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Peraltro, mentre in relazione alla vendita in danno, l’atto

costitutivo potrebbe prevedere clausole idonee a impedire la

perdita della maggioranza del capitale e degli organi deliberanti,

attribuendo ai soci artigiani a)il diritto di prelazione sulla quota

del socio inadempiente in misura proporzionale alle

partecipazioni detenute e, se non rappresentano da soli la

maggioranza dei soci, b)anche il diritto di cedere pro quota una

frazione della propria partecipazione ad uno o più soggetti

dotati dei requisiti tecnico-professionali necessari per acquisire

la qualifica di socio artigiano; allorquando si debba procedere

alla riduzione del capitale per mancanza di compratori, la

perdita della qualifica artigiana diventa sostanzialmente

inevitabile se gli altri soci lavoratori non rappresentano, da soli,

la maggioranza dei soci e non detengono la maggioranza del

capitale e degli organi deliberanti: rimarrebbe la possibilità di

un aumento del capitale che, però, l’infruttuosa offerta della

partecipazione del socio inadempiente ai soci e a terzi, rende

praticamente teorica. Sotto il profilo della conservazione della

qualifica artigiana, pertanto, la scelta della destinazione (del

valore) delle prestazioni lavorative a conferimento e, quindi, al

capitale, potrebbe rivelarsi più rischiosa rispetto a quella della

destinazione delle stesse a patrimonio, ossia come oggetto di

prestazioni accessorie. In tal caso, infatti, il corretto

adempimento dell’obbligo di conferimento sarebbe sanzionato

con i comuni rimedi risarcitori o, se previsto, dall’atto

costitutivo, con l’esclusione che, però, non potendo importare la

riduzione del capitale, se accompagnata dai correttivi sopra

indicati può comunque assicurare alla società la conservazione

dei requisiti richiesti per la qualifica artigiana.

Applicazione dell’art.2466 c.c. alla sola frazione scoperta della

quota del socio inadempiente.

Si è detto che l’escussione della garanzia deve

avvenire per un importo corrispondente al valore delle

prestazioni non ancora eseguite, e quindi pari al credito

vantato nei confronti del socio e risultante dal bilancio. Mi

chiedo se anche il procedimento di cui all’art.2466 c.c., possa

essere applicato solo parzialmente, procedendo cioè alla

vendita in danno della sola frazione della partecipazione del

socio corrispondente al valore della prestazione non ancora

eseguita. Il quesito muove dalla considerazione che possono

esservi prestazioni che, sebbene non eseguite per l’intero

periodo inizialmente programmato, hanno comunque

apportato alla società utilità comunque dotate di valore

. L’applicazione

economico autonomamente apprezzabile 3

testuale dell’art.2466 c.c. anche nelle ipotesi in cui sarebbe,

invece, possibile riconoscere alle prestazioni già eseguite un

determinato valore, nonostante la parzialità

dell’adempimento, mi parrebbe sanzione eccessiva; e, invece,

equa quella che si traducesse nella vendita in danno della sola

frazione “scoperta” della quota del conferente.

La vendita parziale della partecipazione sociale, che nei

modelli azionari è assolutamente pacifica, rispetto alla società a

responsabilità limitata presuppone l’adesione alla tesi della

divisibilità della quota, che non mi pare dipendere dal regime di

trasferibilità della partecipazione: gli artt.2471 e 2471 bis, c.c.,

dispongono, infatti, che – anche nel caso in cui la partecipazione

non sia liberamente trasferibile – la quota possa essere oggetto

di azione esecutiva, come pure di usufrutto o sequestro, ed è

stato affermato che «si può espropriare o sottoporre a pegno,

usufrutto o sequestro una frazione aritmetica della quota» .

4

La circostanza che, annualmente, gli amministratori devono

3

contabilizzare – a titolo di ammortamento – la parte del valore

dell’opera eseguita non necessariamente rileva sotto il profilo indicato

nel testo: il fatto, cioè, che di esercizio in esercizio occorra imputare al

bilancio il costo corrispondente al valore della frazione eseguita della

prestazione non esclude che quelle frazioni, in mancanza della

completa esecuzione della prestazione promessa, non assumano alcun

autonomo valore ai fini della valutazione dell’opportunità di

procedere ad una vendita solo parziale o totale della quota del socio.

F.GALGANO, Il nuovo diritto societario, cit., p.479. Argomentando

4

dalla divisibilità della quota anche N.SALANITRO, Profli sistematici

della società a responsabilità limitata, cit., p.54, ritiene ammissibile il

pignoramento di una parte della partecipazione, nonché, ricorrendo le

condizioni indicate dalla legge, la riduzione dl pignoramento (art.496

c.p.c.).

All’opinione, poi, che la mancata riproposizione del precedente

art.2482 c.c., - che sanciva il principio della divisibilità della

partecipazione – testimonierebbe la propensione del legislatore

, è gia stato

per la unicità – e, quindi, indivisibilità – della quota 5

correttamente replicato che l’omesso richiamo del principio è,

6

piuttosto, da ricondursi alla mancata previsione del valore

minimo della partecipazione che, infatti, nel sistema precedente

costituiva il solo limite alla divisibilità in caso di trasferimento.

L’inadempimento rilevante

Tenuto conto che l’art.2 della legge quadro dispone che

l’attività artigiana deve essere svolta in maniera professionale e,

quindi, secondo l’accezione comune dell’avverbio, non

occasionalmente, bensì in maniera stabile, duratura, abituale e

sistematica, l’atto costitutivo deve prevedere clausole che

assicurino lo svolgimento dell’attività del socio artigiano in

modo duraturo e stabile nel tempo, e ciò anche nel caso che le

prestazioni lavorative siano state conferite a patrimonio; dovrà,

pertanto, indicare l’intervallo di tempo superato il quale il

mancato adempimento delle prestazioni lavorative, anche per

cause a lui non imputabili, configuri un’ipotesi di

inadempimento.

Quello rilevante ai fini dell’eventuale disconoscimento

della natura artigiana è, però, solo l’inadempimento relativo alle

prestazioni lavorative svolte nel processo produttivo. E’ noto,

infatti, che il giudizio di prevalenza del lavoro personale, anche

manuale, del socio artigiano debba essere svolto in relazione alla

struttura organizzativa e alle esigenze economiche e produttive

dell’impresa. La condizione della prevalenza deve, cioè, essere

Cfr. il Consiglio Nazionale del Notariato, Studio n.5396/I,

5

consultabile nel sito www.notarlex.it.

N.SALANITRO, Profili sistematici della società a responsabilità limitata,

6

cit., p.52. più in generale sulla divisibilità della quota: M.STELLA

, Milano,

RICHTER jr, in AA.VV., Diritto delle società [Manuale breve] 3

2006, p. 289; G.C.M.RIVOLTA, Introduzione ad un dibattito sulla nuova

società a responsabilità limitata, cit., p.311 ss.; R.ROSAPEPE, Appunti su

alcuni aspetti della nuova disciplina, cit., p.484.

verificata in raffronto alle attività lavorative eventualmente

svolte dal soggetto sempre nell’ambito della stessa impresa, ma

non attinenti al processo produttivo: se, quindi, la mancata

esecuzione delle prestazioni lavorative si esaurisce

nell’inadempimento delle funzioni di amministrazione o di

gestione del personale e delle risorse, delle eventuali mansioni

contabili, commerciali, esecutive, ciò non avrebbe ripercussioni

sulla qualifica artigiana; se, poi, quelle prestazioni non

costituissero neanche oggetto del conferimento, il loro

inadempimento non legittimerebbe neanche l’escussione delle

garanzie o l’attivazione del procedimento di cui all’art.2466 c.c.

Morte, sopravvenuta inidoneità, interdizione e inabilitazione –

Si è detto che la mancata attuazione delle prestazioni lavorative

del socio (artigiano) può dipendere da eventi non imputabili,

neanche in senso soggettivo, al conferente, ma comunque idonei

a precludergli la possibilità di continuare ad esercitare l’attività

lavorativa all’interno del processo produttivo.

In relazione alle ipotesi della morte, sopravvenuta

inidoneità fisica, interdizione o inabilitazione, con riferimento

all’imprenditore artigiano il quarto comma dell’art.5 della legge

quadro per l’artigianato consente la conservazione

dell’iscrizione all’albo per un periodo massimo di cinque anni o

fino al compimento della maggiore età dei figli minorenni,

«sempre che l’esercizio dell’impresa venga assunto dal coniuge,

dai figli maggiorenni o minori emancipati o dal tutore dei figli

minorenni dell’imprenditore ». La norma, evidentemente dettata

allo scopo di salvaguardare la continuità dell’impresa artigiana

anche nei casi in cui, per cause non imputabili in senso

soggettivo al socio, venga meno anche uno solo dei requisiti di

cui agli artt.2, 3 e 5, può, credo, estendersi anche alla s.r.l. con

più soci, salva rimanendo la legittimazione della società alla

escussione delle garanzie: quel limite temporale è, infatti, dettato

allo scopo di evitare che l’impresa cessi ex abrupto non già di

esistere, bensì di godere delle agevolazioni e dei benefici

connessi all’iscrizione all’albo, permettendo ai parenti più

prossimi dell’artigiano defunto, invalido, interdetto o inabilitato

di acquisire, nelle more, le conoscenze e i titoli professionali

eventualmente necessari ai fini della continuazione dell’esercizio

dell’impresa. Se questo è lo scopo della norma, non vedrei

ostacoli ad ammetterne l’applicazione anche alla s.r.l. con più

soci; il che significa che l’atto costitutivo può prevedere il

subingresso degli eredi del socio defunto, divenuto invalido o

dichiarato interdetto o inabilitato, anche in mancanza dei

requisiti tecnico-professionali necessari ai fini dell’esercizio

dell’attività costituente l’oggetto dell’impresa, purché i

subentranti svolgano in maniera prevalente il loro lavoro

personale, anche manuale, nel processo produttivo e, nel lasso

temporale previsto dalla legge, acquisiscano i requisiti tecnico-

professionali eventualmente necessari per la qualifica di

artigiano. D’altro canto, nel sistema antecedente la riforma del

già interpretava l’art.5 nel senso di consentire

2001, la dottrina 7

la sopravvivenza della s.r.l. unipersonale artigiana per mezzo

dei congiunti del socio unico, sia pure a condizione che, oltre

quanto già detto, nel limite temporale dei 5 anni venisse

ripristinata l’unipersonalità, ovvero si optasse per l’esercizio

collettivo dell’impresa artigiana secondo i modelli ammessi

. Nessuno sforzo interpretativo deve, invece,

dalla legge quadro 8

essere operato rispetto all’estensione dell’art.5 alla s.r.l.

unipersonale, tenuto conto del fatto che il legislatore del ’97 ne

consentì la costituzione per l’esercizio di attività artigiane

proprio al fine di attribuire all’imprenditore l’opportunità di

esercitare l’attività d’impresa utilizzando lo strumento giuridico

idoneo a consentirgli di limitare la propria responsabilità

patrimoniale al capitale investito nell’impresa.

A.ROSSI, La società a responsabilità limitata unipersonale “artigiana”,

7

cit., p.1041 s.

Riteneva, invece, che il riferimento testuale della norma

8

all’imprenditore artigiano ne precludeva l’estensione alle imprese

artigiane costituite in forma societaria e, in particolare, a quelle dotate

di personalità giuridica V.ALLEGRI, Impresa artigiana e legislazione

speciale, cit., p.144 s., il quale, però, nella relazione conclusiva al

Convegno di Sirmione, nel condividere l’opinione di M.Avagliano,

sostiene invece la tesi dell’applicabilità in via analogica della norma

anche alle s.r.l. pluripersonali.

Al di là della previsione di cui all’art.5, le parti

potrebbero introdurre clausole particolari per disciplinare

l’ipotesi del trasferimento mortis causa, comunque finalizzate a

preservare il diritto della società di mantenere l’iscrizione

nell’albo: è, per esempio, possibile riservare ai soci artigiani la

facoltà di scelta tra la devoluzione della quota del socio defunto

ai suoi eredi, e la consolidazione della stessa in capo ai soci

lavoratori superstiti, a seconda, rispettivamente, che gli eredi del

de cuius siano o meno disposti ad impegnarsi col proprio lavoro

professionale nella società o siano o meno in possesso dei

requisiti tecnico-professionali eventualmente richiesti per la

qualifica di artigiano. L’atto costitutivo deve, inoltre, prevedere

– proprio al fine di garantire effettivamente alla società la

conservazione della qualifica artigiana – che la consolidazione

della partecipazione in capo ai soci superstiti sia realizzata in

modo tale che l’accrescimento delle quote dei soci artigiani

possa anche essere più che proporzionale rispetto al valore delle

partecipazioni detenute, per realizzarsi nella misura sufficiente a

garantire loro il mantenimento della maggioranza del capitale,

senza perciò che venga necessariamente precluso ai soci

“capitalisti” l’esercizio del diritto di prelazione.

La clausola di consolidazione come appena prospettata,

peraltro, integra l’ipotesi (: art.2469, 2° co., c.c.) dell’atto

costitutivo che pone condizioni o limiti che, nel caso concreto,

impediscono il trasferimento a causa di morte della

partecipazione agli eredi, legittimando questi ultimi all’esercizio

del recesso: diritto, quest’ultimo, certamente riconoscibile ai soci

allorquando l’atto costitutivo prevede l’intrasferibilità della

partecipazione o ne subordini il trasferimento al mero

gradimento degli organi sociali, di soci o di terzi, ma certo non

anche agli eredi ai quali, essendo preclusa la possibilità di

subentrare al de cuius e, quindi, di assumere la titolarità della

partecipazione sociale, è solo riconoscibile il diritto alla

liquidazione della quota del dante causa secondo le modalità

previste all’art.2473 c.c.


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Commerciale, tenute dal Prof. Luigi Salamone nell'anno accademico 2007.
Il documento riporta l'intervento della Dott. ssa Sabrina Masturzi al Convegno del 26/01/2007. La relazione analizza i casi di mancata attuazione della prestazione lavorativa del socio artigiano: inadempimento, morte, inidoneità, interdizione e inabilitazione, esclusione, recesso, fallimento.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Cassino - Unicas
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cassino - Unicas o del prof Salamone Luigi.

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