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volte in muratura sostituendole con un soffitto cassettonato ligneo decorato e ricostruita in gran

parte la sacrestia, in ciò uniformando gli interventi sulla chiesa ad una pratica di intervento

largamente diffusa nei restauri di ripristino, tipologia che ha il suo prototipo nella romana Santa

Maria in Cosmedin.

Analogamente si possono far risalire all’ultimo intervento effettuato sulla chiesa nel 1960 le

chiusure degli accessi alla cripta che avveniva mediante due rampe gradinate poste nel presbiterio e

protette da una balaustra marmorea.

Tuttavia, se fino al XV secolo le trasformazioni dell’edificio restano affidate alle testimonianze

delle fonti indirette, per la quasi totalità degli interventi successivi dei secoli XVI, XVII e XVIII

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fino ai restauri del 1960, è possibile riferirsi a fonti archivistiche dirette , recentemente disponibili

agli studiosi, che ci danno conto più dettagliato dei lavori eseguiti sulla fabbrica e concordi in larga

massima con quanto già riportato per grandi linee dal Krautheimer.

In estrema sintesi, le grandi trasformazioni della chiesa, il cui resoconto dettagliato esula dalla

presente trattazione, sono rispettivamente ascrivibili al

- pontificato di papa Callisto III che nel 1455 “…restaura la chiesa e rinforza il colonnato

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della navata centrale” ;

- all’opera del Cardinale Giustiniani che incarica il Lambardi nei primi anni del 600 di

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realizzare la nuova facciata ed eseguire cospicue modifiche alla zona absidale interna ;

- all’opera di papa Clemente XII che per mano del Belluga tra il 1733 ed il 1734 fa costruire

le volte in muratura della navata centrale e delle laterali sostituendole al soffitto cassettonato

ligneo preesistente parzialmente crollato e affida al Casini (1719-22) la decorazione interna

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della zona presbiteriale e delle cappelle laterali ;

Con i lavori del 1733 dunque la chiesa viene dotata di coperture voltate sostenute

esternamente da archi rampanti attualmente esistenti, impostati sulla muratura delle navate

laterali, secondo una soluzione progettuale scarsamente congruente con la tipologia

costruttiva dell’edificio preesistente.

Ai lavori del 1733 fa seguito un lungo periodo di abbandono della chiesa, provato

dall’assenza di documenti ad essa relativi, abbandono che si protrae almeno fino al primo

decennio dell’800.

E’ del 1816 infatti un documento contenente la descrizione di lavori eseguiti nella chiesa “per

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poterne fare uso” dove si prevedono importanti opere di manutenzione per riadattare

l’edificio all’utilizzazione sacra dopo le probabili alterazioni determinatesi per destinazioni

d’uso probabilmente non compatibili, alle quali la chiesa nel corso delle guerre napoleoniche

era stata adibita.

In questo documento del 1816, dal quale si evidenzia la presenza della volta settecentesca in

muratura, dal Krautheimer ritenuta, invece, già demolita dal 1798, sono descritti i lavori di

manutenzione interna della chiesa, come la ripresa e la finitura dell’intonaco all’intradosso

della volta, “(…) stuccare le mura (della Chiesa) da tutti li bughi, (…) spicconare e stabilire

la volta della navata di mezzo, (…) stabilire simile le volte delle navatelle “ mentre un

capitolo a parte è dedicato proprio alla ”volta della chiesa” per la quale si prevede la ripresa

delle numerosissime lesioni ”… murare (…) di crepaccie, larghe e fonde (…)”.

Ma è da un successivo intervento di manutenzione datato 1824 e firmato dall’architetto

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Piernicoli che si evince l’ulteriore peggioramento del comportamento strutturale delle volte

afflitte da un gran numero di fratture (crepaccie) di entità cospicua. L’intervento del 1824

prevede appunto una generale sistemazione della chiesa a partire dalle coperture per finire alle

operazioni di finitura interna e arredo.

Le lesioni sono infatti tanto preoccupanti da rendersi necessario un lavoro diffuso di

stuccatura e ripresa di parti murarie “(…) scalzare e rinzeppare con scaglie e gesso diversi

rami di crepaccie ordinarie tanto nella volta quanto nelle lunette(…)” corredato dalle finiture

di completamento:“(…) Spicconatura, rincocciatura, ricciatura e colla sotto la volta (…) ,

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“stuccare tutti i buchi nella volta, (…) ripresi vari rappezzi e piccole crepaccette(…)”

I lavori successivi del 1853 (8), eseguiti dopo la manutenzione generale del Piernicoli del

1824, e ai quali ci si è riferiti nel corso dell’intervento, sono invece limitati alla riparazione

dei danni provocati dalla caduta di un fulmine; la loro descrizione, così come quella dei danni

riscontrati è minuziosamente riportata dal redattore della perizia arch. Santarelli:

“(…) La scarica elettrica è avvenuta nella parte posteriore della fabbrica sul culmine del

tetto, donde la corrente elettrica facendosi strada attraverso il muro che forma facciata al di

dietro ed in conseguenza scomponendolo, è andata ad investire l’archivolto della calotta che

ricuopre l’Altar maggiore.

Ivi sembra che la corrente medesima siasi suddivisa e seguendo l’andamento della volta

all’interno tanto da una parte che dall’altra e cagionando qualche danno anche nelle minori

cappelle laterali, siasi di nuovo aperta una strada nel basso dei piedritti sconquassando i

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medesimi e siasi così sperduta nel circostante terreno. Indirettamente poi essa, con la scossa

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ha prodotto delle crinature, stacchi e simili danni nei muri e nelle volte ”

Il danno descritto riguarda dunque la parte terminale dell’edificio, alle spalle e ai lati

dell’altare che appare come la più danneggiata dai dissesti nelle murature di fondo (abside e

cappelle). Si prevedono interventi atti a risanare la situazione mediante la costruzione di

fodere per inspessire le sezioni delle murature (“ costruzione di una fodera di mattoni grossi

con aumento di conci per uguagliare le abbottature prodotte nella parete (a sinistra

dell’altare maggiore) e risarcire gli scollegamenti ivi avvenuti”:;

A sinistra dell’altare si prevede la ripresa del muro “ (…) che forma piedritto alla mezza

calotta che ricuopre l’abside, anch’esso intonacato “con sua ricciatura e colla”.

I medesimi interventi sono previsti per la parte di muratura a destra dell’altare maggiore dove

si dovrà “(…) riprendere il muro di mattoni e pezzi nell’interno, con sua ricciatura e colla sul

davanti” e nel “ pilone destro dello stesso altare, che forma facciata verso la chiesa “ .

Anche nella muratura soprastante, che dovrà essere ripresa andrà “rinzeppata una crepaccia

lunga palmi 16 (…)”.

Si prevedono inoltre interventi sulle volte della navata centrale e delle laterali “ (…)

nell’intradosso che ricuopre la navata principale si devono scalzare e rinzeppare

crinature (…) e ricostruire in tevolozza un piccolo tratto della volta suddetta” come

anche nelle due navatelle.

All’esterno, nella zona absidale “precisamente nel muro a sinistra dell’Apside è

necessario riprendere la fodera con costruzione di mattoni e pezzi, manifestandosi in

esso non leggeri stacchi e lesioni (…) con sua ricciatura fratazzata”.

Sempre all’esterno della muratura si prevede di riprendere il muro al di sopra

dell’abside “che forma facciata dalla stessa parte e che si imposta nell’arco della

mezza calotta anch’esso con “(…) sua ricciatura fratazzata in tutta la sua superficie

esterna”.

Diversi ordini di considerazioni derivano dalla lettura di questo documento:

Innanzi tutto

1)la presenza, ancora nel 1853, della volta in muratura delle navate, data per già demolita dal

Krautheimer nel 1798;

2) le murature esterne della zona absidale, in laterizio parzialmente a vista, con ampi lacerti di

intonaco ancora presenti, sembrerebbero essere state intonacate fino alla data del 1853 (“ricciate e

fratazzate in tutta la sua superficie esterna”) ed anche questa finitura grossolana, della quale

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peraltro restano ampie parti sulle superfici esterne potrebbe essere caduta per il progressivo degrado

ovvero rimossa in momento successivo.

Lo stato di dissesto strutturale provocato dall’accidente del 1853, che peraltro, come si è visto si

aggiunge ad una già precaria situazione di stabilità della parte terminale dell’edificio ed i rimedi a

suo tempo approntati per il suo risanamento, sembrano, nel tempo, aver comunque fermato i

fenomeni di dissesto più gravi, dal momento che dai documenti non risultano ulteriori interventi di

carattere strutturale effettuati su questa parte dell’edificio, dopo il 1853.

Le riprese delle lesioni allora manifestatesi nelle murature terminali delle navatelle e dell’abside e

in quelle soprastanti l’abside stessa, così come la costruzione di grosse fodere sulle murature

sconnesse, tuttavia, se furono misure efficaci a contrastare fenomeni macroscopici di dissesto, non

hanno comunque prevenuto il progressivo movimento delle murature terminali della chiesa,

evidentemente non riscontrato con certezza all’epoca, e dovuto probabilmente anche alla presenza

del sottostante edificio romano, sul quale le strutture in elevato della zona absidale poggiano, come

accade per la sua parte centrale, fondata in falso sulla volta del sottostante mitreo.

La zona absidale, infatti, presentava prima degli ultimi interventi manutentivi un quadro fessurativo

in gran parte coincidente con quanto già osservato nella perizia del 1853 e con una situazione di

“generale allentamento delle murature dai muri longitudinali delle navate e dell’abside” pur in

presenza di un generale buono stato di conservazione dei materiali componenti le murature stesse

(malte e elementi lapidei) testimoniate dalla “presenza di modeste discontinuità nella tessitura

muraria e da una discreta omogeneità dei materiali”(Croci) e verificate da una campagna di indagini

endoscopiche sulle murature stesse.

L’intervento strutturale si è dunque giovato dell’incrocio dei dati provenienti dalle verifiche

diagnostiche effettuate in situ con la ricostruzione della storia dei danni e dei successivi interventi

eseguiti sull’edificio alla metà del secolo scorso.

Le lesioni con andamento verticale che interessavano le murature absidali e i muri laterali sono state

così ricondotte in parte a “deformazioni disuniformi delle strutture di base facenti parte del Mitreo,

le cui piccolissime rotazioni alla base avrebbero provocato marcate discontinuità alla quota della

sommità dell’abside” (Croci) e, in parte, probabilmente al danno provocato da sollecitazioni

pregresse tra le quali è certamente quella riferibile al 1853 così come non è da escludere la

costruzione e poi la demolizione delle volte in muratura sull’intera chiesa.

L’intervento attuale sulle murature absidali è stato dunque intervento preventivo finalizzato al la

conoscenza e al controllo dello stato di dissesto, alquanto preoccupante pur se di non recente

formazione, delle murature dell’abside ed al miglioramento del loro assetto strutturale.


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Vengono illustrati gli interventi di restauro sulle murature absidali della chiesa di Santa Prisca a Roma. Questi interventi rientrano nel campo della manutenzione preventiva, poiché sono stati rivolti a prevenire l’aggravamento di processi di dissesto attualmente progredienti in misura molto lenta e tuttavia costante, mediante scelte progettuali di messa in sicurezza preventiva delle strutture.
Viene fornita una scheda tecnica degli interventi eseguiti sulle superfici architettoniche.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'architettura
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di DIREZIONE E ATTUALITÀ DEL PROGETTO DI RESTAURO e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Seconda Università di Napoli SUN - Unina2 o del prof David Paola Raffaella.

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