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Fra i vari possibili, consideriamo solo un caso particolarmente interessante,

Vantaggio comparato istituzionale e specializzazione.

che è quello rappresentato dal punto G: i paesi oltre ad avere diverse isti-

tuzioni hanno anche diverse dotazioni relative dei fattori e, in particolare,

N N S S

K /L > K /L .

Prima dell’apertura al commercio entrambi i paesi producono tutti e tre

i beni e nella medesima proporzione (perché le strutture della domanda sono

identiche). Dopo l’apertura al commercio, valendo il teorema del pareggia-

mento del prezzo dei fattori, si avrà uguaglianza fra i prezzi assoluti di capi-

N S N S

tale e lavoro nelle due regioni: w = w = w, r = r = r. Poiché inoltre

N S

p y = w + (1 + φ )rx < w + (1 + φ )rx, il Sud smetterà di produrre il

M

bene M che verrà prodotto ed esportato esclusivamente dal Nord. Entrambi

i paesi continueranno invece a produrre sia il bene A che il bene B. I fatto-

i

ri saranno impiegati nelle due regioni come indicato in figura, dove V (M)

i i

[V (A), V (B)] indica l’impiego di fattori nella regione i (con i = N, S) e nel

settore M (A, B).

L’apertura agli scambi internazionali e la specializzazione arrecano van-

taggio sia al Nord sia al Sud. I benefici del commercio possono essere misurati

in termini della differenza di reddito reale di cui gode la regione prima e dopo

il commercio e sono composti da due elementi: il primo consiste nei benefici

del commercio dovuti alla differenza delle dotazioni relative dei fattori nei

due paesi; il secondo consiste invece nei benefici del commercio dovuti alla

differenza delle istituzioni domestiche.

196

Istituzioni nel mercato del credito

Uno dei primi modelli a rappresentare come il contesto istituzionale dome-

stico possa influenzare il vantaggio comparato è offerto da KletzerBardhan

(1987). I due autori considerano un contesto Heckscher-Ohlin standard a due

paesi, due fattori e due beni, dove viene però introdotto il mercato del credito.

I due paesi sono caratterizzati da identica tecnologia, identiche funzioni

della domanda e identiche dotazioni relative dei due fattori disponibili, terra

(T ) e lavoro (L). x = f (L, T ); y = h(L, T, x)

Possono essere prodotti due beni: il primo, il bene x, è un bene intermedio che

viene utilizzato nella produzione del secondo, il bene y, che è invece un bene

manufatto di consumo finale. Per ipotesi, il bene x deve essere impegnato nel

processo produttivo di y con un periodo di anticipo. Questo implica che le

imprese operanti nel settore y devono disporre di capitale di esercizio prima

di ottenere i guadagni dalla vendita dei beni finali. Esse necessitano dunque

accesso al mercato del credito.

Le funzioni di produzione nei due settori sono a rendimenti di scala

costanti: x = (1 − l) × f (t ) e y = l × g(t , x ),

x y y

ove x e y sono rispettivamente gli output del bene x e del bene y, l è la

frazione di forza lavoro impiegata nella produzione del bene y, t e t sono le

x y

intensità del fattore terra impiegate nei due settori (rapporto terra-lavoro).

x è l’intensità del bene intermedio impiegato per produrre y.

y Il totale della forza lavoro è normalizzato all’unità. Si assume inoltre con-

correnza perfetta in tutti i mercati e non inversione delle intensità fattoria-

li. Infine, la produttività marginale della terra e quella del lavoro nel settore

y sono crescenti al crescere della quantità del bene intermedio impiegato.

Se i due paesi fossero identici, oltre che nella dotazione relativa dei fattori e

nella tecnologia disponibile, anche nelle istituzioni che governano il mercato

del credito, le strutture di specializzazione dei due paesi sarebbero uguali

e, in presenza di identiche funzioni di domanda, non ci sarebbe commercio

internazionale. Vediamo come invece differenze nelle leggi fallimentari dei

due paesi possano generare vantaggio comparato.

Le imprese del settore y sono soggette a incertezza nella produzione, men-

tre il settore x opera in condizioni di certezza. Introduciamo una variabile sto-

castica specifica, θ, in forma moltiplicativa, e ipotizziamo che questa possa

assumere valori da 0 ad 1. L’output nel settore y sarà dunque

y = θ × l × g(t , x ).

y y

197

Se la variabile stocastica θ assume valori sufficientemente vicini allo 0

(compresi fra 0 e θ), il livello di produzione nel settore B risulta tanto basso da

rendere il valore attuale dell’impresa negativo. In questo caso, l’imprenditore

deve dichiarare fallimento e perde tutto il suo capitale. Sotto queste ipotesi,

il valore dell’impresa è dato da

V (θ) = max {π(θ) + βE [V (θ)] , 0} ,

cioè è uguale al massimo fra i profitti attuali dell’impresa, π(θ), più il suo

valore atteso, E [V (θ)], attualizzato al fattore di sconto β, e 0. La proba-

bilità di fallimento per un’impresa è crescente al crescere del tasso di inte-

resse e dell’ammontare di capitale preso a prestito (livello di indebitamento

dell’impresa).

Veniamo al mercato del credito. Un contratto di prestito è una coppia di

valori (r, b), ove b è l’ammontare di capitale preso a prestito dall’imprendi-

tore ed r il tasso di interesse corrisposto su quel capitale al creditore. In

assenza di fallimento i creditori dell’impresa ricevono il pagamento del servi-

zio del prestito, cioè gli interessi e il rimborso delle quote-capitale maturate

come previsto dal contratto. Nell’evento di un fallimento, invece, i creditori

dell’impresa possono, nel migliore dei casi, ottenere la proprietà dell’impresa

(ivi incluso il valore corrente dell’output) a titolo di risarcimento. Essi sono

però tenuti a sostenere un costo per le spese legali della causa e altre spese,

pari ad F . I residenti sia del paese 1 sia del paese 2 possono detenere depositi

e acquistare titoli di credito in entrambi i paesi onorando i propri impegni

con probabilità pari ad 1. Un prestito domestico e un prestito da parte di

uno straniero ricevono, in un dato paese, il medesimo trattamento essendo

soggetti alla legge del paese in cui è residente l’impresa debitrice.

Le differenze istituzionali fra paesi, in questo modello, sono catturate dal

parametro F . Un valore più elevato di F è associato a maggiori costi per

il creditore nel caso l’impresa in cui egli ha investito dichiari fallimento e,

dunque, rappresenta un contesto istituzionale meno favorevole ai creditori. Il

V , è dato da tre elementi:

valore attuale del prestito,

1) il primo è costituito dal valore attuale del servizio del prestito (nell’e-

ventualità che θ sia maggiore di θ e minore o uguale ad 1, cioè che l’impresa

non fallisca);

2) il secondo è costituito dal valore dell’impresa meno i costi delle spese

legali (nell’eventualità che θ sia maggiore o uguale a 0 e minore o uguale a θ,

cioè che l’impresa fallisca e il creditore assuma la sua proprietà a meno delle

spese legali);

3) il terzo (che viene sottratto alla somma dei primi due) è il valore iniziale

del capitale dato a prestito. 198

Data l’ipotesi di concorrenza su tutti i mercati, e dunque anche su quello del

credito, in equilibrio non è possibile offrire alcun nuovo contratto di prestito

per cui il prestatore ottiene profitti positivi. L’equilibrio sul mercato del cre-

∗ ∗

dito è dunque rappresentato da quel contratto, (r , b ), fra tutti i contratti

per cui il valore attuale del prestito è zero, che massimizza il valore atteso

dell’impresa. Tale situazione ha la sua contropartita grafica nella figura.

V (F ) = 0 rappresenta la curva di offerta del credito che associa a valori

crescenti del tasso dell’interesse valori crescenti del capitale dato a prestito.

La pendenza di tale curva è crescente perché un aumento dell’ammontare del

credito, a parità di tasso di interesse, aumenta la probabilità di fallimento del-

l’impresa debitrice; dunque il creditore chiederà che esso venga compensato

da un incremento più che proporzionale di r.

π(θ > θ) è il luogo dei punti (coppie di r e b) che garantiscono un valore

atteso costante dell’impresa, nell’ipotesi che questa non fallisca (θ maggiore

θ e minore o uguale ad 1). Curve più in basso a destra sono associate a

di

un valore atteso maggiore.

r ↑ , costo ↑, V al.Att. ↓

b ↑ , output ↑, V al.Att. ↑

L’andamento crescente di tale curva può essere spiegato come segue: un

tasso di interesse più elevato, rappresenta un maggior costo

ceteris paribus,

per l’impresa, mentre un maggiore ammontare di credito consente ad essa di

accedere a maggiori quantità di beni intermedi e dunque di incrementare il

suo output. In altre parole, aumenti di r, a parità di b, riducono il valore

atteso dell’impresa, mentre aumenti di b, a parità di r, lo aumentano. Poiché

in ciascun punto della curva il valore atteso dell’impresa è costante, a valori

maggiori di r saranno associati valori maggiori di b; la pendenza della curva

è dunque positiva. Tale pendenza è però decrescente perché un più elevato

tasso di interesse e un maggiore ammontare di credito concorrono entrambi

ad aumentare il rischio di fallimento dell’impresa. Ne segue che per un dato

aumento del tasso di interesse, è necessario un aumento più che proporzionale

dell’ammontare preso a prestito per garantire un valore atteso dell’impresa

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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Dispense del Prof. Giancarlo Gandolfo del corso di Economia Internazionale della triennale di Economia. Di seguito sono elencati gli argomenti trattati in questo file:

Istituzioni e commercio internazionale
Organizzazione internazionale della produzione
Vantaggio comparato istituzionale
Incompletezza contrattuale
Istituzioni nel mercato del credito


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Gandolfo Giancarlo.

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