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Dispense al corso di Sociologia delle relazioni interculturali della Prof.ssa Enrica Tedeschi, riguardanti la comunicazione narrativa. Le tematiche affrontate nello specifico vertono su: il pensiero narrativo in J.S. Bruner le basi sociali dell sviluppo mentale, pensiero logico e pensiero narrativo, le funzioni antropologiche... Vedi di più

Esame di Sociologia delle relazioni interculturali docente Prof. E. Tedeschi

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PENSIERO LOGICO e PENSIERO NARRATIVO

Tutti noi però utilizziamo nella vita quotidiana un approccio diverso: quello che

sulla scorta dei lavori di Jerome Bruner si è iniziato a chiamare ‘pensiero

narrativo’. Il pensiero narrativo non è un pensiero ‘minore’ o ‘illogico’, né è una

semplice modalità della comunicazione. Il pensiero narrativo è una forma di

comprensione della realtà parallela a quella logica e di pari dignità.

Andrea Smorti ha riassunto con un interessante schema il confronto fra il

pensiero logico (da lui definito ‘paradigmatico’) e quello narrativo.

PENSIERO PARADIGMATICO PENSIERO NARRATIVO

Tipico del ragionamento scientifico Tipico del ragionamento quotidiano

Orientamento orizzontale

Orientamento verticale

Libero dal contesto Sensibile al contesto

Nomotetico e paradigmatico Ideografico e sintagmatico

Validato in termini di coerenza

Validato attraverso la falsificazione Costruisce storie

Costruisce leggi

Estensionale Intensionale

PENSIERO LOGICO e PENSIERO NARRATIVO

Il pensiero logico e il pensiero narrativo non sono forme di conoscenza

contrapposte ma complementari.

Nelle storie sono sempre presenti

concatenazioni di eventi che possiamo

leggere come legati da nessi causa-

effetto.

Nelle storie troviamo, quali elementi

costitutivi, concetti e schemi.

Il pensiero narrativo è una forma

organizzativa della conoscenza più

complessa di script e piani e utile per

cogliere e memorizzare i significati più

complessi della realtà umana.

La funzione antropologica della NARRAZIONE

Secondo il fondatore della psicologia culturale (Bruner, 1990) “La

funzione del racconto è quella di trovare uno stato intenzionale che

mitighi o almeno renda comprensibile una deviazione rispetto a un

modello di cultura canonico”.

Si tratterebbe insomma di una attività di

rielaborazione della violazione effettuata

per rendere “comprensibile l’evento

eccezionale e tenere a freno l’evento

misterioso [reiterando] le norme della

società senza essere didattico”. (Bruner)

Attraverso una narrazione la singola

persona o una comunità recuperano la

frattura che la violazione ha creato e la

inseriscono, attraverso un processo

analogico e qualitativo, in un contesto

noto. Alcune DEFINIZIONI del PENSIERO NARRATIVO

Il pensiero narrativo è:

È quella forma di organizzazione della

conoscenza che consente di interpretare

gli eventi con cui veniamo in contatto, e

successivamente ricordarli, cogliendo

nella loro concatenazione una storia

generata dall’intenzionalità di alcuni

attori che agiscono all’interno di un

contesto (Livolsi).

La conoscenza è in larga misura

strutturata secondo un modello narrativo,

incentrato su storie (Schank).

È di tipo narrativo gran parte della

conoscenza relativa alla nostra esperienza

di esseri umani.

Il pensiero narrativo si esprime attraverso il discorso narrativo, in cui non

vi è la ricerca dei criteri di certezza, verificabilità e argomentazione

logica, ma solo della plausibilità e della risonanza personale.

La verità del PENSIERO NARRATIVO

Diversamente dalle costruzioni generate da procedure logiche e scientifiche,

che possono venire eliminate tramite falsificazione, “le costruzioni narrative

possono raggiungere solo la ‘verosimiglianza’.

I racconti sono dunque una versione della

realtà la cui accettabilità è governata dalla

convenzione e dalla ‘necessità

narrativa’, anziché dalla verifica

empirica e dalla correttezza logica”

(Bruner).

Il pensiero narrativo però non è privo di falsificazioni. Come scrive

Smorti: “Anche il pensiero narrativo ha le sue procedure di validazione: la

storia deve persuadere chi la costruisce e chi l’ascolta, ciò significa che

deve apparire verosimigliante in due sensi”.

Il ragionamento narrativo è insomma falsificato dall’inverosimile così

come quello logico dalla contraddizione. “Non c'è la verità da scoprire, ma

dei racconti di vita da valutare in base a criteri formali o pragmatici

(coerenza, semplicità, persuasività, efficacia)” (Smorti).

Le caratteristiche di una narrazione

Rielaborando diversi scritti di Bruner, Smorti (1994) propone un riassunto

delle ‘caratteristiche’ di una narrazione.

Sequenzialità: gli eventi sono disposti in un

processo temporale e hanno una durata e non

potrebbero essere descritti se non in questa

dimensione.

Particolarità e concretezza: la narrazione

tratta di avvenimenti e questioni riguardanti le

persone.

Opacità referenziale: in una narrazione non si

può parlare di ‘verità’ o ‘falsità’, ma solo di

verosimiglianza e questa risulta dalla coerenza

del racconto.

Incertezza: la narrazione si svolge secondo

un livello di realtà incerto. Il linguaggio è

metaforico, e ‘congiuntivo’ come dice Ricoeur

(1983), la narrazione è una sorta di metafora

della realtà necessaria per renderne possibile

una nuova lettura. Le caratteristiche di una narrazione

Scomponibilità ermeneutica: la narrazione è

sempre prodotta a partire da un determinato

punto di vista del narrante ed è recepita in base

al punto di vista dell’ascoltatore. Il significato

della narrazione non dipende dunque solo dai

segni e dalla loro organizzazione ma anche

dagli interpretanti.

Appartenenza a un genere: sebbene

particolare e concreta, la narrazione può essere

inserita in un genere o tipo sia per quanto

riguarda la fabula sia il suzhjet cioè il modo di

raccontare.

Intenzionalità: I soggetti compiono delle

azioni, sono mossi da scopi e ideali,

posseggono delle opinioni, provano degli

stati d'animo... insomma nella narrazione

sono presi in esame nella loro caratteristica di

possedere stati mentali. STORIE

Le

Le storie hanno sempre una struttura sequenziale. Il tempo delle storie è quello

complesso, articolato e contraddittorio dell’esperienza umana. E’ un tempo che si

nutre del potere evocativo del racconto in cui scenario dell’azione e scenario della

coscienza interagiscono contemporaneamente.

Una narrazione è composta da una particolare

sequenza di eventi, stati mentali, avvenimenti,

che coinvolgono gli esseri umani come

personaggi o come attori. […] tali componenti

non hanno, beninteso, una vita o un significato

propri.

Il significato scaturisce dalla loro ubicazione

nell’ambito generale dell’intera sequenza, la

trama o la fabula.

L’atto di comprendere una narrazione è quindi

duplice: l’interprete deve cogliere la trama

portante per poter capire il senso delle sue

componenti, per metterlo poi in relazione con

la trama”(Bruner 1992: 55).


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Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Dispense al corso di Sociologia delle relazioni interculturali della Prof.ssa Enrica Tedeschi, riguardanti la comunicazione narrativa. Le tematiche affrontate nello specifico vertono su: il pensiero narrativo in J.S. Bruner le basi sociali dell sviluppo mentale, pensiero logico e pensiero narrativo, le funzioni antropologiche e le caratteristiche della narrazione, il valore antropologico della storia.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in relazioni internazionali
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia delle relazioni interculturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Tedeschi Enrica.

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