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guerra di ciascuno contro tutti, è un oggetto di civiltà, cioè terreno coltivato e “residenze comode”»

[Macpherson, 48].

La gloria poi ha un’origine spiccatamente sociale:

Ognuno infatti si preoccupa che il suo compagno lo valuti come egli valuta se stesso; e ad ogni segno di

disprezzo o di sottovalutazione, per natura si sforza, fin dove osa (cioè, fra uomini privi di un potere comune

che li tenga tranquilli, fino alla distruzione reciproca) di estorcere una più alta valutazione di sé, da chi lo

disprezza, con la vendetta; e dagli altri, con l’esempio [Leviatano, 72].

In sostanza il comportamento effettivo che gli uomini mettono in atto nella società incivilita è

una lotta continua per acquisire potere sugli altri. Lo stato di natura di Hobbes non è un’analisi

dell’uomo primitivo o dell’uomo considerato separatamente da tutte la caratteristiche che ha

acquisito nella vita associata. Si pone così il problema da risolvere:

Poiché Hobbes attribuisce questo comportamento necessario a uomini associati, il suo assunto deve

riguardare un tipo di società che metta ognuno in condizione di perseguire ininterrottamente il potere sugli

altri con modi pacifici e non violenti, cioè senza distruggere la società stessa [Macpherson, 70].

Occorre allora vedere quale tipo di società sia coerente e compatibile con quest’assunto,

con la possibilità cioè di tentare di prevalere sugli altri senza mettere in discussione l’assetto

sociale. Questo modello di società si differenzia essenzialmente sia dalla società tradizionale sia

dalla società mercantile semplice, essa si può definire una società mercantile possessiva:

Per società mercantile possessiva, si intende una società in cui, in opposizione a quelle basate sulla

tradizione e sullo “status”, non si ha assegnazione autoritaria delle attività e delle remunerazioni e in cui, in

opposizione a una società di produttori indipendenti che effettuano solo lo scambio dei prodotti sul mercato,

si ha un mercato del lavoro oltre a quello dei prodotti. Volendo cercare un criterio unico distintivo per la

società mercantile possessiva, possiamo dire che in essa il lavoro dell’uomo è una merce, cioè che l’energia

e l’abilità di un individuo, pur appartenendo a lui, sono tuttavia considerate non come parti integranti della

sua personalità, ma come possessi, di cui egli può liberamente rimettere ad altri l’uso e la disponibilità in

cambio di un prezzo [ibidem].

Al centro di tale concezione c’è l’individuo inteso essenzialmente come proprietario della

propria persona o delle proprie capacità, che non derivano dalla società. L’individuo non è inteso

come un tutto morale né come una parte di un tutto sociale più ampio, ma come proprietario di se

stesso. L’individuo è libero nella misura in cui è proprietario della propria persona e delle proprie

capacità; l’essenza dell’uomo consiste nel non dipendere dalla volontà altrui, e la libertà è funzione

di ciò che si possiede. Per questo il valore della proprietà è messo accanto a quelli della vita e

della libertà. La società diventa così un insieme di individui liberi e eguali, in relazione fra loro in

quanto proprietari delle loro capacità e di ciò che hanno acquisito mettendole a frutto. La società

consiste di relazioni di scambio tra proprietari. La società politica diventa un meccanismo

progettato per difendere questa proprietà e per mantenere un’ordinata relazione di scambio.

Il modello mercantile possessivo esige anche una struttura giuridica coercitiva. Come minimo la vita

e la proprietà richiedono misure protettive e i contratti devono essere definiti e fatti rispettare; ma il modello

permette che l’azione dello stato vada anche molto al di là di questo livello minimo. Lo stato può controllare

la fruizione della terra e del lavoro, interferire nel libero corso del commercio con decreti di embargo e diritti

di dogana, favorire un tipo di industria e scoraggiarne un altro, fornire servizi liberi o sovvenzionati, aiutare

chi è senza mezzi, esigere livelli minimi di qualità o di addestramento, e con questi e altri tipi di ingerenza

impedire che i prezzi (compresi i salari) raggiungano i livelli possibili in un mercato non regolato o meno

regolato [ivi, 81-82].

3 Dice Hobbes: «deve esistere un potere coercitivo, per costringere egualmente gli uomini

all’adempimento dei loro patti, con il terrore di una punizione più grande del beneficio che essi si

attendono dall’infrazione; […] e se non è stato eretto un potere coercitivo, cioè lo Stato, non esiste

la proprietà, e tutti gli uomini hanno diritto a tutte le cose» [Leviatano, 87]. L’assolutismo è

un’organizzazione politica perfettamente compatibile con questo modello economico-sociale, nella

misura in cui non interferisce con lo svolgimento e lo sviluppo delle operazioni di mercato ed anzi

adotta misure che li favorisce. Nel modello mercantile possessivo permane una sostanziale

eguaglianza, che poggia sull’insicurezza e sulla subordinazione alle regole del mercato, ma la

società mercantile possessiva comporta una diseguaglianza sostanziale nella disponibilità delle

risorse, cioè ci deve essere una classe di individui con mezzi sufficienti per impiegare il lavoro

altrui e una classe di individui con risorse tanto scarse da essere costretti a offrirsi per essere

impiegati. Il potere politico sanziona questa situazione, che è di sfruttamento del lavoro:

«L’ineguaglianza, che oggi è presente, è stata introdotta dalle leggi civili» [ivi, 95].

in una società di questo tipo, [gli uomini] possono assalirsi ininterrottamente l’un l’altro senza sterminarsi

reciprocamente. Hanno cioè bisogno di un sovrano che mantenga i loro assalti entro limiti non distruttivi e

sono capaci di sopportare un simile sovrano perché possono continuare nelle violazioni sottomettendosi alle

sue norme: insomma, ciascuno tollera un sovrano al fine di permettersi di continuare ad assalire l’altro

[Macpherson, 125].

Lo stato civile non si contrappone dunque allo stato di natura. Lo stato civile tempera,

limita, regolamenta lo stato di natura, riconducendolo ad una concorrenza pacifica, in cui la

sopraffazione veste le sembianze dell’anodina transazione economica.

La causa finale, il fine o il disegno degli uomini (che per natura amano la libertà e il dominio sugli

altri) nell’introdurre sopra di sé le restrizioni, entro cui li vediamo vivere negli Stati, è la previsione di ottenere

in tal modo la propria conservazione, e una vita più confortevole; cioè, di uscire dalla miserabile condizione

di guerra che è la necessaria conseguenza delle passioni naturali degli uomini, quando manca un potere

visibile che li tenga in soggezione, e li vincoli, con la paura delle punizioni, all’adempimento dei loro patti e

all’osservanza delle leggi [Leviatano, 107].

Lo Stato ha il compito di mantenere la pace e di proteggere dalle aggressioni violente da

parte degli altri. Hobbes pensa ad un assolutismo che intervenga su materie definite e limitate,

incentrate essenzialmente sull’ordine pubblico e sulla difesa nazionale: «La libertà del suddito

risiede quindi nelle cose che il sovrano ha omesso nel regolare le sue azioni: come la libertà di

comprare e concludere altre specie di contratto; di scegliere la propria residenza, la propria dieta, il

proprio mestiere; di educare i figli come si pensa meglio, e simili» [ivi, 147]. La libertà garantita al

suddito è, come si vede, massima nella sfera economica e nella sfera privata. E viene fissato un

criterio che stabilisce il limite di obbedienza al sovrano, cui è obbligato il suddito: «quando il nostro

rifiuto di obbedire compromette il fine per cui fu istituita la sovranità, non siamo liberi di rifiutarci;

altrimenti, lo siamo» [ivi, 152]. Nello stato di natura ciascuno aveva il diritto di proteggersi da sé e

anche di aggredire preventivamente un vicino sospetto. Nello stato civile viene negata questa

libertà nei casi in cui si può fare affidamento alla protezione della legge. Le leggi servono per

dirigere le condotte degli individui in modo tale che non si danneggino reciprocamente nello

svolgimento delle loro attività economiche e personali.

Il modello di società mercantile possessiva deriva dall’assunto che i poteri di ogni uomo

sono in conflitto con quelli di ogni altro. La società politica dedotta a partire da questo modello, è

un mezzo artificiale progettato per assicurare la massima garanzia possibile all’esercizio

individuale delle proprie capacità con qualsiasi mezzo. Hobbes non pensa affatto, come penserà

Rousseau, che le istituzioni sociali possano cambiare la struttura profonda della natura umana,

che è orientata all’autoconservazione, alla ricerca di una vita comoda e piacevole e al

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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento al corso di Sociologia giuridica, della devianza e del mutamento sociale tenuto dal prof. Salvatore Costantino nell'anno accademico 2011.
Nel documento vengono riportate parti di testo con relativo commento tratte dall'opera "Il Leviatano" di Hobbes.
Parole chiave: stato di natura, uomo sociale, uomo naturale, società mercantile possessiva, Stato sociale, contratto sociale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia giuridica, della devianza e del mutamento sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Costantino Salvatore.

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