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Laboratorio di pratiche narrative

Dispense al corso di Sociologia delle relazioni interculturali della Prof.ssa Enrica Tedeschi, riguardanti la comunicazione narrativa. Le tematiche affrontate nello specifico vertono su: il pensiero narrativo in J.S. Bruner le basi sociali dell sviluppo mentale, pensiero logico e pensiero narrativo, le funzioni antropologiche... Vedi di più

Esame di Sociologia delle relazioni interculturali docente Prof. E. Tedeschi

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Alcune DEFINIZIONI del PENSIERO NARRATIVO

Il pensiero narrativo è:

È quella forma di organizzazione della

conoscenza che consente di interpretare

gli eventi con cui veniamo in contatto, e

successivamente ricordarli, cogliendo

nella loro concatenazione una storia

generata dall’intenzionalità di alcuni

attori che agiscono all’interno di un

contesto (Livolsi).

La conoscenza è in larga misura

strutturata secondo un modello narrativo,

incentrato su storie (Schank).

È di tipo narrativo gran parte della

conoscenza relativa alla nostra esperienza

di esseri umani.

Il pensiero narrativo si esprime attraverso il discorso narrativo, in cui non

vi è la ricerca dei criteri di certezza, verificabilità e argomentazione

logica, ma solo della plausibilità e della risonanza personale.

La verità del PENSIERO NARRATIVO

Diversamente dalle costruzioni generate da procedure logiche e scientifiche,

che possono venire eliminate tramite falsificazione, “le costruzioni narrative

possono raggiungere solo la ‘verosimiglianza’.

I racconti sono dunque una versione della

realtà la cui accettabilità è governata dalla

convenzione e dalla ‘necessità

narrativa’, anziché dalla verifica

empirica e dalla correttezza logica”

(Bruner).

Il pensiero narrativo però non è privo di falsificazioni. Come scrive

Smorti: “Anche il pensiero narrativo ha le sue procedure di validazione: la

storia deve persuadere chi la costruisce e chi l’ascolta, ciò significa che

deve apparire verosimigliante in due sensi”.

Il ragionamento narrativo è insomma falsificato dall’inverosimile così

come quello logico dalla contraddizione. “Non c'è la verità da scoprire, ma

dei racconti di vita da valutare in base a criteri formali o pragmatici

(coerenza, semplicità, persuasività, efficacia)” (Smorti).

Le caratteristiche di una narrazione

Rielaborando diversi scritti di Bruner, Smorti (1994) propone un riassunto

delle ‘caratteristiche’ di una narrazione.

Sequenzialità: gli eventi sono disposti in un

processo temporale e hanno una durata e non

potrebbero essere descritti se non in questa

dimensione.

Particolarità e concretezza: la narrazione

tratta di avvenimenti e questioni riguardanti le

persone.

Opacità referenziale: in una narrazione non si

può parlare di ‘verità’ o ‘falsità’, ma solo di

verosimiglianza e questa risulta dalla coerenza

del racconto.

Incertezza: la narrazione si svolge secondo

un livello di realtà incerto. Il linguaggio è

metaforico, e ‘congiuntivo’ come dice Ricoeur

(1983), la narrazione è una sorta di metafora

della realtà necessaria per renderne possibile

una nuova lettura. Le caratteristiche di una narrazione

Scomponibilità ermeneutica: la narrazione è

sempre prodotta a partire da un determinato

punto di vista del narrante ed è recepita in base

al punto di vista dell’ascoltatore. Il significato

della narrazione non dipende dunque solo dai

segni e dalla loro organizzazione ma anche

dagli interpretanti.

Appartenenza a un genere: sebbene

particolare e concreta, la narrazione può essere

inserita in un genere o tipo sia per quanto

riguarda la fabula sia il suzhjet cioè il modo di

raccontare.

Intenzionalità: I soggetti compiono delle

azioni, sono mossi da scopi e ideali,

posseggono delle opinioni, provano degli

stati d'animo... insomma nella narrazione

sono presi in esame nella loro caratteristica di

possedere stati mentali. STORIE

Le

Le storie hanno sempre una struttura sequenziale. Il tempo delle storie è quello

complesso, articolato e contraddittorio dell’esperienza umana. E’ un tempo che si

nutre del potere evocativo del racconto in cui scenario dell’azione e scenario della

coscienza interagiscono contemporaneamente.

Una narrazione è composta da una particolare

sequenza di eventi, stati mentali, avvenimenti,

che coinvolgono gli esseri umani come

personaggi o come attori. […] tali componenti

non hanno, beninteso, una vita o un significato

propri.

Il significato scaturisce dalla loro ubicazione

nell’ambito generale dell’intera sequenza, la

trama o la fabula.

L’atto di comprendere una narrazione è quindi

duplice: l’interprete deve cogliere la trama

portante per poter capire il senso delle sue

componenti, per metterlo poi in relazione con

la trama”(Bruner 1992: 55). DOPPIO PAESAGGIO

Il

Queste ultime due caratteristiche ci rimandano a un aspetto della narrazione.

La composizione pentadica infatti rende conto della ‘trama’ del racconto. Ma un

buon racconto prevede sia la trama, sia l’intenzionalità, vale a dire l’aspetto

affettivo, la donazione di significato che i personaggi mettono in atto.

Bruner (1986) (1990b) al riguardo parla di ‘doppio scenario’, o ‘paesaggio

duplice’.

“Secondo Bruner nel racconto si delineano due

tipi di scenari; lo scenario dell’azione composto

dagli elementi che costituiscono l'azione stessa

(ad esempio l’agente, lo scopo etc) e lo scenario

della coscienza che prende in considerazione ciò

che i personaggi e il narratore pensano, provano,

percepiscono (Groppo, 1999).

Il DOPPIO PAESSAGGIO

Fra questi due elementi vi deve essere una discordanza. I racconti infatti non si

occupano di come sono andati i fatti (a differenza dei referti, delle cronache, delle

ricostruzioni, delle esposizioni), “ma di come i protagonisti interpretano le cose e

di quali significati le cose hanno per loro” (Bruner, 1990).

Nel racconto il ‘paesaggio interiore’ è

reso nella narrazione in molti modi, per

esempio con quelle che Bruner (1986)

definisce ‘trasformazioni

congiuntivizzanti'.

“Si tratta di usi lessicali e grammaticali

che mettono in evidenza gli stati

soggettivi, le circostanze attenuanti, le

possibilità alternative”. I fatti non sono

separati dalle opinioni, ma immersi in

esse. Le STORIE

Le narrazioni si riferiscono sempre ad

avvenimenti particolari e concreti nei

quali sono coinvolti soggetti umani, o

comunque esseri umanizzati.

Gli attori e i personaggi che popolano le

storie sono dotati di stati intenzionali,

ovvero sono in grado di pianificare le

proprie azioni secondo un qualche principio

logico e in vista di un risultato.

Le storie sono relativamente indipendenti

dalla realtà (opacità referenziale): le storie

non devono essere vere, ma almeno

verosimili.

“La sequenza delle frasi, piuttosto che la

verità o la falsità di una qualsiasi di esse è

ciò che determina la configurazione o trama

generale”. Dunque, “la narrazione può

essere “reale” o “immaginaria”, senza che

la sua forza come racconto abbia a

soffrirne” (Bruner, 1992:55)


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Dispense al corso di Sociologia delle relazioni interculturali della Prof.ssa Enrica Tedeschi, riguardanti la comunicazione narrativa. Le tematiche affrontate nello specifico vertono su: il pensiero narrativo in J.S. Bruner le basi sociali dell sviluppo mentale, pensiero logico e pensiero narrativo, le funzioni antropologiche e le caratteristiche della narrazione, il valore antropologico della storia.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in relazioni internazionali
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia delle relazioni interculturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Tedeschi Enrica.

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