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peraltro restano ampie parti sulle superfici esterne potrebbe essere caduta per il progressivo degrado

ovvero rimossa in momento successivo.

Lo stato di dissesto strutturale provocato dall’accidente del 1853, che peraltro, come si è visto si

aggiunge ad una già precaria situazione di stabilità della parte terminale dell’edificio ed i rimedi a

suo tempo approntati per il suo risanamento, sembrano, nel tempo, aver comunque fermato i

fenomeni di dissesto più gravi, dal momento che dai documenti non risultano ulteriori interventi di

carattere strutturale effettuati su questa parte dell’edificio, dopo il 1853.

Le riprese delle lesioni allora manifestatesi nelle murature terminali delle navatelle e dell’abside e

in quelle soprastanti l’abside stessa, così come la costruzione di grosse fodere sulle murature

sconnesse, tuttavia, se furono misure efficaci a contrastare fenomeni macroscopici di dissesto, non

hanno comunque prevenuto il progressivo movimento delle murature terminali della chiesa,

evidentemente non riscontrato con certezza all’epoca, e dovuto probabilmente anche alla presenza

del sottostante edificio romano, sul quale le strutture in elevato della zona absidale poggiano, come

accade per la sua parte centrale, fondata in falso sulla volta del sottostante mitreo.

La zona absidale, infatti, presentava prima degli ultimi interventi manutentivi un quadro fessurativo

in gran parte coincidente con quanto già osservato nella perizia del 1853 e con una situazione di

“generale allentamento delle murature dai muri longitudinali delle navate e dell’abside” pur in

presenza di un generale buono stato di conservazione dei materiali componenti le murature stesse

(malte e elementi lapidei) testimoniate dalla “presenza di modeste discontinuità nella tessitura

muraria e da una discreta omogeneità dei materiali”(Croci) e verificate da una campagna di indagini

endoscopiche sulle murature stesse.

L’intervento strutturale si è dunque giovato dell’incrocio dei dati provenienti dalle verifiche

diagnostiche effettuate in situ con la ricostruzione della storia dei danni e dei successivi interventi

eseguiti sull’edificio alla metà del secolo scorso.

Le lesioni con andamento verticale che interessavano le murature absidali e i muri laterali sono state

così ricondotte in parte a “deformazioni disuniformi delle strutture di base facenti parte del Mitreo,

le cui piccolissime rotazioni alla base avrebbero provocato marcate discontinuità alla quota della

sommità dell’abside” (Croci) e, in parte, probabilmente al danno provocato da sollecitazioni

pregresse tra le quali è certamente quella riferibile al 1853 così come non è da escludere la

costruzione e poi la demolizione delle volte in muratura sull’intera chiesa.

L’intervento attuale sulle murature absidali è stato dunque intervento preventivo finalizzato al la

conoscenza e al controllo dello stato di dissesto, alquanto preoccupante pur se di non recente

formazione, delle murature dell’abside ed al miglioramento del loro assetto strutturale.

L’area absidale era infatti afflitta da non recenti dissesti strutturali che interessavano anche le

cappelle laterali, con lesioni di una certa entità che si evidenziavano con la presenza di un quadro

fessurativo presente sulla facciata posteriore della chiesa.( foto 1-2 - 3)

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Si è pertanto predisposto un progetto strutturale basato sulla realizzazione di pochi collegamenti

metallici in grado di assorbire sia “la tendenza all’apertura delle murature sia la spinta radiale

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determinata dalla semicupola di copertura dell’abside” ( foto 4- 5-6-7)

Sono state quindi inserite alcune catene all’interno delle murature laterali per migliorare la

connessione tra le murature longitudinali e quelle terminali mentre per l’abside si è optato per un

intervento di cerchiatura con un elemento piatto ancorato alle estremità con ancoraggi passivi,

messo in tensione mediante elementi di connessione intermedi.

Contestualmente si è operata la manutenzione delle superfici architettoniche lapidee esterne della

muratura stessa, secondo il consueto protocollo metodologico (preconsolidamento, pulitura,

consolidamento e protezione dei diversi litotipi presenti sulla muratura a vista, comportando questa

operazione, una selezione di materiali e tecniche diversificati per l’ottimizzazione degli interventi

stessi e costituendo, allo stesso tempo, una buona occasione per testare differenti prodotti in

funzione consolidante e protettiva (idrossido di calcio in sospensione patine ad ossalati di bario) su

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differenti litotipi alle medesime condizioni di contorno.

Scheda tecnica degli interventi eseguiti sulle superfici architettoniche

(Greta Schonhaut)

- Intonaco pozzolanico: preconsolidamento con malta a base di calce idraulica (lafarge) addizionata con carbonato di

calcio precipitato in rapporto di 1:3 previo lavaggio con alcol puro e acqua;

Lo stesso procedimento è stato impiegato per il consolidamento definitivo, prima del quale si è proceduto alla pulitura e

alla rimozione degli agenti biodeteriogeni (impacchi di carbonato di ammonio saturo in acqua deionizzata e polpa di

carta nel primo caso e con impacchi a base di preventol all’1% in acqua deionizzata nel secondo caso. Le piante

superiori sono state rimosse dopo aver iniettato ripetutamente il diserbante nel fusto. Le stuccature delle zone lacunose

sono state effettuate con malte analoghe per granulometria e composizione alle originali con grassello di calce e

pozzolana (rapp.1:3) e scialbatura protettiva finale.

-cortina in mattoni : pulitura con cicli di acqua nebulizzata e impacchi di biocida. Stuccatura dei giunti con malta

idraulica , reintegrazione identificabile di alcuni laterizi mancanti, scialbatura protettiva a base di latte di calce e

polvere di laterizio su tutte le superfici.

materiali lapidei (travertino, tufo, peperino):preconsolidamento delle scaglie distaccate con malte idrauliche (lafarge)

additivate con polvere dei diversi litotipi e nel acso del peperino con microlite.

Pulitura con nebulizzazione e successiva applicazione di impacchi di carbonato di ammonio dove necessario e finitura

meccanica a bisturi. Stuccatura delle fratturazioni con grassello di calce e polvere del litotipo in rapporto 1:3 e

scialbatura protettiva a base di latte di calce additivata con polvere dei diversi litotipi.

Note

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1) R.Krautheimer, W.Frankl, S.Corbett, Corpus Basilicarum Christianarum Romae,

2) Archivio di Stato di Roma,(Ad S) Camerale III. Chiese e monasteri. Inv.114/1, B. 1890.

Archivio Generale dei Padri Agostiniani, (AGA), Memoria del convento di S.Prisca, Voll.II e III

3) Cfr. R.Krautheimer, op.cit., p.265.

4) R. Krautheimer, op.cit., Il cardinal Giustiniani “(…) ha questa chiesa del tutto ristorato, e con bellissima architettura.

E ancora “esso (…) riprese la chiesa di S.Prisca con sua facciata e suo altare”.

5)“Misura e stima dei lavori di muro e altro simili fatti e tutte sue robbe, spese e fattura da Mastro Gio. Batta. Rolfini

Capomastro muratore (…)in occasione che cadde una porzione di tetto della chiesa di S.Prisca con aver riparato alla

ruina che minacciava il restante di detto tetto et in luogo del mede(si)mo fattovi la volta di muro sopra tutta la navata

grande di mezzo e sopra le due navatelle laterali e sono come appresso vengono descritti”13/8/1733, A.G.A. Memoria

del Convento di S.Prisca, Libro II.

6 “Descrizione e scandaglio dei lavori da farsi nella chiesa e nel convento di S.Prisca per poterne fare uso, 27 aprile

1816, Archivio di Stato, Camerale III, Chiese e Monasteri, INV.114/1 B.1890.

7)“Consuntivo dei lavori eseguiti nella Ven.le Chiesa di S.Prisca con ordine del R.P.Superiore dei Religiosi di S.Maria

del Popolo e sotto la direzione dell’Ill.mo Sig. Tenente Colonnello Cav. Piernicoli (e) da Luigi Pilotti Capomastro

muratore. 3 marzo1824. ( A.G.A. Memoria del Convento di S.Prisca, Libro II).

8)Cfr.nota 6.

8 “Scandaglio dei lavori da eseguirsi nella Ven.Chiesa di S.Prisca spettante ai RR.PP.Agostiniani di S.Maria

delPopolo in restauro dei danni prodotti dalla caduta di un fulmine, 24 aprile 1853”, in: Archivio Generale dei Padri

Agostiniani, (A.G.A.), Memoria del convento di S.Prisca, Voll. II e III

9) Cfr. nota 8

10)Il consulente per la progettazione strutturale dell’intervento sulle murature absidali di S.Prisca è il prof. ing.

G.Croci, di Roma.

1 0 Dalla relazione tecnica allegata al progetto strutturale.

11 I risultati di tale ricerca, condotta da chi scrive in collaborazione con M.Matteini dell’OPD, M.Baglioni e L.Dei del

Dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze e G.Schonhaut , restauratrice, sono attualmente in corso di

valutazione.

• I lavori sono stati eseguiti dalle ditte L’Erma srl di Roma per la parte strutturale, dalla ACR di Roma per le

superfici architettoniche e diretti da chi scrive con la collaborazione alla D.L. dell’arch. Sergio Anzivino. I rilievi

sono della AZIMUT srl Roma

Interventi di restauro sulle murature absidali della chiesa di Santa Prisca a Roma.

(Paola Raffaella David)

(per congresso di Parigi luglio1999 con l.dei e m. matteini)

Nel Corpus Basilicarum Christianarum del Krautheimer sono contenute tutte le informazioni relative alle

trasformazioni della chiesa oggetto dell’intervento, dall’edificio di primo impianto alla metà del 900.Esse sono desunte

da fonti indirette (guide, descrizioni, iscrizioni lapidarie ecc.) assai dettagliate e costituiscono una traccia fondamentale

per la comprensione delle complesse vicende trasformative dell’edificio.

Tali fonti descrivono infatti, le modificazioni subite dall’edificio originario, le demolizioni e ricostruzioni che si

susseguono fino al 1198, momento in cui prende forma la definitiva fabbrica alto-medievale giunta fino a noi, anche

se parzialmente modificata dai numerosi interventi eseguiti con una certa ciclicità dal XV al XIX secolo. Questi

interventi modificheranno progressivamente l’edificio ottoniano fino alla forma che esso manterrà fino alla fine

dell’800, dal momento che i due ultimi cicli manutentivi ottocenteschi accertati ne lasciano sostanzialmente immutate le

caratteristiche tipologiche e costruttive.

Se dunque la maggior parte degli interventi storicizzati sulla fabbrica pur avendo comportato cospicue alterazioni, si

collocano nel contesto storico-critico precedente alla grande rottura epistemologica dei saperi avvenuta ai primi del 900,

sono state, viceversa, le immotivate ed incongrue trasformazioni effettuate in questo secolo all’interno della chiesa ad

alterare definitivamente la configurazione del suo spazio interno ed il rapporto tra quest’ultimo ed il sottostante edificio

romano preesistente.

E’ infatti durante i lavori eseguiti negli anni 1938-40 che, presumibilmente sono state demolite le volte in muratura

sostituendole con un soffitto cassettonato ligneo decorato e ricostruita in gran parte la sacrestia, in ciò uniformando gli

interventi sulla chiesa ad una pratica di intervento largamente diffusa nei restauri di ripristino, tipologia che ha il suo

prototipo nella romana Santa Maria in Cosmedin.

Analogamente si possono far risalire all’ultimo intervento effettuato sulla chiesa nel 1960 le chiusure degli accessi alla

cripta che avveniva mediante due rampe gradinate poste nel presbiterio e protette da una balaustra marmorea.

Tuttavia, se fino al XV secolo le trasformazioni dell’edificio restano affidate alle testimonianze delle fonti indirette, per

la quasi totalità degli interventi successivi dei secoli XVI, XVII e XVIII fino ai restauri del 1960, è possibile riferirsi a

fonti archivistiche dirette, recentemente disponibili agli studiosi, che ci danno conto più dettagliato dei lavori eseguiti

sulla fabbrica e concordi in larga massima con quanto già riportato per grandi linee dal Krautheimer.

In estrema sintesi, le grandi trasformazioni della chiesa, il cui resoconto dettagliato esula dalla presente trattazione, sono

sintetizzabili nei lavori eseguiti rispettivamente

- da papa Callisto III che nel 1455 “…restaura la chiesa e rinforza il colonnato della navata centrale”;

- dal Cardinale Giustiniani che incarica il Lambardi nei primi anni del 600 di realizzare la nuova facciata ed eseguire

cospicue modifiche alla zona absidale interna ;

- da papa Clemente XII che, per mano del Belluga tra il 1733 ed il 1734, fa costruire le volte in muratura della navata

centrale e delle laterali sostenute esternamente da archi rampanti attualmente esistenti, impostati sulla muratura delle

navate laterali, secondo una soluzione progettuale scarsamente congruente con la tipologia costruttiva dell’edificio

preesistente e affida al Casini (1719-22) la decorazione interna della zona presbiteriale e delle cappelle laterali.Ai lavori

del 1733 fa seguito un lungo periodo di abbandono della chiesa, provato dall’assenza di documenti ad essa relativi,

abbandono che si protrae almeno fino al primo decennio dell’800.

E’ del 1816 infatti un documento contenente la descrizione di lavori eseguiti nella chiesa “ per poterne fare uso” dove si

prevedono importanti opere di manutenzione per riadattare l’edificio all’utilizzazione sacra dopo le probabili alterazioni

determinatesi per destinazioni d’uso probabilmente non compatibili, alle quali la chiesa nel corso delle guerre

napoleoniche era stata adibita.

In questo documento del 1816, dal quale si evidenzia la presenza della volta settecentesca in muratura, dal Krautheimer

ritenuta, invece, già demolita dal 1798, sono descritti i lavori di manutenzione interna della chiesa, come la ripresa e la

finitura dell’intonaco all’intradosso della volta, “(…) stuccare le mura (della Chiesa) da tutti li bughi, (…) spicconare

e stabilire la volta della navata di mezzo, (…) stabilire simile le volte delle navatelle “ mentre un capitolo a parte è

dedicato proprio alla ”volta della chiesa” per la quale si prevede la ripresa delle numerosissime lesioni ”… murare (…)

di crepaccie, larghe e fonde (…)”.

Ma è da un successivo intervento di manutenzione datato 1824 e firmato dall’architetto Piernicoli che si evince

l’ulteriore peggioramento del comportamento strutturale delle volte afflitte da un gran numero di fratture (crepaccie) di

entità cospicua. L’intervento del 1824 prevede appunto una generale sistemazione della chiesa a partire dalle coperture

per finire alle operazioni di finitura interna e arredo.

I lavori successivi del 1853, eseguiti dopo la manutenzione generale del Piernicoli del 1824, e ai quali ci si è riferiti nel

corso dell’intervento, sono invece limitati alla riparazione dei danni provocati dalla caduta di un fulmine.

Dalla lettura di questo documento emergono alcuni dati:

1)la presenza, ancora nel 1853, della volta in muratura delle navate, data per già demolita dal Krautheimer nel 1798;

2) le murature esterne della zona absidale, in laterizio parzialmente a vista, con ampi lacerti di intonaco ancora presenti,

sembrerebbero essere state intonacate fino alla data del 1853 (“ricciate e fratazzate in tutta la sua superficie esterna”)

ed anche questa finitura grossolana, della quale peraltro restano ampie parti sulle superfici esterne potrebbe essere

caduta per il progressivo degrado ovvero rimossa in momento successivo.


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Vengono illustrati gli interventi di restauro sulle murature absidali della chiesa di Santa Prisca a Roma. Questi interventi rientrano nel campo della manutenzione preventiva, poiché sono stati rivolti a prevenire l’aggravamento di processi di dissesto attualmente progredienti in misura molto lenta e tuttavia costante, mediante scelte progettuali di messa in sicurezza preventiva delle strutture.
Viene fornita una scheda tecnica degli interventi eseguiti sulle superfici architettoniche.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'architettura
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di DIREZIONE E ATTUALITÀ DEL PROGETTO DI RESTAURO e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Seconda Università di Napoli SUN - Unina2 o del prof David Paola Raffaella.

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