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Giurisdizione tributaria - C.Cost. n. 130/08

La dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino, nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 130 emessa dalla Corte Costituzionale nel 2008.
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Esame di Diritto Processuale Civile I docente Prof. G. Costantino

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rimettente dal momento che, successivamente all'ordinanza di rimessione, l'art. 3 del decreto-legge

n. 12 del 2002 sarebbe stato modificato dal decreto-legge n. 223 del 2006. Detta ordinanza, infatti,

pur essendo stata depositata il 29 novembre 2006, sarebbe stata deliberata nella camera di consiglio

dell'11 aprile 2006, dunque anteriormente al mutamento del quadro normativo di riferimento.

Per effetto delle modifiche introdotte dal citato decreto, attualmente l'art. 3, comma 5, del

decreto-legge n. 12 del 2002 attribuisce la competenza ad irrogare la sanzione alla direzione

provinciale del lavoro. Secondo l'Avvocatura, ciò potrebbe determinare uno spostamento della

competenza giurisdizionale anche in relazione alle controversie già pendenti.

Nel merito la questione sarebbe infondata per le medesime ragioni già espresse nell'atto di

intervento relativo al giudizio promosso dalla Commissione tributaria regionale dell'Emilia-

Romagna. Considerato in diritto

1. – La Commissione tributaria regionale dell'Emilia-Romagna dubita della legittimità

costituzionale dell'art. 2, comma 1, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni

sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30

dicembre 1991, n. 413), nella parte in cui – secondo il diritto vivente – «non esclude dalla

giurisdizione tributaria le controversie riguardanti le sanzioni» previste dall'art. 3, comma 3, del

decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 12 (Disposizioni urgenti per il completamento delle operazioni

di emersione di attività detenute all'estero e di lavoro irregolare) per l'impiego di lavoratori

dipendenti non risultanti dalle scritture o altra documentazione obbligatorie.

In particolare, il rimettente ritiene che la disposizione censurata violi l'art. 102 e la VI

disposizione transitoria della Costituzione in quanto assegna alla giurisdizione delle Commissioni

tributarie controversie che «nulla hanno a che fare con i tributi», sulla base della mera attribuzione

ad un organo finanziario della competenza ad irrogare le sanzioni, così trasformando il giudice

tributario in giudice speciale dell'amministrazione tributaria. La disposizione censurata violerebbe,

inoltre, gli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal momento che sarebbe irrazionale e lesiva del diritto di

difesa del cittadino l'attribuzione al giudice tributario della cognizione di controversie che, avendo

ad oggetto l'accertamento dell'esistenza di un rapporto di lavoro irregolare, richiederebbero lo

svolgimento di un'attività istruttoria basata sulla prova testimoniale, non consentita nel processo

tributario.

Anche la Commissione tributaria provinciale di Udine ha sollevato questione di legittimità

costituzionale dell'art. 2, comma 1, del d.lgs. n. 546 del 1992, in riferimento all'art. 102 e alla VI

disposizione transitoria della Costituzione. Il rimettente censura la suddetta disposizione nella parte

in cui attribuisce alla giurisdizione del giudice tributario le controversie aventi ad oggetto le

sanzioni amministrative comunque irrogate da uffici finanziari, «anche a prescindere dalla natura

tributaria degli illeciti sanzionati e delle relative sanzioni».

2. – Preliminarmente, deve essere disattesa la richiesta di restituzione degli atti ai rimettenti

formulata dall'Avvocatura dello Stato in ragione del sopravvenuto mutamento del quadro normativo

di riferimento.

L'art. 36-bis del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti per il rilancio

economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché

interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale), introdotto in sede di conversione

dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, ha modificato in più parti l'art. 3 del decreto-legge n. 12 del 2002,

tra l'altro attribuendo alla direzione provinciale del lavoro – anziché alla Agenzia delle entrate – la

competenza ad irrogare la sanzione ivi prevista per l'impiego di lavoratori non risultanti dalle

scritture obbligatorie. 4 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

Tale modifica normativa è entrata in vigore il 12 agosto del 2006, cioè in data successiva alle

ordinanze di rimessione della Commissione tributaria regionale dell'Emilia-Romagna emesse in

data 3 agosto 2006.

Ritiene l'Avvocatura che la modifica in questione avrebbe determinato la devoluzione delle

controversie relative alle sanzioni per l'impiego di lavoratori irregolari alla giurisdizione del giudice

ordinario e che pertanto dovrebbe essere disposta la restituzione degli atti al rimettente.

In realtà, ai sensi dell'art. 5 del codice di procedura civile, la giurisdizione si determina «con

riguardo alla legge vigente (…) al momento della proposizione della domanda e non hanno

rilevanza rispetto ad esse i successivi mutamenti della legge». Conseguentemente, la perpetuatio

jurisdictionis impedisce che la modifica normativa in base alla quale, secondo l'Avvocatura, si

determina l'effetto di attribuire al giudice ordinario la giurisdizione sulle controversie in questione,

incida sui giudizi a quibus, in quanto al momento della proposizione della domanda sussisteva –

secondo la prospettazione del rimettente – la giurisdizione del giudice tributario (ordinanza n. 297

del 2007).

Quanto all'ordinanza di rimessione della Commissione tributaria provinciale di Udine, essa

risulta pubblicata, mediante deposito in cancelleria, in data 29 novembre 2006, dunque

successivamente alla modifica dell'art. 3, comma 5, del decreto-legge n. 12 del 2002. Di

conseguenza, non vi è alcun mutamento del quadro normativo successivo alla proposizione della

questione di legittimità costituzionale, che abbia effetti sui giudizi a quibus e possa perciò

giustificare una pronuncia di restituzione degli atti ai rimettenti.

3. – La questione sollevata dai rimettenti in riferimento all'art. 102, secondo comma, e alla VI

disposizione transitoria della Costituzione è fondata nei termini di seguito specificati.

L'art. 2, comma 1, del d.lgs. n. 546 del 1992 individua l'oggetto della giurisdizione tributaria

stabilendo che appartengono ad essa «tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere

e specie comunque denominati, compresi quelli regionali, provinciali e comunali e il contributo per

il Servizio sanitario nazionale, nonché le sovrimposte e le addizionali». Stabilisce, inoltre, che

appartengono alla medesima giurisdizione «le sanzioni amministrative, comunque irrogate da uffici

finanziari, gli interessi e ogni altro accessorio».

La giurisprudenza di legittimità – come rilevato dai rimettenti – interpreta tale disposizione nel

senso di attribuire alla giurisdizione tributaria non solo le controversie concernenti i tributi, ma

anche, in via residuale, le controversie concernenti le sanzioni irrogate in relazione ad infrazioni

connesse alla violazione di norme le quali non necessariamente attengono a tributi. In tal caso,

sufficiente a radicare la giurisdizione tributaria, in forza dell'esplicito disposto dell'art. 2, comma 1,

del d.lgs. n. 546 del 1992, è ritenuta la natura finanziaria dell'organo competente ad irrogare la

sanzione.

3.1 – Questioni analoghe a quelle in esame sono già state sottoposte al vaglio di questa Corte la

quale le ha dichiarate inammissibili, dal momento che i rimettenti non avevano verificato la

possibilità di dare dell'art. 2 del d.lgs. n. 546 del 1992 un'interpretazione conforme a Costituzione,

la quale valorizzasse «la natura tributaria del rapporto cui deve ritenersi imprescindibilmente

collegata la giurisdizione del giudice tributario», limitandosi, invece, a considerare unicamente il

profilo soggettivo concernente la natura dell'organo competente ad irrogare la sanzione (ordinanza

n. 34 del 2006; si vedano, inoltre, le ordinanze n. 395 del 2007; n. 94 e n. 35 del 2006).

La Commissione tributaria regionale dell'Emilia-Romagna e la Commissione tributaria

provinciale di Udine, pur conoscendo le citate decisioni, ritengono di doversi adeguare

all'interpretazione data dalla Corte di cassazione, a sezioni unite, nell'ordinanza 10 febbraio 2006, n.

2888, ritenendola, tuttavia, in contrasto con l'art. 102, secondo comma, della Costituzione.

In particolare, il giudice di legittimità ha ritenuto che appartengono alla giurisdizione delle

Commissioni tributarie le controversie concernenti l'irrogazione della sanzione per l'impiego di

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lavoratori dipendenti non risultanti dalle scritture o altra documentazione obbligatorie prevista

dall'art. 3, comma 3, del decreto-legge n. 12 del 2002. Infatti, poiché il comma 5 dell'art. 3 citato –

nel testo originario – stabilisce che «competente alla irrogazione della sanzione amministrativa di

cui al comma 3 è l'Agenzia delle entrate», troverebbe applicazione l'art. 2, comma 1, del d.lgs. n.

546 del 1992, secondo il quale rientrano nella giurisdizione tributaria le sanzioni comunque irrogate

da uffici finanziari. A tale conclusione la Cassazione è pervenuta pur affermando espressamente che

le controversie relative alle sanzioni di cui all'art. 3 del decreto-legge n. 12 del 2002 non hanno

natura tributaria, in considerazione delle finalità perseguite da tale normativa, volta a favorire

l'emersione del lavoro irregolare.

Tale interpretazione della disposizione censurata è stata confermata dalla Suprema Corte anche

in decisioni successive a quella richiamata dai rimettenti, e successive, altresì, alle ordinanze di

questa Corte sopra citate.

3.2 – Questa Corte ha, anche di recente, ribadito che «la giurisdizione tributaria deve essere

considerata un organo speciale di giurisdizione preesistente alla Costituzione» (sentenza n. 64 del

2008). Ha, poi, riconosciuto che l'oggetto di tale giurisdizione, così come la disciplina degli organi

speciali, ben possano essere modificati dal legislatore ordinario, il quale, tuttavia, incontra precisi

limiti costituzionali consistenti nel «non snaturare (come elemento essenziale e caratterizzante la

giurisprudenza speciale) le materie attribuite» a dette giurisdizioni speciali e nell'«assicurare la

conformità a Costituzione» delle medesime giurisdizioni (ordinanza n. 144 del 1998). «Da tale

giurisprudenza si desume che il menzionato duplice limite opera con riferimento ad ogni

modificazione legislativa riguardante l'oggetto delle giurisdizioni speciali preesistenti alla

Costituzione (sia in sede di prima revisione, sia successivamente) e, altresì, che il mancato rispetto

del limite di “non snaturare” le materie originariamente attribuite alle indicate giurisdizioni si

traduce nell'istituzione di un “nuovo” giudice speciale, espressamente vietata dall'art. 102 Cost.

L'identità della “natura” delle materie oggetto delle suddette giurisdizioni costituisce, cioè, una

condizione essenziale perché le modifiche legislative di tale oggetto possano qualificarsi come una

consentita “revisione” dei giudici speciali e non come una vietata introduzione di un “nuovo”

giudice speciale» (ancora sentenza n. 64 del 2008).

Con specifico riguardo alla giurisdizione tributaria, questa Corte ha poi precisato con riguardo a

questioni di legittimità analoghe a quelle in esame, che essa «deve ritenersi imprescindibilmente

collegata» alla «natura tributaria del rapporto» e che la medesima non può essere ancorata «al solo

dato formale e soggettivo, relativo all'ufficio competente ad irrogare la sanzione» (ordinanza n. 34

del 2006).

Sulla base di tali considerazioni, nella più volte citata sentenza n. 64 del 2008 si è affermato che

«l'attribuzione alla giurisdizione tributaria di controversie non aventi natura tributaria comporta la

violazione del divieto costituzionale di istituire giudici speciali. Tale illegittima attribuzione può

derivare, direttamente, da una espressa disposizione legislativa che ampli la giurisdizione tributaria

a materie non tributarie ovvero, indirettamente, dall'erronea qualificazione di “tributaria” data dal

legislatore (o dall'interprete) ad una particolare materia (come avviene, ad esempio, allorché si

riconducano indebitamente alla materia tributaria prestazioni patrimoniali imposte di natura non

tributaria)».

3.3 – Non c'è dubbio che la lettura che dell'art. 2, comma 1, del d.lgs. n. 546 del 1992, dà il

diritto vivente, finisce per attribuire alla giurisdizione tributaria le controversie relative a sanzioni

unicamente sulla base del mero criterio soggettivo costituito dalla natura finanziaria dell'organo

competente ad irrogarle e, dunque, a prescindere dalla natura tributaria del rapporto cui tali sanzioni

ineriscono. Essa, dunque, si pone in contrasto con l'art. 102, secondo comma, e con la VI

disposizione transitoria della Costituzione, risolvendosi nella creazione di un nuovo giudice

speciale. 6 prof. Giorgio Costantino

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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino, nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 130 emessa dalla Corte Costituzionale nel 2008.
La Corte ha stabilito che è illegittimo attribuire alla giurisdizione tributaria le controversie relative alle sanzioni, irrogate da uffici finanziari, anche quando non derivano dalla violazione di disposizioni tributarie.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

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