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Integrazione europea e

localizzazione geografica

• Le statistiche dell’Ue evidenziano una correlazione negativa

tra il reddito pro-capite e la distanza dal centro in Europa;

regioni “in ritardo di sviluppo” sono tipicamente “regioni

• Le

periferiche”, meno densamente popolate e caratterizzate

dall'addensarsi della popolazione negli agglomerati urbani;

• A seguito dei successivi ampliamenti, la Comunità ha

progressivamente esteso le aree considerate in ritardo ed

accresciuto i propri divari regionali interni (vedi Commissione

UE, Rapporti Coesione, vvaa).

New Economic Geography (NEG)

• La letteratura economica internazionale degli ultimi dieci anni ha

visto la “ripresa dell’interesse per la dimensione spaziale

dell’economia” (Viesti, 2000)

• Questione principale: Perché ed in che modo due aree simili nelle

loro caratteristiche socio-economiche di partenza si evolvono verso

una differenziazione dei loro livelli di sviluppo, fino a divenire i due

estremi di un processo di polarizzazione centro/periferia?

• “Nuova Geografia Economica” nuovo filone di ricerca a partire

dai contributi “storici” nel campo dell’economia internazionale,

dell’economia dello sviluppo, dell’economia regionale, della storia e

della geografia economica

Fenomenologia

• Processi cumulativi: Perroux (1955), Myrdal (1957),

Hirschmann (1958); Krugman (1991)

• Polarizzazione (Nord-Sud);

• Concentrazione geografica in aree “leader” (Es. “hot

banana” europea: Nord-Italia, Ruhr tedesca, Ile de

France, Benelux e Sud-Est britannico);

• Sviluppo “sistemi locali” e nuovi scenari di sviluppo

industriale;

• Sviluppo tecnologico nel campo dei servizi e delle

Information Tecnhologies (ITs), riduzione dei costi di

trasporto e comunicazione, e minore necessità di

“radicamento territoriale” di molte attività economiche;

Teoria Tradizionale vs NEG

Teoria tradizionale (convergenza):

• differenze dotazione fattoriale

• effetto pro-competitivo (concentrazione=caduta profitti)

• gap tecnologico

• istituzioni e pe

• peculiarità geografiche, storiche e culturali

NEG (possibile divergenza):

• “spazio uniforme”

• “economie di agglomerazione”

• “causazione circolare”

• “tendenza alla concentrazione” (dipende dai costi di commercio)

Modello NEG “tradizionale”(2)

(Krugman, 1991)

Risultati:

• Dati AC proporzionalmente più elevati all’avvio

dell’industrializzazione, le imprese scelgono di “localizzarsi” in 1R

indifferentemente (“il caso e la storia”);

• la densità di popolazione dipende infatti esclusivamente dai L

industria che a sua volta dipende dalla localizzazione iniziale

• Concentrazione industria provoca un aumento della D di Lavoro

nella regione industriale

• Mobilità L industria provocherà aumento dell’offerta di di L +

aumento domanda di beni manifatturieri

• Aumento Consumo + Profitti spinge nuove imprese a localizzarsi

nella R ind.le (“causazione circolare”)

RSCO & localizzazione

• Le ipotesi neoclassiche (RSCO + No Costi Trasporto)

rendono plausibile per ogni impresa trovare conveniente

localizzare una porzione di produzione nel giardino di casa di

ogni consumatore (!)

• Senza ipotesi di “economie di scala” (RESCR) la massiccia

concentrazione di capacità produttiva che si osserva su scala

globale non è spiegabile.

RESCR e localizzazione

• Presenza economie di scala, costringe imprese a scegliere

una localizzazione.

• La scelta sarà effettuata tenendo conto dei costi di

produzione e dei costi del commercio

•Le economie di scala sono una forza centripeta, perché

la concentrazione della produzione in un paese ne

farebbe diminuire i costi

costi di trasporto e gli altri costi degli scambi sono una

•I

forza centrifuga, perché possono determinare

investimenti tesi a evitarli

• L’integrazione regionale, riducendo le barriere (e quindi i

costi di commercio) ed allargando il mercato (favorendo le

economie di scala) induce le imprese a concentrarsi nelle

aree ad alto reddito, causando un processo cumulativo di

polarizzazione (divergenza)

Effetti di localizzazione: Conclusioni

• L’integrazione regionale, riducendo i costi di commercio,

favorisce l’agglomerazione (equilibri multipli);

• Mettono in discussione utilità “politica di coesione”

• Enfasi sui collegamenti fra imprese (input-output linkages)

• Ruolo della R&S come meccanismo generatore del processo

di accumulazione

• Self fulfilling Prophecy (decisione di localizzazione determinata

da incertezza)

• Ruolo delle Istituzioni e delle pe

Effetti economico-politici integrazione

• Beni collettivi vs beni privati : la presenza di

interessi a carattere collettivo sposta l’attenzione dal singolo

consumatore agli Stati nazione ed offre una giustificazione teorica

valida alla superiorità dei PTAs rispetto al libero scambio.

Effetto Prisma della “politica

• ”: la max del

benessere collettivo è distorta come max del benessere degli “elettori”

(ad es. policymakers avvertono maggiormente pressione gruppi

industriali che guadagnano dalla protezione rispetto ai consumatori che

non avvertono costi diffusi) .

•Teoria del domino: processo d’integrazione genera

rilevanti “pressioni all’inclusione” favorita dalla minore competitività

delle imprese che operano esternamente all’accordo con interessi

rilevanti nell’area preferenziale. Gli accordi tendono quindi ad ampliarsi

ad “effetto domino” (Baldwin, 1994)

Integrazione monetaria e AVO

Le motivazioni che possono indurre a vincolare la politica monetaria e

quella del cambio possono essere analizzate con riferimento alla teoria

delle Aree Valutarie Ottimali (sviluppata da Mundell, Kenen, McKinnon

negli anni 70)

Definizione AVO: area fortemente integrata in cui le valute dei paesi

membri sono legate tra di loro da cambi fissati irrevocabilmente.

I vantaggi dell’AVO:

• eliminazione incertezze sui cambi

• crescita flussi di commercio ed investimenti intra-area

• sfruttamento economie di scala

• simmetria degli shocks

Gli svantaggi: perdita di libertà nell’utilizzo della politica monetaria e del

cambio per fini di stabilizzazione

Integrazione monetaria e AVO

I

l livello effettivo di integrazione, e quindi i vantaggi dell’AVO dipendono da:

- Interdipendenza economica (grado di apertura commerciale, intensità

degli scambi)

- mobilità dei fattori produttivi, in particolare quella del lavoro. Se limitata

l’appartenenza ad una AVO può avere costi elevati

- simmetria degli shocks

- omogeneità strutturale dei paesi partecipanti

- coordinamento delle politiche economiche (esistenza di meccanismi

redistributivi, politiche di welfare, politiche fiscali anticicliche)

- possibili soluzioni alla eterogeneità degli interessi: accordi limitati tra

paesi (esempio “cooperazione rafforzata” nel trattato di Amsterdam)

- modi di integrazione differenziata: a “geometria variabile”, a “velocità

differenziata”, a “cerchi concentrici”


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Politica Economica Europea del Prof. Umberto Triulzi. Al suo interno sono trattati i seguenti argomenti: il modello di Solow e la sua rappresentazione grafica; la teoria della crescita endogena e le sue componenti fondamentali; la New Economic Geography (NEG) e il caso dell'Unione Europea; integrazione monetaria e Aree Valutarie Ottimali (AVO).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Triulzi Umberto.

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