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Il Politecnico

Il Politecnico si ispira alla rivista omonima fondata e

diretta un secolo prima da Carlo Cattaneo

Il termine Politecnico sta ad indicare l’interesse per tutte

le tecniche sottintendendo che sia tecnica ogni attività culturale

quando si presenti come ricerca della verità e non come

predicazione di una verità. Noi cerchiamo di riportare le varie

tecniche ai concreti motivi umani da cui hanno avuto origine

[…] in modo che il problema posto da un chimico, non interessi

soltanto chi si occupa dell’argomento, ma interessi anche

chi si occupa di teatro e viceversa.

La parola Politecnico ha inoltre il significato di un invito ad

uscire dai compartimenti stagni dei singoli tecnicismi.

E. Vittorini in Il Politecnico (2), 6 ottobre 1945

Il Politecnico e il Pci

Pci Politecnico

contro

(in particolare Togliatti) Simpatia nei confronti

Intellettuali e politici del partito delle avanguardie

si opponevano ad un tipo di europee e americane e

cultura che si occupava del della filosofia

personale, della vita privata razionalista moderna,

interiore, di fantasia e non del in opposizione al

sociale. realismo storico.

Il Politecnico e il Pci

La polemica in realtà è nata da una nota di Mario Alicata, che

attaccava il linguaggio del “Politecnico” in particolare per la

Per chi suona la campana Dieci

di Hemingway e i

pubblicazione di

giorni che sconvolsero il mondo di John Reed.

In che misura è viva e moderna una letteratura

che ha, fra gli altri come portabandiera, uno

Hemingway?

Ci può essere un’arte “umana”, che non abbia

come obiettivo una conquista di verità? E che

bisogno abbiamo noi, oggi, di un’arte che non sia

“umana”, cioè non aiuti gli uomini in una lotta

conseguente per la giustizia e per la libertà?

, La corrente “Politecnico”

M. Alicata ,

in Rinascita, 1946, pp. 5-6.

Il Politecnico e il Pci

Molto più vicino al cuore della questione

andava Togliatti rigettando la vittoriniana

identificazione della politica con la cronaca

e della cultura con la storia.

“A parte il fatto che qualcuno di noi possa

anche come uomo di cultura essere

interessato alle cose, tu non vorrai negare

che proprio come uomini politici essa può

e deve starci a cuore.”

P. Togliatti,

lettera riportata da Vittorini su “Il Politecnico”,

settembre/dicembre 1946.

il pensiero

p

ensiero di Vittorini

Il Politecnico:

La politica:

è parte della cultura;

è cultura diventata azione. La cultura:

ha sempre un valore anche politico

nella misura in cui diviene azione

La politica, se volesse dirigere la cultura,

non farebbe che tentare di chiuderla nella

parte già trovata della verità.

una nuova cultura

Il Politecnico:

La cultura ha predicato, ha insegnato, ha elaborato principi e valori, ha

ma non si è identificata con

scoperto continenti e costruito macchine,

la società, non ha governato con la società, non ha condotto eserciti

per la società. consolatori,

La cultura non è società perché i suoi principi sono soltanto

perché non sono tempestivamente rinnovatori ed efficacemente

attuali, viventi con la società stessa come la società stessa vive.

Occuparsi del pane e del lavoro è ancora occuparsi dell’anima. Mentre

non volere occuparsi che dell’anima lasciando a Cesare di occuparsi

come gli fa comodo del pane e del lavoro, è limitarsi ad avere una

funzione intellettuale, e dar modo a Cesare di avere una funzione di

dominio sull’anima dell’uomo.

E. Vittorini, “Una nuova cultura”, in Il Politecnico (1), 29 settembre 1945

La polemica “

Politecnico”

Politecnico

La polemica tra Elio Vittorini, direttore di “Politecnico”,

e Palmiro Togliatti, troppe volte citata per denunciare il

veto posto dai politici all’”autonomia della cultura”, vuol

dire in realtà qualcosa di molto peggio, cioè che i politici

declinarono le offerte della cultura e la lasciarono

libera di continuare i suoi esercizi dove e come

meglio credesse. A cambiare il mondo avrebbero

pensato loro, anche se la cosa non appariva né facile né

rapida. Fu così che la cultura venne restituita alla sua

splendida separatezza.” Peripezie italiane di politica e cultura,

G. Bollati,

L’Italiano. Il carattere nazionale come storia e come invenzione,

in Einaudi, Torino 1983, p. 199

Adriano Olivetti:

l’imprenditore rosso

l ’ imprenditore rosso

Adriano Olivetti:

:

Olivetti L'ordine politico delle Comunità

Nel 1945, Olivetti pubblica ,

ritenuto il fondamento teorico per una idea federalista

comunità

dello Stato basata sulle : unità territoriali

omogenee da un punto di vista culturale e autonome

sul piano economico. Movimento

Nel 1948, fonda a Torino il "

Comunità

“ (unione dell'ala socialista

con quella liberale), anticipando quella prospettiva

progressista che diventerà realtà con il primo governo di

centro-sinistra.

Olivetti e il Movimento Comunità

à

Comunit

Negli anni ‘50, Ivrea sotto l'impulso dei

successi della Olivetti e dei suoi ideali

comunitari, raggruppa una quantità

straordinaria di intellettuali che opera

Movimento

(chi in azienda chi dentro il

Comunità

) all’interno di differenti campi

disciplinari, perseguendo quel progetto

di vittoriniana memoria di sintesi tra la

cultura tecnico-scientifica e la cultura

umanistica

Olivetti e l’elettronica

Nel campo dell’elettronica, ove soltanto le più

grandi fabbriche americane hanno da anni la

precedenza, lavoriamo metodicamente da quattro

anni dedicandoci a un ramo nuovo. Una nuova

sezione di ricerca potrà sorgere nei prossimi anni

per sviluppare gli aspetti scientifici dell’elettronica,

poiché questa rapidamente condiziona nel bene e

nel male l’ansia di progresso della civiltà di oggi.

Noi non potremo essere assenti da questo

settore per molti aspetti decisivo” [1955]

Città dell’uomo

A. Olivetti, , Comunità, Milano 2001 [1960], p. 106

un’

le fasi di un intesa

Olivetti e l’

’ elettronica:

l

1952

Olivetti istituisce un osservatorio a New Canaan,

Connecticut, al fine di seguire da vicino,

con un gruppo di giovani tecnici, gli

sviluppi negli Stati Uniti del calcolo

elettronico

1954

Accordo con l’Università di Pisa per

costruire un calcolatore elettronico

1955

Apertura di un proprio laboratorio di

ricerche elettroniche a Barbaricina, vicino Pisa

un’

le fasi di un intesa

Olivetti e l’

’ elettronica:

l

Nel 1959,

dal laboratorio di Borgolombardo esce l’Elea 9003, il primo

calcolatore elettronico interamente progettato e costruito in Italia

Con la Elea la Olivetti si inserisce autorevolmente nella mezza dozzina

mainframes

di produttori di che si spartisce il mercato mondiale

La Elea viene acquistata da una azienda del ramo tessile, la Marzotto

di Valdagno, seguita dal Monte dei Paschi di Siena, la Fiat, la Cogne

Nel 1961,

lancia un modello più leggero e di minor costo, il 6001, concepito

per le esigenze delle piccole e medie aziende

L. Gallino, La scomparsa dell’Italia industriale, Einaudi, Torino 2003

Adriano Olivetti e il “

caso italiano”

italiano

Differenza tra il caso italiano e quello americano

L’Ibm riceve cospicue e mirate commesse

dell’amministrazione federale Usa

Il ministro del tesoro italiano installa una Elea 9003 subito

dopo la sua comparsa sul mercato

“Non si trattava di un acquisto, ma di un dono

di Adriano Olivetti” (sic)

L. Gallino, La scomparsa dell’Italia industriale, Einaudi, Torino 2003

Olivetti e i diritti dei lavoratori

Negli anni ’50, in Italia diverse aziende operano strategie di

licenziamento “preventivo” di tipo politico

Tale misure colpiscono coloro che rivelano la

propria appartenenza comunista o condividono

i valori comunisti

Sino all’entrata in vigore dello Statuto dei diritti

dei lavoratori (1970), i licenziamenti politici per

rappresaglia sono stati non meno di 40.000

L’ambasciatore americano Clare Boothe Luce

ancora nel 1954 preme nei confronti di Vittorio Valletta per un

inasprimento dell’azione anti-comunista alla Fiat, minacciando il ritiro

di commesse e aiuti americani”

G. Crainz, Storia del miracolo italiano, Donzelli, Roma 2005, p. 39

Olivetti e i diritti dei lavoratori

“In questa fabbrica, in questi anni, non abbiamo mai chiesto a nessuno

a quale fede religiosa credesse, in quale partito militasse”

A. Olivetti, Città dell’uomo, Comunità, Milano 2001 [1960], p. 177

“Quando uno proprio non ce la faceva più per i ritmi troppo veloci, si

imbarcava […] Imbarcarsi vuol dire, in catena di montaggio, perdere il

tuo posto di lavoro e andare sempre più avanti sulla linea in movimento

dietro ai pezzi su cui devi lavorare. Vuol dire che pianti un casino tale

che gli altri non riescono più a lavorare […]. Quando però si arrivava

all’esasperazione, succedeva che la maggior parte piangevano. Ho visto

gli operai piangere, battere la testa e i pugni, buttarsi per terra, proprio

crisi isteriche” Da Valletta a piazza Statuto, intervista a Luciano Parlanti,

in “Primo Maggio”, inverno 1977-78

L’impoliticità di Olivetti sta proprio nel

“rifiuto di fare i conti con tutto quello che si opponeva, o non era ancora

parte dell’epoca nuova” G. Berta, Le idee al potere, Milano 1980, p. 8

Olivetti e la fabbrica a misura d’

’ uomo

d

La fabbrica pensata da Olivetti è improntata sull’uomo

reale, lontano dall’uomo disumanizzato della catena

di montaggio

Vengono abbandonate le linee

di montaggio a favore della

realizzazione di “isole”:

nelle quali un gruppo di operai specializzati è in grado di

montare, controllare e riparare un prodotto finito o una

parte completa di esso

Olivetti e la fabbrica a misura d’

’ uomo

d

La fabbrica viene anche dotata di diverse strutture ricreative

e assistenziali: biblioteche, mense, ambulatori medici, asili

nido

L’idea di Olivetti è che l’incremento della produttività sia legato

alla motivazione personale del lavoratore e alla

partecipazione degli operai alla vita dell’azienda.

Il modello Olivetti vede la produttività crescere, in poco più di un

decennio, del 500% e il volume delle vendite del 1300%

Enrico Mattei:

il nuovo manager

il nuovo manager

Enrico Mattei:

Mattei

:

Mattei è il simbolo di una nuova classe dirigente capace di

fare uscire il capitalismo italiano dalla crisi e di trasformarlo,

modernizzarlo

Mattei looks like a Civil Servant, which

he is, and acts like a big businessman,

which he was never meant to be. One of

his many achievements has been to show

that a State concern can be as

prosperous and aggressive as private industry” The Observer,

Enrico Mattei: new-style oilman

, 14

maggio 1961, p. 12

il nuovo manager

Enrico Mattei:

:

Mattei

Nel 1945,

si insedia all’Agip

Nel 1948,

Mattei ha il suo primo successo: a Ripalta,

nel cremasco, viene scoperto un giacimento

di gas naturale. Un inconsueto risultato per

un ente che ufficialmente

stava per essere venduto

il nuovo manager

Enrico Mattei:

Mattei

:

Dal 1953,

Mattei si prepara ad assumere il ruolo di

responsabile nazionale delle politiche energetiche,

governando il neonato organismo (Eni) prima

da presidente, poi anche da direttore generale

1956 Il Giorno

L’Eni è dietro il quotidiano

Fine ’50 – inizi ‘60

Entra in conflitto con le

famose “sette sorelle”

petrolifere

La modernizzazione industriale in Italia

1953

Nascita dell’Eni cui è affidato lo

sfruttamento dei giacimenti di metano

da poco scoperti nella valle del Po

Investimento di trecento miliardi della

Fiat per la costruzione del nuovo

stabilimento di Mirafiori

Approvazione della legge per lo

sviluppo del credito industriale

nell’Italia meridionale e insulare

Storia del miracolo italiano

G. Crainz, , Donzelli, Roma 2005, pp. 117-118

manager

Il Mattei

Forte opposizione dei petrolieri

americani, specialmente da parte della

Gulf Oil Company che mira alla Sicilia e

della Standard Oil che spera di fare

investimenti nell’Italia centrale e

settentrionale. Le mosse di Mattei

consentono all’Eni di

garantirsi, mediante la

legge del 1956 che limita

la partecipazione delle

compagnie straniere, il

controllo del mercato

italiano

manager

Il Mattei

Nel 1957, Mattei stipula un accordo l’Iran per

la creazione della Sirip

(Società italo iraniana dei petroli)

Un accordo eccezionale

:

l’Italia anticipa le spese e i proventi

non saranno più divisi secondo la

formula 50-50 dei petrolieri

americani, ma nella proporzione

del 75 a 25:

in quanto stato sovrano, l’Iran

riscuote il 50% tradizionale e, in

quanto associato, gli tocca

ancora la metà del rimanente, cioè il 25%

manager

Il Mattei

Questo nuovo tipo di rapporti apre l’epoca

del neocolonialismo che sostituisce ai

rapporti di dominio rapporti di egemonia.

Mattei d’altra parte seguirà questa stessa

politica nei confronti di un certo numero di altri

paesi: il Marocco, il Sudan, la Libia […] penserà

anche all’Algeria.” R. Romano, C. Vivanti (a cura di),

Enrico Mattei e il nuovo tipo dell’italiano

, in “Storia d’Italia (8).

Dall’Unità ad oggi”, Einaudi, Torino 2005, p. 787

manager

Il Mattei

All’inizio degli anni ’60,

Mattei indirizza la propria attività

verso l’Urss, in quanto vittima di

un certo boicottaggio da parte

delle grandi compagnie petrolifere.

L’accordo con l’Urss irrita la Esso e

la Royal Dutch.

In Italia, Mattei ha già abbassato i

prezzi del petrolio e le compagnie

private hanno dovuto allinearsi

manager

Il Mattei

Nella costruzione del metanodotto L’vov-Trieste,

la partecipazione dell’Eni consiste in un prestito

considerevole alla Russia di circa 130-150 miliardi di lire

(il prestito Fiat è di 228 miliardi, Olivetti 30-40 miliardi).

Ciò rappresenta una novità rispetto a quello che era stata,

fino ad allora, la politica economica italiana:

non più esportazione della forza-lavoro o dei modelli

politici, ma l’esportazione dei capitali

Il Giorno

Mattei e l’

esperienza de

l

Il Giorno esce in edicola la prima volta il 21 aprile 1956

(per almeno tre anni non è nota la sua

appartenenza all’Eni)

La sua posizione riflette le strategie dell’Eni

sganciamento dal centrismo in politica

interna;

sganciamento dalla dipendenza dagli Usa

in politica estera;

attenzione alla società, al paese reale;

impostazione progressista

Storia del miracolo italiano

G. Crainz, , Donzelli, Roma 2005, p. 150

Il Giorno

Mattei e l’

esperienza de

l

“Abbiamo sul tavolo migliaia di lettere, molti

dicono press’a poco così: aiutateci ad uscire

dalla situazione presente, che è di paura e di

mezze verità. L’italiano medio ogni mattina

quando esce di casa non sa bene cosa potrà

capitargli come cittadino. Un sopruso nuovo[…]

Egli sa che nessuno lo protegge. Lo stato, la

legge, il diritto non hanno senso quando

ubbidiscono, come spesso in Italia, ad altre

istanze.”

Situazione. Quella degli italiani

G. Baldacci, , in “Il Giorno”, 27 aprile 1956

Il Giorno

Mattei e l’

esperienza de

l

I punti di forza del nuovo quotidiano sono:

le inchieste e i servizi in “presa diretta” sulle

trasformazioni del paese

Innovazioni nei contenuti e nella forma:

prima pagina “a vetrina”;

novità nella titolazione;

inserto in rotocalco con servizi fotografici;

ampio spazio a fumetti e giochi

Il Giorno

Mattei e l’

esperienza de

l

Altrettanto importante è la pagina culturale, curata

da Paolo Murialdi

Il 4 novembre 1960 prende avvio un’iniziativa

Cento libri in ogni casa:

rilevante, Citati, Garboli e

La biblioteca che la scuola

Manganelli propongono “

non vi ha suggerito”

Cento schede presentano ai lettori altrettanti grandi

libri degli ultimi due secoli: romanzi, opere di teatro,

poesia, saggi Storia del miracolo italiano

G. Crainz, , Donzelli, Roma 2005, p. 151

Ennio Flaiano,

,

Flaiano

un moralista laico

un moralista laico

Flaiano:

:

Flaiano Oggi

Negli anni ‘30 inizia a collaborare con le riviste e

Il Mondo

Nel 1947 vince il premio Strega con

Tempo di uccidere

Sviluppa una formazione di impronta

liberale non solo in antitesi col fascismo,

ma anche in aperta polemica sia col PCI

che con la DC subito dopo la guerra.

Fino all’inizio degli anni ’70 collaborerà

attivamente con il mondo cinematografico (Fellini,

Antonioni, Monicelli)

un marziano a Roma

Flaiano,

,

Flaiano

12 ottobre

Un marziano scende con la sua aeronave a Villa Borghese:

la curiosità è mista in tutti ad una speranza che poteva

sembrare assurda ieri e che di ora in ora si va invece facendo

più viva. La speranza che tutto cambierà.

13 ottobre

Il marziano viene ricevuto dal Presidente della Repubblica:

è solo turbata, questa attesa, dai facili profeti, da coloro

che l’avevano sempre detto e che ora sono pronti alla nuova

prova; dai comunisti, che hanno già tentato di accaparrarsi il

marziano; dai fascisti, che avanzano il dubbio della razza

.”

Un marziano a Roma

E. Flaiano, (1954)

un marziano a Roma

Flaiano,

,

Flaiano

19 ottobre

Al Campidoglio, il sindaco di Roma si

è coperto di ridicolo parlando di Roma

maestra di civiltà. Ci sono stati dei

colpi di tosse. La gaffe era ormai

irreparabile e il Sindaco non ha

proseguito sull’argomento, limitandosi

ad elogiare il sistema planetario, alla

cui scoperta ha contribuito l’italiano Galilei con il suo

cannocchiale.”

un marziano a Roma

Flaiano,

,

Flaiano

8 novembre

Il marziano ha accettato di far parte di una giuria di

artisti e di scrittori per l’elezione di Miss Vie Nuove. […]

Il marziano, seduto tra Carlo Levi e Alberto Moravia,

non ha detto una parola. […] La sera incontro Carlo

Levi, mi accodo per sentire le sue impressioni sul

marziano. Favorevoli. Il marziano conosce la questione

meridionale […] è un uomo intelligente, benché la sua

formazione risenta le lacune dell’insegnamento

marziano […] Carlo Levi gli ha dato dei libri da leggere

e, tra questi, Cristo si è fermato ad Eboli, che il

marziano conosceva nella edizione americana.

Un marziano a Roma,

E. Flaiano, pp. 277-278

un marziano a Roma

Flaiano,

,

Flaiano

20 novembre

I fotografi non si sono lasciati sfuggire l’occasione di riprendere

il marziano che ingolla spaghetti, imboccato dall’attore. I

giornali del pomeriggio riportano le fotografie. Il senso dei

volgari commenti è questo: il marziano apprezza molto la cucina

romana, ed è contento di vivere a Roma, dove la vita è migliore

che in ogni altra città del pianeta.”

6 gennaio

Tornando a casa ho visto Kunt che si dirigeva verso Villa

Borghese, e si è messo a guardare Marte. Si parla di una sua

prossima partenza, sempre se riuscirà a riavere l’aeronave, che

gli albergatori hanno fatto, si dice, pignorare.”

un marziano a Roma

Flaiano,

Critica nei confronti della società dello spettacolo

autorità politiche

- intellettuali

- mezzi di comunicazione

-

Il marziano è una figura anonima, che paga il fatto di essere

privo di una qualche virtù

La dolce vita secondo Flaiano

Nel giugno del 1958, scrive il bozzetto di quello che sarà

l’episodio più straziante del film e la nascita di un

personaggio poi diventato mitico, il paparazzo:

Una società sguaiata, che esprime la sua fredda voglia di

vivere più esibendosi che godendo realmente la vita, merita

fotografi petulanti. Via Veneto è invasa da questi fotografi.

Nel nostro film ce ne sarà uno, compagno indivisibile del

protagonista

.” La solitudine del satiro

E. Flaiano,

Guardando quel grande affresco

sull’Italia fra gli anni ‘50 e ‘60 capisco

il paese che mi circonda. Resto anche

stupito, ma sono grato a Fellini: per

me che non avevo capito niente, lui

aveva già capito tutto […] ero un

ragazzo di provincia che credeva che

l’Italia stesse vivendo una specie di

Risorgimento. Mi sbagliavo, quella era

la decadenza […] Fellini aveva già

intuito dove saremmo andati a parare: i

media, i finti scoop, la

spettacolarizzazione del niente.”

La mia storia comincia dalla Dolce Vita

A. Tabucchi, , intervista di

R. Polese, in “Il Corriere della Sera”, 7 agosto 1994.

la verità

à italiana

verit

Flaiano e L'età mi ha portato la certezza che niente si può

“ chiarire: in questo paese che amo non

esiste semplicemente la verità […] noi ne

abbiamo infinite versioni.

Le cause? […]

io ne subisco gli effetti. E con me pochi altri:

perché quasi tutti hanno una soluzione da

proporci: la loro verità, cioè qualcosa che

non contrasti i loro interessi. Alla tavola

rotonda bisognerà anche invitare uno storico

dell'arte per fargli dire quale influenza può

avere avuto il barocco sulla nostra psicologia.

In Italia infatti la linea più breve tra due

punti è l'arabesco. Viviamo in una rete

d'arabeschi.

” La solitudine del satiro

E. Flaiano,

la verità

à italiana

verit

Flaiano e

In Italia non è possibile scrivere romanzi polizieschi.

Negli altri paesi, il romanzo poliziesco

è letteratura diversiva, qui diverrebbe

engagée. Non si tratterebbe mai di

scoprire il colpevole ma di capire chi

è che lo nasconde, come e perché,

insomma di fare ogni volta un

processo a noi stessi […] Sherlock

Holmes, che in Inghilterra è finito

nelle edizioni di Oxford, qui finirebbe

al Parlamento, a capo di una

commissione per la riforma di qualcosa, o finirebbe nel

ridicolo, annegando nella vastità dell’indagine

.”

Fine di un caso ,

E. Flaiano, (1955) p. 297


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa lezione fa riferimento al corso di Industria culturale e media studies tenuto dai Prof. Morcellini e Leonzi. A partire da una definizione dei quattro livelli del rapporto intellettuali-industria culturale, vengono analizzate alcune personalità laiche dal fascismo (Gramsci e Vittorini), fino ad arrivare ai giorni nostri(Saviano e il caso Gomorra).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecnologie della comunicazione (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di INDUSTRIA CULTURALE E MEDIA STUDIES - LABORATORIO DI ANALISI DEI PRODOTTI CULTURALI e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Morcellini Mario.

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