Che materia stai cercando?

Giudici speciali - C.Cost. n. 215/76

La dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino, nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 215 emessa dalla Corte Costituzionale nel 1976.
La Corte... Vedi di più

Esame di Diritto Processuale Civile I docente Prof. G. Costantino

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

N. 215

SENTENZA 15 LUGLIO 1976

Deposito in cancelleria: 3 agosto 1976.

Pubblicazione in "Gazz. Uff." n. 205 del 4 agosto 1976.

Pres. ROSSI - Rel. ROCCHETTI

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Prof. PAOLO ROSSI, Presidente - Dott. LUIGI OGGIONI - Avv. ANGELO

DE MARCO - Avv. ERCOLE ROCCHETTI - Prof. ENZO CAPALOZZA - Prof. VINCENZO

MICHELE TRIMARCHI - Prof. VEZIO CRISAFULLI - Dott. NICOLA REALE - Avv.

LEONETTO AMADEI - Dott. GIULIO GIONFRIDA - Prof. EDOARDO VOLTERRA - Prof.

GUIDO ASTUTI - Dott. MICHELE ROSSANO - Prof. ANTONINO DE STEFANO - Prof.

LEOPOLDO ELIA, Giudici, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nei giudizi riuniti di legittimità costituzionale del decreto del Presidente della Repubblica 26

ottobre 1972, n. 636 (revisione della disciplina del contenzioso tributario), promossi con le seguenti

ordinanze:

1) ordinanza emessa il 4 febbraio 1974 dal tribunale di Genova nel procedimento civile

vertente tra il fallimento della società Ceramica ligure Vaccari e l'Amministrazione delle finanze

dello Stato, iscritta al n. 339 del registro ordinanze 1974 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della

Repubblica n. 277 del 23 ottobre 1974;

2) ordinanza emessa il 19 giugno 1975 dalla Corte suprema di cassazione - sezioni unite civili

- nel procedimento civile vertente tra il fallimento della società Immobiliare ligure laziale ed altro e

l'Amministrazione delle finanze dello Stato, iscritta al n. 434 del registro ordinanze 1975 e

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 306 del 19 novembre 1975;

3) ordinanza emessa il 30 giugno 1975 dal tribunale di Roma nel procedimento civile vertente

tra Corapi Elio e l'Amministrazione delle finanze dello Stato, iscritta al n. 5 del registro ordinanze

1976 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 65 del 10 marzo 1976.

Visti gli atti di costituzione del fallimento della società Ceramica ligure Vaccari, nonché gli

atti d'intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;

udito nell'udienza pubblica del 3 giugno 1976 il Giudice relatore Ercole Rocchetti,

uditi l'avv. Victor Uckmar, per il fallimento della società Ceramica ligure Vaccari, ed il

sostituto avvocato generale dello Stato Mario Fanelli, per il Presidente del Consiglio dei ministri.

Ritenuto in fatto: 1 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

1) Nel corso del procedimento civile promosso dal fallimento della Soc.p.a. Ceramica ligure

Vaccari nei confronti dell'Amministrazione delle finanze dello Stato, relativo all'accertamento

negativo di una obbligazione tributaria in tema di imposta sul valore aggiunto, il tribunale di

Genova, con ordinanza emessa il 4 febbraio 1974, ha ritenuto rilevanti e non manifestamente

infondate numerose questioni di legittimità costituzionale delle norme del decreto del Presidente

della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 636, recante "revisione della disciplina del contenzioso

tributario".

Secondo il giudice a quo, a seguito della entrata in vigore del decreto in esame, l'azione di

accertamento negativo dinanzi al giudice ordinario non sarebbe più compatibile con i principi

ispiratori del nuovo processo tributario: essa pertanto dovrebbe essere dichiarata inammissibile, se

la nuova normativa, sulla quale sarebbe fondata la dichiarazione di inammissibilità, non fosse

inficiata da gravi dubbi che investono non solo singole disposizioni ma soprattutto la intera

disciplina del contenzioso tributario, in considerazione "della interdipendenza tra i vari aspetti della

riforma e della conseguente rilevanza del sindacato sull'insieme dei momenti che qualificano la

nuova complessa struttura "processuale".

Ciò posto, il tribunale di Genova ritiene che la stessa istituzione delle nuove commissioni

tributarie sia costituzionalmente illegittima per contrasto con l'art. 102, secondo comma, e con la VI

disposizione transitoria della Costituzione. La dedotta illegittimità sarebbe immediatamente

rilevabile se si aderisse alla concezione che riconosce alle precedenti commissioni tributarie natura

amministrativa, dal momento che in tal caso la disciplina in esame mai potrebbe essere ricondotta

all'ipotesi della "revisione degli organi speciali di giurisdizione attualmente esistenti" (VI disp.

trans. Costituzione), ma implicherebbe, in contrasto con l'art. 102, secondo comma, della

Costituzione, la istituzione di una giurisdizione speciale.

Ma, anche se si muovesse dalla opposta concezione che attribuisce natura giurisdizionale alle

stesse commissioni, dovrebbe pervenirsi alla stessa conclusione: a questo proposito il tribunale di

Genova, dopo aver premesso che il concetto di giurisdizione speciale è correlato, nel richiamato art.

102 Costituzione, alla nozione della giurisdizione ordinaria, nei confronti della quale la

Costituzione ha espresso un incontestabile favor, osserva che la revisione delle giurisdizioni speciali

esistenti appare inadeguata al migliore adattamento ai principi costituzionali degli organi del

contenzioso tributario, in quanto essa, comparata al sistema anteriormente vigente, "attribuisce un

ruolo notevolmente più ampio al momento speciale della giurisdizione, riducendo la presenza del

giudice ordinario... ad un intervento meramente eventuale della Corte d'appello".

Passando ad esaminare in modo più analitico il rapporto costituito, nel decreto n. 636 del

1972, tra le commissioni e il giudice ordinario, con particolare riguardo all'impugnabilità delle

decisioni delle commissioni di secondo grado, il tribunale di Genova ritiene che gli artt. 25, 26 e 40

del decreto in esame nonché le altre disposizioni ad essi collegate e dipendenti, siano censurabili

innanzi tutto per difformità del decreto delegato dai principi e criteri direttivi della legge di

delegazione (art. 76 Costituzione in relazione all'art. 10 n. 14 della legge 9 ottobre 1971 n. 825):

secondo l'ordinanza di rimessione, il meccanismo attuato dal decreto delegato, riguardo alla

impugnazione delle decisioni delle commissioni di secondo grado, si risolve in una emarginazione

della Corte d'appello "che sembra assai poco in linea col concetto di alternatività, bene o male

enunciato dalla legge di delegazione". Inoltre, la prevalenza accordata al ricorso alla Commissione

centrale rispetto alla impugnazione innanzi alla Corte d'appello pregiudica il diritto di difesa e il

principio di eguaglianza, in quanto, attraverso la prevenzione che regola la scelta tra le due

impugnazioni, il privato si troverebbe nella impossibilità di essere tutelato là dove potrebbe avere

maggiori garanzie, specie in tema di acquisizione della prova

2 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

Le stesse norme dinanzi indicate sarebbero poi in contrasto con l'art. 111, secondo comma,

della Costituzione, nella parte in cui escludono, avverso le stesse decisioni di secondo grado,

l'immediato ricorso per cassazione in tema di valutazione estimativa.

Anche le norme relative alla scelta dei componenti e alla formazione delle Commissioni (artt.

2, 3, 9 del decreto del Presidente della Repubblica n. 636 del 1972 e disposizioni collegate e

dipendenti), ad avviso del tribunale di Genova, non avrebbero adeguatamente assicurato la

indipendenza dei componenti stessi, in violazione dell'art. 108, secondo comma, della Costituzione:

tale rilievo, secondo l'ordinanza di rimessione, sarebbe valido sia con riferimento alla commissione

centrale (per la presenza di avvocati dello Stato in servizio e di impiegati dell'amministrazione

finanziaria centrale con qualifica di direttore o ispettore generale) sia in relazione alle commissioni

di primo e secondo grado (che possono essere presiedute da intendenti di finanza e intendenti di

finanza aggiunti a riposo, e sono composte di membri designati da enti destinatari di un'aliquota del

gettito tributario o scelti in base ad elenchi formati dall'amministrazione finanziaria). Da ultimo il

giudice a quo ritiene che sia costituzionalmente illegittima per contrasto con l'art. 24, primo e

secondo comma, della Costituzione, la normativa desumibile dagli artt. 35 e 39 del decreto in

esame, sia per quanto attiene alla delegabilità di atti istruttori agli uffici finanziari e alla guardia di

finanza, sia per quanto riguarda la attribuzione di funzioni peritali agli organi tecnici

dell'Amministrazione.

In contrasto con il diritto di difesa, tutelato dall'art. 24, primo comma, Costituzione, sarebbe,

infine, l'art. 43, ultimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 636, che, precludendo

la possibilità di esperire nei confronti dei tribunali di nuova istituzione i mezzi di tutela previsti dal

precedente assetto del contenzioso, determinerebbe una temporanea paralisi del diritto di difesa, in

attesa dell'insediamento delle nuove commissioni.

L'ordinanza è stata ritualmente notificata comunicata e pubblicata.

2) Nel giudizio dinanzi alla Corte si è costituito il fallimento della Soc.p.a. Ceramica ligure

Vaccari ed è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri a mezzo dell'Avvocatura generale

dello Stato.

La difesa della parte privata deduce in via preliminare la irrilevanza nella fattispecie delle

questioni di legittimità costituzionale prospettate dal tribunale di Genova; in via subordinata,

ritenendo fondate le stesse questioni, chiede che la Corte dichiari la illegittimità costituzionale delle

norme denunciate. Inoltre, con riferimento all'art. 108, secondo comma, della Costituzione, la difesa

del fallimento prospetta la illegittimità dell'art. 4, lett. e), del decreto di riforma, sotto il profilo che

il requisito di idoneità previsto dalla legge per la nomina a componente delle commissioni di merito

non è sufficiente a garantire l'attitudine a giudicare in tema di controversie tributarie. In una

successiva elaborata memoria la difesa del fallimento ha, con ampie argomentazioni, sostenuto la

tesi della illegittimità delle norme impugnate.

Anche la difesa dello Stato ritiene che le questioni sollevate dal tribunale di Genova siano

manifestamente irrilevanti; per altro, in ordine alla fondatezza delle stesse questioni, esprime

l'avviso che le censure proposte siano prive di ogni consistenza e che esse, pertanto, debbano essere

disattese.

3) In sede di regolamento di giurisdizione, proposto nel procedimento civile vertente tra il

fallimento della Società immobiliare ligure laziale, il fallimento della Società immobiliare genovese

S. Nazaro e l'Amministrazione delle finanze dello Stato, anche le sezioni unite della Corte di

cassazione, bon ordinanza emessa il 19 giugno 1975, hanno impugnato le norme del decreto del

Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 636, nel loro complesso, con riferimento agli artt.

24 e 102, secondo comma, e alla VI disposizione transitoria della Costituzione, contestando in

3 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici


PAGINE

8

PESO

549.79 KB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino, nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 215 emessa dalla Corte Costituzionale nel 1976.
La Corte chiarisce che la VI disposizione transitoria della Costituzione si riferisce solo ai giudici preesistenti e il divieto dell'art. 102 della Cost. non interferisce con la conservazione, previa revisione, dei giudici speciali che vengono trasformati in sezioni specializzate.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto processuale civile i

Introduzione causa - Schemi
Dispensa
Modelli verbali udienza
Dispensa
Trattazione causa- Schema
Dispensa
Procedimenti di cognizione
Dispensa