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Gestione rifiuti - C. Cost. n. 35/10

La dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 35 emessa dalla Corte Costituzionale nel 2010. La Corte stabilisce... Vedi di più

Esame di Diritto Processuale Civile I docente Prof. G. Costantino

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ESTRATTO DOCUMENTO

in Foro it., 2010, I, 2975

SENTENZA N. 35

ANNO 2010

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Presidente: Francesco AMIRANTE; Giudici : Ugo DE SIERVO, Paolo

MADDALENA, Alfio FINOCCHIARO, Alfonso QUARANTA, Franco GALLO, Luigi

MAZZELLA, Gaetano SILVESTRI, Sabino CASSESE, Maria Rita SAULLE, Giuseppe

TESAURO, Paolo Maria NAPOLITANO, Giuseppe FRIGO, Alessandro CRISCUOLO, Paolo

GROSSI, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 4 del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90

(Misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella

Regione Campania e ulteriori disposizioni di protezione civile), convertito, con modificazioni, dalla

legge 14 luglio 2008, n. 123, promosso dal Tribunale ordinario di Napoli, terza sezione civile, in

composizione monocratica, sul ricorso proposto dalla Beta Skye s.r.l., con ordinanza del 13 marzo

2009, iscritta al n. 184 del registro ordinanze 2009, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della

Repubblica n. 27, prima serie speciale, dell’anno 2009.

Visto l’atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;

udito nella camera di consiglio del 13 gennaio 2010 il Giudice relatore Alfonso Quaranta.

Ritenuto in fatto

1.— Il Tribunale ordinario di Napoli, terza sezione civile, in composizione monocratica, con

ordinanza del 13 marzo 2009, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 4 del

decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90 (Misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza nel settore

dello smaltimento dei rifiuti nella Regione Campania e ulteriori disposizioni di protezione civile),

convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2008, n. 123, per violazione dell’art. 103, primo

comma, della Costituzione.

Il giudice remittente premette che la ricorrente Beta Skye s.r.l. ha chiesto la condanna

dell’Azienda sanitaria locale (A.s.l.) Napoli 1 al pagamento della somma di euro 102.546,00.

Più in particolare, la ricorrente del giudizio a quo deduceva che, con decreto n. 4204 del 26

novembre 2004, la predetta A.s.l. aveva indetto una gara a mezzo di licitazione privata per

l’affidamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti sanitari prodotti dalle relative strutture ai

sensi del d.P.R. 15 luglio 2003, n. 254 (Regolamento recante disciplina della gestione dei rifiuti

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sanitari a norma dell’articolo 24 della legge 31 luglio 2002, n. 179).

Con successivo decreto 21 dicembre 2005, n. 4715, il predetto servizio di gestione era stato

aggiudicato al raggruppamento temporaneo di imprese facente capo alla società Ecological service

s.r.l. La ricorrente assumeva, altresì, che, in esecuzione del contratto intercorso con l’azienda

sanitaria e per l’effetto dell’espletamento del servizio oggetto dell’appalto, la società Ecological

service s.r.l. aveva maturato un credito pari ad euro 102.546,00. Con contratto del 23 ottobre 2008,

la società aveva ceduto il predetto credito e la cessione era stata notificata all’azienda sanitaria, la

quale veniva, in tal modo, resa edotta del fatto che la ricorrente era divenuta creditrice nei confronti

dell’A.s.l. medesima della somma sopra indicata.

Il Tribunale rileva che la norma impugnata – attribuendo tutte le controversie, comunque

attinenti alla complessiva gestione dei rifiuti, ivi comprese quelle nascenti da comportamenti, alla

giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo – impedirebbe al Tribunale stesso di decidere la

controversia.

Per quanto attiene alla rilevanza della questione sollevata, il giudice a quo sottolinea come

l’applicazione della disposizione censurata ai fini della risoluzione della questione «debba ritenersi

pacifica, essendo la data del deposito del ricorso per decreto ingiuntivo successiva alla data di

entrata in vigore del decreto-legge n. 90 del 2008»; né rileverebbe che il contratto è stato concluso

molti anni prima, in ragione del principio, consacrato nell’art. 5 del codice di procedura civile, per

cui il momento determinativo della giurisdizione è fissato con riguardo alla stato di fatto esistente al

momento della proposizione della domanda. Nell’ordinanza di remissione si sottolinea, inoltre,

come la controversia oggetto del giudizio rientrerebbe nell’ambito applicativo della norma

censurata, e dunque nella giurisdizione del giudice amministrativo, atteso che la pretesa di

pagamento trarrebbe origine da crediti insoluti conseguenti all’espletamento del servizio di gestione

integrata dei rifiuti sanitari.

Dopo avere ritenuto applicabile la disposizione suddetta, il remittente osserva che, nel caso in

esame, non sarebbe possibile optare per una interpretazione della norma conforme a Costituzione,

in quanto «la disposizione censurata non consente che una sola interpretazione (costituzionalmente

incompatibile)»; altrimenti «il giudice non opererebbe più nei limiti di una legittima interpretazione

conforme, bensì si arrogherebbe un potere (quello di disapplicare una disposizione di legge per

l’illegittimità costituzionale della stessa) che non gli compete, vanificando così la predisposizione

stessa di un sistema accentrato di costituzionalità».

Alla luce di tali rilevi, il remittente ritiene che l’art. 4 in questione avrebbe un carattere

omnicomprensivo e generale, operando la devoluzione della giurisdizione al giudice amministrativo

per “tutte le controversie” concernenti l’azione di gestione dei rifiuti, sulla base dell’esistenza di un

«generico collegamento tra la controversia e l’azione amministrativa di gestione dei rifiuti, vincolo

la cui sufficienza è ben evidenziato dall’impiego dell’avverbio “comunque”». Più in particolare, si

afferma come la norma in esame si riferisca «a tutte le controversie concernenti l’azione di gestione

dei rifiuti posta in essere dalla pubblica amministrazione, senza operare alcuna distinzione o

precisazione».

Ad avviso del giudice a quo, il richiamo alla «globalità dell’attività della p.a. in materia di

gestione dei rifiuti», nonché la precisazione che tale attività «rileva anche se posta in essere con

comportamenti materiali», renderebbe evidente come la giurisdizione del giudice amministrativo

sussista anche qualora l’azione di gestione dei rifiuti sia posta in essere dalla pubblica

amministrazione con meri comportamenti materiali, cioè con comportamenti che non siano

riconducibili – nemmeno mediatamente – all’esercizio di poteri autoritativi».

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In definitiva, conclude il remittente, l’intenzione del legislatore sarebbe stata quella di

attribuire alla cognizione del giudice amministrativo la totalità delle controversie attinenti

all’attività posta in essere nel campo della gestione di rifiuti.

Esposto ciò, il giudice a quo afferma di non ignorare l’esistenza di un indirizzo

giurisprudenziale (è richiamata la sentenza del Tar del Lazio, Roma, prima sezione, 18 febbraio

2009, n. 1655), che ha fatto propria una interpretazione costituzionalmente orientata della norma,

secondo cui «sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo tutte le

controversie comunque attinenti alla complessiva azione di gestione dei rifiuti seppure posta in

essere con comportamenti dell’amministrazione pubblica», purché sussista l’esercizio di un potere

pubblico.

In questa prospettiva sarebbero escluse dalla giurisdizione amministrativa le questioni aventi

ad oggetto il mero accertamento di diritti di carattere patrimoniale, senza incidere sull’azione

amministrativa di gestione dei rifiuti.

Il remittente afferma di non condividere tale interpretazione, in quanto «una volta appurata

l’esistenza di una univoca corrispondenza tra il testo di legge ed il significato che ne è ricavabile,

risulta evidente come non sia praticabile una diversa opzione ermeneutica, che distingua in

particolare tra controversie attinenti a comportamenti riconducibili all’esercizio dei poteri

autoritativi dell’amministrazione (devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo)

e controversie invece totalmente estranee all’esercizio di poteri pubblici (da ritenere quindi

attribuite alla giurisdizione del giudice ordinario, tra le quali quelle relative all’esecuzione di

rapporti contrattuali), atteso che l’attività dell’interprete, in presenza di un inequivoco dato testuale,

non può spingersi al punto da stravolgere il significato emergente dal testo normativo».

In relazione alla non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale,

nell’ordinanza si sostiene il contrasto della norma censurata con l’art. 103, primo comma, della

Costituzione.

Il giudice a quo sottolinea come questa Corte abbia affermato che tale norma costituzionale

non ha conferito al legislatore ordinario un’assoluta e incondizionata discrezionalità

nell’attribuzione al giudice amministrativo di materie devolute alla sua giurisdizione esclusiva, ma

gli ha solamente conferito il potere di indicare “particolari materie” rispetto alle quali la cognizione

di detto giudice investe anche posizioni di diritto soggettivo; ciò implicherebbe che «la mera

partecipazione dell’amministrazione al giudizio o il generico coinvolgimento di un interesse

pubblico nella controversia non possono considerarsi di per sé sufficienti a radicare la giurisdizione

esclusiva del giudice amministrativo» (si richiamano le sentenze n. 191 del 2006 e n. 140 del 2007).

Alla luce di queste premesse, il remittente ritiene che la norma censurata, fondando

un’amplissima devoluzione di materie alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo,

devoluzione peraltro sganciata da qualsivoglia collegamento con l’esercizio di poteri autoritativi

della pubblica amministrazione e radicata piuttosto sulla mera inerenza della controversia alla

complessiva attività di gestione amministrativa di rifiuti, contrasti con il sistema di riparto della

giurisdizione contemplato a livello costituzionale.

2.— È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso

dall’Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata non fondata.

La difesa statale osserva, infatti, che il riferimento «alla complessiva azione di gestione dei

rifiuti non necessariamente comprende tutto ciò che è relativo o soltanto conseguente a tale azione;

anzi, le parole utilizzate fanno propendere per una volontà del legislatore di limitare la devoluzione

della potestà giurisdizionale all’azione di gestione dei rifiuti, ove il termine gestione sta a

significare la scelta amministrativa di definizione, regolamentazione, trattamento e destinazione dei

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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 35 emessa dalla Corte Costituzionale nel 2010. La Corte stabilisce che è conforme all'art. 103 c.1 della Cost. assegnare alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo la materia dello smaltimento dei rifiuti campani.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

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