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(…)

b) i cittadini dell’Unione siano entrati nel territorio dello Stato membro ospitante per

cercare un posto di lavoro. In tal caso i cittadini dell’Unione e i membri della loro

famiglia non possono essere allontanati fino a quando i cittadini dell’Unione

possono dimostrare di essere alla ricerca di un posto di lavoro e di avere buone

possibilità di trovarlo».

7 Ai sensi dell’art. 24 della direttiva 2004/38:

«1. Fatte salve le disposizioni specifiche espressamente previste dal trattato e dal

diritto derivato, ogni cittadino dell’Unione che risiede, in base alla presente direttiva, nel

territorio dello Stato membro ospitante gode di pari trattamento rispetto ai cittadini di tale

Stato nel campo di applicazione del trattato. Il beneficio di tale diritto si estende ai familiari

non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o

del diritto di soggiorno permanente.

2. In deroga al paragrafo 1, lo Stato membro ospitante non è tenuto ad attribuire il

diritto a prestazioni d’assistenza sociale durante i primi tre mesi di soggiorno o, se del

caso, durante il periodo più lungo previsto all’articolo 14, paragrafo 4, lettera b), né è

tenuto a concedere prima dell’acquisizione del diritto di soggiorno permanente aiuti di

mantenimento agli studi, compresa la formazione professionale, consistenti in borse di

studio o prestiti per studenti, a persone che non siano lavoratori subordinati o autonomi,

che non mantengano tale status o loro familiari».

La normativa nazionale

8 L’art. 7, n. 1, del libro II del codice tedesco della previdenza sociale – Prestazioni di base in

favore dei disoccupati (Sozialgesetzbuch II, in prosieguo, l’«SGB II») così dispone:

«1. Le prestazioni previste dal presente libro vengono erogate a coloro che:

1) siano di età superiore a quindici anni, ma inferiore a sessantacinque,

2) siano abili al lavoro,

3) si trovino in stato di bisogno, e,

4) abbiano la propria residenza abituale nella Repubblica federale di Germania (…).

Sono esclusi (…)

2. gli stranieri il cui diritto di soggiorno sia giustificato unicamente dalla finalità di

ricercare un lavoro, i loro familiari, nonché i soggetti legittimati a ricevere prestazioni in

forza dell’art. 1 della legge sulle prestazioni a favore dei richiedenti asilo

(Asylbewerberleistungsgesetz). Restano impregiudicate le disposizioni in materia di diritto

di soggiorno».

9 In forza dell’art. 23, n. 3, del libro XII del codice tedesco della previdenza sociale –

Assistenza sociale in favore degli stranieri (Sozialgesetzbuch XII), gli stranieri che abbiano

fatto ingresso nel paese per ottenere un’assistenza sociale, ovvero il cui diritto di soggiorno

sia giustificato unicamente dalla finalità di ricercare lavoro, non hanno diritto a ricevere

prestazioni di assistenza sociale.

10 L’art. 1 della suddetta legge sulle prestazioni assistenziali a favore dei richiedenti asilo

enuncia quanto segue:

«1. Hanno titolo per beneficiare delle prestazioni ai sensi della presente legge gli

stranieri che risiedono effettivamente nel territorio federale e che

1) siano in possesso di un’autorizzazione provvisoria di soggiorno ai sensi della legge

sulle procedure in materia di asilo (Asylverfahrensgesetz).

(…)».

Cause principali e questioni pregiudiziali

Causa C‑22/08

11 Il sig. Vatsouras, nato il 10 dicembre 1973 e cittadino greco, faceva il suo ingresso in

Germania nel marzo 2006.

12 Il 10 luglio 2006, egli presentava dinanzi all’ARGE una richiesta di prestazioni ai sensi

dell’SGB II, che gli venivano concesse, con decisione 27 luglio 2006 dell’ARGE, fino al 30

novembre 2006. Poiché il reddito percepito dal sig. Vatsouras a titolo della sua attività

lavorativa era stato dedotto dalle prestazioni in questione, il loro importo mensile

ammontava a EUR 169. Con decisione 29 gennaio 2007 dell’ARGE, il diritto a tali

prestazioni veniva prorogato fino al 31 maggio 2007.

13 L’attività lavorativa del sig. Vatsouras terminava alla fine del mese di gennaio 2007.

14 Con decisione 18 aprile 2007, l’ARGE annullava tali prestazioni con effetto a partire dal 30

aprile 2007. L’opposizione proposta dal sig. Vatsouras avverso detta decisione veniva

respinta mediante la decisione dell’ARGE 4 luglio 2007, con la motivazione che egli non era

legittimato a percepire tali prestazioni ai sensi dell’art. 7, n. 1, seconda frase, punto 2,

dell’SGB II. Il sig. Vatsouras proponeva ricorso giurisdizionale contro quest’ultima

decisione dinanzi al Sozialgericht Nürnberg.

15 Nel frattempo, il 4 giugno 2007, il sig. Vatsouras riprendeva a svolgere un’attività

lavorativa che gli consentiva di non dovere più dipendere dall’assistenza sociale.

Causa C‑23/08

16 Il sig. Koupatantze, nato il 15 maggio 1952, è un cittadino greco.

17 Egli faceva ingresso in Germania nell’ottobre 2006 e accettava un impiego il successivo 1°

novembre. Il suo contratto di lavoro veniva risolto il 21 dicembre dello stesso anno in

ragione della mancanza di ordinativi riscontrata dal datore di lavoro.

18 Il 22 dicembre 2006, il sig. Koupatantze presentava dinanzi all’ARGE una richiesta di

prestazioni di base per persone in cerca di occupazione ai sensi dell’SGB II. Con decisione

dell’ARGE 15 gennaio 2007, gli veniva accordata una prestazione di importo mensile pari a

EUR 670 fino al 31 maggio 2007. Tuttavia, con decisione 18 aprile 2007, l’ARGE annullava

tale prestazione con effetto a partire dal 28 aprile 2007.

19 L’opposizione proposta dal sig. Koupatantze avverso quest’ultima decisione veniva respinta

mediante decisione dell’ARGE 11 maggio 2007, con la motivazione che egli non era

legittimato a percepire tali prestazioni ai sensi dell’art. 7, n. 1, seconda frase, punto 2,

dell’SGB II. Il sig. Koupatantze proponeva ricorso contro tale decisione dinanzi al giudice

del rinvio.

20 A far data dal 1° giugno 2007, il sig. Koupatantze riprendeva a svolgere un’attività

lavorativa che gli consentiva di non dovere più dipendere dall’assistenza sociale.

Le questioni pregiudiziali

21 In data 18 dicembre 2007, il Sozialgericht Nürnberg ha deciso di sospendere il

procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:

«1) Se l’art. 24, n. 2, della direttiva 2004/38 (…) sia compatibile con l’art. 12 CE in

combinato disposto con l’art. 39 CE.

2) In caso di soluzione negativa della questione sub 1), se l’art. 12 CE in combinato

disposto con l’art. 39 CE osti ad una normativa nazionale che esclude i cittadini

dell’Unione dalla possibilità di beneficiare dell’assistenza sociale, qualora sia stata

superata la durata massima del soggiorno consentita ai sensi dell’art. 6 della

direttiva 2004/38 (…), e non sussista un diritto di soggiorno neppure in forza di

altre disposizioni.

3) In caso di soluzione affermativa della questione sub 1), se l’art. 12 CE osti ad una

normativa nazionale che esclude i cittadini di uno Stato membro dell’Unione

europea dalla possibilità di beneficiare persino delle prestazioni di assistenza sociale

che vengono concesse agli immigrati irregolari».

22 Con ordinanza 7 aprile 2008, le cause C‑22/08 e C‑23/08 sono state riunite ai fini delle

fasi scritta e orale del procedimento, come pure della sentenza.

Sulle questioni pregiudiziali

Osservazioni preliminari

23 Sebbene nell’ambito della ripartizione delle competenze tra giudici comunitari e nazionali

spetti, in linea di massima, al giudice nazionale verificare che sussistano, nella causa

dinanzi ad esso pendente, le condizioni di fatto tali da comportare l’applicazione di una

norma comunitaria, la Corte, allorché si pronuncia su un rinvio pregiudiziale, può, ove

necessario, fornire precisazioni tese a guidare il giudice nazionale nella sua interpretazione

(v., in tal senso, sentenza 4 luglio 2000, causa C‑424/97, Haim, Racc. pag. I‑5123,

punto 58).

24 Come risulta dalla decisione di rinvio, le questioni deferite si fondano sulla premessa che,

all’epoca dei fatti oggetto della causa principale, i sigg. Vatsouras e Koupatantze non

avevano la qualità di «lavoratore» ai sensi dell’art. 39 CE.

25 Il giudice del rinvio ha constatato che l’attività lavorativa «in forma ridotta, di breve

durata» esercitata dal sig. Vatsouras era «inidonea a garantirgli i mezzi di sussistenza» e

che l’attività del sig. Koupatantze «è durata poco più di un mese».

26 A tale riguardo, occorre rilevare che, secondo una giurisprudenza costante, la nozione di

«lavoratore» ai sensi dell’art. 39 CE ha portata comunitaria e non dev’essere interpretata

restrittivamente. Per essere qualificato come «lavoratore», un soggetto deve svolgere

attività reali ed effettive, restando escluse quelle attività talmente ridotte da potersi

definire puramente marginali e accessorie. La caratteristica essenziale del rapporto di

lavoro è, secondo questa giurisprudenza, il fatto che una persona fornisca per un certo

periodo di tempo, in favore e sotto la direzione di un’altra persona, prestazioni in

contropartita delle quali percepisce una retribuzione (v., in particolare, sentenze 3 luglio

1986, causa 66/85, Lawrie-Blum, Racc. pag. 2121, punti 16 e 17, nonché 11 settembre

2008, causa C‑228/07, Petersen, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 45).

27 Né il livello limitato della retribuzione stessa, né l’origine delle risorse per quest’ultima,

possono avere alcuna conseguenza sulla qualità di «lavoratore» ai sensi del diritto

comunitario (v. sentenze 31 maggio 1989, causa 344/87, Bettray, Racc. pag. 1621,

punto 15, nonché 30 marzo 2006, causa C‑10/05, Mattern e Cikotic, Racc. pag. I‑3145,

punto 22).

28 Il fatto che il reddito proveniente da un’attività di lavoro subordinato sia inferiore al minimo

vitale non impedisce di qualificare chi la svolge come «lavoratore» ai sensi dell’art. 39 CE

(v. sentenze 23 marzo 1982, causa 53/81, Levin, Racc. pag. 1035, punti 15 e 16, nonché

14 dicembre 1995, causa C‑317/93, Nolte, Racc. pag. I‑4625, punto 19), anche se la

persona in questione cerca di integrare tali proventi con altri mezzi di sussistenza, come un

aiuto finanziario a carico dello Stato di residenza (v. sentenza 3 giugno 1986, causa

139/85, Kempf, Racc. pag. 1741, punto 14).

29 Inoltre, relativamente alla durata dell’attività esercitata, la circostanza che un’attività di

lavoro subordinato sia di breve durata non può, di per sé, escluderla dall’ambito di

applicazione dell’art. 39 CE (v. sentenze 26 febbraio 1992, causa C‑3/90, Bernini,

Racc. pag. I‑1071, punto 16, e 6 novembre 2003, causa C‑413/01, Ninni-Orasche,

Racc. pag. I‑13187, punto 25).

30 Ne consegue che, indipendentemente dal livello limitato della retribuzione e dalla breve

durata dell’attività lavorativa, non si può escludere che le autorità nazionali reputino

quest’ultima, alla luce di una valutazione complessiva del rapporto di lavoro in questione,

come reale ed effettiva, e, quindi, idonea a conferire a chi la esercita lo status di

«lavoratore» ai sensi dell’art. 39 CE.

31 Nell’ipotesi in cui il giudice del rinvio pervenisse ad una siffatta conclusione in ordine alle

attività esercitate dai sigg. Vatsouras e Koupatantze, questi ultimi potrebbero conservare

lo status di «lavoratori» per almeno sei mesi, purché risultino soddisfatte le condizioni

enunciate all’art. 7, n. 3, lett. c), della direttiva 2004/38. Dette valutazioni di fatto devono

essere compiute esclusivamente dal giudice nazionale.

32 Qualora i sigg. Vatsouras e Koupatantze avessero conservato il proprio status di lavoratori,


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto del Lavoro A, tenute dalla Professoressa Silvana Sciarra nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza della Corte di Giustizia Europea (proc. C-22/08 e C-23/08) in tema di: cittadinanza europea, attività lavorativa in altri Stati membri, livelli di retribuzione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto del Lavoro A e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Sciarra Silvana.

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