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Isae - Rapporto 2001

Dispensa al corso di Scienza delle finanze della Prof.ssa Gaetana Trupiano. Trattasi del rapporto "Politiche pubbliche e redistribuzione" dell'ottobre 2001 dell'ISAE, Istituto di Studio e Analisi Economica, dedicato all’analisi strutturale di tematiche relative alla distribuzione del reddito e all’intervento pubblico in campo sociale e... Vedi di più

Esame di Scienza delle finanze docente Prof. G. Trupiano

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ESTRATTO DOCUMENTO

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0$1295$68//(3(16,21,(,17(59(17,67587785$/,

Il disegno di legge Finanziaria per il 2002 contiene un solo prov-

vedimento in materia previdenziale: esso stabilisce che alcune catego-

rie di pensioni di importo inferiore a 13 milioni annui vengano

integrate fino a tale livello, a decorrere dal 1 gennaio 2002, e stanzia a

tale scopo un ammontare massimo di 4.200 miliardi. I criteri per l’indi-

viduazione delle categorie da agevolare e degli effettivi beneficiari ver-

ranno definiti successivamente con decreto del Ministero del lavoro e

delle politiche sociali. Nel testo del disegno di legge Finanziaria sono

richiamati solamente i principi generali cui il Ministero dovrà ispirarsi,

costituiti dalla “presenza di altri redditi, composizione del nucleo fami-

liare e dei contributi eventualmente versati ai fini previdenziali”. Mec-

canismi selettivi di questo tipo sono, in una certa misura, già utilizzati

per erogare prestazioni assistenziali come, ad esempio, le integrazioni

nel caso dei trattamenti che, sulla base delle attuali regole di calcolo, ri-

sultano inferiori ad un limite minimo (9.605.700 al 1° gennaio 2001) o

gli assegni sociali per gli ultra-sessantacinquenni nullatenenti o con

redditi molto bassi, oppure le pensioni di invalidità civile. Si tratta di

prestazioni di importo contenuto, erogate a favore di individui che han-

no redditi (personali se non sposati, cumulati con quelli del coniuge in

9 ; esse dovrebbero,

caso diverso) non superiori a determinati livelli

quindi, rientrare tra quelle che beneficeranno dell’aumento. In genere,

peraltro, per il raggiungimento della soglia prevista per stabilire se sus-

sista il diritto alla prestazione, non vengono considerate alcune tipolo-

gie di reddito (in particolare, quelle derivanti dalla casa di proprietà in

cui si abita e le rendite assistenziali) e, in caso di situazioni reddituali

relativamente più favorevoli, vige un meccanismo di integrazione par-

ziale mirato a ridurre gli effetti della “trappola della povertà” (ovvero

situazioni in cui coloro che godono di redditi di poco superiori ad una

soglia, il cui raggiungimento implica la perdita di un beneficio, finisco-

no per trovarsi in una situazione peggiore rispetto a quelli che rientrano

nel limite per ottenere il sostegno).

Per molti di questi trattamenti di tipo assistenziale già la legge Fi-

9 L’integrazione al minimo, ad esempio, viene concessa nel 2001 se si hanno redditi propri per

un importo non superiore a 2 volte il minimo o redditi cumulati con il coniuge pari a 4 volte il

minimo. - 50 - welfare

)DPLJOLHWUDPLVXUHUHGLVWULEXWLYHGHOODPDQRYUDHSRVVLELOLULIRUPHGHO

nanziaria dello scorso anno ha previsto, come noto, alcuni migliora-

menti, differenziati in base all’età (gli aumenti sono stati accordati

principalmente alle prestazioni che godono della cosiddetta maggiora-

zione sociale uno strumento soggetto a condizioni di

PHDQVWHVWLQJ

più stringenti).

Con riguardo agli interventi in favore del reddito dei cittadini 3UHYLGHQ]DH

VRVWHJQRDO

meno benestanti introdotti attraverso il sistema previdenziale, piuttosto UHGGLWR

che adottati come misure apertamente assistenziali, vanno rilevati alcu-

ni aspetti di incoerenza, nonchè rischi di contraddittorietà e scarsa tra-

10

sparenza (già in parte evidenziati dall’ISAE ). Infatti, se da un lato la

presenza di un livello minimo di trattamento consente di assicurare a

tutti i pensionati un reddito dignitoso, dall’altro lato essa contrasta in

principio con l'obiettivo di rendere sempre più forte il legame tra con-

tributi versati e benefici ricevuti. D’altro canto, non esiste in Italia uno

strumento di sostegno al reddito generalizzato, che la previdenza tende

in parte a supplire: l'importo della pensione minima supera la soglia di

povertà assoluta calcolata dall'ISAE sui consumi, pari a 8.874.000 lire

annue con riferimento al 2002, mentre quello dell'assegno sociale

(8.807.000 lire), senza le maggiorazioni (pari a 325.000 lire per chi ha

meno di 75 anni e a 520.000 lire per i più anziani) è appena inferiore

alla stessa soglia.

Con l’incremento delle pensioni più basse, il governo ritiene di

poter garantire una drastica riduzione della povertà. Se questa è calco-

lata, secondo le convenzioni, come percentuale di individui o di fami-

glie il cui reddito è inferiore ad un certo livello, e se si assume tale

livello pari a quello adottato dalla Commissione di indagine sull’esclu-

11

sione sociale - cioè ad una soglia di povertà relativa pari a 941mila

12 ed espressa su base an-

lire mensili nel 2000, che aggiornata al 2002

nua corrisponde a 11.794.000 lire con l'incremento a un milione i

percettori di pensioni al minimo, e a maggior ragione quelli che attual-

mente ricevono la pensione o l'assegno sociale, superano il limite che

consente di uscire dalla povertà relativa. Minore risulta l’effetto sulla

10 ISAE (2001).

11 Tale soglia, con riferimento ad una famiglia di due persone, è pari al consumo medio pro

capite. Per nuclei di altra composizione è applicata una scala di equivalenza; nel caso dei

monocomponenti si applica al valore individuato per due persone un coefficiente pari a 0,6.

12 L’aggiornamento è attuato applicando il tasso di inflazione previsto in questo Rapporto.

- 51 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

povertà assoluta, per il motivo, già evidenziato, che il livello attuale

della maggior parte dei trattamenti bassi è già, questa volta, superiore

alla soglia. Anche nel primo caso, comunque, appare piuttosto conte-

nuto l’effetto su un altro importante indicatore ampiamente adottato,

quello di intensità della povertà. Questo misura la distanza percentuale

media dalla soglia dei consumi/redditi ad essa inferiori, e sarà toccato

marginalmente, perché i soggetti coinvolti dalla manovra (o almeno i

pensionati al minimo) sono quelli che presentano livelli di povertà

meno grave (si collocano appena al di sotto del limite che discrimina

tra poveri e non poveri).

Quanto agli effettivi beneficiari del provvedimento, si può osser-

vare che, se l'integrazione al minimo fosse concessa a tutti gli attuali

percettori di pensioni e assegni sociali (poco più di 650.000 individui),

il costo per la finanza pubblica ammonterebbe a circa 2.400 miliardi, e

resterebbero 1.800 miliardi di risorse da utilizzare. Si deve considerare

tuttavia che si verificherà un incremento del numero di assegni sociali,

perché alcuni soggetti rientreranno nelle condizioni per avere diritto

all'assegno proprio grazie all'incremento dell'importo, e di conseguen-

za dei requisiti reddituali richiesti. Non tenendo conto di quest'ultimo

fenomeno, si può ipotizzare che i 1.800 miliardi potrebbero essere ero-

gati a circa un milione di pensionati che oggi godono dell'integrazione

al minimo e delle maggiorazioni sociali, per i quali si stima che l'incre-

mento medio del trattamento sarebbe pari a 138mila lire al mese. Se si

volesse raggiungere una platea più vasta di soggetti si dovrebbero uti-

lizzare i criteri indicati nel disegno di legge Finanziaria per selezionare

sia nell'ambito dei trattamenti sociali, sia tra quelli al minimo.

Non si può non rilevare che, a fronte di questi miglioramenti per le

persone anziane, nulla viene intrapreso per le famiglie povere giovani,

con redditi così contenuti da essere esenti dall’imposta o da non garan-

tire capienza per l’aumento delle detrazioni.

Se si affrontasse più direttamente, e attraverso misure specifiche,

il problema del disagio economico, si potrebbe estendere la platea dei

beneficiari a tutti coloro che percepiscono redditi molto bassi, a pre-

scindere dall’età e dal diritto a ricevere una pensione, selezionando in-

vece le situazioni di maggiore bisogno, e allo stesso tempo si

consentirebbe alla previdenza di adempiere al proprio compito in ma-

niera più coerente. Può apparire sorprendente che in Italia negli anni

recenti, mentre l’ipotesi di introduzione di un reddito minimo su tutto il

- 52 - welfare

)DPLJOLHWUDPLVXUHUHGLVWULEXWLYHGHOODPDQRYUDHSRVVLELOLULIRUPHGHO

territorio nazionale - raccomandata anche dalla Commissione Euro-

13 incontra ostacoli apparentemente insormontabili, altre misure di

pea

sostegno al reddito familiare, di tipo categoriale e/o specifico (aumento

delle pensioni minime e sociali, degli assegni familiari, delle detrazioni

per figli a carico) vengono facilmente realizzate, le risorse necessarie

vengono reperite, il consenso sociale risulta ampio.

Quanto alle altre misure in campo previdenziale, il DPEF varato 9HULILFDVXOOD

VSHVD

nel mese di luglio indicava, subordinatamente alla verifica della soste- SHQVLRQLVWLFD

nibilità e della stabilità del sistema pensionistico, i principi di riferi-

mento per le modifiche da introdurre: “flessibilità”, “certezza dei

diritti”, “equità” tra e entro le generazioni, maggiore “giustizia di ba-

se”. Il Governo potrebbe dedicare un provvedimento Collegato alla

legge Finanziaria alla delega per la revisione del sistema pensionistico.

Come noto, lo stesso Governo ha istituito una Commissione con il

compito di effettuare la verifica, prevista per l’anno in corso, dei risul-

tati realizzati dalla riforma varata nel 1995 e dagli interventi successivi

(primi tra tutti i provvedimenti contenuti nella legge Finanziaria per il

1998).

L’ISAE da tempo ha evidenziato che, nonostante le riforme pen-

sionistiche realizzate nel corso degli anni novanta - alle quali peraltro

si devono risparmi pari a circa 3 punti del PIL rispetto ai livelli tenden-

ziali della spesa ed un miglioramento del grado di equità del sistema -

permangono problemi sia di sostenibilità finanziaria, sia di equità ed

efficienza, da affrontare con revisioni strutturali. Nei prossimi anni,

data anche la gradualità con la quale sono state modificate le regole di

calcolo delle pensioni, si verificherà un progressivo peggioramento de-

gli squilibri finanziari, con l’accumulo di rilevanti annuali. In

GHILFLW

aggiunta, essendo ancora pienamente operativo il sistema retributivo,

per la maggior parte di coloro che andranno in pensione non si realiz-

zerà una stretta correlazione tra contributi versati e prestazioni ricevu-

te. Ciò vale in particolare per coloro che arriveranno alla quiescenza

prima dei limiti previsti per la vecchiaia , i quali godranno di rendi-

³ ´

menti relativamente più elevati, ricevendo la pensione (di importo, pe-

raltro, significativamente maggiore in media di quello dei pensionati di

vecchiaia) per un periodo molto più lungo.

E’ noto che il nostro sistema consente di interrompere l’attività la-

13 Dopo la raccomandazione del Consiglio (Consiglio, 1992) in proposito, il suggerimento di

questa misura è riproposto nell’Agenda Sociale Europea. - 53 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

vorativa ad età basse. Anche dopo gli inasprimenti dei requisiti di ac-

cesso alla pensione introdotti con le riforme, l’età media al

pensionamento risulta nel 2000 di poco superiore ai 56 anni per il

FPLD, di quasi 56 anni per i dipendenti pubblici, di oltre 59 anni per le

gestioni autonome dei commercianti (59,8) e degli artigiani (60,3).

Anche quando la riforma del 1995 andrà a regime (il che avverrà

non prima del 2035), in conseguenza degli andamenti delle variabili

demografiche e di un alto rapporto tra pensionati e occupati, il peso

della spesa pensionistica sul PIL sarà elevato, superiore al 14% secon-

do le simulazioni riportate nel Rapporto della Commissione (Ministero

del lavoro e delle politiche sociali, 2001), e significativamente maggio-

re della media europea. L’età minima per il pensionamento - che a quel

momento soltanto diverrà per tutti di 57 anni - implicherà una riduzio-

ne di fatto dell'età pensionabile rispetto alla situazione attuale e contri-

buirà significativamente all’aumento del numero degli inattivi in

rapporto alla popolazione occupata.

Il rapporto curato dalla citata Commissione, oltre a proporre una

dettagliata verifica delle riforme attuate dal 1995, che conferma la rile-

vanza dei risparmi di spesa realizzati negli anni passati, evidenzia sia

l’entità degli squilibri previsti nel breve-medio e nel lungo periodo, sia

i problemi di equità inter e intra generazionali dovuti al lungo processo

di transizione verso la situazione a regime. In particolare, vengono cal-

colati i tassi di rendimento garantiti e la parte di beneficio pensionistico

coperto dal montante di contributi versato per diverse gestioni e per la-

voratori con un differente anno di inizio dell’attività lavorativa e dun-

que di uscita dal mercato del lavoro. Sussistono forti eterogeneità tra

gestioni e tra assicurati di una stessa gestione ed i rendimenti garantiti

ai pensionati nei prossimi anni sono sensibilmente più elevati di quelli

previsti per i flussi del 2030: 3,8 % per un dipendente dello Stato che

cessa l’attività a 58 anni nel 2005, contro l’1,5 % di un suo collega che

andrà in pensione alla stessa età nel 2035; ben 8% circa per artigianati

e commercianti nel 2005, contro appena, l’1,8% nel 2035.

Le possibili linee di riforma strutturale sono, quindi, facilmente

5LIRUPH

VWUXWWXUDOL identificabili. Si tratta soprattutto di ripensare il nostro sistema di ZHO

per influire in misura consistente sul numero di coloro che, parte-

IDUH

cipando al mercato del lavoro, finanziano nel regime contributivo a

ripartizione la spesa per prestazioni. E’ necessario favorire l'ingresso

sul mercato di forze oggi marginali e/o di gruppi sociali precedente-

mente esclusi e aumentare l’occupazione nelle fasce di età tra i 55 e i

- 54 - welfare

)DPLJOLHWUDPLVXUHUHGLVWULEXWLYHGHOODPDQRYUDHSRVVLELOLULIRUPHGHO

64 anni.

Tra le anomalie del nostro Paese va ricordato il basso tasso di oc- 3DUWHFLSD]LRQH

GHOOHGRQQHDO

cupazione, in particolare, per il segmento femminile della forza lavoro. PHUFDWRGHO

14

, accompagnata da

Una maggiore flessibilità del mercato del lavoro ODYRUR

politiche che agevolino la possibilità di conciliare lavoro e famiglia,

potrebbe ridurre il divario tra i tassi di occupazione delle donne italiane

e quelli prevalenti negli altri paesi europei (attualmente poco più del

39% delle donne italiane trova un lavoro, contro il 54% della media eu-

ropea, e la differenza è anche più forte per la classe di età tra i 55 e i 59

15

anni, per la quale il tasso diventa rispettivamente 22,9 e 40,6%) .

In secondo luogo, andrebbero attuate modifiche dell'attuale siste- 5HJROHGL

FDOFRORGHOOD

ma, sia per quanto riguarda le regole di calcolo del beneficio ( SURUDWD SHQVLRQHH

per tutti, contributivo per tutti, revisione automatica annuale del coeffi- UHTXLVLWLGL

DFFHVVR

ciente di trasformazione), sia per quanto concerne i requisiti di accesso

alle pensioni (aumento dell'età pensionabile a 65 anni per entrambi i

generi e inasprimento delle condizioni di età-anzianità per la quiescen-

za anticipata nel breve-medio periodo, nonchè, per la situazione a regi-

me, innalzamento del limite minimo della fascia flessibile di età per il

pensionamento). Per rafforzare nel breve-medio termine il legame tra

contributi e prestazioni, si dovrebbero introdurre al più presto criteri at-

tuariali per il calcolo di tutte le pensioni (escluse quelle di tipo assi-

stenziale), soprattutto nel caso di anticipi dell’uscita rispetto ai limiti

attualmente vigenti per il pensionamento di vecchiaia (pensioni di an-

zianità, prepensionamenti), sia per favorire il proseguimento dell’atti-

vità lavorativa, sia per assicurare una maggiore equità. Ad esempio,

l'estensione a tutti i pensionati di vecchiaia e anzianità del calcolo SUR

consentirebbe inizialmente un risparmio di poco superiore a 100

UDWD

miliardi, ma gli effetti si accrescerebbero nel tempo fino ad arrivare ad

un massimo di circa 8.000 miliardi nel 2015. In aggiunta, qualora fosse

eliminata la facoltà di pensionarsi anticipatamente rispetto ai 65 anni di

età (60 per le donne) con anzianità contributiva inferiore a 40 anni, si

potrebbero ottenere riduzioni di spesa per circa 3.500 miliardi nel pri-

mo anno.

14 Nel Rapporto trimestrale ISAE di aprile 2001, ad esempio, si evidenziava una correlazione

negativa tra rigidità degli schemi di protezione della maternità e occupazione delle donne.

15 Questa azione sarebbe coerente con lo sforzo richiesto dai Consigli europei di Lisbona e

Stoccolma, che richiedono il raggiungimento entro il 2010 di un tasso medio di occupazione

femminile del 60% per l’insieme dei paesi dell'Unione. - 55 -

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())(77,',,03$772(352),/,',675,%87,9,

'(//¶(0(56,21(',/$92526200(562

Lo scorso 10 ottobre il Parlamento ha approvato il disegno di leg-

1RUPDWLYD ge del 3 luglio 2001 n. 373, recante norme per incentivare l’emersione

delle attività economiche e del lavoro non regolari, che offre vantaggi

tributari e contributivi alle imprese e ai lavoratori irregolari che aderi-

scono al programma di regolarizzazione. Il pacchetto di agevolazioni è

consistente. Il provvedimento prospetta due ambiti applicativi: da una

parte, prevede agevolazioni fiscali e contributive per un triennio e,

dall’altra, propone di sanare le violazioni commesse nel passato.

In maggiore dettaglio, si dispone che le imprese acquistino un ER

fiscale per un triennio, che consente di pagare un’imposta sostituti-

QXV

va (di IRPEF, IRPEG e IRAP) secondo un’aliquota ridotta, pari al 10,

15 e 20%, rispettivamente, in ciascuno dei tre anni. Inoltre, esse di-

spongono di un contributivo, in ragione di un’aliquota dell’8, 10

ERQXV

e 12% (per ciascun anno del triennio) commisurata ai redditi di lavoro

emersi. I lavoratori sono esclusi dal pagamento dei contributi sociali

per 3 anni e i loro redditi sono soggetti a prelievo unico proporzionale

e di carattere sostitutivo (dell’IRPEF), pari al 6, 8 e 10%, rispettiva-

mente in ciascun anno. La dichiarazione di emersione vale anche come

sanatoria per il passato (fino a 5 anni), attraverso la richiesta del con-

cordato, che per le imprese si traduce nel pagamento di un’imposta so-

stitutiva (di IRPEF, IRPEG, IRAP, IVA e contributi sociali) dell’8% sul

costo del lavoro emerso, per ogni anno di cui si chiede la regolarizza-

zione. Ai lavoratori dipendenti è riconosciuta la possibilità di estin-

guere il debito fiscale e previdenziale con il pagamento di un prelievo

sostitutivo di 200.000 lire per ogni anno. Inoltre, i lavoratori possono

ricostruire la posizione previdenziale per gli anni pregressi mediante

contribuzione volontaria, con aliquota pensionistica pari al 21,8 per

cento.

Si tenta qui di stimare gli effetti distributivi derivanti dall’applica-

6LPXOD]LRQH

HIIHWWL zione dei provvedimenti per la regolarizzazione dell'economia som-

GLVWULEXWLYL mersa, attraverso il modello ITAXMOD dell’ISAE, basato sui

microdati dell’indagine Banca d’Italia (2000) sui bilanci delle famiglie

italiane del 1998. Tale indagine contiene una domanda particolarmen-

te utile a questo fine, con la quale si chiede agli intervistati di segnalare

se essi o il loro datore di lavoro non hanno mai versato i contributi per

- 56 - welfare

)DPLJOLHWUDPLVXUHUHGLVWULEXWLYHGHOODPDQRYUDHSRVVLELOLULIRUPHGHO

la pensione. Per quanto soggetta alle incertezze caratteristiche delle in-

chieste, l’informazione che emerge appare di grande interesse, nel qua-

dro di assenza di dati e notizie che evidentemente circonda il

fenomeno, anche perché l'indagine consente di risalire alle caratteristi-

che principali degli individui (il reddito, la zona di residenza, la qualifi-

ca professionale, ecc.).

Tra coloro che rispondono positivamente, si selezionano i lavora-

tori con redditi da lavoro dipendente, con esperienze lavorative a carat-

tere continuativo, discontinuo o , escludendo i dipendenti

SDUWWLPH

della Pubblica Amministrazione con un rapporto di lavoro dipendente

svolto per l'intero anno. Si perviene a circa 890.000 unità che dichiara-

no di non aver pagato contributi, pur lavorando.

Le valutazioni che seguono, in primo luogo, presentano la quanti-

ficazione dei contributi e delle imposte potenziali dei lavoratori e dato-

ri in “nero”, qualora emergessero a “regole invariate” con aliquota

16

; in secondo luogo, quantificano gli

fiscale e contributiva “piena”

oneri previdenziali (datori di lavoro) e l'imposta sostitutiva dell’IRPEF

(lavoratori), in caso di emersione con aliquote agevolate, nonché la

contribuzione sostitutiva (lavoratori) legata all’adesione al concordato

(inclusa la ricostruzione della posizione previdenziale).

Gli effetti distributivi sono valutati con riferimento ai redditi

dell’anno 2001, descritti prima a “regole invariate” e successivamente

a “regole agevolate” e riguardano il primo anno di applicazione del

provvedimento.

Nelle tabelle 30, 31, e 32 il gettito medio perduto a causa dell’eva- (YDVLRQHD

³UHJROH

sione fiscale e contributiva a “regole invariate” (quanto il lavoratore e LQYDULDWH´SHU

il datore pagherebbero in caso di emersione e in mancanza delle agevo- FODVVLGL

UHWULEX]LRQH

lazioni previste dal Governo), è distribuito per classi di retribuzioni, DUHHHFF

classi di età, area geografica di residenza e condizione professionale

del lavoratore.

Il gettito medio evaso per lavoratore è pari a circa 12 milioni an-

nui. In percentuale delle retribuzioni lorde, esso risulta più elevato nel

Centro-Nord, e lo scarto tra le due aree é più pronunciato nelle fasce

basse di retribuzione (con un differenziale di oltre 11 punti percentuali

nella prima fascia e 21 punti nella seconda), mentre viene riassorbito

16 Si dovrebbe, tuttavia, tenere conto che nel caso di rapporti di lavoro che rientrano nelle

forme di “collaborazioni coordinate e continuative” i regimi fiscali sono diversi.

- 57 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

Tab. 30 EVASIONE CONTRIBUTIVA E FISCALE COMPLESSIVA

PER CLASSI DI RETRIBUZIONI E AREE

Centro-Nord Sud-Isole Totale

Classi

di valori medi in % delle valori medi in % delle valori medi in % delle

retribuzioni: (migliaia di lire) retribuzioni (migliaia di lire) retribuzioni (migliaia di lire) retribuzioni

fino a 10 milioni 2.670,4 49,7 1.973 38,2 2.177,4 41,7

10-20 milioni 8.644,5 56,5 4.913 35,2 6.298,1 43,6

20-30 milioni 18.021,1 68,4 13.288 51,5 15.657,0 60,0

30-40 mlioni 25.332,9 72,0 19.577 58,6 24.231,1 69,6

40-50 milioni 29.133,8 67,6 32.510 76,8 29.988,5 69,9

>50 milioni 67.106,5 79,7 61.398 80,1 65.373,6 79,8

7RWDOH

Fonte: elaborazioni ISAE su dati Banca d’Italia (2000).

Tab. 31 EVASIONE CONTRIBUTIVA E FISCALE COMPLESSIVA

PER CLASSI DI ETÀ E RETRIBUZIONI

(in percentuale delle retribuzioni)

Classi di retribuzioni:

Classi di età: fino a 10-20 20-30 30-40 40-50 >50 milioni Totale

10 milioni milioni milioni milioni milioni

da 15 a 24 36,6 43,5 59,9 75,8 73,0 55,4

da 25 a 40 43,3 41,3 57,6 67,2 55,8 74,1 56,9

da 41 a 50 50,1 50,6 66,2 73,8 75,8 80,2 71,1

da 51 a 64 21,0 34,7 64,7 63,5 75,2 82,3 70,9

oltre 64 29,3 49,8 73,1 66,0

7RWDOH

Fonte: elaborazioni ISAE su dati Banca d’Italia (2000).

Tab. 32 EVASIONE CONTRIBUTIVA E FISCALE COMPLESSIVA

PER QUALIFICHE PROFESSIONALI

Valori medi

Qualifiche professionali: In % delle retribuzioni

(migliaia di lire)

Operaio 11.026,9 59,6

Impiegato 16.239,4 65,9

Dirigente 48.074,8 78,2

7RWDOH

Fonte: elaborazioni ISAE su dati Banca d’Italia (2000).

- 58 - welfare

)DPLJOLHWUDPLVXUHUHGLVWULEXWLYHGHOODPDQRYUDHSRVVLELOLULIRUPHGHO

nelle fasce più elevate (Tab. 30). Il gettito medio in quota delle retribu-

zioni lorde inoltre appare crescente nel passare a classi di età più avan-

zate, fino a 50 anni, e man mano che si guarda a livelli di retribuzione

più elevati (Tab. 31). Esso è superiore alla media per le qualifiche dei

dirigenti e degli impiegati (gli importi medi di evasione risultano pari a

48 milioni di lire annui fra i dirigenti, 16 milioni e 11 milioni, rispetti-

vamente, fra gli operai e gli impiegati) (Tab. 32).

Il cuneo fiscale medio evaso, dato dalla differenza tra il costo del

lavoro e la retribuzione netta, espresso in percentuale del costo del la-

voro, é pari al 44,5% ( 48,3% nel Centro-Nord e 38,1% nel Sud-Isole).

Le tabelle (33, 34 e 35) mostrano gli effetti distributivi derivanti (PHUVLRQHD

³UHJROH

dalla regolarizzazione, nell’ipotesi “di studio” di adesione piena ai DJHYRODWH´SHU

17

provvedimenti governativi . Si fornisce anche l’aggravio fiscale e FODVVLGL

UHWULEX]LRQH

contributivo medio (costo medio dell’emersione per lavoratore) rispet- DUHHHFF

to alla situazione di “non emersione”. L'effetto combinato della scom-

parsa del prelievo progressivo (IRPEF sui redditi dei lavoratori) e

dell’applicazione di aliquote sostitutive, proporzionali e inferiori a

quelle ufficiali, determina i risultati di seguito descritti.

Il costo del lavoro per gli emersi, pari a circa 27 milioni annui, ri-

sulta inferiore a quello di 33 milioni per lavoratore, ipotizzato nella re-

lazione tecnica, con un divario di circa il 18 per cento.

Il gettito medio emerso per lavoratore è di 4,8 milioni annui (circa

il 40% di quello che dovrebbero), mentre lo sconto medio in confronto

alla situazione di emersione “senza agevolazioni” raggiunge i 7,3 mi-

lioni (12,1 – 4,8). In percentuale delle retribuzioni lorde, si chiude lo

scarto tra aree (Tab. 33) e tra classi estreme di retribuzioni (Tab. 34).

Inoltre si evidenzia un onere superiore alla media per le qualifiche dei

dirigenti e degli impiegati (gli importi medi di gettito annuo emerso ri-

sultano pari a circa 14,6 milioni annui per i dirigenti, 6 per gli impiega-

ti e 4,5 per gli operai) (Tab. 35). L'aggravio di imposte e contributi

(adesione al concordato) per ogni lavoratore, valutato in confronto alla

situazione di “non emersione”, è in media pari a 2,6 milioni annui;

esso si riduce al crescere delle retribuzioni in misura pari a 2 punti per-

centuali nel Centro-Nord e a otto decimi di punto nel Sud-Isole (Tab.

33), per effetto della proporzionalità dell’aliquota agevolata.

17 Si tratta di stime “di impatto” sul costo del lavoro, mancando qualsiasi ipotesi sull’effettiva

traslazione del costo dell’emersione sui soggetti interessati (datori di lavoro, lavoratori e

consumatori). - 59 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

Tab. 33 EMERSIONE CONTRIBUTIVA E FISCALE COMPLESSIVA E

AGGRAVIO PER IL SOLO LAVORATORE (1) PER CLASSI DI RETRIBUZIONI E AREE

Centro-Nord Sud-Isole Totale

Gettito emerso

Gettito emerso Aggravio

Gettito emerso Aggravio Aggravio

lavoratore

lavoratore

Classi di lavoratore

in % delle valori

in % delle valori

valori in %

in % in % delle

retribuzioni: in %

retribu- medi

retribu- medi

medi retribu-

retribu- retribu- retribu-

zioni (migliaia

zioni (migliaia

(migliaia zioni

zioni zioni zioni

di lire)

di lire)

di lire)

fino a

10 milioni 1.482,2 28,5 18,1 1.413,4 26,2 16,8 1.432,9 26,9 17,2

10-20 milioni 3.807,1 25,7 14,3 3.236,6 23,1 13,1 3.449,7 24,1 13,6

20-30 milioni 6.985,6 27,7 14,7 6.245,7 24,7 13,3 6.684,7 26,5 14,1

30-40 milioni 9.321,6 28,3 14,9 8.556,8 26,1 13,8 9.162,6 27,9 14,7

40-50 milioni 12.735,3 29,1 15,2 13.402,9 29,3 15,2 12.952,3 29,2 15,2

>50 milioni 21.918,6 31,3 16,1 20.641,5 31,1 16,0 21.558,7 31,3 16,1

7RWDOH

Fonte: elaborazioni ISAE su dati Banca d’Italia (2000).

(1) Aggravio di imposte e di contributi (adesione al concordato) per il lavoratore.

Tab. 34 EMERSIONE CONTRIBUTIVA E FISCALE COMPLESSIVA

PER CLASSI DI ETÀ E RETRIBUZIONI

(in percentuale delle retribuzioni)

Classi di retribuzioni:

fino a 10-20 20-30 30-40 40-50 >50 milioni Totale

10 milioni milioni milioni mlioni milioni

Classi di età:

da 15 a 24 27,0 24,4 26,2 29,0 26,4

da 25 a 40 27,2 23,6 26,1 27,2 29,2 30,3 26,1

da 41 a 50 25,8 25,2 27,4 28,8 29,5 30,6 28,3

da 51 a 64 23,8 21,9 26,9 26,5 28,5 32,7 28,8

oltre 64 35,3 24,5 28,8 28,2

7RWDOH

Fonte: elaborazioni ISAE su dati Banca d’Italia (2000).

Tab.35 EMERSIONE CONTRIBUTIVA E FISCALE COMPLESSIVA E

AGGRAVIO PER IL SOLO LAVORATORE (1) PER QUALIFICHE PROFESSIONALI

Qualifiche Gettito emerso Aggravio lavoratore

professionali valori medi in % delle valori medi in % delle

(migliaia di lire) retribuzioni (migliaia di lire) retribuzioni

Operaio 4.573,6 26,4 2.505,1 14,5

Impiegato 6.069,3 27,4 3.261,2 14,7

Dirigente 14.611,3 30,8 7.579,7 16,0

7RWDOH

Fonte: elaborazioni ISAE su dati Banca d’Italia (2000).

(1) Aggravio di imposte e di contributi (adesione al concordato) per il lavoratore.

- 60 - welfare

)DPLJOLHWUDPLVXUHUHGLVWULEXWLYHGHOODPDQRYUDHSRVVLELOLULIRUPHGHO

La tassazione sui redditi da lavoro, limitata a due prelievi propor-

zionali e con aliquote agevolate (l’imposta sostitutiva dell’IRPEF con

aliquota del 6% e i contributi a carico delle imprese con aliquota

dell’8%), determina un cuneo fiscale pari al 24,1% del costo del lavo-

ro, 20,4 punti più basso del cuneo fiscale a "regole invariate", (25% nel

Centro-Nord e 22,8% nel Sud–Isole). Lo scarto tra le due aree, in defi-

nitiva, si riduce a poco più di 2 punti percentuali.

I lavoratori a bassa qualifica, identificabili con coloro che hanno /DYRUDWRULD

EDVVDTXDOLILFD

un salario inferiore ai 2/3 del salario mediano, rappresentano il 64%

degli emersi potenziali. Tra i giovani (età fra 15 e 24 anni), la quota di

è del 40% nel Centro-Nord e del 60% nel Sud-Isole;

ORZSDLGZ RUNHUV

per le età più elevate (nelle fasce 25-40 e 41-50 anni), tale quota rag-

giunge, rispettivamente, il 68 e l'89%. Oltre il 67% dei ORZ SDLG

risiede nel Sud-Isole. I lavoratori meno retribuiti e compresi

ZRUNHUV

nelle classi di età tra 15-24 anni e 25-40 anni, residenti nel Sud-Isole,

sono pari all' 89% e al 79 per cento. - 61 - welfare

)DPLJOLHWUDPLVXUHUHGLVWULEXWLYHGHOODPDQRYUDHSRVVLELOLULIRUPHGHO

(IIHWWLVXOELODQFLRSXEEOLFRGHOO¶HPHUVLRQHGLODYRURVRPPHUVRVWLPHXIILFLDOLH

VWLPH,6$ (

,O*RYHUQRTXDQWLILFDQHOODUHOD]LRQHWHFQLFDDOOHJDWDDOGLVHJQRGLOHJJHQJOLHIIHWWLGL

LPSDWWRVXOJHWWLWRGLFRPSHWHQ]DHGLFDVVDSHULOSHULRGRLSRWL]]DQGRSDULD

GHO ODYRUR GLSHQGHQWH LUUHJRODUH VHFRQGR VWLPH ,67$7 SHU LO LO QXPHUR GL ODYRUDWRUL FKH

DGHULVFHDOSURJUDPPDGLHPHUVLRQH/¶LPSRQLELOHFKHHPHUJHUHEEH UHGGLWLGLLPSUHVDHGLODYRUR

p VWLPDWR SDUL D GHOO¶HYDVLRQH FRPSOHVVLYD TXDQWLILFDWD LQ PLOLDUGL GHVXQWD GDO

FRQIURQWRWUDLOYDORUHDJJLXQWRGHOVHWWRUHSULYDWRDOFRVWRGHLIDWWRULGHOHODEDVHLPSRQLELOH

GHOO¶,5$3 /D UHOD]LRQH WHFQLFD HYLGHQ]LD FKH O¶HYDVLRQH FRPSOHVVLYD q VRSUDWWXWWR DWWULEXLELOH DO

UHGGLWR GD ODYRUR GLSHQGHQWH H GL LPSUHVD H VWDELOLVFH FKH O¶LPSRUWR ³FDXWHODWLYR´ GL

PLOLDUGL GL GLEDVHLPSRQLELOHHPHUVDYHQJDULSDUWLWRLQPLOLDUGLGLPDJJLRUH

EDVH LPSRQLELOH GHOOH LPSUHVH H PLOLDUGL GL PDJJLRUH UHGGLWR GHULYDQWH GDL ODYRUDWRUL

UHJRODUL]]DWL

)DWWHTXHVWHLSRWHVLQHOODUHOD]LRQHWHFQLFDqDWWHVRSHULOSULPRDQQRGLDSSOLFD]LRQH

HG HQWUR LO WHUPLQH GL SUHVHQWD]LRQH GHOOD GLFKLDUD]LRQH GL HPHUVLRQH QRYHPEUH XQ

JHWWLWRGLFDVVDSDULDFLUFDPLOLDUGL UHODWLYRDLFRQWULEXWLGRYXWLGDOOHLPSUHVHDOOHLPSRVWH

GRYXWH GDL ODYRUDWRUL H D XQD SDUWH GHO FRQFRUGDWR ,O *RYHUQR SL UHFHQWHPHQWH KDPDQLIHVWDWR

O¶LQWHQ]LRQHGLVSRVWDUHDOO¶LQL]LRGHJOLHIIHWWLHKDLQGLFDWRLQVROLPLOLDUGLOHPDJJLRUL

HQWUDWHGHULYDQWLGDOSURYYHGLPHQWRVXOO¶HPHUVLRQHQHOSURVVLPRDQQR

/D VWLPD GHOO¶,6$( GL FLUFD PLOLDUGL QHO ULVXOWD LQIHULRUH ULVSHWWR D TXDQWR

ULSRUWDWR QHOOD UHOD]LRQH WHFQLFD PD VXSHULRUH DOOD TXDQWLILFD]LRQH VXFFHVVLYDPHQWH HVSUHVVD GDO

*RYHUQR

9DUL HOHPHQWL FRQFRUURQR D VSLHJDUH WDOL GLIIHUHQ]H WUD FXL LQ SULPR OXRJR OR VOLWWDPHQWR

GDOO¶DQQR LQ FRUVR DO SURVVLPR GHO WHUPLQH GL SUHVHQWD]LRQH GHOOD GLFKLDUD]LRQH GL HPHUVLRQH /R

VSRVWDPHQWR DO FRPH SULPR DQQR GL DSSOLFD]LRQH LPSOLFD LQIDWWL FKH LQ WDOH DQQR SRVVD

HQWUDUHROWUHDTXDQWRGHYH HVVHUHYHUVDWRLQRFFDVLRQH GHOODSUHVHQWD]LRQHGHOODGLFKLDUD]LRQH L

FLUFDPLOLDUGLJLjFLWDWL DQFKHLOJHWWLWRUHODWLYRDOYHUVDPHQWRGHOO¶LPSRVWDVRVWLWXWLYDGHOOH

LPSUHVH7DOHYHUVDPHQWRGRYHQGRDYYHQLUHDOODVFDGHQ]DGHOVDOGRGHOO¶DXWRWDVVD]LRQHGHLUHGGLWL

FDGHQHO HFLzIDUHEEHDXPHQWDUHGLPLOLDUGLLOJHWWLWRDWWHVRVHFRQGRODUHOD]LRQH

WHFQLFDSRUWDQGRORDFLUFDPLOLDUGL

,QVHFRQGROXRJRYDRVVHUYDWRFKHQHOOHYDOXWD]LRQLGHOO¶,6$(VLVHJXHXQGLYHUVRVFKHPDGL

FRQWDELOL]]D]LRQH GHO JHWWLWR ,QIDWWL VHFRQGR OH UHJROH GHOOD FRQWDELOLWj QD]LRQDOH OH HQWUDWH

UHODWLYH DO FRQFRUGDWR VRQR GD FRQWDELOL]]DUH LQWHUDPHQWH QHOO¶DQQR GL SUHVHQWD]LRQH GHOOD

GLFKLDUD]LRQH GLHPHUVLRQH SLXWWRVWR FKH HVVHUH GLVWULEXLWH VX SL DQQL VHFRQGR OD VFDQVLRQH GHOOH

SRVVLELOL UDWH FRPH LQGLFDWR LQYHFH QHOOD UHOD]LRQH WHFQLFD FRQVLGHUDQGR WDOH VLVWHPD GL

FRQWDELOL]]D]LRQHLOJHWWLWRGHOGRYUHEEHDPPRQWDUHDPLOLDUGL

4XHVWL GXHSULPL HOHPHQWLYDQQR FRPHHYLGHQ]LDWRQHOODGLUH]LRQH GLXQDXPHQWRGHOJHWWLWR

GHOFRPHSULPRDQQRGLDSSOLFD]LRQHULVSHWWRDTXDQWRLQGLFDWRQHOODUHOD]LRQHWHFQLFD$OWUL

IDWWRUL LQYHFH VSLQJRQR LQ GLUH]LRQH GL XQD GLPLQX]LRQH GHOO¶LQWURLWR DWWHVR ,Q SULPR OXRJR LO

YDORUH GHO UHGGLWR GD ODYRUR HYDVR DO TXDOH DSSOLFDUH OH YDULH DOLTXRWH DJHYRODWH GLVSRVWH GDOOD

QXRYD QRUPDWLYD VHPEUD HVVHUH LQIHULRUH D TXHOOR XWLOL]]DWR LQGLFDWLYDPHQWH QHOOD UHOD]LRQH

1 Si ricorda che l’ISTAT tiene conto di questa valutazione del sommerso nelle stime di contabilità nazionale.

- 62 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

WHFQLFD$IURQWH GHLPLOLRQL DQQXLGL UHGGLWRSURFDSLWHLQHVVDLQGLFDWL O¶,6$(VWLPD XQ YDORUH

GL SRFR VXSHULRUH DL PLOLRQL VXOOD EDVH GHOOH HODERUD]LRQL SUHFHGHQWHPHQWH GHVFULWWH GHL GDWL

GHULYDQWL GDOO LQGDJLQH VXL ELODQFL GHOOH IDPLJOLH FRQGRWWD GDOOD %DQFD G¶,WDOLD ,Q VHFRQGR

OXRJRLOUDSSRUWRWUDUHGGLWRLPSRQLELOHGLLPSUHVDHUHGGLWRGDODYRURFKHQHOODUHOD]LRQHWHFQLFD

qLSRWL]]DWRSDULDOO¶XQLWjGDOOHLQGDJLQL0HGLREDQFD VXOOHLPSUHVHULVXOWDSDULDOOR,Q

WHU]ROXRJRVLSXzULWHQHUHFKHDOFXQLWLSLGLODYRUDWRULTXDOLDGHVHPSLRLFROODERUDWRULGRPHVWLFL

H JOL LPPLJUDWL VHQ]D SHUPHVVR GL VRJJLRUQR R FRQ SHUPHVVR VFDGXWR SRVVDQR HVVHUH HVFOXVL

GDOO¶DUHDGLULIHULPHQWRGHOSURYYHGLPHQWR

7HQHQGR FRQWR GL WXWWL TXHVWL IDWWRUL LSRWL]]DQGR FKH DGHULVFDQR FLUFD ODYRUDWRUL

FLRq XQD TXRWD SDUL D FRPH QHOOD UHOD]LRQH PD GL XQD SL OLPLWDWD SODWHD GL VRJJHWWL H

FRQVLGHUDQGR VLD JOL LQFDVVL GHULYDQWL GDO SLDQR GL HPHUVLRQH QHO VXR SULPR DQQR GL DSSOLFD]LRQH

VLD LO FRPSOHVVR GHJOL LQWURLWL DWWULEXLELOL DO FRQFRUGDWR OD VWLPD GHO JHWWLWR ULVXOWD SDUL DL FLUFD

PLOLDUGLFLWDWL

5LVSHWWR DOOD TXDQWLILFD]LRQH PROWR SUXGHQ]LDOH GL PLOLDUGL UHFHQWHPHQWH LQGLFDWD GDO

*RYHUQRVLSRVVRQRDYDQ]DUHDOFXQHRVVHUYD]LRQL7DOHFLIUDLQIDWWLVHPEUDULGLPHQVLRQDUHFRPH

SHUDOWURDQFKHO¶,6$(SURSRQHJOLLPSRUWLPROWRHOHYDWLLQGLFDWLQHOODUHOD]LRQHWHFQLFD FKHFRPH

JLj ULFRUGDWR D SDULWj GL FRQVLGHUD]LRQL VX VFDGHQ]D H FRQWDELOL]]D]LRQH VDUHEEHUR SDUL D FLUFD

PLOLDUGL QHO VHPEUD QRQ WHQHU FRQWR GHOOR VFKHPD GL FRQWDELOL]]D]LRQH GHOOD

FRQWDELOLWj QD]LRQDOH H SDUH LQILQH ULJXDUGDUH VROR XQD TXRWD GL JHWWLWR GHVWLQDWD DO ULHTXLOLEULR

GHL FRQWL SXEEOLFL H QRQ DQFKH OD SHUFHQWXDOH GHVWLQDWD D ULGX]LRQH GHOOD SUHVVLRQH ILVFDOH H D

³FRSHUWXUD´GHJOLHIIHWWLGHULYDQWLGDOO¶DSSOLFD]LRQHGHOOD³7UHPRQWLELV´

- 63 -

Imprese tra vecchi e nuovi incentivi

I meccanismi di imposizione societaria, e soprattutto gli strumenti

di incentivazione, sono stati ridefiniti più volte nel corso degli ultimi

anni. Il Governo in carica è intervenuto sulla materia, cambiando radi-

calmente l’impostazione rispetto a quella precedente (che mirava a sti-

molare una ricomposizione degli strumenti di finanziamento), per

delineare misure di sostegno agli investimenti ad ampio raggio, vinco-

late solamente all’addizionalità degli investimenti stessi rispetto al pas-

sato (ma non rispetto ai piani preesistenti all’introduzione

dell’agevolazione).

In questo capitolo si tenta di offrire qualche elemento di valutazio-

ne degli effetti per l’erario (riduzione delle entrate) e per le imprese (ri-

duzione del carico tributario e impatto distributivo) del provvedimento

di agevolazione agli investimenti inserito nella manovra cosiddetta dei

“100 giorni” (legge Tremonti-bis), confrontando, ove possibile, tali ef-

fetti con quelli di misure precedentemente in vigore.

A tal fine, in primo luogo si presentano i risultati di una indagine

specifica, inserita nell’inchiesta ISAE sulle imprese manifatturiere

condotta tra il 25 settembre e il 10 ottobre, volta ad ottenere informa-

zioni sulle reazioni delle imprese all’introduzione del nuovo incentivo.

Stando alle risposte fornite da parte delle imprese, che si dichiara-

no in larga maggioranza a conoscenza dei provvedimenti adottati in

loro favore, più del 50% aderirebbe alle agevolazioni proposte dalla

legge Tremonti-bis, ma solo il 25% sarebbe deciso a rivedere, in conse-

guenza dell’introduzione del nuovo incentivo, i propri programmi di

investimento; d’altra parte, la preferenza delle aziende nei confronti

della Tremonti-bis rispetto alle alternative (legge Visco o L.388/00)

emerge evidente dai dati delle inchieste ISAE. I timori, espressi da di-

versi osservatori, riguardo alla possibilità che le risorse richieste per il

provvedimento inserito nella manovra dei “100 giorni” siano utilizzate

in modo non sempre efficiente, e cioè per ridurre, almeno parzialmen-

te, il carico fiscale delle imprese a prescindere dall’addizionalità degli

investimenti effettuati rispetto a quelli che si sarebbero realizzati in as-

- 65 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

senza dell’incentivo, trova qualche sostegno. Le indagini mostrano,

inoltre, una maggiore frequenza di adesioni alla legge Tremonti-bis nel

Nord Ovest e da parte delle grandi imprese, anche se le piccole sono

quelle che più dichiarano di essere disposte a variare i programmi di in-

vestimento in seguito agli incentivi.

In secondo luogo si propongono alcune simulazioni degli effetti

differenziali dei diversi meccanismi agevolativi recentemente adottati.

Si tratta del primo esercizio di stima effettuato dall’ISAE, attraverso

microsimulazioni sui bilanci delle imprese. L’originalità dei risultati ri-

portati in questo capitolo discende principalmente dall’aver utilizzato

un campione rappresentativo dell’universo delle imprese societarie. A

tal fine sono utilizzati dati della Centrale dei Bilanci, integrati con altre

informazioni provenienti dall’archivio CERVED. Ciò permette di

estendere l’attenzione anche verso aziende di minori dimensioni, che

non sono presenti nel della Centrale dei Bilanci. Lo sforzo di

GDWDEDVH

assemblare dati provenienti da due fonti eterogenee risulta decisivo ai

fini della costruzione di un campione rappresentativo, che consenta di

estendere le conclusioni raggiunte all’universo delle imprese societa-

rie. Inoltre, le simulazioni sono condotte in proiezione, dunque produ-

cono risultati di previsione riferibili agli anni 2001-02. E’ pertanto

possibile illustrare gli effetti di gettito per gli anni cui la legge Tremon-

ti-bis è riferita e valutare le potenzialità di adesione al provvedimento,

utilizzando l’ipotetica crescita degli investimenti stimata dall’ISAE.

I risultati delle simulazioni mostrano che nel 2001 l’aiuto offerto

dalla Tremonti-bis resta limitato (2,1%), e la modifica della normativa

dalla metà dell’anno rende particolarmente difficile usufruire delle

agevolazioni in vigore. La riduzione di gettito indotta nel 2002 è inve-

ce consistente (7,6%).

Guardando agli effetti per classe dimensionale e zona geografica,

si nota che la percentuale di imprese che potrebbero aderire alla Tre-

monti-bis, nel 2002, anno in cui il provvedimento incide maggiormen-

te, non differisce significativamente in relazione alla zona geografica,

mentre risulta più elevata nelle classi dimensionali più ampie. Questo

in parte conferma i risultati dell’inchiesta.

- 66 -

,PSUHVHWUDYHFFKLHQXRYLLQFHQWLYL

&21)5217275$$*(92/$=,21,),6&$/,

3(5/(,035(6(

La legge “Primi interventi per il rilancio dell’economia”, approva-

ta lo scorso 17 ottobre, rientra nell’insieme dei progetti con cui il Go-

verno intende avviare un processo di stimolo alla crescita economica.

Il testo approvato ripropone, con alcune novità, la legge 489/94, nota

come legge Tremonti.

L’obiettivo principale del provvedimento è di stimolare lo svilup-

po, attraverso il riconoscimento di agevolazioni per gli investimenti,

che sostituiscono i precedenti strumenti (la combinazione di DIT,

L.466/97, e legge Visco, L.133/99).

L’incentivo Tremonti-bis si applica agli investimenti realizzati nel /HJJH

³7UHPRQWLELV´

periodo di imposta in corso alla data di entrata in vigore della legge

(ma successivamente al 30 giugno) e per quello seguente (2002), e pre-

vede l’esclusione dall’imponibile di un ammontare pari al 50% della

differenza tra il volume degli investimenti effettuati e la media aritme-

tica di quelli realizzati nei cinque periodi di imposta precedenti, con la

1

possibilità di escludere quello in cui l’investimento è stato maggiore .

Per il 2001 si fa riferimento agli investimenti realizzati nel periodo

2

1996-2000, mentre per il 2002 a quelli realizzati tra il 1997 e il 2001 .

3 sono tutti i titolari di impresa, indipendente-

I soggetti beneficiari

mente dalla natura giuridica, e di lavoro autonomo. Una delle novità

principali della legge, rispetto a quella del 1994, riguarda la sua appli-

cabilità ai lavoratori autonomi, alle banche e alle assicurazioni.

Gli investimenti agevolabili, una categoria piuttosto ampia, com-

prendono i nuovi impianti, il completamento di opere sospese, l’am-

pliamento, la riattivazione e l’ammodernamento di impianti esistenti e

4

l’acquisto di beni strumentali nuovi . La legge precisa che i beni deb-

bano essere strumentali per natura e non, anche, per destinazione; inol-

tre, per poter godere dell’agevolazione, essi devono possedere il

1 Questa precisazione nasce dall’esigenza di aumentare la quota di investimenti agevolabili e di

non penalizzare i soggetti che, per varie ragioni, abbiano dovuto effettuare investimenti

straordinari.

2 La circolare 90/E del 17 ottobre scorso, che contiene le indicazioni per l’applicazione della

legge, precisa, inoltre, che i soggetti che abbiano iniziato l’attività da meno di 5 anni possono

beneficiare del provvedimento e, in questo caso, rileveranno gli investimenti effettuati in tutti i

periodi di imposta precedenti. - 67 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

requisito della novità. La legge in esame è applicabile anche ai beni

5 .

immobili

Altro elemento distintivo della legge, rispetto al passato, è l’esten-

sione dell’agevolazione alle spese sostenute dall’imprenditore per ser-

vizi, utilizzabili dal personale dipendente, di assistenza negli asili nido

ai bambini di età inferiore ai tre anni e alle spese di formazione e ag-

6

. In questo caso il beneficio è riconosciuto

giornamento del personale

alla totalità delle spese, senza far riferimento alla media degli anni pre-

cedenti.

Gli obiettivi da realizzare attraverso l’applicazione della Tremon-

',7H9LVFR ti-bis e della Visco differiscono decisamente; infatti, mentre la prima è

finalizzata a stimolare in modo generico la domanda di beni di investi-

mento, la seconda è stata introdotta come strumento più selettivo, volto

a stimolare gli aumenti della capacità produttiva e il processo di ricapi-

talizzazione delle imprese, rafforzando in questo modo gli effetti della

DIT. Come ormai noto, la DIT offre un’agevolazione sulla remunera-

zione ordinaria del capitale (RO), la cui entità è funzione di un coeffi-

ciente stabilito dal Ministero dell'Economia. Il meccanismo di

3 I soggetti beneficiari sono:

Persone fisiche che svolgono attività di lavoro autonomo;

Associazioni professionali costituite fra persone fisiche;

Esercenti attività commerciale, ancorché gestita in forma di impresa familiare, comprese le

aziende coniugali;

Società in nome collettivo e in accomandita semplice;

Società di armamento;

Società di fatto, che abbiano per oggetto l’esercizio di attività commerciale;

Società consortili;

Società per azioni;

Società in accomandita per azioni;

Società a responsabilità limitata;

Società cooperative e di mutua assicurazione;

Enti pubblici e privati, aventi per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di un’attività

commerciale;

Enti pubblici e privati, non aventi per oggetto esclusivo e principale l’esercizio di un’attività

commerciale, con riferimento all’attività commerciale.

Tra i non residenti possono godere del beneficio società, enti commerciali e persone fisiche

relativamente alle stabili organizzazioni situate nel territorio dello Stato italiano.

4 Sono compresi anche gli acquisti effettuati mediante locazione finanziaria.

5 Quelli classificati nei gruppi B, C, D ed E, nonché quelli appartenenti alla categoria catastale

A/10.

6 Le spese possono riguardare: costi del personale docente, spese per materiali e forniture,

costi dei servizi di consulenza sull’iniziativa di formazione.

- 68 -

,PSUHVHWUDYHFFKLHQXRYLLQFHQWLYL

incentivazione Visco accentua gli effetti della DIT, portando ad aliquo-

ta del 19% non soltanto la remunerazione del capitale proprio, ma an-

che la parte di reddito corrispondente al minore tra:

- l’ammontare degli investimenti (al netto delle cessioni, dismissio-

ni e degli ammortamenti) in beni strumentali nuovi effettuati nel

7

periodo d’imposta di riferimento, definiti per destinazione ;

- l’ammontare complessivo dei conferimenti in denaro e degli ac-

cantonamenti di utili a riserva, effettuati nello stesso periodo d’im-

posta.

L’incentivo Visco riguarda un insieme meno ampio sia di soggetti,

sia di categorie di investimenti rispetto alla Tremonti-bis. In particola-

re, non possono fruire dell’agevolazione in esame le persone fisiche

esercenti attività di lavoro autonomo e i soggetti esercenti imprese che

si avvalgono di regimi contabili speciali e determinano il reddito in mi-

sura forfettaria. Inoltre, l’estensione temporale della validità dell’age-

volazione al 2001, come stabilito dall’articolo 6 della L. 388/00,

riguarda solo i soggetti IRPEG, escludendo, quindi, imprenditori indi-

viduali, società di persone e società di fatto, che rientrano invece

nell’ambito di applicabilità della Tremonti-bis, sia nel 2001 sia nel

2002. Quanto agli investimenti agevolabili ai fini della Visco, essi sono

più limitati rispetto alla Tremonti-bis (che incentiva gli investimenti al

lordo degli ammortamenti), e considerati al netto degli ammortamenti

ad esclusione di quelli relativi all’investimento agevolato. La Visco è

applicabile anche ai beni immobili, più in particolare, nella fase inizia-

le ai soli impianti, e successivamente anche a pensioni, alberghi, cine-

ma, teatri, sale per concerti e spettacoli e altri fabbricati, mentre nel

caso della Tremonti-bis l’incentivo è ammesso per tutti gli immobili.

La caratteristica principale del provvedimento introdotto con l’ar- &UHGLWRDUHH

GHSUHVVH

ticolo 8 della legge 388/2000 (Credito di imposta per gli investimenti

realizzati nelle aree depresse) consiste evidentemente nell’ambito terri-

toriale riconosciuto valido per la sua applicabilità, cioè le aree svantag-

giate del Paese. Ai soggetti beneficiari della legge (i titolari di redito di

impresa, con l’esclusione degli enti non commerciali), localizzati nelle

aree svantaggiate del Mezzogiorno, del Centro e del Nord, è accordato

un credito di imposta per i nuovi investimenti (al netto delle cessioni,

7 E’ da notare che la norma si differenzia da quanto stabilito nella Tremonti-bis, dove sono

agevolati beni strumentali per natura - 69 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

delle dismissioni e degli ammortamenti), realizzati dal 31 dicembre

2001 e fino al 31 dicembre 2006. Il credito di imposta può variare da

un minimo del 15% ad un massimo del 60% dell'investimento ed è de-

terminato applicando ai costi sostenuti le percentuali massime di aiuto

8 ammesse a fruire

consentite, che dipendono dalle aree territoriali

dell'agevolazione e dalle caratteristiche dimensionali delle imprese. Il

credito non può essere chiesto a rimborso, ma è utilizzabile in compen-

sazione del pagamento delle imposte (dirette, IVA, IRAP) e dei contri-

buti previdenziali e assicurativi.

La legge Tremonti-bis stabilisce la non cumulabilità con le

&XPXODELOLWj agevolazioni previste dalla legge 133/99 (legge Visco), dalla legge

466/97 (legge che introduce la Dual Income Tax - DIT) e dall’articolo

8 della legge 388/00 (credito di imposta per i nuovi investimenti

Tab. 36 CUMULABILITA’ DEGLI INCENTIVI

Legge 133/99 Legge “Tremonti-bis” (1)

(legge Visco)

L. 388/200 art.8 SI NO

DIT parziale (2)

Legge 466/97 (DIT) SI (E' stabilita la compatibilità

per i costi di formazione)

NO

Legge 133/99 - (E' stabilita la compatibilità

(legge Visco) per i costi di formazione)

(1) L’incumulabilità è stabilita dall’articolo 5 della “Tremonti-bis”.

(2) La cumubilità tra i due provvedimenti è parziale, poichè è ammessa nel caso in cui l’imponibile assogget-

tato ad aliquota DIT è inferiore al 10% dell’imponibile totale.

realizzati nelle aree depresse). L’agevolazione Tremonti-bis è invece

cumulabile con le agevolazione per le spese per la formazione e con la

DIT se l’imponibile assoggettabile ad aliquota agevolata del 19% è

inferiore al 10% dell’imponibile al lordo del reddito detassato dalla

agevolazione “Tremonti-bis”. E’ da sottolineare che, in caso di

applicazione della Visco agli investimenti effettuati entro il 30 giugno

2001, non sarà più possibile ricorrere al beneficio Tremonti-bis per le

operazioni poste in essere successivamente. E’ al momento allo studio

la possibilità che le agevolazioni della Tremonti-bis divengano

cumulabili con il credito d’imposta relativo ai nuovi investimenti

previsto dalla L. 388/00 per le regioni meridionali e per le aree

8 Le percentuali sono così stabilite per le seguenti regioni: Calabria: 50%; Campania, Basilicata,

Puglia, Sicilia e Sardegna: 35%; Abruzzo e Molise: 20%.

- 70 -

,PSUHVHWUDYHFFKLHQXRYLLQFHQWLYL

depresse. Si tratterebbe di un cumulo che, verosimilmente, dovrebbe

muoversi all’interno delle disposizioni comunitarie in tema di intensità

di aiuto agli investimenti delle imprese.

La legge Tremonti-bis, di solito definita dalla stampa "detassazio- ,QVLQWHVL

ne degli utili reinvestiti", non favorisce in alcun modo tale modalità di

finanziamento, mentre l'utilizzo congiunto del meccanismo DIT e del-

la Visco è proprio finalizzato a eliminare le preesistenti distorsioni del-

la normativa fiscale verso l’indebitamento.

L'efficacia della DIT e il suo rafforzamento mediante l'incentivo

Visco non hanno potuto dispiegare pienamente i loro effetti, né posso-

no essere valutate in una situazione "a regime", a causa della gradualità

dell'entrata in vigore del meccanismo, realizzata mediante un progres-

sivo allargamento della quota di capitale proprio a cui commisurare

l’agevolazione.

La legge Tremonti-bis provvede ad un obiettivo più generico di ri-

duzione dell'onere fiscale delle imprese, indipendentemente da tentati-

vi di influire sulle scelte di finanziamento. La definizione di

investimento agevolabile è molto più ampia. Va considerato tuttavia

che, mentre i precedenti incentivi erano cumulabili, la legge da poco

approvata sostituisce la Visco e nella maggioranza dei casi non consen-

te l'utilizzo di altri strumenti preesistenti (DIT e credito d'imposta alle

aree depresse). Si osserva inoltre che un provvedimento congiunturale,

la Tremonti-bis, sostituisce forme di agevolazione di sistema.

- 71 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

,1&+,(67$,6$(68,35299(',0(17,',,1&(17,92$*/,

,19(67,0(17,

L’inchiesta condotta tra la fine di settembre e la prima decade di

9 presso un campione di imprese manifatturiere

ottobre 2001 dall’ISAE

offre informazioni interessanti sull’atteggiamento del settore produtti-

vo in relazione ai principali provvedimenti agevolativi agli investimen-

ti, in vigore nel biennio 2001-02.

E’ necessario premettere che il grave clima di incertezza che si è

determinato in seguito agli attentati terroristici dell’11 settembre scor-

so e all’inizio delle azioni di guerra da parte degli Stati Uniti (7 otto-

bre) ha influenzato gli esiti delle inchieste, peggiorando notevolmente

le aspettative delle imprese sull’evoluzione futura dell’economia.

Il questionario, cui hanno risposto 3.152 imprese per un totale di

4XHVWLRQDULR 10

oltre 180.000 addetti , è articolato in 3 sezioni, in cui sono indagati il

grado di conoscenza dei provvedimenti in vigore, l’eventuale effetto

sui piani di investimento della legge “Primi interventi per il rilancio

dell’economia” promossa dall’attuale governo, il grado di preferenza

rispetto a tre differenti schemi agevolativi (legge Tremonti-bis, legge

Visco, legge 388/2000).

Le risposte sono analizzate considerando la disaggregazione delle

imprese in classi di addetti (1-9, 10-249, oltre 250), in aree territoriali

(Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud e Isole) e per settori principali di

attività.

Dai risultati ottenuti emerge che le imprese che si dichiarano in-

&RQRVFHQ]DGHL

SURYYHGLPHQWL formate sono pari all’87% del totale. Leggendo i dati in relazione alla

disaggregazione per classi di addetti, risulta che la conoscenza aumen-

ta al crescere del numero di dipendenti; infatti, i provvedimenti sono

noti al 71% delle imprese di piccole dimensioni e al 90% delle grandi.

La disaggregazione territoriale e quella settoriale mostrano una di-

9 L’inchiesta congiunturale dell’ISAE presso le imprese manifatturiere, svolta a cadenza mensile,

viene effettuata nell’ambito di uno schema di armonizzazione europea. Le interviste sono svolte

parte telefonicamente, parte per via postale. Le informazioni oggetto della presente indagine

sono state raccolte tramite le interviste telefoniche, che incidono per oltre 3/4 sul campione

complessivo di circa 4000 unità.

10 Alla luce di quanto precisato nella nota precedente la distribuzione settoriale, geografica e

dimensionale del campione rispecchia abbastanza fedelmente l’universo di riferimento, basato

sui dati del censimento ISTAT del 1991. I dati presentati vengono ponderati per il numero di

dipendenti. - 72 -

,PSUHVHWUDYHFFKLHQXRYLLQFHQWLYL

stribuzione abbastanza omogenea dell’informazione. E’ da sottolinea-

re, però, che alcuni settori produttivi evidenziano un’attenzione

maggiore, ad esempio quello della chimica (99%), delle macchine elet-

triche (94%) e della pelletteria (91%).

L’inchiesta tenta anche di indagare sulle variazioni dei programmi (IIHWWRGHOOD

7UHPRQWLELVVXL

di investimento indotte dall’effetto annuncio della legge Tremonti-bis. SLDQLGL

La maggior parte delle imprese, circa il 59%, dichiara di non aver rivi- LQYHVWLPHQWR

sto al rialzo i propri piani, ma la distribuzione del risultato è influenza-

ta dal livello dimensionale. In particolare, le imprese medio grandi

sono meno influenzate dalla presenza del beneficio. Ciò potrebbe esse-

re spiegato dal diverso orizzonte temporale con cui programmano gli

investimenti; è probabile che le piccole imprese operino con una pro-

spettiva tendenzialmente più limitata delle grandi. E’ possibile, quindi,

Tab.37 RISULTATI INCHIESTA ISAE SULLA CONOSCENZA DEI PROVVEDIMENTI

AGEVOLATIVI E DEL LORO EFFETTO SUI PIANI DI INVESTIMENTO

(inchieste ISAE; valori percentuali)

DISTRIBUZIONE TERRITORIALE

DOM.2: I vostri programmi di investimento relativi

DOM.1: Siete a conoscenza al biennio 2001-02 sono stati rivisti al rialzo in

delle agevolazioni agli seguito all’introduzione della cosiddetta

investimenti in vigore “Legge Tremonti-bis”?

nel 2001 e nel 2002?

SI NO SI NO Non So

Nord Ovest 84 16 21 63 16

Nord Est 87 13 30 53 17

Centro 88 12 26 59 15

Sud e Isole 88 12 24 61 15

TOTALE 87 13 25 59 16

DISTRIBUZIONE DIMENSIONALE

DOM.2: I vostri programmi di investimento relativi

DOM.1: Siete a conoscenza al biennio 2001-02 sono stati rivisti al rialzo in

delle agevolazioni agli

CLASSE DI seguito all'introduzione della cosiddetta

investimenti in vigore

ADDETTI “Legge Tremonti-bis”?

nel 2001 e nel 2002?

SI NO SI NO Non So

DA 1 a 9 addetti 71 29 28 55 17

Da 10 a 249 addetti 85 15 29 58 14

Oltre 250 addetti 90 10 22 60 18

TOTALE 87 13 25 59 16

che i programmi di investimento di più lungo periodo delle grandi im-

prese siano meno toccati da un’agevolazione limitata al biennio 2001-

02. Gli effetti della Tremonti-bis sui piani di investimento si differen-

ziano anche in base al settore produttivo: le aziende che mostrano una

- 73 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

maggiore versatilità nell’adeguare i propri progetti alle nuove disposi-

zioni sembrano essere quelle appartenenti al ramo della chimica e a

quelli tradizionali del “Made in Italy” (legno, carta e stampa, pellette-

ria), come si legge nella tabella dei risultati disaggregati per settore.

Quest’ultima tipologia di imprese è localizzata prevalentemente nel

Nord Est e, infatti, dalla distribuzione territoriale delle risposte si rileva

che proprio le imprese del Nord Est appaiono caratterizzate da maggior

dinamismo nel cogliere le opportunità fiscali offerte; infatti, nel 30%

dei casi hanno risposto in modo affermativo alla domanda sulle inten-

zioni di variazione dei piani di investimento. Il dato in questione è piut-

tosto elevato, soprattutto se confrontato con quello relativo alle restanti

regioni.

Tab.38 RISULTATI INCHIESTA ISAE SULLA CONOSCENZA DEI PROVVEDIMENTI

AGEVOLATIVI E DEL LORO EFFETTO SUI PIANI DI INVESTIMENTO

DISTRIBUZIONE SETTORIALE

(inchieste ISAE; valori percentuali)

Dom. 1: Siete a conoscenza Dom2: I vostri programmi di investimento relativi al

delle agevolazioni agli

SETTORE biennio 2001-02 sono stati rivisti al rialzo in seguito

investimenti in vigore

DI all'introduzione della cosiddetta “Legge Tremonti-bis”?

nel 2001 e nel 2002?

ATTIVITA’ SI NO SI NO Non So

Industrie tessili 87 13 26 61 13

Abbigliamento 76 24 21 64 15

Legno 87 13 33 57 10

Carta e stampa 85 15 40 49 11

Pelletteria 91 9 35 51 14

Minerali non metal- 72 28 29 52 19

liferi

Chimica 99 1 39 33 28

Fabbricazione e

lavorazione dei

prodotti in metallo 89 11 29 50 21

Fabbricazione

macchine ed appa-

recchi meccanici 93 7 16 77 7

Macchine elettriche 94 6 17 59 24

Fabbricazione di

autoveicoli, rimor-

chi e semirimorchi 85 15 11 74 15

Fabbricazione di

altri mezzi di tra-

sporto 86 14 32 51 17

Alimentari,

bevande e tabacco 89 11 21 69 10

TOTALE 87 13 25 59 16

L’ultima parte dell’indagine si concentra, come sopra accennato,

*UDGRGL

SUHIHUHQ]DVXL sul diverso grado di preferenza delle imprese rispetto a tre provvedi-

SURYYHGLPHQWL menti agevolativi per i nuovi investimenti: la legge Tremonti-bis, la

legge Visco e la legge 388/2000.

- 74 -

,PSUHVHWUDYHFFKLHQXRYLLQFHQWLYL

A tale proposito le imprese manifestano una chiara preferenza per

il beneficio introdotto con la legge Tremonti-bis, infatti circa il 52% di

quelle intervistate dichiara che ne usufruirà, mentre il 23% farà ricorso

al beneficio previsto dalla legge Visco e solo il 12% ricorrerà al credito

di imposta riconosciuto con la legge 388/2000 per le aree depresse.

Questa differenziazione deve comunque essere considerata tenendo

conto delle limitazioni nell’applicabilità delle disposizioni in vigore: la

legge Visco potrà essere utilizzata solo fino al 2001 e, secondo il detta-

to della nuova normativa, in alternativa alla Tremonti-bis, mentre la

legge 388/2000 riconosce un credito di imposta solo per le imprese lo-

calizzate nelle aree svantaggiate.

In base alle dichiarazioni rilasciate, le aziende che più ricorreran- 7UHPRQWLELV

no alla agevolazione Tremonti-bis sono quelle con oltre 250 addetti,

che pure risultano, come si è visto, le meno intenzionate a rivedere i

piani di investimento a seguito della legge stessa; infatti, di queste il

57% si avvarrà dell’incentivo, mentre tra le imprese più piccole solo il

41% dichiara la stessa intenzione. E’ probabile che il provvedimento

Tab.39 RISULTATI INCHIESTA ISAE SULL’UTILIZZO DEI PROVVEDIMENTI AGEVOLATIVI

(inchieste ISAE; valori percentuali)

DISTRIBUZIONE TERRITORIALE Dom.3c: Ritenete di

Dom. 3b: Ritenete di

Dom. 3a: Ritenete di usufruire della

usufruire della

usufruire della "Legge 388/2000"?

"Legge Visco"?

"Legge Tremonti-bis"?

SI NO Non So SI NO Non So SI NO Non So

Nord Ovest 62 15 22 31 43 26 11 73 16

Nord Est 49 27 24 26 51 22 2 83 15

Centro 50 28 23 15 53 33 18 59 23

Sud e Isole 42 33 24 15 63 22 22 60 18

TOTALE 51 25 23 23 52 25 12 71 17

DISTRIBUZIONE DIMENSIONALE

Dom. 3a: Ritenete di Dom. 3b: Ritenete di Dom.3c: Ritenete di

usufruire della usufruire della usufruire della

CLASSE DI "Legge Tremonti-bis"? "Legge Visco"? "Legge 388/2000"?

ADDETTI SI NO Non So SI NO Non So SI NO Non So

DA 1 a 9 addetti 41 32 27 9 64 27 8 71 21

Da 10 a 249 48 27 25 18 55 27 10 69 21

addetti

Oltre 250 addetti 57 22 21 31 46 23 15 73 12

TOTALE 52 25 23 23 52 25 12 71 17

intervenga riducendo l’imposizione fiscale su investimenti che le gran-

di imprese avevano già programmato di realizzare. In ogni caso, consi-

- 75 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

derando le dichiarazioni sulla revisione dei piani di investimento e

sulla preferenza tra schemi agevolativi, gli effetti della legge sembrano

interessare un’ampia porzione delle aziende del campione.

11

Nella circolare attuativa della legge Tremonti-bis si afferma che

l’intento dell’azione del governo è quello “…di puntare sullo sviluppo

e sulla crescita dell’economia, coinvolgendo interamente la struttura

delle piccole e medie imprese italiane, che finora hanno beneficiato di

scarse agevolazioni”. I dati delle interviste ISAE indicano che le

imprese più piccole faranno un ricorso non molto esteso alla Tremonti-

bis, nonostante siano quelle che più hanno dichiarato di aver variato i

programmi di investimento. Allo stesso tempo le piccole imprese

mostrano anche una limitata adesione all’agevolazione Visco, che

verrà utilizzata solo dal 9% di esse. Le dichiarazioni rilasciate

delineano, quindi, una realtà in cui le piccole imprese non sempre

riescono a cogliere totalmente le opportunità fiscali offerte, ma quando

lo fanno soddisfano più delle grandi al requisito dell’addizionalità.

Considerando la distribuzione territoriale, le imprese del Nord

Tab.40 RISULTATI INCHIESTA ISAE SULL’UTILIZZO DEI PROVVEDIMENTI AGEVOLATIVI

DISTRIBUZIONE SETTORIALE

(inchieste ISAE; valori percentuali) Dom. 3c: Ritenete di

Dom. 3b: Ritenete di

Dom. 3a: Ritenete di usufruire della

usufruire della

usufruire della

SETTORE DI "Legge 388/2000"?

"Legge Visco"?

"Legge Tremonti-bis"?

ATTIVITA’ SI NO Non So SI NO Non So SI NO Non So

Industrie tessili 60 16 24 09 56 35 12 58 30

Abbigliamento 38 41 21 10 58 32 5 70 25

Legno 40 34 26 19 48 33 3 79 18

Carta e stampa 63 21 16 25 57 18 19 71 10

Pelletteria 65 18 16 22 60 18 11 73 16

Minerali non metalliferi 58 23 19 32 50 18 9 77 14

Chimica 65 13 22 22 41 37 25 51 24

Fabbricazione e lavo-

razione dei prodotti in

metallo 45 24 31 19 46 35 10 65 25

Fabbricazione mac-

chine ed apparecchi

meccanici 55 29 16 26 58 16 5 91 4

Macchine elettriche 41 21 38 17 64 19 3 86 11

Fabbricazione di auto-

veicoli, rimorchi e

semirimorchi 63 16 21 32 51 17 13 75 12

Fabbricazione di altri 35 23 42 22 35 43 11 69 20

mezzi di trasporto

Alimentari, bevande e 65 21 14 44 37 19 39 42 19

tabacco 52 25 23 23 52 25 12 71 17

TOTALE

11 Circolare n.90/E del 17 ottobre.

- 76 -

,PSUHVHWUDYHFFKLHQXRYLLQFHQWLYL

Ovest (dove sono concentrate in modo prevalente le aziende di grandi

dimensioni), quelle che affermano di aver rivisto meno, rispetto alle al-

tre, i piani di investimento per effetto della Tremonti-bis, sono anche

quelle che ritengono che ne faranno un uso maggiore. Per quanto ri-

guarda le aziende del Mezzogiorno il ricorso alla legge Tremonti-bis è

piuttosto alto (42%), ma in ogni caso inferiore alle altre regioni.

Sempre in relazione al dato per aree geografiche, si nota uno scar- OHJJH9LVFRH

OHJJH

so successo della legge Visco nel Centro nel Sud (solo il 15% delle im-

prese ritiene che ne farà uso). Ivi, le imprese manifestano un grado di

adesione maggiore al credito di imposta, riconosciuto con la legge 388/

2000, destinato alle zone depresse, risultato che conferma le attese; il

22% delle aziende meridionali ricorrerà a questo beneficio, rispetto

all’11% nel Nord Ovest e al 2% per il Nord Est.

In relazione ai risultati ottenuti sulle preferenze per i diversi sche-

mi agevolativi, disaggregati per attività, è interessante notare che alcu-

ni settori dimostrano un’attenzione elevata per le opportunità fiscali

proposte. Le imprese appartenenti ai settori della carta e stampa (il

63% utilizzerà la Tremonti-bis, il 25% la legge Visco, il 19% la legge

388/2000), della fabbricazione delle macchine ed apparecchi meccani-

ci (il 55% ritiene che usufruirà della legge Tremonti-bis e il 26% della

legge Visco) e, in modo particolare, quello degli alimentari, tabacco e

bevande (65% per la legge Tremonti-bis, 44% per la Visco e 39% per

la 388/2000) dichiarano l’intenzione di usufruire di più schemi agevo-

lativi, con percentuali di adesione maggiori della media totale.

- 77 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

6,08/$=,21,68*/,())(77,'(//($*(92/$=,21,

Di seguito si propongono alcune simulazioni sugli effetti differen-

ziali dei diversi strumenti di incentivo sopra descritti. Tali simulazioni

sono condotte sulla base dei dati di bilancio di un campione di società

di capitali del settore manifatturiero e dei servizi di fonte Centrale dei

Bilanci e CERVED, per il periodo 1993-99. Si tratta di un campione

rappresentativo, costruito sulla base del censimento ISTAT del 1996,

che consente di riportare all’universo i risultati campionari degli eser-

cizi effettuati. Le elaborazioni di questa sezione sono effettuate utiliz-

12 . Per una descrizione

zando il modello di microsimulazione MATIS

dettagliata del campione e del modello, si rinvia all’appendice di que-

sto capitolo.

Obiettivo del lavoro è quello di valutare correttamente gli effetti

6FHQDULD

FRQIURQWR dell’incentivo Tremonti-bis, in comparazione con quelli che discendo-

no dalla normativa fiscale in materia di imposizione societaria intro-

dotta dal precedente governo, e con le disposizioni ancora precedenti,

al fine di fornire una valutazione della manovra in termini sia di im-

Tab. 41 IL QUADRO NORMATIVO IN DETTAGLIO

IRPEG Legge 388/2000

Anno Ordinaria DIT Legge Visco “Tremonti-bis”

art. 8

(aliquota)

1997 0,37 DIT con

vincolo 27%

DIT con

1998 0,37 vincolo 27%

DIT con DIT con vincolo 27%

1999 0,37 vincolo 27% + incentivo Visco

DIT con vincolo 27%

DIT con + moltiplicatore 1,2 +

2000 0,37 vincolo 27% + incentivo Visco

moltiplicatore 1,2 DIT “congelata” + DIT parziale e

moltiplicatore 1,4 +

DIT “congelata” + “congelata” +

incentivo Visco

moltiplicatore 1,4 +

DIT “congelata” + incentivo Tremonti (a

(termine: 30 giugno

incentivo Visco

2001 0,36 moltiplicatore 1,4 parire dal 1 luglio

2001) +

(termine: 30 giugno 2001)

Credito aree

2001) depresse

DIT “congelata” + DIT parziale e

moltiplicatore 1,4 +

DIT “congelata” + DIT “congelata” + “congelata” +

2002 0,36 Credito aree

moltiplicatore 1,4 moltiplicatore 1,4 incentivo Tremonti

depresse

patto distributivo per le imprese, sia di gettito per l'erario. La normati-

va fiscale è riprodotta in simulazione fino al 2002. Il quadro della

12 . Cfr. Bontempi, Giannini,

0RGHOO R SHU O ¶$QDO LVL GHO OD 7DVVD]LRQH H GHJO L ,QFHQWLYL VXOOH 6RFL HWj

Guerra e Tiraferri (2001); il modello MATIS è stato messo a disposizione dall’Università di

Bologna nell’ambito di un’apposita convenzione con l’ISAE.

- 78 -

,PSUHVHWUDYHFFKLHQXRYLLQFHQWLYL

normativa a confronto, riportato per grandi linee nella prima sezione di

questo capitolo, è indicato in dettaglio in tabella 41.

Trattandosi di un esercizio che interessa un arco temporale più

ampio di quello osservato, è necessario effettuare la proiezione delle

variabili al 2002. A tal fine, per quanto attiene agli utili societari e agli

investimenti, si applicano, per semplificazione, a tutte le imprese i tassi

di crescita del PIL e degli investimenti totali previsti per il prossimo

anno nel quadro macroeconomico e illustrati nel secondo capitolo. Per

le variabili coinvolte nel calcolo della capitalizzazione delle imprese,

che sono rilevanti ai fini della simulazione della DIT e della Visco, è

necessario estendere in avanti il campione per un solo periodo, fino al

2000, in virtù del congelamento introdotto dal provvedimento dei “100

giorni . In assenza di informazioni si suppone che nel 2000 la crescita

´

del capitale proprio valido ai fini della DIT e della Visco sia pari al tas-

so di incremento degli investimenti.

Lo scenario di riferimento è dato dal regime Irpeg ad aliquota or-

dinaria (Tab.41, seconda colonna), e quindi l’effetto delle diverse age-

volazioni è valutato in termini di riduzione percentuale del prelievo

complessivo cui esse danno luogo rispetto al caso base.

Relativamente ai provvedimenti adottati prima del 2001 - DIT,

legge Visco e legge 388/00, art. 8, sul credito alle aree depresse -, si

valuta il contributo specifico di ciascun provvedimento al risultato ag-

gregato in termini di minor gettito.

Il primo esercizio di simulazione si riferisce al calcolo dell’impo-

sta sui redditi societari con l’applicazione del meccanismo duale, DIT,

tenendo conto dell’evoluzione della normativa a partire dalla sua intro-

13

. In particolare, le modifi-

duzione, nel 1997 (Tab.41, terza colonna)

che al regime dell'imposta sui redditi delle persone giuridiche

considerate sono in primo luogo l’introduzione del moltiplicatore degli

incrementi di capitale che godono dell'aliquota agevolata, pari a 1,2 (fi-

no a concorrenza del patrimonio netto) nel 2000, successivamente rivi-

sto ad 1,4 dal 2001, e in secondo luogo l’eliminazione del vincolo di

un’aliquota media minima del 27%, attuata a partire dal 2001 per con-

sentire il completo esplicarsi degli effetti dell’imposizione duale. In

aggiunta, si tiene conto del “congelamento” del meccanismo DIT di-

13 Per banche e assicurazioni l’applicazione della DIT ha inizio nel 2000 con riferimento agli

incrementi di capitale realizzati a partire dal 1996. - 79 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

sposto dal provvedimento cosiddetto “dei 100 giorni”. Come anticipato

nel paragrafo introduttivo, ciò comporta che gli incrementi di capitale

validi ai fini del calcolo della remunerazione ordinaria sono quelli rea-

lizzati entro il 2000. Il secondo esercizio di simulazione cumula al

meccanismo DIT appena descritto gli effetti dell’incentivo Visco agli

investimenti, essendo quest’ultimo affiancato al primo a partire dal

1999. Si tiene conto del fatto che il termine ultimo di validità del prov-

vedimento è stato anticipato al 30 giugno del 2001 dalle disposizioni

del nuovo governo. Il terzo esercizio considera l’effetto cumulato della

legge 388/00, art. 8, che riconosce un credito di imposta sugli investi-

14 .

menti effettuati dalle imprese localizzate nelle aree depresse del Sud

La simulazione alternativa consiste nella valutazione dell’incenti-

vo Tremonti-bis agli investimenti per il biennio 2001-02. In particolare

per il 2001 si tiene contro del fatto che il provvedimento entra in vigore

15

a partire dal 1° luglio . Con riferimento alla DIT si considera in questo

Tab.42 RIDUZIONE PERCENTUALE DEL PRELIEVO RISPETTO

ALLA SIMULAZIONE DI CONFRONTO

(valori percentuali) DIT + Visco +

Anno di bilancio DIT DIT + Visco Credito Tremonti-bis

Aree Depresse

1997 1,17

1998 1,75

1999 2,12 4,66

2000 2,25 4,66

2001 2,40 3,71(1) 7,32(1) 2,12

2002 2,45 2,57(1) 5,46(1) 7,60

Fonte: elaborazioni ISAE su dati della Centrale dei Bilanci e della CERVED.

(1) La legge Visco è soppressa a partire dal secondo semestre del 2001.

caso, oltre al “congelamento”, il limite posto alla quota di remunera-

zione ordinaria, che non può eccedere il 10% dell’imponibile al lordo

del reddito detassato dall’agevolazione “Tremonti-bis” (cosiddetta DIT

“parziale”).

I risultati delle simulazioni sono riportati in tabella 42. La seconda

5LVXOWDWL colonna dà conto della dinamica connessa all’operare del meccanismo

14 Le aree sono quelle individuate dall’articolo 87, paragrafo 3 lettere a) e c) del Trattato di

Amsterdam.

15 La validità semestrale del provvedimento, così come per la Visco nello stesso periodo di

imposta, si traduce in una valutazione degli investimenti su cui applicare ciascuno degli incentivi

pari al 50% del loro valore su base annua, per la mancanza di informazioni sulla distribuzione

infrannuale degli investimenti. - 80 -

,PSUHVHWUDYHFFKLHQXRYLLQFHQWLYL

DIT, in termini di riduzione della pressione fiscale sulle imprese. Come

si può osservare, la diminuzione del prelievo è crescente negli anni, per

effetto della cumulabilità degli incrementi di capitale ammessi a bene-

ficiare dell’agevolazione e dell’introduzione del moltiplicatore. Nel

2000, l'impatto supera i 2 punti percentuali, cui corrisponde una varia-

zione dell’aliquota legale di oltre mezzo punto (0,65%). L'effetto è

dunque apprezzabile, anche se ancora non molto consistente. Nei due

periodi successivi di imposta, il congelamento della DIT ne compro-

mette notevolmente la dinamica, che rimane ancorata al solo effetto del

moltiplicatore della base imponibile duale.

I risultati riportati nella terza colonna della tabella 43 rivelano

come l’introduzione della Visco contribuisca in modo rilevante all’at-

tenuazione del carico fiscale sulle società di capitali, con risultati so-

Tab. 43 RIDUZIONE PERCENTUALE DEL PRELIEVO RISPETTO ALLA SIMULAZIONE

PER AREA GEOGRAFICA - ANNI 2001 E 2002 (1998 E 1999)

',&21)52172 (valori percentuali)

IRPEG con Credito aree Tremonti-bis

Visco

Area geografica Composizione DIT depresse

2001 (1998)

Nord Ovest 37,55 2,79 4,22 4,22 2,03

Nord Est 21,44 1,35 2,29 2,29 1,35

Centro 23,80 2,84 4,41 4,41 3,85

Sud ed Isole 17,20 3,97 5,86 73,32 3,22

Totale 100,00 2,40 3,71 7,32 2,12

2002 (1999)

Nord Ovest 37,55 2,70 2,95 2,95 7,68

Nord Est 21,44 1,34 1,46 1,46 4,16

Centro 23,80 2,90 3,10 3,10 14,24

Sud ed Isole 17,20 3,87 4,27 58,87 10,25

Totale 100,00 2,45 2,57 5,46 7,60

Fonte: elaborazioni ISAE su dati della Centrale dei Bilanci e della CERVED.

stanzialmente non difformi nei due periodi di imposta 1999-2000, nei

quali la Visco dispiega completamente i suoi effetti. In entrambi gli an-

ni, il differenziale in termini di gettito attribuibile al solo incentivo Vi-

sco è pari a circa 2,5 punti percentuali, mentre la riduzione

dell'aliquota media dovuta all'effetto congiunto dei due provvedimen-

ti supera un punto percentuale (1,3%). Nel 2001 la Visco interviene

solo fino a metà esercizio, e nel periodo successivo viene soppressa. Si

noti, in particolare, che nel 2002 la riduzione del prelievo è superiore

rispetto a quella ottenuta dalla simulazione riferita alla sola DIT: ciò

avviene per effetto dei maggiori riporti DIT generati dal contestuale

utilizzo dell’incentivo agli investimenti nel triennio precedente.

- 81 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

Passando agli effetti del credito alle aree depresse, questo apporta

un significativo vantaggio, che si traduce in una ulteriore contrazione

del prelievo di circa 3,5 punti nel 2001, che porta la diminuzione totale

al 7,3%. Nell’anno 2002 l’impatto comprensivo della legge 388/00 ri-

sulta ridimensionato, perché la Visco esaurisce i suoi effetti dalla metà

dell’anno precedente. Naturalmente, i vantaggi del credito sono con-

centrati nel Sud e Isole, dove il beneficio aggiuntivo raggiunge ben il

67% nel 2001, e si ragguaglia ancora al 55% nel 2002.

L'ultima colonna riguarda infine le conseguenze dell'introduzione

della legge Tremonti-bis, che restano limitate nel 2001, quando l'incen-

tivo entra in vigore solamente a partire dal secondo semestre, ma emer-

gono completamente nel 2002. L'impatto della nuova agevolazione

supera di poco il 2% nel 2001 (a fronte del 3,7% dovuto alla DIT e alla

Visco e al 7,3% raggiungibile anche con il credito per le aree depresse)

e si ragguaglia al 7,6% del gettito nel 2002.

In definitiva, la misura approntata dal nuovo Governo offre un so-

stegno diffuso e ampio, mentre le precedenti disposizioni, complessi-

vamente considerate in quanto espressione della politica fiscale nei

confronti delle imprese del precedente esecutivo, appaiono più seletti-

ve, sia dal punto di vista territoriale, sia da quello dei comportamenti

che vengono premiati.

In termini assoluti, dal punto di vista macroeconomico, tenuto

(IIHWWL

PDFURHFRQRPLFL conto della maggiore crescita indotta dagli incentivi agli investimenti,

VXOELODQFLR la riduzione di gettito dovuta alla Tremonti-bis nel 2002 tocca i 5.000

SXEEOLFR miliardi circa in termini di competenza. Non sono tuttavia calcolati gli

effetti di incremento delle altre imposte in conseguenza dello stimolo

all’economia da parte della legge Tremonti-bis. Il meccanismo di ac-

conto e saldo previsto per il versamento dell'IRPEG implica inoltre che

il minor introito, in cassa, risulti inferiore e pari a circa 2.000 miliardi.

Di questi si tiene conto nelle previsioni di finanza pubblica illustrate

nel secondo capitolo. Si noti che circa il 50% delle imprese non usufru-

isce per intero dell’agevolazione negli esercizi 2001-02 per incapienza

degli utili in quegli esercizi.

Gli effetti distributivi della legge Tremonti-bis sono analizzati con

(IIHWWL

PLFURHFRQRPLFL riferimento alla frequenza di imprese che sono in condizione di aderire

LVWULEXWL L al provvedimento (ovvero sostanzialmente quelle che presentano inve-

stimenti più elevati della media del quinquennio precedente) per ripar-

tizione geografica, per classe dimensionale e per settore, e sono riferiti

- 82 -

,PSUHVHWUDYHFFKLHQXRYLLQFHQWLYL

Tab. 44 EFFETTI DISTRIBUTIVI DEL BENEFICIO “TREMONTI-BIS”:

TASSI DI PARTECIPAZIONE(1)

Composizione TASSI DI PARTECIPAZIONE

percentuale 2002 (%)

Totale imprese 100,00 58,83

5LSDUWL]LRQHJHRJUDILFD

Nord Ovest 37,44 59,41

Nord Est 21,57 58,65

Centro 23,78 59,37

Sud 11,94 56,23

Isole 5,27 58,96

&ODVVHGLPHQVLRQDOH

1-2 45,04 61,67

3-9 29,91 54,80

10-49 19,26 54,07

50-249 3,27 66,87

250-499 0,2 72,23

>500 2,38 82,32

6HWWRUHSURGXWWLYR

Attività manifatturiere 25,71 57,15

1,92 56,51

$OLPHQWDULEHYDQGHWDEDFFR 3,37 54,39

7HVVLOHHDEELJOLDPHQWR 1,04 53,16

3HOOHWWHULD 0,65 57,58

/HJQR 2,23 59,88

&DUWDHVWDPSD 1,08 60,00

&KLPLFD 1,31 64,50

*RPPD 1,60 59,02

0LQHUDOLQRQPHWDOOLIHUL 3,95 55,98

6LGHUXUJLD 3,30 57,17

0HFFDQLFD 2,55 56,30

0DFFKLQHHOHWWULFKH 0,74 61,06

0H]]LGLWUDVSRUWR 1,87 54,39

$OWUH

Energia, gas e acqua 0,24 58,33

Costruzioni 13,65 58,78

Commercio 26,65 52,61

Alberghi e ristoranti 3,89 64,02

Trasporti e comunicazioni 3,62 50,64

Interm.monet. e finanziari 2,31 59,09

Attività immobiliari e diverse 23,21 68,17

11,58 74,89

$WWLYLWjLPPRELOLDUL 0,33 66,00

1ROHJJLRPDFFKLQDUL 3,36 63,28

,QIRUPDWLFD 0,13 70,00

5LFHUFDHVYLOXSSR 7,80 60,35

$WWLYLWjSURIHVVLRQDOL

Servizi pubblici e sociali 0,35 59,26

6PDOWLPHQWRULILXWL

Fonte: elaborazioni ISAE su dati della Centrale dei Bilanci e della CERVED.

(1) I dati riferiti al 2001 non sono riportati perchè ritenuti non significativi, per il basso tasso di partecipazione

stimato per l’intero campione, pari a circa il 20%. - 83 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

al 2001 e al 2002. I tassi di partecipazione “potenziali” riferiti all'age-

volazione proposta dal Governo in carica sono pari al 20% in media nel

2001 - quando gli investimenti su cui si applica l’incentivo sono solo

16

quelli del secondo semestre - e al 59% nel 2002. Essi risultano piutto-

sto omogenei nel passare dal Nord al Sud nel 2002. Si può ricordare

che i risultati dell'inchiesta mostrano un livello di adesione dichiarato

simile a quello indicato dalle simulazioni per il prossimo anno (51%)

ma più alto al Nord Ovest, e più limitato nel Sud e Isole. Nel 2002,

inoltre, appaiono più elevate le possibilità che le grandi imprese usu-

fruiscano del beneficio, risultato questo conforme a quello emerso

dall'inchiesta. Quanto infine alla ripartizione settoriale, appaiono me-

glio attrezzati per ottenere le agevolazioni alcuni servizi, a partire da

quelli immobiliari, seguiti da settori di punta come l'informatica e la ri-

cerca e altri come gli alberghi e ristoranti. Tra le attività manifatturiere,

le più avvantaggiate sembrano essere gomma, chimica e mezzi di tra-

sporto. L'indagine ISAE conferma la situazione della chimica e dell'au-

tomobilistica, e segnala alcune attività tradizionali, come alimentari,

tessile, pelletteria, e anche la carta e stampa, come molto interessate

dalle nuove agevolazioni.

Si ricorda che i tassi di partecipazione riportati devono intendersi

come indicatori di adesione potenziale al beneficio. Come confermano

i risultati delle inchieste, non in tutti i casi la possibilità di usufruire

della Tremonti-bis si tradurrebbe in un richiamo reale per l'impresa.

Un confronto tra i diversi provvedimenti in termini di tassi di par-

tecipazione potenziali è offerto nella tabella 45, dove alla Tremonti-bis

Tab. 45 Percentuale di imprese che possono godere dei diversi incentivi

(valori percentuali) 2001

6,4

Imprese che possono godere solo dell’agevolazione Tremonti

Imprese che possono godere solo dell’agevolazione Visco 10,3

Imprese che possono godere di entrambe le agevolazioni 8,5

Imprese che non possono godere di alcuna agevolazione 74,8

Fonte: elaborazioni ISAE su dati Centrale dei Bilanci.

si contrappone la Visco cumulata alla DIT. L’esercizio di riferimento è

il 2001, perchè è l’unico anno in cui è possibile optare per l’uno o l’al-

16 Nelle simulazioni si considera il 50% degli investimenti annuali. I tassi di partecipazione

corrispondono alla frequenza di imprese in condizione di aderire, dati questi investimenti.

- 84 -

,PSUHVHWUDYHFFKLHQXRYLLQFHQWLYL

tro degli incentivi. La tabella mostra che nel 2001, in presenza di di-

versi meccanismi di agevolazione, applicabili tuttavia solo per una

parte dell’anno, molte imprese non possono godere di alcuno di essi

(75%). Le società sembrano poter utilizzare più frequentemente la Vi-

sco della Tremonti-bis, e questo può dipendere sia dalla fase congiun-

turale, caratterizzata da investimenti contenuti, sia dalla peculiarità con

cui gli incentivi si susseguono nell’esercizio (solo dalla metà dell’anno

entra in vigore la Tremonti-bis). Si è peraltro già visto che quest’ultima

dovrebbe consentire nel 2002 una maggiore adesione.

- 85 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

$33(1',&(

&$03,21(',62&,(7¬',&$3,7$/,

La stima del prelievo fiscale sulla base della normativa vigente richiede di disporre

di osservazioni ripetute dei dati di bilancio della stessa impresa per un certo numero di

anni. L’analisi impone, pertanto, l’utilizzo di un di imprese osservate continuativa-

SDQHO

1

mente (almeno per 4 anni) .

Il campione utilizzato nel presente lavoro consiste in circa 15.200 società, estratte

dall’Archivio della Centrale dei Bilanci, integrato con la banca dati CERVED relativa-

mente alle piccole e medie imprese. La metodologia applicata per la selezione del cam-

pione si conforma a quella utilizzata dall’ISAE per le inchieste. In particolare, si è

eseguita una stratificazione per ripartizione geografica, classe dimensionale e settore

produttivo, definita su base proporzionale rispetto all’universo di riferimento, che è rap-

presentato dal censimento intermedio delle imprese ISTAT del 1996 per le sole società di

capitali. L’estensione temporale del va dal 1993 al 1999, anni comuni alle due fon-

SDQHO

ti. Il campione è stato riproporzionato all’universo al fine di riprodurre i risultati aggre-

gati rilevanti per l’analisi. Si è inoltre tenuto conto, sulla base delle informazioni rilevate

2

dal Ministero delle Finanze , che la percentuale di società in perdita o con utile nullo su-

Tab. A1 SOCIETÀ DI CAPITALI IN PERDITA O CON UTILE NULLO

(valori percentuali)

Ministero Finanze Campione

1993 57,8 37,8

1994 39,8 27,9

1995 46,5(1) 29,8

1996 31,7

1997 32

1998 48,7(1) 29,3

1999 44,5

Fonte: elaborazioni ISAE.

(1) Valori approssimati sulla base delle informazioni disponibili.

pera largamente il 40% del totale imprese, sebbene con fluttuazioni considerevoli nei di-

versi anni. La tabella A1 riporta la percentuale di imprese in perdita o con utile nullo in

vari anni, ponendo a confronto i dati del Ministero delle Finanze e l’effettiva composi-

1 Si ricorda che è ammesso il riporto in avanti delle perdite fino a 5 anni.

2 Ministero delle Finanze, Analisi delle dichiarazioni dei redditi delle società, vari anni.

- 86 -

,PSUHVHWUDYHFFKLHQXRYLLQFHQWLYL

Tab. A 2 CAMPIONE DI IMPRESE MANIFATTURIERE E DI SERVIZI, SOCIETÀ DI CAPITALI

Settori Produttivi Composizione percentuali

ESTRAZIONE DI MINERALI 0,47

$77,9, 7$¶0$1,)$7785, (5(

Alimentari, bevande e tabacco 1,92

Industrie tessili 1,80

Confezione di articoli di vestiario; preparazione e tintura di pellicce 1,57

Industrie conciarie, fabbr. di prodotti in cuoio, pelle e similari 1,05

Industria del legno e dei prodotti in legno 0,65

Fabbricazione della pasta-carta, della carta e dei prodotti di carta 0,52

Editoria, stampa e riproduzione di supporti registrati 1,71

Fabbr. di coke, raffinerie di petrolio, trattamento combust. nucleari 0,10

Fabbricazione di prodotti chimici e di fibre sintetiche e artificiali 1,09

Fabbr. di articoli in gomma e materie plastiche 1,32

Fabbr. di prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi 1,61

Produzione di metalli e loro leghe 0,49

Fabbr. e lavoraz. dei prodotti in metallo, escluse macchine e impianti 3,47

Fabbr. macchine ed apparecchi meccanici; install. e riparazione 3,30

Fabbr. di macchine per ufficio, di elaboratori e sistemi informatici 0,10

Fabbricazione di macchine ed apparecchi elettrici n.c.a. 1,18

Fabbricazione apparecchi radiotelevisivi e per le comunicazioni 0,48

Fabbr. apparecchi medicali, precisione, strumenti ottici e orologi 0,80

Fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi 0,39

Fabbricazione di altri mezzi di trasporto 0,35

Fabbricazione di mobili 1,17

Gioielleria e oreficeria 0,28

Altre industrie manifatturiere DN-(36.1+36.2) 0,43

ENERGIA ELETTRICA, GAS E ACQUA 0,24

COSTRUZIONI 13,67

&200(5&,2

Comm., manutenz. e riparaz. autoveicoli e moto; vendita dett. carburante 2,84

Comm. all’ingrosso e intermediari del comm., autoveicoli e moto esclusi 15,10

Comm. al dettaglio, escluso auto e moto; riparaz. beni personali e casa 8,61

ALBERGHI E RISTORANTI 3,89

75$63257,(&2081,&$=,21,

Trasporti terrestri; trasporti mediante condotte 1,41

Trasporti marittimi e per vie d’acqua 0,12

Trasporti aerei 0,03

Attività di supporto ed ausiliarie dei trasporti; attiv. agenzie di viaggio 2,01

Attività postali e di corriere 0,05

Telecomunicazioni 0,01

,17(50(',$=, 21(021(7$5,$(),1$1=, $5,$

Intermediazione monetaria -

Altre intermediazioni finanziarie 1,66

Attività ausiliarie della intermediazione finanziaria 0,64

Attività immobiliari 11,55

$77,9, 7$¶,002%,/,$5,(',9(56(

Noleg. macchinari, attr. senza operatore, beni per uso pers. e domestico 0,33

Informatica e attività connesse 3,36

Ricerca e sviluppo 0,13

Altre attività professionali ed imprenditoriali 7,74

6(59,=,38%%/, &,(62&,$/,

Smaltimento dei rifiuti solidi, delle acque di scarico e simili 0,36

&ODVVHGLDGGHWWL

1-2 addetti 45,05

3-9 addetti 29,87

10-49 addetti 19,29

50-249 addetti 3,27

250-324 addetti 0,07

325-499 addetti 0,07

>500 addetti 2,38

5LSDUWL]LRQH*HRJUDILFD

Nord Ovest 37,30

Nord Est 21,55

Centro 23,78

Sud 12,08

Isole 5,28

Fonte: elaborazione ISAE su dati Centrale dei Bilanci e Cerved. - 87 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

zione del campione, mentre la tabella A2 presenta la composizione percentuale del cam-

pione per settore produttivo, classe di addetti e ripartizione geografica. Si noti che per

assicurare la permanenza delle imprese nel campione per un certo numero di anni la per-

centuale di imprese in perdita o con utile nullo si riduce consistentemente nei periodi an-

teriori al 1999, anno in cui è stata posta la condizione.

Infine, la tabella A3 riproduce i dati sull’ammontare dell’imposta corrispondente al

reddito imponibile assoggettato ad IRPEG nei vari anni sulla base del modello di micro-

simulazione MATIS, descritto nella sezione successiva di questa appendice e opportuna-

Tab. A 3 IMPOSTA CORRISPONDENTE AL REDDITO IMPONIBILE - IRPEG

N.Società Valori stimati Ministero Finanze (1)/(2)

Campione (1) (2)

1993 13.347 32.946,69 32.893 1,00

1994 14.374 39.987,87 31.960 1,25

1995 15.210 60.313,09 40.778 1,48

1996 15.205 58.897,69

1997 15.205 53.983,68

1998 15.202 68.256,96 65.129 1,05

1999 15.225 76.097,41

Fonte: elaborazioni ISAE.

I dati del Ministero delle Finanze per il 1996, 1997 e 1999 non sono ancora disponibili.

mente adattato alle diverse caratteristiche del campione da noi utilizzato. In particolare,

si offre un confronto tra i risultati ottenuti e i dati rilevati dal Ministero delle Finanze.

Come si può osservare la distanza tra i valori osservati ed i risultati campionari è molto

contenuta nel 1998, mentre lo scarto è superiore negli anni 1994 e 1995, in parte dovuto

al fatto che non si è tenuto conto della detassazione prevista dalla legge 489/94 (legge

Tremonti). - 88 -

,PSUHVHWUDYHFFKLHQXRYLLQFHQWLYL

02'(//2',0,&526,08/$=,21(

Il modello di microsimulazione MATIS consente di riprodurre la base imponibile

delle imposte societarie e le imposte dovute, tenuto conto degli schemi di incentivazione

in vigore.

Poiché le informazioni contenute nei bilanci civilistici non consentono di ricostruire

tutte le variabili rilevanti a fini fiscali, il metodo utilizzato comporta inevitabilmente

molte approssimazioni. Di seguito si descrive brevemente il modo in cui il modello, par-

tendo dai dati di bilancio disponibili, giunge ad una valutazione quantitativa dell’impatto

delle imposte e delle agevolazioni sul di impresa.

FDVKIORZ

La base imponibile dell’IRPEG è calcolata a partire dall’utile netto (o perdita) deri-

vante dal conto economico, cui sono aggiunte le imposte indeducibili (secondo quanto

previsto dall’articolo 64 del Testo Unico Imposte sui Redditi - Tuir) e sottratti i crediti di

imposta. Al valore così ottenuto va poi aggiunto il credito di imposta ai dividendi e van-

3

. Applicando alla base imponibile

no sottratte le eventuali perdite di esercizi precedenti

l’aliquota legale, si ottiene l’imposta dovuta.

Il modello stima anche gli effetti della riforma avviata dal precedente Governo (Ri-

forma Visco), finalizzata a stimolare la capitalizzazione delle imprese. Il calcolo eseguito

riproduce lo schema di tassazione duale, in cui una quota di reddito, corrispondente alla

remunerazione ordinaria degli incrementi di capitale proprio (nuovi apporti dei soci e

4

utili a riserva) rispetto al 1996 , è assoggettata all’aliquota agevolata del 19% e la quota

residua è assoggettata all’aliquota legale ordinaria.

La quota di reddito imponibile assoggettato all’aliquota agevolata del 19% è com-

posta, in ciascun esercizio, da due elementi: la remunerazione ordinaria degli incrementi

di capitale e il riporto dell’agevolazione non goduta (nei cinque esercizi precedenti) per

incapienza degli utili o, fino al 2000, per il rispetto del vincolo dell’aliquota media mini-

5

ma del 27 per cento .

La remunerazione ordinaria è ottenuta moltiplicando gli incrementi di capitale, al

3 Secondo la normativa italiana, le perdite possono essere riportate in avanti per cinque esercizi.

4 Le variazioni di capitale validi ai fini del calcolo della remunerazione ordinaria sono ottenute cumulando i conferimenti

in denaro dei soci, compresi i versamenti a fondo perduto, gli apporti a copertura di perdite pregresse e gli utili messi a

riserva, rispetto ai valori iscritti in bilancio nel 1996. A fini antielusivi, la legge DIT prevede dei precisi limiti nel definire gli

incrementi di capitale e, dai dati presenti nei bilanci civilistici a disposizione, si è potuto tenere conto dei seguenti:

in ciascun esercizio la variazione non può eccedere il patrimonio netto alla chiusura dell’esercizio;

dagli incrementi di capitale validi ai fini dalla DIT vanno dedotti gli incrementi delle consistenze dei titoli e dei valori

mobiliari (diversi dalle partecipazioni) e gli incrementi dei crediti di finanziamento nei confronti di soggetti controllanti e

controllati.

5 Tale vincolo è stato abolito nel 2001. - 89 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

LE DEFINIZIONI DI IMPONIBILE IRPEG E IMPOSTA DOVUTA

IN BASE ALLA NORMATIVA FISCALE

IRPEG ORDINARIA Imponibile IRPEG

,03 8 3 7 &U &U' 5,3

= + − + −

[ ( ) ]

,53(* &( ,1' ,53(*

Imposta dovuta

7 ,03 &U

τ

= −

,53(* ,53(*

DIT Imponibile IRPEG con DIT

- per il periodo 1997-2000

= + + ≤ 0 5556

se

,03 52 5,3 52 5,3 ,03

',7 ',7 ',7 ,53(*

= + >

0 5556 se 0 5556

,03 ,03 52 5,3 ,03

',7 ,53(* ',7 ,53(*

- dal 2001 in poi

= + + ≤

,03 52 5,3 52 5,3 ,03

se

',7 ',7

',7 ,53(*

= >

,03 ,03 52 5,3 ,03

se ',7 ,53(*

',7 ,53(*

Imposta dovuta

7 ,03 ,03 W ,03 &U

τ

= − + −

( ) ( )

,53(* ,53(* ',7 D ',7

VISCO Imposta IRPEG con DIT e incentivo Visco

7 ,03 ,03 ,03 W ,03 ,03 &U

τ

= − − + + −

( ) ( )

,53(* ,53(* 9,6&2 ',7 D 9,6&2 ',7

INCENTIVO AREE Imposta IRPEG con DIT, incentivo Visco e credito e aree depresse

7 ,03 ,03 ,03 W ,03 ,03 &U D &5(',72

τ

= − − + + − − ×

DEPRESSE ( ) ( )

,53(* ,53(* 9,6&2 ',7 D 9,6&2 ',7

TREMONTI-BIS Imponibile IRPEG con DIT congelata

,03 8 3 7 &U ,19(6 0($1 &U' 5,3

= + − − − + −

[ ( ) 0 , 5 ( )]

,53(*7 &( ,1' ,53(*

Imposta dovuta

7 ,03 ,03 W ,03 &U

τ

= − + − <

( ) 0 ,

10

,03 ,03

se

,53(* ,53(* ',7 D ',7 ',7 ,53(*

7 ,03 &U

τ

= − ≥

se 0 ,

10

,03 ,03

,53(* ,53(* ',7 ,53(*

Fonte: Micromodello MATIS. Cfr. Bontempi, Giannini, Guerra e Tiraferri (2001).

Legenda variabili:

= imponibile IRPEG

,03 ,53(* = utile netto (perdita) di bilancio desumibile dal conto economico

8 3 &( = imposte indeducibili

7 ,1' = crediti di imposta imputati a conto economico

&U = credito di imposta ai dividendi

&U' = perdite esercizi precedenti

5,3 ,53(*

τ = aliquota legale dell’IRPEG

= quota di imponibile IRPEG che può godere della tassazione agevolata al 19%

,03 ',7 = aliquota DIT, pari al 19%

W D = remunerazione ordinaria degli incrementi di capitale

52 = riporto dell’agevolazione DIT non goduta nei cinque esercizi precedenti

5,3 ',7 = reddito assoggettabile ad aliquota del 19% per effetto dell’agevolazione Visco

,03 9,6&2 = imponibile IRPEG al netto del reddito detassato “Tremonti-bis”

,03 ,53(*7 = eccedenza dell’investimento dell’anno sulla media

,19(6 = media degli investimenti dei cinque esercizi precedenti

0($1 = investimenti netti in beni strumentali

&5(',72 = percentuale differenziata a seconda delle regioni. Calabria: 50%; Campania, Basilicata, Puglia, Sicilia e Sardegna: 35%;

D Abruzzo e Molise: 20%. - 90 -

,PSUHVHWUDYHFFKLHQXRYLLQFHQWLYL

netto dei decrementi, per il coefficiente definito dal Ministero dell’Economia, e posto

fino ad ora pari al 7 per cento.

Il riporto dell’agevolazione viene rilevato quando la remunerazione ordinaria

eccede gli utili tassabili della società e, per gli esercizi dal 1997 al 2000, quando la

remunerazione ordinaria supera il 55,56% della base imponibile IRPEG, poiché in caso

contrario si determinerebbe una violazione del vincolo dell’aliquota media minima del

27 per cento.

Nel calcolare l’IRPEG in base al sistema duale si è anche tenuto conto della pro-

gressiva estensione della DIT all’intero di capitale, tramite l’applicazione di appo-

VWRFN

siti coefficienti moltiplicativi (1,2 nel 2000 e 1,4 dal 2001 in poi) agli incrementi di

capitale validi ai fini del calcolo della remunerazione ordinaria da assoggettare all’ali-

quota agevolata del 19 per cento.

Il modello MATIS consente anche di calcolare gli effetti sul debito di imposta per le

imprese (e sul gettito per lo stato) di incentivi congiunturali come quelli introdotti con la

legge Visco e con la Tremonti-bis.

Sebbene l’ambito di applicabilità delle due norme riguardi investimenti diversi, i

dati di bilancio disponibili non consentono di cogliere tali differenze o di tenere conto

delle norme antielusive introdotte dalla Visco e dalla Tremonti-bis.

Il reddito assoggettabile all’aliquota del 19% per effetto dell’agevolazione Visco è il

minore fra l’ammontare degli investimenti netti effettuati nell’esercizio e l’ammontare

dei conferimenti in denaro più gli accantonamenti di utili a riserva effettuati nello stesso

esercizio. Nei due successivi esercizi agli investimenti dell’anno vanno sommati gli

investimenti dell’anno precedente che non hanno goduto dell’agevolazione, in quanto

eccedenti gli incrementi di capitale. Analogamente, ai nuovi incrementi di capitale

dell’esercizio si sommano agli incrementi dell’anno precedente che non hanno goduto

dell’agevolazione in quanto eccedenti gli investimenti dell’anno. L’IRPEG dovuta è

calcolata tenendo opportunamente conto della cumulabilità della DIT e dell’incentivo

Visco.

L’incentivo per le aree depresse, introdotto dall’articolo 8 della legge 388/2000, ri-

conosce un credito di imposta commisurato ai nuovi investimenti, il cui ammontare è de-

terminato in base alla localizzazione e alla dimensione dell’impresa. Con l’introduzione

dell’incentivo, l’equazione per il calcolo dell’imposta dovuta è ottenuta sottraendo

dall’imposta IRPEG, al netto della altre agevolazioni (DIT e Visco), il credito calcolato

in base alle percentuali stabilite dalla normativa.

Infine, l’incentivo della Tremonti-bis riconosciuto alle imprese è ottenuto determi-

nando la quota di investimenti che eccede la media del quinquennio precedente, da cui si

è escluso il valore più alto. La base imponibile IRPEG è calcolata detraendo dagli utili

realizzati il 50% di tale eccedenza (considerando solo metà anno nel 2001, e l’intero

- 91 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

2002). In caso di eccedenza rispetto all’utile questa deve essere riportata negli esercizi

successivi. Si tiene inoltre conto del fatto che la legge in questione riconosce la cumula-

bilità con la DIT, ma solo parzialmente. - 92 -

Politiche fiscali e famiglie in Italia:

una prospettiva di Contabilità Generazionale

1

L'applicazione del modello di contabilità generazionale alla

famiglia, anzichè - come di consueto - agli individui è rivolta a verifi-

care le differenti influenze che il rapporto di dare e avere con le Ammi-

nistrazioni Pubbliche esercita su nuclei di diversa tipologia. In questo

capitolo, nel valutare l'impatto distributivo delle attuali politiche fisca-

li, si focalizza l'attenzione su due caratteristiche familiari rilevanti, la

condizione occupazionale dei membri adulti e la presenza di figli.

Preliminarmente, si ritiene opportuno riassumere brevemente la

situazione delle politiche per la famiglia in Italia, confrontando le spe-

se con quelle degli altri paesi europei, descrivendo i principali istituti

previsti dalla normativa attuale, riportando brevemente i punti salienti

del dibattito più recente sull'argomento. Da questo "colpo d'occhio" su-

gli interventi di assistenza, emerge in primo luogo la scarsità di risorse

ad essi dedicata nel nostro Paese. L'evidenziazione di questa carenza,

nella discussione dei problemi del , ha stimolato un maggiore

Z HOIDUH

sforzo operativo in questo campo negli ultimi anni, ma le azioni riman-

gono limitate (si pensi all'assegno di maternità e a quello per i nuclei

con almeno tre figli minori, erogati attraverso la prova del "riccome-

tro") oppure, se cospicue come gli assegni familiari e le detrazioni per

figli a carico, vanno ad accrescere il finanziamento di strumenti sog-

getti a distorsioni di vario tipo (natura categoriale, esclusione di perso-

ne con reddito più basso in quanto esenti dal versamento dell'IRPEF o

incapienti).

Più in generale, l'intervento pubblico in favore della famiglia pre-

sumibilmente risponde a obiettivi di equità orizzontale (tra coppie in

1 Il lavoro presentato in questo capitolo è frutto di una collaborazione tra l'ISAE e l'Università di

Verona, anche nell'ambito del progetto di rilevante interesse nazionale del MURST "La bassa

fecondità italiana tra costrizioni economiche e cambio di valori", diretto dal Prof. Massimo Livi

Bacci (Università di Firenze). - 93 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

tutto identiche, tranne che per il numero di figli), di lotta alla povertà e

all'esclusione ed anche demografici (incentivazione alla fecondità), per

quanto ogni sostegno alla famiglia numerosa come bene “meritorio”

sia di dubbio fondamento teorico in una società liberale soprattutto in

un contesto esplosivo di crescita mondiale della popolazione. In tale si-

tuazione, gli istituti del oggi presenti in Italia mostrano, rispet-

Z HOIDUH

to a questi , incoerenze e contraddizioni. Da un lato, essi

WDUJHW

appaiono carenti dal punto di vista dell'aiuto ai nuclei poveri, e dall’al-

tro lato si rileva una insufficienza rispetto alla finalità di compensare il

costo dei figli. Insorgono inoltre contraddizioni in conseguenza di una

tendenza alla commistione di obiettivi nel disegno dei singoli strumenti

di intervento.

Una parte dei problemi sopra evidenziati emerge anche col nuovo

approccio basato sul metodo della contabilità generazionale, che con-

sente di calcolare, per diverse tipologie di famiglie, il valore delle im-

poste e dei trasferimenti che esse pagano e/o ricevono nell'arco della

vita. Concentrandosi sulle differenze tra nuclei con diversi carichi fa-

miliari, si stima il "sussidio marginale netto", definito come differenza

tra le imposte nette (cioè il saldo tra imposte e trasferimenti) pagate da

una famiglia con figli a carico e quelle relative ad un nucleo dello

Q

stesso tipo con un figlio in meno. Il sussidio marginale netto riflette ef-

fetti diretti, ovvero quelli originati dai benefici monetari e in natura

erogati a sostegno dei figli, e indiretti, cioè quelli dipendenti dalla va-

riazione di imposte collegata all'esistenza di un figlio addizionale (cau-

sata da modifiche nei comportamenti di consumo, di abitazione, in

quelli volti ad ottenere reddito).

I risultati delle elaborazioni mostrano innanzitutto che le risorse

allocate alle famiglie in conseguenza della presenza dei figli sono rile-

vanti, se si tiene correttamente conto non solo dei trasferimenti mone-

tari, ma anche dei benefici in natura, che rappresentano la quota più

consistente del totale. La maggior parte dei trasferimenti deriva

LQNLQG

dall'istruzione. La sanità ha un ruolo minore perché in media i suoi ser-

vizi sono utilizzati poco per i bambini: il SSN ricopre d'altronde un'im-

portante funzione assicurativa. Inoltre, i benefici complessivi risultano

fortemente segnati dal carattere categoriale degli aiuti monetari, dovu-

to alla presenza degli assegni familiari. Infine, si osserva che la pre-

senza di un figlio in più implica un incremento consistente non solo

degli introiti, ma anche degli oneri fiscali. Non in tutti i casi, e soprat-

- 94 -

3 ROLWLFKHILVFDOLHIDPLJOLHLQ,WDOLDXQDSURVSHWWLYDGL&RQWDELOLWj*HQHUD]LRQDOH

tutto se non si rientra nel gruppo dei lavoratori dipendenti, i trasferi-

menti appaiono tali da compensare le maggiori imposte.

Su questi risultati è possibile proporre alcune considerazioni. Il

ruolo dei benefici in natura, spesso trascurato, viene invece ben eviden-

ziato dalla contabilità generazionale familiare, che non si limita a con-

siderare i trasferimenti monetari, su cui generalmente viene

concentrata l’attenzione degli osservatori. Prendendone atto, conviene

comunque riflettere a fondo sulla possibilità di migliorare l'efficienza e

l'efficacia delle risorse così utilizzate.

Nel caso del sostegno monetario, poi, la metodologia adottata for-

nisce un atto a evidenziare alcune delle contraddizioni sotto-

GDWDEDVH

lineate dal dibattito recente. E' ora probabilmente di passare alla fase

riformatrice, ridiscutendo i criteri di selettività e la scelta a favore o

contro l'universalismo a proposito di ogni singolo istituto, per ricostru-

ire un sistema complessivo più coerente, in cui la prova dei mezzi ab-

bia un ruolo e le finalità della previdenza e dell'assistenza siano ben

distinte.

Il presente capitolo contiene anche un esercizio di aggiornamento

dei conti generazionali individuali tradizionali. Questi sono rivolti a

valutare l'equità intergenerazionale e la sostenibilità di lungo periodo

del debito pubblico, ovvero il rispetto del vincolo di bilancio intertem-

porale, il quale richiede che il valore attuale dei futuri saldi di bilancio

eguagli il livello corrente del debito. Nel caso in cui questa condizione

non sia verificata, e le politiche fiscali correnti non siano sostenibili nel

lungo periodo, la variazione delle imposte (o delle spese) pro capite ne-

cessaria a compensare il debito è attribuita convenzionalmente alle sole

generazioni future.

Tenendo conto delle tendenze della finanza pubblica previste in

questo rapporto, comprensive della manovra per il prossimo anno (si

veda il primo capitolo), si osserva un miglioramento degli indicatori di

sostenibilità del debito nel lungo periodo e di equilibrio intergene-ra-

zionale rispetto a quelli calcolati sulla base del quadro offerto dal con-

suntivo 2000. Tale miglioramento, tuttavia, è da ascrivere anche alla

considerazione di interventi a riduzione del disavanzo,

XQD WDQWXP

come quelli di cartolarizzazione dei beni immobili (altrove più com-

piutamente descritti). Per dare per acquisite queste tendenze favorevo-

li, si deve assumere, pertanto, che in futuro saranno adottate misure

strutturali a compensazione dell'esaurimento degli effetti di quelle con

impatto limitato nel tempo. - 95 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

&(11,68//$63(6$(/(32/,7,&+(3(5/()$0,*/,(

L’anomalia del sistema di in Italia è immediatamente per-

ZHOIDUH

3ROLWLFKHSHUOD

IDPLJOLDLQ cepibile da un rapido confronto internazionale sulla spesa. La tabella

(XURSD 2

che segue riporta dati Eurostat per il periodo 1990-98. Complessiva-

mente, i benefici sociali rappresentano circa 1/4 del PIL di ogni paese.

Tab. 46 SPESA PER LA PROTEZIONE SOCIALE, FAMIGLIA E ABITAZIONE IN EUROPA

(in percentuale del PIL)

Benefici sociali complessivi Famiglie inclusi i figli Abitazione

1990 1994 1998 1990 1994 1998 1990 1994 1998

EU -15 24,3 27,3 26,6* - 2,1 2,2* - 0,6 0,6*

EUR-12 24,3 27,1 26,5* 1,8 1,9 2,1* 0,3 0,3 0,3*

Austria 25,9 28,8 27,5 2,7 3,5 2,8 0,1 0,1 0,1

Belgio 25,1 27,0 25,9 2,3 2,3 2,2 - - -

Danimarca 27,9 32,0 29,2 3,3 3,9 3,8 0,7 0,8 0,7

Finlandia 24,2 32,9 26,3** 3,3 4,5 3,4** 0,2 0,5 0,4**

Francia 26,4 28,8 28,9** 2,5 2,6 2,8** 0,8 0,9 0,9**

Germania 24,4 27,2 28,2** 1,8 2,1 2,8** 0,2 0,2 0,2**

Grecia 21,8 21,5 23,7** 1,6 2,0 0,4** 0,5 0,7 0,7**

Irlanda 17,8 19,4 15,3 2,0 2,2 1,9 0,6 0,6 0,5

Italia 23,0 24,6 24,4** 1,1 0,9 0,9** 0,0 0,0 0,0**

Lussemburgo 21,8 23,3 23,2 2,3 3,0 3,3 0,0 0,0 0,1

Paesi Bassi 30,8 30,8 26,8** 1,7 1,5 1,2** 0,3 0,3 0,4**

Portogallo 13,8 19,2 20,4** 1,0 1,1 1,1** 0,0 0,0 0,0**

Regno Unito 21,8 27,3 26,0** 2,0 2,4 2,2** 1,3 1,8 1,6**

Spagna 20,0 22,9 21,0** 0,3 0,4 0,4** 0,1 0,1 0,1**

Svezia - 36,7 32,8 - 4,5 3,5 - 1,2 0,8

Fonte: Eurostat (2001).

Per Germania (dal 1991), Francia (dal 1995), Irlanda (dal 1990), Italia (dal 1995) e Regno Unito (dal 1990) i

valori sono calcolati utilizzando una misura del PIL secondo la metodologia SEC95. I restanti valori sono calco-

lati ricorrendo al PIL secondo il sistema SEC79.

* Dati stimati.

** Dati provvisori.

- Dato non disponibile.

Mentre in media la quota cresce, negli ultimi 10 anni, del 2,3%, in Ita-

lia l’aumento registra un modesto 1,4 per cento.

La spesa per protezione sociale è nel nostro Paese ancora lieve-

mente inferiore alla media europea (24,4% del PIL, a fronte del 26,6%

riferito all'insieme dei paesi dell’Unione, come mostra il grafico 6)

mentre assolutamente non conforme risulta la sua composizione, forte-

mente sbilanciata a favore delle prestazioni previdenziali, come del re-

sto è stato ampiamente evidenziato dal dibattito recente sul-

2 Il sistema utilizzato è il SESPROS (Sistema Europeo delle Statistiche sulla Protezione Sociale)

1996, un metodo armonizzato che fornisce un criterio per analizzare e confrontare i flussi

finanziari della protezione sociale.

- 96 -

3 ROLWLFKHILVFDOLHIDPLJOLHLQ,WDOLDXQDSURVSHWWLYDGL&RQWDELOLWj*HQHUD]LRQDOH

l’argomento. Quasi i due terzi (il 65,1%) della spesa sociale sono infatti

destinati a trasferimenti per pensioni di vecchiaia e di reversibilità, una

percentuale di gran lunga superiore a quella di tutti gli altri paesi: la

Grecia e l’Austria, che sono le nazioni con le quote più alte dopo l’Ita-

lia, toccano rispettivamente il 51,4 ed il 48,4%, mentre la media euro-

pea è del 45 per cento.

Concentrando l'analisi Tab. 47 ITALIA: SCOMPOSIZIONE DELLA

FUNZIONE FAMIGLIA

sulla spesa assistenziale per le (in percentuale del totale)

famiglie (Graf. 7) si osserva 1998

che lo scarto tra l’Italia e la

media europea è sensibilmente Benefici sociali 18.171

(miliardi di lire)

superiore a quello relativo al 1.1 Non 64%

PHDQVWHVWHG

complesso della protezione so- di cui: monetari 64%

ciale. Inoltre, mentre nell’UE il in natura 0,3%

peso di questa funzione au- 1.2 36%

menta nel periodo di osserva- 0HDQVWHVWHG

di cui: monetari 2%

zione - seppur lievemente -, in natura 34%

per il nostro Paese la percen- Fonte: Eurostat (2001).

tuale delle risorse investite si

riduce. Scomponendo la spesa dell’Italia (Tab. 47), si osserva che i be-

- 97 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

nefici sono principalmente (poco meno dei 2/3) di carattere universale,

quindi non soggetti alla “prova dei mezzi”, e sono elargiti alle famiglie

sotto forma di trasferimenti monetari rappresentati per lo più da asse-

- 98 -

3 ROLWLFKHILVFDOLHIDPLJOLHLQ,WDOLDXQDSURVSHWWLYDGL&RQWDELOLWj*HQHUD]LRQDOH

gni familiari e, in minor misura, da sostegni al reddito per maternità.

La quota rimanente è invece assegnata con metodi selettivi e attraverso

trasferimenti in natura. La spesa per la famiglia è molto elevata nei pa-

esi nordici come Danimarca, Svezia e Finlandia (oltre il 3,5 %); è mi-

nore nei paesi dell’Europa centrale come Francia, Germania, Belgio e

Regno Unito, in linea con la media europea; risulta molto ridotta per i

paesi mediterranei come Italia, appunto, Spagna, Portogallo e Grecia.

A differenza della spesa indirizzata alle famiglie, quella per

finanziare l’acquisto di abitazioni rimane costante - rispetto al PIL -

durante tutti gli anni novanta (grafico 8); esaminando le statistiche,

però, tre particolarità risultano evidenti. La prima si riferisce all’Italia,

che mostra un livello addirittura trascurabile della spesa; inoltre, essa

risulta mirata a sostenere gli affitti con trasferimenti in

PHDQVWHVWHG

natura. La seconda risiede nella notevole attenzione che il Regno Unito

attribuisce a questa funzione, poiché le risorse sono, per tutti gli anni

novanta, vicine all’1,5%, contro una media europea dello 0,6%. Infine,

la terza particolarità è rappresentata dall’esiguo peso della Germania,

che presenta un modesto 0,2%, più vicino agli dell’Europa

VWDQGDUG

mediterranea che di quella centrale.

L’anomalia del sistema italiano non è evidentemente priva di con- 3ROLWLFKHSHUOD

IDPLJOLDLQ,WDOLD

seguenze. Un aspetto che vale la pena di ricordare a questo proposito è

l'ampiezza dei fenomeni di esclusione. Le caratteristiche della povertà

nel nostro Paese e della sua evoluzione sono riportate efficacemente da

3

varie fonti . Secondo valutazioni dell' ISAE (ISAE, 2000), la diffusio-

4

ne della povertà assoluta tra le famiglie (calcolata considerando il red-

dito disponibile al netto degli assegni familiari) è in Italia pari al 9,5%,

sensibilmente più alta di quella registrata nel Regno Unito (6,6%), in

Francia e negli Stati Uniti (5,1%) e in Germania (4,5%). L'intervento

pubblico sembra contrastare in modo meno efficace il fenomeno, come

risulta dalla riduzione nei tassi di incidenza della povertà nei vari paesi

che si ottiene qualora si tenga conto dei trasferimenti ricevuti dalle fa-

miglie: infatti, il calo in Italia è di poco superiore a un punto percentua-

le, mentre in Francia si verifica una riduzione di un terzo, in Germania

3 L’ultimo rapporto della Commissione d’Indagine sull’Esclusione Sociale (2000), innanzitutto,

ma anche ISAE (2000), ISTAT (2000a), Saraceno (1998), Boeri e Perotti (2001).

4 Per approfondire la metodologia seguita dall’ISAE per la costruzione della soglia assoluta di

povertà si veda sempre ISAE (2000). - 99 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

e Stati Uniti si arriva quasi alla metà, nel Regno Unito la diminuzione è

addirittura di circa il 64 per cento.

Guardando all'evoluzione nel tempo della povertà nel nostro Pae-

se, si osserva che tra gli anni 1980 e 1996 ad un incremento del tasso di

incidenza complessivo (dall’8,3 al 10,3%) fa riscontro una sua sostan-

ziale diminuzione per le famiglie monocomponenti (quasi 3 punti per-

centuali, dall’11,9% del 1980), un incremento contenuto - di circa un

punto - per i nuclei di due persone, ed una crescita molto marcata per le

famiglie più numerose (per 3 componenti si passa dal 3,4 al 7,4%, per

cinque o più si arriva addirittura al 21,1%, dal 13,8%).

Si può sottolineare inoltre che le famiglie con bambini hanno un

rischio di povertà significativamente più alto di quelle senza figli, e che

5 . In un’ana-

tale è più marcato in Italia che negli altri paesi europei

JDS

lisi dinamica, tra gli eventi più critici nel determinare il passaggio ad

una condizione di povertà figura la nascita di un figlio, sia per le cop-

pie, sia per i . L’uscita di un figlio adulto aumenta inoltre la pro-

VLQJOH

babilità per la famiglia di origine di migliorare la propria condizione,

mentre dal canto suo il nuovo nucleo può trovarsi a dover fronteggiare

situazioni di disagio economico.

Secondo valutazioni dell’ISTAT, l’azione redistributiva del com-

plesso dei trasferimenti pubblici non è in Italia trascurabile (la concen-

trazione del reddito familiare scende sensibilmente dopo l’intervento

6

dello Stato: l’indice di Gini passa dal 51,5 al 39,1%); tuttavia, i dati

mostrano una palese incapacità di includere tra i beneficiari i redditi

più bassi: un numero elevato di famiglie povere (più di 450.000) non

riceve alcun tipo di trasferimento.

Altri squilibri sono evidenziati dall’analisi redistributiva per carat-

7

teristiche dei beneficiari , che sottolinea la scarsa incidenza dei trasfe-

rimenti (come percentuale del reddito disponibile delle famiglie) per le

età giovani, ovvero per le fasi di formazione e consolidamento del nu-

cleo familiare, confermando in tal modo il sostegno inadeguato che lo

Stato fornisce alla famiglia. Trova insomma giustificazione l'afferma-

zione secondo cui “le responsabilità e le dipendenze familiari […] nel

5 La povertà tra i minorenni in Italia è stata analizzata in modo approfondito da Cannari e Franco

(1997).

6 ISTAT (2000a).

7 .

,ELGHP - 100 -

3 ROLWLFKHILVFDOLHIDPLJOLHLQ,WDOLDXQDSURVSHWWLYDGL&RQWDELOLWj*HQHUD]LRQDOH

nostro sistema di sono tenute presenti non tanto attraverso

Z HOIDUHVWDWH

misure sociali redistributive e di sostegno alle famiglie, ma soprattutto

come strumenti per il razionamento delle risorse” (Saraceno, 1998, p.

110).

Le caratteristiche sopra evidenziate emergono dall’analisi più par- $VVHJQLDO

QXFOHRIDPLOLDUH

ticolareggiata dei vari istituti attualmente in essere, finalizzati al soste-

gno della famiglia e dei carichi familiari: l’assegno al nucleo familiare

è uno dei più rilevanti, sotto il profilo del numero dei beneficiari e delle

risorse impiegate. Tale strumento, pensato all’origine nell'ambito di un

8

meccanismo di tipo previdenziale destinato ai lavoratori dipendenti,

ha sempre più assunto i connotati di una forma di assistenza alle fami-

glie con basso reddito. Esso ha subìto in passato una progressiva ero-

9

sione sia del numero di beneficiari (poiché le soglie di reddito al di

sotto delle quali si aveva diritto a riceverlo non erano indicizzate ai sa-

lari) sia del valore reale (che non era aggiornato con il costo della vita).

Solo recentemente, a partire dal 1996, sono state apportate modifiche

che hanno portato ad un accrescimento della spesa complessiva. Tutta-

via, malgrado alcune caratteristiche redistributive apprezzabili (oltre il

40% della spesa è diretto a famiglie che prima dei trasferimenti si tro-

10

vano sotto la linea di povertà ), le finalità di tale istituto rimangono

confuse e, di conseguenza, decisamente inadeguata è l’individuazione

dei beneficiari. Non si tratta infatti di un mezzo per il sostegno alla po-

vertà e ai bassi redditi, perché la sua erogazione è circoscritta ai lavora-

tori (o ) dipendenti, escludendo quindi dal beneficio tanto i lavoratori

H[

autonomi quanto, soprattutto, le persone in cerca di prima occupazione

e i disoccupati di lunga durata (proprio coloro che, in ultima analisi,

non godono di alcun tipo di sostegno: indennità di disoccupazione, cas-

sa integrazione, mobilità, eccetera). Del resto, tale limitazione risiede-

va proprio nell'originaria natura previdenziale dell’assegno al nucleo

familiare, e dunque nel finanziamento attraverso i contributi (entrambi

8 Fu istituito infatti negli anni trenta per fornire un reddito di sostegno alle famiglie numerose di

lavoratori dipendenti, penalizzati da una riduzione del salario a causa della riduzione dell’orario

di lavoro, misura decisa per combattere la disoccupazione. Per una delle prime analisi

sull’evoluzione del sistema italiano di politiche a sostegno dei carichi familiari vedi Franco e

Sartor (1990).

9 Si è così passati (Franco, 1993) da una copertura del 37% della popolazione nel 1995 al 17%

alla fine ottanta; le ultime stime dell’INPS (riferite al 1997) valutano in circa 1.800.000 lavoratori e

1.700.000 pensionati i beneficiari di un assegno al nucleo familiare.

10 Toso (2000). - 101 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

11

tali aspetti sono attualmente attenuati ). Se, d’altra parte, l’intento è

quello di sostenere le famiglie con figli, appare inadeguato il riferimen-

to a soglie di reddito calibrate su di povertà. Inoltre, basarsi

VWDQGDUG

sul reddito familiare, in particolare nei nuclei con limitate disponibilità,

12

offre un disincentivo al lavoro regolare da parte del coniuge (ovvero

della donna); in secondo luogo, il beneficio diventa consistente solo a

13 che la scala di equiva-

partire dal terzo figlio; infine, è stato osservato

lenza “implicita” negli importi dell’assegno, a parità di reddito, risulta

incoerente, per il peso assegnato sia ad ogni figlio aggiuntivo, sia alla

presenza in famiglia di individui disabili. Sembra dubbio, in conclusio-

ne, che gli aumenti destinati a questo istituto negli ultimi anni si inqua-

drino in un’ottica di razionalizzazione della spesa sociale.

Concepite come forme di sostegno della maternità e dei figli sono

0LVXUHUHFHQWL invece due misure istituite recentemente, con la Finanziaria del 1999:

l’assegno di maternità e l’assegno per i nuclei con almeno tre figli mi-

nori. Pur se apprezzabili negli intenti, anche tali strumenti hanno evi-

denziato limiti analoghi a quelli sottolineati per l’assegno al nucleo

familiare, derivanti da un approccio caotico al problema, senza una

precisa individuazione del bisogno cui si intende far fronte e prescin-

dendo da un’impostazione organica agli orientamenti della spesa socia-

14

le. Nel dibattito in corso , infatti, si è spesso sottolineato come questi

istituti si sovrappongano con gli assegni al nucleo familiare, ed allo

stesso tempo risultino incoerenti con esso: sono diversi sia i potenziali

beneficiari (non vale la limitazione ai soli lavoratori dipendenti), sia la

scala di equivalenza e la definizione di risorse cui si fa riferimento per

accedere al beneficio, poiché si utilizza l’ISEE (indicatore di situazio-

ne economica equivalente), che risulta, com’è noto, da una combina-

zione di reddito e patrimonio, mentre i redditi considerati dall’assegno

al nucleo familiare sono tutti quelli assoggettabili all’IRPEF, nonché

gli altri redditi di qualsiasi natura. Inoltre, anche questa volta l’utilizzo

di meccanismi di non sembra rispondere alla pretesa esi-

PHDQVWHVWLQJ

11 Anche per quanto riguarda il suo finanziamento: negli anni passati, infatti, le eccedenze sui

contributi versati sono stati destinati al finanziamento di altre gestioni dell’INPS, e d’altra parte i

successivi aumenti di spesa sono stati finanziati facendo ricorso alla fiscalità generale.

12 Saraceno (1998).

13 Boeri e Perotti (2001).

14 Bosi e Onofri (2001), Boeri e Perotti (2001), Benassi (2001), Saraceno (2001), ISTAT (2000a).

- 102 -

3 ROLWLFKHILVFDOLHIDPLJOLHLQ,WDOLDXQDSURVSHWWLYDGL&RQWDELOLWj*HQHUD]LRQDOH

genza di sostenere la maternità: in particolare, l’assegno ai nuclei con

tre figli minori è decisamente rivolto più alla lotta alla povertà che al

sostegno del costo dei figli (il 77% delle famiglie che ne beneficiano si

15

trova al di sotto della linea di povertà ), mentre per quanto riguarda

l’assegno di maternità si insiste nel riferimento al reddito familiare, in-

centivando meccanismi perversi di scoraggiamento al lavoro regolare

della moglie. Infine, può apparire fuorviante in linea di principio che

l’assegno di maternità, in quanto sostegno alle donne che hanno figli,

sia erogato in alternativa, o meglio come estensione dell’indennità di

maternità per coloro che non ne potrebbero beneficiare: l’indennità è

infatti uno strumento previdenziale che risponde ad un’esigenza diver-

sa, rappresentando un’assicurazione per le donne lavoratrici rispetto al

calo di reddito derivante dall’astensione del lavoro a seguito della ma-

ternità. Vale la pena osservare, in definitiva, come l’entità complessiva

delle nuove misure (assegno ai nuclei con almeno tre figli minori e as-

segno di maternità) risulti minima (vedi Tab. 48).

Negli ultimi anni si è intervenuti con incrementi consistenti per 'HWUD]LRQLILVFDOL

16

quanto riguarda le detrazioni fiscali . Tuttavia, si deve osservare come

l'intento di sostenere attraverso la leva fiscale i carichi familiari sia

solo parzialmente realizzato: è noto infatti il problema degli

“incapienti”, tale per cui è escluso dai benefici proprio chi ne avrebbe

maggiormente bisogno, perché dispone di redditi molto bassi. Inoltre,

l'evoluzione nella struttura delle detrazioni determina fino alla metà

degli anni novanta una progressiva erosione del sostegno al costo dei

17 : infatti i benefici fiscali

figli rispetto a quello per il coniuge a carico

per il coniuge sono pressoché raddoppiati nel corso degli anni ottanta,

a fronte di aumenti ben più contenuti delle detrazioni per i figli a

carico.

In generale, le direzioni seguite anche recentemente dalle /LQHHGLULIRUPD

politiche in campo assistenziale sembrano privilegiare forme di

sostegno alle famiglie di tipo “vecchio”, con conseguente aumento di

contraddizioni ed iniquità. È stato stimato dalla Commissione di

Indagine sull'Esclusione Sociale (2000) che agli aumenti dell'assegno

15 ISTAT (2000a).

16 Per un’analisi delle misure previste in tal senso anche dalla legge Finanziaria per il 2002 si

veda il secondo capitolo.

17 Saraceno (1998). - 103 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

risorse miliardi

miliardi miliardi

2001)

e 1999) 2000)

riferimento 2.717

9.500

impiegate (Finanziaria 220

(Finanziaria (Finanziaria impegnati

impegnati

impegnati 151/2001

151/2001

di 1026/76 109/98

Normativa 388/2000

306/99

1204/71 1204/71 53/2000

53/2000 144/99

903/77 546/87

153/88 451/94 448/98 488/99 2000

2000

2000 Lgs.

Lgs.

Lgs. D.P.R. DM Nel

Nel

Nel D.

D.

D.

L. L.

L. L. L. L.

L.

L. L. L. L. L.

del dei determi-

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genitori.

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un'indennità per

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il

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il

il

familiare, è

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6 inferiore

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8

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femmine,

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1999), nome,

i i nome età Tutte

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fami- maternità maternità

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Indennità Assegno

Assegno Congedi

48 liare

Tab. - 104 -

3 ROLWLFKHILVFDOLHIDPLJOLHLQ,WDOLDXQDSURVSHWWLYDGL&RQWDELOLWj*HQHUD]LRQDOH

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600 miliardi

(Finanziaria (Finanziaria (Finanziaria

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1998 476,2

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109/98 327/99

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245 agosto

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388/2000 388/2000 Comuni

306/99 risorse 237/98

449/97

144/99 431/98 133/99

448/98 488/99 488/99

2000 2000

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7 DPR DM

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L. L. L. L. L. L. L. A

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il

decresce

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il reddito

60 oltre è

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SOSTEGNO locazione coniuge;

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un

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di familiare

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di 516.000

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3

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almeno l’accesso IRPEF IRPEF

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48 di Minimo

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Reddito

per

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X

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liari lari chi

H

6 - 105 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

al nucleo familiare e delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia sia

stato destinato quasi il 90% dei 9.800 miliardi di incremento della

spesa per le politiche familiari tra il 1996 ed il 2000. Ciò ha portato a

parlare di una “… riforma strisciante, che ha di fatto “prenotato” gran

parte delle risorse che nel corso del quadriennio si sono liberate e che

potenzialmente potevano essere destinate a più intensi interventi”.

Si è così oscurato il peso di provvedimenti importanti, come la

legge quadro sull'assistenza, che ha finalmente riempito il vuoto nor-

mativo con uno sforzo di riassetto dell’intero sistema, ma anche la leg-

ge sui congedi parentali e la sperimentazione del Reddito Minimo di

Inserimento. Nell'ottica di una razionalizzazione, alcune delle proposte

del dibattito in corso mirano quindi all'introduzione definitiva del RMI,

terminando la fase di sperimentazione, in modo da fornire una rete di

protezione di ultima istanza e da “liberare” una serie di risorse attual-

mente destinate a misure concepite in linea di principio come sostegno

alle responsabilità familiari, ma in pratica rivolte al sostegno del reddi-

to per i nuclei poveri (è il caso degli assegni per il terzo figlio minore),

o comunque fortemente vincolate alla prova dei mezzi, che tendono a

generare confusione di obiettivi e meccanismi perversi di disincentivo

(ad esempio per quanto riguarda l'assegno al nucleo familiare e l'asse-

gno di maternità). Un'altra linea di azione suggerita mira all'estensione

dell'utilizzo dell'ISEE per valutare l'accesso alle prestazioni soggette a

, uniformando così i criteri di calcolo del reddito e di

PHDQVWHVWLQJ

equivalenza tra nuclei differenti quanto a dimensioni, composizione o

condizioni socioeconomiche. Inoltre, si propone l'unificazione degli

istituti a sostegno della famiglia, cioè dell'assegno ai nuclei con almeno

tre figli minori e dell'assegno al nucleo familiare, con contestuale am-

pliamento dei beneficiari anche ai lavoratori autonomi.

- 106 -

3 ROLWLFKHILVFDOLHIDPLJOLHLQ,WDOLDXQDSURVSHWWLYDGL&RQWDELOLWj*HQHUD]LRQDOH

&217$%,/,7$¶*(1(5$=,21$/(()$0,*/,$

La Contabilità Generazionale è un metodo che consente di valuta- &RQWDELOLWj

*HQHUD]LRQDOH

re l’impatto di lungo periodo del bilancio pubblico e dei sistemi di si- WUDGL]LRQDOH

curezza sociale sulla solvibilità finanziaria delle Amministrazioni

Pubbliche e sulla redistribuzione delle risorse tra le generazioni cor-

18

renti e future .

Considerando i cambiamenti demografici in atto e sotto l'ipotesi di

politiche fiscali invariate, essa verifica la sostenibilità a lungo termine

del debito pubblico, intesa come rispetto del vincolo di bilancio inter-

temporale. Esso richiede che il valore attuale dei futuri di bi-

VXUSOXV

lancio eguagli il livello corrente del debito.

Per ciascuna delle coorti viventi distinte per sesso e per età la con-

tabilità generazionale calcola, sulla base di dati amministrativi, di inda-

gini campionarie e tenendo conto del sistema normativo vigente, il

valore netto attualizzato di imposte pagate e trasferimenti ricevuti - co-

siddette “ imposte nette” - relativi a un individuo rappresentativo e ri-

feriti al periodo di vita che tale individuo ha davanti a sé a partire dal

momento attuale. Un conto generazionale è ottenuto sommando il va-

lore - scontato - dei diversi programmi pubblici che la generazione ri-

ceverà/pagherà. La stima è costruita in modo tale che, per ciascuna

voce di entrata e di spesa, la somma dei valori medi per ciascuna coor-

te, moltiplicati per il numero di individui che la compongono e sono

presenti in un determinato anno, risulti pari al valore complessivo ri-

portato nel Conto Consolidato delle Pubbliche Amministrazioni. L’at-

tuale struttura del bilancio è proiettata nel futuro sulla base di

previsioni demografiche, di ipotesi sulla crescita della produttività e

sull’andamento del tasso di sconto, nonché della stima del valore pro

19

capite di trasferimenti e imposte .

Sommando i conti di tutti gli individui appartenenti alle genera-

zioni presenti si ottiene il contributo che esse danno al finanziamento

18 La Contabilità Generazionale è stata sviluppata da Auerbach, Gokhale e Kotlikoff (1991). Per

recenti applicazioni all’Italia vedi Sartor (1999, 2001), Cardarelli e Sartor (2000), Franco e Sartor

(1999) e ISAE (1999, 2000). Per un confronto internazionale cfr. Auerbach, Kotlikoff e Leibfritz

(1999) e Commissione Europea (1999).

19 In particolare si adotta l’ipotesi di costanza del tasso di crescita della produttività reale (pari

all’1,5%) e del tasso di sconto (pari al 5%) per tutto il periodo dell’analisi. Le previsioni

demografiche utilizzate sono quelle contenute in ISTAT (1997).

- 107 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

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QHOFDVREDVH LQDOWHUQDWLYDOHVSHVHGRYUHEEHURHVVHUHULGRWWHGHO

QHOFDVREDVH CONTI GENERAZIONALI E SOSTENIBILITÀ DELLA FINANZA PUBBLICA

(indicatori di squilibrio intertemporale)

Quadro programmatico 2001-02

Caso base 2000 caso a) (1) caso b) (2)

Differenza assoluta nelle imposte nette

tra generazioni future e neonati (migliaia 63.261 60.293 87.523

di lire)

Incremento imposte solo per le 17,5 16,6 24,1

generazioni future (3)

Squilibrio intertemporale 32,7 30,8 46,4

(in percentuale del debito)

Incremento imposte per tutte le 2,75 2,59 3,87

generazioni

Riduzione spesa per tutte le generazioni -2,91 -2,75 -4,04

Fonte: elaborazioni ISAE.

(1) Il caso a) incorpora la manovra 2001-2002, contabilizzando i proventi della cartolarizzazione a riduzione delle uscite correnti.

(2) Nel caso b) gli introiti delle dismissioni vengono imputati a diminuzione del debito.

(3) Rappresenta il rapporto tra la differenza delle imposte nette pagate dalle generazioni future e quelle pagate dai neonati e

l’ammontare di imposte e tasse pagate da questi ultimi.

Ipotesi: tasso di crescita della produttività pari all’1,5%; tasso di sconto pari al 5%.

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- 108 -

3 ROLWLFKHILVFDOLHIDPLJOLHLQ,WDOLDXQDSURVSHWWLYDGL&RQWDELOLWj*HQHUD]LRQDOH

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VWUXWWXUDOHQHOPRPHQWRLQFXLLORURHIIHWWLVLHVDXULUDQQR

1 Tradizionalmente la Contabilità Generazionale non prevede l’inclusione del patrimonio reale delle

Amministrazioni Pubbliche nel vincolo di bilancio intertemporale. Di conseguenza, operazioni di dismissione di

attività durevoli non dovrebbero influenzare i conti generazionali, poichè sono incassi originati da alienazione di

cespiti non contabilizzati in precedenza. - 109 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

della spesa corrente e futura (al netto di quella per interessi) e delle

passività nette finanziarie. Se non è rispettato il vincolo di bilancio in-

tertemporale e, pertanto, il carico fiscale corrente non è sostenibile nel

lungo periodo, la variazione delle imposte nette pro capite richiesta per

annullare il debito è imputata per convenzione alle sole generazioni fu-

ture. Per queste ultime, l’ammontare delle imposte nette da pagare per

il rispetto del vincolo intertemporale viene calcolato, quindi, come va-

lore residuale. La differenza tra i conti pagati da un neonato - che fa

parte delle generazioni presenti - e quelli gravanti sulle generazioni fu-

ture fornisce, allora, una misura dello squilibrio implicito nelle attuali

condizioni di finanza pubblica e del grado di equità intergenerazionale,

poiché i conti vengono stimati in entrambi i casi con riferimento all’in-

tero orizzonte di vita.

Operando in questo modo, si crea una cesura tra generazioni pre-

senti, non gravate dai costi delle attuali condizioni di finanza pubblica,

e generazioni future. Un metodo alternativo per valutare l’impatto di

lungo periodo delle politiche correnti (e il relativo debito implicito) è

quello di non imporre il rispetto del vincolo di bilancio nemmeno alle

generazioni future, estendendo anche a queste ultime la legislazione vi-

gente. I conti delle coorti non ancora nate vengono stimati, in questo

caso, applicando la stessa ripartizione per età di ogni voce del bilancio

pubblico con la quale vengono calcolate le imposte nette pagate dalle

generazioni attuali.

Finora, la Contabilità Generazionale ha considerato, come si è vi-

&RQWDELOLWj

*HQHUD]LRQDOH sto, gli individui come unità fiscali di riferimento, valutando principal-

SHUOHIDPLJOLH mente la redistribuzione intergenerazionale e, solo limitatamente al

genere, quella intragenerazionale. Il lavoro qui presentato intende inve-

ce concentrarsi su quest’ultima e, in particolare, analizza la redistribu-

zione di risorse operata dalle Pubbliche Amministrazioni con

riferimento alle famiglie. Si tratta di stimare le relazioni finanziarie che

intercorrono tra Stato e famiglia in ragione di alcune caratteristiche dei

componenti ritenute rilevanti per l’analisi, oltre al sesso e all’età: grado

di istruzione (laurea o non laurea), occupazionale (lavoratore di-

VWDWXV

pendente, autonomo, non occupato) e numero di figli (0, 1, 2, 3 e

20

più ). Va evidenziato che la ricerca segue un approccio statico, secon-

do il quale tutti gli individui viventi in un certo anno appartengono a un

20 Per l’Italia, il numero medio di figli per famiglie con più di due figli è pari a 3,1.

- 110 -

3 ROLWLFKHILVFDOLHIDPLJOLHLQ,WDOLDXQDSURVSHWWLYDGL&RQWDELOLWj*HQHUD]LRQDOH

determinato tipo di famiglia, e vi apparterranno per tutta la vita. L’ana-

lisi, pertanto, non consente di tener conto delle trasformazioni della fa-

miglia (ad esempio in seguito ad un divorzio) e di valutare in questi

casi l’entità del trasferimento pubblico.

Per stimare la posizione finanziaria netta che ogni famiglia assu-

me nei confronti dell’operatore pubblico si segue la metodologia della

21

Contabilità Generazionale , calcolando il valore attuale delle imposte

nette che le famiglie dovranno pagare nell’arco della loro vita (conti

generazionali “familiari”). Tale valore è costruito sommando l’ammon-

tare medio pro capite di ogni voce di entrata ed uscita del bilancio pub-

blico (profilo individuale) per tutti i membri di una data famiglia e

moltiplicandolo per il peso che essa ha nella popolazione. Il risultato

22

ottenuto viene poi scontato all’anno base .

E’ da notare che i conti generazionali individuali rilevanti per la

famiglia sono sensibilmente diversi da quelli tradizionali, poiché il nu-

mero di profili utilizzati - direttamente proporzionale al numero di ca-

23 - è in questo caso di gran lunga

ratteristiche individuali considerate

maggiore. Tuttavia, mentre per i conti generazionali tradizionali si con-

sidera l’intera durata di vita, per quelli familiari si tiene conto solo del

periodo durante il quale l'individuo resta componente di una famiglia

24

con determinate e invariate caratteristiche .

Inoltre, per la stima dei conti relativi a famiglie con bambini, le

voci di imposte e trasferimenti riferite ai figli sono sommate ai conti

generazionali degli adulti a partire dall'età media al parto delle madri.

Ad esempio, l’imposta netta pagata o ricevuta da un bimbo di un anno

viene sommata a quella della madre quando quest’ultima ha +1 anni,

L

dove indica l’età media al parto.

L

Quanto all'identificazione dell'orizzonte temporale di riferimento

per il calcolo dei conti, va rilevato che, mentre la contabilità generazio-

21 Un tentativo di stimare il bilancio del cittadino nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni,

attraverso una diversa metodologia, è stato effettuato dal CER (CER, 1997).

22 Salvo diversamente indicato, è stato utilizzato un tasso di sconto del 5% per lo scenario base

dell’analisi, come generalmente viene assunto per la Contabilità Generazionale tradizionale.

23 Nell’Appendice si descrivono la metodologia di costruzione dei profili individuali e le fonti di dati

utilizzate.

24 Ad esempio, un soggetto che trascorre i primi 20 anni in una famiglia composta da una coppia

e due figli potrebbe, dai 21 anni in poi, diventare membro di una coppia senza figli. Come

accennato, avendo adottato un approccio statico, le transizioni degli individui tra stati diversi non

sono modellate e ci si limita a considerare il momento di uscita dal nucleo parentale.

- 111 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

nale tradizionale analizza individui la cui vita è identificata precisa-

mente da una data di nascita e di morte, nel caso della famiglia la

definizione di questi due momenti non è, invece, univoca. Secondo

modelli di orizzonte temporale infinito e modelli dinastici, una fami-

glia può essere considerata come un'istituzione sociale “infinita”. Per

individuare l’arco di vita della famiglia diventa molto importante la

25

scelta dell'unità di riferimento ( o ).

KRXVHKROG IDPLO\

L’analisi qui sviluppata si focalizza sulla famiglia intesa come

gruppo di persone legate da relazioni di sangue o di matrimonio e non

come insieme di individui che coabitano, in quanto questa definizione

consente di identificare con maggiore facilità la nascita e l’estinzione

di questa istituzione, anche se è riconosciuto che la caratteristica della

co-residenza può essere rilevante per cogliere alcune relazioni econo-

26 .

miche e finanziarie

In particolare, richiamandosi alla nozione di “ PLQLPDO KRXVHKROG

27

( )” proposta da Ermisch e Overton (1985) , si adotta quella

XQLW 0+8

di “ ( )”, definita come un o una coppia

PLQLPDOIDPLO\XQLW 0)8 VLQJOH

finanziariamente indipendente dai genitori, prescindendo dalla co-resi-

denza effettiva. D’ora in avanti utilizzeremo, indifferentemente, il ter-

mine famiglia e nucleo familiare come sinonimi di .

0)8

Quando un individuo diventa economicamente autonomo nasce

dunque una nuova famiglia (che, con una certa probabilità, può essere

costituita da un ). La coppia/ può decidere di avere bambi-

VLQJOH VLQJOH

ni, i quali faranno parte della famiglia finché saranno finanziariamente

dipendenti dai genitori. La famiglia cessa di esistere quando tutti gli

28

adulti sono deceduti .

Per modellare il processo di formazione della famiglia si utilizza

25 La differenza tra i due termini risiede nel fatto che per si intende “l’insieme di

KRXVHKROG

individui coabitanti sotto lo stesso tetto”; per qualsiasi “unità familiare minimale” i cui

IDPLO\

membri sono legati da relazioni coniugali o consanguinee.

26 Ad esempio, un gruppo di persone che coabitano ( ) divide alcuni costi fissi come le

KRXVHKROG

spese per l’abitazione.

27 Secondo Ermisch (1988, p.24), l’analisi risulta più facile se l’unità di riferimento è tale da poter

separare le influenze demografiche sulla formazione e la composizione della famiglia da quelle

economiche. In particolare, sarebbe utile distinguere le cause di formazione e dissoluzione della

da quelle della . […] Una è il più piccolo gruppo di

IDPLO \ KRXVHKROG PL QL PDO KRXVHKRO G XQL W

persone in una che costituisce un’entità definibile in termini esclusivamente

KRXVHKROG

demografici […], nel senso che un individuo, durante la propria vita, si muove da una MHU ad

un’altra a causa di una semplice transizione demografica o di un evento.

- 112 -

3 ROLWLFKHILVFDOLHIDPLJOLHLQ,WDOLDXQDSURVSHWWLYDGL&RQWDELOLWj*HQHUD]LRQDOH

la distribuzione di frequenza dell’età alla quale si diviene indipendenti

dai genitori, di quella alla quale ci si sposa e, per le donne, dell’età alla

quale si ha un bambino. Quest’ultima viene calcolata distinguendo a

seconda che la madre sia o meno laureata e per ordine di nascita dei fi-

gli. In particolare, per individuare il momento in cui la coppia si forma,

si considera l'età alla quale uno degli adulti (per convenzione, l’uomo)

si unisce con l'altro e la media della differenza d'età tra i coniugi, con-

dizionata all'età alla quale la coppia comincia la sua vita.

E’ opportuno precisare che l’analisi della struttura delle famiglie

italiane e le frequenze di matrimonio e maternità si basano sul sotto-

campione di coorti di età 36-55. Questa è la fascia che appare significa-

tiva per la famiglia italiana. I dati campionari mostrano, infatti, che,

all’età di 36 anni, tutti gli individui sono economicamente autosuffi-

cienti, e che a 55 anni tutte le donne hanno concluso il ciclo di fecondi-

tà e la maggior parte degli adulti è ancora attiva. Le probabilità sono

applicate poi all’intera popolazione, nell’ipotesi che lo stile di vita so-

ciale e la struttura del mercato del lavoro siano indipendenti dalla coor-

29

.

te di appartenenza

La struttura delle italiane è desunta dall’In-

³PLQLPDOIDPLO\XQLW´ 6WUXWWXUDGHOOH

IDPLJOLHLWDOLDQH

dagine sui Consumi delle Famiglie 1997 dell’ISTAT, che descrive la

Tab. 49 COMPOSIZIONE DELLA FAMIGLIA ITALIANA

(frequenze marginali)

Coppia Single maschio Single femmina Totale

Senza figli 6,44 6,17 4,41 17,02

1 figli 23,18 0,00 3,04 26,22

2 figli 40,77 0,00 2,35 43,12

3 o più figli 12,63 0,00 1,02 13,65

Totale 83,02 6,17 10,81 100,00

Fonte: elaborazioni ISAE su dati ISTAT (2000b).

composizione della spesa e le caratteristiche individuali di un campio-

ne di 22.362 famiglie, su un totale di 21,5 milioni. In molti casi, più di

una può essere originata da una famiglia, poiché l’intervistatore

0)8

28 Una vedova/o non è considerata “ ” ma componente di una “coppia sposata”, essendo

VL QJOH

l’ultima/o sopravvissuta/o di un particolare tipo di famiglia. Avendo costruito un modello statico, a

ciascun individuo vengono associate le caratteristiche della famiglia d’origine per tutta la vita.

29 Un approccio più realistico richiederebbe la stima delle probabilità per ciascuna coorte

vivente, in base a dati longitudinali. - 113 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

Tab. 50 COMPOSIZIONE DELLA FAMIGLIA ITALIANA

(valori percentuali rispetto al numero totale delle famiglie)

&RSSLHVHQ]DILJOL 6LQJOHVHQ]DILJOL

MASCHIO FEMMINA

FEMMINA Non laurea Laurea (1)

Non attiva Dipendente Autonoma Non attiva Dipendente Autonoma

MASCHIO Non attivo 0,12 0,09 0,02 0,00 0,01 0,00 0,48 0,83

Non laurea Dipendente 1,67 1,69 0,18 0,04 0,20 0,01 3,44 2,39

Autonomo 0,52 0,40 0,41 0,05 0,07 0,05 1,36 0,45

Non attivo 0,00 0,02 0,00 0,00 0,00 0,00 0,07 0,01

Laurea Dipendente 0,11 0,13 0,00 0,01 0,35 0,01 0,58 0,63

Autonomo 0,02 0,07 0,05 0,01 0,11 0,01 0,24 0,11

&RSSLHFRQILJOLR 6LQJOHFRQILJOLR

MASCHIO FEMMINA

FEMMINA Non laurea Laurea (1)

Non attiva Dipendente Autonoma Non attiva Dipendente Autonoma

MASCHIO Non attivo 0,61 0,25 0,13 0,01 0,02 0,01 0,00 0,72

Non laurea Dipendente 6,88 6,35 0,82 0,18 0,46 0,11 0,00 1,62

Autonomo 2,19 1,29 1,16 0,06 0,15 0,04 0,00 0,30

Non attivo 0,05 0,02 0,00 0,00 0,01 0,00 0,00 0,01

Laurea Dipendente 0,47 0,56 0,08 0,09 0,65 0,05 0,00 0,32

Autonomo 0,12 0,11 0,05 0,06 0,08 0,08 0,00 0,07

&RSSLHFRQILJOL 6LQJOHFRQILJOL

MASCHIO FEMMINA

FEMMINA Non laurea Laurea (1)

Non attiva Dipendente Autonoma Non attiva Dipendente Autonoma

MASCHIO Non attivo 1,35 0,50 0,07 0,01 0,00 0,00 0,00 0,87

Non laurea Dipendente 14,75 9,02 1,12 0,13 0,92 0,04 0,00 1,08

Autonomo 4,48 1,73 2,01 0,06 0,31 0,05 0,00 0,20

Non attivo 0,01 0,00 0,00 0,01 0,01 0,00 0,00 0,01

Laurea Dipendente 0,74 0,77 0,07 0,18 1,15 0,13 0,00 0,18

Autonomo 0,33 0,20 0,07 0,11 0,22 0,24 0,00 0,01

&RSSLHFRQRSLILJOL 6LQJOHFRQRSLILJOL

MASCHIO FEMMINA

FEMMINA Non laurea Laurea (1)

Non attiva Dipendente Autonoma Non attiva Dipendente Autonoma

MASCHIO Non attivo 0,69 0,08 0,07 0,00 0,01 0,00 0,00 0,53

Non laurea Dipendente 5,18 1,94 0,17 0,05 0,18 0,01 0,00 0,30

Autonomo 2,09 0,34 0,70 0,01 0,08 0,04 0,00 0,12

Non attivo 0,00 0,01 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00

Laurea Dipendente 0,21 0,19 0,01 0,06 0,26 0,01 0,00 0,06

Autonomo 0,05 0,04 0,04 0,04 0,06 0,04 0,00 0,01

Fonte: elaborazioni ISAE su dati ISTAT (2000b).

(1) Le frequenze degli uomini senza figli sono state incorporate in quelle dei con figli poiché i dati mostrano che questi ultimi

VLQJOH VLQJOH

rappresentano solamente il 2,7% delle famiglie con figli. La disaggregazione per categorie diverse di famiglie sarebbe, quindi, scarsa-

mente significativa. - 114 -

3 ROLWLFKHILVFDOLHIDPLJOLHLQ,WDOLDXQDSURVSHWWLYDGL&RQWDELOLWj*HQHUD]LRQDOH

- 115 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

raccoglie i dati di tutti gli individui che co-risiedono nella stessa casa.

La struttura e la distribuzione di frequenza delle diverse tipologie

considerate sono presentate nelle tabelle 4a e 4b. Combinando tutte le

diverse caratteristiche, si identificano 174 tipi di : 144 coppie e 30

0)8

30

. Guardando al numero di figli, il tipo

(24 donne e 6 uomini)

VLQJOH

“modale” è rappresentato da una coppia con 2 bambini (tabella 49). Se

consideriamo ciascuna delle diverse famiglie (tabella 50), quella “mo-

dale” risulta formata da due adulti non laureati, in cui il maschio è la-

voratore dipendente e la femmina non-attiva, con 2 bambini (14,7% di

tutte le ), seguita da una in tutto simile in cui, tuttavia, anche la

0)8

madre lavora ed è dipendente (9%). Un peso inferiore ha, invece, un

nucleo familiare uguale a quello “modale” ma con un solo bambino

(6,9%). In generale, i dati campionari confermano l'irrilevanza statisti-

ca delle nascite al di fuori del matrimonio e la scarsa diffusione di as-

setti familiari non tradizionali, peraltro già evidenziata da studi

31

demografici precedenti .

Per ciò che riguarda il momento di formazione della famiglia, fre-

quenze positive sono osservate nella classe d’età 15-35, nella quale il

50% degli individui è già finanziariamente autosufficiente all'età di 24

anni e il 75% all'età di 28 (grafico 9). Il matrimonio avviene nella fa-

scia 20-43 anni: il 50% degli uomini (coniugati) è sposato all'età di 29,

il 75% all'età di 32 (grafico 10). La differenza media di età tra marito e

moglie aumenta costantemente con l'età dell’uomo al matrimonio e va

da un minimo di -2 ad un massimo di +4 anni; all’età di 29 e 32 anni ri-

sulta uguale rispettivamente a +1 e +2 anni.

In tabella 51 è riportata l'età al parto, separatamente per laureate e

non. In media, essa varia da 25 anni (relativamente al primo bambino

Tab. 51 ETÀ MEDIA DELLA MADRE AL PARTO PER LIVELLO DI ISTRUZIONE

1 figlio 2 figli 3 figli

1° 2° 1° 2° 3°

Non laureata 29 25 30 25 28 32

Laureata 31 29 32 28 30 33

Fonte: elaborazioni ISAE su dati ISTAT (2000b).

30 Non sono considerati i uomini con figli poiché i dati campionari mostrano che tale

VLQJO H

categoria presenta una bassa significatività statistica.

31 Ad esempio, vedi Palomba (1995).

- 116 -

3 ROLWLFKHILVFDOLHIDPLJOLHLQ,WDOLDXQDSURVSHWWLYDGL&RQWDELOLWj*HQHUD]LRQDOH

per laureate con due o tre figli) a 33 anni (il terzo figlio per donne lau-

reate). Come atteso, l'età media al parto per le donne laureate è più alta

di quella per le non-laureate; tale differenza varia da un minimo di un

anno (per il terzo bambino di donne con tre figli) a un massimo di quat-

tro (per il primo bambino di donne con due figli). La volatilità della di-

stribuzione di frequenza è più alta per le donne laureate: ciò dipende

dalla scarsa numerosità di questa categoria nel campione, dal momen-

32 .

to che il 90% delle donne non è laureato

Come si è detto, per ciascuna famiglia si costruisce un conto gene- &RQWDELOLWj

*HQHUD]LRQDOH

razionale sommando quelli di ognuno dei suoi membri. I conti genera- IDPLOLDUHL

zionali familiari sono uno strumento attraverso il quale è possibile ULVXOWDWL

valutare vari aspetti dell’impatto delle politiche fiscali sulle famiglie.

In questo paragrafo confrontiamo le posizioni finanziarie nette di nu-

clei con carichi fiscali differenziati in conseguenza di un numero diver-

so di figli. Una misura utile a tale scopo è costituita dal “sussidio

marginale netto” (d’ora innanzi ), definito come differenza tra le

601

imposte nette pagate da una famiglia di tipo con figli a carico e

M Q

quelle pagate da una unità dello stesso tipo con un figlio in meno. Da

un punto di vista finanziario, il confronta l'ammontare trasferito

601

ad un nucleo familiare di tipo , attualizzato al momento iniziale della

M

sua vita, e quello relativo ad una situazione ipotetica in cui tutte le im-

poste ed i trasferimenti riferiti al figlio “marginale” non siano presenti.

Il sussidio netto riflette sia gli effetti diretti originati dai benefici mone-

tari e in natura erogati a sostegno dei figli, sia quelli dovuti alla varia-

zione di imposte solo indirettamente correlate all'esistenza di un figlio

addizionale, ad esempio quelle legate a possibili modifiche nelle scelte

di reddito e d’abitazione degli adulti in conseguenza dell’ampliamento

della famiglia.

Prima di commentare i risultati delle elaborazioni effettuate, va ri-

cordato che la normativa di riferimento è quella del 1999. Negli ulti-

missimi anni, come si è visto sopra, sono stati introdotti alcuni ulteriori

interventi in favore della famiglia, di carattere non categoriale, come

ad esempio gli assegni per maternità erogati alle donne in situazione di

disagio, e sono stati accresciuti i benefici monetari concessi sotto for-

ma di detrazioni fiscali, che favoriscono una platea più ampia di fami-

glie (un intervento sulle detrazioni è previsto anche dal disegno di

32 E’ da sottolineare che la percentuale di uomini laureati è più bassa di quella delle donne.

- 117 -

,6$(5DSSRUWRWULPHVWUDOHRWWREUH

legge Finanziaria per il 2002, come si è visto nei precedenti capitoli).

Le risorse investite in queste misure restano comunque limitate.

Il grafico 11 riporta il valore del sussidio marginale netto per quat-

tro famiglie di diverso tipo: una prima composta da un uomo dipenden-

te e una donna (caratteristiche, queste, della famiglia

QRQ ZRUNLQJ

“modale”); una variante di questa con il marito lavoratore autonomo;

un nucleo in cui entrambi i coniugi lavorano come dipendenti; una

33 . In tutti i casi viene presentato

donna impiegata, non laureata

VLQJOH

il risultato distinguendo per numero di figli (da zero a tre). Per la VLQJOH

e il nucleo in cui l’unico attivo è autonomo esso è decrescente, mentre

per le tipologie in cui è presente almeno un dipendente la riduzione del

sussidio si verifica solo al passaggio dal secondo al terzo figlio.

La tabella 52 consente di analizzare le principali componenti

dell’imposta netta e di valutare la loro importanza relativa per ogni di-

verso tipo di famiglia. In generale, si osserva che l'imposta netta si ri-

duce all'aumentare del numero di figli, fino a diventare negativa al

terzo figlio nel caso della famiglia “modale” e di quella con il marito

autonomo, che ricevono dallo Stato un trasferimento netto complessivo

33 Queste sono le caratteristiche più frequenti di una donna .

VL QJOH

- 118 -


PAGINE

154

PESO

2.03 MB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Dispensa al corso di Scienza delle finanze della Prof.ssa Gaetana Trupiano. Trattasi del rapporto "Politiche pubbliche e redistribuzione" dell'ottobre 2001 dell'ISAE, Istituto di Studio e Analisi Economica, dedicato all’analisi strutturale di tematiche relative alla distribuzione del reddito e all’intervento pubblico in campo sociale e all’illustrazione degli effetti redistributivi delle manovre di finanza pubblica.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche per il governo e l'amministrazione
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Trupiano Gaetana.

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