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3. Il SITO:

a) cura la realizzazione della cartografia di base regionale e delinea norme e criteri per la

formazione della cartografia tematica informatizzata;

b) approfondisce e diffonde la conoscenza delle risorse e delle trasformazioni del territorio

regionale;

c) fornisce ai soggetti competenti per la programmazione economica ed alla pianificazione

territoriale ed urbanistica le informazioni necessarie per la redazione, la verifica e

l’adeguamento dei diversi strumenti, comprese le informazioni riguardanti i progetti

d’intervento finanziati e/o cofinanziati dall’Unione, dello Stato e delle altre regioni;

d) registra gli effetti indotti dall’applicazione delle normative e dall’azione di trasformazione

del territorio;

e) sviluppa e coordina i flussi informativi tra gli enti titolari dell’informazione territoriale

9

presenti nella regione (Parole soppresse); i flussi ed i dati suddetti vengono costantemente

implementati dalle informazioni trasmesse dalle Amministrazioni Comunali e dagli altri enti

titolari di potestà urbanistica concernenti il rilascio dei permessi di costruire e di altri atti

abilitativi rilevanti ai fini del presente articolo; a tal fine il SITO si implementa di un sistema

di collegamento costante con gli sportelli unici per l’edilizia istituiti presso le Province ed i

Comuni ai sensi dell’articolo 71;

f) predispone criteri, requisiti e metodi di misurazione dell’efficienza e dell’efficacia delle

procedure di allocazione delle risorse nel territorio e degli strumenti urbanistici, nonché delle

loro interrelazioni e modalità di attuazione, anche ai fini dell’attività normativa di indirizzo e

di coordinamento della Regione e degli enti locali;

g) favorisce la conoscenza dei dati relativi ad esperienze rilevanti realizzate nell’Unione, nella

Repubblica e nella Regione riguardanti le metodologie tecniche e i risultati ottenuti nella

pianificazione e gestione del territorio;

h) stabilisce collegamenti con i corrispondenti servizi informativi dell’Unione, della

Repubblica e delle altre Regioni;

i) promuove servizi di informazione al cittadino.

4. Il SITO realizza, altresì, annualmente:

a) il programma regionale delle attività in ordine alle procedure di allocazione delle risorse,

agli strumenti conoscitivi e di controllo di queste sul piano territoriale con le connesse

rilevazioni cartografiche;

b) la sintesi informativa in ordine alle trasformazioni territoriali regionali e al relativo contesto

geo-economico.

5. La Giunta regionale, su proposta dell’Assessorato all‟Urbanistica e Governo del Territorio,

sentita la commissione consiliare competente nonché la rappresentanza dell’UPI, dell’ANCI,

10

dell‟UNCEM e della Lega delle Autonomie Locali , predispone ed approva nel termine di 120

giorni dalla entrata in vigore della presente legge, la delibera di costituzione ed organizzazione del

SITO, comprensiva delle dotazioni organiche, strumentali e finanziarie del sistema stesso.

6. Il SITO trasmette ogni anno al Consiglio regionale, in occasione della presentazione della

proposta del bilancio regionale di previsione, una dettagliata relazione, da pubblicare sul BUR, sullo

stato di avanzamento del processo di pianificazione territoriale e sullo stato di attuazione delle

relative previsioni.

9 Comma così modificato dall’art. 1 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14 che ha soppresso le parole “nonché elabora

quelli contenuti nella banca dati sui centri storici calabresi (O.Re.S.Te.)”

10 Parole aggiunte dall’art. 1 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

7. In sede di applicazione delle norme del presente articolo sono fatti salvi i contenuti e gli effetti

11

delle deliberazioni della Giunta regionale n. 1008 del 4/12/2000 e n. 145 del 26/2/ 2002.

Art. 8 bis

(Politica del paesaggio e istituzione dell'Osservatorio Regionale per il Paesaggio)

1. La Regione recepisce la Convenzione Europea firmata a Firenze il 20 ottobre 2000 e ratificata

con legge n. 14/2006, aderisce alla RECEP (Rete Europea degli Enti territoriali per l'attuazione

della Convenzione Europea del Paesaggio) e attua i contenuti della "Carta Calabrese del

Paesaggio" sottoscritta il 22 giugno 2006 da Regione, Province, ANCI, Università, Parchi e

Direzione regionale per i Beni culturali e Paesaggistici.

2. In attuazione della Convenzione Europea del Paesaggio e della "Carta Calabrese del

Paesaggio", la Giunta regionale, su proposta dell'Assessore all'urbanistica e Governo del

Territorio, istituisce "l'Osservatorio Regionale per il Paesaggio" con lo scopo di promuovere

azioni specifiche per l'affermazione di una politica di (parola soppressa) )salvaguardia e

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valorizzazione del paesaggio nel rispetto della normativa nazionale vigente.

3. Le funzioni esercitate dall'Osservatorio Regionale per il Paesaggio sono le seguenti:

- coordina l'attività culturale, scientifica e organizzativa in materia di sensibilizzazione,

formazione ed educazione, fornendo supporto tecnico e scientifico all'attuazione delle leggi

nazionali e regionali in materia, e promuovendo il raccordo con gli organi di competenza

statale ed europea;

- elabora e gestisce strumenti per la tutela-valorizzazione del Paesaggio su tutto il territorio

regionale, anche attraverso la redazione di appositi strumenti di rilevazione finalizzati alla

identificazione-caratterizzazione degli ambiti paesaggistici della Calabria;

- coordina, le attività di manutenzione e aggiornamento della Banca dati appositivamente

costruita per la identificazione dei sistemi paesaggistici della Regione;

- promuove il raccordo tra le azioni della Regione e degli Enti locali per la promozione del

territorio partecipando alla definizione degli obiettivi strategici degli Assessorati regionali

e della Commissione Consiliare competente direttamente o indirettamente interessati ai

temi del Paesaggio.

4. In attuazione della Carta Calabrese del paesaggio, l'Assessorato regionale all'urbanistica e

governo del territorio elabora il Documento relativo alla "Politica del Paesaggio per la Calabria".

Il suddetto documento finalizzato a definire i principi generali, le strategie e gli orientamenti che

consentano l'adozione, da parte degli enti competenti, di misure specifiche finalizzate a

salvaguardare, gestire e/o progettare il paesaggio in tutto il territorio regionale, dovrà essere

elaborato in sintonia con le "Linee Guida della Pianificazione Regionale" e costituirà parte

integrante del Quadro Territoriale Regionale. Esso dovrà essere sottoposto al parere vincolante

della Commissione consiliare di competenza.” Art. 9

Nucleo di valutazione urbanistico-territoriale

11 Comma aggiunto dall’art. 6, comma 9, della L.R. 22 maggio 2002, n. 23

12 Comma così modificato dall’art. 1, comma 1 che ha soppresso la parola “tutela”, e comma 2, che ha aggiunto le

parole “nel rispetto della normativa nazionale vigente”, della L.R. 28 dicembre 2007, n. 29 13

1. La Giunta regionale, su proposta dell'Assessore all'Urbanistica e Governo del Territorio

istituisce il nucleo di valutazione urbanistico-territoriale della Regione Calabria.

2. E’ compito del nucleo:

a) monitorare le attività di valutazione di cui al successivo articolo 10;

b) esprimere alla Giunta regionale pareri in merito alla definizione del QTR ed i suoi rapporti

con il Sistema Informativo Territoriale; parere sulle prescrizioni di carattere territoriale

degli atti e documenti della pianificazione settoriale regionale e loro traduzione in termini

informatici;

c) predisporre un rapporto annuale sullo stato della pianificazione del territorio regionale da

presentarsi alla Giunta regionale che con proprio parere, entro 30 giorni dalla ricezione, lo

trasmetterà con propria delibera al Consiglio regionale per la definitiva approvazione;

d) fornire, su richiesta, ogni forma di assistenza alle strutture del SITO e agli sportelli unici

per l’edilizia;

3. Del nucleo di valutazione fanno parte:

- l’Assessore regionale all'Urbanistica e Governo del Territorio che lo presiede;

- i Dirigenti dei servizi Urbanistica e Governo del Territorio del Dipartimento regionale

relativo;

- il segretario dell’Autorità di bacino;

- gli Assessori Provinciali all’uopo delegati dalla Giunta Provinciale;

- un delegato dell’ANCI, uno dell’UNCEM e uno dell’ANCE;

- un delegato in rappresentanza dei parchi della Regione Calabria;

- un rappresentante per ciascuno degli Ordini professionali degli Architetti-

pianificatori-paesaggisti-conservatori, degli Ingegneri, dei Geologi, degli Agronomi e

Forestali, nonché dei Geometri;

- un rappresentante designato da ognuna delle Università Calabresi;

- un rappresentante dell’Unione regionale delle bonifiche;

- un rappresentante dell’Unione piccoli Comuni.;

- un rappresentante unitario delle organizzazione ambientaliste e protezioniste;

- un rappresentante delle organizzazioni sindacali dei lavoratori;

14

- un delegato della Lega delle Autonomie Locali.

4. Da 5 esperti nominati dal Presidente della Giunta Regionale, su proposta dell‟Assessore

regionale all'urbanistica e al Governo del Territorio, con particolare competenza in materia di

pianificazione urbanistica, territoriale, tutela e conservazione del patrimonio storico architettonico

paesaggistico della Calabria e di difesa e gestione del rischio geologico, idrogeologico e di

15

riduzione del rischio sismico.

5. I componenti il Nucleo di Valutazione sono nominati con decreto del Presidente della Giunta

regionale e durano in carica per l’intera durata della legislatura e comunque fino alla designazione

dei sostituti.

13 Comma così modificato dall’art. 1, della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

14 Comma così modificato dall’art. 1, della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

15 Comma così sostituito dall’art. 1, della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

6. La legge regionale di bilancio approvata nell’anno di costituzione del nucleo provvederà alla

allocazione dei relativi oneri per il funzionamento del nucleo stesso nel corso della legislatura.

Art. 10 16

Valutazione di Sostenibilità, di impatto Ambientale e strategica

1. La Regione, le Province e i Comuni provvedono, nell’ambito dei procedimenti di elaborazione e

di approvazione dei propri piani, alla valutazione preventiva della sostenibilità ambientale e

territoriale degli effetti derivanti dalla loro attuazione, nel rispetto della normativa dell’Unione

Europea e della Repubblica, attraverso le verifiche di coerenza e compatibilità e la Valutazione

17

Ambientale Strategica .

2. La verifica di coerenza accerta che i sistemi naturalistico-ambientali, insediativi e relazionali,

definiti in base ai principi ed alle procedure di cui alla presente legge, siano coerenti con quelle

della pianificazione vigente, ai diversi livelli, e si applica agli obiettivi della pianificazione

strutturale ed operativa; vale a dire:

a) alla tutela e conservazione del sistema naturalistico-ambientale;

b) all’equilibrio e funzionalità del sistema insediativo;

c) all’efficienza e funzionalità del sistema relazionale;

d) alla rispondenza con i programmi economici.

3. La verifica di compatibilità accerta che gli usi e le trasformazioni del territorio siano compatibili

con i sistemi naturalistico-ambientali, insediativi e relazionali, definiti in base ai principi e alle

procedure di cui alla presente legge. Essa trova applicazione nelle modalità di intervento della

pianificazione strutturale ed operativa ed è rivolta:

a) a perseguire la sostenibilità degli interventi antropici rispetto alla quantità e qualità delle

acque superficiali e sotterranee, alla criticità idraulica del territorio ed all’approvvigionamento

idrico, alla capacità di smaltimento dei reflui, ai fenomeni di dissesto idrogeologico e di

instabilità geologica, alla riduzione ed alla prevenzione del rischio sismico, al risparmio e

all’uso ottimale delle risorse energetiche e delle fonti rinnovabili;

b) a rendere possibile il restauro e la riqualificazione del territorio, con miglioramento della

funzionalità complessiva attraverso una razionale distribuzione del peso insediativo della

popolazione e delle diverse attività;

c) a realizzare una rete di infrastrutture, impianti, opere e servizi che assicurino la circolazione

delle persone, delle merci e delle informazioni, realizzata anche da sistemi di trasporto

tradizionali od innovativi, con la relativa previsione di forme d’interscambio e connessione,

adottando soluzioni tecniche e localizzative finalizzate alla massima riduzione degli impatti

sull’ambiente.

4. Gli enti titolari del governo del territorio, preliminarmente alla adozione degli atti di

pianificazione strutturale danno vita a procedure di verifica della coerenza e della compatibilità di

tali atti con gli strumenti della pianificazione urbana e territoriale e con i piani di settore ove

esistenti, ai fini della valutazione di sostenibilità. Tale verifica potrà essere effettuata, quando

necessario, facendo ricorso alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS) ai sensi della Direttiva

18

Comunitaria 2001/42/CE.

16 Rubrica così modificata dall’art. 1, della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

17 Parole aggiunte dall’art. 49, comma 1 lett. a), della L.R. 12 giugno 2009, n. 19.

18 Parole aggiunte dall’art. 1, della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

5. Le procedure di verifica sono attuate attraverso la Conferenza di pianificazione, convocata ai

sensi dell’articolo 13.

6. Nelle ipotesi contemplate nella direttiva 2001/42/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del

27 giugno 2001, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi

sull’ambiente, pubblicata in Gazzetta Ufficiale numero 197 del 21 luglio 2001, si opera in

conformità alle disposizioni contenute nella direttiva stessa specie per quanto attiene gli articoli 2,

3, 4, 5, 6, 8 e 9.

6 bis. Per gli strumenti di pianificazione che possono avere impatti significativi sull'ambiente e sul

patrimonio culturale e che secondo il disposto del D.lgs 152/06 e successive modifiche ed

integrazioni necessitano di valutazione ambientale, la procedura di Valutazione Ambientale

Strategica (VAS) deve essere espletata, nelle diverse fasi di elaborazione, adozione e approvazione

degli strumenti, in conformità alle disposizioni contenute nel suddetto D.lgs. 152/06 e successive

19

modifiche ed integrazioni, Titoli I e II .

7. (Parole soppresse) Lo studio di impatto ambientale deve riguardare l’insieme degli effetti, diretti

ed indiretti, a breve e a lungo termine, permanenti e temporanei, singoli e cumulativi, positivi e

negativi, che i piani anzidetti hanno sull’ambiente, inteso come sistema complesso delle risorse

naturali ed umane (uomo, fauna, flora, suolo e sottosuolo, mare, acque superficiali e sotterranee,

aria, clima, paesaggio, ambiente urbano e rurale) e delle loro reciproche interazioni. Nelle

procedure di formazione e di approvazione degli strumenti di pianificazione qualunque soggetto

può presentare, nei periodi di pubblicazione previsti, osservazioni e proposte in ordine alla

compatibilità ambientale e di esse deve tenersi conto ai fini dell’approvazione dello strumento. In

sede di definitivo recepimento nell’ordinamento regionale della citata direttiva 2001/42/CE, da

effettuarsi entro 12 mesi dall’entrata in vigore della presente legge saranno definite le norme

procedimentali di dettaglio e le relativa competenze. Fino a tale data le determinazioni in merito alle

richieste di valutazione di impatto ambientale sono adottate dalle Giunta regionale su proposta dell'

Assessore all'urbanistica e Governo del Territorio.

8. Le determinazioni di cui al precedente comma 7 si intendono applicate alla valutazione di

impatto ambientale (VIA) di progetti relativi ad opere di interesse regionale e sub regionale, ai

20

sensi del DPCM 27/12/88 e seguenti nonché degli elenchi allegati.

TITOLO II

PARTECIPAZIONE E CONCERTAZIONE

Art. 11

Partecipazione dei cittadini

1. I procedimenti di formazione ed approvazione degli strumenti di governo del territorio,

prevedono quali loro componenti essenziali:

19 Comma aggiunto dall’art. 49, comma 1 lett. b), della L.R. 12 giugno 2009, n. 19.

20 Articolo così modificato dall’art. 1, della L.R. 24 novembre 2006, n. 14 che ha soppresso le seguenti parole: “

In attuazione anticipata delle citate disposizioni comunitarie” ed ha aggiunto il comma 8.

a) la concertazione tra le amministrazioni procedenti e le forze sociali ed economiche sugli obiettivi

della pianificazione attraverso la costituzione di Organismi consultivi cui partecipano le seguenti

Associazioni regionali:

- un rappresentante dell’UPI;

- un rappresentante dell’ANCI;

- un rappresentante dell’UNCEM;

- un rappresentante dell’ANCE ;

- un rappresentante per ciascuna delle Federazioni degli Ordini professionali degli

architetti-pianificatori-paesaggisti-conservatori, degli agronomi, geologi ed ingegneri,

nonché dei geometri;

- un rappresentante unitario delle organizzazioni ambientaliste e protezioniste, un

rappresentante delle organizzazioni professionali agricole operanti sul territorio;

- un rappresentante dell’Associazione Piccoli Comuni (ANPC);

b) specifiche forme di pubblicità e di consultazione dei cittadini e delle associazioni costituite per la

tutela d’interessi diffusi.

2.Gli Enti locali possono prevedere che, nei medesimi procedimenti, ai sensi del D.Lgs. 18 agosto

2000 n. 267 e della legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni ed integrazioni, siano

previste ulteriori forme di pubblicità e di consultazione oltre a quelle della presente legge.

3. Nell’ambito della formazione degli strumenti che incidono direttamente su situazioni giuridiche

soggettive, è garantita la partecipazione dei soggetti interessati al procedimento attraverso la più

ampia pubblicità degli atti e documenti concernenti la pianificazione ed assicurando il tempestivo

ed adeguato esame delle deduzioni dei soggetti intervenuti e l’indicazione delle motivazioni in

merito all’accoglimento o meno delle stesse, anche ai sensi del precedente articolo 1.

4. Nell’attuazione delle previsioni di vincoli urbanistici preordinati all’esproprio deve essere

garantito il diritto al contraddittorio degli interessati con l’amministrazione procedente.

5. Il responsabile del procedimento cura tutte le attività relative alla pubblicità, all’accesso agli atti e

documenti ed alla partecipazione al procedimento d’approvazione. Il responsabile è individuato

nell’atto d’avvio dei procedimenti di approvazione dei piani.

6. I Comuni per promuovere la partecipazione allargata dei cittadini alla definizione degli

strumenti urbanistici e delle politiche di sviluppo e governo del territorio comunale nonché favorire

una reale attività di partecipazione e condivisione collettiva anche per le attività progettuali riferite

a opere di rilievo e di interesse pubblico e nel rispetto del principio della sostenibilità, istituiscono

e gestiscono con personale adeguato, specifici „laboratori di partecipazione‟ che possono essere

organizzati, in funzione delle specifiche necessità e situazioni anche in maniera diffusa, ma

coordinata e in rete, nel contesto cittadino e più in generale territoriale e intercomunale. I

laboratori di partecipazione, in relazione allo strumento urbanistico che si dovrà redigere e attuare

(Strumenti di pianificazione comunale - strumenti di pianificazione comunale in forma associata,

strumenti di pianificazione negoziata come definiti dalla presente legge e piani strategici e di

sviluppo) ed anche in funzione di specifiche esigenze locali, possono essere articolati in:

a) laboratori urbani;

b) laboratori di quartiere; 21

c) laboratori territoriali.”

21 Comma aggiunto dall’art. 1 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

Art. 12

Concertazione istituzionale

1. La Regione, le Province e i Comuni, nella formazione degli strumenti di pianificazione

territoriale e urbanistica, conformano la propria attività al metodo della concertazione con gli altri

Enti pubblici territoriali e con le altre Amministrazioni preposte alla cura degli interessi pubblici

coinvolti.

2.Sono strumenti della concertazione istituzionale la Conferenza di pianificazione, la Conferenza di

servizi e l’accordo di programma. Art. 13

Conferenze di pianificazione

1. La Regione, le Province ed i Comuni, in occasione della formazione, dell’aggiornamento e della

variazione dei piani di propria competenza convocano apposite conferenze di pianificazione,

chiamando a parteciparvi gli enti territorialmente interessati ed invitandoli a valutare un documento

preliminare in ordine alla compatibilità ed alla coerenza delle scelte pianificatorie con le previsioni

degli strumenti di pianificazione sovraordinati ed alla realizzazione delle condizioni per lo sviluppo

sostenibile del territorio.

2. Il documento preliminare viene elaborato dall’Ente che indice la Conferenza e, contestualmente

alla convocazione della Conferenza medesima, trasmesso a tutti i soggetti invitati.

3. Alla Conferenza partecipano gli enti territoriali e le Amministrazioni che concorrono alla

procedura di formazione del piano mediante atti deliberativi, consultivi, di intesa o di assenso

comunque denominati; possono altresì, partecipare altre Amministrazioni ed enti di gestione

rappresentativi degli interessi coinvolti.

4. Nella Conferenza di pianificazione le forze economiche e sociali, di cui al comma 1 lett. a) del

precedente articolo 11, concorrono alla definizione degli obiettivi e delle scelte dei piani delineate

dal documento preliminare.

5. Ogni amministrazione partecipa alla Conferenza con un unico rappresentante, legittimato ai sensi

di legge dai rispettivi Organismi titolari dei poteri, che esprime definitivamente ed in modo

vincolante le valutazioni e la volontà dell’ente.

6. Le Amministrazioni, gli Enti e le Associazioni partecipanti alla Conferenza espongono le loro

osservazioni, proposte e valutazioni, delle quali si dà atto in un apposito verbale che

l’amministrazione procedente è tenuta a considerare nel processo di pianificazione avviato.

7. La Conferenza deve concludersi nel termine di quarantacinque giorni e l’amministrazione

procedente deve assicurare la pubblicità degli esiti della concertazione.

Art. 14

Conferenze di servizi

1. Il procedimento semplificato di cui all'articolo 14 della Legge 7 Agosto 1990, n. 241 e successive

modificazioni ed integrazioni è applicabile per l'approvazione di progetti di opere e di interventi

che, nel rispetto della pianificazione regionale e provinciale, necessitano di pareri, nulla-osta, intese

o assensi comunque denominati da parte di altre Amministrazioni titolate ad esprimerli.

2.Qualora l'approvazione dei progetti da parte della Conferenza di servizi comporti variante al PRG

o si sostituisca agli strumenti di attuazione di esso:

a) l'atto di impulso dell'autorità procedente deve essere adeguatamente circostanziato e

motivato sulle ragioni di convenienza e di urgenza per il ricorso al procedimento

semplificato di cui al presente articolo;

b) se ne deve dare atto nella prima seduta della Conferenza anche agli effetti di quanto

disposto nelle successive lettere c) e d);

c) la relativa pronuncia dell'amministrazione comunale deve essere preceduta da conforme

deliberazione dei consiglio comunale;

d) la deliberazione consiliare di cui alla lettera c), unitamente agli atti presentati nel corso

della prima seduta della Conferenza è depositata a cura del Comune interessato a libera

visione del pubblico per 30 giorni consecutivi, previo avviso affisso all'albo pretorio e

divulgato a mezzo manifesti sull'intero territorio comunale ai fini dell'eventuale

presentazione nello stesso periodo di osservazione da parte di chiunque vi abbia interesse;

e) le osservazione vengono presentate al Comune interessato il quale, entro quindici giorni, le

istruisce per quanto di competenza per la loro sottoposizione alla decisione della

Conferenza medesima in seduta deliberante da convocare comunque entro il termine di 90

giorni decorrenti dalla data della prima seduta della stessa.

3. Le deliberazioni adottate sostituiscono a tutti gli effetti gli atti dei rispettivi procedimenti

ordinari, fermo restando che qualora esse comportino sostanziali modifiche al progetto sul quale si è

già pronunciato il Consiglio comunale ai sensi dei comma 2, lettera c), e non sia stato

preventivamente acquisito il suo assenso, la loro efficacia è subordinata alla ratifica da parte di tale

organo da adottarsi entro trenta giorni dalla data di assunzione delle deliberazioni stesse.

4. Delle determinazioni conclusive assunte dalla Conferenza di servizi è data notizia mediante

avviso recante l'indicazione della sede di deposito degli atti di pianificazione approvati, da

pubblicarsi sul BUR e su almeno un quotidiano a diffusione locale.

5. Per quanto non previsto nel presente articolo si applicano le disposizioni di cui agli articoli 14,

14bis e 14ter della legge n. 241/90 e successive modificazioni ed integrazioni.

6. I procedimenti di cui al presente articolo devono concludersi entro e non oltre 90 giorni dalla data

di inizio.

7. In sede di prima applicazione per i procedimenti dì cui al precedente comma 2 già avviati e per i

quali non siano state concluse le procedure propedeutiche alla pronuncia definitiva dei Consiglio

comunale ai sensi dell'articolo 25 del D.Lgs 31 Marzo 1998, n. 112, si procede secondo le

disposizioni dei presente articolo. Art. 15

Accordo di programma

1. Per l’attuazione dei piani territoriali di livello regionale, interregionale, provinciale e comunale,

nonché per l’attuazione dei patti territoriali, dei contratti di programma, ovvero per l’attuazione di

tutte le altre forme di concertazione economico- finanziaria, ivi compresi interventi ed opere

pubbliche o di interesse pubblico promosse da soggetti istituzionali, da Organismi misti o dal

mercato, i soggetti interessati promuovono la conclusione di un accordo di programma, ai sensi

dell’articolo 34 del D.Lgs 18 agosto 2000, n. 267. Per le conferenze di servizio convocate per

l’attuazione dell’accordo di cui al primo comma si applicano le norme statali vigenti.

TITOLO III

OPERE DI INTERESSE GENERALE

Art. 16

Opere di interesse statale

1. La volontà di intesa, in ordine alla localizzazione delle opere pubbliche statali e di interesse

statale non conformi agli strumenti urbanistici, è espressa dalla Giunta regionale previa

convocazione di una Conferenza dei servizi, alla quale partecipano le Province, i Comuni e gli altri

enti territorialmente interessati.

2. Qualora l’opera statale incida su aree destinate dagli strumenti urbanistici comunali al

soddisfacimento dello standard dei servizi alla popolazione, il Comune, in sede di Conferenza dei

servizi, può chiedere all’amministrazione statale procedente interventi compensativi, al fine di

recuperare le aree necessarie alla realizzazione di detti servizi.

3. La procedura finalizzata all’intesa Stato-Regione non trova applicazione in relazione ad opere

prive di specifica incidenza urbanistica, quali quelle rientranti nelle tipologie individuate

dall’articolo 3, lettera b) e c), del DPR 6 giugno 2001, n. 380, per la cui realizzazione è sufficiente

l’invio al Comune, da parte dell’amministrazione statale interessata, di una relazione illustrante le

caratteristiche dell’intervento, anche al fine di consentire all’Amministrazione comunale, ove

ritenga che il progetto non sia riconducibile alle tipologie anzidette, di sollecitare alla Regione

l’attivazione delle procedure d’intesa.

4. Per la realizzazione di opere di competenza e di interesse statale non occorre il rilascio del

permesso di costruire. TITOLO IV

STRUMENTI E CONTENUTI DELLA PIANIFICAZIONE

22

Art. 17

Quadro Territoriale Regionale(Q.T.R.)

1. Il Quadro Territoriale Regionale (QTR) è lo strumento di indirizzo per la pianificazione del

territorio con il quale la Regione, in coerenza con le scelte ed i contenuti della programmazione

economico-sociale, stabilisce gli obiettivi generali della propria politica territoriale, definisce gli

orientamenti per la identificazione dei sistemi territoriali, indirizza ai fini del coordinamento la

programmazione e la pianificazione degli enti locali.

22 Articolo così modificato dall’art. 2 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

2. Il QTR ha valore di piano urbanistico-territoriale, ed ha valenza paesaggistica riassumendo le

finalità di salvaguardia dei valori paesaggistici ed ambientali di cui all‟art. 143 e seguenti del

Decreto Legislativo 22 gennaio 2004 n. 42.

3. Il QTR prevede:

a) la definizione del quadro generale della tutela dell’integrità fisica e dell’identità culturale

del territorio regionale, con l’individuazione delle azioni fondamentali per la salvaguardia

dell’ambiente;

b) le azioni e le norme d’uso finalizzate tanto alla difesa del suolo, in coerenza con la

pianificazione di bacino di cui alla legge n. 183/89, quanto alla prevenzione ed alla difesa dai

rischi sismici ed idrogeologici , dalle calamità naturali e dagli inquinamenti delle varie

componenti ambientali;

c) la perimetrazione dei sistemi naturalistico-ambientale, insediativi e relazionale costituenti

del territorio regionale, individuandoli nelle loro relazioni e secondo la loro qualità ed il loro

grado di vulnerabilità e riproducibilità;

c bis) la perimetrazione delle terre di uso civico e di proprietà collettiva, a destinazione

agricola o silvo-pastorale, con le relative popolazioni insediate titolari di diritti;

d) le possibilità di trasformazione del territorio regionale determinate attraverso la

individuazione e la perimetrazione delle modalità d’intervento di cui al precedente articolo 6

nel riconoscimento dei vincoli ricognitivi e morfologici derivanti dalla legislazione statale e di

quelli ad essi assimilabili ai sensi del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004 n. 42;

e) il termine entro il quale le Province devono dotarsi od adeguare il Piano Territoriale di

Coordinamento di cui all’articolo 18;

f) il termine entro il quale le previsioni degli strumenti urbanistici comunali debbono

adeguarsi alle prescrizioni dei QTR;

g) l’analisi dei sistemi naturalistici ambientali ai fini della loro salvaguardia e valorizzazione ;

h) l‟individuazione degli ambiti di pianificazione paesaggistica ai sensi dell‟art. 143 del D.lgs

42/04.

4. Costituisce parte integrante del QTR la Carta Regionale dei Luoghi che, in attuazione dei

principi identificati al precedente articolo 5, definisce:

a) la perimetrazione dei sistemi che costituiscono il territorio regionale individuandone le

interrelazioni a secondo della loro qualità, vulnerabilità e riproducibilità;

b) i gradi di trasformabilità del territorio regionale derivanti dalla individuazione e dalla

perimetrazione delle forme e dei modelli di intervento, di cui al precedente articolo 5, con

la conseguente nomenclatura dei vincoli ricognitivi e morfologici derivanti dalla

disciplina statale e regionale sulla tutela e valorizzazione dei beni culturali singoli ed

ambientali;

c) le modalità d’uso e d’intervento dei suoli derivati dalla normativa statale di settore in

materia di difesa del suolo e per essa dal Piano di Assetto idrogeologico della Regione

Calabria.

4 bis. Il QTR esplicita la sua valenza paesaggistica direttamente tramite normativa di indirizzo e

prescrizioni e più in dettaglio attraverso successivi Piani Paesaggistici di Ambito (PPd'A) come

definiti dallo stesso QTR ai sensi del D.lgs 42/04. Per la elaborazione del Piano Paesaggistico la

Regione può ricorrere, ai sensi del comma 3, art. 143 del Dlgs. 42/04 e s.m.i, alla pianificazione

congiunta con il Ministero per i Beni e le Attività culturali e con il Ministero dell‟Ambiente della

23

tutela del territorio e del mare, previa sottoscrizione di una apposita intesa.

5. La Giunta regionale, entro 180 giorni dalla entrata in vigore della presente legge, elabora le linee

guida della pianificazione regionale e lo schema base della "Carta Regionale dei Luoghi". A tal

fine, tramite il suo Presidente, indice una apposita Conferenza di pianificazione diretta alla

formulazione di un protocollo di intesa con le Province e con le altre Amministrazioni competenti

per la predisposizione degli atti e documenti che entreranno a far parte delle linee guida medesime,

che dalla data della loro approvazione assumono il valore e l’efficacia del QTR fino

all’approvazione dello stesso anche con funzione di indirizzo per tutto il processo di pianificazione

ai diversi livelli. 24

Art. 17 bis

Valenza Paesaggistica del QTR e Piani Paesaggistici di Ambito

1. La valenza paesaggistica del QTR, come indicato al comma 4 bis del precedente articolo, si

esercita anche tramite Piani Paesaggistici d'Ambito.

2. I Piani Paesaggistici di Ambito (PPd'A) sono strumenti di tutela, conservazione e valorizzazione

del patrimonio culturale e ambientale del territorio ai sensi dell'art. 143 del D.lgs 42/04 operanti

su area vasta, sub-provinciale o sovracomunale.

3. Gli ambiti di cui ai PPd'A sono indicati dal QTR.

4. I PPd'A hanno funzione normativa, prescrittiva e propositiva a seconda dei livelli di qualità del

paesaggio nei vari ambiti individuati dal QTR, assunti dai PTCP.

5. Il quadro conoscitivo relativo al PPd'A dettaglia le analisi del QTR è può essere completato

dalle indagini relative al PTCP .

6. Gli scenari prospettici e gli apparati normativi dei PPd'A saranno determinati nell'elaborazione

degli strumenti stessi. 25

Art. 18

Piano territoriale di coordinamento provinciale (P.T.C.P.)

1. Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) è l’atto di programmazione con il

quale la Provincia esercita, nel governo del territorio, un ruolo di coordinamento programmatico e

di raccordo tra le politiche territoriali della Regione e la pianificazione urbanistica comunale;

riguardo ai valori paesaggistici ed ambientali, parole di cui al Decreto Legislativo 22 gennaio 2004

n. 42, esso si raccorda ed approfondisce i contenuti del QTR.

2. Il PTCP costituisce, dalla data della sua approvazione, in materia di pianificazione paesaggistica,

(parola soppressa) riferimento per gli strumenti comunali di pianificazione e per l’attività

23 Comma così modificato dall’art. 1, comma 3 della L.R. 28 dicembre 2007, n. 29

24 Articolo aggiunto dall’art. 2 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

25 Articolo così modificato dall’art. 2 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

amministrativa attuativa. In particolare esso dettaglia il quadro conoscitivo già avanzato dal QTR e

indirizza strategie e scelte tenendo conto della valenza paesaggistica del QTR e dei Piani

Paesaggistici d‟ Ambito.

3. Il PTCP, in relazione alla totalità del territorio provinciale, assume come riferimento le linee di

azione della programmazione regionale e le prescrizioni del QTR, specificandone le analisi ed i

contenuti.

4. Il PTCP, ferme restando le competenze dei Comuni e degli Enti parco:

a) definisce i principi sull’uso e la tutela delle risorse del territorio provinciale, con riferimento

alle peculiarità dei suoi diversi ambiti incluse le terre civiche e di proprietà collettiva e

tenendo conto della pianificazione paesaggistica;

b) individua ipotesi di sviluppo del territorio provinciale, indicando e coordinando gli obiettivi

da perseguire e le conseguenti azioni di trasformazione e di tutela;

c) stabilisce puntuali criteri per la localizzazione sul territorio degli interventi di competenza

provinciale, nonché, ove necessario e in applicazione delle prescrizioni della

programmazione regionale, per la localizzazione sul territorio degli interventi di

competenza regionale;

d) individua, ai fini della predisposizione dei programmi di previsione e prevenzione dei

rischi, le aree da sottoporre a speciale misura di conservazione, di attesa e ricovero per le

popolazioni colpite da eventi calamitosi e le aree di ammassamento dei soccorritori e delle

risorse.

5. Il PTC. stabilisce inoltre criteri e parametri per le valutazioni di compatibilità tra le varie forme e

modalità di utilizzazione delle risorse essenziali del territorio.

6. Il PTCP contiene:

a) il quadro conoscitivo delle risorse essenziali del territorio e il loro grado di vulnerabilità e

di riproducibilità in riferimento ai sistemi ambientali locali, indicando, con particolare

riferimento ai bacini idrografici, le relative condizioni d’uso, anche ai fini delle valutazioni

di cui all’articolo 10;

b) il quadro conoscitivo dei rischi;

c) le prescrizioni sull’articolazione e le linee di evoluzione dei sistemi territoriali, urbani,

rurali e montani;

d) prescrizioni, criteri ed ambiti localizzativi in funzione delle dotazioni dei sistemi

infrastrutturali e dei servizi di interesse sovracomunale, nonché della funzionalità degli

stessi in riferimento ai sistemi territoriali ed alle possibilità di una loro trasformazione;

e) prescrizioni localizzative indicate da piani provinciali di settore;

f) le opportune salvaguardie ai sensi dell’articolo 58.

7. Le prescrizioni dei PTCP, di cui ai precedenti commi, costituiscono, unitamente alle leggi, il

riferimento esclusivo per la formazione e l’adeguamento degli strumenti urbanistici comunali, salvo

quanto previsto dall’articolo 58.

8. Dall’entrata in vigore della presente legge la Provincia approva il PTCP entro il termine di 24

mesi; decorso infruttuosamente tale termine la Regione procede alla nomina di un Commissario ad

acta.

9. La Provincia, con l’atto di approvazione del PTCP assegna il termine non superiore a dodici mesi

per l’adeguamento ad esso degli strumenti urbanistici comunali, decorso infruttuosamente tale

termine, procede alla nomina di Commissari ad acta.

Art. 19

Strumenti di Pianificazione Comunale

1.Gli Strumenti di pianificazione comunale sono:

a) il Piano Strutturale (PSC) ed il Regolamento Edilizio ed Urbanistico (REU);

b) il Piano Operativo Temporale (POT);

c) i Piani Attuativi Unitari (PAU);

d) gli strumenti di pianificazione negoziata, di cui all’articolo 32.

Art. 20

Piano strutturale comunale (PSC)

1.Il Piano Strutturale Comunale (PSC) definisce le strategie per il governo dell’intero territorio

comunale, in coerenza con gli obiettivi e gli indirizzi urbanistici della Regione e con gli strumenti di

pianificazione provinciale espressi dal Quadro Territoriale Regionale (QTR), dal Piano Territoriale

di Coordinamento Provinciale (PTCP) e dal Piano di Assetto Idrogeologico (PAI).

2. Il PSC è promosso anche in assenza dei Piani sovra-ordinati, tenendo conto delle linee guida di

cui al precedente articolo 17 ed al documento preliminare di cui al successivo articolo 26, comma 3.

In esso viene stabilita l’eventuale necessità di ricorso al Piano Operativo Temporale e definite le

relative procedure di formazione o approvazione, nonché la durata.

3. Il PSC:

a) classifica il territorio comunale in urbanizzato, urbanizzabile, agricolo e forestale,

individuando le risorse naturali ed antropiche del territorio e le relative criticità ed applicando

gli standard urbanistici di cui all’art. 53 della presente Legge e, fino alla emanazione della

deliberazione della Giunta regionale, di cui al comma 3 dello stesso articolo 53, assicurando la

rigorosa applicazione del DM 2/4/1968 n. 1444 con gli standard e le zonizzazioni ivi previsti

in maniera inderogabile e non modificabile;

b) determina le condizioni di sostenibilità degli interventi e delle trasformazioni pianificabili;

c) definisce i limiti dello sviluppo del territorio comunale in funzione delle sue caratteristiche

geomorfologiche, idrogeologiche, pedologiche, idraulico-forestali ed ambientali;

d) disciplina l’uso del territorio anche in relazione alla valutazione delle condizioni di rischio

idrogeologico e di pericolosità sismica locale come definiti dal piano di assetto idrogeologico

o da altri equivalenti strumenti;

e) individua le aree per le quali sono necessari studi ed indagini di carattere specifico ai fini

della riduzione del rischio ambientale;

f) individua in linea generale le aree per la realizzazione delle infrastrutture e delle

attrezzature pubbliche, di interesse pubblico e generale di maggiore rilevanza;

g) delimita gli ambiti urbani e perurbani soggetti al mantenimento degli insediamenti o alla

loro trasformazione;

h) individua gli ambiti destinati all’insediamento di impianti produttivi rientranti nelle

prescrizioni di cui al D.Lgs 17 agosto 1999, n. 334 ed alla relativa disciplina di attuazione;

i) definisce per ogni Ambito, i limiti massimi della utilizzazione edilizia e della popolazione

insediabile nonché i requisiti quali-quantitativi ed i relativi parametri, le aree in cui è possibile

edificare anche in relazione all’accessibilità urbana, la aree dove è possibile il ricorso agli

interventi edilizi diretti in ragione delle opere di urbanizzazione esistenti ed in conformità alla

disciplina generale del Regolamento Edilizio Urbanistico;

i) delimita e disciplina gli ambiti di tutela e conservazione delle porzioni storiche del

territorio; ne individua le caratteristiche principali, le peculiarità e le eventuali condizioni di

degrado e di abbandono valutando le possibilità di recupero, riqualificazione e salvaguardia;

j) delimita e disciplina ambiti a valenza paesaggistica ed ambientale ad integrazione del Piano

di Ambito, se esistente, oppure in sua sostituzione, se non esistente e raccorda ed

approfondisce i contenuti paesistici definiti dalla Provincia; 26

k) qualifica il territorio agricolo e forestale in allodiale, civico e collettivo secondo le

specifiche potenzialità di sviluppo;

l) individua gli ambiti di tutela del verde urbano e periurbano valutando il rinvio a specifici

piani delle politiche di riqualificazione, gestione e manutenzione;

m) individua le aree necessarie per il Piano di Protezione Civile;

n) individua e classifica i nuclei di edificazione abusiva, ai fini del loro recupero urbanistico

nel contesto territoriale ed urbano;

o) indica la rete ed i siti per il piano di distribuzione dei carburanti in conformità al piano

regionale;

p )individua, ai fini della predisposizione dei programmi di previsione e prevenzione dei

rischi, le aree, da sottoporre a speciale misura di conservazione, di attesa e ricovero per le

popolazioni colpite da eventi calamitosi e le aree di ammassamento dei soccorritori e delle

risorse.

4. Per garantire la realizzazione delle finalità di cui al comma 2, il PSC deve essere integrato da:

a) una relazione geomorfologica, corredata di cartografia tematica sufficientemente

rappresentativa delle condizioni di pericolosità geologica e di rischio di frana, di erosione e di

esondazione, elaborata da tecnico abilitato iscritto all’albo professionale così come previsto

dalla legge 64/74;

b) studi e indagini geologiche di dettaglio, ove necessario, comprendenti studi tematici

specifici di varia natura, indagini geognostiche, prove in sito e di laboratorio atti alla

migliore definizione e caratterizzazione del modello geologico tecnico ambientale, per ambiti

urbanizzabili con riconosciute limitazioni connesse a pericolosità geologiche, funzionali alla

verifica della sostenibilità in rapporto ai livelli di pericolosità, con particolare riguardo alla

risposta sismica locale. Nelle aree esposte a rischio, con particolare attenzione per il rischio

sismico – dove diventa necessario attivare le procedure per la identificazione dei rischi e per

la individuazione degli interventi di mitigazione competenti a livello di Piano – le indagini

dovranno consentire di dettagliare i gradi di pericolosità a livelli congrui, nel rispetto della

27

normativa vigente. 28

Art. 20 bis

Piano Strutturale in forma Associata (P.S.A.)

26 Comma così modificato dall’art. 2 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

27 Comma così modificato dall’art. 2 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

28 Articolo aggiunto dall’art. 2 della L.R. 24 novembre 2006. n. 14

1. Il Piano Strutturale in forma Associata (PSA) è lo strumento urbanistico finalizzato ad

accrescere l'integrazione fra Enti locali limitrofi con problematiche territoriali affini e a

promuovere il coordinamento delle iniziative di pianificazione nelle conurbazioni in atto, con

conseguente impegno integrato delle risorse finanziarie.

2. I territori oggetto del Piano Strutturale in forma Associata possono interessare due o più

Comuni, anche se appartenenti a province diverse.

3. I Comuni interessati si associano secondo le modalità stabilite dal Testo unico delle Leggi

sull'ordinamento degli Enti locali.

4. Il PSA punta anche al coordinamento e all'armonizzazione tra assetto urbanistico, politiche

fiscali e programmazione delle opere pubbliche da attuarsi tramite il ricorso ad idonei strumenti di

coordinamento delle azioni economiche, finanziarie e fiscali favorendo in tal modo atteggiamenti

cooperativi e patti fra le Istituzioni locali e promuovendo garanzia ed equità..

5. Il PSA ha gli stessi contenuti ed effetti del PSC secondo quanto disposto dall'articolo 20 della

presente legge; ad esso è annesso il REU.

6. Per la redazione del PSA, si dovrà prevedere l'istituzione di un unico Ufficio di Piano con

l'attribuzione dei seguenti compiti:

a) predisposizione di un unico documento preliminare e di un unico quadro conoscitivo,

articolati per ogni territorio comunale;

b) predisposizione del Piano Strutturale in forma Associata, articolato per ogni territorio

comunale, e predisposizione del relativo REU ;

c) individuazione del soggetto che presiede tutte le attività previste dalla presente legge per il

corretto svolgimento della Conferenza di Pianificazione e che coordina le azioni tecniche e

amministrative degli enti territoriali coinvolti”.

Art. 21

Regolamento Edilizio ed Urbanistico (R.E.U.)

1. Il Regolamento Edilizio ed Urbanistico costituisce la sintesi ragionata ed aggiornabile delle

norme e delle disposizioni che riguardano gli interventi sul patrimonio edilizio esistente; ovvero gli

interventi di nuova costruzione o di demolizione e ricostruzione, nelle parti di città definite dal

Piano generale, in relazione alle caratteristiche del territorio e a quelle edilizie preesistenti,

prevalenti e/o peculiari nonché degli impianti di telecomunicazione e di telefonia mobile.

29

2. Il REU è annesso al PSC ed al PSA ed in conformità con questo, oltre a disciplinare le

trasformazioni e gli interventi ammissibili sul territorio, stabilisce:

a) le modalità d’intervento negli ambiti specializzati definiti dal Piano;

b) i parametri edilizi ed urbanistici ed i criteri per il loro calcolo;

c) le norme igienico-sanitarie, quelle sulla sicurezza degli impianti;

d) quelle per il risparmio energetico e quelle per l’eliminazione delle barriere architettoniche;

e) le modalità di gestione tecnico-amministrativa degli interventi edilizi anche ai fini

dell’applicazione delle disposizioni sulla semplificazione dei procedimenti di rilascio dei

permessi di costruire di cui alla legge 21 novembre 2001, n. 443;

29 Commi modificati dall’art. 2 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

f) ogni altra forma o disposizione finalizzata alla corretta gestione del Piano, ivi comprese

quelle riguardanti il perseguimento degli obiettivi perequativi di cui al successivo articolo

54. Art. 22

Norme particolari per il porto di Gioia Tauro

1. La Regione, in fase di redazione del Quadro Territoriale Regionale (QTR) di cui all’articolo 17,

individua nel porto di Gioia Tauro, classificato di II categoria I classe, di rilevanza internazionale,

con funzione commerciale, industriale e petrolifera, di servizio passeggeri, peschereccia, turistica e

da diporto, ai sensi dell’articolo 11-bis della legge 27 febbraio 1998, n. 30, come modificato

dall’articolo 10 della legge 30 novembre 1998, n. 413, il centro del sistema dei porti calabresi e del

trasporto intermodale.

2. In attuazione di quanto disposto al comma precedente, il Presidente della Giunta regionale

promuove apposito accordo di programma con le competenti Amministrazioni dello Stato e gli altri

soggetti pubblici interessati per la concreta attuazione dei programmi proposti dalla competente

Autorità Portuale. Art. 23

Piano Operativo Temporale (P.O.T.)

1. Il Piano Operativo Temporale (POT) è strumento facoltativo ad eccezione dei Comuni che

30

eventualmente saranno indicati in specifico elenco nel QTR del Piano Strutturale Comunale e lo

attua individuando le trasformazioni del territorio per interventi pubblici o d’interesse pubblico

individuati tali dal Consiglio comunale da realizzare nell’arco temporale di un quinquennio, ovvero

nel corso del mandato dell’amministrazione adottante.

2. La durata di validità del POT può essere prorogata non oltre diciotto mesi dall'entrata in carica

della nuova Giunta comunale a seguito di nuove elezioni salvo diversa determinazione del

Consiglio comunale e comunque non oltre il termine di cinque anni dalla sua approvazione.

3. Il POT, per gli ambiti di nuova edificazione e di riqualificazione urbanistica, in conformità al

PSC definisce:

a) la delimitazione degli ambiti d’intervento, gli indici edilizi, le destinazioni d’uso

ammissibili in conformità al Piano Strutturale Comunale;

b) gli aspetti fisico-morfologici ed economico-finanziari;

c) le modalità di attuazione degli interventi di trasformazione e/o conservazione, anche ai fini

della perequazione dei regimi immobiliari interessati;

d) l’indicazione degli interventi da assoggettare a specifiche valutazioni di sostenibilità e/o di

quelli destinati alla mitigazione degli impatti e alla compensazione degli effetti;

e) la definizione e la localizzazione puntuale delle dotazioni infrastrutturali delle opere

pubbliche di interesse pubblico o generale esistenti da realizzare o riqualificare, nonché

l’individuazione delle aree da sottoporre ad integrazione paesaggistica.

30 Comma così modificato dall’art. 2 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

4. Il POT deve essere coordinato con il bilancio pluriennale comunale e, ai sensi dell’articolo 20

della L.136/99, ha il valore e gli effetti del programma pluriennale di attuazione di cui all’articolo

13 della L.10/77. Costituisce pertanto lo strumento di indirizzo e coordinamento per il programma

triennale delle opere pubbliche e per gli altri strumenti comunali settoriali previsti da leggi nazionali

e regionali.

5. Il POT articola e definisce la formazione dei programmi attuativi dei nuovi insediamenti o di

ristrutturazioni urbanistiche rilevanti, alla cui localizzazione provvede in modo univoco; tenuto

conto dello stato delle urbanizzazioni, dell’incipienza del degrado ovvero di qualsiasi condizione

che ne possa determinare l’individuazione.

6. Le previsioni del POT decadono se, entro il termine di validità, non siano stati richiesti i permessi

di costruire, ovvero non siano stati approvati i progetti esecutivi delle opere pubbliche o i Piani

Attuativi Unitari. Per i Piani Attuativi di iniziativa privata interviene decadenza qualora, entro il

termine di validità del piano, non siano state stipulate le relative convenzione ovvero i proponenti

non si siano impegnati, per quanto di competenza, con adeguate garanzie finanziarie e con atto

unilaterale d’obbligo a favore del Comune. Art. 24

Piani Attuativi Unitari

1. I Piani Attuativi Unitari (PAU) sono strumenti urbanistici di dettaglio approvati dal Consiglio

comunale, in attuazione del Piano Strutturale Comunale o del Piano Operativo Temporale, ove

esistente, ed hanno i contenuti e l’efficacia:

a) dei piani particolareggiati, di cui all’articolo 13 della legge 17 agosto 1942 n. 1150 e

successive modificazioni ed integrazioni;

b) dei piani di lottizzazione, di cui all'articolo 28 della legge 17 agosto 1942, n. 1150 e

successive modificazioni ed integrazioni;

c) dei piani di zona per l’edilizia economica e popolare, di cui alla legge 18 aprile 1962 n. 167

e sue modificazioni ed integrazioni;

d) dei piani per gli insediamenti produttivi, di cui all’articolo 27 della legge 22 ottobre 1971 n.

865 e successive modificazioni ed integrazioni;

e) dei piani di recupero del patrimonio edilizio esistente, di cui all’articolo 28 della legge 5

agosto 1978 n. 457 e successive modificazioni ed integrazioni;

f) dei piani di spiaggia;

g) dei piani di protezione civile.

2. Ciascun PAU può avere, in rapporto agli interventi previsti, i contenuti e l’efficacia dei piani di

cui al primo comma. Il PAU, in quanto corrispondente alla lottizzazione convenzionata, è richiesto

come presupposto per il rilascio del permesso di costruire solo nel caso di intervento per nuova

edificazione residenziale in comprensorio assoggettato per la prima volta alla edificazione e del

tutto carente di opere di urbanizzazione primaria e secondaria, ovvero allorquando sia

espressamente richiesto dallo strumento urbanistico generale. Rimangono comunque in vigore tutte

le norme della legislazione previgente afferenti l’istituto della lottizzazione convenzionata ove

applicabili.

3. I PAU definiscono di norma:

a) l’inquadramento nello strumento urbanistico generale dell’area assoggettata a PAU;

b) le aree e gli edifici da sottoporre a vincoli di salvaguardia;

c) i vincoli di protezione delle infrastrutture e delle attrezzature di carattere speciale;

d) le aree da destinare agli insediamenti suddivise eventualmente in isolati, lo schema

planivolumetrico degli edifici esistenti e di quelli da realizzare con le relative tipologie

edilizie e le destinazioni d’uso;

e) l’eventuale esistenza di manufatti destinati a demolizione ovvero soggetti a restauro, a

risanamento conservativo od a ristrutturazione edilizia;

f) le aree per le attrezzature d’interesse pubblico ed i beni da assoggettare a speciali vincoli e/o

servitù;

g) la rete viaria e le sue relazioni con la viabilità urbana nonché gli spazi pedonali, di sosta e

di parcheggio ed i principali dati plano-altimetrici;

h) il rilievo delle reti idrica, fognante, del gas, elettrica e telefonica esistenti e la previsione di

massima di quelle da realizzare;

i) l’individuazione delle unità minime d’intervento nonché le prescrizioni per quelle destinate

alla ristrutturazione urbanistica;

j) le norme tecniche di esecuzione e le eventuali prescrizioni speciali;

k) la previsione di massima dei costi di realizzazione del piano.

l) comparto edificatorio

m) gli ambiti sottoposti al recupero degli insediamenti abusivi, qualora non previsti con altri

atti. TITOLO V

PROCEDURE DI FORMAZIONE ED APPROVAZIONE DEGLI STRUMENTI DI INDIRIZZO

E DI PIANIFICAZIONE TERRITORIALE

31

Art. 25

Formazione ed approvazione del Quadro Territoriale Regionale (Q.T.R.)

1. Il procedimento per l’elaborazione e l’approvazione del QTR e delle sue varianti, nonché dei

piani settoriali regionali con valenza territoriale per i quali non sia prevista una specifica disciplina,

si svolge secondo le disposizioni di cui ai successivi commi.

2. La Giunta regionale, entro 12 mesi dall’entrata in vigore della presente legge, elabora, anche

sulla base delle linee guida di cui al precedente articolo 17 e dell‟eventuale intesa per

l‟elaborazione congiunta del piano paesaggistico con i Ministeri competenti di cui al comma 4 bis

32

dell‟art. 17 della Legge regionale 16 aprile 2002, n. 19 ed avvalendosi del nucleo di valutazione

di cui all’articolo 9, il documento preliminare del QTR con il quale individua le strategie di

sviluppo del sistema socio-economico della regione trasmettendolo al Consiglio regionale, alle

Province, ai Comuni, alle Comunità montane, alle autorità di bacino ed agli Enti di gestione dei

parchi e delle aree naturali protette. Il documento preliminare, oggetto di valutazione in Conferenza

di Pianificazione ai sensi del comma 1 dell‟articolo 13, dovrà contenere inoltre il quadro

conoscitivo e lo schema delle scelte di Pianificazione elaborati in base a quanto previsto

dall‟articolo 17 e la valutazione di sostenibilità di cui all‟articolo 10 della presente legge.

3. La Regione di concerto con le Province convoca, nei trenta giorni successivi alla trasmissione

del documento preliminare, la Conferenza di Pianificazione, ai sensi dell'articolo 13, articolata per

singola provincia, chiamando a parteciparvi i Comuni, le comunità Montane, l'Autorità di bacino e

gli Enti di gestione dei parchi e delle aree naturali protette, le forze economiche e sociali e i

31 Articolo così modificato dall’art. 3 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

32 Comma così modificato dall’art. 1, comma 4 della L.R. 28 dicembre 2007, n. 29

soggetti comunque interessati alla formazione degli strumenti di pianificazione. Entro

quarantacinque giorni dalla convocazione della Conferenza, la Regione acquisisce le osservazioni

e le eventuali proposte che andranno inserite nel documento preliminare e accoglie quelle

formulate dagli altri soggetti partecipanti.

4. La Giunta regionale, nei 90 giorni successivi, anche sulla base delle valutazioni e delle proposte

raccolte in esito alle conferenze di pianificazione di cui al comma 3, elabora la versione definitiva

del QTR e la propone al Consiglio regionale per la relativa adozione entro i successivi 60 giorni. Il

QTR viene successivamente trasmesso alle Province ed ai soggetti partecipanti alle conferenze di

pianificazione.

5. Il QTR viene depositato presso le sedi del Consiglio regionale e degli Enti di cui al comma 3 per

sessanta giorni dalla data di pubblicazione sul BUR dell’avviso dell’avvenuta adozione. L’avviso

deve contenere l’indicazione degli Enti presso i quali il QTR è depositato e dei termini entro cui se

ne può prendere visione. Notizia dell’avvenuta adozione del QTR è data, altresì, su almeno un

quotidiano a diffusione regionale ed attraverso qualsiasi forma ritenuta opportuna dalla Giunta

regionale.

6. Nel medesimo termine di cui al precedente comma 5 possono formulare osservazioni e proposte:

a) gli Enti e gli Organismi pubblici;

b) le forze economiche e sociali e quelle costituite per la tutela di interessi diffusi;

c) i soggetti nei confronti dei quali le previsioni del QTR adottato sono destinate a produrre

effetti diretti.

6bis. Nella fase di approvazione del QTR, il Consiglio regionale, per le attività di valutazione delle

osservazioni e delle proposte pervenute, si avvale del supporto del Dipartimento Urbanistica e

33

Governo del Territorio .

7. Il Consiglio regionale, entro i successivi novanta giorni, decide sulle osservazioni e sulle

proposte ed approva il QTR, che conterrà il termine entro il quale le Province ed i Comuni saranno

obbligati ad approvare o adeguare i loro piani.

8. Copia integrale del QTR approvato è depositata per la libera consultazione presso il competente

Assessorato regionale ed è trasmessa agli Enti di cui al comma 3. L’avviso dell’avvenuta

approvazione è pubblicato sul BUR e su almeno un quotidiano a diffusione regionale.

9. Il QTR entra in vigore dalla data di pubblicazione dell’avviso di approvazione sul BUR.

10. Il QTR può essere periodicamente aggiornato ed adeguato anche in relazione a modifiche della

normativa e/o della programmazione comunitaria, statale o regionale ed è comunque soggetto a

verifica, con scadenza decennale, in ordine alla sua attuabilità, congruenza ed adeguatezza. Tale

verificazione è compiuta dal Consiglio regionale, su proposta formulata dalla Giunta, anche in

relazione all’evoluzione degli obiettivi di sviluppo da perseguire, dandone adeguata pubblicità nella

forme previste al precedente comma 5.

33 Comma aggiunto dall’art. 49, comma 1 lett. c), della L.R. 12 giugno 2009, n. 19.

34

Art. 25 bis

Formazione ed approvazione dei Piani Paesaggistici d'Ambito(PPd'A)

1. Il PPd'A ha valore di piano paesaggistico alla luce del D.lgs 42/04 e definisce le strategie di

tutela, conservazione e valorizzazione del paesaggio, codificate dall'apposito apparato normativo.

2. Le competenze in materia, di Piani Paesaggistici d'Ambito sono della Regione che, nella sua

autonomia, ed eventualmente in maniera coordinata con i Ministeri competenti in base a quanto

indicato al comma 4 bis dell‟art. 17 della Legge regionale 16 aprile 2002, n. 19, stabilisce le

35

modalità attuative per la loro redazione e gestione.

3. Il procedimento di elaborazione e approvazione dei PPd'A è distinto per ciascun ambito .

4. Ai sensi dell'art. 2 della presente legge, il PPd'A è oggetto di concertazione con le Province e gli

altri. Enti e soggetti interessati e fa riferimento alle determinazioni della Conferenza permanente

Stato-Regioni in materia di paesaggio.

5. La Regione, ultimata la fase di concertazione, assume la versione definitiva del PPd'A, lo adotta,

lo pubblica e lo invia alle Province interessate, alle Soprintendenze e ad altri Enti e soggetti per le

relative osservazioni. Entro 60 giorni vengono raccolte le osservazioni e predisposte le relative

determinazioni. Il Piano Paesaggistico di Ambito viene approvato dal Consiglio Regionale su

proposta della Giunta. 36

Art. 26

Formazione ed approvazione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (P.T.C.P.)

1. Il PTCP ha valore di piano urbanistico territoriale ed in relazione ai valori paesaggistici ed

ambientali, di cui al Decreto Legislativo 22 gennaio 2004 n. 42, si raccorda ed approfondisce i

contenuti del QTR tenendo conto anche delle diverse articolazioni della pianificazione

paesaggistica.

2. Il procedimento per l’elaborazione e l’approvazione del PTCP e delle sue varianti, nonché dei

piani settoriali provinciali con valenza territoriale, per i quali non sia prevista una specifica

disciplina, si svolge secondo le disposizioni di cui ai commi seguenti.

3. Il Consiglio provinciale elabora il documento preliminare del PTCP, sulla base degli atti regionali

di programmazione e pianificazione, ove esistenti o, in mancanza, sulla base delle linee guida di cui

al precedente articolo 17. Il documento preliminare, oggetto di valutazione in Conferenza di

Pianificazione ai sensi del comma 1 dell'articolo 13, dovrà contenere, oltre al quadro conoscitivo,

lo schema delle scelte pianificatorie elaborato in base a quanto previsto dall'articolo 18 e la

valutazione di sostenibilità di cui all'articolo 10 della presente legge.

4. Il Presidente della provincia convoca la Conferenza di pianificazione ai sensi dell’articolo 13 per

l’esame congiunto del documento preliminare, invitando la Regione, le Province contermini, i

Comuni, le Comunità montane, l‟autorità di bacino e gli Enti di gestione dei parchi e delle aree

naturali protette, le forze economiche e sociali ed i soggetti comunque interessati alla formazione

degli strumenti di pianificazione.

34 Articolo aggiunto dall’art. 3 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14.

35 Comma così modificato dall’art. 1, comma 5 della L.R. 28 dicembre 2007, n. 29

36 Articolo così modificato dall’art. 3 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

5. Entro quarantacinque giorni dalla convocazione della Conferenza, gli Enti e le associazioni

intervenuti formulano le proprie osservazioni e le eventuali proposte anche su supporto magnetico

sul documento preliminare.

6. Il Consiglio provinciale, conclusa la Conferenza di cui al precedente comma 4 ed anche sulla

base delle osservazioni e proposte ivi formulate, adotta il PTCP che, in copia, viene trasmesso alla

Regione, alle Province contermini, ai Comuni, alle comunità montane, alle autorità di bacino ed agli

Enti di gestioni dei parchi e delle aree naturali protette ed agli Enti e soggetti intervenuti alla

Conferenza di pianificazione.

7. Il PTCP adottato è depositato presso la sede del Consiglio provinciale e degli Enti territoriali di

cui al comma 4 per sessanta giorni dalla pubblicazione sul BUR dell’avviso dell’avvenuta adozione.

L’avviso deve contenere l’indicazione degli Enti territoriali presso i quali il PTCP è depositato e dei

termini entro cui se ne può prendere visione. Notizia dell’avvenuta adozione del PTCP è data,

altresì, sui quotidiani a diffusione regionale ed attraverso qualsiasi forma ritenuta opportuna dalla

Giunta Provinciale.

8. Nel medesimo termine di cui al precedente comma 5 possono formulare osservazioni e proposte:

a) gli Enti e gli Organismi pubblici;

b) le forze economiche e sociali e quelle costituite per la tutela di interessi diffusi;

c) i soggetti nei confronti dei quali le previsioni del PTCP adottato sono destinate a produrre

effetti diretti.

9. Il competente dipartimento regionale, entro il termine perentorio di centoventi giorni dal

ricevimento del PTCP, è tenuto a dare riscontro rilevando gli eventuali profili di incoerenza del

PTCP medesimo con gli esiti della Conferenza di pianificazione di cui al precedente comma 4 ed a

individuare eventuali difformità con i contenuti prescrittivi del QTR e degli altri strumenti della

pianificazione regionale, ove esistenti. Decorso infruttuosamente il termine di cui al primo

capoverso la giunta provinciale predispone il PTCP nella sua veste definitiva rimettendolo al

consiglio per la prescritta approvazione.

10. Il Consiglio provinciale, nei novanta giorni successivi al ricevimento del riscontro da parte della

Regione, si determina in merito alle osservazioni pervenute ed adegua il PTCP alle eventuali

prescrizioni da questa formulate. Nello stesso termine si esprime in ordine alle osservazioni e alle

proposte formulate dai soggetti di cui al precedente comma 6. La mancata determinazione nel

termine indicato da parte della Giunta provinciale dei dovuti riscontri alle prescrizioni regionali ed

ai contenuti delle osservazioni al PTCP, comporta l’automatico accoglimento,intendendosi quale

silenzio-assenso, di quelle chiaramente identificabili sulle tavole di piano e/o nell’apparato

normativo.

11. Successivamente all’approvazione del PTCP da parte del Consiglio provinciale, copia dello

strumento è depositata per la libera consultazione presso la Provincia ed è trasmesso alle

Amministrazioni di cui al comma 4. L’avviso dell’avvenuta approvazione del piano è pubblicato nel

BUR. Dell’approvazione è data altresì notizia con avviso sui quotidiani a diffusione regionale.

12. Il piano entra in vigore dalla data di pubblicazione dell’avviso della approvazione sul BUR.

13. Il PTCP è soggetto a verifica, con scadenza decennale, in ordine alla sua attuabilità, congruenza

ed adeguatezza. Tale verifica è compiuta dal Consiglio provinciale, su proposta formulata dalla

Giunta. I parametri di verificazione devono correlarsi ai contenuti della programmazione economica

e della pianificazione territoriale regionale, nonché all’evoluzione delle esigenze e dei fabbisogni

della regione. Art. 27

Formazione ed approvazione del Piano Strutturale Comunale (P.S.C.)

1. Il procedimento disciplinato dal presente articolo si applica all’elaborazione ed all’approvazione

congiunta del PSC e del REU, nonché alle relative varianti.

2. Il Consiglio comunale, su proposta della Giunta comunale, adotta il documento preliminare del

piano e del regolamento, sulla base degli atti regionali e provinciali di programmazione e

pianificazione in vigore. Il Sindaco, convoca la Conferenza di pianificazione ai sensi dell‟articolo

13 per l‟esame congiunto del documento preliminare invitando la Regione, la Provincia, i Comuni

contermini e quelli eventualmente individuati dal PTCP ai sensi del comma 3 dell‟articolo 13; la

Comunità montana e gli Enti di gestione dei parchi e delle aree naturali protette territorialmente

interessati; le forze economiche e sociali ed i soggetti comunque interessati alla formazione degli

strumenti di pianificazione. Il documento preliminare, oggetto di valutazione in Conferenza di

Pianificazione ai sensi del comma 1 dell'articolo 13, dovrà contenere, oltre al quadro conoscitivo,

lo schema delle scelte pianificatorie elaborato in base a quanto previsto dagli articoli 20 e 21 di cui

all'articolo 10 della presente legge.

3. La Conferenza si conclude entro il termine di quarantacinque giorni, dalla sua convocazione,

entro i quali gli Enti ed i soggetti intervenuti possono presentare proposte e memorie scritte, anche

su supporto magnetico, che il Consiglio Comunale sarà chiamato a valutare in sede di adozione del

37

PSC., ove risultino pertinenti all'oggetto del procedimento .

3bis. Gli Enti che per legge sono chiamati ad esprimere, nelle fasi di formazione, adozione e

approvazione degli strumenti di pianificazione urbanistica, un parere vincolante, in sede di

Conferenza di Pianificazione esprimono il parere in via preventiva riservandosi di esprimere il

richiesto parere definitivo nelle opportune successive fasi di adozione e/o approvazione degli

38

strumenti di pianificazione, secondo quanto previsto dalla normativa vigente .

4. Successivamente, il Consiglio comunale adotta il PSC che, in copia, viene trasmesso alla giunta

provinciale ed agli Enti di cui al comma 2. Il PSC adottato viene depositato presso la sede del

consiglio comunale per sessanta giorni dalla data di pubblicazione sul BUR dell’avviso

dell’avvenuta adozione. L’avviso deve contenere l’indicazione della sede presso la quale è

depositato il PSC e dei termini entro cui se ne può prendere visione. Notizia dell’avvenuta adozione

del PSC è data, altresì, su almeno un quotidiano a diffusione regionale ed attraverso qualsiasi forma

ritenuta opportuna dalla giunta comunale.

4bis. Prima dell'adozione del Piano Strutturale completo di REU, il Responsabile del Procedimento

assicura l'acquisizione di tutti i pareri obbligatori richiesti dalla normativa vigente e certifica, con

una dichiarazione che diventa parte integrante del Piano, il rispetto delle norme legislative e

regolamentari vigenti nella procedura di formazione e adozione del Piano e la coerenza del Piano

39

strutturale oggetto di adozione con gli strumenti della pianificazione territoriale vigente .

37 Articolo così modificato dall’art. 3 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14.

38 Comma aggiunto dall’art. 49, comma 1 lett. d), della L.R. 12 giugno 2009, n. 19.

39 Comma aggiunto dall’art. 49, comma 1 lett. e), della L.R. 12 giugno 2009, n. 19.

5. Entro la scadenza del termine di deposito di cui al precedente comma possono formulare

osservazioni e proposte:

a) gli Enti e Organismi pubblici o di interesse pubblico;

b) le forze economiche, sociali e professionali e quelle costituite per la tutela di interessi

diffusi;

c) i soggetti nei confronti dei quali le previsioni del piano adottato sono destinate a produrre

effetti diretti.

6. Il competente ufficio provinciale, entro il termine perentorio di novanta giorni dal ricevimento

del PSC è tenuto a dare riscontro formulando osservazioni ovvero individuando eventuali

difformità del piano rispetto ai contenuti prescrittivi del PTCP e degli altri strumenti della

pianificazione provinciale. Decorso infruttuosamente il termine di cui al primo capoverso

l'Amministrazione Comunale predispone il PSC completo di REU nella sua veste definitiva,

rimettendolo al Consiglio comunale per la prescritta approvazione.

7. L’eventuale adeguamento del PSC alle prescrizioni della Provincia, ovvero l’accoglimento delle

osservazioni, non comporta una nuova pubblicazione del PSC medesimo.

7bis. Il provvedimento di approvazione del Piano Strutturale e del REU deve contenere le

informazioni dettagliate delle osservazioni e proposte prevenute e l'espressa motivazione delle

40

determinazioni conseguentemente adottate .

8. Successivamente all'approvazione del PSC da parte del consiglio comunale, una copia integrale

del piano approvato viene trasmessa alla Regione e alla Provincia e depositata presso il Comune

per la libera consultazione. L'avviso dell'avvenuta approvazione del piano e del suo deposito viene

pubblicato sul BUR. Della stessa approvazione e avvenuto deposito è data altresì notizia con avviso

su almeno un quotidiano a diffusione regionale.

9. Il piano entra in vigore dalla data di pubblicazione sul BUR dell‟avviso dell‟approvazione e

dell‟avvenuto deposito.

10. L’eventuale accertata inadeguatezza del PSC, qualora non sia superabile attraverso l’adozione di

variante, impone l’avvio immediato della procedura di formazione di un nuovo piano.

41

Art. 27 bis

(Formazione ed approvazione del Piano Strutturale in forma Associata (P.S.A.)

1. Per la formazione e approvazione del PSA si dovranno seguire le seguenti procedure:

a) approvazione, da parte di ogni Comune interessato, di una delibera

motivata di Consiglio comunale nella quale viene esplicitata la decisione di procedere

alla redazione di un PSA, con l‟indicazione dei Comuni interessati, e di avviare le relative

procedure necessarie;

b) sottoscrizione di un Protocollo di Intesa tra i Comuni interessati dal PSA, oggetto

della delibera di cui al punto precedente, contenente gli obiettivi generali del documento

programmatico comune, gli orientamenti principali e le strategie comuni, nonché le

modalità e procedure necessarie alla redazione del piano;

c) costituzione dell‟Ufficio Unico di Piano, che avrà sede presso uno dei Comuni

associati, a cui vengono demandate tutte le competenze relative alla redazione,

40 Comma aggiunto dall’art. 49, comma 1 lett. f), della L.R. 12 giugno 2009, n. 19.

41 Articolo aggiunto dall’art. 3 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14.

approvazione e gestione del PSA e del relativo REU secondo quanto previsto dagli articoli

20, 21 e 27 della presente legge.

2. L‟Ufficio Unico procede alla elaborazione del documento preliminare del Piano Strutturale e

del Regolamento, secondo quanto previsto dall‟art. 27 della L.R. n. 19/02, che verrà esaminato per

le verifiche di coerenza e compatibilità, in apposita Conferenza di Pianificazione, convocata

secondo le modalità previste dal comma 2 dell‟art. 27 della presente legge e dal Protocollo di

Intesa.

3. Successivamente alla Conferenza di Pianificazione, i Comuni per i quali è stato redatto il PSA

procedono all‟adozione e successiva approvazione del PSA, secondo quanto previsto dall‟articolo.

27 della presente legge.

4. Il PSA entra in vigore dalla data di pubblicazione sul BUR dell‟avviso dell‟approvazione e

dell‟avvenuto deposito. Art. 28

Intervento sostitutivo provinciale

1. Sono obbligati a dotarsi di PSC tutti i Comuni della Regione.

2. Qualora non vi provvedano entro il termine previsto dalla presente legge, provvederà in via

sostitutiva la Provincia territorialmente competente a mezzo di commissari ad acta appositamente

nominati per l’adozione.

3. Il detto intervento sostitutivo sarà attuato con il seguente procedimento:

a) constatata l’inottemperanza da parte di un Comune, la Giunta provinciale, delibererà di

diffidare il Comune ad adempiere nel termine di 60 giorni;

b) trascorso infruttuosamente tale termine, verificata la mancata giustificazione del ritardo, la

Provincia nominerà i commissari ad acta con l’incarico di adottare il piano nell’ipotesi in

cui lo stesso fosse già completo di ogni suo elemento;

c) nella ipotesi in cui gli elementi progettuali e/o procedimentali non fossero completi, la

Provincia darà mandato ai commissari di procedere per quanto mancante anche previa la

nomina, se occorrente, di nuovi progettisti e/o di conferimento di incarico a quelli già

nominati. La Provincia assegnerà inoltre ai commissari modalità e termini per

l’espletamento dell’incarico che dovrà concludersi con l’adozione dello strumento

urbanistico;

d) per ogni intervento sostitutivo sarà nominato un collegio di tre commissari.

Art. 29

Formazione ed approvazione del Piano Operativo Temporale ( P.O.T.)

1. Il procedimento disciplinato dal presente articolo trova applicazione per l’elaborazione e

l’approvazione del POT e delle sue modifiche ed integrazioni.

2. La giunta comunale procede all’elaborazione ed all’approvazione del POT secondo quanto

stabilito da PSC, dal REU e nel rispetto delle norme della presente legge.

3. Il POT è adottato dal Consiglio e successivamente depositato presso la sede comunale per i

sessanta giorni successivi alla data di pubblicazione dell’atto di adozione sul BUR. L’avviso deve

contenere l’indicazione della sede presso la quale il piano è depositato e dei termini entro cui se ne

può prendere visione. Notizia dell’avvenuta adozione del POT è data, altresì, su almeno un

quotidiano a diffusione regionale ed attraverso qualsiasi forma ritenuta opportuna dalla giunta

comunale.

4. Osservazioni al POT, entro i termini di deposito di cui al comma 3, possono essere presentate dai

soggetti nei confronti dei quali le prescrizioni del piano sono destinate a produrre effetti.

5. Successivamente all’adozione, il POT viene trasmesso alla Provincia che, nel termine perentorio

di sessanta giorni dalla data di ricevimento, è tenuta a dare riscontro formulando osservazioni

ovvero individuando eventuali difformità del piano rispetto ai contenuti prescrittivi del PTCP e

degli altri strumenti della pianificazione provinciale. Decorso infruttuosamente il termine di cui al

primo capoverso la giunta comunale predispone il POT nella sua veste definitiva rimettendolo al

consiglio per la prescritta approvazione.

6. La giunta comunale, entro i sessanta giorni successivi all’eventuale ricevimento del riscontro da

parte della Provincia, si determina in merito alle osservazioni formulate al POT e lo invia al

consiglio per l’approvazione.

7. L’adeguamento del POT alle prescrizioni della Provincia, ovvero l’accoglimento delle

osservazioni, non comporta una nuova pubblicazione del piano.

8. Successivamente all’approvazione del POT da parte del Consiglio comunale, una copia integrale

del piano viene trasmessa alla Regione ed alla Provincia e depositata presso il Comune per la libera

consultazione. L’avviso dell’avvenuta approvazione del piano viene pubblicato sul BUR. Della

stessa approvazione è data altresì notizia con avviso su almeno un quotidiano a diffusione regionale.

9. Il piano entra in vigore dalla data di pubblicazione sul BUR dell’avviso dell’approvazione.

Art. 30

Formazione ed approvazione dei Piani Attuativi Unitari ( P.A.U.)

1. Il procedimento disciplinato dal presente articolo trova applicazione per l’elaborazione (Parole

42

soppresse) dei Piani Attuativi Unitari (PAU) e delle loro modifiche ed integrazioni.

2. La Giunta comunale procede all’elaborazione ed all’approvazione del PAU in esecuzione di

quanto stabilito dal PSC, dal REU, o nel caso, dal POT e nel rispetto delle norme della presente

legge.

3. Il PAU è adottato dal Consiglio e successivamente depositato, corredato dai relativi elaborati,

presso la sede comunale per i venti giorni successivi alla data di affissione all’albo pretorio

dell’avviso di adozione del piano. Entro lo stesso termine, il Comune provvede ad acquisire i pareri,

i nulla osta e gli altri atti di assenso comunque denominati previsti dalle leggi in vigore per la tutela

degli interessi pubblici. A tal fine il responsabile del procedimento può convocare una Conferenza

dei servizi ai sensi del precedente articolo 14.

42 Comma modificato dall’art. 3 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

4. Il deposito è reso noto al pubblico mediante avviso affisso all'albo pretorio del Comune e a

mezzo di manifesti murari affissi sull'intero territorio comunale.

5. Osservazioni ai PAU, entro i termini di deposito di cui al comma 3, possono essere presentate dai

soggetti nei confronti dei quali le prescrizioni dei medesimi PAU sono destinate a produrre effetti.

6. Successivamente alla scadenza dei termini di deposito, il Consiglio comunale decide sulle

eventuali osservazioni; provvede, ove queste implichino modifiche, ad adeguare i PAU alle

determinazione della Conferenza dei servizi di cui al comma 3 e rimette gli atti al consiglio per la

relativa approvazione, che deve avvenire entro e non oltre 60 giorni dalla data di scadenza del

termine per la presentazione delle osservazioni, inviandone una copia alla Provincia.

7. Nell’ipotesi che non vi siano variazioni, non è necessaria la riapprovazione del PAU da parte del

Consiglio comunale; lo stesso diventa esecutivo scaduti i termini del deposito di cui al comma

8. Non appena gli atti di approvazione dei PAU divengono esecutivi, i relativi provvedimenti

devono essere notificati a ciascuno dei proprietari interessati, secondo le modalità di cui al DPR 8

giugno 2001 n. 327.

9. Gli strumenti di iniziativa pubblica o privata possono essere approvati in variante al PSC o al

POT, con le procedure previste dal presente articolo, a condizione che le modifiche riguardino:

a) adeguamenti perimetrali modesti e comunque non superiori al 20%;

b) modifiche alla viabilità che non alterino il disegno complessivo della rete;

c) l’inserimento di servizi ed attrezzature pubbliche che risultino compatibili con le previsioni

del PSC o del POT;

d) miglioramenti all’articolazione degli spazi e delle localizzazioni;

e) l’inserimento di comparti di edilizia residenziale pubblica nei limiti di cui all'articolo 3

della legge 18.4.1962 n. 167.

10. Il presente procedimento si applica anche per le opere aventi rilevanza pubblica ai sensi del

DPR 8 giugno 2001 n. 327 e agli strumenti già adottati alla data di entrata in vigore della presente

legge. 43

11. Il PAU di iniziativa privata sostitutivo della lottizzazione di cui al precedente articolo 24

conserva i contenuti ed il procedimento di cui alla normativa statale.

44

Art. 31

Comparti edificatori

1. I comparti edificatori, costituiscono uno strumento di attuazione e controllo urbanistico, nonché

momento di collaborazione della pubblica amministrazione e dei privati per lo sviluppo urbanistico

45

del territorio.

2. Anche per l’attuazione delle finalità di perequazione, il PSC e gli altri strumenti attuativi delle

previsioni urbanistiche generali individuano o formulano i criteri per l’individuazione nel proprio

ambito di comparti edificatori la cui proposizione, predisposizione ed attuazione è demandata ai

proprietari singoli, associati o riuniti in consorzio degli immobili in essi compresi, a promotori cui i

43 Comma così modificato dall’art. 3 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

44 Articolo così modificato dall’art. 3 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14 che, inoltre, aggiunge, alla fine, il comma 8

45 Comma così modificato dall’art. 27, comma 2, della L.R. 11 maggio 2007, n. 9

proprietari stessi possono conferire mandato, al Comune in qualità di proponente o mandatario esso

stesso.

3. Gli strumenti sovraordinati che individuano i comparti devono stabilire:

a) l’estensione territoriale e la volumetria complessiva realizzabile;

b) le modalità d’intervento definendo il modello geologico-tecnico del sottosuolo individuato

mediante le opportune indagini di cui all’articolo 20, comma 4, lett. b);

c) le funzioni ammissibili;

d) le tipologie d’intervento;

e) i corrispettivi monetari od in forma specifica; la quantità e la localizzazione degli immobili

da cedere gratuitamente al Comune per la realizzazione di infrastrutture, attrezzature e

aree verdi;

f) gli schemi di convenzione da sottoscriversi da parte dei partecipanti al comparto unitamente

agli eventuali mandatari ed all’Amministrazione comunale, in forza dei quali vengano

stabiliti i criteri, le formule ed i valori per le operazioni di conferimento dei beni, il loro

concambio e/o le eventuali permute tra beni conferiti e risultati finali dei derivanti dalla

realizzazione del comparto. Detti schemi provvedono anche alla ripartizione, secondo le

quote di spettanza, delle spese generali da suddividere tra i soggetti partecipi, gli oneri

specifici e quelli fiscali, per i quali comunque si applicano le agevolazioni di cui alla legge

21 dicembre 2001, n. 448.

4. Il concorso dei proprietari rappresentanti la maggioranza assoluta del valore dell‟intero

comparto in base all‟imponibile catastale, è sufficiente a costituire il consorzio ai fini della

presentazione , al Comune, della proposte di attuazione dell‟intero comparto e del relativo schema

di convenzione. Successivamente il Sindaco, assegnando un termine di novanta giorni, diffida i

proprietari che non abbiano aderito alla formazione del consorzio ad attuare le indicazioni del

predetto comparto sottoscrivendo la convenzione presentata.

5. Decorso inutilmente il termine assegnato, di cui al comma precedente, il consorzio consegue la

piena disponibilità del comparto ed è abilitato a richiedere al Comune l‟attribuzione della

promozione della procedura espropriativi a proprio favore delle aree e delle costruzioni dei

proprietari non aderenti. Il corrispettivo, posto a carico del consorzio.

6. In caso d‟inerzia ingiustificata dei privati, trascorso il termine d‟attuazione del piano,

l‟Amministrazione può procedere all‟espropriazione delle aree costituenti il comparto e, se del

caso, le assegna mediante apposita gara.

7. I proprietari delle aree delimitate da strade pubbliche esistenti o previste dallo strumento

urbanistico generale vigente hanno la facoltà di riunirsi in consorzio, ai sensi dei precedenti

commi, e di elaborare, anche in mancanza degli strumenti attuativi di cui al coma 2, la proposta di

Comparto Edificatorio relativamente al quale il Comune, prima di avviare le procedure previste

dal presente articolo, deve applicare le procedure di approvazione previste per i piani attuativi ai

46

sensi della normativa statale e regionale vigente.

8. In caso di inadempienza dei privati singoli o associati, dei promotori mandatari, il Comune

sostitutivamente ad essi, entro i tempi tecnici della programmazione di cui al piano, predispone i

piani di comparto addebitando agli inadempienti, con iscrizione al ruolo, ogni onere relativo e

conseguente.

46 Comma aggiunto dall’art. 10, coma 8, della L.R. 2 marzo 2005, n. 8 e così modificato dall’art. 27, comma 2, della

L.R. 11 maggio 2007, n. 9 Art. 32

Strumenti di pianificazione negoziata

1. Sono strumenti di negoziazione della pianificazione territoriale ed urbanistica:

a) i programmi integrati di intervento, di cui all’articolo 16 della legge 17 febbraio 1992, n.

179;

b) i programmi di recupero urbano, di cui all’articolo 11 del D.L. 5 ottobre 1993, n. 398,

convertito con legge 4 dicembre 1993, n. 493;

c) i programmi di riqualificazione urbana, di cui all’articolo 2 della legge 17 febbraio 1992, n.

179;

d) i programmi di recupero degli insediamenti abusivi ai sensi dell’articolo 29, legge 28

febbraio 1985, n. 47;

e) (abrogata) 47

f) e i programmi d‟area.

2. L’utilizzazione degli strumenti di cui al precedente comma deve comunque essere ricondotta alle

norme della pianificazione territoriale ed urbanistica regionale comprese nella presente Legge, alla

disciplina statale vigente in materia in quanto applicabile e non modificata dalle norme dei

successivi articoli.

3. Gli strumenti di pianificazione negoziata e i comparti edificatori hanno la valenza di piani di

48

attuazione di iniziativa pubblica anche se proposto dai proprietari delle aree riuniti in Consorzio.

Art. 33

Programma integrato d'intervento (P.I.N.T.)

1. Il programma integrato d’intervento disciplina un sistema complesso di azioni e misure sulle

strutture urbane, attivando strumenti operativi di programmazione economica e territoriale e si attua

mediante progetti unitari di interesse pubblico di dimensione e consistenza tali da incidere sulla

riorganizzazione di parti di città. I suoi caratteri sono:

a) pluralità di funzioni, di tipologie, di interventi, comprendendo in essi anche le opere di

urbanizzazione, e di idoneizzazione e di infrastrutturazione generale;

b) pluralità di operatori e di corrispondenti risorse finanziarie, pubbliche e private.

2. L’ambito territoriale oggetto del programma tiene conto del degrado del patrimonio edilizio,

degli spazi e delle aree verdi, della carenza e dell’obsolescenza delle urbanizzazioni e dei servizi in

genere, della carenza o del progressivo abbandono dell’ambito stesso da parte delle attività

produttive urbane, artigianali e commerciali e del conseguente disagio sociale.

3. La formazione del programma avviene con particolare riferimento a:

a) centri storici caratterizzati da fenomeni di congestione o di degrado;

b) centri storici in fase di abbandono o comunque privi di capacità di attrazione;

c) aree periferiche o semi-periferiche carenti sul piano infrastrutturale e dei servizi e che

presentino nel loro interno aree o zone inedificate o degradate;

47 Comma così modificato dall’art. 3 della L.R. 24 novembre 2006, n. 14

48 Comma aggiunto dall’art. 10, comma 8, della L.R. 2 marzo 2005, n. 8 e così modificato dall’art. 27, comma 2, della

L.R. 11 maggio 2007, n. 9

d) insediamenti ad urbanizzazione diffusa e carente privi di servizi e di infrastrutture dove sia

assente una specifica identità urbana;

e) aree con destinazione produttiva o terziaria non più rispondenti alle esigenze sociali e del

mercato, e di conseguenza dismesse o parzialmente inutilizzate o degradate;

f) aree urbane destinate a parchi o giardini degradate; aree prospicienti corsi d’acqua parimenti

degradate classificate a verde pubblico dagli strumenti urbanistici.

4. Il programma può contenere una quota di funzioni residenziali non inferiori al 35% in termini di

superficie complessiva degli immobili da realizzare o recuperare e non può estendersi comunque

alle aree definite come zone omogenee E dal DM 1444 del 1968, a meno che tali ultime non siano

strettamente connesse, funzionali o di ricomposizione del tessuto urbano da riqualificare.

5. Il PINT deve essere accompagnato da uno studio di inserimento ambientale e da una relazione

finanziaria che valuti l’entità dei costi di realizzazione confrontandola con la disponibilità di

adeguate risorse economico-finanziarie.

6. La documentazione allegata alla proposta dei PINT contempla:

a) lo stralcio dello strumento generale di riferimento in cui verrà delimitato l’ambito di

applicazione del PINT;

b) l’estratto delle mappe catastali con l’individuazione degli immobili interessati, distinti a

seconda della proprietà;

c) i titoli atti a certificare la proprietà degli immobili da parte dei promotori e l’adesione degli

altri proprietari coinvolti;

d) lo stato di fatto dell’edificazione e la planivolumetria degli edifici (da mantenere, da

trasformare, da demolire o da ricostruire) nella scala 1/500;

e) il piano della viabilità ed il piano delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria;

f) una relazione tecnica illustrativa;

g) il programma di attuazione degli i di interventi;

h) la bozza di convenzione;

i) il piano delle tipologie d’intervento ed il piano dell’arredo urbano;

j) la tavola di azionamento funzionale con la specificazione dell’eventuale edilizia sociale;

k) la cartografia tematica che descrive le condizioni di rischio geologico, idraulico e sismico e

definisce una normativa d’uso per la messa in sicurezza del patrimonio edilizio esistente e

di nuova programmazione;

l) le norme specifiche di attuazione.

7. Il Consiglio comunale approva i singoli PINT e la delibera di approvazione, corredata dai relativi

elaborati tecnici, è depositata per la pubblica visione presso gli uffici comunali per un periodo di

trenta giorni. Il deposito è reso noto al pubblico mediante avviso affisso all'albo pretorio del

Comune e a mezzo di manifesti murari affissi sull'intero territorio comunale.

8. Osservazioni ai PINT, entro i termini di deposito di cui al comma 7, possono essere presentate

dai soggetti nei confronti dei quali i contenuti dei PINT sono destinati a produrre effetti diretti.

9. Successivamente alla scadenza dei termini di deposito, la Giunta comunale decide sulle

osservazioni ed approva definitivamente i PINT.

10. Sono abilitati a proporre i PINT sia soggetti pubblici che privati che dispongano del diritto di

proprietà delle aree o degli immobili ovvero di un titolo che ne accerti la disponibilità e che

qualifichi la posizione del soggetto stesso allo specifico fine del permesso di costruire.


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Legislazione regionale, Regione Calabria, per la tutela, governo ed uso del territori.
Normativa vigente per la realizzazione di opere edili e di infrastrutture (strade, ponti, sfruttamento del territorio), la pianificazione territoriale ed urbanistica, definizione degli organismi atti al controllo urbanistico.
Legge regionale del 16 aprile 2002, n.19


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in urbanistica
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di Urbanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Mediterranea - Unirc o del prof Foresta Sante.

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