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La prima giurisprudenza della Corte costituzionale

Prima della riforma costituzionale del 2001, in una fase iniziale la Corte

costituzionale aveva espresso chiusura rispetto alle istanze regionali in

materia di comunicazione. Ciò è evidente nelle seguenti sentenze:

• n. 46/1961 (sulla legittimità di una legge della provincia di Bolzano che attribuiva

ad essa competenze di programmazione e vigilanza sulle trasmissioni delle stazioni

radiofoniche locali RAI a fini di tutela delle minoranze di lingua tedesca);

• n. 94/1977 (sulla legittimità di alcun articoli di una legge della Regione siciliana

che conferivano ad essa la possibilità di emanare norme in materia di imprese

giornalistiche);

• n. 118/1981 (sulla legittimità di una legge del Friuli Venezia Giulia riguardante

interventi regionali per il potenziamento e la massima diffusione del servizio

pubblico radiotelevisivo);

• n. 206/1985 (conflitto di attribuzione fra Stato e Provincia di Bolzano circa alcuni

decreti ministeriali in tema di trasmissioni locali in lingua tedesca e ladina);

• n. 207/1985 (giudizio legittimità del d. l. n. 807/1984 promosso dalla Provincia di

Bolzano). La sentenza n. 46/1961

«le competenze normative attribuite alle Regioni o Province autonome sono

da contenere entro i limiti risultanti dalla specificazione delle singole

materie elencate negli Statuti,[...], e non se ne può consentire l'estensione a

rapporti non rientranti nelle medesime».

«... l'art. 21 non risulta violato per effetto della riserva a favore dello Stato,

stabilita per i servizi radiotelevisivi dalle leggi vigenti e dalla conseguente

possibilità di farne oggetto di concessione in esclusiva, e ciò nella

considerazione che il diritto di cui all'art. 21 non implica sempre e

necessariamente la pretesa alla disponibilità del mezzo di diffusione del

pensiero ... ».

«... anzi, [...] l'accordare allo Stato la esclusività del medesimo, lungi dal

contrastare alle esigenze che l'art. 21 ha voluto tutelare, ne rende più agevole

la soddisfazione, dato che lo Stato, per la posizione in cui istituzionalmente

si trova, può meglio che ogni altro soggetto assicurare l'accesso di tutti gli

interessati, in condizione di obiettività e di imparzialità, al detto mezzo di

comunicazione». La sentenza n. 94/1977

«... per quanto l'interesse pubblico all'informazione possa variamente

articolarsi e diversificarsi territorialmente, in relazione a certi tipi di

notizie e commenti, é comunque da escludere in materia una prevalenza

dell'interesse regionale, inteso nel senso cui si é testé accennato, che possa

giustificare interventi legislativi della Regione, non importa se integrativi

o suppletivi rispetto alla legislazione statale».

«Ulteriore argomento, che induce a ritenere riservata allo Stato la

legislazione in materia, si trae considerando la particolare delicatezza della

stessa, nella quale confluiscono esigenze diverse, (che, al limite,

potrebbero anche essere tra loro contrastanti) che sempre devono essere

rapportate al fondamentale principio di libertà di manifestazione del

pensiero ...» La sentenza n. 118/1981

«La questione non è fondata. [...] la legge impugnata non incide sulla

materia del servizio pubblico radiotelevisivo (la cui riserva allo Stato non

è minimamente posta in discussione dalla Regione), restando, invece,

circoscritta, nel suo oggetto, al più ristretto e specifico settore dei "lavori

pubblici"». La sentenza n. 207/1985

La questione è dichiarata non fondata perché «... alla Provincia non spetta,

sulla base delle norme statutarie e di attuazione da essa invocate, quella

competenza generale ed esclusiva, che essa rivendica in materia di

servizio pubblico radiotelevisivo» - come già evidenziato nella sentenza

206/1985 – e pertanto le norme del decreto legge impugnato non possono

ledere alcuna competenza provinciale.

La successiva giurisprudenza della Corte costituzionale

Negli anni successivi, la giurisprudenza della Corte mostra un parziale

mutamento di indirizzo. Ciò è evidente nelle seguenti sentenze:

• n. 348/1990 (legittimità costituzionale di alcuni articoli di una legge della

Regione Piemonte avente per oggetto Interventi per l'informazione locale);

• n. 21/1991 (giudizi di legittimità costituzionale degli artt. 3 e 4 della legge

223/1990, promossi dalle Province autonome di Bolzano e di Trento);

• n. 6/1993 (conflitto di attribuzione sollevato dalle province autonome di Trento

e Bolzano relativamente al piano nazionale di assegnazione delle frequenze

radiotelevisive);

• n. 29/1996 (giudizio di legittimità di una legge della Provincia autonoma di

Bolzano recante norme e provvidenze in materia di radiodiffusione).

La sentenza n. 348/1990

La questione non è fondata perché «l'informazione attuata attraverso i mezzi di

comunicazione di massa (si tratti di stampa o di radiotelevisione) è attività che – per

il fatto di collegarsi, nel nostro sistema, all'esercizio di una libertà fondamentale

(quale quella di espressione del pensiero) ed alla presenza di un valore essenziale

per la democrazia (quale quello del pluralismo) – non può essere collocata sullo

stesso piano delle materie elencate nell'art. 117 Cost.

L'informazione, nei suoi risvolti attivi e passivi (libertà di informare e diritto ad

essere informati) esprime, infatti – al di là delle singole sfere di attribuzioni

rispettivamente assegnate allo Stato ed alle Regioni – una condizione preliminare

(o, se vogliamo, un presupposto insopprimibile) per l'attuazione ad ogni livello,

centrale o locale, della forma propria dello Stato democratico.

Nell'ambito di tale forma, qualsivoglia soggetto od organo rappresentativo investito

di competenze di natura politica non può, di conseguenza, pur nel rispetto dei limiti

connessi alle proprie attribuzioni, risultare estraneo all'impiego dei mezzi di

comunicazione di massa». La sentenza n. 21/1991

«Il nucleo essenziale delle censure qui esaminate sta nella denunciata compressione

di competenze esclusive delle Province autonome derivante dalla prevista

elaborazione del piano di assegnazione delle radiofrequenze», che avrebbe invece

dovuto attuarsi mediante lo strumento giuridico dell’intesa fra Stato e Regioni.

La Corte ha quindi dichiarato illegittima la mancata previsione normativa della

necessità dell’intesa. Tuttavia ha precisato:

«E’ evidente che una simile disciplina [cioè quella del piano nazionale di

assegnazione delle frequenze] è pervasa da una forte caratterizzazione unitaria,

connessa all'attuazione del valore costituzionale di una pubblica informazione la più

estesa possibile e la più aperta al pluralismo delle fonti nell'intero territorio

nazionale, attuazione considerata quale contenuto di un interesse stringente e

impellente, in quanto essa condiziona l'effettività dello stesso principio

democratico». La sentenza n. 6/1993

Le Province autonome di Trento e Bolzano lamentavano che il piano nazionale di

assegnazione delle frequenze fosse stato approvato senza la necessaria intesa, ma

acquisendo il semplice parere.

La questione è stata dichiarata fondata, anche sulla base della precedente sentenza

n. 21/1991. La sentenza n. 29/1996

Le disposizioni impugnate prevedevano la possibilità di contributi da parte della

Provincia a favore di emittenti radiofoniche e televisive locali per spese di

produzione relative a trasmissioni di particolare valore riguardanti specifici

problemi dell'Alto Adige ovvero per spese connesse all'acquisizione di notizie da

un'agenzia di stampa di lingua tedesca o ladina.

La questione è stata giudicata non fondata perché le norme costituzionali non

escludono interventi regionali in materia per le stesse motivazioni già espresse nella

sentenza n. 349/1990.

La riforma del titolo V della Costituzione (legge costituzionale

n. 3/2001)

Fra le materie di competenza concorrente fra Stato e Regioni (art.

117 Cost., comma 3) figura l’«ordinamento della

comunicazione».

Ciò significa che alle Regioni spetta la potestà legislativa, salvo

che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata allo

Stato.

Però lo Stato ha competenza legislativa esclusiva relativamente

alla «determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni

concernenti i diritti civili e sociali, che devono essere garantiti in

tutto il territorio nazionale» (art. 117 Cost., comma 2, lettera m) e

alla «tutela della concorrenza» (art. 117 Cost., comma 2, lettera

e).


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questo appunto fa riferimento al corso di Diritto pubblico e dell'informazione tenuto dalla Prof.ssa Allegri. Qui di seguito gli argomenti trattati: il T.U. sulla radiotelevisione: art. 12 (competenze delle Regioni); il T.U. sulla radiotelevisione: art. 46 (compiti di pubblico servizio in ambito regionale e provinciale); le emittenti locali; la normativa antitrust a livello locale; i network locali; il finanziamento pubblico all’emittenza locale; i Corecom.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecnologie della comunicazione (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di DIRITTO PUBBLICO E DELL’INFORMAZIONE e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Allegri Maria Romana.

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