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socializzata

Il meta-

-

Gramsci:

: la cultura

meta Gramsci

“Creare una nuova cultura non

significa solo fare individualmente delle

scoperte originali, significa anche e

specialmente diffondere criticamente

delle verità già scoperte, socializzarle

per così dire e pertanto farle diventare

base di azioni vitali” Quaderni del carcere

A. Gramsci, (11), p. 1377

Gramsci e il ruolo degli intellettuali

“In Italia gli intellettuali sono lontani dal popolo,

cioè dalla nazione e sono legati ad una

tradizione di casta”

Quaderni del carcere

A. Gramsci, (3), p. 343

“Gli intellettuali non escono dal popolo,

non si sentono legati ad esso, non ne

conoscono e non ne sentono i bisogni,

le aspirazioni”

Quaderni del carcere

A. Gramsci, (21), p. 2117

“Tale questione si è posta sin dalla fondazione dello

stato italiano”

Quaderni del carcere

A. Gramsci, (3), p. 344

Gramsci e il ruolo degli intellettuali

“Il rapporto tra gli intellettuali e il mondo della produzione non è immediato,

come avviene per i gruppi sociali fondamentali, ma è mediato, in diverso

grado, da tutto il tessuto sociale, dal complesso delle superstrutture, di cui

appunto gli intellettuali sono i funzionari”

Quaderni del carcere

A. Gramsci, (12), p. 1518

Gli intellettuali percepiscono la letteratura come una professione a sé, che

dovrebbe rendere anche quando non si produce nulla

Questo modo di pensare è legato al mecenatismo delle corti, male interpretato

in realtà, perché i grandi letterati del Rinascimento, oltre a scrivere,

svolgevano attività di tipo lavorativo

“La funzione intellettuale non può essere staccata dal lavoro produttivo

generale neanche per gli artisti”

Quaderni del carcere

A. Gramsci, (6), p. 708

Gramsci e il ruolo degli intellettuali

“Non c’è attività umana da cui si possa escludere

ogni intervento intellettuale, non si può separare

l’homo faber dall’homo sapiens”

Quaderni del carcere

A. Gramsci, (12), p. 1550

Gramsci ipotizza una particolare geografia della classe

intellettuale: curiale

nel mezzogiorno domina ancora il tipo del che pone

a contatto la massa contadina con quella dei proprietari

fondiari e con l’apparato statale

tecnico d’officina

nel nord domina il tipo del che serve da

collegamento tra la massa operaia e la classe capitalistica

Gramsci e la letteratura nazional-

-

popolare

nazional

La letteratura italiana non è nazionale proprio perchè

non è popolare

Ci vuole un contenuto umano e morale che sia l’espressione

elaborata e compiuta delle aspirazioni del pubblico

, Quaderni del carcere

A. Gramsci (1), p. 86

Il valore “artisticamente” popolare di un’opera d’arte è

dato dall’adesione:

alla moralità, alla cultura, ai sentimenti nazionali del suo

contenuto morale, culturale, sentimentale

Gramsci e la letteratura nazional-

-

popolare

nazional

Fattori di disturbo

1. Persistenza di concetti estetici di origine crociana:

moralismo” dell’arte

“contenuto estrinseco” dell’arte

2. Mancata esistenza di “romanzi d’appendice” e di

letteratura per l’infanzia

romanzi d’avventura

romanzi scientifici

romanzi polizieschi Elio Vittorini ,

americano

l ’

“L’errore principale è di ritenere il Politecnico

comunista per il fatto di essere diretto da un comunista.

Il nostro lavoro non può certo ignorare il marxismo, perché

nessun lavoro culturale può ignorarlo […] il piano su cui

si svolge non può, perciò, essere marxista, o può essere

marxista solo nella misura e nel modo in cui il marxismo

è positivo anche per i non marxisti, come accade che il

cristianesimo sia positivo anche per chi non crede in Cristo”

E. Vittorini, “Politica e cultura”,

Il Politecnico

in (31-32), luglio-agosto 1946

un intellettuale americano”

americano

Vittorini,

,

Vittorini

Nel 1929

inizia a collaborare alla rivista "Solaria" e pubblica sull'"Italia Letteraria"

Scarico di coscienza

un articolo, , in cui accusa la letteratura italiana di

provincialismo

Nel 1939

riceve da Bompiani un incarico editoriale e si trasferisce a Milano dove

dirige la collana "La Corona“. Diviene curatore dell'antologia di scrittori

Americana

statunitensi che, sempre a causa della censura fascista, viene

pubblicata solamente nel 1942 e con tutte le note dell'autore soppresse

(l'edizione integrale viene pubblicata solamente nel 1968).

Nel 1945

diviene direttore, per un certo periodo, dell'edizione milanese

Uomini e no

dell'"Unità", pubblica presso Bompiani il romanzo e fonda la

rivista di cultura contemporanea "Il Politecnico".

Il Politecnico

Il Politecnico si ispira alla rivista omonima fondata e

diretta un secolo prima da Carlo Cattaneo

Il termine Politecnico sta ad indicare l’interesse per tutte

le tecniche sottintendendo che sia tecnica ogni attività culturale

quando si presenti come ricerca della verità e non come

predicazione di una verità. Noi cerchiamo di riportare le varie

tecniche ai concreti motivi umani da cui hanno avuto origine

[…] in modo che il problema posto da un chimico, non interessi

soltanto chi si occupa dell’argomento, ma interessi anche

chi si occupa di teatro e viceversa.

La parola Politecnico ha inoltre il significato di un invito ad

uscire dai compartimenti stagni dei singoli tecnicismi.

E. Vittorini in Il Politecnico (2), 6 ottobre 1945

Il Politecnico e il Pci

Pci Politecnico

contro

(in particolare Togliatti) Simpatia nei confronti

Intellettuali e politici del partito delle avanguardie

si opponevano ad un tipo di europee e americane e

cultura che si occupava del della filosofia

personale, della vita privata razionalista moderna,

interiore, di fantasia e non del in opposizione al

sociale. realismo storico.

Il Politecnico e il Pci

La polemica in realtà è nata da una nota di Mario Alicata, che

attaccava il linguaggio del “Politecnico” in particolare per la

Per chi suona la campana Dieci

di Hemingway e i

pubblicazione di

giorni che sconvolsero il mondo di John Reed.

In che misura è viva e moderna una letteratura

che ha, fra gli altri come portabandiera, uno

Hemingway?

Ci può essere un’arte “umana”, che non abbia

come obiettivo una conquista di verità? E che

bisogno abbiamo noi, oggi, di un’arte che non sia

“umana”, cioè non aiuti gli uomini in una lotta

conseguente per la giustizia e per la libertà?

, La corrente “Politecnico”

M. Alicata ,

in Rinascita, 1946, pp. 5-6.

Il Politecnico e il Pci

Molto più vicino al cuore della questione

andava Togliatti rigettando la vittoriniana

identificazione della politica con la cronaca

e della cultura con la storia.

“A parte il fatto che qualcuno di noi possa

anche come uomo di cultura essere

interessato alle cose, tu non vorrai negare

che proprio come uomini politici essa può

e deve starci a cuore.”

P. Togliatti,

lettera riportata da Vittorini su “Il Politecnico”,

settembre/dicembre 1946.

il pensiero

p

ensiero di Vittorini

Il Politecnico:

La politica:

è parte della cultura;

è cultura diventata azione. La cultura:

ha sempre un valore anche politico

nella misura in cui diviene azione

La politica, se volesse dirigere la cultura,

non farebbe che tentare di chiuderla nella

parte già trovata della verità.

una nuova cultura

Il Politecnico:

La cultura ha predicato, ha insegnato, ha elaborato principi e valori, ha

ma non si è identificata con

scoperto continenti e costruito macchine,

la società, non ha governato con la società, non ha condotto eserciti

per la società. consolatori,

La cultura non è società perché i suoi principi sono soltanto

perché non sono tempestivamente rinnovatori ed efficacemente

attuali, viventi con la società stessa come la società stessa vive.

Occuparsi del pane e del lavoro è ancora occuparsi dell’anima. Mentre

non volere occuparsi che dell’anima lasciando a Cesare di occuparsi

come gli fa comodo del pane e del lavoro, è limitarsi ad avere una

funzione intellettuale, e dar modo a Cesare di avere una funzione di

dominio sull’anima dell’uomo.

E. Vittorini, “Una nuova cultura”, in Il Politecnico (1), 29 settembre 1945

La polemica “

Politecnico”

Politecnico

La polemica tra Elio Vittorini, direttore di “Politecnico”,

e Palmiro Togliatti, troppe volte citata per denunciare il

veto posto dai politici all’”autonomia della cultura”, vuol

dire in realtà qualcosa di molto peggio, cioè che i politici

declinarono le offerte della cultura e la lasciarono

libera di continuare i suoi esercizi dove e come

meglio credesse. A cambiare il mondo avrebbero

pensato loro, anche se la cosa non appariva né facile né

rapida. Fu così che la cultura venne restituita alla sua

splendida separatezza.” Peripezie italiane di politica e cultura,

G. Bollati,

L’Italiano. Il carattere nazionale come storia e come invenzione,

in Einaudi, Torino 1983, p. 199

Adriano Olivetti:

l’imprenditore rosso

l ’ imprenditore rosso

Adriano Olivetti:

:

Olivetti L'ordine politico delle Comunità

Nel 1945, Olivetti pubblica ,

ritenuto il fondamento teorico per una idea federalista

comunità

dello Stato basata sulle : unità territoriali

omogenee da un punto di vista culturale e autonome

sul piano economico. Movimento

Nel 1948, fonda a Torino il "

Comunità

“ (unione dell'ala socialista

con quella liberale), anticipando quella prospettiva

progressista che diventerà realtà con il primo governo di

centro-sinistra.

Olivetti e il Movimento Comunità

à

Comunit

Negli anni ‘50, Ivrea sotto l'impulso dei

successi della Olivetti e dei suoi ideali

comunitari, raggruppa una quantità

straordinaria di intellettuali che opera

Movimento

(chi in azienda chi dentro il

Comunità

) all’interno di differenti campi

disciplinari, perseguendo quel progetto

di vittoriniana memoria di sintesi tra la

cultura tecnico-scientifica e la cultura

umanistica

Olivetti e l’elettronica

Nel campo dell’elettronica, ove soltanto le più

grandi fabbriche americane hanno da anni la

precedenza, lavoriamo metodicamente da quattro

anni dedicandoci a un ramo nuovo. Una nuova

sezione di ricerca potrà sorgere nei prossimi anni

per sviluppare gli aspetti scientifici dell’elettronica,

poiché questa rapidamente condiziona nel bene e

nel male l’ansia di progresso della civiltà di oggi.

Noi non potremo essere assenti da questo

settore per molti aspetti decisivo” [1955]

Città dell’uomo

A. Olivetti, , Comunità, Milano 2001 [1960], p. 106

un’

le fasi di un intesa

Olivetti e l’

’ elettronica:

l

1952

Olivetti istituisce un osservatorio a New Canaan,

Connecticut, al fine di seguire da vicino,

con un gruppo di giovani tecnici, gli

sviluppi negli Stati Uniti del calcolo

elettronico

1954

Accordo con l’Università di Pisa per

costruire un calcolatore elettronico

1955

Apertura di un proprio laboratorio di

ricerche elettroniche a Barbaricina, vicino Pisa

un’

le fasi di un intesa

Olivetti e l’

’ elettronica:

l

Nel 1959,

dal laboratorio di Borgolombardo esce l’Elea 9003, il primo

calcolatore elettronico interamente progettato e costruito in Italia

Con la Elea la Olivetti si inserisce autorevolmente nella mezza dozzina

mainframes

di produttori di che si spartisce il mercato mondiale

La Elea viene acquistata da una azienda del ramo tessile, la Marzotto

di Valdagno, seguita dal Monte dei Paschi di Siena, la Fiat, la Cogne

Nel 1961,

lancia un modello più leggero e di minor costo, il 6001, concepito

per le esigenze delle piccole e medie aziende

L. Gallino, La scomparsa dell’Italia industriale, Einaudi, Torino 2003

Adriano Olivetti e il “

caso italiano”

italiano

Differenza tra il caso italiano e quello americano

L’Ibm riceve cospicue e mirate commesse

dell’amministrazione federale Usa

Il ministro del tesoro italiano installa una Elea 9003 subito

dopo la sua comparsa sul mercato

“Non si trattava di un acquisto, ma di un dono

di Adriano Olivetti” (sic)

L. Gallino, La scomparsa dell’Italia industriale, Einaudi, Torino 2003

Olivetti e i diritti dei lavoratori

Negli anni ’50, in Italia diverse aziende operano strategie di

licenziamento “preventivo” di tipo politico

Tale misure colpiscono coloro che rivelano la

propria appartenenza comunista o condividono

i valori comunisti

Sino all’entrata in vigore dello Statuto dei diritti

dei lavoratori (1970), i licenziamenti politici per

rappresaglia sono stati non meno di 40.000

L’ambasciatore americano Clare Boothe Luce

ancora nel 1954 preme nei confronti di Vittorio Valletta per un

inasprimento dell’azione anti-comunista alla Fiat, minacciando il ritiro

di commesse e aiuti americani”

G. Crainz, Storia del miracolo italiano, Donzelli, Roma 2005, p. 39

Olivetti e i diritti dei lavoratori

“In questa fabbrica, in questi anni, non abbiamo mai chiesto a nessuno

a quale fede religiosa credesse, in quale partito militasse”

A. Olivetti, Città dell’uomo, Comunità, Milano 2001 [1960], p. 177

“Quando uno proprio non ce la faceva più per i ritmi troppo veloci, si

imbarcava […] Imbarcarsi vuol dire, in catena di montaggio, perdere il

tuo posto di lavoro e andare sempre più avanti sulla linea in movimento

dietro ai pezzi su cui devi lavorare. Vuol dire che pianti un casino tale

che gli altri non riescono più a lavorare […]. Quando però si arrivava

all’esasperazione, succedeva che la maggior parte piangevano. Ho visto

gli operai piangere, battere la testa e i pugni, buttarsi per terra, proprio

crisi isteriche” Da Valletta a piazza Statuto, intervista a Luciano Parlanti,

in “Primo Maggio”, inverno 1977-78

L’impoliticità di Olivetti sta proprio nel

“rifiuto di fare i conti con tutto quello che si opponeva, o non era ancora

parte dell’epoca nuova” G. Berta, Le idee al potere, Milano 1980, p. 8

Olivetti e la fabbrica a misura d’

’ uomo

d

La fabbrica pensata da Olivetti è improntata sull’uomo

reale, lontano dall’uomo disumanizzato della catena

di montaggio

Vengono abbandonate le linee

di montaggio a favore della

realizzazione di “isole”:

nelle quali un gruppo di operai specializzati è in grado di

montare, controllare e riparare un prodotto finito o una

parte completa di esso

Olivetti e la fabbrica a misura d’

’ uomo

d

La fabbrica viene anche dotata di diverse strutture ricreative

e assistenziali: biblioteche, mense, ambulatori medici, asili

nido

L’idea di Olivetti è che l’incremento della produttività sia legato

alla motivazione personale del lavoratore e alla

partecipazione degli operai alla vita dell’azienda.

Il modello Olivetti vede la produttività crescere, in poco più di un

decennio, del 500% e il volume delle vendite del 1300%

Enrico Mattei:

il nuovo manager

il nuovo manager

Enrico Mattei:

Mattei

:

Mattei è il simbolo di una nuova classe dirigente capace di

fare uscire il capitalismo italiano dalla crisi e di trasformarlo,

modernizzarlo

Mattei looks like a Civil Servant, which

he is, and acts like a big businessman,

which he was never meant to be. One of

his many achievements has been to show

that a State concern can be as

prosperous and aggressive as private industry” The Observer,

Enrico Mattei: new-style oilman

, 14

maggio 1961, p. 12

il nuovo manager

Enrico Mattei:

:

Mattei

Nel 1945,

si insedia all’Agip

Nel 1948,

Mattei ha il suo primo successo: a Ripalta,

nel cremasco, viene scoperto un giacimento

di gas naturale. Un inconsueto risultato per

un ente che ufficialmente

stava per essere venduto

il nuovo manager

Enrico Mattei:

Mattei

:

Dal 1953,

Mattei si prepara ad assumere il ruolo di

responsabile nazionale delle politiche energetiche,

governando il neonato organismo (Eni) prima

da presidente, poi anche da direttore generale

1956 Il Giorno

L’Eni è dietro il quotidiano

Fine ’50 – inizi ‘60

Entra in conflitto con le

famose “sette sorelle”

petrolifere

La modernizzazione industriale in Italia

1953

Nascita dell’Eni cui è affidato lo

sfruttamento dei giacimenti di metano

da poco scoperti nella valle del Po

Investimento di trecento miliardi della

Fiat per la costruzione del nuovo

stabilimento di Mirafiori

Approvazione della legge per lo

sviluppo del credito industriale

nell’Italia meridionale e insulare

Storia del miracolo italiano

G. Crainz, , Donzelli, Roma 2005, pp. 117-118

manager

Il Mattei

Forte opposizione dei petrolieri

americani, specialmente da parte della

Gulf Oil Company che mira alla Sicilia e

della Standard Oil che spera di fare

investimenti nell’Italia centrale e

settentrionale. Le mosse di Mattei

consentono all’Eni di

garantirsi, mediante la

legge del 1956 che limita

la partecipazione delle

compagnie straniere, il

controllo del mercato

italiano

manager

Il Mattei

Nel 1957, Mattei stipula un accordo l’Iran per

la creazione della Sirip

(Società italo iraniana dei petroli)

Un accordo eccezionale

:

l’Italia anticipa le spese e i proventi

non saranno più divisi secondo la

formula 50-50 dei petrolieri

americani, ma nella proporzione

del 75 a 25:

in quanto stato sovrano, l’Iran

riscuote il 50% tradizionale e, in

quanto associato, gli tocca

ancora la metà del rimanente, cioè il 25%

manager

Il Mattei

Questo nuovo tipo di rapporti apre l’epoca

del neocolonialismo che sostituisce ai

rapporti di dominio rapporti di egemonia.

Mattei d’altra parte seguirà questa stessa

politica nei confronti di un certo numero di altri

paesi: il Marocco, il Sudan, la Libia […] penserà

anche all’Algeria.” R. Romano, C. Vivanti (a cura di),

Enrico Mattei e il nuovo tipo dell’italiano

, in “Storia d’Italia (8).

Dall’Unità ad oggi”, Einaudi, Torino 2005, p. 787

manager

Il Mattei

All’inizio degli anni ’60,

Mattei indirizza la propria attività

verso l’Urss, in quanto vittima di

un certo boicottaggio da parte

delle grandi compagnie petrolifere.

L’accordo con l’Urss irrita la Esso e

la Royal Dutch.

In Italia, Mattei ha già abbassato i

prezzi del petrolio e le compagnie

private hanno dovuto allinearsi

manager

Il Mattei

Nella costruzione del metanodotto L’vov-Trieste,

la partecipazione dell’Eni consiste in un prestito

considerevole alla Russia di circa 130-150 miliardi di lire

(il prestito Fiat è di 228 miliardi, Olivetti 30-40 miliardi).

Ciò rappresenta una novità rispetto a quello che era stata,

fino ad allora, la politica economica italiana:

non più esportazione della forza-lavoro o dei modelli

politici, ma l’esportazione dei capitali

Il Giorno

Mattei e l’

esperienza de

l

Il Giorno esce in edicola la prima volta il 21 aprile 1956

(per almeno tre anni non è nota la sua

appartenenza all’Eni)

La sua posizione riflette le strategie dell’Eni

sganciamento dal centrismo in politica

interna;

sganciamento dalla dipendenza dagli Usa

in politica estera;

attenzione alla società, al paese reale;

impostazione progressista

Storia del miracolo italiano

G. Crainz, , Donzelli, Roma 2005, p. 150

Il Giorno

Mattei e l’

esperienza de

l

“Abbiamo sul tavolo migliaia di lettere, molti

dicono press’a poco così: aiutateci ad uscire

dalla situazione presente, che è di paura e di

mezze verità. L’italiano medio ogni mattina

quando esce di casa non sa bene cosa potrà

capitargli come cittadino. Un sopruso nuovo[…]

Egli sa che nessuno lo protegge. Lo stato, la

legge, il diritto non hanno senso quando

ubbidiscono, come spesso in Italia, ad altre

istanze.”

Situazione. Quella degli italiani

G. Baldacci, , in “Il Giorno”, 27 aprile 1956

Il Giorno

Mattei e l’

esperienza de

l

I punti di forza del nuovo quotidiano sono:

le inchieste e i servizi in “presa diretta” sulle

trasformazioni del paese

Innovazioni nei contenuti e nella forma:

prima pagina “a vetrina”;

novità nella titolazione;

inserto in rotocalco con servizi fotografici;

ampio spazio a fumetti e giochi

Il Giorno

Mattei e l’

esperienza de

l

Altrettanto importante è la pagina culturale, curata

da Paolo Murialdi

Il 4 novembre 1960 prende avvio un’iniziativa

Cento libri in ogni casa:

rilevante, Citati, Garboli e

La biblioteca che la scuola

Manganelli propongono “

non vi ha suggerito”

Cento schede presentano ai lettori altrettanti grandi

libri degli ultimi due secoli: romanzi, opere di teatro,

poesia, saggi Storia del miracolo italiano

G. Crainz, , Donzelli, Roma 2005, p. 151

Ennio Flaiano,

,

Flaiano

un moralista laico

un moralista laico

Flaiano:

:

Flaiano Oggi

Negli anni ‘30 inizia a collaborare con le riviste e

Il Mondo

Nel 1947 vince il premio Strega con

Tempo di uccidere

Sviluppa una formazione di impronta

liberale non solo in antitesi col fascismo,

ma anche in aperta polemica sia col PCI

che con la DC subito dopo la guerra.

Fino all’inizio degli anni ’70 collaborerà

attivamente con il mondo cinematografico (Fellini,

Antonioni, Monicelli)


PAGINE

97

PESO

4.40 MB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa lezione fa riferimento al corso di Industria culturale e media studies tenuto dai Prof. Morcellini e Leonzi. A partire da una definizione dei quattro livelli del rapporto intellettuali-industria culturale, vengono analizzate alcune personalità laiche dal fascismo (Gramsci e Vittorini), fino ad arrivare ai giorni nostri(Saviano e il caso Gomorra).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecnologie della comunicazione (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di INDUSTRIA CULTURALE E MEDIA STUDIES - LABORATORIO DI ANALISI DEI PRODOTTI CULTURALI e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Morcellini Mario.

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