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collegio unico nazionale assicura la più ampia proporzionalità (in relazione alla popolazione residente) nella ripartizione

degli stessi.

In caso negativo, alla lista indipendente o alla coalizione che abbia conseguito la maggioranza relativa dei voti validi su

base nazionale, si assegna un premio che è pari alla differenza tra i seggi comunque acquisiti e 340. Si precisa che per

far “scattare” tale premio non sono previste soglie minime, per cui potenzialmente il premio potrebbe essere anche

molto superiore ai seggi conseguiti ad un primo riparto. La finalità della norma è quella di assegnare alla coalizione o

alla lista che abbia conseguito la maggioranza relativa dei voti, la maggioranza assoluta dei 630 seggi della Camera,

pari al 53,9% degli stessi.

Una volta assegnati i 340 seggi alla coalizione o alla lista di maggioranza, si procede a riassegnare proporzionalmente,

sempre secondo il sistema dei quozienti interi e dei maggiori resti, i 277 seggi restanti alle altre forze politiche sulla

base dei voti da loro ottenuti a livello nazionale per poi assegnarli circoscrizione per circoscrizione. Contestualmente,

nell’ambito di ciascuna coalizione, definiti i seggi totali spettanti, si procede ad assegnare i seggi alle singole liste

componenti, sulla base del risultato elettorale conseguito nella circoscrizione di riferimento e alla luce degli sbarramenti

previsti (c’è da notare che, in questo modo, le liste coalizzate che hanno superato la soglia del 2% si avvantaggiano, nel

riparto dei seggi, dei voti ottenuti dalle liste che tale soglia non hanno superato).

3.4. Nel caso in cui una lista abbia un numero di candidati inferiore ai seggi spettanti, si procede, ex art. 84, c.2,

all’assegnazione del seggio ai candidati presentati dalla stessa lista nelle circoscrizioni in cui questa ha la maggior parte

decimale di quoziente non utilizzata, ovvero, in caso di esito negativo, ai candidati -nella stessa circoscrizione- di una

diversa lista comunque appartenente alla medesima coalizione politica secondo l’ordine decrescente delle parti decimali

che hanno già dato luogo ad assegnazione di seggi.

4. Il sistema di elezione del Senato della Repubblica.

Ai sensi dell’art. 57 Cost., come riaffermato dall’art. 1 del T.U. Senato, il Senato è eletto su base regionale. I 315 seggi

elettivi sono ripartiti 6 per la circoscrizione Estero (per la quale si applica il sistema elettorale proporzionale previsto

dalla legge 27 dicembre 2001 n. 459), 1 per la Valle D’Aosta (attribuito con sistema maggioritario uninominale), 7 al

Trentino Alto Adige (di cui 6 con sistema elettorale maggioritario -il territorio è diviso in 6 collegi uninominali- e 1 con

recupero proporzionale, ex lege n. 422/1991) e i restanti 301 in 18 circoscrizioni coincidenti col territorio delle 18

regioni. Sulla base, quindi, del censimento della popolazione secondo i dati Istat del 2001 (e del calcolo effettuato dalla

Commissione parlamentare per la verifica e la revisione dei collegi elettorali, comunicato alla Presidenza del Senato

nella seduta del 26 febbraio 2004, in relazione, però, alla precedente legge elettorale), dovrebbero spettare: 22 seggi al

Piemonte; 47 alla Lombardia; 24 al Veneto; 7 al Friuli Venezia Giulia; 8 alla Liguria; 21 all’Emilia Romagna; 18 alla

Toscana; 7 all’Umbria; 8 alle Marche; 27 al Lazio; 7 all’Abruzzo; 2 al Molise; 30 alla Campania; 21 alla Puglia; 7 alla

Basilicata; 10 alla Calabria; 26 alla Sicilia; 9 alla Sardegna.

In applicazione dell’art. 1 T.U. Senato, i seggi del Senato sono ripartiti tra liste di candidati concorrenti in ragione

proporzionale, con eventuale attribuzione di un premio di maggioranza regionale. Ciò che, infatti, differenzia la

disciplina elettorale prevista per il Senato da quella della Camera è proprio l’assegnazione dei seggi (e dell’eventuale

premio di maggioranza) regione per regione.

4.1. In materia di presentazione delle liste e delle candidature, il Testo Unico sulle norme per l’elezione del Senato

rinvia al T.U. Camera. C’è da osservare che, così facendo, non si comprende, da un lato, se le liste concorrenti per i

seggi senatoriali debbano essere necessariamente le stesse presentate per la Camera, e, dall’altro, se debba essere

presentato un capo “nazionale” della coalizione o del partito non coalizzato, ovvero si possano presentare tanti capi

“regionali” quante sono le circoscrizioni. In ogni caso resta fermo il divieto di presentare i medesimi candidati

contemporaneamente alla Camera e al Senato.

4.2. Il riparto dei seggi è effettuato, ex art. 16 T.U. Senato, con metodo proporzionale (secondo la tecnica dei quozienti

interi e dei più alti resti) salvo che nessuna lista o coalizione abbia conseguito, ad una prima attribuzione, il 55% dei

seggi previsti per la regione considerata (con arrotondamento all’unità superiore), e nel rispetto di diverse soglie di

sbarramento.

Accedono, infatti, al riparto dei seggi solo:

le liste non coalizzate che abbiano conseguito almeno l’8% dei voti validi su base regionale;

le coalizioni che

abbiano conseguito, sommando i voti di tutte le liste che la compongono, almeno il 20% dei voti su base regionale e

siano composte da almeno 1 lista che abbia conseguito almeno il 3% dei voti validi su base regionale;

Nell’ambito delle coalizioni che soddisfino tali requisiti, accedono al riparto dei seggi solo quelle liste che abbiano

conseguito almeno il 3% dei voti validi su base regionale. Non sono previsti meccanismi di “ripesccaggio” come quello

del “miglior perdente” previsto alla Camera.

Nell’ambito, invece, delle coalizioni che non soddisfano i requisiti di cui sopra, accedono comunque al riparto dei seggi

le liste che singolarmente abbiano ottenuto almeno l’8% dei voti su base regionale.

4.3. Come si comprende, il meccanismo del riconoscimento e dell’attribuzione del premio di maggioranza è lo stesso

previsto per la Camera, con la differenza che il conteggio è effettuato regione per regione (viene meno, quindi, rispetto

alla formula introdotta nel 1993 per il solo Senato, il riparto con metodo D’Hondt). Di conseguenza sarà attribuito il

premio pari al 55% dei seggi disponibili per la regione considerata a quella lista o a quella coalizione che 1) abbia

conseguito, ad un riparto dei seggi provvisorio, meno del 55% dei seggi disponibili, e 2) sia maggioritaria rispetto alle

altre liste o alle altre coalizioni presenti a livello regionale. Così, ad esempio, in Piemonte saranno attribuiti alla

coalizione o alla lista di maggioranza relativa 13 seggi (il 55% sarebbe pari a 12,1 ma si arrotonda per eccesso); in

Lombardia 26; in Veneto 14; in Friuli 4, in Liguria 5, in Emilia Romagna 12; in Toscana 10; in Umbria 4; nelle Marche

5; in Abruzzo 4; nel Lazio 15; in Campania 17; in Puglia 12; in Basilicata 4; in Calabria 6; in Sicilia 15; in Sardegna 5.

Fa eccezione il Molise: l’art. 17bis del T. U. Senato (introdotto dall’art. 4, c. 9, della legge 270/2005), infatti, prevede

che i 2 seggi spettanti al Molise siano ripartiti con metodo proporzionale senza previsione di alcun premio e fermo

restando le soglie di sbarramento.

A differenza di quanto accade per la Camera, però, tale sistema di premi di coalizione regionali non garantisce, di per

sé, la maggioranza assoluta al Senato per la lista o la coalizione che abbia conseguito, in valori assoluti, il maggior

numero di voti a livello nazionale. Ciò porterà necessariamente alla formazione di due distinte maggioranze tra Camera

e Senato o, nella migliore delle ipotesi, ad una stessa maggioranza dotata, al Senato, di un numero di senatori di poco

superiore rispetto alle altre forze politiche (cfr. Dossier Servizio Studi del Senato, n. 795, ottobre 2005, La riforma del

sistema elettorale del Senato: una simulazione con i dati delle elezioni europee 2004).

5. Altri elementi: ineleggibilità, legislazione “di contorno” e problemi di coordinamento normativo.

La legge in esame modifica non soltanto le formule elettorali per Camera e Senato ma anche le condizioni causa di

ineleggibilità e incompatibilità. In realtà più che le condizioni sono modificati i tempi richiesti per far venire meno le

cause ostative alla candidatura.

5.1. Ai sensi degli artt. 7-10 T. U. Camera e, in forza di esplicito rinvio, ex art. 5 T.U. Senato, sono in eleggibili alla

carica di deputato e senatore i presidenti delle giunte provinciali, i sindaci dei comuni con popolazione superiore ai

20.000 abitanti, il capo, il vice capo di polizia e gli ispettori generali di pubblica sicurezza, i capi di gabinetto dei

Ministri, i Commissari del Governo presso le regioni, i prefetti, i vice prefetti ed i funzionari di pubblica sicurezza, gli

ufficiali generali, gli ammiragli e gli ufficiali superiori delle Forze Armate dello Stato nelle circoscrizioni del loro

comando territoriale, nonché i titolari di analoghe cariche rivestite presso corrispondenti organi in Stati esteri. Tali

cause non hanno effetto per coloro che hanno cessato di esercitare tali funzioni almeno 180 giorni prima della data di

scadenza naturale di una legislazione. L’innovazione introdotta dalla legge 270/2005 è relativa, però, all’ipotesi di

scioglimento anticipato: in questo caso, infatti, si prevede che le cause di ineleggibilità non hanno effetto se le funzioni

sono cessate nei sette giorni successivi alla pubblicazione del decreto di scioglimento delle Camere; la nuova norma

limita però la portata di questa disposizione, rendendola applicabile solo in caso di scioglimenti che anticipino la

scadenza naturale della legislatura di oltre 120 giorni. Tuttavia, ex art. 3 legge n. 270/2005, tale disposizione non si

applica alle prime elezioni politiche successive all’entrata in vigore della stessa.

5.2. Una seconda questione (solo) apparentemente marginale riguarda quell’insieme di norme che disciplinano il

sistema elettorale in senso proprio, ovvero la c.d. “legislazione di contorno”.

Mancano, infatti, nella legge n. 270/2005, modifiche alle leggi, pure ugualmente in vigore, relative, ad esempio, ai

rimborsi elettorali, ai limiti e alla pubblicità delle spese elettorali, ai controlli sui rendiconti presentati dai parlamentari.

Con un effetto evidente: modificata la formula elettorale, “tutto il resto” continua a fare riferimento a collegi elettorali

uninominali e ai candidati nei rispettivi collegi.

Una soluzione parziale e insoddisfacente è stata data in sede di conversione del decreto legge 23 gennaio 2006 n. 1

recante “Esercizio domiciliare del voto per taluni elettori, rilevazione informatizzata dello scrutatore e ammissione ai

seggi di osservatori OCSE” che regola l’esercizio del voto domiciliare da parte degli elettori affetti da gravi infermità e

dipendenti da apparecchiature elettromedicali ovvero temporaneamente all’estero (es. militari, dipendenti pubblici

distaccati all’estero, professori universitari), l’utilizzo di procedure informatiche per il voto e il relativo spoglio, e

l’ammissione –per la prima volta dal 1946 ad oggi- nei seggi elettorali di osservatori dell’Organizzazione per la


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Costituzionale tenute dalla Prof. ssa Luisa Cassetti nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta un commento del Dott. Pier Luigi Petrillo alla legge elettorale del 2005. Il commento investe in particolare i seguenti punti: approvazione della legge, composizione dei seggi, divisione delle circoscrizioni, coalizioni, casi particolari delle singole regioni.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Cassetti Luisa.

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