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24

Parte I - Lezione III - pag .

Nella terza fase, ritratta nel Quadro III.20, fu rimborsato capitale (proprio e/o di

8

credito) per 10 euro, così da ridurre la cassa dello stesso importo .

macchine

Δ=66 scorte di

prodotti

Δ=100

scorte di

beni interm.

Δ=-20 100

buy back =

20

sell back = cassa

Δ=0

ulteriori acquisti = 66

capitale emesso = 146

famiglie

Quadro III.19

cassa

Δ=-10

capitale rimborsato = 10

famiglie

Quadro III.20

+

Nel tempo cronologico, l’anno solare è compiutamente ritratto nel Quadro

2

t

III.21 da cui si evince quanto segue:

• l’investimento in scorte di prodotti fu realizzato producendo in eccesso

sulle vendite,

8 Si noti che due componenti dell’investimento netto su tre replicarono i valori positivi del

secondo anno. La terza componente e l’adeguamento della cassa replicarono, invece, i valori negativi del

terzo. 25

Parte I - Lezione III - pag .

• il disinvestimento in scorte di beni intermedi fu realizzato acquistando in

difetto sul consumo,

• l’investimento netto in macchine fu realizzato acquistando in eccesso

sull’ammortamento.

amm.to = 84

macchine

Δ=66 scorte di

ciclo prodotti

produzione = 700

produttivo Δ=100

scorte di consumo

beni interm. intermedio = 210

Δ=-20 vendite = 600

acquisti = 190 cassa

Δ=-10

acquisti = 150

capitale emmesso = 136 redditi = 406

famiglie

Quadro III.21

Ancora una volta, l’emissione di capitale obbedì alla regola (III-6). Infatti, fu

emesso capitale per 136 euro, pari alla somma dell’investimento totale netto

+ − =

( euro) e dell’adeguamento della cassa (-10 euro).

66 100 20 146

Le attività di investimento e adeguamento della cassa produssero, sulla struttura

del capitale, le conseguenze rappresentate nel Quadro III.22. Dal confronto con le fonti

iniziali (Quadro III.18) si evince che l’emissione di 136 euro riguardò il capitale proprio

+

per 100 euro e il capitale di credito per 36. Come nell’anno , vi furono, quindi, utili

1

t

non distribuiti. 26

Parte I - Lezione III - pag .

Il capitale della Verdi Enterprise al 31/12 dell'anno +2

t

Impieghi Fonti

macchine

892 capitale di

credito

scorte di 1.062

beni intermedi

260 1.462

scorte di

prodotti capitale

170 proprio

400

cassa

140 Quadro III.22

III.3. Due altri case study

Nello stesso anno in cui la Neri Enterprise viveva le vicende ritratte nel Quadro

t

III.12 e la Verdi Enterprise quelle ritratte nel Quadro III.17, altre due imprese facevano

esperienze diverse. I loro nomi, al solito mutuati dai rispettivi imprenditori, erano

Bianchi Enterprise e Rossi Enterprise.

Analizzeremo le due nuove imprese invertendo la procedura fin qui seguita e

cioè partendo dall’osservazione congiunta di tutte le attività da esse svolte nel tempo

cronologico per poi distribuirle in fasi logiche. L’inversione getterà luce su aspetti fin

qui rimasti in ombra.

III.3.1. La Bianchi Enterprise

Dagli archivi della Bianchi Enterprise risulta che, nell’anno , l’impresa svolse il

t

complesso delle attività rappresentate nel Quadro III.23. Tratti salienti sono gli

investimenti in scorte entrambi nulli e l’adeguamento negativo della cassa.

La scomposizione del Quadro III.23 in fasi logiche richiede la preventiva

scomposizione di due flussi in flussi ‘elementari’.

In primo luogo, gli acquisti di macchine, per complessivi 220 euro, devono

essere scomposti in :

• acquisti per 96 euro deputati a reintegrare l’ammortamento (mantenere

di macchine in dotazione) e perciò da collocare nella

invariato lo stock

prima fase;

• ulteriori acquisti per 124 euro deputati all’investimento netto (aumentare

lo ) e perciò da collocare nella seconda fase.

stock 27

Parte I - Lezione III - pag .

amm.to = 96

macchine

Δ=124 scorte di

ciclo prodotti

produzione = 1.200

produttivo Δ=0

scorte di consumo

beni interm. intermedio = 240

Δ=0 vendite = 1.200

acquisti = 240 cassa

Δ=-100

acquisti = 220

capitale emesso = 24 redditi = 864

famiglie

Quadro III.23

In secondo luogo, l’emissione di capitale per 24 euro dev’essere concepita come

differenza fra:

• un’emissione di 124 euro deputata a finanziare l’investimento in macchine

netto (non esistono investimenti in scorte) e perciò da collocare nella

seconda fase;

• un rimborso di capitale (emissione negativa) di 100 euro deputata a ridurre

la cassa e perciò da collocare nella terza fase. 28

Parte I - Lezione III - pag .

amm.to = 96

macchine

Δ=124 scorte di

ciclo prodotti

produttivo produzione: 1.200 Δ=0

scorte di consumo

beni interm. intermedio = 240

Δ=0 cassa

acquisti = 96 Δ=-100

ulteriori acquisti = 124 capitale redditi = 864

capitale emesso = 124 rimb.to = 100

famiglie

Quadro III.24

amm.to = 96

macchine

Δ=0 scorte di

ciclo prodotti

produzione = 1.200

produttivo Δ=0

scorte di consumo

beni interm. intermedio = 240

Δ=0 vendite = 1.200

acquisti =: 240 cassa

Δ=0

acquisti = 96 redditi = 864

famiglie

Quadro III.25 29

Parte I - Lezione III - pag .

macchine

Δ=124

ulteriori acquisti = 124 cassa

Δ=0

capitale emesso = 124

famiglie

Quadro III.26

Le due scomposizioni sono rappresentate nel Quadro III.24. In grassetto

(continuo) sono evidenziati i (due) flussi elementari da collocare nella seconda fase,

ritratta nel Quadro III.26. In grassetto tratteggiato è evidenziato l’unico flusso

elementare da collocare nella terza fase, ritratta nel Quadro III.27. Va da sé che i flussi

residui sono da collocare nella prima fase, ritratta nel Quadro III.25.

cassa

Δ=-100

capitale rimborsato = 100

famiglie

Quadro III.27

III.3.2. La Rossi Enterprise

Dagli archivi della Rossi Enterprise risulta che, nell’anno , l’impresa svolse

t

tutte le attività contestualmente ritratte nel Quadro III.28. I tratti salienti del quadro

sono: • due investimenti in scorte di ugual valore assoluto e segno opposto,

• l’assenza di investimento netto in macchine,

• la costanza della cassa,

• la mancata emissione di capitale. 30

Parte I - Lezione III - pag .

amm.to = 100

macchine

Δ=0 scorte di

ciclo prodotti

produzione = 1.360

produttivo Δ=40

scorte di consumo

beni interm. intermedio = 660

Δ=-40 vendite = 1.320

acquisti = 620 cassa

Δ=0

acquisti = 100 redditi = 600

famiglie

Quadro III.28

La scomposizione del Quadro III.28 in fasi logiche richiede la preventiva

scomposizione di due flussi in flussi elementari. Gli acquisti di beni intermedi, per 620

euro, devono essere concepiti come differenza fra:

• acquisti per 660 euro, uguali al consumo intermedio, da collocare nella

prima fase;

• per 40 euro deputato al disinvestimento in scorte di beni

sell back

intermedi e perciò da collocare nella seconda fase.

Mentre le vendite, per 1.320 euro, devono essere concepite come differenza fra:

• vendita dell’intera produzione, per 1.360 euro, da collocare nella prima

fase;

• per 40 euro deputato all’investimento in scorte di prodotti e

buy back

perciò da collocare nella seconda fase. 31

Parte I - Lezione III - pag .

amm.to = 100

macchine

Δ=0 scorte di

ciclo prodotti

produttivo produzione = 1.360 Δ=40

scorte di consumo

beni interm. intermedio = 660

Δ=-40 acquisti = 660 vendite = 1.360

40

sell back = cassa

Δ=0 40

buy back =

acquisti = 100 redditi = 600

famiglie

Quadro III.29

amm.to = 100

macchine

Δ=0 scorte di

ciclo prodotti

produzione = 1.360

produttivo Δ=0

scorte di consumo

beni interm. intermedio = 660

Δ=0 vendite = 1.360

acquisti = 660 cassa

Δ=0

acquisti = 100 redditi = 600

famiglie

Quadro III.30

Entrambe le scomposizioni sono rappresentate nel Quadro III.29. In grassetto

sono evidenziati i flussi elementari da collocare nella seconda fase, ritratta nel Quadro

III.31. Va da sé che i flussi residui restano collocati nella prima fase, ritratta nel Quadro

III.30. 32

Parte I - Lezione III - pag .

scorte di

prodotti

Δ=40

scorte di

beni interm.

Δ=-40 40

buy back =

40

sell back = cassa

Δ=0

Quadro III.31

E’ da notare che, nel Quadro III.31, non è presente alcuna emissione di capitale

perché il di beni intermedi finanzia il di prodotti. Abbandonando la

sell back buy back

finzione logica, ciò significa che il mancato acquisto di una parte dei beni intermedi

consumati bilanciò la mancata vendita di una parte della produzione.

Poiché la cassa non subisce variazioni, la terza fase è assente.

Esercizi

Le attività svolte da un’impresa in un anno differiscono da quelle descritte nel Quadro III.12 per essere

12.

la produzione di 20 euro più grande, gli acquisti di beni intermedi di 10 euro più piccoli e gli acquisti di

macchine di 50 euro più grandi. Sul modello di quanto fatto per le imprese Bianchi e Rossi, scomporre tali

attività in fasi logiche rappresentate in appositi quadri.

Le attività svolte da un’impresa in un anno differiscono da quelle descritte nel Quadro III.12 per essere

13.

la produzione di 100 euro più grande. Sul modello di quanto fatto per le imprese Bianchi e Rossi, scomporre

tali attività in fasi logiche rappresentate in appositi quadri.

Le attività svolte da un’impresa in un anno differiscono da quelle descritte nel Quadro III.12 per essere

14.

gli acquisti di beni intermedi di 100 euro più piccoli e gli acquisti di macchine di 36 euro più piccoli. Sul

modello di quanto fatto per le imprese Bianchi e Rossi, scomporre tali attività in fasi logiche rappresentate in

appositi quadri.

Un’impresa ha aumentato il capitale di 150 euro, ha adeguato le scorte di moneta per 20 euro, ha

15.

investito in scorte reali (prodotti e beni intermedi) per complessivi 30 euro, ha infine acquistato macchine per

110 euro. Qual’è stato l’ammortamento?

In presenza di un ammortamento di 100 euro, un’impresa compra macchine per 300 euro, investe in

16.

scorte di prodotti per 50 euro e disinveste in scorte di beni intermedi per 10 euro. Quale emissione di capitale

è necessaria nell’ipotesi che non si voglia adeguare la cassa?

Un’impresa ha emesso capitale per 200 euro mentre ha disinvestito in scorte di prodotti per 30 e

17.

investito in quelle di beni intermedi per 80. Ha infine realizzato un investimento in macchine di 50 euro. Di

quanto ha adeguato le scorte di moneta?

Un’impresa ha venduto per 100 euro e acquistato beni intermedi per 50. Inoltre, si conoscono i seguenti

18.

dati:

• scorte iniziali di prodotti: 200 euro

• scorte iniziali di beni intermedi: 100 euro

• scorte finali di prodotti: 300 euro

• scorte finali di beni intermedi: 80 euro

Si chiedono la produzione e il consumo intermedio.

Un’impresa ha realizzato un investimento totale netto pari a 100 euro ed ha aumentato il capitale di 90

19.

euro. Di quanto è variata la cassa? 33

Parte I - Lezione III - pag .

Un’impresa ha realizzato investimenti netti per 500 euro, ridotto la cassa di 100 euro ed aumentato il

20.

capitale proprio di 150 euro. Di quale emissione obbligazionaria ha avuto bisogno?

Un’impresa ha aumentato il capitale di 1.000 euro per adeguare la cassa di 200 euro e finanziare

21.

l’investimento netto alla cui formazione hanno concorso investimenti in scorte per 300 euro. Inoltre, ha

acquistato macchine per 600 euro. Quale ammortamento ha subito?

III.4. A che servono le scorte?

Si è visto che, a fronte delle scorte come degli altri impieghi, occorrono fonti

nella forma di capitale proprio e/o di credito. Le imprese devono perciò pagare interessi

impliciti o espliciti, che accrescono i costi riducendo l’extra-profitto (il vero obiettivo

dell’impresa). Sorge allora la domanda: se le scorte costano, perché mai le imprese si

ostinano a volerle? Nella sezione III.1.1.2 si è data una prima risposta intuitiva. E’

giunto il momento di approfondire l’argomento che introdurremo prendendola ‘alla

larga’. Infatti, racconteremo il modo in cui un ‘condominio’ poté risolvere un problema

‘idraulico’!

Nonostante il consumo d’acqua giornaliero, pari a 240 ettolitri, fosse

esattamente uguale alla portata (ugualmente giornaliera) della condotta comunale, nel

condominio i problemi non mancavano per la ragione che la seconda era ‘regolare’, cioè

uniformemente distribuita nella misura di 10 ettolitri all’ora, mentre il primo era

‘irregolare’: alle fasce orarie ‘di punta’ (del mattino e della sera) in cui le docce e le

lavastoviglie dei condomini chiedevano ben più di 10 ettolitri all’ora, si

contrapponevano altre fasce (pomeridiane e, soprattutto, notturne) in cui di ettolitri

all’ora ne bastavano molti di meno. Tali asincronie generavano insopportabili disagi:

l’acqua mancava quand’era necessaria, mentre quando non lo era, era sovrabbondante.

Il problema fu risolto in una benemerita riunione condominiale in cui fu deciso

di costituire (installando un ‘cassone’ nelle cantine) una scorta d’acqua da cui attingere

nelle ore di punta e nella quale riversare le eccedenze delle altre ore. Funzionando da

‘cuscinetto’, interposto fra il flusso in entrata e quello in uscita, la scorta consentì di

superare magnificamente i disagi.

Le tre scorte di un’impresa (due reali e una di moneta) svolgono ruoli del tutto

simili a quelli della scorta d’acqua condominiale. Infatti servono a superare le

asincronie tra i flussi in entrata e quelli in uscita.

In particolare, le scorte di prodotti fanno fronte ai differenti calendari della

produzione e delle vendite. Si pensi al caso in cui la prima è equidistribuita tra i dodici

mesi dell’anno, mentre le seconde hanno andamenti stagionali. Ciò accade, tipicamente,

nelle imprese che producono articoli per gli sport invernali (venduti perlopiù in inverno)

oppure costumi da bagno (venduti perlopiù in estate). Per certe imprese agro-alimentari,

la stagionalità può riguardare la produzione anziché le vendite. Si pensi, ad esempio, ai

pomodori da salsa che sono ‘scatolati’ solo in estate (quando vengono a maturazione).

Senza invocare casi talmente estremi, si può comprendere la generale difficoltà che le

del processo produttivo con gli ordini della

imprese hanno a sincronizzare l’

output

clientela.

Analogamente, le scorte di beni intermedi consentono di superare le asincronie

fra l’ del processo produttivo e le consegne dei fornitori. Infine, le scorte di moneta

input

consentono di superare le asincronie fra gli incassi e i pagamenti.

E’ importante comprendere che le scorte sono come ‘macchine’ molto

particolari che, pur non essendo direttamente coinvolte nel processo produttivo, sono

ugualmente necessarie al buon funzionamento delle imprese. 34

Parte I - Lezione III - pag .

Queste ultime devono saper scegliere la dimensione ottima delle loro scorte. Se

sottodimensionate, queste rischiano di ‘prosciugarsi’ quando i flussi in uscita si fanno

più intensi e/o quelli in entrata più scarsi; se sovradimensionate, costringono l’impresa a

sostenere costi per interessi superiori al necessario. La ‘giusta’ dimensione è quella che

riesce a mediare, al meglio, fra tali opposte esigenze.

Esercizi

Per finanziare 100 euro di scorte aggiuntive (reali e di moneta), un imprenditore conferisce capitale

22.

proprio per lo stesso importo. Assumendo un interesse del 10%, quali effetti l’aumento delle scorte produce

sul profitto normale? Quali sull’extraprofitto? Quali sul reddito personale dell’imprenditore tenuto conto che

egli teneva investiti i suoi 100 euro in obbligazioni di altre imprese?

Fermo restando ogni altro dato dell’esercizio precedente, l’imprenditore ora finanzia l’aumento delle

23.

scorte ricorrendo al capitale di credito. Quali sono gli effetti sul profitto normale? Quali sull’extraprofitto?

Quali sul reddito personale?

III.5. Sette definizioni di investimento

E’ utile ripetere le cinque definizioni di investimento fin qui introdotte, delle

quali sarà fatto largo uso nel seguito di queste .

Lezioni

L’investimento in macchine sostitutivo, o di rimpiazzo, è stato definito come

l’acquisto deputato a preservare lo iniziale e perciò a ricostituire la quota erosa

stock

dall’ammortamento (cfr sezione III.1.1.8).

L’investimento in macchine netto è stato invece definito come la variazione

(cfr. sezione III.2.1.1.1)

subita dallo stock

Guardando alla causa, piuttosto che all’effetto, l’investimento netto può anche

essere definito come la differenza fra i flussi che lo generano. Pertanto:

(III-7) investimento in macchine netto = acquisto ammortamento .

L’investimento netto diventa negativo, trasformandosi in disinvestimento, quando il

primo flusso diventa più piccolo del secondo.

L’investimento in scorte di prodotti è stato definito come la variazione subita

dalle medesime scorte, e perciò anche come differenza fra i flussi che la generano: la

produzione, da un lato, e le vendite dall’altro.

Analogamente, l’investimento in scorte di beni intermedi è stato definito come

la variazione delle medesime scorte, generata dalla differenza fra gli acquisti e il

consumo.

Ciascuno dei due investimenti in scorte può essere negativo, e trasformarsi

perciò in disinvestimento, ove il flusso in uscita superi quello in entrata.

Infine, l’investimento totale netto è stato definito come somma dei tre

investimenti precedenti. Perciò rappresenta la variazione complessivamente subita dal

capitale reale.

Alle cinque definizioni testè ricordate, gli economisti ne aggiungono altre due.

L’una riguarda l’investimento in macchine lordo definito come la somma

dell’investimento sostitutivo e di quello netto. Si ricorderà che:

(III-8) investimento in macchine sostitutivo = ammortamento . 35

Parte I - Lezione III - pag .

Tenuto conto delle uguaglianze (III-7) e (III-8), dalla definizione segue banalmente che

l’investimento lordo coincide con l’acquisto.

L’altra nuova definizione riguarda l’investimento totale lordo che si distingue da

quello netto per includere l’investimento in macchine lordo anziché quello netto. I due

investimenti totali differiscono dunque per l’investimento sostitutivo (a sua volta uguale

all’ammortamento) che è incluso nell’uno ed escluso dall’altro.

, le sette definizioni di investimento

Il Quadro III.32 quantifica, nell’anno solare t

per ciascuna delle quattro imprese considerate nella presente (Neri, Verdi,

Lezione

Bianchi e Rossi). Neri Verdi Bianchi Rossi

Gli investimenti nell’anno t Enterprise Enterprise Enterprise Enterprise

(Quadro III.7) (Quadro III.12) (Quadro III.17) (Quadro III.28)

1. in scorte di prodotti 0 100 0 40

2. in scorte di beni intermedi 0 50 0 -40

3. in macchine netto 0 266 124 0

4. in macchine sostitutivo 84 84 96 100

5. in macchine lordo 84 350 220 100

6. totale netto 0 416 124 0

7. totale lordo 84 500 220 100

Quadro III.32

Esercizi

Quanto valgono le sette definizioni di investimento negli anni terzo e quarto di vita della Verdi

24.

Enterprise?

Un’impresa non ha investito in alcuna delle due scorte reali (prodotti e beni intermedi) né ha adeguato le

25.

scorte liquide. Ha inoltre subito un ammortamento di 20 euro e ha emesso capitale per 80. Qual’è stato

l’investimento lordo in macchine?

Un’impresa ha aumentato il capitale di 180 euro e ridotto le scorte di moneta di 20 euro. Inoltre, ha

26.

subito un ammortamento di 100 euro. Quale investimento totale lordo ha realizzato?

Un’impresa è stata interessata dai seguenti flussi:

27.

• acquisti di macchine: 400 euro

• ammortamento: 50 euro

• consumo di beni intermedi: 200 euro

• acquisti di beni intermedi: 150 euro

• produzione: 700 euro

• vendite: 600 euro

Calcolare il , l’investimento netto in macchine, l’investimento in scorte di prodotti e l’investimento in

surplus

scorte di beni intermedi.

Un’impresa è stata interessata dai seguenti flussi:

28.

• acquisti di macchine: 250 euro

• acquisti di beni intermedi: 80 euro

• consumo intermedio 100 euro

• produzione 800 euro

• vendite 930 euro

Calcolare l’investimento in scorte di beni intermedi e l’investimento in scorte di prodotti. Inoltre, calcolare il

sapendo che l’investimento netto in macchine è stato di 190 euro.

surplus 36

Parte I - Lezione III - pag .

III.6. Il profitto come differenza fra ricavi e costi

Abbiamo imparato che il profitto (extra) è la parte del che resta nelle

surplus

mani dell’imprenditore dopo aver remunerato il lavoro e il capitale [cfr. Quadro III.6 e

definizione (III-5)]. Abbiamo altresì imparato che il è la differenza fra la

surplus

produzione e la somma dell’ammortamento e del consumo intermedio [cfr equazione

(III-1)]. Perciò il profitto risulta, infine, dalla differenza fra:

• la produzione,

• la somma dell’ammortamento, del consumo intermedio, dei redditi da

lavoro e dei redditi da capitale.

Gli economisti chiamano ricavo il primo termine di tale differenza e costo il secondo

termine.

Per riassumere, scriviamo:

(III-9) ( )

− + =

profitto = surplus redditi da lavoro redditi da capitale

( ) ( )

= − + − +

⎡ ⎤

produzione ammortamento consumo intermedio redditi da lavoro redditi da capitale

⎣ ⎦

144444444444

4244444444444

4

3

surplus

( )

− + + + .

= produzione ammortamento consumo intermedio redditi da lavoro redditi da capitale

14243 14444444444444444

4244444444444444444

3

ricavo costo

Gli economisti chiamano costo non solo il secondo termine dell’ultima

differenza, ma anche ogni suo singolo addendo. Perciò sono costi l’ammortamento, il

consumo intermedio, i redditi da lavoro (salari) e quelli da capitale (interessi). Per i

salari si parla di costo del lavoro e per gli interessi di costo del capitale. Entrambi sono

i salari sono il costo che l’impresa deve sostenere per usare il lavoro, gli

costi d’uso:

interessi sono il costo che l’impresa deve sostenere per usare il capitale (e perciò gli

- macchine e scorte - in cui esso è impiegato).

asset Ove sia necessario distinguere la somma dagli addendi, la prima può essere

chiamata costo totale mentre i secondi possono essere chiamati costi parziali, oppure

componenti del costo.

Si osservi che le componenti si distinguono per la diversa modalità con cui

vanno a discapito del profitto. Infatti,

• l’ammortamento e il consumo intermedio riducono il e perciò la

surplus

‘torta’ da ripartire (se non esistessero, la torta sarebbe più grande cosicché,

a parità di salari e interessi, al profitto toccherebbe una porzione più

abbondante);

• i redditi da lavoro e da capitale non cambiano la dimensione della torta

bensì ne mangiano una parte assottigliando quella che compete al profitto.

A tale distinzione il Sig. Neri è assai poco interessato. Dal suo punto di vista, tutti i costi

sono uguali nel senso che tutti sono ugualmente ‘nemici del profitto’.

III.7. Breve e lungo periodo, costo fisso e variabile

Questa sezione ha due obiettivi:

• classificare le scelte imprenditoriali distinguendo il ‘breve periodo’ dal

‘lungo periodo’;

• classificare le componenti di costo distinguendole in fisse e variabili.

La seconda classificazione fa riferimento alla prima. Perciò è da questa che occorre

cominciare. 37

Parte I - Lezione III - pag .

III.7.1. Breve e lungo periodo

Fino a questo momento, si è ragionato come se acquistare i beni durevoli fosse

un po’ come acquistare ‘mele al supermercato’. Ma così non è. Le mele si comprano

‘pronte all’uso’, cioè dopo che sono state prodotte, mentre gran parte dei beni durevoli

si comprano prima, ordinandone la produzione ai fornitori. Al momento dell’ordine, è

normalmente pagata una parte del prezzo. La parte residua è pagata alla consegna,

oppure successivamente. Inoltre, nel caso di macchine complesse, i cui processi

produttivi si protraggono su archi temporali lunghi, i produttori sono generalmente

pagati a rate, in ragione dello stato di avanzamento dei processi medesimi. Infine, dopo

la consegna da parte dei fornitori, può essere necessario del tempo per addestrare il

personale dedicato alle nuove macchine.

Vi sono quindi ritardi, variamente motivati, fra gli investimenti intesi come

esborsi di denaro e l’operatività (entrata in produzione) delle macchine acquistate. Il

ritardo con cui un euro investito genera macchine ‘attive’ dipende dalla natura di queste

ultime. Si dà il caso di macchine molto semplici per le quali il ritardo è trascurabile o

perfino inesistente. Si pensi, ad esempio, ad una levigatrice orbitale acquistata da un

falegname nel negozio di ferramenta di fronte al suo laboratorio: giusto il tempo di

riattraversare la strada e dare una rapida occhiata al manuale delle istruzioni!

All’estremo opposto, un impianto per la raffinazione del petrolio greggio, un capannone

industriale, una rete telematica, un frutteto, una nave mercantile, un aeroplano, etc.

possono diventare produttivi solo a distanze mediamente rilevanti dalle spese

(ratealmente) sostenute per acquisirli.

In queste trascureremo tali diversità. Infatti, assumeremo l’ipotesi

Lezioni

‘scolastica’ che, a prescindere dalla qualità delle macchine acquistate, ogni euro

investito ‘diventa produttivo’ (genera macchine funzionanti) con un anno di ritardo.

Il ritardo annuale produce due conseguenze. In primo luogo mette, ogni anno, le

imprese di fronte a due tipi di decisioni:

• guardando al presente, occorre fare i conti con lo (immodificabile)

stock

delle macchine disponibili (conseguenza degli investimenti passati)

scegliendo la combinazione di beni intermedi e lavoro da ‘sposare’ con

esse;

• guardando al futuro, occorre altresì decidere le macchine in cui investire

subito per averne la disponibilità a decorrere dall’anno successivo. Quelle

Le scelte del primo tipo sono chiamate decisioni di breve periodo (o termine).

9

del secondo tipo sono invece chiamate decisioni di lungo periodo (o termine) .

III.7.2. Costo fisso e variabile

Nella sezione III.2.1.3, per semplicità si è assunta l’ipotesi che gli interessi sulle

nuove emissioni decorrono tutti dal 1° gennaio dell’anno successivo. Come se le

emissioni stesse avvenissero nell’ultimo giorno di ogni anno. In tal modo, i redditi da

capitale (interesse sul capitale sia di credito, sia proprio) si configurano come una

componente del costo totale ‘fissa’, cioè indipendente dalle decisioni di lungo periodo.

9 Si osservi che le decisioni di lungo periodo riguardano l’investimento lordo e non quello netto,

essendo l’impresa libera di acquistare macchine in misura inferiore all’ammortamento (realizzare un

investimento netto negativo). 38

Parte I - Lezione III - pag .

Altra componente fissa del costo è, almeno in parte, l’ammortamento. In verità,

l’ammortamento da obsolescenza (dovuto al mero passare del tempo) è certamente

classificabile come componente fissa del costo. L’ammortamento da logorio fisico è

invece imputabile allo cui le macchine sono sottoposte. E’ fin troppo evidente che

stress

tale è correlato all’uso e perciò dipende dalle decisioni di breve periodo. Ciò

stress

nonostante, seguiremo l’uso classificando l’ammortamento complessivo come costo

fisso in considerazione del fatto che l’obsolescenza prevale normalmente sul logorio

(cfr. sezione III.1.1.1).

Chiameremo costo fisso la somma delle componenti del costo totale

indipendenti dalle decisioni di breve periodo. Chiameremo altresì costo variabile la

somma delle componenti del costo totale che, invece, dipendono crucialmente dalle

decisioni di breve periodo. Pertanto, il costo variabile è il valore dei beni intermedi

10

consumati aumentato dei redditi da lavoro corrisposti ai lavoratori occupati .

Dal Quadro III.6 e dal Quadro III.7 si evince che, nel primo anno di vita della

Neri Enterprise, il costo totale si distribuì fra costo fisso e variabile nel modo indicato

nel Quadro III.33.

Ammortamento 84

Reddito da capitale 114

Costo fisso 198

Consumo intermedio 210

Reddito da lavoro 160

Costo variabile 370

Costo totale 568

Quadro III.33

Esercizi Q

Seguendo il uadro III.33 come modello, articolare nelle componenti fissa e variabile il costo totale

29.

sopportato dalla Bianchi Enterprise supponendo che il tasso d’interesse sia stato del 12%, il salario sia stato di

20 euro per anno/uomo e gli addetti (compreso il Sig. Bianchi) siano stati 30.

Q

Seguendo il uadro III.33 come modello, articolare nelle componenti fissa e variabile il costo totale

30.

sopportato dalla Rossi Enterprise supponendo che il tasso d’interesse sia stato del 12%, il salario sia stato di

20 euro per anno/uomo e gli addetti (compreso il Sig. Rossi) siano stati 20.

Con riferimento ad un anno qualsiasi di un’impresa qualsiasi, si assumano i seguenti dati:

31.

10 Si prescinde qui dalle forme di tutela del lavoro accolte dagli ordinamenti di molti paesi

economicamente avanzati. In verità esse pongono limiti alla discrezionalità con cui le imprese possono

ridurre l’occupazione. Pertanto, l’impiego del lavoro può essere liberamente variato solo verso l’alto,

mentre vi sono rigidità verso il basso talora molto forti. A prescindere dai vincoli normativi, una parte

minore del reddito da lavoro si configura comunque come costo fisso. Si tratta della parte costituita dalle

retribuzioni degli addetti alle ‘mansioni irrinunciabili’ come il e la dirigenza, svolte in

management

dallo stesso imprenditore, la sorveglianza notturna, la manutenzione e sicurezza degli impianti,

primiis

l’igiene, etc.. 39

Parte I - Lezione III - pag .

• capitale iniziale (di credito e proprio): 100 euro.

• ammortamento: 10 euro,

• consumo intermedio: 25 euro

• costo del lavoro (compreso il salario imputato all’imprenditore): 50 euro,

• tasso d’interesse: 12%.

A quanto ammonta il costo fisso? A quanto il costo variabile?

III.8. Approfondimenti contabili*

III.8.1. Lo stato patrimoniale

Lo stato patrimoniale (o conto del capitale) è un prospetto contabile che

‘fotografa’ impieghi e fonti del capitale in un dato momento. Il prospetto si articola in

due settori: a sinistra sono elencati gli impieghi (attività o ), a destra le fonti

assets

(passività o ).

liabilities

Il Quadro III.34 mostra lo stato patrimoniale della Verdi Enterprise (cfr Quadro

III.2) all’inizio dell’anno solare (secondo di vita).

t

Verdi Enterprise - lo stato patrimoniale all'

01/01 dell'anno t

impieghi (attività) fonti (passività)

macchine capitale di credito

(obbligazioni)

600 700

scorte di beni

intermedi

250

scorte di prodotti capitale proprio

0 250

cassa

100 totale

totale = 950

950 Quadro III.34

L’evoluzione che lo stato patrimoniale subisce fra l’inizio e la fine dell’anno è

t

‘filmata’ nel Quadro III.35 il quale:

• ripropone lo stato patrimoniale iniziale;

• mostra lo stato patrimoniale finale;

• descrive i flussi che determinano il passaggio dal primo al secondo 40

Parte I - Lezione III - pag .

(cfr. Quadro III.12 e

Il capitale della Verdi Enterprise al 31/12 dell'anno t

Impieghi Fonti

macchine

866 capitale

proprio:

scorte di 350

beni intermedi

300 1.426

scorte di

prodotti capitale di

100 credito:

1.076

cassa

160

Quadro III.13). Verdi Enterprise - come cambia lo stato patrimoniale fra l'1/1 e il 31/12 dell'anno t

impieghi (attività) fonti (passività)

stock

stock

stock stock flussi

flussi finali

finali

iniziali iniziali capitale di credito

macchine

600 700

acquisti 350

ammortamento -84 866 emissione

scorte di beni intermedi

250 acquisti 260 376

consumo intermedio -210 300 1.076

scorte di prodotti capitale proprio

0 250

produzione 700

vendite -600 100 emissione

cassa

100 vendite 600 100

acquisti di macchine e beni intermedi -610

redditi -406

capitale emesso 476 160 350

TOTALE TOTALE

950 1.426 950 1.426

Quadro III.35 41

Parte I - Lezione III - pag .

Esercizi

Costruire il Quadro III.35 per la Neri Enterprise.

32. Costruire il Quadro III.35 per il terzo anno di vita della Verdi Enterprise.

33. Costruire il Quadro III.35 per il quarto anno di vita della Verdi Enterprise.

34. Costruire il Quadro III.35 per la Bianchi Enterprise dopo aver sceltoo una struttura arbitraria (qualsiasi)

35.

del capitale iniziale (articolato in impieghi e fonti) e aver ripartito, altrettanto arbitrariamente, il nuovo

capitale fra rischio e credito.

Ripetere l’esercizio precedente per la Rossi Enterprise

36.

III.8.2. I conti di flusso

Lo stato patrimoniale registra . Ci attende ora l’esame di altri prospetti

stock

contabili che registrano flussi. Saranno esaminati tre conti di questo tipo: il conto del

, il conto del valore aggiunto e il conto economico. Solo il terzo è utilizzato dalle

surplus

imprese mentre i primi due sono utili all’economista. Anche i nuovi conti faranno

riferimento alla Verdi Enterprise nell’anno .

t

Verdi Enterprise - conto del nell'anno

surplus t

Dare Avere

ammortamento

84

consumo intermedio produzione

210 700

surplus salari 160

(reddito interessi 114

netto)

406 profitto netto 132

totale totale

700 700

Quadro III.36

III.8.2.1. Il conto del surplus

Il conto, presentato nel Quadro III.36, registra i tre flussi generati dall’attività

produttiva. Il settore di destra, che in ossequio alla tradizione contabile chiameremo

(i beni prodotti). Quello di sinistra, che chiameremo ‘Dare’,

‘Avere’, registra l’ output

(l’ammortamento e il consumo intermedio). Il saldo del conto

registra gli input

(differenza fra Avere e Dare) è esattamente il erogato alle famiglie in forma di

surplus

salari, interessi e profitto netto (extra). Tale saldo è registrato in Dare, così da ricondurre

all’uguaglianza i totali dei due settori. 42

Parte I - Lezione III - pag .

Verdi Enterprise - conto del valore aggiunto nell'anno t

Dare Avere

consumo intermedio

210 produzione

700

valore aggiunto salari 160

(reddito lordo) interessi 114

490 profitto lordo 216

totale totale

700 700

Quadro III.37

III.8.2.2. Il conto economico

Il conto del evidenzia, nel saldo, la capacità dell’impresa di generare

surplus

‘indistintamente’ reddito netto senza badare al fatto che porzioni di quest’ultimo

competono a soggetti diversi dall’imprenditore (lavoratori dipendenti e creditori) mentre

altre sono costi opportunità (salario dell’imprenditore e interessi sul capitale proprio).

L’interesse dell’imprenditore è invece di generare profitto (extra). Il conto economico

riflette proprio tale interesse.

Il conto economico della Verdi Enterprise nell’anno è presentato nel Quadro

t

III.38. In Avere è registrata la componente positiva del profitto (cfr § III.6), cioè il

ricavo, mentre in Dare è registrata quella negativa, cioè il costo nelle sue articolazioni.

Il profitto, come posta a saldo, è ugualmente registrato in Dare, così da pareggiare i

totali dei due settori.


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AUTORE

Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Economia Politica della Prof.ssa Simona Pergolesi. Al suo interno è affrontato il tema dell'impresa e dell'attività d'impresa. In particolare: il ciclo produttivo ed i fattori produttivi; il surplus, il valore aggiunto e il profitto lordo; gli investimeni netti e le scorte; il costo fisso e il costo variabile; lo stato patrimoniale e i conti di flusso.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Pergolesi Simona.

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