Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

soggetti comunque interessati alla formazione degli strumenti di pianificazione. Entro

quarantacinque giorni dalla convocazione della Conferenza, la Regione acquisisce le osservazioni

e le eventuali proposte che andranno inserite nel documento preliminare e accoglie quelle

formulate dagli altri soggetti partecipanti.

4. La Giunta regionale, nei 90 giorni successivi, anche sulla base delle valutazioni e delle proposte

raccolte in esito alle conferenze di pianificazione di cui al comma 3, elabora la versione definitiva

del QTR e la propone al Consiglio regionale per la relativa adozione entro i successivi 60 giorni. Il

QTR viene successivamente trasmesso alle Province ed ai soggetti partecipanti alle conferenze di

pianificazione.

5. Il QTR viene depositato presso le sedi del Consiglio regionale e degli Enti di cui al comma 3 per

sessanta giorni dalla data di pubblicazione sul BUR dell’avviso dell’avvenuta adozione. L’avviso

deve contenere l’indicazione degli Enti presso i quali il QTR è depositato e dei termini entro cui se

ne può prendere visione. Notizia dell’avvenuta adozione del QTR è data, altresì, su almeno un

quotidiano a diffusione regionale ed attraverso qualsiasi forma ritenuta opportuna dalla Giunta

regionale.

6. Nel medesimo termine di cui al precedente comma 5 possono formulare osservazioni e proposte:

a) gli Enti e gli Organismi pubblici;

b) le forze economiche e sociali e quelle costituite per la tutela di interessi diffusi;

c) i soggetti nei confronti dei quali le previsioni del QTR adottato sono destinate a produrre

effetti diretti.

6bis. Nella fase di approvazione del QTR, il Consiglio regionale, per le attività di valutazione delle

osservazioni e delle proposte pervenute, si avvale del supporto del Dipartimento Urbanistica e

33

Governo del Territorio .

7. Il Consiglio regionale, entro i successivi novanta giorni, decide sulle osservazioni e sulle

proposte ed approva il QTR, che conterrà il termine entro il quale le Province ed i Comuni saranno

obbligati ad approvare o adeguare i loro piani.

8. Copia integrale del QTR approvato è depositata per la libera consultazione presso il competente

Assessorato regionale ed è trasmessa agli Enti di cui al comma 3. L’avviso dell’avvenuta

approvazione è pubblicato sul BUR e su almeno un quotidiano a diffusione regionale.

9. Il QTR entra in vigore dalla data di pubblicazione dell’avviso di approvazione sul BUR.

10. Il QTR può essere periodicamente aggiornato ed adeguato anche in relazione a modifiche della

normativa e/o della programmazione comunitaria, statale o regionale ed è comunque soggetto a

verifica, con scadenza decennale, in ordine alla sua attuabilità, congruenza ed adeguatezza. Tale

verificazione è compiuta dal Consiglio regionale, su proposta formulata dalla Giunta, anche in

relazione all’evoluzione degli obiettivi di sviluppo da perseguire, dandone adeguata pubblicità nella

forme previste al precedente comma 5.

33 Comma aggiunto dall’art. 49, comma 1 lett. c), della L.R. 12 giugno 2009, n. 19.

34

Art. 25 bis

Formazione ed approvazione dei Piani Paesaggistici d'Ambito(PPd'A)

1. Il PPd'A ha valore di piano paesaggistico alla luce del D.lgs 42/04 e definisce le strategie di

tutela, conservazione e valorizzazione del paesaggio, codificate dall'apposito apparato normativo.

2. Le competenze in materia, di Piani Paesaggistici d'Ambito sono della Regione che, nella sua

autonomia, ed eventualmente in maniera coordinata con i Ministeri competenti in base a quanto

indicato al comma 4 bis dell‟art. 17 della Legge regionale 16 aprile 2002, n. 19, stabilisce le

35

modalità attuative per la loro redazione e gestione.

3. Il procedimento di elaborazione e approvazione dei PPd'A è distinto per ciascun ambito .

4. Ai sensi dell'art. 2 della presente legge, il PPd'A è oggetto di concertazione con le Province e gli

altri. Enti e soggetti interessati e fa riferimento alle determinazioni della Conferenza permanente

Stato-Regioni in materia di paesaggio.

5. La Regione, ultimata la fase di concertazione, assume la versione definitiva del PPd'A, lo adotta,

lo pubblica e lo invia alle Province interessate, alle Soprintendenze e ad altri Enti e soggetti per le

relative osservazioni. Entro 60 giorni vengono raccolte le osservazioni e predisposte le relative

determinazioni. Il Piano Paesaggistico di Ambito viene approvato dal Consiglio Regionale su

proposta della Giunta. 36

Art. 26

Formazione ed approvazione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (P.T.C.P.)

1. Il PTCP ha valore di piano urbanistico territoriale ed in relazione ai valori paesaggistici ed

ambientali, di cui al Decreto Legislativo 22 gennaio 2004 n. 42, si raccorda ed approfondisce i

contenuti del QTR tenendo conto anche delle diverse articolazioni della pianificazione

paesaggistica.

2. Il procedimento per l’elaborazione e l’approvazione del PTCP e delle sue varianti, nonché dei

piani settoriali provinciali con valenza territoriale, per i quali non sia prevista una specifica

disciplina, si svolge secondo le disposizioni di cui ai commi seguenti.

3. Il Consiglio provinciale elabora il documento preliminare del PTCP, sulla base degli atti regionali

di programmazione e pianificazione, ove esistenti o, in mancanza, sulla base delle linee guida di cui

al precedente articolo 17. Il documento preliminare, oggetto di valutazione in Conferenza di

Pianificazione ai sensi del comma 1 dell'articolo 13, dovrà contenere, oltre al quadro conoscitivo,

lo schema delle scelte pianificatorie elaborato in base a quanto previsto dall'articolo 18 e la

valutazione di sostenibilità di cui all'articolo 10 della presente legge.

4. Il Presidente della provincia convoca la Conferenza di pianificazione ai sensi dell’articolo 13 per

l’esame congiunto del documento preliminare, invitando la Regione, le Province contermini, i

Comuni, le Comunità montane, l‟autorità di bacino e gli Enti di gestione dei parchi e delle aree

naturali protette, le forze economiche e sociali ed i soggetti comunque interessati alla formazione

degli strumenti di pianificazione.

34 Articolo aggiunto dall’art. 3 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14.

35 Comma così modificato dall’art. 1, comma 5 della L.R. 28 dicembre 2007, n. 29

36 Articolo così modificato dall’art. 3 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

5. Entro quarantacinque giorni dalla convocazione della Conferenza, gli Enti e le associazioni

intervenuti formulano le proprie osservazioni e le eventuali proposte anche su supporto magnetico

sul documento preliminare.

6. Il Consiglio provinciale, conclusa la Conferenza di cui al precedente comma 4 ed anche sulla

base delle osservazioni e proposte ivi formulate, adotta il PTCP che, in copia, viene trasmesso alla

Regione, alle Province contermini, ai Comuni, alle comunità montane, alle autorità di bacino ed agli

Enti di gestioni dei parchi e delle aree naturali protette ed agli Enti e soggetti intervenuti alla

Conferenza di pianificazione.

7. Il PTCP adottato è depositato presso la sede del Consiglio provinciale e degli Enti territoriali di

cui al comma 4 per sessanta giorni dalla pubblicazione sul BUR dell’avviso dell’avvenuta adozione.

L’avviso deve contenere l’indicazione degli Enti territoriali presso i quali il PTCP è depositato e dei

termini entro cui se ne può prendere visione. Notizia dell’avvenuta adozione del PTCP è data,

altresì, sui quotidiani a diffusione regionale ed attraverso qualsiasi forma ritenuta opportuna dalla

Giunta Provinciale.

8. Nel medesimo termine di cui al precedente comma 5 possono formulare osservazioni e proposte:

a) gli Enti e gli Organismi pubblici;

b) le forze economiche e sociali e quelle costituite per la tutela di interessi diffusi;

c) i soggetti nei confronti dei quali le previsioni del PTCP adottato sono destinate a produrre

effetti diretti.

9. Il competente dipartimento regionale, entro il termine perentorio di centoventi giorni dal

ricevimento del PTCP, è tenuto a dare riscontro rilevando gli eventuali profili di incoerenza del

PTCP medesimo con gli esiti della Conferenza di pianificazione di cui al precedente comma 4 ed a

individuare eventuali difformità con i contenuti prescrittivi del QTR e degli altri strumenti della

pianificazione regionale, ove esistenti. Decorso infruttuosamente il termine di cui al primo

capoverso la giunta provinciale predispone il PTCP nella sua veste definitiva rimettendolo al

consiglio per la prescritta approvazione.

10. Il Consiglio provinciale, nei novanta giorni successivi al ricevimento del riscontro da parte della

Regione, si determina in merito alle osservazioni pervenute ed adegua il PTCP alle eventuali

prescrizioni da questa formulate. Nello stesso termine si esprime in ordine alle osservazioni e alle

proposte formulate dai soggetti di cui al precedente comma 6. La mancata determinazione nel

termine indicato da parte della Giunta provinciale dei dovuti riscontri alle prescrizioni regionali ed

ai contenuti delle osservazioni al PTCP, comporta l’automatico accoglimento,intendendosi quale

silenzio-assenso, di quelle chiaramente identificabili sulle tavole di piano e/o nell’apparato

normativo.

11. Successivamente all’approvazione del PTCP da parte del Consiglio provinciale, copia dello

strumento è depositata per la libera consultazione presso la Provincia ed è trasmesso alle

Amministrazioni di cui al comma 4. L’avviso dell’avvenuta approvazione del piano è pubblicato nel

BUR. Dell’approvazione è data altresì notizia con avviso sui quotidiani a diffusione regionale.

12. Il piano entra in vigore dalla data di pubblicazione dell’avviso della approvazione sul BUR.

13. Il PTCP è soggetto a verifica, con scadenza decennale, in ordine alla sua attuabilità, congruenza

ed adeguatezza. Tale verifica è compiuta dal Consiglio provinciale, su proposta formulata dalla

Giunta. I parametri di verificazione devono correlarsi ai contenuti della programmazione economica

e della pianificazione territoriale regionale, nonché all’evoluzione delle esigenze e dei fabbisogni

della regione. Art. 27

Formazione ed approvazione del Piano Strutturale Comunale (P.S.C.)

1. Il procedimento disciplinato dal presente articolo si applica all’elaborazione ed all’approvazione

congiunta del PSC e del REU, nonché alle relative varianti.

2. Il Consiglio comunale, su proposta della Giunta comunale, adotta il documento preliminare del

piano e del regolamento, sulla base degli atti regionali e provinciali di programmazione e

pianificazione in vigore. Il Sindaco, convoca la Conferenza di pianificazione ai sensi dell‟articolo

13 per l‟esame congiunto del documento preliminare invitando la Regione, la Provincia, i Comuni

contermini e quelli eventualmente individuati dal PTCP ai sensi del comma 3 dell‟articolo 13; la

Comunità montana e gli Enti di gestione dei parchi e delle aree naturali protette territorialmente

interessati; le forze economiche e sociali ed i soggetti comunque interessati alla formazione degli

strumenti di pianificazione. Il documento preliminare, oggetto di valutazione in Conferenza di

Pianificazione ai sensi del comma 1 dell'articolo 13, dovrà contenere, oltre al quadro conoscitivo,

lo schema delle scelte pianificatorie elaborato in base a quanto previsto dagli articoli 20 e 21 di cui

all'articolo 10 della presente legge.

3. La Conferenza si conclude entro il termine di quarantacinque giorni, dalla sua convocazione,

entro i quali gli Enti ed i soggetti intervenuti possono presentare proposte e memorie scritte, anche

su supporto magnetico, che il Consiglio Comunale sarà chiamato a valutare in sede di adozione del

37

PSC., ove risultino pertinenti all'oggetto del procedimento .

3bis. Gli Enti che per legge sono chiamati ad esprimere, nelle fasi di formazione, adozione e

approvazione degli strumenti di pianificazione urbanistica, un parere vincolante, in sede di

Conferenza di Pianificazione esprimono il parere in via preventiva riservandosi di esprimere il

richiesto parere definitivo nelle opportune successive fasi di adozione e/o approvazione degli

38

strumenti di pianificazione, secondo quanto previsto dalla normativa vigente .

4. Successivamente, il Consiglio comunale adotta il PSC che, in copia, viene trasmesso alla giunta

provinciale ed agli Enti di cui al comma 2. Il PSC adottato viene depositato presso la sede del

consiglio comunale per sessanta giorni dalla data di pubblicazione sul BUR dell’avviso

dell’avvenuta adozione. L’avviso deve contenere l’indicazione della sede presso la quale è

depositato il PSC e dei termini entro cui se ne può prendere visione. Notizia dell’avvenuta adozione

del PSC è data, altresì, su almeno un quotidiano a diffusione regionale ed attraverso qualsiasi forma

ritenuta opportuna dalla giunta comunale.

4bis. Prima dell'adozione del Piano Strutturale completo di REU, il Responsabile del Procedimento

assicura l'acquisizione di tutti i pareri obbligatori richiesti dalla normativa vigente e certifica, con

una dichiarazione che diventa parte integrante del Piano, il rispetto delle norme legislative e

regolamentari vigenti nella procedura di formazione e adozione del Piano e la coerenza del Piano

39

strutturale oggetto di adozione con gli strumenti della pianificazione territoriale vigente .

37 Articolo così modificato dall’art. 3 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14.

38 Comma aggiunto dall’art. 49, comma 1 lett. d), della L.R. 12 giugno 2009, n. 19.

39 Comma aggiunto dall’art. 49, comma 1 lett. e), della L.R. 12 giugno 2009, n. 19.

5. Entro la scadenza del termine di deposito di cui al precedente comma possono formulare

osservazioni e proposte:

a) gli Enti e Organismi pubblici o di interesse pubblico;

b) le forze economiche, sociali e professionali e quelle costituite per la tutela di interessi

diffusi;

c) i soggetti nei confronti dei quali le previsioni del piano adottato sono destinate a produrre

effetti diretti.

6. Il competente ufficio provinciale, entro il termine perentorio di novanta giorni dal ricevimento

del PSC è tenuto a dare riscontro formulando osservazioni ovvero individuando eventuali

difformità del piano rispetto ai contenuti prescrittivi del PTCP e degli altri strumenti della

pianificazione provinciale. Decorso infruttuosamente il termine di cui al primo capoverso

l'Amministrazione Comunale predispone il PSC completo di REU nella sua veste definitiva,

rimettendolo al Consiglio comunale per la prescritta approvazione.

7. L’eventuale adeguamento del PSC alle prescrizioni della Provincia, ovvero l’accoglimento delle

osservazioni, non comporta una nuova pubblicazione del PSC medesimo.

7bis. Il provvedimento di approvazione del Piano Strutturale e del REU deve contenere le

informazioni dettagliate delle osservazioni e proposte prevenute e l'espressa motivazione delle

40

determinazioni conseguentemente adottate .

8. Successivamente all'approvazione del PSC da parte del consiglio comunale, una copia integrale

del piano approvato viene trasmessa alla Regione e alla Provincia e depositata presso il Comune

per la libera consultazione. L'avviso dell'avvenuta approvazione del piano e del suo deposito viene

pubblicato sul BUR. Della stessa approvazione e avvenuto deposito è data altresì notizia con avviso

su almeno un quotidiano a diffusione regionale.

9. Il piano entra in vigore dalla data di pubblicazione sul BUR dell‟avviso dell‟approvazione e

dell‟avvenuto deposito.

10. L’eventuale accertata inadeguatezza del PSC, qualora non sia superabile attraverso l’adozione di

variante, impone l’avvio immediato della procedura di formazione di un nuovo piano.

41

Art. 27 bis

(Formazione ed approvazione del Piano Strutturale in forma Associata (P.S.A.)

1. Per la formazione e approvazione del PSA si dovranno seguire le seguenti procedure:

a) approvazione, da parte di ogni Comune interessato, di una delibera

motivata di Consiglio comunale nella quale viene esplicitata la decisione di procedere

alla redazione di un PSA, con l‟indicazione dei Comuni interessati, e di avviare le relative

procedure necessarie;

b) sottoscrizione di un Protocollo di Intesa tra i Comuni interessati dal PSA, oggetto

della delibera di cui al punto precedente, contenente gli obiettivi generali del documento

programmatico comune, gli orientamenti principali e le strategie comuni, nonché le

modalità e procedure necessarie alla redazione del piano;

c) costituzione dell‟Ufficio Unico di Piano, che avrà sede presso uno dei Comuni

associati, a cui vengono demandate tutte le competenze relative alla redazione,

40 Comma aggiunto dall’art. 49, comma 1 lett. f), della L.R. 12 giugno 2009, n. 19.

41 Articolo aggiunto dall’art. 3 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14.

approvazione e gestione del PSA e del relativo REU secondo quanto previsto dagli articoli

20, 21 e 27 della presente legge.

2. L‟Ufficio Unico procede alla elaborazione del documento preliminare del Piano Strutturale e

del Regolamento, secondo quanto previsto dall‟art. 27 della L.R. n. 19/02, che verrà esaminato per

le verifiche di coerenza e compatibilità, in apposita Conferenza di Pianificazione, convocata

secondo le modalità previste dal comma 2 dell‟art. 27 della presente legge e dal Protocollo di

Intesa.

3. Successivamente alla Conferenza di Pianificazione, i Comuni per i quali è stato redatto il PSA

procedono all‟adozione e successiva approvazione del PSA, secondo quanto previsto dall‟articolo.

27 della presente legge.

4. Il PSA entra in vigore dalla data di pubblicazione sul BUR dell‟avviso dell‟approvazione e

dell‟avvenuto deposito. Art. 28

Intervento sostitutivo provinciale

1. Sono obbligati a dotarsi di PSC tutti i Comuni della Regione.

2. Qualora non vi provvedano entro il termine previsto dalla presente legge, provvederà in via

sostitutiva la Provincia territorialmente competente a mezzo di commissari ad acta appositamente

nominati per l’adozione.

3. Il detto intervento sostitutivo sarà attuato con il seguente procedimento:

a) constatata l’inottemperanza da parte di un Comune, la Giunta provinciale, delibererà di

diffidare il Comune ad adempiere nel termine di 60 giorni;

b) trascorso infruttuosamente tale termine, verificata la mancata giustificazione del ritardo, la

Provincia nominerà i commissari ad acta con l’incarico di adottare il piano nell’ipotesi in

cui lo stesso fosse già completo di ogni suo elemento;

c) nella ipotesi in cui gli elementi progettuali e/o procedimentali non fossero completi, la

Provincia darà mandato ai commissari di procedere per quanto mancante anche previa la

nomina, se occorrente, di nuovi progettisti e/o di conferimento di incarico a quelli già

nominati. La Provincia assegnerà inoltre ai commissari modalità e termini per

l’espletamento dell’incarico che dovrà concludersi con l’adozione dello strumento

urbanistico;

d) per ogni intervento sostitutivo sarà nominato un collegio di tre commissari.

Art. 29

Formazione ed approvazione del Piano Operativo Temporale ( P.O.T.)

1. Il procedimento disciplinato dal presente articolo trova applicazione per l’elaborazione e

l’approvazione del POT e delle sue modifiche ed integrazioni.

2. La giunta comunale procede all’elaborazione ed all’approvazione del POT secondo quanto

stabilito da PSC, dal REU e nel rispetto delle norme della presente legge.

3. Il POT è adottato dal Consiglio e successivamente depositato presso la sede comunale per i

sessanta giorni successivi alla data di pubblicazione dell’atto di adozione sul BUR. L’avviso deve

contenere l’indicazione della sede presso la quale il piano è depositato e dei termini entro cui se ne

può prendere visione. Notizia dell’avvenuta adozione del POT è data, altresì, su almeno un

quotidiano a diffusione regionale ed attraverso qualsiasi forma ritenuta opportuna dalla giunta

comunale.

4. Osservazioni al POT, entro i termini di deposito di cui al comma 3, possono essere presentate dai

soggetti nei confronti dei quali le prescrizioni del piano sono destinate a produrre effetti.

5. Successivamente all’adozione, il POT viene trasmesso alla Provincia che, nel termine perentorio

di sessanta giorni dalla data di ricevimento, è tenuta a dare riscontro formulando osservazioni

ovvero individuando eventuali difformità del piano rispetto ai contenuti prescrittivi del PTCP e

degli altri strumenti della pianificazione provinciale. Decorso infruttuosamente il termine di cui al

primo capoverso la giunta comunale predispone il POT nella sua veste definitiva rimettendolo al

consiglio per la prescritta approvazione.

6. La giunta comunale, entro i sessanta giorni successivi all’eventuale ricevimento del riscontro da

parte della Provincia, si determina in merito alle osservazioni formulate al POT e lo invia al

consiglio per l’approvazione.

7. L’adeguamento del POT alle prescrizioni della Provincia, ovvero l’accoglimento delle

osservazioni, non comporta una nuova pubblicazione del piano.

8. Successivamente all’approvazione del POT da parte del Consiglio comunale, una copia integrale

del piano viene trasmessa alla Regione ed alla Provincia e depositata presso il Comune per la libera

consultazione. L’avviso dell’avvenuta approvazione del piano viene pubblicato sul BUR. Della

stessa approvazione è data altresì notizia con avviso su almeno un quotidiano a diffusione regionale.

9. Il piano entra in vigore dalla data di pubblicazione sul BUR dell’avviso dell’approvazione.

Art. 30

Formazione ed approvazione dei Piani Attuativi Unitari ( P.A.U.)

1. Il procedimento disciplinato dal presente articolo trova applicazione per l’elaborazione (Parole

42

soppresse) dei Piani Attuativi Unitari (PAU) e delle loro modifiche ed integrazioni.

2. La Giunta comunale procede all’elaborazione ed all’approvazione del PAU in esecuzione di

quanto stabilito dal PSC, dal REU, o nel caso, dal POT e nel rispetto delle norme della presente

legge.

3. Il PAU è adottato dal Consiglio e successivamente depositato, corredato dai relativi elaborati,

presso la sede comunale per i venti giorni successivi alla data di affissione all’albo pretorio

dell’avviso di adozione del piano. Entro lo stesso termine, il Comune provvede ad acquisire i pareri,

i nulla osta e gli altri atti di assenso comunque denominati previsti dalle leggi in vigore per la tutela

degli interessi pubblici. A tal fine il responsabile del procedimento può convocare una Conferenza

dei servizi ai sensi del precedente articolo 14.

42 Comma modificato dall’art. 3 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

4. Il deposito è reso noto al pubblico mediante avviso affisso all'albo pretorio del Comune e a

mezzo di manifesti murari affissi sull'intero territorio comunale.

5. Osservazioni ai PAU, entro i termini di deposito di cui al comma 3, possono essere presentate dai

soggetti nei confronti dei quali le prescrizioni dei medesimi PAU sono destinate a produrre effetti.

6. Successivamente alla scadenza dei termini di deposito, il Consiglio comunale decide sulle

eventuali osservazioni; provvede, ove queste implichino modifiche, ad adeguare i PAU alle

determinazione della Conferenza dei servizi di cui al comma 3 e rimette gli atti al consiglio per la

relativa approvazione, che deve avvenire entro e non oltre 60 giorni dalla data di scadenza del

termine per la presentazione delle osservazioni, inviandone una copia alla Provincia.

7. Nell’ipotesi che non vi siano variazioni, non è necessaria la riapprovazione del PAU da parte del

Consiglio comunale; lo stesso diventa esecutivo scaduti i termini del deposito di cui al comma

8. Non appena gli atti di approvazione dei PAU divengono esecutivi, i relativi provvedimenti

devono essere notificati a ciascuno dei proprietari interessati, secondo le modalità di cui al DPR 8

giugno 2001 n. 327.

9. Gli strumenti di iniziativa pubblica o privata possono essere approvati in variante al PSC o al

POT, con le procedure previste dal presente articolo, a condizione che le modifiche riguardino:

a) adeguamenti perimetrali modesti e comunque non superiori al 20%;

b) modifiche alla viabilità che non alterino il disegno complessivo della rete;

c) l’inserimento di servizi ed attrezzature pubbliche che risultino compatibili con le previsioni

del PSC o del POT;

d) miglioramenti all’articolazione degli spazi e delle localizzazioni;

e) l’inserimento di comparti di edilizia residenziale pubblica nei limiti di cui all'articolo 3

della legge 18.4.1962 n. 167.

10. Il presente procedimento si applica anche per le opere aventi rilevanza pubblica ai sensi del

DPR 8 giugno 2001 n. 327 e agli strumenti già adottati alla data di entrata in vigore della presente

legge. 43

11. Il PAU di iniziativa privata sostitutivo della lottizzazione di cui al precedente articolo 24

conserva i contenuti ed il procedimento di cui alla normativa statale.

44

Art. 31

Comparti edificatori

1. I comparti edificatori, costituiscono uno strumento di attuazione e controllo urbanistico, nonché

momento di collaborazione della pubblica amministrazione e dei privati per lo sviluppo urbanistico

45

del territorio.

2. Anche per l’attuazione delle finalità di perequazione, il PSC e gli altri strumenti attuativi delle

previsioni urbanistiche generali individuano o formulano i criteri per l’individuazione nel proprio

ambito di comparti edificatori la cui proposizione, predisposizione ed attuazione è demandata ai

proprietari singoli, associati o riuniti in consorzio degli immobili in essi compresi, a promotori cui i

43 Comma così modificato dall’art. 3 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

44 Articolo così modificato dall’art. 3 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14 che, inoltre, aggiunge, alla fine, il comma 8

45 Comma così modificato dall’art. 27, comma 2, della L.R. 11 maggio 2007, n. 9

proprietari stessi possono conferire mandato, al Comune in qualità di proponente o mandatario esso

stesso.

3. Gli strumenti sovraordinati che individuano i comparti devono stabilire:

a) l’estensione territoriale e la volumetria complessiva realizzabile;

b) le modalità d’intervento definendo il modello geologico-tecnico del sottosuolo individuato

mediante le opportune indagini di cui all’articolo 20, comma 4, lett. b);

c) le funzioni ammissibili;

d) le tipologie d’intervento;

e) i corrispettivi monetari od in forma specifica; la quantità e la localizzazione degli immobili

da cedere gratuitamente al Comune per la realizzazione di infrastrutture, attrezzature e

aree verdi;

f) gli schemi di convenzione da sottoscriversi da parte dei partecipanti al comparto unitamente

agli eventuali mandatari ed all’Amministrazione comunale, in forza dei quali vengano

stabiliti i criteri, le formule ed i valori per le operazioni di conferimento dei beni, il loro

concambio e/o le eventuali permute tra beni conferiti e risultati finali dei derivanti dalla

realizzazione del comparto. Detti schemi provvedono anche alla ripartizione, secondo le

quote di spettanza, delle spese generali da suddividere tra i soggetti partecipi, gli oneri

specifici e quelli fiscali, per i quali comunque si applicano le agevolazioni di cui alla legge

21 dicembre 2001, n. 448.

4. Il concorso dei proprietari rappresentanti la maggioranza assoluta del valore dell‟intero

comparto in base all‟imponibile catastale, è sufficiente a costituire il consorzio ai fini della

presentazione , al Comune, della proposte di attuazione dell‟intero comparto e del relativo schema

di convenzione. Successivamente il Sindaco, assegnando un termine di novanta giorni, diffida i

proprietari che non abbiano aderito alla formazione del consorzio ad attuare le indicazioni del

predetto comparto sottoscrivendo la convenzione presentata.

5. Decorso inutilmente il termine assegnato, di cui al comma precedente, il consorzio consegue la

piena disponibilità del comparto ed è abilitato a richiedere al Comune l‟attribuzione della

promozione della procedura espropriativi a proprio favore delle aree e delle costruzioni dei

proprietari non aderenti. Il corrispettivo, posto a carico del consorzio.

6. In caso d‟inerzia ingiustificata dei privati, trascorso il termine d‟attuazione del piano,

l‟Amministrazione può procedere all‟espropriazione delle aree costituenti il comparto e, se del

caso, le assegna mediante apposita gara.

7. I proprietari delle aree delimitate da strade pubbliche esistenti o previste dallo strumento

urbanistico generale vigente hanno la facoltà di riunirsi in consorzio, ai sensi dei precedenti

commi, e di elaborare, anche in mancanza degli strumenti attuativi di cui al coma 2, la proposta di

Comparto Edificatorio relativamente al quale il Comune, prima di avviare le procedure previste

dal presente articolo, deve applicare le procedure di approvazione previste per i piani attuativi ai

46

sensi della normativa statale e regionale vigente.

8. In caso di inadempienza dei privati singoli o associati, dei promotori mandatari, il Comune

sostitutivamente ad essi, entro i tempi tecnici della programmazione di cui al piano, predispone i

piani di comparto addebitando agli inadempienti, con iscrizione al ruolo, ogni onere relativo e

conseguente.

46 Comma aggiunto dall’art. 10, coma 8, della L.R. 2 marzo 2005, n. 8 e così modificato dall’art. 27, comma 2, della

L.R. 11 maggio 2007, n. 9 Art. 32

Strumenti di pianificazione negoziata

1. Sono strumenti di negoziazione della pianificazione territoriale ed urbanistica:

a) i programmi integrati di intervento, di cui all’articolo 16 della legge 17 febbraio 1992, n.

179;

b) i programmi di recupero urbano, di cui all’articolo 11 del D.L. 5 ottobre 1993, n. 398,

convertito con legge 4 dicembre 1993, n. 493;

c) i programmi di riqualificazione urbana, di cui all’articolo 2 della legge 17 febbraio 1992, n.

179;

d) i programmi di recupero degli insediamenti abusivi ai sensi dell’articolo 29, legge 28

febbraio 1985, n. 47;

e) (abrogata) 47

f) e i programmi d‟area.

2. L’utilizzazione degli strumenti di cui al precedente comma deve comunque essere ricondotta alle

norme della pianificazione territoriale ed urbanistica regionale comprese nella presente Legge, alla

disciplina statale vigente in materia in quanto applicabile e non modificata dalle norme dei

successivi articoli.

3. Gli strumenti di pianificazione negoziata e i comparti edificatori hanno la valenza di piani di

48

attuazione di iniziativa pubblica anche se proposto dai proprietari delle aree riuniti in Consorzio.

Art. 33

Programma integrato d'intervento (P.I.N.T.)

1. Il programma integrato d’intervento disciplina un sistema complesso di azioni e misure sulle

strutture urbane, attivando strumenti operativi di programmazione economica e territoriale e si attua

mediante progetti unitari di interesse pubblico di dimensione e consistenza tali da incidere sulla

riorganizzazione di parti di città. I suoi caratteri sono:

a) pluralità di funzioni, di tipologie, di interventi, comprendendo in essi anche le opere di

urbanizzazione, e di idoneizzazione e di infrastrutturazione generale;

b) pluralità di operatori e di corrispondenti risorse finanziarie, pubbliche e private.

2. L’ambito territoriale oggetto del programma tiene conto del degrado del patrimonio edilizio,

degli spazi e delle aree verdi, della carenza e dell’obsolescenza delle urbanizzazioni e dei servizi in

genere, della carenza o del progressivo abbandono dell’ambito stesso da parte delle attività

produttive urbane, artigianali e commerciali e del conseguente disagio sociale.

3. La formazione del programma avviene con particolare riferimento a:

a) centri storici caratterizzati da fenomeni di congestione o di degrado;

b) centri storici in fase di abbandono o comunque privi di capacità di attrazione;

c) aree periferiche o semi-periferiche carenti sul piano infrastrutturale e dei servizi e che

presentino nel loro interno aree o zone inedificate o degradate;

47 Comma così modificato dall’art. 3 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

48 Comma aggiunto dall’art. 10, comma 8, della L.R. 2 marzo 2005, n. 8 e così modificato dall’art. 27, comma 2, della

L.R. 11 maggio 2007, n. 9

d) insediamenti ad urbanizzazione diffusa e carente privi di servizi e di infrastrutture dove sia

assente una specifica identità urbana;

e) aree con destinazione produttiva o terziaria non più rispondenti alle esigenze sociali e del

mercato, e di conseguenza dismesse o parzialmente inutilizzate o degradate;

f) aree urbane destinate a parchi o giardini degradate; aree prospicienti corsi d’acqua parimenti

degradate classificate a verde pubblico dagli strumenti urbanistici.

4. Il programma può contenere una quota di funzioni residenziali non inferiori al 35% in termini di

superficie complessiva degli immobili da realizzare o recuperare e non può estendersi comunque

alle aree definite come zone omogenee E dal DM 1444 del 1968, a meno che tali ultime non siano

strettamente connesse, funzionali o di ricomposizione del tessuto urbano da riqualificare.

5. Il PINT deve essere accompagnato da uno studio di inserimento ambientale e da una relazione

finanziaria che valuti l’entità dei costi di realizzazione confrontandola con la disponibilità di

adeguate risorse economico-finanziarie.

6. La documentazione allegata alla proposta dei PINT contempla:

a) lo stralcio dello strumento generale di riferimento in cui verrà delimitato l’ambito di

applicazione del PINT;

b) l’estratto delle mappe catastali con l’individuazione degli immobili interessati, distinti a

seconda della proprietà;

c) i titoli atti a certificare la proprietà degli immobili da parte dei promotori e l’adesione degli

altri proprietari coinvolti;

d) lo stato di fatto dell’edificazione e la planivolumetria degli edifici (da mantenere, da

trasformare, da demolire o da ricostruire) nella scala 1/500;

e) il piano della viabilità ed il piano delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria;

f) una relazione tecnica illustrativa;

g) il programma di attuazione degli i di interventi;

h) la bozza di convenzione;

i) il piano delle tipologie d’intervento ed il piano dell’arredo urbano;

j) la tavola di azionamento funzionale con la specificazione dell’eventuale edilizia sociale;

k) la cartografia tematica che descrive le condizioni di rischio geologico, idraulico e sismico e

definisce una normativa d’uso per la messa in sicurezza del patrimonio edilizio esistente e

di nuova programmazione;

l) le norme specifiche di attuazione.

7. Il Consiglio comunale approva i singoli PINT e la delibera di approvazione, corredata dai relativi

elaborati tecnici, è depositata per la pubblica visione presso gli uffici comunali per un periodo di

trenta giorni. Il deposito è reso noto al pubblico mediante avviso affisso all'albo pretorio del

Comune e a mezzo di manifesti murari affissi sull'intero territorio comunale.

8. Osservazioni ai PINT, entro i termini di deposito di cui al comma 7, possono essere presentate

dai soggetti nei confronti dei quali i contenuti dei PINT sono destinati a produrre effetti diretti.

9. Successivamente alla scadenza dei termini di deposito, la Giunta comunale decide sulle

osservazioni ed approva definitivamente i PINT.

10. Sono abilitati a proporre i PINT sia soggetti pubblici che privati che dispongano del diritto di

proprietà delle aree o degli immobili ovvero di un titolo che ne accerti la disponibilità e che

qualifichi la posizione del soggetto stesso allo specifico fine del permesso di costruire.

Art. 34

Programma di recupero urbano (P.R.U.)

1. Il programma di recupero urbano è finalizzato prevalentemente al recupero, non soltanto

edilizio, del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e costituisce un insieme coordinato

d’interventi:

a) urbanizzativi, finalizzati alla realizzazione, manutenzione ed ammodernamento delle opere

di urbanizzazione primaria e secondaria;

b) ambientali, finalizzati al miglioramento qualitativo del contesto urbano;

c) edilizi, finalizzati prevalentemente al recupero di edifici pubblici o di edilizia residenziale

pubblica con opere di manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro, risanamento

conservativo e ristrutturazione.

2. La realizzazione dei PRU prevede il coinvolgimento dei privati ai quali è consentito di effettuare

nuovi interventi edilizi, compensativi o premiali, all’interno delle aree oggetto di programma.

3. Le tipologie di intervento edilizio ammesse nel PRU sono:

a) il recupero degli edifici pubblici nell’ambito degli insediamenti di edilizia residenziale

pubblica anche realizzando volumi edilizi aggiuntivi di completamento e di integrazione;

b) il completamento degli insediamenti di edilizia residenziale pubblica con interventi di

nuova edificazione abitativa e non abitativa da realizzare al loro interno, accompagnati dal

recupero contestuale degli edifici esistenti nonché dal potenziamento delle opere di

urbanizzazione primaria e secondaria;

c) l’integrazione degli insediamenti di edilizia residenziale pubblica con interventi di nuova

edificazione abitativa e non abitativa da realizzare su aree contigue o prossime,

accompagnati dal recupero contestuale degli edifici esistenti nonché dal potenziamento

delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria;

d) la realizzazione, su aree esterne agli insediamenti di edilizia residenziale pubblica ma in

funzione del loro recupero, di nuovi edifici abitativi e non abitativi a condizione che quelli

abitativi siano utilizzati quali “case parcheggio” nell’intesa che a fine locazione essi

tornino nella piena disponibilità dell’operatore.

4. Nel caso il PRU costituisca variante agli strumenti urbanistici sovraordinati si applicano le

procedure della variante urbanistica.

5. Sono privilegiati, a tutti i livelli istituzionali, i PRU che destinano ai lavoratori dipendenti una

congrua parte degli alloggi in locazione e che tengono in particolare riguardo le categorie sociali

deboli.

6. Il progetto di PRU è composto da:

a) lo stralcio dello strumento generale di riferimento in cui verrà delimitato l’ambito di

applicazione del PRU;

b) una relazione geologico-tecnica che delinei le modalità d’intervento in funzione delle

condizioni di rischio del comparto definita mediante le opportune indagini di cui

all’articolo 20, comma 4, lett. b);

c) la tavola delle destinazioni d’uso presenti nell’ambito d’intervento;

d) la tavola o la relazione descrittiva dello stato degli immobili e degli eventuali vincoli che

gravano sulla zona d’intervento;

e) l’elenco catastale degli immobili oggetto del PRU;

f) le tavole di progetto del PRU che evidenzino le tipologie d’intervento, edilizie,

urbanizzative ed ambientali;

g) l’eventuale tavola di variante dello strumento operativo sovraordinato;

h) la planivolumetria degli interventi edilizi;

i) i progetti di massima delle singole opere;

j) il piano della viabilità ed il piano delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria;

k) una relazione tecnica illustrativa che, fra l’altro, contenga la stima analitica dei nuclei

familiari interessati dal PRU e, qualora si realizzino alloggi parcheggio, descriva le

modalità dell’alloggiamento temporaneo e della sistemazione definitiva;

l) una relazione sui costi di realizzazione, sulle fonti di finanziamento, sulla convenienza

dell’intervento e sui benefici finali che esso produrrà;

m) il programma di attuazione degli interventi;

n) atto o atti d’obbligo e la eventuale bozza di convenzione;

o) il piano delle tipologie d’intervento ed il piano dell’arredo urbano;

p) le norme specifiche di attuazione.

7. Il Consiglio comunale approva i PRU e la delibera di approvazione, corredata dai relativi

elaborati tecnici, è depositata per la pubblica visione presso gli uffici comunali per un periodo di

trenta giorni. Il deposito è reso noto al pubblico mediante avviso affisso all'albo pretorio del

Comune e a mezzo di manifesti murari affissi sull'intero territorio comunale.

8. Osservazioni ai PRU, entro i termini di deposito di cui al comma 6, possono essere presentate dai

soggetti nei confronti dei quali i contenuti dei PRU sono destinati a produrre effetti diretti.

9. Successivamente alla scadenza dei termini di deposito, il Consiglio Comunale decide sulle

osservazioni ed approva definitivamente i PRU.

10. Per quanto non previsto dal presente articolo, trova applicazione quanto disposto dall’articolo

11 del DL5 ottobre 1993, n. 398, convertito nella legge 4 dicembre 1993, n. 443.

11. I PRU approvati prima dell’entrata in vigore della presente legge continuano ad essere regolati

dalla disciplina statale previgente. TITOLO VI

TUTELA E RECUPERO DEL PATRIMONIO EDILIZIO E URBANISTICO

Art. 35

Programmi di riqualificazione urbana (RIURB)

1. I programmi di riqualificazione urbana (RIURB) sono finalizzati a promuovere il recupero

edilizio di ambiti della città appositamente identificati e delimitati, fruendo di finanziamenti

pubblici e dell’eventuale concorso di risorse finanziarie private. Comporta un insieme coordinato

d’interventi che mirano a riqualificare aree degradate o dimesse risanandone l’edificato e

potenziandone le dotazioni attraverso la previsione di nuovi servizi e/o spazi verdi, a promuovere

azioni produttive e terziarie di livello elevato e di servizi urbani pubblici o di interesse collettivo, in

grado di contribuire allo sviluppo del territorio in un quadro complessivo che miri a finalità

strategiche appositamente individuate in una relazione a cura del proponente che entra a fare parte

del programma stesso.

2. Considerato che le aree da assoggettare a RIURB debbono essere strategicamente importanti per

l’assetto urbano complessivo, presupposto necessario perché si possa procedere alla proposta di

RIURB è l’adozione da parte del consiglio comunale del documento sulle aree urbane di crisi con il

quale si possono anche impegnare quote del bilancio alla realizzazione degli stessi RIURB.

3. La proposta di RIURB è di esclusiva competenza delle Amministrazioni comunali che possono,

nel processo di formazione, approvazione e realizzazione, coinvolgere gli Enti pubblici interessati

alle iniziative ovvero privati singoli, associati o riuniti in consorzio.

4. La formazione ed attuazione dei RIURB è affidata alla sottoscrizione di appositi Accordi di

Programma fra la Provincia, l’Amministrazione proponente e gli altri Enti e/o soggetti coinvolti. La

sottoscrizione dell’Accordo di Programma comporta le determinazioni degli effetti di cui al

precedente articolo 15, nonché consente di ritenere automaticamente approvate anche le varianti

agli strumenti urbanistici comunali che la realizzazione dei programmi eventualmente comportano.

5. Il RIURB. deve:

a) specificare le condizioni generali di accessibilità (connessione dell’ambito d’intervento al

sistema principale della mobilità ed ai principali collegamenti esterni) e di disimpegno

interno (connessioni interne primarie);

b) evidenziare le aree e le attrezzature pubbliche o di uso pubblico e le grandi aree verdi

destinati a parco urbano;

c) localizzare le funzioni strategiche non residenziali;

d) individuare il patrimonio edilizio pubblico da recuperare con interventi coordinati;

e) identificare gli edifici di proprietà comunale o pubblica funzionalmente collegabili al

RIURB in quanto utili a facilitare la riqualificazione (fornendo gli alloggi di parcheggio);

f) delimitare le aree comunali e private destinabili ad edilizia residenziale pubblica e privata;

g) evidenziare le aree ed i fabbricati recuperabili attraverso idonei piani attuativi, come i PINT

ed i PRU;

h) delimitare le singole sottounità d’intervento coordinato, specificando di ciascuna il peso

insediativi esistente e quello previsto; il fabbisogno di aree di standard ed il missaggio

funzionale (residenziale, non residenziale, produttivo) imposto (cioè non derogabile)

oppure suggerito (e perciò modificabile nel caso di allocazione di funzioni strategiche o

pregiate o di attuazione di importanti opere infrastrutturali pubbliche o di uso pubblico),

l’articolazione dell’edificabilità residenziale tra le varie forme di utilizzo (libera,

convenzionata, agevolata, sovvenzionata), anch’essa negoziabile nei casi di cui al punto

precedente.

6. Successivamente alla sottoscrizione dell’Accordo di Programma, il Comune provvede al deposito

del RIURB per la pubblica visione presso gli uffici comunali per un periodo di trenta giorni. Il

deposito è reso noto al pubblico mediante avviso affisso all’albo pretorio del Comune ed a mezzo di

manifesti murari affissi sull’intero territorio comunale.

7. Osservazione ai RIURB, entro i termini di deposito di cui al comma 6, possono essere presentate

dai soggetti nei confronti dei quali i contenuti dei RIURB sono destinati a produrre effetti diretti.

8. Successivamente alla scadenza dei termini di deposito, il Consiglio comunale decide sulle

osservazioni ed approva definitivamente i RIURB.

9. La Giunta regionale, sentite le Amministrazioni Provinciali, in occasione della formazione del

bilancio di previsione annuale, individua le quote di finanziamento da destinare ai soggetti pubblici

ed alle istituzioni pubbliche per i RIURB, i criteri per l’ammissibilità delle domande di

finanziamento dei programmi e quelli per la selezione delle proposte, fermo restando che le priorità

nell’attribuzione delle risorse vanno agli interventi di recupero e di riuso del patrimonio edilizio

esistenti in ambiti urbani degradati, anche attraverso la loro riconversione ai fini della realizzazione

di interventi di edilizia residenziale pubblica e relative opere di urbanizzazione primaria e

secondaria e, se necessario, di infrastrutturazione generale.

Art. 36

Programmi di recupero degli insediamenti abusivi (P.R.A.)

1. I programmi di recupero degli insediamenti abusivi (PRA) sono finalizzati al reinserimento nel

contesto urbano di parti della città, attraverso interventi di riqualificazione urbanistica,

architettonica ed ambientale, realizzati senza aumento di volumetria, ad eccezione dei volumi edilizi

da destinare a servizi caratterizzati da opere di:

a) realizzazione, ammodernamento e manutenzione delle urbanizzazioni primarie e

secondarie;

b) miglioramento del contesto ambientale;

c) recupero degli edifici con opere di manutenzione ordinaria e straordinaria;

d) risanamento conservativo e ristrutturazione;

2. I programmi devono tenere conto dei seguenti principi fondamentali:

a) realizzare un’adeguata urbanizzazione primaria e secondaria;

b) rispettare gli interessi di carattere storico, artistico, archeologico, paesistico, ambientale,

idrogeologico;

c) garantire un razionale inserimento territoriale ed urbano dell’insediamento.

3. Le aree da assoggettare ai PRA sono identificate dall’Amministrazione comunale in sede di

redazione del PSC, o di altri strumenti attuativi, in considerazione della presenza, negli ambiti da

delimitare, di edifici condonati ovvero in attesa di perfezionamento del condono presentato ai sensi

delle leggi statali vigenti.

4. Nel delimitare le aree di cui al comma 2 le Amministrazioni prendono in considerazione zone

della città in cui la presenza di edifici, o parti di essi, condonati è causa di accentuato degrado e/o di

deterioramento di contesti ambientali rilevanti dal punto di vista storico, architettonico,

paesaggistico.

5. L’attuazione dei programmi può essere affidata in concessione a Imprese, o ad Associazioni di

imprese, o a loro consorzi, che dimostrino di avere i requisiti tecnici e finanziari per il programma

proposto, ai sensi della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e successive modificazioni ed integrazioni. Il

permesso di costruire fa riferimento all’apposita convenzione nella quale sono precisati, tra l’altro, i

contenuti economici e finanziari degli interventi di recupero urbanistico. Eventuali accordi

preliminari o proposte di soggetti privati finalizzati all’attuazione del programma devono essere

parte integrante della documentazione del programma stesso.

6. I nuclei di edificazione abusiva ai fini del loro recupero vengono delimitati e definiti, per quanto

riguarda densità ed indici territoriali, nel PSC di cui all’articolo 20.

7. Nel caso in cui il piano interessi aree sottoposte a vincolo paesistico, ambientale o idrogeologico,

ovvero a qualsiasi altro regime vincolistico, preventivamente all’approvazione il Comune

acquisisce il parere dell’autorità competente alla tutela del vincolo.

8. Per assicurare la fattibilità economica degli interventi la convenzione di cui al comma 4 prevede

l’utilizzo anche di risorse finanziarie derivanti dalle oblazioni e dagli oneri concessori e

sanzionatori dovuti per il rilascio dei titoli abilitativi in sanatoria relativi agli edifici compresi

nell’ambito territoriale del programma. Lo stesso deve essere accompagnato da un’accurata

relazione finanziaria con individuazione delle risorse pubbliche e private necessarie all’attuazione

degli interventi di recupero dell’insediamento.

9. Le tipologie d’intervento edilizio ammesse nei PRA sono:

a) il recupero o la riqualificazione di edifici da destinare a servizi nell’ambito delle aree

delimitate;

b) il completamento delle zone comprese nelle aree delimitate, accompagnati dal recupero

contestuale degli edifici esistenti nonché dal potenziamento delle opere di urbanizzazione

primaria e secondaria;

10. La formazione ed attuazione del PRA è affidata alla sottoscrizione di appositi Accordi di

Programma fra la Regione, l’Amministrazione comunale e gli altri Enti e/o soggetti coinvolti. La

sottoscrizione dell’Accordo di Programma comporta gli effetti di cui al precedente articolo 15.

11. Il progetto di PRA è composto da:

a) lo stralcio dello strumento generale di riferimento in cui verrà delimitato l’ambito di

applicazione del PRA;

b) la tavola delle destinazioni d’uso presenti nell’ambito d’intervento;

c) la tavola e/o la relazione descrittiva dello stato degli immobili e degli eventuali vincoli che

gravano sulla zona d’intervento;

d) l’elenco catastale degli immobili oggetto del PRA;

e) le tavole di progetto del PRA che evidenzino le tipologie d’intervento edilizie,

urbanizzative ed ambientali;

f) l’eventuale tavola di variante dello strumento urbanistico sovraordinato;

g) la planivolumetria degli interventi edilizi;

h) i progetti di massima delle singole opere;

i) il piano della viabilità ed il piano delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria;

j) la relazione tecnica illustrativa che, fra l’altro, contenga la stima analitica dei nuclei

familiari interessati dal PRA e, qualora si realizzino alloggi parcheggio, descriva le modalità

dell’alloggiamento temporaneo e della sistemazione definitiva;

k) una relazione geologico – tecnica per la valutazione del livello di pericolosità geologica in

assenza ed in presenza della opere, definita mediante le opportune indagini di cui all’articolo

20, comma 4, lett. b);

l) la relazione sui costi di realizzazione, sulle fonti di finanziamento, sulla convenienza

dell’intervento e sui benefici finali che esso produrrà;

m) il programma di attuazione degli interventi;

n) l’atto o gli atti d’obbligo e la eventuale bozza di convenzione;

o) il piano delle tipologie d’intervento ed il piano dell’arredo urbano;

p) orme specifiche di attuazione.

12. Successivamente alla sottoscrizione dell’Accordo di Programma, il Comune provvede al

deposito del PRA per la pubblica visione presso gli uffici comunali per un periodo di trenta giorni.

Il deposito è reso noto al pubblico mediante avviso affisso all’albo pretorio del Comune ed a mezzo

di manifesti murari affissi sull’intero territorio comunale.

13. Osservazione al PRA, entro i termini di deposito di cui al comma precedente, possono essere

presentate dai soggetti nei confronti dei quali i contenuti del PRA sono destinati a produrre effetti

diretti.

14. Successivamente alla scadenza dei termini di deposito, il Consiglio comunale decide sulle

osservazioni ed approva definitivamente il PRA.

15. La Giunta regionale, in occasione della formazione del bilancio di previsione annuale, individua

le quote di finanziamento da destinare ai PRA, i criteri per l’ammissibilità delle domande di

finanziamento dei programmi e quelli per la selezione delle proposte.

16. Non potendo entrare a fare parte del PRA edifici od opere che, alla data di adozione del PRA

medesimo, non siano stati oggetto del provvedimento di sanatoria ai sensi della disciplina statale

vigente, l‟Amministrazione dovrà verificare l‟avvenuto perfezionamento delle richieste di Condono

49

edilizio presentate, ancora prima dell‟avvio formale delle procedure del PRA.

17. I suoli che sono di fatto utilizzati come strade di penetrazione del comparto edilizio condonato,

per effetto della presente legge sono acquisiti al patrimonio comunale senza corrispettivo

finanziario e come tali sono trascritti nel registro del patrimonio indisponibile, in quanto opere di

urbanizzazione. Art. 37

Interventi di bonifica urbanistica-edilizia

1. I Comuni, singoli e associati, predispongono piano di rottamazione e recupero delle opere,

manufatti ed edifici, già oggetto di condono o, comunque realizzati con modalità, materiali, carenze

di impianti, assenza o assoluta carenza di opere di urbanizzazione o di smaltimento o/e trattamento

delle acque di risulta e dei rifiuti, tali da determinare, in un quadro di interesse pubblico generale, la

necessità di ripristino e bonifica dei siti territoriali interessati.

2. Entro 120 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale, su parere della

Commissione consiliare competente, predispone le linee guida ed il regolamento attuativo dei

“piani di rottamazione”. Art. 37 bis

(Programmi di bonifica urbanistica - edilizia attraverso il recupero

o la delocalizzazione delle volumetrie).

1. I Comuni possono individuare edifici, anche con destinazione non residenziale,

legittimamente realizzati o per i quali sia stata rilasciata sanatoria edilizia, da

riqualificare in quanto contrastanti: per dimensione, tipologia o localizzazione, con il

contesto paesaggistico, urbanistico e architettonico circostante. A tal fine, approvano

programmi di recupero che prevedono il rifacimento delle relative volumetrie mediante

interventi di demolizione e ricostruzione nella stessa area o, qualora concordato con

entrambe le parti interessate (Comune e proprietario), in aree diverse, individuate

anche attraverso meccanismi perequativi.

49 Commi 13 e 16 così modificati dall’art. 4 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

2. Per incentivare gli interventi previsti nel comma 1, il programma di recupero e

delocalizzazione può prevedere, come misura premiale, il riconoscimento di una

volumetria supplementare nel limite massimo del trenta per cento di quella preesistente

o riconosciuta dallo strumento urbanistico comunale vigente, purché sussistano le

seguenti condizioni:

a) l'edificio da demolire o riqualificare deve essere collocato all'interno delle zone o

degli ambiti territoriali elencati nel comma 5 del presente articolo. La demolizione

non deve interessare gli immobili elencati al comma 6 del presente articolo per cui

è prevista solo la riqualificazione;

b) l'interessato si impegna, previa stipula di apposita convenzione con il Comune, alla

demolizione dell'edificio e, ove concordato, al ripristino ambientale delle aree di

sedime e di pertinenza dell'edificio demolito, con cessione ove il Comune lo ritenga

opportuno;

c) con la convenzione deve essere costituito sulle medesime aree, ove prevista la

delocalizzazione, un vincolo di inedificabilità assoluta che, a cura e spese

dell'interessato deve essere registrato e trascritto nei registri immobiliari;

d) la ricostruzione, in caso di delocalizzazione, deve avvenire precedentemente alla

demolizione, se l'edificio è di tipo residenziale o di altra natura per cui sussista la

necessità di continuità di godimento della proprietà, e al ripristino ambientale di

cui alla lettera b), in area o aree, ubicate al di fuori delle zone o degli ambiti

territoriali elencati nel comma 5, che devono essere puntualmente indicate nella

convenzione stipulata tra il comune e l'interessato;

e) la ricostruzione, in caso di delocalizzazione, deve avvenire in aree nelle quali lo

strumento urbanistico vigente prevede destinazioni d'uso omogenee, secondo la

classificazione di cui all'articolo 2 del d.m. lavori pubblici 1444/1968, compatibili

con quelle dell'edificio demolito;

f) la destinazione d'uso dell'immobile ricostruito deve essere omogenea a quella

dell'edificio demolito;

g) la ricostruzione deve essere realizzata secondo i criteri di cui all'articolo 5, comma

5, lettere a), b), c) e d). Gli interventi devono essere realizzati da una impresa con

iscrizione anche alla Cassa edile comprovata da un regolare DURC. In mancanza

di detti requisiti non è certificata l'agibilità, ai sensi dell'articolo 25 D.P.R.

380/2000, dell'intervento realizzato.

3. Nel rispetto delle condizioni previste nel comma 2, il limite massimo della misura

premiale è elevato al trentacinque per cento della volumetria preesistente o prevista

dallo strumento urbanistico comunale vigente se l'intervento di demolizione o di

ricostruzione è contemplato in un programma integrato di rigenerazione urbana di cui

agli articoli 32, 33, 34, 35 e 36, l. u. r. n. 19/2002 o nell'ambito di appositi "piani di

rottamazione" previsti nell'articolo 37, l. u. r. n. 19/2002, o, ancora, nell'ipotesi di

interventi che interessano immobili con destinazione residenziale, se gli edifici

ricostruiti sono destinati, per una quota pari al venti per cento minimo della loro

volumetria, a edilizia residenziale sociale.

4. Le misure premiali previste nei commi 2 e 3 possono essere previste nei casi in cui

l'edificio da demolire sia collocato:

a) in area sottoposta a vincolo paesaggistico ai sensi degli articoli 136 e 142 del

decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42;

b) nelle zone A delle aree protette nazionali istituite ai sensi della legge 6 dicembre

1991 n. 394 (Legge quadro sulle aree protette) e delle aree protette regionali;

c) nelle zone umide tutelate a livello internazionale dalla Convenzione relativa alle

zone umide d'importanza internazionale, (Ramsar 2 febbraio 1971, resa esecutiva

dal decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 1976, n. 448);

d) negli ambiti dichiarati ad alta pericolosità idraulica e ad elevata o molto elevata

pericolosità geomorfologica (o ad essi assimilabili) dai piani stralcio di bacino

previsti nel decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152 (Norme in materia ambientale) o

dalle indagini geologiche allegate agli strumenti di pianificazione territoriale e

urbanistica;

e) nelle aree sottoposte a vincoli idrogeologici ai sensi della normativa statale vigente;

f) nelle aree ad elevata valenza naturalistica ambientale e culturale.

5. La demolizione non può riguardare comunque immobili:

a) ubicati all'interno delle zone territoriali omogenee "A" di cui all'articolo 2, d.m.

1444/1968 o ad esse assimilabili, così come definite dagli strumenti urbanistici

generali o dagli atti di governo del territorio comunale;

b) definiti di valore storico, culturale e architettonico dagli atti di governo del territorio

o dagli strumenti urbanistici generali;

c) di interesse storico, vincolati ai sensi della parte II del decreto legislativo 22

gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio) e s.m..

6. Il riconoscimento delle misure premiali previste nei commi 2 e 3 non comporta

l'approvazione di variante agli strumenti urbanistici generali vigenti.

7. Se non sono soddisfatte tutte le condizioni previste nel comma 2, gli interventi di

demolizione e ricostruzione di edifici in area o aree diverse da quella originaria,

possono essere autorizzati dal Comune, eventualmente con la previsione di misure

50

premiali, solo previa approvazione di variante agli strumenti urbanistici generali .

Art. 38

Fondo per il risanamento e recupero dei centri storici

50 Articolo aggiunto dall’art. 9, comma 1 della L.R. 11 agosto 2010, n. 21.

1. La legge di bilancio annuale, a partire da quella approvata dopo l’entrata in vigore della presente

legge prevede la costituzione di un fondo finalizzato alla copertura, anche parziale, degli interessi

conseguenti l’accensione dei mutui od altre forme di finanziamento diretto ad interventi di

risanamento e recupero dei centri storici calabresi.

2. L’allocazione delle risorse a favore dei Comuni richiedenti o loro consorzi è preceduta da

apposito accordo di programma che coinvolge i Comuni, singoli o consorziati, la Regione e le

istituzioni bancarie e finanziarie interessate.

3. Entro 60 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale, su proposta

dell’Assessore all’Urbanistica, sentita la Commissione consiliare competente, emana apposito

regolamento attuativo. Art. 39

Finalità dei programmi d’area

1. La Regione Calabria, al fine di accrescere l'integrazione fra gli Enti locali, il coordinamento delle

iniziative, l'impegno integrato delle risorse finanziarie, promuove la predisposizione di programmi

d'area.

2. I programmi d'area costituiscono una ulteriore modalità di programmazione intercomunale

negoziata, coerente con le previsioni indicate dagli strumenti regionali e provinciali di

programmazione economicoterritoriale.

3. I programmi d'area sono promossi dalla Giunta regionale soltanto nel caso in cui gli Enti locali

ricompresi nell'ambito territoriale interessato diano il loro assenso e partecipino alla predisposizione

e realizzazione.

4. La programmazione negoziata di cui al comma 2, si svolge tra Regione, Enti locali e altri soggetti

pubblici o a partecipazione pubblica, con la partecipazione della parti sociali e dei soggetti privati

interessati, ed è tesa a realizzare le condizioni per lo sviluppo locale sostenibile, in coerenza con gli

strumenti della programmazione regionale e sub regionale.

Art. 40

Programmi d'area

1. II programma d'area rappresenta un complesso di interventi finalizzati alla valorizzazione di aree

territoriali caratterizzate da peculiari situazioni economiche, sociali, culturali ed ambientali, nonché

di aree urbane per le quali appaiono necessari rilevanti interventi di riqualificazione o di recupero,

per la cui realizzazione sia necessaria l'azione coordinata ed integrata di più soggetti pubblici o

privati.

2. Le aree oggetto del programma d'area ricomprendono il territorio di uno o più Comuni della

Regione, anche appartenenti a province diverse.

3. Il programma d'area è finanziato con risorse proprie dei soggetti partecipanti e/o con eventuali

contributi statali e comunitari. I contributi regionali alle imprese previsti dal programma d'area sono

stabiliti nella misura massima consentita dalla Unione Europea per l'ambito territoriale considerato,

anche in deroga alle norme regionali vigenti. Art. 41 51

Modalità di predisposizione del Programma d’Area

1. Al fine della individuazione dei programmi d'area, la Giunta regionale promuove il concorso

degli Enti locali e delle parti sociali interessati e, sentita la Commissione consiliare competente,

provvede alla prima definizione del territorio interessato e degli obiettivi generati del programma,

anche sulla base delle disponibilità di risorse finanziarie locali per il cofinanziamento.

2. Con lo stesso atto di cui al precedente comma, la Giunta regionale provvede altresì alla

costituzione di un gruppo di lavoro, cui partecipano i soggetti interessati, con il compito di

elaborare la proposta dì programma d'area. 52

Art. 42

Procedimento di approvazione del Programma d’Area

1. Il Presidente della Giunta regionale o l‟Assessore all‟Urbanistica su delega del Presidente della

Giunta regionale convoca una Conferenza preliminare, per accertare il consenso dei soggetti

pubblici e privati interessati alla proposta di programma d'area, finalizzata alla sottoscrizione

dell‟Accordo per l‟attuazione del Programma d‟Area.

2. Qualora il programma d’area comporti la variazione di uno o più strumenti di pianificazione

urbanistica, sì applica quanto previsto dalla presente legge.

3. Un accordo dì ulteriori soggetti dopo l'approvazione dell'accordo richiede il consenso unanime

dei partecipanti.

4. Ove l'adesione operi nel rispetto di tutte le disposizioni contenute nell'accordo, il consenso è

espresso dalla Conferenza di programma. 53

Art. 43

Contenuti dell'accordo relativo al Programma d’Area

1. L'accordo configura le azioni di competenza dei soggetti partecipanti dirette a dare attuazione , in

modo coordinato ed integrato, agli interventi oggetto del programma d'area. Con l'accordo i soggetti

partecipanti si vincolano altresì ad impegnare le risorse finanziarie occorrenti e ad assumere le

iniziative necessarie per l'acquisizione di eventuali contributi nazionali e comunitari.

2. L'accordo deve:

a) prevedere una dettagliata descrizione degli interventi, nonché degli obiettivi e dei risultati

che si intendono perseguire con la realizzazione del programma d'area;

b) contenere gli obblighi assunti da ciascun soggetto partecipante;

c) definire le diverse fasi di realizzazione degli interventi;

51 Rubrica così modificata dall’art. 4 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

52 Rubrica e comma così modificati dall’art. 4 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

53 Rubrica e comma così modificati dall’art. 4 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

d) individuare le risorse finanziarie occorrenti per la realizzazione dei singoli interventi e la

ripartizione dei relativi oneri fra i soggetti partecipanti;

e) prevedere gli effetti derivanti dall’inadempimento degli obblighi assunti dai soggetti

partecipanti, compresa l’eventuale attivazione di interventi sostitutivi;

f) individuare i contenuti non ritenuti sostanziali dalle parti che possono essere modificate con

il consenso unanime espresso dalla Conferenza di programma;

g) individuare l'Autorità di programma da designare con Decreto del Presidente della Giunta

regionale, come previsto al successivo articolo 45;

h) individuare le varie fasi temporali del programma;

i) prevedere il diritto di recesso, di uno o più soggetti partecipanti, stabilendone le condizioni.

54

Art. 44

Soggetti attuatori del Programma d’Area

1. I singoli soggetti partecipanti provvedono alla realizzazione ed alla gestione degli interventi

previsti dal programma d'area in relazione agli obblighi assunti.

2. Entro trenta giorni dall'approvazione dell'accordo, ciascuno dei soggetti partecipanti individua il

responsabile del programma di propria competenza, che svolge i seguenti compiti:

a) cura l'esecuzione degli interventi, promovendo e coordinando lo svolgimento di ogni

attività necessaria per la loro completa e sollecita realizzazione;

b) fornisce all'Autorità di programma tutte le informazioni necessarie per l'esercizio dei suoi

compiti. Art. 45

Autorità di programma

1. L'Autorità di programma, costituita con decreto del Presidente della Giunta regionale (Parole

55

soppresse):

a) coordina l'attività dei responsabili nominati dai soggetti partecipanti;

b) vigila sul rispetto dei tempi di realizzazione del programma e del corretto e razionale

svolgimento delle procedure;

c) opera il monitoraggio sui livelli di prestazione e di qualità, degli interventi e la valutazione

della congruenza dei risultati conseguiti agli obiettivi programmatici definiti;

2. L'Autorità riferisce periodicamente sull'attuazione del programma d'area alla Conferenza di

programma e propone alla stessa l'assunzione dei provvedimenti di competenza, curandone

l'esecuzione. 56

Art. 46

Conferenza di programma del Programma d’Area

54 Rubrica così modificata dall’art. 4 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

55 L’art. 4 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14 sopprime le seguenti parole: “da emanarsi entro 90 giorni

dall’emanazione della presente legge, sulla base degli atti e documenti del POR Calabria e relativi complementi”

56 Rubrica così modificata dall’art. 4 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

1. Con decreto del Presidente della Giunta regionale è istituita la Conferenza di programma con il

compito di sovrintendere alla realizzazione del programma d'area e di vigilare sul tempestivo e

completo adempimento degli obblighi assunti dai partecipanti.

2. La Conferenza è composta da un rappresentante per ognuno dei partecipanti e presieduta dal

Presidente della Giunta regionale o un suo delegato.

3. La Conferenza svolge i seguenti compiti:

a) verifica il rispetto degli obblighi assunti dai contraenti nei termini previsti;

b) mette in mora il soggetto partecipante inadempiente e assume i successivi provvedimenti

previsti dall'accordo, ivi compresa l'attivazione dei poteri sostitutivi;

c) tenta la composizione in via amichevole delle eventuali controversie insorte in ordine al

rispetto delle clausole dell'accordo;

d) provvede agli adempimenti conseguenti;

e) approva le adesioni all'accordo;

f) valuta i risultati del programma d'area.

4. La Conferenza è convocata dal suo Presidente almeno due volte l'anno, nonché su richiesta

dell'Autorità di programma. La Conferenza assume i provvedimenti dì cui alle lettere d) ed e), del

comma 3, all'unanimità dei suoi componenti. Art. 47

Approvazione regionale dei programmi d'area

1. La Giunta regionale propone annualmente al Consiglio l'approvazione dei programmi d'area ed

individua con il medesimo atto i capitoli ordinari di spesa, al fine di garantire la copertura

finanziaria della quota regionale di partecipazione al programma, fissando una priorità per

l'attuazione dei relativi interventi nell'utilizzo delle risorse previste dagli stanziamenti già autorizzati

dalla legge di bilancio o dalla legge finanziaria, con riferimento alle leggi di spesa settoriali vigenti.

2. Il Consiglio regionale con un unico provvedimento approva il programma d'area ed il relativo

programma finanziario. La delibera consiliare di approvazione del programma d'area ha la

medesima efficacia degli atti settoriali di programmazione economico-finanziaria, ai finì

dell'individuazione degli interventi e degli stanziamenti di bilancio da impegnare. Alla stessa

consegue direttamente la fase di attuazione degli interventi da parte delle competenti strutture

regionali. 57

Art. 48

Insediamenti urbani storici

1. Entro 120 giorni dall’entrata in vigore della presente Legge, la Giunta regionale su proposta

dell‟Assessore regionale all‟Urbanistica e Governo del Territorio adotta un organico strumento

normativo sulla identificazione dei centri storici, disciplinando gli interventi negli stessi che tenga

conto dei seguenti principi:

57 Articolo così modificato dall’art. 4 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

a) ai fini della valorizzazione delle risorse immobiliari disponibili e della limitazione dell’uso

di risorse territoriali si considera di preminente interesse regionale il recupero, la

riqualificazione ed il riuso dei centri storici e degli insediamenti storici minori, rispettandone

i valori culturali, sociali, storici, architettonici, urbanistici, economici ed ambientali;

b) si considerano centri storici gli agglomerati urbani che conservano nell’organizzazione

territoriale, nell’impianto urbanistico e ambientale, nonché nelle strutture edilizie, i segni di

una formazione remota e di proprie originarie funzioni abitative, economiche, sociali e

culturali, comprendendo inoltre ogni struttura insediativa anche extra urbana che costituisca

eredità significativa di storia locale;

c) è prevista l’istituzione e l’aggiornamento a cura della Regione di un elenco dei centri storici

riguardante gli insediamenti suscettibili di tutela e valorizzazione;

d) l’attuazione degli interventi nei centri storici può essere demandata ai comuni o altri enti

pubblici, contraenti generali, cooperative di abitazione e loro consorzi, cooperative di

produzione e loro consorzi, imprese di costruzione e di servizi e loro consorzi, privati

proprietari, singoli o consorziati.

2. Al fine di garantire “la compatibilità paesaggistico-ambientale e storico-insediativa degli

interventi di valorizzazione relativi agli” urbani e del patrimonio edilizio ed urbanistico del

territorio regionale, entro 12 mesi dall‟entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale,

su proposta dell‟Assessore regionale all‟Urbanistica e previo parere da parte della Commissione

consiliare competente, da esprimersi entro trenta giorni dal ricevimento, provvede alla redazione e

approvazione di un apposito Disciplinare per gli Interventi di Recupero, Valorizzazione e messa in

58

sicurezza del patrimonio edilizio ed urbanistico.

3. Il Disciplinare di cui al comma precedente indica norme, metodologie, strumenti e tecniche

necessarie a garantire che gli interventi di recupero e valorizzazione del patrimonio edilizio e

urbanistico regionale venga fatto con tecniche e materiali locali compatibili al manufatto e al

59

contesto ambientale nonché in osservanza della normativa vigente in materia.

4. I Comuni, dall‟entrata in vigore del Disciplinare di cui al comma 2, devono verificare la

compatibilità della propria strumentazione urbanistica ed edilizia rispetto alle indicazioni dettate

dal Disciplinare stesso, ed eventualmente mettere in atto, nei tempi dettati dal Disciplinare, le

procedure e gli strumenti in esso previsti, finalizzati ad incentivare il recupero e la messa in

sicurezza del patrimonio edilizio e urbanistico attraverso l‟uso di tecniche e materiali locali

60

compatibili. Art. 49

Miglioramenti tecnologici

1. Al fine di migliorare la qualità tecnologica e di agevolare l'attuazione delle norme sul risparmio

energetico degli edifici, nuovi o esistenti, non sono considerati nei computi per la determinazione

dei volumi e dei rapporti di copertura:

a) i tamponamenti perimetrali per la sola parte eccedente i trenta centimetri, per le nuove

costruzioni, e fino ad un massimo di ulteriori centimetri venticinque;

58 Comma così modificato dall’art. 1, comma 6 della L.R. 28 dicembre 2007, n. 29

59 Comma così modificato dall’art. 1, comma 7 della L.R. 28 dicembre 2007, n. 29

60 Comma così modificato dall’art. 1, comma 8 della L.R. 28 dicembre 2007, n. 29

b) il maggiore spessore dei solai, orizzontali od inclinati, per la sola parte eccedente i venti

centimetri se contribuisce al miglioramento statico degli edifici, e/o al miglioramento dei

livelli di coibentazione termica, acustica o di inerzia termica;

c) le disposizioni del presente articolo valgono anche ai fini del calcolo delle altezze

massime, delle distanze dai confini, fra edifici e dalle strade, fermo restando le prescrizioni

minime dettate dalla legislazione statale.

2. Con l’obiettivo di contenere il consumo di nuovo territorio è consentito nei centri storici e nelle

zone totalmente costruite dei centri abitati, il recupero ai fini abitativi dei sottotetti e l’utilizzo a fini

commerciali dei piani seminterrati ed interrati così definiti:

a) sottotetti, i locali sovrastanti l’ultimo piano dell’edificio con copertura a tetto;

b) seminterrati, i piani la cui superficie si presenta entroterra per una percentuale inferiore ai

2/3 della superficie laterale del piano;

c) interrati, i piani la cui superficie si presenta entroterra per una percentuale superiore ai 2/3

della superficie laterale del piano;

purché siano rispettate le normali condizioni di abitabilità previsti dai vigenti regolamenti

salvo le seguenti:

requisiti di idoneità statica attestati mediante certificato di collaudo redatto da tecnico

abilitato, corredato da prove di carico e certificazione di cui alla legge n. 1086 del

5.11.1971;

altezza media ponderale di almeno metri 2,20, ridotta a metri 2,00 per i comuni posti a

quota superiore a metri 800 slm, calcolata dividendo il volume della porzione di sottotetto

di altezza maggiore a metri 1,50 per la superficie relativa;

rapporti pari a 1/15 tra la superficie delle aperture esterne e superficie degli ambienti di

abitazione, calcolata relativamente alla porzione di sottotetto di altezza maggiore a metri

1,50;

di interventi per il collegamento diretto tra unità immobiliari e sovrastante sottotetto o fra

locali contigui finalizzati alla migliore funzione di tali locali sono da considerarsi opere

interne soggette a D.I.A.;

la realizzazione di aperture, botole, scale, ed ogni altra opera interna idonea a perseguire le

finalità di abitabilità dei sottotetti è soggetta a D.I.A.;

gli interventi e le opere di tipo edilizio e tecnologico devono avvenire senza alcuna

modificazione delle linee di colmo e di gronda e senza alterazione delle originarie

pendenze delle falde di copertura e con l’altezza dei piani sottostanti ai sottotetti che non

può essere ridotta ad un valore inferiore a metri 2,70;

è consentita, ai fini dell’osservanza dei requisiti di aerazione e di illuminazione dei

sottotetti la realizzazione di finestre, lucernai, abbaini e terrazzi se consentiti, ovvero la

realizzazione di impianti di ventilazione meccanica per un ricambio d’aria almeno pari a

quello richiesto per la ventilazione naturale;

per i seminterrati e gli interrati:

altezza interna non inferiore a metri 2,70;

aperture per la ventilazione naturale diretta non inferiore ad un 1/15 della superficie del

pavimento, ovvero la realizzazione d’impianto di ventilazione meccanici per un ricambio

d’aria almeno pari a quello richiesto per la ventilazione naturale;

gli interventi e le opere di tipo edilizio ammessi per conseguire l’utilizzo terziario e/o

commerciale di piani seminterrati non devono, comunque, comportare modifiche delle

quote standard di piano delle aree pubbliche e delle sistemazioni esterne già approvate;

è consentito l’utilizzo dei locali ricavati con la suddivisione orizzontale dell’ambiente

interrato o seminterrato esistente, che ha come fine l’integrazione e il miglioramento della

funzione terziario commerciale, a condizione però che la presenza del soppalco non riduca

l’altezza dell’ambiente al di sotto di metri 2,70;

gli interventi per collegare vano e soppalco e per la sistemazione dei locali interrati e

seminterrati finalizzati a migliorare la fruizione di detti locali e la loro funzione

terziario/commerciale sono da considerarsi opere soggette a D.I.A..

3. Gli interventi di cui al presente articolo comportano la corresponsione degli oneri di

urbanizzazione primaria e secondaria, nonché del contributo del costo di costruzione ai sensi di

legge, calcolati sulla volumetria resa utilizzabile secondo le tariffe vigenti di ciascun Comune per le

opere di urbanizzazione.

4. Il recupero a fini abitativi ed il riutilizzo ad uso terziario/commerciale dei piani seminterrati ed

interrati è ammesso rispettivamente per le zone A e B come definite dal D.M. 1444/68. Nei

sottotetti i volumi trasformabili non possono eccedere il 25% del volume urbanistico dell’edificio

cui l’intervento si riferisce.

5. Qualora venga superato il limite del 25% dell’incremento volumetrico di cui al comma

precedente e nella situazione d’impossibilità del rispetto dei limiti fissati dal D.M. 2 aprile 1968 è,

altresì ammessa la possibilità del diretto conferimento, da parte dei richiedenti, di superfici idonee a

compensare gli standard urbanistici mancanti, ovvero della loro monetizzazione attraverso idonea

convenzione, in base ai costi correnti di esproprio all’interno dell’area considerata.

6. Gli interventi di cui al presente articolo sono classificati come ristrutturazioni ai sensi dell’art. 31,

comma 1, della legge 5 agosto 1978, n. 457.

7. Con riferimento al precedente comma 5, i Comuni, con motivata deliberazione, di cui è

necessario dare adeguata pubblicità, possono, nel termine di 180 giorni dalla data di entrata in

vigore della presente legge, disporre l’esclusione totale o parziale di zone territoriali omogenee e/o

limitazioni degli incrementi volumetrici oltre il limite di cui al comma 5.

TITOLO VII

PIANIFICAZIONE DEL TERRITORIO AGRO-FORESTALE

Art. 50

Assetto agricolo forestale del territorio

1. Gli strumenti urbanistici, nell’individuazione delle zone agricole, disciplinano la tutela e l’uso del

territorio agro-forestale, al fine di:

a) salvaguardare il valore naturale, ambientale e paesaggistico del territorio medesimo e, nel

rispetto della destinazione forestale del suolo e delle specifiche vocazioni produttive,

garantire lo sviluppo di attività agricole sostenibili;

b) promuovere la difesa del suolo e degli assetti idrogeologici, geologici ed idraulici e

salvaguardare la sicurezza del territorio;

c) favorire la piena e razionale utilizzazione delle risorse naturali e del patrimonio

infrastrutturale ed infrastrutturale esistente;

d) promuovere la permanenza nelle zone agricole, degli addetti all’agricoltura migliorando le

condizioni insediative;

e) favorire il rilancio e l’efficienza delle unità produttive;

f) favorire il recupero del patrimonio edilizio rurale esistente in funzione delle attività agricole

e di quelle ad esse integrate e complementari a quella agricola;

g) valorizzare la funzione dello spazio rurale di riequilibrio ambientale e di mitigazione degli

impatti negativi degli aggregati urbani.

2. I Comuni, mediante il PSC individuano zone agricole a diversa vocazione e vocazione e

suscettività produttiva per promuoverne lo sviluppo.

3. I Comuni qualificano, attraverso la sistematica definizione degli interventi edilizi ed urbanistici

ammessi, le zone agricole del proprio territorio in:

a) aree caratterizzate da una produzione agricola tipica o specializzata;

b) aree di primaria importanza per la funzione agricolo-produttiva, anche in relazione

all’estensione, composizione e localizzazione dei terreni;

c) aree che, caratterizzate da preesistenze insediative, sono utilizzabili per l’organizzazione di

centri rurali o per lo sviluppo di attività complementari ed integrate con l’attività agricola;

d) aree boscate o da rimboschire;

d bis) le aree assoggettate ad usi civici o di proprietà collettiva di natura agricola o silvo-

pastorale;

e) aree che per condizione morfologica, ecologica, paesistico-ambientale ed archeologica, non

sono suscettibili di insediamento.

4. L’individuazione di cui al comma 2 deve essere preceduta da una rilevazione e descrizione

analitica delle caratteristiche fisiche del territorio interessato e delle sue potenzialità produttive,

elaborata sulla base di una relazione agro-pedologica e di uso dei suoli elaborata e firmata da un

61

professionista a ciò abilitato con particolare riferimento:

a) alla natura fisico-chimica dei terreni, alla morfologia ed alle caratteristiche idro-geologiche;

b) all’uso di fatto ed all’uso potenziale dei suoli finalizzato all’incremento potenzialità

produttive;

c) allo stato della frammentazione fondiaria;

d) alle caratteristiche socio-economiche della zona e della popolazione che vi risiede o la

utilizza;

e) alla individuazione delle aree abbandonate o sotto utilizzate che richiedano interventi

strutturali ai fini di garantire forme ed opere di presidio ambientale, sotto i profili

ecologico-ambientale e socio-economico.

5. Le previsioni del PSC, relativamente alle zone di cui al comma 2, devono indicare:

61 Commi 3 e 4 così modificati dall’art. 5 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

a) per ciascuna zona e con riferimento alle colture praticate od ordinariamente praticabili;

b) l’unità aziendale minima per l’esercizio in forma economicamente conveniente dell’attività

agricola.

6. A decorrere dal sessantesimo giorno successivo all‟approvazione delle linee guida da parte della

Regione Calabria, nei comuni dotati di programma di fabbricazione, la destinazione a zona

agricola si intende estesa a tutti i suoli ricadenti al di fuori dei centri abitati, salvo quanto disposto

62

dai piani sovraordinati.

7. Nell’ambito dei comprensori di bonifica i Consorzi di bonifica partecipano, tramite le scelte

disposte con il Piano Comprensoriale di bonifica e di tutela del territorio, ove approvato dal

Consiglio regionale ed adottato dai Consorzi, alla formazione dei Piani territoriali ed urbanistici,

nonché ai programmi di difesa dell’ambiente contro gli inquinamenti.

8. Il Piano ha efficacia in ordine alle azioni di competenza del Consorzio di bonifica per la

individuazione e progettazione delle opere di bonifica e delle opere pubbliche di bonifica e di

irrigazione , nonché delle altre opere necessarie per la tutela e la valorizzazione del territorio rurale,

ivi compreso la tutela delle acque di bonifica ed irrigazione. Il Piano ha invece valore di indirizzo

per quanto attiene vincoli per la difesa dell’ambiente naturale ed alla individuazione dei suoli

agricoli da salvaguardare rispetto a destinazioni d’uso alternative.

9. I Comuni, le Comunità montane e le Province, nell’approvazione dei propri strumenti di

pianificazione devono raccordarsi con quanto disposto dal Piano di bonifica approvato dal

Consiglio regionale. I Comuni si raccordano, altresì, nei propri strumenti urbanistici, con le

proposte di tutela delle aziende e delle aree agricole in riferimento alla salvaguardia dell’uso

agricolo rispetto a destinazioni d’uso alternative.

Art. 51

Interventi in zona agricola

1. Nelle zone a destinazione agricola come identificate dell’articolo precedente, il permesso di

63

costruire sarà rilasciato con esonero dei contributi commisurati alle opere di urbanizzazione e ai

costi di costruzione, solo se la richiesta è effettuata da imprenditori agricoli.

2. Qualora la destinazione d’uso venga modificata nei dieci anni successivi all’ultimazione dei

lavori i contributi di cui al comma precedente sono dovuti nella misura massima corrispondente alla

nuova destinazione, determinata con riferimento al momento dell’intervenuta variazione (ai sensi

dell’art. 19 ultimo comma del DPR 6 giugno 2001 n. 380).

3. Nelle zone a destinazione agricola è comunque vietata:

a) ogni attività comportante trasformazioni dell’uso del suolo tanto da renderlo incompatibile

con la produzione vegetale o con l’allevamento e valorizzazione dei prodotti;

b) ogni intervento comportante frazionamento del terreno a scopo edificatorio (già

lottizzazione di fatto);

c) la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria del suolo in difformità alla

sua destinazione.

62 Comma così modificato dall’art. 33, comma 1, della L.R. 26 giugno 2003, n. 8

63 Comma così modificato dall’art. 5 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

4. Il PSC in riferimento a quanto disposto nelle linee guida, nel QTR nonché nel PTCP, avendo

particolare riguardo ai loro contenuti di strumenti di salvaguardia e tutela dei valori paesaggistici, e

tenendo anche conto dei piani e programmi di settore, in materia di agricoltura, individua gli

interventi aventi carattere prioritario ed essenziale fissando gli indici ed i rapporti di edificabilità.

5. E’ consentito l’asservimento di lotti non contigui ma funzionalmente legati per il

raggiungimento dell’unità culturale minima, fermo restando la definizione in sede di PSC

dell’ingombro massimo di corpi di fabbrica edificabili e le caratteristiche tipologiche dell’insieme

degli interventi a tutela e conservazione del paesaggio agricolo.

Art. 52

Criteri per l’edificazione in zona agricola

1. Il permesso di costruire per nuove costruzioni rurali, nei limiti ed alle condizioni di cui al

precedente articolo, potrà essere rilasciato nel rispetto delle seguenti prescrizioni:

a) che si proceda in via prioritaria al recupero delle strutture edilizie esistenti;

b) che l’Azienda mantenga in produzione superfici fondiarie che assicurino la dimensione

dell’unità aziendale minima.

2. Le strutture a scopo residenziale, al di fuori dei piani di utilizzazione aziendale o interaziendale,

salvo quanto diversamente e più restrittivamente indicato dai PSC, dai piani territoriali o dalla

pianificazione di settore, sono consentite entro e non oltre gli standard di edificabilità di 0,013 mq

su mq di superficie utile. Per le sole attività di produttività e di trasformazione e/o

commercializzazione di prodotti agricoli, l’indice non può superare 0,1 mq su mq. Il lotto minimo è

rappresentato dall’unità aziendale minima di cui agli articoli precedenti.

3. I vincoli relativi all’attuazione dei rapporti volumetrici e di utilizzazione residenziale o produttiva

devono essere trascritti presso la competente conservatoria dei registri immobiliari a cure e spese

del titolare del permesso di costruire.

4. Per la realizzazione e la ristrutturazione delle strutture connesse alle attività di turismo rurale e

agriturismo, gli standard urbanistici ed i limiti indicati al comma 2 sono incrementabili massimo

fino al 20% fatta salva la normativa vigente nazionale e regionale in materia di agriturismo e

64

turismo rurale, nonché gli indici stabiliti dagli strumenti urbanistici vigenti.

TITOLO VIII

DISPOSIZIONI ORIZZONTALI

Art. 53

Standard urbanistici

1. Al fine di assicurare una diversa e migliore qualità urbana, gli standard debbono contribuire ad

elevare il livello quantitativo e qualitativo del sistema delle infrastrutture per l’urbanizzazione degli

insediamenti residenziali e produttivi in genere, mirando a migliorare il livello delle attrezzature e

spazi collettivi, idonei a soddisfare le esigenze dei cittadini.

2. Gli standard di qualità, in particolare, si esprimono attraverso la definizione:

64 Comma 2 modificato dall’art. 5 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14 che, inoltre, aggiunge il comma 4


PAGINE

66

PESO

1,021.52 KB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Legislazione regionale, Regione Calabria, per la tutela, governo ed uso del territori.
Normativa vigente per la realizzazione di opere edili e di infrastrutture (strade, ponti, sfruttamento del territorio), la pianificazione territoriale ed urbanistica, definizione degli organismi atti al controllo urbanistico.
Legge regionale del 16 aprile 2002, n.19


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in urbanistica
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di Urbanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Mediterranea - Unirc o del prof Foresta Sante.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Fondamenti di urbanistica

Tipologie edilizie (Tavole)
Esercitazione
Urbanistica - Esempi di piani attuativi
Dispensa
Comparti del piano di lottizzazione
Esercitazione
Tavole per la realizzazione di strade e parcheggi
Esercitazione