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Funzione riparativa della vita quotidiana in comunità

La comunità è un ambiente terapeutico che ripara a esperienze precoci di deprivazione e/o maltrattamento. La struttura fornisce una funzione protettiva e supportiva: di “impalcatura” (scaffolding). Questo modello di riferimento coniuga i contributi dell’approccio Interattivo-Costruzionista,... Vedi di più

Esame di Psicologia dinamica e clinica dal corso del docente Prof. P. Bastianoni

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Funzione riparatoria dell’ambiente

Secondo Winnicott le psicosi sono capaci di

 autoguarigione se in un successivo momento

dello sviluppo l’ambiente fornisce al bambino ciò

che gli è mancato nei primi momenti della vita.

La regressione rappresenta la speranza

 dell’individuo psicotico che certi aspetti

dell’ambiente che in origine fallirono possano

essere rivissuti e che questa volta l’ambiente

riesca, invece di fallire, nella sua funzione di

favorire la tendenza naturale dell’individuo a

svilupparsi e a maturare”.

Accezioni del termine

“terapeutico”

Il concetto di “ terapeutico” vuole sottolineare, in maniera specifica, la

 possibilità dell’ambiente di promuovere rilevanti processi di cambiamento.

Alcune accezioni che in tale prospettiva il termine terapeutico viene ad

 assumere:

1) l'adattamento alla fase evolutiva e al retroterra culturale dei minori ospiti;

 2) l’elasticità che permette la regressione e garantisce quelle modifiche

 organizzative e relazionali necessarie ad ottemperare alle esigenze mutevoli

dei giovani ospiti durante le diverse fasi del processo di cambiamento;

3)il fatto che tutto lo spazio sociale della vita di comunità, inteso sia come

 relazioni sia come attività, assuma un possibile ruolo “riparativo/riparatorio”;

4) il riconoscimento all'ambiente di componenti protettive in grado di

 sostenere uno sviluppo ed un mutamento che superino il livello di

progettazione orientato alla patologia. La funzione protettiva deve mostrarsi

in grado di modificare la traiettoria di vita intrapresa dal soggetto nella

condizione di rischio.

Vita quotidiana e strutturazione

dell’IO

Attraverso il concetto di ambiente

terapeutico si focalizza l’attenzione

(all’interno di un’interpretazione

psicodinamica) sulla regolamentazione

della vita quotidiana per costruire

occasioni di supporto alle carenti

funzioni dell’Io.

Key questions

Come si caratterizza un ambiente

 terapeutico?

Quali sono le sue dimensioni

 fondamentali?

- Chi sono gli attori che fungono da

 figure strutturanti dell’intervento sui

minori con funzioni “terapeutiche”?

Caratteristiche terapeutiche del

quotidiano

Nell’ambiente terapeutico tutti i momenti della giornata

 hanno rilevanza terapeutica. Ogni aspetto dello spazio

fisico e ogni sua modalità di funzionamento è

finalizzata a far sentire il soggetto “a casa sua.”

Un ambiente terapeutico cerca di ricostruire le

 dimensioni portanti della vita quotidiana (spazi e tempi)

all’interno della quale si strutturano routine e regole.

L'azione strutturante della vita quotidiana

 riconosciuta e prevedibile rende possibile la

coordinazione delle interazioni tramite azioni

abitudinarie, ossia azioni:

dotate di senso per tutti i partecipanti

 rilevanti sul piano psicologico per la loro funzione di

 supporto alla costruzione

La protezione esercitata dal

quotidiano

Una comunità protettiva rivolge la sua

attenzione proprio alla vita quotidiana

perché “la quotidianità protetta”

implica ripetitività, prevedibilità, familiarità

e rassicurazione; è facilmente

riconoscibile ed è rappresentabile a livello

mentale.

Regole, routine, rituali

I rituali sono interazioni sociali schematizzate che includono una

 prescrizione di ruoli, un’attribuzione di significati; ricorrono in

tempi e luoghi prevedibili, forniscono all’individuo un senso di

identità all’interno di un più ampio gruppo.

Le routine diventano rituali quando oltre alla funzione pratica di

 elemento organizzatore dello stile di vita familiare forniscono una

rappresentazione simbolica dell’identità familiare.

Tutte le comunità si danno regole, tutte strutturano la quotidianità in

 routine (il pranzo, la cena, i tempi dei compiti, andare a letto, alzarsi,

etc.) ma occorre valutare quanto questi momenti dell’azione ripetuta

e ritualizzata diventano il luogo della negoziazione e della

condivisione di significati.

Regole, routine e rituali possono essere i punti forti di una realtà

 imposta o viceversa i tasselli di una costruzione condivisa.

Esempio: S equenze interattive in

comunità

L'adolescente lancia una provocazione aggressiva

 all’adulto e il richiamo di quest’ultimo al rispetto di norme

di ordine generale che regolano il vivere civile, il rispetto

fra si fa riferimento ad un livello codificato e formale

della conoscenza condivisa che, per essere accettato e

reso saliente sul piano soggettivo ha bisogno di essere

sperimentato nella costruzione intersoggettiva di ’

“essere con”, in una relazione.

Si può chiedere di rispettare qualcosa che è stato

 costruito insieme in una relazione che ha valore per

entrambi i partner mentre il solo richiamo ad aspetti

formali non può che essere vissuto come un’ulteriore

provocazione per chi non si è mai sentito accolto e

rispettato.

Funzionamento dell’ambiente

terapeutico quotidiano

Un ambiente terapeutico focalizza

l’attenzione sull’acquisizione da parte dei

minori o giovani adulti di competenze

sociali che si ancorano ad una complessa

struttura interattiva in cui regole e routine

funzionano come luoghi consolidati della

condivisione di significati e di reciproche

azioni.

Regolazione del quotidiano

Il quotidiano è il mondo delle abitudini, del familiare,

 della continua negoziazione di significati, obiettivi e

relazioni.

Per gli adulti il quotidiano è il luogo del ripetitivo,

 dell’ovvio, del banale, di atti compiuti senza rendersi

conto, ma per i bambini l’ovvio non è ancora

sedimentato, e ripetizione, familiarità sembrano essere

le dimensioni che regolano i processi di apprendimento.

L’acquisizione di quelle competenze che consentono ai

 bambini di capire i sentimenti e i comportamenti degli

altri, il comprendere il funzionamento delle regole sociali

e la soddisfazione dei bisogni emotivi ad esse connessi

si realizzano nelle interazioni quotidiane con partners

familiari. Adulti significativi

Il termine “altro significativo” utilizzato originariamente dalla teoria

 interpersonale della psichiatria indica quelle persone importanti per

il bambino in quanto influenzano profondamente lo sviluppo del Sé ,

potendo promuovere o ridurre il suo stato di benessere (Sullivan,

1953).

Tutta l’esperienza infantile è organizzata in modelli relazionali che,

 al pari delle strutture cognitive dei modelli operativi interni, vengono

conservati nel sistema Sé sotto forma di memoria o previsione che

guidano la percezione delle relazioni presenti e future in tutto l’arco

della vita.

Questa definizione di “Altro significativo” molto prossima se non

 proprio coincidente a quella di “figura di attaccamento” va

completata attraverso il richiamo, in una prospettiva interattivo-

costruzionista, alle funzioni di tutoring, scaffolding e frame.

Scaffolding

L'azione tutoria, strutturante e supportiva degli

 adulti rivolta a mettere in grado coloro che ne

sono coinvolti, di svolgere compiti, superare

difficoltà, acquisire conoscenze e competenze

che non sarebbero in grado di realizzare da soli.

Funzioni di strutturazione che l’adulto compie

 nei confronti del processi di costruzione della

conoscenza da parte del bambino e si

riferiscono all’esperienza diretta e concreta che

quest’ultimo fa dell’interazione con l’adulto.

Format

forma standardizzata di azione congiunta in un

 contesto comunicativo.

Non è lo scambio in sé ma la sua struttura di

 base.

Questi concetti individuano come

 indispensabile la funzione di supporto ed

“impalcatura” che l’adulto deve fornire al

bambino perché questi sia in grado di

elaborare una conoscenza di sé e del mondo.

Funzioni che gli adulti significativi

(educatori di comunità) devono

assolvere

Per i bambini più piccoli è quello di bisogno di relazione che, insieme a

 quello di competenza e autonomia rappresenta il primo tra i tre bisogni

psicologici fondamentali del sistema del Sé (Connell, 1990).

 Nell’impostazione teorica di Connell il sistema del Sé è un set di processi di

 valutazione attraverso cui il Sé valuta il grado in cui i bisogni psicologici

vengono soddisfatti dall’ambiente circostante.

Se alla base dl bisogno di relazione si pone il processo di attaccamento,

 tale bisogno riflette la necessità di sentirsi legato con sicurezza agli altri e di

sperimentare se stesso come meritevole d’amore e capace di amare.

Dal momento che, secondo il processo di attaccamento, questo tipo di

 informazioni è incorporato nei modelli del Sé e dell’altro che l’individuo

costruisce nel corso delle relazioni, il rapporto che egli instaura con altre

figure attiva tali modelli e le percezioni riferite dai bambini potrebbero

permettere di valutare in quale modo i bisogni psicologici del bambino siano

soddisfatti.

Processo di funzionamento protettivo della comunità

il cambiamento nella definizione di sé e del significato

attribuito alla propria condizione di svantaggio

La comunità si configura come fattore protettivo

 nella misura in cui svolge una funzione

strutturante nei confronti del Sè e delle

competenze sociali e cognitive del soggetto.

Dato che la bassa autostima, il sentimento di

 vergogna e di colpa sono una costante dei

bambini deprivati e maltrattati, l’organizzazione

del quotidiano dovrebbe essere rivolta

all'aumentare il sentimento di efficacia e di

valore personale.

Perturbare

Tra le funzioni della comunità spicca, in maniera

 inequivocabile, quella terapeutica che contiene, fin

dall’etimologia del termine, un significato di

cambiamento che corrisponde ad una perturbazione

delle aspettative e della realtà relazionale vissuta dal

soggetto.

“ Perturbare”, in questo caso, significa disconfermare una

 percezione negativa di sé, ingabbiata entro ruoli e codici

stereotipati, avvertiti come immutabili, e creare le

condizioni per un approccio alla relazione e, quindi al

proprio sé, capace di spezzare antichi cliché attraverso

la trasmissione di aspettative positive che favoriscono un

ritorno di fiducia e contenimento rispetto alla propria

percezione di sé e in relazione all’altro.

Processi protettivi

La comunità attiva un processo di protezione quando è in

grado di:

a) ridurre l’impatto del fattore rischio tramite la

riduzione del tempo di esposizione del minore a

situazioni che implicano stress e disagio emotivo.

In questo senso, la comunità deve accogliere attentamente

il mandato del Servizio sociale o del Tribunale che ha

predisposto l’allontanamento del minore dal suo

ambiente familiare, tramite un dosaggio molto oculato

nella frequenza dei rapporti con la famiglia e

costituendosi come presenza mediatrice nei momenti di

passaggio tra comunità e famiglia, attraverso la

presenza stabilizzante degli educatori

Ciò non significa

impedire la libertà della comunicazione

genitore-figli o allontanarli definitivamente

l’uno dall’altro, ma, regolare i tempi della

distanza e del riavvicinamento, nel rispetto

dei bisogni di protezione manifestati dal

minore, dei suoi tempi di elaborazione del

danno subito necessari alla ridefinizione di

sé e della propria storia.

b) ridurre l’impatto del fattore rischio tramite

un cambiamento del significato che il minore

stesso attribuisce alla condizione sfavorevole

Occorre che la comunità mostri la propria capacità

 nell’offrire sostegno psicologico alla paure manifestate

dai ragazzi verso la propria famiglia e,

contemporaneamente, consenta ai ragazzi di poter

rielaborare positivamente le figure parentali per

riguadagnarle nel proprio scenario interno.

Nella gran parte dei casi a questa ridefinizione di sé in

 rapporto a chi si è stati e con chi, va affiancato il

sostegno diretto al superamento dell’etichettamento

sociale che, segnalando diversità presunte o reali,

interviene ad aggravare una situazione già molto

dolorosa e compromessa.

c) ridurre o limitare la catena di

reazioni negative .

In questo senso va diretto ogni sforzo per evitare il susseguirsi di

 risposte abbandoniche (adozioni o affidamenti a cui seguono

inserimenti tardivi in comunità o istituzionalizzazioni), l’accumularsi

del ritardo scolastico, l’aggravamento delle difficoltà relazionali alle

quali conseguono, inevitabilmente, successive problematiche nelle

relazioni intime con il partner e con i figi.

Una corretta valutazione da parte degli enti competenti delle

 condizioni di disagio iniziale e un’altrettanto accurata risposta sulle

soluzioni più indicate, consente alla comunità di intervenire con una

progettazione individuale, sensibile al recupero dei danni presenti,

integrata con gli altri interventi diretti all’ambiente familiare, e

finalizzata ad impedire quelle condizioni di trasmissione

intergenerazionale del danno a cui vanno addebitati, come è ormai

assodato, esiti evolutivi infausti;

d) favorire l’instaurarsi di un sentimento

positivo relativo alla stima di sé e

all’efficacia personale.

Il cambiamento nell’immagine di sé, nella percezione

 della propria efficacia e competenza, risultato di una co-

costruzione di storie affettivamente ricche e solide,

richiede alla comunità di farsi garante della stabilità

relazionale dell’ambiente, affinché la relazione con

l’educatore si caratterizzi come “base sicura”, in grado di

promuovere in ogni ragazzo una personale capacità

progettuale, incrementando la sua sicurezza nel futuro e

rendendo manifesti i successi da lui ottenuti con

l’approvazione e l’accoglienza; e, infine, rendendo ai suoi

occhi possibili anche nuovi e più complessi obiettivi

attraverso l’esercizio del tutoring e dello scaffolding.

Tutto ciò è possibile solo dove vengano fornite al minore

 nuove opportunità relazionali e sociali.

Tensione al cambiamento

A tale proposito, va ribadita la novità relazionale

 dell’intervento di comunità, in netta discontinuità con

l’ambiente d’origine e in tensione verso la definizione di

un futuro diverso.

L’ambiente della comunità non può che essere

 espressione di questa tensione al cambiamento, resa

visibile dalla cura degli ambienti, dalla qualità e

dall’attenzione alla cura personale e alla cucina, dal

benessere della vita quotidiana, dalla possibilità di

frequentare nuovi amici e nuove situazioni e di essere

impegnati in attività diverse e stimolanti in grado di

attivare nuovi canali di espressione personale e di

elicitare vissuti emozionali diversi.


PAGINE

49

PESO

1.54 MB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La comunità è un ambiente terapeutico che ripara a esperienze precoci di deprivazione e/o maltrattamento. La struttura fornisce una funzione protettiva e supportiva: di “impalcatura” (scaffolding). Questo modello di riferimento coniuga i contributi dell’approccio Interattivo-Costruzionista, della Microsociologia della Vita Quotidiana, dell’approccio Ecologico/Contestualista (Bronfenbrenner), della Psicopatologia Evolutiva.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
Università: Ferrara - Unife
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ferrara - Unife o del prof Bastianoni Paola.

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