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Anche l'intesa sul prezzo meramente indicativo pregiudica la concorrenza tra le imprese

poiché mette ciascun partecipante nella condizione di conoscere la politica dei prezzi

dei suoi concorrenti; nel caso in questione non può ritenersi giustificata sulla base di un

asserito intento di garanzia della qualità.

L’intesa è rafforzata anche dall’esistenza di numerose pattuizioni supplementari che

assicurano maggiore efficacia all'accordo sulla ripartizione della produzione e sulla

fissazione dei prezzi minimi, come ad esempio l'obbligo di comunicare i dati della

produzione e di segnalare preventivamente le vendite e i vincoli

sull’approvvigionamento.

L’intesa ha certamente prodotto effetti significativi anticoncorrenziali: le imprese hanno

sottoscritto la quota di produzione assegnata dal Consorzio, adempiuto all'obbligo di

comunicare i dati della produzione, all'obbligo di consegnare la lista dei clienti e

all'obbligo di segnalare preventivamente i lavori ottenuti e proceduto a effettuare i

conguagli in denaro. Le poche inadempienze a tali obblighi sono state puntualmente

sanzionate. Inoltre, il cartello di prezzo è stato costantemente aggiornato, sulla base

delle esigenze manifestate nelle assemblee e attentamente monitorato, attraverso la

comunicazione dei costi medi unitari di produzione e commercializzazione.

In considerazione della natura dei meccanismi di coordinamento, delle

caratteristiche dei mercati rilevanti, e delle quote di mercato delle imprese aderenti,

l'intesa risulta altresì stabile: l’intesa è stata quindi vietata per gravi violazioni

dell’articolo 2 della legge 287/90.

6. Le intese verticali: il caso dei contratti di distribuzione esclusiva dei gelati.

Gli accordi tra imprese possono avere effetti limitativi della concorrenza anche

quando sono conclusi tra operatori situati in stadi successivi di uno stesso processo

produttivo, e come, ad esempio, tra produttori e distributori Le tipologie più comuni di

restrizioni verticali vanno dalla fissazione dei prezzi, per cui il distributore si impegna a

vendere il prodotto in base alle indicazioni di prezzo del produttore, alle esclusive, sia di

acquisto che di distribuzione. Ad essi si aggiungono inoltre restrizioni relative all'

obbligo di acquisto dell'intera gamma del produttore e altri vincoli contenuti nei

contratti di fornitura.

Le intese verticali sono molto diffuse, e sono vietate solo nel caso in cui siano

restrittive e danneggino la concorrenza; sono invece lecite se vi è un aumento di

benessere per i consumatori che controbilancia l’eventuale danno nei confronti dei

meccanismi concorrenziali. L’onere della prova dell’esistenza di un effetto

anticoncorrenziale ricade sull’Autorità antitrust; questo aspetto rende molto più

complicato e talvolta difficile scoprire intese verticali restrittive della concorrenza.

12

Il caso dei contratti di distribuzione esclusiva dei gelati (Italia, 1996)

Procedimento AGCM I 212

Nel 1996, le principali imprese italiane produttrici di gelato sono state interessate da

un’istruttoria dell’Autorità antitrust, tesa ad individuare se alcune clausole contenute nei

contratti di distribuzione dei gelati potessero essere considerate lesive della

concorrenza, in particolare per quanto riguarda le esclusive.

Le modalità distributive del gelato industriale “da impulso” (cioè quello che viene

consumato a breve distanza dal punto vendita) comprendono infatti un contratto di

concessione di vendita tra l’impresa produttrice e il concessionario: le imprese

produttrici di gelato provvedono alla distribuzione dei gelati attraverso concessionari

all’ingrosso, vincolati alle aziende produttrici da contratti di esclusiva, nel senso che da

un lato il concessionario si impegna a rifornire in una determinata zona un unico

concessionario, mentre quest’ultimo si obbliga a trattare solo prodotti dell’impresa

concedente. Al concessionario è demandato anche il ruolo attivo di ricerca e di

sottoscrizione dei punti vendita, nonché l’assegnazione a ciascun punto vendita dei

frigoriferi di proprietà dell’azienda concedente.

I concessionari provvedono alla raccolta materiale delle adesioni dei singoli esercenti ai

contratti tipo predisposti dalle aziende produttrici: tali contratti, che hanno una durata

variabile da uno a cinque anni, prevedono un obbligo di acquisto e di

commercializzazione esclusiva di tutto l’assortimento dei prodotti gelati, nel senso che

il rivenditore non può trattare presso il proprio punto vendita gelati di fornitori

concorrenti. I contratti prevedono poi una significativa penale (50% del fabbisogno

annuo di gelato) per il caso in cui l’esercente risulti inadempiente alle clausola di

esclusiva. I contratti tipo prevedono inoltre l’obbligo, da parte dell’esercente, di

promuovere le vendite e di esporre il materiale pubblicitario messo a disposizione dal

fornitore e, “in quest’ottica, risulta che i cartelloni pubblicitari delle aziende industriali

contengano anche l’indicazione del prezzo al pubblico” (par. 26, Provvedimento di

chiusura istruttoria AGCM).

Oltre che il contratto di acquisto esclusivo, i concessionari utilizzano la prassi di cedere

al punto vendita anche i frigoriferi necessari per il mantenimento dei prodotti: il freezer

viene ceduto in comodato o deposito gratuito all’esercente, che si obbliga dal canto suo

a conservarvi unicamente prodotti delle ditta fornitrice (cosiddetta freezer exclusivity).

Il mercato rilevante in questione è quello della produzione e commercializzazione del

gelato sul territorio nazionale; la struttura di questo mercato, il maggiore tra i Paesi

7

europei, è caratterizzata da un grado di concentrazione molto elevato ; è inoltre

caratterizzata dalla presenza di elevate barriere all’entrata, dovute ai costi di

distribuzione, ai costi pubblicitari e di marketing, oltre che dall’adozione della freezer

exclusivity.

Dal punto di vista antitrust, i contratti in questione costituiscono accordi, in cui “le

clausole di esclusiva pongono a carico del rivenditore l’obbligo di acquistare tutto il

7 L’indice di concentrazione C , cioè la somma delle quote di mercato delle prime quattro imprese, è pari

4

all’89,1%. 13

fabbisogno di gelati unicamente presso l’impresa proponente, ed escludono, nel

contempo, che lo stesso possa commercializzare presso il proprio punto vendita

prodotti concorrenti”. (par. 47). Queste clausole sono inoltre particolarmente vincolanti

per il venditore, in quanto implicano una significativa penale in caso di inadempienza.

Le reti di distribuzione in esclusiva pongono un problema molto complesso dal punto di

vista antitrust, poiché da un lato ostacolano la fluidità del mercato e limitano le

possibilità di scelta del consumatore; dall’altro, tuttavia, contribuiscono in modo

positivo e significativo allo sviluppo della concorrenza tra marche, attraverso la

localizzazione dei punti vendita esclusivi, la migliore programmazione degli

investimenti e lo sviluppo di reti di assistenza post vendita molto più qualificate (si

pensi ad esempio ai guasti dei freezer), che si traducono poi in vantaggi per i

consumatori finali

Nel caso in oggetto, i contratti hanno tuttavia alterato le dinamiche competitive: in

particolare, le clausole di esclusiva hanno determinato un’alterazione della concorrenza

tra i principali operatori e un innalzamento delle barriere all’ingresso nel mercato, dato

anche dal grado elevato di concentrazione. La concorrenza si è spostata unicamente sul

reperimento di nuovi punti vendita in esclusiva, e – d’altra parte – è emerso un

allineamento delle condizioni di offerta.

Inoltre, la clausola di esclusiva impone a tutte le imprese che vogliano operare sul

mercato di presentarsi con un intero assortimento di prodotti. Essa, infatti, induce i punti

vendita a commercializzare tutto l’assortimento di prodotti di un solo fornitore.

Considerato che tale sistema è utilizzato dalla quasi totalità delle imprese attive nel

mercato, l'esercente si trova nella necessità di dover scegliere una sola impresa. In

questa situazione, la scelta tra i vari fornitori possibili non potrà che cadere su quelli

titolari di un marchio affermato e di una ampia gamma. La clausola di esclusiva è

pertanto idonea ad escludere automaticamente dal mercato le imprese monoprodotto, o

comunque non in grado, per scelta strategica o per capacità finanziarie, di immettere sul

mercato un assortimento completo e di effettuare rilevanti investimenti pubblicitari.

Questa restrizione è particolarmente rilevante se si pensa che solitamente l’entrata di

nuovi operatori sui mercati avviene con una tipologia ristretta di prodotti, per estendersi

solo successivamente ad una gamma completa.

Secondo l’Autorità, quindi, le intese in oggetto frappongono effettivi ostacoli allo

sviluppo della concorrenza, poiché bloccano l’accesso al mercato. In particolare,

l’elemento più rilevante che rende il mercato di difficile accesso è costituito dalla

freezer exclusivity: ogni esercizio commerciale dispone di almeno un freezer di

proprietà dell’azienda fornitrice, in cui può solo conservare prodotti della stessa

impresa. Questa circostanza comporta che ogni nuovo operatore si trova nella necessità

di convincere il rivenditore a sostituire il freezer già presente nel punto vendita, oppure

di accettare l’installazione di un freezer supplementare.

Si deve pertanto concludere, secondo l’AGCM, che il mercato italiano del gelato da

impulso industriale si presenta di accesso estremamente difficile per nuovi operatori; i

contratti di distribuzione esclusiva hanno pertanto effetti restrittivi della concorrenza.

14

7. Le pratiche concordate

Come è stato discusso nei paragrafi precedenti, le pratiche concordate rientrano

nel campo delle intese vietate dalle norme a tutela della concorrenza quando possiedono

un oggetto o un effetto anticoncorrenziale. Le pratiche concordate non possiedono tutte

le caratteristiche di un accordo, ma per valutarne la portata è possibile per l’Autorità

antitrust vedere se esiste un parallelismo di comportamenti tra le imprese coinvolte e se

tale parallelismo agisce a danno dei meccanismi concorrenziali all’interno del mercato

rilevante.

In questo paragrafo presentiamo due casi di tipologie di pratica concordata

(TIM/Omnitel, RC Auto), che rispettivamente costituiscono una fattispecie di pratica

concordata avente oggetto e effetto anticoncorrenziale. In particolare, vedremo come

l’Autorità antitrust abbia indagato – non senza difficoltà – il parallelismo dei

comportamenti delle imprese nei due casi, per valutare l’effettiva portata

anticoncorrenziale delle intese in oggetto: in particolare, nel caso RC auto, l’Autorità

antitrust ha assunto una posizione molto rigida per quanto concerne lo scambio di

informazioni tra imprese, affermando che esso viola le norme della concorrenza nella

totalità dei casi.

7.1 Il caso TIM/Omnitel sulle tariffe di telefonia fisso-mobile

Il caso TIM/Omnitel (Italia, 1999) riguarda l’esistenza di una pratica concordata nella

determinazione dei prezzi delle telefonate da telefono fisso a telefono mobile.

L’Autorità antitrust ha aperto un’istruttoria per una presunta pratica concordata,

ravvisando un parallelismo dei comportamenti tra i due operatori, in quanto le tariffe

delle telefonate da telefono fisso a telefono mobile sono variate verso il basso nello

stesso istante e dello stesso ammontare, in seguito ad un periodo molto lungo in cui tali

tariffe non si erano affatto modificate. Tale parallelismo di comportamenti è andato a

detrimento dei consumatori, in quanto – secondo l’Autorità – è stato effettuato per

prevenire una diminuzione più consistente delle tariffe medesime dovuta alla variazione

del quadro di regolazione delle telecomunicazioni italiane.

Il caso TIM/Omnitel tariffe fisso mobile (Italia, 1999)

Procedimento AGCM I 377

Nel 1999, l’AGCM ha avviato un’istruttoria a carico di TIM e Omnitel per una presunta

pratica concordata nel mercato della telefonia mobile, che presentava due caratteristiche

fondamentali: un parallelismo di comportamenti nella diminuzione delle tariffe per le

chiamate da telefono fisso a telefono mobile, avvenuta nel 1999, dopo che per circa tre

anni le tariffe per questa tipologia di chiamate non si erano affatto modificate per

ciascuno dei due operatori ed erano fisse a valori del tutto simili.

A riprova di questo parallelismo, nello stesso periodo (1995-1999), altre tipologie di

chiamate telefoniche erano significativamente diminuite (ad esempio, le tariffe fisso-

fisso o da mobile a fisso). Inoltre, l’articolazione tariffaria (fasce orarie, giorni) era la

medesima per entrambi gli operatori. 15

Poiché nel periodo considerato il mercato della telefonia mobile era un duopolio, ed il

mercato era in forte crescita, questo parallelismo di comportamenti individuava un

effetto anticoncorrenziale, la cui principale ragione risiedeva nel fatto che gli operatori

mobili percepivano una forte somma per la terminazione delle chiamate su una rete

8

mobile , senza tuttavia che a pagare per essa fossero i propri clienti (bensì quelli

dell’operatore fisso).

Inoltre, un medesimo parallelismo di comportamenti si era verificato nella stipula dei

contratti di interconnessione con WIND (terzo operatore, aggiuntosi solo nel 1999);

mentre prima del suo arrivo le tariffe tra i due operatori mobili erano nell’ordine delle

150-200 lire al minuto, al momento di negoziare l’interconnessione con WIND TIM e

Omnitel avevano alzato repentinamente tale valore nell’intorno delle 500 lire al minuto.

Da un punto di vista economico, questa manovra era giustificata dal fatto che mentre

TIM e Omnitel, avendo reti già sviluppate e un cospicuo numero di abbonati, avevano

flussi reciproci di interconnessione del medesimo ordine di grandezza, WIND aveva

invece un numero di abbonati molto basso e quindi flussi di interconnessione totalmente

sbilanciati verso le reti più grandi.

Per quanto riguarda la pratica concordata, TIM e Omnitel sono state condannate per il

parallelismo di comportamenti nella manovra del 1999 e per quanto riguarda la

definizione dei contratti di interconnessione con WIND (c’era evidenza di scambi di

informazioni e di incontri tra le parti), ma il Consiglio si Stato, in sede di ricorso, ha

annullato la condanna dell’Antitrust nel caso dell’immobilismo delle tariffe nei tre anni

precedenti, in quanto ha ritenuto che in tale caso il parallelismo di comportamenti non

fosse di per sé una condizione sufficiente per l’individuazione di una pratica concordata

contraria alla concorrenza. Affinché questa sia provata occorre l’individuazione di un

fattore addizionale (plus factor) che determini il fatto che tale pratica concordata avesse

come oggetto o come effetto la restrizione della concorrenza.

7.2 L’importanza dello scambio di informazioni: il caso RC auto

Il caso RC Auto in Italia riguarda tutte le principali compagnie di assicurazione (ramo

danni) presenti in Italia: l’oggetto di indagine da parte dell’Antitrust è duplice. Da un

lato, viene contestata alle imprese di assicurazione l’esistenza di uno scambio pervasivo

di informazioni sulle politiche tariffarie delle imprese stesse, avvenuto attraverso

osservatori esterni, che avrebbe avuto come conseguenza principale per i consumatori

l’aumento ingiustificato delle tariffe stesse da parte di tutte le compagnie coinvolte (il

parallelismo di comportamenti osservato riguarda la variazione del premio che

l’assicurato deve pagare).

D’altra parte, invece, l’Autorità antitrust ha contestato alle imprese un’ulteriore

fattispecie di intesa, consistente nel rifiuto, da parte delle Compagnie stesse, di

sottoscrivere polizze incendio e furto separatamente da polizze di responsabilità civile.

8 Addirittura, fino al 1998 l’intera tariffa finale delle chiamate fisso mobile era determinata dagli operatori

mobili; dal 1999 in poi solo la tariffa di interconnessione di terminazione.

16

Questo aspetto si configura come un obbligo ad acquistare congiuntamente due prodotti

tra loro differenti, che non presentano alcun nesso funzionale (tying).

Il caso si è risolto con la condanna delle Compagnie di Assicurazione, anche se

l’Autorità italiana non è riuscita a provare l’effetto anticoncorrenziale della pratica

concordata (tutte le imprese che svolgono attività di RC auto in Italia hanno bilanci in

rosso, per cui appare difficile ipotizzare l’esistenza di una perdita di benessere a

discapito dei consumatori, nonostante le tariffe fossero aumentate), ma ha determinato

di fatto un principio, non del tutto condivisibile, secondo il quale ogni scambio di

informazioni in un mercato oligopolistico è anticoncorrenziale, e lo è tanto più quanto

meno il mercato è concentrato, poiché in tal caso si ha un maggior numero di

concorrenti e lo scambio di informazioni diventa una condizione necessaria per poter

colludere. Il caso RC Auto (Italia, 2000)

Procedimento AGCM I 377

Nel 1999, l’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato ha avviato una istruttoria

riguardante le politiche di assunzione delle polizze per l’assicurazione auto dei 15

principali gruppi assicurativi italiani; le indagini svolte hanno rivelato, da un lato,

l’esistenza di uno scambio di informazioni, avente ad oggetto, tra l’altro, i premi e le

condizioni contrattuali, attraverso il ricorso ad una società esterna. Dall’altro, le indagini

hanno rilevato che tutte le agenzie assicurative interpellate hanno rifiutato di stipulare

polizze per incendio e furto separatamente dalle polizze per responsabilità civile (RC

Auto).

Il mercato rilevante del prodotto è ovviamente quello dell’assicurazione auto, che si

suddivide in due rami: quello dell’assicurazione per la responsabilità civile (RCA) e

quello per la copertura di rischi – tra l’altro – relativi a furto e incendio. Occorre

ricordare a questo proposito l’obbligatorietà dell’assicurazione RCA per la legge

italiana. Dal punto di vista geografico, l’estensione del mercato è nazionale.

Secondo l’AGCM, la struttura del mercato possiede molte caratteristiche che possono

essere ricondotte ad un contesto di mercato non concorrenziale: stabilità delle quote di

mercato, accelerazione degli aumenti dei prezzi soprattutto nel periodo conseguente alla

liberalizzazione tariffaria (avvenuta nel 1994), aumenti sostanziali del livello dei premi

e aumento dei costi di produzione e dei costi per il risarcimento dei sinistri. Inoltre, il

ramo RCA si configura in crescente perdita, almeno nell’orizzonte considerato

dall’AGCM (1993-1999), mentre il ramo relativo agli altri rischi auto è in positivo.

Per quanto riguarda lo scambio di informazioni, è emersa in particolare l’esistenza di

un “pervasivo scambio di informazioni tra numerose imprese relativo a tutti gli aspetti

dell’attività assicurativa, ovvero prezzi, sconti, incassi, costi dei sinistri e di

9

distribuzione” , che si realizza in una parte rilevante attraverso i servizi resi da una

società esterna di consulenza specializzata. L’attività di tale società è svolta

9 Cfr. Provvedimento n° 8546 AGCM, chiusura istruttoria, del 28 luglio 2000, paragrafo 115.

Rc Auto, 17

prevalentemente attraverso l’organizzazione e la predisposizione di appositi

“osservatori”, ai quali partecipano esclusivamente imprese di assicurazione.

Le informazioni scambiate attraverso tali osservatori riguardano le singole fasi del

processo produttivo del settore dell’assicurazione auto; in particolare, le imprese

appartenenti possono conoscere direttamente e analiticamente le tariffe delle imprese

monitorate, per un numero estremamente elevato di profili tariffari. Inoltre, possono

conoscere l’andamento degli incassi e dei sinistri su base geografica molto

particolareggiata e per ogni mese. Lo scambio di informazioni permette inoltre alle

imprese appartenenti agli osservatori di conoscere le previsioni a medio/lungo termine

del mercato e i confronti tariffari circa il posizionamento relativo sul mercato, in modo

da poter analizzare come vengono considerati i singoli profili tariffari dalle varie

compagnie.

Per quanto riguarda le tariffe assicurative RC auto, va segnalato che le norme italiane

del 1995 sulla trasparenza assicurativa indicano la necessità che le tariffe siano esposte

al pubblico con almeno un anticipo di sessanta giorni rispetto alla loro entrata in vigore.

Inoltre, come vedremo più avanti nel capitolo, il settore assicurativo gode di una

particolare deroga all’applicazione delle regole di concorrenza del Trattato dell’Unione

Europea (cosiddetta block exemption, nel caso il regolamento 3932/92), con particolare

riferimento alla liceità degli scambi di informazioni, in quanto le tariffe assicurative

sono funzione, oltre che dei costi di gestione e di distribuzione, anche della probabilità

che in futuro si verifichi un sinistro, per il calcolo del quale occorre disporre di un

elevato numero di osservazioni statistiche. Alcune imprese, soprattutto le minori,

potrebbero infatti non raggiungere la massa critica di premi necessaria per una corretta

determinazione del rischio, per cui appare opportuno permettere uno scambio di

informazioni di questo tipo tra le imprese.

Secondo l’AGCM, invece, lo scambio di informazioni in oggetto va oltre le esenzioni

garantite dal Regolamento UE e non si limita alle tariffe pubbliche, ma rappresenta uno

scambio di informazioni relativo alle scelte strategiche che ciascuna impresa dovrebbe

adottare individualmente e ovviamente non dovrebbe rivelare ai concorrenti.

Pertanto, tale scambio di informazioni – attuali, frequenti, non pubbliche, che

consentono l’identificazione delle imprese - configura una pratica concordata avente

ad oggetto un danno alla concorrenza, in quanto rende qualificante il parallelismo dei

comportamenti attuati dalle imprese assicuratrici come il frutto di una condotta

consapevole, volta ad eliminare i rischi connessi all’operare dei meccanismi

concorrenziali.

I comportamenti delle imprese di assicurazione coinvolte costituiscono quindi una

fattispecie di intesa orizzontale finalizzata allo scambio di informazioni sensibili di

natura commerciale, fondata sul principio della reciprocità (ogni impresa invia i propri

dati al fine di ricevere quelli dei concorrenti). Lo scambio di informazioni elimina

qualsiasi incertezza sul comportamento strategico dei concorrenti nel settore

dell’assicurazione auto. 18

L’abbinamento delle polizze furto-incendio con la polizza RCA

Le indagini dell’AGCM hanno rivelato che tutte le 15 imprese assicurative interpellate

hanno rifiutato di vendere polizze contro furto e incendio separatamente da quelle per la

RCA. Questo parallelismo di comportamenti, se non giustificato da giustificazioni

tecnico economiche, può configurare una collusione tra imprese concorrenti.

Le imprese hanno giustificato la pratica “legante” (tying) della stipula congiunta delle

polizze RCA e furto-incendio sulla base della necessità di selezionare i “cattivi”

assicurati e gli eventuali truffatori sulla base dell’attestato di rischio, rilasciato per la

sola RCA. Tale documento testimonia comunque solo l’abilità di guida dell’assicurato

(quanti incidenti ha causato negli ultimi cinque anni), ma non dice nulla sul grado di

rischio contro il furto: essa non appare quindi una ragione sufficiente per giustificare la

necessità per le imprese di avere un comportamento uniforme per vendere

congiuntamente le polizze RCA e le altre. Vi è inoltre una evidente disomogeneità e

indipendenza statistica del rischio RCA dai rischi coperti con le polizze furto-incendio:

il verificarsi dell’uno è infatti indipendente dal verificarsi dell’altro; le due assicurazioni

sono sottoposte a normative profondamente diverse e i prezzi sono determinati con

criteri distinti: il grado di complementarietà dei prodotti in esame è quindi molto

limitato, e una eventuale vendita congiunta non consente neppure di conseguire

guadagni di efficienza nella distribuzione.

La vendita congiunta rappresenta quindi una volontà comune delle imprese di isolare il

settore furto-incendio dalla concorrenza e di tenere in tal modo elevati i prezzi delle

polizze. Se il mercato fosse concorrenziale, le imprese non avrebbero convenienza a

rifiutare un prodotto, come il furto-incendio, particolarmente profittevole. Occorre

quindi che ciascuna impresa sia sicura di un analogo comportamento da parte dei suoi

concorrenti (parallelismo di comportamenti): in caso contrario, nessuna impresa

rifiuterebbe di stipulare una polizza particolarmente profittevole, essendo

contemporaneamente obbligata, per legge, a stipulare una polizza RCA per la quale la

perdita è sicura.

10. Le autorizzazioni in deroga

Sotto particolari condizioni, alcune intese – altrimenti vietate perché

anticoncorrenziali – possono essere autorizzate dalle Autorità antitrust per un periodo di

tempo limitato.

Le condizioni previste nella normativa europea sono le seguenti, e devono essere

tutte contemporaneamente soddisfatte:

• l’intesa deve contribuire a migliorare la produzione o la distribuzione di un bene o

servizio, oppure deve migliorare il progresso tecnico o economico;

• una quota significativa dei benefici economici derivanti dall’intesa deve ricadere sui

consumatori; 19

• qualsiasi restrizione che venga imposta deve essere indispensabile per raggiungere

gli obiettivi qui sopra menzionati;

• l’intesa non deve comunque diminuire significativamente la concorrenza nel

mercato rilevante.

Tuttavia, nei casi in cui vengano meno tali presupposti, l’autorizzazione può

essere revocata anche prima della scadenza naturale.

Il caso di studio qui presentato riguarda i contratti di distribuzione esclusiva dei

gelati, già discusso in precedenza come intesa verticale, per la quale le imprese

coinvolte hanno presentato istanza di autorizzazione in deroga, ritenendo che le intese

stesse comportassero effetti benefici per le condizioni di offerta ai consumatori, con

approvvigionamenti più regolari e prezzi minori, a causa degli elevati costi di

distribuzione del settore.

Il caso dei contratti di distribuzione esclusiva dei gelati (Italia, 1996)

Procedimento AGCM I 212

Nel caso discusso in precedenza sui contratti di distribuzione esclusiva dei gelati, le

imprese produttrici coinvolte hanno presentato istanza per un’autorizzazione in deroga

dell’intesa, ritenendo che le intese stesse apportassero un effettivo miglioramento delle

condizioni di offerta, minimizzando le fluttuazioni della domanda, garantendo un

approvvigionamento capillare e regolare dei punti vendita anche di piccole dimensioni e

contestualmente un contenimento degli elevati costi di distribuzione mediante

un’adeguata programmazione delle produzione. A ciò conseguirebbe un sicuro

vantaggio del consumatore, il quale, da un lato, potrebbe beneficiare di un

approvvigionamento regolare e prezzi più vantaggiosi.

Secondo l’AGCM, per quanto riguarda i miglioramenti della produzione e della

distribuzione, “nel mercato in esame, le clausole di esclusiva si sovrappongono ad una

realtà che è di fatto già predisposta per risolvere, in massima parte, i problemi di

linearizzazione della produzione[…]. L’obiettivo della miglior programmazione della

produzione è già perseguito con la freezer exclusivity. Inoltre, l’argomento potrebbe

essere invocato da piccoli operatori, ma non da imprese che, disponendo di una rete

distributiva che varia da 30.000 a oltre 100.000 esercizi, possono agevolmente

compensare le fluttuazioni dei consumi”.

Per quanto riguarda invece il beneficio dei consumatori, le intese oggetto del

provvedimento non arrecano danni ai consumatori, ma ne limitano fortemente la

possibilità di scelta: nei punti vendita in esclusiva, infatti, l’utilizzatore finale può

trovare unicamente l’assortimento di gelati di un solo produttore. Anche se questo non

significa che nelle vicinanze non possa esservi un esercizio che offre gelati di un altro

produttore, questo si traduce nelle necessità per un consumatore di effettuare uno

spostamento estremamente disagevole per acquistare articoli relativi a diversi

assortimenti. 20

Ne consegue quindi che le restrizioni della concorrenza insite nelle clausole di esclusiva

per la distribuzione dei gelati non sono indispensabili per il conseguimento del

miglioramento delle condizioni di offerta, dal momento che, come detto sopra, in ogni

caso la freezer exclusivity è già in grado di garantire alle imprese un livello apprezzabile

di efficienza produttiva e distributiva. Le intese non soddisfano pertanto i requisiti

richiesti e non sono suscettibili di beneficiare dell’autorizzazione in deroga.

11. Le block exemptions : il caso del settore auto.

Una block exemption è una dichiarazione – effettuata dalla Commissione europea – che

l’articolo 81 del Trattato sul divieto di intese non si applica ad una certa categoria di

intese; gli effetti di una block exemption sono gli stessi di un’autorizzazione in deroga,

solo che non è richiesta nessuna notifica per l’esenzione; anche in questo caso, le block

exemption sono concesse per un periodo di tempo limitato, anche se in alcuni casi molto

lungo.

Molte block exemption sono relative ad accordi tra produttori e distributori, che se da un

lato rappresentano una restrizione della concorrenza (spartizione delle quote di mercato,

elevamento di barriere all’entrata per escludere nuovi concorrenti), d’altra parte gli

stessi accordi possono essere utilizzati in modo pro-competitivo, per favorire

l’integrazione e l’armonizzazione tra mercati e una distribuzione efficiente. Questo

aspetto assume poi una particolare importanza nell’ottica del mercato unico europeo: in

alcuni casi l’Unione Europea ha applicato block exemption poiché, nel loro complesso,

certe categorie di accordi portavano benefici economici maggiori rispetto agli svantaggi

che arrecavano al corretto sviluppo della concorrenza.

Esempi di block exemption autorizzate dalla Commissione Europea sono quelle relative

agli accordi di distribuzione esclusiva, agli accordi di acquisto esclusivo, agli accordi di

franchising e agli accordi verticali nel settore dell’auto.

Il regolamento 2790/1999 ha riformato e uniformato i regolamenti precedenti

riguardanti le intese verticali, escludendo unicamente il settore dell’auto per il quale il

regolamento è stato solo recentemente approvato.

Tale regolamento riafferma le condizioni espresse in precedenza a cui le autorizzazioni

sono subordinate (miglioramento della produzione e della distribuzione dei prodotti,

promozione del progresso tecnico o economico, senza che vi siano restrizioni non

indispensabili per il raggiungimento di tali obiettivi, e senza che le imprese coinvolte

abbiano la possibilità di eliminare la concorrenza per una parte sostanziale dei prodotti.

In particolare, l’esenzione si applica agli accordi verticali conclusi tra un'associazione di

imprese ed i suoi membri o tra una tale associazione ed i suoi fornitori, agli accordi

verticali contenenti disposizioni relative alla cessione all'acquirente o all'uso da parte

dell'acquirente di diritti di proprietà intellettuale; non si applica agli accordi verticali

conclusi tra imprese concorrenti; essa si applica tuttavia qualora imprese concorrenti

concludano tra esse un accordo verticale non reciproco.

21

Tali accordi verticali possono incrementare l'efficienza economica nell'ambito di una

catena produttiva o distributiva permettendo un migliore coordinamento tra le imprese

partecipanti. In particolare, essi possono contribuire a ridurre i costi delle transazioni

commerciali ed i costi di distribuzione delle parti e possono altresì consentire un livello

ottimale dei loro investimenti e delle loro vendite; tuttavia, la probabilità che questi

incrementi di efficienza possano controbilanciare gli eventuali effetti anticoncorrenziali

dipende dal grado di potere di mercato delle imprese interessate e dalla concorrenza di

altri fornitori di beni o servizi sostituti; qualora la quota del mercato rilevante

attribuibile al fornitore non superi il 30 %, si può presumere che gli accordi verticali

siano in genere atti a determinare un miglioramento nella produzione e nella

distribuzione e a riservare agli utenti una congrua parte dell'utile che ne deriva.

Invece, l’imposizione di prezzi di rivendita minimi e le forme di protezione territoriale

sono considerate come gravi restrizioni alla concorrenza e non possono mai essere

esentate. Lo stesso vale per qualsiasi tipo di obbligo che, direttamente o indirettamente,

impedisca a un sistema di distribuzione selettiva di vendere marche di determinati

fornitori concorrenti.

Un caso particolare di block exemption relativo ad accordi di distribuzione esclusiva è

quello legato al settore dell’auto: sono considerati leciti accordi in cui i concessionari

possano distribuire auto di un’unica marca, offrano l’esclusività di alcuni servizi post-

vendita (l’assistenza tecnica) e possiedano una forte connotazione di esclusività

territoriale (non più di un certo numero di concessionari per una determinata area

geografica). Il caso della block exemption del settore auto e la sua riforma

Regolamenti 123/85 e 1475/95 dell’Unione Europea

Il settore auto nell’Unione Europea è regolato da una particolare block exemption, che

non rientra nel campo di applicazione del Regolamento 2790/1999, che abbiamo

brevemente illustrato in precedenza.

Nel settore auto, la block exemption permette la stipula di accordi per la distribuzione

dei veicoli e per i servizi di assistenza post-vendita che contengono una combinazione

di caratteristiche di distribuzione selettiva (sia qualitativa che quantitativa), e di

distribuzione esclusiva.

Infatti, i veicoli sono generalmente distribuiti da reti di concessionari, che possiedono

caratteristiche di distribuzione selettiva e esclusiva. La selettività implica che il

produttore può stabilire criteri per la selezione dei suoi distributori, sia qualitativi

(standard di qualità, ad esempio), che quantitativi (ad esempio, devono rispettare un

determinato target di vendite). A ciò si associano anche caratteristiche di esclusività

degli accordi: i produttori auto possono definire un unico concessionario per un

territorio predefinito; inoltre, i concessionari possono – nella maggior parte dei casi –

vendere auto di un unico produttore, anche se con marche differenti.

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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Diritto ed economia dell'antitrust della prof.ssa Ornella Tarola, avente ad oggetto i seguenti argomenti: definizione di intesa, accordo e pratica concordata, le difficoltà nell'azione antitrust, i fattori economici che facilitano le intese, gli incentivi al tradimento, il caso del Consorzio Qualità Veneta Asfalti, alcuni casi di intervento dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze delle pubbliche amministrazioni
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto ed economia dell'antitrust e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Tarola Ornella.

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