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Weber si schiera a favore dell’attuazione di una riforma costituzionale che sancisca la dipendenza del

governo dal Parlamento centralità politica del Parlamento, la quale sta nel costituire l’arena in cui i

capi-partito si possono scontrare in una lotta per la conquista della leadership. Il Parlamento, però, nei

momenti di grave crisi non deve funzionare (se si dà il comando politico alla burocrazia, quando questo non

è il compito della burocrazia la macchina perfetta crolla).

Il PARLAMENTO è diventato un luogo notarile, il luogo della trasformazione di tante volontà

particolari in una sola. È il luogo del conflitto, è come una palestra, dove avviene la selezione dei capi

politici.

POLITEISMO dei VALORI = lotta fra diverse e irriducibili posizioni ideali, razionalmente non fondabili.

La forma politica necessaria è una democrazia dei capi, come FG che sappia mettere in rapporto gli

elementi che si costituiscono nella modernità. Tale democrazia si fonda sulle pulsioni della società

democratica (rivoluzioni), sul carisma (ricordo/manifestazione dell’originaria mobilitazione da cui

veniamo) che dà la guida politica (Führerprinzip) e sulla macchina (la burocrazia è la “cinghia di

trasmissione” del comando, non è il comando).

Ma il problema è che lo Stato tedesco non è democratico per cui implode!!

Weber è un ircocervo: tenta di conciliare il modello razionalistico dello Stato e il modello dialettico. Egli

pensa di potersi fondare sul carisma per fondare la democrazia, perché ha fiducia nella politica e nel ruolo

del politico.

La politica è diventata una professione ma chi fa politica ha 2 etiche:

1. etica della responsabilità capacità di tenere sempre presenti le conseguenze delle proprie scelte;

2. etica della convinzione dedizione alla causa.

Per porre un freno alla radicalizzazione socialista della rivoluzione Weber traduce in senso carismatico

l’elemento rivoluzionario della politica e propone una democrazia parlamentare in cui il PdR realizzi una

nuova “democrazia dei capi”.

Per descrivere il dirigente politico a cui pensa, Weber usa il termine di Beruf = vocazione per fare politica

 politica = duro e tenace percorso di superamento di dure difficoltà.

Weber esprime la speranza di superare la condizione di “gabbia d’acciaio”.

SCHMITT

È un pensatore politico, è un giurista del 3° Reich. Fa parte di coloro che furono processati e condannati al

processo di Norimberga. Si ritirerà a vita privata e morirà negli anni ‘80.

È critico nei confronti di:

- liberalismo (perché l’idea di fondo, qui, è che un ordine politico stabile ha origine dal singolo

individuo);

- pensiero giuridico (perché l’idea di fondo è che la politica sia riducibile al sistema delle norme

giuridiche poste dallo Stato).

Il suo pensiero è riassumibile in queste proposizioni:

- la politica va oltre l’individuo e la sua ragione: non è libertà ma destino;

- la politica va oltre il diritto e la sua normatività: non è legge ma decisione;

- l’ordine politico è necessario e va creato a partire dal disordine, con la decisione del singolo o

con la rivoluzione o con il potere costituente dal popolo;

- ordine politico può sussistere efficacemente solo se conserva al proprio interno il disordine, la

violenza, da cui ha avuto origine;

- il tentativo moderno di evitare l’origine non razionale della politica, di razionalizzarla, produce un

mondo “tecnico” non privo di conflitti, ma privo della capacità di comprenderli e affrontarli.

 

“Sovrano è chi decide sul caso di eccezione” sovranità = decisione (usata in senso

(pg. 135 “Potere”)

etimologico: dal latino ‘caedo’ = ‘tagliare’). 11

La decisione per eccellenza è quella politica; l’unico che può prenderla è il sovrano. È un atto creativo che

pone in essere un’organizzazione politica dal nulla (in quanto prima della decisione politica non c’è nulla).

POLITICA = eccezione il momento della politica è un momento eccezionale e richiede, in quanto tale,

una decisione eccezionale (= istituzione di un’organizzazione politica).

L’eccezione è quella che caratterizza l’età moderna, la quale ha realizzato la politica in assenza di

fondamenta; perciò, senza fondamenta, il fatto di costruire qualcosa risulta eccezionale.

Concetti teologici secolarizzati (nonostante sia un cattolico) modernità = tentativo, davanti alla

percezione del nulla, di costruire ugualmente un ordine, quello capace di neutralizzare razionalmente il

conflitto.

La razionalità della Chiesa cattolica riesce a far coesistere sotto la sua autorità aspetti del reale anche in

contraddizione fra loro; al contrario, la modernità cerca, fallendo, di costruire l’ordine politico attraverso la

rappresentanza di singoli dotati di diritti e interessi particolari che il dialogo razionale, in Parlamento,

dovrebbe rendere universali.

TECNICA = massima espressione di calcolo razionale umano; si corre, però, il rischio che tali macchine

arrivino a dominare l’uomo. Non sempre la tecnica produce miglioramenti per la vita umana: tale idea si fa

strada soprattutto dopo la Grande Guerra.

La tecnica, però, non produce alcuna forma: è il problema dell’epoca moderna perché le ideologie dell’800 e

del ‘900 si sono dimenticate che la realtà è il conflitto, facendo finta di nulla. L’hanno occultato facendo

pensare che gli uomini vivano in pace. Per le ideologie la politica funziona se si sa amministrare. Ma non è

quella la funzione del sovrano la politica funziona come se la propria origine non fosse conflittuale, ma

così non va.

Il POLITICO = (in tedesco Das Politisch) non è un soggetto ma la contrapposizione fra amico e nemico.

(πόλεμος =

Tale conflitto è all’origine della politica. Ciò significa che l’origine della politica è polemica

guerra) il potere politico è l’unico capace di prendere una decisione su tale guerra e di discriminare

chi sono gli amici e chi i nemici. [ Da un punto di vista interno, tale contrapposizione si identifica con la guerra

].

civile

Parlando di amico/nemico non si intendono inimicizie private (inimicus) ma pubbliche, cioè il nemico dello

Stato (hostis).

Schmitt condivide l’idea weberiana secondo cui il Parlamento è un agone in cui si impara a confliggere; ma

dall’origine polemica deriva la decisione concreta, reale, un vero atto politico, orientata a neutralizzare

il conflitto. A quel punto si istituisce lo Stato.

Lo Stato è inadeguato a svolgere il compito che storicamente ha svolto, cioè garantire l’ordine. Ne nasce,

dunque, il concetto di “politico” come contrapposizione amico/nemico.

POLITICO ≠ POLITICA:

- politico = energia conflittuale;

- politica = architettura istituzionale.

La politica, dunque, è sempre polemica.

Sui rapporti internazionali: Schmitt riconosce che la guerra è una funzione della politica.

In politica interna: qui il concetto di ‘politico’ manifesta la propria portata destrutturante.

Tutto ciò significa che l’ordine viene creato dal e attraverso il conflitto e viene conservato attraverso una

vigilanza costante per escludere il nemico interno l’ordine politico si mantiene soltanto se non

neutralizza completamente il ‘politico’.

In tal modo, pace e guerra coesistono.

La decisione eccezionale che fonda la politica pone in essere la COSTITUZIONE (Verfassung) = unità

politica concreta di un popolo che nasce dalla decisione per l’ordine.

[Costituzione ≠ norme costituzionali].

Tale accezione di Cost. prevede che esista, prima delle norme, un soggetto politico dotato di volontà: nel

caso della democrazia, tale soggetto è il popolo. La politica liberale, invece, si fonda sulla libertà del singolo

12

contro lo Stato; sui diritti naturali; sulla separazione dei poteri dello Stato; sulla sostituzione del principio

della legalità con quello della legittimità; sulla rappresentanza.

Schmitt compie anche un’analisi sulla crisi di Weimar: per lui la Cost. di Weimar è il frutto di una vera

decisione politica del popolo tedesco per realizzare un compromesso tra rappresentanza liberale e presenza

democratica. Siccome tale decisione è polemica contro il collettivismo socialista instauratosi in URSS,

Schmitt afferma che la Cost. di Weimar è anti-sovietica. Essa è divisa in 2 parti, tra l’altro:

1. riguarda l’organizzazione dei poteri dello Stato tedesco; essa è di ispirazione politica liberale;

2. riguarda i diritti e i doveri fondamentali del popolo tedesco; è di ispirazione democratica.

Raccontando l’evoluzione storica della forma-Stato, Schmitt individua il passaggio tra 4 Stati:

1. STATO GOVERNATIVO (XVIII sec.) antico Stato per ceti, o Ancien Régime;

2. STATO LEGISLATIVO (XIX sec.) manifesta la propria sovranità attraverso la produzione

legislativa; la legge è sovrana; 

3. STATO AMMINISTRATIVO (Weimar) la Cost. di Weimar è l’esempio in questione perché è

stata protagonista di una forte novità: in Cost. vengono inseriti i diritti sociali. Weimar è un

fallimento perché è un compromesso fra le forme della rappresentanza liberale (Parlamento) e la

presenza democratica. Ecco perché viene definita STATO TOTALE per DEBOLEZZA.

Ma tale debolezza, per Schmitt, è superabile solo passando allo:

4. STATO TOTALE per ENERGIA Schmitt crede di ravvisarlo nel 3° Reich. È lo Stato che

(≠ Weimar), che

recupera la vera capacità politica ha pretesa “totalitaria” di controllo su ogni

sfera della società e della terra, nonché sulla tecnica.

Il passaggio allo “Stato totale per debolezza” è stato reso possibile dal fatto che la politica moderna ha

pensato di neutralizzare il conflitto, spoliticizzandolo. Per Schmitt la neutralizzazione deve essere fatta

con un orientamento in qualche direzione Schmitt vuole una TEORIA dell’ORDINE POLITICO

CONCRETO = unità politica è data da 3 elementi storici concreti:

1. POPOLO diverso dagli altri popoli perché questo ha base razziale; tutti quelli che non ne fanno

parte sono i “nemici”;

2. UN PARTITO (NSDAP) fornisce l’energia politica, mantiene vivo il conflitto;

3. STATO è il quadro formale.

Fuori dallo Stato così composto c’è lo stato di natura e, poiché Schmitt prende le mosse da Hobbes, tale

stato di natura corrisponderà ad una situazione guerresca.

Schmitt aderisce, in parte, al pensiero di Gentile, cioè: entrambi pensano di poter sfruttare le ideologie

(fascista e nazista) per ripensare uno Stato all’altezza dei tempi. Entrambi vivono la grande crisi del

liberalismo; ma né Hitler né Mussolini faranno ciò che i due pensatori propongono, anzi: Gentile verrà

ucciso dai partigiani e Schmitt sopravvivrà al processo di Norimberga ma si ritirerà a vita privata.

Così inizia la fase internazionalista di Schmitt, o FASE del NOMOS (dove “nomos” ha l’accezione di ius,

cioè “diritto”).

NOMOS (diritto) = unità di ordinamento e localizzazione.

Egli inizia contrapponendo:

- potenze terrestri: portatrici di consapevolezza spaziale; capaci di organizzare ordini chiusi e stabili;

- potenze marittime: non conoscono limiti e confini.

Gli ordinamenti, dunque, hanno origine da una specifica partizione della terra. Il variare delle

suddivisioni spaziali segna le epoche dell’umanità. La “scoperta” implica, poi, la definizione di nuove linee

di divisione della terra, cioè le “linee globali” con cui le potenze europee si spartiscono il Nuovo Mondo.

Usa il termine νόμος perché viene da = “dividere” per lui il diritto certifica la suddivisione dei

τέμνω

diversi modi di organizzazione. 13

Tali suddivisioni sono anche connesse allo jus publicum europaeum = ordine giuridico internazionale che

costituisce la piena età moderna. È la forma di νόμος della modernità. È iniziato, per Schmitt, con la

suddivisione dell’America del Sud (v. raya). La fine dei conflitti si stabilisce attraverso trattati di pace (che

sono comunque manifestazioni di jus). Lo jus publicum europaeum stria il territorio disegnando gli Stati.

Tale jus impone anche, oltre ai confini, il reciproco riconoscimento fra gli Stati (la raya ne è un esempio).

Ne consegue lo stabilimento di un ordine fondato su tale riconoscimento reciproco, il quale ha permesso

l’esistenza di una GUERRA LIMITATA = c’è meno violenza, anche più formalità nel trattare gli

ambasciatori e tutto il resto; ma appena si è fuori dai confini dello Stato non si riconosce, in quello che si ha

davanti, un nemico, ma uno che è da sterminare, si perde ogni legittimità politica (res nullìus: “terra di

nessuno”, dove gli abitanti di tali terre sono “nessuno” politicamente). È così che si comportano gli Stati

europei, terreni, che manifestano la loro potenza conquistando altre terre.

Tutto questo processo termina quando si affaccia una nuova potenza e quando l’elemento dominante non

è più la terra, ma l’aria e l’acqua, che sono indivisibili, non vi si possono tracciare confini. La grande

potenza marittima del tempo è l’UK. 

La potenza marittima non è limitabile il prevalere di una spazialità marittima fa nascere la

criminalizzazione della guerra d’aggressione.

L’ordine mondiale è stabile perché è fondato su tali differenze e disuguaglianze; crolla quando le

potenze extraeuropee (soprattutto gli USA) iniziano a pretendere che il diritto internazionale sia

universalistico, cioè fondato sul principio che tutti i popoli (anche quelli non civilizzati) possono avere uno

Stato e che tutti gli Stati sono uguali fra loro e davanti alla legge internazionale. 

Nella 2° GM, per es, salta lo jus publicum europaeum, poiché saltano i confini, gli Stati si creano 2

nuove potenze, UK e USA, che non sono più Stati, ma sono diversi costituzionalmente perché non si

fondano sulla sovranità perciò l’esito della 2° GM è l’unità del mondo, non la sua suddivisione per

questo, per Schmitt, il mondo perde orientamento (= perché perde lo jus, che invece aveva compito di

orientare). Si compie il “trionfo del mare”, delle potenze marittime che operano per la tecnica. 

Nel 1951 Schmitt afferma che la nostra epoca vedrà sempre e solo atti di polizia internazionale la

politica diventa amministrazione, a causa della unificazione internazionale morte del ‘politico’.

Più nessuno verrà dichiarato ‘nemico’; d’ora in poi al nemico si sostituisce il criminale, per il quale basta un

‘semplice’ atto di polizia non è più il tempo dello Stato, della politica.

L’ultima figura che Schmitt introduce, dicendo che il ‘politico’ non può morire poiché è connaturato

nell’esistenza dell’umanità, è quella del PARTIGIANO = contesta il nuovo sistema di organizzazione

internazionale; si nasconde nei boschi, è una figura irregolare e portatrice di ostilità contro l’uniformità a

cui la tecnica, anche giuridica, ci ha ridotto. Il partigiano contesta il sistema in quanto tale; vuole

distruggere lo Stato lo “Stato totale per energia” non potrà più esistere.

KELSEN

(pg. 138 “Potere”)

L’affermazione di Schmitt secondo cui “l’ordinamento giuridico posa sempre su una decisione, non su una

norma”, è per contrastare Kelsen.

Lo scontro tra i 2 si basa fondamentalmente sulla legittimità dell’ordine politico:

- Schmitt legittimità non è solo legalità, ma si fonda su una decisione fondamentale (sul caso di

eccezione) che è sempre di tipo conflittuale. La legittimità sta nella decisione politica. Il diritto

viene dopo;

- Kelsen la legittimità consiste nella legalità e risiede nella norma fondamentale dell’ordinamento,

cioè la costituzione. Non esiste una decisione politica precedente. Kelsen vuol far coincidere Stato e

ordinamento giuridico.

Scrive l’opera “Dottrina pura del diritto” dove critica la centralità che nel pensiero moderno ha lo Stato

perché secondo lui questo significa porre attenzione al fatto che esso è superiore, che è sovrano ciò porta,

per Kelsen, alla legittimazione dello Stato-potenza che in quegli anni stava avanzando. 14

Potere = potere giuridico; Diritto = organizzazione della forza. Il potere dello Stato si manifesta attraverso

alcune azioni umane, cioè quelle che corrispondono a quanto stabilito dall’ordinamento giuridico

presupposto.

POTERE POLITICO = efficacia dell’ordinamento coercitivo riconosciuto quale diritto.

I rapporti internazionali sono visti in chiave imperialistica.

Se lo Stato non deve essere basato solo sulla sovranità Stato = ogni ordinamento giuridico che abbia

raggiunto un certo grado di centralizzazione.

Origini dello Stato: il prius è la sfera sociale, attraversata da conflitti e divisioni. Tali conflitti devono

trovare un modo per stare insieme istituzione del Parlamento = luogo del compromesso (che ha, qui,

valore positivo). 

Forma governativa adatta: democrazia parlamentare il Parlamento assume un ruolo centrale.

La democrazia parlamentare, per Kelsen, è un compromesso politico che trova la sua legittimità sulla

Costituzione.

La Cost. prende una nuova rilevanza e finisce in un luogo diverso; non è più una legge come le altre [ i

grandi fascismi e nazismi vanno al potere per via legale e, una volta al potere, per prima cosa cambiano la Cost. e si

].

legittimano, impiantando il regime totalitario

Cost. = norma fondamentale, sottratta alla disponibilità del Parlamento. Nella parte di Cost. non

disponibile si inseriscono le garanzie dei diritti sociali. Kelsen è il grande teorico del predominio del

diritto.

La sovranità popolare è del Parlamento che però non è più assoluto perché non dispone della Cost.

Elemento fondante della teoria kelseniana è anche il PRINCIPIO della MAGGIORANZA: in realtà,

quello a cui pensa Kelsen è più un PRINCIPIO MAGGIORITARIO-MINORITARIO = nella Cost.

devono essere date le garanzie e le possibilità affinché le minoranze di oggi diventino le maggioranze

del domani. Il 1° grande diritto è quello di voce pensa alla possibilità, cioè, di alternanza al potere.

L’alternanza garantisce la tutela di tutti (non più solo a livello individuale), a livello costituzionale.

Kelsen è anche uno dei grandi teorici liberali e, in quanto tale, uno dei suoi punti forti è il pluralismo, cioè

il fatto che ci sia libertà di avere i propri principi , idee, credo, ecc.

Tale pluralismo sociale deve essere garantito e trasformato in pluralismo politico attraverso i partiti.

Non vuole negare le differenze ma cercare di livellarle per non arrivare a un nuovo conflitto (come quello

dopo Weimar, caduta, per Kelsen, perché la Cost. è diventata disponibile).

Diritti fondamentali (in Cost. Sono i diritti umani) devono essere posti a protezione delle minoranze.

Tali diritti diventano fondamentali, sanzionabili, perciò, solo se inseriti nella Cost. statale.

Se il Parlamento vota a maggioranza una legge che va contro la Cost., l’organo che lo impedisce (al

Parlamento) è il SINDACATO di COSTITUZIONALITÀ: una legge diventa legge (legittima) solo dopo

che ne è stata dichiarata la costituzionalità.

L’istituzione di costituzionalità l’avevano già applicata gli USA, dove tale sindacato di cost. è di tipo

diffuso.

Kelsen, invece, teorizza la CORTE COSTITUZIONALE, dove risiedono giudici diversi dai giudici

ordinari (non è diffuso).

La sua è una democrazia consociativa, con sistema proporzionale. 

Dopo la 2° GM si pensa alla necessità di istituire una specie di Società delle Nazioni Kelsen è il teorico

della società internazionale in una visione monistica: primato dell’ordinamento internazionale (che è un

insieme di norme superiori che autorizzano quelle inferiori). 15

L’istituzione che mette in pratica ciò è, storicamente, l’ONU. La guerra legittima è quella a copertura

internazionale.

Si istituiscono, dunque, tribunali istituzionali internazionali in cui si giudicano le controversie

internazionali, o altre giurisdizioni internazionali. Tutto ciò perché la grande idea di Kelsen è che l’umanità

è una comunità superiore che pacifica il mondo attraverso la sua capacità giuridica.

C’è una concezione giurisdizionale dello Stato (con una democrazia fondata sulla pluralità), del

conflitto ricomposto in Parlamento attraverso un compromesso.

Funzionamento Stato:

- ridimensionamento esecutivo, sottomesso al Parlamento;

- rivalutazione del potere giudiziario (con l’elemento della Corte Costituzionale, custode della Cost.);

- agevolazione delle istituzioni di garanzia, il cui proliferare è un prodotto di questa teoria.

Al primato della sovranità cerca di sostituire quello del diritto infatti: legittimità dell’ordinamento

politico = legalità.

Egli polemizza anche con Lenin. LENIN

Elabora il concetto di potere rivoluzionario.

Conflitti tra Stato tedesco e SPD + conflitti all’interno dell’SPD stessa portano al REVISIONISMO

MARXISTA: 

- Bernstein SPD entra in Parlamento perché si pone l’obiettivo della lotta salariale e

dell’ottenimento del suffragio universale (cioè della democrazia);

- Ortodossi/Kautsky interpretazione evoluzionista del marxismo; la rivoluzione verrà di sicuro e i

marxisti devono assumere una posizione attendista, pronti per la naturale rivoluzione.

Ma con l’avanzare del tempo la rivoluzione non scoppia si arriva a 2 grandi posizioni:

- Luxemburg: violenta critica contro il riformismo; ripropone i temi ortodossi del marxismo: la classe

operaia deve costituirsi e agire politicamente e volontariamente.

Fin qui, è d’accordo con Lenin: la rivoluzione deve scoppiare.

La rottura fra i due pensieri riguarda il soggetto politico della rivoluzione: per la Luxemburg deve

venire dalle masse, che non devono essere guidate da alcun partito perché hanno già insita in loro

stesse l’energia necessaria per far avvenire la rivoluzione;

- Lenin invece per lui il soggetto politico a fare la rivoluzione deve essere il partito (=

avanguardia operaia organizzata).

Vive la contrapposizione tra bolscevichi ( dittatura democratico-rivoluzionaria del proletariato e dei

contadini attraverso la presa del potere immediata da parte di un potere dittatoriale diretto dal vertice del

partito in funzione della rivoluzione socialista) e menscevichi ( socialismo si può affermare solo in un

paese economicamente e socialmente evoluto; la Russia si deve prima sviluppare economicamente).

Soviet = “consiglio di fabbrica”; non esprimono una rappresentanza politica formale ma l’immediatezza del

potere operaio. Permettono la diretta partecipazione delle masse all’organizzazione democratica dello Stato.

Per valorizzare tale immediatezza, è necessario passare attraverso il partito = momento di mediazione

politica; il partito è sempre un’avanguardia centralizzata che orienta e dà forma al movimento spontaneo

della classe operaia.

La coscienza socialista è qualcosa che non è insito nella lotta di classe ma è importato dal proletariato

dall’esterno; inoltre, per Lenin, la classe operaia con le sue forze è in grado di elaborare solo una coscienza

tradeunionistica; compito primario del partito = lottare contro le forme di rivendicazionismo puramente

sindacale, così da imprimere alle sue lotte economiche una direzione disciplinata dall’organizzazione

politica, affidata a “rivoluzionari di professione”.

 partito = motore della rivoluzione. 16

La stessa concezione attivistica della politica si rinviene anche nella prospettiva di Lenin sulla rivoluzione e

sulla democrazia:

 la rivoluzione borghese deve essere opera del proletariato contro la borghesia, non della borghesia;

 la repubblica democratica deve assumere il profilo di una dittatura degli operai e dei contadini.

STATO = organizzazione della violenza per reprimere una classe e mantenere una forma determinata di

dominio sociale. Strumento della rivoluzione, cioè mero apparato tecnico-amministrativo.

Borghesia reprime il proletariato proletariato, protagonista del modo di produzione capitalistico, è la

classe rivoluzionaria capace di guidare i lavoratori e gli sfruttati proletariato, attraverso la sua azione, può

impossessarsi dello Stato e reprimere la borghesia dittatura del proletariato.

SOVIET = espressione di una democrazia rivoluzionaria e proletaria. Essi fanno in modo che la rottura

della macchina statale trovi le masse già pronte ad essere protagoniste di un nuovo modo di gestire la società

 la partecipazione delle masse lavoratrici alla vita dello Stato viene prevista in funzione dell’estinzione

dello stesso.

Ma, siccome i soviet sono i consigli che si tengono nella fabbrica, il problema è proprio quello della

GESTIONE delle MACCHINE: eliminando i padroni, gli operai si auto-gestiscono.

Organizzazione del potere: teoria marxista della dittatura del proletariato + tema della dittatura

giacobina (che giustifica l’uso del terrore in nome della libertà) = TEORIA del PARTITO, secondo cui il

partito è appunto il motore della rivoluzione perché è il depositario della verità rivoluzionaria in quanto è

capace di capire e interpretare l’essenza della classe operaia; il partito è pensato come luogo autonomo.

Partito comunista = nuova élite politica capace di direzione. Comunismo = società senza classi.

Rivoluzione: conferma la necessità del dominio.

Potere: monista e militare (dittatura del proletariato) che monopolizza la dimensione politica, ideologica ed

economica ecc, al fine di forgiare un uomo nuovo speranza, post-politica, della società senza classi e

senza dominio.

Secondo Lenin, il proletariato è la classe adatta alla rivoluzione contro i borghesi proprio per la sua

condizione economica di esistenza che le dà la possibilità e la forza di compierla.

Grazie alla sua funzione economica nella grande produzione il proletariato è capace di essere la guida di

tutti i lavoratori e di tutte le masse sfruttate abolizione della borghesia è attuabile solo se si trasforma il

proletariato in classe dominante (sulla borghesia).

Necessari alla rivoluzione per il proletariato, sono:

- potere statale

- organizzazione centralizzata della forza

- organizzazione della violenza.

Il partito operaio, però, va educato alla rivoluzione per portare al culmine il socialismo.

Il passaggio dal capitalismo al comunismo produrrà sicuramente un’enorme abbondanza di forme politiche,

ma la sostanza è una sola: la dittatura del proletariato.

Lenin definisce l’imperialismo come stadio monopolistico del capitalismo, e lo caratterizza in base a 5

elementi:

1. concentrazione della produzione e del capitale (monopoli)

2. fusione del capitale bancario col capitale industriale e formazione del capitale finanziario

3. ruolo svolto dall’esportazione dei capitali

4. sorgere di associazioni monopolistiche internazionali di capitalisti che si spartiscono il monopolio

5. spartizione del mondo in zone di dominio coloniale da parte delle maggiori potenze capitalistiche.

Una volta che la spartizione è completata, la tensione internazionale aumenta e genera guerre

imperialistiche aprendo la possibilità dello scatenamento della rivoluzione socialista. 17

Infine, i tratti essenziali del leninismo possono essere riassunti così:

 le masse devono essere educate, guidate

 la guida alle masse deve venire dai rivoluzionari di professione (i bolscevichi)

 tentativo di tenere insieme dittatura e democrazia: la dittatura si esplicita nel ruolo del partito (ma

solo finché le masse non sono pronte; quando il compito del partito è finito, la dittatura finisce); i

compiti del partito si esplicano, invece, attraverso il c.d. CENTRALISMO DEMOCRATICO, cioè

il livello democratico si esplica attraverso i soviet (le masse si educano partecipandovi; una volta

educate, il partito non serve più)

 teoria dell’imperialismo capitalista, funzionale alla rivoluzione socialista: solo con

l’imperialismo si può diffondere la rivoluzione socialista a tutti i paesi. Quindi: per la politica

interna, Lenin pensa alla dittatura del proletariato; per quanto riguarda l’esterno, egli tenta di favorire

l’imperialismo. LUXEMBURG

Per lei le contraddizioni del capitalismo sono inevitabili e non riformabili e il movimento operaio le può

trasformare in crisi risolutive.

Punti di contatto con Lenin:

nuova fase dello sviluppo capitalistico (imperialista) tende a incrementare il carattere contraddittorio del

capitalismo si richiede l’intervento attivo della soggettività politica proletaria. La rivoluzione deve

avvenire.

Punti di scontro con Lenin:

il soggetto politico che fa la rivoluzione per lei sono le masse; per Lenin è il partito (guida delle masse).

Lotta politica vista secondo il punto di vista della totalità, che consiste nel mantenere uniti i momenti della

tattica e della strategia, della lotta politica contingente e dell’obiettivo politico finale.

E fa costantemente leva sulla capacità spontanea delle masse di essere protagoniste della rivoluzione.

SOREL

Fa appello al sindacato, più che la partito, all’azione diretta degli operai non alla mediazione politica.

(≠ brutalità della forza dello Stato) = si esprime nel

MORALITÀ della VIOLENZA mito dello sciopero

generale.

MITO = insieme di immagini che evocano, in blocco e attraverso la sola intuizione, tutti i sentimenti

necessari all’azione. È il prodotto della volontà di credere, che articola le energie inconsce degli uomini e

risveglia i desideri di riscatto sociale che si manifestano nell’imminenza di mutamenti radicali.

Attraverso l’organizzazione interna delle fabbriche, gli operai acquisiscono sentimenti di solidarietà e

disciplina politica che si traducono nell’immediatezza violenta dello sciopero generale (= atto

rivoluzionario per promuovere l’affermazione di una società libera da forme istituzionali).

Se l’agire politico è inteso in tal modo, il soggetto politico adatto allo sciopero generale è il sindacato.

L’agire rivoluzionario dei sindacati porta la forma giuridica borghese ad aprirsi allo scontro decisivo col

proletariato. TOTALITARISMI 18

L’esigenza di riorganizzare il rapporto tra Stato e individuo è stato colto massimamente dai totalitarismi che

si sono serviti, allo scopo, delle ideologie.

Fu durante il periodo tra le 2 Guerre Mondiali che nacquero. Regimi totalitari = regimi che propongono la

politica come dimensione totale capace di penetrare tutta la società annullando la separazione tradizionale

dei suoi ambiti e capace di coinvolgere tutto l’individuo.

Il termine “totalitario” viene di solito usato in senso negativo ma è Mussolini a farlo positivo

appropriandosene e usandolo per caratterizzare in positivo la volontà del regime di portare l’intera

società all’interno dello Stato.

Col tempo sono venute fuori delle caratteristiche che oggi comunemente distinguono i regimi totalitari:

 ideologia totalizzante si propone di “rifare” l’uomo e il mondo a partire da un obiettivo sempre

spostato nel futuro

 partito unico sostituisce lo Stato come vero centro del potere e detentore del monopolio della

violenza 

 presenza del capo carismatico egli è in rapporto diretto con le masse

 uso discrezionale e non legale del potere politico

 uso terroristico del potere dello Stato e del partito contro la società, disarticolata per realizzare la

distruzione di intere classi/razze/gruppi umani

 controllo pieno del potere politico su comunicazioni ed economia.

Secondo l’interpretazione storico-politica, le questioni principali delle dinamiche totalitarie sono 3:

1. comparabilità, fra di loro, di comunismo, fascismo e nazismo;

2. continuità (o discontinuità) dei totalitarismi rispetto allo Stato borghese-liberale;

3. conflitto in termini di lotta delle forme politiche progressiste contro la reazione politica. 

Inoltre, mentre la caratteristica del XX sec. è stata l’entrata in scena della società di massa il

totalitarismo risponde con l’annullamento dei limiti e dei conflitti fra Stato, società e individuo.

L’inizio dell’epoca della tecnica e dell’economia ipertrofica, rispetto alle quali la politica si presenta,

attraverso i partiti totalitari, come un’istanza ancora più forte, capace di servirsi di tecnica ed economia a

scopo distruttivo in vista di una futura rigenerazione.

I totalitarismi, in pratica, sono l’opposto dello Stato:

- la stabilità dello Stato è demolita dalla mobilitazione permanente effettuata dal totalitarismo

- spazio politico dello Stato è ridotto, nel totalitarismo, a un unico spazio totale e tale spazio politico è

disordinato. 

La figura del nemico nei totalitarismi non c’è più distinzione tra guerra e polizia in quanto conducono

all’esterno campagne di polizia contro “criminali”/”parassiti” da sterminare (come la 2° GM ha dimostrato),

mentre all’interno conducono vere e proprie guerre.

Il nemico interno è istituzionalizzato dai totalitarismi in varie forme:

- come nemico reale è l’oppositore dichiarato, l’avversario politico;

- come nemico potenziale è colui che può sempre diventare, a causa della sua appartenenza a un

gruppo sociale, un oppositore del regime;

- come “nemico oggettivo” è individuato dalle esigenze del momento

- il nemico biologico, invece, è, ad es, l’ebreo nella 2° GM.

COMUNISMO SOVIETICO 19

Il grande potere del partito comunista è dovuto alle teorie di Lenin. Tale partito diventa totalitario con

Stalin.

Inizialmente il sistema staliniano viene ostacolato dalle figure di:

- Bucharin convinto che il rapporto sempre più stretto tra politica ed economia (caratterizzante

il capitalismo moderno) sia un fattore duraturo di stabilizzazione economica. Stato non è un

ambito neutrale né indipendente. Contrasta la logica di industrializzazione forzata che avrebbe, per

lui, portato solo a riprodurre il meccanismo dell’accumulazione capitalistica. A ciò, oppone un

modello di socialismo basato su un rapporto di interdipendenza tra razionalizzazione produttiva e

crescita del mercato interno. È uno degli ispiratori della Nep (Nuova politica economica), che

prevede la parziale liberalizzazione del mercato e lo sviluppo della piccola industria e del commercio

privato; 

- Trockij si oppone alla Nep perché considera il mondo agricolo secondo il tradizionale schema

marxiano di “accumulazione originaria”, quindi oggetto di sfruttamento ai fini dell’industria.

Elabora una critica allo stalinismo facendo leva in particolare su 2 punti:

 l’eredità costituita dalle trasformazioni strutturali ed economiche attuate dal pot. sovietico nel

periodo leniniano è rimasta intatta

 per contrastare la degenerazione burocratica di totalitarismo vero e proprio, è necessario porre

l’attenzione sulla dimensione internazionale ricercando, in Occidente, nei confronti dell’URSS,

lo stesso ruolo di iniziativa rivoluzionaria che nel 1917 i bolscevichi avevano assegnato

all’esperienza sovietica contro l’Occidente. Fu esiliato dall’URSS nel 1929; nel 1938 fonda la IV

Internazionale in contrasto con la III messa su da Stalin; fu condannato a morte a Mosca nel

1936; viene assassinato a Città del Messico nel 1937 per ordine di Stalin.

Anche il totalitarismo staliniano impone una visione radicale e utopistica della storia; tale obiettivo è

realizzabile solo attraverso l’uso del terrore e della repressione di massa.

La trasformazione politica più importante avviene all’inizio degli anni ’30, in conseguenza della

trasformazione economica avvenuta col primo piano quinquennale. Durante tale processo, il partito

diventa la suprema autorità in economia e si trasforma anche in uno strumento di mobilitazione delle

masse allo scopo di applicare le decisioni economiche prese.

Il partito comunista sovietico attua un intervento di “ingegneria sociale” durante il quale il processo di

disciplinamento delle masse operaie e di regolamentazione dei kolchoz (aziende collettive) degli agricoltori

riottosi, si trasforma in un’azione sistematica di addestramento e terrore.

Nel contesto rurale, l’elemento più distruttivo ricade sui contadini ricchi (kulaki), di cui si vuole

l’eliminazione fisica.

Tale pratica del terrore trova applicazione anche attraverso l’istituzione dei cc.dd gulag (campi di lavoro

forzato) dove vengono rinchiusi i nemici di classe trasformati in cittadini della società –socialista attraverso

il “potere purificatore” del lavoro collettivo.

Altro mezzo usato per diffondere il terrore è quello delle “purghe staliniane” gestite dalla sempre più

potente polizia politica: nelle purghe rientra anche la liquidazione degli elementi considerati inaffidabili nel

partito o nell’esercito e degli asociali il potere poteva, quindi, colpire ovunque e chiunque.

Intanto, i diritti affermati nella Cost. del 1936 non vengono mai applicati a causa del potere politico

personale privo di qualsiasi controllo, fondato su una combinazione di terrore poliziesco e consenso

popolare al capo carismatico.

Stalin elabora, poi, il c.d. MATERIALISMO DIALETTICO (Diamat) = forma di irrigidimento

dogmatico e scolastico del marxismo, trasformato da teoria del socialismo a concezione del mondo valida

per ogni ambito della conoscenza.

Dopo la morte di Stalin, il sistema sovietico perde alcuni dei caratteri tipici (terrorismo e totalitarismo) e si

trasforma in un regime fortemente autoritario e illiberale. 20

FASCISMO

Compare durante la crisi liberale. Mussolini affermò che esso “nacque da un bisogno di azione e fu

azione”.

L’ideologia fascista è cmq contraddittoria, poiché incorpora elementi tra loro incompatibili: una tendenza

repubblicana e ribelle, e una monarchica e conservatrice; un rivoluzionarismo anarchico e un’idea di Stato

forte; l’aspirazione ad un socialismo nazionale e un nazionalismo privo di contenuti sociali.

Il fascismo prende le mosse dal nazionalismo italiano:

- mito della nazione

- lotta delle nazioni povere contro le potenze

- richiamo alla romanità imperiale

- visione irrazionale e vitalistica dell’esistenza

- esaltazione dello Stato-potenza

sono tutti temi ripresi dal fascismo.

Esso cerca anche di sostituire le istituzioni della Chiesa e della monarchia, appellandosi a principi quali:

- culto carismatico del capo, legittimato dal consenso di massa e da rituali secolarizzati;

- partito unico di massa che ha il monopolio della rappresentanza politica ed è organizzato

gerarchicamente.

Programma del partito fascista dal punto di vista politico:

 suffragio universale a scrutinio di lista regionale;

 rappresentanza proporzionale;

 voto ed eleggibilità per le donne;

 convocazione di un’assemblea nazionale degli interessi;

 riduzione dell’esercito a milizia nazionale e a scopo difensivo.

Programma del partito fascista dal punto di vista sociale:

 8 ore di lavoro;

 salari minimi;

 partecipazione lavoratori alla vita delle aziende;

 concessione della gestione di industrie e servizi pubblici a organizzazioni operaie.

Programma del partito fascista dal punto di vista finanziario:

 introduzione imposta progressiva sul capitale;

 revisione contratti di forniture di guerra;

 sequestro dell’85% dei profitti di guerra.

Più in là, la novità viene nel 1919 con l’esplicito abbandono del principio democratico di uguaglianza e

maggioranza, considerato nemico della naturale disuguaglianza gerarchica del genere umano.

NAZIONE = organismo dotato di fini, vita e mezzi superiori (per potenza e durata) a quelli degli individui

che lo compongono non è la nazione che genera lo Stato ma è lo Stato (= espressione di una volontà

etica universale) che crea la nazione, conferendo volontà e vita morale ad un popolo diventato consapevole

della propria missione universale.

Partito unico + corporazione = strumenti per realizzare la fusione tra popolo e Stato.

Corporazione serve ad attuare la disciplina integrale, organica e unitaria delle forze produttive in funzione

della potenza politica e degli interessi dello Stato.

Corporativismo fascista = monista e statalista perché vuole realizzare l’unità economica nei suoi diversi

elementi (lavoro, capitale, tecnica) e subordinarli all’autoritarismo dirigista che cerca di superare il dualismo

tra politica ed economia. Il corporativismo non fu mai realizzato pienamente, ma avrebbe dovuto costituire

la soluzione efficiente del conflitto tra capitale e lavoro. 21

Il capo carismatico, il cui culto è alla base del fascismo, detiene il monopolio della rappresentanza politica,

rappresenta la struttura di mediazione tra l’élite governante e le masse subordinate agli obiettivi della

potenza nazionale.

Il partito, invece, ha 2 funzioni:

1. assicurare allo Stato il consenso “volontario” del popolo

2. selezionare gli elementi migliori tra gli italiani a cui spetta il compito di trasferire nel mondo la

civiltà della romanità imperiale. NAZISMO

Anche il nazismo, come il fascismo, nasce da un amalgama di idee e principi che derivano da fonti

disparate.

Rispetto al fascismo, si distingue per:

 forma politica totalitaria, non solo autoritaria;

 accentuazione dell’elemento terroristico del potere e del ruolo mobilitante dell’ideologia;

 delirio di onnipotenza orientato alla formazione dell’uomo “nuovo”;

 diverso rapporto tra partito e Stato.

Tratti caratteristici del nazismo: (≠ dal fascismo, che ritiene il contrario); partito ha diretta

- partito sovrapposto allo Stato 

responsabilità politica e funzione sovra-legale esso è l’unica istanza di legittimità

- capo carismatico = Führer;

- componente armata della società (istituzione delle SS e SA).

La politica sta nel partito non nello Stato: il partito è il soggetto politico in grado di attuare l’organizzazione

della società e la mobilitazione del popolo.

Stato nazista come Doppio Stato a causa della compresenza di uno Stato normativo (necessario per

garantire il funzionamento dell’economia capitalistica) e di uno Stato discrezionale (funzionale

all’eliminazione dei “nemici del Reich”)

Popolo inteso come RAZZA è il fondamento e il fine della politica: per Hitler la razza ariana è l’unica

matrice creativa fra tutte le civiltà.

L’affermazione del razzismo “attivo” è ripresa del musicista Wagner proiettandovi accanto i tratti

antisemiti. Il progetto del “mito del XX sec” è di creare un nuovo tipo di uomo, cioè di risvegliare la razza

nordica; tale razza dovrà produrre il proprio eroe e organizzarsi come comunità di uomini superiori per

realizzare il proprio mito organico e gerarchico nello “Stato del popolo-nazione” nemico di tale

progetto è la razza ebrea perché mira a impadronirsi del mondo e cerca di distruggere la razza superiore

diffondendo l’egualitarismo democratico, socialista o cristiano.

Nel 1936 Hitler propone il “piano quadriennale” col quale l’influenza dello Stato e del partito

sull’economia aumentano. Anche qui ritroviamo le corporazioni. L’industria rimane subordinata al potere

politico e viene avviata ad un riarmo di enormi proporzioni in funzione di una concezione aggressivamente

espansionista (in Europa).

Fonte principale dell’ideologia nazista è il Mein Kampf di Hitler (1925), dove si ritrovano i principi che lui

propugna.

STATO (per Hitler) = Stato di popolo; è lo strumento dell’unità razziale dei tedeschi.

Compito del nazismo: realizzare la rinascita razziale della Germania per assicurare al popolo tedesco lo

“spazio vitale” in cui realizzare l’impero razziale germanico (comprendente: eliminazione degli ebrei

attraverso l’Olocausto + sottomissione dell’elemento non tedesco, specialmente slavo, ritenuto razza

inferiore).

Führerprinzip = principio di funzionamento di tale sistema politico. È “l’idea di un solo capo e della

responsabilità personale”. Consiste nel fatto che ogni livello/istanza è gestito da un uomo solo che non

deve prendere in considerazione i pareri e le volontà dei sottoposti ma che se ne assume tutte le

22

responsabilità. Il Führer concentra in sé tutti i poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario) poiché incarna

l’essenza storica e il destino del popolo.

ANTISEMITISMO = essenza del totalitarismo nazista. È l’ossessione personale di Hitler, da lui

trasformata in volontà di sterminio, che è anche l’obiettivo finale del nazismo. Razza ebraica per Hitler =

razza inferiore, non umana, pericolosissima, l’unica di cui gli ariani devono avere timore perché contende

loro il dominio del mondo, attraverso un avvelenamento del sangue e della forza vitale degli ariani (i veicoli

di tale avvelenamento sono le ideologie universalistiche –liberali, socialiste, razionalistiche, pacifistiche–

che indeboliscono la razza superiore).

Quello di Hitler è definito nichilismo compiuto: il punto di arrivo del pensiero hitleriano è la distruzione.

CROCE

Concezione dialettica del liberalismo: riconosce che nell’aperto conflitto tra movimenti e gruppi politici

giunge a compimento e consapevolezza lo sviluppo della storia, che consiste in opposizioni e contraddizioni

(recupero Hegel). Secondo lui le contraddizioni (essenza stessa della storia) non possono essere risolte una

volta per tutte tramite una razionalità pacificatrice.

VERITÀ = operare umano nel corso della storia soluzione delle contraddizioni = sta nel vedere in esse

lo sviluppo dell’universale, cioè dello Spirito e della libertà umana.

STORICISMO ASSOLUTO = affermazione che la vita e la realtà è storia.

Per definire l’essenza della politica, Croce si serve di una riforma della dialettica che affianca alla nozione

di distinzione: per Croce, Hegel conosce solo l’opposizione e non la distinzione. DISTINZIONE =

articolarsi, per forme e gradi distinti, dell’unità dello Spirito; opposizione dialettica = si ritrova nel contesto

di ogni grado gli opposti si condizionano a vicenda, i distinti (i gradi dello Spirito) si condizionano solo

in base all’ordine della loro successione.

Politica = rientra nella sfera pratica e, in particolare, nella forma economica dello Spirito che adempie alla

funzione di ospitare il contingente, l’individuale; a tale forma appartengono anche diritto e Stato. Mondo

della politica = realtà amorale nel senso che precede la vita morale e ne è indipendente. POLITICA =

FORZA, in quanto si configura come azione funzionale al perseguimento di un determinato scopo utile.

Concezione dello Stato come Stato-potenza.

STATO = forma angusta e elementare della vita pratica.

Nella 2° fase del suo pensiero, Croce avverte l’esigenza di precisare la sua concezione su storia e libertà. E

giunge alla concezione dello Stato come istituzione capace di incorporare i valori del progresso morale.

È antifascista.

LIBERTÀ = forza creatrice della storia, vero e proprio soggetto della storia.

Idea liberale ha legame contingente e transitorio con la proprietà privata. È solo muovendo dalla libertà

come esigenza morale che si può interpretare la storia nella quale tale esigenza si è affermata e in cui ha

creato le proprie istituzioni.

È in tale contesto che si sviluppa la controversia tra Croce ed Einaudi sul rapporto tra liberalismo e

liberismo: secondo Croce la libertà come moralità non ha altra base che se stessa: il liberalismo ha bisogno

di “mezzi” economici e politici; il liberismo è una delle molteplici forme storiche che la concezione liberale

può assumere, non la sua necessaria espressione.

3° fase del pensiero di Croce (II dopoguerra): revisiona la categoria dell’utile, trasformandola in quella del

“vitale”. Manifestazioni della vitalità sono, per Croce, i periodi di apparente decadenza/rinnovata barbarie

(come fascismo o nazismo o comunismo sovietico). Ma anche tali fenomeni trovano una giustificazione

come premessa necessaria per un ulteriore progresso dello Spirito e non sono cmq privi di razionalità.

Croce distingue, dunque, tra:

- razionalità storica 23


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Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze pedagogiche
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia della formazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Sirignano Fabrizio Manuel.

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