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Routines produttive…

• Una grande disponibilità da parte delle fonti significa

un’elevata stabilità nell’organizzazione del lavoro con una

conseguente semplificazione del lavoro giornalistico,

soprattutto per quanto riguarda la gestione dell’imprevedibiltà,

delle news, fonte di destabilizzazione dell’organizzazione

newsmediale.

• Poter disporre quotidianamente di comunicati stampa e

dichiarazioni, implica una forte riduzione del margine di

incertezza nella produzione quotidiana di notizie.

• Routines produttive (Tuchman, 1978; Gans; 1979; Altheide,

1976; Entman, 1989).

Formati e Stili del Giornalismo 03/06/2010 Pagina 15

Radiotelevisivo – a.a. 2009/2010

Agenda in divenire..

“Interpretare l’agenda dei media come problematica e non

come qualcosa di dato, ad esempio, mette in campo domande

estremamente complesse, riguardanti l’esercizio del potere: i

valori riflessi dai media a chi appartengono? E quelli

soppressi a chi appartengono? Quali valori dovrebbero apparire

sull’agenda? Alla luce di questi interrogativi, non è sorprendente

che molti studi sulla determinazione dell’agenda dei media

abbiano una esplicita colorazione ideologica o prescrivano

alcune modalità per migliorare il contenuto dei media o per

evidenziarne le sottostanti parzialità”

(S. D. Reese, 1991)

Formati e Stili del Giornalismo 03/06/2010 Pagina 16

Radiotelevisivo – a.a. 2009/2010

Parzialità o obiettività?

Nell’orizzonte di una realtà fattuale il concetto di

parzialità assume un’importanza determinante:

un’informazione, per quanto veritiera, è inevitabile

che sia parziale.

“Il giornalista opera come una macchina fotografica, non riesce mai

ad abbracciare completamente la realtà che ha davanti a sé.

Alla pari di ogni altro osservatore, nella fase di percezione degli

eventi è condizionato da una serie di fattori fisici, culturali e

psicologici che rendono parziale anche il suo sguardo più

limpido sulla realtà”

(M. Partipilo, La deontologia del giornalista, 2009)

Formati e Stili del Giornalismo 03/06/2010 Pagina 17

Radiotelevisivo – a.a. 2009/2010

L’obiettività

“Non a caso il concetto cui si preferisce far

riferimento è quello di obiettività, ma anche in

questo caso si è di fronte non ad una meta

effettivamente raggiungibile, bensì ad un

traguardo etico verso il quale bisogna

tendere. Si tratta di una tensione che nasce

sotto il profilo squisitamente professionale ma

che poi si trasforma in agire morale ed è in tale

forma che sostiene (o dovrebbe sostenere) ogni

giornalista desideroso di fare bene il suo lavoro”

(M. Partipilo, 2009)

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Radiotelevisivo – a.a. 2009/2010

L’obiettività come competenza

• La competenza tematica e di settore: non ci si può occupare di

tutto, occorre essere specializzati

• La competenza interpretativa: il giornalista deve liberarsi

dall’ossessione del proprio punto di vista – anche ideologico-

politico – altrimenti rischia di cercare e dare spazio solo alle

notizie che rispecchiano la propria visione della realtà, elimando

tutte le altre o riservando loro un trattamento “distorto”

• La competenza espressiva: la capacità tecnica, l’abilità

professionale di saper maneggiare gli strumenti del mestiere

• La competenza relazionale: ruota attorno al rapporto di fiducia

che il giornalista instaura con il suo pubblico, prima di tutto, e con

le sue fonti, evitando di arrivare all’identificazione dell’operatore

dell’informazione con queste ultime.

C. Sorrentino (2003), L’obiettività della competenza, in “Problemi dell’informazione”, n. 4

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Radiotelevisivo – a.a. 2009/2010

L’obiettività in pratica

“L’applicazione dell’imparzialità e della completezza che è

scientifica nello spirito non nella forma, ed è nella sostanza il

risultato di una cultura professionale e di una

consapevolezza critica che spingono il giornalista a sottoporre

la sua verità alle necessarie revisioni e aggiunte, sapendo

prescindere sia da tesi pregiudiziali sia da interessi di parte”

Pragmaticamente si tratta di

“coltivare il gusto della precisione e della misura, mettendo la

sordina alle urla, ponendo la ricerca della “verità

giornalistica” al primo posto tra gli scopi da perseguire”

A. Papuzzi, A. Magone, Il giornalismo morale. Questioni di etica e di deontologia

nell’informazione ai giorni nostri, 2001)

“Quella di cui abbiamo bisogno è un’obiettività orientata allo scopo

(“servire il pubblico”, ndr), piuttosto che un obiettività orientata

al valore”

Sorrentino C. (2003), L’obiettività della competenza, in “Problemi

.

dell’informazione”, n. 4

Formati e Stili del Giornalismo 03/06/2010 Pagina 20

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Ideologia e cultura professionale

Cultura professionale

“Un inestricabile groviglio di retoriche di facciata e astuzie

tattiche, di codici, stereotipi, simboli, tipizzazioni latenti,

rappresentazioni di ruoli, rituali e convenzioni, relativi alle

funzioni dei media e dei giornalisti nella società,alla concezione

del prodotto notizia e alle modalità che sovraintendono alla sua

confezione”

L’ideologia invece

“si traduce poi in una serie di paradigmi e pratiche professionali

adottate come naturali”

A. Garbarino (1982), La normalizzazione dei giornalisti. Ipotesi sugli esiti

della socializzazione professionale negli apparati dell’informazione, in

“Sociologia dell’organizzazione”, 1, p. 10)

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Radiotelevisivo – a.a. 2009/2010

I limiti del diritto di cronaca

“Sentenza Decalogo”, 1984

• L’utilità sociale dell’informazione, ossia la necessità

dell’esistenza di un interesse pubblico a che la notizia e i fatti

siano conosciuti e diffusi

• La verità oggettiva o anche soltanto putativa, purché, in

quest’ultimo caso, frutto di un serio e diligente lavoro di ricerca

dei fatti esposti

• La forma civile dell’esposizione dei fatti e della loro

valutazione anche detta “continenza formale”. Non ricorre

quest’ultima condizione quando la critica è eccedente rispetto

allo scopo informativo da conseguire, difetta di serenità e di

obiettività e non è improntata a leale chiarezza.

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Radiotelevisivo – a.a. 2009/2010

Frames di conoscenza e “pacchetti di realtà”

L’enfatizzazione costante di certi temi, aspetti o

problematiche, forma delle “cornici interpretative”,

frames di conoscenza, che il pubblico applica, in

maniera più o meno consapevole, per dare un senso a ciò

che osserva. Si crea una situazione in cui pacchetti di

realtà che i soggetti non esperiscono direttamente né

definiscono interattivamente a livello di vita quotidiana

vengono vissuti esclusivamente in funzione di o

attraverso la mediazione simbolica dei news media e,

in particolare, degli operatori dell’informazione. I pacchetti

di realtà frutto della mediazione giornalistica costituiscono

il reale al di fuori dei nostri margini di conoscenza diretta.

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Radiotelevisivo – a.a. 2009/2010

Le notizie “in pratica”

• Criteri di notiziabilità, primi fra tutti, l’importanza e l’interesse

che sono i criteri sostantivi di una notizia

• La rilevanza (in termini di agenda) di un fatto/notizia è il risultato

della somma: importanza + interesse

La rilevanza in pratica:

• Quante persone sono implicate, fisicamente o psicologicamente,

cioè quanti ascoltatori sono interessati alla notizia

• Quante persone hanno conoscenza della persona o dell’evento:

risalto/eminenza o notorietà

• Quante persone sono o potrebbero essere coinvolte

dall’avvenimento: rilievo/conseguenze

• Che cosa accadrà o potrebbe accadere (attesa/novità) come

risultato di questo evento

Cfr. Earl R. Hutchison (1986), Writing for Mass Communication

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Formati e Stili del Giornalismo

Radiotelevisivo – a.a. 2009/2010

“La Tavola dei 7 criteri”

• La carica di novità di un fatto e la sua singolarità

• L’importanza pratica che assume per la vita dei cittadini

• Le possibili conseguenze sulla vita quotidiana e sugli interessi

di ciascuno

• La vicinanza fisica o anche psicologica (“Prossimità”)

• La possibilità di far leva sulle emozioni e di creare un senso di

attesa

• Lo sviluppo che un avvenimento promette

• Il carattere di esclusiva

(Cfr. Mario Lenzi, citato da Gianni Faustini in Studiare da giornalista. Teoria e

pratica, Volume I, Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, 1991)

Formati e Stili del Giornalismo 03/06/2010 Pagina 25

Radiotelevisivo – a.a. 2009/2010

“Per quanto si possa tendere a oggettivare l’informazione su

un avvenimento, rimane sempre al fondo della notiziabilità un

margine di discrezione che è la valutazione dell’avvenimento

e risponde a un altro tipo di domande: a chi interessa?

Perché interessa? Come sarà letto? Dove sarà letto?”

A. Papuzzi (2003), Le regole della notizia nel sistema della comunicazione, in

Studiare da giornalista, Centro di Documentazione Giornalistica, Roma

Inoltre,

“Notizia è ciò che i giornalisti decidono di pubblicare” (Altheide):

‘discrezionalità del giornalista’

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Radiotelevisivo – a.a. 2009/2010


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa lezione fa riferimento al corso di Formati e stili del giornalismo radiotelevisivo, e presenta la teoria dell'Agenda setting e il processo grazie a cui si costruisce, ovvero l'Agenda building.Viene, poi, definito il concetto di obiettività e di parzialità del giornalista e i sette criteri di una notizia.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in editoria multimediale e nuove professioni dell'informazione
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di FORMATI E STILI DEL GIORNALISMO RADIOTELEVISIVO e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Morcellini Mario.

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