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Legge Pinto - Calcolo indennizzo e prescrizione

Questa dispensa fa riferimento al corso di Diritto Processuale Civile I, tenuto dal prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
In questo documento vengono presentate la sentenza della Corte di Cassazione Civile n. 24901 del 2008, il decreto 6 novembre 2008 del Tar Calabria... Vedi di più

Esame di Diritto Processuale Civile I docente Prof. G. Costantino

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in Foro it., 2009, I, 1472

10894, ibid., n. 176; nonché richiamate in motivazione da Cass. 24901/08, cfr. Cass. 2 aprile 2008, n. 8497, id., Mass.

2008; nonché richiamate anche da App. Reggio Calabria, 25 novembre 2005, n. 25008, id., Rep. 2006, voce cit., n. 173;

19 gennaio 2005, n. 1094, id., Rep. 2005, voce cit., n. 290; 2 marzo 2004, n. 4207, id., 2005, I, 190, pur massimata sotto

altro profilo), fermo restando che, in mancanza di ragioni che consentano di discostarsi dai criteri elaborati dalla Corte

di Strasburgo avendo riguardo alla complessità della materia, al comportamento delle parti, del giudice e di qualsiasi

altra autorità chiamata a contribuire alla definizione del procedimento, è ragionevole il termine di tre anni per la durata

del giudizio di primo grado e quello di due anni per la durata di quello di secondo grado. Così, v., da ultime, Cass. 14

marzo 2008, n. 6898, id., Mass. 2008, richiamata da Cass. 24901/08; 3 gennaio 2008, n. 14, id., 2008, I, 1469, con nota

di S. R M , Ragionevole durata del processo tra Corte europea dei diritti dell’uomo, Cassazione e Corte

ODOLFO ASERA

costituzionale.

In ordine al rilievo del comportamento delle parti, il collegio reggino ha individuato la durata ragionevole del pro-

cesso nella somma degli usuali tre anni occorrenti per un giudizio di primo grado e di un anno attribuibile alla richiesta

di rinvii imputabili esclusivamente al comportamento delle parti, in specie «ad attività assertiva o probatoria svolta in

udienza dalle parti e non previamente autorizzata e/o alle conseguenti richieste di rinvio per esame e controdeduzioni».

V. sullo scomputo del dispendio temporale cagionato dalle richieste di rinvio formulate dalle parti dalla durata ra-

gionevole, Cass. 2 febbraio 2007, n. 2251, id., Rep. 2007, voce cit., n. 207; 5 marzo 2004, n. 4512, id., Rep. 2004, voce

cit., n. 238. Nel senso che devono distinguersi i rinvii irragionevoli causati dall’organizzazione giudiziaria ed i tempi

addebitabili alle parti come tali scomputabili dalla ragionevole durata del processo, v. Cass. 18 dicembre 2008, n.

29543, id., Mass. 2008; ord. 25 gennaio 2008, n. 1715, ibid.; 15 novembre 2006, n. 24356, id., Rep. 2007, voce cit., n.

203; 2 novembre 2006, n. 23509, ibid., n. 200; 15 settembre 2006, n. 19943, ibid., n. 201; 30 dicembre 2005, n. 29000,

id., Rep. 2006, voce cit., n. 169; in motivazione 4 novembre 2005, n. 21391, id., Rep. 2005, voce cit., n. 294, richiamata

da Cass. 24901/08 sotto altro profilo; 21 settembre 2005, n. 18589, ibid., n. 184; 7 aprile 2004, n. 6856, id., Rep. 2004,

voce cit., n. 248; 2 marzo 2004, n. 4207, cit., massimata sotto altro profilo; nonché 27 settembre 2006, n. 21020, id.,

Rep. 2006, voce cit., n. 187, e 28 settembre 2005, n. 18924, id., Rep. 2005, voce cit., n. 185, le quali precisano che non

costituisce argomento contrario il rilievo che il giudice istruttore avrebbe dovuto esercitare i suoi poteri d’ufficio per

impedire manovre dilatorie, potendo siffatto argomento essere utilmente invocato solo dalla parte che si è invano oppo-

sta ai rinvii. Contra su tale ultima valutazione Cass. 28 settembre 2005, n. 18924, id., Rep. 2006, voce cit., n. 184; Nuo-

vo dir., 2006, 474, con nota critica di M. S , Condotta processuale della parte e danno da ritardata giustizia, per

ENSALE

il quale l’atteggiamento dilatorio della parte sia normalmente espressione di un suo interesse ad un processo lento, sic-

ché la domanda di equa riparazione dovrebbe essere integralmente rigettata. Cfr. anche Cass. 5 settembre 2008, n.

22404, Foro it., Mass. 2008. Nel senso che il diritto fondamentale alla ragionevole durata del processo impone al giudi-

ce di evitare e impedire comportamenti che siano di ostacolo ad una sollecita definizione dello stesso, tra i quali certa-

mente quelli che si traducono in un inutile dispendio di attività processuali e formalità superflue perché non giustificate

dalla struttura dialettica del processo, e in particolare dal rispetto del principio del contraddittorio, delle effettive garan-

zie di difesa e dal diritto alla partecipazione al processo in condizioni di parità, v. Cass., sez. un., 3 novembre 2008, n.

26373, ibid.

In relazione alla computabilità nella durata irragionevole del processo dei rinvii richiesti dalle parti ma disposti per

un periodo eccedente quello previsto dall’art. 81 disp. att. c.p.c., cfr. Cass. 3 gennaio 2008, n. 9, ibid.; 23 agosto 2005,

n. 17110, id., Rep. 2005, voce cit., n. 190; 2 marzo 2005, n. 4450, ibid., n. 189; 1° marzo 2005, n. 4298, ibid., n. 188.

Cfr. Cass. 5 marzo 2004, n. 4512, id., Rep. 2004, voce cit., n. 239.

Sul rilievo del comportamento delle parti in relazione vuoi al tempo irragionevole vuoi alla quantificazione

dell’indennizzo, v. F. P , I tempi del processo e l’equa riparazione per la durata non ragionevole, Milano,

ETROLATI

2005, 21; cfr. per quel che attiene la giurisprudenza della Corte di Strasburgo, R. G , Le garanzie dell’equo

IORDANO

processo civile, cit., 79; E. D’A , La ragionevole durata del processo nella giurisprudenza, in Il giusto pro-

LESSANDRO

cesso civile e penale, a cura di M.L. Campiani, Napoli, 2004, 73 ss.

II.- Il collegio reggino ha ritenuto che non possa considerarsi addebitabile alla parte il tempo intercorso tra la data

di pubblicazione della sentenza di primo grado e la data di proposizione del gravame, trattandosi di esercizio del diritto

costituzionalmente garantito di agire e difendersi in giudizio e considerata nella specie la limitata estensione di tale pe-

riodo, pienamente giustificabile dall’esigenza di esame e studio della sentenza di primo grado e di redazione dell’atto di

appello (cfr. Cass. 7 marzo 2007, n. 5212, Foro it., Rep. 2007, voce cit., n. 209; 9 luglio 2005, n. 14477, id., Rep. 2005,

voce cit., 172, richiamata dal decreto annotato; 18 marzo 2005, n. 5991, id., Rep. 2006, voce Responsabilità civile, n.

295. Cfr., in motivazione, Cass. 2 marzo 2004, n. 4207, cit., per la quale l’omissione della notifica della sentenza idonea

a far decorrere il termine breve per impugnare risponde ad una scelta della parte che non può tradursi in violazione del

diritto alla ragionevole durata del processo). Ciò altresì in virtù del consolidato principio per cui, agli effetti

dell’apprezzamento del mancato rispetto del termine ragionevole, si deve avere riguardo all’intero svolgimento del pro-

cesso medesimo, pur articolato per gradi e fasi, dall’introduzione fino al momento della proposizione della domanda di

5 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

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equa riparazione o della cessazione del processo de quo se anteriore (cfr. Cass. 10 novembre 2008, n. 26911, in motiva-

zione e 11 settembre 2008, n. 23506, in corso di pubblicazione in Foro it., con nota di D. L , …).

ONGO

Nel senso che non sono computabili nel termine ragionevole di durata i segmenti temporali attribuibili ai compor-

tamenti delle parti che costituiscano esercizio di facoltà conferite dal codice di rito civile e non si concretino in un uso

distorto del diritto di difesa, v. Cass. 12 aprile 2006, n. 8515, id., Rep. 2007, voce Diritti politici e civili, n. 202.

III.- Per quel che attiene, poi, alla liquidazione dell’indennizzo dovuto per l’irragionevole durata di tal guisa indivi-

duata, tanto App. Reggio Calabria quanto Cass. 24901/08 rilevano che il danno non patrimoniale è conseguenza norma-

le, ancorché non automatica e necessaria, della violazione del diritto alla ragionevole durata del processo, di cui all’art.

6 Conv. europea: sicché, pur dovendo escludersi la configurabilità di un danno non patrimoniale in re ipsa, una volta

accertata la violazione relativa alla durata ragionevole del processo, il giudice deve ritenere sussistente il danno non pa-

trimoniale ogniqualvolta non ricorrano, nel caso concreto, circostanze particolari che facciano positivamente escludere

che tale danno si sia verificato (cfr. Cass. 7 gennaio 2009, n. 88, inedita; 1° dicembre 2008, n. 28501, inedita; 17 ottobre

2008, 25365, cit.; 26 settembre 2008, n. 24269, id., Mass. 2008; ord. 9 giugno 2008, n. 15200, ibid.; in motivazione, 14

marzo 2008, n. 6898, cit., richiamata da Cass. 24901/08; 18 giugno 2007, n. 14053, id., Rep. 2007, voce cit., n. 228; 2

febbraio 2007, n. 2241, cit.; 15 novembre 2006, n. 24358, ibid., n. 227; Cass. 13 aprile 2006, n. 8714, id., Rep. 2006,

voce cit., n. 247; 29 marzo 2006, n. 7139, ibid., n. 230, richiamata da Cass. 24901/08; 28 marzo 2006, n. 6999, ibid., n.

246; 3 novembre 2005, n. 21318, id., Rep. 2007, voce cit., n. 239; 28 ottobre 2005, n. 21088, id., Rep. 2005, voce cit., n.

254, richiamata da Cass. 24901/08; 3 ottobre 2005, n. 19288, ibid., n. 257 e 29 settembre 2005, n. 19029, ibid., n. 255,

richiamate da Cass. 24901/08 sotto altro aspetto; 5 aprile 2005, n. 7088, ibid., n. 258. Cfr. Cass. 6 settembre 2007, n.

18719, id., Rep. 2007, voce cit., n. 232. V., sul punto, F. P , I tempi del processo e l’equa riparazione, cit., 16.

ETROLATI

E per la giurisprudenza di merito App. Bari, decr. 9 luglio 2004, id., 2005, I, 191.

Nello stesso senso con riguardo al danno subito dalle persone giuridiche, a causa dei disagi e dei turbamenti di ca-

rattere psicologico che la lesione del diritto alla durata ragionevole provoca alle persone preposte alla gestione dell’ente

o ai suoi membri, v. Cass. 5 aprile 2007, n. 8604, id., Rep. 2007, voce cit., n. 237; 2 febbraio 2007, n. 2246, ibid., n.

236; 18 febbraio 2005, n. 3396, ibid., n. 235; 30 settembre 2004, n. 19647, id., Rep. 2005, voce cit., n. 265, e Giust. civ.,

2005, I, 59, con nota di R. G , Ancora contrasti tra la giurisprudenza interna e quella della Corte di Strasburgo

IORDANO

sull’equa riparazione dei danni per irragionevole durata del processo: il problema dei pregiudizi non patrimoniali su-

biti dagli enti. Contra, v. Cass. 2 luglio 2004, n. 12110, Foro it., 2005, I, 801, con nota di M. P .

IETRUNTI

Da ultimo, Cass., sez. un., 11 novembre 2008, n. 26973, id., 2009, I, 120 ss., con note di …, in relazione al danno

non patrimoniale in genere, ha affermato che, anche quando esso sia determinato dalla lesione di diritti inviolabili della

persona, costituisce danno conseguenza, che deve essere allegato e provato; a tal fine, il giudice può far ricorso a pre-

sunzioni, ma il danneggiato dovrà comunque allegare tutti gli elementi idonei a fornire, nella concreta fattispecie, la se-

rie concatenata di fatti noti che consentano di risalire al fatto ignoto.

Diversamente, la giurisprudenza ritiene debba essere rigorosa la prova fornita in ordine al danno patrimoniale

(Cass. 7 marzo 2007, n. 5213, id., Rep. 2007, voce cit., n. 243; 2 febbraio 2007, n. 2246, ibid., n. 246; 7 luglio 2006, n.

15584, ibid., n. 240) senza l’ausilio di presunzioni di ordine generale (Cass. 6 dicembre 2006, n. 26166, ibid., n. 242).

IV.- Per quel che attiene alla liquidazione del danno non patrimoniale subito in caso di irragionevole durata, la giu-

risprudenza è costante nel ritenere che debba aversi riguardo soltanto al periodo eccedente il termine ragionevole di du-

rata (v. Cass. 21 maggio 2008, n. 13061, id., Mass. 2008; 14 febbraio 2008, n. 3716, ibid.; cfr. anche 22 gennaio 2008,

n. 1354, ibid.) e che la misura minima dell’indennizzo sia compresa tra € 1.000 (effettivamente liquidati dalle decisioni

in epigrafe) e 1.500 per ogni anno di ritardo. Così da ultima, Cass. 3 gennaio 2008, n. 14, cit.

Sul valore per il giudice nazione dei criteri di liquidazione dell’indennizzo applicati dalla Corte di Strasburgo in ca-

si simili, nonché sulla rilevanza della c.d. posta in gioco sulla determinazione dell’indennizzo, cfr., da ultime, Cass. 10

novembre 2008, n. 26911 e n. 26906, con nota di D. L , in corso di pubblicazione in Foro it.

ONGO

Nel senso che è legittima la decisione della corte d’appello territorialmente competente che, valutando l’incidenza

del tempo occorso per la risoluzione della questione di costituzionalità, ha considerato il giudizio di media complessità

e di durata ragionevole, discostandosi dai parametri ordinariamente seguiti dalla Corte europea, v. Cass. 13 dicembre

2007, n. 26161, id., 2008, I, 2938, con nota di G. C , L’incidenza della questione di costituzionalità sul com-

AMPANELLI

puto del termine di durata ragionevole del processo: la Cassazione cambia rotta? (o la perde?).

(4-5, 8) I.- App. Reggio Calabria in epigrafe fa applicazione del termine prescrizionale di dieci anni al diritto

all’equa riparazione per irragionevole durata del processo, in virtù di una pluralità di dati normativi:

- l’art. 2934, comma 1°, c.c. sancisce che «ogni diritto si estingue per prescrizione»;

- la durata della prescrizione è indicata in via generale dall’art. 2946 c.c.;

6 prof. Giorgio Costantino

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- il diritto all’indennità de qua sfugge alla prescrizione breve di cui all’art. 2947 c.c., non essendo riconducibile

ad un diritto al risarcimento del danno da fatto illecito, né essendo assimilabile ad alcuna delle categorie per le

quali l’art. 2948 c.c. contempla una prescrizione quinquennale.

In ordine a tale ultima considerazione, la Corte reggina chiarisce che alcun dubbio sussiste in ordine alla configura-

zione del diritto in esame quale obbligazione avente natura indennitaria e non risarcitoria, ex lege e non ex delicto, in

quanto riconducibile ad ogni altro atto o fatto idoneo a costituire fonte di obbligazione di cui all’art. 1173 c.c. Così, v.

Cass. 13 aprile 2006, n. 8712, id., Rep. 2006, voce cit., n. 264, richiamata in motivazione; 19 settembre 2005, n. 18455,

ibid., n. 210; 12 settembre 2005, n. 18105, id., Rep. 2005, voce cit., n. 276, in motivazione; 21 gennaio 2005, n. 1343,

id., Rep. 2006, voce cit., n. 275, in motivazione; 14 novembre 2003, n. 17179, id., Rep. 2004, voce cit., n. 260; 30 aprile

2003, n. 5110, id., Rep. 2003, voce cit., n. 208, in motivazione; 13 febbraio 2003, n. 2148, ibid., n. 118; 30 gennaio

2003, n. 1399, ibid., n. 167; 22 gennaio 2003, n. 920, ibid., n. 166; in motivazione, 20 dicembre 2002, n. 18221, id.,

Rep. 2002, voce cit., n. 224; 20 dicembre 2002, n. 18139, ibid., 222; 29 ottobre 2002, n. 15229, ibid., n. 179; nonché in

motivazione 22 ottobre 2002, n. 14885, e 8 agosto 2002, n. 11987, id., 2003, I, 837, con nota di P. G , Il danno da

ALLO

irragionevole durata del processo tra diritto interno e giurisprudenza europea. In dottrina, v. V. P , In tema

ALAZZETTI

di durata irragionevole dei processi, in Giur. it., 2007, 619; R. M , La ragionevole durata del “giusto processo”

ASONI

nell’applicazione giurisprudenziale, Milano, 2006, 106 ss.; A . V ., L’equa riparazione nei più recenti orientamenti

A V

della Corte di cassazione e della Corte Europea, Milano, 2005, 26 s.

Nel senso che trattasi di fattispecie riconducibile nell’alveo della responsabilità extracontrattuale di cui all’art. 2043

c.c., v. F. P , I tempi del processo e l’equa riparazione, cit., 14 ss., il quale esclude, però, l’applicazione

ETROLATI

dell’onere probatorio previsto per questa forma di responsabilità. In quest’ultimo senso, v. F. L , Violazione della

ONGO

durata ragionevole del processo: natura della riparazione e danno risarcibile, in Giur. merito, 2003, I, 24, il quale fa

riferimento alla peculiare fattispecie risarcitoria di cui all’art. 2050 c.c. Cfr. anche E. D , Diritto all’equa ripa-

ALMOTTO

razione per l’eccessiva durata del processo, in A . V ., Misure acceleratorie e riparatorie contro l’irragionevole dura-

A V

ta dei processi, a cura di S. Chiarloni, Torino, 2002, 87. In giurisprudenza, cfr. Cass., ord., 16 maggio 2005, n. 10191,

Foro it., Rep. 2005, voce cit., n. 303; ord. 15 giugno 2004, n. 11300, ibid., n. 298; App. Genova 29 novembre 2001, id.,

Rep. 2003, voce cit., n. 170, e Giur. merito, 2003, I, 18, con nota citata di F. L ; App. Torino, decr. 5 settembre

ONGO

2001, Foro it., 2002, I, 233, con nota di M.G. C , Sul diritto alla ragionevole durata del processo: prime applica-

IVININI

zioni della c.d. legge Pinto.

II.- Ove si ammetta l’esistenza della prescrizione, residua la verifica del dies a quo per il computo del periodo di

prescrizione.

In relazione ai danni non patrimoniali, il collegio reggino sulla base di una complessa motivazione ritiene che, con-

sistendo in sofferenze morali e psicologiche imputabili alla durata irragionevole del processo, essi si verifichino indi-

pendentemente dalla definizione di questo. Sicché la prescrizione decennale dovrebbe correre anche durante la penden-

za del processo, e in particolare dal momento in cui si verifica un danno derivante dal superamento della durata ragio-

nevole. A conferma di tale ricostruzione, l’art. 4 l. Pinto consente la proposizione della domanda di equa riparazione in

pendenza del procedimento che ha determinato la violazione. Ne consegue che nella fattispecie in parola non si rinviene

un danno unitario ma diversi danni della stessa specie, suscettibili di valutazione parcellizzata.

Diversamente, altra interpretazione identifica il dies a quo nel momento della cessazione del processo della cui ir-

ragionevole durata si tratta, ossia, ove questo sia un procedimento a cognizione piena, nel passaggio in giudicato della

sentenza che lo definisce (cfr. App. Roma decr. 9 luglio 2001, Guida al dir., 2001, fasc. 38, 30, richiamata da App.

Reggio Calabria).

Quest’ultima è l’interpretazione posta da App. Napoli a fondamento del principio affermato in massima, in antitesi

alla conclusione di App. Reggio Calabria. In particolare, poiché la condotta pregiudizievole dell’apparato dello Stato

nella gestione della durata dei processi integra un illecito permanente che non matura né si prescrive di giorno in giorno,

ma soltanto con il decorso di un termine ragionevole di durata del processo, la prescrizione potrebbe iniziare a decorre

soltanto dal momento della cessazione della condotta lesiva, ossia dal passaggio in giudicato della decisione definitiva.

Però, posto che a partire da tale momento decorre il termine di decadenza di sei mesi per la proposizione della domanda

di risarcimento ex art. 4, l. 89/01, ne segue l’impossibilità per la prescrizione di operare sul diritto de quo.

D’altronde, questa impossibilità deriverebbe anche dalla circostanza che l’istituto della prescrizione si fonda

sull’inerzia del titolare del diritto, ma il diritto all’equa riparazione nascerebbe proprio da tale necessaria inattività.

III.- In relazione al decorso del termine di decadenza dal momento della definitività, concretantesi nel consegui-

mento del fine al quale il singolo procedimento è deputato, e quindi nel passaggio in giudicato della decisione che defi-

nisce il processo di cognizione presupposto, v. Cass. 18 maggio 2007, n. 11644, Foro it., Rep. 2007, voce cit., n. 261; 7

marzo 2007, n. 5212, ibid., n. 260, richiamata da App. Reggio Calabria; 16 novembre 2006, n. 24450, id., Rep. 2006,

voce cit., n. 291; 7 giugno 2006, n. 13287, ibid., n. 281. Cfr., in motivazione, anche Cass. 6 settembre 2007, n. 18720,

id., Rep. 2007, voce cit., n. 19, richiamata da App. Reggio Calabria.

7 prof. Giorgio Costantino

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Nel senso che la definitività del provvedimento coincide, allorché questo venga emanato a conclusione di una fase

processuale intermedia, con la scadenza dei termini oltre i quali è precluso l’esperimento dei mezzi di impugnazione

previsti in via ordinaria avverso quel tipo di provvedimento, v. Cass. 26 maggio 2006, n. 12640, id., 2007, I, 172.

Cfr. Cass., ord. 20 ottobre 2008, n. 25510, id., Mass. 2008, per la quale in tema di equa riparazione per irragionevo-

le durata del processo, è manifestamente informata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 4, l. 89/01, nella

parte in cui, ai fini del rispetto del termine di proposizione della domanda, non consente di ritenere equipollente al ricor-

so alla corte di appello la presentazione di istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato.

(9) Non constano precedenti in termini.

Nel caso di specie, a fronte di una domanda di equa riparazione per irragionevole durata di un processo amministra-

tivo durato circa vent’anni, il Ministero convenuto aveva chiesto il rigetto della domanda in virtù della mancanza di in-

teresse alla definizione del giudizio presupposto, come risultante dall’intervenuta perenzione dello stesso nei termini di

cui al combinato disposto degli art. 26 l. 1034/71 e 9, comma 2º, l. 205/00. In virtù di tale ultima disposizione, nel testo

allora vigente, «a cura della segreteria è notificato alle parti costituite, dopo il decorso di dieci anni dalla data di deposi-

to dei ricorsi, apposito avviso in virtù del quale è fatto onere alle parti ricorrenti di presentare nuova istanza di fissazio-

ne dell’udienza con la firma delle parti entro sei mesi dalla data di notifica dell’avviso medesimo. I ricorsi per i quali

non sia stata presentata nuova domanda di fissazione vengono, dopo il decorso infruttuoso del termine assegnato, di-

chiarati perenti con le modalità di cui all’ultimo comma dell’articolo 26 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, introdot-

to dal comma 1 del presente articolo».

Si noti che l’art. 54, comma 1°, cit., ha trasformato la perenzione di cui all’art. 9 cit., da ultradecennale ad ultra-

quinquennale. Peraltro, per quanto rilevato supra sub (2, 7), senza alcun dubbio la novellata disposizione non avrebbe

potuto trovare applicazione al caso di specie, in quanto al momento della sua entrata in vigore, risultava già dichiarata la

perenzione allora ultradecennale del processo amministrativo, con decreto del 20 marzo 2008, a seguito dell’invito di

presentare nuova istanza di fissazione di udienza rivolto alla parte in conformità dell’allora vigente art. 9 cit.

Il giudice partenopeo ha ritenuto che l’osservazione del Ministero fosse fondata limitatamente alla presunzione di

sopravvenuta carenza di interesse in capo alla parte ricorrente, tuttavia escludendo che da ciò potesse dedursi anche la

mancanza di un originario interesse alla definizione del processo presupposto. Sicché, l’intervenuta perenzione di un

ricorso ultradecennale esclude il diritto all’indennizzo soltanto per gli anni successivi al primo decennio.

Nel senso che la disciplina della perenzione ultradecennale, imponendo l’onere di rinnovare, dopo dieci anni,

l’interesse alla decisione, pur in presenza di una già rituale presentazione della domanda di fissazione d’udienza, perse-

gue l’obiettivo sia di introdurre un meccanismo generalizzato di verifica della sussistenza di un interesse alla decisione

sia di consentire il contestuale smaltimento dell’arretrato, v. Cons. Stato, sez. IV, 31 maggio 2007, n. 2881, id., Rep.

2007, voce Giustizia amministrativa, n. 1024.

Sull’istituto della perenzione ultradecennale nel processo amministrativo e sul suo collegamento con lo smaltimen-

to dell’arretrato e l’accertamento del perdurante interesse delle parti, v. F. S , Appunti di giustizia amministra-

CIARRETTA

a

tiva, 3 ed., Milano, 2007, 334 s., e B. G , La c.d. perenzione ultradecennale e il potere presidenziale di forma-

RAZIOSI

zione del ruolo (smaltimento dell’arretrato e accesso alla giustizia), in Foro amm.-Tar, 2006, 2264 ss. i quali sottoline-

ano che tale disciplina presuppone la fisiologica violazione dell’art. 111 Cost.; F.F. T , La semplificazione delle

UCCARI

decisioni contenziose: tra accelerazione ed effettività del contraddittorio, in Il nuovo processo amministrativo, a cura di

F. Caringella e M. Protto, Milano, 2002, 1073 ss.; S. F , Prime riflessioni sulla riforma del processo amministrativo

ABI

attuata dalla l. 21 luglio 2000 n. 205, in Riv. amm., 2000, 658 s.; A. L , Le decisioni in forma semplificata, in

AMBERTI

A . V ., Verso il nuovo processo amministrativo, a cura di V. Cerulli Irelli, Torino, 2000, 345 s.

A V

Sulla perenzione in genere nel processo amministrativo, cfr. V. M , La procedibilità, in A . V ., Il nuovo

ASCELLO A V

a

processo amministrativo, 3 ed., Padova, 2006, 136 s.; S. M , L’istituto della perenzione ritrova la propria ra-

ONZANI

gion d’essere, in Foro amm.-Cons. Stato, 2006, 855; e per riferimenti più risalenti F. G , Note sulla perenzione

AFFURI

nel processo amministrativo di primo grado, in Dir. proc. ammin., 1999, 793; G. V , Perenzione nel giudizio

ACIRCA

amministrativo, in Encicl. giur. Treccani, Roma, 1990, XXIII.

(10) In tal senso, costituisce principio pacifico che, in tema di spese processuali e con riferimento al processo came-

rale per l’equa riparazione del diritto alla ragionevole durata del processo, non ricorre un generale esonero dall’onere

delle spese a carico del soccombente, in quanto, in virtù del richiamo operato dall’art. 3, comma 4º, l. 89/01, si applica-

no le norme del codice di rito civile. Così, Cass. 18 giugno 2007, n. 14053, Foro it., Rep. 2007, voce Diritti politici e

civili, n. 262; 22 dicembre 2004, n. 23789, id., Rep. 2004, voce cit., n. 289; 1° luglio 2004, n. 12021, id., Rep. 2005, vo-

ce cit., n. 309, la quale giustifica l’applicazione analogica degli art. 91 ss. c.p.c. sulla base della natura contenziosa del

procedimento camerale de quo definito da un provvedimento che, pur con la forma del decreto motivato, ha natura so-

stanziale di sentenza, suscettibile di acquisire autorità di giudicato; 3 gennaio 2003, n. 4, id., Rep. 2003, voce cit., n.

8 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa fa riferimento al corso di Diritto Processuale Civile I, tenuto dal prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
In questo documento vengono presentate la sentenza della Corte di Cassazione Civile n. 24901 del 2008, il decreto 6 novembre 2008 del Tar Calabria e il decreto 3 novembre 2008 della Corte d'Appello di Napoli con commento in nota di Daniela Longo. Tutti questi provvedimenti trattano i seguenti temi: come calcolare la durata di un processo, cosa escludere da essa e la prescrizione del diritto all'equa riparazione prevista dalla Legge Pinto.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

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