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Istanza di ingiunzione - C. Cost. n.295/95

Questa dispensa fa riferimento al corso di Diritto Processuale Civile I, tenuto dal prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riproduce il testo della sentenza n. 295/95 della Corte Costituzionale riguardo l'art. 186 ter del cpc:... Vedi di più

Esame di Diritto Processuale Civile I docente Prof. G. Costantino

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in Foro it., 1996, I, 458

provvedimento anticipatorio di condanna a quei casi in cui il supporto documentale prodotto negli

atti processuali assuma una più consistente valenza probatoria, in termini di presumibile resistenza

alle contestazioni di controparte, nell'ottica della decisione definitiva. La quale è finalizzata alla

verifica della effettiva sussistenza sostanziale dei presupposti dell'azione e del diritto vantato (v. in

tal senso sentenza n. 220 del 1986, Foro it., 1986, I, 2669).

Ritiene pertanto la corte che — seppure non si appalesi come l'unica scelta di politica legislativa

costituzionalmente legittima — l'esclusione della credibilità dell'ordinanza de qua con riguardo ai

crediti dello Stato e degli enti pubblici, allorquando questi si avvalgano dello specifico materiale

probatorio contemplato dall'art. 635 c.p.c., non può per ciò solo essere considerata irrazionale e

lesiva del principio di uguaglianza. Risulta infatti evidente la sostanziale differenza tra i casi in cui

fornisce la prova scritta del credito proveniente dal debitore o da terzi e le fattispecie caratterizzate

dalla particolare valenza attribuita alla documentazione formata e proveniente dallo stesso creditore,

in ragione della sua peculiare qualificazione soggettiva, posta in rapporto alle finalità pubbliche ed

istituzionali perseguite.

Né, in senso contrario, potrebbe essere richiamata l'avvenuta inclusione nell'ambito di operatività

della tutela interinale in oggetto, delle ipotesi previste al 2° comma dell'art. 634 c.p.c., nelle quali la

prova appare strutturalmente analoga a quella contemplata nel 1° comma del seguente art. 635. E

ciò, anzitutto perché si tratta di norma eccezionale, derogatoria rispetto ai principî generali in tema

di prova nel processo civile, come tale non idonea a fungere da tertium comparationis. E poi, perché

comunque la deroga (in senso estensivo) da essa operata alla disposizione dell'art. 2710 c.c., è volta

ad agevolare, non il creditore in ragione della sua qualità, bensì la prova dei crediti

dell'imprenditore in considerazione del particolare affidamento che è richiesto nei rapporti

commerciali, anche ai fini della circolazione dei crediti stessi.

3. - Neppure sussiste la lamentata violazione dell'art. 24 Cost.

Come questa corte ha più volte affermato, è da riconoscere al legislatore un'ampia potestà

discrezionale nella conformazione degl'istituti processuali, col solo limite della non irrazionale

predisposizione di strumenti di tutela, pur se tra loro differenziati (v. sentenze n. 253 del 1994, id.,

1994, I, 2005 e n. 471 del 1992, id., 1993, I, 669, nonché ordinanze n. 550 del 1987, id., Rep. 1988,

voce Provvedimenti di urgenza, n. 189 e n. 170 del 1986, id., 1987, I, 691).

La norma denunciata, nell'estendere tale tutela soltanto ad altri diversi casi, lascia peraltro intatta la

facoltà degli enti previdenziali di avvalersi, per il soddisfacimento dei propri crediti, oltre che del

giudizio contenzioso ordinario, anche del procedimento monitorio ante causam (sia in presenza dei

presupposti comuni alla generalità dei creditori, sia nelle forme privilegiate di cui all'art. 635 c.p.c.)

oppure della procedura ingiunzionale disciplinata dagli art. 35 ss. l. 24 novembre 1981 n. 689.

Le dedotte difficoltà di ordine procedimentale — che potrebbero insorgere a causa della previa

proposizione da parte del debitore, rispetto alla istanza monitoria, di un giudizio di accertamento

negativo del credito, con conseguenti problemi di litispendenza, continenza, connessione, riunione

di cause o sospensione di una di esse — attengono al dato meramente fattuale relativo alla concreta

applicazione da parte del soggetto legittimato della norma. E dunque, secondo la consolidata

giurisprudenza di questa corte (v. da ultimo sentenza n. 188 del 1995), non involgono un problema

di costituzionalità.

Giova in proposito ribadire che l'esigenza del simultaneus processus si configura quale «mero

espediente processuale mirato a fini di economia dei giudizi e di prevenzione del pericolo di

giudicati contraddittori; sicché la sua inattuabilità non riguarda né il diritto di azione né il diritto di

difesa, una volta che la pretesa sostanziale del soggetto interessato possa essere fatta valere nella

componente, pur se distinta, sede giudiziaria con pienezza del contraddittorio e di difesa»

(ordinanza n. 308 del 1991, id., 1991, I, 2978). 2 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa fa riferimento al corso di Diritto Processuale Civile I, tenuto dal prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riproduce il testo della sentenza n. 295/95 della Corte Costituzionale riguardo l'art. 186 ter del cpc: è infondata la questione di legittimità costituzionale di esso, nella parte in cui esclude che il provvedimento possa essere emanato anche in base ai documenti utilizzabili dagli enti pubblici per ottenere decreto ingiuntivo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

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