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simili, o servizi non rispondenti hai bisogni della popolazione target,..) ma garantiscano una ampia

autonomia organizzativa; in questi casi il non funzionamento o il fallimento di un nodo della rete

non inficia la sopravvivenza della rete stessa.

Progetti sempre rivolti a giovani ed adolescenti possono necessitare, invece, di reti caratterizzate da

rapporti continuativi, intensi e di fattiva collaborazione. Un esempio a questo proposito possono

essere i progetti di prevenzione secondaria e terziaria per ragazzi devianti che si pongono l’obiettivo

dell’inserimento sociale o lavorativo; in questo caso le organizzazioni chiamate a collaborare

potranno essere molte (polizia, giustizia minorile, carcere, famiglie, servizi sociali del territorio,

associazioni di volontariato, centri educativi, imprese locali, ecc) e avranno bisogno di flussi

comunicativi costanti e frequenti, condivisione di intenti e di modalità operative.

Va da sé, infine, che all’interno della stessa rete sia possibile riscontrare la necessità di sviluppare

rapporti diversi con i diversi nodi della rete a seconda della funzione che ogni nodo deve svolgere in

vista del raggiungimento dell’obiettivo comune. Ad esempio un istituto scolastico, nel

perseguimento dei suoi obiettivi educativi, può aver bisogno di sviluppare rapporti continuativi con

alcuni nodi della sua rete (ad esempio con le famiglie degli alunni), rapporti collaborativi ma non

necessariamente frequenti con altre organizzazioni (ad esempio gli ordini di scuola che lo

precedono e lo seguono in occasione della programmazione delle attività di continuità didattica

all’inizio e al termine dell’anno scolastico), di rapporti frequenti e collaborativi con gli organismi

burocraticamente superiori (provveditorato), di rapporti collaborativi ma occasionali con i servizi

territoriali (ad esempio in occasione della promozione di progetti specifici o di richiesta di

intervento per alunni problematici). L’efficacia della rete è legata alla capacità di creare legami

funzionali all’obiettivo propostosi e alla capacità di mutarli con il mutare delle esigenze.

Aree problema nella esecuzione del lavoro di rete

I problemi di rapporto che più spesso ricorrono nell’avvio del lavoro di rete dei servizi si

riferiscono prevalentemente ai seguenti ambiti (Maguire, 1987):

competenza

- status

- potere

- fiducia reciproca

-

Motivi di conflitto tra servizi possono emergere nel determinare “il chi fa cosa” o chi ha la

“precedenza” (per anzianità, prestigio, capacità…) nel rispondere a determinati bisogni dell’utenza;

nella distribuzione dei compiti alcune aree di lavoro possono essere ritenute dagli operatori di

maggior prestigio o in grado di riscuotere maggior riconoscimento e visibilità dall’opinione

pubblica. Un altro problema frequente è, infatti, quello dello status e della competizione

interprofessionale, spesso legato a bisogni di riconoscimento e dinamiche di potere. Il potere è una

dimensione importante che è tanto più funzionale quanto più distribuito senza eccessive disparità e

sostenuto dalla capacità di attivare processi di delega. Nel lavoro di promozione di una rete è

indispensabile interrogarsi sulle dinamiche di potere sottostanti e sui cambiamenti che più o meno

direttamente l’introduzione di una organizzazione a rete potrebbe sollecitare; se la partecipazione

alla rete viene percepita da una organizzazione solo come una perdita di autonomia e/o decremento

della propria credibilità, la funzionalità di tale nodo sarà molto inficiata. I legami tra i servizi,

tuttavia, sono mediati dai rapporti tra le persone, dalla disponibilità, dalle percezioni e dagli

atteggiamenti condivisi all’interno dell’organizzazione. Tra le aree problema prevalenti troviamo,

infatti, l’atteggiamento di fiducia e stima reciproca tra i servizi che devono interagire che permette

una valutazione “oggettiva” delle priorità e delle competenze reciproche, favorisce i processi di

delega e la creazione di una logica collaborativa.

La psicologia di comunità e il lavoro di rete

La psicologia di comunità ha un visione complessa del rapporto uomo-ambiente, una concezione

universalistica e sistemica delle problematiche sociali e una modalità di lettura e di intervento

sempre multidimensionale. Lo psicologo di comunità, per la sua formazione, percepisce

abitualmente se stesso e la sua attività inserita all’interno di un contesto più ampio con il quale si

trova in costante interazione e del quale è interessato a cogliere dinamiche, potenzialità e vincoli.

Come ricorda Amerio (2000), egli è “uno che estende la sua analisi dal caso al problema, e che sa

che il problema ha molte dimensioni”.

In questa cornice teorica e applicativa, il concetto di rete favorisce la comprensione delle

interazioni circolari tra livello individuale e sociale e facilita l’intervento nell’interfaccia tra lo

psichico e il sociale.

E’ facile capire come le attuali tendenze nella organizzazione dei servizi, l’orientamento dei

rapporti tra agenzie pubbliche e private del territorio e la logica di base dell’intervento di rete siano

profondamente coerenti e congruenti con i principi teorici e metodologici di questa disciplina. Il

contributo della psicologia di comunità alla facilitazione e realizzazione del lavoro di rete può

quindi essere significativo.

Un compito che spetta all’operatore di comunità è quello di integrare, tramite strategie di lavoro di

rete, i sistemi di sostegno formale con quelli informali e appartenenti all’area no-profit al fine di

creare legami multipli e networks sociali.

Il suo intervento può essere volto, quindi, non solo alla individuazione delle risorse presenti nel

territorio ma anche alla costruzioni di reti di rapporti tra di esse. Nella implementazione del lavoro

di rete egli collabora:

alla elaborazione del progetto

- alla eliminazione delle resistenze e contrapposizioni tra professionisti appartenenti ad servizi o

- agenzie territoriali diverse

all’utilizzo di una logica plurale non solo all’interno ma anche all’esterno della propria

- organizzazione

alla costruzione di una cultura comune relativa al lavorare per progetti e non per compiti

- alla produzione di regole condivise sulle metodologie di intervento e sui criteri di valutazione.

- Il lavoro di rete applica alcuni dei principi guida che sono alla base di una teoria della tecnica in

psicologia di comunità. Infatti il lavoro di rete incoraggia interpretazioni pluralistiche di un

problema sociale ed integra diversi tipi di conoscenze e competenze professionali. Attiva forme di

collaborazione e partecipazione tra diverse organizzazioni di un territorio e può far emergere

conoscenze prodotte localmente dalle persone coinvolte nel problema sociale. Il lavoro di rete si

presta anche a dar voce a narrative minoritarie, e a promuovere la produzione di nuove metafore e

nuove narrative che rendano pensabili nuovi copioni e nuovi ruoli per individui e gruppi sociali.

Tuttavia non è automatico che il lavoro di rete di per sé stesso costringa o aiuti a riflettere

criticamente su come le narrative dominanti descrivano un certo problema sociale, né soprattutto

porti automaticamente ad esaminare le origini storiche del problema sociale e della diseguale

distribuzione del potere di accesso alle risorse del contesto sociale. Esso rende comunque più

probabile che almeno uno degli attori coinvolti svolga queste importanti funzioni. La tesi sostenuta

in questo libro è che lo psicologo di comunità nel lavoro di rete cerca proprio di svolgere queste

funzioni e che il lavoro di rete si presta in modo particolare a promuovere ed attuare progetti di

empowerment che creino legami tra le persone che condividono un problema e tra i servizi che si

occupano del problema, e che pertanto il lavoro di rete, quando efficace, aumenti il capitale sociale

di una comunità.

Scheda n 1

Prevenire e ridurre il danno da abuso sui minori: un intervento di rete


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica della persona, delle organizzazioni e della comunità
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Intervento psicologico clinico nelle strutture sanitarie e nel terzo settore e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Tomai Manuela.

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