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1. IMMIGRATION SURPLUS: IL MODELLO DI GEORGE J. BORJAS

L’Italia, secondo recenti indagini Eurostat, è uno dei paesi europei a più alto indice di povertà;

secondo l’Ocse è posizionata su livelli bassi anche per tasso di attività, produttività del lavoro, crescita del

PIL, livello dei redditi e salari. Su aspetti ancora più problematici si è soffermato anche l’Istat, precisando

che circa la metà delle famiglie italiane incontra difficoltà economiche e appena un decimo si trova in

condizioni di relativo benessere. Tali problematicità non dovrebbero diventare motivo di chiusura

all’immigrazione, ma una ragione in più per riconoscere che l’immigrazione può essere una risorsa per il

nostro Paese e che potrebbe aiutarci a risolvere alcuni di questi problemi.

Nonostante la crisi internazionale e il precario posizionamento dell’Italia, l’immigrazione è

funzionale non solo agli interessi del paese d’origine, ma anche allo sviluppo del Paese di insediamento.

altrimenti, la sua crescita, dagli anni ’90 ad oggi, di circa dieci volte. Secondo la

Non si spiegherebbe,

stima del Dossier statistico immigrazione della Caritas, inoltre, gli immigrati oggi sono 4,3 milioni, oltre

300 mila in più contando le persone per le quali è stata presentata la domanda di regolarizzazione nel

settore familiare, e oltre 5 milioni aggiungendo a questo dato la stima degli irregolari.

E’ comunque innegabile l’esistenza di problematiche connesse a questi flussi di persone, soprattutto

immigrati come lavoratori. L’aumento dell’offerta di lavoro correlata all’arrivo di

quando si pensa a gli

lavoratori stranieri ha reso cruciale il dibattito sulle conseguenze economiche dell’immigrazione e, in

particolare, sul problema degli immigrati che “rubano lavoro” agli italiani.

connessi all’aumento del fenomeno

Troppe volte si sente parlare dei problemi socio-economici

migratorio; è impensabile, però, non riflettere o quantomeno interrogarsi anche sull’esistenza di benefici

conseguenti l’arrivo di lavoratori stranieri.

modello economico che analizza gli effetti dell’immigrazione sul sistema economico e sul

Un

mercato del lavoro, considerandone anche gli aspetti positivi, è quello che l’economista George J. Borjas

ha elaborato nell’articolo intitolato “The Economic Benefits from Immigration”. La sua ricerca indaga gli

effetti dell’arrivo di lavoratori stranieri sull’economia del paese ospitante e sui lavoratori autoctoni,

ipotizzando l’esistenza di un immigration surplus, ovvero un aumento del prodotto interno del paese,

successivo all’arrivo di lavoratori stranieri, a beneficio della popolazione autoctona. Tali benefici

derivano principalmente dalla complementarità fra lavoratori immigrati e altri fattori della produzione, e

sono tanto maggiori quanto più esistono differenze qualitative rilevanti tra gli immigrati e i lavoratori del

paese ospitante. 2

Per illustrare tale fenomeno, spiegherò la teoria in due parti: nella prima ipotizzeremo che i

all’interno della forza

lavoratori siano perfetti sostituti e che non ci siano, quindi, differenze qualitative

lavoro; in questo caso l’ immigration surplus sarà tanto maggiore quanto più i salari dei lavoratori

autoctoni diminuiranno all’arrivo di lavoratori stranieri. Nella seconda parte, invece, considereremo anche

le differenze qualitative, ipotizzando di poter suddividere la forza lavoro in due gruppi: uno di lavoratori

e l’altro di lavoratori non qualificati (unskilled).

qualificati (skilled) In questo caso, il paese ospitante

guadagna finché la composizione qualitativa degli immigrati differisce da quella dei lavoratori autoctoni,

l’immigration

anche se surplus risulta essere maggiore se si accolgono lavoratori stranieri qualificati.

a) Immigration surplus

Consideriamo innanzitutto, il modello nel quale ignoriamo differenze qualitative

all’interno della forza lavoro (cfr. Borjas, 1995); in questo caso, i lavoratori sono tutti perfetti sostituti tra

loro in modo che L=N+M

Dove N sono i lavoratori autoctoni (native workers), M sono i lavoratori immigrati (immigrant workers) e

L è la forza lavoro totale del paese.

Ipotizziamo che il capitale sia completamente detenuto dagli autoctoni, non considerando, per ora

l’offerta di lavoro e di capitale

la possibilità che gli immigrati possano modificare lo stock di capitale (K);

è , inoltre, perfettamente anelastica.

In questo sistema economico l’output è dato dalla funzione , caratterizzata da

rendimenti di scala costanti. A causa di questa ultima ipotesi, l’output totale dell’economia è distribuito

lavoratori; perciò, prima dell’arrivo degli immigrati, la produzione

tra i possessori del capitale ed i

nazionale è pari a: 1)

Ovvero il prezzo del capitale utilizzato ( ) moltiplicato per la quantità usata, più il prezzo del lavoro (

) per il totale dei lavoratori del paese (N).

La fig.1 illustra graficamente cosa succede quando lavoratori stranieri arrivano nel paese: prima

) è pari all’area sottostante la

del loro arrivo, il reddito nazionale maturato dai lavoratori autoctoni (

produttività marginale del lavoro, ovvero l’area ABN0. Con l’arrivo dei nuovi lavoratori la

curva della

curva dell’offerta di lavoro si sposta verso destra e i salari scendono da a : la produzione nazionale

sarà ora pari all’area del trapezio ACL0. 3

Figura 1.1: Immigration surplus

Nella figura vengono illustrate le conseguenze dell’arrivo di immigrati sul reddito del paese ospitante.Prima dell’arrivo degli

immigrati il reddito nazionale è pari all’area al di sotto della curva della produttività marginale del lavoro (ABN0). Dopo

l’arrivo degli immigrati la curva dell’offerta di lavoro, che si trovava in corrispondenza della quantità N, si sposta verso

destra. Il reddito nazionale sarà, dunque, pari all’area del trapezio ACL0: di tale quantità, l’area DCLN viene assorbita dai

nuovi lavoratori, mentre l’area del triangolo BCD rappresenta un aumento del reddito di cui beneficiano gli autoctoni.

Dollari Lavoratori

Parte di tale aumento viene chiaramente assorbito dai nuovi lavoratori, che guadagnano la quantità

M, pari all’area DCLN in figura. Sottraendo tale quantità, rimane comunque una parte dell’aumento

del reddito che va a totale beneficio degli autoctoni, ovvero l’area del triangolo BCD, che chiameremo

immigration surplus. Tale area può essere calcolata come:

2)

Ovvero la variazione dei salari per il totale di nuovi lavoratori stranieri diviso due.

curva dell’offerta di lavoro

Occorre sottolineare che tali risultati si ottengono solo se la è

1

anelastica e, di conseguenza i salari dei lavoratori calano con l’arrivo degli immigrati . Se così non fosse,

i lavoratori stranieri assorbirebbero per intero l’aumento dell’output e non ci sarebbe nessun beneficio per

1 L’elasticità esprime il rapporto fra la variazione percentuale di due variabili. Nello specifico l'elasticità dell'offerta di lavoro

misura la variazione percentuale dell’offerta dovuta ad una variazione del prezzo del lavoro. Quanto più la domanda è

anelastica, tanto più il prezzo del fattore è sensibile ad una variazione quantitativa del fattore stesso. 4

gli autoctoni. La perdita derivante dalla diminuzione dei salari è totalmente controbilanciata dal guadagno

per i possessori di capitale, derivanti da un aumento del prezzo del capitale r.

Come detto poco sopra, l’immigration surplus può essere calcolato come:

3) 2

l’immigration

Essendo surplus una parte del reddito nazionale, possiamo riscrivere tale formula come :

4) è l’elasticità del prezzo del lavoro;

Dove s è la parte del reddito nazionale corrisposta al lavoro; e m è la

frazione della forza lavoro di origine straniera.

Occorre sottolineare che il valore dell’immigration surplus è strettamente connesso al valore della

ovvero dell’elasticità. Se il prezzo del lavoro non fosse sensibile all’immissione di lavoratori

variabile e, con l’arrivo di lavoratori straniere; in questo caso la popolazione del

stranieri , i salari non scenderebbero

paese ospitante non avrebbe nulla da guadagnare dall’immigrazione e l’immigration surplus sarebbe

vicino allo zero, poiché l’aumento della produzione sarebbe assorbito per intero dalla remunerazione dei

nuovi addetti. Quanto più la domanda è anelastica, tanto più il prezzo del fattore produttivo è elastico,

ovvero sensibile ad una variazione quantitativa del fattore stesso.

Da ciò deriva anche che l’immigration surplus sarà tanto più ampio quanto più capitale e lavoro

Se lavoro e capitale fossero sostituibili, si deciderebbe di utilizzare l’uno o l’altro

sono complementari.

fattore; in tal caso, i detentori di capitale non guadagnerebbero affatto dall’arrivo di nuova manodopera.

L’immigration surplus si verifica proprio per la complementarità tra il lavoro degli immigrati e il

capitale degli autoctoni. Perciò, anche quando tale surplus non è elevato, l’immigrazione ha comunque

effetti rilevanti sul sistema economico del paese, soprattutto in termini di redistribuzione di reddito dal

lavoro al capitale. Nella fig.1, l’area e il triangolo BDC sono guadagnati per intero da fattori

diversi dal lavoro.

2 Considerando , allora possiamo riscrivere la formula dell’immigration surplus come:

= 5

Solitamente i dibattiti sulle politiche migratorie si focalizzano su questo aspetto. Si tende, perciò, a

considerare solo lo svantaggio di salari più bassi ai lavoratori e del trasferimento di risorse dal fattore

lavoro al capitale, probabilmente a causa della portata limitata del fenomeno dell’immigration surplus.

Per giungere a conclusioni più complete e precise occorre, senza dubbio, tenere conto di entrambe le

facce della medaglia per comprendere a pieno la portata del fenomeno e gli effetti reali dell’arrivo di

lavoratori stranieri sul sistema economico nazionale.

b) Lavoro qualificato e immigration surplus

effettuata fin’ora, abbiamo assunto che tutta la forza lavoro non fosse

Nell’analisi

specializzata; chiaramente questa era un’ipotesi semplificativa non applicabile al mondo nel quale

E’ necessario, a questo punto dell’analisi, introdurre differenze qualitative all’interno della forza

viviamo.

lavoro: consideriamo, quindi, l’esistenza di lavoratori qualificati (skilled workers) e di lavoratori non

qualificati (unskilled workers). In questa seconda parte analizzeremo la relazione fra immigration surplus

e la composizione qualitativa dei flussi migratori, escludendo in un primo momento il ruolo del capitale

per poi elaborare un modello più completo con due fattori della produzione.

 Modello con un solo fattore della produzione:

Consideriamo due classi di lavoratori: lavoratori qualificati ( e lavoratori non qualificati( ), tali

che β sia la frazione di lavoratori stranieri qualificati e b la frazione di lavoratori qualificati tra gli

autoctoni. Come già detto, consideriamo un solo fattore della produzione, ovvero il lavoro, ignorando il

ruolo del capitale. Ipotizziamo, inoltre, che l’offerta di lavoro sia anelastica e che la funzione di

produzione sia lineare, ovvero .

In questo caso l’immigration surplus risulterà positivo fintanto che la composizione qualitativa dei

e β sono

lavoratori stranieri differisce da quella dei lavoratori del paese ospitante, ovvero solo se b

diverse.

L’entità stessa del guadagno è positivamente correlata alle differenze nei due gruppi di lavoratori :

l’immigration surplus sarà maggiore quanto più saranno rilevanti le differenze qualitative fra i lavoratori.

6

Figura 1.2: Immigration surplus e composizione qualitativa dei lavoratori stranieri in un modello senza capitale.

La figura illustra la relazione fra composizione quantitativa della popolazioni in termini di percentuali di lavoratori

qualificati, e immigration surplus. Nel primo quadrante il 50% dei lavoratori autoctoni sono qualificati, perciò i guadagni

saranno massimizzati accogliendo lavoratori stranieri totalmente skilled o totalmente unskilled.

sono per lo più non qualificati, quindi l’ immigration surplus è

Nel secondo quadrante i lavoratori del paese ospitante

massimizzato accogliendo lavoratori qualificati; la situazione opposta è, infine, mostrata nell’ultimo quadrante, nel quale la

maggioranza dei lavoratori autoctoni sono qualificati quindi la migliore politica sarebbe quella di accogliere lavoratori

unskilled. Assumiamo che il 35% dei Assumiamo che il 65%dei

Assumiamo che il 50% dei lavoratori autoctoni siano lavoratori autoctoni siano

lavoratori autoctoni siano qualificati qualificati

qualificati

Surplus

Immigration Frazione di lavoratori immigrati qualificati

In questo caso l’immigration surplus, inteso sempre come frazione del reddito nazionale, sarà dato

dall’equazione: 5) l’elasticità del prezzo

Nella quale è la parte di reddito nazionale corrisposto al lavoro qualificato; è

del lavoro qualificato; è la frazione di forza lavoro composta da lavoratori qualificati, ovvero .

Come detto prima, e b sono la frazione di lavoratori qualificati rispettivamente tra gli immigrati e tra gli

autoctoni.

Tale relazione può essere rappresentate graficamente come in fig.2 . 7


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Atreyu

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in consulente esperto per i processi di pace, cooperazione sviluppo
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof D'Addona Stefano.

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