine determinato. (Saussure 1922: 152)

Un termine dato è come il centro di una costellazione, il punto in cui

convergono altri termini coordinati, la cui somma è indefinita. (Saussure

1922: 153) 17

HJELMSLEV

Il mio tentativo sarà quello di farvi considerare il linguaggio come una

struttura, per aiutarvi a comprendere l’impalcatura fondamentale che è

sottesa alla stupefacente complessità del linguaggio, e per farvi intendere i

vari aspetti del linguaggio con l’aiuto di alcuni princìpi generali di grande

semplicità. (Hjelmslev 1950: 5)

I. prediligere l’analisi deduttiva, che consiste nel partire da una teoria

linguistica generale per poi passare all’applicazione dei principi

generali su testi specifici;

II. insistere sulla forma, spesso trascurata in favore della sostanza;

III. considerare anche la forma linguistica del contenuto, e non solo

quella dell’espressione;

IV. considerare il linguaggio come un sistema semiotico particolare,

costituito da piani differenti.

Un singolo linguaggio, se considerato separatamente, può sembrare di una

sconcertante complessità. Ma esso può essere studiato alla luce di ciò che

conosciamo o ci ciò che possiamo scoprire sul linguaggio in generale, e

questo ci aiuta a semplificare e comprendere il fatto individuale.

(Hjelmslev 1950: 5)

Un linguaggio non ristretto o “linguistico” può essere usato per veicolare

ogni significato possibile, laddove i linguaggi ristretti, come le formule

matematiche, si adattano solo ad una classe definita di significati.

(Hjelmslev 1950: 6) 18

… da un lato i linguaggi ristretti, che possono servire solo a certi fini, e

dall’altra i linguaggi non ristretti o linguaggi passe-partout, che possono

servire solo a scopi linguistici, e si adattano dappertutto, perché ogni

significato può essere formulato nei termini di questo linguaggio, e tutto vi

può essere tradotto. (Hjelmslev 1950: 7)

1. ogni lingua è costituita da un piano dell’espressione e un piano del

contenuto;

2. ogni lingua è costituita da due assi: uno detto del processo e uno

detto del sistema;

3. i piani dell’espressione e del contenuto sono legati tramite la

commutazione;

4. una lingua è caratterizzata da relazioni definite: reggenze e

combinazioni;

5. nelle lingue passe-partout non esiste una corrispondenza biunivoca

tra espressione e contenuto.

… sembra ovvio che ogni linguaggio concepibile implichi due cose:

un’espressione e qualcosa di espresso. Non può esserci semplicemente

un’espressione senza qualcosa di espresso e viceversa. Queste due

proprietà sono fondamentali a tutti i linguaggi. … Il linguaggio … è una

struttura a due facce che implica contenuto ed espressione. Io li chiamerò i

due piani del linguaggio. (Hjelmslev 1950: 11)

…mentre locutore e ascoltatore (o lettore) sono rilevanti quando si

considera l’evento comunicativo nel suo insieme, sono scarsamente

rilevanti nel quadro evento comunicativo, e non sono rilevanti per la

struttura del linguaggio. (Hjelmslev 1950: 10)

19

Il segno è dunque, per quanto ciò possa sembrare paradossale, segno di

una sostanza del contenuto e segno di una sostanza dell’espressione. È in

questo senso che si può dire che il segno è segno di qualcosa. D’altra parte

non vediamo nessuna ragione per considerare il segno soltanto come segno

della sostanza del contenuto, o soltanto come segno della sostanza

dell’espressione. Il segno è un’entità a due facce, che guarda come Giano

in due direzioni, e si volge «all’esterno» verso la sostanza dell’espressione,

e «all’interno» verso la sostanza del contenuto. (Hjelmslev 1943: 63)

Ovino Suino Bovino Equino Ape Umano

Maschio Montone Porco Toro Stallone Fuco Uomo

Femmina Pecora Scrofa Vacca Giumenta Pecchia Donna

20

M : nell'antica filosofia greca, sostanza indistinta e primordiale che

ATERIA

sta a fondamento di tutte le cose; nella filosofia aristotelica, ciò che si

percepisce come esistente e reale, ma ancora in tutto o in parte

indeterminato e potenzialmente pronto a ricevere la forma sostanziale. (De

Mauro, Dizionario della lingua italiana)

Il secondo tratto che va menzionato è la correlazione tra due altri aspetti

distinti, che possono venire chiamati il processo e il sistema. Questi due

aspetti li chiamerò assi del linguaggio. (Hjelmslev 1950: 11)

… anche ammettendo che ci sia un sistema nel linguaggio, non dobbiamo

scordare che ciò che è immediatamente osservabile non è un sistema, ma

un processo, o come è utile dire parlando di linguaggi, un testo.

(Hjelmslev 1950: 12)

L’analisi consisterà nel dividere il testo nelle sue parti costituenti; ciascuna

parte del testo, comunque lunga, potrà essere chiamata catena. Abbiamo

già visto che la prima divisione del testo deve distinguere le due facce: la

catena del contenuto e la catena dell’espressione. (Hjelmslev 1950: 12)

Attraverso l’analisi del processo troviamo, sottostante ad esso, qualcosa

che può essere chiamato sistema; … Possiamo così dire convenientemente

che un processo è costruito su un certo sistema, e che un testo è costruito

su una certa lingua, o, come usualmente diciamo, parlato o scritto in una

certa lingua. (Hjelmslev 1950: 12)

La caratteristica propria di un processo, e conseguentemente di un testo, è

che questo è sottomesso alla regola generale dell’ordine posizionale: esso

21

consiste di unità i cui elementi sono combinati in una maniera precisa e

occupano delle posizioni precise. (Hjelmslev 1950:13)

Quando il processo è stato sottoposta ad una tale analisi, è possibile fare

l’inventario dei suoi costituenti; in più, si può definire ciascuno di questi

costituenti attraverso le posizioni che esso occupa nella catena (…); questo

ci condurrà a riorganizzare l’inventario secondo le categorie definite dalle

possibilità posizionali, ed è così che potrebbe utilmente essere definito

sistema. (Hjelmslev 1950: 19)

Il sistema è dunque soprattutto un sistema di possibilità, sebbene le

possibilità abbiano dei limiti precisi. (Hjelmslev 1950: 24)

Per conformarci alla terminologia linguistica affermatasi nel tempo,

possiamo impiegare il termine paradigma per designare una classe di

elementi che occupano la medesima posizione (Hjelmslev 1950: 25)

Processo e sistema, o testo e lingua, hanno molto in comune; essi sono

costituiti dagli stessi elementi; i loro inventari sono identici. Comunque

questi non potrebbero mai essere identificati l’un l’altro; sono due

dimensioni distinte che si incrociano, … Non dovremmo mancare di

notare comunque che in pratica li si distingue facilmente: nel processo lo

stesso elemento unico può ripetersi e ricorrere più volte, mentre questo

sarebbe impossibile in un paradigma. (Hjelmslev 1950: 26)

Il terzo tratto che menzioneremo concerne la materia specifica in cui i

paradigmi del contenuto e quelli dell’espressione sono legate gli uni agli

altri. (Hjelmslev 1950: 27) 22

… il terzo tratto fondamentale della struttura di base del linguaggio è la

commutazione, ovvero una relazione tra relazioni del piano del contenuto e

del piano dell’espressione. (Hjelmslev 1950: 36)

[La] linea di connessione tra un’unità determinata del contenuto e un’unità

determinata dell’espressione, può essere chiamata relazione di segno o

denotazione. … Un’unità di contenuto e un’unità dell’espressione che

rientrano in una relazione di segno possono essere chiamate

rispettivamente contenuto di segno e espressione di segno. Chiamerò

segno l’elemento complesso composto da un contenuto di segno e da

un’espressione di segno. (Hjelmslev 1950: 28)

Una relazione tra due unità di uno stesso piano del linguaggio è chiamata

commutazione, e i due elementi che entra in commutazione reciproca sono

detti commutabili.(Hjelmslev 1950: 30)

[Il] quarto tratto fondamentale è l’esistenza di relazioni ben definite tra

unità linguistiche. Come abbiamo rilevato si può parlare di queste relazioni

in termini di combinazione e di rezione. [reggenza]. C’è rezione [reggenza]

quando un’unità ne implica un’altra, di modo che l’unità implicata è una

condizione necessaria affinché l’unità che l’implica sia presente.

(Hjelmslev 1950: 36)

Due unità possono combinarsi senza che tra loro ci sia rezione [reggenza].

In questo caso, la relazione può essere definita combinazione. (Hjelmslev

1950: 37)

La condizione preliminare della necessità di operare con due piani deve

essere che i due piani, quando vengono provvisoriamente costituiti, non

presentino in ogni punto la sessa struttura, con un rapporto biunivoco fra i

funtivi di un piano e quelli dell’altro. Esprimeremo questa condizione

23

dicendo che i due piani non devono essere conformi. (Hjelmslev 1943:

120)

Non può esserci un linguaggio senza tutti e cinque i tratti presi insieme; in

ogni struttura sospetta di essere un linguaggio, dovrà essere riscontrata la

presenza di questi tratti, e se uno solo di questi tratti è assente dovremo

escludere la struttura analizzata dalla classe dei linguaggi, e considerarla

come struttura non linguistica. (Hjelmslev 1950: 27)

24

SEMANTICHE STRUTTURALISTE

L’analisi componenziale si fonda sull’idea di base che il senso di ogni

termine possa essere analizzato mediante un insieme di componenti di

senso o proprietà di ordine più generale, alcuni delle quali saranno comuni

a vari termini all’interno del lessico. (Violi 1997: 81)

(i) i tratti semantici su cui si basa la scomposizione costituiscono un

insieme di condizioni necessarie e sufficienti per la definizione del

significato;

(ii) tali tratti costituiscono un inventario limitato di termini primitivi.

(Violi 1997: 82)

uomo: ANIMATO & UMANO & MASCHIO & ADULTO

donna: ANIMATO & UMANO & NON MASCHIO & ADULTO

bambino: ANIMATO & UMANO & MASCHIO & NON ADULTO

bambina: ANIMATO & UMANO & NON MASCHIO & NON ADULTO

1. Nessun tratto può venire cancellato dal momento che sono tutti

condizioni necessarie.

2. Poiché i tratti sono al tempo stesso condizioni sufficienti nessun altro

tratto può venire aggiunto.

3. Tutti i tratti hanno lo stesso valore definitorio, quindi sono dotati della

medesima rilevanza. [Non presentano un struttura gerarchizzata].

4. Il modello ha carattere interamente linguistico, il significato è

interamente risolto nella sua definizione tramite una lista di proprietà.

25

5. Il significato risulta essere il prodotto dell’intersezione delle classi dei

suoi componenti, di conseguenza la sua definizione non è mai graduale

ma presenta confini di delimitazione netti. (Violi 1997: 85)

soffice un posto braccioli schienale 4 gambe

Sedia - + - + +

Poltrona + + + + +

Sofà + - + + +

Sgabello - + - - -

Pouf + + - - -

26

PEIRCE

Con “semiosi”, …, intendo un’azione o influenza che è, o implica, una

cooperazione di tre soggetti, il segno, il suo oggetto e il suo interpretante,

tale che questa influenza tri-valente non si possa in nessun modo risolvere

in azioni fra coppie. (Peirce 1931: 5.484) (Peirce 1980: 297)

1. La conoscenza nella sua totalità è inferenziale: non esistono intuizioni

pure [critica dell’intuizionismo];

2. Gli universali, i concetti generali, non sono entità mentali, ma

pertengono al mondo del reale [critica del nominalismo];

3. Tutta la conoscenza è un processo semiosico.

Strettamente parlando, le questioni di fatto non possono mai essere

dimostrate una volta per tutte, in quanto rimane pur sempre un qualche

margine di errore possibile. Ad esempio, mi pare sufficientemente

dimostrato che il mio nome sia Charles Peirce e che io sia nato a

Cambridge, nel Massachusetts, in una casa di legno color pietra in Mason

Street. Ma, anche per quanto riguarda la parte di questa affermazione di

cui mi sento più convinto – ossia, il mio nome –, rimane una certa piccola

probabilità che io mi trovi in una situazione anomala e che mi stia

sbagliando. Sono conscio dei miei occasionali cali di memoria; e sebbene

mi ricordi bene – o, perlomeno, creda di ricordare – di avere vissuto in

quella casa fin da una tenera età, non ricordo affatto di esserci nato, per

quanto ci sarebbe da immaginarsi che tale prima esperienza debba essere

stata piuttosto impressionante. In effetti, non sono neppure in grado di

specificare la data esatta in cui una certa qualsivoglia persona mi abbia

informato del luogo della mia nascita; e certamente sarebbe stato molto

facile ingannarmi su questo punto, se ci fosse stato un motivo serio per

farlo; e come faccio a essere così sicuro, come certamente lo sono, che non

esista un tale motivo? Perché sarebbe una teoria priva di plausibilità, ecco

tutto. (CP 2.663) 27

Nominalismo: la dottrina che nulla è generale tranne i nomi; più

specificatamente la dottrina che i nomi comuni, come uomo, cavallo, non

rappresentano nella loro generalità nulla nelle cose reali, ma sono mere

convenienze per parlare di molte cose alla volta, o al massimo necessità

del pensiero umano. (The Century Dictionary and Cyclopedia, 1889)

1) Il realismo estremo insegnava che gli universali erano sostanze o cose

esistenti indipendentemente e separatamente dai particolari. Questa era

l’essenza della teoria platonica delle idee … 2) Anche il realismo

moderato insegnava che gli universali erano sostanze, ma solo in quanto

dipendenti e inseparabili dagli individui ai quali ognuno ineriva … Questa

era la teoria di Aristotele il quale sosteneva che … la cosa individuale era

la prima essenza, mentre gli universali erano solo seconde essenze. In

questo modo rovesciava la teoria platonica, che attribuiva la realtà piena

solo agli universali, e una mera realtà partecipativa agli individuali. (The

Century Dictionary and Cyclopedia, 1889)

Interpretante

Segno Oggetto

(o Representamen) 28

Definizione del 1897: “Un segno è qualcosa che sta a qualcuno per

qualcosa sotto qualche aspetto o capacità.” (CP: 2.228)

E poco oltre Peirce precisa: “Si rivolge a qualcuno, vale a dire, crea nella

mente di quella persona un segno equivalente, o forse un segno più

sviluppato. Questo segno che viene creato lo chiamo interpretante del

primo segno. Il segno sta per qualcosa, il suo oggetto. Sta per

quell’oggetto, non sotto ogni rispetto, ma in riferimento ad una sorta di

idea, che qualche volta ho chiamato ground [base] del representamen.”

(CP: 2.228)

Definizione del 1902: “Un Segno è qualsiasi cosa riferita a una Seconda

cosa, il suo Oggetto, rispetto a una Qualità, in modo tale da portare una

Terza cosa, il suo Interpretante, in rapporto con lo stesso Oggetto, e in

modo tale da portarne una Quarta in rapporto con quell’Oggetto nella

stessa forma, e così via ad infinitum.” (CP: 2.92)

Definizione del 1905: “Intendiamo per segno, nella sua accezione più lata,

qualsiasi cosa che, determinata da un oggetto, implica un’interpretazione

determinata, attraverso il segno stesso, dal medesimo oggetto.” (CP:

4.531)

Definizione del 1908: “Un segno dunque è un oggetto in relazione con il

suo oggetto da una parte e con un interpretante dall’altra, in modo tale da

mettere l’interpretante in una relazione con l’oggetto, corrispondente alla

sua propria relazione con l’oggetto.” (CP: 8.332)

29

Interpretante

Logico-Finale

Interpretante

Dinamico

Interpretante

Immediato Oggetto

Oggetto

Representamen Dinamico

Immediato

La proprietà dell’Oggetto resa pertinente dal segno è chiamata ground: i

segni stanno per i propri Oggetti “non in ogni rispetto, ma in riferimento a

una sorta di idea, che noi abbiamo talora chiamato il ground del

Representamen” (CP 2.228)

L’Oggetto Dinamico è l’oggetto “realmente efficiente ma non

immediatamente presente” (CP 8.343). E’ la realtà esterna.

L’Oggetto immediato è l’oggetto “così come il segno lo rappresenta” (CP

8.343); è il modo, il rispetto, sotto cui l’Oggetto Dinamico viene pensato; è

l’effetto nel segno dell’Oggetto Dinamico (di per sé inconoscibile,

trattandosi del dato bruto dell’esperienza).

30

Interpretante Immediato: l’Interpretante come il segno lo rappresenta,

colto attraverso una corretta comprensione del segno. È l’effetto previsto

del segno sulla mente dell’interprete: provoca nell’interprete la “pallida

soddisfazione” del riconoscimento e scatena una serie di effetti e di

tensioni interpretative;

Interpretante Dinamico: l’effetto realmente prodotto dal segno sulla

mente, è lo sviluppo naturale dell’Interpretante nel flusso della semiosi.

Interpretante Logico-Finale: un’ipotesi interpretativa più comprensiva che

segna un provvisorio punto di non ritorno per la riflessione intellettuale, un

abito interpretativo che blocca temporaneamente il processo

potenzialmente infinito dell’interpretazione.


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DETTAGLI
Esame: Semiotica
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Zijno Alessandro.

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