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Giurisdizione - Introduzione

La dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento spiega i concetti introduttivi riguardo la giurisdizione: nozioni, giudici, riferimenti costituzionali, criteri di riparto, questione... Vedi di più

Esame di Diritto Processuale Civile I docente Prof. G. Costantino

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4.- La giurisdizione

Non è, invece, giurisdizionale l’attività delle autorità amministrative indipendenti,

perché l’ordinamento non conosce un tertium genus tra amministrazione e giurisdizione,

non vi è nel sistema costituzionale una figura di paragiurisdizionalità a se stante.

Anche diversamente può essere qualificata l’attività degli arbitri, in quanto vige il Gli arbitri

principio per il quale «la “fonte” dell’arbitrato non può più ricercarsi e porsi in una

legge ordinaria o, più generalmente, in una volontà autoritativa» (affermato già da

Corte cost. 14 luglio 1977, n. 127, e ribadito da tutta la giurisprudenza successiva fino a

Corte cost. 8 giugno 2005, n. 221). Gli arbitri non giudicano «in nome del popolo», non

sono soggetti soltanto alla legge; per essi, il potere di giudicare deriva dalla volontà

delle parti.

Questioni ancora diverse si pongono in relazione all’attività delle corti internazionali, Le corti

l’attività delle quali presuppone una rinuncia alla sovranità dello Stato: sui rapporti con internazionali

la CEDU, v. Corte cost., 24 ottobre 2007, n. 349 (§ 2.2.) e Cass., ss.uu., 26 gennaio

2004 (§ 3.1).

La giurisdizione statale, invece, costituisce esercizio di sovranità; prescinde dal

comportamento di coloro che vi sono soggetti.

4.3 La giurisdizione nel sistema costituzionale.-

Nel sistema positivo attualmente vigente in Italia, la giurisdizione è esercitata dai

giudici e, ai sensi dell’art. 111, co. 1°, Cost., «si attua mediante il giusto processo

regolato dalla legge».

Il riferimento al processo, che deve essere giusto, consente di sciogliere la La contraddizione

tra l’esercizio di

contraddizione tra gli artt. 1, co. 2°, e 101, co. 1°, Cost., da una parte, e l’art. 102, co. sovranità e la

2°, Cost., dall’altra: in base ai primi, «la sovranità appartiene al popolo …» e «la soggezione alla

giustizia è amministrata in nome del popolo»; in base al secondo, «i giudici sono legge

soggetti soltanto alla legge».

L’esercizio della giurisdizione, infatti, è esercizio di sovranità, ma implica la

soggezione alla legge.

In primo luogo, ciò che contraddistingue l’esercizio della giurisdizione da quello

degli altri poteri dello Stato è che non è personale. I provvedimenti giudiziari non sono,

sul piano formale ed istituzionale, espressione del magistrato che li pronuncia. Non

potrebbe avere spazio, nel diritto processuale e in riferimento all’esercizio della

giurisdizione, la disciplina amministrativa relativa al responsabile del procedimento.

L’attività amministrativa non è meramente attuativa della volontà della legge, ma è

caratterizzata da discrezionalità, il cui controllo spetta al giudice (mentre spetta al

giudice, ma nella diversa sede della impugnazione) il controllo dei provvedimenti di

altri giudici.

In secondo luogo, la Costituzione definisce la magistratura un «ordine», ma la La magistratura

contrappone agli altri «poteri»: ai sensi dell’art. 104, co. 1°, Cost.: «La magistratura come «ordine»

costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere». I conflitti di

Occorre, quindi, orientare l’attenzione sugli strumenti di composizione dei conflitti attribuzione tra

tra «poteri»: ai sensi dell’art. 134 Cost., «la Corte costituzionale giudica (…) sui poteri dello

conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato»; ai sensi dell’art. 37 della l. 11 marzo Stato

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I.- La Giustizia civile – Lineamenti generali

1953, n. 87, parti del giudizio sui conflitti possono essere gli «organi competenti a

dichiarare definitivamente la volontà del potere cui appartengono e per la delimitazione

della sfera di attribuzioni determinata per i vari poteri da norme costituzionali».

Si può, innanzi ritenere ovvio e scontato che il Consiglio Superiore della

Magistratura possa essere parte del giudizio sui conflitti di attribuzione tra poteri dello

Stato nei confronti del Governo e del Ministro della giustizia; si tratta comunque di

organi di rilevanza costituzionale: Corte cost. 16 aprile 1992, n. 184 [A.1].

I magistrati parte Ma la Corte ha da tempo riconosciuto che ciascun giudice può essere parte attiva dei

dei conflitti di conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato. I singoli giudici possono anche essere

attribuzione tra i

poteri dello Stato parte passiva dei conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato.

La Corte ha esteso tali principî anche al pubblico ministero ed ha riconosciuto che l’esercizio

dell’azione penale è una prerogativa costituzionale, l’esercizio della quale non può essere condizionato

dall’esterno.

Il riconoscimento alla magistratura della qualità di parte attiva dei conflitti di attribuzione tra i poteri

dello Stato risale a casi nei quali giudici penali si dolevano degli impedimenti frapposti all’esercizio della

funzione giurisdizionale dalla Commissione bicamerale antimafia, che rifiutava la trasmissione di atti e

documenti, e dal Governo che aveva opposto il segreto di Stato: Corte cost. 22 ottobre 1975, n. 231 [A.2]

e Corte cost. 30 maggio 1977, n. 87 [A.3].

La questione relativa alla attribuzione del potere di vietare la pesca e la commercializzazione del

novellame determinò il riconoscimento alla magistratura della qualità di parte passiva dei conflitti di

attribuzione tra i poteri dello Stato: Corte cost. 24 luglio 1981, n. 150 [A.4].

La qualità di parte attiva alla magistratura requirente fu riconosciuta da Corte cost. 1° giugno 1993, n.

264 [A.5] e n. 265 [A.6], ma il conflitto non venne deciso, perché il Parlamento, contro il quale era stato

sollevato il conflitto, approvò una modifica costituzionale ed abolì la necessità della preventiva

autorizzazione a procedere nei confronti dei propri membri, cosicché la Corte dichiarò cessata la materia

del contendere: Corte cost. 24 dicembre 1993, n. 463 [A.7]. A quelle decisioni, ne sono seguite molte

altre, per le quali l’esercizio dell’azione penale costituisce una prerogativa costituzionale, cosicché è

ammissibile il conflitto per rimuovere i presunti ostacoli al suo esercizio. Più volte si è posta la questione

dell’ammissibilità del segreto di Stato in riferimento a presunti illeciti commessi da agenti dei servizi

segreti: Corte cost. 16 luglio 1999, n. 321 [A.8] e Corte cost. 10 luglio 2000, n. 487 [A.9], sulla vicenda

della «Uno bianca»; Corte cost. 3 aprile 2009, n. 106 [A.10], sul sequestro di persona ai danni di Nasr

Osama Mustafa Hassan, alias Abu Omar. Il segreto di Stato è stato anche opposto alle indagini relative a

presunti illeciti edilizi compiuti nella residenza del presidente del consiglio a villa «La Certosa»: Corte

cost. 25 ottobre 2005, n. 404 [A.11].

Non si contano i conflitti di attribuzione tra la magistratura ed il Parlamento in riferimento alla

sindacabilità delle opinioni espresse dai parlamentari: a mero titolo di esempio, Corte cost. 20 luglio

1999, n. 329 [A.12].

E’ stato anche dichiarato ammissibile il conflitto di attribuzioni, sollevato dal Parlamento contro la

magistratura requirente, contestando l’esercizio dell’azione penale nei confronti di un membro del

Governo: Corte cost. 21 marzo 2011, n. 104 [A.13].

Ciascun magistrato, vuoi giudicante, vuoi requirente, può essere parte dei conflitti tra

poteri dello Stato, rivendicare le prerogative dell’ordine giudiziario nei confronti del

Governo, del Parlamento e del Presidente della Repubblica ovvero essere da questi

organi costituzionali convenuto, qualora, a sua volta, abbia invaso le loro prerogative.

La definizione della magistratura come «potere diffuso» assume, sul piano positivo,

una precisa portata precettiva. 4 prof. Giorgio Costantino

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4.- La giurisdizione

Il bilanciamento dei poteri in funzione della soggezione dei giudici alla legge è

garantito, innanzi tutto, dalla circostanza che l’interpretazione della legge costituisce il

risultato del processo.

Questo, per essere «giusto» deve essere «regolato dalla legge», deve svolgersi «nel

contraddittorio tra le parti», «in condizioni di parità», «davanti a un giudice terzo …» e

«… imparziale»; e si è anche stabilito che «la legge ne assicura la ragionevole durata».

La decisione emanata all’esito di un tale percorso costituisce attuazione della

giurisdizione ed esercizio di sovranità.

Ne consegue, per un verso, che il processo «giusto» deve offrire tutte le garanzie

previste dalla Costituzione e dalle convenzioni internazionali; per altro verso, che i

controlli sulla correttezza della decisione non possono che essere interni al processo e,

quindi, il provvedimento «giusto» è quello non più impugnabile (A. S , Della tutela

EGNI

giurisdizionale dei diritti, in Comm. del c.c. a cura di A. Scialoja e G. Branca, Bologna-

Roma, 1959, sub art. 2909).

Prescindendo dal diritto di critica, è insindacabile, al di fuori del processo, vuoi

l’attività di interpretazione di norme di diritto, vuoi quella di valutazione del fatto e

delle prove (Fu, quindi, considerata eversiva dell’ordine costituzionale e suscitò vivaci

reazioni in difesa del principio di legalità, la mozione con la quale il Senato, il 5

dicembre 2001, prese posizione contro il contenuto di provvedimenti giurisdizionali).

Dispongono in tal senso vuoi l’art. 2, l. 13 aprile 1988, n. 117, in relazione alla

responsabilità civile dei magistrati, vuoi l’art. 2 d.leg. 23 febbraio 2006, n. 109, in

relazione alla responsabilità disciplinare.

Nel vigente sistema costituzionale, l’esercizio della giurisdizione da parte di tutti i

giudici (ordinari e speciali, togati ed onorari) implica la soggezione soltanto alla legge,

cosicché l’interpretazione di questa e la valutazione dei fatti e delle prove possono

essere valutate soltanto nel processo, che deve essere «giusto».

4.4 Le questioni di giurisdizione: giurisdizione e merito.-

La giurisdizione, come la competenza, implica una questione di legittimazione del

giudice (F. C ): si tratta di stabilire qual è il giudice.

ARNELUTTI

Da questo punto di vista, non sono questioni di giurisdizione in senso tecnico né i

rapporti tra i giudici e la pubblica amministrazione, né i problemi di immunità dalla

giurisdizione.

Lo sono, invece, ai sensi dell’art. 37 c.p.c. per ragioni storiche. La commistione

All’indomani della unità d’Italia, in funzione della affermazione del principio dell’unità della tra giurisdizione

giurisdizione, patrimonio fondamentale di alcune delle forze del Risorgimento, furono aboliti gli e merito

organi speciali di giustizia amministrativa esistenti in molti stati preunitari (art. 1 l. 20 marzo

1865, n. 2248, all. E). Con l’art. 2 della stessa legge si affermò anche il fondamentale principio

per il quale «sono devolute alla giurisdizione ordinaria tutte le cause per contravvenzioni e tutte

le materie nelle quali si faccia questione d’un diritto civile o politico, comunque vi possa essere

interessata la pubblica amministrazione, e ancorché siano emanati provvedimenti del potere

esecutivo o dell’autorità amministrativa»: «tutte le materie» nelle quali fosse stato dedotto,

anche a livello di mera affermazione («si faccia questione»), un diritto soggettivo avrebbero

dovuto essere devolute al giudice ordinario; in funzione di tale risultato, era irrilevante che fosse

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coinvolta nel rapporto la pubblica amministrazione («comunque vi possa essere interessata …»)

e che fossero stati emessi atti o provvedimenti pubblici («ancorché siano emanati …»).

Sennonché, l’art. 13 della stessa legge aveva lasciato in vita un vecchio arnese

dell’assolutismo: la l. 20 novembre 1859, n. 3780, sui conflitti di attribuzione, in base alla quale

Le avocazioni il potere di stabilire se si facesse «questione d’un diritto civile o politico» era attribuito alla

reali stessa pubblica amministrazione, non ai giudici. La posizione dei cittadini del neonato regno

d’Italia nei confronti della pubblica amministrazione finì con l’essere deteriore rispetto a quella

dei cittadini degli stati preunitarî.

Con la l. 31 marzo 1877, n. 3761, fu abrogata la legge del 1859, fu attribuito alle sezioni

La legge sui unite della Cassazione romana, i componenti della quale era comunque di nomina regia, il

conflitti: l’art. potere di «regolare i conflitti». La disciplina fu inserita nel vigente codice di rito e sopravvive

386 c.p.c. ancora oggi negli artt. 41, co. 2°, 368 e 386.

Quest’ultimo corrisponde all’art. 4 della legge del 1877, oggetto di un vivace dibattito

parlamentare: si discusse dell’inciso «, quando prosegue il giudizio», l’inserimento del quale

travolse il senso della disposizione; senza l’inciso, infatti, l’organo regolatore avrebbe potuto

occuparsi esclusivamente della individuazione del giudice; grazie ad esso, quando il giudizio

non prosegue, la decisione sulla giurisdizione pregiudica le questioni sulla pertinenza del diritto

e sulla proponibilità della domanda; quando il giudizio non prosegue, la decisione sulla

giurisdizione è una decisione di merito.

Le questioni di merito relative alla sussistenza di un interesse meritevole di tutela

giurisdizionale nei confronti delle pubbliche amministrazioni, nonché quelle relative alle

immunità sono trattate allo stesso modo delle questioni di giurisdizione riguardanti i rapporti tra

giudici, con la significativa differenza che, comunque siano definite queste ultime, restano

impregiudicate le questioni sulla pertinenza del diritto e sulla proponibilità della domanda,

mentre, negata la giurisdizione nei confronti della pubblica amministrazione o a causa di

immunità, il processo non prosegue; si nega l’azione ed il diritto.

La decisione sulla giurisdizione in senso tecnico non pregiudica le questioni sulla

pertinenza del diritto e sulla proponibilità della domanda.

In riferimento ai rapporti con gli altri poteri, invece, la giurisdizione coincide con il

merito: negato il potere giurisdizionale, si nega in radice la possibilità di accesso alla

giustizia e, quindi, si nega il diritto.

In questa prospettiva, la giurisdizione coinvolge problemi politici ed istituzionali.

In riferimento ai rapporti tra giudici diversi, la giurisdizione implica un problema

tecnico: si tratta di individuare il giudice che ha il potere di giudicare un determinato

caso; ma si presuppone che un giudice ci sia.

Nell’affrontare i problemi relativi alla giurisdizione, appare necessario tenere ben

distinti i due profili: nell’un caso, oggetto dell’indagine sono i rapporti del potere

giurisdizionale, unitariamente considerato, con il mondo esterno, con chi giudice non è;

nel secondo, si tratta di esaminare i rapporti tra giudici, appartenenti ad ordini o ad

ordinamenti diversi.

La distinzione tra le nozioni di giurisdizione, quale rapporto tra la magistratura nel

suo complesso e altri e quale rapporto tra giudici di ordini diversi, appare netta sul piano

costituzionale. L’art. 37, co. 2°, l. 11 marzo 1953, n. 87, che regola il procedimento per i

conflitti tra i poteri dello Stato, stabilisce, infatti, che «restano ferme le norme vigenti,

per le questioni di giurisdizione». Da una parte, si pongono i problemi relativi ai

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4.- La giurisdizione

rapporti tra i giudici e gli altri poteri dello Stato: i conflitti di «attribuzione». Si tratta, in

tal caso, di una questione di merito, perché, negata la giurisdizione, si nega l’accesso al

processo, si nega l’azione e si nega il diritto. Dall’altra, si pongono i problemi relativi ai

rapporti tra giudici di ordini diversi: alle questioni di «giurisdizione» in senso tecnico.

Comunque risolte queste ultime, consentono l’accesso al processo, l’esercizio del diritto

di azione, la valutazione della esistenza del diritto affermato.

Nell’ambito della legislazione ordinaria, tuttavia, sopravvivono residui di un remoto

passato nel quale la soggezione dei giudici soltanto alla legge era un’affermazione con

minore portata precettiva. L’art. 37 c.p.c., infatti, mette sullo stesso piano il difetto di

giurisdizione nei confronti della pubblica amministrazione o nei confronti dei giudici

speciali: «Il difetto di giurisdizione del giudice ordinario nei confronti della pubblica

amministrazione o dei giudici speciali è rilevato, anche d’ufficio, in qualunque stato e

grado del processo».

Il che consente di trattare allo stesso modo anche le questioni relative alle immunità Le immunità

giurisdizionali.

Sennonché il difetto di giurisdizione nei confronti della pubblica amministrazione e

in ragione di immunità giurisdizionali è una questione di merito, la cui valutazione

dovrebbe poter essere compiuta soltanto dal giudice che ha il potere di giudicare sul

diritto affermato; non potrebbe essere attribuita ad un organo diverso, come se fosse una

questione relativa al rapporto tra giudici.

Questo è il senso della disposizione di cui all’art. 37, co. 2°, l. 11 marzo 1953, n. 87:

la Corte costituzionale, quale supremo organo regolatore dei conflitti, si occupa delle

interferenze tra la giurisdizione, nel suo complesso, e gli altri poteri dello Stato; i

rapporti tra giudici di ordini diversi sono altra cosa; le questioni relative alla sussistenza

del diritto ed alla proponibilità dell’azione, infine, sono questioni di merito, riservate

alla valutazione del giudice competente, soggetto soltanto alla legge.

Per questa ragione, «è stato da tempo affermato che questione della configurabilità di

una situazione giuridicamente rilevante e tutelabile non rientra tra le questioni di

giurisdizione, costituendo, invece, questione di merito, che deve essere pertanto rimessa

alla valutazione del giudice del merito»: così Cass. 4 agosto 2010, n. 18052 [B1].

Questa è la ratio decidendi dell’orientamento giurisprudenziale per il quale il

regolamento di giurisdizione è inammissibile allorché sia diretto ad ottenere una

pronuncia di improponibilità assoluta della domanda tra soggetti privati «attenendo tale

contestazione al fondamento nel merito della domanda stessa, e non alla giurisdizione»:

così Cass. 7 marzo 2001, n. 90; Cass. 9 aprile 1999, n. 212. Fuori dal coro è il caso

deciso da Cass. 8 aprile 2008, n. 9152 [B2].

Il difetto assoluto di giurisdizione, che implica negazione del diritto e della azione, è

una ipotesi assolutamente eccezionale, insuscettibile di estensione al di fuori dei casi e

dei tempi espressamente considerati, ai sensi dell’art. 14 disp. prel.

Il suo rilievo (rectius: il difetto di attribuzioni) è demandato alla Corte costituzionale,

ai sensi degli artt. 134 Cost. e 37 l. 11 marzo 1953, n. 87, allorché l’esercizio della

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giurisdizione invada la «sfera di attribuzioni determinata per - gli altri - poteri da norme

costituzionali».

E’ considerato, per le ragioni storiche prima indicate, alla stregua delle questioni

relative ai rapporti tra giudici di ordini diversi nei confronti della pubblica

amministrazione e in riferimento ai casi di immunità.

L’ambito del difetto assoluto di giurisdizione nei confronti della pubblica

amministrazione, peraltro, si va progressivamente restringendo, anche senza passare

attraverso una pronuncia di illegittimità costituzionale dell’art. 37 c.p.c., nella parte in

cui mette sullo stesso piano situazioni diverse, quali, appunto, la proponibilità della

domanda e l’individuazione del giudice: Cass. 27 luglio 1998, n. 7339 [B3].

Anche in relazione alle immunità, come questione di giurisdizione, l’orientamento

della giurisprudenza è giustamente restrittivo.

Si ritiene, infatti, che la norma consuetudinaria di diritto internazionale sulla

immunità giurisdizionale degli Stati esteri e degli enti pubblici operanti

nell’ordinamento internazionale riguarda esclusivamente i rapporti estranei

all’ordinamento interno, mentre l’immunità non sussiste se lo Stato o l’ente straniero

agisce indipendentemente dal suo potere sovrano.

Dal riconoscimento di una immunità assoluta, la giurisprudenza è pervenuta alla

elaborazione di una nozione di immunità ristretta o relativa, nonché a distinguere tra

azioni di cognizione, comprese quelle di condanna, e azioni esecutive: sulla distinzione,

v. Cass. 17 luglio 2008, n. 19601 [B4], e, in riferimento ad un’azione di sfratto di

un’ambasciata, v. Cass. 30 maggio 1990, n. 5092, [B5];

In relazione a queste ultime, è stato ritenuto in contrasto con i principî costituzionali

la necessità della preventiva autorizzazione ministeriale: Corte cost. 15 luglio 1992, n.

329, [B6]. Ma, nonostante ciò, l’art. 1, co. 1°, d.l. 12 febbraio 2010, n. 10, conv. in l. 23

giugno 2010, n. 98, ha stabilito che «l’efficacia dei titoli esecutivi nei confronti di uno

Stato estero è sospesa di diritto qualora lo Stato estero abbia presentato un ricorso

dinanzi alla Corte internazionale di giustizia, diretto all’accertamento della propria

immunità dalla giurisdizione italiana, in relazione a controversie oggettivamente

connesse a detti titoli esecutivi. La sospensione dell’efficacia cessa con la pubblicazione

della decisione della Corte».

L’immunità degli Stati è limitata agli atti jure imperii, quali, ad esempio i

provvedimenti di moratoria emessi dalla repubblica Argentina per scopi «di governo

della finanza in funzione della tutela di bisogni primari di sopravvivenza economica

della popolazione in un contesto storico di grave emergenza nazionale»: Cass. 27

maggio 2005, n. 11225, [B7].

In questa prospettiva, merita di essere considerata, la decisione della Corte di appello

dell’Oregon, sull’immunità della Santa Sede: U.S. Corte d’appello per il Nono circuito,

3 marzo 2009 [B8].

In materia di lavoro, il riconoscimento della immunità giurisdizionale è

tradizionalmente subordinato ad una duplice condizione: che il lavoratore eserciti

funzioni che ineriscano strettamente all’organizzazione e alla realizzazione delle finalità

pubblicistiche dell’ente internazionale e che non investano questioni di ordine

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4.- La giurisdizione

esclusivamente patrimoniale; altrimenti si ritiene non vi sarebbe ragione per sottrarre il

rapporto alla giurisdizione del giudice nazionale, come avviene in tutti i casi in cui un

soggetto di diritto internazionale agisca in qualità di soggetto privato: Cass. 7 novembre

2000, n. 1150, [B9]. Questi principî sono affermati anche dalla Corte di Strasburgo: in

relazione ad una dipendente della sede di Londra della Central Intelligence Agency,

CEDU, 21 novembre 2001 [B10].

Anche la Corte di Strasburgo si è occupata della compatibilità dell’immunità dei

parlamentari per le dichiarazioni pronunciate nell’esercizio delle proprie funzioni

(CEDU, 30 gennaio 2003, [B11]), mentre, nell’ordinamento interno, l’immunità

giurisdizionale dei parlamentari è materia per frequenti conflitti di attribuzione innanzi

alla Corte costituzionale.

E’ stata ripetutamente negata la legittimità della previsione dell’immunità per le «alte

cariche dello Stato»: Corte cost. 20 gennaio 2004, n. 24 [B12a]; Corte cost. 19 ottobre

2009, n. 262, [B12b]; nonché, in relazione al «legittimo impedimento», Corte cost. 25

gennaio 2011, n. 23 [B12c].

4.5 La giurisdizione in senso tecnico: i criterii di riparto. Principii generali.-

Ai sensi dell’art. 102, co. 1° Cost., «la funzione giurisdizionale è esercitata da La regola

magistrati ordinari»; a questa previsione fa eco l’art. 1 c.p.c., per il quale «la generale

giurisdizione civile, salvo speciali disposizioni di legge, è esercitata dai giudici

ordinari».

Sono affatto eccezionali e, quindi, insuscettibili di applicazione estensiva o analogica Le eccezioni

le ipotesi in cui la funzione giurisdizionale sia esercitata da giudici speciali.

Ai sensi dell’art. 103, co. 1°, Cost., «il Consiglio di Stato e gli altri organi di giustizia

amministrativa hanno giurisdizione per la tutela nei confronti della pubblica

amministrazione degli interessi legittimi e, in particolari materie indicate dalla legge,

anche dei diritti soggettivi».

Ai sensi dell’art. 103, co. 2°, Cost. «la Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie

di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge».

I confini della giurisdizione tributaria sono segnati dall’art. 2, d.leg. 31 dicembre

1992, n. 546, per il quale «appartengono alla giurisdizione tributaria tutte le

controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie» nonché «le controversie

promosse dai singoli possessori concernenti l’intestazione, la delimitazione, la figura,

l’estensione, il classamento dei terreni e la ripartizione dell’estimo fra i compossessori a

titolo di promiscuità di una stessa particella, nonché le controversie concernenti la

consistenza, il classamento delle singole unità immobiliari urbane e l’attribuzione della

rendita catastale».

Quelli della giurisdizione dei giudici italiani nei confronti dei giudici stranieri sono

segnati dalla l. 31 maggio 1995, n. 218, dalla Convenzione di Bruxelles del 27

settembre 1968 (ratificata con l. 21 giugno 1971, n. 804, estesa alla Danimarca,

all’Irlanda e al Regno Unito il 9 ottobre 1978 e ratificata con l. 29 novembre 1980, n.

967, alla Spagna ed al Portogallo il 26 maggio 1989 e ratificata con l. 5 ottobre 1991, n.

339, all’Austria, alla Finlandia ed alla Svezia, il 29 novembre 1996 e ratificata con l. 26

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gennaio 1999, n. 24); dalla Convenzione di Lugano del 16 settembre 1988 e ratificata

con l. 10 febbraio 1992, n. 198; e dal Reg. CE 22 dicembre 2000, n. 44/2001,

attualmente oggetto di revisione. Il criterio generale e comune a tali provvedimenti è

dato dal domicilio del convenuto; ad esso si aggiungono quelli collegati ai fori speciali

in ragione della materia. La estensione, operata con la riforma della legge fallimentare,

della previsione di cui all’art. 103 r.d. 16 marzo 1942, n. 267, ai terzi che si affermino

titolari di diritti su beni immobili, suscita un problema di giurisdizione, nella parte in cui

attribuisce al tribunale fallimentare il potere di decidere su tali diritti indipendentemente

dal luogo dove si trova l’immobile, che può essere anche fuori del territorio italiano, in

deroga al principio generale per il quale le controversie relative a beni immobili sono

attribuite al giudice del luogo dove esso si trova.

4.5.1 La giurisdizione amministrativa.-

Rispetto alla regola generale della attribuzione della giurisdizione ai giudici ordinari,

costituisce una eccezione la attribuzione al giudice amministrativo della tutela degli

interessi legittimi nei confronti della pubblica amministrazione.

In questo ambito, poi, la giurisdizione generale di legittimità è la regola e la

La giurisdizione giurisdizione esclusiva l’eccezione: da un lato, gli artt. 24, co. 1°, e 113 Cost.

di legittimità garantiscono la tutela di tutte le situazioni subiettive: vuoi dei diritti soggettivi, vuoi

degli interessi legittimi; dall’altro, l’art. 103, co. 1°, Cost., attribuisce ai giudice

amministrativi la tutela dei secondi: «il Consiglio di Stato e gli altri organi di giustizia

amministrativa hanno giurisdizione per la tutela nei confronti della pubblica

amministrazione degli interessi legittimi».

I confini della giurisdizione amministrativa sono segnati dall’art. 7 c.p.a., per il quale

«1. Sono devolute alla giurisdizione amministrativa le controversie, nelle quali si faccia questione

di interessi legittimi e, nelle particolari materie indicate dalla legge, di diritti soggettivi,

concernenti l’esercizio o il mancato esercizio del potere amministrativo, riguardanti

provvedimenti, atti, accordi o comportamenti riconducibili anche mediatamente all’esercizio di

tale potere, posti in essere da pubbliche amministrazioni. Non sono impugnabili gli atti o

provvedimenti emanati dal Governo nell’esercizio del potere politico.

2. Per pubbliche amministrazioni, ai fini del presente codice, si intendono anche i soggetti ad esse

equiparati o comunque tenuti al rispetto dei principi del procedimento amministrativo.

3. La giurisdizione amministrativa si articola in giurisdizione generale di legittimità, esclusiva ed

estesa al merito.

4. Sono attribuite alla giurisdizione generale di legittimità del giudice amministrativo le

controversie relative ad atti, provvedimenti o omissioni delle pubbliche amministrazioni, comprese

quelle relative al risarcimento del danno per lesione di interessi legittimi e agli altri diritti

patrimoniali consequenziali, pure se introdotte in via autonoma.

5. Nelle materie di giurisdizione esclusiva, indicate dalla legge e dall’articolo 133, il giudice

amministrativo conosce, pure ai fini risarcitori, anche delle controversie nelle quali si faccia

questione di diritti soggettivi.

6. Il giudice amministrativo esercita giurisdizione con cognizione estesa al merito nelle

controversie indicate dalla legge e dall’articolo 134. Nell’esercizio di tale giurisdizione il giudice

amministrativo può sostituirsi all’amministrazione.

7. Il principio di effettività è realizzato attraverso la concentrazione davanti al giudice

amministrativo di ogni forma di tutela degli interessi legittimi e, nelle particolari materie indicate

dalla legge, dei diritti soggettivi. 10 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

4.- La giurisdizione

8. Il ricorso straordinario è ammesso unicamente per le controversie devolute alla giurisdizione

amministrativa».

Nelle ipotesi specificatamente indicate dall’art. 134 c.p.a. il giudice amministrativo

può sindacare anche il merito delle scelte amministrative:

«1. Il giudice amministrativo esercita giurisdizione con cognizione estesa al merito nelle controversie

aventi ad oggetto:

a) l’attuazione delle pronunce giurisdizionali esecutive o del giudicato nell’ambito del giudizio di cui al

Titolo I del Libro IV;

b) gli atti e le operazioni in materia elettorale, attribuiti alla giurisdizione amministrativa;

c) le sanzioni pecuniarie la cui contestazione è devoluta alla giurisdizione del giudice amministrativo,

comprese quelle applicate dalle Autorità amministrative indipendenti;

d) le contestazioni sui confini degli enti territoriali;

e) il diniego di rilascio di nulla osta cinematografico di cui all’articolo 8 della legge 21 novembre 1962,

n. 161».

Le più recenti disposizioni trovano riscontro in quanto stabilito dall’art. 4, co. 2°, l.

20 marzo 1865, n. 2248, all. E), per il quale «l’atto amministrativo non potrà essere

revocato o modificato se non sopra ricorso alle competenti autorità amministrative»,

utilizzato dal Consiglio di Stato dal 1865 al 1877, con la «giurisprudenza dei pareri»,

dalla Cassazione romana dal 1877 al 1923 e dalle Sezioni unite della Cassazione unica

dal 1923 per negare che, in presenza di un atto amministrativo, si potesse fare

«questione d’un diritto civile o politico» ai sensi dell’art. 2 della stessa legge.

La giurisdizione esclusiva è, invece, limitata a «particolari materie», elencate La giurisdizione

nell’art. 133 c.p.a.: esclusiva

«1. Sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, salvo ulteriori previsioni

di legge:

a) le controversie in materia di:

1. risarcimento del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell’inosservanza dolosa o

colposa del termine di conclusione del procedimento amministrativo;

2. formazione, conclusione ed esecuzione degli accordi integrativi o sostitutivi di

provvedimento amministrativo e degli accordi fra pubbliche amministrazioni;

3. dichiarazione di inizio attività;

4. determinazione e corresponsione dell’indennizzo dovuto in caso di revoca del

provvedimento amministrativo;

5. nullità del provvedimento amministrativo adottato in violazione o elusione del

giudicato;

6. diritto di accesso ai documenti amministrativi;

b) le controversie aventi ad oggetto atti e provvedimenti relativi a rapporti di concessione di

beni pubblici, ad eccezione delle controversie concernenti indennità, canoni ed altri

corrispettivi e quelle attribuite ai tribunali delle acque pubbliche e al Tribunale superiore

delle acque pubbliche;

c) le controversie in materia di pubblici servizi relative a concessioni di pubblici servizi, escluse

quelle concernenti indennità, canoni ed altri corrispettivi, ovvero relative a provvedimenti

adottati dalla pubblica amministrazione o dal gestore di un pubblico servizio in un

procedimento amministrativo, ovvero ancora relative all’affidamento di un pubblico servizio,

ed alla vigilanza e controllo nei confronti del gestore, nonché afferenti alla vigilanza sul

credito, sulle assicurazioni e sul mercato mobiliare, al servizio farmaceutico, ai trasporti, alle

telecomunicazioni e ai servizi di pubblica utilità;

11 prof. Giorgio Costantino

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IRITTO PROCESSUALE CIVILE

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I.- La Giustizia civile – Lineamenti generali

d) le controversie concernenti l’esercizio del diritto a chiedere e ottenere l’uso delle tecnologie

telematiche nelle comunicazioni con le pubbliche amministrazioni e con i gestori di pubblici

servizi statali;

e) le controversie:

1. relative a procedure di affidamento di pubblici lavori, servizi, forniture, svolte da

soggetti comunque tenuti, nella scelta del contraente o del socio, all’applicazione della

normativa comunitaria ovvero al rispetto dei procedimenti di evidenza pubblica previsti

dalla normativa statale o regionale, ivi incluse quelle risarcitorie e con estensione della

giurisdizione esclusiva alla dichiarazione di inefficacia del contratto a seguito di

annullamento dell’aggiudicazione ed alle sanzioni alternative;

2. relative al divieto di rinnovo tacito dei contratti pubblici di lavori, servizi, forniture,

relative alla clausola di revisione del prezzo e al relativo provvedimento applicativo nei

contratti ad esecuzione continuata o periodica, nell’ipotesi di cui all’articolo 115 del

decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, nonché quelle relative ai provvedimenti

applicativi dell’adeguamento dei prezzi ai sensi dell’articolo 133, commi 3 e 4, dello

stesso decreto;

f) le controversie aventi ad oggetto gli atti e i provvedimenti delle pubbliche amministrazioni in

materia urbanistica e edilizia, concernente tutti gli aspetti dell’uso del territorio, e ferme

restando le giurisdizioni del Tribunale superiore delle acque pubbliche e del Commissario

liquidatore per gli usi civici, nonché del giudice ordinario per le controversie riguardanti la

determinazione e la corresponsione delle indennità in conseguenza dell’adozione di atti di

natura espropriativa o ablativa;

g) le controversie aventi ad oggetto gli atti, i provvedimenti, gli accordi e i comportamenti,

riconducibili, anche mediatamente, all’esercizio di un pubblico potere, delle pubbliche

amministrazioni in materia di espropriazione per pubblica utilità, ferma restando la

giurisdizione del giudice ordinario per quelle riguardanti la determinazione e la

corresponsione delle indennità in conseguenza dell’adozione di atti di natura espropriativa o

ablativa;

h) le controversie aventi ad oggetto i decreti di espropriazione per causa di pubblica utilità delle

invenzioni industriali;

i) le controversie relative ai rapporti di lavoro del personale in regime di diritto pubblico;

l) le controversie aventi ad oggetto tutti i provvedimenti, compresi quelli sanzionatori ed esclusi

quelli inerenti ai rapporti di impiego privatizzati, adottati dalla Banca d’Italia, dalla

Commissione nazionale per le società e la borsa, dall’Autorità garante della concorrenza e del

mercato, dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, dall’Autorità per l’energia

elettrica e il gas, e dalle altre Autorità istituite ai sensi della legge 14 novembre 1995, n. 481,

dall’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, dalla

Commissione vigilanza fondi pensione, dalla Commissione per la valutazione, la trasparenza

e l’integrità della pubblica amministrazione, dall’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni

private, comprese le controversie relative ai ricorsi avverso gli atti che applicano le sanzioni

ai sensi dell’articolo 326 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209;

m) le controversie aventi ad oggetto i provvedimenti in materia di comunicazioni elettroniche,

compresi quelli relativi all’imposizione di servitù;

n) le controversie relative alle sanzioni amministrative ed ai provvedimenti adottati

dall’organismo di regolazione competente in materia di infrastrutture ferroviarie ai sensi

dell’articolo 37 del decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 188;

o) le controversie, incluse quelle risarcitorie, attinenti alle procedure e ai provvedimenti della

pubblica amministrazione concernenti la produzione di energia, ivi comprese quelle inerenti

l’energia da fonte nucleare, i rigassificatori, i gasdotti di importazione, le centrali

termoelettriche e quelle relative ad infrastrutture di trasporto ricomprese o da ricomprendere

nella rete di trasmissione nazionale o rete nazionale di gasdotti;

12 prof. Giorgio Costantino

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4.- La giurisdizione

p) le controversie aventi ad oggetto le ordinanze e i provvedimenti commissariali adottati in

tutte le situazioni di emergenza dichiarate ai sensi dell’articolo 5, comma 1, della legge 24

febbraio 1992, n. 225, e le controversie comunque attinenti alla complessiva azione di

gestione del ciclo dei rifiuti, seppure posta in essere con comportamenti della pubblica

amministrazione riconducibili, anche mediatamente, all’esercizio di un pubblico potere,

quand’anche relative a diritti costituzionalmente tutelati;

q) le controversie aventi ad oggetto i provvedimenti anche contingibili ed urgenti, emanati dal

Sindaco in materia di ordine e sicurezza pubblica, di incolumità pubblica e di sicurezza

urbana, di edilità e di polizia locale, d’igiene pubblica e dell’abitato;

r) le controversie aventi ad oggetto i provvedimenti relativi alla disciplina o al divieto

dell’esercizio d’industrie insalubri o pericolose;

s) le controversie aventi ad oggetto atti e provvedimenti adottati in violazione delle disposizioni

in materia di danno all’ambiente, nonché avverso il silenzio inadempimento del Ministro

dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e per il risarcimento del danno subito a

causa del ritardo nell’attivazione, da parte del medesimo Ministro, delle misure di

precauzione, di prevenzione o di contenimento del danno ambientale, nonché quelle inerenti

le ordinanze ministeriali di ripristino ambientale e di risarcimento del danno ambientale;

t) le controversie relative all’applicazione del prelievo supplementare nel settore del latte e dei

prodotti lattiero-caseari;

u) le controversie aventi ad oggetto i provvedimenti in materia di passaporti;

v) le controversie tra lo Stato e i suoi creditori riguardanti l’interpretazione dei contratti aventi

per oggetto i titoli di Stato o le leggi relative ad essi o comunque sul debito pubblico;

z) le controversie aventi ad oggetto atti del Comitato olimpico nazionale italiano o delle

Federazioni sportive non riservate agli organi di giustizia dell’ordinamento sportivo ed

escluse quelle inerenti i rapporti patrimoniali tra società, associazioni e atleti».

La tutela risarcitoria è regolata dall’art. 30 c.p.a., sotto la rubrica «Azione di La tutela

condanna»: risarcitoria

«1. L’azione di condanna può essere proposta contestualmente ad altra azione o, nei soli casi di

giurisdizione esclusiva e nei casi di cui al presente articolo, anche in via autonoma.

2. Può essere chiesta la condanna al risarcimento del danno ingiusto derivante dall’illegittimo

esercizio dell’attività amministrativa o dal mancato esercizio di quella obbligatoria. Nei casi di

giurisdizione esclusiva può altresì essere chiesto il risarcimento del danno da lesione di diritti

soggettivi. Sussistendo i presupposti previsti dall’articolo 2058 del codice civile, può essere

chiesto il risarcimento del danno in forma specifica.

3. La domanda di risarcimento per lesione di interessi legittimi è proposta entro il termine di

decadenza di centoventi giorni decorrente dal giorno in cui il fatto si è verificato ovvero dalla

conoscenza del provvedimento se il danno deriva direttamente da questo. Nel determinare il

risarcimento il giudice valuta tutte le circostanze di fatto e il comportamento complessivo delle

parti e, comunque, esclude il risarcimento dei danni che si sarebbero potuti evitare usando

l’ordinaria diligenza, anche attraverso l’esperimento degli strumenti di tutela previsti.

4. Per il risarcimento dell’eventuale danno che il ricorrente comprovi di aver subito in

conseguenza dell’inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento,

il termine di cui al comma 3 non decorre fintanto che perdura l’inadempimento. Il termine di

cui al comma 3 inizia comunque a decorrere dopo un anno dalla scadenza del termine per

provvedere.

5. Nel caso in cui sia stata proposta azione di annullamento la domanda risarcitoria può essere

formulata nel corso del giudizio o, comunque, sino a centoventi giorni dal passaggio in

giudicato della relativa sentenza.

6. Di ogni domanda di condanna al risarcimento di danni per lesioni di interessi legittimi o,

nelle materie di giurisdizione esclusiva, di diritti soggettivi conosce esclusivamente il giudice

amministrativo». 13 prof. Giorgio Costantino

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I.- La Giustizia civile – Lineamenti generali

Dopo la sentenza 22 luglio 1999, n. 500, e dopo le pronunce della Corte

costituzionale che hanno fatto giustizia del riparto di giurisdizione per blocchi di

materie (Corte cost. 5 luglio 2004, n. 204, e 28 luglio 2004, n. 281; 11 maggio 2006, n.

191), si era posto il problema della tutela risarcitoria, qualora questa non fosse stata

chiesta congiuntamente all’azione di annullamento dell’atto o del silenzio della p.a.

Se, infatti, non si dubitava della sussistenza della giurisdizione amministrativa,

qualora l’azione tendesse all’annullamento dell’atto (o del silenzio) e al risarcimento del

danno, era apparso problematico il caso in cui il risarcimento fosse stato chiesto

separatamente dall’annullamento dell’atto o indipendentemente da questo.

La Cassazione ha affermato la sussistenza della giurisdizione amministrativa: Cass.

13 giugno 2006, n. 13659 [C1].

Di fronte al rifiuto del giudice amministrativo di adeguarsi al «precedente», la Corte

ha ribadito tale criterio di riparto di giurisdizione ed ha affermato che il rifiuto del

giudice amministrativo di riconoscere il diritto al risarcimento indipendentemente

dall’annullamento dell’atto (o del silenzio) equivale alla negazione della propria

giurisdizione, cosicché i relativi provvedimenti possono essere impugnati per

cassazione, ai sensi dell’art. 362 c.p.c. e il principio di diritto enunciato dalla Corte

vincola il giudice di rinvio: Cass. 23 dicembre 2008, n. 30254 [C2]:

«Proposta al giudice amministrativo domanda autonoma di condanna al risarcimento del danno da

esercizio illegittimo della funzione amministrativa, è viziata da violazione di norme sulla

giurisdizione ed è soggetta a cassazione per motivi a ciò attinenti la decisione del giudice

amministrativo che nega la tutela risarcitoria degli interessi legittimi sul presupposto che

l’illegittimità dell’atto debba essere stata precedentemente richiesta e dichiarata in sede di

annullamento».

L’art. 30 c.p.a. ha attribuito la giurisdizione al giudice amministrativo, ma ha

stabilito un termine di decadenza di centoventi giorni per l’esercizio dell’azione

risarcitoria.

Sennonché, l’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato (Cons. Stato, ad. plen., 23

marzo 2011, n. 3 [C3]), in base all’art. 1227 c.c., ha negato il diritto al risarcimento,

allorché la tempestiva impugnazione dell’atto avrebbe, ragionevolmente, evitato il

danno:

«… l’utilizzo del rimedio appropriato coniato dal legislatore proprio al fine di raggiungere gli

obiettivi della tutela specifica delle posizioni incise e della prevenzione del danno possibile,

costituisce, in linea di principio, condotta esigibile alla luce del dovere di solidale cooperazione di

cui alla norma civilistica in esame. (…) Si deve allora reputare che la scelta di non avvalersi della

forma di tutela specifica e non (comparativamente) complessa che, grazie anche alle misure

cautelari previste dall’ordinamento processuale, avrebbe plausibilmente (ossia più probabilmente

che non) evitato, in tutto o in parte il danno, integra violazione dell’obbligo di cooperazione, che

spezza il nesso causale e, per l’effetto, impedisce il risarcimento del danno evitabile. Detta

omissione, apprezzata congiuntamente alla successiva proposizione di una domanda tesa al

risarcimento di un danno che la tempestiva azione di annullamento avrebbe scongiurato, rende

configurabile un comportamento complessivo di tipo opportunistico che viola il canone della

buona fede e, quindi, in forza del principio di auto-responsabilità cristallizzato dall’art. 1227,

comma 2, c.c., implica la non risarcibilità del danno evitabile. A diversa conclusione si deve

invece pervenire laddove la decisione di non fare leva sullo strumento impugnatorio sia frutto di

14 prof. Giorgio Costantino

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4.- La giurisdizione

un’opzione discrezionale ragionevole e non sindacabile in quanto l’interesse all’annullamento

oggettivamente non esista, sia venuto meno e, in generale, non sia adeguatamente suscettibile di

soddisfazione. (…) Andrà allora ponderata la concorrente rilevanza eziologica spiegata dal

mancato utilizzo di rimedi e di condotte che, non implicando rilevanti costi e oneri, sono, a

maggior ragione, esigibili, alla stregua dei canoni ermeneutici sopra esposti, come l’attivazione del

rimedio dei ricorsi amministrativi e la proposizione di tempestive istanze volte a sollecitare la

rimozione o la modificazione in autotutela del provvedimento illegittimo, in una agli ulteriori

comportamenti diligenti idonei ad incidere in senso favorevole sul rapporto amministrativo

oggetto del provvedimento illegittimo (cfr. art. 243 bis del codice dei contratti pubblici). Si

(…)

deve allora ritenere che, sulla base di principi già desumibili dal quadro normativo precedente ed

oggi recepiti dall’art. 30, comma 3, del codice del processo amministrativo, il Giudice

amministrativo sia chiamato a valutare, senza necessità di eccezione di parte ed acquisendo anche

d’ufficio gli elementi di prova all’uopo necessari, se il presumibile esito del ricorso di

annullamento e dell’utilizzazione degli altri strumenti di tutela avrebbe, secondo un giudizio di

causalità ipotetica basato su una logica probabilistica che apprezzi il comportamento globale del

ricorrente, evitando in tutto o in parte il danno».

4.5.2 La giurisdizione esclusiva sui «diritti fondamentali»

Era considerato principio pacifico quello per il quale «l’amministrazione deve essere

convenuta davanti al giudice ordinario in tutte le ipotesi in cui l’azione costituisca

reazione alla lesione di diritti incomprimibili, come la salute (Cass. 7 febbraio 1997 n.

1187; 8 agosto 1995 n. 8681; 29 luglio 1995 n. 8300; 20 novembre 1992 n. 12386; 6

ottobre 1979 n. 5172) o l’integrità personale»: Cass. 13 giugno 2006, n. 13659 [C1]; la

motivazione di questa decisione illustra il quadro dei criterii di riparto di giurisdizione

anteriore al codice del processo amministrativo.

Pronunciando nell’interesse della legge, ai sensi dell’art. 363 c.p.c., in una vicenda

relativa alla emergenza rifiuti in Campania, tuttavia, la Corte ha affermato che, nelle

materie attribuite alla giurisdizione esclusiva del giudice speciale, questo ha

giurisdizione anche qualora siano coinvolti diritti fondamentali, quale, appunto, il diritto

alla salute: Cass. 28 dicembre 2007, n. 27187 [C4]. La decisione richiama, in

motivazione Corte cost. 27 aprile 2007, n. 140 [C5], ma il richiamo non si manifesta

pertinente, perché il giudice delle leggi si era occupato della tutela risarcitoria chiesta

per la violazione di diritti fondamentali, non anche della giurisdizione esclusiva per la

loro diretta tutela.

L’art. 4 d.l. 23 maggio 2008, n. 90, conv. in l. 14 luglio 2008, n. 123, emanato «per fronteggiare

l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania», ha, quindi, stabilito che

«sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo tutte le controversie, anche in

ordine alla fase cautelare, comunque attinenti alla complessiva azione di gestione dei rifiuti, seppure posta

in essere con comportamenti dell’amministrazione pubblica o dei soggetti alla stessa equiparati» e che «la

giurisdizione di cui sopra si intende estesa anche alle controversie relative a diritti costituzionalmente

tutelati»; nonché, contro il principio della perpetuatio jurisdictionis e, contro la garanzia del giudice

naturale di cui all’art. 25 Cost., «le misure cautelari, adottate da una autorità giudiziaria diversa da quella

di cui al comma 1, cessano di avere effetto ove non riconfermate entro trenta giorni dalla data di entrata in

vigore del presente decreto dall’autorità giudiziaria competente ai sensi del presente articolo».

La risposta della Corte costituzionale e della Cassazione sono state nel senso che l’espressione «tutte

le controversie» va comunque interpretata in base ai principii generali in tema di riparto di giurisdizione

(Corte cost. 5 febbraio 2010, n. 35 [C6a]; Corte cost. 22 dicembre 2010, n. 371 [C6b]; Corte cost. 18

15 prof. Giorgio Costantino

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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento spiega i concetti introduttivi riguardo la giurisdizione: nozioni, giudici, riferimenti costituzionali, criteri di riparto, questione di giurisdizione, giurisdizione amministrativa, contabile, tributaria, Authorities, impugnazioni.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

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