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fonte non scritta quale la consuetudine.

La norma consuetudinaria di diritto internazionale sulla immunità giurisdizionale degli Stati esteri e

degli enti pubblici operanti nell’ordinamento internazionale, che si suole indicare con il noto brocardo

par in parem non habet iurisdictionem e alla quale, per precetto costituzionale (art. 10 Cost.), si

conforma il nostro ordinamento, riguarda, nella sua connaturale genericità e indeterminatezza, solo i

rapporti che rimangono del tutto estranei all’ordinamento interno, o perché quegli Stati o enti agiscono

in altri paesi, come soggetti di diritto internazionale, o perché agiscono come titolari di una potestà di

imperio nell’ordinamento di cui sono portatori o nell’ambito del proprio territorio.

Se invece lo Stato o l’ente straniero agisce indipendentemente dal suo potere sovrano, ponendosi alla

stregua di un privato cittadino, nei suoi confronti la giurisdizione di altri Stati non può essere esclusa

giacché esso svolge la sua attività come soggetto dell’ordinamento dello Stato del foro; e non ricorrono

in tale caso quelle ragioni per cui lo Stato del foro debba astenersi – come invece nel caso dello

svolgimento di attività di tipo pubblicistico, ossia posta in essere dall’altro Stato quale portatore del

proprio ordinamento – non solo da ogni loro apprezzamento alla stregua delle proprie norme

giuridiche, ma anche da ogni valutazione concreta effettuata mediante atti giurisdizionali.

Del resto, nella evoluzione storica del principio dell’immunità giurisdizionale, noto piuttosto come

immunità del sovrano in cui lo Stato si impersonava, e quindi di portata più ampia, è dato riscontrare un

progressivo restringimento della sua area, con l’adozione di una concezione ridotta del principio stesso,

generalmente sulla base della distinzione fra atti d’imperio (oggetto dell’immunità) e atti di gestione

(da esso esclusi).

È, del resto, questa una esigenza degli Stati di diritto, fondati su un ordinamento democratico, nei quali,

così come si riduce, a favore della tutela dei cittadini, l’area di insindacabilità degli atti propri dello

Stato, parimenti si restringe l’area di sottrazione a controllo degli atti riferibili a Stati esteri: e ciò anche

in considerazione della sempre maggiore partecipazione dello Stato ad attività imprenditoriali, al fine di

evitare che una troppo estesa immunità possa finire per scoraggiare i rapporti con i soggetti che ne

beneficiano e per rendere meno agevoli i traffici e i rapporti in società aperte quali appunto quelle

democratiche e industrializzate.

È stata così elaborata, con una inversione di tendenza rispetto alla teoria dell’immunità assoluta, quella,

più moderna, della immunità ristretta o relativa, che ha portato alla revisione di quella regola

tradizionalmente sostenuta.

La seconda viene oggi considerata, nella prassi internazionale come rilevata dalla dottrina,

comunemente accettata, richiamandosi l’esempio della conversione ad essa di Stati che in passato erano

sostenitori della tradizionale concezione più ampia dell’immunità, quali gli Stati uniti d’America, con il

Foreign Sovereign Immunity Act, del 1978; tant’è che al principio dell’immunità ristretta si ritiene

ormai informata la consuetudine internazionale.

Nel caso di specie, in armonia con il detto principio deve ritenersi, sia per il carattere privatistico dello

strumento (contratto di locazione), adottato dallo Stato straniero, il quale è così venuto a porsi in una

posizione giuridica identica a quella dei cittadini dello Stato in cui opera, assoggettandosi alle norme

dell’ordinamento di esso Stato e quindi alla sua giurisdizione, sia per la non necessaria, infungibile

inerenza di una cosa, quale la sede, all’ordinamento dello Stato straniero (diversamente da quanto si

verifica, invece, per il rapporto di lavoro di chi collabori in posizione tale da venirsi ad inserire nella

struttura pubblicistica propria di quello Stato), che il contratto di approvvigionamento della sede di un

2 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa si riferisce al corso di Diritto Processuale Civile I, tenuto dal Prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 5092 emessa dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nel 1990.
La Corte stabilisce che rientra nella giurisdizione italiana la controversia avente ad oggetto un immobile sito in Milano destinato al Consolato libico.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

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