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considerandola lesiva del diritto individuale di manifestazione religiosa. La ragione da esso

evidenziata è stata quella delle evidenti radici storico – culturali ad esso connesse.

Al contrario il Tribunale dell’Aquila in composizione monocratica, nell’Ottobre 2003 decide su

ricorso d’urgenza (caso Smith, leader musulmano contrario all’esposizione del crocifisso

nell’aula dei suoi figli) accogliendolo e disponendo la rimozione del crocifisso dall’aula. Un mese

dopo l’ordinanza viene revocata dallo stesso tribunale.

Questa decisione decide in maniera inderogabile la competenza al GA.

In un altro caso una madre atea ricorre anch’essa al TAR Veneto per rimuovere il crocifisso.

Da un lato viene sollevata la questione di legittimità costituzionale del regolamento di

esposizione del crocifisso negli edifici pubblici; la Corte Costituzionale dichiara la sua

incompetenza per carenza di oggetto del contendere (si trattava infatti di una fonte

secondaria, un regolamento). Come conseguenza vi è una presa di posizione del TAR Veneto

che viene confermata dal Consiglio di Stato con la sentenza 556/2006. In essa il GA, oltre alle

ragioni storico culturali connesse al simbolo cristiano, collega lo stesso alla nascita del moderno

Stato di diritto che come tale è idoneo ad esprimere i valori civili che delineano la laicità

dell’attuale ordinamento. Quindi esso non solo non è un simbolo contrastante con le libertà

fondamentali ma è esso stesso espressione del principio di laicità dello Stato.

Nella scelta dei programmi di insegnamento è frequente la critica verso determinate materie di

allievi islamici che li considerano contrari ai dettami della loro fede. La società islamica è infatti

fortemente improntata su una concezione patriarcale; ciò ha portato in alcuni casi al rifiuto di

insegnanti donne, ed anche ad un rigetto di insegnamento congiunto dell’educazione fisica a

maschi e femmine.

Per far fronte a tale problema in alcuni casi si è proceduto alla riformulazione di testi scolastici

rendendoli a carattere formativo multiculturale. È attualmente in fase di riforma

l’organizzazione degli orari, poiché il calendario festivo annuale è ancora improntato alle

festività cristiane. Ad es. si dovrà tenere conto del calo di concentrazione degli allievi islamici

durante il periodo del Ramadan. Esiste oggi un’intesa tra Stato e comunità ebraiche in cui si

riconosce il diritto al riposo sabbatico, più che altro per dispensare gli allievi a sostenere esami

e prove il Sabato.

Esiste il problema di un trattamento alimentare differente presso le mense scolastiche. Esso

potrebbe essere risolto o estendendo a tutti l’esclusione di alcuni cibi, vietati in alcune religioni,

oppure circoscriverne l’astensione ai soli soggetti interessati. Quest’ultima opportunità

potrebbe però evidenziare ancora di più il divario tra allievi.

La libertà religiosa in ambito sanitario – ospedaliero

Riguarda ad es. il rifiuto delle emotrasfusioni da parte dei testimoni di Geova, il fenomeno della

circoncisione rituale che ha dato luogo anche a procedimenti penali.

La Cassazione affronta con sentenza del 2007 la questione delle emotrasfusioni: ricorre un

testimone di Geova che dopo un incidente stradale è stato ricoverato d’urgenza e durante

l’intervento gli vengono fatte diverse trasfusioni nonostante il suo rifiuto. L’intervento gli salva

la vita. Esperisce così azione per il risarcimento dei danni morali subiti a causa delle trasfusioni

da lui espressamente rifiutate. Il suo ricorso, già respinto in primo e secondo grado, finisce in

Cassazione e viene respinto anche qui. La Corte giustifica come legittimo il comportamento dei

sanitari per il loro ragionevole convincimento che il rifiuto non sia valido in caso di pericolo di

vita.

Il rifiuto, come l’assenso, deve avere infatti le caratteristiche della in equivocità, attualità,

effettività e consapevolezza. In questo caso la trasfusione era stata fatta poiché la volontà era

da riferirsi al solo momento iniziale (meno grave di quello attuale).

Ulteriore sentenza circa la circoncisione rituale, Tribunale di Pavia in composizione

monocratica, 2003: procedimento penale per truffa nei confronti di un ente pubblico.

Il tribunale emette sentenza di condanna nei confronti di un medico chirurgo e di tre pazienti a

cui il medico aveva eseguito intervento di circoncisione rituale maschile presso clinica

convenzionata, senza necessità terapeutica ma per soli motivi religiosi.

Il medico viene condannato poiché aveva posto il costo dell’operazione a carico del SSN. La

circoncisione in sé, quando non comporta gravi e permanenti menomazioni fisiche, non è

reato.

La Cassazione riconferma la condanna dichiarando inammissibile i ricorsi nel Maggio 2007.

La circoncisione femminile al contrario è tassativamente vietata. Esiste la legge 7/2006 che

incrimina questa speciale fattispecie di reato. Prima essa era tutelata nell’ambito generico delle

lesioni personali.

Tribunale di Padova, 2007: sentenza contro una donna nigeriana di religione cattolica che

vuole sottoporre il figlio a circoncisione rituale per ragioni esterne alla religione ma a contenuto

culturale. Non ricorre ad un medico competente affidandosi ad una conoscente totalmente

squalificata. A seguito dell’operazione il bambino si sente male e viene ricoverato d’urgenza.

Gli si salva la vita ma l’ospedale fa partire una denuncia contro la madre.

Ella viene doppiamente accusata di concorso in esercizio abusivo della professione medica e

delitto di lesione personale grave.

La madre, nel secondo caso, non viene condannata a titolo di dolo. Le viene imputato soltanto

il fatto di aver affidato il figlio, per imprudenza, ad una persona non qualificata. (probabilmente

spinta da motivi economici). La lesione colposa grave tuttavia non è perseguibile d’ufficio, e

non essendo stata mossa querela da parte del curatore del figlio essa non si è perfezionata.

La donna viene quindi condannata soltanto ad una sanzione pecuniaria: 320e, data la

singolarità del caso, somma poi estinta per effetto dell’indulto.

Problemi ancora aperti riguardano prevalentemente la rivendicazione degli islamici di

trattamenti sanitari ad hoc, dato il loro rifiuto di togliere determinati abiti ed a volte il rifiuto

alla cura da parte di medici di sesso maschile.

5/5/2009

La libertà di coscienza

Il diritto alla formazione della coscienza prescinde da quella religiosa.

Premessa storico – teorica: problema della delimitazione del concetto di coscienza, dal punto di

vista giuridico e da quello linguistico – generale.

Il concetto è suscettibile di traduzione in termini giuridici, tuttavia essa non è immediata.

Conscientia: fonema latino dal significato “l’essere consapevoli, complici”. Nella sua accezione

moderna: “facere omnia secundum conscientia”. “il rimorso della propria coscienza”.

Conoscenza di sé e dei propri valori e doveri, intesi soggettivamente. Di natura sia religiosa

che civica.

Concetto arcaico: in base alle “regole superiori” della coscienza (superiori rispetto a quelle

umane) occorre uniformare il proprio comportamento anche a costo di andare contro il diritto

positivo.

Esempi di coscienza:

- L’obiezione di coscienza nell’Antigone di Socrate. Ella è posta in conflitto di coscienza

per la sepoltura del fratello, negata dal diritto positivo ma da lei eseguita. Così viene

condannata a morte.

Antigone agisce in base a leggi divine superiori a quelle degli uomini, “poste da Dio nel

cuore degli uomini”. Si tratta di una concezione moderna della obiezione di coscienza:

violazione di una legge positiva poiché sentito come giusto ed irrinunciabile.

- Concezione presente anche nella morte di Socrate.

- Le persecuzioni cristiane: causate dal rifiuto dei cristiani al sacrificio ed all’adorazione

dell’imperatore come Dio, rifiuto motivato anche da un punto di vista giuridico.

Tertulliano, secondo un’antica concezione di coscienza, evidenzia come limite il dovere

cristiano di non infrangere le regole base della religione, e tra queste l’unicità di Dio,

con conseguente proibizione di atti di adorazione di altre divinità. Avviene così il

dualismo cristiano ponendo un limite allo Stato rispetto ai suoi poteri impositivi rispetto

ai sudditi. Questa è anche la radice dell’obiezione militare. Questa concezione viene

sviluppata dalle minoranze cristiane.

Si formano quindi i primi limiti dello Stato verso i fedeli, che diventano così legittimati a

disobbedire a leggi di diritto positivo contrarie alla loro religione.

Nasce il martirio.

Il cristianesimo, contrapposto all’imperatore dominus e deo, alla fine vince: Costantino

stabilisce la facoltà di ognuno di seguire la propria religione (editto di Milano del 313

d.C.). Si tratta della prima affermazione mondiale del principio di libertà religiosa.

Il cristianesimo divenne poi prevalente, e la situazione risulta ribaltata: i pagani rimasti

saranno i nuovi perseguitati (pagus: abitante dei villaggi e delle zone di campagna). Si

sviluppano clandestinamente i riti vicini alla natura ed alla civiltà agricola che si

trasformeranno nel medioevo, attraverso il culto di Bacco, nel culto del demonio.

Dal 380 si sviluppa l’istituto della religione di Stato, il Cristianesimo, che tutti i sudditi erano

tenuti a seguire con minaccia di pene gravissime, fino alla morte.

Fino al 1984, con la revisione dei Patti Lateranensi, lo Stato era confessionale. Viene abrogato

l’art. 1 che riprendeva lo Statuto Albertino circa lo Stato confessionale: il cattolicesimo come

religione di Stato. Fino a questo momento non esiste quindi una piena libertà religiosa, anche

se nel frattempo si erano evoluti i diritti di coscienza.

La libertà di coscienza dal Medioevo ad oggi

Durante tutto il medioevo manca una concezione individuale di azione: essa era infatti

esercitata essenzialmente a livello collettivo. L’unico movimento individuale degno di nota è

quello eretico, ma anche in questo caso manca l’elemento soggettivo dominante.

Le prime persone non criminalizzate per diverse opinioni sono in ambito protestante. Altre

invece pagarono con la vita la loro libertà di pensiero.

Nel 1700, durante l’Illuminismo, si afferma l’idea della tolleranza religiosa, non tuttavia

universale ma soltanto nei confronti dei gruppi organizzati, delle comunità con specifiche

tradizioni. La dottrina inizia ad occuparsi dei vantaggi derivanti dalla tolleranza religiosa fino ad

arrivare all’illuminismo radicale di Voltaire che critica l’oppressione in Francia degli ugonotti,

ridotti a nascondersi nei boschi. In questo contesto storico – culturale inizia a farsi strada l’idea

di libertà di coscienza accanto a quella religiosa. I libertini (di cuore e di mente) rivendicano la

libertà di pensiero oltre che quella religiosa.

A volte i due aspetti erano uniti. Libertà di religione accanto a quella di “irreligione”, che si

sviluppa appunto nel secolo degli scettici. Si tratta quindi di un periodo di dispotismo sì

illuminato, ma pur sempre con limiti.

Nel 1700 la lingua della cultura, della scienza, del diritto e della filosofia è il francese; così è

francese il termine “libertè de coscience”, non esiste “libertà religiosa” che è in esso compreso.

E questa libertà incontra pur sempre il limite dell’ordine pubblico.

L’art. 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (1948), l’art. 9 della CEDU (1950)

ed il Trattato di Nizza ricalcano pur sempre i contenuti della Dichiarazione del 1789. Restano

sempre i tre pilastri della libertà di fede, di coscienza e di culto.

La libertà di coscienza viene affermata prima di quella di credo poiché nel 1789 occorreva

affermare, più che una libertà del secondo tipo, una concezione negativa di libertà religiosa. In

questo momento storico viene richiesta una libertà DALLE religioni, non tanto per quelli che

professano il credo di maggioranza ma per le minoranze e per gli atei.

Il costituzionalismo statunitense presenta gli stessi problemi di libertà religiosa e di coscienza.

Gli americani muovono guerra contro l’Inghilterra e la Chiesa anglicana: gli Stati Uniti erano

anche la meta dei perseguitati religiosi.

Nasce quindi la concezione dello Stato neutrale, staccato dall’entità religiosa (sorta di “religione

della Repubblica”). Ciò ha favorito l’instaurazione della massoneria e delle sette segrete. Nella


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DESCRIZIONE DISPENSA

Appunti relativi al Modulo della prof.ssa Muselli riferito alla materia di Giustizia Costituzionale. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: la libertà religiosa e gli spazi pubblici nella giurisprudenza, la libertà religiosa nel sistema scolastico, la libertà religiosa in ambito sanitario ospedaliero.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (a ciclo unico)
SSD:
Università: Pavia - Unipv
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Giustizia Costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pavia - Unipv o del prof Musselli Lucia.

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