Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Questo scoraggiamento, che porta le donne ad

abbandonare o non cominciare neppure la ricerca di

un lavoro, aumenta ancora di più il basso tasso di

occupazione femminile, soprattutto nelle regioni

meridionali della Penisola.

Nella partecipazione delle donne all’ economia del paese

l’ Italia si dimostra un paese nettamente spaccato in

due: le donne italiane rappresentano il 57% dei

laureati della popolazione, ma il tasso di lavoratrici e

lavoratori si differenzia di 24 punti percentuali,

arrivando, nel Mezzogiorno, ad un picco di 33 punti

percentuali di differenza tra occupazione maschile e

femminile.

L’ inattività delle donne dipende da due motivi

fondamentali: la famiglia e lo scoraggiamento, causato

dalla scarsità della domanda di lavoro femminile.

L’ inconciliabilità tra famiglia e lavoro, che spesso

impedisce alle donne di svolgere una professione, è un

fattore comune in tutto il paese, mentre, nel caso dello

scoraggiamento, la differenza tra Nord è Sud è quasi

abissale, il rapporto tra queste due parti del paese è di

1 a 6: se infatti al Nord le donne che non cercano

lavoro sono 150 000, a Sud arrivano a 610 000.

Un’ altra differenza tra l’ Italia e il resto dei paesi

europei, e, all’ interno dello stesso paese, tra Nord e

Sud, è l’ offerta dei servizi di assistenza alle

lavoratrici, soprattutto per quelle con una famiglia: in

particolare questo si manifesta in una carenza di asili

nido in tutto il paese ( il numero di quelli italiani è il

più basso in tutta Europa ) che al Sud diventa un’

assenza quasi totale del servizio.

L’ unico dato a favore del Sud della Penisola è l’ elevato

tasso di imprenditorialità femminile. Tale fenomeno

si spiega con la necessità delle donne del meridione di

doversi “inventare” un lavoro per far fronte all’

inesistenza della domanda di lavoro femminile.

IL NORD E IL SUD

Le differenze tra Nord e Sud sono quindi tutt’ altro che rassicuranti

per il futuro del nostro paese, e soprattutto per i tentativi di

diminuire la disparità tra uomini e donne: il Centro­ Nord d’ Italia

ha un tasso di occupazione femminile che rientra negli standard dei

paesi sviluppati ( 57%), distante appena 4­ 5 punti percentuali

rispetto alle donne francesi o tedesche; in regioni come la

Lombardia e l’ Emilia Romagna la differenza si annulla del tutto

per le giovani donne (dai 20 ai 30 anni). Nel Settentrione le figura

della giovane donna che si dichiara casalinga è praticamente

scomparsa, e anche le donne adulte casalinghe sono sempre in

diminuzione: nel 1977 erano il 46%, nel 1989 erano arrivate al 35%

fino a perdere altri 10 punti percentuali nel 2003.

La crescita dell’ occupazione femminile in queste regioni è stata

sorprendente: infatti, dal 1978 al 1991, il tasso è aumentato di ben

16 punti percentuali per le giovani donne, e non di meno è stato il

tasso di occupazione delle donne adulte ( 30­ 59 anni ) che, sempre

negli stessi anni, è aumentato di 13 punti percentuali.

Si sono raggiunti i livelli di quei paesi che da molto più tempo contano

di una forte presenza femminile nel mercato del lavoro.

Al Centro­ Sud invece, solo il 31, 2% delle donne sono lavoratrici,

tasso inferiore addirittura a quello dei paesi dell’ Asia meridionale

( 34,1% ), distante 20 punti percentuali dalla media dell’ Europa:

dal 1978 al 1991 il tasso di attività è aumentato di 11 punti

percentuali per le giovani donne e di soli 7 punti per le donne

adulte. Questo dimostra che la figura della casalinga è tuttora

rilevante: nel 2003 l’11% delle donne, dai 14 ai 24 anni, e

addirittura il 30% di quelle dai 25 ai 29 anni, è casalinga; e lo sono

la metà delle donne adulte.

Ciò che è ancora più grave è che l’ offerta di lavoro delle ventenni e

delle trentenni del meridione si è tradotta nell’ inutile ricerca di

un qualunque lavoro: per le ventenni il tasso di occupazione è

diminuito mentre è aumentato di 10 punti percentuali quello di

attività; la differenza tra l’ occupazione e l’ attività femminile nel

Sud ha uno scarto di ben 30 punti percentuali.

Se negli anni Ottanta cominciava a manifestarsi, per le donne,

questo divario tra l’ aspirazione a un lavoro e la possibilità di

realizzarlo, la situazione non è di certo cambiata negli anni

Novanta. Dal 1993 al 2003 infatti il tasso di occupazione delle

trentenni e delle quarantenni si è arrestato; è in questi anni che si

è manifestato di più l’ effetto di scoraggiamento.

Il crescente sfasamento tra attività e occupazione colpisce,

sicuramente in misura minore, anche le donne del Centro­ Nord.

ISTRUZIONE E LAVORO

Ovunque il livello di istruzione ha una relazione diretta con

la possibilità di trovare un determinato lavoro, e ciò è

particolarmente evidente nelle donne.

Se infatti in Italia gli uomini laureati con un lavoro sono l’

84%, in confronto al 54% di quelli con la licenza

elementare, tale differenza aumenta ancora di più nel caso

delle donne: il 73% delle laureate ha un lavoro, contro il

solo 18% delle donne con licenza elementare. Per la

popolazione femminile quindi il livello di istruzione ha

effetti molto più incisivi, rispetto agli uomini, per ottenere

e mantenere un lavoro.

Tutto questo si manifesta in modo più che evidente nelle aree

meridionali del paese, dove la laurea aumenta

notevolmente le possibilità di lavoro per una donna: il 60%

delle laureate ha un lavoro in confronto al solo 40% delle

diplomate, e all’ ancor più basso 21% di quelle che non

hanno proseguito gli studi dopo la scuola dell’ obbligo.

Nonostante questo apporto fondamentale dell’

istruzione, nelle regioni meridionali il tasso di

occupazione femminile si è ridotto negli ultimi anni.

Questo indebolimento dell’ efficacia dell’ istruzione, si

presuppone che porterà un ulteriore scoraggiamento

nella popolazione femminile: quello di proseguire gli

studi.

Nel Nord invece la situazione è ben diversa: il titolo

secondario, il diploma, sembra aumentare

notevolmente le opportunità lavorative per una

donna. Ma la differenza tra Nord e Sud è ancora più

marcata: se infatti da una parte il tasso di

occupazione aumenta (dal 22 al 47%) già nel

passaggio dalla licenza elementare a quella media,

dall’ altra tale scatto in avanti (dal 21 al 40%) si

manifesta solo più tardi, con il passaggio dalla licenza

media al diploma.


PAGINE

16

PESO

342.15 KB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Donne e mercato del lavoro, tenute dalla Prof.ssa Claudia Galimberti nell'anno accademico 2010 e tratta i seguenti argomenti:
[list]
Divario tra nord e sud Italia nel mercato del lavoro;
Donne e lavoro;
Differenze con il resto del mondo;
Donne ed economia;
Istruzione e lavoro;
Piemonte e Mezzogiorno d'Italia.
[/list]


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione e della formazione
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Donne e mercato del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Galimberti Claudia.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Donne e mercato del lavoro

Donne nel mercato del lavoro
Dispensa
Conquiste a favore della donna
Dispensa
Occupazione femminile in Italia
Dispensa
Storia della pedagogia dal 1700 a oggi
Appunto