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Giudizio responsabilità contabile

Questa dispensa fa riferimento al corso di Diritto Processuale Civile I, tenuto dal prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
In questo documento viene riprodotta la sentenza della Corte dei Conti, Sede Giurisdizionale per la Sicilia, n. 577 del 2009. In questo provvedimento... Vedi di più

Esame di Diritto Processuale Civile I docente Prof. G. Costantino

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titolare di specifici obblighi di servizio nei confronti dell’amministrazione di

appartenenza , anche con riferimento alla tempistica relativa al deposito della sentenza

in termini ragionevoli.

La sussistenza della giurisdizione deve intendersi, peraltro, positivamente affermata ai

sensi dell’art. 5 della L. 24 marzo 2001 n. 89, che prevede la trasmissione del decreto di

accoglimento della domanda di equa riparazione al procuratore regionale della Corte dei

conti , ai fini dell’eventuale avvio del procedimento di responsabilità .

Dall’esame degli atti acquisiti, parte attrice ha rilevato che il ritardo nella definizione

del giudizio civile n. 1793/1989, pendente dinnanzi alla Pretura di Messina, va

addebitato al vice pretore onorario dott.ssa Papalia, per avere omesso di depositare

tempestivamente la sentenza.

Il lungo, ingiustificato ed inammissibile ritardo da parte della dottoressa Papalia ha,

pertanto, determinato l’inevitabile soccombenza giudiziale del Ministero di Giustizia, in

esito alla quale è emerso un danno complessivamente quantificato in € 3.859,08, pari

alla somme pagate in data 16 ottobre 2003.

Secondo la pubblica accusa, la condotta omissiva contestata alla dott.ssa Papalia è

certamente connotata da colpa grave, atteso che il deposito tempestivo delle sentenze

costituisce uno dei fondamentali obblighi del magistrato, sancito anche con norma

primaria – art. 120 delle disposizioni di attuazione cpc, vigente all’epoca dei fatti,

secondo cui le sentenze devono essere depositate non oltre il termine di 30 gg dalla

decisione della causa.

Alla luce di quanto dianzi evidenziato, la Procura contabile conveniva in giudizio la

dott.ssa Papalia Caterina per sentirla condannare al pagamento, in favore del Ministero

della Giustizia, della somma complessivamente determinata in € 3.859,08, oltre

rivalutazione monetaria a decorrere dalla data del pagamento, agli interessi legali dalla

data della sentenza, nonchè alla spese del giudizio.

Con memoria difensiva (personale), prodotta in data 5 settembre 2007, la dr.ssa Papalia,

ha osservato che il carico di lavoro assegnatole era assai gravoso; il personale

nell’ufficio era carente; la responsabilità per lo smarrimento del fascicolo non può

esserle in alcun modo ascritto; la stessa, peraltro, non può essere considerata

responsabile per un ritardo dopo che la causa durava di ben sei anni, essendo stata

iscritta nel 1989 e messa a ruolo dopo due mesi dalla sua assegnazione al ruolo civile,

avvenuta il 9 settembre 1995; l’elemento oggettivo dello smarrimento ha costituito un

caso fortuito che le ha sottratto il fascicolo.

Sul punto relativo allo smarrimento ha formulato domanda per prova per testi (Dr.

Laganà Vincenzo, sig. Lo Manto Calogero, avv. Clelia Trimarchi).

Con successive memorie versate, con l’assistenza dell’avvocato Alfredo Galasso, è stato

dedotto che:

· la convenuta ha svolto le funzioni di vice pretore onorario presso la Pretura civile per

un brevissimo periodo di tempo, precisamente dall’ottobre al dicembre 1995, quando fu

trasferita alle sezioni penali;

· la controversia, la cui durata irragionevole vorrebbe imputarsi alla condotta negligente

della dr.ssa Papalia è stata da lei ereditata avendo assunto la direzione di quel processo

dopo sei anni dal suo inizio;

· i fatti contestati si inseriscono in un contesto di grave, conclamata e generalizzata

disfunzione dell’organizzazione dell’allora Pretura di Messina;

· nessuna responsabilità può essere ascritta all’odierna convenuta, posto che nel periodo

in cui la sentenza doveva essere scritta la medesima veniva applicata ad altra sezione

della Pretura e certamente nessuna colpa può essere addebitata allo smarrimento del

fascicolo;

· che il deposito della sentenza non era e non è determinante per la promozione

dell’azione di equa riparazione, ex legge n. 89 del 2001;

· l’atto di citazione non contiene elementi sufficienti come richiesti dall’art. 163 C.P.C.;

la situazione degli uffici di cancelleria era difficoltosa;

All’odierna pubblica udienza il PM ha ulteriormente illustrato e sviluppato il contenuto

dell’atto introduttivo del giudizio; ha insistito nelle domande già ivi formulate. Il

difensore del convenuto, dal suo canto, ha puntualizzato e integrato la propria tesi

difensiva, insistendo per la declaratoria di totale infondatezza della domanda attorea;

sulla totale estraneità ai fatti ha insistito la convenuta medesima.

D I R I T T O

In via pregiudiziale osserva il Collegio che gli articoli della Costituzione, dettati a

garanzia dell'indipendenza e dell'insindacabilità della funzione giurisdizionale, non

valgono ad assicurare al magistrato uno "status" di assoluta irresponsabilità, bensì

ammettono la conciliabilità dell'indipendenza della funzione con la responsabilità nel

suo esercizio sul piano civile, penale ed amministrativo; pertanto non può ritenersi

preclusa la giurisdizione della Corte dei conti sulla responsabilità dei magistrati per

danno erariale, sia pure nei limiti delle specifiche ipotesi previste dalla L. n. 117/1988

(C. Conti, Sez. I App., 13/03/2007, n.53).

L’azione coltivata dalla Procura, pertanto, è pienamente legittima.

Peraltro, come espressamente indicato dall’organo che procede, la sussistenza della

giurisdizione in tale materia deve intendersi positivamente affermata anche in virtù del

disposto di cui all’art. 5 della legge 24 maggio 2001 n. 89 che prevede la trasmissione

del decreto di accoglimento della domanda di equa riparazione al procuratore regionale

della Corte dei conti, ai fini dell’eventuale avvio del procedimento di responsabilità.

In via preliminare va, poi, disattesa la richiesta di procedere alla escussione dei testi

come formulata dalla difesa.

La previsione di cui all'art. 15 r.d. 13 agosto 1933 n. 1038, secondo cui la Corte dei

conti può "disporre l'assunzione di testimoni ed ammettere gli altri mezzi istruttori che

crederà del caso...", trova applicazione ove si tratti di acquisire prove o mezzi di prova

da formare in giudizio e in occasione di esso (prove costituende), mediante operazioni

che vengono compiute dal giudice per la cognizione dei fatti rilevanti per la decisione.

Si rileva, però, che le dedotte prove non appaiono rilevanti ai fini del decidere, tenuto

conto del materiale probatorio contenuto nel fascicolo processuale.

Con la comparsa costitutiva (versata in atti il 26 novembre 2008) la difesa della dr.ssa

Papalia ha eccepito l’inammissibilità dell'atto di citazione per indeterminatezza della

domanda proposta perché - secondo la prospettazione difensiva – l’atto di citazione non

avrebbe elementi sufficienti per stabilire la ventilata responsabilità del convenuto.

L'eccezione è priva di fondamento.

Nella specie, non v’è dubbio che l'atto introduttivo contenga i requisiti richiesti dal

comb. disp. di cui agli artt. 3 R.D. 1038/1933 e 164, quarto comma, c.p.c.

L’atto introduttivo, infatti, non solo contiene, la determinazione della cosa oggetto della

domanda (petitum immediato e mediato) e la puntuale deduzione dei fatti allegati a

fondamento dell'azione di responsabilità proposta (e, cioè, sia del danno che della

condotta ritenuta censurabile) e poi, con specifico riferimento al periodo di riferimento,

chiaramente indica in cosa sia consistita la condotta ritenuta negligente da parte delle

convenuta.

Esauriti gli aspetti preliminari di merito, osserva il Collegio che la difesa ha poi

ripetutamente ritenuto che vi sia stata una distorta ed erronea interpretazione delle

norme da parte del PM.

Secondo la ricostruzione svolta in punto di diritto dalla difesa, infatti, il deposito della

sentenza non era e non è determinante per la promozione dell’azione di equa

riparazione, ex legge n. 89 del 2001, atteso che la medesima può essere intentata anche

prima della sua emanazione ed indipendentemente da essa ; i tempi dettati dal codice di

procedura civile per la decisione sono indissolubilmente legati alla fase giudiziaria; i

termini sono aumentati da 30 a 60 giorni;non v’è stata alcuna violazione dei doveri di

servizio.

L'analisi delle argomentazioni sottese alla citazione in giudizio, e la disamina della

documentazione acquisita al fascicolo processuale, inducono il Collegio a considerare

tutt’altro che distorta ed erronea l’interpretazione delle nome vigenti.

A suffragare tale convincimento militano le seguenti considerazioni.

Anzitutto, vero è che il deposito della sentenza non è determinante al fine di

promuovere l’azione di equa riparazione, ex legge n. 89/2001, ma nel caso in esame la

Corte di Appello di Reggio Calabria riteneva che nell’iter processuale vi fosse stato un

periodo di ingiustificata stasi: dalla data del 6 dicembre 1996 (allorchè il giudizio

veniva posto in decisione) alla data del 20 maggio 1998 (allorchè la causa veniva posta

nuovamente in decisione).

Dalla lettura della predetta sentenza della Corte di Appello di Reggio Calabria si evince,

infatti, che il danno non patrimoniale, consistente nel patema d’animo sofferto in

conseguenza dell’ingiustificato protrarsi della causa oltre il ragionevole termine di

durata del processo, era da riconoscere in quanto la causa era stata posta in decisione e,

quindi, era ragionevole ritenere che fosse possibile conoscere celermente l’esito della

stessa e, viceversa, “ vedeva , con il trascorrere invano del tempo, frustrate le proprie

aspettative, il che, secondo l’id quod plerumque accidit , determinava in lui un

innegabile stress”.

Del pari, va respinta l’eccezione sollevata dalla difesa a mente della quale la Procura

sarebbe caduta in contraddizione per avere, dapprima, affermato che l’esercizio della

funzione giurisdizionale è insindacabile, per poi relegare la tempistica processuale

nell’ambito della’attività amministrativa, la cui violazione costituisce una palese

deviazione dagli obblighi di servizio.

Al riguardo si osserva che, per effetto dell'abrogazione dell'art. 120 delle disposizioni di

attuazione del codice di procedura civile, ad opera dell'art. 129 d.lg. n. 51 del 1998, non

sussiste più un termine procedurale per il deposito della sentenza nel giudizio ordinario,

nè è in proposito analogicamente applicabile l'art. 430 c.p.c., che (così come già il citato

art. 120 disp. att. c.p.c.) pone peraltro un termine meramente ordinatorio, la cui

inosservanza non determina alcuna ragione di nullità del provvedimento ( Cass. civ.,

Sez. I, 03/10/2002, n.14194) .

In tale solco si inquadra esattamente la richiesta del Procuratore, che ancora l‘ipotesi

contestata per il mancato rispetto di tempi ragionevoli, come indicato dalla Corte di

Appello di Reggio Calabria.


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa fa riferimento al corso di Diritto Processuale Civile I, tenuto dal prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
In questo documento viene riprodotta la sentenza della Corte dei Conti, Sede Giurisdizionale per la Sicilia, n. 577 del 2009. In questo provvedimento si affronta il tema della responsabilità contabile nei confronti del Ministero della Giustizia, di un magistrato onorario, che aveva depositato con ritardo una sentenza, provocando così il risarcimento per equa riparazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

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