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6. stile di vita, mondo sociale e comunità: “dove tendi a trascorrere il tuo tempo e con

chi?”;

7. auto-identificazione: “come ti identifichi?”.

Ciascuna di queste aree sono misurate come nella scala Kinsey lungo una scala Likert a 7 punti da 1

(“solo l’altro sesso”) a 7 (“solo lo stesso sesso”). Le riflessioni della Klein ci permettono di

considerare l’orientamento sessuale come aspetto mutevole del Sé e non come categoria reificata.

Figura 1:Tratto da Cappotto

in Rinaldi e Cappotto (a cura di), 2003: 55

Il concetto di identità sessuale è pertanto un concetto complesso, un concetto olistico (Taylor, 1999:

520) che individua ed interseca varie dimensioni di natura emozionale, fisica, socio-culturale,

inglobando non solo il comportamento sessuale ma anche la percezione di tale comportamento ed il

contesto socio-culturale in cui si manifesta.

Genere, strategie identitarie e performance

(Cirus Rinaldi)

Il paragrafo precedente ha introdotto la differenza tra sesso e genere in termini di componenti

dell’identità sessuale, come evinto, quando consideriamo il concetto di sesso ci riferiamo alle

fondamenta biologiche e fisiologiche della sessualità, mentre se parliamo di genere le nostre

riflessioni si concentrano sulla costruzione socio-culturale della appartenenza di sesso.

In tal senso, il genere è costrutto relazionale fortemente implicato nei processi socio-culturali

caratterizzanti il contesto sociale, il genere è il campo nel quale si manifesta il potere (Scott, 1988),

la subordinazione e la disuguaglianza, la differenza, la stratificazione costante di simboli e di

significati.

Secondo Erving Goffman, gli arrangements tra i sessi sono dispositivi comunicativi utili a costruire

non solo interazioni ma anche le strutture sociali.

Egli analizza, soprattutto in Gender advertisements (1979), attraverso l’analisi dei frames le

rappresentazioni del genere maschile e femminile nelle immagini pubblicitarie, distinguendole per

soggetto ritratto e per stereotipo comportamentale raffigurato, al fine di evidenziare le tipizzazioni

di genere o più correttamente i gender display riprodotti. Con la stessa funzione di una cornice che

7

separa la tela dallo spazio e la definisce, per esempio, rispetto ad una parete, il frame suggerisce ciò

che è rilevante e ciò che non lo è. La nozione di frame è traducibile con cornice, intelaiatura,

quadro, modello: esso suggerisce l’inclusione e l’esclusione, l’impermeabilità e la permeabilità

6

insieme , la separazione ed il contatto. Nella formulazione proposta da Goffman (1974) il concetto

di frame si riferisce a schemi di interpretazione che consentono alle persone di individuare,

percepire, scorgere, identificare e classificare gli ‘eventi dell’informazione’. I frame consistono in

filtri o mappe cognitive che permettono ad un pubblico di interpretare e valutare un dato messaggio

e più precisamente comunicano come interpretare un messaggio, indicandone le parti che più

contano a discapito di altre da ignorare. Da un punto di vista prettamente sociologico si considera il

concetto di frame per riferirsi sia al modo in cui il significato è codificato e incorporato in un

messaggio (encoding) sia alle etichette che faciliterebbero la comprensione individuale e collettiva e

la strutturazione della conoscenza secondo modelli basati su esperienze passate, convinzioni,

aspettative, identificazioni e proiezioni. I frame intervengono pertanto nell’orientare ed organizzare

la conoscenza della realtà, il giudizio sulla realtà, il discorso sulla realtà.

I frame sono definibili pertanto come l’interfaccia attraverso cui gli individui si relazionano con la

realtà, i principi di organizzazione che regolano gli eventi e il nostro coinvolgimento soggettivo al

loro interno: essi permetterebbero di comprendere la realtà, scegliendo tra appropriati repertori

cognitivi ed esperenziali. Le cornici interpretative infatti assolvono due compiti fondamentali: in

primo luogo fornirebbero una semplificazione della realtà, e in secondo luogo sono strumenti

attraverso i quali vengono creati particolari contesti di consumo per il pubblico (in senso lato).

I codici simbolici e i repertori espressivi di genere precostituiti nei frames servirebbero come risorsa

prevedibile in termini di aspettative simbolico-culturali.

Una particolare enfasi posta su alcuni particolari di genere (donne raffigurate da sole in

atteggiamenti di fragilità, gentilezza o ingenuità; uomini e donne raffigurati insieme con personaggi

maschili in atteggiamento protettivo o mentre svolgono ruoli attivi che pongono i soggetti femminili

in subordinazione) dipende dal grado di associazione e di prevedibilità che la medesima possiede

nei confronti del contesto culturale in cui ha luogo l’attività di produzione delle immagini (o delle

interazioni): in questo caso l’immagine o i repertori comunicativi utilizzati nell’interazione saranno

confezionati attraverso l’ausilio di linguaggio e simboli familiari a quel contesto, culturalmente

rodati e sedimentati.

Le risorse simboliche riprodotte saranno utilizzate non solo nel contesto degli incontri e

dell’interazione faccia a faccia ma anche nell’organizzazione delle istituzioni sociali, ottemperando

a una logica di “divisione sociale binaria” (Goffman, 1977: 306), nella quale una delle due categorie

è subordinata all’altra.

La diffusioni di questi copioni di genere sono utilizzati a livello istituzionale al fine di organizzare i

modelli dell’ordine sociale (contribuendo di fatto ad una stratificazione sessuale dei soggetti),

mentre nel caso delle interazione tra i soggetti, essi sono risorse per l’identificazione ed insieme

fungono da regole di comportamento utilizzate per salvare la faccia, ovvero per perseguire lo

scopo, in maniera visibilmente adeguate nell’azioni performative ed interattive.

Nella definizione e nella gestione della propria identità sessuale i soggetti utilizzano i repertori

comunicativi e simbolici congruenti al proprio genere.

Appartenere alla propria categoria di genere significa, dunque, essere abili utilizzatori di determinati

codici culturali, utili non solo a definire la propria reputazione ma anche ad apparire membri

competenti di quel particolare gruppo di genere: si tratterebbe pertanto di comportarsi

correttamente, di apprendere i modi di manifestare il proprio desiderio, quali tipi di desideri siano

auspicabili da desiderare, a interpretare le proprie emozioni in termini sessuali coerenti con il

proprio genere. In definitiva si tratta di acquisire abilità di codifica e decodifica dei copioni

6 Per una lettura critica del concetto di frame associata alla cibernetica di Bateson e al decostruttivismo di Derida si

rinvia a Zoletto (2003), mentre per una disamina dell’uso del concetto in ambito fenomenologico si consideri De Biasi

(2001). 8

necessari ad auto-rappresenterarsi o a fingersi (passing) attore competente all’interno delle

rappresentazioni sessuali della società.

Si pensi a quei casi in cui alcune espressioni sesso-affettive soggetti omosessuali non dispongono,

come normalmente avviene per gli individui di orientamento eterosessuale, di validazioni e

approvazioni da parte della collettività sociale nelle interazioni quotidiane. Tali conferme si

configurano sovente sotto forma di aspettative: nel caso dei giovani omosessuali, ciò significa che

essi vengono educati e socializzati, a scuola così come all’interno delle famiglie, secondo valori e

prospettive eteronormative non coerenti con la propria soggettività.

Le indicazioni disponibili fornite dal contesto sociale saranno le etichette utili alla definizione della

propria identità, degli aggiustamenti da apportare, degli escamotages utili ad un management

strategico e al controllo di espressioni identitarie sociali non riconosciute o negate.

L’utilizzo di strategie identitarie e di controllo di informazioni è diffusa anche alla gestione delle

indicazioni relative al proprio genere e al proprio orientamento sessuale. Si pensi alla necessaria

validazione sociale delle proprie performance di genere (Kimmel, 2002: 182-183) e all’adeguatezza

e coerenza delle rappresentazioni legate al proprio genere di appartenenza (Goffman, 1976;

Ruggerone, 1992). I soggetti omosessuali, per esempio, non dispongono, come diffusamente

avviene per gli individui di orientamento eterosessuale, di conferme, validazioni e approvazioni da

7

parte della collettività sociale nelle interazioni quotidiane .

Il rapporto tra i sessi diventa pertanto un principio ordinativo fondamentale all’interno dei processi

8 (Scott, 1986), attraverso

sociali configurandosi più precisamente come struttura sociale di genere

la quale vengono apprese norme e valori relativi al “complesso processo di costruzione sociale e

simbolica dell’appartenenza e dei rapporti di sesso, che costituisce una vera e propria struttura

sociale” (Saraceno, 1996: 61). Le riflessioni precedenti ci portano a considerare il genere come

identità che si assume: l’identità di genere è pertanto attività perfomativa informata ai modelli

9

sessuali prevalenti nel discorso pubblico .

7 Basti pensare a quanto accade nelle scuole italiane, agli adolescenti omosessuali o a quanti/e vivano in un clima di

emarginazione, derisione e/o di violenza, nella mancanza di modelli positivi che esprimano la valorizzazione delle

differenze (Plummer, 1989).

8 Si consideri Saraceno e Naldini, 2001: 79 ss.

9 Considerate le rappresentazioni cinematografiche legate alle performance di genere e alle sanzioni sociali ed in

particolare: Orlando (1992) di Sally Potter, The Crying game (La moglie del soldato) (1992) di Neil Jordan, The

adventures of Priscilla, queen of the desert (1994) di Stephen Elliott, Boys don’t cry (1999) di Kimberly Peirce.

Particolarmente suggestivo e toccante Ma vie en rose (1997) di Alain Berliner a cui è stato assegnato il Golden Globe

quale migliore film straniero nel 1998 che narra la storia del piccolo Ludovic che, appena arrivato con la sua famiglia in

città, per comparire alla festa organizzata dal quartiere per il loro arrivo si presenta truccato e con i tacchi a spillo rosa.

Il piccolo Ludovic dovrà tener testa alle discriminazioni e la violenza da parte dei compagni di scuola, alle

incomprensione dei genitori. Ludovic reclama soltanto di essere semplicemente se stesso, alla fine lui e la sua famiglia

riusciranno a rimanere uniti. Il film si conclude con l’incontro con Christine e la sua famiglia: I due scambiandosi i

vestiti, anche se per un attimo, realizzeranno il loro sogno di diversità. Estremamente drammatico In einem Jahr mit 13

Monden (Un anno con tredici lune) (1978) di Werner Fassbinder: la storia racconta di Elvira, una transessuale post op.,

e delle sue difficili relazioni con la società, alla ricerca di comprensione, affetto o semplicemente di contatto fisico. Si

ritroverà a travestirsi da uomo con la speranza di adescare giovani, ma subirà l’ennesima delusione nonchè vessazioni

verbali e fisiche. Deciderà di togliersi la vita. Sulla mutabilità dell’identità sessuale si rinvia all’opera di David

Cronenberg ed in particolare a Dead Ringers (Inseparabili, 1988) e M. Butterfly (1993). Ancora sull’instabilità dei ruoli

(sessuali ma anche sociali) e la confusione culturale della contemporaneità il romanzo in due atti Cock & Bull (Misto

Maschio, 1992) di Will Self, che narra della metamorfosi a cui sono sottoposti i due protagonisti: Carol si riscatterà

dalla sua condizione di donna frustrata grazie ad una mutazione sorprendente che la dota di un pene; Bull si scoprirà nel

cavo popliteo del ginocchio sinistro una vagina, vivrà il ruolo del “sedotto abbandonato” e del “ragazzo padre”.

Struggente, estremo e nonostante tutto dolorosamente autentico Sarah (2001) romanzo di J.T. Leroy che narra di Sarah,

dodicenne, un bambino. Il nome d’arte lo prende dalla madre, una “lucertola da parcheggio”, come vengono chiamate le

prostitute che nel West Virginia battono le stazioni di servizio. Sarah desidera fare il suo stesso mestiere, sua madre lo

incoraggia e lo traveste per gioco da donna, e lui inizia a rubarle gli abiti dall’armadio. La sua età gli consente di essere

considerato una ragazzina e Glad, pappone-sciamano di origine indiana, lo prende sotto la sua egida e gli dona

l’amuleto delle sue protette, un osso di pene di procione. Inizia così questa storia che è ricerca di affetto e

riconoscimento. 9

Il genere in quanto performatività incorporata (embodied performativity) tenderebbe, in quanto

prodotto di sedimentazione socio-culturale, ad implicare processi di mimetismo convergenti sugli

ideali pubblici prevalenti (Bell, 1999). I medesimi modelli di comportamento eterosessuale

implicano processi di mimetismo sociale nei quali gli ideali mimati pubblicamente sono quelli delle

norme socialmente reiterate e vengono utilizzati per la “sopravvivenza culturale” (cultural survival)

10

(Bell, ibid.: 137) .

Ritornando a Goffman, il genere inteso come partitura, come ruolo da impersonare affinché la

relazione vada a buon fine, presuppone che vi siano canoni da osservare, per evitare di andare

incontro sanzioni sociali.

Nelle modalità performative di genere bisognerà prestare attenzione anche a dimostrare abilità e

competenze per eseguire quel ruolo, dimostrare pertanto di possedere quei peculiari requisiti. È

possibile tuttavia distanziarsi dal ruolo, in tutti quei casi in cui si vuole determinare un divario fra

individuo e suo ruolo, fra “fare ed essere”.

Si pensi però a tutti i casi in cui alcuni ruoli possono mettere in discussione la mascolinità o la

femminilità degli attori sociali: gli attori, impegnati nella reiterazione delle caratteristiche associate

al proprio genere di appartenenza, al fine di eludere ogni possibilità di ambigua interpretazione da

parte degli astanti, utilizzeranno tecniche di distanziazione dal ruolo (Goffman, 1961).

Immaginate il caso in cui una moglie, per un qualche motivo, affidi in custodia la propria borsa al

marito (o un qualunque altro oggetto fortemente connotato da caratteristiche di genere): il luogo in

cui avviene l’interazione, la fila all’ufficio postale, diventa l’ambiente sociale non solo dei processi

interattivi, ma anche luogo dell’esibizione di genere, il marito ha tutte le ragioni, considerate le

variabili socio-culturali contingenti, di creare una impressione chiara, negli astanti, di ciò che decide

di non pretendere di essere. In questo caso allontanando la borsa da sé e manifestando palesemente

imbarazzo e distanza cognitiva ed emotiva dall’oggetto in questione e pertanto dal ruolo (di genere)

ad esso associato. Più l’organizzazione di un ruolo è complessa, maggiori saranno le occasioni per

esibire distanza dal ruolo.

È possibile inoltre che gli individui utilizzino dispositivi di presentazione di genere in quanto

indicatori di autenticità, questo è il caso di Agnes, descritto da Garfinkel (1967).

Agnes è una transessuale che, in cambio dell’operazione per modificare i propri genitali, accetta di

farsi studiare come caso clinico da un’equipe medica di cui Garfinkel è membro: vengono registrate

35 ore di colloqui, da cui viene tratto il materiale empirico per uno dei saggi più corposi di Studies

in Ethnomethology (1967).

Agnes è consapevole dei potenziali rischi di degradazione che corre quotidianamente per affermare

la propria identità, deve fare in modo di gestirla strategicamente, utilizzando e controllando ogni

possibile informazione al fine di nascondere ogni esperienza di mascolinità e di sottolineare, invece,

ogni possibile aspetto della propria femminilità.

In tal modo vengono esplicitati le pratiche, i comportamenti più appropriati per essere donna: Agnes

fornisce spiegazioni (accounts) e discorsi rispetto al suo essere donna e ai processi di mimetismo e

finzione (passing) (passaggio di status sessuale), in tal modo svela, esplicita e rende visibile il

carattere routinizzato delle aspettative culturali legate all’essere donna e possedere caratteristiche

femminili.

Agnes femminilizza il proprio aspetto esteriore, impara a gestire la propria sessualità e i desideri

erotici, femminilizza il proprio genere, Agnes è consapevole di veicolare e controllare le

informazioni relative al suo genere al fine di fare apparire la sua femminilità come ordinaria, ovvia,

riconoscibile. “Agnese usava una serie di tecniche, tutte abbastanza familiari, per riuscire a non

darci informazioni. […].Una delle tecniche preferite era lasciare che fossero le altre persone, in

molte occasioni io, a condurre la conversazione in modo divedere da che parte tirava il vento prima

di dare una risposta. Cercava di permettere all’ambiente di insegnarle le risposte che si aspettava

10 “Heterosexuality, […], involves a process of mimicry, where the ideals that are mimed are the publicly and socially

reiterated norms” (Bell, 1999:137). 10

alle domande che poneva. Talvolta Agnese tradiva questa strategia chiedendomi, dopo un colloquio,

se pensavo che avesse dato delle risposte normali. Era particolarmente abile nel fornire

informazioni che avrebbero reso difficile all’altra persona sospettare che era stata cresciuta come un

maschio […]. Perciò evitava di dare informazioni nei questionari che avrebbero indotto il datore di

lavoro a “fare controlli. Descriveva così la procedura che seguiva nel riempire i moduli: “quando la

domanda era “avete mai subito operazioni chirurgiche di rilievo?” rispondevo sempre di no. “Avete

qualche difetto fisico?”, rispondevo sempre di no. “Avreste delle obiezioni a un esame fisico molto

approfondito?, rispondevo di sempre di no.dicevo che non avrei protestato perché se dicevo di sì lo

avrebbero probabilmente notato e avrebbero chiesto spiegazioni. Così facevo più o meno in modo

da non dare nell’occhio” (Garfinkel, p.104-107)

La preoccupazione principale di Agnes è quella di mostrare di essere competente come soggetto di

sesso femminile: ella impara il nuovo ruolo soltanto nel momento in cui lo mette in pratica. Ciò ci

porta a riflettere sull’aspetto performativo del genere e sulle pratiche di esibizione di genere che ci

costringono a dare prova di essere maschi o femmine in presenza degli altri al fine di evitare la

perdita di reputazione e la degradazione di status. Lo studio di Garfinkel fornisce importanti

suggerimenti rispetto ai soggetti sessuati in quanto rappresentazioni e performance culturali,

composte sia da pratiche esecutive e di display che dal necessario riconoscimento pubblico.

Secondo quanto descritto precedentemente possiamo guardare al genere come metafora e come

codice di comunicazione, individuando in esso non soltanto un sistema semiotico, “che significa

attraverso l’abito, i gesti, la voce e così via”, ma anche un sistema retorico: “[…] se i segni del

genere sessuale sono disposti a regola d’arte, allora cessano di essere indicatori di un’identità

fondata sulla reale differenza sessuale, e divengono un sistema atto a persuadere il fruitore della

presenza di un’identità di genere particolare a prescindere dalla reale identità sessuale della

11 .

persona” (Buchbinder, 2004: 81)

Il genere in quanto costrutto socio-culturale è dipendente pertanto dalle definizioni storico-culturali

nelle quali è inscritto; in taluni casi si può fare persino riferimento all’esistenza di stereotipi di

genere legati a rappresentazioni culturali definite storicamente.

Elisabetta Ruspini riporta le polarizzazioni emerse negli studi di Broverman et al. (1972) e Born

(1992), rispettivamente negli Stati Uniti e in Germania, relativamente agli stereotipi connessi al

modello femminile e a quello maschile negli anni Sessanta e negli anni Novanta.

Nella tabella che segue viene evidenziato che i principali stereotipi di genere e le più ricorrenti

idealizzazioni di maschile e femminile sono rappresentati come opposizioni polarizzate e

dicotomiche, è tuttavia necessario ricordare che si tratta soltanto di un esempio illustrativo e che,

nella realtà delle interazioni quotidiane, il maschile e il femminile sono categorie che vivono di

ibridazioni e confluenze reciproche, e facendo riferimento alle pluralità delle esistenze sessuali e

delle pratiche sessuali, di sicuro, non possono intendersi come le uniche categorie di riferimento.

Stereotipi connessi al modello femminile Stereotipi connessi al modello maschile

(anni Sessanta) (anni Sessanta)

Non usano parole aspre e sgradevoli Sono molto aggressivi e

• •

indipendenti

Parlano molto

• Non sono per nulla emotivi

Hanno tatto

• Nascondono quasi sempre le

Sono gentili

• proprie emozioni

Sono molto attente ai sentimenti altrui

11 Buchbinder continua le sue riflessioni asserendo che “[…] all’interno di una cultura che nega la mascolinità agli

uomini omosessuali, è possibile, per questi, produrre segni retorici di mascolinità eterosessuale e quindi “impersonare”

un’identità accettabile ed appropriata. Questa linea interpretativa conduce ad un’ulteriore ipotesi, vale a dire che forse

l’identità dominante di genere della mascolinità omosessuale è un’impersonizzazione appresa da altri uomini all’interno

del sistema culturale […].” (Buchbinder, ibid.: 81-82). 11

Sono molto religiose Sono molto obiettivi

• •

Sono molto interessate alla propria immagine Non si fanno influenzare facilmente

• •

Sono precise e accurate Sono autorevoli

• •

Sono molto tranquille Amano la matematica e le scienze

• •

Hanno un forte bisogno di sicurezza Non sono facile preda di crisi

• • Sono molto attivi, competitivi,

Amano l’arte e la letteratura •

• logici

Esprimono con facilità sentimenti di tenerezza

• Si dedicano ai piaceri della vita

• Sono bravi negli affari

• Sono molto diretti

• Sono avventurosi

• Riescono facilmente a prendere

decisioni

Non piangono

• Si comportano da leader

• Credono molto in se stessi

• Esercitano senza sensi di colpa

l’aggressività

Sono molto ambiziosi

• Separano facilmente i sentimenti

dalle idee

Non sono per nulla dipendenti

• Non si preoccupano della loro

immagine

Pensano che gli uomini siano

superiori alle donne

Parlano senza pudori di sesso con

altri uomini

Stereotipi connessi al modello femminile Stereotipi connessi al modello maschile

(anni Novanta) (anni Novanta)

Sono molto realistici

Non sono aggressive •

• È difficile influenzarli

Sono tranquille •

• Sono molto riconoscenti Amano molto la matematica

• • e le scienze naturali

Amano l’arte e la letteratura

• Hanno una personalità molto forte

Non si percepiscono come leader

• Sono molto attivi

Hanno molta comprensione per gli altri

• Hanno ottime capacità logiche

Non si sentono per nulla a disagio

• quando altre persone esternano i propri Non sono per nulla vulnerabili

sentimenti Non sono mai preoccupati, inquieti

Non si sentono mai invadenti

• Separano il pensiero dai sentimenti

Sono molto affettuose

• Non sono per nulla dipendenti

Hanno una coscienza molto marcata

• Hanno una grande propensione

• per le attività tecniche

Sono piene di riguardi

• Si difendono se sotto pressione

Irradiano calore •

• Hanno una buona capacità di adattamento Non hanno paura

• • Sanno analizzare molto bene le

Sono molto cordiali •

• circostanze

Utilizzano molto raramente parolacce

• Difendono sempre le loro opinioni

Sono molto fedeli

• 12

Sono quasi sempre disponibili a consolare glia Hanno attitudine al comando

• •

ltri Sono amanti del rischio

Sono molto sensibili nei confronti dei bisogni e

• Non sono per nulla ingenui

dei sentimenti altrui Sono molto discreti

Svolgono spesso una funzione

• Sono molto sistematici

• Sanno imporsi e affermarsi

Tabella 1: Elaborato su Broverman et al. (1972) e Born (1992), tratto da Ruspini (2003)

Sessualità, comportamenti ed interazioni sociali

(Cirus Rinaldi)

Gli individui costruiscono e scoprono la propria identità in maniera autoriflessiva attraverso i ruoli

socio-culturali, situazionali e il contesto simbolico-normativo in cui essi si situano. Il ruolo è

pertanto da considerarsi non come un attributo statico, bensì come quell’insieme di aspettative

scaturenti nell'interazione sociale. Esso può essere distinto secondo una valenza prettamente

normativa (insieme di obblighi) nonché interattiva e comunicativa: in quest’ultimo caso, ci si

12 ) attraverso cui gli

riferirebbe al ruolo come un insieme di simboli significativi (significant symbols

individui definiscono la relazione che contribuiscono a determinare.

Le categorie "maschio" e "femmina" non sono solo categorie biologiche ma schemi cognitivi

attraverso cui leggiamo la realtà sociale, imponendo un ordine, delle norme e dei valori.

Un transessuale è pertanto interpretato come deviante non perché violi quelle particolari norme

morali che sono le norme sessuali, ma perché è fonte di dissonanza rispetto al sistema di

categorizzazione dei ruoli sessuali.

Gli individui, pertanto, assumerebbero, fin dalla loro nascita, un identità di genere (maschile o

femminile) corrispondente al loro sesso biologico: ciò avviene attraverso la pressione sociale ed

un'elaborazione soggettiva ed interiorizzata di tale pressione educativa.

Attraverso ruoli, rituali e azioni simboliche si costruiscono, si perfezionano e si mantengono le

differenze attribuibili alle identità di genere e ai ruoli sociali a queste attribuiti, volendo con questi

indicare non solo i comportamenti socialmente attesi, ma anche i sentimenti e il corredo emozionale

che ne differenziano la normatività.

Lo sviluppo dell’identità di genere deriva dunque dalle forme di apprendimento sociale dei ruoli,

dall’identificazione con gli schemi espressivi e di comportamento sessualmente tipizzati. Principali

fonti sono i genitori, gli altri adulti significativi (parenti o insegnanti), tutti gli altri possibili agenti

di socializzazione primaria e secondaria (mass media inclusi).

Gagnon e Simon nel loro ormai classico Sexual Conduct (1973) individuano il concetto di “copioni

sessuali” (sexual scripts) per indicare i processi di apprendimento dei significati da attribuire ad

alcuni stati emotivi, di organizzazione delle sequenze e delle pratiche di atti specificatamente

sessuali, di decodifica di situazioni inedite, di controllo delle risposte sessuali, di ancoraggio di

significati da accadimenti ed aspetti non sessuali della vita quotidiana alla dimensione più

propriamente sessuale.

I sexual scripts forniscono il ventaglio di comportamenti da adottare nello svolgersi di interazioni

socialmente appropriate in contesti sociali specifici.

Essi possono essere definiti come strutture cognitive formate dall’unione di diversi complessi di

concetti strutturati (gli “schemi”, i quali individuano conoscenze generali su oggetti, eventi e

comportamenti), configuranti una sequenza stereotipata, organizzata ed adeguata di azioni che

12 L’espressione è di G.H.Mead (1934). 13

ricorre in determinate circostanze, in un dato contesto, per raggiungere un determinato scopo

(Bower, Black e Turner, 1979; Shank e Abelson, 1977).

I sexual scripts, nello specifico, possono essere pertanto considerati come mappe di significati e

comportamenti posti in essere dai gruppi sociali e trasformati da ciascun individuo al fine di

contestualizzare le proprie esperienze (sessuali).

Simon and Gagnon (1986) sostengono che gli scripts operino a tre livelli: quello culturale, quello

interpersonale e quello intrapsichico. Gli scripts culturali (cultural scripts) si riferiscono in

particolare agli orientamenti, alle mappe di istruzioni che, a livello di vita collettiva, guidano gli

individui nella ricerca dei requisiti necessari per lo svolgimento di ruoli specifici all’interno della

relazione. Gli script interpersonali (interpersonal scripts) riguardano l’applicazione di scenari

culturali da parte degli individui all’occorrere di uno specifico contesto sociale. Gli script

intrapsichici (intrapsychic scripts) rappresentano il mondo intimo dei desideri degli individui.

Il comportamento è la risultante della combinazione dei tre tipi di script, ma nella maggior parte dei

casi, rendere una relazioni soddisfacente significa, in senso lato, adoperare i codici culturali forniti

dagli script culturali. Sebbene ciascuno dei tre livelli possa essere identificato in termini analitici,

ciascuno dei livelli è inestricabilmente collegato all’altro.

La teoria dei sexual scripts permette di esaminare le modalità attraverso le quali gli individui

organizzano e costruiscono i propri significati e comportamenti sessuali, permettendo che emerga,

fenomenologicamente, la storia e la voce degli stessi attori ed esplicitando, altresì, il rapporto tra

costruzioni socio-culturali della sessualità e la negoziazione delle medesime costruzioni

nell’esperienza individuale. Alcuni comportamenti ed aspettative sessuali sono presentano script

fortemente attesi e routinizzati: si pensi, in particolar modo, al paradigma culturale dominante delle

relazioni romantiche eterosessuali. Questo script culturale specifica chiaramente ed in maniera

dettagliata di chi bisogna innamorarsi (persona di sesso opposto), perché (l’amore, la passione, il

desiderio), quali sono le fasi della relazione (appuntamenti (dating), fidanzamento, matrimonio), il

dare inizio al ciclo di vita familiare (procreazione, genitorialità).

La teoria dei sexual script ponendo l’accento sulla complessità delle modalità attraverso le quali i

comportamenti e i significati sono appresi, sembra prestarsi ad una declinazione simbolico-

interazionista della comprensione della sessualità (Longmore, 1998).

Secondo Ken Plummer (1991), gli approcci simbolico-interazionisti sono accomunati dai seguenti

temi: a) che la realtà umana non è semplicemente oggettiva e materiale ma immensamente

simbolica; b) l’interpretazione è un processo: identità, ruoli e significati si evolvono continuamente;

c) la società è costituita attraverso l’interazione, e d) il focus si concentra sulle modalità attraverso

le quali “la gente fa delle cose insieme”.

La Longmore (1998) identifica tre correnti all’interno dell’approccio simbolico-interazionista:

quella situazionista, quella strutturale e la storico-biografica. La prima si concentra sulle interazioni

umane faccia-a-faccia, impiegamendo concetti quali game-playing, face-work, management dello

stigma, perdere la faccia (loss of face), così come incontrati nei lavori e nell’approccio

drammaturgico di Erving Goffman. La seconda categoria più consona alla sociologia tradizionale, si

concentra su concetti esplicativi su larga scala, quali razza, classe, reddito pur mantenendo una

griglia di analisi interazionista che riconosce la natura fluida ed emergente delle categorie sociali.

La terza corrente include gli approcci poststrutturalisti.

Dopo l’analisi delle tre correnti, la Longmore elenca alcune delle caratteristiche principali della

ricerca simbolico-interazionista: a) il comportamento umano è significativo; b) diventiamo umani

attraverso il contatto sociale; c) la società è processo mutevole e non entità statica; d) il

comportamento umano contiene componenti intenzionali; e) ed è di tipo emergente, costruttivo,

negoziato; f) la mente è un costrutto dialogico, relazionale e riflessivo ed infine g) l’introspezione

empatica è necessaria per comprendere la realtà dalla prospettiva dell’altro.

Tali assunzioni rivestono particolare importanza per la ricerca sociale della sessualità. Come

afferma Longmore, la gente non interpreta semplicemente le sensazioni fisiologico-sessuali bensì

anche il loro sistema simbolico presiede l’esperienza sessuale. I simboli, la loro produzione ed il

14

loro scambio, pertanto producono esperienza. Le pratiche sessuali, in qualunque modo possano

essere classificate, devianti o conformi, normali o patologiche, sono previste, classificate,

sanzionate all’interno del sistema simbolico-culturale di un dato contesto sociale e non possono

prescindere da quest’ultimo e dai copioni che presiede, dal momento che, proprio per mezzo degli

script, si definisce la situazione, si attribuiscono i nomi e i ruoli agli attori, si tematizzano i

13

comportamenti sessuali (Gagnon e Simon, 1973: 19) .

Identità sessuale e negoziazioni di senso: il caso dell’omosessualità

(di Claudio Cappotto)

Gli individui costruiscono e scoprono la propria identità in maniera autoriflessiva attraverso i ruoli

socio-culturali, situazionali e il contesto simbolico-normativo in cui essi si situano. Il ruolo è

pertanto da considerarsi non come un attributo statico, bensì come quell’insieme di aspettative

scaturenti nell'interazione sociale. Esso può essere distinto secondo una valenza prettamente

normativa (insieme di obblighi) nonché interattiva e comunicativa: in quest’ultimo caso, ci si

14 ) attraverso cui gli

riferirebbe al ruolo come un insieme di simboli significativi (significant symbols

individui definiscono la relazione che contribuiscono a determinare. Se pensiamo alle categorie

"maschio" e "femmina": queste non sono solo categorie biologiche ma schemi cognitivi attraverso

cui leggiamo la realtà sociale, imponendo un ordine, delle norme e dei valori.

Un transessuale è pertanto interpretato come deviante non perché violi quelle particolari norme

morali che sono le norme sessuali, ma perché è fonte di dissonanza rispetto al sistema di

categorizzazione dei ruoli sessuali.

Gli individui, pertanto, assumerebbero, in età precoce, un identità di genere (maschile o femminile)

corrispondente al loro sesso biologico: ciò avviene attraverso la pressione sociale ed

un'elaborazione soggettiva ed interiorizzata di tale pressione educativa. Lo sviluppo dell’identità di

genere deriva dunque dalle forme di apprendimento sociale dei ruoli, dall’identificazione con gli

schemi espressivi e di comportamento sessualmente tipizzati. Principali fonti sono i genitori, gli

altri adulti significativi (parenti o insegnanti), tutti gli altri possibili agenti di socializzazione

primaria e secondaria (mass media inclusi).

Come abbiamo mostrato precedentemente i due principali filoni teorici che spiegano sessualità ed

orientamento sessuale sono l’essenzialismo e il costruzionismo sociale: il primo si fonda

sull’assunto che prevede l’orientamento sessuale come componente profonda dell’essere di un

individuo, il secondo concepisce omosessualità, eterosessualità e bisessualità come fortemente

dipendenti dalle definizioni socio-culturali. Nelle riflessioni seguenti ci concentreremo sui

principali modelli di analisi dello sviluppo delle identità omosessuali in ambito psico-sociale.

13 In grado di fornire alcuni stimoli la lettura dell’indagine Censis (2003) su “I comportamenti sessuali degli italiani”,

effettuata su un campione di 1.503 soggetti (dai 18 agli 80 anni). Essa presenta alcuni elementi relativamente alla

sessualità così come raccontata dagli italiani (dimensione culturale e valoriale; comportamenti concreti; disturbi

sessuali) e ribalta alcune false mitizzazioni (si veda in particolare l’immagine del single; i nuovi sviluppi dell’identità

sessuale maschile e della rottura della relazione tra sesso e performance fisica negli anziani). Offre altresì interessanti

risultati riguardo le forme di trasgressione e i rapporti sessuali alternativi nonché i rapporti sessuali a pagamento;

considera anche i nuovi rapporti con la sessualità nella popolazione dei giovani e le abitudini sessuali prevalenti

all’interno della coppia e nella convivenza. Non permette di apprezzare le differenze comportamentali sessuali per

orientamento sessuale dal momento che “[…] per quanto riguarda la distribuzione del campione per orientamento

sessuale si constata che la quasi totalità della popolazione italiana (96,9%) è eterosessuale, lo 0,8% è omosessuale e il

2,3% è bisessuale” (Censis, 2003: 205) (sic!).

14 L’espressione è di G.H.Mead (1934). 15

15

I primi studi sui processi di formazione delle identità gay e lesbiche proponevano un modello di

15 Secondo Bohan (1996), nella cultura melanesiana primitiva, il comportamento omosessuale tra giovani ed adulti era

parte integrante della transizione del giovane all’età adulta. Tali pratiche includevano spesso l’ingestione dello sperma

dell’adulto. All’interno di queste comunità, l’omosessualità era pratica essenziale e non rappresentava una minaccia nei

confronti della mascolinità. Williams (1986) riferendo delle principali pratiche culturali degli Indiani americani,

sottolinea quanto al “berdache” (l’uomo dai due spiriti) fossero prestati rispetto e cura: a costui era infatti permesso di

trovare un partner dello stesso sesso e di assumere il ruolo di genere opposto, rappresentato nel travestimento (“cross-

dressing”). Conner (1993) fornisce numerosi esempi storici e culturali rispetto ad individui dal genere variabile

(“gender-variant”) e di come fossero considerati speciali, doni, come esseri dotati di una particolare spiritualità in

continuo contatto con le divinità. Il concetto di omosessualità inizia a prendere forma intorno alla fine del XIX secolo

(Miller, 1995). Uno dei principali contributi alla sua definizione fu fornito dalle scienze biomediche che nelle loro

trattazioni medicalizzarono la condotta omosessuale, stigmatizzandola, e la rappresentarono quale condizione medica,

patologica e sintomo di degenerazione fisica e morale (Foucault, 1976). Tra i fattori culturali e sociali che, secondo

Löfström (1997), hanno influenzato fortemente la costruzione della categoria ‘omosessuale’ hanno giocato un ruolo

fondamentale: gli effetti del capitalismo sulla economia politica della sessualità e della morale sessuale della borghesia

e della classe media; la nascita dei sistemi di controllo e delle moderne burocrazie; le tensione all’interno dell’ordine di

genere e i conflitti sulle nuove definizioni di ruolo di genere; la nascita del lavoro salariato e la proliferazione

dell’anonimità urbana. Lo sviluppo del capitalismo industriale e l’inizio del lavoro salariato significarono per

l’omosessuale l’esclusione dalla famiglia eterosessuale e la costruzione di una vita personale. L’urbanizzazione inoltre

fornì la possibilità di trovare nelle città gente simile a se stessi: ciò significò la possibilità di vivere al di fuori sia

dell’istituto matrimoniale sia della struttura della famiglia. Negli USA le politiche dell’identità (“identity politics”)

divennero discorso diffuso subito dopo gli anni ’60: fu proprio in quel momento che la comunità gay e lesbica fu

considerata come gruppo e che sempre più individui fecero il proprio “coming out” (Löfström, ibidem). Consideriamo

più in dettaglio il contesto socio-culturale statunitense. Gli Stati Uniti rappresentano il contesto di critica sociale che,

negli anni Settanta, ha favorito l’esplodere della contestazione studentesca e l’emergere dei movimenti emancipazionisti

dei neri, delle donne, e degli omosessuali. E se nelle piazze si scende a reclamare i propri diritti civili ancora negati,

nelle università si dà vita ai “cultural studies”. Il sapere critico che si va costruendo in questi anni mette in discussione i

modelli culturali WHASP (White Anglosaxon Protestant), e la loro egemonia all’interno di un universo sociale

variegato, non più disposto a negare le proprie specificità. Al contrario, i cultural studies elaborano un approccio alla

cultura basato sulle differenze dando voce a tutti quei soggetti sociali che vedevano la propria “diversità” o tacciata

d’anormalità o censurata, in ogni caso repressa. La psicologia, l’antropologia, la sociologia, la critica letteraria portano

alla luce i meccanismi di potere tramite i quali chi non si uniforma ai valori dominanti viene relegato ai margini.

La lotta degli omosessuali prende le mosse da un episodio di ribellione avvenuto nel 1969 in un bar frequentato da

omosessuali, lo Stonewall, in seguito alle ripetute umiliazioni e violenze subite dagli avventori da parte della polizia. A

differenza degli studenti però, che sono tali solo per un periodo della loro vita, dei neri, che portano la “diversità”

inscritta sulla pelle, delle donne, la cui specificità è modellata nel corpo, gli omosessuali, pur rimanendo, di solito, tali

durante tutto il corso della loro esistenza, hanno l’opportunità di celare la fonte di ciò che li distingue, essi possono

occultare o mistificare il proprio orientamento sessuale. È un particolare non secondario. Molti gay e lesbiche si sono

sposati e hanno avuto figli, relegando a momenti marginali o all’inconscio l’espressione di una sessualità difficoltosa da

vivere pienamente. Può rivelarsi una scelta drammatica quella di approfittare del vantaggio di non portare disegnata sul

corpo la propria diversità: essa comporta il rischio del sacrificio di una parte di sé in nome della pace sociale, della

rinuncia all’espressione di pulsioni vitali fondamentali che trovano canali, a volte distruttivi, di sfogo.

Per capire a fondo le trasformazioni nel modo di concepire la sessualità che si realizzano negli anni settanta è necessario

accennare agli women studies (studi delle donne). È in quest’ambito che nasce la categoria di analisi nota come gender

(genere). Il genere, in breve, può essere definito quale la complessa interrelazione di ruoli, rappresentazioni,

comportamenti, atteggiamenti, attitudini che una società attribuisce ad un sesso, allestendo dei modelli in base ai quali

vengono regolati e riprodotti i rapporti tra gli individui. Se la femminilità è dunque costruita lo è naturalmente anche la

mascolinità. Lo stereotipo normativo maschile nasce nel ‘700. Non diamo qui, alla parola stereotipo il senso negativo di

“caricatura” che nel linguaggio comune assume, ma quello di modello, di rappresentazione strutturata, provvista di un

certo grado di coerenza, ci riferiamo al prodotto di quelle operazioni di sintesi e generalizzazione che ogni società

compie per facilitare la comunicazione tra gli individui (ma anche il predominio politico di alcuni gruppi su di altri) e la

sua riproduzione nel tempo, appiattendo il più possibile le diversità e quindi la possibilità dell’immissione di incoerenze

culturali. Lo stereotipo della virilità, connotata dai caratteri di forza, di coraggio, ecc., nasce nel 700, configurando, in

tal modo, classi nelle quali si deve forzatamente entrare. In epoca moderna lo stereotipo si medicalizza (Foucault,

1976). Questo vuol dire che a fare da riferimento e a confermare le rappresentazioni sociali connesse al sesso non è più

chiamata per esempio la teologia o la ragione, ma la scienza, in particolare, la medicina. Ad esempio, al termine

sodomita, s’inizia a sostituire quello di omosessuale. La differenza concettuale è evidente: mentre il primo termine

definisce colui che commette una serie d’atti peccaminosi, il secondo si riferisce non alle pratiche compiute dal

soggetto, ma alla sua natura, percepita come malata, invertita, della cui devianza si cercano le ragioni nella biografia

dell’individuo. Non sparisce del tutto il carattere peccaminoso attribuito all’omosessuale ma vi si stratifica sopra quello

16

sviluppo lineare e per stadi (Cass, 1979; Chapman e Brannock, 1987; Coleman, 1981/1982;

Henchen e O’Dowd, 1977; Lee, 1977; Lewis, 1984; Martin, 1991; Minton e McDonald, 1984;

Sophie, 1985; Troiden, 1989) che, attraverso fasi iniziali che si sostanziavano nell’interpretazione

da parte del soggetto delle proprie esperienze come omosessuali o nella definizione confusa e/o

incongruente della propria identità, progressivamente vedeva confermato un assetto identitario che

diveniva stabile e integrato grazie a processi di significazione, esplorazione nonché attraverso di

etichettamento dei propri sentimenti come omosessuali, la tolleranza e l’accettazione. Alcuni

studiosi (Horowitz e Newcomb, 2001; McDonald, 1982; Morris, 1997; Weinberg, 1984) sono

propensi nell’individuare nei modelli di sviluppo dell’identità omosessuale lineari e stadiali forti

componenti derivanti dal paradigma essenzialista: pertanto il processo di acquisizione di identità

omosessuale si baserebbe esclusivamente sulla consapevolezza del proprio orientamento sessuale e

« […] una volta che l’orientamento omosessuale è identificato, l’unico legittimo risultato è

sviluppare un’identità omosessuale e alla fine incorporare quell’identità come un aspetto del sé

globale» (Horowitz e Newcomb, 2001:1). Nei modelli di sviluppo dell’identità omosessuale di tipo

monodimesionale-lineare per stadi (monodimensional linear developmental stage models) –

nonostante i diversi contesti storico-culturali in cui sono stati sviluppati- presentano le seguenti

caratteristiche, qui generalizzate per comodità illustrativa ed esplicativa:

1. la loro derivazione essenzialista li pone a considerare intanto l’identità sessuale

come già fissata e stabile: l’individuo pertanto ne è alla ricerca e/o scoperta;

2. l’individuo percorrerebbe per sviluppi e stadi necessari la scoperta e

consapevolezza della propria identità, lo stadio finale di questo processo di presa di consapevolezza

è costituito dall’acquisizione di un’identità omosessuale risultante dall’integrazione o sintesi con la

più generale identità personale (Cass, 1979; Coleman, 1982; Martin, 1991; Minton e MacDonald,

1984; Troiden, 1989);

3. Il loro framework generale si riduce a quattro stadi principali (Horowitz e

Newcomb, 2001:5): a) la consapevolezza o sensibilizzazione (Awareness or Sensitization); b)

Interiorizzazione o accettazione (Interiorization or Acceptance); c) apertura (Disclosing) e d) sintesi

o integrazione (Synthesis or Integration)

4. Tali modelli – pur rappresentando una griglia utile per il couselor perché in un

certo qual modo forniscono possibilità di categorizzare, predire, articolare e “normalizzare le

esperienze comuni nello sviluppo e nella gestione di identità stigmatizzate” (McCarn e Fassinger,

1996: 508)- presentano caratteri di staticità, semplicità e determinismo (Horowitz e Newcomb,

2001: 4 ss.), negando così la varietà di esperienze omosessuali; rappresentando già semanticamente

un carattere di progressione lineare inevitabile (Weinber, 1984); ignorando le differenze individuali

rispetto a variabili socio-culturali quali comunità, gruppo, razza, etnia, luogo, età, etc. (Fuji Collins,

2000: 225 ss.) che possono influenzare lo sviluppo dell’identità.

Dank (1971), secondo una prospettiva di tipo sociologico, focalizza l’attenzione sui processi di

socializzazione che influenzano l’omosessuale sul contesto sociale. Rispetto alla socializzazione

di malato, che può essere curato e quindi normalizzato, reintegrato (Gnerre, op.cit.). La creazione dello stereotipo, dà

impulso all’elaborazione di un controstereotipo, che sintetizza quelle caratteristiche più lontane da quelle previste per la

mascolinità o per la femminilità dalla propria società: o ci si uniforma castrando una parte di se stessi ai modelli

dominanti, o si marca la propria differenza entrando in una classe totalmente altra, divenendo donne “maschili” o

uomini femminili. In Italia il particolare tipo di censura, d’origine controriformistica, consisterà nel non parlare,

neanche al negativo, di ciò che si allontana dalla norma. Se ne negherà pertanto l’esistenza.

I cultural studies ebbero la funzione primaria di indagare e riabilitare la cultura dei gruppi fino ad allora emarginati o

ridotti al silenzio, ad una condizione di non-esistenza. Perché in Italia un approccio culturale basato sulle differenze

trova difficoltà a diffondersi? Le risposte sono almeno tre: Il contesto sociale che favorisce l’incontro con l’altro” negli

Stati Uniti manca totalmente in Italia: nel nostro paese l’immigrazione è un fenomeno recente, né si trovavano a vivere

fianco a fianco gruppi etnici diversi. La prevalenza di modelli culturali di tipo universalistici, in accordo ai quali esiste

un concetto universale di Uomo nel quale bisogna riconoscersi. La diversità, resa esplicita, diviene una colpa poiché

palesa la volontà di allontanarsi da esso. L’influenza del marxismo, che sebbene accetta le differenze, prevede tra di

esse una gerarchia politica, al cui vertice sta la differenza di classe che è d’ordine strutturale, al contrario di quella

sessuale che è d’ordine sovrastrutturale, quindi di secondaria importanza o relativa al privato 17

egli si sofferma sulla mancanza delle dinamiche di socializzazione anticipatoria: gli individui

omosessuali se attraversano il periodo della socializzazione nella prima infanzia lo fanno in

rapporto all’eterosessualità e non all’omosessualità. «[…]i genitori di una persona che diventerà

omosessuale non preparano il loro figlio ad essere omosessuale- essi stessi non sono omosessuali, e

non gli comunicano cosa significa essere omosessuale. La persona che prova attrazione sessuale e

desideri per persone dello stesso sesso non possiede il vocabolario per spiegarsi ciò che significano

queste sensazioni» (Dank, 1971:182; traduzione mia). Tra i momenti più significativi per

l’individuo omosessuale verso la propria consapevolezza Dank indica:

Un cambiamento di tipo cognitivo che determina nel soggetto il

piazzamento in una determinata categoria, quella dell’omosessuale, e l’accettazione di tale

categoria. Accedendo a questa fase l’individuo procede attraverso de-etichettamento finalizzati

all’eliminazione degli stereotipi negativi attribuiti al comportamento omosessuale.

Il soggetto si impegna in una fase detta di identificazione e auto-

accettazione: l’auto-identificazione in omosessuale è correlata all’accesso ad informazioni e

conoscenza riguardo l’omosessualità. Lo sviluppo di una identità omosessuale dipenderà inoltre dai

significati che l’individuo attribuisce al comportamento omosessuale.

Dank riconosce le cause dei fallimenti dello sviluppo armonico dell’identità omosessuale nelle forze

repressive delle norme sociali che dipingono l’omosessualità come malattia (homosexuality-as-

mental-illness view point) ed insiste nel prospettare l’omosessualità come piuttosto stile di vita

(homosexuality-as-way-of-life-viewpoint) (Dank, 1975:195).

Cass (1979) propone ad esempio un modello di sviluppo dell’identità omosessuale che si sviluppa

da una iniziale consapevolezza dell’attrazione verso lo stesso sesso sino all’auto-etichettamento, la

dischiusura (disclosure), e l’adozione di una identità omosessuale positiva. Egli individua nel suo

modello di formazione dell’identità omosessuale (HIM: Homosexual identity formation ) sei fasi

individuate in:

1. confusione (identity confusion);

2. comparazione/confronto (identity comparison);

3. tolleranza (identity tolerance );

4. accettazione (identity acceptance);

5. orgoglio (identity pride);

6. sintesi (identity synthesis).

Il passaggio attraverso le varie fasi è motivato dalla necessità e dal desiderio di stabilire congruenze

tra l’auto-percezione dell’individuo e l’ambiente. Lo stesso Festinger (1957) attraverso la teoria

della dissonanza cognitiva suggeriva che se gli individui sono consapevoli che le loro attitudini o i

loro comportamenti non sono consoni alle aspettative sociali percepite, essi tenderanno a modificare

tali attitudini e comportamenti con l’obiettivo di ridurre la tensione e la dissonanza. Alla fase della

confusione identitaria e riconosciuta l’importanza della propria omosessualità, riconosciutale

fondamentale importanza, l’individuo tenderà a raggiungere la con-sonanza identificandosi con un

gruppo all’interno del quale l’omosessualità è la norma. E’ attraverso il contatto con la sub-cultura

omosessuale che l’individuo potrà ‘normalizzare’ la propria condotta, le proprie emozioni, la

propria affettività. Da qui preme sottolineare che la formazione dell’identità omosessuale è «[…]

una issue dell’identità di gruppo tanto quanto dell’identità individuale» (Cox e Gallois, 1996:9) ed

essa deve essere considerata in rapporto al contesto socio-culturale piuttosto che esclusivamente a

livello individuale, divenendo la costruzione sociale elemento chiave della formazione e della

stabilizzazione dell’identità . 16

Troiden (1989) nel suo modello più recente di formazione dell’identità omosessuale individua

quattro fasi:

la fase della sensibilizzazione (sensitization): in questa fase, che precede la pubertà,

l’individuo soffre l’emarginazione e l’esclusione, nonché una forte sensazione di disagio e di

16 Una prima teorizzazione è contenuta in Troiden (1979). 18

diversità rispetto al gruppo dei pari. Tali esperienze avranno delle ripercussione più tardi nello

sviluppo dell’identità del soggetto: in questa stadio, tuttavia, l’individuo è coinvolto nei processi

identificativi di genere piuttosto che nella sessualità, quest’ultima infatti non è ancora da essere

collegata al senso di inadeguatezza e diversità (differentness). La derisione e le etichette negative

attribuite a tratti marginali, che siano oggetto di esperienza o di semplice testimonianza,

contribuiscono all’interiorizzazione di negative self-concept.

La seconda fase è quella della identity confusion: è diretta conseguenza della percezione di

incongruenza e/o di instabilità della propria identità. Tale fase a volte si manifesta durante

l’adolescenza, nel momento in cui l’individuo inizia a riconoscere sensazioni e comportamenti che

possono essere etichettati come chiaramente omosessuali. In tal caso il/la giovane può essere

sottoposto/a a severe forme di conflitto tra l’identità sviluppata da bambini e la nuova a cui si

sottoposti da adolescenti: un diretto effetto è la non chiara identificazione di traiettorie di inclusione

sociale. Il soggetto adolescente esperisce forti conflitti tra la sua precedente identità ( sia che si

tratti di una “falsa” identità o di una basati su attributi positivi, non sessuali del periodo precedente)

e i nuovi impulsi sessuali emergenti che sono denigrati e ostracizzati apertamente nel contesto

sociale di appartenenza. Non bisogna inoltre trascura che il soggetto in questione è pur sempre

impegnato nei processi di sviluppo e di formazione dell’identità complessiva e dell’intimità con gli

altri. Nel caso di un adolescente omosessuale questi processi, questi compiti di sviluppo, diventano

di difficile implementazione a causa della sovrapposizione e degli attacchi sostenuti nelle relazioni

sociali. L’adolescente continua ad esperire la denigrazione o ad esserne testimone; a provare

emarginazione e non-appartenenza; la socializzazione eterosessuale dell’infanzia non li prepara ad

uno sviluppo armonico ed affermativo della propria omosessualità; essi rispondono alle pressioni

sociali divenendo rigidi, reprimendo l’espressione delle proprie emozioni, riducendo il contato

interpersonale, formando un’identità falsata. La terza fase corrisponde all’assunzione dell’identità

(Identity assumption); si manifesta nei ragazzi intorno al loro 19-21esimo anno di vita e nelle

ragazze intorno ai 21-23 anni. Il periodo è legato alla riduzione delle forme di (auto)isolamento

sociale e all’infittirsi di contati con altri omosessuali. Uno dei compiti principali in questa fase è

imparare a controllare lo stigma sociale. Le principali tecniche di coping utilizzate a tal fine si

riassumono in: a) Capitualization (gli individuano si arrendono (capitulate) ad una visione negativa

dell’omosessualità ma riconoscono la loro appartenenza al gruppo); b) Minstralization (il soggetto

adotta comportamenti e manierismi esageratamente e stereotipicamente omosessuali); c) Passing ( il

soggetto svela la propria omosessualità, riconoscendo, alla fine pur semplicemente interiormente, la

propria omosessualità, ad un numero ristretto di persone; d) Group alignment (il soggetto è

immerso nel pieno delle interazioni all’interno della comunità gay spesso escludendo i contesti

eterosessuali). Dal momento che la maggior parte degli adolescenti gay non dispongono di un

ambiente relazionale all’interno delle proprie famiglie di supporto per tale processo, essi possono

avere difficoltà nel risolvere una separazione adattativa dalla famiglia.

L’ultima fase è quella dell’impegno (commitment): l’omosessualità diventa uno stato o un

modo di essere piuttosto che la descrizione del comportamento sessuale. Il soggetto si auto-

identifica come omosessuale, facendo importanti scelte di vita e relazionali. La stessa omosessualità

diventa una parte di minore importanza dell’identità complessiva: il soggetto sperimenta

l’accorpamento della propria sessualità nella propria identità e nello stile di vita. Tale fase si

verificherebbe per i ragazzi intorno ai 21-24 anni e per le ragazze intorno ai 22-23.

Le teorie dello sviluppo lineare di Troiden (1979) e Cass (1979) andarono incontro a critiche di

ordine concettuale e metodologico. In particolare Brady e Brusse ( 1994) non sono riusciti in fase di

applicazione del modello di Cass ad individuare soggetti delle prime due fasi: gli studiosi che

avevano considerato queste prime fasi si erano basati soprattutto sui resoconti retrospettivi di gay e

lesbiche e gli individui delle fasi iniziali di sviluppo e transizione che non avevano espresso dubbi

rispetto la loro identità sessuale non erano facilmente identificabili. Brady e Brusse hanno pertanto

semplificato il modello di Cass riducendolo in due fasi principali (two-stage process): la distinzione

tra le due fasi consiste nella consapevolezza “[…] se l’individuo ha risolto o meno un auto-identità

19

coerente (coherent self-identity) come omosessuale e se posseggono, sono consapevoli del, senso di

appartenenza al gruppo degli (Brady e Brusse, 1994: 13). I modelli inoltre presentavano diverse

spiegazioni rispetto al rapporto tra auto-definizione ed esperienze di comportamento sessuale. Gli

approcci che si fondavano sullo sviluppo per stadi della formazione dell’identità trascuravano

tuttavia un elemento di fondamentale interesse : la costruzione sociale dei fenomeni.

Gli studiosi che seguono porranno maggiore attenzione sul contesto sociale e sui processi di

costruzione sociale delle identità omosessuali, considerando non solo il ruolo svolto dalla

negoziazione di senso da parte degli attori sociali e dalle loro pratiche interpretative, ma anche le

implicazioni e le influenze di tipo politico, economico, socio-culturale, giuridico: è interessante

notare altresì che tali dimensioni si incroceranno negli studi europei con un rinnovato interesse per

la ricerca e le tecniche qualitative (Coyle, 2000).

Gli interessi si rivolgono pertanto al concetto di identità omosessuali co-determinate oltre che dal

riconoscimento e dall’accettazione del soggetto da una serie di istanze che trovano nelle forze e

nelle dinamiche del contesto sociale la loro cifra e la loro forma: le emergenze legate allo sviluppo

di una identità omosessuale s’in-formeranno alle esigenze del contesto sociale di appartenenza, dei

suoi discorsi (Foucault), delle sue rappresentazioni e costruzioni collettive sia di natura scientifica

che puramente sub-culturale (Coyle, 1998; Schippers, 2001).

La prospettiva socio-costruttivista considera la formazione e lo sviluppo dell’identità un processo

bi-direzionale e interattivo tra individuo e ambiente sociale: i significati che l’individuo assegnerà a

questi fattori ne influenzeranno lo sviluppo identitario.

L’identità sessuale si sviluppa all’interno di questo contesto e ne è influenzata dalle interazioni, si

delinea come processo fluido che continua e si evolve nel tempo attraverso la vita dell’individuo.

Le posizioni socio-costruttiviste, che si rifanno alla fenomenologia e all’interazionismo simbolico,

piuttosto che considerare modelli di sviluppo unilineari e a stadi, considerano le interazioni che si

manifestano tra determinati costrutti (desiderio, comportamento, identità) e l’identità sessuale.

All’interno della prospettiva costruttivista si includono vari modelli e teorizzazioni, la maggior

parte si connota per le seguenti caratteristiche:

L’identità sessuale è mantenuta e resa significativa attraverso le interazioni sociali. La

prospettiva socio-costruttivista considera l’identità sessuale come fluida e pertanto correlata alle

interazioni individuali e sociali;

Integrazione dell’identità individuale e identità di gruppo e identità sociale: come l’identità

sociale e di gruppo interagiscono con la struttura sociale, attraverso dimensioni in continua

comunicazione, confronto e cambiamento dialettico;

Multidimensionalità: per rendere conto della diversità delle esperienze sessuali non si può

tener conto esclusivamente di comportamenti, desideri e contesti sociali. La prospettiva offre invece

modelli fluidi e comprensivi che esaminano le relazioni e le compenetrazioni di vari aspetti

dell’identità individuale, così come il ruolo svolto dal contesto socio-politico e storico nello

sviluppo identitario (Horowitz e Newcomb, 2001).

Secondo la prospettiva socio-costruttivista, il coming-out è pertanto da considerarsi secondo modelli

che via via sono più complessi e che intersecano la dimensione individuale e sociale dell’individuo

omosessuale tanto da considerarlo – nelle parole di Monteflores e Schultz- quale processo circolare

di ritorno che regola la relazione tra la persona omosessuale e la società.

Gli individui nel loro fluttuare verso un determinato grado di apertura non mostrano altro che il

grado «di tensione tra l’individuo e la società, tra la conformità a norme e a valori determinati che

stabilizzano la società e la variazione che mette alla prova le norme e produce mutamento sociale»

(Monteflores e Schultz, 1978: 71).

Negli ultimi anni, gli autori si sono concentrati sulla determinazione di identità multiple (multiple

identities) (Markowe, 2002) relative all’interazione tra identità omo- e bi-sessuale e diverse

variabili quali: genere ( Savin-Williams e Diamond, 2000), razza (Carrier, 2001; Espin, 1987; Fuji

Collins, 2000; Teunis, 2001; Wooden, Kawasaki e Mayeda, 1983), cultura, età, status sociale ed

economico, disabilità: le analisi hanno ulteriormente evidenziato i rapporti tra identità e

20

comunità/contesto sociale di appartenenza, sottolineando non solo gli adattamenti identitari al

contesto e alle rappresentazioni collettive, ma le produzioni sociali identitarie rappresentative delle

varie intersecazioni sociali, arrivando a sostenere che i diversi contesti sociali e culturali

influenzano i processi di formazione delle identità omosessuali in maniera differente.

All’interno di tale cornice è da inserirsi lo studio del management dell’identità omosessuale nelle

sue dinamiche generazionali. Gli studiosi di estrazione psico-sociale e sociologica -rispetto ai temi

dell’acquisizione, della stabilizzazione e del management dell’identità omosessuale- hanno

ultimamente preferito interessarsi allo sviluppo dell’identità nel corso di vita (life span) e nella età

adulta in particolare (Rosenfeld, 1999; Peacock, 2000) , proponendo percorsi di sovente trascurati

dagli studi psicologici, definiti a ben ragione “ youth-centric” (Peacock, 2000:14).

Si può pertanto affermare che i più recenti modelli teorici per lo studio della formazione

dell’identità omosessuale siano caratterizzati per una trattazione complessa dell’acquisizione e

gestione dell’identità omosessuale, proponendo l’applicazione di framework multidimensionali e

processuali (multidimesional process-oriented framework; vd Elizur e Mintzer, 2001) in netta e

17 e superamento dei modelli stadiali e lineari di formazione dell’identità

risoluta contrapposizione

omosessuale [Cass 1979; Troiden, 1989]. Se le identità omosessuali multiple sono co-determinate

dal ricorrere degli incontri tra le istanze discorsive che ci convocano come soggetti in un certo

contesto e i processi di identificazione che ci portano ad accettare quella convocazione, è proprio in

tale contesto che svolgerebbero un ruolo determinante le varie forme di incontro fra il/i discorso/i,

l’individuale e le forme di riconoscimento gruppale ed in particolar modo le rappresentazioni

sociali.

La dimensione delle politiche pubbliche: diversità sessuali e riconoscimento

Nelle pagine precedenti abbiamo osservato come l’identità, così come l’identità sessuale, abbiano

bisogno al fine della loro costruzione di risorse simboliche, frutto delle interazioni e dei

riconoscimenti tra i vari attori sociali. “[…] per poter arrivare a un rapporto non frammentato con

se stessi i soggetti umani hanno sempre bisogno, oltre che dell’investimento affettivo e del

riconoscimento giuridico, anche di una stima sociale che consente loro di riferirsi positivamente alle

proprie concrete qualità e capacità” (Honneth, 2002: 147).

Il nodo centrale attorno il quale bisogna concentrarsi è l’esigenza di nuove interpretazioni e di

strumenti efficaci per innescare il cambiamento e per arricchire il vocabolario dei valori sociali, a

partire dal riconoscimento delle esistenze sessuali. Nel caso delle alterità sessuali, i mutamenti di

cui la ricerca sociale necessita devono coincidere non solo con nuove riflessioni teoriche, ma con

verifiche rapportate a dati di natura empirica e non a supposizioni, rappresentazioni e interpretazioni

implicanti necessariamente controllo critico, ma che abbiamo soprattutto ricadute in nuovo senso

comune condiviso ed inneschino insieme cambiamenti istituzionali in grado di gestirne la diversità.

In una frase abbiamo bisogno di rappresentare e considerare l’alterità senza distorcerla in

alterazione.

Il riconoscimento, in primo luogo culturale, dovrebbe partire a cominciare dalle istituzioni

educative, dal mondo accademico, acquisendo la consapevolezza che “lo studio dei processi sociali

che entrano in gioco nella complessa realizzazione della sessualità rappresenta una percentuale

ancora minima” (Laumann, 1992: 4) e che gran parte delle mistificazioni riguardo l’omosessualità

derivano da pregiudizio e da forme di sapere ancora troppo pesantemente condizionate da forme di

pensiero binario (Braidotti, 2003).

L’omosessualità, per esempio, è stata spesso de-finita per opposizione culturale, per scarto e per

distanziamento: ne è stata trascurata la natura di fenomeno interattivo, in perenne mutamento con i

processi che caratterizzano la fluidità del sistema sociale. 21


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Sociologia della Devianza, tenute dal Prof. Cirus Rinaldi, nell'anno accademico 2011.
Il documento analizza il rapporto tra la sociologia e l'identità sessuale.
Parole chiave: identità sessuale, stereotipi maschili e femminili nel corso degli anni, interazioni sociali, omosessualità, omofobia.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della Devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Rinaldi Cirus.

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